SUOR FRANCISCA JOSEFA DE LA CONCEPCION (1671 - 1742)

Carmine Alvino

Il ritratto della grande mistica colombiana ce la da l'autrice Sandra Ferrer , dal sito Aleteia in un articolo cui si rimandano i nostri amatissimi lettori :

https://it.aleteia.org/2020/10/02/francisca-josefa-del-castillo-la-grand...

  • Secondo la fonte ella sarebbe stata Francisca Josefa del Castillo (Tunja, octubre de 1671 - Ib., 7 de agosto de 1742) sarebbe stata una delle autrici mistiche più rispettate dall'America coloniale, una scrittrice eccezionale, considerata una delle grandi mistiche del suo tempo e una delle scrittrici di riferimento della letteratura ispanica coloniale insieme a suor Juana Inés de la Cruz o all’inca Garcilaso de la Vega. Si chiamava Francisca Josefa de la Concepción del Castillo y Guevara, ed era nata a Tunja, che all’epoca faceva parte del viceregno di Nueva Granada, il 6 ottobre 1671. Suo padre, di origine spagnola, era arrivato in terra americana un decennio prima della sua nascita per assumere l’incarico di teniente corregidor y alcalde mayor de minas, compito concesso dal re di Spagna. Sposato con María Guevara Niño y Rojas, la coppia diede vita a una famiglia dalla profonda fede cristiana con vari figli, tra cui la piccola Francisca, una bambina timida che rifuggiva dalla gente e amava la solitudine. Francisca crebbe in un ambiente familiare caratterizzato dall’amore e dalla pietà, e iniziò presto a sentire il desiderio di abbracciare la vita religiosa. “Mi vennero una determinazione e un’ansia tali di imitare i santi!”, scrisse. A 18 anni decise di prendere l’abito. Il luogo scelto fu il convento di Santa Clara la Real della sua città natale, in cui si preparò per due anni come secolare e altri due come novizia, fino a fare la professione come religiosa clarissa il 24 settembre 1694. In convento, suor Francisca svolse vari compiti all’interno della sua comunità, tra cui quello di maestra delle novizie e di sagrestana, e dedicava buona parte del suo tempo a pregare, a perfezionare il suo latino e a immergersi nella lettura di opere mistiche e di preghiera. La religiosa si guadagnò presto il rispetto delle sue consorelle, che la elessero badessa ben quattro volte. Nella sua intensa vita a Santa Clara la Real, suor Francisca affrontò l’intenso compito di scrivere i suoi sentimenti mistici e d’amore per Dio, impresa promossa dai suoi confessori, che allontanarono da lei la paura di aver ricevuto quelle esperienze dal diavolo. Suor Juana arrivò a scrivere poesie, testi spirituali e un’autobiografia nel corso di una vita terminata nel 1742, a 71 anni.
  • La vita della monaca fu contraddistina dal soprannaturale ma anche dall'estrema caducità della sua salute. Svenimenti, ansia, sussulti, allergie, psicosi, disturbi cardiaci, vertigini, transitori notturni, mal di testa, disturbi gastrici, vaiolo, peste, parossismi. Madre Castillo trovava conforto solo nella lettura e nella scrittura, e nei suoi confessori, che la guidavano, la incoraggiavano, le fornivano la letteratura mistica e revisionavano le sue "carte", come lei chiamava i suoi scritti, per certificare che erano ispiratrici. non venire dal maligno. Nel 1696, Madre Castillo entrò in un periodo di sospensioni, delusioni e alienazioni, che durò fino al 1710. La sua vita fu un susseguirsi di rapimenti mistici, seguiti da dolori fisici e stanchezza generale. 
  • Per quel che riguarda la nostra indagine troviamo una breve ma intensissima pagina della sua vita in cui arriva a invocare l'aiuto dei Sette Arcanngeli!
  • Siamo nel secondo volume del libro: «AFECTOS ESPIRITUALES de la venerable madre y observante religiosa Francisca Josefa de la Concepción, en el siglo doña Francisca Josefa de Castillo y Toledo, Guevara, Niño y Roxas. Escritos por ella misma, de mandato de sus confesores según primera copia hecha por don Antonio María de Castillo y Alarcón, en Santa Fe de Bogotá, año de 1896» in Biblioteca de Autores Colombianos a pag. 169 e nell'"afecto 69" denominato: "PIU' GRANDI DI OGNI LODE SONO LE STUPENDE OPERE DELL'INCARNAZIONE E DEL PANE VIVO DELL'ALTARE" dove scrive: « Benedetto sia il Signore Dio che ci ha visitati e ha e ci ha concesso la redenzione del suo popolo. Guarda, anima mia, se tutte quegli altissimi intendimenti degli angeli con tutte le gerarchie e i loro cori; se ognuno di quelli sette alti principi che assistono più immediatamente al trono della Maestà, useranno le loro intellezioni per avere un nuovo, grande pensiero, ammirevole, in tutta l'eternità non raggiungerebbero questo pensiero, questo consiglio, questa squisita Volontà di Dio di farsi uomo per uomo, diventare un bambino e farsi piccolo per essere un insegnante dei più piccoli e dei più piccoli. Dio uomo! Dio bambino! Dio al seno di un'umile fanciulla, come ha bisogno di cibo!»
  • Benchè estremamente stringata questa pagina testimonia ancora della presenza dei Sette Spiriti come formidabile collettore devozionale, specie in sudamerica, ed altresì corrobora il sentimento della superna gerarchia che veniva loro assegnata dalle anime vittime.

LA SETTIMANA ANGELICA VOLUTA DALLA MISTICA NEL SUO CONVENTO - 

  • Recentemente, la figura di questa mistica colombiana è stata oggetto di studio da parte dell'autore: ÓSCAR LEONARDO LONDOÑO R. nell'articolo «PRÍNCIPES DEL EMPYREO CIELO: Incorporación y circulación del culto arcangélico al interior de los espacios conventuales en Tunja y Santafé 1650-1750».Presentato presso l' INSTITUTO COLOMBIANO DE ANTROPOLOGÍA E HISTORIAICANH AREA DE HISTORIA Promoción a la Investigación en Estudios Interdisciplinares Bogotá, Noviembre 22 del 2015
  • L'autore infatti, riporta pagine manoscritte della mistica in cui invoca i Sette Arcangeli con i propri nomi. 
  • Egli dice: « Esaminiamo brevemente un caso che colpisce nel contesto della Nuova Granada, si tratta della monaca tunjana Francisca Josefa de Castillo y Guevara, che professava nella Convento di Santa Clara la Real de Tunja nel 1689 all'età di diciotto anni, e che viene riconosciuta dal diciannovesimo secolo come una delle scrittrici mistiche più importanti del periodo coloniale. Madre Josefa era una fedele devota e sostenitrice del culto degli arcangeli, specialmente tre di loro, per i loro costanti favori, proprio come rivela la seguente citazione:  Sono stata grandemente aiutata e sollevata dal favore dei santi angeli, in particolare dei tre principi, San Michele, San Gabriele, San Raffaele, chiamandoli nei miei maggiori disagi e dolori, assegnando loro un giorno della settimana.
  • La devozione agli arcangeli negli edifici conventuali, consentirono la realizzazione di un'uscita temporanea dalle carceri del corpo sollevando la cosa più importante di ciascuna delle religiose, cioè l'anima.
  • Fu questo dunque il motivo, sostiene l'autore che spinse   Madre Josefa ad elaborare un "settenario angelico"  assegnando ciascun giorno della settimana ad un arcangelo, per impetrare loro particolari e singolari favori.
  • L'autore allora esibisce delle pagine manoscritte della mistica, tratte da: Manuscrito Inédito de la Madre Josefa de Castillo. Facsímile: Afectos y Cilicios, la Clarisa Josefa de Castillo, 1671/1742 Museo Santa Clara Bogotá, in cui si leggono le pagine con le quali avveniva questa devozione alla settimana angelica, voluta dalla madre Josefa nel suo convento. 
  • Ella chiama i Sette Arcangeli con i seguenti nomi: Michele - Gabriele - Raffaele - Uriele - Sealtiele - Geudiele - Barachiele e scrive:
  • Michele (Vittorioso)  -  Chi come Dio?
  • Gabriele (Forte Nuncio) - Fortezza di Dio
  • Raffaele (Medicina di Dio) - Medico dell' Altissimo
  • Uriele (Compagno Ardente) - Fuoco di Dio
  • Sealtiele (Oratore) - Petizione di Dio
  • Geudiele ( Remuneratore ) - Confessione e lode di Dio
  • Barachiele (Aiutante) - Benedizione di Dio

 

PIU' SOTTO - Manuscrito Inédito de la Madre Josefa de Castillo. Facsímile: Afectos y Cilicios, la Clarisa
Josefa de Castillo, 1671/1742 Museo Santa Clara Bogotá. tratto da ÓSCAR LEONARDO LONDOÑO R., ENTRE LA DEVOCIÓN Y LA REPRESENTACIÓN: EL CULTO A LOS ARCÁNGELES EN EL NUEVO REINO DE GRANADA. SIGLO XVIII