Il Mistero dell’Annunciazione a Tre Angeli e il Primato dei Principi Celesti: Replica e Chiarimenti alla luce del dialogo con l’Accademia degli Euteleti (San Miniato, 29 settembre 2026).
Nella suggestiva cornice di San Miniato, in data 29 settembre 2026 — giorno solenne dedicato ai Santi Arcangeli — si inserisce un importante capitolo di distensione e di rigoroso confronto culturale.
A seguito della comunicazione formale inviata dall'Avv. Carmine Alvino in data 14 settembre 2026, relativa ai contenuti pubblicati dal Prof. Michele Feo sul numero 87 del «Bollettino» dell'Accademia degli Euteleti (pp. 37-52, con particolare riferimento alle pp. 47-48), la presidenza del sodalizio ha risposto con un'apertura di alto profilo istituzionale e accademico. Il Presidente dell'Accademia, M. Luca Macchi, ha infatti formalmente manifestato la piena disponibilità dell'ente a ospitare un ampio e adeguato spazio di replica nelle pagine della rivista (fissando il termine per l'invio del testo al prossimo 15 ottobre), così da consentire ai lettori di conoscere direttamente la disamina e le argomentazioni formulate dall'Avv. Alvino (pp. 3-10 della documentazione allegata). Una scelta che conferma la vocazione del «Bollettino» quale autentico luogo di dialogo, rispetto reciproco e libero dibattito tra studiosi, superando le asperità e trovando in uno spirito di costruttiva collaborazione la chiave per una serena composizione della vicenda.
Annunciazione allargata a tre Angeli: un antico mistero si svela nelle pieghe della storiografia
Nelle rappresentazioni pittoriche dell'Annunciazione, la presenza di figure angeliche accanto al nunzio celeste — come nella celebre Annunciazione di Bernardino Luini — viene tradizionalmente interpretata dalla critica (come nel caso del Prof. Michele Feo) come un semplice espediente formale o decorativo volto a garantire la simmetria compositiva. Tuttavia, un'indagine approfondita sulle fonti storiche e mistiche dimostra che queste raffigurazioni celano in realtà profonde verità teologiche e mappe simboliche cifrate.
Il superamento della lettura dionisiana
Le esitazioni della storiografia ufficiale nel riconoscere la portata dogmatica di queste iconografie derivano dalla persistente dipendenza dal De Caelesti Hierarchia dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita. Oggi la filologia moderna ha ampiamente dimostrato che l'Apocryphus (vissuto tra il V e il VI secolo e profondamente influenzato dal neoplatonismo di Proclo) non è il discepolo di San Paolo convertito all'Areopago.
Nonostante la condanna della falsa attribuzione – ribadita anche da Papa Benedetto XVI nella catechesi del 14 maggio 2008 – il sistema dionisiano ha imposto una catalogazione rigida a nove cori suddivisi in tre gerarchie (Epiphania, Hyperhania e Hypophania). In questo schema, gli Arcangeli sono stati drasticamente declassati all'ottavo e penultimo coro, perdendo la loro centralità e vedendo occultato l'intero gruppo dei Sette Spiriti Assistenti del Trono (menzionati in Tobia 12,15 e nell'Apocalisse di Giovanni).
La dignità apicale degli Arcangeli e il falso "Missus ab altero"
Nelle Sacre Scritture, il prefisso "arch-" esprime il grado sommo e il vertice della gerarchia. I Sette Arcangeli (con a capo San Michele, Megas Arhon) si trovano in perenne adorazione davanti al Trono di Dio. L'Arcangelo Gabriele, in particolare, ribadisce nel Vangelo di Luca la propria immediatezza d'azione: «Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato...» (Lc 1,19).
L'impostazione dionisiana ha invece generato il grave equivoco del Missus ab altero angelo, ipotizzando erroneamente che Gabriele fosse un messaggero di rango inferiore inviato per il tramite di cori superiori. Teologi insigni come Dionisio Petovio, mons. Francesco Spadafora e mons. Antonino Romeo hanno fieramente respinto questa degradazione, difendendo la nobiltà e la supremazia dei Principi celesti.
La rivelazione dell'Apocalypsis Nova del Beato Amadeo da Silva
Un contributo fondamentale al riscatto di questa verità giunge nel XV secolo grazie al frate portoghese Beato Amadeo Meneses da Silva (1420-1482). Nella sua opera profetica Apocalypsis Nova – redatta durante il soggiorno romano a San Pietro in Montorio –, Amadeo riceve direttamente dall'Arcangelo Gabriele la rivelazione dell'esatta gerarchia e dei nomi dei Sette Divini Assistenti:
Michele (il primo e più degno, vincitore del drago)
Gabriele (il secondo, annunciatore dell'Incarnazione)
Raffaele (il terzo, guida e medicina di Dio)
Uriele (il quarto, la Luce di Dio)
Sealtiele (il quinto, spirito della preghiera)
Geudiele (il sesto, spirito della lode divina)
Barachiele (il settimo, distributore della benedizione)
Le visioni amadeite spezzano la rigida piramide dionisiana, restituendo agli Arcangeli la loro collocazione originaria al vertice della corte celeste e riabilitando figure fondamentali come quella di San Uriele all'interno della devozione cattolica.