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S. GEUDIELE / EGUDIELE ( CUSTODE DELLE VERGINI E MUSICO)

 

 

 

Sono il custode di tutte le Vergini e Spose di Gesù Cristo!- San Geudiele alle Madri Fondatrici del Monastero delle Signore Reali Scalze di Madrid!

 

Secondo il Testo Sacro, l’Arcangelo Gabriele è stato il custode di Maria Vergine in terra, ed ora segue la Regina Celeste in Paradiso e la accompagna nelle varie apparizioni di cui si fa protagonista anche nel nostro secolo, per la salvezza del mondo. La mistica cattolica, ci parla però di un altro solerte custode, il quale condivide al punto la missione di Maria,  da voler accompagnare sempre la Madonna nella sua missione sponsale .  Si tratta di San Geudiele Arcangelo, custode delle vergini e delle spose di Cristo, protettore dello stato Verginale e secondo servo di Maria.  La rivelazione di questa conoscenza ci è derivata dall’esame che abbiamo personalmente eseguito su alcuni documenti che il “Patrimonio Nacional”  de Madrid, ci ha gentilmente concesso inviandoci la novena del Santo Angelo Custode e la storia della sua apparizione presso il Monastero delle Signore Reali Scalze di Madrid.  Prima di parlare di queste opere, è bene tornare al

BEATO AMADEO  - Al veggente venne mostrata in estasi la notte dell’Annunciazione, in cui si rivelò del tutto inaspettatamente che accanto a San Gabriele,  vi erano altri due Angeli provenienti dai Sette Divini Assistenti.  Questa tesi, della presenza di più Angeli durante la notte dell’Annunciazione non è rara nella teologia. È stata Santa Metilde di Hackeborn o di Helfta  (1240 – 1299) a parlarne nel suo “Libro della Grazia Speciale”[1], al libro primo – visioni  nelle feste del Signore, della ss. Vergine e dei Santi -, al capitolo 1:  “nella festa dell’Annunciazione della Beata Vergine , dove la Santa dice :“… Mentre nella messa si leggeva il vangelo, Missus est, Metilde vide l'Arcangelo Gabriele che sollecito scendeva in Nazaret verso la Beatissima Vergine, portando il vessillo regio coperto di lettere d'oro. Una innumerabile moltitudine di Angeli lo seguiva e tutti ordinatamente si fermarono intorno alla casa dove stava la gloriosa Vergine...”. La medesima immagine ce la da anche la Santa Gemma Galgani la cui testimonianza rinveniamo nel testo di Tito P. Zecca : “Gli angeli. Nella vita e negli scritti di Gemma Galgani” : “... Era già notte inoltrata, e Maria Santissima se ne stava sola nella sua camera: pregava, era tutta rapita in Dio. All'improvviso si fa una gran luce in quella misera stanza, e l'Arcangelo, prendendo umane sembianze e circondato da un numero infinito di Angeli, va vicino a Maria, riverente e insieme maestoso...". Tale rivelazione fu concessa anche alla venerabile Maria di Agreda, nella Mistica città di Dio, Libro Terzo Capitolo 11 ,dal titolo: “Maria santissima ascolta l'annuncio del santo arcangelo; si compie il mistero dell'incarnazione ed ella concepisce nel suo grembo il Verbo eterno”, ove vede in estasi questa immagine: “ “Perché l'Altissimo compisse questo mistero, il santo Arcangelo Gabriele entrò nella stanza in cui stava pregando Maria santissima, accompagnato da innumerevoli Angeli in forma umana visibile, tutti rifulgenti di bellezza incomparabile...”. Tale visione, fu mostrata in modo molto più chiaro ed evidente al Beato Amadeo, cui si aggiunge soltanto la circostanza del nome degli altri Angeli maggiori presenti quella notte. Nella Quinta Estasi, San Gabriele rivelò dunque al frate portoghese quanto segue: “<In quella casetta Maria Vergine, promessa in sposa a Giuseppe, pregava con salmi, inni e lezioni dei profeti e molto si era meravigliata di quel salmo che avevano cantato i sacerdoti durante il suo fidanzamento e si stupiva altresì che né Dio Stesso, né alcuno degli Angeli le fosse apparso, e che siccome era abituata ad essere nutrita con il cibo angelico, cioè portato dagli Angeli, già da più di venti ore aveva fatto digiuno. Giuseppe infatti si era separato da lei circa alla ventiduesima ora con il quale aveva preso soltanto una galletta di pane. Ella infatti mangiava altro cibo. Ed Io, Gabriele, fui mandato da Dio con Geudiele e Barachiele e molti Angeli di ogni Coro, ma eravamo solo tre dei Sette Astanti. Io infatti, che interpreto "La Fortezza Di Dio", venivo come nunzio di Dio Padre; Geudiele che significa "Buon Consiglio", come  nunzio del Figlio di Dio che si è soliti chiamare Sapienza e Consiglio di Dio Padre; Barachiele veniva come nunzio dello Spirito Santo perché a lui si attribuisce la benedizione di quella Persona. Poiché tuttavia indivisa e inseparabile è l’azione e l’opera di tutte quelle Persone, tutti fummo nunzi di tutta la Trinità. E poiché io ero il più importante ed il primo tra tutti coloro che furono inviati, - o megliosono assolutamente il primo dopo Michele - per questo motivo l’Evangelista Luca solo di me fece menzione.  Io pertanto con quegli altri due Principi[2] e la grande moltitudine del sopraggiunto esercito celeste, fui mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, alla vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe  [Lc 1,26-27] -  che era della casa di Davide ... Entrammo da lei quasi alla ultima ora del giorno così come negli ultimi giorni doveva avvenire l’Incarnazione[3] e dapprima noi tre apparimmo a lei in una forma umana meravigliosa e splendidi mentre ci precedeva lo Spirito impetuoso e la luce riempì tutta quella stanzetta e io, con voce umana, dissi a Maria: “Ave, piena di grazia, il Signore è con te, Tu sei benedetta tra le donne” [Lc 1,28]. La quale, vedendo noi tre risplendenti nel viso e nelle vesti e  non avendo scorto nessuno di noi dopo che si era unita in matrimonio, e neanche mai in forma umana, si spaventò per il pudore verginale e tremò, e nel suo cuore confrontava la profezia che aveva letto e il salmo che i sacerdoti avevano cantato durante il suo sposalizio e molte altre cose che di lei erano state dette nel tempio e meditava ogni singola parola della salutazione. Mentre la sua mente ragionava, sembrava essere turbata da quel pensiero tanto quanto dai dubbi e dall’ansia. Allora io dissi: “ Non temere Maria e non essere agitata poiché hai evitato ogni male e sarai ornata su tutti dalla grazia di Dio e siccome hai pregato spesso affinché vedessi la Madre del Messia hai ottenuto proprio questa grazia! Sei proprio tu quella vergine, benedetta tra tutte le donne, che concepirai il Figlio di Dio e una volta decorsi nove mesi, alla fine del duecentosettantacinquesimo giorno ,con grande gioia, a metà della notte che segue quel giorno, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù che sarà quel grande profeta che Dio sta per suscitare nel suo popolo, (e che) predisse lungamente, ed è il Figlio dell’Altissimo Dio Padre e sarà riconosciuto come Colui il Quale Dio, promise si sarebbe assiso sul trono di Davide Suo padre secondo la carne, e regnerà nella casa di Giacobbe e il Suo regno non avrà fine…” [Apocalypsis Nova, QUINTA ESTASI, Annunciazione di San Gabriele].

 Geudiele, ritorna poi nella quinta estasi dell’Apocalittica Amadeita, e proferisce contro le orde di lucifero un discorso davvero complesso: “ Geudiele che si interpreta Consiglio di Dio ed è qui accanto a  me, aggiunse:“Grande è il nostro Dio, della cui sapienza non c’è limite, il cui giudizio e consiglio nessun altro conosce da se stesso, se non colui al quale Egli l’abbia rivelato. Ditemi voi che vaneggiate  volendo conoscere queste cose!  Non attiene forse alla perfezione dell’Universo, che sia trovata in esso ogni possibile unione? Questo non lo potete negare!  Sono infatti tre: Dio, sostanza e accidenti. La sostanza infatti è  una, incorporea, spirituale e pura come siamo noi Angeli, l’altra corporea e pura come le pietre e la legna. E poiché poteva esserci una sostanza in parte corporea, in parte incorporea, come l’uomo, se Dio non avesse creato questa sostanza forse che non sarebbe mancato al mondo un così grande completamento? E non era sufficiente che ci fossero state, tanto la sostanza corporea quanto quella incorporea, separatamente considerate, ma fu necessario che creasse quella che fosse contemporaneamente corporea e incorporea. Fu così conveniente, da ciò che può essere fatto, che si faccia una cosa sola o che Dio fosse sia sostanza corporea che incorporea e tutte le cose si unissero e si congiungessero in una sola. Infatti nell’uomo erano congiunti l’elemento corporeo con quello incorporeo e gli accidenti corporei erano uniti con quelli incorporei e immateriali. Restava soltanto questo nell’uomo, che l’uomo si unisse a Dio e le caratteristiche di Dio si adattassero all’uomo e così in una sola cosa avvenisse l’unione di tutte le cose, e in altro modo,  ogni cosa fosse chiamata Dio, poiché chiamando Lui:  uomo, nel quale vi è essere, vivere e comprendere, nel quale vi sono entrambe le sostanze e gli accidenti, Lo chiameremo anche “ogni cosa”. E perché anche l’uomo sarà Dio, in cui tutte le cose vi sono comprese, in qualche modo tutte le cose diverranno Dio, tutte saranno ripiene di Dio e Dio ricolmo di tutte e sebbene sia già colmo di tutte le cose, perché tutte le cose sono contenute e vivono in Lui stesso ed esistono in modo più nobile che in sé considerate, non saranno tuttavia come ora sono tutte le cose in Lui, in un modo diverso,  ovvero come medesime cose che siano in Lui a seconda della loro singola esistenza, ma invece come saranno allora quando assumerà l’umanità dentro di Sé. Non ti meravigliare dunque, se assuma la natura umana piuttosto che la nostra. Infatti accogliendo la natura umana; accoglie anche noi, perché l’anima dell’uomo è simile alla nostra. Se infatti avesse assunto uno di noi, a causa di ciò  non avrebbe assunto altre creature differenti per specie, se non come adesso assumendo l’umanità. Non vi meravigliate, dunque, e non vi rattristate. Obbedite a Dio! Obbedite all’uomo Dio, sottomettetevi alla Sua volontà!”. [Apocalypsis Nova, Quinta Estasi, Discorso dell’Angelo Eucudiele/Geudiele] . “Parete Deo”: ecco che il comando , che si legge alla fine di questo testo, manifesta il secondo e più occulto officio  di Geudiele - obbedienza e/o sottomissione a Dio. In tal senso egli assume , come si vedrà nelle scoperte iconografiche del Lo Duca, l’officio della penitenza che si fa nel sacramento della Confessione, da cui il suo secondo Officio Mistico di questo Angelo: Confessione di Dio (Confessio Dei). Il discorso teologico, costituisce una risposta alla cieca superbia manifestata da lucifero e dai suoi accoliti. Dio deve assumere l’uomo, composto di materia, affinchè venga creata dunque una figura ibrida, in grado di ricomprendere in se sia gli elementi del corporeo che dell’incorporeo. Non avrebbe mai dunque potuto assumere un Angelo, il quale, in se stesso, è spirito e dunque, assimilabile alla sostanza divina. Vi è nel discorso di San Geudiele, la necessità della ricomposizione del creato, e la ferma volontà di Dio di racchiudere in Se  Stesso, qualsiasi elemento, anche  il più lontano da Sè, come la materia: sintesi impossibile da fare, assimilando un Angelo cioè un puro spirito. A San Geudiele, il sacerdote Antonio lo Duca, e prima ancora di lui il teologo Antonio Bellorosso, assegnarono i seguenti motto: Geudiele il remuneratore – Ricompenso con i premi celesti coloro che lodano Dio. Assegnadogli questo officio mistico, sussunto nella sua antifona:   “… O Geudiele , vigile testimone dell' opere nostre .. ministro rimuneratore  della sapienza di Dio , custode delle Vergini , che dai la corona a chi legittimamente combatte, e che castighi col flagello quelli che hanno errato, dacci consiglio  e aiuto , ti preghiamo ancora , che presto ci liberi dall’ osceno cadere nel peccato…”. L’Arcangelo sembrerebbe avere il compito si insegnare agli uomini a lodare il Creatore. Non c’è nessun istante in cui Dio non ci riempia di milioni di benefici, e in ogni momento di tempo abbiamo da tenere aperte le labbra respirando e dando Grazia alla Maestà Suprema. Però siccome siamo naturalmente negligenti, e il nostro cuore è di pietra ed insensibile a tanta grazia, per sopperire ad una ed all’altra mancanza, è l’Arcangelo Geudiele che si preoccupa di lodare continuamente, sia il giorno che la notte,  il Signore, anche sopportando le predette negligenze dell’uomo.  Non c’è cosa più dolce per questo supremo principe che lodare il Signore anche per noi che non lo facciamo. Non c’è altro modo che lodare Dio se non come il Santo Arcangelo loda la Trinità. Due sono gli speciali  elogi con i quali ringrazia e adora il signore; il primo sta nell’ammirare la Sua  Santità , il secondo sta nel manifestare la Gloria, le lodi, i ringraziamenti, verso Colui la Cui bontà  riempie tutto il Cielo, e tutta la terra. Geudiele viene identificato dal Lo Duca, oltre che come Lodatore e Consigliere anche come Custode delle Vergini.  La genesi di questa preghiera è rimasta sconosciuta e non sappiamo, per quale ragione, Lo Duca e Bellorosso abbiano affibbiato a Geudiele proprio questo ruolo di Custode dello Spose di Cristo. Sappiamo però che esso troverà conferma nelle apparizioni cattoliche di San Geudiele.   

SAN GEUDIELE APPARE ALLE SIGNORE REALI SCALZE DI MADRID

(MONASTERIO LAS DESCALZAS REALES)

Nel XVI° secolo avvenne un fatto davvero singolare, a Madrid presso il Monastero delle Signore Reali Scalze, chiamato in spagnolo Monasterio de las Descalzas Reales.  Si tratta di  un edificio religioso, di clarisse nobili, fondato da Giovanna d'Austria, quarta figlia dell’imperatore Carlo Quinto, vedova del principe Juan Manuel di Portogallo e sorella del re Filippo II di Spagna, che si trovava nel luogo oggi denominato degli Scalzi in una zona vicino alla piazza Puerta del Sol e alla strada Celenque Preciados. La principessa aveva programmato infatti  di ritirarsi in un eremo che si sarebbe collocato proprio nel palazzo dove era nata. Da quando l'edificio fu acquistato nel 1535 da Carlo V, infatti, era stato la residenza dell'imperatrice Elisabetta e delle sue figlie Maria e Giovanna. Francesco Borgia, generale dei gesuiti, le aveva consigliato di fare uso per il futuro monastero delle clarisse che provenivano dai villaggi limitrofi. Nei primi anni di vita del Monastero, alle madre fondatrici apparve davvero sorprendentemente San Geudiele Arcangelo . Tale notizie l’abbiamo tratta dalla causa apostolica per la restaurazione e l’approvazione del culto dei Sette Angeli, presentata nel 1828 innanzi a Sua Santità Leone X, da Pedro Maria Heredia del Rio, con l’epigrafe che segue:“Sacruum rituum congregatione, Eminentissimum ac reverendissium Card. Odelscalchi Relatore corduben et exomen. – Approbationi, offici et missae,  in honorem septem angelorum quae Panormi recitabantur cum additione historica ad IV° lectionem, istante Pedro Maria Heredia del Rio hispano – Romae 1828” 

La fonte viene collocata al documento n.17 tra le prove a fondamento del culto degli Arcangeli con il titolo:“Cultus Sexti Angeli e nostri Septem in Reg. Monasterio Matritensi Excalceatarum, ipsius Custodis, ubi Missam e Officium habet a S. Pio V concessa”.  Inoltre ci è stata confermata direttamente dal Patrimonio Nacional de Madrid, che ci ha gentilmenteinviato in lingua spagnola il libretto dell’apparizione dal titolo: “ Novena al Santo Angel protector del Real Monasterio de las Señoras Descalzas Reales de esta Corte / dispuesta por una persona especialisima devota de este soberano principe, Monasterio Descalzas,”, dove c’è la testimonianza dell’apparizione e l’immagine di San Geudiele, (che riportiamo sotto). La testimonianza, tradotta  dai padri postulatori  dalla lingua spagnola,  è la seguente: “ Il S. Angelo della nostra Comunità è il Sesto dei Sette Principi,  il di lui nome è Geudiele, il di lui titolo Rimuneratore, il di lui nome significa confessione o lode di Dio. È  Maestro di Cappella degl’ Inni, de' Cantici e Lodi Divine; Guardia maggiore delle Vergini e Spose di Cristo , e che favorisce li penitenti a ben confessarsi; aiuta ai desideri della maggior gloria di Dio, castità e purità. Si dipinge vestito di diversi colori con una corona nella man destra, ed una disciplina o frusta nella sinistra , perché dà premio a coloro che glorificano Iddio , ed animo ai penitenti e confessori . Si deduce dall' Esodo al cap. 23. Questo S. Principe , nel principio della nostra fondazione, comparve alle Madri Fondatrici , e disse loro esser egli l' Angelo , che l' Altissimo ha destinato per Guardia delle Vergini , e che oltre il patrocinio che ha sopra tutte le Spose di Cristo , lo ha in particolar modo sopra questa Comunità; e che sarebbe di suo gradimento gli si assegnasse un giorno particolare , in cui si celebrasse la sua festa. Determinarono le Madri Fondatrici dedicargli il giorno 23 di Agosto , giorno dopo l'ottava dell' Assunzione della Beatissima Vergine , essendo Essa la Patrona e Titolare di questa Casa . Le Fondatrici parteciparono ciò alla Signora Principessa Donna Giovanna , figlia del  Signor Imperatore Carlo V e Fondatrice di questo Convento , la quale ne fece consapevole Sua Santità, ch' era, il Santo Pio V di felice memoria , il quale concedé il giorno , l' Uffìzio e la Messa proprio per il Convento , e tutti gli Ecclesiastici inservienti ad esso , e lo recitano con rito doppio di seconda classe come noi medesime. Tutto ciò è stato fedelmente copiato dal Libro della Storia , in cui potrà vedere chi desiderasse quanti favori si debbano a questo S. Angelo non solo dalle Religiose ma da tutti coloro ancora che lo invocano di cuore in qualunque pericolo o necessità , ma  basta il sin qui detto per il mio scopo per dar a coloro  alle di cui mani giunga questa Novena , qualche lume e notizia di questo S. Principe , e del motivo che mi ha mosso ad intraprendere questo piccolo lavoro , col desiderio di promuovere la di lui devozione , ed aumentarla in chi la ha , perché aiutati dalla di lui protezione in questa , otteniamo per di lui mezzo una buona morte , e vedere eternamente Iddio in sita compagnia nella Gloria. Non voglia tralasciare , per gloria di questo S. Principe , uno de' particolari favori che si legge nella sua Storia aver fatto a'  suoi devoti : costui era uno de' più veraci  e Maggiordomo del Convento , e trovandosi una volta in un'afflizione molto grande ( così dice la Storia ) quale giammai volle rivelare ad alcuno , si raccomandò caldamente al S. Angelo , e gli promise , che se gliel concedesse e liberasse da quell' angustia , fargli una Cappella dentro il Convento: tutto gliel concesse il S. Angelo , ed egli per mostrarsi grato soddisfece alla sua promessa facendo dipingere una bellissima Immagine del S. Angelo , e fabbricandogli unitamente la Cappella , la collocò in questa . E dessa una bella Cappella , e molto più la pittura del S. Angelo è l’ asilo e consolazione delle Religiose , dove ricorrono nelle loro necessità , e sempre ne sortono consolate , sperimentando tanti favori da questo Sovrano Protettore , che non è possibile il raccontare neppure una piccola parte di essi . Rimetto colui , che desideri vederne alcune , alla di lui Storia , che si conserva in questo Real Convento: qui do  soltanto questa breve notizia  perché ; coloro che facciano questa Novena, abbiano maggior fede , sapendo che potente Principe invocano in loro difesa , e che conseguiranno quanto gli domanderanno , essendo conveniente pel bene dell'anime , il che soltanto deve desiderare ogni fedel  Cristiano”.

Dall’esame dela documentazione, traiamo la circostanza che quest’Angelo si sia appalesato direttamente, confermando sia il proprio nome, che la sua posizione celeste. Ma la cosa ancor più importante è che l’Angelo ha confermato in toto l’antifona per lui composta dal Lo Duca, anzi ha addirittura meglio specificato che la sua protezione si estende su tutte le Vergini o Spose di Gesù Cristo.  Sappiamo che, spesso, la Madonna viene indicata con l’appellativo, “Virgo Virginum /Vergine delle Vergini” ovvero modello di castità e  purezza cui tutte le spose del Signore devono fare riferimento. L’espressione dell’officio di San Geudiele sembrerebbe dunque alludere anche a Maria, che tra tutte le Vergini è sicuramente la Vergine per eccellenza.

SAN GEUDIELE APPARE ALLA VEN. MARIA GIOVANNA DELLA CROCE DI ROVERETO

(AL SECOLO BERNARDINA FLORIANI)

Ma oltre questa apparizione, ancor più sconvolgente appare quello che vide in estasi e sentì Bernardina Floriani, ovvero la Venerabile Maria Giovanna della Croce, (1603 – 1673)  della città di Rovereto.  Figlia spirituale del beato Tommaso (Acerbis) da Olera, cappuccino, fondò il monastero di S. Carlo a Rovereto e avviò la fondazione del Monastero di S. Anna di Borgo Valsugana, adottando per sé e per le sue sorelle la regola delle Clarisse approvata da Urbano IV. Dotata di singolari doni mistici è stata riconosciuta Venerabile nel 1733. Il monastero fu soppresso nel 1782, ma fortunatamente gli autografi della “mistica di Rovereto” sono giunti fino a noi: 5347 pagine che comprendono l’autobiografia, un testamento spirituale, lettere, commenti alla Sacra Scrittura, visioni e rivelazioni, inni e poesie, in un italiano impastato di latinismi e di inflessioni dialettali, ma ricchissimo dal punto di vista lessicale. Due anni dopo, il vescovo di Trento aprì la fase diocesana del processo di beatificazione, i cui atti ottennero, nel 1733 il beneplacito di Papa Clemente XII per l’introduzione della causa di beatificazione e canonizzazione. Da quel momento Maria Giovanna venne dichiarata Venerabile. Gli scritti autografi della venerabile Maria Giovanna della Croce, di proprietà della parrocchia San Marco di Rovereto, sono custoditi nell’archivio dell’ex monastero San Carlo, attualmente sede dell’“Istituto Venerabile Giovanna Maria della Croce”. I manoscritti sono conservati in 16 cofanetti a forma di libro. Anche qui, abbiamo dovuto esaminare sia la causa di canonizzazione (ancora ferma) che la terza parte della biografia (di cui ai prefati manoscritti inviatici direttamente dall’Archivio del Monastero di San Carlo) dove abbiamo rinvneuto numerosi riscontri sul conto di S. Geudiele.

I° RIFERIMENTO su S. Geudiele si trova nella sua causa di Beatificazione e in altri documenti ad essa afferenti.  In primo luogo in: < >Sacram Rituum Congregatione sive  Eminentis. & Reverendiss D. Card. Gabriellio Ponente Tridentina  Beatificationis & Canonizationis Ven. Servae Dei Sor. Ioannae Mariae a Crucae. Monialis Professae in Monasterio S. Caroli de Roboreto # Positio super introductione causae ex Signatura Commissionis – Romae M. DCC. V  , Volume 2,   e

(all’interno del documento) Tridentina Beatificationis & Canonizationis Servae Dei Sororis  Ioannae Mariae a Crucae monialis Professae in Monasterio S. Caroli de Roboreto – Animadversiones  Reverendissimi Fidei promotoris Super Introductione Causa, & signatura Commissionis pag. 18 e ss.

II°RIFERIMENTO lo abbiamo rinvenuto in < > “ …prego assistermi li miei santi angeli custodi assieme con s. Michele archangelo, s. Gabriele e s. Ieiudiel eletto da Dio per il stato verginale…” [Testamento Spirituale, capitolo 12°]. Nonché più completamente nella terza parte della sua vita, come riportato appresso:   “… Il cuoro dei cherubini porta color bianco ribatuto da un incarnato risplendentissimo come fuoco; e è quela livrea di tanta gran beleza che è inseplicabile e incomprensibile, avanza tuti li altri in numero, maestà, beleza, etcc. Chi potrebe esprimere la loro gloria, la magnificenza, e pregio dele loro corone e gioie preziosissime, l’amore che le porta il grande Iddio? O Dio, è inseplicabile! Questi sono espresamente al servizio dela serenissima imperatrice del cielo. Ano per capo san Gabriele, ancor sia lui anco capo deli arcangeli. E del’uno e del’altro, in certe feste e solenità grande, che la celeste signora à da comparire alle celeste feste, la serve questo arcangelo, e in ogni altra azione, ad ogni minimo ceno dela celeste signora. L’altro capo di questo cuoro è San Jejudiel, stimo anco lui  Arcangelo, è quello ancora uno de li sette, che assistono al trono di Dio. Questo come il precedente nella solennità,  serve questa Gran Madre di Dio. Questi portano le virtù della Gran Signora e cantano in melodie celesti, le grandezze delle sue virtù, e amore con il quale ha amato, Dio, e l’ha tirato nelle sue purissime viscere, cantano di più il canto Virginale insieme con le Vergini, anzi la Vergine delle Vergini frequente canta seco Lodi alla Trinità Sanctissima, e di quel canto si diletta tanto l’Eterno Signore, che a quello tutto il Cielo pone silenzio, anzi alle volte il medesimo Dio canta con la  Santissima Madre Maria. Queste sono le primitie dell’agnello, dove le Vergini seguono la loro signora, e insieme con lei spiegano le loro verginali voci. In questo Choro si celebrano gli sponsali con l’Eterno  Signore, quando le Vergini sante entrano in Cielo in questo se le da la corona della gloria, e questo è offizio di San Jejudiello Arcangelo, e di San Gabriello il coronare le Vergini e presentare le loro preci,  e Virtù all’Eterno Signore,  e ancora che questi due Archangeli siano delli sette che assistono alla Sanctissima Trinità, fanno l’uno e l’altro alli suoi tempi; San Jejudiello è Maestro di Cappella della Musica, e che si fa alla Sanctissima Trinità nel Sancta Sanctorum avanti la gran Maestà sua dalli Serafini, & ordinatamente  dalli altri Chori delli Angeli, e Santi. Questi Sancti Cherubini corteggiano, e servono in ogni luogo la loro e mia Signora quando è invitata alle festi Solenni del Cielo dal Grand’ Iddio & alle ricreationi  dè Giardini Celesti; questi suoi Corteggiani l’accompagnano con grandezza inenarrabile, sonando Trombette & altri instrumenti musicali …” [Vita, Parte III, visione del coro dei cherubini] .

Come visto infatti,  la Venerabile Maria Giovanna della Croce, descrisse i compiti celesti di S. Geudiele e la sua testimonianza combacia perfettamente con quella resa dallo stesso alle Madri Fondatrici del Real Monastero delle Signori Scalze di Madrid.

SAN GEUDIELE IN LOCUZIONE PRIVATA A DON DOLINDO RUOTOLO

Degna di nota infine anche la straordinaria testimonianza che viene resa su San Geudiele, dal Venerabile Don Dolindo Ruotolo, che ne parla nel Capitolo 9, paragrafo 5, della sua Apocalisse , intitolato: “Il sesto angelo suona la tromba: era l’arcangelo, lode e confessione di Dio”: “ San Giovanni levò gli occhi al cielo, ed ecco una sesta figura fulgente, un angelo che aveva in sé una straordinaria manifestazione di potenza e di amore. Era tutto luce e splendeva nei raggi dell’eterna Verità; era tutto lode ed amore e rifulgeva nei raggi dell’eterna Sapienza e dell’eterno Amore; era tutto una manifestazione ed una confessione della grandezza di Dio. Era come un fiore del cielo; cantava le lodi di Dio con la sua bellezza, e le lodi del suo spirito acceso di amore ne erano come il profumo. Il suo intelletto fulgente della conoscenza delle perfezioni divine era come una corolla iridescente; ognuna di quelle perfezioni da lui contemplate riflettevano in lui quasi tanti delicati colori: era candido nei raggi dell’infinita semplicità, brillava come fiamma nei raggi dell’eterno Amore, sfumava quasi nell’azzurro nei raggi dell’infinita pace, e degradava nel tanue viola e nell’ombra, confessando amorosamente la propria piccolezza di fonte a tanta grandezza. La sua vita sembrava un’elevazione continua verso Dio Uno e Trino, un espandersi in Lui, un canto solenne d’amore – sembrava tutto una nube d’incenso, un profumo di olocausto, un placido canto liturgico. Si elevava donandosi, si donava amando, amava osannando, osannava umiliandosi, si umiliava e cresceva, umiliandosi, la sua luce, diventando più bello, più potente, più attivo, vivificato dall’Amore di Dio, che rifluiva in lui, compiacendosene come fiume di splendore nell’umile valle. S’ergeva in una straordinaria potenza come vindice dell’onore di Dio, e innanzi a lui era come l’altare d’oro sul quale ardeva nel tempio il timiama odoroso per confessare il dominio e la gloria del Signore. Non era l’umile altare di prezioso metallo del tempio di Gerusalemme, ma quelle che dall’altare era figurato, il Verbo Incarnato, altare vivente della gloria di Dio, glorificazione di Dio nell’eterna vita e nella vita della terra, che effondeva la divina lode nel suo Cuore, altare di divini profumi verso i quattro angoli del mondo. La terra avrebbe dovuto esserne tutta accesa e profumata, e l’angelo suonava la tromba, perché le anime avessero raccolto quell’infinita loda amorosa, e l’avessero ridonata a Dio come propria lode, patrimonio ricchissimo della redenzione. Suonava la tromba: dalla profondità del suo spirito, tutto luce di conoscenza e fiamma d’amore, si espandeva verso la terra, perché nella luce e nell’amore del Verbo incarnato avesse confessato a lodato il Signore. Sembrava tutto come una tromba che invitava al sacrificio d’amore sull’altare d’oro nell’ora di Dio. Era tutto potenza, fortezza ed amore che invitava le potenze della terra a confessare la potenza di Dio, che esortava i sapienti a riconoscerne l’infinita sapienza, e i moderatori dei popoli a glorificarne nei loro atti la carità. E vide che gli uomini calpestavano le leggi di Dio. Era l’Arcangelo Judiele, lode e confessione di Dio, che innanzi all’altare vivende della gloria del Signore esortava e spingeva gli uomini alla lode ed alla confessione di Dio. Quell’invito però, potente qual suono di tromba, quasi soffio del suo intelletto ed espansione della sua volontà, rimaneva vano, poiché gli uomini , e soprattutto i grandi della terra, cercavano la propria gloria, e calpestavano ogni legge divina per conquistarla. Saliva la lode di Dio soltanto dal Verbo Incarnato, altare d’oro che dai quattro angoli della terra la espandeva, per la Chiesa, innanzi al trono di Dio, ma dagli stessi angoli della terra si levavano le voci obbrobriose dell’orgoglio che pretendeva affermare il proprio regno contro il regno di Dio. Ogni nazione faceva preparativi di guerra per conquistare un primato che pretendeva le spettasse, e conculcava ogni legge di giustizia per assicurarselo. Nessuno però ancora si muoveva, perché neppure gli uomini prepotenti e perversi possono muoversi senza il permesso di Dio. Salivano dalla terra tutta, frattanto, come emanazioni mefitiche i peccati, le impurità, le bestemmie, le profanazioni della festa, i ladrocini, i delitti di ogni genere. L’angelo fremeva nel desiderio di porre un argine a tanto scempio, e non v’era altro modo di distruggere quella marea di fango disonorante di Dio, che farla erompere sulla terra come flagello devastatore e purificatore. Solo una grande guerra, lasciando libero il varco a tutte le ambizioni e le crudeltà umane, poteva decimare i perversi, mostrare a tutti che nessun dominio vale senza il dominio santissimo di Dio, e orientare gli uomini nel desiderio del suo regno. L’angelo dovette implorare il permesso di lasciare agli uomini che reggevano le sorti della terra la libertà di muoversi a loro piacere, e il Re supremo dei secoli dall’altare d’oro, che ne rappresentava la presenza e l’autorità suprema, glielo concesse dicendogli: Sciogli i quattro angeli che sono legati presso il fiume Eufrate, preparati per l’ora, il giorno, il mese e l’anno perché uccidessero la terza parte degli uomini”.