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I sette Santi Arcangeli

sette arcangeli
Carmine Alvino

QUESTO E' IL NOSTRO PRIMO TESTO SCRITTO SUI SETTE ANGELI

Quando fu pubblicato, non vi era quasi nulla su di loro. Tanta strada poi è stata fatta.

E' dunque un libro meramente divulgativo, con prime informazioni in nuce sui sette Angeli, che poi sono state espanse in tutti gli altri volumi.

E' indicato soprattutto a coloro che volessero una informazione superficiale sul culto e nulla di più.

 

 

 

La tradizione cattolica attribuisce comunemente una grande importanza al culto degli angeli, tra i quali esisterebbero alcuni spiriti dotati di grande dignità e speciali prerogative, in particolare quella di essere sempre alla presenza del Trono di Dio, in grado di comandare tutti i nove cori angelici, o all'occorrenza di intervenire direttamente nelle vicende umane. Di alcuni di questi angeli conosciamo anche i nomi, Michele, Gabriele, Raffaele e qualche volta anche Uriele. Comunemente questi spiriti sono identificati negli Arcangeli, ovvero negli angeli appartenenti ad una delle due cerchie più basse nell'ambito dei cori angelici. Ma quanti sono dunque questi spiriti supremi? E soprattutto come mai il comando delle milizie celesti sembrerebbe affidato non agli Angeli più elevati, bensì a quelli appartenenti all'ordine più basso? A queste problematiche tenta di rispondere la presente analisi, che intende fornire un quadro più chiaro ed esaustivo possibile riguardo la nascita e la diffusione nei secoli del culto degli Arcangeli.

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La tradizione cattolica attribuisce comunemente una  grande importanza al culto degli Angeli. Instancabili servitori della Divina Essenza, gli Angeli, custodiscono l’uomo durante tutto il suo percorso terreno, ispirandogli pensieri positivi e proteggendolo dalle influenze maligne. Ogni cattolico che si rispetti sente di avere al proprio fianco un angelo custode al quale rivolgersi nei momenti di difficoltà, un angelo che lo protegge sempre e che non lo abbandona nelle tribolazioni. Il primo ad avere compiutamente descritto il mondo angelico è stato Dionigi l’Aeropagita, il quale, nella sua opera più famosa, “Della Gerarchia Celeste”, organizza tutti gli Angeli in nove Cori, che divide in 3 Ordini principali: Serafini Cherubini e Troni, nel primo Ordine, quello più vicino a Dio, Virtù, potestà e Dominazioni, nell’Ordine intermedio, ed infine Principati, Arcangeli e Angeli nell’Ordine più basso, quello più vicino all’uomo. Inoltre, secondo tradizione, esisterebbero tra tutti i nove cori angelici, alcuni particolari spiriti, dotati di grande dignità e speciali prerogative, tra le quali quella di essere sempre alla presenza del Trono di Dio, in grado di comandare tutti i nove cori angelici, o all’occorrenza di intervenire direttamente nelle vicende umane. Di alcuni di questi angeli conosciamo anche i nomi, Michele, Gabriele Raffaele e qualche volta anche Uriele. Comunemente questi spiriti, sono identificati negli Arcangeli, ovvero negli angeli appartenenti ad una delle due cerchie più basse nell’ambito dei cori angelici. Ciò nonostante, Michele, è comunque considerato il capo supremo della milizia celeste, e a Gabriele, è stato affidato addirittura il compito di annunciare alla Vergine la nascita del Redentore. Ma quanti sono dunque questi spiriti supremi? E soprattutto come mai il comando delle milizie celesti sembrerebbe affidato non agli Angeli più elevati, bensì a quelli appartenenti all’ordine più basso?

A queste problematiche tenta di rispondere la presente analisi, considerando che nel corso dei secoli, non si è mai dato adeguato risalto a queste figure angeliche né si è mai tentato di affrontare adeguatamente il problema interpretandolo ed inquadrandolo all’interno delle attestazioni sacre. Ciò ha provocato difatti, una grande speculazione, che sottratta alla vigile attenzione ecclesiastica, rimasta quasi indifferente a questo filone iconologico, ha finito per prestare il fianco a stravaganti interpretazioni oscillanti tra l’esoterico e/o il new age, 15 che nulla hanno a che fare con il culto di codesti spiriti, e che hanno, al contrario, generato un ostacolo alla loro definitiva approvazione. Con la presente opera, che segna solo il primo passo in un difficile itinerario di carattere devozionale e storico riguardante i Sette Angeli, si è voluto fornire un quadro quanto più chiaro ed esaustivo possibile riguardo la nascita e la diffusione nei secoli del culto degli Arcangeli. Nella ricerca della storia mistico devozionale legata a questi Santi Angeli, si è inteso sgombrare il campo da possibili deviazioni interpretative, per soffermarsi unicamente sulle fonti giudaico-cristiane, al fine di legittimare e sostanziare la presente analisi con interpretazioni che mai esulano dall’ambito strettamente cattolico. Nel far ciò l’autore ha utilizzato il piglio del giurista, ovvero una condotta tesa a verificare ed analizzare anche i più piccoli dettagli e le minuzie, per offrire un quadro quanto più attendibile al lettore nella ricostruzione dell’apparato gnoseologico-conoscitivo di tale filone iconografico e iconologico. L’opera, partendo innanzitutto da uno spunto storico di riferimento, davvero assai interessante e connotato anche di caratteri misteriosi, prevede una breve digressione sulla figura di Antonio lo Duca, analizzata attingendo alle fonti della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, nonché agli scritti di Don Marcello Stanzione che da tempo dibatte su tale questione teologica per poi spingersi fino alla identificazione di questi principi mediante il ricorso al testo sacro, ed alle visioni e apparizioni maggiormente conosciute, e/o comunque ammesse dalla Chiesa Cattolica. Soltanto la figura dell’Arcangelo Uriele, per ragioni ovvie, contiene una parte che si rifà ad alcune fonti apocrife, che comunque, come nel caso del IV Libro di Esdra (apocalisse di Esdra), erano state concepite in ambito giovanneo, ed inserite addirittura tra le fonti canoniche dei primi secoli. Il tutto corredato poi da deduzioni e ipotesi sia sulla esatta ricognizione delle figure dei 7 Principi, sia sulla

loro posizione gerarchica all’interno dell’ ordinamento celeste. Al termine dell’opera, un capitolo finale presenta numerose icone raffiguranti i 7 Arcangeli tra cui, una scoperta di recente dall’autore all’interno della mostra museale degli ex voto alla Santa Vergine, nell’abbazia di Montevergine (Avellino), ove si trova la famosa e venerata icona della Madonna. L’autore inoltre, agendo con animo obiettivo e privo di preconcetti o sovrastrutture, ha provveduto ad analizzare le fonti sacre e mistico devozionali di cui è entrato in possesso, provvedendo ad individuare progressivamente quelle che direttamente attestano la legittimità e la bontà delle venerazione degli Arcangeli. Le suddette fonti, costituiscono dunque il codice interpretativo intorno al quale ruota la presente esposizione, affinché il lettore lo identifichi come il quadro unitario-sistematico con il quale addentrarsi nella lettura.

 

 

 

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