P. FRANCESCO BIANCHINI (1622-1729)

Studi, ricerche e approfondimenti

Avv. Carmine Alvino


 

PADRE FRANCESCO BIANCHINI (1622-1729)

 

Ma questi stessi nomi originarono una lettera di protesta che il Padre Francesco Bianchini (1622-1729) indirizzò a sua Santità Clemente XI .

Francesco Bianchini è stato un astronomo e storico italiano.

Ha scoperto tre comete: la prima nel 1684, la seconda nel 1702 assieme a Philippe de La Hire, la terza nel 1723, di cui però fu solo uno scopritore indipendente.

Gli scritti del Bianchini, per lo più inediti, sono una sessantina e attengono alla storia, all'archeologia, alla botanica, alla fisica, alla matematica e all'astronomia; conservati soprattutto nella Biblioteca Capitolare di Verona e nella Biblioteca Vallicelliana di Roma, consistono in relazioni di scavo, rendiconti di viaggio, corrispondenza con scienziati ed eruditi, testi di conferenze, osservazioni astronomiche, manoscritti di progetti e disegni.

La sua "Istoria universale" fu progettata per narrare, dalla creazione del mondo ai suoi giorni, le vicende dell'umanità di tutti i continenti, dandone un quadro ordinato e organico; il Bianchini rileva i difetti delle opere dei cronologisti pubblicate fino ai suoi giorni: mancano di omogeneità come le opere degli antiquari.

Se il Bianchini, com'è naturale, ribadisce la verità storica della tradizione biblica, si preoccupa anche di trovare documenti oggettivi, non fonti letterarie, dei fatti storici: fonti dunque archeologiche, numismatiche, etnologiche, linguistiche. Con questi dati certi cercava di storicizzare e trovare la nascosta verità del mito che, secondo lui, è un'invenzione consapevole.

Singolare che questo autore si sia trovato a parlare degli Arcangeli, anzi abbia cercato in modo così sospettoso e fin troppo preciso, come ne attesta l'opera pubblicata postuma dai nipoti detta  “Vari Oposculi”, tomo secondo, editi intorno al 1754:

Qui si legge di una:

Lettera scritta alla Santità del Sommo Pontefice CLEMENTE XI sopra alcuni nomi di VII Angeli esposti in un quadro d’altare della Chiesa di S. Maria della Pietà di Roma.

Il resoconto, un po contraddittorio, condusse alla eliminazione del quadro dei Sette Arcangeli dalla Chiesa di Santa Maria della pietà a piazza colonna a Roma:

  • BEATISSIMO PADRE. Rasento a piedi della Santità Vostra le osservazioni fatte da un Ecclesiastico sopra alcuni nomi, che si leggono dipinti sotto le figure di Sette Angeli in un quadro esposto per pala di Altare in una Chiesa di Roma, acciocché, inteso questo ragguaglio, possa V. B. dare gli ordini opportuni per quello, che le parerà conveniente, circa il lasciare, o rimuovere que’ nomi, che non le paressero approvati dà suoi Santissimi Antecessori, e specialmente da S. Zaccaria nel II Concilio Romano, riferito dal Surio negli Atti di S. Bonifacio Arcivescovo di Magonza sotto il dì 5 di Giugno, e dal Signor Cardinale Baronio all’anno 745 e dal P. Labbè, che’ ne’ Concili Generali, con le osservazioni del Serario, e del Binio, come appresso dirò, in ubbidienza de’ venerati comandamenti di Vostra Santità. Nella Chiesa di S. Maria della Pietà, situata in piazza Colonna, e annessa all’Ospedale de’ poveri Pazzarelli, l’Altare vicino al maggiore dalla parte dell’Evangelio mostra dipinto nella sua pala il Signor Nostro Gesù Cristo presentato nel Tempio: e sopra l’Istoria principale il pittore ha disposti Sette Angeli di figure assai picciole, ma sotto di essi ha espressi in lettere assai grandi non solamente li tre nomi dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele, e Raffaele, rivelati nelle Divine Scritture, e riconosciuti dalla Chiesa, ma ancora altri quattro nomi supposti d’Angeli; e sono i seguenti: Uriel, Sealtiel, Jehudiel, Barachiel. Benché alcuni abbiano voluto immaginarli, che questi nomi si attribuivano ad Angeli Santi, sforzandoli di dedurli parte da’ libri della Divina Scrittura Canonici (cioè li tre ultimi), e parte dà libri non Canonici, cioè il primo di Uriel, che ritrovasi nel III e IV di Esdra non accettato dalla Chiesa per Canonico, come avverte il Cardinale Baronio nel luogo citato; con tutto ciò è assai chiaro, che nel Concilio Romano II a cui presiedé l’istesso Pontefice S. Zaccaria, si stabilisce apertamente; che nient’altro nome di Angeli sia stata ricevuto dalla Chiesa per autentico, fuori dei tre rivelati nelle Scritture canoniche, Michael, Gabriel, Raphael. Così rispondono i Padri del Concilio interrogati dal Sommo Pontefice di loro sentenza sopra una orazione inventata dall’Eretico Adelberto; Nos autem, ut a vestro Sancto Apostolatu edocemur, & divina tradit auctoritas, non plus quam trium Angelorum nomina cognoscimus, idest Michael Gabriel, Raphael: alioqui de Mysterio sub obtentu Angelorum, daemonum nomina introduxit. Condennarono perciò alle fiamme con gli altri scritti dell’Eretico quella orazione, in cui egli invocava tra gli Angeli Uriele, il quale viene espresso nel quadro indicato, ed è riferito nel IV Libro d’Esdra, di cui perciò fa l’osservazione seguente il Baronio, avvertita dal Binio nelle note al predetto Concilio : “Hinc pulchre infert Baronius: Perspicuo intelligis Librum quartum Esdrae nomine vulgatum, in quo frequens est mentio Angeli Uriel, ab Ecclesia Romana proscriptum, penituique rejectum. Confermano il sentimento di questo Concilio altri Sinodi, ove parimente non si riconoscono più che tre nomi de’ Santi Angeli rivelati dalla Scrittura, cioè quelli, che ancora ne’ libri delle Liturgie, e di altri Rituali sono espressi nelle Litanie, Michael, Gabriel, Raphael. E in questo modo s’intendono il Canone 55 del Laodiceno, il Capitolo XVI del Capitolare Aquisgranense riferito nella raccolta d’Ivone, ParteIII. Cap. 50, giusta la citazione di Baluzio Capitol. T. I pagina 707 ma nel Decreto del medesimo stampato in Lovanio al lib. II Cap. 83 si anno queste parole, Nec falsa nomina Angelorum colantur, sed ea tantum quae prophetica & evangelica docet Scriptura idst Michael, Gabriel, Raphael: ove si può avvertire la dotta annotazione di Stefano Baluzio, il quale a ragione si maraviglia, che in certe Litanie stampate da un Manuscritto, che portava il nome di Preci Caroline, si leggano espressi i nomi di Uriel, Raguel, e Tobiel. Nam post Synodum illam Romanam soggiunge Baluzio fas non erat nominare hos Angelos, quia nonerant in auctoritate, ut dicitur in hoc nostro capite. Infatti vediamo, che nel Codice delle Preci raccolte per Carlo Calvo nipote di Carlo Magno, dal di cui originale copiò la sua edizione il Vescovo Scalense, e stampolla in Ingolstat l’anno 1583. si invocano co’ nomi propri i soli tre Angeli rivelati Michael, Gabriel, Raphael, come sopra si è detto. Onde si vede, che al tempo del medesimo Imperatore né Uriel, né Raguel, né Tobiel passavano per nomi approvati: e quando ancora, secondo qualche esemplare di preci erronee, fossero stati in uso in tempo di Carlo Magno, dopo la riflessione sui decreti di S. Zaccaria notificati ne’ Concili di Magonza, e di Aquisgrana, e di altri, e ne’ Capitolari, furono tolti via in tempo di Carlo Calvo. Così vuole ancora rispondersi all’altra osservazione sopra quella lamina d’oro ritrovata nel sepolcro di Maria Sposa di Onorio Imperatore, scoperta nel Vaticano sotto la Cappella di Santa Petronilla, ove con lettere Greche si leggevano scritti quattro nomi, cioè Michael, Gabriel, Raphael, Uriel. Questo ultimo nome, ricavato dal quarto d’Esdra, che non è tra i libri Canonici, dopo il Sinodo di S. Zaccaria pare che non debba riputarsi per nome autentico di Angelo Santo; se ci vogliamo attenere al sentimento del Cardinale Baronio sopra allegato. Per altro non si rifiutava in tempo di S. Ambrogio, leggendosi nel terzo Libro de Fide ad Gratianum cap. II, come avverte Cornelio a Lapide nel Commentario al primo capo dell’Apocalisse, ed appresso S. Isidoro, ed altri ivi accennati. Il medesimo Cornelio a Lapide apporta il Salmerone, il Messalino, Sperello, Vittorello ed altri Auttori, che accettano ancora gli altrinomi di Sealtiel, Jehudiel, e Barachiel espressi nel nostro quadro e mi dà lume a fare un’altra riflessione, la quale forse potrebbe dare lo scioglimento della questione sopra il doversi permettere, o rimuovere i quattro nomi controversi Uriel, Sehaltiel, Jehudiel, Barachiel. Narra Cornelio nel medesimo luogo, che fu scoperto nel 1516, in Palermo un antico muro della Chiesa di S. Angelo nella Città di Palermo, ove si leggevano scritti con quelli de’ SS. Michele, Gabriele, e Raffaele gli altri quattro nomi di Angeli mentovati, e con essi i loro simboli, e l’ esplicazioni. Onde un divoto Sacerdote Antonio de Duca rettore allora di quella Chiesa prese a cuore d’instillare al popolo la devozione verso de’ sette principali Angeli assistenti al Trono di DIO, e a venerarli sotto que’ nomi; e per incedere più ampiamente la devozione, venne in Roma, e nelle Terme di Diocleziano scrisse in lettere rosse i nomi suddetti in sette Colonne, prevedendo con l’aiuto d’una visione, che doveva quel luogo dedicarsi a DIO in onore de’ Santi Angeli. Infatti non andò guari, che Pio Quarto dedicò solennemente al Signore le Terme ridotte in Chiesa fotto la invocazione della Beata Vergine, e de’ SS. Angeli. Aggiunge di più, che in Palermo fu eretta una Congregazione divota, a cui l’Imperatore Carlo V, diede il nome d’Imperiale, sotto il patrocinio de’ suddetti Sette Angeli. E circa il medesimo tempo appunto io giudico, che fosse dipinto il quadro, di cui parliamo, giacché ritrovo, che l’Autore di questa Chiesa ed Ospedale fu un tale Ferrante Ruis di Navarra, che sotto il medesimo Pio Quarto l’anno 1551 in cui furono dedicate le Terme, fondò con la Chiesa e con l’Ospedale la Compagnia, che ha cura delli poveri Pazzarelli: e il quadro mostra per l’appunto essere di quella età. Ma questi fatti medesimi, quando vengano rappresentati con le circostanze, che narra Ottavio Panciroli intorno alla dedicazione di Santa Maria degli Angeli nelle Terme Diocleziane, dimostrano, che Pio IV volle bensì approvare la divozione del popolo Cristiano verso gli Angeli Santi assistenti al Trono di Dio, ma non volle approvare i sette nomi scritti dal buon Sacerdote su le colonne di quella Chiesa. Anzi riferisce il Panciroli, che volendo il suddetto Antonio de Duca Rettore della Chiesa di S. Angelo di Palermo, che in Roma si abbracciane la stessa pietà verso questi grandi assistenti, e a questo fine essendo venuto quà nel 1527 per 14 anni ritrovò continue difficoltà, ed allora parvegli di vedere un chiaro lume, per cui prese a scrivere in tinta rossa i sette nomi sopra altrettante colonne. Ma sopraggiunte altre dilazioni al suo intento, non poté vedere se non dopo altri 20 anni dedicata a DIO questa Chiesa con titolo di S. Maria degli Angeli. Ma io rifletto, che Pio IV non vi lasciò i sette nomi dipinti dal Sacerdote su le colonne; né si prova, che approvassero i di lui Antecessori quella Congregazione Imperiale di Carlo V in Sicilia con lì sette nomi suddetti, ritrovati nel muro antico di Palermo, e scritti nel nostro quadro … Attenendomi perciò a queste medesime istorie, le quali pareva che si potessero addurre in favore de’ sette nomi controversi parmi più tosto essere bene il levarli e lasciare le sole figure de’ Sette Angeli, nelle quali non s’incontra veruna difficoltà … Francesco Bianchini