IL CELEBRE HENRY MARIE BOUDON, ARCIDIACONO DI EVREUX (1624 – 1702),

Carmine Alvino

Il celebre arcidiacono (1624 – 1702), e grande teologo francese, una delle figure più interessanti e poliedriche del XVII secolo,   parla dei Sette Arcangeli, in un suo testo - La divozione al nove cori degli Angeli - , edizione italiana, edita a Brescia del 1853, nella PRATICA IV DAL TITOLO: AVER DEVOZIONE AI SANTI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE, ED AGLI ALTRI QUATTRO ANGELI CHE STANNO PRESSO IL TRONO DI DIO. Egli parla dei Sette Arcangeli in questo modo:

«S. Michele ha difeso l'onor di Dio contro Lucifero, in riguardo all'Incarnazione del Verbo, e per sentimento di s. Gio. Grisostomo, fu il primo tra gli Angeli a tributare i suoi omaggi al Bambino Gesù nel giorno del suo nascimento nella capanna di Betlemme. Egli è l'Arcangelo Tutelare della Cattolica Chiesa, e stimasi a buon dritto esserlo pur della Francia. I segnalati aiuti che ne ebbe questo Regno, ne sono un non dubbio argomento. Questo gran Principe del paradiso ha voluto pure avere nella Francia un luogo particolare nella diocesi di Avránche consecrato al suo culto, che appellasi comunemente il monte di s. Michele, luogo celebre per straordinario concorso di fedeli, che vengono da tutte parti per onorare il s. Arcangelo. Egli è destinato ad assistere le anime nell'ora terribile della morte, e come opinano i due dottori Agostino e Bonaventura, non solamente le conforta in questo decisivo istante dell'eternità, ma disciolte dal corpo le introduce nel riposo eterno. E qui giova riflettere, che questo Arcangelo è particolarmente destinato, per sentimento di s. Bonaventura, a ricevere le incombenze che gli affida la Madre di Dio, per assistere in maniera speciale le anime a lei devote, e che intende favorire di sua materna protezione: alla Regina del cielo ha voluto concedere Iddio sì gran privilegio. Oh quanto è dolce cosa vivere e morire sotto il patrocinio di una protettrice così amante ed amabile! S. Michele è pure levato nella gloria del cielo al disopra degli altri Angeli, ed eziandio dei Serafini. Se adunque noi amiamo gli interessi di Dio solo, ci è forza amar questo Arcangelo; perchè è lo spirito più interessato della gloria di Dio, e del Verbo incarnato. Se noi amiamo la Chiesa, se ci stà a cuore la nostra salute, se noi vogliamo se essere confortati agli estremi della vita, bisogna aver devozione a questo Spirito sublime; invocarlo con calde istanze nei bisogni della Chiesa Cattolica, onde sedare e scismi ed eresie, sostenere nel suo vigore l'ecclesiastica disciplina, promuovere lo spirito di santità nei prelati, e specialmente nel sovrano pontefice, alla conservazione in somma ed accrescimento della fede nel cristianesimo, alla dilatazione del Vangelo nelle terre infedeli. - S. Gabriele è parimente tra i primi del serafico Coro; e se si dà a lui il nome di Arcangelo, come a s. Michele, ciò avviene non solo perchè appartiene all'ottavo Coro degli Arcangeli, ma perchè questo nome è a tutti quelli comune, che tra i Principi del cielo sono i più distinti, come quello di Angelo lo è a tutti questi spiriti avventurosi di qualsiasi ordine, siano Serafini, siano Angeli dell'ultimo Coro. Dio elesse s. Gabriele a trattare il mistero della Incarnazione, e credono molti scrittori, che sia stato l'Angelo Custode della Regina del cielo. Questi autori opinano, che la Madre di Dio, non solo abbia avuto questo Angelo a sua difesa, ma bensì una moltitudine di queste beate Intelligenze, destinate a servire colei, alla quale Dio stesso degnossi obbedire, e delle quali Gabriele fosse il Principe avventuroso. S. Raffaele è pure uno tra i primi Principi che al trono assistono della divina Maestà, e ce lo attesta la divina Scrittura: qui non vi ha luogo a dubbio alcuno. Basta riflettere agli amorosi servigi che rese a Tobia questo spirito, per sentirsi di lui innamorati. Il nostro cuore sentesi tosto dolcemente intenerito alla vista dei caritatevoli soccorsi prestati a quel giovane. Questi essendo inviato dal proprio padre alla città di Rages, ed avendo cercato, secondo il comando paterno, una guida fedele cui accompagnarsi nel viaggio, s. Raffaele visibilmente gli apparve in sembianza di un giovane di singolare bellezza, e gli tenne compagnia durante quel cammino, lo istruì, lo consolò liberandolo da grandi perigli, e ricolmandolo di mille favori. Fin da principio gli diede il più cortese saluto, augurandogli una pace perenne; indi lo liberò dalle zanne del mostro marino che voleva divorarlo, lo fece ricco di molto argento e di giovane sposa; vietò a demoni di fargli oltraggio, donò la vista a suo padre, lo ricolmò con tutta la sua famiglia di benedizione, di pace, di gioia celeste, e di una gran copia di beni per questa e per l'altra vita. Fu questo Arcangelo che, come dicemmo in addietro, guidò fedelmente per tre anni continui, ed in forma visibile fino nel seno di un deserto s, Macario il Romano, cui tenne sempre compagnia dopo la sua partenza da quella città, avendo abbandonata la sposa nel giorno delle sue nozze, durante una festa di ballo. Lo stesso Arcangelo guari dal morbo epiletico un novizzo dell'ordine Domenicano, a patto che menasse vita casta. Liberò pure dalle mani degli assassini un devoto pellegrino francese, che recavasi a Galizia per visitare il sepolcro dell'apostolo Giacomo. Basta insomma nutrir vera devozione verso questo benefico spirito, per godere quelle soavi beneficenze, che a suoi devoti comparte con una liberalità che sorprende. - Oltre a questi tre Arcangeli qui sopra descritti, vi hanno pure in cielo altri quattro Principi più degli altri vicini al trono di Dio, ed ai quali non si può con certezza assegnare il nome. Dicono alcuni che il quarto si chiami Uriele, appoggiati al libro di Esdra, e così opinano s. Ambrogio e s. Bonaventura. Riferisce il p. de Berri esservi in Palermo, città capitale della Sicilia, un tempio a Dio consacrato ad onore di questi sette spiriti; ed un altro a Roma loro dedicato da Giulio III; ed esservi stata nella stessa città di Palermo una devota confraternita eretta a loro onore. Insegna lo stesso scrittore, appropriarsi a questi Spiriti celesti certi simboli particolari, onde poterli all'uopo dipingere, e che così rappresentati al vivo, si veggono in Palermo, in Anversa, ed in altri luoghi. S. Michele tenendo sotto i piedi Lucifero, porta nella sinistra mano una palma verdeggiante, e nella destra una lancia dalla di cui cima pende una bandiera di nivea bianchezza con una croce rossa nel mezzo. S. Gabriele dipingesi con una face posta in una lanterna che stringe nella dritta mano, mostrando colla sinistra uno specchio di diaspro verde, con macchie quà e là sparse di varii colori. S. Raffaele rappresentasi con un pesce ed un vasetto nella sinistra mano, e guidando coll'altra il buon giovane Tobia. Uriele, che è il quarto Angelo, ha nella destra mano una spada sfoderata, e la sua sinistra pendente e cinta di fiamme. Il quinto ha la sembianza di un supplichevole, che abbassa modestamente le pupille. Il sesto stringe nella destra una corona d'oro, e nell'altra un flagello di tre nere funicelle composto. Il settimo tiene nel lembo del suo mantello piegato quantità di bianche rose. Mi piacque riferire gli emblemi di questi Angeli, per provocare forse alcuno a farli dipingere; ed è certa cosa che la sola vista dei ritratti od immagini degli Angeli, desta l'amore alla purità, ed i buoni desiderii della patria celeste. Insomma è cosa certa, che vi sono al cospetto di Dio questi sette Principi sublimissimi, e la divina Scrittura ce lo attesta; che questi hanno una speciale potenza per assistere noi mortali; dappoichè nel principio della Apocalisse vien data la grazia e la pace a nome di queste altissime Intelligenze. E che altro rimane se non che onorarle e pregarle dei loro più validi aiuti nella via della salute? Il nemico più grande che abbiamo è l'amor proprio: è stato rivelato che s. Michele è da Dio destinato a distruggerlo; e s, Gabriele per stabilire l'amor di Dio. Ecco i due cardini sui quali si aggira la nostra salute; l'odio cioè a noi stessi, e l'amore a Dio. Bisogna quindi esser mondi da ogni peccato, e possedere le cristiane virtù. Facciamo ricorso a questi sette Principi del paradiso, onde ottenere per loro intercessione la forza di evitare i sette peccati capitali e possedere i sette doni dello Spirito Santo. Coloro che debbono intraprendere qualche cammino, ricorrano fedelmente a s. Raffaele: e pare propriamente che la provvidenza di Dio abbia destinato quest'Angelo ad assistere particolarmente i pellegrini ed i viaggiatori...»