OPERA DIVINA E SCONOSCIUTA DEI SETTE SPIRITI CHE ASSISTONO INNANZI AL TRONO DI DIO DI TOMMASO BELLOROSSO - APERTURA

TOMMASO BELLOROSSO

Opera divina e sconosciuta dei Sette Spiriti che assistono

innanzi al Trono di Dio


Premessa dell’autore Carmine Alvino

  • L’opera in questione, presenta saltuariamente numerose siglature e interi paragrafetti dattiloscritti, aggiunti dall’autore in un secondo e terzo tempo durante , probabilmente l’attività di riscritturazione e rielaborazione dell’opera.  Queste aggiunte, molto spesso risultano essere completamente incomprensibili rendendo non solo estremamente farraginosa, ma addirittura ostacolando completamente la traduzione. Abbiano dunque deciso di non includere queste notule all’interno della presente traduzione, a meno che le stesse non risultino comprensibili.  A tal fine , inseriremo comunque un riferimento onde indicare al lettore la presenza di tale aggiunta.

CHI E' TOMMASO BELLOROSSO ?

  • Protonotaio apostolico, canonico, teologo, scrittore, Bellorusso è nato ca. 1475-6 a Palermo. Giunse a Roma probabilmente alla fine del 1493 o all'inizio del 1494, dove studiò con Leto. In seguito divenne segretario dell'arcivescovo di Reggio, Pietro Isvaglies, che fu nominato cardinale il 25 settembre 1500. Verso la fine del 1500  accompagnò il suo datore di lavoro in Ungheria, dove rimase come amministratore della diocesi di Vezprem fino a ca. 1512. Dopo il suo ritorno in Sicilia ottiene, tra gli altri, la carica di vicario dell'arcivescovo di Palermo, cardinale Francesco Remolino, e nel 1532 della diocesi di Monreale. Morì nel 1539 (testamento datato 16 ottobre). Tra le sue opere ricordiamo Opus de Septem Spiritibus (1535), Tractatus de duabus Madalenis (c. 1520/35), Vita S. Angeli martyris Carmelitani (1526/7, Jotischky 2002, 192 n.9), Vaticinia de Christianae Reipublicae afflictione ac dein consolatione (1527).

Il grave equivoco di fondo che ha attinto anche Tommaso Bellorosso e il motivo di procedere ad una traduzione per passi scelti

  • L’opus de septem spiritibus, basa tutta la prima parte su un gravissimo equivoco che segna il tentativo di Tommaso Bellorosso di spiegare perché la Gerarchia Celeste di ps.Dionigi Aeropagita, creduto all’epoca del Bellorosso il vero santo ateniese del primo secolo, non avesse dedicato nulla ai Sette Arcangeli.
  • Questa clamorosa lacuna, secondo l'autore, dovrebbe essere colmata dal tentativo di veder nascosto il sacro gruppo all’interno di detta opera, per via di una presunta Disciplina Arcani, che vorrebbe celare allo sguardo dello sprovveduto lettore l’alta conoscenza dei Sette Divini Assistenti.
  • Tale tentativo, è però clamorosamente fallito, alla luce delle scoperte di Hugo Koch e Joseph Stilgmayr, i quali appurarono con notevole probabilità, soltanto nel XIX secolo  che l’autore dell’opera Coelesti Hierarchia, - ritenuto pure un grande falsasio! -  non era il vero San Dionigi, convertito da San Paolo all'Aeropago di Atene,  ma uno gnostico esoterista del VI secolo, adepto di Proclo e del Teurgo Giamblico, fautore della c.d. Teurghia o magia sciamanica, parola peraltro presente in ogni dove pure nel testo delle Gerarchie. 
  • Questo sistema,  pesantemente inficiato dalle dottrine triadiche di Proclo, e dall’enneade teologica di Giamblico, struttura un sistema tripartito,in cui viene a mancare il sacro settenario numerologico.
  • Tale carenza, da attribuirsi alla confusione sull'identità dell'autore dell'opera dionisiana, ritenuto un santo e maestro della Disciplina Arcani, quando non era così, va dunque ad inficiare ogni tentativo di veder celata nell’opera dionisiano – tomistica la conoscenza dei Sette Divini Assistenti, senza forzarne enormemente il significato teologico che non è prettamente cristiano.
  • Ciò posto risulta inutile proporre una traduzione su di una impostazione teologica errata,  liturgicamente spuria e inefficace.
  • Ben più utile, proporre al lettore singoli brani scelti, che abbiano una reale significatività per il credente nei Sette Arcangeli, come per esempio il riportare gran prte del secondo libro sul rinvenimento delle immagini e dei motti dei Sette Arcangeli di Palermo unitamente a  pezzi del libro primo e di quelli che seguono.

OPUS DE SEPTEM SPIRITIBUS

PROEMIO

(tradotto integralmente dall'autore Avv. Carmine Alvino )

- Iniziamo l’ ardua ed inaudita opera sulle celesti e altissime Sostanze,  la cui conoscenza supera di molto le labili forze dell’intelletto umano e sebbene il divino dottore Aeropagita abbia composto quel famoso volume angelico denominato : «Della Gerarchia Celeste», nondimeno egli candidamente riconobbe che lo stesso fosse stato spiegato sotto ogni aspetto, soltanto in minima parte, e ciò grazie (solo) all’abilità del suo intelletto ed a quanto poté cavar fuori dalle Sacre Lettere; cosa che dichiarò nel capitolo primo della «Gerarchia Ecclesiastica», mentre in calce all’ultimo capitolo della «Della Gerarchia Celeste», scrisse queste cose: «Che se tu mi obietti, o Timoteo, che io non ho fatto menzione di tutte le virtù, funzioni e immagini che la Scrittura attribuisce agli Angeli, io risponderò confessandoti il vero, che cioè in certi casi avrei avuto bisogno di una scienza che non é di questo mondo, e di un iniziatore e di una guida; e ti dirò anche come certe spiegazioni che io ometto siano implicitamente racchiuse in ciò che ho spiegato. Così ho voluto nel tempo stesso e serbare in questi discorsi una giusta misura ed onorare con il mio silenzio le sante profondità che io non posso scandagliare». Da queste parole del divino padre deduciamo che,  non poche cose riguardanti quei segreti celesti,  fossero state volontariamente avvolte nel silenzio. Ciò infatti era proibito per comandamento divino, affinché qualcuno non indagasse quelle cose che sono sopra di noi o che di gran lunga superassero  i nostri meriti, così come lo stesso divino dottore insegnò in modo ancor più perfetto, alla fine del terzo capitolo dei «Nomi Divini» in modo più perfetto e, nel Capitolo Secondo della Gerarchia Celeste, al pio Timoeo, concesse questi ammaestramenti, affinché non rivelasse a tutti le cose che sono sante e arcane, dicendo: « Come dicono i sacri oracoli, non bisogna gettare ai porci lo splendore così puro e la bellezza così splendida delle perle spirituali». E questo comando, lo apprese dalle medesime parole di Cristo, nel capitolo VIII di Matteo, che spesso scuoteva lo spirito del divino padre,  come anche  richiamò spesso alla mente del medesimo Timoteo, lo stesso comando della Gerarchia Ecclesiastica, dei Nomi Divini e della Teologia Mistica, all’inizio di ciascun libro, affinché le cose della divina filosofia e della dottrina sopracceleste che sono nascoste non le comunicasse a chicchessia, a destra e a manca e senza discernimento, e se le avesse rese pubbliche, comunicasse oralmente, e non invece per iscritto, solo a quelli perfetti. Così come peraltro era già praticato dagli apostoli, soprattutto con riguardo a quelle altissime e celesti sostanze, come il divino Aeropagita afferma nel primo capitolo della sua Gerarchia Ecclesiastica, e lo insegna apertamente dicendo: «Noi diciamo che siffatti oracoli, quanti sono stati tramandati dai nostri divini iniziatori, sono molto venerabili e altri oracoli furono misticamente tramandati dagli stessi santi dottori mediante un'iniziazione più immateriale e in certo qual modo già vicina alla gerarchia celeste da intelligenza a intelligenza mediante parole, sensibili sì, ma tuttavia più immateriali perché fuori di ogni scritto. Ma neppure questi oracoli i nostri vescovi ispirati da Dio non li hanno tramandati alla comunità dei fedeli con pensieri scoperti, ma sotto forma di sacri simboli; infatti non tutti sono santi, dice la Scrittura, né è di tutti la possibilità di intendere». Ecco come, mentre questa straordinaria testimonianza del divino padre, discepolo e dell’allievo degli apostoli scuote tutte le assurdità e le follie degli eretici polacchi  e dei più vili e putridi seguaci dell’eretico Martino sui sacri misteri e sulle cerimonie dei sacrosanti sette sacramenti della Chiesa; le cose che sono contenute nel libro della Gerarchia Ecclesiastica, dal momento che promanano dalla dottrina e dai libri teologici di detti apostoli, dai quali il divino Aeropagita dichiara di essere stato istruito,  rappresentano al contrario la sacra scrittura che promana dalla dottrina del sommo e primo dottore, che è Cristo. Ma ritorniamo alle cose da cui siamo partiti. Siccome , dunque,  questa conoscenza di quelle primarie Sette Virtù  che assistono innanzi al Trono di Dio  era  rimasta ignota fino ai giorni nostri, ciò costituisce per noi segno inequivocabile che il divino padre (Aeropagita), abbia ossequiosamente sottaciuto, riguardo a ciò che fosse rimasto arcano, nascosto ed oscuro delle cose divine; ma se questa sacra conoscenza sia da venire – infine -  alla luce proprio in questo secolo, essa arriverà presso tutto il mondo, grazie al soffio del Divino Fattore, come speriamo. Né deve stupire gli uomini dotti che questo Arcano Consesso e Sacrosanto Senato di quelle Eminentissime Virtù e del loro numero che assiste innanzi a Dio sia stato celato  da ogni parte in modo così nascosto ed oscuro , dal momento che, non senza divina disposizione, sembra esser stato nascosto fino a questo tempo, per Ordine divino: così dimostreremo più chiaramente in questo libro. Sebbene tutto il libro della Gerarchia Celeste sia rifornito di documenti e di manifestazioni delle altissime Virtù che si trovano innanzi all’ingresso  del Trono di Dio e sebbene fino a questo punto nessuno sia riuscito a penetrare o ad innalzarsi fino alla vera conoscenza di quelle medesime cose, certo non voglio arrivare ad asserire che, in modo del tutto sconveniente, non essendo stato percepito questo eminentissimo e ancor più Sacro Ordine degli Eccelsi Spiriti che sovrastano su ogni Gerarchia, l’opera gerarchica del divino Dionigi non sia mai stata perfettamente compresa  se per di più  il predetto Ordine, più sublime e più sacro di tutti, è davvero l’apice delle Sostanze Celesti. Né risulta discordante se il mio piccolo ingegno venga innalzato a tale altissima conoscenza, dal momento che svolgemmo con impegno almeno  tre lustri di lavoro su questa desiderata indagine dei Primi Principi del cielo,  alla conoscenza dei quali giungemmo, tuttavia, grazie al nostro affetto verso l’autore di quelle predette cose celesti e verso i medesimi divini Principi Assistenti, così come lo stesso angelico dottore [Dionigi]  , in modo meraviglioso, confidò e confessò nel primo capitolo della Gerarchia Ecclesiastica, dicendo: « Ad ogni sacra funzione vi è un fine comune: l'amore continuo di Dio e delle cose divine che si esplica santamente sotto l'ispirazione divina ». Inoltre le vie del Signore per mezzo delle quali egli provvede a manifestare le sue ineffabili opere, sono inaccessibili, così come l’Apostolo (Paolo) insegna ai Romani.  E di questo io stesso posso raccontare moltissimi esempi , dal momento che, da  giovane, lasciata  la mia patria siciliana con l’intenzione di impegnarmi negli studi, giunsi a Roma nella cui scuola ho trascorso parecchi anni. Di poi, essendo divenuto lo scrivano privato del Cardinale Pietro Reghini, fui controvoglia condotto nella bassa Ungheria dal medesimo Cardinale, inviato li come legato del Pontefice Massimo Alessandro sesto, per la guerra contro i Turchi, i quali reclamavano per sé, con la forza delle armi, Lepanto Modone e Corone, città del Peloponneso , dal dominio dei Veneti. Trascorsi tre anni, poiché il delegato volle andare via da quel luogo, mi costituì , sebbene non per mia volontà,  suo vicario e rettore della insigne Chiesa di Veszprém , dove il principale tempio è dedicato al divino Michele ed io restaurai e adornai lo stesso , per quanto mi fu possibile, eleggendo quale mio difensore il patrono del detto tempio. Infine, forzato a stare li per dieci lunghi anni, tornai a Roma e li, passato un bienni, malvolentieri ritornai indietro sul suolo palermitano, dove al di là di ogni  aspettativa trovai un inestimabile tesoro celeste! Difatti, nelle vicinanze della casa dove sono nato, esiste un vecchio tempio dedicato al divino principe Michele presso il quale, da bambino, ero solito entrare, ma né io, né nessun altro, aveva trovato in quel tempietto qualcosa degno di memoria, se non quando giunse il tempo predisposto da Dio.  Infatti, mentre facevo le veci dell’Arcivescovo di Palermo, Cardinale Francesco Sorrentino, e avendo assegnato, ad uno dei lati di detto tempio, abbandonato oramai da tutti, un maestro  di musica per insegnare ai giovani chierici imperiti, un giorno, accompagnato da due persone, uno canonico l’altro invece perito di diritto divino  e umano, entrai nel tempio, colmo di putredine e umidità e straordinariamente tetro, per questo forse da circa vent’anni, mentre reggeva la Chiesa Romana Leone X, dove, avendo spinto avanti i miei compagni, scoprii una storia certamente vecchissima e arcana, scaturente da un’ ambiente  di segretissima teologia e  dipinta li da circa duecento anni , di Sette Primi Principi che stanno  innanzi al Trono di Dio che  ritengo, fino a quel momento non si fosse mai veduta in tutto il mondo cristiano, e né neanche mai da me scorta o esaminata in precedenza. Mi sentii pertanto infiammato da un certo divino ardore per iniziare a rendere manifesto al popolo,  siffatto Sacrosanto Consesso di Sette Eminentissimi Angeli di Dio,  e diedi ordine affinché detto tempio ottenesse un aspetto migliore, e dalle sacre lettere ricavai esistere molti segreti celesti in lode degli stessi, aiutandomi in tali cose i medesimi Angeli, e subito dopo Dio un’ ammirabile lode di somma maestà dei medesimi e mi affaticai per quindici anni sulla difficilissima lezione del divo Dionigi con riferimento  ai celesti Cori dei Santissimi Spiriti al fine di verificare se si potesse ricavare questo settiforme principato tra quelle potenze celesti ed infine, aiutato dalla forza divina, non tanto vi cavai fuori  il suddetto santissimo  ed eminentissimo consesso angelico , ma imparai invece che tutta quanta quell’opera gerarchica era stata per la maggior parte diffusa per rendere manifesti i suddetti sette sommi Angeli di Dio e i loro offici e le loro eccellenze al di sopra di ogni Gerarchia. Per questa ragione nessun teologo contestò apertamente la divina opera della Gerarchia Celeste del beato Dionigi fino a quando non fosse stato correttamente compresa, anzi  le cose ignote superano quelle conosciute. Ma qualcuno potrebbe domandarsi: a che scopo è servita quella narrazione delle mie peregrinazioni ed infine dei miei rimpatri in patria dopo ventun’ anni: mentre la mia volontà sempre si opponeva?  Da questa parte, senza dubbio, ho raccontato affinché il lettore percepisca che le vie del Signore sono insondabili e che io fossi stato ovunque protetto  dai medesimi Santi Angeli, mentre rimanevo o in Pannonia o  nella Città Santa, quasi che dovessi scegliere, oltre a numerosi pericoli superati per volontà divina, se sarei stato privato della vita per mano dei Turchi che stavano per conquistare il Regno della Pannonia, ovvero che non scampassi ai micidiali crociati di quel germanico furore che aveva depredato l’ Urbe, ma ignaro di tali pericoli e protetto dalle insidie di questi nemici, sostenuto da angelica assistenza, ne venni fuori sano e salvo al fine di vedermi conservato intatto questo tesoro celeste, in modo da così procurare vantaggi incommensurabili  per  tutta la Chiesa universale cristiana. E benché non si debba dubitare che, nella mente divina fosse stato prestabilito il tempo esatto di questa celeste ed arcana conoscenza dei Sette Governatori del genere umano, allorquando queste santissime potenze, rimaste ignote, dovevano venire alla luce, dal momento che tutte le cose che sorgono in modo imprevisto, in determinati secoli, sono state previste in quell’ eternità del Sommo Creatore, nondimeno, un certo uomo timorato, chiamato Bartolomeo, nobile pisano, che pregava volentieri in quel tempietto, interrogato da me sul motivo per il quale ardeva di una così grande devozione verso questi Sette Angeli, mi rispose di avere, non so che grande profezia sul  tempo e sulla futura cerimonia  di celebrazione in onore dei Sette Principi degli Angeli , ma non mi ha svelato l’oracolo da dove provenisse, ma aggiunse: « Fino ad oggi ciò mi è stato nascosto ed oscuro, ora invece mi è chiaro, dal momento che esso recitava che questi sette Angeli che stanno innanzi al Trono di Dio si sarebbero dovuti rivelare  in quel tempo in cui la mitra guarderà attraverso un vetro, e la prima, cioè la mitra appartiene al Sommo Pontefice – ora infatti governa la Chiesa romana, Leone X, che non poteva nulla senza l’ausilio di un vetro oculare – e in questo tempo sono iniziate ad esser fatte pubbliche solennità». Audacemente affermava già fosse giunto il tempo prescritto della somma venerazione di questi sette Angeli e dichiarava  di esserne così tanto certo quanto li vedeva essere effigiati ,in modo durevole, con le insegne dei più arcani misteri. Ho voluto prenarrare queste cose all’inizio di quest’opera, e premettere questa medesima affrescata storia angelica, affinché quando dovrò fare menzione della stessa,  non sia necessario nuovamente rammentarla. Ma,   proprio a causa del fatto che gli  stessi si trovino in modo speciale innanzi alla Divina Maestà, ispirarono tutta la cittadinanza poiché  rimasero celati in quel tempio segreto e dimesso, vera e propria spelonca di ladri,  per circa duecento anni, e da lì,  iniziarono ad essere conosciuti e venerati , e poco a poco favorirono e mossero verso il loro tempio l’animo dell’illustrissimo Signore Ettore Pignatelli, duca di Monteleone, viceré del regno siciliano, per la sua venerazione verso i suddetti santissimi Principi, affinché riedificasse ed adornasse per la maggior parte il detto tempio, e lo fornisse anche di una dote da attribuirsi per il loro divino culto quotidiano. Poi, una certa nobile vergine chiamata Elisabetta, infiammata da un entusiasmo dirompente verso i medesimi principi, fece edificare un insigne monastero di monache dell’ordine di San Francesco di Paola, comunemente dell’ordine dei minimi, di vita rigorosissima, dove a tutt’oggi diciotto monache svolgono vita angelica. E questa è prova evidente della potenza e della enorme autorità dei predetti Sette Angeli che stanno innanzi al Creatore del mondo. In realtà, poiché questo grande incarico cui stiamo per dare inizio si rivolge (solamente) alla vera e sicura conoscenza dei Sette Santissimi Spiriti che stanno innanzi al trono di Dio, non sarà contraddittorio avvolgere in  un degno silenzio, in quanto molto note e spesso rammentate, quelle cose che i divini dottori tramandarono con riguardo alle testimonianze dalle Sacra Scrittura, sulle tre Gerarchie e sui nove Cori dei Celesti Spiriti e/o sulle  loro proprietà e perciò , sorvolando su tutte le cose predette, l’animo deve innalzarsi verso tutte quelle sublimi e altissime sostanze celesti, dell’ordine più sacro e distaccato, collocato al di sopra della prima Gerarchia di quell’antica ripartizione, sebbene esista una dottrina comune soltanto per le tre Gerarchie e per i nove Cori degli Spiriti Celesti. Senonchè , poiché questa divina opera non viene scritta per la mia inutile gloria, per ricercare un guadagno fugace o per procacciarmi onori, ma in lode immortale della divina Sapienza per la manifestazione di un così grande e imperscrutabile  comando sia delle cose umane che di quelle divine mediante principalmente il ministero di procurare la salvezza del genere umano di questi sette Principi degli Angeli Assistenti, non imploro la protezione umana contro lo scherno dei malvagi o i taglienti censori, poiché a noi è oltremodo bastevole  la nostra devozione verso i medesimi Santi Principi i quali, facilmente, rintuzzeranno ogni freccia avvelenata dei malvagi,  ne annienteranno i tormenti [violenti gravios] -  dei quali quest’opera ne è radicalmente priva - , infiammeranno tutti i fedeli di Cristo alla conoscenza di questo incomparabile lavoro angelico, che viene diviso in quattro libri:

  • il primo , sull’ ampiezza dell’ attesa e sotto quali tipologie del numero e dei nomi (stanno) i predetti  nel Testamento [periodo incerto*] e sulla suprema dignità presso Dio nonché  del principale ministero ef autorità di questi Sette Principi Assistenti;
  • il secondo libro contiene invece lo svisceramento dei segreti celesti  dell’antico e ammirabile dipinto, ma
  • il terzo codice discorre e declama di quell’inaudita e memorabile battaglia degli Spiriti Celesti e la caduta degli apostati nonché del loro orrendo concilio contro il genere umano e del loro odio mortale contro Cristo e la sua Madre Immacolata, con la difesa del suo glorioso concepimento
  • Nel quarto , infine, viene svelato il segreto disegno di Cristo di assicurare la salvifica amicizia di questi Santi Angeli Assistenti, affinché ci riaccolgano  nelle dimore celesti qualora ci allontanassimo , cosa che si degni di concedere a noi tutti il Nostro Dio, Uno e Trino grazie alla sua ineffabile misericordia.

LIBRO PRIMO

(passi scelti)


LIBRO SECONDO

(tradotto quasi integralmente  dall' Avv. Carmine Alvino, con la cassazione di deduzioni teologiche infondate dell'autore)

 

CAPITOLO 1 – INTERPRETAZIONE DEI NOMI, DELLE IMMAGINI, DELLE PROPRIETÀ  E DELLE INSEGNE DEI SETTE PRINCIPI ASSISTENTI, SULLA SCORTA DELLE LORO IMMAGINI EFFIGIATE NEL VECCHIO DIPINTO DI QUALCHE ANTICHISSIMO (DOLUBRI?) PALERMITANO

« … Chiunque fosse dunque, il cattolico che fece effigiare e dipingere i Sette Principi Assistenti sotto forma di giovinetti di aspetto umano riuscì a percepire i misteri arcani  dell’augustissimo loro gruppo, nonché la loro dignità e i loro alti ministeri celesti, né tralasciò  i minori segreti di quell’antichissimo e inesplicabile gruppo di [110/B inizio] intellettuale degli spiriti celesti, così come si vedeva in quella suddetta pittura e da noi sarà infine  rivelato , riuscì a riportare i più segreti significati degli indumenti, dei colori e delle insegne così come insegna in divino autore nel capitolo ultimo della Gerarchia Celeste , come già dissi, cose che la rendono degna di ammirazione e forse unica in tutta la repubblica cristiana.  Infatti va lodato soprattutto da noi  e allo stesso modo l’arguto ingegno di quel pittore sebbene l’arte pittorica apposta ad esse era rude, perché espresse abilmente e in modo adamantino il concetto di quei limiti  dell’esimio dottore, senza aver avuto alcuna rivelazione.

[descrizione dell’antico dipinto e delle varie scene n.d.a. ] – In quella pittura, nella  PRIMA SCENA si vede il Creatore dei Cieli e della terra; nella SECONDA SCENA si vede la creazione dei nove ordini degli Angeli, dove il primo è LUCIFERO dipinto in modo arguto, sul quale il solo Creatore estende la sua mano, ed è lecito che appaia come primo perché più splendente degli altri Spiriti, manifestato con ali tanto rosse che imbiancano il resto del corpo, affinchè [….110/b], gli altri che vengono dopo di lui , sono veduti infiammati nello stesso ordine e questi ordini sono distinti – come dicemmo  - in vari toni di colori differenti. Poi nella TERZA SCENA si vede (lucifero) alzato dalla sua sedia altissima con volto pieno di furore, giunto assieme a sei principi  di diversi ordini e l’eminente sedia dello stesso è collocata a lato di Dio Onnipotente. Successivamente nella QUARTA SCENA al cospetto del Trono di Dio , una coraggiosissima coorte di Angeli fa giustizia degli apostati mentre dodici principi armati offrono se stessi in nome di tutti i nove ordini degli Angeli rimasti fedeli alla maestà divina per  combattere contro i ribelli e per condurli fuori dal Regno Eterno, il primo dei quali conduce il vessillo della croce: infatti […111/a] quella battaglia fu una lotta intellettuale dal sommo settenario e sacrosanto congresso; dal Coro dei Serafini ne uscirono fuori quattro più degni mentre invece dagli altri 8 Cori, apparve un principe di ogni Coro, (rimanendo saldi) nella fede e nel desiderio della divina maestà. Segue poi una QUINTA SCENA in cui si vede un ultimo conflitto e la cacciata dei potenti spiriti ribelli dalle loro sedi e si vede la medesima sedia sulla quale sedeva il principe cospiratore rimasta vuota, e di quei dodici principi armati quattro principali [in posizione di vittoria], dei quali  solo MICHELE era contraddistinto da una asta con vessillo e da uno scudo segnati dalla croce, mentre gli altri Angeli, dotati di semplici armi e di un clipeo, con un’asta avente il segno della croce  percuotevano i nemici trasformati in orride bestie, mentre Lucifero veniva trasformato in un mostro orrendo che portava sulla testa quattro corna  - per questo l’apostolo Giovanni nel capitolo XII vide il dragone avere dieci corna…[111/a]  - . Dopo questa battaglia, poi, nella SESTA SCENA si vedeva “la mangiata del pomo” e l’espulsione del progenitore dal paradiso terrestre per mezzo di un Angelo di fuoco che fu del gruppo degli Assistenti , dopo di questa SETTIMA SCENA, dove si vede l’ospitalità di Abramo verso i tre uomini divini e nell’ultima e OTTAVA SCENA il loro banchetto quando ne vide tre e ne adorò uno, sotto le surriferite scene si vede il sacrosanto gruppo dei SETTE PRINCIPI ASSISTENTI in forma umana e giovanile. L’autore di questa pittura ha dunque voluto dischiudere i grandi misteri di Dio , imitandone la natura per mezzo di un’arte ingegnosa. Fu di singolare prudenza,  dal momento che compose un libro che sia i dotti che gli incolti avrebbero potuto in gran parte capire  e più facilmente! Le pitture e le immagini  sono infatti [..] i libri e le scritture degli uomini semplici, e dunque è conveniente che i curiosi non siano privati della conoscenza delle immagini dei suddetti sette principi assistenti , così come quel dipinto contiene le stesse,  fino a quando la suddetta storia avrà spiegazione più approfondita.


CAPITOLO 2 – DELL’IMMAGINE DI SAN MICHELE

Perciò il primo principe si trova in mezzo a loro, coperto di una corazza dotata di un mantello rosso, dimostra il vigore della virtù infuocata e una tenace efficacia , così come insegna il dottore delle Gerarchie. Tuttavia l’Ordine di questo sacrosanto consiglio (gruppo) non è secondo la rivelazione del venerabile Amadeo che mi sembra più aderente alla verità. Forse l’autore della pittura fu inesperto nel conservare il vero ordine nello stesso modo dell’augustissimo collegio. Infatti, per come ritengo , il dipinto precede Amadeo di cento anni , ma ritorniamo al Beato Michele sotto i cui piedi giace l’orribile principe di questo nostro mondo; tiene nella destra il vessillo della croce, nel cui segno e trofeo fu sconfitto e scacciato via quel grande e rabbioso dragone.  Quello infatti fu un segno di salvezza in quel mirabile conflitto tra tutti gli Angeli [112/a] , per mezzo della cui visione tutti i superbi furono presi da orrore e tremore[1] … sotto l’immagine di San Michele è scritto il suo nome: MICHELE VITTORIOSO, alludendo alla vittoria ottenuta nella battaglia contro i superbi nemici . Poiché anche oggi Michele difende i fedeli o gli eletti  contro i nemici e conduce alla vittoria, per tale ragione è detto VITTORIOSO in quanto colmo di queste vittorie. Infatti questo nome tra tutti quelli in uso significa “dotato di un’azione vincente” . A ciascun principe è infatti attribuito il significato del suo ministero, ma non, come dicono altri,  perché si ritenga che i nomi siano affibbiati a quei principi dagli uomini, se non da Dio stesso  o dagli altri Angeli o da se medesimi all’inizio di quella famossissima battagòia, dal momento che se gli uomini avessero conosciuto i nomi di quegli Angeli che assistono innanzi a Dio,  Raffaele non avrebbe detto a Tobia: « sono uno dei sette che assistiamo davani al Signoe » né Gabriele avrebbe detto a Zaccaria « Io sono Gabriele che assisto innanzi a Dio». Conosciuto infatti il nome di Raffaele , avrebbe immediatamente compreso che fosse stato uno dei Sette Assistenti. Né è del pari inconveniente che il nome di Michele sia stato rivelato nei Cieli , quando si oppose a lucifero , desideroso di prendere il posto di Cristo e di essere simile all’Altissimo e al quale disse: « Chi è come Dio?» , quasi dicesse Dio è uno e non vi sono altri dei, e così peraltro viene chiamato Michele, cioè « Chi è come Dio». E subito dopo cantò quel cantico  che fu rivelato al santo Salmista al salmo 112 (113 nella numerazione attuale) che recita: « Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell'alto e si china a guardare nei cieli e sulla terra?» [ salmo113,5-6] In cielo ha rispecchiato il Sette Principi Assistenti e il cuore dei seguaci che si umiliarono combattendo la superbia di Lucifero, e tutti i quali, Dio esaltò secondo i meriti di ciascuno ….


CAPITOLO 3 – DELL’IMMAGINE DI SAN GABRIELE

Vicino a San Michele si vede Gabriele, con il volto molto simile a Michele allo stesso modo in cui questa somiglianza fraterna è stata rivelata al venerabile  Amadeo , e poiché il divino Gabriele è il secondo nell’ordine dei Principi Assistenti , lo stesso porta come segni distintivi, la speranza, l’eminenza e la vicinanza al Trono di Dio , affinché, veduta la sua immagine dopo quella di Michele, immediatamente, sia percepito nella sublime e primaria maestà dei Sette Assistenti. Nella sua destra porta una lanterna con una fiaccola ardente, affinché si comprenda essere della specie dei Serafini più eminente e più prossima a Dio, il quale infiamma se stesso, come gli stessi in modo copioso, infiammano gli uni gli altri, ardono e portano infatti dentro di loro tutta la bellezza della speranza divina , decorati in modo meraviglioso…per mezzo di quella candela accesa si intende che il medesimo Gabriele e i suoi compagni sono tutti infiammati e per mezzo di tale immagine lo si indica fare parte dei Primi Principi Assistenti , ed è per questo che è chiamato NUNCIUS DEI inviato di frequente e nell’Ordine degli stessi Principi secondo dopo Michele. E che per questo anche gli assistenti sono inviati e ciò appare chiaro nello stesso Gabriele. Inoltre lo stesso principe porta nella sinistra uno specchio di diaspro verde, rosseggiante di qualche macchia rossa, così come scrive Giovanni , nell’apocalisse capitolo IV: « Colui che stava seduto era simile nell'aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono». Ed infatti la proprietà di questi due colori di confortare ed infiammare è simbolizzata dallo specchio , come è detto nell’ultimo capitolo dell’ Apocalisse « Poi venne uno dei sette angeli… e mi parlò: …Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino» Attrvarerso il quale manifesta l’incomparabile  bellezza degli stessi assistenti che sono come uno specchio lucido , privo di ogni macchia … è scritto il nome di questo suddetto Principe  GABRIEL NUNCIUS …»

Antifona di San Gabriele Nuncio

L’Angelo entrò da Maria e disse: Ave piena di Grazia, il Signore è conte te, tu sei benedetta tra le donne!

R. L’Angelo del Signore annunciò a Maria. Alleluia

V. E concepì dello Spirito Santo. Alleluia

Preghiamo - Preghiera:

- O Dio amatore della salute umana, il quale. mandasti Gabriele principe assistente , e ministro della tua fortezza ad annunciare alla gloriosa Vergine Immacolata il sacramento dell'Incarnazione del Figlio Tuo Signor Nostro Gesù Cristo , umilmente ti preghiamo, e domandiamo, che giungendo noi sotto  protezione di un tanto grande Paraninfo, per la sua intercessione , ti degni di concederci la fortezza contra i nemici visibili  e invisibili. Per Cristo Nostro Signore Amen.


CAPITOLO 4 – DELL’IMMAGINE DI SAN RAFFAELE

Raffaele a destra di Michele si mostra vestito di due tuniche ornate con frange bianche sotto un pallio , come fosse sovraccaricato e legato per un viaggio . Con la destra conduce Tobiolo  che porta a sua volta un pesce affinché ecciti gli spettatori alla contemplazione della storia e dei miracoli che sono scritti  nella sacra scrittura del libro di Tobia, dove si legge che un certo enorme pesce , fosse balzato fuori dalle acque del fiume Tigre verso  il figlio di Tobia che scosso dalla paura non sarebbe stato capace di prenderlo se l’Angelo non l’avesse aiutato, affinchè lo portasse a riva, estraesse le interiora ed estraesse dallo stesso, per conservarlo, il cuore, il fegato e il fiele che l’Angelo insegnò essere necessari per produrre medicamenti. Infatti disse che se avesse posto parte del cuore sui carboni ardenti , il suo fuomo avrebbe liberato, tanto un uomo quanto una donna da ogni genere di demoni , affinchè gli stessi non potessero più giungere da loro, il fiele invece serve per ungere gli occhi qualora ci fosse stata un’albugine e ne sarebbero stati sanati…perciò in detta pittura è scritto RAPHAEL MEDICUS

 

Antifona di San Raffaele Medico

Il Principe Raffaele disse: Io sono uno dei Sette che stiamo innanzi al Signore. E illuminò il cieco Tobia, afferrò il demone e lo relegò nel deserto.

V. Pace a voi, non temete. Alleluia

R. Il Signore ha esaudito le vostre preghiere. Alleluia

Preghiamo - Preghiera

- O Dio , che per tua ineffabile bontà ordinasti il beato Raffaele come compagno per i tuoi fedeli pellegrini, e da principio lo facesti medico degli infermi; ti preghiamo supplichevoli che, a noi che domandiamo  l'aiuto del suddetto principe assistente, spalanchi la via della salvezza  e che ci conceda la salutare medicina dell' infermità , tanto dell' anima , quanto del corpo. Per Cristo Nostro Signore Amen.


CAPITOLO 5 – DELL’IMMAGINE DI SAN URIELE

Secondo l’Apocalittica di Amadeo, segue Uriele che è il quarto nell’ordine e non invece il sesto secondo questo dipinto. Che sia il quarto dei sette Principi, al contrario, lo rivela lui stesso nel capitolo V di Esdra, al Libro III dove mostra che è affidata allo stesso la quarta tromba della cui voce, che suona a lungo, ha rivelato più cose, e di cui scrisse Giovanni verso la fine del capitolo 8 della sua Apocalisse. Chiunque volesse conoscere l’autorità  del divino Uriele presso la Maestà Divina, legga il Libro Terzo di Esdra, al capitolo IV e comprenda quante cose ha rivelato delle quali si leggono anche nella suddetta Apocalisse e in Daniele e che istruì  Mosè e lo protesse.  Chi dunque è devoto di questo divino Uriele prenda il terzo libro di Esdra, e sarà condotto sulla via della salvezza se avrà conservato quella dottrina. Questo grande principe è molto potente e la sua spada è contro i nemici del genere umano. Uriel infatti  significa in latino “illuminazione di Dio” e dall’autore del dipinto è appellato FORTIS SOCIUS, per indicare che lo stesso è istituito da Dio difensore dei fedeli cristiani, la cui immagine effigiata è in un elegantissimo abito di diacono sotto una dalmatica, coperto da una serie frange bianche e sulla dalmatica porta una stola bianca segnata da croci nere secondo la regola del sacerdote, affinchè appaia armato delle armi spirituali per sconfiggere  per noi i demoni … nella mano destra stringe una spada trasversalmente sul petto . Con la sinistra invece stringe la parte estrema della spada e nelle sue vicinanze, in basso è dipinta una fiamma , per mostrare il significato del suo nome. Difatti in lingua caldaica viene chiamato UR/URI  – in latino fornace o si dice fiamma di fuoco. Per questo Uriel significa “ILLUMINAZIONE DI DIO”  e questa seconda azione della Trinità Divina verso gli stessi Primi Principi Assistenti, i quali  a loro volta purgano, illuminano e perfezionano essi stessi  tutti gli Angeli della Prima Gerarchia , e questi a loro volta lo fanno per quelli dellsa Seconda Gerarchia, i quali trasferiscono i loro doni nella Terza Gerarchia …

[disvelamento di un segreto celeste da parte di Tommaso Bellorosso su Uriele al pdf 119/120 n.d.a. ]

Spesso ebbi un colloquio con uno spirito che possedeva una certa vergine, sui Sette Spiriti Assistenti , dei quali molte cose ci sono ignote, e seppi, sempre per il tramite di quel medesimo spirito maligno  che  si turbava al solo nome di Uriele , mostrando diversi segni di orrore e timore. Interrogato da me sul motivo per il quale non tremava di paura anche per i nomi degli altri Principi Assistenti, rispose: « Tu non comprendi le cose che sappiamo e manifestiamo; guardami come se avessi davanti a me quest’angelo raffigurato in quella pittura, perché se lo avessi contro di noi, capiresti sempre il filo della sua spada nei nostri occhi e così ho potuto in qualche modo sussurrarvi il senso delle loro parole velate. Questo è quell’Angelo che tiene le chiavi dell’Abisso. Giovanni nella sua Apocalisse al capitolo XX  disse: “Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell'Abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico - cioè il diavolo, satana - e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell'Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni”.  Credo che sia proprio questo il motivo per cui quello Spirito Maligno si terrificava alla suono di quel nome “ Uriel” . Infatti così come per natura essi sono tutti bugiardi , l’altra natura (cioè quella angelica n.d.a.) attinge essa con il loro timore … alcuni opinano che (uriele) fosse l’Angelo che parlava con Mosè , descritto in Esodo, dal roveto ardente e incombusto, cosa che viene fuori dalle parole dello stesso  S. Angolo Uriele che parla ad Esdra nel capitolo settimo del Terzo libro …»

Antifona di San Uriele Forte Compagno

O Uriele , fulgore della divina Maestà  e fortezza dell'invitta potestà , o fiamma della carità avvampata, illumina le nostre menti , affinchè non siamo indotti nella tentazione. Umilmente ti preghiamo che ti degni di difenderci con la spada della tua potestà.

V. distendi , ti chiediamo, la tua spada, O Santo Uriele.

R. in aiuto dei tuoi devoti.

Preghiamo - Preghiera

-  O Dio  che,  per l’incomparabile tua clemenza, hai associato ai tuoi fedeli  il Beato Uriele, ministro della tua illuminazione di carità ineffabile, come ardente e vigile tutore che scaccia le tentazioni del demonio , ti preghiamo che,  noi, i quali ricorriamo alla difesa di tanto splendore, discacciate le tenebre dalla mente nostra conosciamo quelle cose che sono per noi salvifiche , e che in tutto fuggiamo l'insidie segrete del demonio. Per Cristo Nostro Signore Amen.


CAPITOLO 6 – DELL’IMMAGINE DI SAN SEALTIELE

Sealtiele è collocato al quinto posto  del Sacro Gruppo dei Sette , non secondo l’ordine del dipinto, ma secondo la rivelazione [ di amadeo n.d.a.] . Inoltre questo principe è dipinto con un abito di un umile oratore, con un volto dimesso e supplicante, il cui mantello è di colore bianco , la tunica smanicata [Colobium)  invece di colore rosso , ma dotato di frange di color d’oro. Infatti l’albedine, in modo veemente significa il candore e la vicinanza della luce divina …mentre sulla proprietà del colore rosso nulla aggiungo perché ne ho già parlato.  Il titolo ovvero l’indicatore del suo ministero è ORATOR. Infatti … l’ordine distribuito bene e prudentemente nel governo umano del Regno Terreno viene condotto li dalle potenze dei Cieli, ma  tra le diverse cure di  pastorale carità di  questo sapiente principe quella che si mostra essere più degna di ogni protezione è la cura nella scelta e nella elezione dei suoi amati e accetti ministri,  dell’uomo che sia forte e timorato di Dio nell’uso di carità  verso il prossimo, nonchè capace e competente avvocato nonché peroratore nella curia Regia, delle cause di coloro mancassero di idoneo patrocinio e difesa di un ottimo avvocato, sia come rei che come attori … Il clementissimo Dio, non tanto volle mandare il suo unico figlio unigenito a redimente sia i primi progenitori che i posteri , ma ha costituito come  avvocato davanti al suo cospetto uno dei suoi amati e intimi  sette assistenti , che assieme al suo esercito proteggesse tutti gli uomini fedeli, per i quali prontamente orare ; e questo patrono eletto da Dio è chiamato Sealtiele , infatti tanto quanto la preghiera viene eseguita dai migliori, tanto presto viene esaudita. Questo è il potente principe immacolato, sapientissimo e sovrabbondantissimo di caritatevole incendio, che in questo officio di avvocatura , sembra molto simile a Cristo Stesso…Inoltre questo Principe, percepisce i segreti della maestà divina, e conosce tutti i misteri divini sin dall’inizio, e tutti i sensi nascosti della Sacra Scrittura e per lo stesso risulta chiarissima la medesima Apocalisse di Giovanni . Dunque gli è nota ogni cosa e tutte le volte che invochiamo il suo patrocinio, sarà per essi copiosa  ed efficace la preghiera volta a impetrare per i penitenti la misericordia di Dio. Pertanto fu molto conveniente per la Provvidenza Divina  che dagli inizi del mondo abbia eletto e istituito un avvocato per tutto il genere umano, quando non c’era ancora speranza di misericordia, ne fossero stati scelti coloro che intercedessero, così come lo sono ora. Né si deve dubitare che costoro abbiano dopo al Beata Vergine, rifugio nello scudo di Sealtiele, e di tutti gli altri Principi Astanti.

[disvelamento di un altro segreto celeste da parte di Tommaso Bellorosso ]

E per rendere più incisiva , una meditazione di tal genere, non voglio tacere un qual certo colloquio infernale che ho avuto una volta oltre e al di qua con me da quello spirito satanico, di cui ho già fatto menzione in questo libro, ma il cui ragionamento fu di tale portata, che nulla è sfuggito dalla mia memoria, (dopo che quello spirito negletto mi aveva rivelato molte cose)  sulla potenza, altezza e maestà dei Sette Principi Assistenti. Difatti un certo giorno che mi appariva affabile e placido nel rispondere lo interrogai sulla potenza dei Sette maggiori Principi Assistenti e affinché non smettesse di parlare , perché stava dicendo quacosa di importante, non lo intertpellai ma gli permesi di parlare come volesse. Così lo stesso mi disse: « Vicario  - difatti allora ero vicario dell’Arcivescovo di Palermo, mons. Sorrentino – se vuoi ricordarti delle mie parole non mi fare domande su queste cose ogni volta che te le ho date per certe perché  questi Sette Principi Assistenti davanti al Trono divino hanno una grande importanza sia in cielo  che in terra che fino all’ Abisso  , e sebbene è giusto che ogni bene scorra prima da Dio , nondimeno per mano di questi principi sono governati sia gli uomini che l’intero mondo, e questi sono proprio quelli che confortarono  Pietro e Paolo e altri dei vostri martiri e li rinsaldarono nella vostra fede cristiana» e dopo queste cose mi interrogò dicendo:  « Dimmi, ti chiedo, chi sono quelli che ritieni essere i maggiori nemici dei cristiani? » al quale quesito non fui capace di rispondere velocemente , così lo stesso mi schernì dicendomi: « Sei Vicario e non conosci queste cose?» , cui  segue un discorso molto astuto e dice: « Non avete peggiori nemici di noi demoni, dal momento che non desideriamo neè il vostro corpo, né i vostri beni, ma solo la vostra anima ; per questo Cristo disse: “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna” e sebbene non abbiamo una potestà assoluta di inviare le anime nella Geeena di fuoco , tuttavia con tutte le nostre forze lavoriamo per persuaderle a andare nel luogo infernale e compiamo molti altri mali per sovvertire il mondo e tutto il genere umano se non fossimo trattenuti dagli stessi Angeli.  Ma ora dimmi – ti domando – chi è il nostro più grande avversario che ci trattiene e ci ostacola, affinchè non scateniamo tempeste sulla terra e sui mari, e non distruggiamo , le città, gli alberi, le piantagioni e i frutti della terra, e il parto (feto)  nell’utero  donne, e molti altri mali? Forse  i vostri Santi  (scti) ce lo impediscono ? In verità, in verità, se gli stessi fossero davvero i vostri difensori , sicuramente ce ne saremmo già occupati, se non ci fossero questi Sette Principi degli Angeli e il loro esercito. i vostri santi, infatti,  furono uomini fatti di carne putrida come siete voi , e non è loro demandata questa protezione ; né gli stessi sono a conoscenza del nostro dolo e delle nostre abilità, né del pari intendono il nostro modo di combattere, ma questi Sette Principi e i loro seguaci (comprendono 122/b) tutte le nostre iniquità, gli stessi infatti sono valorosi e abitualmente preparati ai nostri assalti, e sanno come vincerci e annientarci , ma voglio soltanto che tu sappia una cosa: quando invocate l’aiuto dei Santi gli stessi intercedono per voi e per mano degli stessi principi ottengono numerose grazie; quando invece vi rifugiate da questi Principi, se domandate cose giuste , non vi sono date preghiere ma fatti, perché sono potenti ministri e ufficiali di Dio e conoscono ottimamente tutte le cose che avverranno”. Le parole surriferite non si discostano dalla testimonianza del Santo Aeopagita, tratte dal capitolo delle libro delle Gerarchie. Questi Principi sono chiamati comandanti  perché conducono coloro che vogliono ottenere l’accesso a Dio e a quella sacrissima Luce di Dio , e dunque gli Angeli e i Santi inferiori ricorrono dapprima a questi primi e più intimi principi  di Dio così che appaiano essere vicini anche loro al Trono di Dio.

Antifona di San Sealtiele Oratore

Gran ministro nella richiesta della misericordia di Dio, e nobile difensore di tutti i fedeli, ti preghiamo, o Beato Sealtiele, che consideri la nostra fragilità umana; così da non abborrire  i nostri gravi eccessi , e non disdegni di pregare sempre per noi e di imitare il nostro Redentore Gesù, il quale sedendo alla destra del Padre Dio Eterno , s’è degnato d'essere nostro avvocato.

o San Sealtiele ti invochiamo in aiuto

Affinchè ci ottieni il perdono dei Nostri Peccati

- O Dio, fonte abbondantissimo delle misericordie ,che per i peccati  della fragilità umana hai voluto che presso di te [Non solo Gesù Cristo Signore Nostro ma anche]  il Beato Sealtiele dall’inizio fosse il ministro supplice della tua misericordia; umili ti preghiamo, per mezzo del patrocinio di un tale patrono  e per la preghiera di un tale oratore, che ti degni di liberarci da tutti i mali imminenti e di cancellare le nostre iniquità secondo la moltitudine delle tue misericordie . Per Cristo Nostro Signore Amen.


CAPITOLO 7 – DELL’IMMAGINE DI SAN GEUDIELE (EGUDIELE)

 L’ immagine di San Geudiele indica anche Gesù, perché quando viene inviato si riferisce alla Seconda Persona della Divina Trinità, che è Cristo Sapienza del Padre. Difatti Geudiele (Egudiele) in ebraico , in latino significa Buon Consiglio di Dio . Geudiele dunque si mostra essere un vice Cristo, dispensatore universale santissimo e elargitore e distributore di ogni bene, giudice dei vivi e dei morti … e queste cose indica il suo proprio nome , perché dal nome deriva il suo ministero così come dalle insegne che porta. Geudiele infatti è chiamato REMUNERATORE , nella destra tiene una corona regale , nel braccio sinistro tiene un flagello, tiene cinto il capo di un serto di rose bianche. Sotto il pallio talare è dotato di una veste bianca dotata di filamenti, così come detto altrove. Il pallio è di due coloro cioè  all’infuori  verde  e all’interno rosso, per singificare i misteri o il significato di cui si è parlato precedentemente. Cominciamo a parlare del serto di rose bianche. Cristo infatti  - come dissi – è sposo di ogni vergine. Perciò gli viene dato un nome e  Geudiele (Eugudiel) custodisce le fanciulle che conservano la verginità di Cristo, così come è attestato dalla storia della vergine e martire Sant’Agnese , e parimenti della vergine Santa Cecilia e dei martiri cui l’Angelo custode consegnò la corona di rose bianche del paradiso dotata di un meraviglioso profumo, di cui fu ricolmata l’abitazione , come premio di aver conservatò la verginità. Difatti l’impegno principale dei Principi Assistenti, e procacciare eletti affinchè siano riempite le sedi rimaste vacanti dai superbi nemici. Per tale ragione , preferiscono maggiormente le vergini, e soprattutto gli umili. La verginità è amica e accetta agli Angeli, e così come fossero delle nozze terrestri, allo stesso modo la verginità riempie il Paradiso di nozze. Lo stesso Angelo Custode di sant’Agnese, in quel turpe luogo,  resuscitò dalla morte il figlio del prefetto romano, che era stato soffocato dal diavolo volendo usare la forza contro la vergine. Per questo porta nella destra  una corona regale d’oro, che in primo luogo è segno di vittoria, che non si concede se non si è dapprima combattuto. Lo Spirito Santo che ispira i profeti dice nella seconda lettera a Timoneo, capitolo 2:  « Anche nelle gare atletiche, non riceve la corona se non chi ha lottato secondo le regole…- e -  Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.  Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione» [ 2 Tim 2,5 -4-7/9]. E pure Giacomo nella prima lettera al primo capitolo dice: « Beato l'uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano» .  [ Giacom. 1,12] . Perciò  qualunque  sia quell’avversario con cui dobbiamo combattere, se vinceremo otterremo la corona della gloria … ma sul  mistero della suddetta corona occorre da parte nostra una dichiarazione affinchè sia reso reso chiaro a tutti che la coronazione appartenga a cristo, in cui vece invia Geudiele . il profeta Esdra al libro quarrto, capitolo secondo dice: «  Io Esdra, vidi sul monte Sion una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare[1], e tutti lodavano assieme il Signore con cantici, e nel loro mezzo, c’era un giovane alto (nobile) di statura, più eccellente rispetto a tutti gli altri, e metteva corone sul capo di alcuni di loro, e veniva  maggiormente esaltato. Io invece ero sorpreso dal miracolo.  Allora interrogai l’Angelo e dissi: “ Chi sono quelli, o signore?”.  Il  quale rispondendo disse: “Quelli sono deposero  via la loro tunica mortale e presero quella immortale, e confessarono il nome di Dio : ora sono coronati e ricevono le palme”. E dissi all’Angelo: “Chi è quel giovane che pone su di loro le corone e consegna nelle loro mani le palme?”. Il quale rispondendo disse: “Egli è il Figlio di Dio, Colui che confessarono nel secolo”. Io invece cominciai a glorificare loro che stettero fortemente nel nome del Signore.  Allora mi disse l’Angelo: “Va e annuncia al mio popolo, quali e quane meraviglie del Signore Dio vedesti!”» [ IV Esdra 2]. Ed anche Giovanni nell’Apocalisse dice: «  Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita. [ Ap 2,10]» e si nota nella passione dei 40 martiri (di cappadocia n.d.a.) … per tali ragioni,  questo principe è detto REMUNERATORE, perché anche Cristo è Remuneratore secondo i meriti di ciascuno…Inoltre nella sinistra questo principe tiene un flagello dotato di 3 funicelle nere e questo strumento indica la  disciplina che corregge o la giustizia che punisce … non si deve dubitare che l’autore della pittura volle assoggettare le immagini delle cose visibili alle cose invisibili, così come ne attesta il dottore angelico secondo cui l’Angelo è solito correggere gli uomini. Così si legge nel capitolo 22 dei Numeri di Balaam: quando il Signore aprì gli occhi a Balaam ed egli vide l'angelo del Signore, che stava sulla strada con la spada sguainata. Balaam si inginocchiò e si prostrò con la faccia a terra. L'angelo del Signore gli disse: “Perché hai percosso la tua asina gia tre volte? Ecco io sono uscito a ostacolarti il cammino, perché il cammino davanti a me va in precipizio.  Tre volte l'asina mi ha visto ed è uscita di strada davanti a me; se non fosse uscita di strada davanti a me, certo io avrei gia ucciso te e lasciato in vita lei”. “Và pure con quegli uomini; ma dirai soltanto quello che io ti dirò”. Balaam andò con i capi di Balak » . [ Numeri Cap 22]. Inoltre questo flagello significa giustizia che punisce. Nel secondo libro dei Re capitolo 24° [ In realtà è 2 Samuele 24,15 , Tommaso è caduto in errore n.d.a.] ,  siamo ammoniti così « Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono settantamila persone del popolo. E quando l'angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per distruggerla, il Signore si pentì di quel male e disse all'angelo che distruggeva il popolo: «Basta; ritira ora la mano!». Ora l'angelo del Signore si trovava presso l'aia di Araunà il Gebuseo. Davide, vedendo l'angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: «Io ho peccato; io ho agito da iniquo; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre! » . Infatti il flagello di Dio talvolta è strumento di puruficazione degli uomini, talvolta di vendetta …Inoltre l’Angelo ama l’uomo più degli stessi suoi parenti e poiché fa le veci di Cristo è chiamato REMUNERATORE. Il pallio di questo principe , come dopra ho detto in modo intrinseco è di colore rosso, con filamenti verdi,  affinchè si sappia che questo principe sia infiammato di virtù, vigore e robustezza di giovenutù.  Euchidiel chiamato in ebraico, che in latino significa Buon Consiglio di Dio, è come Cristo il cui soprannome, nel capitolo 9 del libro di Isaia è chiamato Angelo del Buon Consiglio…

Antifona di San Geudiele Remuneratore

O Geudiele , vigile testimone dell' opere nostre ed allo stesso modo,  ministro remuneratore  della sapienza di Dio , custode delle Vergini , che dai la corona a chi legittimamente combatte, e che castighi col flagello quelli che hanno errato, dacci consiglio  e aiuto , ti preghiamo ancora , che presto ci liberi dall’ osceno cadere nel peccato.

V. O Signore, previenici con la tua misericordia

R.Prima che proviamo, a causa dei nostri peccati, il flagello della tua ira.

Preghiamo - Preghiera

- O Dio onnipotente , e giusto estimatore di tutte le opere, che per mezzo di San Geudiele ministro del tuo ottimo consiglio, e da te costituito remuneratore dei buoni ci conferisci i premi, e che infliggi ai reprobi, in vero, la punizione: umilmente ti preghiamo ,che a noi che imploriamo il nome di un principe tanto bene consigliante, e giustamente remunerante, la tua illuminante grazia diriga gli atti nostri nella tua legge , e annulli il flagello che ci dovresti mandare per i nostri peccati. Per Cristo Nostro Signore Amen.


CAPITOLO 8 – DELL’ IMMAGINE DI SAN BARACHIELE

Il settimo principe è chiamato Barachiele , che in latino significa Benedizione di Dio , e dall’autore della pittura è soprannominato AIUTANTE (AUSILIATORE). Nella piega del mantello porta con entrambe le mani un mucchietto di rose bianche , che si vede contemplare con il volto , come se fossero colme di grande mistero, e perché così come per Geudiele, i vestiti hanno una gran significato, e così come ho spiegato sopra,   i principali imitatori e ministri sono i preferiti dello Spirito Santo, i quali sono come gli Apostoli, e gli odori degli Apostoli erano profumatissimi di ogni virtù così come dice il dottore dei gentili nella seconda epistola ai Corinzi capitolo 2°  « Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero!  Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono;  per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita». Difatti, il buono e vero pastore deve compiere sette doveri : il primo – deve estrarre fuori dalle fauci del lupo e/o del dragone le sue pecorelle;  il secondo deve sanare le pecorelle ferite dal dragone con l’unguento dei sacramenti ; il terzo, curate le pecorelle deve anche pascerle, così come il Signore ordinò di fare a Pietro; il quarto, le deve sostenere, condurle e dirigerle lungo la via della salvezza; il quinto , deve mantenere un’assidua vigilanza sul suo gregge; il sesto, sarà stato necessario dia la sua vita per le sue pecorelle; il settimo, introduca le sue pecorelle in pascoli lieti e sicuri e protetti; come  Cristo vero e sommo pastore, li ha compiuti tutti, tutte le quali sono indicate per mezzo dello stesso Angelo ministro dello Spirito Santo…per questo principe porta un mazzetto  di rose bianche, il cui odore è gradevolissimo , affinché metta in mostra quale debba essere l’irreprensibile vita del pastore , affinché sia di esempio per le sue pecorelle e mostrando le sue buone opere , attraverso le essenze delle sue virtù, conduca le sue pecorelle sulla via della salvezza, come loro capo e buon pastore…Infatti il prelato deve abbracciare entrambi gli aspetti della vita, quella attiva e quella contemplativa. È istituto infatti a pascere le sue pecorelle, sia con le parole che con i fatti, affinché i sottoposti s’ingrassino nei pascoli di ogni spirituale aroma ed odore, attraverso la soavità dell’odore di una vita integra del prelato, riponendo la loro fiducia nelle preghiere del loro ottimo pastore, i profumi del quale salgono al cielo. Infatti Dio esaudisce più facilmente le preghiere dei buoni pastori, e sono i medesimi sacerdoti che Giovanni nell’ Apocalisse cap. 5 dice avere: « ciascuno un'arpa e coppe d'oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi» [ Ap 5,8] …Barachiele è soprannominato AIUTANTE (AUSILIATORE). Paolo nella lettera agli ebrei capitolo 13 dice, utilizzando le parole del profeta : «  Il Signore è il mio aiuto, non temerò. Che mi potrà fare l'uomo?». Per questo il ministero di questo Principe, espresso da quella pittura, allude a quelle particolari attività che deve prestare il pastore alle sue pecorelle , cioè soccorso e aiuto. 

Antifona di San Barachiele Ausiliatore

O San Barachiele, ministro dei doni dello Spirito Santo, della Benedizione  e della grazia divina, prega che Dio ci infonda lo spirito di fortezza, lo spirito della sapienza , lo spirito della verità, col quale possiamo resistere all' insidie dei demoni; alla fragilità del corpo e del mondo , nonché alle tenebre e al peccato, e che possiamo adoperarci in opere sante.

V.Dacci, Signore, i doni dello Spirito Santo

R. Per intercessione di San Barachiele che assiste innanzi a te.

Preghiamo Preghiere

O Dio, dispensatore di ogni bene, concedi a noi, ti preghiamo, l’aiuto e la grazia tua, senza la quale non possiamo far nulla , affinchè per la inspirazione dello Spirito Santo , noi che ci accostiamo alle buone opere , meritiamo di avere S. Barachiele ausiliatore, a discacciare i dubbi delle nostra menti , affinchè conosciamo quelle cose che ci sono nocive , e rasserenati i sensi nostri, siamo fatti capaci delle benedizioni e della tua grazia eterna. Per Cristo Nostro Signore Amen.


CAPITOLO 9  –  PERCHE’ L’UIONE DEI SANTI ANGELI NELLA CHIESA TRIONFANTE OTTIENE DA DIO LA GRAZIA DI UNA MOLTITUDINE INCOMMENSURABILE DI SANTI, ED IL SUO NOME VIENE LODATO ATTRAVERSO I NOMI DEI SETTE PRINCIPI ASSISTENTI, E DA ESSI SONO CONTEMPORANEAMENTE , MONDATI,  ILLUMINATI E PERFEZIONATI, E LA CURA E IL PATROCINIO DI TUTTI LORO SONO INNALZATI ALLA GLORIA CELESTE..

Per mezzo della dottrina angelica del divino Aeropagita, sulle Gerarchie , capitolo IV, ricaviamo in che modo, i primi assistenti  si raccolsero intorno alla prima luce, e gli stessi attinesro per primi quelle folgori e percepirono i segreti di Dio, e meritarono tutti di conseguire il sopranneome Angelico, e condussero quelle rivelazioni più sublimi verso di Dio, e per questo mediante i suddetti primi Angeli la luce divina è comunicata a noi , gli stessi e prima della legge,  a quegli illustri santi padri e dopo la legge a tutti quelli che furono di Dio  , li spinsero e li istruirono sulla via della verità , allontanandoli dall’orrore e dalla vita profana, ai quali rivelavano le visioni occulte , e predicevano loro molte cose che dovevano accadere. Il dottore dei gentili nella lettera agli ebrei, capitolo primo, dice:  “Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?”.  Infatti, come spesso abbiamo dimostrato, poiché questi principi furono i maggiori nell’incendio della carità, cercano maggiormente di guadagnare le anime di ciascuno. Sono pertanto descritti come occhi, la cui dignità e potenza è dichiarata nell’ Apocalisse di Giovanni, in moltissimi passi;  la quale è dedicata alla Santissima Trinità, e poi ai Sette Principi che sono collocati subito dopo di  Dio, che è composta con una partizione settenaria e contiene sette visioni, e sette sigilli, e di sette azioni dei Sette Angeli. Per questo tutti gli Angeli che vedono quella  moltitudine immensa, che nessuno poteva contare,  di cento quarantaquattromila , segnati da ogni tribù dei figli d'Israele  e di ogni nazione, costituiscono la moltitudine infinita della nuova legge,  che i Sette Principi Assistenti, in modo eccellente, condussero a Dio, e ne condurranno altri fino a che si adempierà il numero degli eletti secondo la provvidenza divina. Rendono grazie a Dio e Lo adorano  e lo glorificano e lodano,  nell’aula celeste, le proprietà dei succitati nomi: I predetti nomi dei Sette Principi assistenti davanti a Dio, sono infatti molto graditi a Dio . Questo si legge chiaramente in un passo del capitolo settimo dell’ Apocalisse , dove , mentre tutti gli Angeli cantano, enunciano pure queste parole: “Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen".  Che questa proclamazione avvenga infatti ancora oggi nell’aula celeste , lo rivelò,  nella nostra presente età, grazie all’Apocalisse di Giovanni, una certa suora di santa vita, subito dopo la sua morte a Mantova, ad una certa sua consorella , sollecitata da lei su ciò che fanno i beati in quella patria celeste. Ella rispose: “ Cantano le suddette parole e cioè [Benedictio, et claritas, et sapientia, et gratiarum actio, honor, et virtus, et fortitudo Deo nostro in sæcula sæculorum. Amen.] Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen”. Questi nomi infatti di ringraziamento divino , significano e celebrano  i nomi dei Sette Principi degli Angeli, qui ,  si ripetono e si presentano nuovamente in modo molto pertinente: infatti dalla “benedizione” [εὐλογία in greco – concordante n.d.a]  sorge il nome di BARACHIELE , che in latino suona Benedizione di Dio, dallo “splendore” [δόξα in greco – dissonante in latino, forse si riferisce allo splendore della gloria n.d.a] delle opere divine viene fuori l’illuminazione di Dio, che è il significato del nome ebraico di URIELE, inoltre dalla Sapienza [σοφία in greco – concordante in latino n.d.a]  di Dio sboccia il buon consiglio di Dio, che è il nome Egudiel-GEUDIELE in ebraico. Peraltro dall’azione di grazie [εὐχαριστία in greco – dissonante in latino n.d.a. ]  appare manifestamente chiaro che Dio viene adorato e glorificato , o per via dei doni richiesti e dallo stesso concessi,  o per la misericordia elargita da Dio, officio che compete a SEALTIELE, che in latino significa RICHIESTA DI DIO, e che, poiché  assiduamente prega per i fedeli, è chiamato ORATORE. Invece l’onore [τιμή timē in greco  , anche dignità n.d.a.] , dopo che a Dio, si deve attribuire ai SETTE ANGELI ASSISTENTI,  e specialmente al primate MICHELE per la familiarità e la vicinanza che ottiene dalla prima luce … E poiché il primo principe e comandante , dopo di Dio, è  il divino Michele, si concede allo stesso un nome di grande onore, così come la chiesa medesima canta nella sua solennità: Ecco l’Arcangelo Michele, preposto del Paradiso,

 

CONTINUA