IL P. GIOVANNI MARANGONI di VICENZA (1673 – 1753)

Carmine Alvino

Il Vicentino Giovanni Marangoni, Giovanni Marangoni (Vicenza, 6 agosto 1673 – Roma, 5 febbraio 1753) è stato un teologo, archeologo e protonotaro apostolico italiano. Secondo Salvatore Sibilia, L'abate Giovanni Marangoni agiografo e archeologo del Settecento, Roma, Tip. della Pace, 1961, SBN IT\ICCU\SBL\0028703.Stefania Nanni, Roma religiosa nel Settecento: spazi e linguaggi dell'identità cristiana, pp. 42, 65, 70 e 74, Roma, Carocci, 2000,  strinse amicizia fraterna con Marcantonio Boldetti, canonico della Basilica di Santa Maria in Trastevere, che Clemente XI aveva scelto come Custode delle reliquie e dei cimiteri, e con la terziaria domenicana di Anagni Claudia De Angelis, che assisterà poi nell'impianto ad Anagni delle "Scuole pie per le fanciulle", aperte nel 1709 e definitivamente riconosciute nel 1720.  Dagli esercizi spirituali alle monache di Santa Chiara, in Anagni, Marangoni trasse spunto per la sua prima opera: Esercizii per la novena del Santissimo Natale, 1707. Seguirono Gridi del pastore divino, 1710 - che contengono citazioni di passi biblici e di autori classici - opera in traduzione dallo spagnolo e scritta in forma di dialogo. Nel 1712 pubblicò Vita del servo di Dio il p. Buonsignore Cacciaguerra, mistico senese.  Nel 1718 si stabilì con Boldetti in un palazzo romano, contiguo alla Chiesa di Santa Maria in Publicolis e detto dal bugnato dell'esterno "a punte di diamante". Accompagnava sovente Boldetti nelle esplorazioni del sottosuolo romano. Nel 1720 sondaggi a lato della via Ostiense e lungo la Salaria favorirono il ritrovamento delle Catacombe di Commodilla e della Catacomba di Trasone. Boldetti pubblicò Osservazioni sopra i cimiterj de' santi martiri ed antichi cristiani di Roma, opera dotta sugli usi funerari dei primi cristiani. Un resoconto delle ultime scoperte è abbozzato nel capitolo XVIII del libro II, ad opera di Marangoni che offre qui una descrizione sistematica dei siti e dei reperti, avviando la pratica di disegnare i luoghi, le pitture parietali e gli oggetti rinvenuti. Marangoni individuò nel pavimento della Basilica di Sant'Agnese, in via Nomentana, l'iscrizione marmorea del carmen di papa Damaso, in onore della santa martire. A marzo 1737 un incendio distrusse parte della raccolta di disegni delle iscrizioni e delle pitture, frutto del lavoro con Boldetti nell'arco di oltre quindici anni, insieme a resti e a manufatti, estratti dalle catacombe e depositati nel palazzo di via de' Publicolis. Nel 1740 Marangoni pubblicò Acta s. Victorini episcopi Amiterni et martyris illustrata, con l'Appendix de coemeterio S. Saturnini seu Thrasonis via Salaria et monumentis ex eodem, aliisque sac. coemeteriis Urbis nuper refossis, che è considerata la sua opera più importante e fu utilizzata da Ludovico Antonio Muratori che preparava il tomo V delle sue Antiquitates Italicae Medii Aevi. Pubblicò nel 1743 Delle memorie sagre e civili dell'antica città di Novana, oggi Civitanova nella provincia del Piceno e Acta passionis atque translationum s. Magni episcopi Tranensis et martyris. Altre iscrizioni, rinvenute dopo il 1740, furono riprodotte in appendice al trattato Delle cose gentilesche e profane trasportate ad uso e adornamento delle chiese, 1744. In questa opera egli giustifica l'impiego, da parte dei primi cristiani, del culto divino di immagini, di edifici e di suppellettili degli antichi romani. Boldetti era stato biasimato, per avere esposto nel portico della basilica di Santa Maria in Trastevere epigrafi romane. Marangoni insisteva che bisognava tutelare il materiale di scavo, asportato e distribuito a chiese, a monasteri, a privati; bisognava porre argine a incauti prelievi di reperti funerari e alla dispersione di epigrafi sacre e profane; bisognava evitare i danni provocati da "cavatori" incompetenti, a caccia di reliquie di martiri. Il papa ordinò la rimozione da Santa Maria in Trastevere delle lapidi che andarono a costituire, fra il 1756 e il 1767, il Museo sacro e il Museo profano della Biblioteca Apostolica Vaticana e che oggi fanno parte dei Musei Vaticani.  Si andava verso la sacralizzazione di vestigia dell'antica Roma, di pari passo con l'opera di restauro e di riedificazione di basiliche pagane e di luoghi sacri a Roma. Il Colosseo fu consacrato nel 1756, alla memoria della Passione di Gesù e dei primi cristiani. Nominato nel 1729 protonotario apostolico, Marangoni declinò nel 1749 l'offerta di Benedetto XIV del vescovato vacante di Anagni e, alla morte di Boldetti, gli subentrò nella carica di Custode delle reliquie e dei cimiteri. A luglio 1751, colpito da paralisi, si trasferì nella casa di riposo di San Girolamo, dove morì .

 

 

Egli  parla dei Sette Arcangeli nella sua opera « Dei Santi Angeli custodi» ove afferma

 (pag. 133-134) : «…Perciò moltissimi Padri come più diffusamente rapporteremo à suo luogo  tengono , che i tre Angeli Michele , Gabriele, e Raffaele, tutti siano dell’Ordine de Serafini , e del numero delli  sette , che assistono immediatamente alla presenza dell’ Altissimo , e ciò sulla' autorità  della Divina Scrittura: poiché di S. Michele ſi ha ch’egli è  uno de’ primi Principi , di S. Gabriele, per sua  testimonianza , avendolo manifestato a Zaccaria: Ego sum  Gabriel, qui adsto  ante Deum : e di S. Raffaele, che accettò Tobia dicendo, Ego sum Raphael unus de septem qui astamus ante Dominum . Né può ostare a tutto ciò , che i suddetti tre Superiori Spiriti vengano comunemente chiamati col titolo di Arcangeli : Poscia che , essendo eglino mandati ad esercitare l’Ufficio proprio del Coro degl’Arcangeli , in un tal ministero sono veri Arcangeli , cioè Sommi Nunci, o Ambasciatori di misteri  di sommo rilievo, e  come tali da noi si riconoscono, ed essi  prendono questo  titolo , e, dopo d’averlo esercitato, non sono più Arcangeli , ma Serafini, quantunque da noi fi prosegue  a chiamarli Arcangeli , perché non li conosciamo per altro, che per quel ministero che hanno esercitato verso de gli Uomini. Ora se nella Divina Scrittura chiaramente si manifestano i Serafini di esser stati mandati a ministeri  molto inferiori, e meramente umani: Chi potrà poscia concepire, che tali anche non fossero gli Angeli, ò molti di essi , i quali corteggiavano il Verbo Divino Incarnato , e gli ministravano mentre nell’Umanità sua Sacrosanta visse qui in terra con noi ? E che Serafino non fosse quello, che à lui fu mandato dal Padre à confortarlo nell’Orto ?  Anzi chi potrà giammai dubitare , che al Corteggio del Divinissimo Sagramento Eucaristico  , non assistano  continuamente in gran numero e Troni, o Cherubini , e Serafini per venerarlo anche qui in terra sotto le specie dei pane e del vino ? E finalmente , se lo stesso verbo Divino fu personalmente mandato per salvare Uomo ,e per essere ministro della Redenzione del Mondo, non dee certamente giudicarsi , esser improprio alla natura degli Angeli Supremi l’essere mandati a ministeri esteriori , e specialmente a quelli, che sono di gloria maggiore all’ Altissimo.

Pag. 437 – lezione Undecima III :

« Convengono poi i Sagri Espositori , che Gabriele fosse , e sia un Angelo della Suprema Gerarchia , e del più alto Coro de Serafini , non solamente perché conveniva alla grandezza del  mistero  ineffabile , ch’ egli dovea trattare , come avvertiscono S. Gregorio ( Ham-7.4.. in Evange  e S. Bernardo ( Ser I  de Annunc. ) ma anche all’altezza del Personaggio, a cui era destinato per Nuncio , qual era la Madre di Dio  e che tale egli fosse , il medesimo  S. Arcangelo , ne fece testimonianza  a Zaccaria (Luc. c. I) dicendogli : ego sum Gabriel, qui  adsto ante Dcum. Onde essendo  egli uno dei Sette  Supremi Spiriti , che stanno avanti al Trono dell’ Altissimo, è manifesto  esser egli dell' Ordine de  Serafini , e tra quei Sette che  che sono i principali egli ottenere il ſecondo luogo dopo S. Michele .  E che S. Gabriele sia Serafino lo tengono il Maestro delle Sentenze lib. 2. dist. 10 ,  Scoto,  Durando , Ugone da S. Vittore , S. Bernardo, Gregorio di Valenza, il Salmerone, ed altri Teologi molti. Anzi S. Gio. Damasceno  lo chiama il primo fra tutti gli Angeli [De Dorm. B. M. V ]  qui primum locum obtinet inter Angelos .  Onde il P. Barry nella Devozione degli Angeli, cap.8. forma una disputa , lasciandola però indecisa , se S. Gabriele sia il primo di tutti gli Angeli , e de Serafini , e goda un onore più sollevato del gran Principe S. Michele , adducendo le ragioni per l’una , e per l’altra parte: ma, comunque si sia, convenevole cosa ella,  era, che alla Dignità altissima delle Vergine ,un Principe collaterale a Dio stesso , fosse il suo Custode qui in terra , ed il ministro  più confidente a lei , dei Segreti Divini . Ed in tanto egli viene chiamato col titolo ora di Angelo , ora di Arcangelo , non perché fosse  dell’Ordine di questi , e dell’infima Gerarchia , ma solamente perché esercitò i ministeri, che sono propri di quegli due ultimi Cori , cioè di annunciare i Segreti Celesti  di essre custodi de gl’ Uomini…»

 

Pag. 442 – Lezione Undecima:

« Or così dee credersi , che giunto il tempo, in cui l’ Altissimo  volle innalzare Maria al grado supremo di Madre sua, altre nobilissime squadre di Angelici  Principi al di lei Correggio accrescesse, perché  maggiormente onorata fosse la nuova , ed eccellentissima sua dignità. La Chiesa tutta, con S. Epifanio, e molti  altri Sagri Dottori, da il titolo alla Vergine di Trono Cherubico : e S. Pier Damiano afferma essere ella il mistico  Trono di Salomone ( Serm. I de NaT.. B. V.) Ipsa est Thronum  ille mirabilis, de quo in Regnorum Historia  bifioria legitur  [  3. Reg. 10] E questo Trono medesimo fu quello, sul quale l’ altissimo  si fece vedere al Profeta Isaia ( Isa.c.6 ) Vidi Dominum sedentem super solium excelsum  & elevatum.  , Ed all’Apostolo S. Gio.  più volte mostrato  nell’ Apocalisse (Apac. I. c. 4 e 7. )  al quale in' primo luogo stavano assistenti i Sette Principi Serafini ; Seraphim stabant super illum, a Septem spiritibus qui in conspectu Throni eius sunt : Septem Lampades Ardentes ante Thronum qui sunt Septem Spiritus Dei;  e che poscia intorno a quello Trono formavano il maestoso corteggio  tutti gli Angeli : Et omnes Angeli stabant in  circuitu Throni . Ond’ è, che nel tempo medesimo, che l' Altissimo in lei risedette, come in cuo Trono, nell ’Incarnarsi , oltre a gli Ordinari Angeli di lei Custodi, dee credersi, che  i ſette Serafini sudetti , ed altre infinite ſchiere di Angeli le fossero dall’Eterno Padre inviate dal Cielo per Corteggio...»