APPARIZIONE DI SAN FRANCESCO DI PAOLA (1416-1507)

Carmine Alvino

Visione di San Francesco di Paola e dei Sette Arcangeli (1416 –1507)

Il monastero dei Sette Angeli di Palermo, dopo essere stato costruito, fu dedicato alla memoria del Santo Francesco di Paola, al quale secondo la tradizione, in vita, l’Arcangelo San Michele aveva consegnato una specie di stemma, meravigliosamente colorato e circondato da raggi di luce. A luminose lettere d'oro, nel suo centro, c'era la parola Charitas in campo azzurra. Tale parola divenne il motto dei Minimi di San Francesco di Paola. Narra Antonio Mongitore, nella "Istoria del ven monastero de' sette angioli nella citta di palermo"   che nell’anno 1647 alcuni moti popolari turbarono la città e molti si diedero a saccheggiare alcune case e cercavano sempre come fare nuovi furti. In questo clima,  Monastero dei Sette Angeli di Palermo, governava la Correttrice suor Gesolina Maria di Simone delle monache Minime, la quale lamentava la difficoltà di esigere le rendite del Monastero, che stava in molte difficoltà per l’esiguita del suo patrimonio e la necessità di ostenere le monache. Frattanto arrivò la solennità dei Sette Angeli e pertanto molte persone consigliarono di mettere delle guardie al Monastero per proteggere le molte cose di valore donate dalla pietà e dalla devozione dei popolani. Ma la prudente e pia madre superiora, avendo quale unica occupazione il sostentamento delle religiose e sperando nella protezione celeste rispose che non poteva togliere il denaro destinato al mantenimento delle sue figlie e darlo alle guardie, e che raccomandava a Dio, ai Sette Angeli e a San Francesco di Paola il Monastero e la Chiesa. Non restò delusa la sua fede perché la notte vennero molti ladri con l’intenzione di forzare le porte della Chiesa, sperando di depredare il monastero, ma accostatisi alle porte, attravero le fessure videro un grande splendore nella Chiesa, come se fosse tutta illuminata,  e dentro quello splendore ammirarono Sette Giovani di bellissimo e vigoroso aspetto, ricoperti di armi bianche e nel mezzo un Vecchio con un bastone fra le mani. Rimasti atterriti non poterono far altro che scappare confusi e spaventati raccondando in giro quanto fossero ben protette le monache del monastero dei Sette Angeli. Il fratello di una religiosa del monastero, chiamata suor Girolama Crispo, udì le grida di stupore dei ladri e volle accertarsi personalmente di quanto essi dicevano di aver veduto, dunque si portò presso il monastero, e per le fessure delle porte vide anch’egli i Sette Angeli ed il vecchio appena scorti dagli infelici. Dunque il giorno seguente tornò al Monastero e raccontò tutto alla sorella che lo riferì a sua volta, con grande meraviglia alla Madre Superiora.