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L'APOCALYPSIS NOVA TRADOTTA - VOLUME 1 (ESTASI I E II)

Carmine Alvino

INTRODUZIONE

 

I Santi Angeli ridotti a teologumeno!

 

Così il Santo Gabriele disse a me che lo ammiravo: “Non meravigliarti, tutti noi Angeli e voi Uomini, siamo concittadini della stessa patria! - Dalla prima Estasi del Beato Amodeo

Per quanto, nel nostro mondo vi siano una pluralità di religioni, di scienze, di interpretazioni, e dunque diversi modi di approcciarsi con la sfera del sensibile e del sovrasensibile, possiamo verosimilmente dividere tutte le teorie dell’essere e del divenire, in due fondamentali categorie :

“quelle che danno potere sul corpo”

e

 “quelle che non danno potere sul corpo”.

Le prime, che danno potere sul corpo, esprimono la legittimità dell’uso etico del proprio “essere fisico” in una modalità satisfattoria, che adempia alle “esigenze” o talvolta “pulsioni” che da esso si generano. Si “è” perché “si fa”, e se non si può fare, allora non si è più.

È il caso del relativismo, che concede al corpo un potere totale con una totale legittimità d’uso. Ciò che da me si genera, deve trovare in me compimento e collocazione, altrimenti si crea conflitto. Nella stragrande maggioranza delle religioni, si registra similmente questa dimensione del potere sul proprio corpo. La preghiera dunque è qualcosa di esterno al sé, e risponde all’idea di un dio, che è oltre sé, forse lontano e immutabile, ovvero esigente e insensibile. 

Vi sono poi quelle teorie dell’uomo che invece non danno potere sul corpo. Questo perché concepiscono il rivestimento materiale dell’io come una sorta di involucro mistico in cui conchiudere un’entità più grande. Ed è ciò che accade ad esempio e soprattutto nel Cristianesimo.  San Paolo diceva in 1 COR 6,19: “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?”. Non si ha potere sul corpo, eppure, il corpo è parte dell’uomo, che vive durante il corso della sua vita questa sacra antinomia, tra la volontà di potenza su di sé e l’impossibilità morale di poterlo fare, e su questo corpo, si installa una psiche e una volontà che la psiche informa, nel suo agire, e che deve essere congruente a questa Rivelazione Evangelica. Siamo , dunque, templi ambulanti, e questa sembrerebbe la significazione più interna, diremo il Sancta Sanctorum della Religione Cattolica. Uomo, dunque, pronto a ospitare Dio, una sorta di comunione sacra e ineludibile. L’uomo non può certo ospitare Dio nella sua assolutezza, ma solamente (o sarebbe meglio dire se non solamente) nella Forma del Sacramento, che può degnamente entrare in lui, quando lo Spirito Santo ritiene questa sacra custodia degnamente rispettata. In questo senso, in questo rapporto biunivoco, tra creatore e creato, quale è il compito dell’Angelo?.

Questa domanda che sembra così banale, non lo è affatto perché oggi, una teoria del mondo che non ospita il concetto di Angelo, ovvero il concetto di un essere mediano, e mediatore tra creatore e creatura, perde di questo straordinario elemento di congiunzione, trasformandosi da teoria dell’ “essere” a teoria del “dover essere” , da “teologia” a “deontologia”. Ma vogliamo spiegarci meglio. Noi abbiamo letto tante pagine sugli Angeli e li abbiamo visti svolgere tantissime azioni in favore dell’anima protetta, eppure possiamo verosimilmente riassumere tutti questi compiti profusi in favore del custodito, dai più alti ai più materiali, in un solo grande ministero, in  un solo e unico compito, anche se declinato in una molteplicità indefinita di azioni positive,

“quello di ricordare all’uomo che è il suo corpo è tempio per lo Spirito”.

Nella religione cattolica, questa riflessione assume concetto caratterizzante, in quanto, come si diceva, ci informa della circostanza che il cattolico, non ha potere sul suo corpo, nel senso che il suo corpo, è  sacro e appartiene a Dio, come tale non può abusarne, non può costringerlo ad azioni spiacevoli ma lo deve trattare come sacro tempio in cui far trovare ingresso a Cristo Sacramentato; in altre parole il corpo del cattolico è un Sancta Sanctorum. Ecco perché il Signore quando disse, “distruggete pure questo tempio  e io in tre giorni lo ricostruirò”, come poi spiega bene l’Apostolo Amato da Dio, si riferiva al tempio del corpo, non al freddo tempio di pietra di cui non rimarrà neanche un mattone, ma al santuario interiore che, divenuto sacro tempio, ospita Dio, ovvero ospita Cristo Sacramento e dunque ospita la Sua Medesima origine. Dunque l’Angelo, nella sua missione ci ricorda che “noi siamo tempio di Dio”, mentre l’Angelo, pur se per natura è sovraordinato all’uomo, non può cibarsi della “Carne di Cristo”, e non può abbeverarsi del nuovo succo della vite cioè del “Sangue di Cristo”. Egli partecipa o meglio favorisce questo incontro aiutando il fedele in questo sacro cibarsi, ma egli non se ne può cibare, ed in questo, se vogliamo, consiste una santa gelosia degli Angeli. Per ordine di Dio, l’Angelo è posto a guardia di questo ministero di purificazione dell’anima del protetto. Gli ispira pensieri positivi ed alti, e lo spinge così a trasformare il suo corpo in quel tempio di cui si parlava in precedenza. Egli inoltre ci protegge da coloro che , al contrario, non vogliono che Cristo entri in quel tempio, e che pertanto vogliono evitare che il fedele, mondatosi con il sacramento della confessione possa ospitarlo, in modo da allontanarlo progressivamente dalla sua fonte creativa e salvifica. Per suffragare questa nostra posizione riportiamo quanto accadde alla stigmatizzata spagnola Maria di San Francesco della diocesi di Placensia (Spagna) che veniva vessata continuamente dalle manifestazioni diaboliche, per non permetterle di comunicarsi, in modo così da interrompere l’ingresso di Cristo Sacramentato in lei. Proprio per questa ragione,  si rivolse in pianto innanzi a SS. mo Sacramento, chiedendo l’aiuto del Signore. Ed ecco che subito sentì uscire da Cristo Sacramentato una voce che le disse: “Sta qui Uriele, che ti difeda! Infatti, come Uriele fu concesso alla Venerabile madre spagnola la stessa riacquistò immediatamente le forze, la speranza, il suo respiro cominciò a farsi nuovamente regolare e poté così nuovamente comunicarsi. Ecco dunque cosa fa l’Angelo per noi, vuole che assumiamo Cristo nel nostro Corpo  - Tempio. E dunque l’Angelo è come se ci dicesse:

 

“Non dire queste brutte parole, tu sei tempio! Non commettere questi atti, tu sei tempio! Non parlare male di quella persona, tu sei tempio! Si onesto nel tuo lavoro, tu sei Tempio! E se sei tempio, puoi e devi ospitare il Signore! Siamo dunque concittadini della medesima patria! Siamo tutti fratelli, voi uomini e noi Angeli, di un medesimo ordine, che è Cristo Signore, Dio Nostro!”.

 

Non vi è differenza nella Salvezza, semmai vi può esserlo nella fruizione di Dio, nella nostra capacità di compenetrarci in Lui, ma dal punto di vista formale, tutti, spiriti Angelici e spiriti Beati, siamo parte di una stessa assemblea, parte di un medesimo organismo che è Cristo, e che è chiesa di Cristo. Sulla veridicità di questa espressione basti richiamare un episodio della vita di San Giovanni di Dio, assistito dall’Arcangelo San Raffaele, il quale apparendo al Santo disse: 

“Fratello mio, noi formiamo un solo Ordine, perché ci sono uomini che sotto una povera veste sono uguali agli Angeli. Prendete il pane che il cielo vi invia”.

Similmente si esprime l’Arcangelo Gabriele nell’Apocalypsis Nova  e corrobora questo orientamento interpretativo, quando nella prima estasi dice ad Amadeo:

“..Non meravigliarti, tutti noi Angeli e voi Uomini, siamo concittadini della stessa patria…”.

Proprio per tale ragione, ognuno di noi, prendendo tra le mani il Testo Sacro si rende perfettamente conto della presenza importante che hanno gli Spiriti Angelici nel contesto della Salvezza. Direbbe a proposito il noto angelologo Don Marcello Stanzione, che

 

se volessimo eliminare tutte le pagine del Testo Sacro dove compaiono gli Angeli,  resterebbe ben poco della Sacra Scrittura!

 

Sono loro a recapitare il messaggio a Maria, dicendole, neanche a farlo a posta, che la Stessa fosse “piena di grazia” cioè tempio vivente del Dio vivente. Sono loro a confortare il Cristo nell’orto del Getsemani, ovvero a rifocillarlo dopo la battaglia nel deserto con il diavolo tentatore, sono loro ancora, che nel vecchio Testamento si occupano di condurre e custodire i grandi profeti di Dio. Essi dunque, si occupano, “per tabulas sacras”, di orientare a Dio l’anima del protetto, di indicare la strada dritta che porta a Gesù Cristo. Eppure, inaspettatamente, una parte della Teologia Cattolica sta deliberatamente cercando di offuscarne il culto, allo scopo di fondare una nuova religione, un nuovo Cristianesimo:

 

 un Cristianesimo senza Angeli, senza miracoli, senza salvezza e senza mistero! E a noi, cari lettori, questo Cristianesimo non piace proprio!

 

Quando si legge una fiaba al proprio figlio, non si può eliminare il ricorso al fantastico o al magico, non si può dire cioè che il principe azzurro non è davvero azzurro e che la strega cattiva non è davvero una strega, ovvero che i due protagonisti non saranno felici per sempre, altrimenti la favola ne perderebbe di bellezza e forse anche di significato. Similmente non si può affrontare uno Scritto Sacro senza il ricorso al Sacro, senza cioè parlare dell’Angelo. Il grande angelologo, Don Marcello Stanzione, diversamente dagli altri colleghi, Don Renzo Lavatori e Padre Angel Pena, ha messo in guardia la compagine ecclesiastica da un pericoloso scivolare verso quella che lui definisce “Protestantizzazione del Cristianesimo”, ovvero un tentativo di desacralizzare le fonti evangeliche, eliminando l’unico elemento effettivamente soprannaturale del racconto sacro, ovvero gli Angeli, coloro i quali, determinano nel fedele, il collegamento e/o meglio dire la provenienza del messaggio che recano, da un contesto di natura politico – sociologica e quindi umana, ad un contesto di natura soprannaturale e dunque divina. Ecco infatti cosa dice Don Marcello su questo argomento riflettendo sulle parole del Papa emerito Benedetto XVI in riferimento alla celebrazione della festa dei Santi Angeli Custodi del 2 ottobre:

“Benedetto XVI, quand’era cardinale, il 2 ottobre del 1977, parlando degli Angeli Custodi alla radio bavarese, sottolineò che purtroppo si parlava poco o niente degli Angeli. Il cardinale Ratzinger già allora sottolineò che parlare degli Angeli significava sentire la presenza amorosa di Dio in tutto il cosmo e che non si era infantili nel pregare gli Angeli, ma che era una delle caratteristiche più belle della dottrina cattolica. Da tanti anni, mi occupo di diffondere la devozione agli Angeli e con mia grande gioia da alcuni anni sto vedendo che sempre più nelle parrocchie, nei Santuari, nelle Congregazioni religiose, sta rifiorendo di nuovo la devozione agli Angeli custodi e, in modo particolare, l’amore a San Michele. Purtroppo, negli ultimi 40-50 anni c’è stata una forma subdola di “protestantizzazione” del cattolicesimo per cui si parlava sempre di meno delle anime sante del Purgatorio, per esempio, della devozione alla Madonna, del Santo Rosario e anche, appunto, della devozione ai Santi Angeli. Quando c’è un periodo di vuoto, purtroppo, si inseriscono false ideologie, pseudo-religioni come l’occultismo e la New Age. Per molti anni, infatti, in tutte le librerie laiche ci sono stati e ci sono ancora centinaia di testi sugli Angeli che sono tutti esoterici e quindi il problema è sempre uno: se la Chiesa non fa apostolato, evangelizzazione, non parla degli Angeli, purtroppo parleranno degli Angeli questi "pseudo-mistici", così io li chiamo, ma non saranno più gli Angeli della Bibbia, gli Angeli dei Santi della tradizione del magistero cattolico, saranno gli angeli dell’esoterismo dell’occultismo. Noi come sacerdoti, come catechisti, come vescovi, parliamo anche degli Angeli: io dico sempre che per noi cattolici l’esistenza e l’azione degli Angeli è un dogma di fede…”.[1]

In sostanza, la presenza angelica è la chiave di volta che determina la riconducibilità del messaggio celeste ad una entità suprema, il Signore, attestando gli Angeli, come una sorta di notai dei Cieli, che quel medesimo messaggio, quella stessa informazione, proviene da Dio e solo e soltanto da Lui, e per questo ha natura cogente. Se in altre parole, la SS. ma Vergine Maria non avesse ricevuto dall’Arcangelo Gabriele, ma bensì da un comune profeta, la notizia della futura venuta del Verbo di Dio, la stessa avrebbe ben potuto dubitare di quanto le fosse stato detto, ma poiché quel messaggio le fu portato dal secondo Angelo più importante del Cielo, non vi era alcun motivo per rifiutare quella Suprema Verità. In tutte le religioni monoteiste, e in special modo in quelle abramitiche vi sono sempre e soltanto gli Angeli, che sono i soli a mediare la volontà di Dio. Pensateci bene, cari lettori e spero nostri amici, ogni religione monoteista ha come suo atto primario e fondativo un patto tra Dio e l’uomo, mediato però da un Angelo in vece dell’Eterno!

Per i nostri fratelli maggiori ebrei, ricordiamo che:

fu un Angelo a impedire il sacrificio di Isacco ed a parlare in sua vece, ponendo in essere il patto di salvezza che avrebbe portato, per noi cattolici al Cristo, e per loro alla futura venuta del Messia .

Un Angelo inoltre, apparve nel roveto ardente e consegnò a Mose i Dieci comandamenti, ovvero la legge morale ed eterna che guida ogni buon ebreo ed anche ogni cattolico che si rispetti.

Per i nostri fratelli musulmani, il Corano, è consegnato dall’Arcangelo Gabriele al profeta, e con questo messaggio ha inizio il patto tra il fedele e Allah il misericordioso.

3)Per noi cattolici, il messaggio più alto della nostra Salvezza fu portato da un Angelo, S. Gabriele, come riferito da Luca, alla Vergine Maria, in modo da fondare il patto tra la Chiesa di Cristo, ovvero Maria, e il Dio che sempre esiste.

Se però il nostro lettore si chiede come mai il messaggio più importante per noi è stato portato da San Gabriele e non da San Michele, gli rispondiamo semplicemente che, quel messaggio salvifico, per noi non era il primo bensì il secondo, difatti ve ne era già stato uno precedente ancora più importante. Se ci pensate bene, l’Incarnazione costituisce solo il secondo messaggio più importante per noi, in quanto il primo, ci viene narrato nell’Apocalisse nel Capitolo 12, ed è ancora una volta un patto, quello cioè di S. Michele e gli Angeli rimasti fedeli, di seguire l’Agnello Mistico immolato, per la sua opera di salvezza, e tra questi Angeli , sette sono come occhi che scorrono tutta la terra per edificare la Chiesa di Cristo fino a che non scenda la Gerusalemme Celeste sulla Nuova Gerusalemme, ovvero Roma. Dunque il secondo messaggio più importante, “Incarnazione” è veicolato dal secondo Angelo più importante, mentre il primo messaggio più importante “sconfitta del male e sottomissione a Cristo Re” è stato annunciato dal primo Angelo più importante. Senonchè, da tempo,  e diamo atto a Don Marcello di essere stato il primo a capirlo, la Chiesa Cattolica, non propugna con la medesima spinta esegetica, la devozione agli Spiriti Angelici, anzi, addirittura, in molti casi ne scoraggia la devozione! E forse neanche Don Marcello Stanzione, avrebbe mai potuto immaginare che le cose stanno anche molto peggio di come lui sospetta.  Tale nuovo orientamento risponde a quello che possiamo identificare come un cambio del paradigma formativo o dell’assetto interpretativo delle fonti sacre, attraverso uno spostamento da una prospettiva dogmatica del  ministero angelico ad una prospettiva riduzionista, svalutativa ovvero addirittura inconsistente e non necessaria alla salvezza.

Di recente, ad esempio,  abbiamo esaminato il nuovo libro dell’esimio teologo e conferenziere Vito Mancuso, intitolato “Il Principio Passione” Edizione Garzanti 2013. Il notissimo autore, dotato di una erudizione straordinaria che spazia in ogni ambito dello scibile umano (dallo scientifico fino al filosofico), figlio spirituale del compianto Carlo Maria Martini, ha creato una nuova formula dell’esistente (logos + caos = pathos), rifiutando però, teologia della croce, redenzione e peccato originale (soprattutto quest’ultimo), per istituire una nuova teologia cattolica basata necessariamente sulla c.d.“ creatio continua ”, in base alla quale, la divinità, progressivamente agendo con sforzo su un preesistente disordinato e disorganico (Caos), di cui non si conosce l’origine, informa la materia creando ordine (Logos) e dunque coscienza e voluntas positiva, soprattutto via via che il biologico (o bio – logos) si sostanzia in forme organiche più complesse, tra le quali indubbiamente l’uomo.

In questo trova sintesi evoluzionismo e creazionismo e dunque un nuovo collegamento tra gli estremi mai conciliati delle due opposte teorie. Insomma il Dio cristiano agirebbe come una forza che spinge nella materia creando uno sforzo ovvero un (Pathos), da cui il titolo del libro Principio – Passione e l’equivalenza (Caos + Logos = Pathos)per informare l’esistente caotico, che lo stesso non ha potere di creare o almeno non ha formato da se stesso.

Diciamo dunque che l’autore rifiuta la teologia della croce come mezzo di redenzione, ma non aborrisce la sofferenza, quale inevitabile conseguenza di un agire ordinatore. In sostanza il Cristo muore poiché il divino ha calcolato la possibilità che nell’ordinare la materia caotica, si produca sofferenza, sorta di attrito inevitabile tra l’atto di ordinare e la cosa disordinata o disunita che si ordina, e tale regola vale anche nel sociale dove, i fulgidi esempi di moralità dell’uomo in ogni suo ambito sono accompagnati da sofferenza, cioè da questo sforzo ordinatore e regolatore. In tale prospettiva, non vi è spazio per il peccato dell’Angelo, in quanto, sostiene sempre il noto autore, il Vecchio Testamento non ha mai parlato di Demonio in senso personale, bensì soltanto in senso simbolico, allorché soprattutto nell’ Antica Alleanza, molte delle caratteristiche del demone, possono essere tranquillamente ricondotte alla divinità (si veda al riguardo le piaghe d’ Egitto). Non scendiamo nella disamina di questa teoria, che almeno a nostro giudizio, si indebolisce dal confronto con l’inesorabile baluardo della Sacra Scrittura, che ci descrive il diavolo proprio come essere personale, pervertito e pervertitore, e ciò soprattutto nel Nuovo Testamento dove lo vediamo tentare Cristo, possedere corpi, finanche entrare in dialogo polemico con il Signore. Per non parlare poi del Vecchio Testamento dove ognuno ricorderà la tentazione della serpe – satana ad Eva, e l’azione personale del diavolo Asmodeo che aveva ucciso sette mariti della povera Sara, futura moglie del giovane Tobia (solo per citare alcuni episodi), poi legato e scacciato da San Raffaele nel deserto ciò a dimostrare che almeno in questo caso Dio non potrebbe scacciare Se Stesso, se si identificasse nell’accezione del diabolico. Quello che è importante conoscere è che per supportate l’interpretazione in chiave anti – redentiva, l’autore cerca di demolire la personalità del demonio, e in via più generale la concezione dell’Angelo. Ed è qui che la paura di Don Marcello Stanzione diviene ancor più drammaticamente reale e quanto mai  fondata.

A pag. 316 del libro,  all’interno del paragrafo dedicato alla dottrina del peccato degli Angeli,  Mancuso ci riferisce la circostanza che l’attuale Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sua Eminenza il Cardinale tedesco Gerhard Ludwig Muller, arcivescovo cattolico e teologo abbia scritto nella sua dogmatica cattolica:

“L’esistenza e l’attività degli Angeli non sono un oggetto esplicito di fede. Nella cornice della gerarchia delle verità rivelate basata sul loro apporto con il centro, la dottrina dell’esistenza e della rilevanza storico – salvifica degli Angeli è solo un tema di secondaria importanza. È una dottrina comcomitantemente creduta dalla Chiesa e rimessa nei suoi singoli punti alla fides implicita”.

Riferisce ancora Mancuso che la medesima opinione è condivisa dai seguenti cattolici: Marie Emile Boismad (Biblista), padre Christian Duquoc (teologo e scrittore francese), Pierre Grelot (Teologo Biblista e presbitero francese), Herberth Haag (teologo e biblista cattolico), prof. Jean Pierre Jossua (già rettore dell’università domenicana parigina di Le Saulchoir, attualmente riconosciuto a livello internazionale come il maggior teologo letterario vivente), Cardinale Walter Kasper (Teologo tedesco), Hans Küng (teologo, sacerdote e scrittore svizzero), ed altri notissimi teologi , presbiteri e porporati cattolici. Ancor più sorprendente e per certi versi inquietante la circostanza che a pag. 319, al paragrafo 51 denominato “Radici bibliche ed extrabibliche”, Vito Mancuso arrivi a stabilire sul tema degli Angeli quanto segue:

“Se il peccato angelico non si può fondatamente definire un dogma, penso sia lecito parlarne come di un teologumeno, intendendo con questo termine un enunciato teologico che non è stato oggetto di un pronunciamento diretto del Magistero ( e per questo non è un dogma) ma che è virtualmente contenuto in altri enunciati dogmatici e quindi richiede un’ attenta considerazione”.

Per intenderci il teologumento è un'ipotesi teologica riportata come fatto storico, ma solo un’ipotesi, non un dogma. Mutuando la terminologia giuridica, potremmo accostarlo al c.d. “Obiter Dictum” ovvero a quelle parti della sentenza del Giudice che servono per illustrare la sua decisione, ma che non hanno alcun valore giurisprudenziale, se non meramente illustrativo. In altre parole, tutti i summenzionati professori, sacerdoti, vescovi e cardinali o semplici teologi cattolici, sostengono che non vi è verità dogmatica sul peccato dell’angelo in origine ma soltanto un’ipotesi teologica corroborata da altri. Siamo dunque di fronte cari lettori, molto più che ad una “protestantizzazione” ma ad un vero e proprio “cambio dottrinario”, operato a livello sottile a scapito della teoria della Salvezza, con Cristo impegnato a riscattare i nostri peccati, senza peraltro alcun riferimento all’apporto degli Angeli alla redenzione come verità dogmatica. Per tali ragioni, abbiamo deciso di porre in stampa l’ Apocalypsis Nova, perché essa, non essendo conosciuta dai moderni teologi, contrasta nettamente ed anzi rigetta tutte queste teorie che vedono l’Angelo come una sorta di creatura immaginaria che non serve a nulla se non a costituire un elemento fittizio di un racconto simbolico e non sacro.

 

 

 

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