TERZA ESTASI DEL BEATO AMADEO DA SYLVA

PARAGRAFO 3,1 - I CAPITOLI DEL PASTORE FUTURO 1): L’UNIONE UNIVERSALE DELLA CHIESA

In uno dei giorni mentre meditavo con fervore, fui rapito (nuovamente) nella medesima ruota nella quale si trovavano i Padri del Vecchio e del Nuovo Testamento e l’innumerevole esercito dei Santi Angeli di Dio ed esibita la dovuta riverenza a tutta quell’assemblea posta al di sopra del sole e a tutti gli astri della luminosissima curia, poiché tutti facevano silenzio, non sapevo a chi parlare né cosa dire, ed ecco di nuovo il Santissimo e Dolcissimo Angelo Gabriele, stette davanti a me e mi disse: “ Non temere, non ti è stato fatto nulla di nuovo, sei abituato alle visioni di Dio, ma, come ho detto un’altra volta, ogni cosa è detta da me da parte del Signore Nostro Dio, che hai visto appoggiato alla scala ed anche nel nome di questa celebratissima assemblea e sacra confraternita. Ti ho rivelato quelle cose affinché compili ogni cosa diligentemente e le conservi per il futuro pastore a cui questo libro sarà riservato, ad insegnamento suo e di altri. Così come hai iniziato, dunque, portalo a termine: e la memoria delle cose che qui hai ascoltato non ti abbandonerà”. Allora io : “Mio signore, quando verrà qui, quel così tanto illustre, Santo e buon pastore e quando apparirà? Quando, Dio clementissimo, elargirà un dono così tanto grande e tanto buono al suo popolo e ai suoi fedeli? Quando verrà questo Santo ed Eletto di Dio?”. Sorridendo l’Angelo disse: “Interroga, interroga questi padri che sono con te nel cerchio!”. Rivolto a quelli con grande rispetto cominciai a interrogarli. Allora l’Apostolo Pietro, mentre tutti annuivano affinché mi parlasse, rivolto a me disse: “Uomo di Dio, vuoi tu essere maggiore degli Apostoli del Signore? Che cosa ti risponderò se non ciò che lo Stesso Signore ci replicò quando gli domandammo di rivelarci le cose future? Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, che il Padre ha stabilito di sua propria autorità [Atti 1,7]. Allora io, avendo ricevuto un tale responso, mi feci triste e col volto basso fissavo in terra. Ma quei padri sorridevano mentre l’Angelo, toccandomi la mascella, disse: “ Sii più allegro e segui gli ordini del Signore che disse: “Chiedete, cercate, bussate; ciò che non è dato a chi chiede, è concesso a chi cerca; e ciò che si chiude a chi cerca, si apre a chi bussa”. Ascolta ora alcune cose del suo avvento, poi udrai anche, se sarà piaciuto al Signore, il tempo del suo arrivo. Dio sceglierà per sé l’uomo conforme al suo spirito  e lo porrà a pascere il gregge del Suo popolo, il quale, anche con la grande autorità trasmessagli da Dio, aprirà  il senso di questo libro e svelerà e chiarirà i misteri scritti in esso a tutti i popoli  e insegnerà  a tutte le genti la volontà del Signore Dio Suo che amerà con tutto il cuore. Per ora tu preparerai questo libro e lo terrai chiuso fino al tempo di questo pastore da Dio già scelto. Questo libro è scritto dentro perché insegna dei segreti più intimi e li tratta, è scritto anche fuori, perché nello stesso sono poste anche molte cose note. Quando apparirà quel Pastore eletto da Dio, allora Dio manderà me, Gabriele, che sto parlando con te,  per confermare e propalare tutti i segreti di questo libro. Infatti è necessario che molte cose, che non sono manifeste nella vostra fede, si rivelino per mezzo dello stesso e affinché nessuno abbia giustificazione, io apparirò dapprima in segni e prodigi e gli porterò tutte queste cose redatte in rotoli. Sarà eletto con ammirazione e stupore di tutti. Tutti i re verranno a lui e lo onoreranno e si allieteranno di una così santa elezione e di un pastore, per così gran tempo, desiderato dai buoni. Vi saranno quelli che gli si opporranno e gli saranno nemici, ma il Signore spezzerà le teste dei suoi nemici e li abbatterà, affinché sappiano quelli che vengono da oriente, e quelli che vengono da occidente, che fu la mano di Dio a fare queste cose. Tutti i popoli degli infedeli si convertiranno alla vera fede e obbediranno a lui come a un padre e governerà lui stesso e i suoi successori per molti periodi, tutte le genti nel timore di Dio.  Ci sarà, di tutti gli uomini, un solo ovile e un solo pastore.  Osserverà i canoni e le antiche consuetudini dei padri, eliminerà tutte le leggi e le consuetudini corrotte, introdurrà cose buone e le renderà stabili. Avrà più cura delle anime e delle attività spirituali che delle cose temporali, e non tenderà ai tesori se non in quanto sarà stato utile alla Chiesa e agli orfani, alle vedove e agli altri poveri. Allora io dissi piangendo: “O Dio, quando il popolo cristiano, ora tanto infelice, godrà di una così grande gioia?”.  Ma poiché non ho potere di conoscere il tempo di un avvento tanto magnifico, ritorniamo dunque ai nostri progenitori.


PARAGRAFO 3,2 - DEL PECCATO DI ADAMO ED EVA

“Dalle cose altre volte dette, riconosco agli stessi di aver peccato in Paradiso prima di essere cacciati, né tuttavia immediatamente essere stati assoggettati alla morte, ed anzi aver perfino perseverato nella stessa condizione (di peccato)!” Rispose l’Angelo: “ Quasi immediatamente , come fu tirata fuori  quella vostra madre, perse la grazia di Dio, per cui morì nell’anima: ma il corpo rimase nella condizione di prima. Tuttavia, poiché Dio aveva detto: “In qualunque ora ne mangiassi, certamente moriresti [Ge2,16]” e non invece [in qualunque ora avrete peccato per un peccato interiore di orgoglio], per tale motivo, soltanto dopo aver mangiato del frutto di quell’albero cominciarono a essere soggetti alla morte corporale”. E io: “ Mio Signore, in che modo dopo il peccato cucirono le foglie di fico e si fecero dei perizoma? Dove era l’ago? Dove il filo?”. Rispose: “ Il profeta parlò di quell’usanza che c’era allora quando così scrisse; quelli infatti non avevano ancora né gli aghi né i fili, ma con erbe di sostegno unirono le fronde dell’albero dal quale avevano mangiato e, se fossero state cucite assieme, ciò fu detto perché si dimostrasse che fossero stati soggetti a morire a causa delle parti intime adatte alla procreazione. E pertanto arrossivano e si dolevano e nascondevano quelle parti intime per mezzo delle quali stavano per procreare figli infelici, più a causa di ciò, che proprio per il movimento delle loro membra. Ciò affinché si dicesse Dio fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì [Gn 3,21].Ciò deve essere inteso nel senso che insegnò loro che le vesti sarebbero state necessarie nel luogo verso il quale stavano per andare, affinché potessero fabbricarle sia di lana che di lino dalle pelli degli animali, cosicché se ne servissero più per necessità che per decoro, in quanto le foglie degli alberi non erano mezzi adatti a supplire a tali necessità. E Dio parlò e l’uomo essendo istruito, immediatamente comprese i generi di vestiti dei quali potesse servirsi, e Dio fece tuniche di pelle senza l’uccisione di alcun animale, ma con la sua sola potenza, cioè creò delle pelli e diede loro forma di tuniche perché ricordassero che sarebbero morti e avrebbero persa la propria pelle. Così dunque Dio allora fece nuove pelli e tuniche, da esse, invero, poteva fare panni splendidi e di seta ma non volle farlo, per insegnarvi che è necessario che voi usiate vesti per la necessità, non per il fasto o la curiosità.


PARAGRAFO 3,3 - ADAMO CREATO SULLA TERRA MENTRE EVA NEL PARADISO

Allora io: “Mio signore, tu narrasti che la donna fu creata dopo che l’uomo era stato trasferito in Paradiso e tuttavia  la Scrittura dice che prima, nel sesto giorno, Dio creò il maschio e la femmina e li benedisse”. Rispose l’Angelo: “So che tu da ignorante  non sai proporre tali dubbi, ma è volontà di Dio che tu proponga tali cose e comprenda che ti sono concesse per grazia dello Stesso”. “Ho detto invero, o Angelo di Dio, che non ricordo di avere mai pensato tali cose e proprio io mi meraviglio donde nella mia mente si volgono pensieri a me inconsueti”. Ed egli: “Dio ti concesse questa grazia per il vantaggio comune degli uomini, ti dico dunque affinché tutti i popoli sappiano che solo sei giorni dopo fu creato l’uomo come tronco di tutto quanto il genere umano e questo ammettono anche i vostri scrittori, ma sappi questo, che la costruzione della parola di Mosè così si debba intendere: quando disse a immagine di Dio lo creò [Ge. 1,27], deve seguire Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona [Gn. 1,31], invero quelle parole che li iniziano maschio e femmina li creò [Gn. 1,29] fin lì dove dice, Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, [Gn. 2,9] sono interposte e devono intendersi dette in Paradiso, già creata la donna, perché Dio, infatti,  aveva detto alcuna di quelle cose allo stesso Adamo, mentre ancora erano soli. Proprio allora, infatti, lo nominò signore di tutte le altre cose e gli assegnò quel cibo. Perciò il profeta (Mosè) rivelò non solo quelle cose che disse Dio allora, ma anche quelle che parallelamente predispose dopo aver creta la donna”. Allora io: “Abbondano in me dubbi e domande, non so da dove provengono se non per il fatto che tu mi hai rivelato che vengono da Dio e anch’io credo così che ciò sia voluto da Dio perché a tutto il mondo è noto che io sono ignorante e sprovveduto, ora dubito, anzi vorrei sapere in quale giorno e in quale mese Adamo entrò nel Paradiso e in quale giorno fu creata similmente anche Eva, e in quale giorno furono cacciati entrambi, queste cose non sono scritte da nessuna parte e sono molto degne a sapersi”. Rispose l’Angelo: “Giunge il tempo nel quale Dio sta per fare cose mirabili e vuole illuminare  tutto il mondo su queste cose che sono della fede e per questo ti fa proporre tanti e così grandi dubbi. Sappi dunque e annota: poiché l’opinione che tengono molti Cristiani è vera che cioè: il mondo fosse stato creato, mentre il sole si trovava nella primo punto della costellazione d’Ariete, sebbene in quel primo giorno, l’Ariete non fosse realmente in cielo; ma in modo immaginario, ed era quello il giorno che voi chiamate domenica. E Adamo fu creato in quel giorno che voi chiamate giorno di venere e in tutto quel giorno, cioè per tutto il resto di quel giorno, rimase fuori dal Paradiso e impose un nome a tutte le altre cose, e similmente rimase tutto il giorno seguente nella meditazione di Dio suo Creatore benedicendolo e magnificandolo. Inoltre nel primo giorno del sabato, cioè l’ottavo giorno della creazione del sole, fu trasferito e posto nel Paradiso della gioia, creato da Dio nel primo giorno quando creò il sole, la terra e gli altri elementi e in quel giorno, dopo aver destato in lui il sonno,  dal suo stesso fianco creò Eva, madre di tutte le genti, ed esibita da entrambi  la benedizione a Dio del Cielo, ed avendo accettato l’ordine di crescere in numero e di non mangiare quel cibo, rimasero nell’azione delle grazie tutto quanto quel giorno, volendo subito essere uniti a Dio nella preghiera, prima ancora di congiungersi nel corpo, perché non erano stati costretti da quell’ordine a congiungersi immediatamente ma in un tempo congruo e stabilirono di astenersi per tre giorni (dal procreare) non in quanto spinti da qualche amore sfrenato all’atto carnale,  ma dal solo desiderio della prole. Seppero infatti che prima i figli si debbono generare con la mente che con la carne. Lucifero vide queste cose, si rose d’invidia e si avvicinò per tentarli. Il terzo giorno fu vinta la donna e peccò e tentò nei giorni seguenti e infine nell’ottavo giorno della creazione di Adamo, furono così espulsi e non videro il sabato (successivo) nel Paradiso.


PARAGRAFO 3,4 - IL LIBRO DELLA GENESI FU SCRITTO DA MOSE’ PER DIVINA RIVELAZIONE

“Ora ti chiedo mio signore”, dissi “se il Libro della Genesi aveva tracciato una linea di parentela diretta, di padre in figlio senza interruzioni e senza alcuna aggiunta o se di quando in quando si estende anche verso i nipoti o da parte dei nipoti”. Rispose l’Angelo: “ Avvenne  proprio così cioè con aggiunte. Così come, infatti, in tutto quanto lo studio dell’Evangelista Matteo si mostrò che il Signore Cristo discendesse dalla stirpe di Davide e di Abramo così tutto quanto lo studio di quel profeta  che tu vedi ivi mentre porta le corna[1] fu di dimostrare in che modo e da chi, quel popolo ebreo avesse avuto origine, e dunque non si curò di tralasciare molti nel mezzo , gli anni di vita dei quali non enumerò, così come già ti ho detto in altre parti, e i giorni dei secoli chi li potrà contare? [Sir 1, 1-10] .Come  , dunque , Matteo , di quando in quando ha pretermesso molti Re intermedi, così Mosè molti padri, e calcolò i nipoti fino all’ottavo e ancora oltre. Voi uomini, ebrei e cristiani, calcolate gli anni del principio del mondo attraverso gli anni dei padri e dei figli e non considerate che il quinto e il decimo nipote è considerato figlio. Contiamo dunque la vita di tali padri e di tali figli. Non giungiamo subito dal primo fino all’ultimo senza il medio? Interponi il medio e la vita di quelli che furono al loro interno e troverai molte migliaia di anni in più. Allora io: “ Quante migliaia di anni dunque ci sono dalla creazione del sole, e non dico del Cielo Empireo, fino a Cristo? Gli ebrei infatti affermano che fosse passato meno tempo di quanto non dicano i Cristiani. E tu sembri porre molto più tempo anche rispetto ai Cristiani!”. Rispose: “Infatti, sono trascorsi molti più anni di quanto voi dite, ma solo io conosco quante migliaia di anni, tuttavia, il Signore non vuole che io lo renda manifesto prima dell’avvento di quell’eletto pastore”. Così come infatti nessuno conosce quando verrà quel giorno, allo stesso modo nessuno conosce il primo giorno del mondo. Infatti  i giorni dei secoli chi li potrà contare? [Sir 1, 1-10] ? Anche Dio Nostro, veramente grande e straordinariamente magnifico rivela ai suoi servi soltanto le cose che sono loro utili e vantaggiose. In realtà la conoscenza di tali cose non giova alla Chiesa di Dio se non per mera curiosità. Dunque non vuole per ora manifestare queste cose!”. Ed io: “ Le cose che a Dio, Signore Nostro non piace rivelare, anche a me non è lecito conoscere, e dunque poiché conoscere il principio o la fine del mondo non giova molto, mi basterebbe soltanto conoscere del tempo in cui giungerà quel grande vicario di Cristo”. Dopo che immaginai quel povero padre nostro e quella misera nostra madre, esclusi entrambi da quel paradiso di gioia, in un tempo così breve e così pieni di conoscenza e mi meravigliai della loro incostanza e piansi del loro e del nostro male, domandai all’Angelo perché Dio permise così che cadessero, e non volle offrire loro alcun aiuto affinché non cadessero in peccato.


PARAGRAFO 3,5 - LIBERTA’ E PREDETERMINAZIONE IN DIO - IL DESTINO DEGLI ANGELI CADUTI E DEI PRIMI UOMINI

Immediatamente rispose l’Angelo: “Perché permise che tanti dei nostri cadessero in peccato? Forse non sai che Dio, ha lasciato sia l’Angelo che l’uomo sin dall’inizio della loro creazione, nel potere delle loro decisioni? Ha assegnato precetti e ordinato le cose, affinché obbedendo si salvassero e trasgredendo le stesse, al contrario, non godessero neanche di quei beni che Dio aveva loro preparato. Noi Angeli, se fosse utile lamentarci, potremmo piuttosto lamentarci di Dio?  Poiché ai nostri miseri fratelli che voi chiamate diavoli, concesse il tempo della penitenza![2] Tuttavia quel tempo fu molto più breve del vostro, infatti i vostri, anche dopo l’espulsione dal Paradiso, poterono ottenere il perdono, i nostri dopo la caduta, in nessun modo lo ottennero!”. Allora io dissi: “Da ciò sembrerebbe conseguire che gli Angeli cattivi se si pentissero non potrebbero essere salvati”. E quello: “Per una penitenza efficace non basta pentirsi delle cose commesse ma è necessario che in quel momento intervenga la Grazia di Dio affinché Dio accolga quel pentimento! Può l’Angelo pentirsi dopo la caduta allo stesso modo dell’uomo dopo la morte? Di questo già ti ho parlato altrove. Ognuna di queste cose si collocano in regole ottimamente ordinate da Dio Medesimo”.  Io di nuovo dissi: “Se Dio sapeva che l’uomo sarebbe caduto, perché permise che fosse tentato e per quale motivo volle redimere l’uomo e non gli Angeli?”. Rispose: “ La conoscenza di Dio è mirabile e a stento, da voi, comprensibile, estendendosi da un confine all’altro. Eterno è Dio, eterna la sua conoscenza. L’Eterno cinge e circonda ogni vostro tempo. Egli esamina tutte le cose come se fossero cose presenti. Ma voi immaginate Dio così superiore a voi nello stesso modo con cui avere la conoscenza delle cose future, e aver visto prima nelle cause, similmente a  qualcuno  che guardando la terra o il tronco dell’albero , dicesse: qui nascerà il ramo! Dio invece non conosce così il futuro. Poiché tutte le cose sono vicine e presenti innanzi a Lui e nessuna cosa gli è necessario conoscere, tuttavia vede nella causa medesima come se le cose fossero presenti, a motivo della sua maestà. Talvolta, fratello mio, non facesti un sogno e nel sogno non vedesti qualcosa delle cose future come delle cose presenti?”. Gli risposi: “Spesso vidi di notte le cose che sarebbero accadute di giorno”. Allora quello: “Se dunque a voi le cose future appaiono come cose presenti anche se non lo sono per quale motivo non apparirebbero presenti così a Dio? D’altra parte quell’intelletto eterno ed infinito, molto più perfetto del vostro, supera il vostro intelletto. Se dunque voi vedete qualche volta più chiaramente, qualche volta in modo più confuso, queste cose future, perché Dio che possiede un intelletto infinito non potrà vedere tutte le cose in modo chiarissimo? Ogni cosa futura possiede già quell’esistente, che risiede nelle cose future,  così come  ogni cosa passata possiede già quell’esistente del passato, che sono le cose orami trascorse. Ed è egualmente difficile conoscere  le cose passate fino a che non furono o viste o udite, così come lo saranno le cose future. Ogni cosa dunque possiede qualcosa dell’essere e non vi è nulla dell’essere che possa difettare all’ Immenso ed Eterno Intelletto. Annota ciò, o uomo di Dio, e sebbene tu sei il più incapace a poter comprendere tali grazie di Dio, tuttavia fosti reso il più capace, e dove non puoi comprendere tutto , scrivi come ti sono riferite da me. Poiché colui al quale sono dirette le comprenderà chiaramente e apertamente le insegnerà. Tu sei reso da Dio in ciò, simile ad un cavallo che trasporta la farina del mulino a quel tuo fratello”. Ed io: “Voglia il cielo che io sia almeno un buon asino per consegnare un bene tanto grande ai nostri fratelli e fedeli, poiché mi hai paragonato ad un cavallo credo per un rispetto che in realtà non merito, quando invece mi hai voluto paragonare all’ asino, cioè all’animale testardo, che ho visto nella grotta del Mio Signore. Ti domando, tuttavia, che completi le cose che abbiamo lasciato in sospeso, le quali, se non sarò in grado di comprenderle, le annoterò affinché le comprendano altri”. Allora quello: “ Dio [annota e considera diligentemente], nella sua eternità vide l’uomo ancor prima che fosse creato, ancora non esistente. Lo vide, poi in un istante successivo esistente e in ulteriore istante tentato; in un altro già vinto, e queste stesse cose, accadute assieme attraverso diversi vostri tempi successivi. Permise, dunque, che lo stesso cadesse nel peccato perché lo creò libero ma non perché volle che cadesse. Vide infatti il futuro come fosse presente: né tuttavia accadde ciò perché lo vide Dio, ma Dio lo vide poiché è accaduto o sarebbe accaduto. Infatti aveva concesso il potere di fare così , né volle impedire ciò con la sua volontà affinché la libertà non fosse perduta. L’uomo volle così di sua spontanea volontà: e ciò non si può occultare a Dio immenso ed eterno. Conobbe dunque e vide poiché  cosi era non perché fu voluto così. Non fu fatto così invece perché Lo stesso vide l’uomo: lo vide cadere dunque, poiché cadde realmente e, non perché vide che sarebbe caduto, di conseguenza realmente l’uomo cadde. Fu invece più congruo che l’uomo di sua spontanea volontà preparasse la sua salvezza affinché potesse essere incoronato con merito se avesse ottimamente combattuto. Così infatti è stabilito che ciascuno possa liberamente scegliere la destra o la sinistra. Per quale motivo, invece, Dio ha voluto redimere voi uomini e non noi Angeli non vi è alcun dubbio, sebbene presso di voi molte cose si fantasticano. Infatti tutti gli Angeli erano stati già resi o beati o miserabili. Non fu necessario redimere i beati, né fu congruo redimere i miserabili. poiché era stata pronunciata, per loro la sentenza, a cui non saranno sottratti alla loro dannazione neanche gli uomini dannati. Poiché dunque nessun Angelo era peregrino, mentre molti uomini erano peregrini e lo sono tutt’ora, a beneficio degli stessi venne il Redentore e non a beneficio , invece  degli Angeli e [ tutti quelli che caddero infatti rimasero simili tra loro]: ed era sufficiente che i più o i molti di ciascuna natura fossero salvati”. Allora io: “Così come la maggior parte degli Angeli furono salvati , forse anche la maggior parte degli uomini sarà salvata?”. E quello: “Se la molte persone muoiono nel pentimento, sono salvate, della quale cosa si è già detto altrove. Ma lasciamo perdere tali questioni poiché, non dubitare, Dio le rivelerà a quel pastore assieme a molte altre di quelle cose che non avrà esaminato. Mi sembri un po’ smemorato poiché dubiti di quando in quando delle stesse cose!”. Ed io: “Mio signore, come immediatamente sono scritte le cose che mi dici svaniscono dalla mia mente”. E l’Angelo: “ Non ti ho forse detto che tu sei l’ animale che trasporta queste provvigioni a quello che pascerà il gregge del nostro Dio?”. Ed io dissi: “ Avvenga così! In modo che io possa essere  quell’asino che trasporta i nutrimenti ai fedeli di Dio!”.


PARAGRAFO 3,5 - PERCHE’ ADAMO CON LA CONOSCENZA DEL BENE E DEL MALE, NON FU RESO PIU’ SAPIENTE, MA CADDE NELL’IGNOMINIA?

Allora dissi di nuovo: “Mio signore, per quale motivo Adamo era incorso a causa del peccato nell’ignoranza, invece di non essere iniziato a una qualche forma di conoscenza? Per quale motivo Dio disse allora: Ecco, che Adamo è diventato come uno di noi, conoscitore del bene e del male [Gn 3,22] e a chi lo disse? Rispose: “Dio nostro, Uno e Trino parlò allora a noi Angeli, poiché anche il serpente non alludeva propriamente alla “conoscenza divina”, bensì piuttosto a “quella angelica”. Sapeva infatti che l’uomo non poteva essere equiparato alla conoscenza di Dio, ma opportunamente paragonato a quella degli Angeli. E infatti, l’intelletto, per sua natura è creato identico per tutti, ma ottiene un diverso livello in ragione della maggiore o minore disposizione della natura nella quale si trova o della rivelazione divina. Solo allora ci parlò Dio Trino , non invece quando disse facciamo l’uomo a immagine nostra. E disse quelle parole ecco ora Adamo è divenuto come uno di noi come se deridesse l’uomo poiché sperò inutilmente che ciò sarebbe avvenuto. Non disse: l’uomo è divenuto come uno di noi, come se noi fossimo simili a lui nella conoscenza, ma poiché la nostra conoscenza era di gran lunga maggiore di quanto sia (quella di Adamo) e vicinissima a Dio, lucifero stesso la indicò a loro. Sebbene tuttavia  la conoscenza dell’uomo non molto differisca dalla nostra conoscenza, le parole di lucifero potevano intendersi in due modi: infatti quelle Tre Persone sono dette Divine, poiché hanno la vera e integra divinità e noi Angeli siamo detti divini  poiché per le restanti cose partecipiamo della stessa divinità. Quando dunque quel drago disse: sarete come dei [Gn3,5], la donna pensò che sarebbero divenuti come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Adamo, piuttosto ritenne che si dovesse intendere, “divenire come noi Angeli”. Nessuno dei due, tuttavia, aveva una tesi precisa e nessuno dei due errò appropriatamente.


PARAGRAFO 3,6 - COSA SIGNIFICA L’ALBERO PROIBITO?

“Mio signore” dissi “Cosa fu e quale valore ebbe quell’albero della vita posto al centro del Paradiso?”. “Rispose: “ Dio nostro, conoscendo che l’uomo da se stesso e per sua natura sia mortale -  poiché nessun cibo comune può restaurare ciò che si perde continuamente- aveva creato un cibo di gran lunga più utile dell’oro fuso, che voi tanto stimate, mangiando il quale la vita veniva prolungata molto a lungo e venivano restaurate continuamente le cose perdute. È vero che, se comunque, mediante quel cibarsi, non avrebbe potuto vivere in eterno in ragione della caratteristiche proprie dello stesso uomo, le quali verrebbero indebolite e risulterebbero dunque debilitate dalla continua trasformazione di questo cibo, tuttavia, ascolta bene, Dio aveva ordinato che, quella virtù dell’uomo non si indebolisse mai, né che avvenisse quel miracolo (transustanziazione), accadendo ciò in modo continuo e ordinario, e come una cosa abituale e non insolita. In realtà voi non chiamate le cose consuete miracoli,  sebbene siano oltremodo mirabili e di spettanza della sola potenza di Dio, tuttavia osservando le caratteristiche della sua natura sarebbe stato davvero miracolosa. E dunque,  se l’uomo non avesse mangiato nulla in Paradiso, avrebbe peccato, mangiando invece, sarebbe vissuto , mentre quel cibo l’avrebbe sostenuto con la potenza digestiva della divina virtù e tuttavia, come i padri fanno posto ai figli, sarebbero stati condotti verso una vita migliore e celeste, dove avrebbero vissuto senza alcun cibo per l’eternità così come vivrete quando risorgerete dai morti. Allora infatti, Dio Nostro, vi renderà capaci di vivere senza alcun cibo, preservandovi  senza alcuna risorsa così come vi avrebbe custodito nel Paradiso terrestre per mezzo di quel legno.


PARAGRAFO 3,7 - DIALOGO INTORNO A GN 3,14-15 [Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno].

Interrogai di nuovo l’Angelo del Signore sulla pena che Dio inflisse al serpente, che appare la sua condizione naturale e dissi: “ Non è naturale che il serpente si muova strisciando sul suo petto, e mangi la polvere e insidi il calcagno dell’uomo e che gli uomini schiaccino la testa dei serpenti? Mi domando ancora se queste cose sono state date (realmente) come pena al serpente. Perché sono comminate a quello, che essendo un animale bruto non avrebbe potuto mai peccare e invece al diavolo, che aveva indotto il peccato, non fu data alcuna pena?  Rispose: “ Ti domandi giustamente,  ma ascoltami. Quelle condizioni si adattano al serpente per via della sua natura, ma in realtà erano attribuite al Diavolo , che inizialmente, apparve sotto tale forma alla donna, da cui ottieni il significato:  - Tu, o diavolo,  che hai tentato la femmina sotto tale forma, sopporterai le medesime condizioni di quell’animale nel quale entrasti - così come, infatti, quello è abominevole e odioso a tutte le altre creature, tu parimenti sarai inviso all’uomo su tutte le creature create e sarai chiamato maledetto da tutti”. Come il serpente mangerai la polvere della terra - , poiché essa è tutta la tua mensa, poiché tutta la tua mente e ogni tuo pensiero saranno volti al male e al peccato per ogni giorno, poiché mai ti correggerai, mai farai ritorno in Cielo, o mai penserai cose celesti, ma cose della terra e la tua conversazione avverrà con gli uomini terrestri. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe  [Gn 3,15 ]:, cioè i tuoi complici spiriti maligni a te simili; costoro infatti, sono chiamati tua stirpe non perché li hai creati, ma perché li hai deviati ed indotti alla dannazione eterna assieme anche agli uomini che ti seguono di propria volontà, dei quali non io, ma tu sarai il capo.- [E la stirpe della donna] – per stirpe della donna intendeva principalmente Cristo con tutti i buoni e gli eletti. E per donna, non solo Eva ma anche e  principalmente Sua Madre, Maria, che gli schiaccerà la testa , poiché cancellò dalle fondamenta tutte le eresie e il peccato dallo stesso indotto, e poiché in alcun modo assaporò il veleno dallo stesso inoculato. E poiché quella testa degli altri peccatori fu nient’altro che il peccato medesimo, la stessa la schiacciò poiché non fu mai resa infetta da quel suo afflato velenoso, e poiché, con l’avvento del Figlio Suo, quella patria celeste che era stata irrimediabilmente perduta a causa di quel peccato di origine,  fu recuperata e il giardino del Paradiso Celeste fu di nuovo aperto. [E tu le insidierai il calcagno] , fino all’ultimo ti avventerai contro di lei, esortando i falsi cristi e i falsi profeti ad incalzare la sua prole, soprattutto quello che siederà nel tempio di Dio ostentando di essere Dio, che tu (o diavolo) possiederai[3] e poiché Dio già aveva rivelato ai primi vostri progenitori, come a noi, che egli voleva redimere gli uomini, in quelle parole di Dio dirette al serpente cioè a lucifero, gli stessi e lucifero conobbero che quel Dio fatto uomo era stato designato come riparatore della natura perduta ed nominato redentore degli uomini, e si rallegrarono;


PARAGRAFO 3,8 - VITA DI ADAMO ED EVA FUORI DAL PARADISO TERRESTRE

E Adamo disse ad Eva, alla quale aveva anche dato tale nome: “Non moriremo, ma tutti saremo salvati: la nostra stirpe sarà percossa di giorno in giorno, ma non perirà! Infatti Dio Nostro, come hai udito, nonostante il peccato che abbiamo commesso, non ha cambiato il suo proposito, che davvero si facesse uomo come aveva stabilito. E lo stesso sarà il Salvatore e Redentore nostro, anzi di tutta la nostra discendenza.  O dunque di nuovo beato il nostro piccolo petto, poiché la Divina Misericordia ci ottenne un tale Redentore. Cresciamo dunque e moltiplichiamoci, affinché non ci priviamo di un bene così grande!” .  Queste parole disse subito dopo che era stato posto fuori dal Paradiso , in cui avevano ottenuto il comando di crescere in numero. Ma poiché li, avevano deciso di astenersi inizialmente per tre giorni, affinché si congiungessero dapprima a Dio Trino e poi successivamente tra loro, e seguì quella violenta tempesta di tentazione, per questo non poterono unirsi tra loro,  ostacolati in tal senso dalle parole di Lucifero che li spingeva alla trasgressione del comando divino: dove a lungo andarono in conflitto. Poiché non avevano dunque più pensato all’ordine di moltiplicarsi così come a quella decisione, come se agitati e storditi, si congiunsero dopo essere stati posti fuori dal Paradiso. E in ogni parto Eva partoriva almeno due figli, cioè un maschio e una femmina. E il Maschio prendeva in sposa la femmina. Adamo, dunque,  essendo pieno di conoscenza, scoprì i mezzi per arare, seminare, piantare e coltivare la terra e insegnava queste cose ai suoi figli, e in queste anche noi Angeli su ordine di Dio gli fummo di aiuto[4]. E quando Caino uccise Abele, soffrì a tal punto che più oltre se non avesse temuto di infrangere il comando di Dio, non si sarebbe più congiunto alla moglie. Invero, Adamo ed Eva, tutte le volte che ricordavano le delizie del Paradiso, tante volte piangevano, e inoltre spesso ricordavano e di quando in quando vedevano o sentivano qualcuno infermo, debole o malato - poiché per sempre essi furono infermi, - lacrimavano e gemevano; soprattutto Adamo , poiché il suo peccato e non quello della moglie, fu tramandato ai posteri. Se infatti solo la donna avesse peccato, non avrebbe nuociuto ad alcun figlio. Per cui diceva: Oh me misero! Sono io infatti la causa di questo peccato, di questa infermità, di questa morte , di questo destino. Né osava dire a coloro che erano malati che  il suo peccato era stata la causa dei loro stessi mali. Se infatti avessero creduto ciò, gli avrebbero inflitto senz’altro ingiurie, offese, percosse ed anche la morte. Il genere umano ebbe sempre troppe poche gioie, e più che sufficienti disagi. Per noi Angeli i felici rimangono felici, e i miseri continuano ad essere miseri,  voi invece sempre in questa vita siete ambigui e eterogenei, molte cose piacevoli ci sono nel vostro genere ma la maggior parte sono  tristi.


PARAGRAFO 3,9 - I CAPITOLI DEL PECCATO ORIGINALE 1): ATTRIBUZIONE DELLA MAGGIORE COLPEVOLEZZA

Allora io di nuovo cominciai a domandare: “Mio signore, il peccato di chi fu più grave? Dell’uomo o della donna?”. Rispose: “Mi fa piacere che mi interroghi su questo! Difatti sono stato proprio io a metterti in bocca queste parole. Infatti ci sono molti presso di voi, che ritengono che la prima donna in stato di innocenza fosse più fragile, più debole e inetta dell’uomo e non considerano che il sesso non fa differenza di capacità, soprattutto allora, quando i cuori erano perfetti e i caratteri di entrambi imbevuti di ogni dottrina. Non ti ho forse detto che lucifero a lungo  meditò a chi dei due iniziare a porgere i principi della sua tentazione? E tuttavia pensò che la donna , una volta deviata, più facilmente avrebbe deviato l’uomo di quanto l’uomo la stessa donna, poiché l’amore dell’uomo era troppo forte verso di lei, in quanto dallo stesso era stata tratta. Poiché in realtà, la donna, dopo il peccato è come molto più debole dell’uomo e più fragile, ciò accadde in parte per via di quella maledizione che allora ottenne, e in parte per via di un temperamento più tenero. Non allo stesso modo sarebbe avvenuto se la donna prima del peccato fosse stata più rozza e fragile dell’uomo, sebbene avesse  rispetto all’uomo una piccola distanza e fosse leggermente meno perfetta dunque nelle parti intime e nelle cose marginali. Così, ti dico, scrivi, anche se non comprenderai perfettamente le mie parole. Ti dico ora che il peccato della donna non è maggiormente da scusare, per il fatto che fosse stata una femmina, né da imputare ad Adamo come se fosse stato largamente più sapiente, ma la donna, dunque, peccò nel modo più grave, poiché lo fece in più e più modi e specialmente poiché le stessa tentò l’uomo altrettante volte: cosa che non fece invece l’uomo con la donna e a causa di lei l’uomo cadde. Inoltre la donna peccò anche di più perché credette piuttosto di poter essere simile al Dio Trino nella conoscenza, di quanto non lo fossero gli Angeli, Adamo, invece, di essere piuttosto simile agli Angeli. Dicendo - sarete come dei - dubitavano l’un l’altro se ciò significasse tanto quanto persone divine o Angeli di Dio,  particolarmente al primo significato dei due aderiva la donna, l’uomo invece al secondo. Ma il peccato dell’uomo fu il più grave a causa della sequela; infatti questo fu il peccato più grande di tutti, dal quale sono seguiti tutti quanti i mali, tutte le minacce, tutte  le distruzioni e le morti, gli errori, le miserie, le calamità, la ribellione delle forze inferiori e degli animali e l’oltraggio di tutti gli  elementi, e di ogni creatura. È poi ancora quel peccato, chiamato causa di tutti i mali, poiché la giustizia di Dio inflisse quei mali a causa di esso”. Domandai: “Se il primo uomo non avesse peccato forse che altri avrebbero potuto peccare?”. Rispose l’Angelo: “Era necessario che chiunque fosse  provato e tentato: e una volta vinta quella tentazione , confermato nella grazia. Da ciò è evidente, come anche dicono i vostri dottori, che se il primo uomo non avesse peccato, suo figlio avrebbe potuto peccare. Ed anche il figlio del figlio. Pecca chiunque è infatti peregrino, e ne consegue che, non può peccare o pecca dunque il figlio poiché peccò il primo padre, ma opportunamente, non come subito viene superata la tentazione, è confermato nella grazia e reso più disposto e propenso: d’altra parte fu reso più propenso e incline a peccare perché infatti nacque nel peccato e fu concepito nelle iniquità: come diceva quel re profeta piangendo - “Ecco, io sono stato formato nella iniquità, e la madre mia mi ha concepito nel peccato”, [Sal. 51:5]  il quale meritò , per singolare privilegio, di essere chiamato “padre” di Dio, e indicava Davide che sedeva accanto  ad Abramo e Mosè”.


PARAGRAFO 3,10 - I CAPITOLI DEL PECCATO ORIGINALE 2): PERDITA DEI DONI E RITORNO NELLO STATO D’ORIGINE  

Allora io: “In che modo è equo che il figlio che mai vide suo padre, porti l'iniquità del padre? [Ez 18,19]  In che modo è giusto che I padri han mangiato l'uva acerba e i denti dei figli si sono allegati? [Ez 18,2 – Ge 21,29].  Volentieri rispose l’ Angelo : “ Molto utile è per voi conoscere questa verità. Sappi e stai attento,  che l’uomo, per sua natura, non è né immortale, né impeccabile e né amico di Dio, o ordinato a quella felicità  o a dominare gli altri animali pacifici, quasi che gli animali fossero, di loro spontanea volontà suoi amici e sudditi, o gli elementi non potessero nuocergli. Ma tutte queste cose aveva ottenuto da Dio a beneficio suo e di tutta la sua discendenza, con la condizione che  osservasse  questo piccolo comando. Per cui, creata Eva, disse agli stessi davanti a noi Angeli: “Voi conoscete la vostra condizione, siete infatti soggetti a varie malattie, dolori, ansie e alla morte corporale. Tutte le cose corporali possono nuocervi  e in altro modo servirvi: orsi , leoni, coccodrilli, serpenti , non si sottometteranno a voi se non costretti. Non ho nessun obbligo di trasferirvi da questo Paradiso sani ed incolumi a quel luogo celeste in forma integra, anzi ciò appare contrastare maggiormente con la condizione della vostra natura. Non vi è parimenti alcuna ragione per la quale io vi trattenga costantemente in questo bellissimo luogo colmato di ogni genere di frutti meravigliosi, che vi procuri un cibo così sano, che vi conceda una così grande conoscenza delle cose e che vi preservi da ogni fatica e sudore e Io Stesso e questi miei figli Angeli vi custodiamo da tutte le cose nocive. Tutte queste cose vi concedo per mia grazia e singolare benevolenza, delle quali non avreste nulla per vostra naturale condizione. Voglio tuttavia mettervi alla prova con qualche comando, così come ho già sottoposto a prova questi miei Angeli . Ecco davanti a voi, vedete, molti generi di piante: i cui frutti sono continui e non marciscono mai. Nutritevi da tutti gli altri: non prenderete di quell’albero,  non gusterete del suo frutto.  In qualsiasi ora ne mangerete, toglierò a voi e ai vostri posteri tutti questi privilegi e questi doni e vi restituirò nuovamente alla vostra condizione di natura, e morirete di morte e prima che questa vi colpisca patirete anche molti mali”.  Vedi, dunque, che a causa di quel peccato, ai figli di Adamo non è stato inferto alcun male, bensì solamente sono stati privati di quei doni che eccedevano la condizione naturale degli stessi e ricollocati nei limiti naturali e nello stato della loro propria natura. Per questo alcuni dei vostri saggiamente dissero che l’uomo, nell’altra vita,  non viene mai punito da Dio nell’Inferno con il supplizio dei sensi, a motivo  del peccato del padre suo. Il figlio infatti non sopporterà in quel modo il fardello di suo padre. Non vi è dunque alcuna ingiustizia, se qualche dono sia concesso al padre e ai figli sotto condizione  e soltanto per benevolenza del donante: per cui, una volta non osservata la condizione dal padre, al quale viene concesso (quel dono) per tutti, se si toglie a tutti certamente nessuna ingiustizia può essere ravvisata in colui che toglie: così come nessun obbligo in colui che dona. Dio dunque lasciò i figli di Adamo a se stessi e alla propria natura, non volendo punirli in base ad alcun patto, ad alcun supplizio a motivo di quel peccato , ma volle soltanto che non godessero di privilegi concessi sotto condizione dal momento che quella condizione non fu osservata, e affinché tu meglio comprenda: poni che Dio avesse creato l’uomo tale quale come ora nasce, è nutrito, educato, ed è accresciuto a poco a poco nel senso e nell’intelletto e tuttavia rispetti i comandi e la legge. Nessun dono soprannaturale gli sarà promesso in questa vita o nell’altra. Se quest’uomo si indebolisse, se fosse povero e bisognoso, se morisse, che giustizia infatti sarebbe? Certamente nessuna! Dio dunque creò l’uomo tale e quale è per sua natura, quelle cose che tuttavia, voi ora patite, le chiamate pene del peccato, poiché (derivate) da quel patto che se l’uomo non avesse peccato non sarebbe incorso in esse, né sareste stati lasciati nella condizione di natura!”.


PARAGRAFO 3,11 - I CAPITOLI DEL PECCATO ORIGINALE 3): TEORIE SULLA CONDANNA

Allora io: “ Mi piace molto ascoltare queste mirabili cose . Le scriverò come potrò. Ma mio signore, ora, è presente nel mio cuore qualcosa che non so spiegare essendo un uomo semplice e ignorante. Si dice che, se Eva soltanto avesse peccato, i figli partoriti dalla stessa non sarebbero stati privati di questi doni. Domando se ne sarebbe stata privata solo lei! Parimenti se uno dei figli avesse peccato forse che avrebbe privato gli altri o almeno se stesso di quei doni? Perché allora alcuni sarebbero morti e altri no! E il genere umano sarebbe diviso tra mortale e immortale!”. Rispose l’Angelo:  “Se Eva soltanto avesse peccato , coloro che fossero discesi da lei, non sarebbero stati mortali allo stesso modo di come siete ora, neanche la stessa lo sarebbe stata. Adamo  infatti aveva ottenuto tale immortalità per sé e per coloro che fossero da lui discesi, ovvero tanto per Eva quanto per tutti quanti i figli: poiché la giustizia dello stesso Adamo sarebbe stata per tutti la ragione di conservare tali doni così come ora è causa ovvero occasione di privazione di tali doni per tutti. Non cedendo lo stesso, sareste rimasti saldi anche voi, cadendo lo stesso, siete caduti tutti. Similmente se il figlio di qualcuno avesse peccato, altri non si rovinerebbero a causa del suo peccato”. Allora io: “Mio signore, mi sembra che, al contrario, peccando Eva, ciascuno dei figli, avrebbe perduto (comunque) la giustizia originale, e siccome per mezzo di quella sarebbero stati immortali, una volta perduta la medesima, sarebbero stati soggetti alla morte”. Rispose: “ Dio ti ha inspirato affinché così dubitassi, questo è infatti un grande problema presso di voi, ed a mala pena risolvibile,  ma scrivi presto e custodisci queste cose diligentemente per tramandarle al futuro pastore; il quale tutte queste penetrerà con acuto acume e  le insegnerà a tutti. La giustizia originale era una certa condizione con la quale gli uomini sarebbero stati graditi a Dio, e questa, una volta perduta nel solo Adamo, era causa che tutti ne fossero privati, soprattutto in quanto la stessa era il segno della medesima antica immortalità, così come rimanendo la medesima giustizia, sebbene in altri cessaste, in nessun modo avrebbe reso gli uomini assoggettati alla morte: anzi ti dirò cose ancor più mirabili. Se Adamo avesse peccato con un peccato diverso di quello dal cibarsi da quell’albero, a causa di questo, né lo stesso, né la sua discendenza sarebbero  incorsi nella morte, che anche fu così per la medesima cosa. Infatti Eva aveva già peccato in molti modi, e perduta così quella giustizia ed Adamo, prima ancora che mangiasse già aveva peccato. Così come anche lo stesso aveva perduto quella giustizia prima di quel pasto, non  ancora erano aperti i loro occhi, né si erano nascosti al volto del Signore, né avevano compreso di essere nudi. Perciò se non avessero mangiato , avrebbero potuto dolersi di quel sentimento, o continuare a seguire Dio con un amore più intenso ed avrebbero ottenuto nuovamente la giustizia e la grazia e sarebbero stati confermati nella stessa, cosicché riottenuta la stessa, sarebbero stati riconfermati nella stessa, e nessuno si sarebbe dannato, poiché se avesse peccato, quel peccato , tuttavia, non sarebbe durato a lungo nello stesso che peccava, e dopo la prima conversione Dio non avrebbe più permesso che lo stesso peccasse maggiormente. Sappi dunque e stai attento  “o ignorante di Dio”, e scrivi”, [e dicendo ciò tirò a sé il mio orecchio, allo stesso modo che i maestri inspirano ai discepoli le cose che insegnano] “Che qualora, Adamo non avesse peccato, Dio avrebbe lasciato tutto il genere umano immortale e se altri avessero peccato, sarebbero risorti e nessuno si sarebbe dannato o sarebbe stato oppresso dalla morte”. Allora io: “ Ignorante sono, mio signore, e non ho mai ottenni qualche conoscenza, e nonostante il tuo aiuto e quello Dio Nostro, ancora dubito di alcune cose ora dette. Infatti se (nonostante Adamo non avesse compiuto il peccato d’origine) quelli peccavano, quel peccato sarebbe divenuto comunque trasgressione della legge divina e così sarebbe stato peccato mortale e di conseguenza conforme alla morte, temporale, spirituale o di entrambe o ignoro che a causa di esso,  non sarebbero incorsi nella dannazione eterna? In che modo avrebbero potuto allora peccare mortalmente? Poiché peccare mortalmente significa incorrere nella pena della morte eterna?”. Rispose l’Angelo: “ Così come ora molti eletti da Dio peccano mortalmente, né tuttavia si dannano sebbene incorrano in quella pena, per quanto provenga dai medesimi, Dio tuttavia preparò i mezzi per liberarli, cosicché ogni cosa contribuisse in ciò che è utile a loro, perché  gli stessi soni proni tanto come sarebbero quelli. Ma ora considera diligentemente che sebbene molti dei vostri ritengano che Adamo non abbia peccato, né che altri sarebbero mai divenuti peccatori, ciò può essere tuttavia confutato da voi stessi poiché prima che Adamo avesse peccato, Eva peccò. Se dunque Adamo non avesse peccato , mentre Eva peccava, cosa dunque sarebbe stato di Eva? La stessa cosa sarebbe avvenuta dei figli di Adamo, ed Eva certamente peccò prima del suo uomo: e  l’uomo poteva non peccare, dopo che la stessa avesse peccato , e non peccando l’uomo, la morte non sarebbe entrata sulla terra. Cosa dunque sarebbe avvenuto di Eva? Avrebbe subito non pochi flagelli e tuttavia non sarebbe stata dannata o non sarebbe morta. In che modo invece, sarebbe stata punita e poi convertita successivamente a Dio ? Diciamo che la medesima cosa è da dirsi per ciascuno dei figli. La vostra vita e la vostra morte stavano soltanto nelle mani di Adamo, e da lui dipendeva il bene e il male vostro. Per quanto Dio, se nessuno dei due parenti avesse trasgredito il comando, avrebbe aiutato i posteri molto meglio che ora affinché non peccassero. Cosicché preferibilmente nessuno avrebbe peccato, pur di non sottomettersi ad esso, tuttavia chiunque in tale periodo avrebbe potuto peccare, sebbene forse Dio non lo avrebbe permesso. Se nessuno dei due parenti avesse peccato, condonato, tuttavia, il peccato di Eva prima di quello di Adamo: sarebbe stato condonato a  qualcuno dei figli un peccato della  stessa ragione, o almeno non è sconveniente ché fosse permesso e punito nello stesso modo con il quale sarebbe stato punito il peccato di Eva, se lei sola avesse peccato senza l’uomo.


PARAGRAFO 3,12 - I CAPITOLI DEL PECCATO ORIGINALE 4): LA  TEORIA DELLA DOPPIA QUALITÀ

Allora io: “Credo che, o Angelo di Dio, la tua sapienza, abbia  detto tutte le cose necessarie sul tema del peccato e manifestato le cose che a me e forse a tutti del mio genere furono incognite. Ma poiché alcuni dei nostri dicono che il peccato originale sia la privazione della giustizia originale , con il peso di sopportarla, in che modo sarebbero stati quelli privati della giustizia senza avere avuto alcun danno?”. L’Angelo sorridendo disse: “O piccolo ometto, pensi ma non dici le cose, mi sembri l’asina di Balaam”. Dissi: “ Parlo quasi come una gazza e non comprendo bene”. E quello: “Così è stato deciso che per mezzo di un uomo semplicissimo queste cose siano dirette a colui cui Dio aprirà il senso e l’intelletto, il quale capirà queste cose immediatamente, e le trascriverà e al suo tempo le promulgherà affinché i fedeli non versino in così tante diverse opinioni ma conoscano ciò che si deve tenere in materia di fede. Tu dunque vorresti dire che il peccato originale è la trasgressione della giustizia originale e che Eva fosse privata di quella giustizia, e perfino  Adamo, prima che  voi tutti foste spogliati del dono gratuito cioè, in altro modo, della impassibilità, della immortalità e della perpetua salute e guarigione, e del conseguimento dell’altra vita. Vuoi dunque sapere questo e non riesci a dirlo. Te lo dirò io al posto tuo: che dopo la violazione della giustizia originale niente di male accadeva ai figli, se non soltanto attraverso quell’infausto nutrirsi,  e prima che la giustizia avesse cessato di essere in loro. Perciò  il peccato originale non è la privazione della giustizia originale, ma principalmente il danno che accadde a causa di quel cibarsi del pomo proibito ovvero il peccato originale è la perdita dei molti doni soprannaturali a causa della trasgressione del comando di Dio, che fece il primo parente degli uomini. Questo tu volevi dire. Ed io ti dico che due qualità furono create assieme poiché nella creazione fu infusa una duplice proprietà nell’anima di Adamo e di sua moglie con una (1°)  furono uniti a Dio e venivano lasciati graditi a lui, e questa qualità fu immediatamente perduta per effetto del peccato originale, benché l’altra (2°)  invero restava, e per nessun altro peccato poteva essere espulsa, se non per mezzo cibarsi dal legno proibito, e dico ciò solo per il “nutrirsi” del solo Adamo. Inoltre il compito di questa qualità era manifestare assistenza  a Dio che li avrebbe protetti da tutte le cose nocive e conservati incolumi, e anche dopo la perdita di quella più anteriore qualità , questa spingerebbe e inciterebbe  al bene, come se muovesse e invitasse a riappacificarsi con Dio. Eva dunque, dopo che fu tratta fuori, perse quella più anteriore qualità allo stesso modo in cui la perse Adamo, subito che si propose di compiacere la moglie. Se allo stesso modo avessero peccato i figli, mentre non aveva peccato Adamo, costoro avrebbero l’avrebbero perduta comunque. In vero Eva possedeva ancora l’altra fino a che Adamo non mangiò, e nonostante i figli peccassero, nel caso in cui Adamo non avesse mangiato quel cibo, sarebbero stati preservati e sarebbero tornati in Dio, con l’incitamento di quello, e sarebbero stati redenti e sarebbero rimasti in perpetuo, dopo la loro conversione, nella grazia di Dio. Ambedue queste qualità possono essere chiamate giustizia originale poiché tutte e due furono in origine e dal principio come tronchi del genere umano, ma la privazione di quella più prossima qualità non introduceva danno agli altri poiché a ciascuno era stato donato per se stesso e non per gli altri nel modo che quell’altra qualità rimanesse. In vero la privazione di quell’altra qualità conduceva la morte in tutti e il vizio della ribellione poiché venendo a mancare quel sigillo, Dio avrebbe lasciato le forze superiori e inferiori nelle loro condizioni naturali. Quando dunque Adamo mangiò il cibo proibito perse quella qualità per sé e per tutti i figli suoi così come l’aveva ottenuta a beneficio di tutti ed Eva perse la stessa assieme ad Adamo  col vincolo che non avrebbe mai più potuto recuperarla. Ma poiché voi oggi chiamate quella qualità precedente “grazia di Dio” e altri di voi “carità”, e poiché quella  qualità successiva presso di voi spesso è chiamata “giustizia originale”, mentre la privazione di quella qualità nei figli (chiamate) “peccato originale” per questo motivo dite che il peccato originale sia la privazione della giustizia originale, cioè che era in origine e nell’albero , con il peso di portarla: non poiché il figli di Adamo siano obbligati ad averla, poiché nessuno è tenuto a cose impossibili, ma poiché Adamo aveva obbligato se stesso a Dio, per sé e per i suoi figli di conservare la stessa cioè di non peccare, affinché a causa di quel peccato Dio non la portasse via da lui. Lo stesso dunque era maggiormente debitore per tutti i suoi figli, ma non per quelli che non furono generati dalla discendenza dei figli e delle figlie di Adamo, come fu Gesù Cristo, sebbene non fossero creati altri da quella stirpe per opera di Dio. È necessario dunque che tutti i nati di Adamo in perpetuo e irrecuperabilmente siano privati di quella qualità. Se lo stesso infatti non avesse mangiato, avrebbe conservato la stessa per tutti i suoi figli. In modo che anche i figli che avessero peccato non l’avrebbero perduta più lungamente, ma per mezzo di essa sarebbero tornati subito a Dio né potrebbero ostinarsi nel peccato. Da cui, il loro peccato sarebbe come se non lo fosse poiché immediatamente costoro lo riconoscerebbero e farebbero ritorno a Dio con tutto il loro cuore, o meglio, come abbiamo detto di rado, che non vi sarebbe alcuno che si trovasse in peccato poiché chiunque vincerebbe la tentazione iniziale. Aggiungo soltanto che sarebbe possibile che qualcuno di loro fosse indotto al peccato, ma costui qualora fosse stato così indotto, per lo stesso motivo farebbe ritorno immediatamente a Dio e non sarebbe opera di qualche sacramento o di qualche altra penitenza, ma con l’amore interiore avrebbero recuperato quella qualità cioè la grazia perduta. E questo è il modo con il quale verrebbero sanzionati i peccatori in quello stato. Ti dico, stai attento e sappi, che la privazione di quella seconda qualità ,  che voi distinguendola dalla grazia chiamate giustizia originale, è più una pena che una colpa, poiché, tuttavia, per mezzo di quella colpa voi siete caduti e la colpa può essere chiamata peccato. Dico in secondo luogo che sola una volta può essere fatto il decreto e solo una volta sottoscritto il patto, poiché perduta quella qualità mai sareste potuti essere di nuovi reintegrati. Parimenti se Adamo non avesse peccato mai avreste potuto più a lungo perderla. Dico in terzo luogo che nessun sacramento sarebbe stato istituito per il recupero di quella qualità , né che Cristo redentore per recuperare la stessa  aveva bisogno di venire. Se infatti vi è un decreto reso universale da Dio, che non si dia più corso ad una cosa: a cosa servirebbe coltivare il lido della spiaggia o sforzarsi di fare cose impossibili? A cosa gioverebbe dunque affinché il genere umano non fosse escluso dal possesso della patria celeste (il quale  fu espulso dal paradiso celeste e reso soggetto alle malattie, alle sofferenze e alla morte)? A tal fine, è necessario che si dia una risposta definitiva. 


PARAGRAFO 3,13 - I CAPITOLI DEL PECCATO ORIGINALE 5): LA VENUTA DEL REDENTORE SULLA TERRA

Dio concesse ad ogni fedele, al posto di quel rimedio semplicissimo (che consisteva nel carattere e nella qualità di quella giustizia originaria), altri rimedi che fossero molto più difficili e fonte di pene, come il tormento del cuore, la confessione, il battesimo, il martirio ecc. e questi rimedi, fonte di dolore trassero forza dalla pena e dal dolore di Cristo Vostro Redentore e Principe e Re di ogni creatura intelligente, dapprima solo preveduti, successivamente invero, come voi dite, rivelati. Ciò che inoltre dissi dei vostri moderni sacramenti, questa stessa cosa dico ora di quel Vecchio Testamento e della Legge di Natura. Cosa dunque intendete per peccato originale? Se intendete la privazione di quella giustizia originale che abbiamo detto essere la seconda qualità, allora non è azione di Dio tentare per il fatto che avesse ordinato in tal modo che a nessuno, quantunque giusto, fosse più oltre restituita. Per cui non fu più largamente concessa a nessuno né alla discendenza dei figli né all’umanità assunta, che seppur non avrà più quella giustizia , tuttavia per questo  non può dirsi che le sia stata tolta poiché Adamo non l’aveva accettata se non per i figli generati dal congiungimento carnale, e intendendo in tal modo, si deve necessariamente intendere che tutti i figli di Adamo nascano nel peccato originale, poiché tutti furono privati di quella giustizia e nessuno più l’ebbe in seguito poiché nessuno fu preservato dalla morte, fino a quando non sia morto o stia per morire. Ma voi lo chiamate Peccato Originale così come non lo è propriamente, ma è piuttosto la pena del primo peccato. Cosa è dunque il peccato originale? Dico che in quanto è peccato,  non è solo privazione di quei doni che sono di spettanza degli uomini, né solamente privazione della grazia, con la quale l’uomo era unito a Dio, ma è la privazione di entrambi; e il Redentore venne e istituì i Sacramenti non per recuperare la giustizia originale, per mezzo della quale vi sareste conservati immortali e avreste potuto facilmente sollevarvi, ma venne per recuperare la grazia, affinché per mezzo di quella possiate essere congiunti nuovamente a Dio ed essere resi eredi del regno celeste, per mezzo della contrizione e dei sacramenti, come dissi: cosicché chi ottenga la grazia di Dio, in quest’altro modo, appaia aver sciolto il debito di suo padre né che più ampiamente il padre sia obbligato per lui,  ma si intenda che l’obbligazione fatta sia una volta per tutte cancellata. Recuperata di nuovo la prima qualità, la seconda tuttavia , in quanto era infatti il mezzo per tornare a Dio, non viene però recuperata come in origine era, né totalmente, ma attraverso un altro mezzo. Al suo posto  fu istituito il sacramento della penitenza, del battesimo e gli altri sacramenti, principalmente per merito di Gesù Cristo. Poiché peccando, dunque, Adamo privò se stesso della vita eterna, peccò mortalmente  e obbligò se stesso alla pena eterna, in quanto, in realtà, privò  i figli della vita eterna e dell’eredità promessa da Dio . E dunque quella privazione nei figli è detta Peccato Originale e i figli devono essere detti privati soltanto della eredità e non (invece) obbligati a  qualche pena o  al dolore interiore  o esteriore, temporale o eterno. Da cui nessuno patisce in sé quel peccato, mediante la propria mortificazione o il proprio dolore, ma opportunamente per un moto di buona volontà verso Dio. Voglio dire cioè: il pentimento non è stato assegnato per la cancellazione del peccato originale, né la pena interiore o esteriore. Chi infatti può essere esortato a pentirsi di ciò che non ha commesso? Sbagliano molto, dunque, coloro che dicono che Dio avrebbe punito con il fuoco eterno soltanto coloro i quali muoiono nel peccato originale. Se infatti non siete obbligati ad alcuna pena temporale a causa di quel peccato, in che modo sarete obbligati alla pena eterna?

Ti dico che a causa di quello, nessuno viene bruciato o afflitto nell’Inferno o nel Purgatorio né altrove, né che sarà abitato da alcun dolore o da alcuna  tristezza. Per  cui, non avranno propriamente una pena del danno, che impone dolore e tristezza, a causa della privazione di quella gloria, ma avranno un puro e semplice danno a causa della sola privazione di quella gloria. Infatti come dicemmo il peccato della parte di Adamo, non mutò la natura umana in se stessa ne nelle sue condizioni, ma solamente ripristinò le condizioni naturali d’origine senza quelle soprannaturali, così come se Dio avesse creato l’uomo senza quei doni nella purezza della sua natura. Quello non avrebbe mai più ottenuto quella beatitudine, benché neanche avrebbe sofferto alcun  male a causa di ciò. E così in un tale uomo così creato nello stato puramente naturale e nel figlio di Adamo, non avendo altro peccato se non quello originale, non vi è alcuna differenza se non che quello poteva ottenere quella gloria dalla promessa, questo così creato non potrebbe mai, poiché mai fu fatta una promessa da se stesso o da altri a suo beneficio. Per cui il figlio di Adamo fu più privato della propria beatitudine che di Adamo medesimo. Similmente il figlio di Adamo, ancora  se volesse, quando potrà volerla, sarà capace di essere beato, poiché ha il rimedio di espiare questa detta privazione: di cui è tenuto anche a dolersi se la conosca o la possa conoscere. Quell’altro se anche volesse o si dolesse della legge comune non otterrebbe nulla poiché non gli è dato alcun rimedio. Meglio è dunque essere figlio di Adamo di quanto essere creato  “nello stato puramente naturale”, poiché chiunque può essere il tale beato. Adamo dunque, peccando, non solo si privò di quei doni gratuiti, ma si assegnò anche la morte eterna, poiché trasgredì  volontariamente il comando di Dio e spogliò della beatitudine eterna e di altri doni, dei quali abbiamo parlato, i suoi figli e li riportò alle condizioni naturali d’origine ma non li trascinò al supplizio della Geenna. Sappi anche che tra la privazione della beatitudine e della grazia ed invece la privazione di quella immortalità, incolumità,  obbedienza degli animali e da tutti i danni e la soggezione alle forze inferiori c’era questa differenza: che la beatitudine e la grazia, così private,  restarono poiché potrebbero riaverle se volessero, al contrario l’immortalità, l’obbedienza degli animali e tutte le altre cose di cui dicemmo, le persero in tal modo che non potrebbero mai più ampiamente recuperarle, per nessuna santità di cui risplendessero ovvero per nessuna grazia di cui fossero colmi. Per cui, Cristo morii non poiché Adamo lo avesse privato dell’ immortalità, ma poiché era un uomo, per sua natura mortale.

 Di conseguenza, poiché stava per redimere il genere umano, sebbene fosse beato, la beatitudine non riportò  l’ immortalità. Se al contrario non fosse stato neanche Beato o Redentore, così nato, sarebbe ancora mortale. E tuttavia Adamo non avrebbe peccato contro lo stesso, poiché Dio non aveva promesso a nessuno l’immortalità se non ad Adamo e ai suoi figli con quella condizione. Similmente se qualcuno dei figli di Adamo fosse stato concepito pieno di grazia, tuttavia sarebbe comunque morto e reso soggetto alle miserie umane, poiché una volta stretto un patto tra Dio e l’uomo, non rispettato lo stesso dall’uomo, è da ritenersi sciolto. Avvenuta infatti quella disobbedienza e trasgressione vi fu un decreto che ogni uomo , figlio o non figlio di Adamo, o sopportasse la propria condizione di natura-  ma il figlio a causa del peccato del padre, non invece a causa della condizione della sua natura - Cristo, a causa della condizione della sua natura veniva per scontare i peccati. E Dio voleva assumere proprio quella tale umanità come l’aveva trovata.


PARAGRAFO 3,14 - I CAPITOLI DEL PECCATO ORIGINALE 6): STATO DEI FIGLI DI ADAMO SE NON VI FOSSE STATO IL PECCATO

Ritorniamo a quelle cose che abbiamo proposto alla rinfusa poiché Dio darà a quel pastore lo spirito e l’intelletto e metterà in luce queste cose dette da me: e li differenzierà in frazioni e capitoli. Il Peccato originale è la privazione dell’eredità eterna del primo padre e non a suo beneficio , ma promessa a tutti i figli da Dio, se avesse rispettato il Suo comando, e della conseguente privazione di ogni dono dalla grazia e dalla beatitudine. Tutto il genere umano è assoggettato al peccato originale, né vi è alcuno che sia senza di esso nella sua vita mortale, anzi non si è mondati dallo stesso con il beneficio di alcun sacramento o merito di redenzione, come già abbiamo detto. Dicemmo tuttavia che è recuperata la grazia e quell’altra qualità non in se stessa, né in toto, ma soltanto come poteva per mezzo di quell’Uomo, ed era egli disposto a ritornare a Dio, affinché così, fosse recuperata quella seconda qualità attraverso i meriti  del Salvatore e la contrizione personale e i sacramenti che traggono forza per Suo merito, senza il Quale nessuno del vostro popolo si sarebbe potuto salvare. Espulso dunque l’uomo da quel Paradiso bellissimo  e indicatissimo luogo per la natura umana nel quale vi sono continui e saluberrimi frutti e acqua più dolce e desiderabile di ogni vino, in cui ancora oggi vivono quegli uomini che Dio trasferì lassù[5] in modo che il luogo è irrigato con l’influsso mellifluo dei cieli ed è sottoposto al propizio influsso delle stelle. Dio infatti lo ha costruito con ogni perizia. Espulso l’uomo da questo luogo e soggetto alle fatiche e al sudore, cominciarono a nascere uomini ignoranti piccoli, deboli, che riacquistavano le forze nelle membra e riprendevano vigore a poco a poco e che morivano quotidianamente poiché quotidianamente si indebolivano. Subito, infatti come l’uomo nasce, comincia a indebolirsi. Dunque presso di voi direttamente si dice, la debolezza quotidiana della corruzione è per certi versi una certa estensione della morte e altre cose. E quando cresciamo la vita medesima comincia ad affievolirsi. Quotidianamente dunque, gli uomini che ancora vivono si consumano lentamente. Allora invece, mai sarebbero morti. Poiché Dio aveva fatto questo patto che se non mangiassero da quel legno mai morirebbero. Per loro natura potevano morire, ma sarebbero potuti non morire, preservandoli Dio,  a causa di quella innocenza o meglio di quell’obbedienza speciale. E così la donna, sebbene fossero state aperte le strette membrane dell’utero, avrebbe partorito i figli, senza alcun dolore, e avreste  avuto un congiungimento carnale privo di qualsiasi libidine disordinata e avreste generato piccoli figli come anche ora, i quali sarebbero cresciuti a poco a poco, ma l’anima di ciascuno, sarebbe stata come quella di Adamo beneficiata dal principio di conoscenza di ogni caratteristica e specie, cosicché avrebbero potuto conoscere le stesse cose o una che la contenesse tutte, cosicché  avrebbero potuto conoscere le cose senza la via dei sensi e avrebbero conosciuto Dio e lo avrebbero amato dal principio e sempre avrebbero meritato qualcosa a seconda di ciò che la Sapienza di Dio avesse loro concesso”.  


PARAGRAFO 3,15 - I CAPITOLI DEL PECCATO ORIGINALE 7): DIO PERMETTE ANCHE LA NASCITA DI CHI SI DANNA, PER LORO VOLONTA’ NON PER PREDESTINAZIONE.

Allora io: “ Mio signore, ho udito che tutti i figli di Adamo, qualora non avesse peccato il primo padre, benché avessero potuto peccare, sarebbero stati comunque salvati. Mi domando e desidero sapere se quelli che ora si dannano, in quel caso, non sarebbero  allora venuti ad esistenza e se è così, allora vorrebbe dire che alcuni[6]  oggi  non ci sarebbero neanche e sarebbero già stati predestinati alla dannazione. E se allora non sarebbero nati, qualora non ci fosse stato il peccato, sembrerebbe quasi che ora nascessero per dannarsi e che il peccato di Adamo fosse per loro causa di inevitabile dannazione, poiché non peccando, nessuno tra i dannati si sarebbe salvato, poiché tutti quelli che allora si sarebbero salvati, anche ora lo sono, mentre tutti quelli che ora si dannano, allora non sarebbero nati proprio!”. Rispose l’Angelo: “Ho compreso il tuo desiderio e lo stesso è a stento o addirittura insolubile presso di voi, a ragione puoi meravigliarti se, non mangiando Adamo il frutto proibito,  sarebbero nati soltanto quelli che ora si salvano. Perché dunque Dio, proprio a causa del  peccato di Adamo, avrebbe fatto nascere altri, che, non esistendo lo stesso peccato, non sarebbero nati? A che giovò nascere a costoro? E il peccato di Adamo ostacolò alla loro salvezza, se gli stessi dunque non sarebbero stati sottoposti alla morte e alla malattia? Queste sono cose Arcane, segreti di Dio, e queste cose non possono essere capite da voi ma affinché in qualche altro modo possano essere da voi sondate, così a te le dichiaro e manifesto: o meglio a colui di cui tante volte ti ho parlato, che le capirà meglio. La divina volontà (sebbene volesse allo stesso tempo, nella sua eternità, ogni cosa, quelle medesime cose che vuole, tengono un certo ordine tra di loro; - cosicché si possa dire che voglia prima altre cose – prima di ogni cosa volle divenire uomo e nascere da una tale madre; tuttavia una volta già creati gli Angeli,  creò questo mondo sensibile affinché gli uomini fossero concepiti e giungessero a colui al quale si sarebbe unito e che altri uomini lo seguissero. Volle dunque nascere e che fossero creati gli uomini e predispose le condizioni della loro creazione. Perciò dispose un patto per il corpo: che  ogni volta che, partecipando anch’Egli,  gli Angeli (cause inferiori) creassero tale corpo fornito dei suoi organi, egli creasse e infondesse anche l’anima. Non viene infatti creata l’anima prima del corpo, né il corpo prima dell’anima, se non (almeno) materialmente. Immediatamente, infatti, come il corpo viene dotato d’organi, viene infusa l’anima. Con una sola immagine, Dio, essendo eterno, vide, quanti corpi dotati d’organi, perfettamente o imperfettamente in natura,  porgeva a Sé e stabilì e ordinò quante anime infondere a quelli così perfettamente (se perfettamente venissero plasmate le cose che avesse compiuto prima e non si corrompessero), non avendo stabilito nulla per tale giorno, se non volendo soltanto la beatitudine di tutti, e desiderando che custodissero così i suoi comandi. Conobbe e vide che il primo uomo avrebbe peccato e avrebbe perso per se stesso e per i suoi figli il Regno dei Cieli se non avessero giovato allo stesso nuovi rimedi. Vide con il suo occhio sempiterno quanti fossero quei rimedi che sarebbero stati preparati o meglio quanti rimedi sarebbero dovuti sorgere e quanti rimedi  non sarebbero dovuti sorgere, anzi quanti rimedi nascevano e quanti non. Poiché esamina attentamente le cose future quanto quelle presenti  e, tuttavia, quelli che dovevano essere predisposti li predestino in modo assoluto , tutti gli altri li rifiutò. Per prima cosa, dunque, Dio ordina ogni cosa alla vita e determina in che tempo ognuno la ottenga ma con la condizione e la clausola che così continueranno a vivere e riempiranno i loro giorni. Per seconda cosa, accetta tutti quanti coloro che già vide avrebbero conservato per lo meno nel loro ultimo iato, le sue condizioni e i suoi patti. (A ciò) ti do una similitudine. Dio creò il primo uomo con quella intenzione che mai sarebbe morto né avrebbe provato alcun dolore, e non volle ciò in modo semplice, ma con il patto che non dovesse trascurare il suo comando. Con la sua eterna mente seppe anche che l’uomo non avrebbe osservato il suo ordine e non volle che fosse immortale e che non fosse sottoposto ad alcun dolore. Voi dunque in questa cosa rimanete perplessi poiché credete che Dio dall’eterno volle che vi fossero dei salvati in modo predeterminato e senza alcuna condizione, il che, come già ti dissi, non è vero. Infatti Dio, nella sua prima intenzione volle che tutti gli uomini fossero salvi, se tuttavia avrebbero rispettato i comandi. Seppe che non avrebbero obbedito. Conobbe i rimedi che si sarebbero dovuti preparare e i rimedi che si sarebbero dovuti rifiutare come ti ho detto. Non devi dunque pensare che: Dio avesse voluto rendere salvi solo tutti questi che ora si salvano e nessun altro e che soltanto coloro che ora si salvano in quello stato sarebbero nati e nessuno degli altri. E che non vi sarebbero stati altri che fossero come bambini perennemente sciocchi o che avessero una ignoranza insuperabile dei rimedi,  e di costoro nessuno si salverebbe senza il battesimo: non è lecito infatti che sia stato fatto qualcosa o si facesse qualcosa contro la legge di Dio, e per questa ragione, Dio infatti avrebbe aggiunto costoro affinché nascessero i figli dell’ira perpetua, da doversi condannare con molti di quelli che si dicano di quando in quando essere stati nella grazia e amici di Dio. Nota bene! Dio Padre vide ogni cosa eternamente. Ma poiché quella eternità è illimitata in ogni tempo, non osservò ogni cosa esistere per tutta l’eternità. Ecco tu ora sei e una volta non ci fosti. Dio , dall’eterno ti vide essere per questo tempo ma non per quello nel quale ancora non eri. Dio decretò di salvare tutti quanti  i figli di Adamo, dunque, che sarebbero giunti sotto quella condizione non volendo nessuno in modo predeterminato - nulla dico del modo della sua Genetrice -ma volendoli tutti indistintamente, non determinando il loro numero, come se ne volesse soltanto la maggior parte, ma tutti senza eccezione, e come dunque ne conobbe il numero, vide che questi avrebbero rispettato la condizione, altri non l’avrebbero rispettata. Accettò quelli, allontanò gli altri. Nessuno, infatti, originariamente ordinato alla vita eterna si danna in modo assoluto, poiché tale predestinazione - dannazione è intesa per il tempo in cui uno viene espulso del tutto, ed un altro tenuto, ciò che comunemente avviene per voi uomini nell’ultimo istante della vostra vita.

Dico una cosa ammirabile di più.  Nessuno si danna né può essere dannato se non predestinato in virtù di quella precedente predestinazione condizionale e tuttavia nessuno predestinato in base a quella predestinazione assoluta può dannarsi se non nel modo in cui i “destinati alla beatitudine” possono essere dannati. Se Adamo non avesse peccato, ciascuno di quelli che ora si dannano,  non è sconveniente se fossero nati e talvolta veramente non è conveniente al beato, ma a causa del peccato di Adamo non sono dannati allo stesso modo, ma sono dannati a causa del peccato proprio, poiché attraverso il peccato di Adamo sarebbero soltanto stati privati della vita eterna. È  tuttavia vero che se Adamo non avesse mangiato da quel pomo, nessuno di coloro che si dannano, si sarebbe dannato. Tuttavia Dio, prima di aver previsto il suo peccato e il peccato proprio dei figli, non separava quelli da questi, così come neanche lo stesso Adamo faceva distinguo tra gli altri - quello (il Pastore) comprenderà rettamente ogni cosa al quale queste cose saranno dirette.  Sempre vide te che ora parli con me, ma non che mi parlasti eternamente, poiché ciò non sarebbe vero. Come dunque, Dio nostro creò  anche noi Angeli  assieme, e ci ornò tutti con la grazia a causa della quale avremmo potuto essere beati o dannati, gli Angeli erano ordinati alla beatitudine con una condizione, così per tutti  gli uomini quanti che sarebbero dovuti nascere. Ma voi pensate e così alcuni vostri dottori ritengono, che Dio, nella sua prima intenzione volle addirittura rendere beato qualcuno di loro e di quelli: e non gli altri. Questo pensiero deve essere rimosso completamente da tutti i cuori dei fedeli. Ti dico che non c’è nessuno che nasca il quale si danna ,  ma che sia beato, non in modo assoluto, ma sotto la condizione che se alla fine l’avrà osservata sarà beato, mediante patto non di necessità o come dite di potenza ordinata, non assoluta. Non è invece vero che tutti che allora sarebbero stati salvati ora si salverebbero, anzi chiunque di loro che si danna, allora sarebbe salvo se fosse nato allora poiché forse non tutti coloro che ora nascono, allora sarebbero nati e sarebbero stati beati. Per prima infatti, vi fu il concetto originale della salvezza di tutti. Poi fu vista quella trasgressione, l’espulsione dal Paradiso, tutti coloro che sarebbero nati, coloro che avrebbero accettati i rimedi dei propri parenti e del proprio peccato. Il numero di coloro che dovevano nascere non era a prima vista determinato. Ma visti tutti i corpicini che si producevano, si conobbe il numero di tutti. Visti giustamente tutti coloro che venivano fuori da questa vita, si conobbe il numero degli eletti. Non è dunque vero che Dio avrebbe voluto solo coloro che si salvano e che nacquero allora e che avesse aggiunto e creato coloro che si devono dannare a causa del peccato di Adamo. Si deve considerare l’ordine nel volere ed eviterai i rischi di tali difficoltà. Né tuttavia per questo si danna alcuno dei predestinati - ed intendo il predestinato in modo assoluto e non sotto condizione, così come già ti dissi. Scrivi tutto e conservalo diligentemente affinché sia promulgato al popolo cristiano e non ci siano più tante differenti opinioni. Ma è necessario che fai ritorno alla tua cella e alla tua stanza, li infatti ti attendono i tuoi fratelli e altri ti cercano e il Papa ti ha già mandato a cercare tre volte; a nessuno di loro rivelerai queste cose ma dirai solo che così come ha iniziato ad attribuire il debito onore alla Madre del Nostro Dio restauri le Chiese, allontani le guerre secolari, provveda alla chiesa  e non dia tanto onore alla sua carne, non spinga i cristiani alla guerra, promulghi  la legge e i comandi di Dio a tutti. Allora in brevissimo tempo, mi trovai nella mia cella, mentre i miei fratelli mi chiamavano stando sull’ingresso.

 

 

 

[1] Mosè secondo la sua iconografia si ritrae con due piccoli raggi o cornini che escono dal capo.

[2] . Sul punto il lettore potrebbe meravigliarsi nel sentire che anche agli Angeli fu concesso un periodo di resipiscenza, eppure troviamo tale circostanza non solo nell’Apocalisse Nuova ma anche nelle memorie della Divina Volontà di Luisa Piccarreta, consegnate a Sant’Annibale Maria di Francia e pubblicate dalle Edizioni delle Divine Rogazioni al volume n. 40, in una corrispondenza datata  Messina, 6 Ott. 1924, dove si dice che all’Angelo del male: “…..molto più crebbe quest’ira quando gli balenò dinanzi la immagine della mia futura Umanità e della Madre mia che furono date a vedere e comprendere a tutti gli Angeli come segno e prova della loro ubbidienza alla nostra Volontà, che era quella che avessero dovuto riconoscere, onorare e rispettare la nostra Divina Padronanza siccome nostre creature tratte dal nulla,  e a questa soggiacere, e che avrebbero dovuto riconoscermi fatto Uomo siccome loro Re e Signore, e la Madre mia santissima siccome loro regina e Signora. Ubbidirono prontamente e si sottomisero gli Angeli fedeli capitanati da Michele Arcangelo, che pel primo diede loro l’esempio, e ciascuno secondo una diversa qualità della sua natura produsse i suoi atti di ossequio, di obbedienza, e di amore dove poi restarono confermati nelle speciali di virtù di ognuna, come tanti luminosi astri l’uno all’altro più belli apparvero agli occhi nostri, e da ciò secondo le differenze come furono creati, ne pervennero i Cori e le Gerarchie nella glorificazione eterna. Ma lucifero pieno di furore disse: io non servirò una natura umana, sia pure unita alla divinità, e non sarà mai che mi pieghi innanzi ad una semplice creatura, la quale piuttosto dovrebbe piegarsi innanzi a me. Allora gli fu fatto vedere  chiaramente il baratro delle pene eterne in cui doveva cadere con tutti gli altri Angeli da lui sedotti, se non si fosse ravveduto, e tremò a quella vista, e avrebbe voluto risorgere dal suo peccato, non per scancellare la colpa col vero pentimento ma per scampare la pena, e pure non ebbe più la forza, essendosi le sue potenze spirituali indebolite, per cui agli sforzi che avrebbe dovuto fare per risorgere ed umiliarsi e chiedere perdono, preferì acquietarsi nella sua ribellione, e così peccò di accidia, con che consumò la sua prevaricazione insieme ai suoi sedotti eguaci. Così egli diventò la bestia delle sette teste e dei dieci corni che significano l’opposizione contro tutte le nostre volontà.

 

[3] L’ANTIPAPA E IL PAPA FUTURO: Vi è dunque l’affermazione, che un giorno, sul sogli di Pietro, siederà un impostore, un falso vicario. Costui, come nuovo Esaù, e che avrà la benedizione della terra, viene anche preconizzato nella quarta estasi, come si vedrà nell’incipit, laddove è descritta una profezia sui Papi venturi. Ma dopo questo Antipapa, e alcuni suoi successori, arriverà il Pastore Futuro.

[4] GLI ANGELI AIUTARONO GLI UOMINI RIVELANDO CONOSCENZE Sul punto il 10 gennaio 1996, la veggente e stigmatizzata Catalina Rivas, dichiarava inaspettatamente questa verità sugli Angeli: “La missione degli angeli consiste nel guidare gli uomini, attraverso i tempi. Perciò, questi esseri invisibili generalmente influiscono positivamente sull’intelligenza umana. Quando è stato necessario questi angeli hanno convissuto con gli uomini, prendendo sembianze umane e a volte quelle di animali, a seconda di ciò che era necessario, perché devono servire e condurre l’uomo verso il suo compito senza mai condurlo al male. Oggi questi spiriti vivono fra gli uomini, attraversano gli spazi e danno segni della loro presenza, perché il mondo è in crisi ed ha bisogno di molto aiuto. Ci sono angeli che in certi momenti hanno aiutato popoli e nazioni a uscire dal loro stato primitivo. Razze confinate in diversi luoghi della terra hanno conosciuto nello stesso momento l’agricoltura, le attività minerarie, le lettere, le scienze, le arti, la tecnica, sotto le stesse norme e insegnamenti. La missione di alcuni spiriti angelici è quella di porre nelle nuove nazioni il seme della conoscenza secondo i piani divini e, una volta che questi sono stati assimilati dagli uomini e dalla loro intelligenza aperta a tutti gli insegnamenti e all’investigazione, sono lasciati alla mercé delle proprie forze senza che notino l’assenza di tali spiriti

 

[5] si tratta di Enoch, Elia e San Giovanni, come si dirà all’ottava estasi  n.d.a.]

[6] di quelli che ora si dannano e che sono comunque nati n.d.a.