LA QUAESTIO ARCHANGELORUM, affrontata dai massimi Angelologi moderni (video e testo)

Studi e ricerche : Avv. Carmine Alvino - LA "QUAESTIO ARCHANGELORUM"


Nel Testo Sacro gli Arcangeli sono Spiriti di Massima Gerarchia ovvero i c.d. Sette Angeli del Volto e Primi Principi : manifestazione sensibile della presenza trascendente di Dio verso i profeti. Tale verità non trova però un corrispettivo nella dottrina e nel magistero cattolici, perché la Chiesa non ne riconosce l’esistenza reale. Difatti, tra IV° e VI° secolo, l’ingresso nel generale panorama delle fonti sacre cristiane dell’opera: De Coelesti Hierarchia dell’ autore  Pseudo – Dionigi l’ Aeropagita provocò un cambiamento liturgico – esegetico e contro intuitivo della posizione, del ruolo, del numero e del ministero degli Arcangeli e una degenerazione morfosintattica del loro appellativo che da “massimo spirito” andò a designare un angelo di categoria inferiore.   L’opera in questione nel dividere il mondo angelico in 9 Cori e 3 Gerarchie, stravolgeva l’assetto delle fonti, degradando gli Arcangeli, dal vertice celeste in cui si trovavano al penultimo grado angelico, di poco sopra i semplici custodi. Inoltre taceva colpevolmente sull’intero  gruppo dei Sette Angeli o Spiriti assistenti – che non venivano mai nominati - così da privarli di attenzione esegetico-dogmatica da parte del lettore.


LE GRANDI CONFUSIONI NELLA TEOLOGIA MEDIEVALE  

Pure San Tommaso d’ Aquino , nella sua Summa Theologica, T. 1, q. 112, sulla scorta di tale opera, che riteneva divinamente ispirata, fu indotto ad abbassare  il grado angelico di San Raffaele portandolo tra gli Angeli infimi, e conseguentemente rese analogico il gruppo dei Sette Divini Assistenti, interpretando la sua sacra rivelazione come allegoria della moltitudine dell’esercito celeste. Il caso più emblematico è quello di Papa San Gregorio Magno, che nelle sue omelie sui Vangeli, ebbe meravigliosamente a statuire che:  « …alla Vergine Maria non viene inviato un Angelo qualsiasi, ma l'Arcangelo Gabriele. Era ben giusto, infatti, che per questa missione fosse inviato un Angelo tra i maggiori, per recare il più grande degli annunzi… »  [Om. 34, 8-9; PL 76, 1250-1251],  ma applicando a tale definizione la teoria esegetica di pseudo – Dionigi, precisava invece: «quelli che annunziano cose minime sono gli Angeli, e quelli che annunziano cose maggiori sono chiamati Arcangeli», relegando in tal modo gli stessi solo nell’ VIII Coro angelico. Ciò perché Gregorio, seguiva espressamente pseudo – Dionigi su queste catalogazioni, come indicato  nella sua 34 Omelia, ove cita al punto 12 questo autore come « Dionigi l’Areopagita, antico e venerando padre … ».; quando, in realtà,  era un suo contemporaneo!!! L’errore coinvolse pure il celebre e Beato Duns Scoto, cantore dell’ Immacolata Concezione. Egli infatti mostra di aver frainteso la figura dello pseudo – Dionigi già nelle epigrafi delle sue opere: “Expositiones super Ierarchiam Caelestem S. Dionisii” (Esposizione sulla gerarchia celeste di San Dionigi) e “Versio Operum S. Dionisii Aeropagitae” (Versione delle Opere di San Dionigi Aeropagita), perché si riferisce all’autore delle stesse credendolo il vero santo del primo secolo. Questo pseudo - Dionigi Areopagita ebbe dunque un grande influsso su tutta la teologia medievale, su tutta la teologia mistica sia dell'Oriente sia dell'Occidente, e fu quasi riscoperto nel tredicesimo secolo soprattutto da San Bonaventura che lo chiamava il "principe dei mistici"; il grande teologo francescano, in questa teologia mistica trovò lo strumento concettuale per interpretare l'eredità così semplice e così profonda di San Francesco. Secondo alcuni,  l’influenza di pseudo – dionigi, può essere rintracciata anche nel pensiero dei carmelitani spagnoli del XVI secolo come Teresa d'Avila e Giovanni della Croce.


L’ERRORE SULLA SUA PERSONA RINVENUTO SOLTANTO NEL XIX SECOLO ! 

A lungo ritenuto il vero Dionigi Aeropagita, solo  nel XIX secolo, si comprese il grave errore liturgico, esegetico e scritturistico che aveva attinto purtroppo numerosi Santi, Beati e Dottori della chiesa, i quali lo avevano confuso per il grande Santo ateniese del I secolo, convertito da San Paolo assieme alla donna Damaris. Si trattava invece di un personaggio ben più tardo, perlomeno del V o del VI secolo, discepolo del neoplatonico Proclo e dell’esoterista e teurgo Giamblico.    Questa confusione e/o clamoroso scambio di persona, protrattasi per tutto il Medioevo ed oltre,  osserva padre Battista Mondin,  filosofo e teologo italiano, dottore di Filosofia e Religione presso l'Università di Harvard,  decano della Facoltà di Filosofia presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma,   consentì che l’autore del «corpus dionisiano» fosse considerato il vero S. Dionigi, discepolo di San Paolo e così: « l’autenticità del Corpus Dionisyacum non viene mai messa in dubbio»[1] in quanto:  « si assegnò alle sue opere un credito del tutto singolare e un’autorità maggiore di quella che si dava ai grandi padri della chiesa, compreso lo stesso Agostino»[2]. Aggiunge idealmente il padre Giovanni Mongelli:« Siccome infatti nel Medioevo si credeva effettivamente che autore ne fosse il discepolo di San Paolo convertito all’aeropago di Atene, alle sue parole si attribuiva un valore poco meno di quello dato ai libri  ispirati dal Canone ecclesiastico»[3]. Ciò anche perché, come asserisce Enzo Bellini[4] docente di Storia della Teologia presso l'Università Cattolica di Milano e di Patristica e Patrologia presso la Facoltà Teologica  : « L’autore di questi scritti fu considerato da  tutti come il discepolo di Paolo, divenuto, secondo quanto scriveva Eusebio di Cesarea, il primo Vescovo di Atene. Come tale «il divino Dionigi» fu citato con Sommo rispetto dal Papa Gregorio Magno (nel 593) e fu letto e commentato da San Massimo il Confessore (+ 662). Al sinodo Laterano del 649 alcuni passi delle sue opere sono letti e commentati per esplicita volontà di Papa Martino; più tardi lo cita Papa Agatone in una lettera al concilio costantinopolitano del 680 e il concilio di Nicea del 787, convocato da Papa Adriano, richiama un passo del nostro autore per esporre che cosa si deve chiedere a chi deve essere ordinato vescovo. Altri Papi come Paolo I e lo stesso Adriano, lo raccomandano alle scuole e alla corte come il primo Padre della Chiesa. Con tali garanzie la fama di Dionigi si affermò sempre più, specie in Occidente, anche se lo si conosceva direttamente attraverso l’elogio che ne avevano fatto i papi e i pochi testi citati dai concili». Solo nel 1800, infatti,  le ricerche indipendenti di Joseph Stiglmayr e Hugo Koch dimostrarono che la trattazione del problema del male dello pseudo - Dionigi, nella sua opera – Nomi Divini -  dipendeva dal “De malorum subsistentia” di Proclo, autore ellenista, neoplatonico e gnostico. Il dott.  Angelo Tavolaro, nella sua magnifica tesi di dottorato: «  Lo Pseudo Dionigi Areopagita:  dalla Hierarchia alla Theologia» ben  riassume le loro scoperte:  «… il Koch dimostrò la vicinanza tra corpus dionisiano e Neoplatonismo in termini di dottrine, strutture e nell’uso del linguaggio simbolico, probabilmente attinto dalla tradizione misterica. J. Stiglmayr addusse altre ragioni che permisero di precisare con maggior approssimazione la datazione degli scritti…».   Il Giudizio del Koch, diviene allora gravissimo e impietoso. Egli definisce l’autore della Gerarchia Celeste come segue: «DIONYSIUS IST EIN FALSCHER»  !professore di filologia bizantina e neogreca all'università di Monaco, ha meglio specificato In particolare il prof. Eugenio Corsini, recentemente scomparso, avallando le scoperte del Koch, ha inoltre pure dimostrato in modo inoppugnabile che la teoria dianisiana del sovrapporsi in Dio di trascendenza e causalità  intellegibile presuppone  la sistemazione speculativa di Proclo  sulla prima e la seconda ipotesi del Parmenide platonico. [6] In virtù di tali rinvenimenti, l’opera dello pseudo – Dionigi cominciò finalmente ad essere messa in discussione, ma soltanto nel XX secolo, provocando una lentissima riflessione della teologia cattolica, ancora in corso, soprattutto per quel che riguarda la   «Gerarchia Celeste», come ricordato da padre Giovanni Mongelli, a pag. 163 della sua celebre opera «Gli Angeli Buoni» , introdotta in: « Occidente da S. Gregorio Magno e tradotta in latino verso l’ 870…ripresa da S. Tommaso… e dallo stesso Dante Alighieri».   Ed è per queste ragioni che studi più recenti, richiamati dallo stesso padre Mongelli e da altri coraggiosi autori, cominciarono a mettere in dubbio la costruzione gerarchica dell’autore pseudo – Dionigi.   Ad esempio, l’autore e saggista  Gilberto Galbiati[7], affermando con assoluta certezza, la dipendenza dello pseudo – Dionigi da Proclo, arriva addirittura a sostenere che:  «…all' inizio del VI secolo, il trattatista greco Dionigi l'Areopagita, utilizzò lo stesso schema codificando questa fantasiosa rappresentazione gerarchica degli angeli sul modello dei nove cori angelici, suddivisi in tre triadi, nel suo celebre trattato De Coelesti Hierarchia , che ha trovato fortuna sia in Oriente che in Occidente. Questo schema , che a noi sembra il parto di un cervello eccessivamente fantasioso si può notare attualmente nella teologia canonica che ama suddividere gli Angeli in tre gruppi di ordini  ». Pertanto, visti tali collegamenti, il Servo di Dio,   mons. Francesco Spadafora, chiarissimo esperto di Sacra Scrittura, già ordinario di esegesi nella pontificia università del Laterano, scrive in modo apodittico che oggi « questa gerarchia viene giustamente respinta»[8],mentre il sacerdote  Antonino Romeo[9] , suffragando le posizioni di J. Mochi e L. Schreyer, in modo ancor più specifico aggiunge:- « giustamente si rigetta la tardiva classificazione divulgata dallo pseudo Dionisio … che ha posto gli Arcangeli al penultimo posto della Gerarchia angelica: si riservava agli Angeli e agli Arcangeli il solo ufficio di messaggero. L’Arcangelo è il capo della milizia celeste…». Soltanto nelmaggio 2008 il Papa Emerito Benedetto XVI[10], durante una celebre catechesi in Piazza San Pietro , ha finalmente chiarito bene chi fosse questo personaggio ovvero : «… un teologo del sesto secolo, il cui nome è sconosciuto, che  ha scritto sotto lo pseudonimo di Dionigi Areopagita» il quale fece uso, secondo il papa di un: « … pensiero…profondamente anticristiano…reazione tarda contro la vittoria del cristianesimo. Un uso anticristiano di Platone, mentre era già in corso un uso cristiano del grande filosofo». Il lettore cattolico deve dunque essere messo immediatamente al corrente che l’opera definita  «Gerarchie Celesti» e che fa parte del corpus dei lavori attribuiti erroneamente a San Dionigi Aeropagita, non è stata scritta dal vero Santo, come tutti pensavano, ma ad un teologo del VI° secolo (cioè di ben 500 anni più vecchio rispetto al primo) rimasto sconosciuto, il quale era probabilmenteun neoplatonico, cioè un personaggio lontano dal Cristianesimo».   Il Papa inoltre, richiama anche gli insegnamenti della filologia tedesca di Koch, e afferma: «… ci sono due ipotesi circa questo anonimato coperto da uno pseudonimo. Una prima ipotesi dice: era una voluta falsificazione, con la quale, ridatando le sue opere al primo secolo, al tempo di San Paolo, egli voleva dare alla sua produzione letteraria un'autorità quasi apostolica…» anche se poi finisce per indugiare su una ipotesi più accomodante, onde evitare una completa cancellazione. Recentemente è intervenuto sulla questione pure Don Marcello Stanzione , con il testo edito dalle Sugarco, dal titolo: « Gerarchie e cori angelici. La società cosmica degli spiriti celesti», compilando uno dei rarissimi testi cattolici, prodotti peraltro da uno dei massimi rappresentanti della Chiesa moderna  su questo argomento , che va a colmare una grossa lacuna nella speculazione teologica cristiana sugli Spiriti celesti. Stanzione affronta la questione dello pseudo – Dionigi e dei suoi legami esoterici, a pag. 54, nel paragrafo dal titolo « Il Contributo dei Neoplatonici», esordendo con una frase che d’ora in avanti rimarrà, crediamo nella storia dell’angelologia moderna: «Curiosamente, è dagli ambienti pagani che arriverà il sistema al quale si rifaranno i teologi cristiani». Tale affermazione, non è che il punto di arrivo di tutte le testimonianze testè evidenziate, pure sulla scorta della celebre omelia del Papa Emerito. Egli dunque afferma in modo sintetico quanto da noi oggi riportato nel presente testo:«Nel V secolo, il filosofo neo-platonico Proclo elabora una teoria pervasa di quella forte religiosità che si manifesta all’epoca presso gli ultimi pagani. Secondo lui , gli dei sono inconoscibili. Essi si manifestano dalle loro emanazioni: gli Angeli. Questi trasmettono agli universi l’energia divina, non formano che un tutto con la loro divinità di origine da cui possono prendere il nome poiché ne sono la teofania. Questa teoria degli dei-angeli di Proclo conoscerà un certo prolungamento in alcune sette eretiche. Proclo, in effetti, secondo la teoria platonica rinnovata da Plotino, stabilisce una gerarchia  dei suoi dei-angeli in nove gradi e tre ordini. Alla fine del V secolo, o all’inizio del VI, un religioso greco, discepolo del filosofo Eroteo, neo-platonico ed egli stesso probabile discepolo di Proclo, intraprende un’opera considerevole il cui merito, a seguito di Sant’Agostino, è di introdurre il pensiero platonico e la filosofica greca nella riflessione teologica, arricchendola e aprendole nuovi campi. Senza dubbio cosciente che l’arditezza delle sue tesi richiede, per imporle, una tempra morale più forte della sua, l’autore, usanza frequente all’epoca, non esita a farle passare per l’opera di un altro; all’ occorrenza , quella di Dionigi l’ Aeropagita». Sul punto, in ideale continuazione con Don Stanzione,  il prof.  Salvatore Lilla[11], Scriptor graecus della Biblioteca Vaticana per quasi quarant’anni , conferma quanto segue : «La pretesa di essere l’ateniese convertito da San Paolo risulta talmente convincente che lo Pseudo-Dionigi gode a lungo di un’autorità pari quasi a quella degli apostoli. L’autore è invece un cristiano di origine siriana, che studia filosofia ad Atene presso Proclo e Damascio. La sua riformulazione della teologia cristiana nei termini della filosofia neoplatonica ha durevole influenza sul platonismo medievale e rinascimentale, come anche sulla successiva letteratura mistica. Venendo a una rassegna storica più dettagliata, va ricordato, per cominciare, che la presenza degli scritti dello Pseudo-Dionigi è documentata indirettamente tra il 518 e il 528 da alcune citazioni del vescovo Severo di Antiochia; direttamente, invece, nella già ricordata disputa di Costantinopoli del 533. Intorno al 530 sono inoltre redatte le note di commento (scoli) ai testi dionisiani di Giovanni di Scitopoli (in Palestina), e sempre a quegli anni risale la traduzione in siriaco a opera di Sergio di Reshaina, che favorisce notevolmente la diffusione delle idee dello Pseudo-Dionigi nei centri di cultura cristiana in Siria. Vi sono poi traduzioni in armeno e in arabo, e ci sono prove sicure della presenza dello Pseudo-Dionigi nel mondo islamico. Sul versante cristiano orientale, l’autorità degli scritti dionisiani presso i teologi bizantini è invece assicurata soprattutto da Massimo il Confessore.  È tuttavia nell’Occidente latino che l’influenza dello Pseudo-Dionigi si manifesta con tutta la sua forza. Il corpus giunge in Occidente nell’827, con il manoscritto donato all’abate Ilduino dall’imperatore di Bisanzio Michele II. Degli scritti del corpus Ilduino stesso appronta, nell’832, una prima traduzione (si dubita se completa), che trent’anni dopo serve da base alla traduzione di Scoto Eriugena, il quale, come è noto, subisce molto il fascino del pensiero dionisiano. Una nuova fioritura della fortuna dello Pseudo-Dionigi si registra a partire dal XII secolo, grazie soprattutto a Ugo di San Vittore, Isacco di Stella e Pietro Lombardo. Nel XIII secolo si occupano approfonditamente di lui teologi del calibro di Roberto Grossatesta, Alberto Magno, Tommaso d’Aquino e Bonaventura da Bagnoregio (l’unico, tra i quattro, che non scrive un commento dettagliato alle sue opere). Successivamente la presenza dello Pseudo-Dionigi è molto accentuata in mistici quali Meister Eckhart o Giovanni Taulero, come anche nello stesso Dante; mentre nel XV secolo la sua eredità spirituale e filosofica viene valorizzata soprattutto da filosofi platonici: Cusano, Pico della Mirandola e Marsilio Ficino. Questa lista, di per sé già impressionante, potrebbe essere integrata ed estesa a piacimento; ma per concludere si aggiungano a essa, a titolo di esempio, soltanto i nomi di Giovanni della Croce, Friedrich Schelling ed Edith Stein: tre pensatori che, in epoche assai distanti e animati da intenti filosofici assai diversi, hanno saputo intrattenere con le opere dello Pseudo-Dionigi un rapporto estremamente fecondo». Sulla genesi dell’opera interviene pure da Don Renzo Lavatori, dopo Stanzione, uno dei massimi conoscitori della materia angelologica cristiana, ma in modo, a nostro parere un po’ troppo sbrigativo. Egli nella sua opera : «L'angelo, un fascio di luce sul mondo», Editore la Fontana di Siloe, afferma in modo apodittico al paragrafo 3:  « L’autore che ha sistematizzato e ben strutturato il mondo gerarchico degli Angeli è lo pseudo- Dionigi. Di origine siriaca alla fine del V secolo e l’inizio del VI secolo, soggiornò a lungo ad Atene, dove seguì con entusiasmo i corsi di Proclo, rimanendone profondamente influenzato. La sua teologia è imbevuta sia del pensiero cristiano dei Padri a lui precedenti sia della filosofia neoplatonica insegnata da Proclo. Ciò si nota immediatamente nella visione Gerarchica degli Angeli,  a cui ha dedicato un’opera specifica, De Coelesti Hierarchia »,ma il celebre angelologo , presenta questa dipendenza come una necessità liturgica quasi ineluttabile quando, riteniamo al contrario, la stessa andrebbe meglio spiegata, onde evitare qualsiasi pericolo di contaminazioni con fonti che cattoliche non sono. A questo punto possiamo continuare il discorso, ormai chiaro, della dipendenza liturgica dello pseudo - Dionigi da Proclo, attaccando il brano di commento con cui Don Stanzione prosegue la sua disamina in maniera più approfondita, riteniamo a nostro modesto avviso,  di Don Lavatori :« Riprendendo gli ordini e i gradi di Proclo, lo Pseudo-Dionigi divide il mondo angelico in nove cori e tre ordini, anch’essi sottomessi all’illuminazione successiva, dal vertice verso il basso, essendo solo il primo ordine direttamente in contatto con la luce divina. La cifra tre è compresa da Dionigi, poi dalla tradizione cristiana, come un omaggio alla Santissima Trinità. Molto presto, la costruzione dionisiana si impone nella Chiesa, ripresa e confermata da Papa San Gregorio Magno, appassionato di angelologia»  ribadendo a pag. 152 del suo testo sui Cori e sulle Gerarchie Angeliche, che : « la classificazione dello pseudo-Dionigi   - arbitraria e incompleta come le altre – se ne distingue tuttavia per le sue contraddizioni con i dati biblici e liturgici, ridotti a forza di omissioni e omonimie. Cosa ancora più grave, affermando che la sua classificazione è compiuta, l’autore ignoto dell’ Aeropago viene meno alla prevenzione apofatica che pure egli difende nella sua Teologia mistica». Il giudizio di Stanzione è condiviso pure da Enzo Bellini, nella sua introduzione alle opere dello pseudo – Dionigi.  Già in nota 103 a pag. 39, del capitolo 4 « Gerarchie», afferma:  « rispetto ai Padri precedenti, l’angelologia di Dionigi risulta molto artificiosa e manchevole. Dionigi, per esempio, non riesce a far entrare nel suo schema la dottrina degli angeli custodi, che era già molto sviluppata». «L’impostazione dionisiana -  osserva ancora Bellini - rimane artificiosa, come prova la mancata corrispondenza tra gli ordini angelici, che sono nove, e i sacramenti esaminati, che sono sei. Anzi a ben riflettere, la gerarchia ecclesiastica ha una struttura profondamente diversa dalla gerarchia angelica. Infatti questa descrive i nove cori angelici nella loro disposizione e nelle loro funzioni gerarchiche, mentre lo scopo della gerarchia ecclesiastica è principalmente quello di spiegare i riti che accompagnano l’uomo dalla nascita alla vita divina fino alla morte … solo secondariamente, specialmente trattando delle ordinazioni sacerdotali, si parla dei diversi ordini che costituiscono la Chiesa, e dei loro compiti».


IL PROBLEMA LITURGICO DI QUESTA SUSSUNZIONE TEOLOGICA

 

Questo errore è costato la sparizione del gruppo liturgico del 7 Arcangeli dalle fonti cristiane! In conseguenza di tale mutato assetto, nel 745 il Sinodo Romano II sotto Zaccaria, a causa dell’abbassamento degli Arcangeli, e della ripartizione dei Cori sul modello trinitario, cancellò dalle fonti il nome di Uriele: il quarto spirito assistente.  Ciò condusse ad un cambiamento dell’esegesi in chiave allegorico-svalutativa dei testi di DANIELE (Michele uno dei primi principi), TOBIA (sono Raffaele uno dei Sette Angeli Santi che servono Dio) , ZACCARIA (sulla pietra vi sono sette fiaccole accese, che scorrono tutta la terra), LUCA (sono Gabriele, che sto al cospetto di Dio) e APOCALISSE (siamo i sette che stiamo alla presenza di Dio – ho visto i sette angeli che stanno ritti davanti a Dio) , e all’uscita dal panorama delle fonti canoniche del IV LIBRO DI ESDRA, da cui fu tratta la preghiera dell’ ETERNO RIPOSO, ed in cui è nominato URIELE.  Nel 1471 giunse a Roma il Beato Amadeo da Sylva, che nella sua Apocalypsis Nova, ottenne in estasi  dall’Arcangelo Gabriele,  la esegesi corretta sul numero, sui nomi e sulla posizione degli Arcangeli: «… riguardo a nessuno degli altri Santi è lecito credere che sia innalzato sopra i meriti di ogni Angelo e Arcangelo, non dovendo intendersi con il nome di Arcangelo il secondo Coro che sale verso l’alto ma tutti coloro che sono chiamati Angeli Superiori: tuttavia quella sentenza non fu impressa negli ecclesiastici: Infatti oggi voi continuate a preporre i Santi uomini a tutti noi Angeli», ma ormai il danno era compiuto e il solco segnato per sempre.


NOTE

[1] In Corpus dionysiacum: La gerarchia celeste-La gerarchia ecclesiastica-Circa i divini nomi- La teologia mistica-Epistole Copertina flessibile – 4 dic 2014  di Dionigi Areopagita (Autore), E. Turolla (a cura di)

[2] Battista Mondin, Commento ai nomi divini di Dionigi. Vol. 1 Tommaso d'Aquino (san), introduzione pag. 8

[3] Giovanni Mongelli, gli Angeli Buoni, pag. 58

[4] Tutte le opere / Dionigi Areopagita ; traduzione di Piero Scazzoso ; introduzione, prefazioni, parafrasi, note e indici di Enzo Bellini, pag. 10

[5] Koch, Proklus als Quelle des Pseudo-Dionysius Areopagita in der Lehre vom Bòsen, Philologus 54, 1895, pagg. 438-454.

[6] Marco Ninci, L'universo e il non essere. Trascendenza di Dio e molteplicità del reale nel monismo dionisiano, 1950, pag. 7 (introduzione).

[7] Gilberto Galbiati, La comunità essena del deserto di Giuda: la storia, la fede, le regole di vita di un grande movimento spirituale giudaico contemporaneo alla fine del secondo tempio e agli inizi del cristianesimo, Firenze Atheneum, 2008

[8] Francesco Spadafora, Arcangeli, in “Bibliotheca Sanctorum”, II , Roma 1962, col. 350

[9] Antonino Romeo, Arcangelo, in Enciclopedia Cattolica, I (Roma 1980) coll. 1791-93

[10] Udienza Generale del 14 maggio 2008: Pseudo-Dionigi .

[11] Pseudo-Dionigi, Gerarchia celeste, Teologia mistica, Lettere, trad. it. di S. Lilla, Roma, Città Nuova Editrice, 1986