URIELE NEL CULTO DI 8 DOTTORI DELLA CHIESA! All'interno documenti in continuo aggiornamento per gli amatissimi lettori e iscritti al canale !!! Attenzione il testo viene aggiornato ad horas dunque ritornate per vedere maggiori informazioni !!!

  • Dottore della Chiesa è il titolo che si  attribuisce a scrittori riconosciuti come eminenti per quanto riguarda la riflessione teologica, l'ortodossia e la santità di vita. Il titolo è concesso o dal Papa stesso o da un Concilio. Questo onore è attribuito raramente: attualmente si contano 36 nomi che coprono circa duemila anni di teologia; viene dato solo postumo e dopo che c'è già stato un processo di canonizzazione.
  • I dottori della Chiesa si distinsero, rispetto a tutti gli altri santi  per le loro opere letterarie sotto forma di libri o lettere, come Gregorio o Ambrogio; altri scrissero trattati mistici e teologici.
  • Dalle ricerche da noi effettuate è emerso che circa  8 Dottori della Chiesa hano riconosciuto Uriele sotto varie forme, sia come Angelo scritturistico perchè nominato nel IV° Esdra, sia come Angelo liturgico perchè pregato direttamente in alcune antifone, sia come Angelo di tradizione o di elevazione spirituale perchè utilizzato per infiammarsi davanti al Santo Tabernacolo.
  • Queste fonti di Magistero Parziale (?)  sono presenti nelle cronache ecclesiastiche.

 


S. ISIDORO DI SIVIGLIA (Cartagena, 560 circa. – Siviglia, 4 aprile 636), vescovo e dottore della Chiesa Cattolica, nel settimo libro delle “Etimologie o altrimenti detto Origini”, riconosce la presenza misteriosa di Uriele, “Fuoco di Dio”, nel celebre episodio dell’Esodo, quando a Mosè prostrato sul sacro monte, apparve un emissario del Signore, un Angelo tutto di fuoco, in un roveto ardente. Ancora una volta descrive questo Angelo assieme con Michele, Gabriele e Raffaele comprendendolo all’interno della canonicità perché presente nel IV Esdra, da lui ritenuto perfettamente canonico e indicato nelle note a margine del testo. Ecco cosa dice di loro:

FONTE DIRETTA: «..Uriel interpretatur, Ignis Dei, sicut legimus apparuisse ignem in rubo. Legimus etiam ignem missum desuper, et implesse, quod praeceptum est».

Angeli sono chiamati in greco, Maaloth in ebraico, in latino invece sono definiti nunci, dal fatto che annunciano la volontà del Signore ai popoli. L’appellativo degli Angeli, è nome di Officio, non di Natura, sempre infatti sono puri Spiriti. Difatti si chiamano Angeli proprio quando sono inviati (…) Qualcuno invece degli Arcangeli è chiamato con nomi personali affinché per i medesimi nomi siano indicati nell’opera su cosa hanno potere. Gabriele in ebraico, nella nostra lingua si traduce “Fortezza di Dio”. Dove infatti si manifesta la potenza o la fortezza divina è inviato Gabriele. Da cui, in quel tempo nel quale sarebbe nato il Signore e avrebbe vinto il mondo, Gabriele venne a Maria, affinché annunciasse Colui che si era degnato di venire umile, a debellare le potenze dell’aria. Michele si interpreta “Chi è come Dio?”. Quando infatti qualcosa di miracoloso avviene mirabilmente nel mondo, questo Arcangelo è inviato, e dalla sua azione discende il suo nome, poiché nessuno è capace di fare ciò che può fare Dio. Raffaele si interpreta “Cura o Medicina di Dio”. Ovunque infatti è necessaria l’opera di curare e guarire, l’Arcangelo è inviato da Dio, e per questo è chiamato Medicina di Dio. Da ciò, inviato a Tobia il medesimo Arcangelo, arrecò la cura ai suoi occhi, e tolta la cecità, restituì la vista. Infatti dall’interpretazione del nome dell’Angelo è rappresentato l’officio. Uriele si interpreta Fuoco di Dio, così come leggiamo che fosse apparso il fuoco nel roveto. Leggiamo anche di quel fuoco inviato dall’alto che riempisse ciò che era stato ordinato.


SANT’AMBROGIO (Treviri, incerto 339-340 – Milano, 397), vescovo cattolico, scrittore e santo romano, nel trattato della Fede all’Imperatore Graziano, parte terza, capo III, nel sostanziare dogmaticamente il suo ragionamento sulla sostanza divina, accosta il nome dell’Angelo Uriele, agli altri Angeli Raffaele e Gabriele, dimostrando di apprestare la stessa considerazione che deve darsi anche agli altri Angeli canonici:

FONTE DIRETTA: «...Se alia immortalitas suae naturae, alia nostrae. Non sunt fragilia comparanda divinis: una sola substantia divinitatis est, quae mori nescit. Unde et Apostolus, cum sciret et animam et angelos immortales, quod solus Deus immortalitatem habeat praedicavit. Nam et anima moritur: Anima enim quae peccat, ipsa morietur (Ezech, XVIII, 20) ; nec Angelus immortalis est naturaliter, cuius immartalitas in voluntate est Creatoris. 20. Neque ad praejudicium trahas, quod non moritur Gabriel, non moritur Raphael, non moritur Uriel; et in ipsis enim naturae capacitas vitio obnosia, sed non obnoxia disciplinae. Omnis enim rationabilis creatura accidentia recipit, et subiecta judicio est. In accidentibus autem et poena judicii, et corruptela est, et profectus...»

Le cose fragili non devono essere paragonate alle divine: una sola è la sostanza della divinità che non sa morire. Da cui l’Apostolo, conoscendo sia l’anima che gli Angeli immortali, predicò che solo Dio possiede l’immortalità. E infatti l’anima muore: l’anima infatti che pecca, essa stessa muore [Ezech. 18, 20] Né l’Angelo è immortale per natura, la sua immortalità è nella volontà del Creatore. Né che tu tragga a precedente, che non muore Gabriele, non muore Raffaele, non muore Uriele, e negli stessi infatti la capacità di natura è assoggettabile al peccato, e soggetta a giudizio.


SAN BEDA IL VENERABILE (672 ca. – 25 maggio735) monaco, storico e santo inglese, vissuto nel monastero benedettino di San Pietro e San Paolo a Wearmouth (oggi parte del Sunderland), in Inghilterra, e a Jarrow, in Northumberland, famoso come studioso e autore di numerose opere, dichiarato santo e dottore della Chiesa, professò apertamente il culto dell’Arcangelo Uriele, assieme agli altri Angeli Maggiori nella Colletta, invocandoli così:

FONTE DIRETTA: «...Grabriel est mihi lorica, Michael mihi baltheus, Raphael scutum, Uriel protector…».

Gabriele sii la mia armatura;  Michele la mia spada, Raffaele il mio scudo ; Uriele la mia guardia (..)


SAN BONAVENTURA

Bonaventura (Bagnoregio, 1217/1221 circa – Lione, 15 luglio 1274), cardinale, filosofo e teologo italiano parla di Uriele in questi termini nella terza parte del suo “Centiloquio”, capitolo 18, seguendo la versione degli interpreti nel Libro IV di Esdra, dice:

FONTE DIRETTA: «item Uriel, qui interpretatur  lucens Deo, sive apparens Deo, vel ignis Dei, out incendium Dei: quae duplex interpretatio innuit, quod per eius ministerium illustramur in veritate, et inflammamur in charitate. Mittuntur enim Angeli, ad illuminandum nostrum intellectum, et inflammandum nostrum affectum, et si non effective, saltem dispositive. De hoc nomine Uriel legitur in tertio Esdrae, quia missus est iste Angelus, ad consolationem Populi Dei, qui ab alinigenis premebatur».

Si devono nominare quattro nomi di Angeli e non di più che sono rivelati nella Sacra Scrittura cioè Raffaele, Gabriele, Michele e Uriele. Il primo Raffaele, che si interpreta, Medicina di Dio, o Dio che sana. Questo è inviato a curare Tobia dalla cecità degli occhi e Sara dall’insulto dell’uccisione degli sposi. E contro questi due che abbiamo contratto dal peccato originale, che sono l’ignoranzia delle cose da fare e la concupiscenza delle colpe per mezzo delle quali due ritorniamo proni verso il male. Il secondo è Gabriele, che è interpretato Fortezza di Dio per il quale siamo fortificati e confortati nell’osservanza dei precetti e nell’adempimento dei suggerimenti. Nel segno del primo, è inviato ad annunciare la nascita del Precursore dai coniugi. Nel segno del secondo, è inviato ad annunciare la nascita del Salvatore dalla Vergine, per esempio di Giovanni; e per beneficio ed esempio di Cristo ritorniamo ben disposti e favorevoli al bene. Ugualmente Michele, che si interpreta Chi come Dio, il quale è detto presentare le anime al Signore nei Cieli: per dovere strappare le quali dalla mano del diavolo fece guerra con il drago. D’altra parte celebriamo solennemente due festività di queste, cioè dell’Apparizione e della Dedicazione nel segno, che lo stesso è per noi, dunque viviamo in questo secolo e dunque siamo condotti fuori dall’esilio. Parimenti Uriele, il quale si interpreta che risplende a Dio, o che è visibile a Dio, o Fuoco di Dio o Incendio di Dio. Questa duplice duplicata interpretazione indica che per il suo ministero siamo illuminati dalla verità e siamo infiammati dalla carità. Infatti gli Angeli sono inviati a illuminare il nostro intelletto e infiammare il nostro affetto e se non nel pratico almeno nella disposizione. Di questo nome Uriele si legge nel terzo di Esdra, poiché questo Angelo è inviato alla consolazione del popolo di Dio, che era afflitto dagli stranieri.

  • Anche Beranrdino da Siena, pure francescano, prossimo DOTTORE DELLA CHIESA, allo stesso modo nel capitolo DE INSPIRATIONUM VARIETATE,  nel Sermone II:  “Quibus modis Angeli  sancti in animas bonas cognitiones inspirent” disse di lui: «Quartus est Uriel qui interpretatur lucens Deo, seu apariens Deo, vel ignis Dei, out incendium Dei. Haec duplex duplicata interpretatio innuit,  quod per eius mysterium illustramur veritate et inflammatur charitate. Mittuntur enim Angeli ad illuminandum nostrum  intellectum & ad inflammandum  nostrum affectum , ut ex praecedentibus patet. De hoc nomine habetur Esdrae 4 quod missu est Angelus iste ad consolationem populi Dei, qui ab alienigenis premebatur».

  • Per quanto riguarda i sospetti di interpolazione del Centiloquio di Bonaventura: essi sono infondati in quanto, nell'ordine francescano si utilizzava una preghiera ad Uriele , tratto dal quarto di ESDRA apocrifo, come testimonia il sermone  del  frate MARCHESINO da Reggio (Giovanni Marchesini) : « Nec negligendum nobis videtur aliud indicium non leve, quod facit pro Marchesino. Tuderti, bibliotlieca S. Fortunati, est cod. 129. membr. in 8. parvo, folior. 250, saec. XIV. ante vel circa medium, in quo fol. 1 . r. est rubrica : Sermones fratris Marchesini super omnia festa nostri Kalendarii , id est Ordinis fratrum Minorum. — Fol. 154. r. Setmo de Angelis , ubi legitur : « In signiim huius innammationis el fervenlis dilectionis tam ad proximum quam ad Deum iinum Angelum proprio nomine explicamus, scilicet Uriel, de quo hatetur in qiiarto apocrifo et non alibl invenimus. Inlerpretatur outem Uriel lucens Deo vel ignis Dei ad innuendum , quod per angeliciim beneflcium ardemus in Deum, per fervidam dilcrtionem et lucemus Deo, id est ad honoreni Dei per placidom proximi edificationem. Amen ». Cum igiturr Angelus Uriel, quod scimus, a nullo antiquo Scholastico ito explicetur nisi in Ccntiloquio (p. III. sect. 18.) et In isto sermone Marchesini, conflrmantur praefata indicia, quae ipsum esse compilatorem Centiloquii insiniiant. De eiusdeiu scriptis vide Sbaraica ioc. cit., qui conlra alios rerle asserit, eum scripsisse in piincipio saec. XIV. Meminit eiiisdem etiam Bartholomaeus Pisanus, Conformit. XI. p. II.


SANT’ALBERTO MAGNO DOTTORE DELLA CHIESA

Il Vescovo soprannominato “Doctor Universalis” (Lauingen, 1206 – Colonia, 15 novembre1280), conosciuto anche come Alberto il Grande o Alberto di Colonia, è considerato il più grande filosofo e teologo del Medioevo. Tutte le cronache che abbiamo enunciato rivelano che lo stesso invocava Uriele assieme agli altri 3 Arcangeli nei suoi esercizi spirituali, che sarebbero andati completamente smarriti se non li avesse conservati il teologo Giorgio Vicellio, famoso studioso e agiologo tedesco, che nei suoi “Exercitamenta Sincerae Pietatis Multo Saluberrima” Maintz, 1555 – Actor Cap. XXIII, presenta una serie di antichissime litanie cattoliche tra cui troviamo, neanche a farlo apposta la “ Litania di molto degnissima a Cristo e alla Chiesa, per il dott. Alberto Magno per breve tempo Vescovo di Ratisbona, recentemente ripulita” nella quali si incontrano, tra le molte altre le famosissime e spesso richiamate invocazioni ai 4 Arcangeli:

FONTE DIRETTA: «...Sancte Uriel. Ora pro nobis – Mittere etiam digneris amantiss. De caelis pater, sanctum Urielem, qui nos igne charitatis tuae semper incendat, & omnium honorum, quae nobis a caelesti paternitate proveniunt, memores ac gratos efficiar & in malis, quae pro peccatis nostris tua dispensatione suboriuntur, aut cautos in evandendo per te reddat, aut patientes in sustinendo, per eundem dominum nostrum amen».


 

  • SAN MICHELE- Prega per noi Manda a noi, te ne prego, S. Michele, che sia il Principe della nostra Milizia, Duce nella nostra schiera, Vessillifero nella nostra battaglia, combattente contro i nostri nemici, difensore nella nostra battaglia contro tutti gli assalti e i complotti dei nemici, il quale avanzi nei nostri eserciti e faccia cadere tutti i nostri avversari innanzi a noi, per Cristo Gesù amen
  • SAN GABRIELE - Prega per noi Manda Signore, Gabriele, che ci rafforzi sempre con la tua forza, annunci spesso a noi il Vangelo della Tua Salvezza, ci illumini con le rivelazioni sacre, trovi grazia innanzi a te per noi e insegni il modo nella stessa grazia, che sia accetta alla Tua Maestà per Cristo Gesù amen
  • SAN RAFFAELE - Prega per noi Che Mandi Dio Padre anche San Raffaele, che per noi diventa medico e medicamento di tutte le malattie, curando con la tua virtù ogni malattia del corpo e sanando ogni infermità nella mente, il quale similmente diventi illuminatore della cecità, rinnovatore dei sensi esteriori e interiori ad ogni percezione della verità, il quale allontani da noi il demonio, e sia difensore contro ogni pericolo, compagno indivisibile delle nostre peregrinazioni, guida nelle vie, conduttore nei luoghi remoti, corriere delle nostre attività, recuperatore dei perduti, il più utile predittore, o colui che per mezzo tuo ci arricchisce di tutte le cose necessarie e che inoltre ci congiunga ai Tuoi Santi per mezzo delle cose eteree, infine che riporti a te tutte le nostre cose, e ci esorti alla perfezione della vera pietà e ci muova sempre a rendere grazie per Cristo Gesù amen
  • S. URIELE - prega per noi. Padre, degnati di mandare dal cielo anche S. Uriele, che ci infiamma sempre col fuoco del Tuo amore e ci rende memori e grati di tutti i beni che a noi provengono dalla celeste paternità; e nei mali che nascono per i nostri peccati, per tua ripartizione, ci renda o cauti nel trarci in salvo per mezzo tuo o pazienti nel sostenerli; per Cristo Gesù amen

SAN LORENZO DA BRINDISI, DOTTORE DELLA CHIESA.

 il doctor Apostolicus, cita Uriele (Opera omnia: a patribus min. Capuccinis Prov. Venetae e textu originali nunc primum in lucem edita notisque illustrata, Volume 3 - Ex officina typographica Seminarii, 1935), nella sua  “Explanatio in Genesim” (Commento sulla genesi), in una spiegazione teologica della battaglia celelste di Apocalisse 12,7, vicina alle visiones del Beato Amadeo:

FONTE DIRETTA: «Hoc autem praeceptum quod aut quale fuerit nullus valet hominum indagare, cum supra naturam sit et ex mero beneplacito Dei. Probabilissime tamen crediderim  humanae naturae in Christo adorationem id fuisse, ut revelarit  illis Deus se velle immenso modo secundum omnipotentiam suam communicare seipsum    humanae creaturae eamque assumere , ut sublimetur illa in Deo ac quasi insitione quadam admirabili in Verbo fiat illa subsistens Deus Praeostende - ritique illis Filium suum Iesum Christum in specie et figura hominis; ac et tunc demum iusserit legemque promulgaverit ut eum, in quo sibi super omnes semper bene complacuit, etsi homo futurus esset, adorarent tamen sicut  Deum, propter  Verbi Hypostasim , eique obsequia et honores tamquam Deo redderent. Cui mandato quicumque obtemperarent, semper felices sempiternamque beatitudinem assequerentur: qui vero huic mandato non acquiescerent, e loco illo supremo in sempiternas tenebras deicerentur ac detruderentur. Neque ea, quae nunc diximus, sine Scripturae testimonio a nobis dicta quis putet. David enim, de Christi regno loquens, ita Dei voce inquit: Et adorent eum omnes angeli eius (Ps. 96, 7); quemadmodum et Apostolus ait: Et cum iterum introducit Primogenitum in mundum, ait: ed adorent Eum omnes Angeli . Et haec forte est vita aeterna, quam Apostolus ante tempora saecularia, vel aeterna, promissam esse ait, scribens ad Titum . Neque enim ante saecularia tempora erat  cui posset Deus vitam aeternam, quae Christum est,  promittere, nisi Angeli,  qui cum in primo temporis momento creati sint,  quasi ante saecularia tempora esse dicuntur. Audirent igitur hoc decretum  ipsi Angeli, qui ante tempora saecularia soli inveniebantur promissionis capaces et acceptatores eis per  Jesum Christum  destinatam esse salutem ac vitam aeternam, si eum vellent ut adorandum  Deum libenter et  obsequiose recipere. Et sanctissimus Michael nihil penitus disquirens, recepit subito, ut par erat, mandatum Dei ; similiter Gabriel, Raphael et Uriel  et plurimi maiorum , quos secuti sunt innumeri angelorum exesrcitus. Lucifer autem, rem admiratus, coepit secum arbitrari valde durum , nec satis  aequum , sed indignum atque iniquum  hoc Dei consilium esse, sed angelo debere potius dignitatem hanc tribui, cuius natura etiam in tota sui generis latitudine est multo sublimior homine, ac multo magis primae angelorum speciei quae omnium excellentissima est...»


SAN GIROLAMO :  Sofronio Eusebio Girolamo (in latino Sofronius Eusebius Hieronymus), noto come san Girolamo, san Gerolamo o san Geronimo, (Stridone, 347 – Betlemme, 30 settembre 419/420) è stato un biblista, traduttore, teologo e monaco cristiano romano. Padre e dottore della Chiesa, tradusse in latino parte dell'Antico Testamento greco. 

Riferimento ad Uriele si trova nel trattato:  Sancti Eusebii Hieronymi, stridonensi praesbiteri, OPERA OMNIA, Tomus Tertius 1865» e all'interno « Graeca Fragmenta libri Nominum Hebraicorum", latine reddita, fragmnentum primum».

Ivi secondo l'interpretazione del Santo in varie lingue si riporta Ttra i nomi di Angeli biblici anche quello di Uriele (Dio sei la mia luce), subito dopo Michele, Gabriele, Raffaele (aggiunto dal comilatore) e i Serafini e i Cherubini

 


 

SAN BASILIO E LA LITURGIA COPTICA. Il Dottore della Chiesa,  S. Basilio Magno (330 – 379) , ha prodotto una liturgia specifica chiamata liturgia coptica, come precisa il celebre Abate Eusebio Renaudot, che conteneva il nome di Uriele, nel rituale di Benedizione, in cui veniva invocato assieme a Michele, Gabriele e Raffaele, grandi Angeli splendenti, e ai 4 animiali spirituali5

« Per le suppliche e le preghiere che la nostra Signora, Sovrana di tutti noi, la pura Madre di Dio, santa Maria innalza in ogni tempo per noi, e i tre grandi santi lucenti Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele, e i quattro esseri incorporei, i ventiquattro vegliardi e tutte le schiere sovracelesti...».

Di tale liturgia ne parla, con specifico riferimento all'Arcangelo Uriele, nel suo "Liturgiarum orientalium collectio", dove all'invocazione in cui si parla degli Angeli, si mostra molto positivo al valorepositivo di tale spirito nell'ambito di questa liturgia.

 

Alberto Magno :
Alberto Magno - particolare
Sant'Ambriogio
Sant'Ambriogio - particolare
San Bonaventura
San Beda
Beda particolare
Isidoro e le Etimologie o Origini
Isidoro prega Uriele nella Liturgia Mozaraba
San Lorenzo da Brindisi nel suo commento alla Genesi
San Girolamo presenta il nome di Uriele come Angelo !!!
fra Marchesino testimonia Uriele