Il canonico Gennaro Radente e i Sette Arcangeli ( o Sette Spiriti Assistenti)

Carmine Alvino

Del  p.Gennaro Radente,  autore di numerose opere, napoletano, poco si sa e si conosce.  Fu   assai versato neIle  lingue dotte , tant'è che diede vita ad una nuova ggrammatica  ebrea notabile per la chiarezza e per la semplicità de' precetti (Hebraicæ linguæ nova methodus ad usum Sem. urbani Neapolit) . Nel 1760 scrisse la celebre elegia latina in onore di San Gennaro, il cui testo, tradotto in italiano, è giunto fino ai nostri giorni ed è tuttora al centro della preghiera popolare. Il culto ianuariano si andava quindi organizzando e disciplinando intorno a precisi canoni e alcuni punti della vita e del martirio del santo, a lungo restati oscuri, andavano in qualche maniera chiarendosi, come nel caso della questione del suo luogo di nascita.

Sappia però il lettore che, per un curioso caso di omonimia, pure citato da molte fonti, circostanza che ci ha tratto in inganno anche noi il p. Gennaro Radente fu confuso con il p. Alberto Radente quest'ultimo amico di Bartolo Longo e sua guida spirituale. Lo ricorda Bartolo Longo nei suoi scritti. Secondo le fonti fu Vincenzo Pepe, suo compaesano e uomo molto religioso, a fargli conoscere Padre Radente, il padre domenicano di grande fede e molto colto. L’incontro fu significativo perché segnò la conversione di Bartolo Longo che sviluppò una forte devozione per il Santo Rosario ed iniziò a prodigarsi in opere assistenziali come la cura di ammalati e bisognosi abbandonando completamente la vita forense. La confusione non è solo generata dall'omonimia, ma anche dalla circostanza che Bartolo Longo ricorda nei suoi scritto il Canonico Gennaro Radente, come autore delle opere sugli Angeli.

Il padre D. Gennaro Radente [1], nel suo libro “Il S. Angelo Custode e i SS Sette Spiriti Assistenti al Trono di Dio”, così parlava dei Sette Angeli e di San Raffaele, a pag. 255:

 

I SETTE SS. SPIRITI ASSISTENTI AL TRONO DI DIO
PARTE IV
EFFETTO DEL MINISTERO ANGELICO  NELL’ INSINUARCI LA DIVOZIONE  AI SS. SETTE SPIRITI

“Bonaventura in tutti i Cori angelici ravvisa un vivo ritratto della Trinità Augustissima: siccome, dic’egli, una è la Essenza Divina, e tre sono le Persone; coì uno è il corpo della Milizia Celeste e tre sono le Gerarchie: nella prima si rappresenta la Maestà del Padre, nella seconda la Sapienza del Figlio; nella terza la Carità dello Spirito Santo;  e poiché la natura Divina è tutta nel Padre, tutta nel Figlio e tutta nello Spirito Santo, per esser una sola natura; così in ogni Gerarchia vi è la immagine del Padre, Figlio e Spirito Santo. Or tra gli attributi divini la Provvidenza vie più risalta in ben disporre le cose con fortezza e soavità uguale; quindi è che avendo il Signore creato innumerevoli Angeli per il ministero della sua corte, tra costoro ne ha prescelto Sette per il particolare ministero della sua Provvidenza; e siccome in Egitto il Re Faraone elesse Giuseppe per soprantenderne i bisogni del regno, ed a lui soggettò gli Officiali tutti, e costoro ed il Re stesso rimettevano suppliche de’ bisognosi alla provvidenza di Giuseppe, ripetendo loro; andate voi, andate a Giuseppe, Ite ad Joseph; nella stessa guisa in Cielo il Signore Iddio manda tutti gli Angeli a questi Sette per esserne illuminati, e noi tutti per esserne provveduti: gli Angeli dunque dipendono da’ loro Maggiori, ed inspirano a noi la suggezione, la riverenza, ed il ricordo ai medesimi: e par che ci ripetano; andate voi ai Sette Spiriti Beati ne’ vostri bisogni più premurosi, e tragli altri a’ SS. Raffaele, Gabriele, ed al Principe di tutti S. Michele.
CAP I
Qual sia il ministero de Sette SS. Spiriti
Il profeta Zaccaria vide in spirito un candeliere tutto d’oro fino, che sosteneva sette lampade, ed era ombreggiato da due alberi d’oliva, l’uno a destra e l’altro a sinistra; tosto egli domandò al suo Angelo Custode qual ne fosse il mistero, e gli fu risposto esser le lampade gli Occhi del Signore, cioè i Sette Arcangeli, che scorrono per tutta la terra; e due Olive esser i due più Sublimi Spiriti, che assistono al Signore di tutte le cose. Questa visione di Zaccaria vien confermata dalla visione di S. Giovanni, il quale vide sette lampade ardenti innanzi a Dio; di più che il Divino Agnello avea sette occhi; e così le lampade, come gli occhi dell’Agnello, dic’egli, esser i Sette Spiriti, che assistono a Dio, e come suoi Messi girano tutta la terra. Se dunque il loro carattere è di esser Occhi di Dio e di Gesù, lampade fiammeggianti, e due tra loro Olive pacifiche ; il loro ministero comune è di ammirare e benendire l’infinità liberalità di Dio e la tenerezza del cuor di Gesù: presentare con ogni calore e premura i bisogni nostri a Dio Padre e Creatore di tutti; di eseguire i disegni della Paterna Provvidenza di Dio e della Carità di Gesù; di vegliare sopra di noi e starci d’appresso, ed impetrarci le grazie necessarie: ma il particolare impiego de’ due più sublimi Spiriti, cioè di S. Gabriele e S. Raffaele è di ombreggiarci colla loro protezione, ottenerci le palme di vittoria contro a’ nemici e la riconciliazione con Dio, essendo il loro simbolo l’oliva. Iddio, dice Agostino, è un occhio che tutto vede, le cui palpebre spiano minutamente tutti gli uomini creature sue, e massime i poveri; de’ quali non può mai scordarsene, poiché li tiene disegnati sulla pianta della sua mano, secondo il linguaggio di Davide ed Isaia; ha egli perciò eletto questi Sette Spiriti come ministri della sua Misericordia“. Ricorrete con fiducia (ci esorta il nostro S. Custode) alla loro carità, e riporterete tosto l’effetto buono delle vostre suppliche, soprattutto l’amor verso Gesù, senza l’amor del quale non possiamo salvarci”. La Ven. Suor Maria Amodea Blonè religiosa della Visitazione fu divotissima ai Setta Angeli. Mentr’ella ancora secolare andava in Aviano s’incontrò in sette giovani pellegrini, che le chiesero con ogni modestia e umiltà soccorso. Delle miserie loro e de’ pericoli si mosse a pietà Amodea, e poiché aveva già dispensato tutto ai poveri al solito suo, prese il rosario e due libretti devoti per darglieli; ma pensando alla scarsezza della limosina ed al grave bisogno loro li pregò di venire in casa sua, dove li trattò largamente. Il primo de’ giovani datosi cuore dimandò un poco di unguento per una piaga contratta per istrada, con carità la divota signora non solo l’offerì subito, ma volle curarlo colle sue mani: il secondo e il terzo giovane fecero la stessa premura; e n’ebbero la stessa cura. Giunto la sera Amodea, poiché era sola in casa, li licenziò cortesemente; ma quei santi giovani seppero così pregarla, che gli continuò la carità fino al giorno vegnente, restando ella molto edificata così dalla loro modestia, come da’ santi e fervorosi ragionamenti. Nel dì seguente, essendo venute in casa il Signor Francesco Poiton Avvocato del senato di Savoja, ed invitato da Amodea a trattar co’ pellegrini e medicarli, si accorse esser le piaghe contagiose; non si arrestò però la pietà di Amodea di curarli, e dagli la provvisione di danaro e di altro necessario per il viaggio; e sul licenziarli le disse in segreto il primo giovane: “Noi siamo di Germania, e quando sarete nella nostra Patria, compenseremo la caritò usataci: siate pur divota de’ Sette Spiriti Beati, che non mancheranno sempre di proteggervi”. Di fatto a qual perfezione di virtù ella non giunse colle loro spesse inspirazioni? Entrata poi in Monastero fu assalita da una forte febbre; ecco tra il sonno vede i Sette Pellegrini, ed amareggiandosi di non potergli soccorrere, ne fu tosto consolata nell’udire di esser eglino venuti non per ricevere, ma per dare a lei; in effetto ognuno stringendole la mano la confortarono così, che sveglandosi si trovò affatto libera, e ricolma di consolazioni per la Angeliche visite. Non molto dopo fabbricando ella il Monastero di Annisi fu sorpresa dall’emicrania e mentre n’era assonnata vide entrar in Monasterio i Sette Pellegrini; si crucciò tosto tra’ l sopore colla Portinara per avegli dato l’ingresso nella Clausura, quando il primo dei giovani le disse: “ Siamo noi qui dentro colla dovuta licenza, altro non vogliamo che un luogo per ciascuno di noi in questo nuovo Tempio”. Ciò detto disparvero gli Angeli, ed anche il suo malore, e con somma gioia comprese che i Sette Angeli suoi Difensori volevano sette altari nella Chiesa nuova per implorarle da Dio ogni favore, che in effetto sperimentò sempre in vita ed in morte fu dai medesimi assistita”.
Cap II
Quale sia il ministero di San Raffaele
Gesù C. è venuto al mondo per insegnarci la maniera di meritare il Paradiso col mezzo delle opere della Misericordia spirituali e temporali: egli stesso le ha praticate costantemente; e si protesta in S. Matteo  che ci giudicherà sopra gli esercizi delle cennate opere.  Se noi le pratichiamo, Gesù  oltre il premio celeste, ha disegnato S. Rafaele, uno de Sette Spiriti per nostra guida in questa vita, e per nostro forte sollievo contra il Demonio nemico della purità; e ne’ viaggi, ne’ pericoli, nelle povertà, nelle infermità,  e nelle più strette angustie, che affliggono l’anima e’l corpo.  L’esempio di S. Rafaele con Tobia riferito nella prima parte..ci fa certi dell’amorevole assistenza di questo serafino. Egli chiamò prima se stesso con il nome di Azaria figlio del grande Anania, e poi con altro nome Rafaele: il primo nome vale lo stesso che aiuto del Signore,  e’l secondo Medicina di Dio. Di fatto egli venne in aiuto di Tobia padre e figlio e di Sara, e praticò con essi tutte le opere della misericordia in premio degli esercizi caritatevoli del vecchio Tobia. Lo vediamo in abito di pellegrino, in atto di servire al piccolo Tobia, di curare infermi, di cacciar demoni, di uccidere il pesce divoratore,  di provvedere di cibo e di ricchi averi tutta la casa, di dar savi consigli e per tutto ciò non esige altra mercede , che sia soltanto glorificato Iddio, e si frequentino le opere di pietà , compromettendosi di presentarle al Signore e di volar pronto in ogni bisogno nostro. Se il racconto dell’apparizione di S. Raffaele a Tobia (..) ci eccita ad un tenero pianto e cofidenza verso lui,  gli altri racconti che seguono, ci confermeranno nella divozione verso il S. Arcangelo. E per dare un mezzo pratico di esserne divoti ed ottenerne qualsivoglia grazia, aggiungerò in fine una Novena, di cui potremo far uso così ad onore di S. Rafaele, come di ogni altro Arcangelo ed Angelo. Fatene la pruova ne bisogni vostri, e sicuramente vedrete le meraviglie di Dio al pari di Tobia. La Contessa Cecilia di Fiesole, essendole stato ucciso il marito, ed avento inteso che l’omicida tramava la morte de’ suoi due figli per farsi padrone di tutti gli averi, non trovò altro scampo che il fuggirsene in Firenze, dove ritirata in una piccola casa ne stava nascosta co’ figli e priva di ogni soccorso necessario. Il P. Maestro Albizzo Carmelitano suo Direttore le consigliò di ricorrere a S. Rafaele protettore de’ poveri e degli afflitti. Alla divozione della Dama accorse subito il S. Arcangelo, che presentandosi in casa della vedova in forma di giovane grazioso prima del Mezzodì pregolla a dargli i suoi figli, mai non usciti di casa, per portarli a diporto: ottenne volentieri la licenza, ed al vespro li ricondusse allegri, e con un pane per ciascuno: tutti si ristorarono, e ne riconobbero per autore S.Rafaele, il quale continuò a beneficarli così per più tempo, conducendo i figli alle Monache di S. Felicita. Per questo mezzo la Madre ebbe la sorte di abboccarsi colle Monache, e raccontarle i suoi disagi e la divozione al S., onde ne riportò tutto l’aiuto possibile; ma le Monache stesse ne riportarono maggior vantaggio per la protezione del S. Arcangelo, che gradì molto la loro liberalità; poiché nel mandar elleno il paniere ogni dì  pieno in casa della Contessa, per strada appariva il solito giovane grazioso, che lo toglieva al portatore e recavalo colle proprie mani alla Donna. Or non passò poco tempo che un Padre Carmelitano governatore del Monistero corse rischio per alcune calunnie. I parenti delle Monache con gente armata impresero a far fronte a’ nemici; e buona parte dei cittadini era in disturbo. Le Monache desiderando la pace comune ricorsero con fidanza al Santo, che per li meriti della sua favorita contessa si degnasse di assettare i tumulti. Ecco all’ora di vespro addì 22 di Settembre si fa vedere un Venerabile Pellegrino alla Superiora e ad un’altra religiosa, mentre stavano alle Grate, e tutto cortese disse loro: “Voi state malinconiche assai, ed avete bisogno di grande aiuto; se lo volete, fate recitare alle vostre sorelle per 9 giorni li salmi Coeli enarrant; Saepe expugnaverunt; de Profundis, ad onore de’ 9 Cori Angelici e tornerò a voi per recarvi felice nevella”.  Fu seguito il comando creduto Angelico, ma nel I di Ottobre gli affari vie più s’imbarazzavano, e le Monache erano assai rammaricate, quando il buon Pellegrino fattosi vedere alle Grate: Buone nuove, buone nuove, Madre Abbadessa, disse con voce allegra, e disparve; e nello istante medesimo seppere la desiderata quiete de’ cittadini e parenti. Non solo le Monache ma tutta la Città concorse a ringraziare il S. Arcangelo con ergergli un altare nello stesso Monistero ed una immagine, che rappresenta a vivo la figura del pellegrino apparso. Si celebrano ivi più Novene l’anno coll’accendervi 9  lumi, colle recitazioni de’ tre salmi, di 9 Gloria, di 3 Pater ed Ave, e colla celebrazione del S. Sacrificio; e da Firenze si è propagata in Napoli, Venezia, in Ispagna, ed altrove cos’ la cennata Novena, come l’impegno dell’amoroso S. Arcangelo in favore de suoi divoti. Poco tempo dopo nello stesso Monistero addì 26  Maggio 1702 Suor Margherita Campi dovendo recitare alle Monache un sermoncino ad onore di S. Filippo Neri, pensò di rileggerlo prima di dormire, pose un lume vicino al piumaccio , e non accorgendosene si addormentò, alcune scintille caddero e posero a fuoco il letto, e quanto vi era nella stanza, eccetto il luogo dove teneva appoggiata la testa: il sonno durò tre ore, dopo cui svegliatasi riflettè al lume acceso, dicendo tra se: O Miracolo! Io dormiva, e poteva il lume attaccar fuoco al letto; quando volgendo gli occhi intorno, guarda nella stanza un vesuvio di fiamme, di fuoco, e fumo; sbalza come può dal letto, ed esce gridando aiuto;  si svegliano tutte le Religiose, ed accorrono allo spettacolo del gran miracoli, e d’indi passano al coro per ringraziare di continuo loro Protettore S. Rafaele. Relaz. del Monistero di S. Felicità di Firenze.
In Napoli una Gentil donna vedova riprese l’unico suo figlio di un mal fatto: costui risentito si parte, e non più ritorna; la madre ne viveva sconsolata non sapendo come trovarlo, ed a chi ricorrere. Un divoto di S. Rafaele le fece animo con accertarla di recuperare il figlio, se avesse fatto con fervore la Novena al Santo; le diede il libretto; ed ella tosto la comincia, che non così fu terminata che tornò da sè il giovane: si vide in lui un doppio prodigio, poiché ritornò compunto, e prostrato a’ piedi della madre, le domandò perdono, e poi raccontò che mentre camminava afflitto per la via di Roma, fu trattenuto da un gran giovane, dal quale intesa la cagione della fuga fu consolato, ristorato, e ricondotto in casa salvo, non ricevendo che savi ammaestramenti da sì buona Guida. Si venera in Napoli la di lui effigie in S. Giorgio Maggiore, né  vi è stata persona bisognosa che ricorrendo a lui non sia stata teneramente aiutata. Fa egli quivi de’ prodigi grandi ed innumerevoli. Eccone un altro. Nel 1731 partirono da Napoli sulla fine di Novembre otto P. Pii Operatori oer predicare in Cariati; giunti già a Corigliano, terra poco distante da quella, della scorta furono mal guidati, poiché furono sopraggiunti della notte piovosa, nevosa, ed oscura e smarrirono anche la strada. In tali angustie il Superiore rivolto a’ compagni: Perché , disse loro, non ricorriamo al S. nostro Rafaele? Tutti allora genuflessi l’invocarono con fiducia e con breve orazione:  non mancò punto l’Arcangelo di aiutarli graziosamente. Nella vicina terra di S. (..) stava un divoto Padre Teresiano, che il domani dovea passare a Cariati; sul punto istesso che quei oravano, egli anche orava, e sentissi un forte impulso di fare allor’ allora il suo viaggio. Non seppe resistere all’Angelica spinta, si alza di fatto e chiama il compagno per partire; e non ostante l’indugio, che a tutto potere gli faceva colui coll’esporgli i pericoli della via, del tempo nevoso e notturno, s’incamminò come fuor di se stesso, finchè giunto vicino al luogo, dove stavano i Sacerdoti udì un mormorio di lamenti; si fermò un poco, e comprese esser ivi gente dispersa e mal ridotta; mandò tosto per informarsi del fatto, e n’ebbe in risposta essere eglino Missionari, che andavano a Cariati, e di avere smarrito la strada; di bel nuovo manda il messo pregandoli che venissero a lui, e gli avrebbe condotti seco. Non così giunsero, che in vederli il buon Religioso col cuor sulle labbra: “Cari Padri, disse, voi non andatevene in Cariati, ma a morire in un lago profondo, ove terminava il vostro cammino”. A tale avviso i Padri Operai conobbero il beneficio ottenuto da S. Rafaele, come il buon Teresiano si accorse del motivo del frettoloso viaggio. Allora il Superiore pieno di tenerezza gli disse: “ Or Padre siete stato per noi un S. Rafaele”. Ed ei: “Rafaele appunto mi chiamo”. E così ringrazioando Iddio,  e ‘l Santo Condottiere proseguirono lieti il cammino – Ritratto di S. Rafaele pag. 122.
Nel 1497 Emmanuele Re di Portogallo spedì più navi nell’Indie Orientali, una delle quali dedicò all’Arcangelo Gabriele, acciò conducesse colà salvi gli Evangelici operai, e l’altra a S. Rafaele per lo stesso fine. Il disegno non riuscì vano, poiché il mare si mostrò ossequioso a sì grandi Arcangeli, e deposta la sua incostanza si cuoprì di serenità e calma; il vento sempre le portò a vele gonfie; ed approdando i naviganti a quele terre mai non vedute, vi furono accolti come se fossero stati antichi compaesani; e riconoscendo un tal favore dal S. Arcangelo, Guida ne’ viaggi, gli eressero una superba colonna col motto: Archangelo Raphaeli viatorum Duci. Maffei Lib. Hist. Ind.
Era la Città di Cordova molestata da una lagrimevole peste, mancavano soccorsi di vitto,  di medici, di confessori, e di uomini che portassero a seppellire i morti. FR. Simone de Sousa, Commendetore di N. Signora della Mercede stanco dalle miserie della Città, e vedendosi insufficiente a poter sovvenire e colle confessioni e colle limosine alla gran moltitudine, ritornato una notte nel convento, ed entrato in Coro cominciò a pregare con calde lagrime la Regina degli Angeli, che si degnasse mandare il Medico S. Rafaele per aiuto della patria; e poi pieno di confidenza in questo suo antico Avvocato lo scongiurò che per amor di Maria SS. presto venisse in soccorso, e gli compensasse la costante sua divozione verso di lui. Non fu restio S. Rafaele in esaudirlo, che tosto apperendogli in Coro dissegli: “Io sono Rafaele, che vengo a premiare la tua carità col popolo, e le tue preghiere. Va dal vescovo, e digli che metta la mia immagine sulla cima del campanile della Cattedrale, ed  esorti il popolo a pregar la Regina degli Angeli, acciò mandi la medicina del Signore; ed ognuno sarà libero dal contagio e dal Demonio Asmodeo tentatore dell’impurità, per il qual peccato Iddio flagella la Città”.FR. Simone narrò tutto al Vescovo, che adunato il popolo, propose la divozione alla Gran Madre di Dio ed a S. Rafaele, e tutti si obbligarono a celebrarne la Festa addì 7 Maggio in ogni anno; e di fatto furono liberi dal contagio. Ritratto di S. Rafaele pag. 248
Un Gentiluomo di Orleans portandosi in Galizia a venerare l’Apostolo S. Giacomo raccomandandossi alla protezione di S. Rafaele, acciò lo liberasse da pericoli, recitandogli ogni di alcune preci. Avvenne che nel passare per un bosco fu inseguito da’ ladri, ed essendo egli solo e senz’armi si diede ad una precipitosa fuga, quando incontrò un grazioso giovane, il quale avendolo trattenuto, ed assicurato della sua assistenza in quel rischio lo ristorò, e condusse seco; dopo pochi passi giungono alla riva di un fiume, dove non trovando né ponte, né barca, né guado, e vedensosi addosso i ladri, stimò il divoto pellegrino essere quel giovane una loro spia, e che l’avesse colà condotto per darlo nelle mani loro; ma ecco in un tratto, e senza saper il come, si truova passato nell’altra riva; scomparisce la guida, ed i nemici sono sul punto di disperarsi. La tenerezza del cuore fu grande del divoto viaggiatore, che prorompendo  in lagrime ed in vivi ringraziamenti verso il Santo proseguì lieto il cammino. Ritornò finalmente, dopo aver soddisfatto al voto, nello stesso luogo, e di nuovo si rattristò e per non poter passare il fiume e per il timore di abbattersi negli stessi ladri. Tra queste angosce viene sorpreso da un dolce sonno, e tral dormire vide l’antico giovane, che dissegli esser egli l’Arcangelo Rafaele, che prima l’avea salvato e di nuovo veniva in di lui soccorso. Si sveglia, il pellegrino e nell’aprir gli occhi non vede né fiume, né bosco, ma le mura della sua patria. O gran prodigio! O tenerezza del cuore del giovane verso il S. Arcangelo! Raddoppiò egli le lagrime, e la divozione alla sua S. Guida nel vedersi in un baleno trasportato da un luogo all’altro senza disagio e pericoli. Petrus de Natalib. Lib. 4 in Catal. Sact. Cap. 141.”.

[1] Gennaro Radente il Santo Angelo Custode e i ss.mi Sette spiriti Assistenti pag. 345.

 

 

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Settenario Angelico ovvero sette motivi per accendersi nell’amor di Gesù, da meditarsi avanti il SS. mo Sacramento coll’assistenza dei SS.Sette Spiriti. E’ utilissima pratica onorare i Sette Spiriti, e riceverne vantaggio il consegnare ogni di della settimana al culto di ciascuno di loro, cioè nella Domenica ossequiare S. Michele, nel Lunedì S. Gabriele, nel Martedì S. Raffaele, e così del resto, recitando ad onor loro sette Gloria Patri; un Pater ed un’Ave; di più mortificarsi in qualche cosa per amor loro; e considerare in ogni dì uno dei Sette Motivi nel Settenario Angelico….per eccitarci insieme con essi loro all’amor di Gesù:

Per la Domenica
Considerate col primo dei sette angeli assistenti al Divino Agnello, il titolo che a Gesù da la Chiesa, cioè Signore e Padrone nostro; Jesus Christus Dominus Noster. Egli Gesù è assoluto e legittimo padrone di tutte le anime; poiché colui è vero padrone, che compera. Gesù a comperato a costo, non già di oro e argento, ma del sangue e della vita sua le Anime dalle mani di Lucifero, e dalla pena eterna dell’Inferno loro dovuta….Chi principe della terra spenderebbe un’oncia di sangue per comperare un suo vassallo dalle mani del nemico?... E se mai alcun principe affezionato ciò facesse, qual servitù e gratitudine non esigerebbe da colui? Noi eravamo non solo servi e vassalli di Gesù, come  nostro Dio e Creatore, ma nemici ingrati….E pur Egli tocco da pietà e carità è calato dal Cielo; ha preso la fugira nostra di Servo, col farsi vero uomo, e dopo trentatrè anni di vita povera e laboriosa si è fatto svenare a forza di tormenti, per pagare il debito nostro alla Divina Giustizia. E non è questo un amore di cui non vi può esser simile in Cielo e in Terra?...Se dunque Gesù è assoluto nostro padrone come egli ci tratta? Con sereverità o con dolcezza infinita?..Ah che è troppo tenero il vostro cuore, mio amabile padrone Gesù! Ci chiamate Voi non col nome di servi,ma di cari Amici, di Fratelli e pur anche di Figli…. Come tali ci ammettete alla vostra divina Mensa… e ci date in cibo lo stesso vostro Corpo… Ci date la confidenza di parlarvi cuore a cuore e di esporvi da faccia a faccia ogni nostro bisogno. Qual Padrone mai tratterebbe così coi servi suoi? O gli darebbe tanta confidenza?.. E ove va a terminar l’amore vostro; a condurmi nelle braccia vostre nel Cielo e farmi godere una gloria beata, insieme con Voi per una intiera Eternità… Dolcissimo mio Padrone darò più il cuor mio alle creature?..al peccato?..al Demonio che fu duro, barbaro, fiero ed illegittimo Padrone di quest’anima?...O Santo Angelo, il Primo dei Sette Assistenti a Gesù, chiedetegli per me perdono, supplite le mie ingratitudinied inspiratemi fedeltà al mio tenero Padrone. Eterno Padre Voi mi avete donato Gesù, Io debbo e voglio amarlo: per di lui amore datemi anche il dono dell’amor suo.

Per il Lunedi’ Riflettete col Secondo Spirito Beato l’Amor di Gesù Disinteressato. Chi ama o dona, sebbene liberamente, esigge almeno gratitudine se non qualche proprio vantaggio. Gesù solo ci ama senza interesse… E che mai ne può sperar da noi?...Egli oltre di aver speso tutto il sangue suo per comperarci, ha impiegata tutta la vita sua, i pensieri, le fatiche, per noi…Oggi e sempre impiega tutto se stesso per le anime, in ogni luogo del mondo,, in ogni tempo,, sia di notte che di giorno,, o per lavare col sangue chi è battezzato, o assoluto, o per dare il suo Corpo intiero a chi si comunica…Per tutto ciò non pretende altro che ci salviamo…. E’ vero che esigge da noi il cuore: Filii praebe cor tuum mihi; ma per qual motivo? Per  mondarlo e santificarlo, e renderlo vivo Tempio, in cui venghi ad abitarci la SS. ma Trinità: si quis diligis me, apud eum veniemus, & mansionem apude eum faciemus… Di chi è dunque l’utile e il vantaggio? Suo o nostro?.. Dove sono Dolcissimo Gesù, le catene con cui il Vostro Santo Angelo ha legato a Voi i Cuori di tante anime? Le quali con coraggio hanno lasciato i troni, le dignità, gli amici, i parenti, per attaccarsi a Voi? … Deh S. Angelo aiutatemi asciormi da quegli attacchi, che lacerano il cuor mio..Anima mia, non provavi tu una dolce libertà , quando stavi unita con Gesù?...sebbene tu eri tralle angustie di spirito non isperimentavi consolazioni di paradiso?...Una provera e misera creatura non ti può rendere che povera e misarabile , come ella è….Da questo punto, mio amatissimo Padre Gesù, mi do tutto a Voi, e vi amo non per interesse alcuno, ma poiché lo meritate e perché siete pur, troppo amabile e disinteressato… Quali fatighe non avete fatto per cercarmi! Quante lagrime non avete versato! In qual cosa mi vi siete risparmiato, Piagato e Crocifisso Mio Signore!... Mi pare di sentirvi di nuovo: Che cosa di più ho dovuto fare, e non l’ho fatta per te! Quid ultra debui facere & non feci! Eterno Padre, è vostro piacere e comando che ami Gesù: fte che io vi ubbidisca e datemi l’amor suo.

Per il Martedi’ Ammirate col terzo Angelo l’amor di Gesù ubbidiente…Egli nel farsi uomo, volle vivere, morire,e restarsi dopo la morte con noi sotto una perfetta legge di ubbidienza… Ubbidisce all’Imperator Augusto nel farsi portare a Betlemme, e si contenta di nascere in una stalla…Ubbidisce all’Angelo, che lo fa andare in Egitto, e ritornare per fuggir da Erode..Ubbidisce alle leggi degli Ebrei..Ubbidisce alla Madre in tutta la vita, e al suo Ajo Giuseppe in ogni cosa….Ubbidisce alla sentenza di Pilato, ed alla volontàfuriosa  dei suoi carnefici in ogni strazio…Come un angello stende le mani e i piedi per esser conficcato in Croce…Mure piegando la testa in segno d’obbedienza..Oggi ubbidisce ai Sacerdoti nel discendere dal Cielo alle parole della consecrazione…Ubbidisce loro nel farsi chiudere in una pisside, in una Custodia,, nel farsi portare agli infermi,nel farsi ricevere da qualunque bocca….Forse non èGesù il Signore del cielo e della terra?...Non ha al suo corteggio milioni di spiriti beati?...Mio Gesù non potrei tutto ciò comprendere, se non vi ammirassi Amante…L’amor che mi portate mi rende ubbidiente…Il desiderio vivo che avete di vedermi non già misero sotto il demonio e nell’Inferno, ma con voi beato per sempre,  vi rende Agnello e Vittima di ubbidienza fino alla morte… E io a chi ubbidisco? A Voi, o alla mia volontà e capriccio, e forsi anche alla rea volontà degli uomini? Ah! Che mi sembra  di vedervi spirante sulla Croce, e dirmi:  anima mia diletta dammi la volontà tua e la presenterò colla mia al Padre. Chi ubbidisce a Me, ed a’ Ministri miei, regnerà meco, e sarà fuori dalle catene delle passioni, e del demonio….Se non ubbidisco ora a Gesù, segno è che non l’amo.Eh! non merita di esser Egli amato?..forsi lo meritano le creature?.. Ed hanno queste per me sparso ancora una lagrima  od una goccia di sangue?...In che cosa possono felicitarmi? Eterno Padre, poiché il vostro Figlio per la sua ubbidienza è la compiacenza del vostro cuore, datemi l’amor suo.

Per il Mercoldi’ Accoppiatevi col Quarto Angelo per meditar l’Amor di Gesù umile.Che diremmo di un principe che per l’amor dei suoi sudditi, vestisse come loro, mangiasse lo stesso comun cibo, entrasse in ogni casa sebben povera per visitare gli infermi, per guarirli, colle sue mani gli preparasse i medicamenti, ed abitasse in una umile casa, lungi da ogni corteggio, per dare accesso a tutti, e rendersi a tutti famigliare; ed accorresse a dogni loro chiamata? Nonvi ha che il re del cieloGesù il Dio nostro, che si è renduto troppoa noi famigliare… Egli nasce in una stalla aperta a tutti… Vive in una bottega per esser conosciuto da tutti..Rifiuta il corteggio degli Angeli per conversar con noi…Mangia vulgar cibo e veste come gli altri poveri… Gira per la città: per li villaggi, per le piazze per esporsi a’ bisogni di tutti… Entra nella casa di ognuno per farla da medico… Non isdegna di soggiornar tra’ peccatori pubblici per guadagnar le loro anime… E morendo dà la confidenza al buon ladrone di ammetterlo seco in Paradiso..Egli risorge glorioso; e vela la sua gloria e maestà per trattar colla Maddalena e i suoi Apostoli… Che di più? Vedetelo oggi esser portato nel Divin Sacramento per le piazze colla povera  pompa di pochi lumi… Vedetelo solle lingue di tanti corpi talvolta puzzolenti, e quante volte sulla stessa lingua vostra!...Ammiratelo nelle sue immagini esposto al pubblico, sotto figura o di Ecce homo legato, o di Bambino, o di Garzon che lavora, o di Crocifisso..Ed io a vista del mio Padrone farò vano, cercherò comodi e vantaggio?...O Amabilissimo mio Gesù, non è il fine della vostra Umiltà di abbattere la superbia del Demonio e del Mondo, el rendervi a me, tutto dimestico e pronto a’ bisogni miei?...Non  saremmo noi tutto cuore per un Principe, che facesse taluna di queste cose?...E vi sarò nemico in avvenire o poco grato?... Mi vergogneroò d’imitar la vostra povertà ed umiltà? Deh per la tenerezza del vostro Cuore, per cui mi avete visitato, e siete in persona venuto nell’Anima mia, degnatevi di ferir questo mio cuore, acciò non sia più piagato che dal solo vostro amore. Eterno Padre, per quanto amate la gloria del vostro Figlio così umile, dateci l’amor suo e fate che sia vivo e sincero, come anche il dono dell’umiltà.

Per il Giovedi’ Il Quinto Angelo vi da a contemplare l’amor di Gesù Mansueto.Quale Padre o Madre, se vien ripreso di amare i propri figli, di vestirli, e di cibarli, se ne risente o mostra sdegno con i medesimi? Anzi vie più li ama, e li guarda con tenerezza, e gli abbraccia, poiché teme delle insidie dei maldicenti. Il nostro amabilissimo Padre Gesù è tutto cuore per amarci e sopportare ogni cosa. Non ha Egli riguardo alla sua gran Maestà, e si contenta di soffrir tutto in pace per amor dei suoi figli… Quale riferimento mostrò Egli nell’esser tacciato di conversar coi peccatori?..Nell’esser chiamato seduttore, negli essere preferito Barabba, e nell’esser posto tra due ladri nel Calvario?..Quanta mansuetudine ha Egli usata nelle ingiurie icevute dagli Ebrei, e poi dagli Eretici?...Quanta vie più nell’esser bestemmiato oggi il suo Nome, il suo Sangue dai peccatori?... Nell’esser ricevuto sacramentalmente dai Cristiani non contriti e mondi di coscienza e con l’anima bruttata di vizi indegni?... Nell’esser ancora da te ricevuto con qualche reo affetto delle Creature?...Ah che Voi mio Gesù,siete un Padre che volentieri chiudete gli orecchi agli affronti, ed aprite il cuore per abbracciar i vostri figli…Simone il Giudeo sparla di Voi, che ammettete la Maddalena ai Vostri piedi, e Voi la difendete senza sentirVi o o contro lui o contra colei; non la cacciate da Voi, anzi le date confidenza di ungervi il capo, di lavar i vostri piedi e le fate un panegirico pubblico…. O Re e Signor del cuor mio, sono io pronto a difender l’onor vostro, ovvero mi arrossisco di Voi, e vi volto le spalle nel sentir le ingiurie che vi si fanno e nel disprezzo che si fa della presenza vostra nel sacramento?.. Sono pur risentito se uno mi offende sebbene leggierimente, mi spiace conversar coi poveri  o con persone difettose..E voi vi siete forsi querelato mai di me o mi rinfacciate mai i miei disordini?... Mi avete mai cacciato da Voi o nel confessarmi o nell’accostarvi a ricevermi Sacramentato?..O Doclezza e Mansuetudine infinita di Gesù, vi adoro e vi benedico, e con Voi mi abbraccio, come un Bambino abbraccia il Padre e la Madre, allorchè li vede villaneggiati e bastonati per amor suo.Sarò tutto vostro. Eterno Padre, per l’ammirabile mansuetudine di Gesù, datemi un tenero amor verso il medesimo.

Per il Venerdi’ Fermave i vostri pensieri per ammirare col sesto Angelo l’amor di Gesù costante.San Paolo ci dice di Gesù esser Egli lo stesso oggi e sempre, qual fu ieri, e nei secoli passati: Jesus Christus heri, & hodie & in saecula. Lo Spirito S., che è il Dio d’Amore, abita nel suo Divin Cuore. Or se l’amore altro non può fare di continuo che amare, perciò Gesù tiene sempre il suo cuore aperto per amare, gli occhi aperti per mirarci con pietà, le piaghe aperte per offrirle al Padre per Noi. Basta Anima mia, che ti metti alla riva di questo gran fiume d’amore, voglio dire alla presenza di Gesù, e ne sarai inondata…Egli è un Sole, che dà luce, gloria, e consolazione immensa a tutto il Paradiso, manda raggi e saette d’amore a tutte le anime come a tutti i peccatori…Si fa tutto a tutti, si espone tutto se stesso a tutti, e si dona tutto a tutti….Non gli rincresce di aver patito assai per noi, e perciò fa di Se Stesso un continuo Sacrifizio in ogni messa, ed in qualunque tempo, e per tutto il mondo… In ogni Messa lo vediamo bambino sopra di un panno di lino lo vediamo morto Sacramentalmente, lo vediamo colla fede in atto di pregare il Padre per noi…Nella Custodia lo vediamo e vivo e vero, e come sepolto nel suo tumulo…Ama Egli di rinnovare in breve e sempre tutto ciò che ha fatto e patito per noi…Qualunque nuvola si frapponga tral Sole e noi, sempre questo risplende, né si arresta dal suo corso ordinario. Così qualunque sacrilegio, affronto, e tempesta di eresie abbiano mai tentato di offuscare la Gloria di Gesù, o impedir il calore dei suoi raggi,Egli è stato, è e sarà sempre lo stesso per imparadisare l’Anime, per arricchirle di grazie, per visitarle, e abitar nel loro cuore…Caro mio Gesù, e dove posso io trovare in Cielo e in terra un altro più amante, e costante amante?....Dove un altro Padre così ricco e tenero?...Dove un altro Signore così Maestoso e dimestico?...Mi do per vinto alla grandezza, e costanza, e tenerezza dell’amor vostro. Mi accuso come ingrato ed infedele. Ho amato sino alla gelosia le creature della terra in faccia a Voi.Me ne pento di cuore…Ecco io chiudo gli occhi al cuore per non guardare, amare e  pensare ad altr oggetto. Voi Gesù mio, solo siete il Dio del cuor mio:  Deus cordis mei & pars mea Deus in aeternm: Eterno Padre  non permettete che sia io più ingrato al vostro e mio Gesù: donatemi l’amor suo

Per il Sabato Disponete il vostro cuore con i settimo Angelo per esser ferito dell’Amor di Gesù Generoso. Sembrò a Giuseppe generoso assai, il Re Faraone in farlo uscir dalle prigioni, dove ne stava seppellito, e dopo la interpretazione del sonno misterioso farlo montar sul trono,, vestirlo con gli abiti reali, donargli l’anello grigio, e dichiararlo Vice  - Re d’Egitto. Trallo stupore della sua improvvisa grandezza non perde mai di vista la generosità del suo Sovrano per essergli sempre grato. Che ne dite di Gesù? Non è Egli il vostro Dio che non già ha comandato dalla sua reggia di farvi sciorre dalle catene e prigionie infernali, ma Egli in persona è calato a liberarvi…Che si direbbe di Faraone, se si fosse vestito di cenci di Giuseppe in prigione, e per lui avesse versato qualche lagrima di compassione? Solo Gesù con divina generosità si si è vestito della vostra carne putrida, e ciocchè è più, i vostri stessi peccati; ha versato fiumi di lagrime per compassione di voi, anzi tutto il sangue suo per soddisfarne la pena, vi ha vestito dei meriti suoi,, vi ha dato l’anello della figliolanza adottiva di Dio, e vi farà regnare in Cielo per sempre. La vostra gratitudine non dee corrispondere a sì divina generosità? E pure ciò è poco per Lui. Vuol Egli sempre abitar con voi in questa valle d’esilio; vuol ammettervi ogni dì alla sua mensa,  e donarvi se stesso in cibo, e porta seco in compagnia sua nell’Anima vostra il Padre e lo Spirito Santo. E non è questa generosità infinita?...Comanda Egli agli Angioli suoi di assistervi ogni momento, e guardarvi da nemici, come la pupilla degli occhi suoi…Che farà poi in Cielo per glorificarvi? Tutto è forza di amore, che così dispone l’amabile suo cuore, che non pruova mai pena o rincrescimento di amarvi, anzi ne ringrazia il suo Eterno Padre, che gli permette d’impiegarsi tutto per noi. Ricordatevi della sua cena ultima, prima di morire: nel prender Egli il pane per consacrarlo, e così restar con noi, pieno di gioia sebben a vista della divina morte, ne ringrazia il Padre:  Gratias agens.  Ed oggi in ogni Messa prima di consaecrarsi, Egli per bocca del Sacerdote di nuovo , lo ringrazia: Gratia agens, sentiamo dir tutto dì…Generosissimo mio Gesù, ecco un altro Giuseppe ai vostri piedi, riguardo me stesso nello stato di prima, e mi vedrei senza di voi cinto di catene diaboliche, tra tormenti atrocissimi,  e sempre schiavo di Lucifero nel carcere Infernale, e senza niuna speranza di Libertà.  Ma eccomi in un istante,  e senza prevederlo, tralle braccia del mio Liberatore sprigionato, vestito, arricchito, adottato per figlio e glorificato… Chi mai può rendervene condegne grazie? Il mio S.Angelo con i vostri Sette Spiriti Assistenti non chiuderanno mai bocca per benedirvi, ed io incapace ed inabile a dir parola, metto i miei pensieri, il cuor e l’anima mia nel Cuor vostro Divino, per ripeter sempre:  Viva la generosità del mio Gesù. Eterno padre non sono io vostro figlio adottivo per Gesù? Voi fate ch’io l’ami sempre e con generosità.

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