LE POSTULATORIE AI 7 ARCANGELI - Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Capi di Ordini e il Re Ferdinando II°, convergono sul dogma e interpellano i Papi nel XIX° sec.

PRIMA CAUSA DEL 1826 

Tratto da: Sacra Rituum Congregatione Emo, et Rmo Domino Card. Zurla RelatorePanormitana, Corduben. Et Oxomen. Indulti riassumendi recitationem Officii, et Missae prop. In honorem Septem Angelorum, quae Panormi, et alibi recitabantur; cum additione historica ad VI Lect., et pro extension ad Urbem et Orbem; sin minus pro Civitate, et Diocesi Panormitana, et Sacellis Patronatus Oratoris in Oppidis Cabra, et Aguilar Diocensis Cordubensis, et in Oppido Seron Oxomensis Diocesis. Istantibus: Emo, et Rmo Archiepiscopo Panormitano, et Pedtro Maria Heredia et Rio, Hispano Romae MDCCCXXVI

  •  EPISTOLA DEL CARDINALE PIETRO GRAVINA -  Mio Padrone, nel momento in cui ricevei la sua  pregievolissima del 12. prossimo passato  diedi quelle disposizioni convenienti per soddisfare a V. su quanto desidera sapere intorno al culto delli sette Angeli, ed in risultato le mando unito alla presente un libro nel quale si descrive l' Istoria di detto Monastero colla descrizione degli Angeli, e tutto altro che V. bramı sapere; di più le diriggo l'ufficio  che soleva dirși, ma che al presente più non si recita , per mancanza dell'approvazione Apostolica, per la quale V. può impegnarsi di ottenere : Queste sono tutte le notizie che ho potuto trovare , e credo che altre non possono trovarsi in questa Isola, Intanto rassegnandomi etc. B. L. M. = suo affezionatissimo , sicuro servitore = P. Card. Gravina Palermo 28 dicembre 1825 

SECONDA CAUSA DEL 1828 .

TRATTO DA: Sacruum rituum congregatione Eminentissimum ac reverendissium Card. Odelscalchi Relatore corduben et exomen.– Apporbationi offici et missae  in honorem septem angelorum quae Panormi recitabantur cum additione historica ad IV lectionem, istante Pedro Maria Heredia del Rio hispano – Romae MDCCCXXVIII

NUM 18 - RESCRIPTUM PER LA MESSA DEI SETTE ANGELI  DI MANO PROPRIA DI SUA SANTITA'  AD ISTANZA DEL POSTULATORE 15 AGOSTO 1827  PER LA CONCESSIONE  FATTA A VIVA VOCE  CON VATICINIO NEL GIORNO DI SAN LEONE MAGNO LO STESSO ANNO - Rescritto del Santissimo per la concessione della Messa dei Sette Angeli.  Il  PAPA disse , che per accordargli la Celebrazione di una Messa dei SETTE ANGELI nella sua Cappella privata non vi  avea difficoltà , e questa gli è stata accordata con quelle limitazioni , che le  circostanze esiggono , è che niente toglie alle parole sopra dette non vi è difficoltà.

RESCRITTO DELLA SEGRETERIA AD ISTANZA DEL PATRONO PROFERITA CON LA PROPOSIZIONE DELLA CAUSA ALL'UDIENZA DEL SANTISSIMO  DEL GIORNO 16 GENNAIO 1828 - BEATISSIMO PADRE

Il patrocinatore della Causa dei Sette Angeli abbenchè nella Congregazione Ordinaria dei Sagri Riti tenuta li 16 Decembre dello scorso anno abbia avuto una negativa, pure avendo trovato nuovi documenti per unirli al già distribuito sommario , supplica  alla S. C. la stessa Causa , e si lusinga di ottenere tale permesso si perchè non fu apposto nella contraria risoluzione l'  amplius e si perchè non è passata in cosa giudicata · Che della grazia ec. ALLA SANTITA' DI NOSTRO SIGNORE LEONE XII


TERZA CAUSA DEL 1830

TRATTO DA : Epistolae postulatoriae multorum eminentissimorum ac reverendissimorum s.r.e. Cardinalium, archiepiscoporum  episcoporum, et generalium ordinum et aliorum, pro cultu septem angelorum, cum officio et missa instaurando, et extendendo seu ad universam ecclesiam, sive ad quaelibet loca, in quibus talis cultus accipi placeat, vel saltem ad personam et ecclesias postulantium – Romae anno MDCCCXXX

 


COSA SONO LE LETTERE POSTULATORIE:

Agli atti di un processo di beatificazione vengono allegate le cosiddette lettere postulatorie provenienti da vari ambienti della società, indirizzate al Santo Padre, che chiedono di procedere rapidamente alla beatificazione di un candidato agli altari.

Nel caso di specie le lettere pervenute, in numero complessivo di oltre 120 da parte di cardinali, di Arcivescovi , di Vescovi, di Capi di ordini religiosi, e di persone private, sfociarono inevitabilmente , ed altresì, in una richiesta di proclamazione dogmatica unitamente a quella di restaurazione dell' Officio e della Messa dei Sette Arcangeli, approvata a Palermo, nel xvi secolo, possedimento spagnolo, mediante la sola autorizzazione ordinaria, perfettamente lecita all'epoca, da parte di Papa Paolo III e Clemente VII di santa memoria - approvazioni non sufficienti a proteggere gli offici da provvedimenti contrari anche da parte di semplici vescovi .

Non esistendo di fatto, nelle procedure di beatificazione e canonizzazione della Santa Sede, alcun tipo di provvedimento diretto a canonizzare Angeli o gruppi liturgici di personalità non umane ma meramente spirituali, si decise di proporre una causa, che non  investisse direttamente l'argomento trattato, ma una questiole liturgica inerente Santi non ancora approvati dalla Chiesa, sul presupposto che un'approvazione avrebbe potuto investire anche il dogma, in modo secondario.

La questione, che vide la quasi totale convergenza di tutti i Cardinali di Santa Romana Chiesa poteva essere risolta con l'esclusione della clusola "Amplius" apposta sulla seconda proposizione per mancanza di postulatori.

A sostegno dell'intento dell'oratore, nella terza proposizione innanzi a Pio VIII, le numerose postulatorie, che appalesano come il gruppo liturgico dei Sette Arcangeli, specie nel secolo XIX fosse ancora presente.


« Lettere Postulatorie delle loro Eccellenze Reverendissime, sig.ri Cardinali, degli Arcivescovi,

dei Vescovi per l’Officio  e la Messa dei Sette Angeli che assistono davanti al Trono di Dio »

 PIETRO MARIA HEREDIA DEL RIO:   Pietro Maria Heredia del Rio , pellegrino spagnolo , che si è trattenuto  a Roma, sin  dall’anno santo, per occuparsi  del culto dei Sette Arcangeli che assistono davanti al Signore, espone umilmente , dopo la negazione della sua causa con la clausola “amplius”,  di aver fatto ricorso al Sommo Pontefice , evidenziando che, seppur fosse rimasto sorpreso da tale decreto , premesse tutte le altre cose che vi concernono, e che il presente Oratore aveva oscoltato nella stessa precedente informativa, in cui peraltro soltanto un solo Teologo si era mostrato contrario: aveva deciso comunque di onorare ciò che la Sacra Congregazione dei Riti aveva deciso, e non chiedere nuovamente neanche la Messa dei Sette Angeli che Sua Santità aveva concesso esclusivamente alla sua persona. Il Sommo Pontefice si è però degnato di promettere di nuovo tale grazia e di estendere (la messa) a  ciascun mese dell’anno,  nella Cappella Privata dell’ Oratore,  grazie al  p. Brandimarta , Innografo (compositore di riti religiosi d.n.a.)  della Sacra Congregazione dei Riti . Ma suo ordine di Sua Santità, lo stesso p.Brandimarta, aveva rinvenuto  talune  difficoltà negli scritti del presente oratore, che erano sorte per l’ approvazione della Causa con riferimento all’officio presente nella stessa. Ma non appena (l’oratore) le vide, diede immediatamente ordine che si dessero alle stesse le opportune risposte nel Palazzo Vaticano,  il giorno 27 di novembre dell’anno 1828 ed inoltre,  la prima domenica d’avvento dello stesso anno, consegnò ai piedi di Sua Santità un supplice libello siglato dalle Monache del Monastero dei Sette Angeli di Palermo, le quali chiedevano la reintegrazione dell’officio proprio dei loro stessi Santi Patroni, passati ancora pochi anni da queste cause rimaste inevase. Questo libello supplice fu benignamente accettato da Sua Santità, senza che , tuttavia, avesse però concesso nulla,  né con riferimento allo stesso, né alle risposte fornite dall’oratore , né alla Messa che aveva concesso di esser celebrata a suo beneficio, per cui allo stesso appare chiaramente, che sarebbe dovuto conseguire un atto formale o dovrebbe esserlo. Senonchè nuovamente, oltre alla prima istanza dell’Oratore, gli sono state consegnate un certo numero di postulazioni, con le quali si crede possibile sollecitare nuovamente Sua Santità, essendogli stato detto che la causa gli fosse stata negata proprio per difetto di tali postulazioni, e che al contrario fosse stata approvata la causa per l’attribuzione del titolo di Dottore della Chiesa a San Pietro Damiani, per la circostanza che erano state richieste ed ottenute diverse postulatorie da moltissimi Principi della Chiesa. Tuttavia regnando oggi il Sommo Pontefice su tutte queste cose, come appare dai vari decreti apposti ai libelli supplici, per mano sia dall’eminentissimo segretario dei libelli di supplicazione che anche di sua Santità, ha rimesso l’ Oratore nuovamente alla Sacra congregazione dei Riti. Per ciò che riguarda la grazia promessa da Sua Santità allo stesso Oratore , appare opportuno che gli si debba concedere per via del debito di giustizia scaturente da quella promessa apostolica. Per quel che riguarda invece la petizione del Monastero dei Sette Angeli, si ritiene che  non di meno debba concedersi allo stesso la reintegrazione dell’officio proprio dei Suoi Santi Patroni Tutelari, pure per debito di giustizia, dato che,  dalla fondazione del Monastero – essendo stata approvata da Paolo III di felice memoria, di celebrare la messa sotto tale titolo e con l’obbligo della recita quotidiana – il Monastero ha venerato gli stessi fino ai nostri giorni & può ancora venerarli  grazie al privilegio concesso dalla felice memoria di Gregorio  XIII , che ha perfezionato il proposito di San Pio V di riformare il Breviario, dove concesse a tutte le Chiese del Regno Spagnolo, cui allora Palermo apparteneva, di venerare con offici propri i loro Santi Patroni. PErcui l’Arcivescovo Palermitano che sospese tale Officio liturgico nel Monastero, non ha potuto sospendere, il diritto del Monastero di ottenere la reintegrazione di tale officio, di cui godeva da tale legittimo privilegio, e se a tutt’oggi ‘attuale arcivescovo non ha voluto direttamente presentare tale petizione contro ciò che aveva fatto il suo predecessore, giustamente può farlo per se stesso il medesimo Monastero. Circa le moltissime postulazioni, che con grandissima istanza e tanta severità di ragionamento, gli eminentissimi e reverendissimi Cardinali, Arcivescovi, Vescovi e tutti gli altri fecero, essi stessi possono sperare di ottenere la grazia da Sua Eminenza, che da ultimo lo stesso oratore reclama umilmente  soprattutto per l’Officio dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria  - non impraticabili nei singoli sabati – che assieme con quello dei Sette Angeli il pio Vescovo di Comacchio domanda per la sua diocesi, essendo degno, e molto apprezzato dagli stessi angerli,  amplificare il culto della Regina degli Angeli.

  1.  FILIPPO (FILONARDI)  ARCIVESCOVO DI FERRARA[1] - Beatissimo Padre, Filippo Filonardi, per la grazia di Dio e della Santa Sede Apostolica Arcivescovo di Ferrara, Prostrato al Trono della Santità Vostra umilmente espone come postulatore speciale, della Causa dei Sette Angeli Assistenti sempre al Trono di Dio per presentare ad Esso le Orazioni dei fedeli, ed ottenere alla Chiesa Militante, l’influsso delle Divine Misericordie; per infervorare perciò i cuori di tutti verso i detti divini spiriti, l’Oratore prega la bontà della Santità Vostra, a volersi degnare, di concedere al Popolo Cristiano la festa annua dei medesimi Sette Angeli con l’Officio e la Messa propria, onde implorare ad essi, una più particolare protezione alla Santa Chiesa Cattolica in questi tempi calamitosi,
  2.   CARDINALE PLACIDO TADINI VESCOVO DI BIELLA[2] -  l’illustrissimo e reverendissimo  signor Placido Tadini vescovo di Biella,  si è degnato di sottoscrivere la stessa postulatoria.
  3. MASSIMO MAZLUM ARCIVESCOVO DI MIRA[3] (COSTANTINOPOLI )-  Siccome è ben noto alla Santità Vostra , essere senza verun dubbio tra gli iunumerali Beati, Spiriti Celesti , un distinto numero di Sette Arcangeli, i quali di continuo assistono al Divin Trono di Dio , come n'assicura la Sacra Scrittura e questi Sette Angeli non mancano d' interpellare alla Sua Divina Maesta in pro della S. Chiesa Militante, e di presentare le Orazioni de Fedeli , acciò sopra dè medesimi discendano le divine Misericordie; così per tali motivi , confidato nella innata Bontà della Vostra Beatitudine, e prostrato ai Piedi della medesima S. V. , la supplico a volersi degnare accordare al popolo Cristiano, la Festa annua di questi Sette Beati Angeli, con l’officio e la messa…..
  4. GREGORIO BAGHINANTI ARCIVESCOVO TEODOSIOPOLI IN ARMENIA[4], residente a roma per il suo rito pontificale armeno, si è degnato di fare la medesima postulazione
  5. BASILIO TOMAGGIANI ARCIVESCOVO DI DURAZZO  IN MACEDONIA[5], di Rito Greco – Cattolico, si è degnato di scrivere la medesima postulazione, e con le stesse parole, di mano propria.
  6.  GIACOMO (RANGIASCHI) , ARCIVESCOVO DI SAN SEVERINO NELLE MARCHE[6] -  Beatissimo Padre, già da molto tempo, ho avuto notizia, che tutto il mondo cattolico non solo verso i tre arcangeli che commemora la Divina Scrittura per nome, ovvero Michele, Gabriele e Raffaele, ma anche verso gli altri restanti quattro  dei Sette Spiriti che sono al cospetto del Suo Trono, dei nomi dei quali la Sacra Scrittura mantiene il silenzio , ferve ardentemente di pietà e spirito religioso in questi nostri tempi , trascorsi peraltro già moltissimi secoli: per questo, con ogni sforzo mi sembra opportuno dare valore a questa circostanza. Sebbene infatti alcuni di questi non li conosciamo per divina rivelazione, attraverso  comunicazioni divine, dalle quali  gli spiriti angelici traggono i loro nomi,  proprio dai ministeri che hanno svolto presso gli uomini talvolta, affinchè non siano perduti, sono al contrario degni di stima, affinchè siano onorati dagli uomini, come dice San Gregorio. Sono degni ragionevolmente , poiché anche quei loro nomi, non diversamente dai primi tre assistono davanti al Trono di Dio. Disse l’ Angelo Raffaele di se stesso : “  Io sono uno dei sette che assistiamo davanti a Dio”. Essi sono proprio quelli infatti che notte e giorno non smettono di gridare: “ Santo Santo Santo!”. Sono anche quelli che offrono le preghiere dei Santi a Dio, come sono anche quelli che lo interpellano per noi. Perché dunque non dovrebbero essere onorati da noi? Dovrebbero esserlo davvero! Perché no? Del loro nome , allo stesso modo di come San Giovanni Damasceno parla dei Santi “ costruiamo templi, ofFriamo doni, ricordiamo la memoria e celebriamone gli offci” [cfr Lectio VI de fide Orthodoxa ].  Forse  io ed altri che sentono la medesima cosa, in modo così pervicace  può darsi che non restiamo indenni da una qualche riprovazione  , perché vogliamo giustamente adibire a cose celesti, di cui non conosciamo i nomi,  un nostro ossequio in modo non troppo ragionevole, ciò tuttavia non può essere ritenuto difforme dalla ragione né, parimenti, privo di esempi simili. Si festeggia l’ 8  novembre la  festa di quelli cui fu dedicata la chiesa dei c.d. Quattro Coronati , sebbene i loro nomi fossero ancora ignoti: e nella terza Calenda  di Settembre si festeggia la memoria di S. Adautto , il cui vero nome ancora manca (Infatti, poiché di questo martire si ignorava il nome, venne chiamato adauctus, ovvero "aggiunto" n.d.a. ). Se vale così per i Santi, perché non potrebbe valere lo stesso anche per gli Angeli? E’ a ragione ancor più preferibile! Allora il mio voto aggiungi a quello degli altri, con i quali sono d’accordo con davvero granade piacere! Se ciò pertanto  Beatissimo Padre, ti aggrada,  prego umilmente la tua stessa benignità, con le mie umilissime preghiere e suppliche che gli stessi quattro siano onorati insieme agli altri tre Santi Arcangeli , nella Chiesa di Dio con un identico Officio e Messa! Il Signore ti conservi per tantissimi anni, e renda beato quel poplo, cui il suo Santo Pontefice è di così grande onore e Gloria di Dio Onnipotente , e con una sollecitazione così pregna di venerazione, da Te, Santo Padre , affido la benedizione apostolica di tutta la diocesi.  – Settembre 1829
  7.  STANISLAO LUCCHESI VESCOVO DI FOLIGNO[7] – L’illustrissimo e Reverendissimo Stanislao Lucchesi Vescovo romano e di Foligno, si è degnato di fare la stessa postulazione.
  8. FRANCESCO SAVERIO DOMENICONI VESCOVO DI ALATRI[8] – l’eminentissimo e reverendissimo francesco saverio domeniconi, vescovo romano e di Alatri, si è degnato di fare la stessa postulazione.
  9. DOMENICO MORENO VESCOVO DI CADIGE IN SPAGNA[9]  -– L’illustrissimo e Reverendissimo Domenico Moreno, Vescovo di Cadige  in spagna si è degnato di sottoscrivere la stessa postulazione.
  10.  MATTEO FRANCO DEI PII OPERATORI  VESCOVO DI CATANZARO[10] - Oratore u.mo della S. V., conoscendo che la divozione dei Sette Angeli è stata tanto vantaggiosa ne' tempi passati a bene della Chiesa, e per i suoi più urgenti bisogni , implora perciò dalla S. V. d'accordarle la grazia della Messa, e dell'Offizio nella sua Diocesi nella quarta domenica dopo Pasqua , siccome in Sicilia, ed altri luoghi era fissata e si fà ardito l'Oratore u. mo d' implorare detta grazia, conoscendo che non solo in Napoli, ma anche nel Regno si ha della gran divozione a questi Sette gloriosissimi Spiriti assistenti al Trono di Dio .
  11. STEFANO (SCERRA)[11] ARCIVESCOVO DI OROPE IN  PARTIBUS CILICIA  E COMMISSARIO APOSTOLICO DI SANTA CASA DI LORETO, SCRITTO DI PROPRIO PUGNO   - Bisognosa sempre la S. Chiesa Cattolica nostra cara Madre, e tutti i Fedeli della grazia , e pace ab eo, qui est, qui erat, et qui venturus est, non potrà questo prezioso dono con maggior fiducia sperarsi, che col patrocinio di quelli sette Augusti Principi, che assistono al di Lui Trono . Eglino intimi Ministri di Dio , e mediatori degli uomini senza dubbio si degneranno della loro tutela a prò nostro, della quale incessantemente sì pregavano da S. Giovanni per le Chiese dell'Asia, se sincero sarà il nostro culto , e la nostra venerazione verso li medesimi Beatissimi Spiriti. Quindi ossequioso il Vescovo di Orope Commissario Apostolico di Santa Casa di Loreto prostrato al Trono di Vostra Beatitudine , premesso il bacio dei Vostri Santissimi Piedi, supplica , che ad eccitare il cuore dei Fedeli alla divozione verso questi Sette Principi Celesti , della grazia , che vengano onorati col culto speciale dell' Officio , e della Messa.
  12.  PIETRO IGNAZIO MAROLDA DEL SANTISS. REDENTORE  VESCOVO DI MARSICO E POTENZA[12] - Nella Divina Scrittura son rinomati i sette  Angeli , che di continuo assistono al Trono di Dio quali Candelieri accesi , che sempre ardono al suo divino cospetto . A prò della Chiesa Militante Essi interpellano e le Orazioni dei Fedeli , quali primi Ministri , presentano a sua Divina Maestà , acciò sopra  de' medesimi discendano le Divine Misericordie . Una cura particolare della Sinagoga loro  era affidata , e con modo speciale ci spetta  credere , esser loro commessa l' assistenza della Chiesa fondata dal Sangue di Gesù Cristo ,  con essere quella già intieramente abolita , e distrutta . Sono questi tanti motivi che mi  spingono a rassegnare a' piedi di Vostra Santità le Suppliche, perchè voglia degnarsi di accordare al popolo Cristiano la loro Festa in  ogni anno , e venerarsi coll' Uffizio e Messa, per implorare da Essi sette Santi Angeli  un Patrocinio particolare , specialmente dopo  tante Epoche funeste , nelle quali la Chiesa  di Dio vivente è stata da' suoi nemici agitata , e combattuta . Sono, questi i Voti del  Supplicante interpreti di quelli : dei Fedeli ancora , che esauditi dalla Santità Vostra , si  avrà a grazia , come da Dio .
  13. MICHELE (LANZETTA) VESCOVO DI  ORIA[13] -  BEATISSIMO PADRE Avendo la S. Chiesa molto bisogno di aiuto e di potenti Intercessori presso l'Altissimo, acciò si degni di comprimere l' audacia de' suoi Nemici , che cercano ne tempi presenti più che mai a tutta possa di oscurarla nonchè di abbatterla , se potessero e per maggiormente fortificare il cuore de' Fedeli con infonderci sempre più il vero spirito de' seguaci del Vangelo , l' umile Oratore ben persuaso che dopo l’ intercessione della gran Madre di Dio sia molto valevole, ed efficace quella de' Sette Arcangeli che immediatamente assistono innanzi al Trono di Dio , e che sono i sette Candelieri  che di continuo    l' onorano; quindi, affinchè i Popoli , e specialmente quelli addetti alla cura Pastorale del Supplicante prendano divozione verso dei medesimi, si fa animo l' oratore di supplicare Vostra Beatitudine a voler permettere, che di Essi se ne facci la Festa , e se ne reciti l' Ufiizio.
  14. ERCOLANI FORTUNATO MARIA, VESCOVO DI CIVITA CASTELLANA , ORTE E GALLESE[14]  -  Sebbene nella Sacra Scrittura si nominano soltanto tre Arcangeli, ovvero Michele, Gabriele e Raffaele, è certo, tuttavia, che siano Sette che stanno davanti al Trono di Dio, come Raffaele, parlando di se stesso, ha attestato con le seguenti parole: “Io sono Raffaele uno dei sette che stiamo davanti a Dio”. Per questo agli altri voti aggiungi anche il mio cui  con il massimo piacere concordo, non soltanto con gli spiriti che commemora la Sacra Scrittura, ma anche con gli altri quattro su cui la Scrittura Tace, i quali devono essere onorati da tutti con lo stesso culto e stima. Perciò, se ti aggrada, o Beatissimo Padre,  affinchè gli altri quattro spiriti celesti unitamente ai 3 Santi Arcangeli già nominati vengano onorati con un unico officio e una stessa messa nella Chiesa e gli sia apprestato loro un giusto  ossequio,  Prego umilissimamente la tua  santità , con le mie umilissime preghiere e postulazioni. Ti conservi il Signore per tanti anni, e renda beato il popolo di cui sei pontefice, ad onore e gloria  di Dio Onnipotente, e da te venga con  venerabile  sollecito , Santo Padre, a Me e a tutta la diocesi a me affidata, la benedizione apostolica. – Civita Castellana 1829
  15. ANTONIO BALDINI ARCIVESCOVO DI NEOCESAREA E CANONICO DELL’ARCIBASILICA LATERANENSE[15] -  conoscendo pienamente di quanto efficace sostegno e vantaggio potrebbe alla Chiesa Cattolica essere la particolar Celebrazione della Festa dei  sette Santi Angeli, i quali assistendo in Cielo al Trono di Dio possono dall' Altissimo in tercedere a pro de' Fedeli Militanti ogni pio speciale favore si spirituale che temporale , supplica col piu umile ossequio Vostra Beatitudine, accio si degni permettere, nel corso di ogni anno si festeggi la solennita dei predetti Sette Angeli coll’ assegnarne la propria Messa ed Officio , essendo cosi facile di risvegliare ne' Cattolici una tenera divozione verso que' Beati Spiriti , ond' Essi siano vieppiù propizii a difenderci nelle attuali calamita de' nostri tempi e sollevarci con la loro potente intercessione.
  16.  BARTOLOMEO VARRONE ARCIVESCOVO DI SESSA AURUNCA SCRITTA DA MANO PROPRIA[16] – Poiché nel Regno di Sicilia, fu conosciuto e stabilito, il Culto dei Sette Spiriti Principi,  davanti al Trono di Dio, e poiché ai nostri tempi è maggiormente utile  avere molti mediatori presso la Divina Clemenza,  specialmente di quelli che gli sono più prossimi, io , assieme ai miei sacerdoti imploriamo  alla Tua Beatitudine la particolare grazia della estensione dell’ Officio e della Messa dei suddetti Angeli  a questa mia Diocesi per il giorno assegnato del primo di marzo di ciascun anno. Così Dio stesso, intercedendo presso di Lui i Sette Spiriti, mi conservi incolume per il bene della Sua Chiesa,  e conservi la tua Beatitudine., Bacio i tuoi piedi attendendo la tua benedizione apostolica.
  17. DOPO LA PUBBLICAZIONE DEGLI ALTRI EPISTOLARI , DI CUI SI È FATTA PRIMA MENZIONE, A NOI PERVENNE LA POSTULATORIA  CARDINALE GIUSEPPE MARROZZO, VESCOVO DI NOVARA [17] -  Beatissimo Padre,  nella gloriosa  opera del Tuo Apostolato, Beatissimo Padre,  censiremmo  ciò che concerne l’instaurazione  il culto dei Santi Sette Angeli , affinchè attraverso il tuo Supremo Parere di degni di elargire , grazie alla tua clemenza, l’Officio in loro onore e la Messa. Questi sono infatti proprio quelli che furono rinvenuti nella Città di Plaermo con le loro insegne e i propri nomi, e che furono una volta descritti su ordine  dei Sommi Pontefici Paolo III e Pio IV – di santa memoria – una volta a Roma, ed eccitati dalla pietà e dalle gesta del presbitero Antonio lo Duca a tal punto che, dopo trecento anni i lavori delle Terme di Diocleziano  furono dedicati all’augustissima Regina degli Angeli  . Dopo  che, infatti,  il lodato Pontefice Massimo Pio IV  , aveva riconosciuto ed approvato l’uso di venerare i Santissimi Angeli sopra ricordati nel modo in cui tramanda l’icona palermitana, essendo concordi pure i Vescovi, furono elevati templi e altari in loro memoria, e tale culto dappertutto e in ogni luogo, soprattutto in quelle regioni, si affermò e si accrebbe.  È Avvenuto perciò che non pochi teologi , stimolati allo studio religioso, avendo conosciuto la Sentenza della Sacra Congregazione dei Riti di ordinare alla Tua Santità di togliere il culto di quegli spiriti  a cui sono affidate per loro ministero la custodia della nostra anima,  abbiano umilmente fatto ricorso. Purtroppo non mi è lecito avere l’ultima parte di questa cosa, tenendo io il titolo di Cardinale della famosissima chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove nella tavola dipinta che sta  sull’altare maggiore  e al di sopra della finestra c’è l’immagine della stessa Maria Vergine circodanta e nascosta  dai Sette Arcangeli ,  che tengono in mano dei cartigli con proprie scritte, chiedendo umilmente alla tua insigne pietà eumanità, che il culto dei Sette Santi Spiriti che stanno innanzi a Dio, con il tuo apostolico giudizio di piaccia di costituire ed incitare e di stabilire e concedere la loro messa e officio sia per me che per la mia diocesi. Per ora, tutte queste cose, imploro tutte queste cose , umilmente prostato ai tuoi santi piedi, con il mio animo totalmente dimesso, implorando su di me e la mia diocesi di Novara la tua benedizione apostolica  - Novara 28 febbraio 1830.
  18. GASPARE BERNARDO (PIANETTI)  VESCOVO DI VITERBO E TUSCANIA[18] -  Poiché c’è una certa utilità nella Chiesa di Dio del culto dei Sette Angeli  assistenti davanti al Trono di Dio , affinchè mediante la loro intercessione vengano da Dio elargite grazie continue , risulta essere di grandissima saggezza , che i Vescovi abbiano cura, poiché sono anche feledi imitatori, dell’esempio di San Giovanni Evangelista che da questi Sette Spiriti domanda con insistenza la grazia e la pace dalle sette comunità d’asia, venerando, onorando e invocando freqeuntemente gli stessi o come Principi della Corte Celeste, o come Ministri di Dio, mediatori degli uomini, e anteposti ad una obbedienza speciale. Poiché tra tutti,  Cornelio a Lapide, Interprete delle Sacre Scritture,  al Capitolo 1 del Commento all’Apocalisse,  su quelle parole “e a Septem Spiritibus” nient’affatto nuove, stabilisce un’aperta venerazione di questi Angeli. Sussistono infatti numerosi esempi del celebre culto degli stessi in Sicilia, a Napoli, a Venezia,  e in altre Città e diocesi Italiane. Un officio proprio con la Messa dapprima a Palermo con la sola autorità ordinaria, la quale in quei tempi era sufficiente, venne proclamato sin dall’anno 1516 e il Sommo Pontefice Paolo III, lo approvò  quando la Chiesa di Sant’Angelo, in cui fu ritrovata la vecchissima immagine dei medesimi sette angeli, fu trasferita  e concessa alle Monache di San Francesco di Paola, congiuntamente  al loro titolo, e fu stabilita  per le stesse una disposizione liturgica,  affinchè nel medesimo tempio quotidianamente celebrassero una messa  in onore di questi sette Angeli loro patroni.  Ed inoltre al tempo di Clemente VII a Roma fu approvata la Messa degli stessi Sette Spiriti, e ne offre una chiara memoria  la  biblioteca Vaticana, così come, gli Antichi Messali Romani, soprattutto i Tipi impressi a Venezia, nell’anno 1563 al punto che registriamo la testimonianza del Papa Pio IV che aveva dedicato  il Tempio nelle Terme  di Santa Maria degli Angeli ( in cui guardando Dio la mia umiltà, per il Sommo Pontefice Leone XII il sacro giorno della festa della Vergine Assunta in Cielo, si è degnato di consacrare Vescovo emerito), specialmente alla consewrvazione del culto dei Sette loro Principi,  di cui approvò anche la Messa: e l’officio che lo stesso doveva approvare,  lo richieste per il giorno 7 settembre di ogni anno, il pio e dotto Antonio lo Duca, che aveva promosso questa religiosa venerazione con l’aiuto di San Filippo Neri e di San Carlo Borromeo.  Essendo dunque santa e salvifica  la invocazione di questi Sette Angeli  nonché grandissimi i benefici che possono soggiungere alla Chiesa grazie al loro patrocinio, qualora vengano costituiti mediatori e custodi degli uomini presso Dio Onnipotente,  affinchè giungano in tutta la nostra religione, affinchè  il culto pubblico di questi Santi Sette Angeli che assistono davanti al Signore, con il proprio officio e la messa sia reintegrato  per tutta quanta la Chiesa, e non meno per questa Diocesi  e per qualsiasi luogo, in cui piaccia essere accolto, umilmente e in modo molto incalzante ti supplico, mentre prostrato in ginocchio bacio  i piedi della Tua Santità, e chiedo la Tua Benedizione Apostolica sia per me che per il mio gregge.  – Viterbo 7 marzo 1830.
  19.  FRANCESCO MARIA  (ZOPPI ) VESCOVO DI MASSA [19]- Da Pietro Maria Heredia del Rio, cavaliere spagnolo, per mezzo di lettere datate  a Roma 15 (17?)  di Marzo , ho appreso che fosse nelle suppliche di moltissimi Vescovo e Arcivescovi, che il culto dei Sette Arcangeli che stanno davanti a Dio , che a Palermo  nell’anno 1516  ottenne dal Sommo Pontefice Papa Palo III l’approvazione, sia propagato con l’officio e la messa in tutta la Chiesa,  e che le stesse costanti preghiere fossero state inoltrate a Vostra Santità, affinchè si degnasse di esaudire quelle suppliche. Ed inoltre mi sembra ottimamente immaginato che , affinchè laddove i moltissimi e più minacciosi nemici della Chiesa di Cristo vogliono manifestarsi proprio ora in questi giorni, per questo la stessa si doti per difesa di più intercessori celesti, soprattutto di quelli che il  Beato Giovanni era solito pregare per ottenere la grazia e la pace a beneficio delle Chiese dell’ Asia. Per tali ragioni, immediatamente compresi il pio desiderio dei Miei Fratelli, sentendo ardere anche in me i sensi. Abbia dunque misericordia di me la clemenza della Vostra Santità che ha anche me prostrato ai piedi, benchè sia il più piccolo dei Vescovi, affinchè essa ordini o acconsenta che i Sette Angeli che stanno davanti al Signore in ogni luogo, o per lo meno nella mioa diocesi siano invocati con la propria messa ed Officio. Tuttavia, protnto a venerare in modo osservantissimo la vostra suprema e sapientissima Sentenza, fervidamente vi imploro che impartiate su di me ed il mio gregge la vostra benedizione apostolica. – Massa 1830
  20.  RANIERI (ALLIATA)  ARCIVESCOVO DI PISA[20] - Avendo appreso da poco tempo, che da diversi Arcivescovi e Vescovi Cattolici furono inviati alla Tua Santità diversi libelli postulatori, per la concessione , come viene indicata in ogni luogo d’italia, già una volta ricevuta, ovvero per instaurare con l’Autorità Apostolica l’officio proprio con la Messa in onore dei Sette Santi Angeli che stanno innanzi al Trono di Dio, da recitarsi annualmente da tutta la Chiesa il giorno 7 di settembre con rito doppio, anche io, condotto allo stesso modo dalle medesime postulazioni, similmente prego la Tua Santità, affinchè benignamente indulga nei confronti di queste richieste. Ritengo infatti che non vi sia nulla di più desiderabile che stabilissi con un tuo giudizio che si possa promuovere e propagare lo speciale culto ed invocazione di quesi Sette Spiriti, ai quali, come l’Apostolo Giovanni domandò con insistenza la grazia e la pace per le Chiese d’Asia, cosicchè appaia conforme  ed opportuno  nelle odierne necessità del Cristianesimo, rifugiarsi nel loro aiuto e implorare la loro tutela presso Dio Padre e Nostro Signore Gesù Cristo, con un ossequio unanime. Beatissimo Padre, accogli in modo permanente queste mie suppliche e rendimi degno di vedere impartita la Tua Apostolica Benedizione: che mi manifesto come tuo Figlio Fedelissimo e obbedientissimo a Te, nonché tuo servitore. Si aggiunge in modo particolare all’epistola “ In questa nostra Chiesa Primaziale esiste l’Altare degli Angeli …. Si Vedono i Sette Arcangioli e ci fanno la visita in alcuni giorni della quaresima, specialmente nei Venerdì di Marzo. -  Pisa Marzo 1830 ​Nota dell’autore: si trtatta sicuramente del dipinto di  Ventura Salimbeni, «Padre Eterno In Gloria» 1609 esposto nella CATTEDRALE DI Pisa (Chiaramente raffigurati i Sette Arcangeli di Palermo con propri attributi iconografici. Ventura di Arcangelo Salimbeni, noto anche col nome di Cavaliere Bevilacqua (Siena, 20 gennaio 1568 – Siena, 1613), è stato un pittore e incisore italiano manierista, tra gli ultimi rappresentanti della scuola senese del Rinascimento. Tra il 1607 e il 1609 lavora a Pisa dove dipinse una tela intitolata Ascensione della Vergine per la chiesa di San Frediano di Pisa e soprattutto contribuisce alla nuova decorazione pittorica della tribuna del Duomo di Pisa con il dipinto L'Eterno in gloria e gli Arcangeli (ora posto nella navatella meridionale) e La Caduta della Manna. Nel 1612 compose una Vita di San Galgano per la chiesa del Santuccio di Siena, con il santo eremita e una foresta di sfondo. La sua ultima opera d'arte fu la pittura ad olio del Matrimonio della Vergine, per il Seminario diocesano di Foligno, nel 1613.
  21. GAETANO BONANNI, VESCOVO DI SPOLETO E NORCIA[21] – Gaetano Bonanni, Vescovo di Norcia, Oratore umilissimo di Vostra Santità, avendo da poco appreso , che in relazione ai Sette Spiriti, che sono al cospetto del Trono di Dio il culto pubblico fosse stato accordato quanto a Palermo,  tanto in altre parti , giunta assieme alla autorità  apostolica,  per questo, a maggiore gloria di Dio e per rafforizare la devozione dei Sette Spiriti, e non di meno per ottenere , mediante la loro intercessione, nuovi aiuti  nel nostro tempo, con grande fatica presentai una postulazione alla Vostra Santità, affinchè, con il consulto della Sacra Congragazione dei Riti, si degni di instaurare tanto l’officio che la Messa dei Sette Angeli che stanni innanzi al Trono di Dio, e di estenderli per tutta la Chiesa o per qualunque luogo, in cui tale culto si possa accogliere. Dio Custodisca sempre la Vostra Beatitudine,  e attraverso di Te giunga  la Benedizione apostolica a questo oratore e al gregge a lui affidato.
  22.   CARDINALE GIOVANNI SOGLIA, ARCIVESCOVO DI EFESO (TURCHIA)   [22]-  L’ ILLUSTRISSIMO E Reverendissimo Giovanni Soglia, Arcivescovo Efesino, che fa elemosina a Sua Santità, si è degnato di sottoscrivere la precedente postulazione.
  23.  FILIPPO MARIA ALBERTINO BALLENGHI , ARCIVESCOVO DI NICOSIA[23]  (CIPRO) -  L’ illustrissimo E Reverendissimo, Albertino, Arcivescovo di Nicosia, si è degnato di sottoscrivere la medesima postulazione.
  24. GREGORIO MUCCIOLI , VESCOVO DI AGATOPOLI [24] (TURCHIA) - L’ illustrissimo E Reverendissimo Gregorio, Vescovo di Agatopoli, si è degnato di sottoscrivere la stessa postulatoria.
  25. MICHELE VIRGILI , VESCOVO  DI (FERRARA) E COMACCHIO PROPRIA MANO [25]- L’ illustrissimo e Reverendissimo Michele, Vescovo di Comacchio, per primo, il giorno 25 febbraio , raccomanda fortemente il culto dei Santi Angeli, tanto affinchè si ottengano dai medesimu le necessarie grazie, quanto perché ottenga con le loro preghiere e la loro intercessione aiuto nei gravi affanni e nelle necessità, dalle quali oggi il popolo cristiano è oppresso; aderendo pertanto serenamente ai voti degli altri  confratelli Vescovi, supplico che assieme con l’officio e la Messa dei Sette Angeli che assistono innanzi a Dio, ci venisse data  la facoltà della Chiesa di Comacchio di poter recitare ovunque, non escluso il sabato, l’officio e la Messa in onore della Beata Concezione di Maria Vergine, per la quale essendo Regina di Tutti gli Angeli, a buon diritto, sempre più spesso sono da celebrarsi le sue glorie e guadagnarsi così la sua materna protezione.  In seguito, inoltre, sul culto dei Sette Angeli ho inviato la postulazione che segue, scritta di mia mano. Beatissimo Padre. Si legge nell’Apocalisse “Grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, e dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono”. Ho scoperto che moltissimi Vescovi, Beatissimo Padre, ti abbiano inviato le loro suppliche, affinchè per le loro diocesi ti degni di concedere l’Officio e la Messa ad onore degli Stessi. Di questi sette spiriti che stanno davanti al Signore, anch’io, sull’esempio degli altri ti imploro umilissamente e ti chiedo di concedere l’officio e la messa da celebrarsi ogni anno la quinta domenica di ottobre, o in altro giorno, qualora non fosse possibile, affinchè, in realtà, siano venerati in questo modo anche in questa diocesi, con culto particolare e siano invocati, o come Principi della Corte Celeste, o Come Presidi della Chiesa, o come Ministri di Dio, e mediatori e preposti degli uomini. Il Signore ti conservi per tanti anni e renda beato il popolo di cui sei pontefice, ad onore e gloria  di Dio Onnipotente, e da te venga con  venerabile  sollecito , Santo Padre, a Me e a tutta la diocesi a me affidata, la benedizione apostolica. – Comacchio 18 marzo 1830.
  26.   DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLE PRECEDENTI POSTULATORIE, SI AGGIUNGE DI RECENTE, QUELLA ACCOLTA DALL’EMINENTISSIMO E REVERENDISSIMO CARDINALE CESARE BRANCADORO, ARCIVESCOVO DI FERMO, INVIATA DIRETTAMENTE A SUA SANTITA’ [26]- Beatissimo Padre , l’Evangelista Giovanni, all’inizio della sua Apocalisse supplica quei  Sette Spiriti Supremi che stanno al Cospetto del Trono, dai quali certamente non giunge nulla, intercedendo soltanto, per avere la grazia e la pace per tutte quelle chiese che erano in Asia, i quali, come è saggiamente indagato dalla Tua Sapienza e Pietà, O Santissimo Padre, sono  Arcangeli dell’ordine più eccellente, Principi della corte celeste, ministri più prossimi che eseguono le cose maggiori su ordine di Dio, e da Dio costituiti Custodi della Chiesa di Cristo.  Né sfugge alla Tua  Stessa  Sapienza, che o  in moltissime città italiane, e soprattutto a Roma esiste celebre memoria degli Stessi Arcangeli  , nel tempio di Santa Maria degli Angeli, alle Terme, un tempo di Diocleziano, ed un culto approntato agli stessi, e che  fin dai tempi antichi,  le loro immagini fabbricate, e diffuse nel Popolo Cristiano,  eseguite come difesa degli stessi e vaticinate come mezzo specialmente per liberare i corpi ossessi dalle potestà dei demoni.  Tanto i Messali più antichi, che si trovano  nel Tabulario Vaticano, tanto  un’ altra messa approvata da Clememte VII di felice memoria, insegnano inoltre un’  incruenta offerta sacrificale  a Dio per onorare i Sette Lodati Spiriti , e a queste cose si aggiunge la famosissima postulatoria, che con riguardo  sia alla Messa che all’Officio proprio, da concedersi a tutto l’orbe cattolico il giorno 7 settembre,  il Pio sacerdote Antonio lo Duca aveva presentato a Pio IV di Santa Memoria, che su ordine e divina illuminazione, aveva scelto il ricordato sito delle Terme per costruire un tempio in onore dei Sette Angeli  , e ne aveva curato l’opera, ed inoltre, quella postulazione, per lo meno stando a quanto ci tramandano , il Pio Pontefice la prese favorevolmente;  in realtà,  rigettata la deliberatione, per caso, in quel tempo, in cui si sarebbero dovuti riformare  già gli statuti del Breviario,con la morte contemporanea del Pontefice e dello stesso Postulatore , prima dell’eseguita riforma, avvenne che le cose guastate  rimanessero tali fino a questi tempi.  Per la qual cosa, quando oggi, moltissimi Pastori della Chiesa eccellenti in dottrina e pietà, così come sopra ho saputo, inviano alla Tua Santità umilissime preghiere, affinchè volessi fissare e condurre verso il desidarato esito il proposito del tuo predecessore  , di cui porti finanche il nome, e ne imiti la gloria, io  stesso , il più piccolo tra tutti gli altri, te lo imploro dalla Tua Autorità Suprema nella Chiesa di Dio. Vedo infatti che grande provvigione giunge alla medesima Chiesa , in questa sciaguratissima tempesta, se venga invocata  ogni anno la speciale difesa dei Sette Arcangeli, con la unanime voce di tutti, e con un rito liturgico, e la loro venerazione si propagasse nel Popolo Cristiano in modo tanto esteso. Nel frattempo, pregando Dio Onnipotente e Massimo, affinchè in modo ininterrotto giunga presto alla Tua Santità la Sua Grazia Settiforme nel gravissimo affanno di tutte le Chiese, prostrato ai Santi Piedi, chiedo obbedientissimo la benedizione apostolica per me e per tutto il mio gregge – Aprile 1830
  27.  SALVATORE LETTIERI VESCOVO DI NARDO’ [27]NEL REGNO DI NAPOLI – appartiene a tutti gli Angeli, come osserva San Paolo nella lettera agli Ebrei 1,14 che siano amministratori dello Spirito, mandati per ministero a noi, affinchè ci ottengano l’eredità della salvezza; non di meno San Giovanni, in Apocalisse 1,4 invocata la grazia alle Chiese d’Asia e la pace dai Sette Spiriti che sono innanzi a Dio.  Ritengo dunque che quei sette , che rifulgono tra gli Angeli per speciale dignità, poiché più prossimi alla Maestà di Dio, debbano essere ossequiati  dai Fedeli di Cristo, anche con una speciale venerazione e ritengo che siano da invocare, favorevolmente tra le altre cose per massimo giovamento della Chiesa, sulla scorta dell’esempio di Giovanni, che sollecità l’intervento degli Arcangeli per quelle sette Chiese, a beneficio delle quali giungeva la grazia e la pace. Per la qualcosa ti prego e ti supplico, Beatissimo Padre, per il culto di quei Sette Principi degli Angeli, per la salvezza delle anime e per la difesa di tutta la Chiesa, che ti degni di stabilire , con autorità apostolica, che le sacralità dei Sette Angeli che Assistono innanzi a Dio,  con un officio e una messa peculiare, che da non pochi csecoli si celebrano già in diversi luoghi, si estendano poi in tutti i luoghi.  Così ti prego e domando, e accasciato bacio i piedi della Tua Beatitudine e desidero la tua benedizione.
  28. GIUSEPPE MARIA PELLICANO[28], VESCOVO DI  GERACE, NEL REGNO DI NAPOLI, MUNITA DI SIGILLO – Affinchè  non consenta  di trascurare davvero nulla alla maggior gloria di Dio e al bene delle anime in questa diocesi , si degni la Tua santità di estendere e concedere  l’ Officio e la Messa dei Sette Angeli che assistono davanti al Trono del Signore, per tutta questa diocesi di Gerace, il giorno 7 di settembre , e ti supplico e ti prego, affinchè i Sette Angeli Assistenti proteggano e custodiscano cspecialmente Te Sommo Pastore di tutti i Pastorie Padre, ed anche me e tutta la Diocesi di Gerace. Prostrato ai tuoi piedi, reclamo per me ed il mio gregge la tua bnedizione apostolica – A Gerace 1830
  29. CARDINALE IGNAZIO GIOVANNI CADOLINI, VESCOVO DI CERVIA[29] - Ignazio Giovanni Cadolini Vescovo di Cervia obbedientissimo figlio di Vostra Beatitudine umilmente invoca pel bene della Chiesa la grazia della Messa , e dell' Officio dei Sette Angeli nell' estensione di sua Diocesi, insieme coll' annua Festa nella Quarta Domenicaj dopo  Pasqua , onde cosî promovere viemmaggiormente la divozione de' Fedeli verso questi Sette Principi Celesti , e render vieppiù pub blico l'onore , che lor si dee con questo culto speciale . Ha l' oratore ferma fiducia , che Vostra Beatitudine colla pienezza delle facoltà sue vorrà esaudir la devota supplicazione , e prostrato all'augusto di Lei Trono , con  tutto l'ossequio , e la venerazione Le bacia i suoi Sagratissimi Piedi . Di Vostra Beatitudine Ubbidientissimo , Umilissimo , Devotissimo , e Fedelissimo Figlio , e Suddito I. Vescovo di Cervia.
  30. MICHELE PALMIERI, VESCOVO DI MONOPOLI, NEL REGNO DI NAPOLI [30] -  Sento che  moltissimi miei colleghi nell’ Apostolato abbiano implorato la Tua Beatitudine per l’instaurazione  del culto con l’Officio e la Messa dei Sette Spiriti che assistono innanzi  al Trono di Dio. A quelle postulazioni, aggiungo con tutte le mie forze anche la mia, e prego la Tua Beatitudine per ottenere  questo scopo dall’altezza del Sommo Pontificato e per la salvezza del gregge cristiano; affinchè il buon Dio accresca e confermi con il patrocinio degli stessi la grazia e la pace ,  venerando gli stessi con un culto particolare, il cui ministero di annunciare cose somme, si è degnato  di elargire mediante la consegna dei divini carismi. Ed ora, Beatissimo Padre, con lo stesso spirito, ti imploro, che mi impartisca la tua benedizione apostolica, dato che sono d’animo devotissimo – A Papa Pio VIII, Monopoli 1830
  31. FRANCESCO MARIA CIPRIANI, VESCOVO DI VEROLI[31] – Francesco Maria Cipriani, vescovodi Veroli , abbassato ai piedi della Santità vostra, umilmente ricorda che,  senza alcun merito, ma grazie soltanto al favore della  misericordia di Dio condotto a reggere la Chiesa di Veroli,  con la consacrazione dello stesso, Dio così ordinante , giunse il secondo giorno di ottobre dedicato ai Santi Angeli, verso i quali fu sempre vicino con un officio particolare. Per questo, con tutto l’affetto de suo cuore supplica affinchè si allargi a più  giorni il culto dei Santi Angeli , si instauri l’Officio  e la Messa in onore dei Sette Spiriti che assisntono davanti al Signore; soprattutto perché in queste difficilissimi tempi della nostra età, favoriscano le preghiere dei buoni fedeli di Cristo, per la estirpazione di tutti quanti gli errori di una dissolutezza sfrenata  : invero, piuttosto,  quei Sette si ergano ome forti guerrieri, e , sfoderate le loro spade, nel combattere i nostri nemici, cancellino la superbia, e scaraventino via la audacia , mentre essi,   con iniziative sacrileghe, fiduciosi nelle forze degli Spiriti Infernali, alzati il collo, la voce e l’esempio e con i loro libretti, schiamazzano contro l’Onnipotente , cosicchè utilizzando le parole della Vostra Santità centenute nella Venerabile Enciclina demandata a noi ovvero:  “Distruggete, distruggete anche le sue fondamenta” [ Salmo 137,7] e così aiutandoci questi Sette Eccelsi Principi degli Angeli che sono davanti al Trono di Dio, con soavissima speditezza d’animo, meritiamo di rispondere: “Siano come pula al vento e l'angelo del Signore li incalzi;[ Salmo 35,5]  vedendo ciascuno di loro la spada dell’Angelo del Signore mentre trema straordinariamente di timore.
  32. PAOLO VESCOVO DI LEIDA IN SPAGNA[32], SCRITTA DI PROPRIA MANO E MUNITA DI SIGILLO -  Beatissimo padre, avendo saputo  in modo certo che alcuni dei miei confratelli Vescovi abbiano richiesto presso la vostra Santità, fortissimamente , il culto pubblico dei Sette Angeli che sono al cospetto del Trono di Dio e che offrono a Dio le nostre preghiere e intercedono per noi: e considerando, che molteplici mali in terra, specialmente nei giorni odierni, in cui possiamo gridare come fa il profeta: “ Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti; nessuno fa il bene; neppure uno” [Salmo 53,4] . è anche giusto, che dalla parte nostra moltiplichiamo gli intercessori, affinchè il Signore elargisca a noi, un’abbondanza di grazia divina già moltiplicata; e dunque ho ritenuto di aggiungere alle fervide supplicazioni dei miei fratelli questa mia piccola postulazione, che sottometto, senza alcun mio merito, soltanto a beneficio della Vostra Clemenza. Attinte le ragioni dalla Sacra Scrittura, dai Santi Padri, e mostrato il particolare culto degli stessi Santi Spiriti, soprattutto nella Città di Palermo, e maggiormente nel Celebre Monastero di Montecassino, le quali furono già mostrate a Vostra Santità da qualche suo Vescovo, o di cui non dubitiamo, nella speranza che abbiano addotto a te motivo di prova, e per questo  ciò che desidero certamente è che siano ascoltate da orecchie benigne. Dio e Signore Nostro ti conservi per moltissimi anni, e prostrato ai vostri piedi, anelo per me e per il mio gregge la Benedizione Apostolica. Addenda alla lettera: - Vi è menzione dell’antico culto dei Sette Angeli nel celebre Monastero di Montecassino, del quale ne attesta l’Abate di Castel di Sangro citato neggli annali Cartusiani dal Padre Benedetto Trombi, al tomo decimo, nell’appendice di Santa Maria degli Angeli. Ma nella restaurazione della Chiesa di Montecassino, fu omesso l’Altare dei Sette Angeli, così come spesso accade in tali tipi di restauro.  In Vaticano viene a mancare da qualche anno l’altare di San Maurizio, che una volta fu celebre per l’incoronazione degli imperatori romani.
  33.   CARDINALE COSTANTINO (FILIPPO NARO) ARCIVESCOVO DI FILIPPI [33]-  Poiché DA MOLTISSIMI VESCOVI DEL MONDO Cattolico per le proprie diocesi fu richiesto, anche io umilissimamente ti domando la stessa cosa, Beatissimo Padre; si degni infatti Vostra Santità di concedere a tutto il clero della Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane, che è stato affidato, la grazia di recitare l’officio e la messa dei Santissimi Sette Angeli che stanno davanti al Trono di Dio. è giusto infatti che nella dedicazione a San Michele si aggiunga anche la festa di tutti gli Angeli, ma appare opportuno dare particolare onore a quei Beatissimi Spiriti, che di continuo assistono davanti al Signore, allo stesso modo di come con particolare festa si onorano gli altri due arcangeli e tutti gli Angeli custodi degli uomini. Frattanto, pregando ogni cosa propizia alla Vostra Santità, prostrato ai santissimi tuoi piedi, chiedo con la somma reverenza che appare opportuna, la tua apostolica benedizione. Dicembre 1829 presso il Monastero dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane.
  34. GELASIO (SERAO) VESCOVO DI (ROSSANO) CARIATI[34] NEL REGNO DI NAPOLI, SCRITTA DI PROPRIA MANO E MUNITA DI SIGILLO -  È costume  certamente lodevole in tutta la Chiesa, e sempre vige come santissimo rito , l’esibire un particolare culto ed una speciale venerazione per i membri più nobili della Chiesa, certamente di carattere molto minore rispetto a quello con cui adoriamo Dio, ma lungamente maggiore di quello civile o politico con cui consideriamo e trattaimo con onore  gli uomini che splendono di qualsivoglia dignità.  E se ci si chiede se davvero siano da onorare, S. Giovanni Damasceno risponde nel libro 4 sulla fede al Capitolo 16 :  “Conviene onorarli perché protettori potentissimi di tutto il genere umano e nostri favorevoli intercessori presso Dio! Conviene onorarli certamente e per questo costruiamo in loro nome dei Templi a Dio”.  Per questo attribuiamo un culto pubblico e solenne alla Beata Maria sempre Vergine, agli Angeli e ai Santi. Per questo, non ingnoriamo neanche la festa istituita nel 1516, con propri Officio e Messa, a riguardo dei Nobilissimi Sette Spiriti che stanno avanti al Trono della Maestà divina di Palermo, di cui vi è menzione nell’Apocalisse al Capitolo 1, e i cui nomi, come affermano importanti autori, sono quelli di  Michele, Gabriele, Raffaele, Uriele, Sealtiele, Geudiele e Barachiele, come furono rivelati al Beato Amadeo.  Inoltre, è già qualche anno che sappiamo ,che  questo culto sia stato, del tutto interrotto.  Ecco dunque, Padre Beatissmo, che ti preghiamo, affinchè la festa dei Santissimi Sette Angeli, che stano davanti al Trono di Dio, sia restituita, ed inoltre con tutte le nostre forze ti supplichiamo affinchè in tutta la chiesa, od anche in questa devota diocesi di Cariati, sia celebrata il settimo giorno di Settembre. Questa è dunque tessera di supplica.  Poiché, l’onore dei servi si riversi in Dio, come dice San Girolamo, nella lettera 53 ad Riparium. Tuttavia quanto di grande sul culto dei Sette Arcangeli si è capaci di dire, rivelandoli  il Signore con nomi attribuiti principalmente alla sua stessa maestà divina, , vorredti chiamarli : Sapienza, Fortezza, Beneficenza, Giustizia, Paziaenza, Timore e Severità, come dice Ruperto? È cosa degna, dunque, credere nei Santi che preghiamo, per il fatto che, soprattutto, dagli stessi Sette Più importanti ministri, otteniamo di reclamare buon diritto un intervento presso Dio e preghiere per noi. Nel frattempo augurando ogni cosa più favorevole alla Tua Beatitudine, prostati ai piedi, e baciandoli umilmente, speriamo nella tua benedizione apostolica. Cariati 20 marzo 1830
  35. EUSTACHIO ( DENTICE)  ARCIVESCOVO DI SIPONTO MANFREDONIA E AMMINISTRATORI APOSTOLICI PERPETUI DI VIESTE[35] - Dal momento che ora, i tempi sono in tal maniera, che la debole assemblea dei fedeli, sembra essere sprovvista dell’aiuto di quei maggiori, che da Dio vigilante , furono costituiti con massima ragione, e  per tutti, suoi ministri, difensori della Chiesa, Mediatori degli uomini , così ora, con forza imploro supplichevolmente  alla Santità Vostra  che si  degni di elargire  e di accordare che il culto dei Sette Angeli che stanno davanti al Signore, con l’officio e la Messa venga instaurato presso le mie Diocesi e massimamente che la pietà verso questi sette Spiriti sia onorata presso tutti i seguaci di Cristo, ed affinchè sempre meritiamo di chiedere ed ottenere da essi la grazia e la pace, seguendo l’esempio di San Giovanni Evangelista. Non prenso che la speranza suscitata dal dover assecondare una simile indulgenza possa svanire, ma prostato ai piedi di Vostra Santità, chiedo la benedizione apostolica per me, e la domando umilmente, ma con insistenza per tutto il mio gregge . A Spinto 20 marzo 1830.
  36.  ADEODATO GIUSEPPE VENTURINI VESCOVO DI PONTREMOLI (E MASSA DOPO  L’ UNIFICAZIONE)   IN TOSCANA [36] - L’illustrissimo e Reverendissimo Adeodato Giuseppe Venturini, Vescovo apuano in Toscana, dopo che gli sono state esposte attente ragioni, e dallo stesso ben ponderate, invia ed inoltre fortemente chiede che la postulazione ad Sommo Pontefice per il Culto dei Sette Angeli con l’ Officio e la Messa da instaurarsi presso la Diocesi Apuana, sia anche a suo nome.
  37. SEBASTIANO (MAGGI) VESCOVO DI AREZZO IN TOSCANA[37] - L’illustrissimo e Reverendissimo Sebastiano Maggi, Vescovo di Arezzo in Toscana, si è degnato altresì di ordinare che vi sia una Postulatoria al sommo Pontefice per l’instaurazione e la estensione del culto dei Sette Arcangeli con l’ Officio e la Messa a maggior gloria di Dio e a particolare venerazione degli stessi Angeli, e per la spirituale unità dei fedeli.
  38. GIOVANNI (ALESSANDRO MUZI) VESCOVO E ARCIVESCOVO DI TIFERNO (OSSIA DI CITTA’ DI CASTELLO)[38] - L’illustrissimo e Reverendissimo Giovanni , Arcivescovo di Città di Castello, ha inviato una postulatoria chiusa a Sua Santità allo scopo di estendere il Culto dei Sette Angeli a tutta la Chiesa, o almeno perché ciò venga concesso per la sua Chiesa di Città di Castello a lui affidata.
  39. PIETRO ANTONIO (LUCIANI)  VESCOVO DI SEGNI [39] - L’illustrissimo e Reverendissimo Pietro Antonio, Vescovo di Segni ha inviato una postulatoria chiusa a Sua Santità per il culto con l’officio e la messa dei Sette Angeli assistenti davanti al Trono dell’ Altissimo, da approvare ed estendere in ogni chiesa.
  40. VESCOVO DI SUTRI E NEPI[40] (nel 1830 era vescovo mons. Anselmo Basilici che non si firma) - L’illustrissimo e Reverendissimo Vescovo di Sturri e Nepi si è degnato di inviare una postulatoria chiusa a Sua Santità per l’approvazione dell’Officio e della Messa dei Sette Angeli, sembrandogli cosa utilissima, e ha viva speranza di ottenere quanto chiesto, per cui riconosce una speciale ispirazione divina.
  41. ANDREA PORTANUOVA VESCOVO DI LUCERA (troia) NEL REGNO DI NAPOLI [41]  - L’illustrissimo e Reverendissimo Andrea Vesvovo di Lucera, si è degnato di domandare con massima istanza da Sua Santità il culto dei Sette Angeli ( per i quali  da parecchi anni nutre particolare devozione che inculcò pure nei suoi fedeli) con l’Officio e la Messa, che spera presto di ottenere, così come dice San Bernardo con altre parole: “ Sento in me infiammare di desiderio, di  un desiderio triplice”, le quali parole sono spiegate  dallla singolare approvazione di questa cosa: parlo cioè  sia del culto che si attende che di quello presente, nonché pure del desiderio che la mente produce. (SEGUE POI SECONDA POSTULATORIA IN ITALIANO) Umiliato ai Piedi della Santità Sua sono a porgerle questa mia fervorosissima supplica . . . Da molti anni che da me si va insinuando la divozione de Sette Spiriti , che immediatamente assistono al Trono di Dio, e molti da me istruiti sulla Dottrina della grandezza , e qualità di questi sublimissimi Spiriti , sono con massimo fervore impegnati ad onorarli , e come Protettori appresso Dio invocarli con grande ossequio e divozione. Ora essendomi pervenuta notizia , che in Sicilia , Venezia , ed in Roma stessa , ed in altre città nell' Italia , si onorarono da varie Chiese , con Officio , e Messa propria al 7 Settembre; ….prego la Santità Sua, che tale divozione e culto si estenda per tutto l'Orbe Cattolico, e particolarmante per tutta la mia Diocesi di Lucera, e confido sicuramente da tale culto, per la virtù, ed intercessione di questi Sette Spiriti tanto cari a Dio , e da Lui così distinti , superiori a tutte le Celesti Gerarchie, vedere in questi ultimi giorni di mia vita riformato il costume de' Popoli , e trionfare la Fede di Nostro Signore Gesù Cristo , e la gloria della sua Sposa la Chiesa Cattolica , Apostolica Romana . Accolga benigna la Santità Sua la mia supplica nel momento che genuflesso li bacio i Sagri Piedi pieno di fiducia di ottenere la grazia del Vicario di Gesù Cristo come da Dio medesimo.
  42. GIUSEPPE LASTARIA, VICARIO DEL CAPITOLARE GENERALE DELLA SEDE VACANTE DELL’ARCIDIOCESI DI AMALFI NEL REGNO DI NAPOLI, SPEDITA A SUA SANTITA’[42] – Beatissimo Padre Pio VIII. Essendo stata dapprima condotta la notizia, o Beatissimo Padre , che Tu, grazie alla Somma Provvidenza e Misercirodia di Dio , fossi stato innalzato al vertice massimo del Pontificato davanti a tutti gli altri, ciascuno ha esultato di gioia e d’amore, perché, messe da parte le tristezze, e i segni di un lamentoso lutto, grazie alla Tua vigilanza, cose ben maggiori si disponessero per gloria e l’accrescimento dello splendore della Chiesa … Attratto al governo della chiesa, nulla di maggiore e di più antico ti venne dato, di essere stato creato per spirito, vigilantissimo pastore e modello del popolo, perché richiamassi a te le pecore che erravano deviando dalla retta via,  sottranedole degli inganni diabolici, e conducendole verso il regno del Signore con amore paterno e con l’autorità divina di cui sei forte. E poiché tra gli indizi della tua premura pastorale, sappiamo che Tu sei più sollecito alla diffusione della maggiore gloria di Dio e al culto e alla venerazione  dei Suoi Santi, pertanto, mosso da una così grande vigilanza e spirito religioso, e prostrato anche  al nome di questo titolo di vescovo metropolita ai santissimi tuoi piedi ,  ti prego anche e ti supplico, come si spera nel Signore che  acconsenti anche per questa diocesi la festa con l’Officio e la Messa ai Sette Arcangeli  della Corte Celeste che sempre assistono, ,così come lo approvarono in molte chiese i tuoi Predecessori.  Anelando sempre la divina misericordia, io chiamato alla parte della tua solerzia pastolare, affinchè tu mi voglia tenere e conservare quanto più a lungo , molto e ben indenne  e incolume e con ogni reverenza necessaria, baciati i tuoi venerandi piedi, affido la mia, chiesa amalfitana, svuotata del pastore, alla Tua Santità e prego, che non impedisci la di impartirmi la tua apostolica benedizione. In Amalfi 26 febbraio 1830
  43. VINCENZO MARIA ARMENTANO[43] DELL’ORDINE DEI PREDICATORI E VESCOVO DI MILETO, MUNITA DI SIGILLO. – Fra Vincenzo Maria Armentano dell’Ordine dei PRediatori, Vescovo della Chiesa di Mileto, Servo dei Servi di Vostra Santità, e accasciato ai vostri piedi, rappresenta umilmente, come aderendo ai voti dei fedeli, cioè alle supplicazioni da porgersi devotamente alla Vostra Beatitudine,  affinchè con peculiare culto, assiduamente veneriamo, onoriamo  e invochiamo i Sette Angeli assistenti davanti a Dio, cioè i Principi della Corte Celeste, Presidi di tutta la Chiesa e  amministratori di Dio, nonché mediatori e preposti degli uomini, benignamente, per cui considerate benignemente e favorevolmente nonché  esaminate e soppesate tutte le cose proposte attentamente, soprattutto su quelle parole “ e a Septem Spiritibus” e seguenti dell’ Apocalisse , al Capitolo 1, per aumentare la stessa devozione dei fedeli, e così pure ad onore e gloria di Dio Onnipotente, ovvero ancora per ampliare il medesimo culto peculiare a tutti i Santi Angeli, come sopra, ti esorto, supplichevolmente , e chiedo alla Vostra Benignità, così per sé, quanto maggiormente a nome di tutti i fedeli della Diocesi di Mileto, sovrintesa per divina provvidenza dalla grazia della Santa sede, che  per tanti anni accordiate un giorno di celebrare l’ Officio proprio con la messa in onore dei Santi Angeli che stanno innanzi al Trono di Dio, nel modo in cui sermbrerà giusto stabilire la Santità Vostra. E così come un tempo, a Palermo, a Napoli, a Venezia, a Roma, e in tutte le altre città italiane, i vostri Predecessori avevano concesso benignamente il loro  medesimo culto, così oggi Vostra Santità, si degni di estenderlo a tutto il mondo cattolico, accogliendo benigiamente anche questa annunciata preghiera. Vescovado di Mileto giorno 23 marzo 1830.
  44.  LETTERA POSTULATORIA, ACCOLTA DOPO CHE SONO STATE SIGILLATE LE ALTRE DALL’ EMINENTISSIMO E  REVERENDISSIMO CARDINALE GIACOMO GIUSTINIANI VESCOVO DI IMOLA[44] - Da non molti giorni orsono mi è stato riferito, sia da non poche comunicazioni pontifice, che da vescovi di regioni estere che fossero state inviate alla Tua Beatitudine diverse lettere, le quali assiduamente imploravano  da te, che,  per mezzo di quelle cose che sono d’appannaggio esclusivamente Tuo in Dio  e che tu ti studi di aumentare assiduamente  per promuovere Santi con l’accrescimento del loro culto,  grazie a te si renda possibile  celebrare  ovunque l’Officio e la Messa dei Sette Spiriti che stanno innanzi a Dio, tanto più che per dignità di natura e per il nobilissimo ministero che prestano, eccellono e si dinstnguono particolarmente  tra tutti  gli altri.  Per tali ragioni, non ho potuto non confermare immediatamente  preghiere di tal genere le quali si reggono su solidissimi argomenti, pure corroborate  dall’autorità dei tempi passati, nonché molto grandemente  non raccomandare  proprio coloro  che tra quegli Spiriti Celesti tengo in mente con particolare devozione, per la circostanza che  Poiché  ho ritenuto che non debba mancare dal mio spirito ciò che mi appare chiarissimo ed evidentissimo , mi è dunque parso più che opportuno che si aggiungessero alle altre postulazioni anche le mie !  Anche a  te dunque, io domando, o Padre Beatissimo,  che benignamente così come sei solito fare per natura, prometti di non rigettare quelle medesime giustissime preghiere,  e che voglia altresì, maggiormente fregiare la Chiesa in Dio  con così tante e grandissime cose eccellenti e più illustri, grazie anche alla concessione nonché meglio alla prodigalità di tutte queste cose.  Ma prostrato ai Santissimi Tuoi Piedi ti imploro per me e per il gragge a me affidato la tua Apostolica Benedizione. 9 Aprile 1830
  45. IL VICARIO GENERALE MARAN  DELLA DIOCESI DI RODEZ IN FRANCIA, VISTA L’ASSENZA DEL VESCOVO [45] - Noi,  il Vicario Generale della Diocesi di Rodez in Francia, essendo assente l’illustrissimo e reverendissimo vescovo, convinti a buon diritto del culto dei Sette Angeli che assistono davanti a Dio, nonché dell’utilità spirituale, per grazie e privilegi, che da questa devozione i fedeli possono ottenere, prostrato ai piedi di Vostra Santità, fortemente supplichiamo che si degni di istituire e da commemorare  nella suddetta Diocesi di Rodez  la festa dei Sette Angeli che assistono davanti a Dio, il giorno sette del mese di settembre da celebrarsi ogni anno, nonché di collegare a questa solennità idenee indulgenze, da ottenersi per il singolo fedele che, pentito  e confessato, confortato dalla Satissima Eucarestia, in questo giorno abbia pregato per la pubblica pace della Chiesa e l’estirpazione dei suoi nemici. Chiediamo inoltre qualora Vostra Santità abbia voluto acconsentire ,alle nostre preghiere, che ci conceda la Messa e l’Officio proprio di questa festa, da conservarsi presso Roma e in altri luoghi e effundiamo calorose preghiere a Dio per la medesima. Rodez 19 marzo 1830.
  46. FRA DOMENICO ( ORLANDO) VESCOVO DI CATANIA IN SICILIA[46]  - Beatissimo Padre, tanto in questa città, quanto  in moltissimi luoghi di questa Diocesi, benchè immeritatamente affidate a me per grazia di Dio e della Sede Apostolica, gli Angeli sono venerati con fervente cura, o in generale, o sotto qualche ordine o nome particolare; né pochi sono i templi e gli altari che si vedono dappertutto dedicati agli stessi. In questa così lodevole pietà e reverenza verso i Santi Angeli, è fatta ancora oggetto di desiderio questa Autorità Apostolica, che si venerino con particolare rito e si invochino quesi Sette Angeli che assistono davanti al Signore, di cui fa menzione Giovanni nell’Apocalisse al capitolo I° e il cui culto, in modo massimo è raccomandato proprio da coloro i quali alla stessa Apocalisse di San Giovanni dedicarono lodevolissimi commentari.  Con molto piacere, dunque, aggiungo queste mie umilissime preghiere alle loro, apparendo necessario instaurare ed estendere per tutta la Chiesa quegli  offici degli Stessi Angeli assieme  alla Messa, in uso peraltro a Palermo sin dall’anno 1516 fino ad ancora pochi anni orsono . Non mi appoggio infatti ad un fondamento insolito, confidando di ottenere che i fedeli, resisi  più preparati  verso i medesimi Sette Altissimi Amministratori divini, godano pienamente più ampiamente dei frutti delle loro intercessioni. Chiedo dalla Santità Vostra, o Beatissimo Padre, la Apostolica Benedizione sia per me che per il gregge a me affidato e imprimendo i miei baci colmi di reverenza sul vostro Santo Piede , dichiaro di essere proprio io lo stesso che sottoscrive la presente. Catania 18 marzo 1830.
  47. PIETRO TASCA, VESCOVO DI CEFALU’ IN SICILIA, DOVE NACQUE ANTONIO LO DUCA [47]  - Beatissimo Padre , che la Chiesa del Signore, sia stata sempre posta sotto la tutela dei Santi Angeli, dei  Patriarchi e dei Profeti, lo attestanto le frequenti apparizioni.   Quegli stessi del cui novero sono detti stare davanti a Dio, cioè dell’elenco Sette Spiriti, che stanno intorno al suo trono, qualche Scrittura li commemorano al loro posto.  La Chiesa di Cristo ha stabilito che si debba celebrare nell’ordine delle grazie di ciascuno di loro, la Messa e l’ Officio proprio, affinchè tutti i fedeli di Cristo li venerino, li onorino e li invochino con particolare culto come Principi della Corte Celeste, Ministri di Dio, Mediatori e Preposti degli uomini . Perché, come insegna la Chiesa, se una così grande difesa si deve attendere anche solo da uno  singolarmente invocato;  senza dubbio , una misericordia di Dio più estesa e più cospicua, scenderebbe  sul popolo dei fedeli, se allo stesso tempo si dolessero tutti assieme , come anche , se del pari, salisse al Trono della Grazia una sola e comune preghiera dei Santissimi Sette Spiriti. A buon diritto, giustamente, a Palermo, dove ho passato la mia esistenza  dalla nascita fino alla promozione a Vescovo, nel Tempio dei Sette Angeli e altrove, sfavillò il celebre culto, poiché dall’anno 1516 è stata celebrata la Messa e l’Officio in loro onore: ma ora, non conosco per quale motivo, a causa dei sospetti o dei dubbi di qualcuno, essi rimangono sospesi, nonostante l’autorità di Papa  Papa Paolo III che li ha confermati, e di Clemente Vii che ha approvato a Roma la Messa.   Non a caso venne ad uso comune, perché i segreti di Dio, giungono grazie alla provvidenza affinchè con il consenso dei fedeli, essendo stati inviate alle orecchie della Massima Gerarchia , diverse richieste si compiaccia Vostra Santità di estendere il del Culto dei Sette Angeli con la Messa e l’officio, non solo per la Sicilia, per Napoli, per Venezia ma anche per tutto l’Orbe Cristiano, affichè  con l’assenso del sacro Crirografo il culto dei Sette Angeli sia reso più celebre e ancor più chiaro il trofonso a seguito della sua estensione.  Ed anch’ io prego la stessa cosa, fortemente, Santissimo Padre, in una con gli altri miei confratelli, attendendo con ansia, ed allo stesso modo sia la grazie che la tua benedizione apostolica, mentre mi inginocchio con profona e dimessa revenrenza ai tuoi piedi. Cefalù 24 marzo 1830.
  48. NICOLO’ (GATTO)  VESCOVO DI PATTI [48] - Beatissimo Padre , poiché è giunta alle mie orecchie, che sono state inviate  alla Tua Beatitudine da non pochi Arcivescovi e Vescovi diverse  postulatorie inviate per il culto dei Sette Angeli, che assistono davanti a Dio, con l’Officio e la Messa da istituire, aggiungi anche la mia, che mi affanno a porgere le mie  preghiere umilissime. Infatti, se il diletto discepoli di Cristo, il Beato Giovanni, sollecitò proprio dai prelodati Sette Angeli la grazia e la pace alle Sette Chiese d’Asia, ritengo oltremodo proficuo, in questi tempi così calamitosi per la Chiesa, implorare dagli stessi la loro speciale attività e protezione di Amministratori divini, rinnovando, estendendo ed aumentando il loro culto e la loro devozione.  Per cui, in modo grandemente dimesso, prego e supplico  la Tua Beatitudine, affinchè si degni di concedere il succitato Officio e la Messa a tutto l’orbe cattolico. Se poi, la Tua Somma Sapienza apparisse  più propensa a concedere, se non a tutti, solamente ad alcune Diocesi l’anelata grazia; imploro la Tua Santità , per ciò che le aggrada,  di enumerare ed includere tra queste  anche questa Diocesi di Patti, cosicchè si accordi ad essa la  Messa e L’officio dei Sette Angeli.  Bacio con venerazione i tuoi Santissimo Piede, e sottoscrivo la presente. A Patti in Siclia 26 marzo 1830
  49. FRANCESCO MARIA (COPPOLA) VESCOVO DI OPPIDO MAMERTINA NEL REGNO DI NAPOLI [49] - Beatissimo Padre, non senza una grandissima esaltazione di Spirito mi giunse notizia,  che moltissimi Vescovi di territori cattolici abbiano inviato e diretto lettere suplici alla Tua Santità  si degni, con l’autorità apostolica di rinnovare il culto, già quasi obsoleto dei  Sette Ancheli che assistono davanti al Signore.  In modo ragionevole, quel numero settenari di Angeli, ovvero di consesso familiarissimo a Dio, appare essere stato comunicato a noi in entrambe le pagine del Testamento,  dunque  in Tobia 12 e in Apocalisse 1 molti ugualmente si comprova la loro esistenza e il loro ministero, di cui peraltro riferisce  l’eruditissimo e giustissimo  della Chiesa  Cornelio a Lapide, che il loro culto fosse molto proficuo per i fedeli.  Io, che sono il più piccolo dei miei fratelli, non proprio trascurando di ondurre il gregge a me affidato su pascoli più salutari, non tollerando perdite di tempo, prontamente umilissime preghiere rovescio sulla Tua Santità, affinchè qualora avesse giudicato così opportunamente, sia per questa Diocesi, che per l’intero popolo, si degni di concedere l’officio e la Messa degli Stessi Angeli per il giorno 7 settembre, in cui si celebra la loro festa in qualche luogo. Sottometto molto volentieri queste suppliche al Giudizio della Tua Santità, che è la Maestra della Chiesa Universale e la Suprema Moderatrice, e baciando con profondissima umiltà i tuoi santissimi piedi, imploro ardentemente per me e il gregge a me affidato, la tua Apostolica Benedizione.  In Oppido 31 marzo 1830. 
  50. FRA LUIGI  MARIA (CANESTRARI)  VESCOVO DI MONTALTO [50] - Beatissimo Padre , Il Supremo e solidissimo governo della Tua Santità, volto alla  salvaguardia  dei solidi soffitti dei dogmi della Religione e all’ardentissimo studio della maggiore gloria di Dio  e alla promozione del culto dei Santi, dominerà principlamente  da mare a mare.   Per questo, Beatissimo Padre, chi mai sia stato in causa, perché imitando per mio officio  un poco, a causa della debolezza delle forze,  anche sull’esempio degli altri Vescovi, umilmente  prego la Tua Maestà, contraddistinta dalla più proprizia stella, affinchè ti degni di celebrare nuovamente l’ Officio e la Messa per il culto dei Sette Arcangeli, Principi dell’assemblea celeste, Custodi della Chiesa,  già da lungo tempo approvato da Clemente VII di Santa memoria e  celebrato a Palermo pressappoco fino ai nostri tempi, nonché ad estenderli per tutta la chiesa.  Ti domando, gentilmente, Beatissimo Padre, allo stesso modo, accogli almeno l’istanza che a te indirizzo in nome e per conto del mio prediletto ordine dei Canonici, e così, gli abominevoli sforzi degli empi contro la Sposa di cristo, soprattutto in questi nostri tempi, con la fortissima tutela  e l’aiuto dei Sette Arcangeli, siano ridotti  senza’altro a nulla ed infine si possa dire, con te pontefice, che il mondo e la religione cristiana abbia riportato grande trionfo sulla voragine dell’Inferno.  Frattanto, per la terza volta invoco l’ottimo Dio, e imploro, affinchè propizio acconsenta ai voti della comunità, che pronuncio per la tua durevole incolumità e devotamente, sollecito umilmente la tua apostolica benedizione.   Montalto nelle Calende di Aprile del 1830 .
  51. CARLO MARIA CERNELLI ARCIVESCOVO DI CHIETI NEL REGNO DI NAPOLI[51] – Beatissimo Padre , se Dio ha affidato agli Angeli la nostra cura, così come provvidenziali tutori del genere umano , come dice San Basilio;  se essi tengono la custodia delle nostre anime, come dice Origene, e se ci difendono con grande cura e sollecitudine, come scritto nei soliloqui  di Sant’Agostino, e se sono certamente da invocare con forza come si ricava dagli scritti di Sant’ Ambrogio, e  se gli stessi, cosa che  è infatti maggiore delle altre, e specialmente i Sette che stanno davanti al Signore, Principi della Corte Celeste, Amministratori di Dio, e Mediatori degli uomini, sono i governatori di tutte le Chiese, così come ci tramandano gli scritti  cdi San Giovanni, il quale dai Sette , o meglio proprio da quei Sette Spiriti domandava la grazia e la pace alla Chiese dell’Asia, per tutte queste ragioni mi sembra molto nobile, allora, ed anche  infinitamente giusto  che si debba cercare di  stabilire il culto particolare di questi sette beati Angeli in tutta la Chiesa con un comune Officio e Messa, per infiammare  tutti più efficacemente a ricorrere al loro aiuto, tanto per il bene specifico di ciascun fedele, quanto per la tutela più forte e un maggiore soccorso per  tutta la santa chiesa.  Tanto più volentieri  ti espongo, o Santissimo Padre, questo desiderio del mio cuore, affinchè non ometta, cosa che del pari desidero, che  una volta, questo culto è  stato  tramandato a Palermo dalle Monache di San Francesco di Paola, giungendo fino a noi con la sacra memoria di Paolo III tuo predecessore; ed inoltre  che, come ci giunge dalla Santa memoria pure di Pio IV, anche il Tempio di Santa Maria degli Angeli alle Terme, fosse stato dedicato al culto particolare di questi Sette Principi,  avendo egli decretato  che  l’officio e la messa fossero celebrati  assieme il giorno sette di settembre , nel breviario riformato, (cosa che non sarebbe accaduta) se Dio non avesse voluto comunicare allora la sua gloria  del tempo attraverso lo stesso culto angelico. Per cui, con insistenza, ti supplico e ti imploro che, grazie alla tua benevolenza ti degni di abbracciare questa mia supplica, che  alla Chiesa,  e a i suoi fedeli che sarebbero proseguiti sin  dal  tempo di  Pio IV ,  venisse accordato di  ottenere benignamente come nuovi aiuti anche nel nostro tempo,  l ‘officio e la Messa propria dei Sette Angeli che stanno davanti al Signore, per la Chiesa Universale o almeno per la mia Chiesa teatina,. Frattanto, accoasciato ai tuoi Santissimi Piedi,  domando con insistenza la Tua Benedizione Apostolica sia per me che per il mio gregge. A Chieti nelle Calende di Aprile 1830.
  52. LETTERA POSTULATORIA DELL’ EMINENTISSIMO E REVERENDISSIMO  CARDINALE, BELISARIO CRISTALDI [52] - Beatissimo Padre , le moltissime lettere che pervennero alla Tua Beatitudine, tanto da Cardinali, tranto da Vescovi, da delegazioni pontificie, quanto da Regioni straniere, che consideravano lo stesso,  affinchè la Tua Autorità consenta di celebrare ovunque sulla terra l’officio e la Messa in onore dei Sette Spiriti, che di continuo assistono in Cielo davanti a Dio,  mi scuotono così profondamente da  aggiungere alle loro preghiere anche le mie,  implorando il medesimo  perdono dalla Tua Santità.  Dunque, leggo nel Capitolo 1 dell’ Apocalisse al versetto 4 “Grazia vobis & pax ab eo, qui est, & qui erat, & venturus est, & a septem spiritibus, qui in Throno eius sunt” e non posso, certamente dubitare della particolare eccellenza di questi Spiriti. Allo stesso modo, poiché , per la singolare eccellenza dei medesimi Arcangeli, in onore dei quali è necessario di celebrarrne l’officio e la messa attraverso l’assenso dell’autorità apostolica,  sembra corretto  pure che ciò sia concesso  per il culto comune dei Sette Angeli.  Osservando poi, che abbiamo udito dalla bocca dello stesso Angelo Raffaele, cosa che leggiamonel libro di Tobia 1(2)  appunto:  “ Ego sum  Raphael Angelus, unus ex septem, qui astamus ante dominum”, sembra molto più corretto, che allo stesso modo in  cui,  colui che gode di questo onore nei Cieli, venga fatto onore di un medesimo officio e messa in terra, allo stesso modo sia attribuito lo stesso onore in terra,  anche ai  Sette Spiriti, che in Cielo godono del medesimo onore. Né, d’altra parte, ciò è nuovo nella Chiesa di Dio. Nella città di Plermo, sin dall’anno 1516, quest’officio con la messa  sono iniziati ad essere celebrati.Nella Biblioteca Vaticana sta una Messa in onore dei Sette Angeli già approvata. E la stessa si trova anche negli antichi Messali Romani, e Veneti redatti nell’anno 1563. Ed ancora , esiste un Tempio eretto  a Roma da Pio Iv, in opnore di Santa Maria degli Angeli ed al culto di quei Sette Principi . Poiché, se trascorsi alcui annim, questa devozione cominciò a indebolirsi, per tale ragione deve essere maggiormente curata, affinchè di nuovo sia eccitata nei cuori. Che Cornelio a Lapide, nel capitolo1 dell’ Apocalisse, sembra convincerci con queste parole “ Per la qual cosa, chiaramente conviene che i Pastori della Chiesa, tanto più i fedeli, ripetutamente  venerino  onorino e invochino con particolare culto e frequentemente  questi Sette Arcangeli, o Principi della corte Celeste, Governatori di tutte le Chiese, Ministri di Dio, Mediatori e Preposti agli uomini”. A questo si riferiscono le postulatorie di quelli che mi hanno preceduto e a questo si riferisce anche la mia postulatoria. Ma so che tutto dipende dalla decisione della Tua Santità , ai cui piedi prostrato, sia per me che per il gregge a me affidato, imploro la Tua Benedizione Apostolica.  Roma 1 Calende di Maggio 1830
  53. FILIPPO SPERANZA VESCOVO DI VALLO DELLA LUCANIA NEL REGNO DI NAPOLI[53]  -  Beatissimo Padre,  affinchè  il celebre culto dei Sette Beati Spiriti che assistono davanti al Trono di Dio, rifulga già a Palermo, a Napoli, nelle Venezia,  a Roma, e in altre città Italiane, nonchè ovunque e i fedeli venerino  onorino e invochino con particolare culto e frequentemente  questi Sette Arcangeli, o Principi della corte Celeste, Governatori di tutte le Chiese, Ministri di Dio, Mediatori e Preposti agli uomini, non dubitai di interpellare con queste umili lettere il Soglio Pontificio  , e di domandare supplichevolmente  , nel modo in cui a Vostra Santità, sarà piaciuto, di instaurare anche il loro culto generale assieme al loro Officio e alla loro messa, da estendersi per tutta la Chiesa.  Infatti, dapprima  a Palermo, sin dall’anno 1516, solamente con l’autorità ordinaria che era sufficiente a quei tempi, fu approvato  l’ Officio con la Messa, con il consenso dell’autorità di S.M. Paolo III, come tramandato dalle monache di San Francesco di Paola: la Messa dei quali, regnando Clemente VII, fu approvata a Roma e si trova così nella Biblioteca Vaticana, mentre altri esemplari si trovano negli antichi messali romani e veneti, composti nel 1563; come anche a Napoli nell’anno 1827 per qualche diocesi. Da Sua Santità Pio IV fu dedicato nelle Terme un Tempio a Santa Maria degli Angeli, e soprattutto alla conservazione del culto dei loro Principi, verso i quali il pio e dotto sacerdote Antonio lo Duca, confidando nell’aiuto di San Filippo Neri e Carlo Borromeo, dallo stesso Pontefice richieste che l’ Offcio con la Messa nel giorno 7 di settembre fosse perpetuamente stabilito, ma poco dopo essendo venuto meno, l’uno e l’altro alla vita, una così grande sfida, morto il promotore, rimase sopita. Chiedendo , dunque, in modo supplice, e prostrato ai Piedi della Vostra Santità, e baciandoli con devozione e rispetto filiale, ti domando di degnarti di ascoltare per questo le mie umilissime preghiere, con la tua paterna clemenza apostolica  e di elergirmi la tua Benedizione Apostolica.  Presos la propria residenza nelle Idi di Aprile 1830.
  54.  EMANUELE MARIA (BELLARDO) , VESCOVO E ARCIVESCOVO DI SANT’AGATA DEI GOTI, ACERRA NEL REGNO DI NAPOLI  [54] - L’illustrissimo e reverendissimo Emanuele Maria, Arcivescovo e Vescovo di Sant’ Agata dei Goti e Acerra, dal momento che il valido patrocinio dei Sette Angeli, che assistono davanti l’altissimo, è stato trovato sempre efficacissimo in ogni cosa;  non volendo privare le Diocesi predette ed affidate per divina disposizione alla sua custodia,   di un così grande bene celeste, a ciò sollecitando, si è degnato di pregare per impetrare dalla Santità del Nostro Papa Pio VIII, felicemente regnante, la grazia di celebrare in ogni luogo delle predette Diocesi l’officio e la messa dei Sette Angeli, promettendo, che giungendo un tale aiuto, piaccia all’Altissimo di far discendere come fosse pioggia sullo stesso e su chiunque del suo gregge, una rugiada  colma di  celesti benidizioni. 16 marzo 1830.
  55. GIUSEPPE (SEGNA) VESCOVO DEI  MARSI (E AVEZZANO)  NEL REGNO DI NAPOLI[55] - l’illustrissimo e reverendissimo vescovo dei Marsi, si è degnato di pregare, dopo aver ascoltato il suo capitolo, e assiem ad esso, di richiedere a sua santità l’officio e la messa dei sette angeli che stanno davanti al trono. 1 aprile 1830.
  56. GIUSEPPE MARCELLINI DZIĘCIELSKI, VESCOVO DI LUBLINO NEL REGNO DI POLONIA[56] - l’illustrissimo e reverendissimo Giuseppe Marcellino vescovo di LUBLINO in Polonia, il giorno sesto di Aprile si è degnato di inviare questa postulatoria a S.S. per la concessione dell’officio e della messa dei Sette Angeli in tutto il mondo, dal momento che chiaramente osserva dervare una grandissima utilità per la Chiesa di Cristo in questi tempi calamitosi dalla propagazione del culto dei Santi Angeli che assistono davanti al Trono, affinchè, più facilmente,  mediante la loro intercessione ci rendano  più propizio il Supremo Nume.
  57. GABRIELE (PAPA) ,  ARCIVESCOVO DI SORRENTO NEL REGNO DI NAPOLI  [57]- l’illustrissimo e reverendissimo Gabriele  Arcivescovo Sorrentino si è degnato il giorno 2 di aprile di inviare a Sua Santità la postulatoria per l’officio e la messa dei Sette Angeli in ogni diocesi sorrentina, se sarà piaciuto a Sua Santità, affinchè alla migliore devozione e culto degli stessi Spiriti assistenti davanti a Dio, i cuori dei fedeli si accendano molto e molto di più e per ottenere  nuovi benefici spirituali e temporali grazie al loro aiuti, non potendosi dubitare che dall’aiuto degli Angeli grondino moltissimi aiuti ai fedeli Cristiani.  Per cui gli appassionatissimi voti di tutti aggiunti alle sue preghiere sottopone A Sua Santità, i cui piedi bacia reverentemente , ed implora per sé e per tutta la sua Dicoesi la Benedizione Apostolica.
  58. STEFANO  (ISTVAN) CSECH VESCOVO DI KOSICE  IN SLOVACCHIA[58] - l’illustrissimo e reverendissimo, Stefano Cech,  Arcivescovo di Kosice, in Ungheria, si è degnato di inviare la sua umilissima postulatoria a Sua Santità il giorno 15 aprile per l’instaurazione e la consolidamento con autorità apostolica del culto dei Sette Angeli che assistono davanti a Dio.
  59. PIETRO ANTONIO (NOSTRANO ) ARCIVESCOVO DI CORFU’[59] (IN GRECIA)  - l’illustrissimo e reverendissimo, Pietro Antonio, Arcivescovo di Corcira,  si è degnato di associarsi  alle postulatorie 21,22,23 e 24, per l ‘officio e la Messa dei Sette Angeli in tutta la Chiesa, e in qualsviglia luogo, in cui tale culto piaccia esser accolto.
  60. FRA CHERUBINO SCALI VESCOVO DI DIONISIADE IN SIRIA (ATTUALE AS-SUWAYDA) , SCRITTA DI MANO PROPRIA[60] -  Beatissimo Padre non senza la massima esultanza dello Spirito mi giunse notizia, che da moltissimi Vescovi di città cattoliche siano state inviate e o siano ancora lettere di supplicazione alla Tua Santità, affinchè si degni di instaurare con l’autorità apostolica il  culto dei Sette Angeli Assistenti davanti al Signore, rimasto un po obsoleto. Rettamente, quel numero di Sette Arcangeli, o congresso familiarissimo alla divinità sembra esserci mostrato dalla pagine di entrambi i Testamenti,  come in Tobia 12 e in Apocalisse 1, si comprovano la loro esistenza e il lomo ministero in modo molto simile, dei quali riferisce pure l’eruditissimo e di ottimo merito per la Chiesa, Cornelio a Lapide, che il loro culto sia stato molto proficuo per la chiesa. Io, il più piccolo dei miei fratelli, non potendo sostenere l’attesa,  immediatamente inoltro le mie preghiere alla Tua Santità, affinchè, se lo avrà giudicato opportunamente,  si degni di instaurare di nuovo ed estenderlo per tutta la Chiesa l ‘Officio e la Messa dei medesimi Sette Arcangeli già da lungo tempo da Clemente VII di Santa memoria approvato, e fino a questi tempi più certi , anche celebrato a Palermo nel giorno 7 di settembre . Rimetto volentieri queste preghiere al giudizio della Tua Santità, che è maestra della Chiesa universale e suprema moderatrice, e con profondissima umiltà, baciando i tuoi santissimi piedi, imploro ardentemente la tua apostolica benedizione.  5 maggio 1830
  61. SECONDA POSTULATORIA DELL’ILL.MO E REVERENDISSIMO MATTEO FRANCO, VESCOVO DI CATANIA NEL REGNO DI NAPOLI  - L’illustrissimo e Reverendissimo, Matteo Franco, Vescovo di Catanzaro, nel Regno di Napoli, che ha già fatto una prima postulazione per il culto dei Sette Angeli, collocata al n. 10, si è degnato di inviarne una seconda al sesto prima delle calende di Aprile, affinchè si conceda l ‘officio con la messa nella sua diocesi di Catanzaro, speranzoso nella sacra fiducia e speranza, affinchè gli stessi Sette Angeli o Principi della Corte Celeste, o Amministratori di Dio, Presidi di tutta la Chiesa e mediatori e preposti agli uomini, siano resi Santi tutelari e patroni di tutta la chiesa di Catanzaro, cosicchè, con l’aiuto della grazia divina, i peccatori siano felicemente condotti all’ovile di Gesù  Cristo Nostro Signore e Salvatore, e si aumentino i beni con ogni dono della grazia divina, si conseguano tutte le virtù e soprattutto, affinchè siano salvafiche e fruttifiche  le sue fatiche apostoliche, e conducano alla vigna, il cui frutto, eidificio ed incremento  sono affidati a Sua Santità.
  62. NICOLA ARCIVESCOVO DI CAMERINO E AMMINISTRATORE PERPETUO DELLA CHIESA DI TREJA [61]  -  Beatissimo Padre, appare equo che i Sette Spiriti che stanno davanti al Signore, Principi della Corte Celeste, Presidi della Chiesa, Amministratori di Dio, mediatori degli uomini, siano conosciuti dai fedeli con sommo onore e somma venerazione.  Dal momento che risulta provato che essi siano quelle lampade , poiché con la loro luce e carità illuminano noi che restiamo nelle tenebre e nella caligine, e che ardono, poiché con l’ardore della carità ci infiammano : armati perchp combattono per la nostra salvezza contro i demoni nostri implacabili nemici. Per questo giustamente credono che questi sette Angeli sia dato questo officio che ci difandano e vigilino  ciascuno contro ognuno dei peccati capitale che sono proprio sette e ci esortino alle virtù opposte,  si oppongono alle tentazioni del nemico, e scacciano via le occisioni prave,  ponendo davanti agli occhi i premi celesti e non lasciano nulla di intentato, ma perfezionano in noi quelle sette virtù, e espulsi i vizi contrari, si spiega dinanzi a noi libero accesso al Cielo. Inoltre di questi sette principi vi è celebre memoria in Sicilia, Napoli, nelle Venezie, a Roma e in altre città Italiane, dove le loro immagini sia dipinte sia mediante il lavoro del mosaico sono presenti e a Palermo, c’è un tempio, dedicato ai Sette Spiriti, e offerto in loro nore anche un officio recitato con approvazione apostolica. Perciò, ritengo che a ciascuno di questi sette Arcangeli debba essere concesso culto, e debba essere restituito loro il primitivo onore perduto. PEr la qual cosa, l’ Arcivescovo di Camerino, gettato ai piedi del Sommo Pastore, agiunge le sue preghiere alle suppliche degli altri, e insiste fortissimamente, affinchè si degni di concedere  la Messa e l’ Officio a tutta la Chiesa, poiché una volta e maggiormente onorati i Ministri del Signore, allora  si diffondano, per intercessione degli stessi,  le maggiori  retribuzioni di Spirito nei Cristiani . Camerino  27 maggio  1830
  63. GIOVANNI ( NEPUMUCENO LERA CANO ) VESCOVO DI SEGOVIA IN SPAGNA[62] - Beatissimo Padre , in questi difficilissimi tempi della Chiesa, esistendo tanti dannosissimi suoi nemici, che quotidianamente perparano contro di essa qualche nuovo danno , e null’altra cosa pensano della stessa, se realmente fosse possibile, se non di distruggerla dalle fondamenta.  Ora a coloro a cui il Signore ha affidato la cura del proprio gregge, comporta necessariamente di vigilare affinchè le proprie pecorelle rimangano in forze, cosicchè non risultino da custodirsi di meno , di quanto non lo siano nell’doverle aggregare, e si abbiano pertanto solerti e assidue e nel ripulirle. Poiché allora, le forze, che ancora ci restano,  sono così scarse e deboli,  non imploreremo frequentemente l’intervento divino, soprattutto attraverso quelli che sappiamo essere così vicini a Dio? Ed infatti, se vale la sentenza di molti interpreti, nelle Sacre Lettere vi è menzione frequente dei Sette Angeli, costituiti da Dio Principi di tutta la Chiesa e che “sono al cospetto del suo Trono”, e spargono sui perfidi le fiale dell’ira di Dio. Sentenza, che conferma inoltre Cornelio a Lapide, con la grande efficacia del ragionamento, e di più con l’autorità di molti testimoni ( tra i quali enumera Clamente d’Alessandria, Ireneo e Cipriano). È certo che si possa dubitare a mala pena che vi siano Sette Spiriti che abbiano la primazia su tutti gli altri, poiché Raffaele lo afferma di se stesso dicendo nel libro di Tobia, di essere uno di quelli. Dice: “io sono Raffaele, uno dei sette che assistiamo dinanzi al Signore”.  Pertanto, se ci si deve attenere al giudizio di uomini così importanti; quanto è necessario che otteniamo da questi sommi ministri della Provvidenza Divina, la massima provvidenza, con la quale possano  curare e favorire la nostra protezione ? E poiché possiedono così tanta grazia presso la divina maestà, forse che non ci attnderemmo  di ottenerne la loro intercessione? Quanto infine, non siano ancora gli stessi da ritenersi i più  idonei a  trattenere  l’impeto delle potenze invisibili nonché a  contenere tutti i loro mali che stando  sotto il vessillo di cristo,  meritiamo di ricevere, risultando  i più solerti di tutti a combattere  contro satana  per l’onore divino ?  Spinto dunque da queste ragioni, per eccitare maggiormente questa pietà nell’animo dei fedeli, prego e supplico la Tua Santità, che conceda a tutta la Chiesa Cattolica, e nondimeno  alla nostra diocesi la facoltà di cleebrare la festa di questi Sette Angeli con l’officio e la messa. Cosa che spero presto di ottenere per me ancor più facilmente dalla Tua Santità, poiché  il culto di questi Beati Spiriti non viene mostrato ora e  per la prima volta, essendo emerso che diversi templi fossero stati costruiti a Palermo e perfino qui a Roma nelle Terme di Diocleziano e in altri luoghi con maestria si notano ritratte le loro immagini, come ci testimonia Cornelio a Lapide : certo lo stesso apostolo Giovanni sollecita da loro la grazia e la pace per le Chiese dell’ Asia  ed anche io , sperando di conseguire questa grazia dalla Santità Vostra,  prego il Mio Signore che vi conservi incolume durante la vostra vita. Durante la visitazione personale della Nostra Diocesi di Segovia e in particolare della Chiesa chiamata comunemente Villa de Riaza della stessa Diocesi: il primo giorno di Giugno dell’anno 1830.
  64.  FEDERICO CAO, VESCOVO DI ZAMA E VICARIO APOSTOLICO DEL REGNO DI AVA E PEGU NELLE INDIE ORIENTALI [63]  l’illustrissimo e reverendissimo Federico Cao, dell’isola della Sardegna e dell’ordine delle scuole pie, Vescovo di Zama e Vicario Apostolico dei Regni uniti di Ava e Pegù nelle indie orientali, si è degnato di sottoscrivere la medesima postulatoria.
  65. LUIGI  MARIA CARDELLI ARCIVESCOVO DI SMIRNE IN ASIA (TURCHIA) [64] - l’illustrissimo e reverendissimo FRA Luigi  Maria Cardelli, Arcivescovo di smirne in Asia si è degnato di postulare come sopra.
  66. ARISTAZIO (AZARAN) ARCIVESCOVO DI CESAREA DI PALESTINA [65]  - l’illustrissimo e reverendissimo Aristazio arcivescovo di Cesarea, si è degnato di postulare come sopra.
  67.  ISAIA (VOLPI)  VESCOVO  DI   BOBBIO IN PIEMONTE  (OGGI BOBBIO E PIACENZA [66] - l’illustrissimo e reverendissimo, Isaia Volpe, dell’ordine dei minori cappuccini, Vescovo di Bobbio in Piemonte, voltenrieri acconsente e certamente inoltre esorta, che a nome suo e della sua Diocesi, sia postulata  davanti alla Sacra Congregazione l’ Officio e la Messa dei Sette Principi degli Angeli, e parimenti si è degnato di mostrato disponibile a sostenere le giuste spese per ottenere tale grazia
  68. GIUSEPPE SAVERIO POLI, VESCOVO DI ANGLONA - TURSI NEL REGNO DI NAPOLI [67] - Beatissimo , E Santissimo Padre, Volendo aderire alle fervide premure , e divozione di questi miei Diocesani che nutrono pel Culto de Sette Angeli , che stanno innanzi al Trono di Dio ; supplico con tutta l' effusione del mio cuore LA SANTITA' SUA a volersi degnare Loro accordare così l'Ufficio , che la S. Messa in onore de' medesimi Sette Angeli , e destinare il di 7. Settembre per l'adempi mento si dell' uno che dell'altra. Stimerò a grazia singolare se la prelodata S. S. porgerà benigno ascolto a questa mia pregie che ha per oggetto l'onore della Nostra Cattolica Religione , e la Venerazione di co loro che presso l' Apocalisse vengono nomi nati Principi della Celeste Regione, Presi di di tutte le Chiese , Ministri di Dio , ed avvocati degli uomini. Mentre baciando alla S. S. colla più distinta venerazione il S. Piede , mi dò l'onore ripetermi.  DI SUA SANTITA' Tursi 17. Aprile 1830 .
  69. GIUSEPPE MARIA AMORELLI, VESCOVO DI SIRACUSA IN SICILIA[68] - Beatissimo Padre , a nessuno sfugge  che Dio, che  rende gli angeli suoi spiriti e i suoi  ministri  fuoco  ardente di carità,  abbia altresì stabilito che,  a maggior ragione quelli stiano maggiormente accanto a lui per contemplare e adorare il suo Principio Divino , ma inoltre, siano inviati particolarmente a beneficio di coloro che desiderino l’eredità della salvezza, ed  ha preteso per suo stesso comando, di essere adorato e glorificato dai fedeli mediante i suoi medesimi Angeli. Poiché inoltre attraverso la reciproca comunione o l’ intimità nascente tra gli Angeli Santi e i Cristiani si accresca la gloria nei Cieli, e scendano sulla Chiesa militante i beni celesti, ciò non è dimostrato  se non nella spendente e mistica scala che congiunge il cielo e la terrsa, mediante la quale gli Angeli scendono e Giacobbe sale, nella straodinaria visione? Per tali ragioni, umilmente, prego con tutte le mie forze, che in onore dei Sette Spiriti, che stanno davanti al trono del Grande Dio, Vostra Santità preveda che l’ Officio e la Messa sia istituita e celebrata dall’universlità dei Cristiani;  più facilmente , interposti i ministri più intimi del Re dei re, la Chiesa si imbatta  negli aiuti soprannaturali più potenti, altrimenti nei tempi difficilissimi del mondo,  e non turbata con facilità dai perversi costumi degli uomini.  Dunque, a beneficio di una così grande vostra indulgenza, Beatissimo Padre, sia per tutti granzia e pace da colui che era , che è e che viene e dai Sette Spiriti che sono al cospetto del suo Trono, e la benedizioe Apostolica per me e per il gregge a me affidato, prostrandomi a terra ai vostri piedi. Siracusa 2 maggio 1830.
  70.  GIOVANNI FRANCESCO CAPPELLETTI, VESCOVO DI ASCOLI NELLO STATO PONTIFICIO DI CUI FU INVIATA CHIUSA A SUA SANTITA’ E TRASCRITTA AL POSTULATORE[69] -  Con somma gioia, e sollievo del mio animo, ho conosciuto lo zelo con cui moltissimi Arcivescovi, e Vescovi, mossi da devozione nei confronti dei Sette più eccellenti Angeli, richiedono con insistenza  che la Messa e l’officio proprio che a maggiore gloria di Dio e decoro della religione il culto deii medesimi beatissimi spiriti venga esteso dovunque nel mondo delle terre cattoliche. Poiché inoltre, questa santa e salvifica devozione che è basata sull’autorità delle Sacre Scritture e sulla scienza, la virtù e il giudizio di tanti illustri personaggi, con l’assenso dei Sommi Pontefici, era stata aredentemente accolta un tempo nelle principali città italiane, in cui rimangono eretti Altari e Templi agli stessi spiriti, dunque, oso chiedere e supplicare con devote e umilissime preghiere che  la Tua Santità si degni benevolmente di arricchire con la grazia del predetto officio il popolo, in questa diocesi a me affidata; e frattanto, prostrato dinanzi ai tuoi santissimi piedi per me e per il gregge a me affidato supplico la Tua Apostolica Benedizione  Ascoli 5 maggio 1830.
  71. GIOVANNI DE SIMONE, VESCOVO DI CONVERSANO NEL REGNO DI NAPOLI[70] – Beatissimo Padre , fui sempre chiaramente  persuaso che i voti dei fedeli, e in primo luogo le suppliche, che senza intermediazione i Pastori della Chiesa devono riveolgere a Dio, sono condotte dagli Angeli al Soglio dell’Onnipotente, e itercedendo costoro, benignamente esaudite. Ciò fu la causa perché io Vescovo e Rettore di questa Chiesa di Conversano, benchè immeritevolissimo, fui sempre provvisto di una certa particolare pietà e culto verso i Sette Spiriti che assistono davanti al Signore.  Ora , infatti, per soddisfare questa mia devozione, mi venne in mente di sollecitare dalla Tua Beatitudine, che possano aver luogo in questa mia diocesi sia l’ufficioche la messa dei Sette Angeli, che furono stabiliti la prima volta a Palermo nell’anno 1516, e di poi da Clemente VII di felice memoria, la messa fu approvata e si trova ben presente, nella bibblioteca Vaticana.  Avvenga pertanto, che questa Chiesa sostenuta da un così grande patrocinio, sperimenti l’aiuto e la efficacissima opera del Sommo Dio. Prostrato ai piedi della Tua Beatitudine, domando che per me ed il mio gregge affidato alla mia cura, con piacere elargisci le ricchiezze della tua Benedizione Apostolica. Conversano 9 maggio 1830
  72. VINCENZO MARIA MANIERI VESCOVO DI ROVO E BITONTO NEL REGNO DI NAPOLI[71] - Beatissimo Padre, la lodevole  consuetudine dei governanti della Chiesa Cattolica, di concordare tra sé all’unanimità,  fin da quando:  o sarà stato necessario eradicare qualche eresia , come  una volta con Crisostomo  quasi tutti i vescovi  orientali e con Ambrogio tutti gli Occidentali,  o fin da quando  instaurare qualche culto,  ovvero ancora da quando sarà di nuovo istituita un’opera, come un tempo con Agostino tutti i Vescovi delle Isole Baleari e dell’ Africa in adorazione delle Reliquie di Santo Stefano Protomartire. Dico , la lodevole la consuetudine dei vescovi di concordare tra sé all’unanimità mi rese  non troppo fiacco, ma più diligente, ora in cui, come mi viene detto, moltissimi Vescovi, umilmente chiedono dalla Tua Beatitudine, grazie a quella tua Pietà che è massima in Dio e nei Santi, affinchè sia lecito dovunque celebrare l ‘officio e la messa dei Sette Spiriti che assistono Dio, o Principe della corte Celeste, Presidi di tutta la chiesa, Ministri di Dio e mediatori degli uomini.  Nella qual cosa cosi giusta e oltremodo provata, mi sembra, Beatittimo Padre, ottimamente aggiungere i miei voti ai loro nonché ancora ed ancora pregari di degnarti di consentire per la tua clementissima e somma religiosità a queste giustissime preghiere, pregandoti di cocnedere a me e al gregge a me affidato la tua apostolica benedizione. Bitonto 15 maggio 1830.
  73. NICOLA CAPUTO VESCOVO DI LECCE NEL REGNO DI NAPOLI[72] - Beatissimo Padre , in tutti i fedeli si trova  una massima fiducia di spirito capace di far conoscere la multiforme sapienza delle cose celesti attraverso la Chiesa di Dio. Poichè è dunque cosa straordinaria, se mediante la stessa chiesa, anche in questi nostri tempi densi soprattutto di lacrime  e di amore debole e atterrito, con lo studio della religione, rifiorisse il culto dei Sette Angeli, concederesti, Beatissimo Padre,  la Messa e l’ Officio dei medesimi Spiriti che stanno davanti al Signore, già in uso presso altri luoghi e città? O se ciò accadesse,  quale sarebbe l’esultanza! Quale sostegno di devozione! Lo imploreranno alla Tua Santità  le sommi prove sofferte  da Gesù Cristo, che è testimone fedele, e lo supplicheranno a tutto il popolo cattolico, quello stesso che lui amò, e lavò con i suoi peccati, le tante  panacee sofferte .  In nessun modo è consentito diffidare di ciò: essi sono i ministri dello Spirito, coloro che di continuo contemplano quella medesima infinita Bontà, e adoperandosi costantemente in essa, in modo preciso, si affannano prontamente, in quanto è affidato agli stessi il compito di offrirsi e di manifestarsi. Pertanto umilmente ti imploro con tutte le preghiere, o Santo Padre, che così sollecitato benevolmente mi ascolti e ti degni  di sancire per precetto  la messa e l’officio dei Sette Angeli. Prostrato ai tuoi piedi, imploro la benedizione per me ed il mio gregge. Lecce 20 maggio 1830.
  74. IL VESCOVO (CORNELIS RICHARD ANTON VAN BOMMEL )  DI  LIEGI  (NELLE FIANDRE) [73]  - L’illustrissimo e reverendissimo Vescovo di Liegi nelle Fiandre mostra esser per se gradita la festa dei Sette Angeli, se sarà piaciuto a Sua Santità di concederla per tutta la Chiesa.
  75. GIOVANNI BATTISTA VICARIO GENERALE DEL CAPITOLARE DELLA DIOCESI  DI TARNOW NEI REGNI AUSTRIACI (OGGI IN POLONIA) [74] -  L’illustrissimo Giovanni Battista, Vicario Generale del Capitolare della Diocesi di Tarnow nei regni delle austrie, lodando la sollecitudine per la festa dei Sette Angeli assistenti davanti al Signore,  si astiene dal porre una postulatoria durante la sede vacante, poiché giudica che la stessa sia di pertinenza.
  76.  EMINENTISSIMO E REVERENDISSIMO CARDINALE PIETRO GRAVINA  ARCIVESCOVO DI PALERMO[75] – L’ eminentissimo e Reverendissimo Cardinale , Arcivescvovo Palermitano, il giorno 28 dicembre 1825  si è degnato di inviare la storia della fondazione del Monastero dei Sette Angeli di Palermo (scritta dallo storico Antonio Mongitore) in cui si rileva l’istituzione , per autorità ordinaria, del culto degli stessi a Palermo sin dal 1516 , proprio li dove era stata trovata la loro immagine, e allo stesso tempo l’approvazione successiva di S.Santità Papa Paolo III, che stabilì che si dovessero recitare giornalmente in detto Monastero  due Messe, di cui una all’Immacolata Concezione e l’altra ai Sette Angeli e le approvazioni di vari altri Sommi Pontefici che avevano concesso li l’indulgenza plenaria per la festa degli stessi, ed infine (il medesimo vescovo di palermo n.d.a.) inviò l’Officio Proprio degli stessi Sette Angeli , che sotto rito doppio  di prima classe  con  l’ottava, nello stesso Monastero, e doppio di seconda classe nella città  e nelle diocesi palermitane si celebravano  fino ai nostri giorni, cosa che oggi , in tal modo non accade più  - aggiunge sua eccellenza – per difetto di approvazione Apostolica, per la quale si esorta energicamente che sia ottenuta. Lo stesso Monastero dei Sette Angeli , chiede anche venga reintegrato lo stesso Officio liturgico, mediante il supplice libello siglato dalle sue Monache, che fu inviato a  Sua Santità Leone XII , dopo la seconda negazione, e fu pure accolto amorevolmente dal medesimo Pontefice, e forse dalla Segreteria della Sacra Congregazione, e fu inviato o a qualche Consultore o a qualche Teologo, e li dovrebbe trovarsi. Ed è necessario qui aggiungere che  , giusta la Bolla di Ufficio Pastorale di Sua Santità Gregorio XIII, del 30 dicembre 1573, che è stata apposta,  all’inizio dell’edizione nel Breviario dei Santi di Spagna, nella Monarchia Spagnola, di cui Palermo faceva parte, in riforma del Breviario, sono stati estratti questi uffici liturgici. Da cui l’officio dei Sette Angeli , nella predetta Chiesa, in cui Essi sono i medesimi Santi Patroni , sembra esser già stato approvato grazie a questi generali eccezione e privilegio e contenuti nello stile del Breviario e pertanto non necessitavano in alcun modo di altra approvazione anche minima, ed è per questa ragione che da qualche anno risultano sospesi senza alcuna causa evidente, e senza che sia stato offerto neanche un decreto di sospensuione, che legittimasse la novità della sospensione dell’officio dei Sette Angeli in questo stesso monastero palermitano.  Per queste ragioni, per debito di giustizia , appare possibile domandare la reintegrazione l’Officio degli Stessi nel Monastero dei Sette Angeli di Palermo , perché non sembra suyssistere alcuna evidente proibizione, che annulli l’antico possesso (dell’autorizzazione ) presente nel Breviario Riformato.

EPISTOLE DI REVERENDISSIMI PADRI GENERALI

 DI ORDINI RELIGIOSI E DI ALTRI

EPISTOLE DI REVERENDISSIMI PADRI GENERALI  DI ORDINI RELIGIOSI E DI ALTRI

  1.  VINCENZO MARIA D’ADDIEGO DI SAN GIUSEPPE DI COLASANZIO , GENERALE. GIUSEPPE ROLLWRIO DELLA PASSIONE DEL SIGNORE ASSISTENTE E PROCURATORE GENERALE.  GENERALE E PROCURATORE GENERALE DELL’ORDINE DEI CHERICI POVERI DELLE PIE SCUOLE DELLA MADRE DI DIO[1],  - Avendo udito che da moltissimi Principi della Chiesa sono stati domandati con zelo, l’Officio e la Messa dei Sette Angeli che stanno davanti al Signore, sia per la Chiesa Universale, sia per alcuni luoghi, spinti ad esempio così grato, stanno umilmente presso i Sacri Piedi della Vostra Santità per chiedere questa stessa cosa per la gloria di Dio, per il vantaggio della chiesa e soprattutto per il loro Ordine, istituito per l’educazione dei fanciulli con spirito di intelligenza e di religiosità, dei quali il Nostro Salvatore insegnò che non fossero disprezzati perché i loro angeli sempre vedono il volto del Padre che è nei cieli.  Trattandosi, dunque, del culto degli Angeli, nessuno deve mostrare più desiderio per questo , dei figli di quel Padre che fu un secondo Giuseppe non solo di nome, ma per l’ Angelica sua purezza, con la quale si rese propizi gli Angeli, e a tal punto si distinse nel seguire quel precetto Evangelico che non solo non disprezzò i fanciulli per il rispetto dei loro Angeli, ma spese (anche) ogni cosa per l’erudizione degli stessi, e anche dopo la morte, per mezzo dei suoi figli, istruiti per il medesimo scopo , non cessò di agire per questo. Ma sebbene massima sia la dignità di tutti gli Angeli, tuttavia fra loro vi sono gradi, ordini, e i principati la cui dignità e potenza sembrava ben distinguere quel vostro Santo Patriarca, istruito nella dottrina di San Basilio sullo Spirito Santo contro Eunomio che dimostra che vi è maggiore dignità negli Angeli preposti alle genti che nei custodi degli uomini privati.  Infatti, prima che giungesse a Roma, per i gravissimi compiti da lui felicemente espletati in Spagna, cosa più ammirevole accadde quando, sovrastando la guerra civile, subito sedò col suo arrivo gli animi che infuriavano nelle armi, implorato l’aiuto dell’Angelo Custode di quella città, potremmo dire con S. Fortunato sull’orazione di San martino: “E quando uno solo parlava il furore si allontanò da tutte le armi”, avendo forse in mente quel famoso Maccabeo, che posto in grande difficoltà, invocò il Signore che compie miracoli dicendo: “ Manda il tuo Angelo avanti a noi nel timore e tremore della grandezza del tuo braccio”, dopo queste invocazioni ottenne una mirabile vittoria. Peraltro fra gli angeli, gradi, ordini e Principati, ve ne sono soprattutto sette scelti che, in modo particolare stanno davanti a Dio, come attesta il discepolo più amato nella sua Apocalisse e l’antica Scrittura in alcuni passi: come disse quel famoso Filippo Archinto di Giulio III Vicario Generale di Roma, poi anche Arcivescovo di Milano … poiché con l’autorità pontificia, essendo stato comunicato totalmente quel servizio alla Santità Vostra e dalla Stessa fortemente approvato, istituì la società della Beata Vergine Maria e dei Sette scelti Principi degli Angeli, nelle Terme nell’anno 1550, con la facoltà di erigere colà un tempio che raccomandò all’aiuto della devotissima Società della Santissima Trinità poco prima da lui innalzata per opera e desiderio di S. Filippo Neri. In questo documento si insinua anche quanto sia l’eccellenza degli Angeli e quanto sono benemeriti della nostra stirpe, come ben conoscono quelli che abbiano visto chiaramente e sanno distinguere le cose umane da quelle celesti e che queste da quelle sono guidate e sono governate con mirabile ordine, perché da ciò sia dato di comprendere con quanto spirito religioso e colto dobbiamo celebrare i Sette Angelici Principi. Ma questo culto dopo la morte del nostro Santo Patriarca, subì un non piccolo danno, da quando quello stesso Albizio, che ingannato da una certa parvenza di zelo, con giudizio precipitoso e calunnia, ignorantemente convocò al Tribunale del Santo Uffizio come reo lo stesso Santo Patriarca ( e di ciò poi, deposto questo errore, giustamente si pentì) e perseguitò la nostra famiglia similmente nella sua opera, pubblicata  senza licenza “ Sulla Inconsistenza Della Fede” dove si scagliò contro i nomi degli Angeli,  esistenti nella durata di un secolo in Termini, non ben istruito sull’argomento e indisse una tale avversione verso i nomi (un tempo graditi ad Archinto ed altri Dottori) che molti da allora si atterrirono del culto stesso dei sette angeli anche senza i nomi, affinchè per caso, dopo tale culto non si imbattessero anche nei nomi degli stessi, e là trepidarono per il timore dove non c’era timore. Infatti, come nei confronti dei Santi, il sapiente Benedetto XIV, della nostra natura loda che si impongano i nomi a loro per suscitare una maggiore devozione, perché ciò solo nei confronti dei nostri Sette Angeli sia da temersi a tal punto e non piuttosto da imitarsi e da lodarsi ? A tal punto tuttavia andò crescendo codesto timore riguardo ai nomi degli Angeli indotto dalla suddetta opera di Albizio nel secolo trascorso che quando i nostri padri dell’Ordine che passarono dalla Sicilia nella terra d’Aragona portarono da lì i Sette Angeli con i nomi, si comandò dal Sant’Ufficio di Spagna (che un tempo aveva permesso gli stessi) che fossero distrutti quattro nomi degli Angeli fra quelli che non si presentano della Sacra Scrittura.  Da questo alla fine accadde che, dopo che i nomi furono ivi eliminati, quasi cadde il culto dei sette angeli. Ma perché le motivazioni apportate dall’Albizio nel nostro tempo risultano abbastanza respinte, donde in conseguenza di ciò che scrissero il sapiente Benedetto XIV ingannato dall’autorità di quello e altri che non avevano esaminato la cosa dalle fondamenta, e perché abbiamo bisogno per il bene di tutta quanta la Chiesa dell’aiuto particolare di questi Sette Principi degli Angeli, e massimamente per una buona istruzione dei fanciulli, lasciataci in eredità dal nostro Santo Padre, in un tempo nel quale a questo fine è necessaria la particolare custodia Angelica dei Sette Celesti Principi che sono più vicini a Dio e illuminano coloro che sono più in basso e li dirigono e possono ottenere aiuti più potenti; preghiamo premurosamente S.V. affinché si degni di concedere al più presto la restituzione dell’antico culto degli stessi. “Infatti, spesso la debole condizione del tempo fece così che (come disse San Pio V e rimase scritto sulle porte della Sacrosanta Basilica in Laterano) che cose quanto mai ragguardevoli e memorabili a poco a poco sminuite dal velo di un oscuro errore cadano in gravi pericoli”, donde facilmente risparmiando l’errore in questa cosa di Albizio e degli altri, ai quali concediamo negli altri argomenti il dovuto onore; peraltro ti chiediamo Beatissimo Padre che per la Provvidenza che Dio sei succeduto col nome e con amore a quel San Pio per riparare il culto Divino e per distruggere i nemici della Chiesa affinchè lo stesso culto ricostituito si estenda a tutta quanta la Chiesa, e specialmente sia connesso al nostro Ordine con l’Ufficio e Messa a maggior Gloria di Dio e a vantaggio comune, se tuttavia sarà approvato dal vostro supremo giudizio a cui con ogni umiltà sottoponiamo tutti questi argomenti che sono stati esposti, non volendo offendere nessuno, ma soltanto confutando in difesa della verità ciò che fu diffuso in pregiudizio del culto degli Angeli, senza sufficiente esame e ciò procedette da lui stesso che ignorantemente si oppose al nostro Ordine nascente fino a quando finalmente mutò il parere, da sapiente, così l’avrebbe mutato anche sulla questione degli Angeli, se avesse potuto vedere i documenti testè trovati, celati a lui e anche ad altri dotti uomini. Né ciò deve essere mirabile, poiché il Signore Gesù si esprime al Padre dicendo : “ Poiché hai celato queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai fanciulli, poiché così piacque avanti a Te”.  Ti preghiamo dunque, Beatissimo Padre, accanto a tanti documenti da poco trovati, ciò che è richiesto da parecchi Principi della Chiesa, questo accogliere benignamente da noi richiesto, e concedere e impartire a noi e a tutto il nostro Ordine e agli alunni della nostra Scuola Pia, l’Apostolica Benedizione che ti chiediamo con ogni umiltà. Roma 18 marzo 1830 Vincentius Maria D’Addiego a S. Josepho Colasantio Generalis. Joseph Rollerius a  Passione Domini Assistens e Procurator Generalis ”
  2. IL GENERALE DELL’ORDINE DI SAN GAETANO[2] -  Io, Gioacchino Ventura, Preposto Generale dei Chierici Regolari domando a Sua Santità, così come il Reverendissimo P. Generale delle Scuole Pie, e allo stesso modo, anche nel nome dell’intero ordine, cui sono indegnamente a capo.SI AGGIUNGE IN NOTA (*) Lo stesso, come il Censore Teologo Pontificio aveva provato in occasione della nuova pubblicazione dell’opera del dotto e pio padre Ottavio Gaetano sull’immagine dei Sette Angeli di Palermo scoperta nell’anno 1516. Li ciò si conferma, si spiega e si difende in modo più ampio.
  3.  IL GENERALE DELL’ORDINE DI SAN GIROLAMO DELLA CONGREGAZIONE DI PISA[3]  -  Il Reverendissimo P. Giuseppe Ruiz, Generale dell’Ordine della Congregazione pisana di San Girolamo prega insistentemente da Sua Santità per l’Officio e la Messa dei Sette Angeli che stanno davanti al Signore, così come si sta chiedendo con le preghiere di moltissimi, non trattandosi di cosa nuova e perché nelle testimonianze recentemente scoperte appare ben fondato.
  4. IL GENERALE DELL’ORDINE DEI FRATI SCALZI DELLA CONGREGAZIONE ITALIANA DELLA BEATISSIMA MARIA DEL MONTE CARMELO – Fra Onorio di Santa Teresa, preposto generale dei Frati Scalzi dell’Ordine della Beatissima Vergine di Maria del Monte Carmelo per la congregazione italiana, gettato devotissimamente ai piedi di Sua Santità, per la particolare dignità della cosa consente a sé di esporre, con grande abbattimento d’animo, che in tutta quanta la Congregazione del Suo Ordine fu sempre eccellente la cura festiva degli Angeli, e particolarmente di tutti quei culti che devono proseguire per quanto sia possibile, con rito e ragione più splendidi. Per questo, nel loro  Calendario i Carmelitane ebbero la consuetudine di celebrare in modo solennemente più ampio e soprattutto da tempi remoti, la festa dei tre Arcangeli, (cioè di  San Gabriele, San Raffaele e San Michele), sicuri, insegnando agli stessi la loro Madre e Maestra Santa Teresa, di come favorire le supplicazioni dei Maggiori Cortigiani della corte celeste e soprattutto con offici adeguati la Chiesa Militante presso il trono del Re dei Re attentamente, nonché osservarli attentamente in un dolce discernimento. Per questo,  affinché oggi si amplifichi, maggiormente ed oltre, presso tutti i fedeli, il decoro della dignità e della natura angelica, l’oratore, assecondando la pietà dei suoi fratelli, pensò di unire  le sue umili preghiere per la Vostra Beatitudine, per estendere il culto degli Angeli verso quei Sette Spiriti, che come principi di tutti gli Angeli assistono davanti a Dio, ai quali Arcangeli, appartiene Raffaele, avvertendoci di ciò le Sacre Scritture; e soprattutto affinché come un tempo in moltissime Diocesi, allo stesso modo si debba celebrare per tutta la Chiesa la loro Messa e ogni anno recitarsi da ogni clero il loro officio in onore dei Sette Arcangeli che stanno intorno al Trono divino, nei quali sono già venerati con particolare onore dalla Chiesa San Gabriele, Raffaele e Michele. L’oratore, che non ha nel cuore altro che  procurare le più portentose difese celesti della Chiesa di Dio, alle qualim vacillando troppo in questi tempi degenerati ,  devono essere erette con nuove opere mature, implora dalla Vostra Beatitudine di far umanamente accogliere le sue umilissime preghiere, confidando fermamente, per ora sia per sé che maggiormente per tutta quanta la congregazione a lui affidata fiduciosamente domanda l’ Apostolica Benedizione parlando ed affermando ciò in modo veritiero.  A Roma 1830
  5. GIUSEPPE MARIA MAUTONE MANO PROPRIA.  - PROCURATORE GENERALE DELL’ORDINE DEL SS. REDENTORE  -  BEATISSIMO PADRE Giuseppe Maria Mautone Procuratore Generale Sigillo munita della Congregazione del Santissimo Redentore umilmente i espone a Vostra Santità ,  che la suddetta Sua Congregazione professa divozione ai Sette Arcangeli , che di continuo assisto no al Trono dell' Altissimo. A tal effetto il supplicante ha composto un Triduo loro ed affinché attesa la loro potente intercessione pregano Dio per noi , e ci allontanano dai flagelli della Divina Giustizia , specialmente in questi tempi , che il buon - costume è molto decaduto . Quindi supplica Vostra Beatitudine a parte dell'intera Sua Congregazione onde si degni di concedere per tutto il Mondo Cattolico la Messa , ed Ufficio in Loro onore . Che ec.
  6. IL VICARIO GENERALE DELL’ORDINE DI SAN FRANCESCO DI PAOLA DELLA PROVINA ITALIANA, MUNITA DI SIGILLO – Il fratello Bernardo Maria Marsicani, Vicario Generale dell’Ordine dei Minori per la Provincia italiana, espone umilmente alla Vostra Santità, che nel suo Ordine perdurava e perdura attualmente la massima devozione ai Santi Angeli, per il fatto che San Michele Arcangelo, consegnò a San Francesco di Paola la forma dell’abito, con lo stemma del suo ordine che è  “CHARITAS” , dicendogli: “ Queste sono le tue insegne!”, dalle quali cose scosso Papa Pio X dichiarò San Michele Arcangelo protettore di tutto quanto l’ordine nel giorno 16 agosto 1670, concedendo  l ‘Officio sotto il rito doppio di prima classe con l’ottava. Assecondò la Sede Apostolica  affinché si dovesse celebrare  la festa dello stesso Ordine per gli Arcangeli Gabriele e Raffaele . Dal momento che,  quei tre, senza dubbio,  appartengono ai Sette Spiriti che il Beato Giovanni vide assistere davanti al Signore e sebbene il culto dei medesimi Sette Angeli era stato concesso da Papa Paolo III di Santa Memoria alle monache  dello stesso Ordine di San Francesco di Paola della Città di Palermo, umilmente domanda, che il medesimo religioso culto dei Sette Angeli sotto una festa speciale, non soltanto si estenda a tutto l’ordine, ma anche a tutta la Chiesa, intercedendo i medesimi Sette Principi della Corte Celeste; si degni il Padre delle Misericordie di conservare per molti anni incolume la Santità Vostra per il bene della Chiesa e di custodire la sua medesima Santa Chiesa con perpetua propiziazione allontanandola dalle cose nocive e dirigendola sulla via della salvezza, affinché tutti i figli della medesima Santa Chiesa giungano all’assemblea degli Angeli, e con essi possano in eterno cantare e giovarsi delle misericordie del Signore, cosa che auguro dapprima a Vostra Santità, poi al Cardinale protettore del mio ordine e infine a me, che scrivo la presente come figlio e servo umilissimo e affezionatissimo , dopo aver baciato i beatissimi piedi di Vostra Santità. Collegio di San Francesco di Paola ai Monti 13 Aprile 1830
  7. (CARLO GIUSEPPE PEDA) PREPOSTO GENERALE DEI CHIERICI REGOLARI DI SAN PAOLO – La Santa Romana Chiesa ha stabilito che si debbano onorare molte festività celebri dei Santi oltre ai giorni natalizi, onde rinnovare la loro memoria o per tempi più convenienti o per una loro più ampia venerazione. Queste parole sono di Pio II di santa memora, scritte nel marmo presso Santa Maria Maggiore per la festa della traslazione di San Girolamo dottore della Chiesa e sono state concesse , a beneficio della medesima, diverse indulgenze, le quali se si possono trasferire anche al culto dei Santi Angeli, sembra potersi sperare che la festa dei loro Principi, potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola, prosegua con particolare sentimento di devozione, e che  il nome e le imitande virtù di San Pio V, suscitino la riparazione del Culto Divino. Dunque, si degni Sua Santità di instaurare e di estendere parimenti sia l’officio che la Messa dei Sette Angeli che stanno davanti al Trono di Dio o per tutta la Chiesa Universale, o per qualsiasi luogo nel quale lo si voglia accogliere, o ancora soltanto per noi e per i nostri sudditi;  supplichevoli con forza delle preghiere supplichiamo a ciò e allo stesso modo imploriamo su di noi umilmente la Vostra Benedizione Apostolica. Roma 10 aprile 1830
  8. VICARIO GENERALE DELLA CONGREGAZIONE DEI CHIERICI SECOLARI DELLA DOTTRINA CRISTIANA – Il Reverendissimo p. Carlo Aloisio Vassia, Vicario Generale della Congregazione dei Chierici Secolari della dottrina Cristiana, si è degnato di sottoscrivere la medesima postulatoria.
  9.  POSTULATORIA (DI PEDRO MARIA HEREDIA DEL RIO) PER IL CULTO DEI 7 ANGELI E DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA VERGINE DELLA CHIESA DI COMACCHIO –  Beatissimo Padre, Pietro Maria Heredia del Rio, nell’ anniversario solenne dell’Incoronazione Vostra, umilmente espone: nella Sacra Congregazione dei Riti all’incirca  del 3 Aprile, tutti gli eminentissimi Cardinali si sono mostrati favorevoli al Culto dei Sette Arcangeli; ma credettero di non poter trattare la cosa a motivo della clausola “Amplius” aggiunta nell’ultima negatoria, che solo Vostra Santità può fare oggetto di dispensa . Dal momento che Vostra Santità sa che il presente oratore non è rimasto inattivo, nell’opporsi a questa clausola, prega che si degni di fare dispensa di questa clausola,  e allo stesso modo di concedere alla Chiesa di Comacchio o dovunque essa voglia, non escluso il sabato, che possa recitare l’ Officio con la messa in onore dell’ Immacolata Concezione di Maria Vergine, così come è stato concesso per la Spagna, non sussistendo alcun decreto ostativo della Sacra Congregazione dei Riti, poiché così desidera l’ Ill.mo e Rev.mo Vescovo, rettamente giudicando,  essendo di più largo onore della Regina degli Angeli essere congiunto  fortemente a quello dei Sette Angeli. Ed inoltre, come risulta dalle rivelazioni del Beato Amadeo, confessore di Sisto IV di Santa Memoria,  il cui corpo è sepolto in Vaticano davanti all’altare  in cui pochi anni orsono era venerato San Maurizio, che durante l’anno santo veniva frequentato con grande onore dai pellegrini, può darsi che come  premio di tale beneficio ,  il culto dei Sette Angeli sia stato amplificato e illuminato soprattutto a motivo della stessa Immacolata Concezione della Madre di Dio, onorata assieme al culto dei Sette Angeli (da questo Papa) e pure difesa mediante le Costituzioni (apostoliche)  del suddetto Sommo Pontefice, che successivamente  il Concilio di Trento ha innovato nello stesso periodo, peraltro, in cui grazie allo zelo di Antonio lo Duca i Sette Angeli erano stati più ampiamente venerati a Roma. Per cui, giustamente,  è stato dedicato alla Regina degli Angeli un Tempio nelle Terme da Papa Pio IV di Santa Memoria li peraltro sepolto, la cui opera iniziata (e incompiuta) opera si desideri che la perfezioni Vostra Santità assieme a questo culto dei Sette Angeli, essendo stato eseguito da moltissimi pastori della Chiesa un grande studio, come Vostra Santità può verificare , attraverso le allegate postulatorie, che sono state pubblicate dopo le altre che già erano state inviate , rimanendone da pubblicare anche altre, così come tante ne sono attese. Per la qual cosa, umilmente implora che Vostra Santità si degni,  in  questo giorno delle grazie, di concedere la dispensa della clausola “amplius” affinché la Sacra Congregazione dei Riti, possa valutare attentamente e dar seguito ai pii desideri di così tanti Pastori della Chiesa e Superiori Ecclesiastici, che richiedono il culto dei Sette Arcangeli e allo stesso modo concedere la dispensa al decreto della stessa Sacra Congregazione dei Riti affinché la Chiesa di Comacchio ottenga, cosa desidera per un culto più ampio della Immacolata Concezione della Regina degli Angeli, mediante la recita del suo Officio con la Messa non esclusi i singoli Sabati, così come avviene in Spagna e può essere fatto in altri luoghi grazie al Privilegio Apostolico: le quali grazia siano ricompensate da Dio alla Vostra Santità- Roma  5 aprile 1830 – Beatissimo Padre  PEDRO MARIA HEREDIA DEL RIO ALLA CONGREGAZIONE DEI RITI.
  10.  ALTRO LIBELLO SUPPLICE (DI PEDRO MARIA HEREDIA DEL RIO) ALLA SACRA CONGREGAZIONE DEI RITI, INVIATO ALLO STESSO MODO – Beatissimo Padre , Pietro Maria Heredia del Rio  umilmente espone alla Santità Vostra: che la Santità Vostra faccia la grazia che il giorno di Santa Caterina, accogliesse quest’altra remissione  alla Santità Vostra e alla Sacra Congregazione dei Riti per la Causa dei Sette Angeli, nonostante la clausola “Amplius” ed anche per l’ Officio della Immacolata Concezione della Vergine nella Chiesa di Comacchio da recitarsi in ciascun sabato non escluso, e ciò nonostante la proibizione generale  di tali Concessioni oltre alla festa.  E poiché nel giorno di San Pio V riceve presso di sé (oltre alle Postulatorie pubblicate e aggiunte dell’Eminentissimo Cardinale Giustiniani e di Vari Vescovi)  un’altra postulatoria dell’ Eminentissimo Cardinale Cristaldi, che non meno degli altri ha valutato la cosa esattamente,  inviandole alla pietà di Vostra Santità nel giorno di quel Sommo Pontefice, che fu eletto per riparare al Culto divino, e per combattere i nemici della  Chiesa, e il cui nome e le cui virtù Vostra Santità si è proposta di seguire, prega con tutte le forze, che si degni finalmente, in modo espresso, di fare dispensa della clausola “amplius”, poiché altrimenti viene troppo dispersa la riparazione dell’antico culto dei Sette Angeli e la sua estensione che per la gloria di Dio e l’utilità della Chiesa viene domandata da così tanti principi della Chiesa, nella mancanza delle cui postulatorie tale clausola “amplius” era stata apposta,  essendo state già state soddisfatte, per il resto, tanto nella Causa, quanto nelle risposte dell‘oratore, tutte quante le difficoltà proposte, che erano state condotte dopo la sua seconda riproposizione a Leone XII di santa memoria; le quali se vengono perdute, è di nuovo necessario condurle all’esame della Sacra Congregazione  sebbene le suddette postulatorie successive delle loro eccellenze  Reverendissime Cardinali e pastori, resero del tutto inutili le predette risposte dell’oratore , poiché esposero  ragioni così tanto valide : la quale grazie implora (il presente oratore) dalla benevolenza della Santità Vostra assieme alla Benedizione Apostolica . Roma 5 maggio 1830. Beatissimo Padre – Ai sacri Piedi di Vostra Santità Pietro Maria Heredia del Rio.
  • In nota esplicativa al testo: Dopo il secondo responso negativo con (l’apposizione della) clausola “Amplius” , il postulatore aveva domandato a Sua Santità Leone XII almeno la trattazione della grazia pontificia concessa con riguardo alla Messa dei Sette Angeli nella sua Cappella; il Sommo Pontefice ebbe la piissima considerazione di inviare allo stesso postulatore il suo bibliotecario, che gli mostrò che tale messa poteva essere concessa in ogni mese, nelle sue Cappelle,  e  lasciò allo stesso postulatore le  difficoltà negli scritti che sembravano ancora rimaste nella Causa presentata, le cui due proposizioni lo stesso postulatore aveva inviato a Sua Santità. A queste difficoltà il postulatore rispose, aggiungendo anche la postulatoria consegnata dalle monache dei Sette Angeli di Palermo per la riammissione dell’ Officio dei loro patroni: ma tutte queste cose, morto il Sommo Pontefice intercedente, erano pertanto restate nello stato in cui rimasero, finquando felicemente regnando Sua Santità inviò nuovamente la cosa alla Sacra Congregazione dei Riti, a cui sono state affidate le postulatorie di moltissimi pastori della chiesa. Nella camera di Leone XII di santa memoria, è stata rinvenuta la prima proposizione della causa, in cui c’è la Messa dei Sette Angeli: il libello supplice a nome del postulatore, scritto di propria mano dal predetto Bibliotecario di Sua Santità su ordine del Sommo Pontefice per la grazia che aveva promesso, della predetta Messa per ciascun mese nelle Cappelle del Postulatore, ed anche l’altra postulatoria dello stesso dei nomi dei 7 Angeli (che nella predetta messa non ci sono, ma soltanto veniva proposta nell’ addizione storica alla sesta lezione dell’ officio), dell’antica possessione : la quale postulatoria ha avuto una riammissione di mano propria di Sua Santità,  al Segretario della  Sacra Congregazione dei Riti . E tutte queste cose, come sopra scoperte, sono restituite al postulatore. Ma della seconda proposizione della causa,  si ignora cosa sia avvenuto del libello supplice delle monache dei Sette Angeli di Palermo.

QUARTA CAUSA  DEL 1831 - NUOVE POSTULATORIE AGGIUNTE

tratto da :  Sacruum rituum congregatione Eminentissimum ac reverendissium Card. Odelscalchi Relatore corduben et exomen. – Restitutionis in integrum pro officio et missa recitan. Etc in honorem Septem Angelorum – memoriale cum summario , istantibus plusquam nonaginta viris in ecclesiastica dignitate costitutionis Romae MDCCCXXXI

 

* DAL SOMMARIO 

  •  NUM. I ( DEL SERVO DI DIO IL  CARDINALE ODELSCALCHI) NUOVA ISTANZA AL SANTISSIMO SIGNORE NOSTRO GREGORIO XVI NEL NOME DI MOLTISSIMI PASTORI DELLA CHIESA, PER L'INSTAURAZIONE E L'ESTENSIONE DEL CULTO DEI SETTE ANGELI CON PROPRI OFFICIO E MESSA [1]  - Beatissimo Padre ​ La devozione degnissima verso li Sette Angeli che stanno avanti al Trono di Dio fu motivo che  presso la Sacra Congregazione de' Riti se ne domandasse l'approvazione dell'Officio e Messa , che sino ai tempi nostri era io uso in Palermo ; ma nella Congregazione ordinaria dell' 16. Decembre 1826  fu risposto negative, che fu confermato con la clausula amplius nella Congregazione del 27  di Settembre 1828 a motivo ( per quanto seppesi poi ) che niun Vescovo, ma solo un privato n'era il Postulatore , il quale per altro ha risposto a tutte le difficoltà che gli sono state opposte. Non mancarono dopo le desiderate petizioni di Cardinali, Arcivescovi , Vescovi, e Capi di Religiose famiglie, dimostranti l'ardente brama di ottenere la detta approvazione, e dilatare tal culto dei sette Angeli.  Stampate pertanto queste postulatorie con breve memoriale ritornossi di nuovo in Congregazione il giorno 17. Luglio 1830, senza che  la Causa fosse posta in foglio, e credè  far rimanere la cosa come era , ordinando chę ulteriormente non si ricevesse simile istanza, sų di ciò pero si reclamò alla sac. mae.  di Pio VIII. il quale prevenuto dalla morte non poté communicare alla Postalazione alcuna determinazione. A fine quindi di non vedere inutili li pii desiderii di tanti ragguarderoli Postulatori, si prega la SANTITA' VOSTRA a degnarsi di far risorgere tal Causa coll'ordinare che sia esaminata in piena Congregazione di Cardinali e Consultori addetti ai Sagri Riti; ovvero deputare una Congregazione particolare composta di Cardinali addetti al S. Officio e Sacri Riti, o come meglio crederà la S. V. levando la detta clausula amplius etc. , e qualunque resolazione contraria etc Alla Santità di Nostro Signore Papa Gregorio XVI 
    Remissione dell’istanza alla S. Congregazione dei Riti, dall’udienza del 13 giugno 1831 (Udienza di Nostro Signore (gregorio XVI del 13 giugno 1831 alla Sacra Congregazione dei Riti, Per gli entroscritti oratori.

DAL SOMMARIO ADDIZIONALE:

NUM 3   INIZIO DELLE PRIME SCRITTURE PER IL CULTO DEI SETTE ANGELI 

  •  {Le prime postulatorie di Pedro Maria Heredia del Rio n.d.a.} -   Pedro Maria Heredia del Rio, Cavaliere in pensione dell’esercito spagnolo del Re Cattolico, (che Dio sempre custodisca), con licenza del quale, giunse  per il Giubileo nell’anno che precede, ottemperando così all’invito di Vostra Santità, prostrato umilmente  ai piedi di Vostra Santità espone: di aver ascoltato da Sua Madre un certo elogio sui Sette Angeli e di aver veduto pure  qualche loro commemorazione presso alcuni autori nella guerra contro Napoleone, i quali trattavano dei sette primi vescovi di Spagna, inviati dal Beatissimo Pietro, Principe  degli Apostoli ; e della circostanza che gli si fosse avvicinato,  un certo cappellano, il quale aveva così incitato i suoi soldati nell’esercito durante l’ultima rivoluzione spagnola, nonché di aver letto in primo luogo Cornelio a Lapide, citato pure dal predetto autore,  nel capitolo 1 della sua Apocalisse ed infine del permesso ai medesimi Sette Angeli dell’ Eccellentissimo Nunzio Apostolico riportato dal padre Andra Serrano (sebbene proscritto dal Tribunale della Santa Inquisizione di Spagna con gli altri autori {richiamati dallo stesso Serrano n.d.a. }, forse perché alcuni, non chiaramente istruiti sulla vicenda ebbero a segnalare i medesimi Sette Angeli che si nominano nella causa,  al medesimo Tribunale), e pertanto sollecitato da tutti costoro, poiché in questa nobile città non esiste alcuna proibizione, ed anzi ho addirittura trovato una grande quantità di libri in tantissime biblioteche, l’Oratore poté così leggere anche vari altri autori, dalle cui testimonianze appare evidente che il culto dei Sette Angeli sia assai utile. Ed è ben giusto che, negli scritti di diversi Padri della Chiesa, ci sia  una menzione onorifica dei medesimi Angeli, in più luoghi sia del Vecchio che de Nuovo Testamento, ma come appare all’ Oratore, una certa nuova luce, per volontà della misericordia di Dio, splendette sulla Sua Chiesa con riguardo a ciò, allo stesso modo della Immacolata Concezione della Beata Maria Vergine, al tempo di Sisto IV di felice memoria, grazie alle rivelazioni fatte del suo Confessore , il Beato Amadeo, che sono tutt’ora tenute in grande considerazione ( sebbene  in tempi posteriori a ciò che disse il Beato Amadeo  fosse stato dapprima frammisto e poi tolto qualcosa, su cui si deve esaminare la difesa di Pietro d’ Alba nella biblioteca Virginale) e probabilmente sono state approvate dallo stesso Sommo Pontefice nel modo in cui tali cose nella Chiesa solevano essere approvate in quei tempi antichi e come è lecito immaginare, certamente, non un piccolissimo incitamento alla Sua Santità, apportarono a quelle  Costituzioni da emanare sulla sua Purissima Concezione, che il Sacrosanto Concilio di Trento, sotto la IV Sessione dichiarò da doversi rispettare con riguardo al peccato originale sotto le pene contenute nelle medesime Costituzioni, le quali furono poi anche rinnovate dal predetto Concilio proprio in onore della Immacolata Concezione di Maria Vergine e Madre di Dio. Quando infatti nella quarta estasi del Beato Amadeo, illustre per il dono di santità e di profezia, come riportato in quel passo da Pietro d’Alba, immediatamente leggiamo che lo stesso Confessore del Pontefice, interrogando l’Arcangelo Gabriele come segue: « Ti imploro di risolvere quella controversia che oggi genera così tanti scandali» (cioè della Purissima Concezione  come li è espressamente aggiunto): poiché notando proprio in quel passo il Santissimo Paraninfo che scioglieva quella controversia in favore dell’ Immacolata Concezione della Nostra Signora, vediamo che le giustissime Costituzioni, che risolvono gli scandali di una tale controversia, vengano pubblicate proprio dal Predetto Sommo Pontefice.  Per tali ragioni, l ‘Oratore si è persuaso , onde allontanare i predetti scandali, di aver tenuto di conto e di aiuto  per le Costituzioni su tutte queste cose, le rivelazioni dello stesso confessore Beato Amadeo , e poiché nella medesima estasi, tanto del Beato Gabriele Arcangelo, quanto degli Angeli in genere, e nella quinta estasi specialmente di tutti i Sette Angeli ( senza fare eccezione di nessuno) vi sia una menzione onorifica in decoro e affetto della Stessa Immacolata Concezione, una certa nuova luce sia dell’Immacolata concezione, che del ministero e del culto dei Sette Angeli, si ritrovano assieme nelle medesime rivelazioni, le quali, certamente provenienti da un tale uomo, peraltro confessore dello stesso Sommo Pontefice,  l’Oratore non vede per quale ragione non siano venerate anche nei nostri tempi per chiudere tale controversia, non risultando contestante neanche in quel tempo da nessuno scrittore, ma al contrario tenute in grande onore per molti tempi a seguire, ed inoltre, anche nei nostri tempi, difese dal prelodato Padre, perché la Chiesa non le ha mai respinte; è infatti  piuttosto probabile essere state approvate dal Sommo Pontefice Sisto IV ed aver condotto lo spirito dello stesso alle prelodate pubblicande Costituzioni per l’immacolata Regina degli Angeli,  che il Sinodo Tridentino rinnovò con animo così favorevole. Il Culto dei Sette Angeli pertanto, unendosi alla venerazione e all’ossequio verso la loro Santissima Regina, per il fatto che meritatamente il Concilio Tridentino rinnovò le lodi della Stessa Santa Madre di Dio,   in quello stesso tempo rifulse in questa nobile  Città di Roma  un maggiore splendore del culto dei Sette Angeli e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, eretta dallo stesso Sommo Pontefice Pio IV nelle purificate Terme di Diocleziano e dedicata al piissimo presbitero Antonio lo Duca, rettore del Tempio dei Sette Angeli di Palermo,  che per primo aveva iniziato l’opera, dove, proprio lì è collocata l’immagine della Santissima Regina degli Angeli Maria, accompagnata e circondata dai Sette Angeli, ciascuno dei quali conduce nelle mani i segni di una verga o uno scettro, perché godono del primato Angelico, innalzando l’intero loro sguardo in ossequio, venerazione e custodia della Vergine Madre di Dio, così come anche ora è corretto notare dopo tutti questi tempi incostanti, che molte altre cose oscurarono le prove del culto dei Sette Arcangeli, proprio quelle stesse del predetto Pio IV , che il Concilio di Trento affermò ed approvò , conservata l’autorità  che San Pio V e Gregorio XIII assieme ad altri Sommi Pontefici lasciarono all’onore dei tempi. Pertanto, non deve destare meraviglia se monumenti più antichi siano carenti  del culto degli stessi Sette Angeli, di cui è lecito congetturare, stando così le cose già dette con riguardo al tempo del suddetto Sisto IV  ,   perché,  così come San Pio V ebbe a dire con riguardo alla antica dignità della Sacrosanta Chiesa Lateranense, annunciando pubblicamente di voler restituire l’antico splendore della stessa:  la debole condizione del tempo fece così che cose quanto mai ragguardevoli e memorabili a poco a poco sminuite dal velo di un oscuro errore cadano in gravi pericoli. E affinché queste cose siano più ampiamente conosciute, e quest’oblio del culto dei Sette Arcangeli non prevalga sulle stesse, tra le varie e durevoli fatiche del predetto Antonio lo Duca, profuse con grande costanza , giungendo lo stesso a Roma nell’anno 1527 , sia concesso  il perdono all’Oratore per lasciare scritto qui tra le altre cose, ciò che dopo la morte del Sommo Pontefice Paolo IV  il predetto Antonio inviò  al Sacro Eminentissimo Collegio dei Cardinali, durante il conclave riunito per l’elezione del nuovo Pontefice:

  •  AL SACRO COLLEGIO DE' REVERENDISSIMI CARDINALI NEL CONCLAVE & ILLUSTRISSIMI E REVERENDISSIMI SIGNORI - Antonio Duca Prete Siciliano, essendo Cappellano del Reverendissimo fu Cardinale di Monti, quando era legato in Roma, li rappresentò un ritratto delli 7. Angeli astanti innanzi a Dio, e gli commesse, che ne facesse la Messa , la quale dall' ora fin quì sempre s'è detta , e nell' anno 7. di Paolo III. di felice memoria dopo molti digiuni ed orazioni li fu revelato, come a Dio piacque , che le Terme Diocleziane erano il tempio dell'7. Astanti intorno alla Natività di Christo figurati nella Chiesa di S. Marco, ed alli or si risolse far stampare l' ora zioni , e li misteri d'ess astanti . In Roma poi mostratosi a Paolo III. lodò egli l'opera , e la qualità dell'orazioni . Dopo s ottenne da Giulio III. di felice me moria, che le Terme dette si dedicassero ad onore di Maria sempre Vergine, ed essi 7. Astanti, donde per comandamento dell'Archinto ricevuti furono le Terme del suo suffraganeo benedette, e fattosene tempio , vi si cominciò a dir Messa, e per un mese continuo vi si celebrò con somma divozione, e concorso di popolo. - E perché il demonio sempre si tramezza con le sue velenosi arti a perturbare l' opere fante, fece che alcuni indivoti d'autorità propria ferono trasportar gl'Altari, e cacciarono lui, con tutti li Preti, ed all'ora fin qui è rimasta la Chiesa profanata , per la qual cosa poi successero tante tribulazioni , guerre, e carestie , ed invasioni di spiriti mali al Cristianesimo , come ogn'uno ha toccato con mano , e nell' anno primo di Paolo IV. di felice memoria a 17. di Decembre, il detto Oratore avendo detto la Messa d'ess'Aftanti, finito il placeat  tibi  S. Trinitas &. vidde in ratto una moltitudine d'Angeli, e d'altri Spiriti Santi, che giubilando denunciavano esser stato decretato dalla SS Trinità , che detta Chiesa sopra le Terme fusse consecrata. La qual cosa essendo così stata decretata dalla Chiesa Trionfante, supplica esso Oratore, che la Chiesa Militante di chi Prencipi ne sono le Sig. Vostre Reverendissime. ; vogliono ora confermare quello che la SS. Trinità, e gli Papi passati hanno ordinato che le dette Terme siano Chiesa dedicata a Maria Vergine e a sette suoi Astanti Angeli, acciò Iddio levi queste perturbazioni, che il demonio semina nella Chiesa Cattolica, e gli disturbi, che mette nella creazione del sommo Pontefice, contro il quale Avversario prevaleranno i meriti, e preci di Maria Vergine, e l'intercessione de sette Angeli assistenti, all'orazioni di tanti Martiri , che quelle Terme edificarono , di maniera che impetreranno, grazia da Dio , a spirare le menti vostre a fare questa Elezione d'un buono, e S. Pontefice conforme al bisogno , che vi ha tutta la Cristianità , e così sempre sia pregata la Maestà di Dio. –

  •  LA PRIMA POSTULATORIA DEL PRIMO POSTULATORE SUL CULTO DEI SETTE ANGELI – Per prima cosa, implora con tutte le proprie forze e umilmente la Santità Vostra, che risparmi il presente  Oratore, se in qualunque modo avrà errato in ciò che viene scritto con riguardo a questa causa, che è pronto  umilmente  a rivedere,  sottostando al giudizio e alla correzione della Santità Vostra e affinché non voglia avere qualcosa di non detto, quindi per separare le cose preziose da quelle di scarso valore, come osso del Signore dal quale l’Oratore reclama un oracolo di verità, e così come si volesse estrarre dalla terra cattiva appena scavata dell’inutile metallo,  gettata via la terra della vanità, dell’oscurità e lo stile superfluo e il parlare caliginoso, se qualcosa di utile in questa vanità e ammasso informe di parole, può essere estratto, solo per grazia di Dio, dall’ignoranza dello stesso Oratore, per ottenere ciò che desidera la Santità Vostra, si degni la stessa benignamente di concedere che il predetto officio con la messa propria dei Sette Principi degli Angeli , accolto dall’eminentissima  Sua Eccellenza Reverendissima il Cardinale e Arcivescovo di Palermo, e da interpretarsi come diretta ad ottenere l’ approvazione apostolica di Vostra Santità non solo per quella diocesi, ma da approvarsi per Roma e per tutta la Chiesa assieme anche quei nomi, (ammesso che si possa fare), che già da tre secoli si affermarono (almeno dall’anno 1516 dalla scoperta della tavola  di Palermo dei Sette Angeli  dove immediatamente il culto con la messa fu  collocato  oltre all’antichità della prefata tavola  in cui furono rinvenute le immagini con i nomi dei Sette Arcangeli  ed oltre le onorate rivelazioni del Beato Amadeo a Roma al tempo di Sisto IV) , e se si desiderasse negli stessi una più ampia autorità, aggiunta alla medesima con la stessa pienezza di potestà apostolica, o almeno si approvi questo culto per la Cappella del Patronato dell’ Oratore nella città di Cabra (Chiamata anticamente Aegabro) nella diocesi di Cordova, dove si conserva il santissimo e augustissimo sacramento, in una diocesi della stessa città di Cabra fondata dal Signor Francesco de Cabrera, cavaliere militare dell’ordine di San Giacomo Apostolo, Patrono di Spagna, i cui antenati così come quelli dell’Oratore,  furono in Sicilia sia nell’esercito che  nelle Triremi dei Re Cattolici, per antichi e felici tempi, soprattutto durante i quali assieme ad una più ampia dignità della Spagna vigeva il Culto dei Sette Arcangeli,  del cui aiuto senza alcun dubbio si servirono, la quale Cappella, inoltre, per le umili preghiere dell’ Oratore, per questo, da molti anni è aggregata alla Sacrosanta Chiesa Lateranense , ed il suo Altare è stato donato con privilegio per le anime racchiuse in  Purgatorio dal felice ricordo di Papa Pio VII, i cui onori e singolari grazie , dalla benevolenza di Vostra Santità sono innalzati con grandissima cura, se anche nella stessa Cappella, si conceda il culto dei Sette Principi degli Angeli che assistono davanti a Dio, che anche davanti allo stesso li custodito specialmente nel Santissimo Sacramento , più intensamente starebbero  pregando per Vostra Santità,   e per tutta la Chiesa e il Popolo di Dio , ma a maggior lode e gloria dello stesso Dio se alla Santità Vostra piacesse , come è detto sopra, voglia l’Oratore affinché si approvi per tutta la Chiesa questo culto dei Sette Angeli  con i nomi,  e si dichiari altresì con verità di fede l’ Immacolata Concezione della Vergine Madre di Dio. Per tutte le quali cose o per quelle cose da concedersi,  e da Vostra Santità maggiormente da approvarsi,  attese tutto quanto predetto, implora umilmente con tutte le proprie forze la clemenza Vostra Santità  e ogni felicità da Dio .  Roma 8 marzo 1826

NUM 4 ALTRE POSTULATORIE DOPO LE IMPRESSIONI FATTE NELL’ULTIMO ANNO   

  • Dalla relazione di stato della chiesa di Squillace alla sacra congregazione, nell’anno del concilio 1803, trasmessa e ritrovata come infra alle cose postulate = 2= alla Sacra Congregazione dei Riti
  •  VESCOVO (ANDREA MARIA RISPOLI) DI SQUILLACE[1] – E per finire, è volontà del mio cuore,  porre questa Diocesi di Squillace sotto la tutela dei Sette Angeli che assistono davanti al Trono del Signore, e di conseguenza imploro con tutte le mie forze il Santissimo Nostro Signore Pio Ottavo, che Dio lo scampi, affinchè dal Consulto della Sacra Congregazione dei Riti, si degni di concedere L’officio proprio con la Messa degli Stessi Sette Spiriti, in modo da potersi garantire ad essi un culto migliore, in questa predetta Diocesi, e in tutto il Mondo Cattolico, se si procurasse di volerlo estendere. In fede dei quali viene dato a Roma nella segreteria dello stesso Concilio in questo giorno 27 Aprile 1831
  • VESCOVO (NICOLA FERRARELLI  ) DI MARONEA (GRECIA PATRIARCATO COSTANTINOPOLI)[2] – Avendo esaminato moltissime lettere -  postulatorie delle loro reverendissime ed eminentissime eccellenze i Cardinali, Arcivescovi, Vescovi e Generali Preposti agli Ordini Religiosi, e posto che, confesso senza dubbio,  che il Culto dei Sette Angeli che stanno davanti al Signore, vista l’autorità di uomini di tal fatta nella dignità, dottrina e nella potenza della loro virtù, e rimasto persuaso dei loro validissimi argomenti di ragionamento, sono fatto certo in me stesso dell’opinione di prestare un culto a Spiriti così sublimi. E poiché grazia alla tua somma bontà e alla tua davvero speciale clemenza, fui eletto vescovo senza possedere particolari meriti, nell’aggiungere anche la mia umile istanza alle supplicazioni già inviate da tutti gli altri, ti imploro con tutte le forze, affinché la Messa Propria e l’Officio dei Sette Angeli, come erano in uso prima, siano reintegrati e siano estesi anche ad altri luoghi nel modo in cui sarà maggiormente piaciuto alla Tua Santità, per la maggiore gloria di Dio ed utilità della Chiesa, nel mentre, postato a piedi di Tua Santità, imploro la Tua Benedizione. Roma 19 0ttobre 1831 – L’umilissimi e ossequientissimo  nonché affezionatissimo  Servo e Suddito, Nicola, Vescovo di Maronea nelle terre dei non credenti.
  • VICARIO GENERALE DEI CHIERICI REGOLARI CHE MINISTRANO AGLI INFERMI – Antonio Maria Scalabrini, Vicario e Procuratore Generale dei Chierici regolari che ministrano gli infermi, con animo umilissimo, sollecito con insistenza quanto sopra.
  • PROCURATORE GENERALE DELLA CONGREGAZIONE DEI PII OPERATORI – Salvatore Pascale, Procuratore Generale della Congregazione dei Pii Operatori umilmente sollecita con insistenza come sopra.
  • MINISTRO GENERALE DELL’ORDINE DEI MINIMI DI SAN FRANCESCO – Fra Domenico Secondo, Ministro Generale dell’Ordine dei Minimi Conventuali di San Francesco umilmente sollecita come sopra
  • PROCURATORE GENERALE DEI CARMELITANI SCALZI DELLA CONGREGAZIONE DI SPAGNA – Il Procuratore Generale dei Carmelitani Scalzi della Congregazione di Spagna, appoggiato al solidissimo discorso profetico di Tobia a cui facciamo molto bene riferimento ovvero al capitolo 12 versetto 15 “ uno dei sette che stiamo davanti al Signore” e in altrettanti passi, in cui dichiara esistere gli Angeli Assistenti, e vede rifulgere altresì in ciascuno di loro una dignità eccelsa, non venendo meno, per le doti di ciascuno,  l’eccellenza unitaria di tutti. A chi infatti, conviene di vedersi sciolto un debito di onore piuttosto che di eccellenza? Allo stesso modo si valuta una protezione molto proficua, che giungesse da Spiriti tanto vicini, cari e familiari a Dio. Da ciò prostrato ai piedi di Vostra Santità imploro, affinché con un decreto almeno permissivo per la concessione della Messa e dell’Officio proprio dei Santi Sette Angeli Assistenti, la Gloria divina si accresca ancora maggiormente,e più fortemente innesti nei cuori dei fedeli la devozione agli Angeli e così fortificata,la Chiesa Universaleesulti con l’aiuto potente nonché la loro forte difesa in tutti quanti i pericoli. Dato a Roma 8 agosto 1831 da Fra Marco da Maria Santissima Procuratore Generale dei Carmelitani per la Congregazione di Spagna.
  • PROCURATORE GENERALE DELL’ORDINE DEGLI SCALZI DELLA SANTISSIMA TRINITA’ DELLA FAMIGLIA SPAGNOLA – Fra Giuseppe di San Francesco, Procuratore Generale dell’Ordine degi Scalzi della Santissima Trinità della Famiglia Spangola, prostrato ai piedi di Vostra Santità sottoscrive  favorevolmente la suindicata petizione. Nel Convento di San Carlo alle quattro fonti 23 ottobre 1831
  • ALTRE POSTULATOIRIE INVIATE E RELATE AL SANTISSIMO DE: - L’ Abate Regale del Monastero di Santa Susanna dell’ordine dei Cistercensi, e della Famiglia dei Trappisti in Spagna , che chiede la facoltà della commemorazione nella Messa del giorno 30 ottobre dei Sette Angeli, con remissione a Sua Santità e alla Sacra Congregazione
  • VESCOVO DI ALBARRACIN  NELLA SPAGNA[3], nell’aderire agli altri Pastori della Chiesa per l’Officio e la Messa dei Sette Angeli, di restituire e di estendere, nel cui nome è inviata umilmente la Postulatoria al Santissimo
  • VESCOVO DI NOCERA UMBRA[4], nello stato Pontificio per il medesimo culto a Sua Maestà Pio VIII, dopo la relazione richiesta ed accolta nella Biblioteca Vaticana.
  • VESCOVO DI LINZ IN AUSTRIA[5] a Sua Maestà Pio VIII per lo stesso culto
  • VESCOVO DI NUSCO NEL REGNO DI NAPOLI[6], a Sua Maestà Pio VIII per lo stesso culto e per gli altri offici espressi nella Postulatoria inviata a Sua Santità
  • VICARIO CAPITOLARE DELLA CHIESA DI LIPARI in Siccilia a Sua Maestà Pio VIII, per il culto dei Sette Angeli e per tutte le altre cose ad esso collegate.

QUINTA CAUSA DEL 1832  

Tratto da: Sacruum rituum congregatione Eminentissimum ac reverendissium Card. Odelscalchi Relator. –  Sanctorum Septem Angelorum ante Thronum Dei Astantium. Restaurationis cultus et approbationis officii, er missae in Honorem Doctorum Angelorum, istantibus Centum Viginti octo Viris in Ecclesiastica Dignitate Costitutis, / Novum Memoriale cum Rescripto SS. mi et Sumario, Roma MDCCCXXXII

DAL SOMMARIO  - Beatissimo Padre - 

NUM. 1  -   Pietro Maria Heredia del Rio umilmente espone a Vostra Santità: appoggiatosi alle due precedenti remissioni alla Sacra Congregazione dei Riti per la Causa dei Sette Angeli ,  di cui  la prima ad istanza dell’ Oratore espressa nel giorno solenne della Vostra Incoronazione, e la seconda con la richiesta in nome di moltissimi Pastori Postulanti della Chiesa, nel richiamare i Decreti contrari espressi dalla stessa Sacra Congregazione con la clausola “Amplius”, che nell’udienza di Vostra Santità del giorno 13 giugno erano stati rimessi alla stessa Sacra Congregazione,affinchè indicesse nuovamente, non con poca fatica e spesa, una  quarta proposizione della stessa causa,cosicchè,  grazie alla autorevolissima autorità di così tanti Pastori della Chiesa che supplicavano per la stessa, intervenissero  ragioni di giustizia ed equità, le quali potessero confermare l’istanza e difendere la dignità dei Postulatori contro tutte le calunni,  cosa che soprattutto è giusti sistemare, essendosi di recente alcuni eminentissimi Padri nuovamente iscritti alla Sacra Congregazione dei Riti, i quali non avevano partecipato alla prima istruzione della Causa.Ed è giusto che tale Causa fosse stata distribuita prima della Sacra Congregazione del 12 Novembre, pregando affinché se non potesse essere esaminata durante la medesima, almeno fosse ammessa ad essere trattata da un’altra Congregazione, introdotti per l’effetto, dall’eminentissimo Cardinale proponente, i documenti della vertenza  giusta il modo della relazione, tuttavia nulla su tale causa è stato poi trattato.Per cui, dal momento che, Vostra Santità si compiacque, che l’istanza per il culto dei Sette Angeli  venga esaminata nella prossima congregazione dei Riti, dai suoi eminentissimi Padri , non essendo contrario nessuno di loro ecccDall’udienza del santissimo giorno del 28 Novembre 1831, il Santissimo ha generosamente acconstentito che la Causa di cui alle preghiere, si proponga per la quarta volta nella prossima Congregazione Generale dei Sacri Riti, non opponendosi alcuno dei contrari.

 Il Cardinale Giacomo Giustiniani, dall’udienza del Santissimo 18 gennaio 1832 [1] -  Il Santissimo, osservati: - tanto la relazione dell’ infrascritto Reverendissimo Cardinale Carlo Maria Pedicini, Vescovo Prenestino,e Prefetto della Congregazione dei Sacri Riti, - tanto le altre particolari circostanze che muovono il suo animo,  comandò  allo stesso Cardinale, che non vi fosse alcuna ragione del recensito "Rescritto" del giorno 28 Novembre dell’ anno 1831  già trascorso e  in relazione alla concessione di questa speciale grazia non concesse mai alcun tempo opportuno, affinchè   la Causa sul Culto dei sette Angeli fosse   nuovamente proposta  per la quarta volta nella prossima Congregazione Ordinaria Dei Sacri Riti, per la medesima norma  che,  qualunque fosse stata l'intenzione, o il Rescritto, o il Decreto della Stessa Sacra Congregazione, non vi fosse  più tempo lecito a più oltre applicare o promuovere una nuova udienza  per lo stesso culto, ma dovesse essere nascosto da perpetuo silenzio. Non essendoci contrari . Il Prefetto e Vescovo Prenestino Cardinale Pedicini. Così viene ripetuto in Atti  e Trascrizioni della Segreteria della Congregazione dei Sacri Riti. In fede dato nella stessa Segreteria il giorno 7 febbraio 1832 – Il Segretario della Sacra Congregazione  Fatati


{breve spiegazione dell'autore: Per capire meglio la questione dobbiamo allora focalizzarci su questo atto formale: il rescritto dal latino rescriptum, pp. neutro di rescribĕre, scrivere in risposta.  Nel diritto canonico il rescritto è un atto dell'autorità ecclesiastica, munita di giurisdizione, che, su istanza del richiedente, concede una grazia o risolve una controversia. Pedro Maria Heredia ottenne un Rescritto dal Papa per celebrare la causa per la quarta volta - per noi la quinta volta -   non piacque però quel rescritto al Cardinal Pedicini, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti e ai Prelati officiali di essa, non avendo, secondo il suo parere, espressamente derogato agli effetti della clausola "amplius".  Cionondimeno poichè  il Sommo Pontefice Gregorio XVI espresse l'intenzione di favorire il Cavaliere Heredia nel fare quella concessione all'udienza del 18 Gennaio dell'anno successivo 1832, la quinta causa fu nuovamente ammessa e in virtù di questo rescritto pontificio fu presentata per la quinta volta al giudizio della Sacra Congregazione dei Riti nel giorno 7 Aprile 1832} .


NUM. 2  CATALOGO DELLE PREGHIERE DEI POSTULATORI INVIATE ALLA SEDE APOSTOLICA PER LA RESTAURAZIONE DEL CULTO E L’APPROVAZIONE DELL’ OFFICIO E DELLA MESSA IN ONORE DEI SETTE ANGELI CHE STANNO DAVANTI AL TRONO DI DIO

  1. Emin. e Rever. Signor Cardinale Giustiniani 5, aprile 1830;
  2. Emin. e Rever. Signor Card. Brancadoro 21 Aprile 1830;  
  3. Emin. e Rmi D. Card. Cristaldi 31 Maggio 1830;
  4. Emin. e Rever. Signor Card. Gravina 28 dicembre 1825;
  5. Illustr. e Rever. Signor Arcivescovo di Ferrara.
  6. Illustr. e Rever. Signor Arcivescovo di Mira. 
  7. Illustr. e Rever. Signor Arcivescodo di Teodosiopoli (Armenia).
  8. Illustr. e Rever. Signor Arcivescovo di Durazzo (Macedonia)
  9. Illustr. e  Rever. Signor Arcivescovo di Neocesarea.
  10. Illustr. e  Rever. Signor Arcivescovo di Pisa;
  11. Illustr. e  Rever. Signor Arcivescovo di Efeso ;
  12. Illustr. e  Rever. Signor  Arcivescovo Nicosia (Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela);
  13. Illustr. e  Rever. Signor Arcivescovo di Filippi;
  14. Illustr. e  Rever. Signor Arcivescovo di Siponto e Vasto;
  15. Illustr. e  Rever. Signor Arcivescovo di Città di Castello ;
  16. Illustr. e  Rever. Signor Arcivescovo di Chieti ;  
  17. Illustr. e  Rever. Signor Arcivescovo di Sant’Agata dei Goti.
  18. Illustr. e  Rever. Signor Arcivescovo di Sorrento.
  19. Illustr. e  Rever. Signor Arcivescovo di Corcira (Corfù).
  20.  Illustr. e  Rever. Signor Arcivescovo di Camerino.
  21. Illustr. e  Rever. Signor Arcivescovo di Smirne.
  22. Illustr. e  Rever. Signor  Arcivescovo di Cesariana (sede soppressa).
  23.  Illustr. e  Rever. Signor Vescovo di Biella
  24. Illustr. e  Rever. Signor Vescovo di San Severino (Marche)
  25. Illustr. e  Rever. Signor Vescovo di Foligno.
  26. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Alatri.
  27. Illustr. e  Rever. Signor Vescovo di Cadice (Spagna).
  28. Illustr. e  Rever. Signor Vescovo di Catanzaro.
  29. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Orope in partibus.
  30. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Marsi e Potenza.
  31. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Oristano.
  32. Illustr. e  Rever. Signor  di Civita Castellana , Orte e Gallese.
  33. Illustr. e  Rever. Signor Vescovo di Sassari.
  34. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Viterbo e Tuscia.
  35. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Massa.
  36. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Norcia.
  37. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Agatopoli (sede soppressa di Costantinopoli).
  38. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Como.
  39. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Nardò.
  40. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Gerace (oggi Locri Gerace).
  41.  Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Cervia.
  42. Illustr. e  Rever. Vescovo di Monopoli.
  43. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Veroli.
  44. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Leida (Spagna).
  45.  Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Cariati.
  46. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Massa (Anticamente Apuania).
  47.  Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Arezzo.
  48. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo  di Città di Castello.
  49. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Segni.
  50. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Sutri e Nepi (Le sedi vescovili di Nepi e di Sutri furono unite dal 1435 al 1986 ).
  51. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Lucera.
  52. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Mileto.
  53. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Catania.
  54. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Cefalù.
  55. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo  Patti (sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela).
  56. Illmi et Rmi Signor  Vescovo di Oppido (Mamertina – Palmi).
  57. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Montalto.  
  58. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Capaccio.
  59. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Sant’Agata dei Goti .
  60. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Marsi (Oggi Diocesi di Avezzano).
  61. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Lublino (Polonia).
  62. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Kosice (Slovacchia).
  63. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Dionisiade (in Arabia).
  64. Illustr. e  Rever. Signor Vescovo di Segovia (Spagna).  
  65. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Zama (Tunisia) e Vicario Apostolico del Regno di  Ava e Pegu (Ava e Pegu, oggi Arcidiocesi di Yangon - Birmania)
  66. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Bari.
  67. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Anglona e Tursi (oggi diocesi di Tursi – Lagonegro).
  68. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Siracusa .
  69.  Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Ascoli.
  70. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Conversano (oggi Diocesi di Conversano – Monopoli).
  71. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Ruvo e Bitonto  ( oggi arcidiocesi di Bari-Bitonto).
  72. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo della Licia (Turchia oggi soppressa).  
  73. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Lodi.  
  74. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Squillace.
  75. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Maronea (Grecia).
  76. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Albarracin (Spagna).
  77. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Nocera.
  78. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Lione (Francia).  
  79. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Nusco (oggi l'arcidiocesi di Sant'Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia).
  80. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Strasburgo (Francia).
  81. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Mondoñedo-Ferrol (Spagna).  
  82. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo Maroniense e Coadiutore della Diocesi di Killala (Irlanda).  
  83. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Como e Vicario Apostolico.
  84. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Foligno che è succeduto a quello che fece la XXIV.
  85. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Assura (rovine presso Zanfour nell'odierna Tunisia - è un'antica sede episcopale della provincia romana dell'Africa Proconsolare, suffraganea dell'arcidiocesi di Cartagine).
  86. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Amelia (oggi Diocesi Terni-Narni-Amelia)
  87. Illustr. e  Rever. Signor  Vescovo di Assisi.
  88. Reverendissimo Vicario Capitolare della Sede Vacante dell’Arcidiocesi di Amalfi nel Regno di Napoli.
  89. Vicario Generale della Diocesi di Rodez in Francia per il Vescovo Assente.  
  90. Vicario Generale della Chiesa di Lipari in Sicilia.
  91. Generale e Procuratore Generale dell’Ordine delle Scuole Pie.  
  92. Generale dei Chierici Regolari dell’Ordine di San Gaetano.
  93. Generale dell’Ordine di San Girolamo della Congregazione di Pisa.
  94. Generale dell’Ordine dei Francescani Scalzi della Congregazione italiana della Beata Maria del Monte Carmelo.
  95. Procuratore Generale dell’Ordine dei Redentoristi.
  96. Vicario Generale dell’Ordine di San Francesco di Paola della Provincia d’Italia.
  97. Preposito Generale dei Chierici Regolari di San Paolo.
  98. Vicario Generale della Congregazione dei Chierici Secolari della Dottrina Cristiana.
  99. Vicario e Procuratore Generale dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi.
  100. Procuratore Generale della Congregazione delle Opere Pie.
  101. Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali di San Francesco.
  102. Per il Vicario Generale dell’Ordine dei Predicatori.
  103. Vicario Generale dell’Ordine dei Cappuccini.
  104. Vicario Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi.
  105. Vicario Generale dei Minori Osservanti e Riformati di San Francesco.
  106. Vicario Generale  dell’ordine degli Eremiti di Sant’Agostino.
  107. Commissario e Procuratore Generale dell’Ordine degli Eremiti Scalzi di Sant’Agostino.
  108. Abate dei Visitatori con il Vicario Procuratore Generale dei Monaci Camaldolensi.
  109. Procuratore Generale degli Eremiti Camaldolensi di Toscana.
  110. Generale del Terzo Ordine di San Francesco.
  111. Abate e Preside Generale del Sacro  Ordine Cirstercense.
  112. Abate del Reale Monastero di Santa Susanna dell’Ordine Cistercense e della Famiglia dei Trappisti in Spagna.
  113. Signor Procuratore dei Monaci di San Basilio.
  114. Preposto Generale della Congregazione dei Chierici Scalzi della Santissima Croce e della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.
  115. Vicario Generale dell’Ordine di Sant’Antonio Abate degli Armeni.
  116. Procuratore Generale dei Carmelitani Scalzi della Congregazione della Spagna.
  117. Procuratore Generale dell’Ordine della Famiglia degli Scalzi della Santissima Trinità della Spagna.
  118. Procuratore Generale di tutto l’ordine della Santissima Trinità per la Redenzione dei Carcerati  et del Ministro del Collegio della Città  dello stesso ordine della Provincia di Castiglia.
  119. Procuratore Generale dell’Ordine dei Minori per la Famiglia Ultramontana.
  120. Aloisi Belluccetti Canonico Lateranense .
  121. Venanzio Zarlatti, Vicario Curiale  Lateranense.
  122. Canonico Annibale Righi Vicario perpetuo della Sacrosanta Basilica Iulia Callistina di Fonte D’Olio.
  123. Fra Gaspare Sorrentino, della Parrocchia di Sant’Andrea delle Fratte.
  124. Frate Giovanni Meron della Parrocchia di Sant’Adriano nel Foro Romano.
  125. Frate Salvatore Pallares, Guardiano del Convento dei Santissimi Quaranta Martiri e di San Pasquale in Trastevere.
  126. Frate  Cherubino de Arienzo dell’Ordine dei Minori Regolari dell’Osservanza, Lettore Giubilato, con tutti gli altri esponenti.
  127.  Monache del Venerabile Monastero dei Sette Angeli di Palermo.

NUM. 3

  • Io infrascritto certifico a chi spetta osservar la presente, che nell'anno 1816 o 1817  ritrovandomi in Palermo , ed avendo avuto pelle mani una  appendice degli Offici propri dei Santi Patroni e Cittadini della anzidetta Città e Diocesi  domandai a diversi Ecclesiastici eruditi , perché  non si recitavano più tali Offici propri, e cotesti mi risposero , che si recitarono dal Clero si Secolare che Regolare sino all'epoca in cui fu fatto Arcivescovo di Palermo il fu Ill.mo R.mo  Monsignor Mormile , il quale avendo esaminato  tale Appendice degli Offici Propri dei Santi , osservò, che si recitavano non per Decreti delle  Sagra Congregazione dei Riti Sagri, ma per un  Privilegio concesso ai Vescovi delle Spagne, che in allora godeva anche la Sicilia , come soggetta  al Dominio del Regno delle anzidette Spagne,  ma che non essendo più soggetta alle stesse, ed  avendo la Sicilia il suo Sovrano particolare, non  poteva più godere di tale Privilegio , che perciò proibì la recita di tali Offici propri.  In fede di ciò ho fatto il presente Certificato scritto e sottoscritto di mio proprio pugno.  Roma dal Convento di Gesù e Maria al Corso li 27 Febraro 1832.  Fra Gio: Battista dalla Vergine Addolorata Pro:  curatore Generale degli Agostiniani Scalzi.

NUM. 4 

  • In un articolo 'di lettera risponsiva del di  5 Novembre 1830, trentuno, a proposito della interrogazione da me infrascritto fattagli mi contestò cosi da Cagliari in Sardegna il P. Michele Todde delle Scuole Pie : Mi sono portato alla Chiesa di San Mauro esistente in Cagliari, dove hanno il Noviziato Modo Reverendi: Padri Minori Osservanti ed ecco appunto i nomi del sette Arcangeli che  trovansi in una Cappella di detta Chiesa in sette rispettive Statue : Michael, Gabriel, Raphael, Uriel Barachiev, Gaudiel , Salatiel. Tanto ha l'onore di attestare contenersi in detto articolo di lettera, e tanto per la verità afferma a chi possa spettare Ildefonso Dessi delle Scuole Pie Assistente Generale di Sardegna
  • Io sottoscritto attesto, che essendo stato mandata dal mio Superiore Generale nell' anno 1829. per  Visitatore nella Provincia de' Minori Osservanti  di Terra di Lavoro, nel giro della Visita Osservai nella nostra Chiesa di S. Maria degli Angioli della Terra di Marano Diocesi di Napoli una  Cappella laterale dedicata in onore de' sette Angioli dipinti in cela sull'altare di detta Cappella con  i loro respettivi nomi, che non potei ben leggere per esser io di vista corta. In fede ec.  Roma a di 23. Marzo 1832.  F. Cherubino d' Arienzo Min. Osserv. {ATTENZIONE DA MIO SOPRALLUOGO E' RISULTATO CHE TALE QUADRO NON ESISTE PIU' N.D.A. CARMINE ALVINO)

NUM. 5

  • Il Vescovo di Mondoñedo [1] accede supplice alla Santità Vostra, per il fatto che professa già da molti anni una devozione particolare tra i Santi Angeli, e, grandemente commosso, non può non domandare con insistenza, Beatissimo Padre, che si degni la Santità Vostra di concedere  l’ausilio dei Santi Principi degli Angeli che l’ Evangelista San Giovani ha nominato nella Sua Apocalisse in numero di 7, per il conforto e l’aiuto di questa Diocesi, già messa alla prova assai grandemente e lungamente (come ho precedentemente spiegato alla Sede Apostolica), da una certa turba che un uomo odioso aveva eccitato ( e che non è ancora placata), concedendo anche a questa, il loro Officio e Messa, già un tempo ammessa in varie Chiese Italiane. Se infatti, un Certo Missionario Gesuita con l’aiuto di quei Sette Angeli ottenne ,  cosa tanto difficile , di introdurre la Religione Cattolica  in una regione inaccessibile alla Fede, quanto più facilmente in questa Diocesi già Cattolica con l’aiuto di cotanti Principi degli Angeli non potranno migliorarsi i costumi? Ancora una volta dunque, il Vescovo di Mondoñedo prega la Santità Vostra che si degni di concedere alla sua Diocesi l’Officio e la Messa dei Sette Angeli Principi, con l’introduzione anche dei loro nomi, come infatti afferma Cornelio a Lapide dicendo che " sui questi nomi piccola è la difficoltà e la controversia  come dimostrato dai fatti e dalle persone". Dio Onnipotente conservi la Santità Vostra con ogni incolumità per il governo e l'ingrandimento di tutta la Chiesa.

6 CAUSA DEI 7 ARCANGELI DEL 1858 

Tratto da: Adprobationis Officii et Missae in honorem Septem Archangelorum ante Dominum et Agnum adstantium / Sacra Rituum Congregatione Emo et Rmo Domino Card. Constantino Patrizi relatore, praefecto e ponente - ISTANTE Pientissimo ac serenissimo Utriusque siciliae Rege Ferdinando II Cum Universo Suo Populo - Romae 1858

  Eminentissimo e Reverendissimo Signore (Pio IX)

  1. Oltre ogni pericolo di dubbio presso questo Sacro Foro è stato posta  in regola  lodevolissima che qualunque cosa valga ad accrescere la gloria e il culto divino, a promuovere lo splendore e l’onore celeste ad eccitare la pietà, la devozione e la religione dei fedeli in Cristo ed infine ad adornare la Chiesa Cattolica, questa, a maggior ragione, sia ragionevolissimamente consentita ed anche oggetto di sollecita attenzione, soprattutto da parte vostra, Santissimi Padri, che siete eccellentissimi  in quanto a sapienza, prudenza e religione e non vi turbate per nessuna ragione in quelle cose che si hanno di fatto per opinioni comuni.
  2. Da tutte queste cose, traggono origine le preghiere supplici dell’odierno piissimo e serenissimo  Re delle Due Sicilie che conduce le suppliche anche dell’intero suo popolo. Queste medesime cose mi suggerirono meravigliosamente di incitare e soprattutto incoraggiare queste odierne assemblee verso quelle preghiere da porre davanti ai vostri occhi  onde condurle  verso una certa qual speranza che le medesime preghiere possano essere da voi favorevolmente accolte .
  3. Né deve essere strano notare che preghiere di tale natura provengano da quel Re.  Oltre infatti a quanto già mostrino della sua singolare pietà e religiosità, egli guarda a che le suppliche del suo popolo si denotino altresì di  una grande speditezza nelle cose spirituali; necessità che occorreva affinché da quell’orto chiuso, ma segnato  alla fonte dalla benedizione celeste,  tali preghiere provenissero affinchè un tale Re venga gloriato, proprio laddove a beneficio di questa nostra Italia, la devozione verso i Sette Arcangeli ebbe nascita e sviluppo, riempito e protetto lo stesso ovile  da tanti e tali benefici giunti attraverso i medesimi Arcangeli senza interruzione, e dai quali fino ai nostri luttuosissimi tempi ulteriore protezione e difesa vuole sperare di ottenere.
  4. Nel modo in cui qualcuno dapprima per sé vede che molte e dottissime cose sono apportate per argomento, e le possa spiegare, così poiché non ci si lagni della cosa o non si dia ragione alla regola, né manchi nulla alla necessità, né sussistano le angustie del tempo, stimammo per questo almeno accennare alle poche ed opportune cose che sono il prezzo del presente lavoro.
  5. Di conseguenza, vi confesso, o  santi Padri, che se  la cosa non fosse stata addotta in modo da non lasciare in noi alcun dubbio sul suo felice esito ma anche neppure in voi alcuna incertezza o trepidazione , ebbene senza queste condizioni,  confesso candidamente, che avrei sicuramente e spontaneamente rimandato indietro il messaggero assieme a quell’incarico  onorificentissimo a me affidato.
  6. E che si muova un’azione legale in una cosa certamente vera ma non troppo larga di testimonianze presenti né direttamente o indirettamente , che abbia  ad oggetto l’imporre, l’ammettere o il confermare  i nomi degli Altri Sette Arcangeli di cui nella Sacra Scrittura non vi è alcuna menzione, ma col solo e semplice scopo di onorare tutti i Sette Arcangeli mediante un apposito officio e una messa, conduce da parte mia il soppesare attentamente : 1° la natura della petizione 2° la Giustizia e  3° che nessuna difficoltà, che possa frenare il vostro accoglimento osti alla sua convenienza.
  7. Nulla certamente ostacola la natura della petizione, che non mostra nulla di nuovo, o di incongruo o ancora di contrario. Nessun dubbio certamente può giungere all’improvviso in primo luogo sul numero degli Arcangeli, giacché è chiaro, preciso e dovunque si offre da leggersi nelle Sacre Scritture.  Ed affinchè ometta per brevità tutti gli altri moltissimi passi (della Stessa in cui sono presenti),  ne esporrò soltanto due notissimi ed evidentissimi in esempio: Tobia 12,15 = li dove dice  = Io sono  l’ Angelo Raffaee uni dei Sette che stiamo davanti al Signore e  Apocalisse cap. 1 ver. 4 = li dove dice  = Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia. Grazia a voi e pace da colui che era, che è e che viene e dai Sette Spiriti che stanno davanti al suo Trono. Dunque sul numero nessuna questione e nessun dubbio può essere sollevato.
  8. Né con le nostre norme, né con il nostro intelletto dobbiamo qui investire la questione  mistica e letterale su come sia qui da tenere quel “sette”: in qualsiasi maniera si prenda , infatti, non giova troppo  al senso delle nostre cose, purché l’officio e la messa sino approvati  per i Sette Arcangeli solo in senso generale  come ai numeri 1 e 2 del Sommario.  È di conseguenza sufficiente sapere che abbiano assentito a ciò non pochi Padri della SS. Chiesa che del senso letterale di quel passo e per conseguenza del preciso e determinato numero degli Arcangeli scrissero e intesero. E tra questi si segnalano Clemente d’Alessandria, nel 6 libro degli Stromateis, S. Ireneo nel testo Contro i Giudei capitolo 20; S. Cipriano nel Libro sul Padre Nostro e nel Libro sull’Esortazione al Martirio e in altri lavori. Così tra gli esegeti:  Cornelio a Lapide, Tirino, (Giovanni) Fontana discepolo e Vicario di San Carlo Borromeo; quindi il Vescovo di Ferrara, Pietro Galatino, il Salmerone, il Ribera, il Vasquez, il Martini, il Bousset ecc.  Perfino l’eruditissimo Padre Nicolai nelle dissertazioni sopra il Libro di Tobia afferma come cose ormai note che gli eretici stessi ammettano un determinato numero di Sette Arcangeli che stanno davanti al Trono di Dio come  il Tremellino, Giunio, Monastero, Grozio, Franco David, Succino, e lo stesso Beza. Annotate soltanto queste cose, vogliamo che ciascuno concluda direttamente che nulla di nuovo, nulla di incongruo, nulla di contrario  relativamente al numero degli Arcangeli nella presente istanza, può essere rinvenuto.
  9. Il culto degli Arcangeli, inoltre,  rispetta pienamente la natura della petizione, risultando peraltro pure superfluo soffermasi sulla questione ulteriormente,  se è vero che  è cosa oltremodo certa che gli Angeli siano venerati o debbano per giunta  esserlo ed ancora  si debbano anche invocare, perchè che gli stessi offrono le nostre preghiere a Dio.
  10. Ciò che invece influenza la natura di questa petizione in modo più prossimo e diretto riguarda l’ Officio e la Messa, di cui nel Sommario , ai numeri 1 e 2 ne mostriamo gli esempi.  Ci sia lecito dunque osservare sopra questo punto  soltanto che,  qualunque cosa si legga proprio li dove abbiamo detto, è strato estratto direttamente dalla scrittura ed  è stato anche trascritto dalla messa e dall’ Officio dei tre Arcangeli  Michele, Raffaele e Gabriele, ma non da quello degli Angeli Custodi. Ed inoltre come apparirà  più sotto evidente, che quelli siano il medesimo Officio e la stessa Messa che dopo religiosissimo esame era stata recitata, con approvazione, e per giunta devotissimamente,  diverse volte e in molti luoghi . Dunque anche in questo argomento vale la pena notare che non vi possa essere nulla di nuovo, di incongruo o di contrario.
  11. Relativamente alla giustizia della petizione premettiamo che sull’argomento appare giusto aggiungere che non essendo contrario alle leggi possa essere dunque apertamente trattata.  Infatti, nessuna legge impedisce che non si approvi l’ Officio e la Messa dei Sette Arcangeli. Di questa seconda affermazione avrà parte il discorso che si terrà con quello della sua convenienza.
  12. Lasciati dietro dunque, tutti i principi civili e canonici,  fermiamoci brevemente sulle nostre leggi che soprattutto da Benedetto XIV ci guidano fino al presente Foro. Per la qual cosa,  se percorressimo completamente l’aura opera di Benedetto XIV mai in nessuna parte non solo troveremmo una legge che lo proibisce, ma al contrario che tutte le leggi apertamente lo consentono. Non sarebbe infatti dacoerente che dapprima si stabilisca, si consigli e si pretenda  il culto degli Angeli, e poi se ne respinga un culto particolare e opportuno. Da qui fluisce in secondo luogo quanto segue. Benedetto IV nel capitolo 3 del Libro 4, parte 2 assegna delle circostanze dalle quali si possa concedere anzi si debba farlo, sia l’Officio che la Messa. Da tutte queste , se si adattano al nostro caso, sorge evidentissima la giustizia della petizione. Ma al nostro caso applichiamo soltanto due circostanze.  Il lodato Pontefice al medesimo numero 4 così scrive : « Dovendo giungere a queste circostanze la prima è: se  o per il tempo che supera i cento anni sarà stata recitata una Messa e sarà stato celebrato un Officio in onore di qualche Servo di Dio (notate “di qualche Servo di Dio) ne sia lecita la continuazione, ora della celebrazione ora  della recitazione non proseguite,  fino al tempo in cui se ne implori la recitazione; o se per un tempo riconoscibile, ma non immemorabile sarà stato recitato per non più di  cento anni» . Poste queste cose, mi sia consentito brevemente argomentare: se la disposizione della legge viga  soltanto per i Servi di Dio e non ancora per i Beatificati o i Canonizzati, cosa si dovrebbe dire allora dei Sette Angeli che stanno davanti al Trono di Dio e dell’Agnello, e dei quali dovunque la Scrittura da menzione?
  13. Ma abbiamo pronto l’argomento che chiude tutta questa storia. Se l ‘Officio e la Messa in onore dei Sette Arcangeli non soltanto per un tempo riconoscibile ma anche per oltre cento anno fossero stati recitati, entrambe dunque dovranno essere riammesse. Del resto,  dalla loro storia (liturgica)  pare proprio così. È cosa notissima infatti  che il piissimo Sacerdote Antonio lo Duca avesse composto un sacro officio proprio dei Sette Arcangeli dapprima intorno all’anno 1512 (1516 n.d.a.) , e che Ottavio, il banditore del Vescovo di Palermo avesse recitato il medesimo officio, assieme  alla Messa fino alla riforma del breviario e del Messale Romano voluto da San Pio V, Pontefice Massimo. Nel Messale Romano delle Venezie presso i Giunti dell’anno 1564 si ha così scritto questo titolo: «  Messe votive che per devozione di religiosissimi uomini, spesso si dicono, e che si trova nei fogli 319 e 320 come segue  = Messa dei Sette Angeli e Spiriti Assistenti davanti al Trono di Dio ».
  14. Inoltre quella Messa fu solennemente approvata a Roma dal Cardinale Legato, cui, essendo assente il Sommo Pontefice Clemente VII, aveva attribuito ogni facoltà.  Inoltre la medesima Messa, dopo il religiosissimo esame di tue Teologi fu impressa per i tipi a Roma, e pubblicata , approvata essendo stata approvata dal Vicario di Paolo Iv. Ciò si ricava nei libri editi peri i tipi della Biblioteca Vaticana sotto il numero 904.
  15. Più oltre, si aggiunge che, contemporaneamente, dopo tutte queste tante e tali fatiche del predetto Antonio lo Duca, il Sommo Pontefice Pio IV , alla presenza delle loro eccellenze reverendissime i Cardinali, e di tutta la Curia Romana e del Popolo Romani, con solenne supplica e sacrificio consacrò le Terme di Diocleziano convertite in Tempio al 9 agosto 1561  e la dedicò a Maria Vergine  ma non ai Sette Angeli, ed aggiungo altresì che nello stesso anno, la stessa Messa e l’identico officio dei Sette Arcangeli fino alla riforma del predetto Breviario e del Missale Romano fu recitato nella stessa Chiesa. Inoltre la medesima Messa e lo stesso Officio fu recitato a Palermo da tempo immemorabile. Dunque è soddisfatta  la prima e più urgente “circostanza benedettina “ per la conferma dell’ Officio e della Messa dei Sette Arcangeli. Ma, emerge anche  un'altra circostanza a sostegno che anche da sole sarebbe sufficiente all’approvazione dell’Officio e della Messa dei Sette Arcangeli. Il prelodato Pontefice Benedetto XIV, citato nello stesso luogo, al numero 6 scrive così parimenti : « La terza circostanza trae origine dalla natura del culto; a quel (culto) che  per uno spazio di tempo immemorabile fu esibito da un Servo di Dio, o da un Beato, non sarà lecito essere  esibito  nella forma per tutto il tempo dell’ Officio e della Messa.  Questa qualità del culto , infatti, può desumersi o dal suo inizio antico e nobile, o da un grande preparazione dello stesso culto…inoltre la qualità del culto può desumersi dalla sua propagazione = e a questo punto anche a me sorge una domanda.  Quale dunque origine più antica e nobile o quale maggiore propagazione del culto può essere predicata di quella dei Sette Arcangeli risulta che risulta diffusa da ogni parte e per tutto il mondo? Il culto degli Arcangeli viene infatti affidato indirettamente dallo stesso Giovanni quando nell’incipit dell’ Apocalisse scrive: « grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono»  . Da ciò si ricava  che se si deve dare culto a “Colui che è, che era e che viene”, allo stesso modo si deve dare anche ai Sette Spiriti che stanno al cospetto del suo Trono. Dunque non può rinvenirsi o predicarsi tempo più remoto, inizio più nobile, allestimento maggiore, propagazione più diffusa che proprio nel culto degli Arcangeli. Peraltro   da questo capo  della legge, si ricava anche che, pur nella ipotesi che  mai nè la messa nè l’officio dei Sette Arcangeli fossero stati recitati sarebbero comunque entrambi da doversi concedere.
  16. Dopo tutte queste cose non vi sarà certamente nessuno che possa contestare il fatto che, dopo la riforma del Breviario e del  Messale Romano,  l’officio e la Messa dei Sette Arcangeli non comparvero più oltre.  Oltre infatti al fatto che  grazie alle predette leggi benedettine è lo stesso Papa che risolve la questione  attraverso gli anzidetti capi, comprende anche cosa è necessario fare dopo che tanto l’officio quanto la medesima messa degli Arcangeli furono revocati a vita per mezzo del Sommo Pontefice Pio VI.
  17. Né appare ostare all’odierna petizione di questo Sacro Foro la proibizione pronunciata tutte le altre volte . E infatti, come sopra abbiamo detto e qui gioverà ripetere, in nessun modo vogliamo rivolgerci  alle medesime circostanze delle precedenti cause per tentare meticolosamente di rimuoverla, instillando ancora il dubbio in questo Sacro Foro e incoraggiando a vietarle. Ed infatti tutte le precedenti petizioni potrebbero essere riunite soltanto e direttamente in due ovvero: 1. il riconoscimento e la conferma appunto degli altri quattro nomi degli Arcangeli;  2. l’ approvazione dell’officio e della Messa con gli stessi nomi per tutti. Ciascuno comprende che se si fosse dato seguito a questo secondo aspetto soltanto, la Congregazione allora non avrebbe in nessun modo vietato questa sacra petizione, poiché non solo non ve ne sarebbe ragione, ma inoltre si inviterebbero tutti ad approvarla. Ma pressando fino alla nausea e soprattutto inopportunamente per la conferma degli altri quattro nomi, di cui non v’era  nessuna certezza, né alcuna necessità o utilità, per tali motivi alle petizioni ripetute allo stesso modo, ripetutamente si disse di no.
  18. Ma già a poco a poco senza farcene accorgere, facemmo posto ad un terzo proposito, sopra il quale così ragioniamo grazie proprio a quella materia desunta dal lodato Benedetto XVI, al tomo 10 libro 4 part. cap. 30 num. 11,12,13: risulta certo e comprovato dalla scrittura: 1 che sette siano gli Angeli che stanno davanti al Signore; 2 che a tre dei quali sono affibbiati  nomi propri che sono quelli di : Michele, Raffaele e Gabriele ; 3 che ovunque  consta e soprattutto da Benedetto XIV citato nel medesimo luogo,  di esser stato approvato e recitato  l’ Officio e la Messa di questi tre ; 4 che lo stesso deve dirsi pure degli Angeli Custodi in genere di qualcuno, o nel caso in cui vi sia menzione di qualche preciso e determinato nome e più precisamente; 5 a chiunque infatti risulta evidente che nel Regno del Portogallo e negli altri possedimenti soggetti a quel Re o a quella Regina si recitava l’officio in onore dell’Angelo Custode ( di nome sconosciuto) di quel Regno grazie alla concessione di Papa Sisto V. Di questa concessione ve ne è notizia nel decreto della Sacra Congregazione edito il giorno 21 febbraio 1604
  19. Se dunque la messa e l’officio del Santo Arcangelo Michele si celebra in tutta la Chiesa il giorno 29 settembre per ordine del  Sommo Pontefice Clemente X  come da decreto del 18 settembre 1670 e il giorno 8 Maggio in commemorazione dell’apparizione di questo Arcangelo sul Monte Gargano. Se in onore di San Gabriele Arcangelo nel giorno 18 marzo o 1 Aprile e qui a Roma e quasi in tutta la Chiesa o in tutte le Chiese di Spagna  e soprattutto in quella di Toledo, di Oviedo, di Osma-Soria, di Coria – Caceres,  di Calahorra e La Calzada-Logroño, di Merida – Bajadoz,  e negli Ordini di San Giacomo, San Girolamo, della Santissimo Redentore dei Carcerati, della Beata Maria della Mercede e del Redentore dei Carcerati, di San Francesco di Paola e in tutto quanto l’ordine di San Francesco, e non da ultimo in ogni regione soggetta al Regno di Spagna , si recita l’officio, con l’approvazione e l'autorizzazione di Leone X.  Se parimenti, la sua festa si celebra anche a Bologna e a Messina ed anche nel nostro Collegio gregoriano dell’ordine di San Benedetto della Congregazione di Propaganda Fide con commemorazione unitaria per il giorno 6 maggio.
  20. Se in onore del Santo Arcangelo Raffaele venga recitato l’ Officio e la Messa tanto a Roma quanto in quasi tutta la Chiesa nel giorno 24 ottobre e soprattutto nell’ordine della Beata Maria della Mercede, nelle città delle Venezie da ciascun  clero sia secolare che regolare giusta il Decreto della Sacra Congregazione edito il giorno 21 novembre 1671  e in ogni regione soggetta al Re o alla Regina di Spagna, come si ha dal decreto edito nel giorno 22 Maggio 1683, certamente non vedo perché anche agli altri Arcangeli non debba estendersi la messa e l’officio quando la natura della petizione sia solo minimamente in parte ostativa, ma dall’altra giusta, conveniente, pia e lodevole?  Non è forse vero che inoltre sulla scodta di ciò che dicono  Aquila, Nauta e Caupon = e cioè che è regola comune, che dove c’è la una stessa “ratio” vi deve essere anche la stessa disposizione di legge? E come dice il Rota = si deve intendere allo stesso modo di quelle cose che hanno una ragione unitaria secondo la regola del testo della Legge e più recentemente = è regola comune di legge che dove viga la stessa ragione, la disposizione di legge abbia applicazione uniforme come addotto da Agostino, Barbos. Ciriac. Ecc.?
  21. Forse mostrammo più cose che sarebbero identiche per l’argomento, delle quali  ritenemmo comunque di servirci.
  22. Enucleata, soppesata e bilanciata ogni cosa, sotto ogni lato e per sommi capi relativamente alla stessa natura, giustizia e convenienza della causa, non mi resta altro che pregare e supplicare voi, Santissimi Padri, affinché accogliate benignamente le ardenti suppliche e accettiate le umilissime preghiere del Piissimo e Serenissimo Re delle Due Sicilie Ferdinando II e di tutto il suo popolo,  confermando l’officio e la Messa dei Sette Arcangeli da recitarsi e celebrarsi in tutta la Chiesa, o almeno in tutto il Regno delle Due Sicilie su rito duplice di Seconda Classe – Francesco Morsilli, Avvocato del Sacro Concistoro – Giuseppe Savarese.

CRONOTASSI DEI CARDINALI, ARCIVESCOVI, VESCOVI , CAPI DI ORDINI, POSTULATORI DELLE CAUSE APOSTOLICHE

[1] Filippo Filonardi (Roma, 15 settembre 1753 – Ferrara, 3 maggio 1834) è stato un arcivescovo cattolico italiano. Nato da famiglia romana, Filippo Filonardi nacque il 15 settembre 1753, i suoi genitori furono il marchese Scipione Filonardi patrizio coscritto romano, e la nobildonna romana Costanza Gottifredi  Studiò lettere e filosofia al Collegio di San Carlo di Modena. Tornato a Roma prese la carriera militare come suo padre (il marchese Scipione Filonardi nobile coscritto romano, governatore delle armi di Marittima e Campagna, sergente maggiore delle Milizie, signore di Marittima Campagna e Lazio 1763) fino a raggiungere il grado di maggiore all'età di anni 40. Nell'anima del marchese Filippo Filonardi già da tempo maturava la vocazione ecclesiastica onde si rese necessario l'abbandono delle armi per abbracciare tale stato. Il 15 dicembre 1799 fu promosso al suddiaconato, il 22 dicembre 1799 al diaconato ed infine il 27 dicembre 1799 ottenne l'ordinazione sacerdotale. Don Filonardi non volle essere un semplice sacerdote , ma volle arricchita la sua mente di dottrina teologica . Tutta la mattina era dedicata al Confessionale delle varie chiese di Roma, poi seguivano le visite agli ospedali, per assistere gli infermi e istruirli nella pietà, ed alle carceri, per sovvenire in ogni maniera i detenuti. A Roma fondò la Pia Unione San Paolo Apostolo di cui fu proclamato rettore primario, scopo della quale era di istituire ed esercitare i sacerdoti a vantaggio della Chiesa e dei fedeli. Una mattina mentre si trovava in confessionale gli venne recapitata una missiva della Santa Sede con la quale papa Pio VII gli annunciava la nomina a suo elemosiniere apostolico. Il 16 maggio 1823 lo aveva preconizzato arcivescovo titolare di Atene, ricevendo la consacrazione episcopale il 1º giugno dello stesso anno per mano del cardinale Giulio Maria della Somaglia. Tre anni più tardi, il 3 luglio 1826, fu nominato arcivescovo metropolita di Ferrara; nello stesso giorno gli fu concesso il pallio. Prima di lasciare Roma per raggiungere la sua sede arcivescovile si recò ad ossequiare papa Leone XII, il quale prima di impartirgli la benedizione apostolica lo abbracciò affettuosamente intimandogli di curare i propri fedeli e di raggiungere la nomina cardinalizia,[3] ma Filonardi ribadì la volontà di servire i propri fedeli senza aspirare ad una fiorente carriera ecclesiastica. Giunto a Ferrara fu accolto da tutto il capitolo metropolitano e dai parroci. Il suo breve governo pastorale che durò circa otto anni fu basato sul Vangelo.

Volle che tutte le parrocchie dell'arcidiocesi fossero provvedute di saggi e prudenti sacerdoti affinché i fedeli avessero, come pecorelle, un pascolo abbondante di dottrina, di prediche e di sacramenti. Applicò con saggezza e precisione le norme dettate dal Concilio di Trento circa le visite pastorali. Fu provvido con tutti i poveri della sua Chiesa, molte beneficenze furono fatte per la città di Ferrara come "due utilissime Istituzione quali la Casa di ricovero ed industria e il Discolato per i giovani abbandonati". Morì il 3 maggio 1834 a Ferrara all'età di 80 anni e fu sepolto nella cripta della cattedrale di Ferrara.

[2] Placido Maria Tadini (Moncalvo, 11 ottobre 1759 – Genova, 22 novembre 1847) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano. Nacque a Moncalvo l'11 ottobre 1759. Entrato nell'Ordine dei carmelitani dell'Antica Osservanza, fu ordinato sacerdote il 21 settembre 1782. Eletto vescovo di Biella il 13 agosto 1829, ricevette la consacrazione episcopale il 18 ottobre dello stesso anno, su imposizione delle mani del cardinale Francesco Bertazzoli. Il 28 ottobre 1831 fu nominato amministratore apostolico dell'arcidiocesi di Genova, della quale fu eletto arcivescovo il 2 luglio dell'anno successivo. Papa Gregorio XVI lo elevò al rango di cardinalepresbitero nel concistoro del 6 aprile 1835 assegnandogli il titolo di Santa Maria in Traspontina. Morì a Genova il 22 novembre 1847 all'età di 88 anni.

[3] L'arcidiocesi di Mira (in latino: Archidioecesis Myrensis) è una sede soppressa del patriarcato di Costantinopoli e una sede titolare della Chiesa cattolica. Ne fu vescovo  Monsignor Massimo Mazlum   (1779-1855)   arcivescovo di Mira, e Patriarca cattolico di Antiochia dei Greci Melchiti . ricordato perfino dal Sant’Alfonso Maria de Liguori nelle sue “Le Glorie Di Maria”. I In “annali della Propagazione della Fede “ Vo. IX  DELLE LETTERE DEI VESCOVI E DEI MISSIONARJ DELLE MISSIONI NEI DUE MONDI , 1842.. È patriarca nominato dei Greci cattolici monsignor Massimo Mazlum , il quale visse circa dodici anni o in Roma, o in Marsiglia. La bolla pontifìcia della sua promozione none giunta ancora. Risiede in una terra situala fra i monti dei Drusi , ed ha seco otto vescovi , le cui sedi sono ; Seide , Sor, Aera , Zaaleth, Bairut, Balbeck, Aleppo, Hauran ; quest'ultima -sede è vacante da molto tempo : Damasco è sotto la giurisdizione immediata del patriarca. Questo prelato attende ora a rialzare il piccolo seminario d'Ain-Tres , l'unico che avessero i Greci catfolici, e che da .un gran numero d'anni trovasi chiuso.

[4] Krikor Eugene Baghinanti † (11 luglio 1815 - 1832 deceduto), nato in Alcaziche, provincia della Georigia nel 1749, eletto Arcivescovo di Teodosiopoli nell’Armenia maggiore  l’11 giugno 1815, residente a Roma per i Pontificali e le Sacre Ordinazioni di Rito Armeno.

[5] Basilio Tomaggiani , nato in Pera di Costantinopoli nel Dicembre 1762 , dell'Ordine de ' Minori Conventuali , Arcivescovo di Durazzo in partibus 31 Luglio 1816 , residente a Roma per i pontificali  e per le sacre ordinazioni in rito greco.

[6] Giacomo Rangiaschi, nato a Gubbio il 1754 e fatto vescovo il 22 luglio 1816 .Nel 1827 la cattedrale diocesana fu trasferita nella chiesa di Sant'Agostino, che venne solennemente consacrata dal vescovo Giacomo Rangiaschi

[7] Stanislao Lucchesi † (2 ottobre 1818 - 2 novembre 1830 deceduto) ricordato per aver consacrato la Nuova Chiesa del Suffragio  di Foligno l'8 settembre 1822 dal vescovo Stanislao Lucchesi.

[8] Francesco Saverio Domeniconi † (25 maggio 1818 - 16 febbraio 1835 deceduto)

[9] Domingo de Silos Moreno, O.S.B. † (30 novembre 1824 - 1º marzo 1853 deceduto)

[10] Matteo Franco † (31 maggio 1829 - 27 agosto 1851 deceduto). Nel 1833 il vescovo Matteo Franco ricostruì il seminario ampliandolo fino ad una capacità di 100 alunni.

[11] Scerra Stefano – Prelato (Civitella d’Agliano, 24 dic. 1775 – Roma, 20 gen. 1859). La famiglia, attestata a Bagnoregio dall’inizio del sec. XVII, si trasferì a Viterbo nel primo trentennio del XIX. Fi­glio di Pietro e di Maria Agnese Valeri, abbracciò la carriera ecclesiastica e fu or­dinato sacerdote il 22 dic. 1798; conseguì il dotto­rato in utroque iure all’Università di Perugia il 23 set. 1805. Tornato a Bagnoregio fu lettore di teo­logia nel locale Seminario nonché canonico della cattedrale. Ricoprì inoltre importanti incarichi an­che al di fuori della sua città: fu vicario apostolico dei monasteri di S. Salvatore Maggiore e di S. Ma­ria di Farfa, delle diocesi di Spoleto, Norcia, Urbania e Sant’Angelo in Vado, nonché vicario ge­nerale nelle diocesi di Spoleto e di Osimo. Nel 1823 entrò in Curia quale sottosegretario della Congregazione dell’Immunità Ecclesiastica (8 maggio) e nel 1826 fu tra i deputati ecclesiastici della Commissione dei sussidi a fianco dell’allora presidente di S. Michele a Ripa, il futuro Pio IX. Nel 1827 fu commissario apostolico della S. Casa di Loreto. Vescovo in partibus d’Orope in Cilicia (17 sett. 1827), ricevette la consacrazione episco­pale a Roma dal cardinal Bertazzoli il 7 ottobre successivo. Prelato domestico di Gregorio XVI nel 1836, dal 6 maggio dello stesso anno divenne se­gretario della Congregazione della Disciplina dei Regolari. Nel 1842 (21 gen.) fu nominato segre­tario della Congregazione dell’Immunità ecclesia­stica e consultore della Congregazione dei Riti (14 marzo). Due anni dopo, il 12 febbraio, ricevette la nomina di prelato della Congregazione di Loreto. Nell’ago. 1848 si ritirò per un periodo di vacanza a Orte, ospite della contessa Teresa Sarcinelli Alber­ti; vi si trattenne fino al mese di apr. del 1849, quando fu costretto a riparare nel territorio del Re­gno delle Due Sicilie dopo una avventurosa fuga attraverso i sotterranei di palazzo Alberti, occupa­to dai liberali. Ristabilito il governo pontificio, S. intercedette presso il papa perché i colpevoli dell’azione non fossero condannati se non ad un mese di arresti domiciliari. Nel 1851, per anzianità fu destituito dall’incarico, conservando comunque il titolo di segretario emerito e lo stesso giorno (10 apr.) fu nominato arcivescovo in partibus di Ancyra. Dal 1834 era stato insignito della nobiltà di Loreto e S. Marino. Pochi mesi prima di morire, nel 1858 fece edificare a Viterbo nella tenuta di S. Caterina, sulla strada tuscanese, la chiesa dell’Im­macolata Concezione e dei SS. Isidoro e Rocco, che consacrò personalmente il 14 ottobre di quell’anno.

[12] Pietro Ignazio Marolda (Muro Lucano, 11 aprile 1770 – Pozzuoli, 15 marzo 1842) è stato un vescovo cattolico e teologo italiano. Nato a Muro Lucano l'11 aprile 1770 da Don Gerardo, dottor fisico e Donna Clemenzia Petilli, gentildonna , nel 1785 divenne membro della Congregazione del Santissimo Redentore. Ordinato sacerdote il 27 gennaio 1793, il 21 aprile 1822 fu consacrato vescovo di Potenza e Marsico Nuovo. Dal 25 al 27 maggio 1834 celebrò il sinodo diocesano potentino e, dall'8 al 10 settembre dello stesso anno, il sinodo diocesano marsicense. Il 19 maggio 1837 fu nominato vescovo di Pozzuoli, dove morì il 15 marzo 1842.

[13] Michele Lanzetta † (18 maggio 1829 - 6 aprile 1832 dimesso)

[14] Ercolani Fortunato Maria – Vescovo (San Gregorio di Tivoli, Roma, 1775 – Civita Castellana, 27 dic. 1847) Nato a San Gregorio di Tivoli (Roma), entrò nella Congregazione dei Passionisti  (Passione di Nostro Signore Gesù Cristo), assumendo il nome di Fortunato del Santissimo Salvatore. Nel 1794, entrato nel noviziato, dovette uscire per problemi familiari; vi rientrò alcuni anni più tardi e fu ordinato sacerdote nel 1801. Fu inviato subito missionario in Romania nella provincia della Valacchia. Ebbe contrasti con mussulmani locali e per questo fu costretto a nascondersi per un certo tempo. Durante l’epidemia di peste nella quale si ammalò assistette il suo confratelli tra i quali il vescovo Francesco Maria Ferreri che guidava i cattolici in quel territorio e al quale subentrò. Il 27 mag. 1815 fu preconizzato Vescovo di Nicopoli in Bulgaria, diocesi di cui già era Vicario generale e  consacrato  a Vienna il 24 settembre dello stesso anno da Mons. Severoli, Nunzio Apostolico in Austria e futuro Cardinale e Vescovo di Viterbo. Si scontrò in quegli anni anche con ambienti cattolici e con confratelli gelosi delle sue scelte. Rientrato in Italia nel 1822, chiese di essere esonerato dalla missione e fu nominato Vescovo di Civita Castellana, Orte e Gallese il 19 aprile dello stesso anno. Nello stesso anno indirizzò al clero e ai fedeli una prima lettera pastorale. Durante gli anni del suo episcopato indisse visite pastorali quasi interrottamente dal 1823 al 1845, sia nel territorio di Civita Castellana che in quello di Orte. Nel 1844 E. affidò ai domenicani la chiesa di San Giovanni Decollato a Civita Castellana, sede dell’omonima Confraternita, aggregandola alla vicina parrocchia di San Benedetto. Morì a Civita Castellana il 27 dicembre 1847.

[15]L'arcidiocesi di Neocesarea del Ponto è una sede soppressa del patriarcato di Costantinopoli (in greco: Μητρόπολις Νεοκαισαρείας; Mitrópolis Neokaisareias) e una sede titolare della Chiesa cattolica (in latino: Archidioecesis Neocaesariensis in Ponto) .  Antonio Baldini † (21 febbraio 1820 - 8 maggio 1830 deceduto), ne è stato  arcivescovo titolare di Neocesarea del Ponto

[16] Bartolomeo Varrone † (6 aprile 1818 - 27 febbraio 1832 deceduto). Don Bartolomeo, terzo di otto figli, nacque a Santa Barbara di Caserta nel 1758, condusse gli studi presso il seminario casertano, divenendo parroco di Falciano e partecipando al concorso bandito presso la parrocchia di San Biagio in Limatola, dove esercitò il suo ministero per un quinquennio. Viene ricordato non solo per il suo percorso clericale, ma anche per la sua attività di ricerca storica, culminata con la pubblicazione di ''Memorie Istoriche di Limatola''. Bartolomeo Varrone, fu vescovo a Sessa Aurunca dal 1818 al 1832.

[17] Giuseppe Morozzo Della Rocca  (Torino, 12 marzo 1758 – Novara, 22 marzo 1842) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano. Nato a Torino il 12 marzo 1758, Giuseppe Morozzo Della Rocca era membro di una nobile famiglia piemontese: suo padre era infatti Giuseppe Francesco Morozzo della Rocca, marchese di Brianzè, e sua madre la contessa Lodovica Cristina Bertone Balbis di Sambuy. Laureatosi in teologia, fu rettore dell'università di Torino. Ordinato presbitero il 14 marzo 1802, fu elevato arcivescovo titolare di Tebe il 29 marzo dello stesso anno; nominato nunzio apostolico presso il re d'Etruria Ludovico di Borbone (11 maggio 1802), fu poi segretario della Congregazione dei vescovi e regolari a partire dal 2 dicembre 1807. Creato cardinale durante il concistoro ordinario dell'8 marzo 1816 da Pio VII, fu nominato vescovo di Novara il 10 ottobre 1817. Nel 1832 venne nominato visitatore e delegato apostolico di tutti gli ordini regolari esistenti nel Regno di Sardegna. Inoltre organizzò i seminari e ripristinò le strutture territoriali e amministrative della diocesi. Morì a Novara il 22 marzo 1842, all'età di 84 anni. È sepolto nel selpocro dei vescovi della Chiesa cattedrale di Novara, ai piedi dell'altare.

[18] Gaspare Bernardo Pianetti (Jesi, 7 febbraio 1780 – Roma, 30 gennaio 1862) è stato un cardinale e vescovo cattolico italiano. Nacque a Jesi il 7 febbraio 1780. Fu vescovo di Viterbo e Tuscania dal 1826 al 1861. Papa Gregorio XVI lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 14 dicembre 1840. Morì il 30 gennaio 1862 all'età di 82 anni. È sepolto nel duomo di Viterbo.

[19] Francesco Maria Zoppi (Cannobio, 6 giugno 1765 – Cannobio, 7 aprile 1841) è stato un vescovo cattolico italiano, primo vescovo di Massa. Francesco Maria Zoppi nasce a Cannobio, paese nell'attuale punta nord-orientale del Piemonte, nell'arcidiocesi di Milano, il 6 giugno 1765. Entrò nel seminario generale di Pavia e si distinse per gli alti profitti, venne ordinato sacerdote nel 1788, quando era arcivescovo di Milano Filippo Maria Visconti. Iniziò a lavorare come insegnante di grammatica nell'allora prestigioso collegio di Gorla, fino a quando, nel 1790, mons. Visconti lo nominò vicario provisitatore di alcune valli in Svizzera italiana, facenti parte dell'arcidiocesi milanese. Per nove anni svolse questo compito energicamente, accompagnato da una diplomatica prudenza. Rientrato a Milano, nel 1799, per tornare a ricoprire il suo ruolo didattico prima e di rettore del seminario della canonica della cattedrale poi, cominciò ad avere un grandioso successo tra i fedeli, i quali si accalcavano per ascoltare le sue omelie. Il 17 novembre 1823 papa Leone XII lo nominò primo vescovo della nuova diocesi di Massa, ottenuta scorporando principalmente territori appartenenti all'antica diocesi di Luni ed in parte all'arcidiocesi di Lucca. Ricevette la consacrazione episcopale dopo appena sei giorni, il 23 novembre 1823 per mano del cardinale Giulio Maria della Somaglia. Il 10 aprile 1824, dopo essere stato ospite dell'arcivescovo di Pisa Ranieri Alliata per tre giorni, fece il suo ingresso trionfale in città, ma rimase molto deluso dalla sua nuova sede vescovile, infatti, essendo abituato alla Lombardia, il territorio di Massa gli apparve come desolato, monotono e retrogrado. Ciononostante iniziò la sua opera pastorale, prima di tutto consacrando la novella diocesi e la città a San Francesco d'Assisi ed imponendo come festa di precetto il 4 ottobre. Subito dopo iniziò una lunga visita pastorale, che durò due anni, a causa del vasto e a volte impervio territorio, al termine della quale constatò che i fedeli ed il clero stesso manifestavano superficialità, ignoranza e, per quanto riguarda i presbiteri, precarietà della vocazione sacerdotale. Per rimediare all'inadeguatezza del clero chiese aiuto alla duchessa di Modena Maria Beatrice d'Este, riuscendo ad ottenere a sua disposizione, nel 1826, una numerosa schiera di missionari predicatori, che inviò in ogni parrocchia per sistemare la difficile situazione del territorio affidatogli. Inoltre riuscì ad organizzare, facendoli diventare obbligatori, corsi di esercizi spirituali per i sacerdoti con cadenza triennale. Grazie ai soliti aiuti economici della duchessa di Modena, Zoppi costruì tre seminari nella diocesi: a Massa, a Castelnuovo di Garfagnana ed a Pontebosio, per sopperire alle difficili comunicazioni logistiche di quel tempo e sostenendo che: “un vescovado senza un seminario è come un edifizio posticcio, senza fondamenta”, infatti dopo poco le vocazioni sacerdotali quadruplicarono. Zoppi continuò il suo impegno anche nell'istruzione, sia religiosa sia culturale, fondando, ad esempio, la "Scuola della carità" per decine di fanciulle povere, con tre maestre a suo carico personale. Il vescovo dovette anche organizzare giurisdizionalmente la nuova diocesi, e lo fece seguendo l'esempio di San Carlo Borromeo, e dividendo il territorio in 141 parrocchie, 16 distretti, 24 cure e numerose ville. Nel 1832 arrivarono, con grande stupore di tutti, le sue dimissioni, proprio quando la "macchina della diocesi" cominciava a ingranare e a dare i suoi buoni frutti. Il duca di Modena Francesco IV d'Asburgo-Este, l'arcivescovo di Pisa Ranieri Alliata e il pontefice Gregorio XVI rimasero colpiti da questa decisione e il papa si oppose, negandogli il suo permesso. Tuttavia Francesco Maria Zoppi voleva trascorrere gli ultimi anni della sua vita nel suo paese d'origine, Cannobio e su questo fu inamovibile, perciò il 1º ottobre 1832 Gregorio XVI gli concesse di ritirarsi. Molte ipotesi sono state formulate a riguardo delle sue dimissioni: dissidi con Francesco IV o con le autorità locali, motivi di salute ecc., ma nessuna di queste è stata ancora provata. Dopo di lui venne nominato vicario generale diocesano di Massa il conte Staffetti, fino a quando, il 23 giugno 1834, fu nominato vescovo mons. Francesco Strani. Zoppi morì, dopo essere stato nominato vescovo titolare di Gera il 15 aprile 1833, a Cannobio il 7 aprile 1841, all'età di 75 anni e 10 mesi, di cui 52 e 4 mesi spesi come sacerdote e 17 e 4 come vescovo. Volle che il suo cuore venisse sepolto nella Cattedrale della diocesi di cui era stato il primo vescovo; la lapide commemorativa del vescovo Zoppi e della presenza del suo cuore, si trova attualmente nella Cappella delle Stimmate nella Basilica Cattedrale di Massa.[3]

[20] Ranieri Alliata (Pisa, 29 maggio 1752 – Pisa, 18 agosto 1836) è stato un arcivescovo cattolico italiano. Nato a Pisa il 29 maggio del 1752, venne ordinato sacerdote all'età di 23 anni, nel 1775. Fu vescovo di Volterra dal 1791 fino al 1806, quando venne elevato ad arcivescovo di Pisa. Mantenne la carica fino alla morte, occorsa il 18 agosto del 1836. La sua salma venne sepolta nella cattedrale cittadina, dove rimane tuttora. Durante il suo episcopato volterrano si distinse per aver fomentato, attraverso la struttura ecclesiastica a lui sottoposta, l'insurrezione cittadina del 5 maggio 1799 contro i francesi. Durante la sua permanenza a Pisa, si fece carico di un consistente restauro dell'altare maggiore del duomo nel 1825. Contribuì anche alla nascita della Cassa di Risparmio di Pisa nel 1834.

[21] Il 6 gennaio  1821 fu ristabilita la diocesi di Norcia con la bolla Ad tuendam di papa Pio VII ricavandone il territorio dalla sede spoletina. La diocesi, costituita da oltre un centinaio di parrocchie, fu resa immediatamente soggetta alla Santa Sede.  Il primo vescovo fu Gaetano Bonanni (1821- 1843), a cui spettò il compito di organizzare la nuova diocesi e di impiantarvi le istituzioni principali in ottemperanza alle indicazione previste dalla bolla Ad tuendam. Per il mantenimento della mensa vescovile e del seminario diocesano furono destinate le rendite del monastero di San Benedetto di Norcia, che divenne anche sede vescovile, dell'abbazia di Sant'Eutizio e dell'abbazia di Sassovivo in diocesi di Foligno.[24]

[22] Giovanni Soglia Ceroni (Casola Valsenio, 11 ottobre 1779 – Osimo, 12 agosto 1856) è stato un cardinale italiano; fu stretto collaboratore di cinque Papi: Pio VII, Leone XII, Pio VIII, Gregorio XVI e Pio IX. Fu vicino a Pio VII fino agli ultimi giorni. Papa Chiaramonti, che si fidava ciecamente di lui, non sottoscrisse il proprio testamento finché non l'ebbe fatto leggere a Soglia Ceroni. Morto Pio VII ed eletto Leone XII, il Soglia fece parte nel 1823 della commissione che elaborò un piano di riforma dell'istruzione pubblica. L'anno seguente il pontefice istituì una nuova congregazione per attuare la riforma stessa (bolla Quod divina sapientia, 28 agosto 1824 istitutiva della Congregazione degli studi) e nominò come segretario dell'organismo Soglia Ceroni. In seguito fu nominato arcivescovo titolare di Efeso (1826). Sul piano culturale va segnalata la sua lunga amicizia con monsignor Antonio Rosmini, frequentato assiduamente negli anni del suo soggiorno romano. Rosmini tenne una delle sue prime conferenze sul comunismo su invito del Soglia Ceroni. Dopo il breve pontificato di Pio VIII (1829-1830), Soglia Ceroni ricevette nuovi importanti incarichi da Gregorio XVI (1830-1846). Fu nominato Segretario della Congregazione dei vescovi e regolari (1834), consultore di quella degli affari ecclesiastici straordinari, dell'Indice e del Sant'Uffizio. Nel concistoro del 12 febbraio 1838 il pontefice gli conferì il titolo onorifico di Patriarca di Costantinopoli dei Latini e lo creò cardinale presbitero dei Santi Quattro Coronati (pubblicato il 18 febbraio 1839). Insieme alla porpora fu nominato vescovo di Osimo e Cingoli. Si trasferì quindi nelle Marche, dove rimase negli anni successivi. Iniziare un ministero pastorale a sessant'anni non era cosa consueta a quei tempi. Prese possesso della diocesi il 25 marzo 1839.

[23] Filippo Maria Albertino Bellenghi (Forlimpopoli, 23 settembre 1757 – San Gregorio sul Monte Celio, 22 marzo 1839) è stato un arcivescovo cattolico e naturalista italiano. Frate camaldolese dal 1773, dopo aver completato gli studi teologici fu vicario generale e procuratore del suo ordine, consultore della Congregazione dell'Indice, presidente del Collegio filosofico dell'Università di Roma, arcivescovo titolare di Nicosia, visitatore apostolico in Sardegna e nella diocesi di Forlì.

Autore di molte opere di teologia, morale, diritto canonico e archeologia sacra, si occupò anche si scienze naturali con lo scopo di valorizzare e sfruttare convenientemente i boschi. Studioso della flora appenninica, pubblicò un libro avente per oggetto il Processo sulle tinte che si estraggono dai legni ed altre piante indigene (1811), che gli valse la medaglia d'argento all'Istituto di scienze, lettere e arti del Regno d'Italia.

[24] La diocesi di Agatopoli (in latino: Dioecesis Agathopolitana) è una sede soppressa del patriarcato di Costantinopoli e sede titolare della Chiesa cattolica. Uno dei vescovi fu Gregorio Muccioli † (19 aprile 1822 - 1837 deceduto)

[25] Michele Virgili † (29 marzo 1819 - 23 settembre 1855 deceduto)   Il 20 agosto 1827 il vescovo di Comacchio Michele Virgili creò, alle dipendenze dell'arcipretura di Mezzogoro, la curazia di Ariano e nel 1843, sempre il vescovo Virgili, la rese indipendente da Mezzogoro

[26] Cesare Brancadoro (Fermo, 28 agosto 1755 – Fermo, 12 settembre 1837) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano. Nato a Fermo il 28 agosto 1755 era figlio del conte Giuseppe Brancadoro. Seguì la carriera ecclesiastica e fu arciprete a Fermo. Passato a Roma divenne prefetto della biblioteca del papa Pio VI. Nel 1789 fu nominato arcivescovo titolare di Nisibi; ricevette la consacrazione episcopale il 25 luglio 1790 per l'imposizione delle mani dell'arcivescovo Andrea Antonio Silverio Minucci. Nel 1792 fu nominato nunzio apostolico in Belgio, nel 1795 vicario della basilica vaticana del cardinale duca di York, Enrico Benedetto Stuart, e nel 1797 segretario della Congregazione de Propaganda Fide. L'11 agosto del 1800 fu nominato vescovo di Orvieto (dove ebbe come vicario generale l'erudito Giuseppe Colucci) e nel 1803 arcivescovo di Fermo. Nel concistoro del 23 febbraio 1801 fu elevato a cardinale protopresbitero dal papa Pio VII, con il titolo cardinalizio di San Girolamo dei Croati. Dal 1820 ebbe il titolo di Sant'Agostino. Partecipò al conclave del 1823 che elesse papa Leone XII. Fece edificare nell'arcidiocesi di Fermo la chiesa dell'Annunziata a Porto Sant'Elpidio (1823) ed eresse la propria residenza con un palazzo a Sant'Elpidio a Mare, dove gli è stata intitolata una piazza. All'interno della curia pontificia fu parte del "partito degli intransigenti" che si proponevano di difendere il primato papale. Nel 1798 con l'avvento della Repubblica romana, nella sua qualità di segretario della congregazione de Propaganda Fide, aveva tentato di ripristinarne le attività da Fermo e da Parma, creando un conflitto di attribuzioni con Stefano Borgia, nominato dal papa pro-prefetto nel 1799. Morì nell'arcidiocesi di Fermo il 12 settembre 1837 all'età di 82 anni. l futuro cardinale praticò attività letterarie prima degli impegni nella curia romana[3] e in particolare tradusse l'opera devozionale Meditations among tombs, di James Hervey (1714-1758), pubblicata una prima volta nel 1746. In seguito diede alle stampe numerosi opuscoli, discorsi e traduzioni legati alla propaganda delle proprie idee su temi di politica religiosa. Le sue opere furono raccolte in un'edizione in più volumi (Opere dell'e.mo e r.mo sig.card. Cesare Brancadoro arcivescovo e principe di Fermo) della stamperia Pallade negli anni 1806-1807: i primi due comprendono la traduzione di Hervey con alcune aggiunte scritte dallo stesso porporato (Le mie meditazioni su le tombe, I-II) e l'ottavo in una traduzione dal latino del Libro unico di L. Celio Lattanzio Firmiano sopra le morti de' persecutori della Chiesa scritto a Donato illustre confessor di que' tempi. I volumi comprendono inoltre scritti vari, discorsi e alcune lettere (Parenesi recitate in occasione di varj sposalisj e alcune lettere scritte a diversi, Discorsi recitati per la vestizione e professione di varie religiose e Opuscoli varj).

[27] Salvatore Lettieri † (27 giugno 1825 – 6 ottobre 1839 deceduto), titolare di una poderosa biblioteca

[28] Giuseppe Maria Pellicano 21.12.1818 - + 18.6.1833 Giuseppe Maria Pellicano fu vescovo della nostra diocesi dal 1818 al 1833, ultimo “indigeno” a tenerne la cattedra. Era, infatti, originario di Gioiosa Jonica, nato (1864) in una delle famiglie patrizie più cospicue di quella città, ed ivi aveva svolto il ministero sacerdotale come parroco di Santa Caterina, poi come arciprete della Matrice. Molto considerato dal vescovo Vincenzo Barisani (1798-1806), era stato gratificato del titolo di arcidiacono onorario e dallo stesso era stato anche delegato a compiere alcune visite pastorali. Un chierico illustre, insomma. Con la nomina a vescovo (“presentato” dal re di Napoli Ferdinando I), ricevette l’impegno a riparare la cattedrale, che, gravemente danneggiata dal terremoto del 1783, era rimasta allo stato di rudere a causa delle vicende cui era andata soggetta la diocesi negli anni 1783-1818. E la riparazione della cattedrale fu indiscutibilmente l’obiettivo principale del suo episcopato, che  gli costò dieci anni di fatiche e la spesa di circa 24mila ducati, attinti in gran parte dal patrimonio personale. Insieme con la riparazione delle strutture murarie, mons. Pellicano ebbe a cuore anche l’arricchimento della suppellettile liturgica del maestoso tempio, che, infatti, fu impreziosita, tra l’altro, con il pregevole ostensorio – «per ricchezza, grandezza e lavoro artistico uno dei più belli della Calabria» (A. Oppedisano) – che oggi, a lui intestato, costituisce uno dei “pezzi” pregiati del Museo Diocesano. Si tratta di un oggetto davvero notevole: pesa circa dieci chilogrammi, è fatto di argento e d’oro, è costato per alcuni 1.200, per altri 2.000 ducati; nelle schede che lo descrivono è detto realizzato in una ancora non identificata bottega orafa napoletana nella prima metà del XIX secolo, tra gli anni 1824 e 1832, su progetto e direzione di un maestro neppure esso identificato. Ebbene, un Cenno biografico di Giuseppe Maria Pellicano Vescovo di Gerace (scritto nel 1875 da Giuseppe Pellicano Spina, pronipote del presule) affiorato casualmente dalle mie tante carte (dove l’avevo riposto e dimenticato, donatomi in fotocopia non so da chi, ma credo dall’indimenticabile mons. Vincenzo Nadile) consente di conoscere finalmente l’artista autore dell’opera e di restringere di qualche anno l’arco temporale della realizzazione. Si legge, infatti, in tale Cenno: «Nè quì tacer devesi un’opera assai distinta e singolare, di cui in sulle prime [mons. Pellicano] volle adornare la novella Chiesa Cattedrale, che si è appunto una grandiosa e preziosissima Sfera, che per solo stupendo disegno ideato dal rinomatissimo Architetto di Serra Domenico Barillaro troppo noto nelle Calabrie per suo straordinario ingenio n’erogò ducati cento venti, e che poi nell’eseguirsi in Napoli da valente Orefice Giojielliere si rinvennero delle difficoltà in materia di arte, in guisa che il Barillaro a bella posta si dové in Napoli conferire, ed ove trattenne sino a che tanto esimio lavoro non venne a compimento, e tutto a spese di Monsignor Pellicano. Singolare sacro monumento si è questo, che tutto giorno si rende ostensivo ad ogni straniero che si fa a visitare il Duomo in Gerace. Onde a giusto titolo in Diocesi di Gerace la fama di Monsignor Giuseppe Maria Pellicano sarà eterna e duratura». L’artista ha dunque un nome e cognome ben precisi: Domenico Barillaro, che era di Serra San Bruno (ivi nato nel 1788), qualificato “architetto” nel Cenno, altrove semplicemente “mastro” [cioè, “maestro”] e che, tra le altre sue realizzazioni, nel 1820 disegnò un altrettanto pregevole ostensorio per la chiesa matrice della sua città (verosimilmente visto da mons. Pellicano durante una visita pastorale a Serra – che allora apparteneva alla nostra diocesi – e immediatamente desiderato più bello anche per la cattedrale di Gerace), purtroppo trafugato nel 1982 e mai più ritrovato. Domenico Barillaro è ben noto agli storici d’arte, i quali, tra le sue opere, potranno ora annoverare anche l’ostensorio di Gerace. E poiché Domenico Barillaro morì nel 1829, è evidente che il suo capolavoro geracese deve essere stato realizzato a Napoli entro tale data, cioè non tra 1824 e 1832, ma tra 1824 e 1829. Il Cenno, purtroppo, non ci rivela il nome dell’argentiere realizzatore, ma non sempre è possibile avere tutto ciò che vorremmo avere.

[29] Ignazio Giovanni Cadolini (Cremona, 4 novembre 1794 – Ferrara, 11 aprile 1850) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano. Nacque a Cremona il 4 novembre 1794. Il 3 luglio 1826 fu nominato vescovo di Cervia. Il 12 febbraio 1838, dopo il suo rientro a Roma, fu nominato arcivescovo di Edessa e allo stesso tempo divenne segretario della Congregazione di Propaganda Fide. Papa Gregorio XVI lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 27 gennaio 1843 ed il 30 gennaio successivo venne consacrato arcivescovo di Ferrara. Partecipò al conclave del 1846, che elesse papa Pio IX. Al termine della prima guerra d'indipendenza gli austriaci con il generale Haynau entrarono a Ferrara il 19 febbraio 1849 ed imposero una forte taglia come risarcimento per l'accoglienza data dai ferraresi ai volontari italiani; in caso contrario gli austriaci minacciavano di bombardare la città. Il cardinale riuscì a far desistere gli austriaci dal loro proposito, ma fu necessario pagare quanto da loro richiesto. Morì l'11 aprile 1850 all'età di 55 anni.

[30] Michele Palmieri (Monopoli, 30 settembre 1757 – Monopoli, 24 novembre 1842) è stato un vescovo cattolico italiano. Michele Palmieri nacque a Monopoli il 30 settembre 1757. Ricevette l'ordinazione presbiterale il 18 dicembre 1773. Il 29 gennaio 1798 fu nominato vescovo di Mottola da papa Pio VI. Ricevette la consacrazione episcopale il successivo 2 febbraio dal cardinale Giulio Maria della Somaglia, co-consacranti gli arcivescovi Francesco Saverio Passari e Ottavio Boni. Il 29 ottobre 1804 fu nominato vescovo di Troia, ove rimase fino al 3 maggio 1824, quando fu trasferito alla sede di Monopoli. Morì a Monopoli il 24 novembre 1842.

[31] Francesco Maria Cipriani, Vescovo di Veroli (1814-1843) . Benedettino Celestino che, dopo essere stato mandato in esilio da Napoleone Bonaparte, nel 1814 è diventato vescovo di Veroli 

[32] Potrebbe essere forse il vescovo Pau Colmenares y ventura, che tenne la diocesi dal 1825 al 1832. Il periodo è lo stesso.

[33] Costantino Patrizi Naro (Siena, 4 settembre 1798 – Roma, 17 dicembre 1876) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano. Nato a Siena il 4 settembre 1798, figlio del marchese Giovanni e da Cunegonda, figlia del principe Saverio di Sassonia. Era discendente di una nobile famiglia della città che già aveva vantato un cardinale, Benedetto Naro, di cui egli era pronipote. Egli ricevette il battesimo il 12 dicembre del 1798. Frequentando il Collegio dei Protonotari di Roma ottenne la laurea in utroque iure e venne ordinato sacerdote il 16 giugno 1819, venendo poco dopo assegnato al rango di reggente del tribunale della penitenzeria apostolica. Nominato prelato domestico di Sua Santità, fu uditore del tribunale della Sacra Rota. Eletto arcivescovo titolare di Filippi dal 15 dicembre 1828, venne consacrato il 21 dicembre di quell'anno nella chiesa di Santa Caterina da Siena a Roma per opera del cardinale Carlo Odescalchi, prefetto per la Sacra Congregazione dei vescovi e regolari, assistito da Lorenzo Mattei, patriarca titolare di Antiochia, e da Daulo Augusto Foscolo, arcivescovo di Corfù. Dal 16 gennaio 1829 sino al 2 luglio 1832 fu in carica come Nunzio apostolico in Toscana e successivamente venne nominato prefetto del palazzo apostolico. Creato cardinale e riservato in pectore nel concistorio del 23 giugno 1834, il suo nome venne reso pubblico l'11 luglio 1836, ricevendo il 14 luglio di quell'anno la berretta cardinalizia ed il titolo di cardinale presbitero di San Silvestro in Capite dal 21 novembre. Fino alla nomina del cardinale Gabriel della Genga Sermattei è stato il porporato italiano più giovane. Prefetto per la Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari dal 6 luglio 1839, fu vicario generale di Sua Santità per la città di Roma dal 22 dicembre 1841. Arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore (24 maggio 1845), partecipò al conclave del 1846 nel quale venne eletto papa Pio IX. Optò quindi per l'ordine dei cardinali-vescovi ed occupò la sede suburbicaria di Albano dal 20 aprile 1849. Camerlengo del Sacro Collegio dal 15 marzo 1852, rimase in carica sino al 7 marzo 1853. Prefetto per la Sacra Congregazione dei Riti dal 27 giugno 1854, divenne segretario del Supremo Sacro Collegio per la Romana e Universale Inquisizione dal 10 ottobre 1860 sino alla morte. Suddiacono del Sacro Collegio, divenne arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano dal 21 settembre 1867. Optò quindi per il titolo di cardinale vescovo di Ostia e Velletri dall'8 ottobre 1870, divenendo Decano del Sacro Collegio. Morì a Roma il 17 dicembre 1876. La sua salma venne esposta nella chiesa romana di Sant'Apollinare e venne sepolto nella cappella di famiglia nella chiesa della Natività di via Nomentana a Roma.

[34] Vescovo Gelasio Serao nato  nel 1772 , a Cariati fatto Vescovo dal 1819 al 1838/39.  Il 27 giugno 1818 con la bolla De utiliori di papa Pio VII furono soppresse le diocesi di Cerenzia, di Strongoli e di Umbriatico e il loro territorio fu incorporato in quello della diocesi di Cariati, che rimase l'unica suffraganea di Santa Severina. Con queste annessioni, Cariati «diventava una delle diocesi più estese della Calabria, arrivando a comprendere ben venti paesi: Cariati, Cerenzia, Strongoli, Umbriatico, Terravecchia, Scala Coeli, San Morello, Crucoli, Cremissa (Cirò), Verzino, Savelli, Casino, Caccuri, San Nicola dell'Alto, Pallagorio, Carfizzi, Casabona, Zinga, Melissa, Belvedere Spinello» Secondo le fonti organizzò la nuova diocesi dal punto di vista amministrativo e pastorale; per questo compito utilizzò la strumento dei sinodi, che celebrò nel 1823, nel 1827 e nel 1837.

[35] Eustachio Dentice (Pollena, 10 luglio 1766 – Manfredonia, 24 marzo 1830) è stato un arcivescovo cattolico italiano. Era figlio di don Carlo, secondo duca di Accadia, e di sua moglie donna Marianna Caracciolo, dei principi di Pettoranello. Apparteneva all'ordine dei chierici regolari teatini. Fu arcivescovo metropolita di Manfredonia e amministratore apostolico perpetuo di Vieste dal 1818 alla morte. Benedisse per la prima volta a Rodi Garganico la chiesa madre, ovvero il santuario di San Nicola Di Mira.

[36] Adeaodato Giuseppe Venturirni (dal 13 agosto 1821 al 1º settembre 1837).

[37] Sebastiano Maggi, Vescovo di Arezzo dal 9 aprile 1827 al 3 aprile 1839 (giorno del decesso)

[38] Giovanni Alessandro Muzi (Roma, 1º gennaio 1772 – Spoleto, 30 novembre 1849) è stato un arcivescovo cattolico italiano.  Studiò nel seminario romano e vi insegnò filosofia. Nel 1817 entrò nel servizio diplomatico della Santa Sede come uditore di Paolo Leardi, nunzio apostolico a Vienna. Fu consacrato arcivescovo di Filippi in partibus nel 1823 e inviato come delegato apostolico in Cile, ma incontrò notevoli difficoltà e fu costretto a lasciare il paese poco tempo dopo senza aver provveduto alla selezione di nuovi vescovi.

Rientrato in Italia, fu eletto arcivescovo di Città di Castello: vi fondò la congregazione delle Figlie della misericordia, per l'assistenza agli infermi. È autore delle Memorie ecclesiastiche e civili di Città di Castello.

[39] Pietro Antonio Luciani (24 maggio 1824 - 12 luglio 1841 dimesso)

[40] La diocesi di Nepi (in latino: Dioecesis Nepesina) è una sede soppressa della Chiesa cattolica, oggi sede vescovile titolare. Nel 1830 era vescovo  mons. Anselmo Basilici † (25 maggio 1818 - 5 settembre 1840 deceduto)

[41] vescovo. Andrea Portanova. Vescovo di Lucera (1818-1840).

[42] Canonico, Scrittore e dottore in Teologia Giuseppe Lastaria di Vettica Maggiore, figlio di Giovanni e Giovannella Rocco, nato nel 1766, che divenne tesoriere e teologo della Metropolitana Chiesa di Amalfi e vicario generale capitolare Diocesi di Amalfi, dopo avere insegnato nel seminario diocesano filosofia, diritto di natura e matematica. Morì ad Amalfi nel 1833?.

[43] Vincenzo Maria Armentano, O.P. † (12 luglio 1824 - 15 agosto 1846 deceduto). Frate Vincenzo Maria Armentano dell’ordine dei Predicatori Professore di sacra teologia per grazia di Dio e della Sede Apostolica VESCOVO DELLA CHIESA DI MILETO Barone di Galatro e dipendente direttamente dalla medesima Santa Sede   Nato a Mormanno il 1766 morì a Mileto il 15 agosto del 1846. Già Priore del Convento di Soriano, nominato vescovo, nel 1824, esercitò il ministero per 22 anni. Scrisse: Memorie storiche del santuario di San Domenico in Soriano; Vita ed opere del vescovo Pasquale Taccone; La presente Lettera Pastorale  Oggi, la diocesi – riunita - di Mileto-Nicotera-Tropea (in latino: Dioecesis Miletensis-Nicotriensis-Tropiensis) è una sede della  Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Nel 2019 contava 158.265 battezzati su 173.340 abitanti. È retta dal vescovo Luigi Renzo. Patroni della diocesi sono Maria Santissima Assunta e di Romania e san Nicola vescovo. Sede vescovile è la città di Mileto, dove si trova la basilica cattedrale di Santa Maria Assunta e San Nicola. A Nicotera e a Tropea sorgono le concattedrali, dedicate rispettivamente a Santa Maria Assunta e a Maria Santissima di Romania. Nel territorio diocesano si trova anche la basilica-santuario della Madonna di Monserrato a Vallelonga.

[44] Giacomo Giustiniani (Roma, 20 dicembre 1769 – Roma, 24 febbraio 1843) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano. Giacomo Giustiniani nacque a Roma il 20 dicembre 1769. Membro di una delle più importanti famiglie patrizie della città, era figlio di Benedetto, principe di Bassano, e della nobile Cecilia Carlotta Mahoni (Mahony)[1]. Suo nipote Carlo Odescalchi sarà anch'egli cardinale. Avviato alla carriera ecclesiastica, frequentò il Collegio Urbano di Roma e quindi l'Università La Sapienza, ove ottenne il dottorato in utroque iure il 20 dicembre 1792. Entrò quindi nella prelatura romana in quello stesso anno divenendo protonotario apostolico partecipante. Nel 1793 divenne referendario del tribunale della Segnatura Apostolica e fu vice legato in Romagna, facendo il suo ingresso a Ravenna, sede della legazione, il 14 dicembre di quello stesso anno. Nel 1795 fu nominato protonotario della Sacra Congregazione dei Riti. L'invasione francese dell'Italia del 1796 causò il suo rientro a Roma (3 luglio). Nominato governatore di Perugia il 30 marzo 1797, rimase in carica sino al 1798. Ma l'avanzata delle truppe francesi continuava: nel febbraio 1798 i napoleonici conquistarono Roma. Il giorno prima dell'invasione francese dell'Urbe, Giustiniani venne nominato presidente della Commissione di Stato. Dopo la proclamazione della Repubblica Romana (15 febbraio 1798) si rifugiò nel Regno di Napoli. I francesi lasciarono Roma nel settembre 1799. Il 2 ottobre seguente il nuovo pontefice Pio VII nominò Giustiniani presidente della Giunta di Stato (a far data dal 10 novembre), con l'incarico di perseguire i partigiani dell'ormai decaduta repubblica romana. Con la rioccupazione di Roma ad opera dei francesi (1805, Giacomo Giustiniani preferì lasciare la prelatura, vivendo da laico e dedicandosi a viaggiare in Italia ed in Europa, fino al 1814. Dopo la restaurazione pontificia (Congresso di Vienna), egli tornò a Roma e riassunse le proprie funzioni alla commissione di stato nonché quella di governatore provvisorio di Roma dal 22 settembre 1814, venendo nominato il giorno successivo al rango di vice-governatore. Venne quindi reintegrato nella prelatura romana col titolo di prelato domestico (dal 1º ottobre 1814) e fu nominato coadiutore di Pietro Maria Negroni, giudice della curia capitolina (19 novembre 1814). Durante l'esilio di papa Pio VII a Genova (22 marzo-7 giugno 1815), fu membro della Giunta di Stato presieduta dal cardinale Giulio Maria Della Somaglia. Il 6 luglio 1815 venne nominato delegato apostolico a Bologna, ove curò la restaurazione completa del governo pontificio. Fu ordinato sacerdote il 21 dicembre 1816. L'episcopato Eletto arcivescovo titolare di Tiro e nominato contestualmente nunzio apostolico in Spagna, il 14 aprile 1817, ricevette la consacrazione episcopale il 20 aprile 1817 nella Basilica di San Pietro in Vaticano per mano del cardinale Alessandro Mattei, vescovo di Ostia e Velletri, decano del Sacro Collegio dei Cardinali, assistito da Giovanni Francesco Guerrieri, arcivescovo titolare di Atena, e da Candido Maria Frattini, arcivescovo titolare di Filippi. Espulso dalla Spagna per via della rivoluzione liberale, risiedette a Bordeaux dal gennaio al settembre del 1823 e poté quindi rientrare alla corte di re Ferdinando VII di Spagna che era stato restaurato al trono per l'intervento dell'esercito regio francese. Tornò in Italia nel 1826 allorché fu nominato vescovo di Imola, sede ove mantenne il titolo personale di arcivescovo.  Il 2 ottobre 1826, Papa Leone XII lo elevò al rango di cardinale con dispensa per avere già un nipote nel Sacro Collegio dei Cardinali. Ricevette la berretta cardinalizia il 5 luglio 1827 ed il titolo dei santi Pietro e Marcellino il 17 settembre successivo. Prese parte al conclave del 1829 dal quale risultò eletto papa Pio VIII e nuovamente a quello del 1830-31 ove però il cardinale Juan Francisco Marco y Catalán, portavoce del re di Spagna, esercitò nei suoi confronti il diritto di veto. Nominato abate commendatario dell'abbazia di Farfa dal 1831 al 1833, fu Segretario dei Memoriali dal 4 febbraio 1831. Il 16 dicembre 1832 rassegnò le dimissioni da vescovo di Imola. Proseguì il suo servizio alla Chiesa nell'Urbe, dove ricoprì la carica di prefetto della Sacra Congregazione dell'Indice (dal 21 novembre 1834). Nel 1837 fu nominato arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano e contestualmente prefetto della Sacra Congregazione della Reverenda Fabbrica di San Pietro (1º luglio 1837). Camerlengo di Santa Romana Chiesa dal 2 ottobre 1837 sino alla morte, optò quindi per l'ordine dei cardinali vescovi ed ottenne la sede suburbicaria di Albano dal 22 novembre 1839. Dal 24 gennaio 1842 al 27 gennaio 1843 fu Camerlengo del Sacro Collegio dei Cardinali. Morì a Roma il 24 febbraio 1843, all'età di 73 anni. La sua salma venne esposta nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, a Roma, ove si tennero anche i funerali con la partecipazione di papa Gregorio XVI; fu sepolto nella tomba di famiglia nella stessa chiesa.

[45] La diocesi di Rodez (in latino: Dioecesis Ruthenensis) è una sede della Chiesa cattolica in Francia suffraganea dell'arcidiocesi di Tolosa. Nel 2017 contava 275.977 battezzati su 280.258 abitanti. In seguito al concordato con la bolla Qui Christi Domini di papa Pio VII del 29 novembre 1801 la diocesi fu soppressa e il suo territorio diviso fra le diocesi di Cahors e di Saint-Flour. Il concordato del 1817 prevedeva il ristabilimento della diocesi; per questo motivo fu nominato vescovo Charles-André-Toussaint-Bruno de Ramond-Lalande, il quale tuttavia non entrò mai in carica poiché il Parlamento di Parigi non approvò l'accordo con la Santa Sede. Solo il 6 ottobre 1822 la diocesi fu ristabilita con la bolla Paternae charitatis del medesimo papa Pio VII, ricavandone il territorio dalla diocesi di Cahors. Una porzione del suo antico territorio fu ceduta alla diocesi di Montauban. Un gruppo di preti e di fedeli, sostenuti dal vescovo in esilio Charles Colbert de Seigneley, si opposero al regime concordatario e, rifiutandosi di sottomettersi al nuovo vescovo Charles de Ramond-Lalande, dettero origine ad uno scisma e ad una Chiesa nota con il nome di Petite Eglise. Lo scisma rientrò verso la metà dell'Ottocento; alcuni preti però resistettero e l'ultimo morì impenitente nel 1896. Lo scisma continuò fino al 1911 nella vicina diocesi di Saint-Flour.  Il 27 maggio 1875 i vescovi di Rodez ottennero di aggiungere al proprio titolo quello di vescovi di Vabres, sede soppressa che ricade nel territorio diocesano. L'8 dicembre 2002, con la riorganizzazione delle circoscrizioni ecclesiastiche francesi, è entrata a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Tolosa.

[46] Domenico Orlando, all'anagrafe Santo Francesco (Prizzi, 1º novembre 1756 – 21 aprile 1839), è stato un vescovo cattolico italiano. Nacque a Prizzi, allora nella diocesi di Girgenti, il 1º novembre 1756. Battezzato con il nome di Santo Francesco, entrò giovanissimo nell'ordine dei frati minori conventuali dove emise i voti all'età di 16 anni prendendo il nome di Domenico. Laureatosi in teologia, ricevette l'ordinazione presbiteriale il 18 settembre 1779. Dopo aver espletato vari incarichi all'interno dell'ordine, il 13 agosto 1823 re Ferdinando I lo indicò come vescovo di Catania e fu nominato da papa Leone XII il 24 novembre successivo. Ricevette l'ordinazione episcopale il 7 dicembre seguente dall'arcivescovo e futuro cardinale Alessandro Giustiniani, nunzio apostolico nel Regno delle Due Sicilie. Morì il 21 aprile 1839 dopo 15 anni di governo pastorale della diocesi.

[47] Pietro Tasca (Palermo, 25 novembre 1756 – Cefalù, 2 gennaio 1839) è stato un vescovo cattolico italiano. È nato a Palermo nell'omonima arcidiocesi nel 1756, probabilmente il 25 novembre. Il papa Leone XII lo ha nominato vescovo di Lipari il 13 marzo 1826; ha ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 21 maggio dal cardinale Pietro Gravina, arcivescovo metropolita di Palermo. Il 17 settembre 1827 lo stesso Papa lo ha nominato vescovo di Cefalù. È morto a Cefalù il 2 gennaio 1839.

[48] Nicolò Gatto (Patti, 9 settembre 1785 – Patti, 31 dicembre 1831) è stato un vescovo cattolico italiano. Nacque a Patti il 9 settembre 1785, figlio di Anselmo e Angela Bonsignore. Fu dottore in Sacra Teologia, Priore del Capitolo della Cattedrale, vescovo coadiutore di mons. Silvestro Todaro. Fu eletto vescovo della diocesi di Patti il 15 novembre 1823. Morì a Patti il 31 dicembre 1831.  La diocesi di Patti è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. Nel 2016 contava 164.700 battezzati su 169.800 abitanti. 

[49]Francesco Maria Coppola (Nicotera, 12 aprile 1773 – Oppido Mamertina, 11 dicembre 1851) è stato un vescovo cattolico italiano.  Nacque da una nobile famiglia di Nicotera ove fu rettore del seminario nonché canonico-teologo del capitolo della cattedrale. Nel 1822 fu nominato vescovo di Oppido Mamertina succedendo alla guida della diocesi a mons. Ignazio Greco. Fu consacrato dal cardinale Giulio Maria della Somaglia assistito da mons. Daulo Augusto Foscolo e Antonio Baldini. Uomo colto e pragmatico, costruì la nuova cattedrale di Oppido Mamertina che inaugurò, anche se ancora non del tutto completata, nel 1844[2]. Il suo nome è legato anche alla costruzione in Oppido dell'ospedale civile, l'attuale Ospedale Maria Pia di Savoia. Morì nel dicembre 1851. Le sue spoglie mortali sono conservate nella cattedrale di Oppido Mamertina. Queste le parole pronunciate dal vicario Grillo in occasione dell'orazione funebre: «Mirate questo Tempio magnifico, che maestosi si estolle, emulatore delle più grandiose Chiese del Regno; esso è l'opera più pregevole delle sue mani ... Queste altissime Torri, che sorgono gigantesche, e le cui alte volte, novelle campane da lui consacrate allietano coi sonori lor tuoni ... Questa magnifica Ara di finissimi marmi, questi molteplici Altari ... Questi ornati, questi arredi ricchi, e preziosi, questi elegantissimi quadri, l'organo dei dolci, armonici e melodiosi concerti, il pavimento marmoreo, la magnifica sagrestia, il coro  La diocesi di Oppido Mamertina-Palmi è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. 

[50]Potrebbe trattarsi di Luigi Maria Canestrari † (19 dicembre 1825 - 19 ottobre 1846 deceduto), vescovo di Montalto, tenendo conto che il nome Aloisio Deriva, tramite vari passaggi, da un antico nome germanico, più precisamente francone, Chlodowich, Hlodwig o Hlodowig ; esso si sviluppò prima nelle forma Clodovicus, divenuta poi Ludovicus e quindi Looïs e Luis in francese antico, e da lì giunta in italiano come Luigi. Lungo il percorso, dal nome originario si sono sviluppati diversi nomi allotropi di Luigi, usati più o meno indipendentemente l'uno dall'altro e ciascuno con le proprie varianti, quali Aligi, Aloisio, Alvise, Clodoveo e Ludovico[1][4].  La diocesi “OGGI RIUNITA”  di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto (in latino: Dioecesis Sancti Benedicti ad Truentum-Ripana-Montis Alti) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Fermo appartenente alla regione ecclesiastica Marche.

[51] Carlo Maria Cernelli (Napoli, 1759 – Chieti, 18 maggio 1837) è stato un arcivescovo cattolico italiano. Fu ordinato prete il 16 marzo 1782 per il clero secolare di Napoli. Maestro in sacra teologia, papa Pio VII lo elesse arcivescovo di Chieti nel concistoro segreto del 19 aprile 1822;  lo stesso giorno, nella sua cappella privata, il cardinale Ercole Consalvi gli impose il pallio.  Fu consacrato domenica 21 aprile 1822 nella chiesa del Gesù in Roma dal cardinale Bartolomeo Pacca, vescovo di Porto, assistito da Giovanni Francesco Guerrieri, vescovo Rimini, e dall'arcivescovo Carlo Zen, nunzio apostolico in Svizzera.  Prese possesso canonico dell'arcidiocesi teatina il 22 novembre 1822. Fu autore di numerosi scritti teologici e di devozione: ha lasciato un Manuale Theologiae Dogmaticae..., edito da Sangiacomo di Napoli nel 1830.

[52] Belisario Cristaldi (Roma, 11 luglio 1764 – Roma, 25 febbraio 1831) è stato un cardinale italiano. Nacque a Roma, l'11 luglio 1764 da Ascanio de Noha, di famiglia patrizia leccese, e da Marianna Guglielmi, appartenente ad una potente famiglia frusinate. Laureato in utroque iure, divenne segretario della Sacra Rota e uditore del vicario. Papa Pio VII lo incaricò di riformare il sistema assistenziale romano. Eletto nel 1817 rettore dell'Università "La Sapienza" di Roma, fu successivamente nominato uditore del papa e nel 1820 tesoriere generale dello Stato Pontificio. Esperto dell'amministrazione pontificia, esponente di quella corrente di moderati riformatori che avevano cercato di orientare il decennio seguito alla restaurazione post napoleonica verso esiti di risanamento della finanza dello Stato, per suo diretto interessamento nel 1823 fra la torre Alessandrina e la torre Clementina, tratto litoraneo al fiume che oggi si chiama via Torre Clementina, nacque il borgo marinaro di Fiumicino, su progetto di Giuseppe Valadier, che tuttavia non fu completamente realizzato . Mantenne l'incarico di tesoriere anche sotto il pontificato di papa Leone XII che lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 15 dicembre 1828. Fu importante collaboratore di papa Pio VIII, sotto il quale assunse anche il ruolo di cardinale camerlengo dal 1830 al 1831. Morì il 25 febbraio 1831 all'età di 66 anni pochi giorni dopo l'elezione al soglio pontificio di papa Gregorio XVI. Venne sepolto a Roma nella chiesa di Santa Caterina dei Senesi.

[53] Filippo Speranza † (29 ottobre 1804 - 12 agosto 1834 deceduto)

[54] Emanuele Maria Bellorado  (Napoli, 2 luglio 1765 – Napoli, 29 ottobre 1833) è stato un arcivescovo cattolico italiano. Emmanuele Maria Bellorado nacque a Napoli il 2 luglio 1765, da Bonaventura e Teresa Fusco. Entrò nell'Ordine dei frati predicatori dedicandosi allo studio della teologia e filosofia.  Ordinato sacerdote, fu professore nel convento di San Domenico Maggiore, a Napoli. Nominato da papa Leone XII vescovo di Catanzaro, fu trasferito nel 1828 all'arcidiocesi di Reggio Calabria. Ne fu arcivescovo dal 1828 al 1829. La città viveva un periodo di contese e ribellioni che preoccupavano il governo borbonico e Bellorado si pose come garante della pace agendo per garantire il mantenimento dell'ordine pubblico. Nominato vescovo di Sant'Agata de' Goti e Acerra nel 1829, morì a Napoli il 29 ottobre 1833 nel convento di San Domenico Maggiore. La diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti (in latino: Dioecesis Cerretana-Thelesina-Sanctae Agathae Gothorum) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento appartenente alla regione ecclesiastica Campania.  Sede unita aeque principaliter con Sant'Agata de' Goti (1818-1854). Il 27 giugno 1818, con la bolla  De utiliori di papa Pio VII, la diocesi di Sant'Agata de' Goti fu unita aeque principaliter alla diocesi di Acerra, fino a quando non ne fu divisa con la bolla  Nihil est  di papa Pio IX, del 30 novembre 1854. Con quest'ultimo decreto Sant'Agata de' Goti cedette alla diocesi di Acerra una porzione del suo territorio corrispondente agli attuali comuni di Arienzo, Cervino, San Felice a Cancello e Santa Maria a Vico.

[55] Giuseppe Segna † (3 maggio 1824 - 8 marzo 1840 deceduto). La diocesi di Avezzano o dei Marsi (in latino: Dioecesis Marsorum) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi dell'Aquila e appartenente alla regione ecclesiastica Abruzzo-Molise.

[56] Józef Marceli Dzięcielski † (19 dicembre 1825 - 14 febbraio 1839 deceduto)  L'arcidiocesi di Lublino (in latino: Archidioecesis Lublinensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Polonia. L'arcidiocesi comprende la parte centrale del voivodato di Lublino, in Polonia. Sede arcivescovile è la città di Lublino, dove si trova la cattedrale dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

[57] Gabriele Papa † (20 dicembre 1824 - 26 aprile 1837 deceduto), ricordato perché  il 2 luglio 1834, spedì l’ordine di trasferimento della congrega del rosario, dal monastero di san vincenzo ( attuale Villa Tritone) alla chiesa, già cattedrale di Sorrento dal xv al xvii secolo, dei ss. Felice e Bacolo, sede odierna dell’arciconfraternita. 

[58]Štefan (István) Čech (Csech) † (8 gennaio 1821 - 4 giugno 1831 deceduto). L’ arcidiocesi di Košice (in latino: Archidioecesis Cassoviensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Slovacchia L'arcidiocesi comprende le regioni di Košice e Prešov, nella Slovacchia orientale, eccettuati i distretti di Gelnica, Kežmarok, Levoča, Poprad, Rožňava, Spišská Nová Ves, nonché la parte occidentale del distretto di Stará Ľubovňa. Sede arcivescovile è la città di Košice, dove si trova la cattedrale di Sant'Elisabetta d'Ungheria. A Prešov sorge la concattedrale di San Nicola. La diocesi di Košice fu eretta il 9 agosto 1804 con la bolla In universa gregis di papa Pio VII, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di Eger, di cui era originariamente suffraganea. Nel concistoro del 25 giugno 1877 in cui papa Pio IX nominava vescovo di Košice Konštantín Schuster, la sede vescovile è descritta come una delle principali città del Regno d'Ungheria, sorgente in un'amena pianura circondata da colline con vigneti. Aveva mille case con ventimila abitanti, quasi tutti cattolici. Aveva un capitolo con sette canonici, fra cui quattro dignità, ma mancavano le prebende per il teologo e il penitenziere. La cattedrale era l'unica parrocchia della città, in cui non vi erano confraternite, ma esistevano due monasteri maschili e uno femminile, c'erano due ospedali, un monte di pietà e il seminario. Nella diocesi, piuttosto vasta, si trovavano quasi duecento parrocchie. Il 2 settembre 1937 per effetto della bolla Ad ecclesiastici di papa Pio XI divenne una diocesi immediatamente soggetta alla Santa Sede. La porzione del suo territorio che cadeva sotto territorio ungherese fu eretta in amministrazione apostolica. Il 30 dicembre 1977 in virtù della bolla Praescriptionum sacrosancti di papa Paolo VI incorporò nel proprio territorio le parrocchie della diocesi di Satu Mare che, dopo la seconda guerra mondiale, si trovarono in territorio cecoslovacco, e contestualmente entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Trnava. Il 31 marzo 1995, con il riordino delle circoscrizioni ecclesiastiche slovacche, la diocesi è stata elevata al rango di arcidiocesi metropolitana con la bolla Pastorali quidem permoti di papa Giovanni Paolo II.

[59] Pietro Antonio Nostrano † (15 marzo 1830 - maggio 1852 deceduto) L'arcidiocesi di Corfù, Zante e Cefalonia (in latino: Archidioecesis Corcyrensis, Zacynthiensis et Cephaloniensis) è una sede metropolitana senza suffraganee della Chiesa cattolica in Grecia. L'arcidiocesi estende la sua giurisdizione sui fedeli cattolici di rito latino delle Isole Ionie, ed in particolare di Corfù, Zante, Cefalonia, Leucade, Itaca e della regione dell'Epiro in Grecia. Sede arcivescovile è la città di Corfù, dove si trova la cattedrale dei Santi Giacomo e Cristoforo.

[60] Cherubino Scali, O. F. M. † 10 marzo 1823 - 14 novembre 1846, morto. Diocesi di Dionisiade Dionisiade, corrispondente alla città di As-Suwayda, nellattuale Siria, è unantica sede episcopale della provincia romana dArabia nella diocesi civile dOriente. Essa faceva parte del patriarcato di Antiochia, ed era suffraganea dellarcidiocesi di Bosra, come è attestato dalla Notitia Episcopatuum del sesto secolo.  Ci sono cinque vescovi noti di questo locale. Severus partecipato al concilio di Nicea nel 325, e Zeus al sinodo di Filippopoli di 347. Elpidio prese parte al concilio di Costantinopoli del 381. Maras ha frequentato il secondo concilio di Efeso, 349, mentre il concilio di Calcedonia è stato rappresentato e firmato gli atti in suo luogo il metropolitan Costantino di Bosra. Infine uniscrizione ci ha tramandato il nome di un quinto vescovo, Pietro, di epoca incerta.  Oggi Dionisiade sopravvive come sede vescovile titolare, la sede è vacante dal 15 novembre 1966.

[61] Nicola Mattei Baldini † (14 aprile 1817 - 27 gennaio 1842/43 nominato arcivescovo, titolo personale, di Montefiascone e Corneto).

[62] Juan Nepomuceno Lera Cano † (23 giugno 1828 - 23 giugno 1831 deceduto). Lera e Cano, Juan Nepomuceno. Peñas de San Pedro (Albacete), 26.II.1754 - Segovia, 23.I.1831. Sacerdote, deputato nelle Cortes di Cadice, vescovo di Barbastro e Segovia. Ha studiato tutta la sua carriera ecclesiastica presso il famoso seminario di San Fulgencio, a Murcia, fino a quando ha conseguito il dottorato in Sacra Teologia. Fu, successivamente, parroco di Cenicientos (Madrid), Laguardia (Álava?) [Il Dizionario Biografico del Triennio Liberale dice: "La Guardia", Madrid, ma nessun toponimo di Madrid con quel nome è noto] e San Salvador de Madrid . La provincia di La Mancha lo ha eletto deputato nelle Cortes di Cadice, dove aveva un atteggiamento dialogante ma fondamentalista; lì intervenne polemicamente contro il Burlesque Critical Dictionary di Bartolomé José Gallardo (Lera y Cano, 1812). Fernando VII lo presentò, il 19 febbraio 1815, per il Vescovado di Barbastro. Un altro vescovo di Albacete, il dottor Atanasio Puyal (Alpera, 2 maggio 1751-Calahorra, 22 aprile 1828) funse da prelato consacratore. In quell'anno (1815) fu nominato cappellano ecclesiastico biennale degli Ospedali Reali. Successivamente, il 23 giugno 1828, fu trasferito alla cattedra episcopale di Segovia, di cui prese possesso il 20 agosto 1828. A quel tempo era già "in pessime condizioni di salute e malato" (Baquero Almansa, 1884). Nel 1829 entrò a far parte della Società Patriottica di Pamplona. Iniziò la visita pastorale alle sue parrocchie segoviane e dovette sospenderla, "a seguito di un attacco di perlesia". Morì alle nove del mattino del 23 gennaio 1831, all'età di settantasei anni. Fu sepolto nella Cattedrale di Segovia. La diocesi di Segovia è una sede della Chiesa cattolica in Spagna suffraganea dell'arcidiocesi di Valladolid

[63] Frederic Cao, Sch.P. † (18 giugno 1830 - 27 giugno 1852 deceduto). La diocesi di Zama Maggiore (in latino: Dioecesis Zamensis Maior) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica. Zama Maggiore, forse identificabile con Djama nell'odierna Tunisia, è un'antica sede episcopale della provincia romana dell'Africa Proconsolare, suffraganea dell'arcidiocesi di Cartagine. Esistevano nell'Africa Proconsolare due diocesi Zamensis. Spesso i vescovi firmavano gli atti dei concili ai quali partecipavano senza specificare ulteriormente la propria sede di appartenenza. Per cui i vescovi attribuiti a questa diocesi, potrebbero appartenere anche all'omonima diocesi di Zama Minore. Marcello intervenne al concilio indetto a Cartagine nel 256 da san Cipriano per discutere la questione relativa ai lapsi. Alla conferenza di Cartagine del 411, che vide riuniti assieme i vescovi cattolici e donatisti dell'Africa romana, presero parte il cattolico Dialogo e il donatista Montano. Dal XVIII secolo Zama Maggiore è annoverata tra le sedi vescovili titolari della Chiesa cattolica, Ava e pegu (Birmania) La missione cattolica birmana iniziò ufficialmente nel 1721-1722 quando Propaganda Fide inviò i primi missionari barnabiti Sigismondo Calchi e Giuseppe Vittoni ad evangelizzare i regni di Ava e di Pegu. La missione ebbe difficoltà ad instaurarsi per l'opposizione dei missionari del padroado portoghese della diocesi di São Tomé di Meliapore, che vantavano diritti di patronato sulle terre di Burma. Tuttavia i primi successi missionari, spinsero la Santa Sede ad erigere il vicariato apostolico di Ava e Pegu nel 1741, sottraendolo alla giurisdizione, per lo più teorica, della diocesi di São Tomé de Meliapore, ed affidando il lavoro missionario ai Barnabiti. Nel 1770 fu aperto il primo seminario birmano a Monhla; nel 1793 furono ordinati ad Amarapura i primi sacerdoti birmani, Joseph Maung Gyi e André Ko. Ma le continue guerre tra i potentati locali resero difficile l'opera dei Barnabiti, alcuni missionari subirono il martirio; alla fine del XVIII secolo i fedeli cattolici birmani erano solo circa 5.000; inoltre le guerre in Europa impedirono l'arrivo di nuovi missionari e di fatto la missione fu abbandonata. Papa Gregorio XVI riprese in mano l'opera di evangelizzazione della Birmania, inviando dapprima gli Scolopi e poi i Missionari oblati di Maria Vergine. La missione subì un duro colpo durante la seconda guerra anglo-birmana (1852-1853): i missionari, accomunati al nemico britannico, furono malversati e imprigionati dalle autorità birmane e le loro opere distrutte. Alla fine il vicario apostolico Giovanni Antonio Balma, rinunciò alla missione invitando Propaganda Fide ad affidarla alle Missioni estere di Parigi.

[64] Luigi Maria Cardelli, O.F.M.Ref. † (18 marzo 1818 - 29 agosto 1832 dimesso). L'arcidiocesi di Smirne (in latino: Archidioecesis Smyrnensis) è una sede metropolitana senza suffraganee .della Chiesa cattolica in Turchia. L'arcidiocesi estende la sua giurisdizione sui fedeli cattolici di rito latino residenti nelle seguenti province dell'Anatolia sudoccidentale: Smirne, Manisa, Kütahya, Uşak, Aydın, Denizli, Muğla, Afyonkarahisar, Isparta, Burdur, Adalia e Konya. Sede arcivescovile è la città di Smirne, dove si trova la cattedrale di San Giovanni. Nel territorio dell'arcidiocesi è situata anche l'antica città di Efeso, che ospita la Casa della Vergine Maria, a pochi chilometri dalla città di Selçuk. Altre mete di pellegrinaggio sono il boschetto di san Giovanni, una chiesa che porta il suo nome e la prigione dove fu confinato san Paolo. Il cristianesimo fu predicato agli abitanti di Smirne molto presto: la comunità è infatti menzionata tra le Sette Chiese dell'Asia cui è indirizzato il libro dell'Apocalisse (2,8-11). Rimangono anche due lettere scritte attorno al 107 da sant'Ignazio di Antiochia rispettivamente ai cristiani di Smirne e al loro vescovo Policarpo; non sappiamo se il vescovo anonimo per il quale Giovanni nell'Apocalisse ha parole di elogio sia lo stesso Policarpo. L'antica sede, inizialmente suffraganea dell'arcidiocesi di Efeso, nel IX secolo circa fu elevata al rango di sede metropolitana, con cinque diocesi suffraganee: Focea, Magnesia al Sipilo, Clazomene, Arcangelo e Petra. In epoca crociata, nel 1318 fu eletto vescovo di Smirne Guillaume Adam, domenicano francese di ritorno da una missione in Persia. La sede latina di Smirne fu eretta canonicamente da papa Clemente VI nel 1346 ed ebbe una serie ininterrotta di titolari fino al XVII secolo. Questo fu il principio del vicariato apostolico dell'Asia Minore o di Smirne, che ebbe vasta estensione. Nel 1625 i cattolici di Smirne non superavano le 65 anime e l'antica cattedrale, dedicata a San Policarpo, era stata ridotta a moschea dai Turchi. Una nuova cattedrale, dedicata alla Madonna, era stata costruita dai Veneziani. L'arcidiocesi, dal 1659 declassata a semplice vicariato apostolico, fu ripristinata da papa Pio VII il 18 marzo 1818 con la bolla Apostolatus officium. Questa sede non ha, al presente, alcuna diocesi suffraganea.

[65] Aristazio Azarian,  C.A.M. † (23 giugno  1827 - 6 maggio 1855 deceduto) L'arcidiocesi di Cesarea (in latino: Archidioecesis Caesariensis in Palaestina) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica. Nel Medioevo, durante l'epoca delle Crociate, fu una delle quattro arcidiocesi facenti capo al patriarcato di Gerusalemme dei Latini, nel regno crociato di Gerusalemme. Dal XIV secolo Cesarea di Palestina è annoverata tra le sedi arcivescovili titolari della Chiesa cattolica[4]; la sede è vacante dal 26 giugno 1967.

[66] Isaia Volpi, O.F.M.Cap. † (25 maggio 1818 -  23 settembre 1830 deceduto). Il territorio della diocesi bobbiese fu ricavato in parte assommando i feudi del monastero rimasti indipendenti nell'area dell'Appennino in cui oggi si incontrano i territori regionali di Emilia, Liguria, Lombardia e Piemonte; e in parte dalla parziale restituzione di territori sia da parte della diocesi di Tortona (Oltrepò) che della diocesi di Piacenza.

[67] Giuseppe Saverio Poli † (20 dicembre  1824  - 29 giugno 1836 dimesso). La diocesi di Tursi-Lagonegro (in latino: Dioecesis Tursiensis-Lacunerulonensis) è una sede della  Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo appartenente alla regione ecclesiastica Basilicata. Sede vescovile è la città di Tursi, dove si trova la cattedrale dell'Annunziata. A Lagonegro sorge la concattedrale di San Nicola. In diocesi si trovano anche tre basiliche minori: il santuario di Santa Maria Regina di Anglona, antica cattedrale della diocesi, la basilica di Sant'Egidio Abate a Latronico e la basilica di San Biagio a Maratea. Secondo la tradizione locale, la città di Anglona sarebbe diventata sede di cattedra vescovile di rito latino prima della città di Tursi e si attribuirebbe l'istituzione del vescovado a san Pietro o a san Marco, come scrive nel 1851 lo storico Antonio Nigro nella sua Memoria topografica ed istorica sulla città di Tursi e sull'antica Pandosia di Eraclea oggi Anglona.  Tra l'XI e il XII secolo, nel contesto di un riconsolidamento degli assetti ecclesiastici della regione, la sede vescovile venne trasferita ad Anglona, a pochi chilometri da Tursi. Il primo vescovo noto con il titolo Anglonensis è Pietro, menzionato in un diploma del 1110.  Nel corso del XII secolo, negli atti ufficiali sia ecclesiastici che civili, si alternano i titoli Anglonensis e Tursiensis. Nel 1121 è attestato un Giovanni, vescovo di Tursi, mentre nel 1144 e nel 1146 lo stesso vescovo, o un altro omonimo, è documentato come vescovo di Anglona. Negli atti pontifici diretti ai metropoliti di Acerenza da Pasquale II (1099-1118) a Innocenzo III (1198-1216) ricorre il nome di Tursi, mentre in diplomi regi del 1167 e del 1221 compare la ecclesia Anglonensis. Alcuni autori hanno ipotizzato la coesistenza per un certo periodo di due vescovi, quello greco a Tursi e quello latino ad Anglona, ipotesi che tuttavia appare controversa e non unanimemente condivisa. L'elemento greco nella diocesi sopravvisse a lungo. All'inizio del XIII secolo il metropolita di Acerenza informò il pontefice che il capitolo di Anglona aveva eletto come vescovo il cantor della cattedrale di Tricarico, che era un greco, figlio di un sacerdote, e lui stesso sposato. Questo fatto testimonia come ancora in quel periodo la maggioranza del capitolo anglonese era costituito da soggetti di cultura, lingua e rito greco.  Sembra tuttavia che Anglona abbia mantenuto un ruolo secondario rispetto a Tursi. Nel 1219 l'abitato è qualificato come castrum e non come civitas, mentre nel 1221 è indicato come "casale", indizio di un progressivo spopolamento del territorio. Nel 1320, secondo quanto riporta Ughelli, il capitolo della cattedrale operava a Tursi, mentre anche i vescovi ben presto abbandonarono l'abitato di Anglona, dato alle fiamme nel 1369, per rifugiarsi a Chiaromonte. Causa la decadenza della città di Anglona, con decreto concistoriale dell'8 agosto 1544, diretto al vescovo Berardino Elvino, papa Paolo III sancì il trasferimento della sede vescovile di Anglona nella città di Tursi. Sede della cattedra fu la chiesa di San Michele Arcangelo. Il decreto fu confermato da una bolla del medesimo pontefice del 26 marzo 1546, con il quale fu eretta a cattedrale la chiesa dell'Annunziata. Da questo momento la diocesi ebbe il nome di "diocesi di Anglona-Tursi".Un primo embrionale seminario diocesano fu istituito dal vescovo Matteo Cosentino (1667-1702), ampliato dal successore Domenico Sabbatino (1702-1721). Il 13 febbraio 1919 in seguito all'erezione dell'eparchia di Lungro, la diocesi di Anglona-Tursi ha ceduto i paesi di lingua albanese e di rito bizantino che rientravano nel suo territorio, ossia Castroregio, Farneta, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese. Nel 1949 la diocesi si ampliò con i comuni di Craco e di Montalbano Jonico, in precedenza appartenuti alla diocesi di Tricarico.  Il 2 luglio 1954 la diocesi entrò a far parte della nuova provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Matera;  il 21 agosto 1976 divenne invece suffraganea dell'arcidiocesi di Potenza.  Con decreto della Congregazione per i Vescovi dell'8 settembre 1976[20], a seguito della creazione della Regione ecclesiastica Basilicata e per far coincidere i confini ecclesiastici con quelli delle regioni civili, Anglona-Tursi ha ceduto alla diocesi di Cassano all'Jonio i comuni dell'Alto Ionio Cosentino di Alessandria del Carretto, Amendolara, Canna, Montegiordano, Nocara, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, ottenendo dalla medesima diocesi le parrocchie lucane dei comuni di Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore, Rotonda, Viggianello e le parrocchie di Agromonte Magnano e Agromonte Mileo nel comune di Latronico; sul lato tirrenico della Basilicata sono stati annessi alla diocesi di Anglona-Tursi i comuni di Lagonegro, Latronico, Lauria, Maratea, Nemoli, Rivello e Trecchina appartenuti alla diocesi di Policastro. Con lo stesso decreto, Anglona-Tursi ha ceduto all'arcidiocesi di Matera i comuni di Craco, Montalbano Jonico e Scanzano Jonico, acquisendo i territori di Moliterno e Sarconi, appartenuti all'arcidiocesi di Potenza e Marsico Nuovo.

[68] Giuseppe Amorelli † (20 dicembre 1824 - 13 dicembre 1840 deceduto) È nato il 6 luglio 1781 a Sambuca, nell'allora diocesi di Girgenti. È stato ordinato presbitero il 21 settembre 1805. Il 10 marzo 1823 papa Pio VII lo ha nominato vescovo titolare di Elenopoli in Bitinia; ha ricevuto l'ordinazione episcopale il successivo 16 marzo dal cardinale Bartolomeo Pacca, prefetto della Congregazione dei vescovi e regolari, coconsacranti gli arcivescovi Carlo Zen, segretario della stessa congregazione, e Pietro Caprano, segretario della Congregazione di Propaganda Fide. Il 20 dicembre 1824 lo stesso Papa lo ha nominato vescovo di Siracusa. È morto il 13 dicembre 1840 dopo 16 anni di governo pastorale della diocesi. L'arcidiocesi di Siracusa (in latino: Archidioecesis Syracusana) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia, appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia.  il 27 marzo 1832, in forza della bolla Universalis Ecclesiae di papa Gregorio XVI, divenne diocesi immediatamente soggetta alla Santa Sede.[9] In seguito, il 20 maggio 1844, fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana, in forza della bolla In suprema del medesimo papa Gregorio XVI, con tre suffraganee: Caltagirone, Piazza Armerina e Noto.

[69] Giovanni Francesco Capelletti † (26 agosto 1806 - 9 dicembre 1831 deceduto)

[70]Giovanni De Simone † (3 luglio 1826 - 13 agosto 1847 deceduto) La  diocesi di Conversano-Monopoli  (in latino: Dioecesis Conversanensis - Monopolitana) è una sede della  Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto appartenente alla regione ecclesiastica Puglia.

[71] Vincenzo Maria Manieri, O.F.M.Conv. † (29 marzo 1819 - 1833 deceduto) , dei minori convenutali .   La diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi (in latino: Dioecesis Melphictensis-Rubensis-Iuvenacensis-Terlitiensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. L'odierna diocesi è frutto dell'unione di quattro antiche sedi episcopali attuata nel 1986 .  La tradizione attribuisce a san Pietro la fondazione della comunità cristiana di Ruvo e la consacrazione del suo primo vescovo, Cleto, che in seguito sarebbe asceso alla cattedra di Roma come terzo papa. Altri vescovi, la cui storicità però è molto incerta, si sarebbero avvicendati fino al 493. Il 27 giugno 1818 con la bolla De utiliori di papa Pio VII la diocesi di Ruvo fu unita aeque principaliter a quella di Bitonto.  L'arcidiocesi di Bari-Bitonto (in latino: Archidioecesis Barensis-Bituntina) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Con la bolla De utiliori di papa Pio VII del 27 giugno 1818, la diocesi di Bitonto venne unita aeque principaliter a quella di Ruvo.

[72] Nicola Caputo o Caputi (Napoli, 3 febbraio 1774 – Lecce, 6 novembre 1862) è stato un vescovo cattolico italiano. Nato da Salvatore, marchese di Cerveto e Marianna Cacciatore, studiò legge a Napoli dove esercitò la professione e si avvicinò alla vita politica della città, fu la rivoluzione del 1779 a indurre una crisi spirituale che lo porterà al cammino spirituale. Rinunciando al titolo di marchese verrà proclamato sacerdote nel 1800. Nel giugno del 1818 Ferdinando I lo aveva già proposto per la nomina a vescovo di Tropea, ma con un decreto regio del 14 settembre ne dispose la nomina per la diocesi di Lecce. Conseguita la laurea in teologia presso l'università di Napoli il 4 nov. 1818 e consacrato vescovo, giunse a Lecce nel 1819.  Il Caputo durante il suo vescovato si ritrovò ad affrontare una situazione difficile a causa dei moti liberali, fu eletto poi consigliere di Stato nella terna dei vescovi da parte dello stesso Parlamento che nella seduta del, 6 nov. 1820 gli esprimeva somma riconoscenza per la fattiva collaborazione e per l'opera di persuasione a favore del nuovo governo svolta in diocesi per mezzo di lettere pastorali e di indirizzi al clero. Nella reazione che seguì, Ferdinando I, sottoponendo nel luglio 1821 alla S. Sede i risultati di una inchiesta sul comportamento dell'episcopato durante il periodo rivoluzionario, notava che il C., aveva con ciò confermato, secondo il sovrano, le tradizioni rivoluzionarie della famiglia e si era lasciato sopraffare dai carbonari.[1] Quando nel 1848 i moti politici sconvolsero nuovamente il Caputo benedisse la bandiera costituzionale, ma mantenne una linea di condotta ispirata ad un conscio disimpegno politico, anche se successivamente, iniziata la reazione, intervenne come testimone a favore dei patrioti leccesi protagonisti dei fatti del 1848. Tale atteggiamento fece interpretare in chiave del tutto politica il viaggio che nel 1856 il Caputo fu costretto ad affrontare per recarsi da Ferdinando II e il cardinale Giuseppe Cosenza. In proposito anzi Antonio Scialoia nel suo Note e confronti dei bilanci del Regno di Napoli e degli Stati sardi (Torino 1857) indicava come emblematico della reazionaria politica borbonica il caso di monsignor Caputo. In realtà già nel 1855, in seguito a una richiesta dell'Antonelli, era stata promossa dal nunzio di Napoli un'inchiesta sul conto del Caputo e Pio IX aveva personalmente prospettato a Ferdinando II la possibilità di far dimettere il vescovo dalla carica o di dargli un coadiutore in considerazione dell'età avanzatissima e dei ricorsi relativi alla cattiva amministrazione della diocesi.[1] Successivamente dopo il successo della spedizione dei Mille, il Caputo si distinse tra i vescovi tutti filoborbonici, poiché nel 1860 firmò insieme ad altri sacerdoti un Indirizzo a Garibaldi, in cui si manifestava rispetto per l'autorità costituita e si sottolineavano il carattere e la funzione prettamente apostolici del ministero sacerdotale. E uguale tono ebbe l'altro indirizzo a Vittorio Emanuele II del 16 novembre successivo.[3] Caputo morì a Lecce il 6 novembre 1862.

[73] Cornelis Richard Anton van Bommel (leida, 5 aprile 1790 – 7 aprile 1852) è stato un vescovo cattolico olandese e belga. nominato il 18 maggio 1829 da papa Pio VIII vescovo di liegi .  i famiglia olandese, venne educato al collegio di willingshegge presso münster, e successivamente passò alla scuola superiore di borght. contro una strenua opposizione dei familiari, entrò nel seminario di münster e fu ordinato sacerdote nel 1816 dal vescovo kaspar max droste zu vischering. Al suo ritorno in Olanda, egli fondò un collegio per ragazzi a Hageveld, presso Haarlem. Il collegio fu successivamente chiuso nel 1825 a seguito del decreto reale che subordinava tutte le istituzioni scolastiche al controllo dello stato. Il re Guglielmo offrì ad ogni modo a van Bommel la presidenza di un nuovo collegio, ma ebbe una ferma risposta negativa. Cattolici e liberali presero posizione contro il modus operandi del governo neerlandese e van Bommel prese parte in modo attivo alle rivolte che costrinsero il monarca dei Paesi Bassi a firmare un concordato con papa Leone XII. In previsione di questo concordato, van Bommel venne proposto per la sede episcopale di Liegi e fu consacrato vescovo il 15 novembre 1829. Egli non partecipò alla rivoluzione belga del 1830, ma come vescovo di Liegi dovette intrattenere i rapporti diplomatici con i Paesi Bassi. Organizzò il seminario della città, ravvivando l'educazione cattolica negli studi elementari, e dando il primo impulso alla fondazione della locale università cattolica. Il vescovo van Bommel fu uno strenuo difensore della Santa Sede e un sostenitore dell'istruzione religiosa. Alla riorganizzazione dell'istruzione pubblica, nel 1842, le sue visioni educative trionfarono e riuscì ad istituire ginnasi e istituti tecnici nella diocesi. I suoi scritti sono stati raccolti in 3 volumi di Lettere Pastorali e una collezione di opuscoli relativi all'istruzione ecclesiastica.  La diocesi di Liegi  (in latino: Dioecesis Leodiensis) è una sede della Chiesa cattolica in Belgio suffraganea dell'arcidiocesi di Malines-Bruxelles. 

[74] Sede vacante (1827-1831) La diocesi di Tarnów (in latino: Dioecesis Tarnoviensis) è una sede della Chiesa cattolica in Polonia suffraganea dell'arcidiocesi di Cracovia. Il 13 giugno 1805, con la bolla Indefessum personarum di papa Pio VII, il capitolo della cattedrale fu trasferito a Kielce, a nord della Vistola, dove fu contestualmente eretta una nuova diocesi. Il 24 settembre successivo, con la bolla Operosa atque indefessa del medesimo papa, il precedente territorio della diocesi di Tarnów fu diviso fra l'arcidiocesi di Cracovia e la diocesi di Przemyśl. Con queste decisioni veniva soppressa la diocesi di Tarnów. In seguito al congresso di Vienna e alla creazione della repubblica di Cracovia, la diocesi di Cracovia si trovò nuovamente divisa. Nei territori dipendenti dall'impero (a sud della Vistola), il 20 settembre 1821, per effetto della bolla Studium paterni affectus di Pio VII, fu eretta la nuova diocesi di Tyniec (oggi nel sobborgo di Cracovia), anch'essa suffraganea di Leopoli, la cui sede cinque anni più tardi, il 23 aprile 1826, fu traslata a Tarnów con la bolla Sedium episcopalium translationes di papa Leone XII.

[75] Mons. Pietro Gravina (Montevago, 16  dicembre 1749 – Palermo, 6 dicembre 1830), che era amico personale di Pedro Maria Heredia. Veniva  da una famiglia di discendenza spagnola, esponente di spicco del patriziato di Palermo. Venne nominato  Nunzio apostolico in Spagna dal 1º marzo 1803, rimase in tale carica sino alla sua promozione al cardinalato. Nel 1812-1813 fu in conflitto con la Junta de Cádiz e col cardinale Luis María de Borbón y Vallábriga, arcivescovo di Toledo e primate di Spagna, per la difesa dei privilegi degli ecclesiastici e la soppressione del tribunale dell'inquisizione, motivi che gli costarono l'esilio in Portogallo nel luglio del 1813; tornò a Madrid nel luglio del 1814, dopo la restaurazione di re Ferdinando VII. Lasciò la capitale spagnola definitivamente il 5 luglio 1817. Papa Pio VII lo elevò al rango di cardinale nel concistoro dell'8 marzo 1816 ed il 15 novembre 1817 ricevette la berretta cardinalizia ed il titolo di San Lorenzo in Panisperna. Il 10 luglio 1816 venne nominato arcivescovo di Palermo da re Ferdinando I di Sicilia e venne preconizzato dal papa il 23 settembre di quello stesso anno. Entrò nella sua sede nella primavera del 1818. Dopo la rivoluzione siciliana del 1820, esercitò le funzioni di luogotenente generale del regno dal 24 marzo al 10 luglio 1821. Partecipò al conclave del 1823 che elesse Leone XII (dal quale venne poi nominato maggiordomo maggiore onorario) e a quello del 1829 che elesse Pio VIII. Per la cittadina di Montevago, feudo di famiglia, commissionò la collegiata, all'interno della chiesa madre ampliata dall'architetto Emmanuele Palazzotto tra il 1822 e il 1829, sempre su suo incarico. Entrambe furono distrutte con il terremoto del Belice nel 1968. Allo stesso architetto Palazzotto affidò il rifacimento neomedievalista dei campanili sul palazzo arcivescovile di Palermo nel 1826. Morì il 6 dicembre 1830 all'età di 81 anni. La sua salma venne esposta nella cattedrale metropolitana di Palermo e venne sepolto nella cappella del Santissimo Sacramento in quella stessa chiesa. Pedro Maria Heredia, diviene amico di Mons. Gravina in occasione del conflitto che lo vide convolto nel 1813 dove difese il prelato da una pubblicazione in cui era stato insultato. Questa difesa fu ricambiata dal Gravina con un sostegno fervoroso all’opera di recupero del culto palermitano dei Sette Arcangeli, e con il sostegno continuo fino alla data della sua morte, di questa infaticabile opera.


NOTE DELLE POSTULATORIE PRIVATE

[1] Vincenzo Maria D'Addiego, Preposto Generale dell'ordine, filosofo e matematico. Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie I Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie (in latino Ordo Clericorum Regularium Pauperum Matris Dei Scholarum Piarum) sono un istituto religioso maschile di diritto pontificio: i membri di questo ordine, detti popolarmente Scolopi o Piaristi, pospongono al loro nome le sigle S.P. o Sch. P. L'istituto venne fondato nel XVII secolo da san Giuseppe Calasanzio (1557-1648) ed è dedito all'apostolato dell'educazione dei ragazzi. L'ordine dei Chierici Regolari fu fondato da san Giuseppe Calasanzio, nel 1597 e nel 1622 è stato riconosciuto dalla Chiesa come Ordine dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie. Il Calasanzio diede vita a un'attività educativa di ispirazione cristiana, ma non confessionale e aperta agli ebrei, ai quali non proponeva la conversione. La sua scuola popolare e integrale era gratuita. San Giuseppe Calasanzio aggiunge ai tre voti tradizionali (castità, povertà e obbedienza) un quarto voto, quello della particolare attenzione nell'educazione dei bambini poveri. Volle poi che quest'opera fosse attuata soprattutto attraverso il ministero sacerdotale. L'ordine tutt'ora cura e dirige il più antico collegio di scuole popolari: il Collegio Nazareno di Roma, fondato dallo stesso Calasanzio. Nella primavera del 1597, il Calasanzio, membro della "Confraternita dei Dodici Apostoli", visitò il quartiere di Trastevere a Roma e nella parrocchia di Santa Dorotea aprì una piccola scuola parrocchiale, lo ispirò lo stato di abbandono e ignoranza dei fanciulli. Quella scuola divenne l'inizio delle Scuole Pie. I giovani che si unirono a lui nel corso degli anni decisero di emettere voti e di riunirsi in comunità. La Chiesa l'approvò come Congregazione nel 1617 e come Ordine con un voto specifico nel 1622. « Il carisma calasanziano si manifestò progressivamente e venne approvato dalla Chiesa come una missione educativa cristiana destinata a bambini e giovani, condivisa in una comunità di vita religiosa e svolta da persone consacrate a Dio, di preferenza sacerdoti » L'ordine fu sciolto per desiderio dei Gesuiti, in quanto i suoi adepti venivano considerati troppo semplici nel loro abbigliamento, ma dopo circa un lustro fu riautorizzato da papa Pio IX. Peraltro, recentemente, la storica Karen Liebreich ha dimostrato, grazie a documenti reperiti presso l'Archivio Vaticano, come nel 1646 gli Scolopi furono in effetti sciolti per provate diffuse molestie su giovani scolari da parte di alcuni educatori appartenenti all'ordine.[1] Peculiare è il fatto che del suo scioglimento non vi sia cenno alcuno nel sito ufficiale dell'ordine.

ALBIZZI E SAN GIUSEPPE DA COLASANZIO - L'8 ag. 1642 - dopo intricate vicende, durate per quasi un decennio, in cui ebbero larga parte le passioni personali GIUSEPPE DA COLASANZIO  con tre assistenti generali e il suo segretario, fu arrestato dall'Albizzi e condotto al palazzo del S. Uffizio; in serata fu ricondotto a casa per intervento del cardinale Cesarini, che per questa ragione si vide sospese le sue funzioni di protettore. In seguito alle complicazioni sopravvenute, la congregazione del S. Uffizio, tenuta in presenza del papa il 15 genn. 1643, ordinò una visita canonica all'Ordine scolopio, affidò il suo governo a Mario Sozzi e dichiarò G. sospeso dalla carica di generale. La visita, iniziata il 4 marzo 1643 e condotta dal somasco Agostino Ubaldini, mise in luce la buona fede di G. e i problemi provocati dal governo di Sozzi, ma il visitatore fu deposto dal suo incarico e il 9 maggio 1643 in suo luogo fu designato il gesuita Silvestro Pietrasanta. Tra la metà di agosto e i primi di settembre 1643 Urbano VIII nominò una commissione cardinalizia con il compito di decidere il destino dell'Ordine. Da G. fu inviato un memoriale in difesa del suo istituto e il responso della commissione fu emesso il 17 luglio 1645, ormai sotto il pontificato di Innocenzo X. I cardinali proposero di reintegrare G. nelle sue funzioni e di apportare solo alcuni ritocchi alle costituzioni e alle norme sulla vita quotidiana. Tuttavia, l'8 sett. 1645 il papa decise la riduzione delle Scuole pie a Congregazione e una successiva riunione dei cardinali, tenuta il 3 febbr. 1646, stabilì di trasformare l'istituto in una Congregazione senza voti simile all'oratorio di Filippo Neri, con case sottoposte agli ordinari dei luoghi. I religiosi potevano chiedere il transito ad altri istituti e si proibiva di ricevere novizi senza il permesso della S. Sede. Il breve di esecuzione, emesso il 16 marzo 1646, escluse totalmente la possibilità di ricevere novizi, destinando quindi l'istituto all'estinzione, anche se all'inizio di gennaio del 1648 la proibizione fu moderata. Le forze del nonagenario G., duramente provate da anni di amarezze, stavano ormai declinando e un lieve incidente, accadutogli a metà luglio del 1648, lo costrinse a letto. Il 2 agosto, ultimo suo atto pubblico, ricevette dal discepolo Vincenzo Berro la comunione, gesto immortalato in un celebre quadro di V. Goya, e spirò nelle prime ore del 25 ag. 1648. Durante quegli anni convulsi, G. mantenne un atteggiamento di obbedienza, invitando anche i suoi seguaci ad accettare provvedimenti contrari agli interessi della sua Opera. Probabilmente non ebbe molte possibilità di scelta: alle divisioni esistenti nel suo gruppo si aggiunsero le difficoltà create da ambienti aristocratici contrari all'insegnamento popolare e le pressioni dei gesuiti che non gradivano la concorrenza. L'Ordine da lui fondato fu parzialmente ristabilito da Alessandro VII con un breve del 26 genn. 1656 e in modo completo da Clemente IX il 21 ott. 1669. Il processo di beatificazione, iniziato nel 1650, condusse il 18 ag. 1748 alla beatificazione e il 16 luglio 1767 alla canonizzazione. La commemorazione liturgica ricorre il 25 agosto. Difatti, in seguito alle manovre del cardinale Albizzi, abile faccendiere e amante della carriera vaticana, il Papa Urbano VIII ordinò l’ispezione di un visitatore apostolico nella famiglia religiosa degli scolopi, padre Agostino Ubaldini. Questi, uomo retto, ordinò di controllare la cella del principale accusatore del Calasanzio e subito se ne fece un’idea negativa. Purtroppo prevalse il potere più che la giustizia perché l’Albizzi lo fece subito destituire, sostituendolo con un visitatore più compiacente.

[2] Gioacchino Ventura, (dei baroni) di Raulica (Palermo, 8 dicembre 1792 – Versailles, 2 agosto 1861), è stato un predicatore, filosofo e teologo italiano, noto anche per il suo sostegno alla causa della Rivoluzione siciliana del 1848. Figlio di Paolo Ventura, barone di Raulica (1734-1816), avvocato e consigliere della Suprema Corte di Giustizia del Regno di Sicilia e di Caterina Platinelli, Gioacchino Ventura fu avviato agli studi presso il Collegio Massimo dei Gesuiti di Palermo, sua città natale. Dopo l'iniziale adesione alla Compagnia di Gesù nel 1808, quando l'organizzazione gesuita fu soppressa in Sicilia nel 1817, Ventura aderì ai teatini. Ordinato sacerdote, si distinse come apologeta, scrittore e predicatore, soprattutto grazie alla sua "Orazione funebre di Pio VII" (1823). La sua carriera da filosofo iniziò come esponente della corrente controrivoluzionaria resa nota da autori come Félicité de Lamennais, Joseph de Maistre e Louis de Bonald. Monumento memoriale a Gioacchino Ventura, Basilica di Sant'Andrea della Valle, Roma. Da Papa Leone XII fu nominato docente di diritto canonico all'Università "La Sapienza", e nel 1830 fu eletto Superiore Generale dei Teatini. Dopo questo incarico (1830-1833) Ventura intraprese l'attività di predicatore a Roma. La sua eloquenza, sebbene a volte esagerata e prolissa, era veemente e diretta ed ottenne grande fama. A Parigi, nonostante una conoscenza non perfetta della lingua francese, Ventura riuscì quasi a rivaleggiare con il celebre predicatore domenicano Jean-Baptiste Henri Lacordaire. Con l'elezione di Papa Pio IX al soglio pontificio, Gioacchino Ventura acquisì un ruolo politicamente prominente. Nel 1848, anno dei grandi moti europei, egli sostenne la legittimità storica e giuridica della rivoluzione siciliana, auspicando la rifondazione del Regno di Sicilia indipendente all'interno di una confederazione italiana di Stati sovrani, e viene nominato ministro plenipotenziario e rappresentante del governo siciliano a Roma. Nel frattempo la sua posizione a Roma divenne delicata per via della proclamazione della Repubblica Romana (1849) e dell'esilio di Pio IX. Ventura rifiutò l'offerta di un seggio all'Assemblea Costituente, ma – oltre ad invocare la separazione tra potere temporale e spirituale – riconobbe la Repubblica Romana a nome del governo rivoluzionario di Palermo. Dopo la resa della Repubblica, si trasferì in Francia, dove morì nel 1861, a Versailles.

[3] Giuseppe Ruiz (XIX secolo)  ministro generale della Congreg. del B. Pietro Da Pisa dell'ordine di S. Girolamo, studioso e autore di libri.


NOTE DALLA QUARTA CAUSA APOSTOLICA

[1] Servo di Dio Carlo Odescalchi (Roma, 5 maggio 1785; † Modena, 17 agosto 1841) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano. Di nobile famiglia romana di origine comasca, figlio di Baldassarre Odescalchi, che fu duca di Sirmio e principe del Sacro Romano Impero e Valeria Caterina Giustiniani, studiò in patria e in Ungheria, dove trovò rifugio con la famiglia all'epoca dell'occupazione francese di Roma. Nel 1809 conseguì il dottorato in utroque iure. Fu ordinato presbitero il 31 dicembre 1808 e fin dal 1814 cercò di entrare nella Compagnia di Gesù, ma dovette inizialmente rinunciare per l'opposizione della sua famiglia. Il 7 giugno 1818 fu accettato nei gesuiti con la clausola in tempore opportuno che rimandava il suo ingresso nella Compagnia a tempi più favorevoli. Papa Pio VII lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 10 marzo 1823 e contemporaneamente lo elesse arcivescovo di Ferrara. Nello stesso anno, il 16 maggio ricevette il titolo dei Santi XII Apostoli e il 25 maggio fu consacrato vescovo. Partecipò ai tre conclavi che elessero i papi Leone XII, Pio VIII e Gregorio XVI. Nel 1825 in qualità di legato aprì la porta santa della Basilica di San Giovanni in Laterano. Dal 1832 divenne arciprete della basilica liberiana, l'anno successivo optò per l'ordine dei cardinali vescovi e ottenne la sede suburbicaria di Sabina. Nel 1834 fu nominato cardinale vicario per la città di Roma. Nell'ottobre del 1837 presentò a papa Gregorio XVI le dimissioni da tutti i suoi incarichi per entrare nella Compagnia di Gesù, ma ebbe un rifiuto. Tuttavia, l'anno successivo il Papa nominò una commissione di cardinali per studiare il caso delle dimissioni di Carlo Odescalchi e i cardinali diedero responso favorevole. Il 21 novembre presentò le dimissioni dal cardinalato e dalla sede suburbicaria di Sabina, che furono accettate il 30 novembre. Il 2 gennaio 1840 poté finalmente emettere la professione religiosa ed entrare nella Compagnia di Gesù, per cui svolse un'attività missionaria e di predicazione nel Nord Italia. Morì il 17 agosto 1841 all'età di 56 anni in odore di santità. È attualmente aperto il suo processo di beatificazione. Balì Gran Croce di Onore e di Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta

note alle altre postulatorie

[1]   Andrea Maria Rispoli, C.SS.R. † (13 marzo 1826 - 18 settembre 1839 deceduto)

[2] Nicola Ferrarelli † (30 settembre 1831 - 1º febbraio 1836 nominato arcivescovo titolare di Mira). L'arcidiocesi di Maronea (in latino: Archidioecesis Maronea) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica. Maronea, corrispondente alla città greca di Maronia, è un'antica sede arcivescovile autocefala della provincia romana di Rodope nella diocesi civile di Tracia e nel patriarcato di Costantinopoli. Sono sei i vescovi documentati di questa sede nel primo millennio cristiano. Alessandro fu tra i firmatari degli atti del concilio di Sardica. Timoteo è menzionato da Palladio di Galazia come sostenitore di san Giovanni Crisostomo. Il vescovo Docimasio è documentato in tre occasioni: prese parte al concilio di Efeso nel 431, al cosiddetto "brigantaggio" di Efeso del 449 e al concilio di Calcedonia nel 451. Innocenzo partecipò nel 533 alla disputa tra ortodossi e monofisiti severiani a Costantinopoli. Giovanni intervenne al secondo concilio di Costantinopoli nel 553. Infine Niceta assistette al concilio di Costantinopoli dell'879-880 che riabilitò il patriarca Fozio di Costantinopoli. Dal XIV secolo Maronea è annoverata tra le sedi arcivescovili titolari della Chiesa cattolica; la sede è vacante dal 29 novembre 1984. Nell'Ottocento si incontrano, negli atti della Santa Sede, due sedi titolari simili, Maronia (Maroniensis) e Maronea (de Maronea), in riferimento alla medesima antica diocesi.

[3] José Talayero Royo, O.P. † (18 maggio 1829 - 7 dicembre 1839 deceduto) La diocesi di Teruel e Albarracín (in latino: Dioecesis Terulensis et Albarracinensis) è una sede della Chiesa cattolica in Spagna suffraganea dell'arcidiocesi di Saragozza.

[4] Francesco Luigi Piervissani † (22 dicembre 1800 - 15 gennaio 1848 deceduto)La diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino (in latino: Dioecesis Assisiensis-Nucerina-Tadinensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve appartenente alla regione ecclesiastica Umbria

[5] Gregorius Thomas Ziegler, O.S.B. † (25 giugno 1827 - 15 aprile 1852 deceduto)

[6] Pasquale de Nicolais † (21 febbraio 1820 - 15 maggio 1835 deposto)


NOTE DALLA QUARTA CAUSA APOSTOLICA

[1] Giacomo Giustiniani (Roma, 20 dicembre 1769 – Roma, 24 febbraio 1843) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano. Giacomo Giustiniani nacque a Roma il 20 dicembre 1769. Membro di una delle più importanti famiglie patrizie della città, era figlio di Benedetto, principe di Bassano, e della nobile Cecilia Carlotta Mahoni (Mahony). Suo nipote Carlo Odescalchi sarà anch'egli cardinale. Avviato alla carriera ecclesiastica, frequentò il Collegio Urbano di Roma e quindi l'Università La Sapienza, ove ottenne il dottorato in utroque iure il 20 dicembre 1792. Entrò quindi nella prelatura romana in quello stesso anno divenendo protonotario apostolico partecipante. Nel 1793 divenne referendario del tribunale della Segnatura Apostolica e fu vice legato in Romagna, facendo il suo ingresso a Ravenna, sede della legazione, il 14 dicembre di quello stesso anno. Nel 1795 fu nominato protonotario della Sacra Congregazione dei Riti. L'invasione francese dell'Italia del 1796 causò il suo rientro a Roma (3 luglio). Nominato governatore di Perugia il 30 marzo 1797, rimase in carica sino al 1798. Ma l'avanzata delle truppe francesi continuava: nel febbraio 1798 i napoleonici conquistarono Roma. Il giorno prima dell'invasione francese dell'Urbe, Giustiniani venne nominato presidente della Commissione di Stato. Dopo la proclamazione della Repubblica Romana (15 febbraio 1798) si rifugiò nel Regno di Napoli. I francesi lasciarono Roma nel settembre 1799. Il 2 ottobre seguente il nuovo pontefice Pio VII nominò Giustiniani presidente della Giunta di Stato (a far data dal 10 novembre), con l'incarico di perseguire i partigiani dell'ormai decaduta repubblica romana. Con la rioccupazione di Roma ad opera dei francesi (1805, Giacomo Giustiniani preferì lasciare la prelatura, vivendo da laico e dedicandosi a viaggiare in Italia ed in Europa, fino al 1814. Dopo la restaurazione pontificia (Congresso di Vienna), egli tornò a Roma e riassunse le proprie funzioni alla commissione di stato nonché quella di governatore provvisorio di Roma dal 22 settembre 1814, venendo nominato il giorno successivo al rango di vice-governatore. Venne quindi reintegrato nella prelatura romana col titolo di prelato domestico (dal 1º ottobre 1814) e fu nominato coadiutore di Pietro Maria Negroni, giudice della curia capitolina (19 novembre 1814). Durante l'esilio di papa Pio VII a Genova (22 marzo-7 giugno 1815), fu membro della Giunta di Stato presieduta dal cardinale Giulio Maria Della Somaglia. Il 6 luglio 1815 venne nominato delegato apostolico a Bologna, ove curò la restaurazione completa del governo pontificio. Fu ordinato sacerdote il 21 dicembre 1816. Eletto arcivescovo titolare di Tiro e nominato contestualmente nunzio apostolico in Spagna, il 14 aprile 1817, ricevette la consacrazione episcopale il 20 aprile 1817 nella Basilica di San Pietro in Vaticano per mano del cardinale Alessandro Mattei, vescovo di Ostia e Velletri, decano del Sacro Collegio dei Cardinali, assistito da Giovanni Francesco Guerrieri, arcivescovo titolare di Atena, e da Candido Maria Frattini, arcivescovo titolare di Filippi. Espulso dalla Spagna per via della rivoluzione liberale, risiedette a Bordeaux dal gennaio al settembre del 1823 e poté quindi rientrare alla corte di re Ferdinando VII di Spagna che era stato restaurato al trono per l'intervento dell'esercito regio francese. Tornò in Italia nel 1826 allorché fu nominato vescovo di Imola, sede ove mantenne il titolo personale di arcivescovo. Il 2 ottobre 1826, Papa Leone XII lo elevò al rango di cardinale con dispensa per avere già un nipote nel Sacro Collegio dei Cardinali. Ricevette la berretta cardinalizia il 5 luglio 1827 ed il titolo dei santi Pietro e Marcellino il 17 settembre successivo. Prese parte al conclave del 1829 dal quale risultò eletto papa Pio VIII e nuovamente a quello del 1830-31 ove però il cardinale Juan Francisco Marco y Catalán, portavoce del re di Spagna, esercitò nei suoi confronti il diritto di veto. Nominato abate commendatario dell'abbazia di Farfa dal 1831 al 1833, fu Segretario dei Memoriali dal 4 febbraio 1831. Il 16 dicembre 1832 rassegnò le dimissioni da vescovo di Imola. Proseguì il suo servizio alla Chiesa nell'Urbe, dove ricoprì la carica di prefetto della Sacra Congregazione dell'Indice (dal 21 novembre 1834). Nel 1837 fu nominato arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano e contestualmente prefetto della Sacra Congregazione della Reverenda Fabbrica di San Pietro (1º luglio 1837). Camerlengo di Santa Romana Chiesa dal 2 ottobre 1837 sino alla morte, optò quindi per l'ordine dei cardinali vescovi ed ottenne la sede suburbicaria di Albano dal 22 novembre 1839. Dal 24 gennaio 1842 al 27 gennaio 1843 fu Camerlengo del Sacro Collegio dei Cardinali. Morì a Roma il 24 febbraio 1843, all'età di 73 anni. La sua salma venne esposta nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, a Roma, ove si tennero anche i funerali con la partecipazione di papa Gregorio XVI; fu sepolto nella tomba di famiglia nella stessa chiesa.

[1] Francisco López Borricón † (25 giugno 1827 - 10 dicembre 1839 deceduto). La diocesi di Mondoñedo-Ferrol (in latino: Dioecesis Mindoniensis-Ferrolensis) è una sede della Chiesa cattolica in Spagna suffraganea dell'arcidiocesi di Santiago di Compostela.


NOTA ALLA SESTA CAUSA APOSTOLICA

Ferdinando Carlo Maria di Borbone delle Due Sicilie (Palermo, 12 gennaio 1810 – Caserta, 22 maggio 1859), passato alla storia come Re Bomba[1], è stato re del Regno delle Due Sicilie dall'8 novembre 1830 al 22 maggio 1859. Successe al padre Francesco I in giovane età e fu autore di un radicale processo di risanamento delle finanze del Regno. Sotto il suo dominio, il Regno delle Due Sicilie conobbe una serie di timide riforme burocratiche e innovazioni in campo tecnologico, come la costruzione della ferrovia Napoli-Portici, prima in Italia, e la creazione di alcuni impianti industriali, come le officine di Pietrarsa. Si impegnò inoltre nella creazione della marina militare e mercantile, nel tentativo di aumentare gli scambi con l'estero. A causa però del suo temperamento reazionario e del perdurante contrasto con i ceti dirigenti, il suo regno fu sconvolto dai moti rivoluzionari del 1848. Dopo un breve esperimento costituzionale, il Regno fu segnato fino al termine della sua vita da una progressiva stretta in senso fortemente assolutista e conservatore, proseguendo il re ad accentrare completamente su di sé il peso dello Stato, retto in maniera paternalistica, e ad attuare una politica economica statica i cui effetti sono tutt'oggi oggetto di contrastanti valutazioni. Alla sua morte, il trono passò al figlio Francesco II, sotto il cui governo ebbe fine il Regno delle Due Sicilie, unito al Regno d'Italia in seguito alla spedizione dei Mille e alla campagna piemontese.