LA CRITICA ALLA GERARCHIA CELESTE DEL FALSO DIONIGI AREOPAGITA

testo di riferimento Arcangelologia vol. 5):

Il vero motivo dell’assenza dei sette arcangeli assistenti dal culto devozionale dei santi cattolici! Con questo ultimo volume tentiamo di fare chiarezza sul grande “abbaglio” in cui siamo caduti noi tutti, cercando di mostrare al lettore il punto esatto dove riteniamo che la dottrina cattolica si sia incrinata, ospitando elementi estranei alla tradizione cristiana e quali danni ciò abbia prodotto. Consapevoli della difficoltà di tale intento, abbiamo voluto attingere a lavori di ricerca credibili, come gli studi di Enrico Turolla, Enzo Bellini, don Marcello Stanzione, Giovanni Mongelli e, per la parte liturgica e dottrinaria di Sua Santità Papa Ratzinger. Ne risulta un soddisfacente quadro d’insieme che consente con una certa prudenza di poter giungere ad una conclusione sul grande tema arcangelologico dell’assenza dei Sette Arcangeli dal generale panorama dei Santi cattolici ed è la seguente: la Gerarchia Celeste è l’unica indiziata per la cancellazione dei Sette Santi Angeli Assistenti innanzi a Dio, vera e propria Terza Forza di Salvazione del cristiano!

Il secondo elemento teorico della scienza arcangelologica è costituito dalla critica sistematica alle opere, al pensiero e all'intera struttura teologico - esegetica dello pseudo dionigi areopagita.


LE CATALOGAZIONI DELL'ANGEOLOLOGIA CLASSICA DEGLI ANGELI BASATE IN LARGA PARTE SUGLI SCRITTI GNOSTICI DEL FINTO DIONIGI AEROPAGITA E LA QUAESTIO ARCHANGELORUM

  • Gran parte, se non tutte,  le teorie dell’ Angelologia Classica sui Santi Angeli,  si sono basate su uno scritto – apocrifo e pseudoepigrafo – chiamato "Gerarchie Celesti" prodotto dall'autore chiamato erroneamente  Dionigi Aeropagita, risultato essere un impostore gnostico del V-VI secolo, adepto di Proclo.
  • Uno scritto, non solo che non ha “quasi” nessuna rispondenza con il Testo Sacro, per quel che riguarda: enumerazione dei Cori, delle Gerarchiele e finanche di alcuni dei nomi dei medesimi Cori Angelici, (non vi è alcuna teoria che in questo testo abbia una derivazione diretta, e neanche meramente indiretta al Lascito Tesamentario, mentre si tratta in larga parte di una speculazione personale e privata dell’autore che si regge unicamente sulla sua autorità) ma che, cosa ancor più grave ha condotto ad un pervertimento dell’esegesi del Testo Sacro, fomentando una deriva riduzionista e obliteratrice , contro - intuitiva  della Santa Conoscenza degli Arcangeli, e del loro immenso potere innanzi al Trono.
  • Uno scritto, - Le Celesti Gerarchie -  che, cosa ancor più sconcertante e soprendente, non parla minimamente né dei Sette Arcangeli, cosa dovuta, trattandosi di un lavoro basato sulle gerarchie delle celesti intelligenze, né, manco a farlo apposta di San Raffaele, il quale, nel libro di Tobia dichiarò proprio di essere uno di loro.
  • In sostanza, proprio con riferimento agli Angeli Santi , la  Teologia della prima grande sistemazione delle coscienze celesti, o Angelologia Classica, si è fidata di più di uno scritto apocrifo e/o al meglio pseudoepiugrafo - quello dell'autore sconosciuto delle Gerarchie Celesti -   che del sentimento del Saco Testo; delle visioni di San Giovanni, di Daniele, di Tobia e di Luca! Cosa più unica che rare nel patrimonio generale delle fonti ecclesiastiche.
  • Ciò ha condotto di converso ad un indebolimento progressivo, generale e inarrestabile dell’intera impalcatura della teologia cattolica dei Santi Angeli, con una marginalizzazione del loro ruolo, una completa sottovalutazione dei messaggi loro veicolati, e finanche, un disconoscimento anche della loro natura ontologica e personale, che di converso, ha originato un ingigantimento ed una sovraesposizione della figura del diavolo, parificato a Dio, o ad una altrettanto pericolosissima teoria di sua inesistenza.
  • Basta prendere il Santo Testo per le mani e ci si accorge di molteplici errori compiuti dallo pseudo - Dionigi !
  • Il Libro di Tobia, al 12,15 afferma chiaramente che Raffaele (medicina di Dio) è:  “uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore”,
  • Il libro di Daniele afferma ancor più chiaramente per bocca di San Gabriele che: “Michele, uno dei Primi Principi è venuto in mio soccorso” ed ancora che: “Michele il Gran Principe” o come abbiamo visto “Il Grande Arconte” (secondo altra versione quelladella Bibbia Rahlfs )
  • Di poi nell’Evangelo di Luca, dice il medesimo Santo Nuncio, : “io sono Gabriele e sto al cospetto di Dio” ed ancora, sei mesi dopo il medesimo Gabriele: è “missus a Deo” cioè mandato da Dio e soltanto da lui, ad una Vergine sposa di un uomo della casa di Davide, il cui nome è Maria.
  • Questi grandi Arcangeli, in numero di Sette innanzi a Dio, sono celebrati pure nell’Apocalisse Giovannea ove,  in diverse parti sia con riferimento ai :Ap 1,4 sette spiriti che stanno davanti al suo trono” , che all’ Ap 5,6 “Agnello… immolato” che “aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra”   , ed ancora in Ap 8,2-6 “… ai sette angeli ritti davanti a Dio”, cui “furono date sette trombe… “, e che: Ap 15,1  “ avevano sette flagelli (piaghe)” Ap 15,6-8 “…vestiti di lino puro, splendente, e cinti al petto di cinture d’oro”, mentre “nessuno poteva entrare nel tempio finché non avessero termine i sette flagelli (Piaghe)  dei sette Angeli.
  • Ma  queste immagini, degli Arcangeli, non trovano nella Angelologia ufficiale, e specialmente nella tradizione dionisiaco – tomistica, alcuna rispondenza efficace, anzi proprio nessuna. Al contrario!
  • L’affermazione della Teologia degli Angeli di pseudo - Dionigi, invece di fomentare nei secoli una corretta conoscenza delle loro funzioni,  ha avuto come unico scopo quello di  impegnarsi  a: sottoporre e subordinare il Coro degli Arcangeli ad altri 7 Cori – verità assente dal testo sacro - a scagliarli di poi nel penultimo Coro, della Gerarchia più infima – verità assente dal testo sacro  -   ad affermare che San Gabriele era un Angelo subordinato – verità assente dal testo sacro, illogica e priva di fondamento scritturistico -, a affermare che San Michele fosse un semplice spirito della Gerarchia più bassa – verità assente dal testo sacro, ed anzi blasfema – ad evitare di parlare dei Sette Arcangeli, - nonostante la loro presenza indiscussa                                
  • La questione era allora molto semplice: Pseudo – Dionigi, aveva improntato la sua celebre ripartizione novenaria sul presupposto che non vi fossero Spiriti di rango superiore, innanzi a Dio, ma che gli Arcangeli, fossero, invece Angeli di scarso valore.
  • Riconoscendo i Sette Arcangeli assistenti, avrebbe dovuto riformulare tutto il suo sistema, spiegando chi fossero e dove si collocassero.
  • Ciò non poteva esser fatto senza far cadere l’intera costruzione dallo stesso prodotta, e , a tal fine, evitò di parlare anche di San Raffaele (l’elemento più pericoloso della triade Arcangelica, per ovvie ragioni),in modo che l’interprete non risalisse più al gruppo dei Sette Primi Assistenti, di cui l’Angelo Medico aveva dichiarato di fare parte.
  • Ma queste aporie o errori, hanno generato teorie perniciose e gravissime derive scismatiche o, nel migliore dei casi, fenomeni di evidente deviazionismo

CHI SONO HUGO KOCH E JOSEPH STYLGMAYR?

  • Nel 1800, infatti,  le ricerche indipendenti di due grandi studiosi: Joseph Stiglmayr e Hugo Koch dimostrarono che la trattazione del problema del male dello pseudo - Dionigi, nella sua opera – Nomi Divini -  dipendeva dal “De malorum subsistentia” di Proclo, autore ellenista, neoplatonico e gnostico.  
  • Koch dimostrò la vicinanza tra corpus dionisiano e Neoplatonismo in termini di dottrine, strutture e nell’uso del linguaggio simbolico, probabilmente attinto dalla tradizione misterica.
  • J. Stiglmayr addusse altre ragioni che permisero di precisare con maggior approssimazione la datazione degli scritti.
  • In virtù di tali rinvenimenti, l’opera dello pseudo – Dionigi cominciò finalmente ad essere messa sotto attenta osservazione.  
  • Soprattutto la «Gerarchia Celeste», introdotta in  Occidente da S. Gregorio Magno e tradotta in latino verso l’ 870, ripresa da S. Tommaso  e dallo stesso Dante Alighieri.  
  • Ed è per queste ragioni che studi più recenti, richiamati dallo stesso padre Mongelli e da altri coraggiosi autori, cominciarono a mettere in dubbio la costruzione gerarchica dell’autore pseudo – Dionigi.  
  • A dispetto di numerosi autori che oggi ancora affermano che costui fosse il Santo ateniese convertito da San Paolo; in realtà l’autore della famosa opera che tanto successo produsse nell’ambito della teologia degli Angeli cattolici, è tutt’ora sconosciuto.
  • Dionigi, il Santo dell’ Aeropago di Atene, non è dunque il vero autore della Gerarchia Celeste!  
  • La quesitone, almeno per i fedeli cattolici che ne sono ancora stranamente allo scuro, è stata chiarita una volta e per tutte dal Papa Benedetto XVI° durante una famosa catechesi tenutasi a Piazza San Pietro, mercoledì 14 maggio 2008, che in sintesi ha precisato: "Cari fratelli e sorelle, oggi vorrei, nel corso delle catechesi sui Padri della Chiesa, parlare di una figura assai misteriosa: un teologo del sesto secolo, il cui nome è sconosciuto, che ha scritto sotto lo pseudonimo di Dionigi Areopagita".
  • Perchè questo autore volle nascondere il suo nome sotto pseudonimo? Il Papa emerito lo chiarisce: « Lo spirito greco, che egli mise al servizio del Vangelo, lo incontrò nei libri di un certo Proclo, morto nel 485 ad Atene: questo autore apparteneva al tardo platonismo, una corrente di pensiero che aveva trasformato la filosofia di Platone in una sorte religione filosofica, il cui scopo alla fine era di creare una grande apologia del politeismo greco e ritornare, dopo il successo del cristianesimo, all’antica religione greca … Questo pensiero, come si vede, è profondamente anticristiano. È una reazione tarda contro la vittoria del cristianesimo. Un uso anticristiano di Platone, mentre era già in corso un uso cristiano del grande filosofo. È interessante che questo Pseudo-Dionigi abbia osato servirsi proprio di questo pensiero per mostrare la verità di Cristo; trasformare questo universo politeistico in un cosmo creato da Dio – nell'armonia del cosmo di Dio dove tutte le forze sono lode di Dio – e mostrare questa grande armonia, questa sinfonia del cosmo che va dai serafini agli angeli e agli arcangeli, all'uomo e a tutte le creature che insieme riflettono la bellezza di Dio e rendono lode a Dio. Trasformava così l'immagine politeista in un elogio del Creatore e della sua creatura…»..
  • Il lettore cattolico deve dunque essere messo immediatamente al corrente  che l’opera definita  «Gerarchie Celesti» e che fa parte del corpus dei lavori attribuiti erroneamente a San Dionigi Aeropagita, non è stata scritta dal vero Santo, come tutti pensavano,  ma ad un teologo del VI° secolo (cioè di ben 500 anni più vecchio rispetto al primo) rimasto sconosciuto, il quale era probabilmente  un neoplatonico, cioè un personaggio lontano dal Cristianesimo. 
  • La formazione triadica e novenaria dei Cori, Dionigi l'attense in parte dal neoplatonico Proclo, ed in parte dal Teurgo Giamblico, medium e veggente.