IL TEOLOGO FRANCESCO SUAREZ, DOCTOR EXIMIUS (1548 – 1617)

Carmine Alvino

 biografia

Francisco Suarez, Doctor Eximius,  pio ed eminente teologo, come lo denominò Paolo V, nacque a Granada il 5 gennaio 1548, in una nobile famiglia della città. Entrò nel noviziato del collegio gesuita di Salamanca nel 1564. Dopo gli studi di filosofia e teologia dal 1565 a 1570 nella sua città, fu ordinato presbitero nel 1572. Fu professore di filosofia ad Avila e Segovia nel 1571 e successivamente di teologia negli stessi atenei nel 1575. Nel 1576 fu a Valladolid, suscitando anche alcune critiche. Fu poi chiamato presso il Collegio Romano dove insegnò fino al 1585. Papa Gregorio XIII volle assistette alla sua prima conferenza romana. Per motivi di salute rientrò in patria sostituito da un altro grande teologo spagnolo padre Gabriel Vázquez. Fino al 1592 fu professore ad Alcalá, dove compose i suoi primi trattati teologici: De Verbo incarnato del 1590 e De Mysteriis vitae Christi del 1592. Fu poi a Salamanca, dove insegnò solo occasionalmente fino al 1597, ciò gli permise di dedicarsi alla sua grande opera, Disputationes metaphysicae, pubblicata nel 1597. Su ordine di Filippo II padre Suárez fu chiamato alla cattedra di Coimbra, la più prestigiosa del tempo, dove vi insegnò, tranne brevi assenze, fino alla morte. Morì a Lisbona il 25 settembre 1617. Le sue opere sono caratterizzate da profondità e chiarezza espositiva e testimoniano la grande conoscenza degli autori, sia eretici che ortodossi. Le questioni vengono esposte con una iniziale precisa informazione sulle ricerche fatte fino ad allora, chi ne ha scritto, in che senso, su quali fondamenti e a quali conclusioni sia giunto; quindi passa a presentare in chiara maniera tutto lo stato della questione; in ciò egli si mostra bene informato della letteratura relativa e non di rado offre una vera storia della questione. La discussione di questo ricco materiale lo porta quindi a una sua propria conclusione, ch'egli motiva con solide ragioni. Padre Suárez non si limitò a riportare semplicemente ciò che era stato detto dagli altri, né ad accettarlo per la sola ragione che era già stato affermato, bensì cercava la verità ovunque fosse. Bossuet disse che le opere di Suárez contenevano tutta la filosofia scolastica. Grotius riconobbe in lui uno dei più grandi teologi e profondi filosofi.

Per quanto riguarda gli Arcangeli, il Suarez riflette attentamente sulle conseguenze teologiche della sistematizzazione Dionisiano - Tomistica, esplorando tutte le elucubrazioni di questa teoria che spersonalizza Michele, Gabriele e Raffaele, plurificandoli e moltiplicandoli in diverse figure liturgiche. Il pensiero del Suarez , risulta in alcuni punti anche critico con l’esegesi di San Tommaso, soprattutto in punto di Tb 12,15. Ma in generale è l’intera struttura dionisiano – tomistica ad essere oggetto di attenta valutazione. Oggetto principale del discorso è ancora una volta la posizione e/o collocazione celeste di Michele, Gabriele e Raffaele, e dei Sette Angeli Assistenti. Il discorso è affrontato completamente al  Cap. X - De statu beatitudini sanctorum , eorumque ministeriis -  e precisamente alle pagg. 691-695 e 699-700. Tutte le documentazioni sono state da noi tradotte in italiano traendole da : FONTE DI RIFERIMENTO : Opera Omnia ,editio nona, A.D.M. Andre’, Tomus Secondus, Cap. X - De statu beatitudini sanctorum , eorumque ministeriis -  Parisiis, 1861



22. Di tanto in tanto viene inviato S. Michele – vedi quanto dice il Lippomano

In terzo luogo, si propongono speciali testimonianze su alcuni Angeli del Primo Ordine che sono ritenuti non solo ministrare davanti a Dio, ma anche essere talvolta inviati.

E il primo di questi era Michele, di cui è davvero certo che talvolta viene inviato (per speciali compiti), come ne attesta specificamente la Sacra Scrittura in Daniele 10 : “però Michele, uno dei primi prìncipi, mi è venuto in aiuto”  e subito dopo “Nessuno mi aiuta in questo se non Michele, il vostro principe”. Egual cosa si ha al successivo capito 12 "Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo", e la stessa chiesa nell’ Officio liturgico dei Santi Angeli prega così:  "Ti preghiamo, o Cristo, manda in questa casa Michele, l’angelo della pace, perché, venendo spesso, cresca per noi ogni bene “ ovvero: “San Michele Arcangelo, vieni in aiuto del tuo popolo” .  Tuttavia,  si crede che Michele sia o uno, o addirittura il primo dei Serafini, e dunque, se fosse così, per questa ragione, anche gli Angeli che assistono saebbero inviati, perché tutti i Serafini assistono davanti a Dio. Ed in tale cosa, si adopera una minor forza di ragione, perché ciò è provato dalla Sacra Scrittura. Infatti così sembra interpretare il Diacono Pantaleone, nell’omelia di San Michele, riportata dal Surio, del 29 settembre, che declama in suo onore vari encomi e taune esagerazioni. E nell’omelia 1 di San Basilio trovo citate queste parole: « A te Michele, comandante degli Spiriti Supremi, che fosti anteposto, per dignità e per onori a tutti gli altri spiriti supremi, te dunque supplico!». Stesso sentimento appartiene al Vescovo  Lorenzo Giustiniani che nel sermone di San Michele, afferma : « Durante il primo confitto spirituale Michele è preposto a tutti i Santi Spiriti, come Lucifero lo è a quelli malvagi». Per cui viene sussunta la stessa tesi, ed infatti nel celebre scontro angelico, tra coloro che si notano battagliare agli inizi del mondo: Michele fu capo dei buoni, avendoli condotti all’obbedienza di Dio, così come Lucifero indusse i suoi sodali al tradimento.

23. Ciò si conferma –

Quanto è stato detto trae conferma in primo luogo dal nome di Michele, che significa “Chi come Dio?”. In secondo luogo perché l’ Apocalisse, capitolo 12 dice: « Michele e i suoi Angeli combattevano contro il Drago»; perché vi si celebra un discorso che riguarda tutti gli Angeli, il cui comandante e capo è Michele. In terzo luogo la Chiesa, nella festa degli Angeli celebra il ricordo di tutti i Santi Angeli, e tuttavia in quel giorno celebra specialmente Michele, come il più eccellente di tutti, e lo chiama Principe dell’esercito celeste. Per questo canta  «Soldati del Ciel tutti lodiamo, Onorandogli, ma singolarmente, Il capitano del celeste esercito, San Michele, che in virtù, non tramite inganno, Abbattè e vinse l'infernal nemico» chiamandolo: « Principe dell’esercito degli Angeli» e di nuovo: « Arcangelo Michele, preposto del Paradiso, che tutti gli Angeli onorano ».  Di conseguenza, è verosimile che nella mente della Chiesa sia venerato maggiormente come il supremo di tutti gli Angeli rispetto a tutti gli altri, poiché ciò si può presumere che sia, a ragione, più confacente alla volontà di Dio : ed è per questo che  la Chiesa venera in modo massimo Michele, infiatti ciò si mostra nell’officio dei Santi Angeli, e in suo onore è solita dedicare dei templi, e nelle litanie invocarlo  subito dopo la Beata Vergine; provando dunque  che egli sia il Supremo dei Serafini.

24 – Da taluni Michele è stabilito essere uno dell’ordine dei Principati

Ciononostante , San Tommaso, nel T. 2, alla distinzione 10,  respinge questa sentenza e asserisce che Michele sia dell’ordine dei Principati, che è l’ordine supremo della Prima Gerarchia. Interpreta letteralmente, cioè le parole di Daniele 10, dove Michele è detto, “Uno dei Primi Principi”. Questa sentenza è seguita dal Pereira, su Daniele 12, da Toletano in Luca 1 , annotazione 45. Tuttavia lo stesso Tommaso, nel T. 1, questione 113, art. 3, sotto la relativa distinzione, afferma che sia o del Coro dei Principati o di quello degli Arcangeli, che sono detti allo stesso modo, Principi degli Angeli: ritenendo così che quelle parole di Daniele potrebbero riferirsi pure a loro ed anche perché Giuda,  nella sua lettera lo chiama Arcangelo e Girolamo, in Daniele 12, in quel passo,  sente  in modo identico. Peraltro pure la Chiesa, nel suo officio liturgico, lo invoca in entrambi i modi, poiché ora lo invoca come “Principe dell’esercito degli Angeli”, perchè può ritenersi che la milizia angelica  sia composta anche  da Angeli inferiori. E poi dice che “Michele viene in aiuto delle anime” perché è “costituito principe di tutte le anime da accogliere in cielo”. E di nuovo lo invoca come “l’Arcangelo che spesso appare agli uomini, ed è patrono e custode della Chiesa, così come una volta lo fu della Sinagoga”. Ma tutte queste cose, non sono conformi a particolari e straordinari compiti, ma esclusivamente al suo officio e alla sua carica, e dunque, per questa ragione, non è verosimile ritenere che appartenga ad un ordine della Suprema Gerarchia, ma che abbia un posto principale soltanto nell’ultima gerarchia. E così, per tutte le cose che sono state dette in precedenza, si proverebbe che sia sommo e supremo soltanto dell’ordine dei Principati.

25 – Alcuni lo collocano tra le Potestà – Altri tra le virtù  - Tutti costoro sono respinti – Altri ancora che il nome di Michele non appartenga soltanto ad uno ma a più Spiriti  

Non manca, poi  chi lo collochi pure tra le Potestà, perché a quell’ordine spetta debellare e scacciare i demoni, ed in ciò a Michele è attribuita la massima potenza come risulta da Apocalisse 12. Ciò sarebbe provato dal fatto che Giuda, nella sua epistola, indica Michele mentre disputa con il diavolo e lo condanna in  nome di Dio.  Altri gli attribuiscono il primo posto tra le Virtù. Infatti proprio alle Virtù spetta rivelare i miracoli divini e la Chiesa, a Michele, nel suo officio liturgico innanza l’inno: « Tutte le volte in cui si compie qualche fatto di singolare possanza, si ritiene che si mandi Michele». Ma tutte queste sono davvero incerte: e difatti appare evidente , da quanto detto,  che vi sia stato una certa confusione negli ordini degli Angeli, se si attribuiscono contemporaneamente ad uno stesso Michele Arcangelo,  sia la dignità suprema degli Angeli Assistenti, sia  tutti gli offici degli Angeli ministranti. Proprio per questa ragione, alcuni sostennero, come riferisce il "Magister"  (San Tommaso), al libro  2, dist. 10, cap.3 che il nome di Michele non appartenga ad un unico Angelo, ma che sia un nome imposto a più Angeli per varie tipologie di azione o ministeri, dai quali questo nome viene ottenuto. Questa dottrina ha un fondamento, secondo San Girolamo, nel commento a Daniele 18, in base a quelle parole : « Intesi la voce di un uomo, in mezzo all'Ulai, che gridava e diceva: «Gabriele, spiega a lui la visione » , dichiarandola apertamente in seguito, e lo segue l’ Abulense in Giudici, cap. 13, questione 35, che riguardo ai medesimi argomenti, riferisce che i nomi degli Angeli siano nascosti, e che uno stesso Angelo possa essere chiamato con vari nomi a seconda dei diversi tipi di azioni espresse nelle occasioni più disparate; e al contrario aggiunge che il nome di più Angeli possa essere attribuito in caso di azioni identiche, da cui può essere tratta una medesima etimologia.

26. Michele è detto primo Angelo dei Serafini e per questo non viene inviato

Ebbene, ammessa come probabile questa  dottrina , possiamo dire che il primo Angelo che fu il comandante della Guerra Angelica celeste iniziata contro gli Angeli cattivi, meritatamente possa essere chiamato Michele, e così, conseguentemente, dai Padri possa essere  chiamato allo stesso modo anche  quello che, credibilmente, abbia scagliato contro lucifero queste parole “Chi è come Dio?”, ed è per tale ragione che può dirsi esser stato ottenuto il suo nome. Ebbene,   in base a queste cose possiamo facilmente concedere  che Michele, sia superiore rispetto a tutti i Santi Angeli, o che sia comunque uno degli Angeli Supremi. A ciò aggiungo, che non rileva nulla se in una medesima specie angelica ci siano più Angeli che differiscano solo nel numero, o che siano uguali tra loro o ve ne sia al contrario uno soltanto, e per la stessa ragione non può certo rilevare se nell’ordine dei Serafini, o dei Cherubini vi sia uno più perfetto di tutti gli altri ordini o ancora se, al contrario ci siano più Angeli uguali tra loro e superiori a tutti gli altri. Al contrario, infatti,  appare evidente da questi criteri, che quel Michele che fu il comandante della prima battaglia scoppiata in cielo, sia del primo ordine. Ma  parlando di questo unico Michele, non sarà più possibile ammettere che lo stesso sia stato inviato a noi, né che sia proprio quello di cui parlano Daniele o Giovanni, né che fosse proprio il custode principale o il Capo della Sinagoga, cioè del Popolo Ebreo, né che sia ora il principale custode della Chiesa, poiché non è verosimile che un Angelo del primo ordine dei Serafini sostenga per ministero e per provvidenza ordinaria tutti questi incarichi comuni . Infatti se si ammette ciò, si inverte tutto l’ordine gerarchico, e non potrebbe esserci alcuna distinzione né alcun ordine tra gli Angeli; cosa che non può ammettersi se non contro la dottrina recepita da Dionigi e da tutti i teologi della Chiesa.  Soprattutto , quando non c’è nulla che conduca a ciò che si asserisce, tranne che l’appellativo del nome e l’etimologia, che è di scarso fondamento, come risulta evidente dalle cose suddette, e come è stato ulteriormente dichiarato.

27. Il comandante della battaglia celeste è lungamente più degno del comandante della battaglia terrena della Chiesa  – Michele è identificato anche come comandante inferiore – In questa circostanza si dice che è inviato per ministero .

Quella battaglia che ha avuto inizio in Cielo tra gli Angeli, non è stata li  completamente completata , ma per la salvezza degli uomini, riprende in questo mondo e nuovamente nel Paradiso e continuerà fino alla fine dei secoli, laddove esploderà al massimo della sua violenza come è detto in Apocalisse 22.  Ma vi è però una differenza perché,  in quella battaglia celeste, tutti gli Angeli buoni lottarono, perché il motivo che li agitava stava nella difesa dell’onore divino;  invece ora, durante la guerra della Chiesa militante, gli spiriti celesti non combattono tutti per se stessi , ma lo fanno soltanto gli Angeli cui è affidato questo ministero, e che sono gli Angeli custodi o dei singoli uomini privati o dei Principi, o delle assemblee, o delle regioni, che sono tutti amministrati ottimamente dall’esercito degli Angeli. Da questo consegue  che, il capo e il comandante della battaglia celeste sia stato lungamente più degno ed eccellente del comandante della battaglia della Chiesa militante: poiché deve essere paragonato alla causa della battaglia, della moltitudine dei combattenti, e del luogo stesso, in cui avviene lo scontro. E nondimeno questo comandante inferiore della battaglia ecclesiastica è chiamato allo stesso modo Michele, poiché combatte principalmente per l’onore divino e spinge alla battaglia con la propria grazia e la propria virtù: e dunque anche a quello ottimamente si affibbia il nome  Chi come Dio? Perciò ,  non diciamo che questo Michele sia uno degli Angeli Supremi, né dell’ordine degli Angeli assistenti, o delle Dominazioni, che per officio non sono mai inviati, né che sia neanche dell’ultimo ordine degli Angeli, o degli Arcangeli, o di qualche ordine superiore fino alle Potestà. Infatti le cose che sono state dette si riferiscono sufficientemente a l’una e all’altra parte.

28. Michele fu il primo degli Angeli tra i Principati – Il nome di Arcangelo talvolta indica anche gli altri ordini

Sembra più probabile che dei quattro ordini intermedi, questo Michele sia il Primo Angelo dei Principati,  che è l’ordine supremo della gerarchia inferiore. È dunque  molto probabile che sia proprio questo il Michele di cui parlano Daniele e Giovanni, e che la Chiesa venera in modo speciale.  Daniele infatti lo invoca nel capitolo 10 come “Uno dei Primi Principi", e come "Principe della Sinagoga", e nel capitolo 12, lo chiama "Gran Principe". Giovanni invece, nel dodicesimo capitolo dell’ Apocalisse lo chiama Comandante degli Angeli che combattono contro il Drago. Dai quali brani la Chiesa ricava tutti gli encomi di Michele e i suoi offici, che abbiamo riferito sopra e si attanagliano ottimamente all’ordine dei Principati.  Infatti secondo la dottrina di Dionigi, capitolo nono, della Gerarchia Celeste, i Principati sono i comandanti di tutti gli altri Angeli, che superano in dignità , per cui amministrano in modo speciale  due ordini inferiori di Angeli;  difatti si crede che i Principi abbiano la cura dei regni e delle province. Perciò, questo governo e questa carica, con singolare e speciale eccellenza sono demandati a Michele, ed è per questo infatti che viene in modo assoluto chiamato comandante delle Celesti Milizie e speciale protettore , e custode, dapprima della Sinagoga, e poi della Chiesa; dunque, è molto probabile che egli sia il capo di tutto l’ordine dei Principati, o se nello stesso ordine ci sono più Angeli uguali, che sia uno dei primi, come dice Daniele, e così sembra essere interpretato, il libro di Daniele,  dal medesimo Dionigi, al succitato capitolo 9, ed espressamente in questo ordine, lo colloca  pure Sofronio, nel suo Encomio e nella invocazione degli Angeli: infatti invocando specialmente i Principati, invoca Michele quale più degno di quelli. Stesso dice Aponius nel quarto libro del Cantico dei Cantici , sulle parole – Il fico ha messo fuori i primi frutti - , dove è lecito invocare lu  Michele Arcangelo e sottintende che lo stesso venga chiamato "Parte del Signore che è quel custode della Chiesa" , di cui parla Daniele al capitolo 10. E non osta a tale interpretazione che sia chiamato Arcangelo, poiché come sopra dice Dionigi, gli Arcangeli sono principi molto prossimi, e dunque anche per tale ragione quel nome è talvolta più facilmente utilizzato per un ministero speciale, ovvero più largamente che per altri ordini, affidati specialmente ai Principi. Inutilmente  invece è ritenuto essere parte o del numero delle Potestà o delle Virtù , per un motivo o per l’altro; poiché anche i Principi e gli Angeli inferiori possono talvolta scacciare i demoni, o in alcune occasioni, su ordine di Dio compiere  qualche opera meravigliosa per il loro ministero.

29. Il Michele inviato a noi e che governa la Chiesa, fu dell’ordine dei ministranti.

Infine, per mezzo di questa ulteriore distinzione o dottrina necessitano le cose che sono state dette sull’arcangelo Michele, ma si ammette qualche eccezione alla regola generale degli Angeli Assistenti e Ministranti; poiché quel Michele che viene inviato a noi e che governa la Chiesa, il quale condusse il popolo ebraico fuori dall’Egitto, se fu Michele, come vuole l’Abulense in Esodo 23, questione 81, e che ancor meglio fu il principale ausiliatore dei Giudei, di cui si parla presso Daniele; ebbene questo Michele  – dice  - quale che fosse,  o lo stesso o una persona diversa, non sarebbe stato dell’ordine degli Angeli Assistenti ovvero degli Angeli Supremi, ma dell’ordine di qualche ministrante. Ciò può essere ricavato dai medesimi offici che si legge abbia eseguito; poiché non li eseguiva come fossero compiti singolari e straordinari, ma esercitava cose che gli venivano affidate con ordinaria provvidenza e cura. Difatti, non leggiamo mai che il primo Angelo, che fu il comandante contro Lucifero, durante l’antica battaglia celeste, fosse stato inviato agli uomini, né è verosimile che egli fosse stato un custode ordinario della Chiesa, perché questo compito ordinario spetta soltanto  agli ordini inferiori degli Angeli ministranti. Dici: ma la Chiesa non venererebbe in modo speciale e sotto il proprio nome il Supremo di tutti gli Angeli, ma soltanto il suo sommo principe custode, cosa che apparirebbe sconveniente in base alle cose che abbiamo precedentemente riferito. Rispondo in primo luogo che ciò non sia sconveniente, poiché non sempre in modo più speciale venera i santi più eccellenti, ma soltanto  quelli più noti e soprattutto quelli da cui ottiene i maggiori benefici. Per questo può dirsi che sotto il nome di Michele la Chiesa veneri anche il comandante di quegli Angeli che combatte maggiormente, per l’onore di Dio e la salvezza degli uomini: o egli sia lo stesso, o ve ne sono diversi chiamati nel medesimo modo, e direttamente  e personalmente scenda in guerra, la quale si combatte nella stessa Chiesa, contro i demoni, ovvero ancora assista soltanto Dio, e che dunque abbia solo la cura della Chiesa presso Dio e che giunga in  mezzo a noi mediante un suo prestanome, allo stesso modo in cui, secondo la sentenza di Dionigi,  si dice che un Serafino maggior è stato inviato a purgare le labbra del profeta Isaia. Per la stessa ragione, quando si legge che Michele apparve alla Chiesa sul monte Gargano, e volle che in suo onore si edificasse il tempio che aveva li rivelato, giustamente dobbiamo ritenere che quell’angelo che parlava avvicinandosi a quel luogo, e che aveva prodotto quella azione e quell’apparizione,  non fosse stato il primo e principale Angelo, ma uno degli inferiori, che in suo nome aveva parlato ed era apparso;  e così la Chiesa specialmente venera insieme al vero Michele, anche quell’angelo per mezzo del quale aveva conseguito tanti benefici e che allo stesso modo chiama Michele.

30. L’ Arcangelo Gabriele, uno dei ministranti – Gabriele proviene da uno dei primi quattro ordini.

In quarto luogo si deve dire sull’Arcangelo Gabriele, quale era la seconda parte di quella terza obiezione. È vero tuttavia che ciò può facilmente risolversi, poiché si legge che Gabriele viene inviato tanto nel Vecchio quanto nel Nuovo Testamento, in Daniele 8 e 9 e in Luca 1. Non c’è nulla che spinga a credere che fosse di qualche superiore ordine degli Angeli assistenti, e nessuno dei Padri ce lo assicura. E da Daniele 8 si evince che Gabriele sia inferiore a Michele, perché viene inviato da quest’ultimo, come li,  nota Girolamo; se tuttavia è il Gabriele che appare li e alla Vergine è lo stesso, ciò è probabile, sebbene non sia completamente certo. Al contrario Bernardo, nel Sermone 1 sul “missus est”, precisa che Gabriele fosse dell’ordine degli Assistenti, poiché si dice inviato direttamente da Dio nell’Evangelo; per questo ritiene che fosse stato immediatamente mandato da Dio e da Questi illuminato sul mistero da annunciare; la stessa cosa ce la dice Andrea Gerosolimitano, nell’omelia sull’ Annunciazione.  È vero tuttavia che anche gli Angeli inferiori ministranti sono detti inviati da Dio; sebbene non proprio direttamente da Dio, ma mediante Angeli superiori, poiché Dio è sempre colui che invia con la sua suprema autorità, come notò Bonaventura 2, disti. 10, dub. 2, quando Pietro, grazie al senso letterale delle parole disse: "Ora so per vero che Dio ha inviato il suo Angelo"; tuttavia può darsi che quello sia stato l’Angelo custode di Pietro, e che sebbene abbia ottenuto quell’ordine da Dio, ciò sia avvenuto attraverso Angeli intermedi. Così dunque Gabriele può esser detto inviato da Dio, anche se l’ordine di andare alla Vergine gli fosse stato intimato da un Angelo superiore. Infatti ciò che suppone Bernardo, che quel mistero nono fosse stato rivelato neppure ad uno degli Angeli superiori, ma solo a Gabriele; non vedo da cosa si possa provare, o in che modo possa persuadere sulla base di qualche congettura.è dunque verosimile che il nome di Gabriele non sia di qualche Angelo dei primi quattro ordini, cosa che anche  Bernardo nel lib 5 de Cons. sugli Evangelis c.4 insegnando,  pesnò apertamente , dicendo che Gabriele fosse del secondo ordine della Gararchia inferiore. Non ostacola ciò, che Luca 1 dice dello stesso Angelo “Io sono Gabriele che so davanti a Dio”. Infatti con questo verbo di assistere si intende qualcosa id più ampio, come dirò nel punto che segue e così dalle missioni di Gabriele non può rettamente assumersi alcun argomento, secondo cui gli Angeli assistenti vengano anche inviati.

- «31. Raffaele , uno dell’infimo ordine degli Angeli ministranti  

In quinto luogo si obiettava dell’Angelo Raffaele, del quale San Tommaso, che molti hanno seguito, come sopra detto, insegna esser stato uno degli Angeli dell’infimo ordine, perché i compiti che esercitò,  non indicano in lui una dignità maggiore. Ma crea una difficoltà poiché lo stesso Raffaele disse di esser stato uno dei sette che assistono innanzi a Dio, Tb 12. Infatti è giusto che si risponda al contrario, che il verbo di “assistere” che viene preso nel suo significato generale , come tutti gli Angeli che vedono la faccia del Padre stanno davanti al Signore, non può  soddisfare tale assunto, poiché non si dice semplicemente assistere, ma si dice essere uno dei sette assistenti, il quale modo di dire, e quel numero settenario, indicano la singolare eccellenza di quegli Angeli, di cui Raffaele dice di esserne uno di quelli. A causa di questo [cioè della sentenza di Tommaso n.d.a.] alcuni dissero che il numero settenario nella scrittura è solito indicare universalità, come riferisce Gregorio nella omelia  25 sul Vangelo  e nel lib. 1 , Moralia  Capitolo 6 e altre cose al capitolo 11, ed in questo senso dice che Raffaele è uno dei Sette Angeli. Ma questo senso giustamente contesta il Ribera, in Apocalisse 1 , che il Viegas segue ciecamente, al com.. 1, sez. 6, e il Vasquez, 1 part. Disp. 108, cap. 1. Poiché non soltanto in un luogo, ma in molti altri la Scrittura fa menzione dei Sette Angeli assistenti innanzi a Dio , come in Apocalisse 1,3 e 8 -  che sono i sette Spiriti di Dio inviati su tutta la terra e vidi i Sette Angeli stare al cospetto di Dio  e della stessa immagine si fa menzione ai capitolo 15.16.17 e 21».

32. Alcuni ritengono che sette Angeli siano da Dio deputati affinchè governino il mondo inferiore

Per  cui opinano alcuni autori che sette Angeli particolari sono da Dio deputati, affinchè per loro mezzo, a guisa di ministri più eccellenti degli altri, governino questo mondo inferiore, e che uno di quelli fosse stato proprio Raffaele. Questa sentenza la pronuncia Clemente Alessandrino, nel lib. 6, Stromati, § 8 che inizia "E in primo luogo" non molto tempo dopo dall'inizio, dove presenta il nmero settenario, recensendo le prerogative del quale, dice: " Sette sono quelli ai quali appartiene la massima potenza, i Principi Primogeniti degli Angeli". Gli scolastici invece interpretano quelle parole dicendo che ci siano sette ordini di Angeli. Ma certamente Clemente parla abbastanza apertamente di sette Angeli Principali. Poichè infatti li chiama Principi Primogeniti degli Angelli si può intendere di sette Angeli che hanno un primato, o il primo posto in sette ordini di Angeli. Ma allora sarà necessario che uno di quei Sette Angeli sia dell'ordine dei Troni, e l'altro dell'ordine delle Dominazioni, cosa che si dice senza alcuna ragione : poichè quei sette Angeli sono detti essere inviati su tutta la terra, in Apoc. 5, e grazia a questo compito sono detti essere assistenti e pronti a entrare alla presenza di Dio, cosa che non si riferisce nè al ruolo dei Troni che a quello delle Dominazioni, altrimenti perchè non anche sotto questo numero non potrebbe ricomprendersi qualcuno dei Serafini o dei Cherubini ?

33. Sette Angeli scelti da Dio sono recensiti tra i ministranti - La sentenza dell'autore

Ammessa dunque la sentenza di Sette Angeli speciali che entrano subito al cospetto di  Dio, per amministrare il governo dell'interno mondo e la salvezza degli uomini, resta senza dubbio ancora incerto se siano dell'ordine degli Angeli, o di qualche ordine superiore, o se addirittura provengano da ordini diversi.  Nondimeno, tuttavia, appare certo che tale ordine provenga da quello degli Angeli Ministranti, che per ministero sono sempre inviati. Ma alcuni ritengono esserci Sette Principi degli Angeli, ai quali è affidata la cura di tutta la terra. Ma nella Scrittura non trovo che siano chiamati Principi, nè che sia demandata loro tale cura: ma dice semplicemente che ci sono sette spiriti inviati su tutta la tera, come da Apocalisse 8 e dai capitoli 15 e 16, da cui si evince che gli stessi siano soltanto ministranti, ed esecutori delle cose che gli sono affidate.  Da cui, soltanto per merito può essere creduto, e non esser detto di assistere davanti a Dio, nello stesso modo con cui Dionigi dice che la prima Gerarchia assiste e non viene mai inviata, non soltanto perchè essi vedono Dio e sono al suo cospetto, allo stesso modo comune a tutti gli Angeli, come rettamente precisà Toletus, in Luca 1, ann. 31, dicendo: « Stare davanti a Dio, non significa soltanto essere in cielo che è cosa comune a tutti gli Angeli,  - e aggiunge - ma significa un qualche officio principale, cioè essere uno dei primi, che stanno davanti a Dio come suoi esecutori». Correttamente dunque, si ricava ciò da Zaccaria, cap. 3: «ti darò accesso fra questi che stanno qui» e al capitolo 6: «quattro carri  ...Sono i quattro venti del cielo che partono dopo essersi presentati al Signore di tutta la terra» affinchè procedano velocissimamente , ovunque dallo stesso siano stati inviati, come sè è subito esposto. Perciò se è lecito congetturare su una cosa tanto oscura, forse nell'ordine degli Angeli, che sono affidatari comunemente della custodia degli uomini, ve ne sono alcuni sette a cui non vine mai affidata la custodia di particolari persone, ma sono invece sciolti e liberi da un certo ministero, affinchè siano inviati, proprozionalmente al compimento di compiti straordinari di quell'ordine; e così il loro officio ordinario è soltanto assistere ed essere presenti affinchè siano presto inviati ad eseguire ciò che fu loro ingiunto. E può darsi che in ciascun ordine degli Angeli ministranti e di quelli che solitamente vengono inviati, ce ne sono alcuni di tal genere, e nello stesso numero per quel che riguarda singoli ordini; infatti quel numero non sembra così assolutamente definito, che non possa moltiplicarsi per i singoli ordini dei ministranti. Infatti nell'Apocalisse cap. 8, giovanni così dice: « vidi i Sette Angeli che stanno ritti davanti a Dio, e agli stessi furono date sette trombe», e aggiunge «Poi venne un altro angelo e si fermò all'altare»; che sembra appartenere ad un altro ordine, per quanto collegato dal suo officio. Altri Sette Angeli hanno anche delle fiale, che spargono come in Apocalisse 15 e 16, che certamente appaiono distinti dai sette cui furono date le sette trombe. Pertanto, quesi sette Angeli sempre appartengono all'ordine dei ministranti, pertanto non vi è alcuna infrazione della regola se si dice che Raffaele fu uno di loro.


Passiamo poi direttamente al punto 46 del medesimo capitolo X  , ove trova termine il discorso assieme al punto successivo. Il punto 46 in particolare pare modificare il responso sull'Arcangelo Gabriele pronunciato al punto 30.  Il Suarez allora dice quanto segue:


46 . E' probabile che Gabriele sia stato uno degli Angeli Supremi.

In secondo luogo, poichè,  così come l'ordine comune della grazia è al di sopra dell'ordine della natura; l'ordine della grazia dell' unione ipostatica è al di sopra dell'ordine della grazia santificante. Per tali ragioni, anche se , secondo la  comune maniera in cui  la grazia della provvidenza opera, conviene che gli Angeli Supremi non siano inviati se non per compiti esteriori; tuttavia è altresì probabile che talvolta essi siano inviati proprio a causa dell'unione della grazia, o del Mistero dell' incarnazione,  in occasioni poco più che disparate. E proprio per questa ragione non è fuori luogo congetturare che Gabriele , seppur  inviato ad una Vergine, sia stato anche o il Sommo o uno dei Supremi Serafini, grazie all'eccellenza di quel mistero. Chi dunque discettò di quel Gabriele, certamente dovrebbe dire di conseguenza, che non fosse stato il medesimo Angelo che si legge essere stato  inviato a quei ministeri inferiori, anche se viene chiamato con lo stesso nome. o al contrario se fu lo stesso Angelo, conviene che sia stato soltanto un Arcangelo, come è più probabile,  per essere giudicato  dalla sapienza divina degno di una dignità sufficiente a poter annunciare il misero dell' Incarnazione . Poichè è evidente che quel mistero è elevatissimo, solo la sua Annunciazione era estariore, ma molto remota  la cooperazione allo stesso. Infatti il santissimo sposo Giuseppe, in qualche modo aveva cooperato con lui in modo ancor più prossimo, perchè  per mezzo di una grazia e santità eccellenti, fu fatto degno ministro di un così grande mistero.

47 - Talvolta è probabile che Dio abbia inviato anche l' Angelo Supremo.

Sebbene invece in queste occasioni - private e segrete - , non appaia così evidente la necessità di questo cambiamento; nondimeno in alcune occasioni, ccome per dire,  di pubbliche e sollenni opportunità, non appare così certo di poter negare che anche gli Angeli Supremi siano discesi in terra per onore del nome di Dio o che abbiano intenzione di farlo. In primo luogo, infatti, ciò si nota nel giorno della natività del Signore. Infatti come dice Luca, al secondo capitolo: «apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste», non è fuori luogo pensare che quella non fosse solo  una parte, ma tutta intera la moltitudine degli Angeli, o almeno esser stata composta da Angeli di ogni Coro. Così scrive infatti Crisostomo all'inizio del Salmo 8: « L'officio del SupremoCoro dei Cherubini e dei Serafini è lodare assiduamente Dio e cantare inni. Apparvero sulla terra anche alcuni di questi Cori, cantando con i pastori che facevano la veglia ». Si può credere facilmente, dunque, che  gli Angeli, che servirono Cristo, dopo la tentazione e il digiuno fossero stati tra i Supremi, in onore della vittoria che Cristo aveva rportato su lucifero. E allo stesso modo ritengono appartenere agli Spiriti Supremi, anche l'Angelo che apparve a Cristo, per confortarlo nell'orto: anche se ciò non è molto certo. E' invece più certo quello che disse Cristo Signore in Matteo 25, sul giorno del Giudizio: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli». Tutti allora, discenderanno, anche i Supremi, per mostrare la maestà di Cristo, in segno di terrore dei malvagi, e di onore dei buoni, perchè tutti in qualche modo saranno giudicati, in base a ciascuna causa, che anche li nota Crisostomo, nell'omelia 80.  E tra le altre cose dice: « mostrerà i cieli che si svuotano» e  per questo è molto verosimile, che proprio tutti, anche i Supremi Angeli, nel giorno dell'Ascensione,  siano accorsi in onore di Cristo che saliva in Cielo e in riconoscimento dell asua Dignità. Poichè così viene scritto negli Atti, cap. 1 « tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo», e inoltre, anche nel giorno della Resurrezione non è improbabile che accada lo stesso, così come afferma la lettera agli Ebrei 1 «  E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio». Pertanto , può credersi che la stessa cosa sia avvenuta durante l'assunzione della Vergine: infatti se - come è creduto in modo pietoso e i Padri ritengono possibile - lo stesso Cristo  discese verso la madre che saliva verso di Lui, senza dubbio si deve anche credere, che non ci fosse stato nessun Angelo che non sia disceso con lui. In questo modo, dunque, è per me cosa evidente che, in quelle occasioni siano scesi in terra anche gli Angeli Assistenti, e che dunque siano stati inviati, èpoichè non vengono se non per ordine o volontà di Dio. Eppur tuttavia in queste missioni, non ministrano compiti esteriori, quanto invece assistono ancora Cristo, lodandolo, e onorando la sua presenza; sebbene sia necessario che facciano anche qualcosa di esteriore, quando operano in modo così visibile.