San Uriele Arcangelo. Il quarto dei Sette Santi Spiriti Assistenti

San Uriele Arcangelo. Il quarto dei Sette Santi Spiriti Assistenti
Carmine Alvino

Eliminato dai dipinti, condannato apparentemente come demone e finanche espunto dalle cause di beatificazione dei Servi di Dio cui si era manifestato… Fino a qualche tempo fa era impossibile affrontare il tema legato all’Arcangelo Uriele, perché non vi erano apparizioni che ne documentassero la presenza nelle fonti cristiane. Dunque, si pensava che si trattasse di un angelo cabalistico. Solo da qualche anno, grazie al rinvenimento, quasi miracoloso, delle documentazioni afferenti alle sue apparizioni, si è riusciti a sostanziare dogmaticamente il suo Officio angelico.

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INTRODUZIONE

Carissimi….

siamo finalmente giunti al quarto Spirito Assistente al Trono del Signore, San Uriele.  Qualora vi foste degnati di leggere anche le nostre precedenti pubblicazioni sull’Arcangelo, avreste sicuramente riconosciuto l’opera di silente cancellazione e riprovazione che ha accompagnato la magnifica e tormentata storia del quarto Principe, nel corso dei secoli. Eliminato dai dipinti, condannato apparentemente come demone e finanche espunto dalle cause di beatificazione dei Servi di Dio cui si era manifestato…. Ma veniamo subito alla nostra ricerca. Fino a qualche tempo fa, era impossibile affrontare il tema legato all’Arcangelo Uriele, perché non vi erano apparizioni che ne documentassero la presenza nelle fonti cristiane. Dunque, si pensava che si trattasse di un Angelo cabalistico. Solo da qualche anno, grazie al rinvenimento, quasi miracoloso, delle documentazioni afferenti alle sue apparizioni, si è riusciti a sostanziare dogmaticamente il suo Officio angelico. er studiare dunque l’Angelo Uriele, ammesso che ciò sia possibile e Dio permettendo e piacendo, non possiamo non partire dalla sua etimologia: “Fuoco o Luce di Dio”.   osa significa illuminare ed infiammare i cuori dei fedeli? na semplice domanda a cui pare davvero difficile dare una risposta adeguata. Pensiamo dunque che l’esempio di tale ministero possa essere celebrato dalle parole che seguono: Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino.  ono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”. Amatissimi….. tutti noi conosciamo queste parole. Sono le parole del Papa Benedetto XVI che si approssimava a lasciare il Soglio di Pietro. Parole che ci hanno lasciati attoniti, poiché hanno segnato un profondo rinnovamento nella Chiesa, i cui prodromi oggi si vedono con l’elezione del Nostro Nuovo Pontefice, Francesco, il quale si accinge a rigenerare il tronco, forse un po malandato della sacra Barca. Cosa hanno in comune queste parole con l’officio del nostro Angelo. Forse tutto. Perché queste medesime parole, così cariche di dramma umano e spirituale hanno “illuminato” la coscienza dei cristiani sulla necessità di credere fermamente nella propria fede, forse un po stanca e lasciata nel dimenticatoio. Allo stesso tempo hanno incenerito i propositi di coloro che pensavano di rimanere saldi ai propri posti e così di passare inosservati allo sguardo di Dio, pur essendosi macchiati di gravi colpe. Il Papa per dimostrare tutto ciò ha scelto di illuminare le nostre coscienze , rinunciando egli stesso al ruolo e alla sede più importante, ad esclusivo beneficio della Chiesa e in tal modo segnando uno spartiacque tra ciò che non doveva essere più e ciò che sarebbe dovuto essere. Gli occhi stanchi e assopiti si sono dunque aperti, e la luce della Verità, che cominciava a filtrare attraverso le palpebre, e inizialmente a ferire lo sguardo offuscato, alla fine ha condotto ad una vista più chiara e limpida. Tale gesto, per quanto grave è stato necessario, ed ora noi tutti abbiamo una coscienza rinnovata, pronta ad ospitare una fede più autentica. Perché illuminare significa togliere dall’oscurità, alzare il sipario dell’errore e scoprire i veri intenti. In questo senso l’illuminazione ha qualcosa di apocalittico e mette l’uomo di fronte alla propria coscienza. E questo sembrerebbe anche il compito di S. Uriele come emerso dalle sue apparizioni e dagli scritti dei Santi più importanti della Chiesa. Perché Uriele è un nome composto dal prefisso      “Or”, che vuol dire proprio luce, lume od anche nel diverso sognificato etimologico di  “Ur” , che significa fuoco o fiamma, unito alla parola   “El”, che si interpreta forte o Dio forte. Apriamo dunque gli occhi, per la luce vera, quella che abbaglia mentre illumina, infiamma ma non brucia, colpisce ma poi consola. Come vedremo, i dotti teologi hanno affermato che il suo compito primario è accendere, nei cuori degli uomini, il fuoco dell’amore del Signore, illuminadoli così a comportarsi secondo i dettami cristiani. Per capire meglio questo ministero è opportuno svolgere alcune riflessioni di fondo. Da qualche decennio a questa parte si assiste ad un generale spegnimento della fede nel cuore degli uomini e più in particolare, in quello dei credenti. Nessuno si cura più delle cose divine, e molto spesso, capita anche a chi scrive, di abbandonare Cristo Sacramentato alla Sua solitudine, nei meandri di una Chiesa quasi vuota. Questo spegnimento di fede, od anche spegnimento di amore, origina da una morale per lo più farisaica della vita moderna, che accosta il benessere, il godimento fisico ovvero l’assenza di problemi, ad un apparente favore della divinità (non del Signore) nei confronti di colui che ne gode. Molto spesso al sopraggiungere anche di un lieve malanno, ci si domanda cosa si sia fatto di male per essere stati così castigati. Eppure la morale cattolica insegna il culto della “sofferenza donata” e della “sofferenza espiatrice” come mezzi per accedere alla Salvezza Eterna. Questo assecondare smisuratamente il proprio ego, mal si concilia con l’amore che ognuno dovrebbe portare nei confronti del Signore, che non manca mai di sorvegliare anche con la amorevole presenza dei suoi santi Angeli, gli uomini ignari e ciechi. Come abbiamo dunque detto, nei secoli, questa fiamma è venuta diminuendo fino quasi a spegnersi del tutto. Quando ciò avviene, quando l’uomo si allontana dalla sua forma originaria, ci si chiede dove si vada a finire. Il sopraggiungere di calamità, di eventi infausti che si abbattono su questo o quel gruppo sociale, diviene motivo di preoccupazione in quanto molto spesso si chiama in causa Dio come fonte di questa sciagura. Taluni, soltanti in occasioni come queste, si mettono a pregare, e fanno bene! Non di rado, in società talmente secolarizzate e definitivamente insensibili al “religioso”, si sente talvolta la necessità di ritornare all’origine delle cose, per recuperare se stessi. Ed è proprio in queste occasioni di disagio, che quella lanterna di amore ormai spenta è pronta ad ospitare una nuova fiamma, che comincia di nuovo ad ardere. S. Uriele interpreta proprio l’officio di infiammare il cuore degli uomini con la fiamma del divino amore, che proviene direttamente dal cuore ardente di Nostro Signore. Ma lo fa in silenzio, nel nascondimento, tra le mura di una stanzetta o le grate di un monastero. Il suo è un ministero silenzioso e pacifico che arde in segreto di una fiamma che si alimenta davanti al tabernacolo ardente del Cuore di Gesù.  Tale officio, è emerso chiaramente dalle sue apparizioni e realmente è un compito grande e di notevole santità. Inoltre appartiene ad Uriele anche un compito di protezione speciale delle anime. Mentre San Michele caccia via il demonio, S. Gabriele dona la forza e il coraggio alle anime e annuncia i forti decreti di Dio e S. Raffaele cura le ferite del corpo e dello spirito e accompagna il credente nel suo periglioso viaggio di salvezza, ad Uriele Arcangelo, spetta il compito di difesa e di sostegno nelle malversazioni demoniache. Come vedremo, alla Ven. Madre Spagnola Maria di San Francesco di Placensia, ottenebrata dal demonio,  sarà proprio Nostro Signore Sacramentato, ad affidarle direttamente Uriele, dicendole: Eccolo, ti sia di Difesa! Ella riuscì da quel momento in poi a sopportare ogni angustia e sentì riaccendersi la speranza.  E dunque come non ricordare tra gli offici di questo Angelo anche quello di “Fortiis Socius” o del “Forte Compagno”.

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