LA STORIA DELLA COSTRUZIONE DELLA CHIESA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI E DEI MARTIRI RICAVATA DAGLI SCRITTI DI FRA. MATTEO CATALANI

FONTE: “ Historia della erezione della Chiesa di S. Maria degli Angeli nelle Terme Diocleziane, cavata da le Scritture  originali d’Antonio  Duca di Cefalù sacerdote siciliano per Matteo Catalani siciliano prete e dottore di legge ad utilità delle devote persone fedelmente composta”, integralmente trascritta da Padre Benedetto Tromby, monaco e procuratore della Casa di Santo Stefano del Bosco, in “Storia critico-cronologica diplomatica del patriarca S. Brunone e del Suo Ordine Cartusiano”, volume X , in Napoli 1779, presso Vincenzo Orsino, pag. CLXXXV – APPENDICE II.


PREFAZIONE DI MATTEO CATALANI

Anno 1561 – L’autore al cristiano lettore

Essendo diverse volte richiesto da molte persone devote, che ponesse in luce l’istoria della fondazione della Chiesa di Santa Maria degli Angeli nelle Terme Diocleziane di questa città di Roma, m’è parso cosa ragionevole, essendo io di tutto il successo consapevole, ispiegar volentieri questa impresa per la particolare devozione che porto alli SS. Angeli e particolarmente ai Santi Sette Principi degli Angeli, che assistono al Trono di Dio, e alla Beatissima Vergine loro Regina, si anche per molti benefizi, quelli conosco per mezzo loro averò da Dio Benedetto ricevuto.

Al che mi spinse molto facilitandomi il travaglio l’aver io molto familiarmente trattato in Roma da circa 18 anni con Antonio Duca siciliano Sacerdote di molte virtù e lettere, il quale essendo nato in Cefalù Città di Sicilia nell’anno 1491 alli 15 di Giugno venne 4 volte in Roma per diverse occorrenze e alla fine fu caggione, come nell’istoria si dirà, che quella Chiesa di Santa Maria degli Angeli si fondasse nelle terme Diocleziane, avendoli Dio con nuovo modo manifestato ciò, acciò il desiderio, che sempre ebbe d’onorare quei Sette Prencipi dei Santi Angeli, e la divozione sua particolare, che portato aveva da molto tempo a quelli, in questo modo si fondasse a Roma, sede le Vicario di Cristo, acciò più facilmente da li si propagasse per tutto: ed essendo dopo la sua morte restate in mano de suoi Nepoti, e da me raccolte alcune scritture e copie da memoriali dati da lui per quest’effetto a diversi sommi Pontefici, ed in particolare un libro, dove Antonio copiava molte delle sue lettere, sopra di ciò scritte a diversi e d’altre cose a questo appartenente.

Le quali scritture perché sparsamente contengono detto, questo successo, e perché sono di mano d’ Antonio Duca, uomo di molta virtù, e verità e degne di conservarsi , l’ho data a riponere nell’Archivio de Patri Certosini di S. Maria degli Angeli nelle Terme.

In queste scritture non solo vi si ritrova l’istoria delle invenzione delle immagini de sette Angeli in Palermo, ma anche due visioni, che intorno l’erezione di detta Chiesa li furono fatte, ed insieme si veggono molte e varie diligenze, che con diversi egli fece, intorno all’Erezione di quella Chiesa, delle quali io ho cavato la maggior parte di quello, che in questa storia ho posto,  e però nella margine talvolta si nota  il luogo, onde si cava quello che si narra; al che ci ho aggiunto quello che io con gli occhi propri ho visto, essendo solito Antonio di conferir meco dal tempo , che io venni in Roma, le cose, ch’occorrevano sopra questa materia, perciò ho raccolto in breve tutta l’istoria della Edificazione di detta Chiesa con la sua origine e modo, che Iddio tene in mandar a fine questa opera così lodevole, acciò dove mote migliaia di Santi Martiri per comodamento di Tiranni inimici della sua fede avevano tanta fatica in edificare, ed alzare quelle machine, che molto servirono ad uso profano, all’ultimo nell’istesso luogo fusse la Regina delli  Sette Angeli con li stessi martiri onorata, e riverita, e così saputasi la mirabile erezione di detta Chiesa, e considerandosi da fedeli la prontezza con la quale i santi Angeli sono sempre apparecchiati a portare le nostre preghiere avanti a Dio, ed interceder per noi sia, molto più quella Chiesa dai fedeli frequentata, e presa a devozione da tutti, e si rende alla Gloriosa Vergine, a questi SS Sette Prencipi degli Angeli, con il resto degli Angelici Spiriti, ed alli SS. Martiri il dovuto onore e riverenza, e noi ne riportiamo ogni giorno maggiori grazie e favori per giungere alla felicità eterna, la quale speriamo ottener dal Padre e dal Figlio e dallo Spirito Santo, uno e vero Iddio, il quale sia sempre da tutti lodato , e glorificato ne i Secoli dei Secoli . Amen


ISTORIA DELL’EREZIONE DELLA CHIESA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI IN ROMA  ALLE TERME DIOCLEZIANE

La Chiesa di S. Maria degli Angeli in Roma nelle Terme Diocleziane ebbe origine per opera di un prete Siciliano nativo di Cefalù, chiamato Antonio Duca, il quale come fanno testimonianza le sue buone opere, ed anco qui che con esso familiarmente vissero, fu uomo dotto e di vita e di costumi molto esemplari, ed essendo alieno dalla vanità, ed ambizioni del secolo, attendeva all’esercizi di pietà, e divozione.

A costui aveva Iddio nostro Signore communicato un particolare affetto, e riverenza verso quei sette Prencipi degli Angeli, ch’assistono al trono di Dio, de quali disse S. Raffaele a Tobia: Ego sum Raphael Angelus, unus ex septem, qui assistimus ante Dominum, de quali anche fa menzione più volte S. Gio: nell’Apocalisse, ma particolarmente nel capo primo quando dice: grazia vobis & pax ab eo , qui est, qui erat, & qui venturus est, & a Septem Spiritibus, qui in conspectu throni aius sunt; perlocchè Antonio desiderando grandemente di fare qualche cosa in onore di questi sette Santi Angeli, e di propagarne  ne’ cuori degli altri la cognizione  e divozione, che nel suo aveva conceputo verso quelli molt’anni con ogni diligenza per diverse vie, e mezzi procurò con molti Sommi Pontefici l’erezione della detta Chiesa di S. Maria degli Angeli, al che anch’era spinto per essergli stato in una visione mostrato, che nelle Terme Diocleziane si doveva far la Chiesa de detti sette Angeli: il che passati molti anni,  dopo molte orazioni, e fatiche sue, da Pio IV di S. memoria, essendo prima stato informato di tutto d’Antonio, fu posto in effetto sotto il nome di Santa Maria degli Angeli, dandola in cura alli Reverendi Padri Certosini, li quali vi edificarono un Monastero.

Ma acciocchè il negozio più compiutamente s’intenda, è necessario tirar la cosa da più alto principio, e spiegare con che occasione in Antonio cominciasse questa divozione de’ sette Angeli: ed in questo si dirà alcuna cosa dell’invenzione dell’immagini de’  Sette Angeli in Palermo, quali anche fussero le visioni, ch’intorno alla fondazione della loro Chiesa nelle Terme Diocleziane ebbe.

Da più molte, e varie diligenze e fatiche, ch’Antonio per l’erezione di detta Chiesa prese, e per quali difficoltà, e contraddizioni tant’anni si differisse, e come finalmente superata ogni cosa per particolar provvidenza Divina s’effettuasse l’opera.


1) 1516 LA SCOPERTA DELLE IMMAGINI DEI SETTE ANGELI IN UNA ANTICA CHIESETTA A PALERMO

Nella città dunque di Palermo in Sicilia nella più antica, e nobil parte della Città nel quartiero detto del Cassaro dietro la Tribuna della Chiesa Cattedrale, v’era una piccola Chiesetta[1] e molt’antica sotto il nome di sette Angeli.

In questa chiesetta, che per l’antichità era quasi rovinata o solea star sempre serrata, ed era piena di terraccia, che si buttava dalla Chiesa Maggiore, casualmente levata la terra l’anno del Signore 1516 essendo Sommo Pontefice Lione X di questo nome, e regnando in Sicilia Carlo Rè di Spagna, che fu poi fatto Imperatore e chiamato Carlo V, si scoprirno l’immagini de Sette Principi degli Angeli ch’assistono al cospetto del Signore , ma che in modo, e con che occasione s’intenderà meglio d’una lettera scritta d’Antonio Duca, con gran candidezza e sincerità alla Signora Lucrezia Rovere Colonna alli 13 di Novembre del 1546, l’istessa lettera mutate alcune poche cose, ma quasi con l’istesse parole per l’istesso fine scritte alla Serenissima Margarita di Austria figlia di Carlo V Imperatore, moglie del duca Ottavio Farnese ne’ 21 di Novembre 1546, in questa lettera supponendo la relazione fatta intorno la Chiesa, che si doveva fondare in Roma in onore de Sette Angeli nelle Terme Diocleziane fabricate da SS. Martiri, prega detta Signora Lucrezia, che voglia procurare appresso Paolo III l’edificazione di questa Chiesa, la lettera dunque dice così:

Poichè a Christo nostro Redentore per sua infinita clemenza, ha piaciuto mettere in luce la Chiesa di sette Prencipi degli Angeli in questa alma città, edificata per mano di Santi Martiri, confidato nella buona gratia et divotione di V.E. dirò per ordine come mi sia venuta a notitia, et a V.E. non dispiacerà quello leggere con attentione.

Primieramente venendo io a Roma con gran desiderio di imparare qualche lettera latina circa lo sesto anno di Giulio Papa II° di santa memoria ( che fu nell’anno 1509 ) un giorno nella casa di ms. Domenico Massimo di buona m. Gio;  Lombardo cognomine precettore di Messer Luca Massimo, mi mostrò un Messer Thomaso Bellorosso, al quale io feci riverenza, quale haveva governato l’Arcivescovato del Rev.mo Card. Reghino in Ungaria, detto Messer Thomaso presto andò in Palermo Vicario Generale messo dal Rev.mo Card. di Surrento. 

Passati alcuni anni, trovandomi a Palermo detto Ms. Thomaso mi disse che volendo far imparare musica alli Chierici della maggior Chiesa Panormitana, per scola elesse una picciola Chiesa di S.Angelo appresso detta maggior Chiesa, circa cinquanta passi, quale sempre stava serrata. 

Un giorno andando con alcuni dottori ad intendere cantare, li dottori guardando per le mura di detta Chiesa viddero certe figure, che a pena per l’antichità si potevano conoscere, quali fecero nettare et con oglio schiarire, trovorno sette imagini bellissime con l’ historie che io ho fatto stampare di sette Prencipi degli Angeli; Messer Thomaso dette notizia all’Illustrissimo Viceré di Sicilia D.Hettore Pignatello, nella quale Chiesa primo fu fatta compagnia delli primi huomini e donne della Città;

allora un Pisano dette a Ms. Thomaso un libretto di molte eccellenze di sette Angeli, nel quale era una profetia, che diceva in lingua latina: Allora questi sette Angeli incominciaronno ad essere esaltati quando la mitra vedrà in vetro ”, che fu Leon X di s.mem. 

Dopo nel Pontificato di Clemente P. VII in detta Chiesa fecero un monastero di donne Sante Vergini, secondo la regola di S.Francesco di Paola, nel qual tempo io ritrovandomi in casa di Mons. Reverendissimo Antonio Cardinale di Monte Vescovo Portuense (di b.m.), un giorno sua Signoria Rev.ma havendo recitato quattro miracoli di Santi Angeli dignissimi di memoria, in animo mio proposi fare portare le predette immagini di sette Angeli;

quelle, portate del proprio disegno a colore, presentai a detto Reverendissimo Messer Girolamo Machabeo, nel presente Vescovo di Castro, che havessimo composta la messa in honor di detti sette Prencipi degli Angeli, nell’anno che la Cesarea Maestà stava con l’esercito in defensione di Vienna ( che fù l’anno 1532);

dopo poco tempo essendo sua Signoria Reverendissima legato di Roma, volse che havesse stata rivista per Maestro Dionisio dell’Ordine dei Servi;

tanto, detto Cardinale, quanto, detto maestro Dionisio dopo fecero spesso dire detta messa nell’anno ultimo della vita di detto Cardinale. In fin qui le parole d’Antonio, nel principio della lettera, il cui fine perché racconta la sua visione la porremo abbasso nel suo luogo.

Per ritornare dunque all’immagini scoperte in Palermo, si trovarono tre ordini di figure, che concernevano istorie, o immagini d’Angeli, o queste nel muro della Chiesa, che sta alla parte destra dell’Altar Maggiore, cioè al Corno dell’ Evangelio, e riguardno il Mezzogiorno,

per il che la prima immagine ch’ è verso l’Altar Maggiore riguarda l’Oriente, nel supremo ordine, ed i n quel mezzo trovarono in tutto otto gradi, cioè il primo della creazione del Mondo, il secondo della Creazione degli Angeli, il terzo della ribellione di Lucifero, che pretendeva poner la sedia sua a somiglianza di Dio, il quarto dell’Angeli buoni i quali stanno come preparati alla battaglia con Lucifero, il quinto quando S: Michele con l’Angeli buoni scaccia Lucifero dal Cielo, il sesto del peccato d’Adamo , ed Eva, e come scacciati dal Paradiso fu posto un Angelo in guardia di quello, il settimo quando Abramo tres vidit, & unum adoravis, l’ottavo quando dal Signore fu benedetto Abramo, ed odì in semine suo benedicentur omnes gentes.

Nell’Ordine ultimo sotto i suddetti quadri erano sette immagini di 7 Angeli d’altezza di 5 palmi l’uno di diversi abiti colle proprie insegne, ed uffizi nelle mani, ed inoltre ognuno aveva di sotto li piedi il suo nome ed eputeto, come qui poneremo, tra i quali S: Michele stava in mezzo di tutti, e cominciando dalla parte dell’Altare Maggiore, tengono quest’ordine: Uriel Fortis Socius, Barchiel Adjutor, Gabriel Nuncius, Michael Victoriosus, Raphael Medicus; Jehudiel Remunerator, Salthiel Orator.

Ritrovate dunque queste immagini d’Angeli così antiche misteriose , e devote, e concorrendovi il Popolo per la devozione, la Chiesa , che si chiamava di S. Angelo, si chiamò de’ 7 Angeli, nella qual Chiesa in Palermo fanno la festa di questi 7 Angeli nel terzo giorno di Pasqua di Resurrezione, come sta notato in un libro molto antico, che si conserva ivi, e sebbene adesso in tal festa dicono la Messa di S. Michel’Arcangelo, nondimeno avanti il Messale, e Breviario di Pio V, che uscirono l’anno 1568, si diceva la Messa, ed offizio particolare de’ sette Angeli, e la Messa era quella, che compose Antonio Duca, e l’Officio era stato composto molto accomodato.

In questa Chiesa de’ 7 Angeli l’istesso Vicerè Pignatello avendo tenuto consiglio sopra ciò n’eresse nell’anno 1523 con l’autorità Regia una Confraternita Imperiale delli primi uomini, e donne della Città di Palermo, com’appare  dalli atti di notar Giacomo Palmona alli 7 di Marzo Indice XII.

Della quale l’istesso Vicerè fu protettore in nome di Carlo V. avendo fatto ristorare, ed ornare la Chiesa, quale nell’anno 1527 la dotò d’once d’oro 30 l’anno.

Per  Rettore di detta Chiesa era stato eletto il detto Antonio Duca prete nativo di Cefalù uomo pio, e letterato, per il che da quel tempo Antonio si chiamò Rettore della Chiesa de’ 7 Principi degli Angeli di Palermo, come appare, nel libretto dell’orazioni delli 7 Angeli stampati da lui in Venezia, ed in Roma.

Al tempo poi di Clemente VII nell’anno 1529, fu ivi fondato un Monastero di Monache dell’Ordine di S. Francesco di Paola, il quale oggidì è in molta venerazione e si chiama Monastero delli sette Angeli, facendosi donazione della Chiesa de’ 7 Angeli, con le sue entrate, che prima era Confraternita alli Procuratori delli Frati di San Francesco da Paola, per un Monastero delle Monache dell’istesso Ordine come appare negli atti di Corte di Palermo; e considerando Antonio quella profezia che si trovava scritta nel libro di quel Pisano, come di sopra si narrò, cioè che quando la mitra vedrà in vetro allora questi 7 Angeli cominceranno ad esser esaltati, giudicò esser già adempita, poiché in quel tempo, che si scoprirono le immagini, e si trovò nel Popolo la divozione verso quelle, era Papa Lione X, il quale sempre usava gli occhiali, e senza quelli non vedeva.


2) ANTONIO SI RECA A ROMA PER DIFFONDERE IL CULTO DEI SETTE ANGELI

Pertanto Antonio acceso di divozione, e spirito buono se ne venne in Roma, dove cercando con ogni diligenza di trovare alcuna Chiesa, Cappella, o Altare di questi SS. Angeli, non la trovando circa l’anno 1527, entrato per Cappellano d’Antonio Cardinal di Monte, il vecchio,che fu Zio del Cardinale de’ Monti, che poi fu Papa Giulio III, uomo dotto, e di valore, col quale stette 7 anni, cioè infino che morì il Cardinale, mentre che stava col medesimo si fondò como dissimo nella Chiesa de’ 7 Angeli in Palermo, il Monasterio delle Monache nel 1529, ed intanto ch’Antonio stette col detto Cardinale scrisse in latino la vita, e martirio d’Antonio di Noto Siciliano, il quale a’ suoi tempi fu per la fede da’ MAumettani crudelissimamente fatto morire in Tunesi nell’Africa, come gli era stata narrata d’Antonio Alemanno di Cefalù, che s’era trovato in Tunesi, e quest’istoria la dedicò al Cardinale de’ Monti , e si trova nel libro originale di AntoNio Duca; venuta li buona occasione gli scoprì il suo desiderio; narrogli, come in Palermo erano stare trovate dipinte le figure delli 7 Angeli, antiche, e devote.

Il Cardinale approvando la cosa gli disse, che oltre li miracoli, che si leggono fatti dalli 7 Angeli, si trovano anche nominati nelle rivelazioni del B. Amodeo (rimandiamo il lettore al volume 2 della nostra collana n.d.a.), questo fu Frate Portughese dell’Ordine di S. Francesco dell’osservanza, e stette in S. Pietro in Montorio di Roma, e visse circa gli anni del Signore 1470.

Antonio ad istanza di detto Cardinale de’ Monti fece ricavare un quadro delli 7 Angeli con l’altre storie degli Angeli simili all’immagini ritrovate in Palermo, e lo presentò al Cardinale, al quale essendo piaciuto, ordinò come s’ è detto nell’anno 1532 a lui, e a Gironimo Maccabeo suo Cappellano, che poi fu Vescovo di Castro, che componessero la Messa de’ Sette Angeli, e perché l’anno seguente del 1533 per l’occasione dell’andata di Clemente VII, a Nizza, il detto Antonio Cardinale de’ Monti fu fatto alli 3 di Settembre Legato di Roma, con l’istesse facoltà che gli erano state concesse quando nel 1529 era stato fatto un’altra volta Legato di Roma dallo stesso Clemente VII.

Per l’andata in Bologna, dal che vi è nel Bollario fin quello di Clemente la Bolla 27 egli in questa sua seconda legazione, come s’è visto di sopra nella lettera di Antonio Duca, ordinò che fusse rivista la detta Messa de’ 7 Angeli, non solo da M. Dionisio dell’Ordine de’ Servi, che poi nell’anno 1539 fu fatto Cardinale di Paolo III, ma anche come in un altro luogo scrisse Antonio Duca da Fra Pietro Galatino dell’Osservanza di S. Francesco uomo dottissimo della lingua Ebrea, ed un de’ Penitenziari del Papa in S. Pietro in Vaticano, ed essendo la detta Messa approvata da questi valenti uomini il Cardinale Legato in quei pochio giorni, che visse nella sua legazione, giacchè morì  alli 20  di Settembre dell’istesso anno, se la fece molte volte dire, come anche faceva il suddetto Maestro Dionisio.

Essendo poi morto il Cardinale de’ Monti, Antonio esplicò ad alcuni Cardinali, cioè al Cardinale Cesarini, Cardinale Gaddi, e Cardinale Cornaro a petizione loro per due mesi L’ epistola di S. Paolo ad Romanos, come lui stesso racconta in una lettera scritta a Carlo V da Roma a’ 17 di Giugno 1555, e dopo fu Cappellano per 4 anni , ed alcuni mesi del Conte Cifoentes Imbasciadore dell’Imperadore in Roma, ed insegnò alsuo figlio lettere umane.

Partito il conte di Cifoentes da Roma, Antonio se ne ritornò in Sicilia: in questo mentre, che si fermò in Roma dopo la morte del Cardinale de’ Monti, essendo morto Clemente VII nel settmbre del 1534 fu assunto al Pontificato Alessandro Farnese, e si chiamò Paolo III.

Antonio nel secondo anno di Paolo III partì da Roma volendo far stampare la messa delli 7 Angeli, e desiderando di farla anco approvare con autorità del Papa fece ricorso al Cardinale di Trani di Casa de Cupis,  ed al Cardinal della Valle ed al Cardinal Trivulzio, come amici del Cardinal Monti morto, e consapevole del suo desiderio, a quali anche diede copia della Messa.

Il Cardinale di Trani gli promise di parlare in Concistoro al Papa, ma perché questo parve ad Antonio cosa lunga tentò circa l’anno 4 di Paolo III il negozio per mezzo d’un Maestro Ambrosio Milanese Segretario di Paolo III, e che in minoribus aveva ricevuti servizi d’Antonio, pensando ottenere in breve tempo la grazia, e non riuscendo questo, dopo alcuni mesi per signatura ordinaria supplicò egli stesso al Papa, che comettesse l’approvazione a qualche Prelato, il Papa il commise a Monsignor Paolo Capizucchi, allora Vicario di Roma; ma perché il Capizucchi non volle dare orecchio alla sua petizione, e non potendo aver detta confirmazione della Messa de’ Sette Angeli, Antonio conformandosi con la volontà di Dio, se ne tornò a Palermo, con animo di finir la sua vita nella Chiesa di S. Croce, e do non più tornare in Roma.


3) LA PRIMA VISIONE MISTICA

Ma essendo stato molestato da grand’infermità per un anno, dopo quell’anno fu costretto da certe liti di benefizi di ritornare a Roma, e in quelli giorni, ch’arrivò, il detto Capizucchi passò da questa vita,  e determinando di trattenersi in Roma, s’accomodò per sua devozione per Cappellano in S. Maria di Loreto, vicino Macello de’ Corvi, nel quale tempo Dio Nostro Signore volendo confortarlo, ed animarlo a procurare l’erezione di una Chiesa in onore de’ Sette Angeli, li fece grazia d’una tale visione.

Parveli d’esser nel Cortile delle Terme Diocleziane, d’onde vedea uscire una luce, ed in quella li fu significato, chequelle Terme erano il Tempio delli 7 Angeli astanti avanti a Dio, e che leggesse l’istoria di S. Saturnino, la cui immagine allora li parea vederla pemdere nell’aria: qual visione ebbe poi in tutto il resto di sua vita presentissima nell’immaginativa, ma il successo tutto di questa visione per a lungo scritto dall’istesso Antonio nel resto della lettera di sopra citata alla Signora Lucrezia Rovere Colonna data alli 13 di Novembre 1546, meglio s’intenderà col’istesse parole della lettera, dove dopo esposto, ch’ebbe, come da Capizzucchi, a cui il Papa aveva commesso il negozio, non potè ottenere cosa alcuna, soggiunse così:

Io conformato con la volontà di Dio, mi conferivi alla patria con animo di non tornar più a Roma. Per un anno pativi grande infermità, et vassato dalle mali liti, fui costretto ritornare in Roma, mi collocai nella Chiesa di S. Maria di Loreto.

Mastro Dionisio fatto Cardinale di S. Marcello dette notitia a Ms. Bartolomeo Salutio di questa divotione, lo quale ogni giorno mi sollecitava, che havessi fatto qualche cosa in honore di detti sette Angeli, sopra del che io non pensava più: li rispondeva che non era cosa per me, ma che Iddio ce l’haverà provisto, perché lo candelabro, che Iddio fece fare per Moises, d’oro purissimo intra l’altre significationi ancora significava la chiesa di detti sette Angeli, e come detto candelabro fu mirabile in Gerusalemme, capo del vecchio testamento, così in Roma capo del nuovo si doveva fare una Chiesa mirabile di sette Angeli, et come le sette lucerne ardenti furono collocate sopra lo detto candeliero per Aaron sommo dei Giudei sacerdote, così le sette imagini de’ sette Prencipi degli Angeli figurate dalle sette lucerne doveano essere esaltate per mano del sommo sacerdote de’ Christiani, onde non sperava che nelli tempi nostri si dovesse fare tanta mirabil chiesa pur per sodisfare alla devotione di detto Ms. Bartolomeo io feci radunare la compagnia de’ confrati a detta Chiesa di S. Maria di Loreto, acciò mi havessero concesso una cappella in detta Chiesa per farci dipingere dette Immagini e che haveria speso ducati 200 e che haveria fatto edificare una camera per lo cappellano di detta cappella, e che haveria fatto testamento di lassare tutta la robba mia a detta cappella. Li capitoli che io faci hebbe in mano Bartholomeo fornaro, che al presente sta innanzi la Chiesa di S. Silvestro, che era Camerlengo.

Detta compagnia timida, non dubitando di me per loro gratia, ma per l’avvenire alcuno non l’havesse impetrato detta chiesa, non si contentò.

Pertanto io risposi a detto Ms. Bartholomeo al presente Abbate di Salutio, che la divina provvidenza havrebbe provvisto e per non haver possuto impetrar questa gratia mi trovava con grande dispiacenza nel mio core, se bene non lo mostrava, e perché mio frate mi scrisse una lite antica mossa dalli antichi ministri di Satanasso contro la Chiesa di S. Croce di Palermo, mi era accresciuto il dolore, per la qual lite ricorsi alli digiuni di S. Caterina in pane et acqua, che essa havesse interceduto appresso Dio di liberarmi da tale lite, nel fine delli dodici digiuni, per dodici lunedì, non pensando più in Angeli, nel tempo dell’estate, nell’aurora, nell’anno settimo di Paolo Papa per divina provvidenza terzo che fu l’anno 1541, che avevo da celebrare lo sacrificio della messa in da Chiesa dove io habitava, mi svegliai e svegliato subbito in un momento alzai la metà della persona sopra delle braccia nel letto, e stando fisso come una colonna, ecco, che pareva essere dentro le Terme di Diocletiano, dentro lo cortile innanzi la porta delle Terme, una luce più di neve bianca, che andava su, usciva dal suolo delle Terme, più splendente di un cristallo mi mostrò nella prima parte dentro la fronte, più chiare dette Terme, per la parte dentro, che se avessi visto con gli occhi corporali et in un medesimo tempo quattro effetti fece: 1° - mostrò come ho detto le Therme; 2° - mi disse che quelle erano il tempio de’ sette spiriti assistenti inanti a Dio; 3° - che avessi letto l’historia di S.Saturnino; 4° - e nella prima Cappella l’imagine di S. Saturnino depinta a modo di cona, in una tavola o tela, stava pendente nell’aria, era imagine di vecchio, di mediocre statura, del viso assomigliava ad una imagine, che io havevo di S. Saturnino nel mio breviario e però subbito conobbi, che era di S. Saturnino, di barba bianca con pochi peli negri.

 Meglio in un tempo percepivi tutte le sopra dette cose nel modo mirabile che detta luce mi mostrò, senza parlare di voce vocale, che se un huomo me l’havesse detto parlando, che è impossibile ad un huomo dire quattro cose in un tempo, credo sia stato al modo che gli Angeli parlano. Sempre detta visione mi sta fissa nella prima parte della memoria che mai me l’ho scordata.

Passata tanta mirabile rivelatione e stupito per tanto miracolo, quando mi vestiva a pena mi teneva sopra li piedi per molti giorni hebbi incredibile allegrezza, perché Dio onnipotente, innanti più di mill’anni per mano di Santi Martiri procurò in fare adempire la figura del candeliero d’oro purissimo per la chiesa de’ sette suoi spiriti assistenti, quale io nel tempo di venire sperava doversi fare e doppo sempre ho sperato, che se detta Chiesa si consacrasse, tutta la Christianità vi havrebbe da ricevere grandissimo beneficio: dissi la prima messa poco tempo di poi, et andai quasi volando a dette Therme, le trovai come haveva visto nella visione, et un altro giorno nella medesima hora, non mi satiavo di vederle ritornai, dalle quali uscendo ms. Antonio Massimo solo era a cavallo fuora nel piano, io hebbi vergogna essere visto uscire dal luogo a me insolito, e hora a me insolita. Sia lodato et ringratiato N.S. Gesù Cristo, che s’ha degnato a tempi ultimi del mondo mostrare tanto miracolo secreto.

Humilmente lo prego di continuo, sia a laude e gloria sua e a salute dell’anime nostre, per intercessione di detti sette Prencipi assistenti al suo Divino Trono e la sua gloriosissima Madre Vergine Maria e per l’unione di tutta la Santa Madre Ecclesia Christiana, e per lo felice stato di Vostra Eccellenza, alla buona gratia della quale di continuo nella Charità santa mi raccomando. In Roma nella Chiesa dell’orfanelli 13 Novembre 1546

D. V. E.

Humile servitore devotissimo

Antonius Duca presbiter indigniss.


E di questa visione sebbene a lungo ragguagliò diversi, nondimeno con giuramento la pubblicò più succintamente in latino nel libretto di orazioni, e Messa delli 7 Angeli stampato in Venezia nell’anno 1543, e ristampato in Roma nell’anno 1555 la quale col suo titolo qui poneremo: Revelationis modus teste Deo Verissimo de Mirabili Templo Septem Principum  Angelorum in thermis Diocletiani

Anno 7 Pauli D. P. Pape III aestivo tempore in aurora in Sacello S. M. de Laureto Romae quaedam lux nivae condidior post longum panis & aqua jejunium refulgens in prima parte frontis cujusdam Sacerdotis suorum peccatorum poenitentiam agentis a grabato quamprimum surgeret, nec dum oculos aperiret praedictum Templum in Thermis Diocletiani cum Scriptura S. Saturnini in vita esse septem Spiritum Angelorum ante Thronum Dei astantium, mirabiliter demonstravit. Itaque Isaiae Prophetae vaticinium: videt Exaltabitur Domus Domini in vertice Montium, ubi Roma sita est nostra tempestate adimplet Christo Deo Optimo MAximo pro innumeris beneficiis populo christiano collatis gratias sine sine agamus.

Di questa rivelazione se ne fa anco menzione nell’Epitaffio d’ Antonio Duca posto nel suo Sepolcro in S. Maria degli Angeli nelle Terme Diocleziane avanti li scalini, dove dice così:

Antonius de Duca Siculi Presbyteri Cephalutensis, qui has Diocletiani Thermas ante annos fere XXI Virginis Angelorum, ut extat Templum fore divitius praevidit, hic ossa quiescunt: vixit annos 73 menses 4 dies 15 obiit 3 octobris 1564

Or conforme a quello che gli era stato detto nella rivelazione, Antonio studiando l’istoria di S. Saturnino, trovò che le Terme Diocleziane erano state edificate dalli SS. Martiri condannati da Massimiano per far quell’opera in onore di Diocleziano, e che San Saturnino benchè vecchio era stato condennato a questo lavoro, con S. Ciriaco, e S. Sisimo, li quali non solo portavano le sarcine, e pesi propri, ma anche aiutavano quelli degli altri, ed in particolare S. Saturnino vecchio, come si legge in tutti li Martirologi antichi e nelle gesti di S. Marcello Papa, e martire, li quali pone il Surio alli 16 di Gennaio ed anche appresso il Sigonio, nell’istorie dell’Impero occudentale in Diocleziano l’anno 290, e nel martirologio del Galesio alli 15 d’Agosto, e l’illustrissimo Cardinale Baronio ne’ suoi annali nell’anno 290, Pietro de Natalibus nel Catalogo dei Santi lib. 7 cao.4 e lib. 2 cap. 173 anzi al libro 3 l. 141 si fa menzione di Massimo Millenario condannato da Massimiano a cavar pozzolana con 120 soldati Cristiani convertiti da lui per servizio di queste Terme, come dice il Baronio nell’anno 4905 la festa dei quali sta notata nel catalogo de Santi alli 29 di Gennaio, ed alti che citeremo: di più trovò, che l’Architetto delle Terme fu Cristiano: il che in molti memoriali dati per questo a molti Sommi Pontefici afferma Antonio attribuendo a questo la forma di croce della fabrica che stava in mezzo delle Terme con queste parole: In harum Thermarum medio templum a Sactis Martyribus sudore, & sanguine confluentibus Architectus Christianus, cuius sepultura in Pontificatu Julii II memoriam vidimus in Sacello S. Mariae in puteo, & forma septiformis &  lapissimis Crucibus in superiori parte insignivit.

Trovò anche negl’ atti di S. Marcello, che li principali nominati in questa istoria delle Terme erano 7 Martiri, cioè Marcello Papa Silinio e Ciriaco Diaconi, Largo e Smagardo compagni loro, Saturnino vecchio, Trasone uomo ricco, che da poi fu anche martire, il quale per mano de’ Santi Ciriaco e Sisimo sovveniva gli Cristiani che ivi faticavano, nelle quali Terme per esser stata l’opera d’incredibil grandezza e magnificenza, in maniera che Marcellino nel lib. 101 dice che parevano fabriche a modo di Province, non che di Città, o case, si lavorò per 7 anni essendo cominciate il XV anno di Diocleziano, come si raccolgie da Eusebio nel Cronico, e finite d’ornare al tempo di Costanzio, e Massiminiano Augusti, e di Severo, e Massimiano Cesari, come si cava d’una istoria riferita da Onofrio nei fasti, e Massimiano crudele persecutore de’ fedeli condannò a lavorarci come schiavi molte migliaia di Cristiani e che non fossero stati soldati, e ancorchè fossero Romani parte in lavorare, e parte portare arena, ed in altre fatiche, parte a legar marmi, e portar pietre, in modo che il numero de’ Cristiani che ivi lavoravano fossero circa 40000 come anche afferma Bartolomeo Marliano nel lib. 5 della descrizione di Roma al cap. 20 ed Andrea Fulvi mentre tratta delle Terme Diocleziane, e Pompeo Ugonio nel libro delle stazioni di Roma alla stazione 25 di S: Maria degli Angeli riferisce , che in quest’età uomini degni di fede anno detto d’aver veduto matoni caduti dalla fabrica di queste Terme, nelle quali era scolpito il segno della S. Croce che quei Santi Martiri condennati vi debbono fare, ed il Cardinale Baronio negli Annali Ecclesiastici nell’anno del Signore 1905 dice che li Cristiani che travagliarono nelle Terme, finite quelle per essere molti furono fatti morire nelle tre fontane, ove oggi si conservano le loro S. Reliquie, e questi furono S. Zenone, Tribuno colli compagni dieci mila duecento tre, de quali si fa la festa a 9 di Luglio , anzi come ben va considerando il Cardinale Baronio questo pensò, ch’essendo l’altre Terme rovinate di queste sole per essere fabbricate col sudore, e sangue de Martiri la principal parte si sia conservata per intiera, ed oggi dedicata per la Chiesa in onore della Beatissima Vergine, e de’ SS. Angeli. Per esser dunque questa machina fatta col sudore de’ fedeli quell’antichi Cristiani nel luogo, ove si cavava la Pozzolana fabricarono la Chiesa di S. Saturnino, della quale ancora si veggono alcuni vestigie non molto lungi della porta Salaria, e antichissima in una parte di queste Terme verso tramntana fu fabricata una Chiesa, e chiamata S. Ciriaco in Termis, che fu anco uno delli 7 Martiri soprannminati, alla qual Chiesa furono date tutte quelle Terme, finchè erano possedute da persone Ecclesiastiche quantunque per esservi molte rovine fussero inutili, e vi era la stazione nelli mercoledì dopo la Domenica di Passione, e fu titolo di Cardinale, come si legge eziando nella 2 Sinodo Romana celebrata sotto Simmaco Papa circa l’anni del Signore 500 appresso questa Chiesa un tempo vi fu un monastero di monache, come riferisce il Cardinal Baronio, nelle note del Martirologio ai 16 Marzo: i vestigi della Chiesa di S. Ciriaco ancora si veggono, e perché era rovinata Sisto IV nel 1475 transferì il tit. e la stazone nella Chiesa di S. Quirico, e Julitta.

Tutto questo sia detto per mostrare l’eccellenza, e devozione di queste Terme fabricate da’ S: Martiri, e perché dette Terme erano una fabrica molto grande, e non così vicina all’abitato, erano divenute luoghi di giochi, ed un ridotto di scelleragini, per il che Pio IV nella Bolla 55 dove diede le Terme alla PP Certosini per la Chiesa di S: Maria degli Angeli, dice di quelle, che ad prophanos usus & varias Daemonum operationes deserviebant, ivi anche si maneggiavano i cavalli, e per questo Antonio si vergognò in quelle esser visto Mastro Antonio Massimi uscire, così a buon’ora da tal luogo, l’entrata all’ora delle Terme era della parte di Tramontana all’incontro delle Vegna del Panfani.

Avendo poi Antonio narrato la visione al Cardinale S. Marcello, a Bartolomeo Saluzzo che poi fu Vescovo di Mondovì, si mosse Antonio coraggiosamente e senza timore umano, andò con il detto Bartolomeo Saluzzo a Terme, e veduta la Machina grande preservata dal tempo di Diocleziano, cioè più di 1200 anni così intiera, come si vede di stupenda altezza in forma di Tempio con 10 Cappelle alte e 4 basse, la divisero in 14 Cappelle , disignando di fare la porta del Tempio dalla parte della Tramontana, dove s’ è detto, ch’è il cortile, che gli apparve in visione, e nelli Pilastri d’ogni Capitella bassa, e nelle Colonne delle Cappelle alte verse la parte , dove oggi è l’altar maggiore che è a Levante, ci scrissero di color rosso li nomi delli 7 Angeli e similmente nelli Pilastri e Colonne del Ponente verso all’altra parte, dove è oggi la porta principale nella Chiesa scrisse all’istesso modo i nomi di quelli sette principali Martiri, come s’è detto di sopra.  Questi nomi d’Angeli, e Martiri, si veggono oggidì  scritti cominciando dalla porta, che s’entra da Mezzogiorno nella prima Cappella bassa da man dritta, dove dice nel Pilastro Sanctus Michael, ecosì siegue nell’altro Sanctus Gabriel, dove è anco una colonna, e poi siegue un’altra colonna, ove è scritto Santus Raphael, e nell’all’altra Sanctus Jehudiel, e nell’altra Sanctus Uriel, e poi seguono gli altri pilastri delle Cappelle: basse in un Pilastro è Sanctus Barchiel, nell’altro e ultimo è Sanctus Salthiel: da man sinistra cominciando con il medesimo ordine da Mezzogiorno sono scritti i nomi de Sette Principali Martiri cioè: Sanctus Marcellus, S. Cyriacus, S. Sisinus, S. Saturninus, S. Smagardus, S. Largus, S. Trason.

E finiscono verso Tramontana, ed in una di quelle colonne degli Angeli è notato l’anno 1541 nel quale fu fatta la rivelazione , e quando furono poste le sopradette inscrizioni, e divisioni di Cappelle; v’è ancora nella Cappella di S: Michele, sotto il nome di Paolo III che in quel tempo era Pontefice dopo la detta visione essendosi ravvisata in Antonio la devozione delli 7 Angeli cominciò a negoziare alla scoperta , e con ogni fervore di spirito, e per poter meglio aver comodità d’attendere alla devozione delli 7 Angeli, pigliò Antonio ad affitto la Chiesa di S. Stefano della Chivica del Cardinal Crescenzio, per mezzo del detto Mr. Bartolomeo, dove fanno un altare a loro onore.


4) ANTONIO LO DUCA  SI PRODIGA IN RICHIESTE, RACCOMANDAZIONI, MEMORIALI E SUPPLICHE

Fece anche nell’istesso anno, cioè il primo di Decembre 1541 una Supplica a Paolo III dove narra il Misterio della fabrica di Terme fatta per mano de’ S. Martiri.

Egli manifesta quella sua revelazione, la supplica ad erigere quel luogo in Chiesa delli sette Angeli, gli propone il misterio del Candelabro, e delle sette lucerne ardenti postovi d’Aron Sommo Sacerdote degli Ebrei, sicchè così il Papa voglia in questa Chiesa collocare sette immagini delli sette Angeli assistenti avanti Dio, conforme alla rivelazione nell’istesso tempo scrisse a Margarita d’Austria figlia dell’Imperatore Carlo V e moglie d’Ottavio Farnese Duca di Parma proponendoli l’aiuto, che i Santi Angeli sogliono darci contro li nostri nimici, ed a questo apporta molti esempi della Scrittura, ed altre istorie e specialmente di quelli, che ano fabricate Chiese, le manda l’antifone, e l’orazione delli sette Angeli in lingua italiana, e la priga che voglia ottenere da Papa l’erezione della Chiesa delli sette Angeli nelle Terme e perché la Supplica data al Papa non ebbe effetto l’anno 1542 al primo d’Agosto fece un altro Memoriale; e lo diede ad Alessandro Cardinal Farnese Nipote di Paolo III riepilogandoli la predetta fabbrica di Terme, il tempo che fu fatta la causa, che mosse Massimiano a farle fare ad onore di Diocleziano, e qui espone l’intenzione de’ Martiri, che con l’aiuto degli Angeli fabricavano per dover essere Tempio di Dio vero, e li disegna la Chiesa, di parte in parte, e la divide in 14 Cappelle, li mostra il luogo di far le porte della Chiesa, affinchè abbracci la protezione di quella erezione.


5) 1543 ANTONIO SI RECA A VENEZIA E FA TRARRE IL QUADRO DI MARIA TRA I SETTE ANGELI

Ma come l’opere pie sogliono avere molte difficoltà, restò con tutto che per questo fine non sparagnasse, né a vigile, né a fatiche, né a suppliche, né ad altri mezzi, quali esso notava alla giornata in suo libro, o almeno vi riteneva copie separate tutte di sua mano, quali Scritture si conservano oggidì nell’Archivio delli PP Certosini di S. Maria degli Angeli di Roma.

Stette Antonio dopo la rivelazione due anni aspettando, che il Papa si movesse all’erezione della Chiesa: passati due anni, cioè nell’anno 1543 fu Antonio costretto come lui diceva, da motione celeste andare in Venezia, passando per Ricanati, e per la S. Casa di Loreto.

In Venezia nella Chiesa di S. Marco sopra l’altar maggiore, trovò di Mosaico antico dipinta la gloriosa Vergine Maria tra sette Angeli, che tenevano in mano le Virghe, e ne cavò il ritratto di quel quadro, che oggidì è nell’Altare Maggiore della Chiesa di S. Maria degli Angeli nelle Terme.

In questo Anno del 1543 Antonio in Venezia per consiglio di M. Girolamo Boccamurata, che poi fu Vescovo Avignonese, fece stampare la Messa con l’immagini ed orazioni delli sette Angeli[2], e questa Messa uscì alla luce con la concessione di Fabio Mignanello Vescovo Lucerino in quel tempo Legato Apostolico in  Venezia, che poi fu fatto Cardinale da Giulio III nel Decembre del 1551 essendo stata revista perordine di due Padri dell’Ordine di S. Benedetto Cassianense, che abitano in Venezia nella Chiesa di S. Giorgio Maggiore per nome D. Januario e D. Cristofaro in tutte le lingue dottissimo.


6) 1543 ANTONIO LO DUCA TORNA A ROMA – INCONTRA FRA PIETRO INDIANO

Da Venezia ritornato a Roma se bene li fu conferito l’Arcipretura dela Terra di Coscano in Sicilia nel mese di Settembre 1543 nondimeno fermandosi qui in Roma per aver miglior comodità, che non aveva in S. Stefano della Chiavica accettò la cura di S. Maria in Aquiro degli Orfanelli datagli dal Cardinale di Trani di Casa di Cupis protettore di quella Casa, dal quale pochi mesi dopo  li fu raccomandato per mezzo di Geronimo Cecchino di Ricanati un certo Frà Pietro Indiano, al quale insegnò lettere latine per tre anni.

Questo Frà Pietro avendo facil entrata colla Signore Vittoria Sorella del Cardinale Farnese, che poi fu Duchessa d’Urbino, sapendo l’intenzione di Antonio pigliò la Messa degli Angeli, e l’orazioni coll’immagini che Antonio aveva fatto stampare a Venezia, e le portò alla Signora Vittoria, che facesse istanza per farsi la Chiesa nelle dette Terme, e Antonio fece una lettera agli 8 di Gennaio 1546 alla Duchessa di Castro Madre del Cardinale Farnese, ed insieme alla Signora Vittoria sua figlia, sorella del detto Cardinale, dopo d’essersi congratulato della promozione del Cardinal S’ Angelo figliolo della Duchessa di Castro, il quale fu fatto Cardinale nel mese di Decembre dell’anno 1545, la supplica, che volessero procurare per l’erezione di questa Chiesa di S. Maria degli Angeli, e narrogli alcuni miracoli, che si sono veduti per tre notti nelle Chiese, tanto nelli tempi antichi, come nelli moderni, ed essendo il Concilio di Trento già cominciato come cosa necessaria alla Repubblica Cristiana, le proponeva che gli Angeli intercederanno appresso Dio, che abbia felice fine per benefizio universale del Cristianesimo, e resisteranno a tanto numero di Demoni, che turbano ed impediscono la  santa concordia.

Pretendeva Antonio, che in questa Chiesa delle Terme, si costituissero Collegio di poveri Preti di buona vita, che attendessero al Divino Culto, e allo studio della  Divina Scrittura, e predicazione del Sacro Evangelio e all’Ospidali, quando per divina grazia si facessero: anzi disegnava di fare li vicino uno Ospizio di poveri Siciliani, che in Roma per dileggio patiscono assai, e domandava che in questa Chiesa s’erigesse una Confraternita di uomini, e donne, quali partecipassero dell’ingulgenze concesse alla compagnia, seu Società degli Ordini di Roma, e l’offeriva pigliare una Cappella, e dare i fornimenti di due Altari con li due quadri, dequali diremo appresso, e 400 Scudi.

Scrisse di più al Papa, che aveva mandate in soccorso dell’Imperatore  nella guerra d’Alemagna, ricordandoli, che continui la devozione de’ sette Angeli, che in Roma gli diede, e che impetri dal Cardinal Farnese ch’era Legato del Papa in quell’esercito, grazia di potere erigere un Altare alle Terme in onore della Madonna Santissima degli Angeli, e che esso avrebbe in ordfine il quadro, ed altre cose necessarie, ed una entrata annua di 30 ducati per un Cappellano, ch’abbiacura dell’Altare.

E perché Antonio ad onore della B. Vergine Maria Madre di Dio aveva fatto fare un quadro di pittura in tela con li sette Angeli assistenti alla Beatissima Vergine, che tiene il figlio in seno, questo quadro è quello che di sopra s’è detto, oggidì stà sopra l’Altare Maggiore della Chiesa  in dette Terme, ed un altro quadro picciolo di sette Angeli separatamente, siccome si trovano dipinti in Palermo, e questo è alla Sagrestia, lo mostrò alla detta  Duchessa, e la priegava con istanza, che l’adoperasse col Cardinal Farnese suo figlio, ma non ne riportò effetto alcuno.

La Signora D. Vittoria con grande istanza favorì questo negozio appresso il Cardinal Farnese, ma essendosi partita da Roma per il matrimonio, che fece col Duca d’Urbino, non si concluse niente, ed occorse,  che venendo poi detta Signora Vittoria Duchessa d’Urbino in Roma nell’anno Santo del 1575 ed essendo entrato nella Chiesa di S. Maria degli Angeli, si consolò e meravigliò assieme, e ritrovandosi ivi presente Matteo Catalani, il quale aveva notizia della sopra detta lettera e di quanto a bocca l’aveva detto Antonio disse alla Duchessa: 

“Ecco Serenissima Signora il tempo per il quale Antonio Duca per mezzo di fra Pietro Indiano tanta istanza faceva in tempo della felice memoria,di Paolo III, appresso S. A., che si facessero  dette Terme  una Chiesa come ora si veggono”, e lei rispose:

“Veramente veggo, che le rivelazioni furono vere, e se bene io ne parlai più volte al Papa per l’istanza, che ne faceva fra Pietro, non dimeno sua Santità rispondeva, ch’era troppo gran macchina, e c’era molto spesa per ridura in Chiesa, perciocchè  a quel vecchio per si grande impresa non si li dava tanto credito, ma ora vedendola così perfetta mi confermo nella rivelazione di quel buon prete, e vi si fece orazione con divozione”.

Nell’istesso tempo domandò aiuto alla Signora Lucrezia Rovere Colonna, in quella lunga lettera di sopra apportata scritta alli 13 di Novembre 1546, ed un’altra lettera dell’istesso negozio scrisse a Margarita d’Austria figlia di Carlo V alli 21 Novembre 1546. Vedendo dunque Antonio, che con questi mezzi la cosa non riusciva si risolse di fornirla lui stesso con Paolo III, a lui già aveva mandata un’Epistol della fabrica di detta Chiesa edificata dalli S. Martiri, il quale avendo veduto l’orazioni; e l’immagini stamoate in Venezia lodò l’opera, e la qualità dell’Orazioni, ed ebbe gusto, che detta Chiesa fosse stata rivelata nell’anno settimo del suo Pontificato, e però si contentava dare dette Terme ad alcuna Religione, ed in particolare era deliberato darle alli R. P. di S. Maria della Nuova in Roma, che sono dell’Ordine di Monte Oliveto,  ma per essere grande macchina fu escluso Antonio dal Papa.

Nelli 24 di Maggio 1546, nell’Agosto poi del 1547 poco avanti che il Papa andasse a Perugia fu Antonio introdotto per mezzo di frà Pietro Indiano dal Conte Michele, finito il pranzo, nel Palazzo di San Marco, e fece recitare due orazioni da due putti orfani chiamati Gio Pietro Graziano, e Muzio Pascale Aretino in presenza del Sacrista, e del Vicario Bertoldo, e di molti Prelati e Teologi, e si portarono bene, ed in somma prigava il Papa avesse fatto consecrare dette Terme in onore della Beatissima Vergine, e di sette Angeli assistenti, e di più supplicavano, che ivi si facesse un Collegio per quelli Orfanelli , che erano atti allo studio della Teologia.

Rispose il Papa, avendo prima lodato quell’azione delli Putti, ch’eran troppo gran Macchina, e così l’escluse di speranza.

A mezzo Agosto andò a Perugia, e al settembre s’udì la nuova della morte di Pier Luigi Farnese Duca di Piacenza, il quale fu ammazato nel Settembre del 1547.

E conciòsiache Antonio avesse procurato per ogni via indurre il Papa Paolo III all’erezione di questa Chiesa con lettere , e memoriali dati a lui ed ad altri, e vedendo non conseguire grazia alcuna, non di meno mai si sgomentò, ma fece fare un disegno, e pianta della Chiesa, e la diede a Gironimo Maccabeo Vescovo di castro: costui fu quello, che aiutò Antonio a far la messa degli Angeli come s’è detto di sopra, ed in quel tempo diceva l’offizio con Paolo III affinchè li mostrasse che non ci saria ita molto e troppo spesa, e se bene Gironimo faceva l’offizio suo caldamente, non di meno altro non otteneva


7) ANTONIO SBEFFEGGIATO, OFFESO E SCHERNITO LOTTA PER LA CONSACRAZIONE DELLE TERME

Vedendo dunque Antonio che aveva travagliato 6 anni, e non poteva indurre Papa Paolo ad aiutarlo, gli domandò il Torrione, che sta negli orti di Bellar all’incontro della Vigna, che era del Vescovo di Nepi, il quale Torrione all’ora era circondato dalla strada pubblica, ed era anche dirimpetto di S. Susanna.

Questo Torrione ora lo tengono li Monaci Cistercensi di S. Bernardo, che si chiamano Congregationis Foliensis, quali menano vita esemplare, e santa, e dove s’è fatta una bellissima Chiesa, nel quale Torrione pensò porvi tetti, farvi un’abitazione di poveri preti, con speranza di porli al servizio della Chiesa delle Terme, ed ottenne la grazia circa l’anno 1547 ma come era disturbato dai ministri del Nimico dell’umana natura, non lo potè mai mettere in ordine, e perché colla speranza datali dal Signore in quella rivelazione, aveva preso gran divozione a quel luogo, sì per esser Chiesa de’ Sette Angeli, si per la memoria anche de’ Santi Martiri, che avevano con le loro spallle portate pietre, ed arena, perciò con tutti l’impedimenti, e difficoltà che aveva, mai lasciò Antonio la sua usanza d’andare a fare orazione ogni giorno all Terme, e se bene ci trovava sempre diverse persone, delli quali giocavano a palla e maglio, alcuni maneggiavano Cavalli, non di meno Antonio, ancorchè da loro fosse beffeggiato, poco si curava, ed attendeva alla sua Devozione, con un suo devoto, che seco menava, ed  avendo fatto imparare a memoria all’Orfanelli un inno in lode delli sette Angeli, li menava ivi ogni Sabbato, e li faceva cantare quest’inno, e finiti li responsori, ed Antifone, esso diceva l’orazione e poi sene tornava in S. Maria dell’Agurio, dove lui stava per cappellano.

Questo esercizio spirituale cominciò Antonio l’anno 1547, e lo continuò fino all’anno 1551, e concichè le brigate, le quali si trovavano in Terme in tempo della sua orazione lo beffeggiassero, e lo traessero per scemo di cervello, non di meno così saldo nella fiducia, e speranza di porre in effettuazione il suo desiderio, non si curava delli scherni, né però lasciava di riprendere la gioventù, che vi trovava, la quale ancorchè gli bravasse, non di meno essendo egli armato di buon spirito quando solo, e quando accompagnato mai lasciò il suo esercizio, fintanto che da Dui fu esaudito.

Morto Paolo III nel Novembre del 1546, e nel tempo del Conclave, scrisse una lettera al Cardinale Trani alli 13 di Gennaio del 1550 dove l’esorta a questa impresa di procurare la consecrazione della Chiesa delle Terme in onore di S. Maria degli Angeli, ed a quest’effetto dice esso Antonio, che continuava i digiuni di S. Caterina in pane, ed acqua, acciò siccome per mezzo delli digiuni era venuto alla coggnizione di detta Chiesa, così per mezzo dell’istessi conseguisse di vedere la consecrazione di quella.

 Dopo la Sede vacante fu eletto al Pontificato nel principio di Febbraio del 1550 Gio. Maria Cardinale di Monte il Vecchio, che fu Papa Giulio III , questo fu nipote d’Antonio Cardinale di Monte il vecchio, e conosceva Antonio Duca, quando era Cappellano di detto Cardinale, e lui sapeva appunto tutto quello, che s’era fatto in tempo del Cardinale suo Zio, e gli aveva dato un quadretto delli 7 Angeli, e fatto che fu Papa, Antonio tenne per certo per le cause sopra dette dover avere la grazia di far Chiesa in terme, e perciò gli scrisse una lettera nell’istesso Febbraio del 1550 pregandolo, che volesse dedicare detta Chiesa, fatta con i sudori de’ Martiri proponendogli per essempio la pietà di Antonio di Monti il Vecchio, che era stato suo Zio, ed essendo ito con sincerità dal Papa , avendogli baciato il piede, senza por tempo in mzzo, prima gli domandò la confirmazione della messa, e dell’offizio delli 7 Angeli, perché se bene nell’anno 1545: con licenza del Legato Apostolico, come s’è detto, era stampata la messa, ed orazione delli 7 Angeli in Vinezia, nondimeno, acciò la cosa fusse con più solennità, ed autorità Apostolica approbarle nel modo che Papa Lione X molti anni prima aveva approvato la messa di S. Gabriello, come appare nelli Missali antichi innanzi di Pio V alli 24 di Marzo , nella qual messa non solo si fa menzione nominativamente di S. Michele, Gabriele, Rafaele, ma etiamdio di S. Uriele.

Il Papa che era informato di ogni cosa, che sapeva il desiderio d’Antonio, si per li prieghi suoi, come per l’istanza, chene faceva Bartolomeo Saluzzo, all’ora suo Maestro di Casa, commise il negozio a Maestro Ambrosio Caterino Polito Domenicano, allora Vescovo di Minore, che poi fu Arcivescovo di Consa, uomo molto dotto, al quale diede Antonio alli XI di Giugno 1550, la Messa delli 7 Angeli con l’epistola della Chiesa loro, acciò ottenesse da Giulio III, l’approvazione della messa, e dedicazione della Chiesa in onore di Santa Maria degli Angeli.

Lui ne parlò al Papa, il quale rimise il negozio della Chiesa al Cardinali di Chieti, che fu poi Paolo IV e perché Antonio aveva scritto a Monte Cassino al Padre D. Benedetto di Castel di Sangro abate titolare, che li volesse scrivere qualche cosa in confirmazione di questi Sette, non solo anno l’interpretazione pia, ma anche si ritrovarono in Sicilia dipinti antichissimamente, e se ne fa menzione negli atti del B. Amedeo, e che un Padre di qualità della loro Religione avendo portato i ritratti d’essi, gli fece dipingere in Monte Cassino nella Cappella delli 7 Angeli astanti, la quale è bella [distrutta dopo i bombardamenti nella II Guerra Mondiale n.d.a.].

In questo mentre Antonio dimandò al Papa il Torrione sopradetto, ch’è negli orti di Bellai per farne un Albergo di poveri Preti  deputati per il servizio della Chiesa; ma prevalse tanto l’autorità del Cardinale di Parigi detto Bellai, ch’Antonio non lo potè ottenere, e perché col Cardinal di Chieti non potè conchiudere cosa alcuna,  fu commesso questo a Monsignor Filippo Archinto Vicario di Roma, il quale fece diligenza di sapere la revelazione d’Antonio, ed avendo inteso tutto quello, che sin dal tempo di Lione X era successo, abendo riguardo che le predette Terme sempre erano state possedute da persone Ecclesiastiche, perché erano del tit. di S. Ciriaco in Termis, perciò non giudicò di far dispiacere alli Conservatori di Roma, fece un decreto alli 10 agosto 1550 del primo Anno di Papa Giulio III, come appare dagli atti di Gugnetto, e gli spedì un privilegio  de approbatione Sanctissimi, dove si ordinava, che le Terme Diocleziane s’erigano in tempio della Beatissima Vergine e de’ 7 Angeli e commise il sufrragio, ch’era il Vescovo di Sebaste, che benedicesse le Terme, e facesse la dedicazione, e l’originale stesso del privilegio p conservato nell’Archivio de’ PP Certosini in Terme, dove si puol vedere. 

Havuta Antonio questa licenza dal Vicario, condusse quel Vescovo di Sebaste in Terme a’ 15 d’Agosto dell’anno 1550, e la fece benedire , e dedicare a S. Maria degli Angeli, e de’ Martiri, e fatta la dedicazione, fece piantare due altari uno da man dritta e l’altro da man sinistra in quella parte del verso Mezzogiorno dove sono li due pilastri grandei dell’Arco, che tiene la volta più alta della Chiesa, e sopra quell’Altare da man dritta pose il quadro della Madonna, ch’al presente è all’Altar Maggiore, e in quello di man sinistra si pose il quadro delli 7 Angeli, e questi Altari furono fatti di legname dove si dicea messa,

dopo che furono piantati gli Altari si ci messero due scabelli per orare, ed in una di quelle Cappelle alte teneva ancora una tavola, dove si scrivevano i fratelli e sorelle della Confranternita, che in quella Chiesa s’erigeva, e li Preti suoi amici, ed altri Preti della Confraternita, e molti Prelati ancora ci dicevano messa, e il dì stavano gli Altari parati e la sera si sfornivano, si portavano nelle stanze del Cardinal Bellai, e mentre s’attendeva a questo culto divino, ed a scrivere li fratelli, e sorelle delle Confraternita.

 Antonio fece venire molte rubbia di calce per far la Sacristia, dove ora sono le Cappelle, una del Civile, e l’altra degli Alvari, e fece cominciare a rompere il muro per fare la porta grande della Chiesa da parte di Tramontana per entrare in Terme di rincontro al vicolo, che li pantuni anno ferrato, perché il disegno d’Antonio, fu di fare la Chiesa per lungo,  e fare l’Altare Maggioreverso la parte di mezzo giorno in quel luogo dove nelli pilasti è scritto: Paulus Papa III perché questa forma, ch’ha ora la Chiesa la diede Michel’Angelo Buonarota Architetto della fabrica di S. Pietro in Vaticano a tempo di Papa Pio IV, come si dirà a basso, e seguitossi ad officiare, e celebrare in detti Altari un mese continuo con somma divozione, e concorso del Popolo,

 per il che li Giocatori, ed altri che ivi maneggiavan Cavalli non avevano la loro solita libertà ancorchè per tutto fussero ruine, ed aperture, ed il giorno stavano alla guardia dell’Altari parati li Preti, e quelli che scrivevano li Fratelli, e Sorelle, e felici si tenevano, chi potesse pigliare qualche Cappella grande, dove era l’Altare della Madonna, fu Franco Bandini all’ora Arcivescovo di Siena, un’altra ne prese la Signora Lucrezia della Rovere, ed un’altra il Vescovo di Trivento, e nella Confraternita si scrissero oltre li sopradetti Nicola Acciajoli, Girolamo Maccabeo vescovo di Castro e molti altri Prelati e gentiluomini, come per la lista si veggono, ch’è nel libro d’esso Antonio, e nell’Informazione che diede a Giulio III alli 13 d’Ottobre l’anno 1553 e questi , ed altri Confrati promisero fare molte cose per ornamento del Culto Divino, e Michel’Angelo Buonarota promise di fare la statua di S. Michele, anzi quasi tutti li Romani,nel consiglio del Campidoglio, favorivano negozi della Chiesa nelle Terme, perché dicevano, che in tal guisa quell’antichità sarebbe meglio conservata.

Ma li Demoni, che sempre s’oppongono alle opere buone non solamente instigavano la gioventù a seguitare a giocare a palla a mano, e a maneggiar Cavalli in quelli contorni, ma sollvorono alcuni, che disturbarono tutta quest’opera, imperocchè passati due, o tre giorni della dedicazione, passò per quella Chiesa un Signore di qualità Nepote del Papa, il cui nome, come anche degli altri, che in questa Opera contradissero, per buoni rispetti si lasciano, maravigliato disse, che in quel luogo più presto vi vorria giocare, che fare orazione, dopo 12 giorni ritornò egli con un altro Signore, pure nipite del Papa, e facevano grandi istanze ad Antonio, che lasciasse quest’impresa.

Rispose Antonio che quella non era sua invenzione, e gli iede i libretti d’orazioni, e l’immagini degli Angeli stampati, acciò considerassero bene la cosa.

Da li a pochi giorni un altro Signore, che era Duca, e di nobilissima fameglia, venne accompagnato da molti Cavalieri, e fatto ivi un poco d’orazione, cercò persuadere ad Antonio lo stesso.

Similmente altri però di più bassa sfera, per un mese continuo per ogni giorno, Etiam con molte ingiurie maltrattavano anco di questo Antonio, ed alcuni anche mandati da diversi lo sconsigliavano, finalmente con grand’impeto due volte ci vennero due gentiluomini, che in quell’anno erano Conservatori di Roma, per distogliere Antonio da quell’Opera, ancorchè sapessero, che quasi tutti li pareri delli Romani in Campidoglio, come s’è detto, erano stati contenti della risolutione fatta dal Vicario de consensu Pontificis intorno alla creazione della Chiesa nelle Terme; ma Antonio stava fermo, e costante confidato nel favor Divino. Dopo la dedicazione per tutto quel mese nessuno ebbe ardire di giocare a palla a maglio in quel luogo istesso, dove erano gli altari, se bene una persona favorita da Palazzo ci venne a giocare a palla a maglio due, o tre giorni prima, che fusse in tutto profanata, il quale successe in questo modo.

Alli 15 di Settembre dell’istesso anno 1550, quel Nipote del Papa, che la prima volta venne solo istigato da un tal cozzone di Cavalli, che ivi aveva esercitato questo mestiero 30 anni ritornò accompagnato da molti gentiluomini, e Cavalieri, venne innanzi all’Altare della Madonna, e disse ad Antonio, che si dovesse partire da detto Tempio, se non voleva essere ammazzato come i Martiri, che l’avevano edificato e così partitosi da li ad un pezzo in assenza di Antonio due suoi cavalli leggieri temerariamente ferono sfrattare tutti gli ornamenti da detti Altari, e cacciarono quei Preti, e si profanò quel luogo, ed in quel giorno stesso quel cozzone di cavalli disse a quei Preti, che facevano portare certe robbe delle Terme alla Vigna del vescovo di Nepi, che esso stesso aveva sovvertito in queste alcuni gentiluomini di Roma, con li quali poteva, perché li domava i cavalli loro, i quali quel luogo egli soleva mangeggiare.

Questo spiantar d’Altari e cacciar de Preti dalla Chiesa delle terme fu fatto mentre Antonio era ito a pranzo a casa sua, e ritornandosene Antonio quel giorno a Terme, per la strdada di monte cavalli incontrò un Prelato Principale, ch’andava giocando a palla a maglio, il quale li disse, M. Antonio avvertite a casi vostri e fate che in Terma non ci siano più Altari, altrimenti voi patirete qualche affronto, poiché ho fatto spiantare ogni cosa, ed ho fatto cacciare da quel luogo i preti. Antonio senza far dimora iratosi replicò a quel prelato (presente Matteo Catalani); e voi ne piangerete tutto il tempo della vita vostra, poiché non avete avuto rispetto al Papa, che mi ha fatto la grazia, né agli Angeli Santi, né ai Martiri, che edificorono quel luogo e detto Prelato ridendosene seguitò il gioco della palla a maglio con gli altri. Quando Antonio ritornò in Terma e vide ogni cosa rovinata se ne andò subito a Palazzo, e per via di Bartolomeo Saluzzi Maestro di casa di sua Santità, parlò al Papa , e dettoli quello che era successo, il Papa gli rispose: noi non ci possiamo M. Antonio far altro, priegate Dio, e gli Angeli, che vi aiutino.

Come Antonio vidde che il Papa non sene curò, lui fece portare quell’ornamento degli Altari in una stanza del giardino del Bellai, e li quadri, ed ivi stettero dieci anni, fino al tempo di Pio IV, senza marcirsi cosa alcuna, e così si profanò la Chiesa, ed Antonio continuò la sua devozione, come prima, ed essendo successo questa mala opera, Antonio andò, e lo disse al Cardinal di Trani di Casa Cupis, sperandone favori, ma il Cardinale ritrovandosi nella strada di San Lorenzo extra muros li rispose ridendo: ah! All’ora si farà Chiesa Terme, quando li SS. Ciriaco, Largo, Smagardo vorriano, e non li diede altro aiuto.

Ma Iddio Signor Nostro,che per esempio degli altri, etiam in questo mondo suol punire, molti di quelli, che presumano temerariamente profanare le cose addette al culto suo divino, e a Santi dedicate, castigò in breve tempo severamente, e notoriamente tutti gli autori della profanazione delle Terme, imperocchè alcuni furono ammazzati, di modo che non ebbero Ecclesiastica sepultura, altri patirono scherni, e biasimi;

quel nipote del Papa, che venne quando furono spogliati gli Altari, morì nell’assedio della Mirandola nella settimana santa del 1552 disgraziatamente in una zuffa l’istesso giorno, che in Roma s’era fatta la pace con quelli della Mirandola, essendosi cascata sopra una tela di muro, dove restò oppresso.

Quell’altro Duca servendo il Re di Francia morì d’un tiro di artiglieria nell’assedio d’ Edim in Francia, quando la 2 volta fu presa dalle genti dell’Imperatore nell’anno 1553 del mese di luglio, e così non potè ben godere dell’Ecclesiastica Sepoltura.

Quell’altro nipote del Papa, che si portò men male degli altri, fu anche punito più leggiermente, ma con tutto ciò nella guerra di Siena fu fatto prigioniero due volte da Francesi, ed in una contesa perse un occhio.

Quel Prelato ebbe in vita sua tante tribulazioni, che lui stesso confessava che le pativa per questa causa, secondo quello che li minacciò Antonio:

ad uno di quei Conservatori fra pochi giorni li fu ammazzato un figlio, e lui appresso se ne morì disperato per 30 rubi di grano, che li furono presi dalla camera, e poco dopo la sua morte, morì l’altro suo figlio, e la moglie; l’altro Conservatore in quell’anno morì in quattro giorni di febbre pestifera.

A quel cozzone di cavalli andando a S. Sabina, e per certe parole maltrattando sotto i piedi del cavallo il segretario del Cardinale Poggi, un gentiluomo vedendo si fatta crudeltà li tirò una pugnalata per la quale molti giorni stette male, e fu condotti in extremis.

Dippoi seguirono molte calamità in pubblico.

Cioè seguì una gran fame, e caristia, e la di Parma, e della Mirandola, della quale quanti mali seguissero,  Onufrio nella vita di Giulio III dice così: Iulius Tertius, ortii studiosissimus, Bellum parmense, vel imprudens suscipit, quo Italia omisit & Europa deflagravit.

E più sotto parlando delle guerre cominciate con l’occasione di Parma, e continuate lungo tempo tra Spagna, e Francia dice queste parole: Ad hunc motum inter se commissi Reges bella ex bellis serebant, quae in novum patrata annum multas, & misarabiles clades Christianis invenerunt. 

Ed il Surio nell’istorie , che fa per appendice ad Elevero dice dell’anno 1551 di questa guerra di Parma: Ea res initium praebuit calamitosissimo & diuturno bello Gallico, quo totius Germaniae, imo Europa in pristinum statum restitutio impedita est.  

Molte persone ancora furono adombrate in Roma da spiriti maligni, come appresso diremo: il che tutto apparisce castigo del Signore per la detta profanazione della Chiesa delle terme, e per il poco rispetto portato alla Madonna Santissima, ed alli 7 Prencipi degli Angeli.

L’ anno poi del 1552 alli 13 di Ottobre, scrisse una Epistola a Giulio III dalla Chiesa di S. Maria di Loreto in Roma, dove si ritrovava dandoli conto in scriptis della dedicazione di questa detta Chiesa di Terme fatta con il suo consenso, e come vi era gran concorso di gente, ma che due Conservatori di Roma, contro il parere di quasi tutti li Romani, che sontentavano dell’Opera, istigati dal Demonio, procurarono, che fussero scacciati i Preti, con gli Altari, e perciò supplica, che voglia rimetterli.

Scrisse anco una lettera  nel medesimo mese, ed anno a Bartolomeo Saluzzo, Vescovo di Mondovì, che volesse priegare il Papa, a rimetter questa Chiesa, perché facendo  l’Altar Maggiore, altri pigliarono le Cappelle, e con solenne processione restituendosi il debito onore alla Madre di Dio, ogni Religione pigliarla animo d’aver cura, e farci l’abitazione.

Nell’anno 1552 astretto da M. Francesco Mastro di Cerimonie, pigliò la cura delle Zitelle Catecumene, la quale come lui afferma in una lettera al Cardinal di Trani, prese per divozione della Beatissima Vergine e le sovvenne eziando con elemosine di denari, e fece che dicessero l’orazione delli 7 Angeli.

Essendo andate a visitare la Chiesa di S. Martino in Montibus nel giorno della sua festività, ritrovò con molta sua consolazione, che nell’altar Maggiore di questa Chiesa stavano li Corpi de’ Santi Ciriaco, Largo e Smaragdo, e Sisino, volendo inferire, che ritrovandosi i Corpi di questi Santi, si dovria fare la Chiesa delle Terme, giacchè il Cardinale l’aveva detto, come di sopra si è narrato, ch’allora si farà la Chiesa ivi, quando verranno Ciriaco, Largo, e Smaragdo, e perciò compose l’Antifona e l’Orazione di questi Santi e continuò a dirla, e la mandò al detto Cardinale, la quale poneremo al fine con l’orazione degli 7 Angeli.

Essendo poi la morte di Papa Giulio III eletto al Pontificato Marcello II nell’aprile 1555 ancorchè non vi fosse più di 22 giorni, nondimento Antonio subito li fe un memoriale nel quale dopo spiegata la figura del Candelabro Settimembre del Testamento Vecchio, che significava la Chiesa Settimembre d’erigersi nel nuovo Testamento in onore delli 7 Angeli Assistenti al Trono di Dio, significate per le 7 lucerne ardenti, lo priega giacchè Dio in tutte le età suol manifestar qualche cosa per svegliare la divozione del Popolo, come ha fatto in questa delli 7 Angeli, vogli erigere questa Chiesa della B. Vergine esette Angeli nelle Terme Diocleziane fabbricate con le fatiche de’ Santi Martiri, persuadendosi per certo, che niuno saria arditoa contradire per il castigo, che Dio aveva mostrato di quelli, che profanorono la prima volta, e che voglia approvare la Messa loro, già revista in Roma, e Venezia, per ordine de’ Legati Apostolici, acciò li Sacerdoti, con più sicurtà, e più volentieri la dichino, per scacciare i Demoni da’ corpi ossessi.

Ed essendo morto Papa Marcello in così pochi giorni, non si potè fare cosa alcuna: fu da poi nel Maggio del 1555 eletto in Sommo Pontefice il Cardinal di Chiesti di Casa Caraffa, chiamato Paolo IV.

Antonio in questo mentre scrisse all’imperado Carlo V alli 27 di Giugno 1555 insinuandosi la divozione di questi sette Angeli, e perciò si da conto delli Cristiani, che lavoravano alle Terme Diocleziane, dell’Istoria di S. Vito della Chiesa del Salvadore fabbricata in Cefalù da Roggiero primo Re di Sicilia per un voto fatto nel naufragio, che patì circa l’anno 1130 quando ritornava in Sicilia, li dà anche conto della sua vita, come essendo nato in Cefalù nel giorno di S. Vito, venne più volte a Roma, e come fu composta la Messa delli 7 Angeli Assistenti al Trono di Dio, e la prima revelazione, ch’ebbe, la prima dedicazione  fatta nel primo anno di Giulio III, e laprofanazione di quella, e il gastigo dell’Autori, che la profanarono, e delli spiritati, ch’erano in Roma, e conchiude dapoi d’aver domandate alcune grazie per la Città di Cefalù, che se Paolo IV con l’aiuto di Dio, per intercessione delli 7 Angeli farà consacrare questa Chiesa in Roma, priegherà di continuo Iddio per lui, e per il suo figlio Prencipe.

Con Paolo IV Antonio aveva molta familiarità, essenso stato Cardinale, e perciò dopo fatto Papa li scrisse una lettera alli 4 di Settembre 1555 simile a quella, che se a Marcello II della quale di sopra abbiamo detto, ei aggiunge, che per il culto divino della Chiesa ci potrà ponere li PP. della Religione de’ Teatini, de’ quali era stato l’istesso Paolo IV, ma essendo le guerre per conto del Regno di Napoli, tra il Papa, e Filippo Re di Spagna, a cui Carlo V suo Padre aveva renunciato li Regni, non si fece cosa alcuna, ed Antonio attendeva alli digiuni, ed orazioni, a fine il Papa li concedesse la grazia di ristorar la Chiesa degli Angeli. 

In questo mentre Iddio Nostro Signore, qui est dives in omnes, qui invocant illum, & non obliviscitur clamorem pauperum ; degnossi consolare il desiderio d’ Antonio, e confortandolo a non perdersi d’animo dall’impresa, con si lunga dilazione dell’esecuzione della prima rivelazione, e così alli 17 di Decembre dell’anno 1555 nel Martedì avanti le 4 tempore di Natale, una mattina stando Antonio nell’Altare di S. Maria di Loreto in Roma, dove aveva finito di dire la Messa degli Angeli ebbe un’altra mirabil visione, laquale poneremo qui cavata ad verbum del suo libro, dove è scritta di sua mano e dice così


8) LA SECONDA VISIONE MISTICA E  L’ ARCANGELO URIELE

Alli 17 dicembre 1555, nella Chiesa di S. Maria di Loreto nella Cappella del Crocifisso, dove ho posto la tavola della Vergine Maria con li sette Angioli Custodi io dissi la Messa di essi Sette Arcangioli pregando Iddio che mi concedesse l’aiuto dei suoi santi Angioli per mettere in effetto la Chiesa di essi nelle Terme di Diocleziano. Finita la messa e detto il Placet tibi Sancta Trinitas ecc. baciato l’altare mi drizzai per dare la benedizione al popolo; sentivo da tutte le vene del corpo il sangue andar in alto insino alla testa e credendomi che fusse stato il sangue, nondimeno per gli effetti era l’anima la quale uscì dal vertice della testa; in quell’istante guardai giù e viddi che io stavo sopra il cielo del proprio colore azzurro e vedendomi tanto in alto ebbi paura, ero vestito delli miei vestimenti perché il corpo stava sopra l’altare vestito delli paramenti della messa, ma riconoscevo che ero io di circa 25 anni; guardai innante circa passi cinquanta viddi il cielo di fuoco, dal quale uscì fuore una turba di uomini accompagnata e mescolata d’Angeli con le mani innanti et con allegrezza dicendo: Buona nova già è stato decretato dalla SS. Trinità che la Chiesa delli sette Arcangeli Assistenti a Dio nelle Terme Diocletiane sia consacrata; donde uscivano era di cornice di fuoco, quadrata, come la porta di Concistoro di Palazzo, l’angelo più appresso era l’Arcangelo Uriele ; io lo conobbi perché si rassomigliava a uno che io avea fatto dipingere di forma rossa li tempi passati; un uomo bellissimo molto mi guardava, credo che fosse stato l’Architetto di dette Terme. Rientrata l’anima, mi voltai come se avessi risuscitato. Io stupito di tanta visione, feci la benedittione, andando al corno sinistro dell’Altare, detto il Vangelo di S. Giovanni, tornai alla Sacristia con grand’allegrezza; fu tanta la prestezza che nessuno delli auditori della Messa se ne accorse. Hac visio autem, sive in corpore, sive extra corpus facta fuerit, deus Scit.

In sino a qui sono le parole d’Antonio. Né è cosa inusitata simili visioni, nelle quali l’anima li pare di vedere se stessa fuor dal corpo, come si può vedere in S. Antonio nella 3 parte della sua istoria altit.  24 Cap 7 § 12 del S. Egidio. Il quale Antonio quando ebbe questa revelazione su acceso di nuova speranza, e desiderio della Chiesa delle Terme, e subito andiede a trovare Matteo Catalano Autore di questa Istoria suo amico, il quale poi a tutte l’azioni, ed operazioni successe, ed in ogni frangente, ed impedimento si consolavano l’un l’altro, con tanto maggior animo, quanto che due volte, già era stata rivelata questa Chiesa, e se bene Antonio come domestico di quel Papa, mentre era Cardinale di Chieti, e che all’ora l’aveva più volte informato di questo negozio, er era da quel Papa tenuto in concetto d’uomo spirituale, l’andasse a parlare, e cercasse persuaderlo, come meglio lo Spirito Santo lo spirava, e li dicesse le visioni, e quanto saria stata cosa degna abbraciar l’ora, e finirla nel suo Pontificato; nondimeno come aveva l’animo occupato in altri pensieri, non si fece altro. Morto Paolo IV nell’agosto del 1559, ed essendo i Cardinali per entrare in Conclave per l’elezione d’un altro Pontefice, avendo Antonio amicizia con Gio Francesco Macerata, allora Maestro di Cerimonie di Palazzo conferì con lui il suo desiderio, e lui s’offerse fare buon officio in Conclave per l’erezion della detta Chiesa dell’Angeli, quando sarà creato il nuovo Pontefice, e volle che li desse il memoriale. Antonio avendo avuto si buona offerta, fece il memoriale indirizzato al S. Collegio dei Cardinali, il quale è un sommario di tutte le cose passate


AL SACRO COLLEGIO DE' REVERENDISSIMI CARDINALI NEL CONCLAVE & ILLUSTRISSIMI E REVERENDISSIMI SIGNORI.

Antonio Duca Prete Siciliano, essendo Cappellano del Reverendissimo fu Cardinale di Monti, quando era legato in Roma, li rappresentò un ritratto delli 7. Angeli astanti innanzi a Dio, e gli commesse, che ne facesse la Messa , la quale dall' ora fin quì sempre s'è detta , e nell' anno 7. di Paolo III. di felice memoria dopo molti digiuni ed orazioni li fu revelato, come a Dio piacque , che le Terme Diocleziane erano il tempio dell'7. Astanti intorno alla Natività di Christo figurati nella Chiesa di S. Marco, ed alli or si risolse far stampare l' ora zioni , e li misteri d'ess astanti . In Roma poi mostratosi a Paolo III. lodò egli l'opera , e la qualità dell'orazioni . Dopo s ottenne da Giulio III. di felice me moria, che le Terme dette si dedicassero ad onore di Maria sempre Vergine, ed essi 7. Astanti, donde per comandamento dell'Archinto ricevuti furono le Terme del suo suffraganeo benedette, e fattosene tempio , vi si cominciò a dir Messa, e per un mese continuo vi si celebrò con somma divozione, e concorso di popolo. - E perché il demonio sempre si tramezza con le sue velenosi arti a perturbare l' opere fante, fece che alcuni indivoti d'autorità propria ferono trasportar gl'Altari, e cacciarono lui, con tutti li Preti, ed all'ora fin qui è rimasta la Chiesa profanata , per la qual cosa poi successero tante tribulazioni , guerre, e carestie , ed invasioni di spiriti mali al Cristianesimo , come ogn'uno ha toccato con mano , e nell' anno primo di Paolo IV. di felice memoria a 17. di Decembre, il detto Oratore avendo detto la Messa d'ess'Aftanti, finito il placeat tibi S. Trinitas &. vidde in ratto una moltitudine d'Angeli, e d'altri Spiriti Santi, che giubilando denunciavano esser stato decretato dalla SS Trinità , che detta Chiesa sopra le Terme fusse consecrata. La qual cosa essendo così stata decretata dalla Chiesa Trionfante, supplica esso Oratore, che la Chiesa Militante di chi Prencipi ne sono le Sig. Vostre Reverendissime. ; vogliono ora confermare quello che la SS. Trinità, e gli Papi passati hanno ordinato che le dette Terrne siano Chiesa dedicata a Maria Vergine e a sette suoi Astanti Angeli, acciò Iddio levi queste pertubazioni, che il demonio semina nella Chiesa Cattolica, e gli disturbi, che mette nella creazione del sommo Pontefice, contro il quale Avversario prevaleranno i meriti, e preci di Maria Vergine, e l'intercessione de sette Angeli assistenti, all'orazioni di tanti Martiri , che quelle Terme edificarono , di maniera che impetreranno, grazia da Dio , a spirare le menti vostre a fare questa Elezzione d'un buono, e S. Pontefice conforme al bisogno , che vi ha tutta la Cristianità , e così sempre fia priegata la Maestà di Dio. - - Il Maestro di Cerimonie pigliò il memoriale, e lo portò in Conclave , e dopo alcuni giorni gli rispose dal Conclave alli 17. de Novembre del 1559. ; che quando uscirà fuori gli averebbe detto le difficoltà che ci erano, intanto che prie gasse Iddio per intercessione delli S. Angeli , che spirasse la mente delli Cardinali - a far un buon Papa presto in benefizio della S Chiesa Cattolica. Antonio quando riebbe il suo memoriale , senza provista alcuna , non si perturbò, nè diffidò delle sue revelazioni, ma continuando le orazioni, e digiuni priegava la Madonna SS. e gli Angeli, e i Martiri, che ottenessero d'Iddio la grazia, che si facesse il Papa presto, e che fusse tale , ch'abbracciando questa opera , eseguisse la divina volontà, e che rifacesse il loro tempio. Non andarono queste orazioni , e digiuni in vano, ma furono dal Signore esaudite, perché la sera di Natale, entrando nell' Anno 1560 fu creato Papa il Cardinal Medichino di nazione Milanese, e si chiamò Pio IV. Quando Antonio intese, che il Cardinale Medichino era stato fatto Papa, tenne per cosa risolutissima, che il tempio si doveva fare, e la cosa di tal speranza era prima in Dio Signore nostro, e dopo perché il Papa aveva nome An gelo, il quale mentre era Cardinale, se bene non gli era stato tanto favorevole , poiché essendo lui protettore degl'orfanelli, fece licenziare Antonio. da S. Maria d'Aquino, perché menava , come si è detto di sopra alcuni di quelli Orfanelli a cantar l'inno alle Terme, non di meno perché inconsapevole di questa divozione d'Antonio, sperava il medesimo, che mentre era Papa averia avuto qualche adito con lui, e così disse Messa, ringraziando il Signore e la Madonna, con gli Angeli, e Martiri di così buona elezione fatta per l'esaltazione di S. Chiesa: E come la divina Providenza soavemente dispone di tutte le cose, conducendole al fine per certe strade, che l'uomo men pensa, e mentre il Papa andava per Roma, un giorno s'incontrò con Antonio che andava a Terme, ed avendolo conosciuto lo guardò con volto allegro , e li fece intendere, che l'andasse a trovare. Antonio ritornato da Terme conferì tutto con il suo collega Matteo Catelani, e concluse ro ambedue che si ci dovesse andare , e che si portasse la Messa , e Offizio degli Angeli, ed intendendo quello, che il Papa volesse, li domandasse la approvazione di quelle Operette, o per farle scrivere di bella mano in un libretto di pergameno dorato, e coll'armi del Papa miniate: passarono circa 15 giorni. In questo men tre il Papa fece domandare Antonio , come non era conosciuto in Palazzo , e nissuno sapeva, dove egli stava , non fu mai trovato: ma finito il libretto Anto mio, e Matteo andarono in Palazzo, e arrivati in sala, furono subito introdotti al Papa da Gio: da Corè  or Vescovo di Minore, e Canonico di S. Gio. Laterano, ch' allora diceva l'offizio col Papa. Quando il Papa vidde Antonio, tutto si consolò, ed avendoli baciato il piede, il Papa li domandò la cosa della sua tardanza, ed egli rispose che era tardato per fare scrivere la Messa, e l'Offizio degli Angeli in quel libretto, e glie lo diede, e lo raguagliò di tutto quanto era successo, benché il Papa ne stava inteso, ed essendo adunque il Papa ragguagliato del tutto d'Antonio lo licenziò , e mandò per Michel Angelo Buonarota, ed avendoli esposto la voluntà sua di fare della più intiera parte delle Terme Chiesa , gli ordinò , ch’ andasse a vederla , e considerasse il sito , e giudicasse la spesa , che ci voleva , e che considerato tutto ciò ce ne facesse distinta relazione, e Mi chel Angelo partitosi disse ad Antonio la volontà del Papa, e come lui ancora era divoto degli Angeli . Andarono amendue a Terme , e pigliarono la pianta , e concio sia cosa chè Antonio averia voluto che la Chiesa si fusse fatta per lunga , secondo la sua devozione , per averla divisa in 7. Cappelle alla destra alli sette Angeli , e sette alla sinistra , per li sette Martiri , come di sopra s'è detto, non dime no a Michel Angelo li parve disegnarla in Croce , e restringerla , e levare le Cappelle basse sfondate di tetto , e così veniva a stare la parte più alta intiera, la volta della quale è sostenuta d'otto colonne , dove sono scritti li nomi delli Maritri, e degli Angeli , e vi disignò tre porte , una a Ponente , l' altra a Tramontana, e la terza a Mezzogiorno , come si veggono poste , e che l'Al tar Maggiore fosse verso Levante. Antonio non s'oppose a questo disegno di Michelangelo , dubitando che il Papa facendosi d'altro modo per non far altra spesa si fusse ritirato , e veramente era il negozio considerabile , perché a volere ristorare tutte le 14 Cappelle , ci bisognava doppia spesa , e Michel Angelo si restrinse alla messa per fare una Croce solamente. Avendo Michele Angelo visto il sito , e fatto il conto sgrossatamene della spesa, che ci saria ita, riferì il suo parere al Papa , il quale senza porci più tempo deliberò di volerla finire, e perché la spesa era grande in ristorar le mura, le volte , e le colonne , e ruinare il re sto d'intorno , e ridurla in forma di Croce , ne trattò in Concistoro , e ne fece far consiglio tra il Popolo Romano , ed avendosi conchiuso conforme alla volontà del Papa , si stabilì ogni cosa , con il consiglio di Michelangelo , e dopoché fu conchiusa la restaurazione della Chiesa , si discusse sopra il modo di farla officiare , ed Antonio che aveva fatta una compagnia di Preti, li proposi al ser- vizio della Chiesa, alla quale proposta il Papa disse , che alli Preti era bisogno darli l'entrata, che altrimenti non ci sariano potuto stare , e però saria meglio darsi a qualche Religione , che avesse il modo di vivere . E perché il detto Giacopo Duca era stato a S. Bartolomeo di Campagna Monastero delli PP. Certosini, facendo un'Icona di marmo di mezzo rilievo ad istanza di quei Monaci , gli fu mostrata da quelli, Monaci una Bolla d'Urbano V. che visse nell'anno i 362. nel la quale al primo del suo Pontificato in Avignone aveva concesso a Niccolò Ur sino Conte di Manupello di poter fondare un Monastero di PP, Certosini nelle Terme ma dipoi nell'anno 8. del suo, Papato in Monte Fiascone , per un'altra Bolla riferita dal Pompeo Ugonio nell'Istoria delle Stazioni di Ro ma alla Stazione 26. , ordinò che quello , che li predetti Orsini pretendevano fare nelle Terme s'applicasse in S. Croce in Gerusalemme per complimento della fabbrica , e per dotarvene un Monastero di Padri Certosini , il che fu così eseguito . Perciò Antonio ricordandosi di quanto l' aveva Giacopo suo Nipote detto , propose al Papa questa Religione Certosina, la quale ci sarebbe andata facile mente , poiché in S. Croce di Gerusalemme, dove allora stava non ci abitava l' estate, per essere l'aria cattiva ; per il che li Monaci erano nicessitati ogni anno partirsi , e venirsene a far l'Estate ad un certo casamento loro vicino a S. Pietro in Vincola , e perciò quando loro volessero andare alle Terme, farebbe molto a proposito, tanto per servizio della Chiesa, quanto anco per il benefizio loro : Piacque questa proposizione al Papa, il quale andò col Cardinale Simonetta, ed altri alle Terme , e vedendo quella fabbrica , e tanto bella macchina, si confermò nella sua risoluzione di farci la Chiesa , e commise al Cardinale Morone, che da sua parte dicesse al Priore di S. Croce in Gerusalemme Certosino , che in ogni modo pigliasse il luogo delle Terme promettendo d'ajutarli per la fabbrica ; fece il Cardinale l'offizio dopo la Domenica delle Palme con il Priore , ch'allo ra era il P. D. Antonio Satriano di Briatico in Provincia di Calabria ultra. Il Priore disse, che il rispondere sopra del pigliare un tal luogo toccava al suo P. Generale che risiede in Francia nella Gran Certosa , e perché lui non era ben guarito d'un infermità, che aveva avuto , non poteva far tal viaggio per negoziar questa cosa. Il Cardinal l' esortò , che andasse , perché facendo l'ubbidienza del Papa , il Signore li daria grazia di poter mandare questo negozio ad effetto, e che lui stesso ne scriveria al P. Generale della Gran Certosa . Ritornato il Priore narrò alli PP. del Monastero, quello ch'era occorso, e si partì il Venerdì Santo, dopo che ebbe fatto l'offizio solenne la mattina, e' arrivato alla Gran Certosa , presentata al P. Generale la lettera del Cardinale Morone, ch'era in nome del Papa , e riferita la cosa in presenza del Generale, e di molti altri PP. Priori, perché era il tempo del Capitolo Generale, che ogni anno ivi si celebra nella quarta Domenica dopo Pasqua di Resurrezione , alcuni di quelli Priori , che non erano stati in Roma, contradicevano , ma avendoli il P. D. Antonio Satriano ragguagliati del tutto , e risposto alle loro obbiezioni , con molte ragioni, si quietarono, e così fu commesso questo negozio dal P. Generale al P. D. Timoteo di Milano, quale era Visitatore principale di questa Provincia , ed al P. D Basilio d'Urbino suo Compagno. Ritornato il Priore in Roma, diede la lettera del P. Generale suo in risposta al Cardinale Morone, e riferì ad Antonio Duca la resoluzione del Generale. E perché il P. D. Timoteo. si ritrovava In Napoli, fu chiamato in Roma, il quale ogni giorno era sollecitato d' Antonio Duca , acciò non ricusasse quel luogo fabbricato col sudore, e sangue de Marti ri. Il detto D. Timoteo andò a ritrovare il Papa Pio IV., che in quel tempo stava in un certo palazzo a Monte Cavallo, e fu ricevuto da lui molto allegra mente , tanto più perché s'erano prima nella gioventù conosciuti nello studio, ed ebbe molte offerte dal Papa di voler fare la Chiesa nelle Terme, e che si spe disse ; si ritornò un'altra volta dal Papa nel palazzo de' SS. Apostoli, ed in conclusione i PP. Certosini , sebbene volevano accettare il luogo , per fare il Monastero  per loro abitazione, non si volevano obbligare alla fabbrica della Chiesa, ma solo a far il Monastero. Allora fece il Papa consentire il Popolo Romano, e Cardinal Farnese; si diede il Parco, e la Vigna con tutto il sito del sito intorno, e fattosi il disegno da Michel Angelo della Chiesa delle Terme, fu portato al Papa, il quale con tanto affetto aveva abbracciato questo negozio , che voleva , che il P. Priore del Certosini di S. Croce , giacché il P, D. Timoteo stava indi: sposto venisse da lui ogni dì per trattare con esso del disegno della Chiesa. Dipoi con molti Cardinali venne sopra il luogo, e concluse con il Cardinal Simonetta Protettore della Religione Certosina, che si dessero per la fabbrica della Chiesa duemila scudi il mese , e partendosi i Monaci di S. Croce permise il Papa, che S. Croce se la tenessero per Grangia , e li diede facoltà di portarsi ogni cosa mobile, che tenevano in S. Croce. Di più concesse alla Chiesa di S. Maria degli An geli tutte l' indulgenze , e prerogative, che tiene S. Croce, ed altre essenzioni , e grazie , come si vede per una Bolla spedita alli 17 di Luglio 1561. la quale va stampata nel Bollario pubblicato in Roma l'anno 1579. , è la 55. in ordine di quelle di Pio IV. , ed il titolo principia, Concesio- Quando poi fu stabilito ogni cosa, ed accordata la fabbrica che il Papa ave ria ristorata la Chiesa, e finitala di tutto punto, e li Monaci averiano fatta la fabbrica del Cenastero, il Papa fece intimar Cappella alli 5, di Agosto i 561. in Terme, dove paratosi pontificalmente presente il Collegio de Cardinali col Clero , e con tutta la Corte, ed il Senato, e Popolo Romano, e parate le mura di Drappi ricchissimi, e accomodata la Cappella sopra quelle rovine , si benedisse la Chiesa, e si fece la dedicazione delle Terme in Tempio di S. Maria degli Ange li, si fondò l'Altare dove il Papa ci messe la prima pietra , e fondato si fece l' Altar di legname , quale sino all'anno 1596 è stato colla Croce di legno sotto l'arco grande della Cappella Maggiore, sopra il quale Altare in progresso di tempo, essendosi fabbricato l'Altar maggiore sotto la Tribuna, e postovi l'effigie della Beatissima Vergine degli Angeli , fu del tutto levato. Dedicata la Chiesa , la fece poi tit. di Cardinale, assignandola, nel 1564. a Gio.  Antonio Cardinal Sor bellone suo Parente, e vi pose la Stazione nel medesimo dì , che si fa in S. Susanna , Chiesa vicina, cioè il Sabbato dopo la terza Domenica di Quaresima; gli diede tutte l'indulgenze , ch' erano in S. Croce di Gerusalemme, della quale si partivano i Padri Certosini, che vennero in questa , e cene aggiunse dell' altre, e conciossiaché , alcuni che non sapevano il mistero delle rivelazioni , volevano , che si chiamasse S. Maria Pia , ed altri S. Maria in Terme. Non di meno il Papa che sapeva la prima dedicazione d' Antonio fatta in tempo di Giulio III., come s'è detto, volle che si chiamasse S. Maria degli An geli, e così si spedì nella sopradetta Bolla , quantunque nel Breve , che fece Pio IV. dell'imposizione per la fabbrica di questo Monastero de' PP. Certosini, Chia mi questa Chiesa Beatae Virginis , omnium Angelorum, 8; Martyrum , e perché la dedicazione di S. Maria degli Angeli fu fatta nel medesimo giorno, ch'era la festa di S. Maria Maggiore, ove ogni anno concorre tutto il Popolo , per il miracolo , che olim fu della neve , e sentendo il Popolo , ch' il Papa aveva de dicato le Terme Diocleziane in Chiesa , ciascheduno stupido per la mutazione di quel luogo tanto celebrato dagli antichi Scrittori, che tanti , e tant'anni era stato profanissimo , e poi s'era ridotto in tempio di Dio vero , venne anco a vi stare questa Chiesa delle Terme . Non stette molto a principiare la fabrica della Chiesa , e prima coprì le volte principali di Tavoloni , fece da fondamenti la Cappella Maggiore colla Tribuna, e poi la Porta verso Ponente e restrinse il corpo della Chiesa , per due mura nell'uno fece la Porta verso Tramontana, nell'altro la Porta verso Mezzogiorno , e cominciò a far dare il bianco dentro alle volte . In progresso di tempo vi si son fatte belle Cappelle, la prima nell' entra re a man dritta fatta fare da Geronimo Ceuli in onor di S. Geronimo , l' al tra all'incontro fatta da Consalvo Alvero in onor di S. Maria Maddalena , più sopra da man dritta da Monsignor Bartolomeo Pouusinki Polacco internuzio Regio, appresso Paolo V. n'ha fatta un'altra , e dedicatala ad onore del glorioso Patriarca S. Bruno fondatore dell'Ordine Certosino. Da mano sinistra all'incontro il Signor Pietro Alfonsi Gentiluomo Avignonese , n'ha fatta anche esso un'altra, e dedicatala ad onore di S. Pietro Apostolo, alla quale la felice memoria di Gregorio XIII. il primo giorno d'Agosto festa de' Vincoli d'esso Apostolo ha con cesso in perpetuo ampla indulgenza plenaria e remissione di tutti i peccati. Passati gli archi verso l'Altar Maggiore a man destra , ve n'è un'altra dedicata alla B. V. , e S. Giacinto Confessore, fatta fare da Monsignor Alessandro Litta Milanese ed Auditor di Rota . Ven' è anco all'incontro da man sinistra un altra fatta fa re dall' Autore di questa Istoria Matteo Catelano , e dedicata al Santissimo nome di Gesù Cristo nostro Signore dove è l'Altare privilegiato per l'anime del de fonti concesse dall'istessa felice memoria di Gregorio sudetto , quale Gregorio diede anco un'elemosina, colla quale si fece il Pavimento della Porta fin' all'Altar Maggiore. Le reliquie di questa Chiesa non sono molte , ma le pone Pompeo Ugonio nelle Stazioni di Roma alla Stazione 25. I Monaci cominciarono a far le stanze per abitare , e serrare li luoghi aperti, e fatta la Cappella Maggiore , fecero il Claustro maggiore con alcune Celle ; Il Pontefice fece la Sacristia con proposito di fare il Coro di sopra , e perché certi opponevano , che alcuni delli nomi delli sette Angeli , ch'erano scritti nelle Colonne , e Pilastri di S. Maria degl'Angeli delle Terme, ed erano stati visti dal Papa , erano nuovi , e perciò non si dovevano ricevere . Antonio per ordine del Papa Pio IV. diede conto di questo , e fece un scritto diretto al Papa alli 24 Agosto del 1562. , dove prova va quelli nomi che non sono nella Scrittura con l'autorità s'erano ritrovati dell' Imagine con gl'Epiteti suoi , come sopra si disse in quella Chiesa di Palermo, e che lui avendone composta la Messa con l'autorità del Cardinal de Monti legato di Roma , e stampata in Venezia con l'autorità del Nunzio Apostolico, ed essendo stata in Roma, ed in Venezia revista da uomini dottissimi per comandamento di questi legati ; più volte lui , e Geronimo Maccabeo Vescovo di Castro, ed altri avevano detto quella Messa . Di più porta l'autorità d'uno Abba te Giorgio, tenuto per Santo in Etiopia, in un libro da lui scritto in lode della B. Vergine intitolato Porta . Dove dice : Veniant Angeli tui Principes de excelso &c, e l' autorità d'un libro in Caldeo antichissimo d'un Gio: Battista Abbissino, che in quel luogo era interpetre del Papa in una Orazione: Ad nos septem Archangelos Santos , una cum ensibus suis ignis , qui descendere faciant omnes. spiritus immundos, qui circumdant Corpus nostrum ; ed aggiunge come con S. Vito furono visti sette Angeli di fuoco, che oravano con lui nella Camera dove stava serrato; per il che sentendosi l'odor grande , che usciva da quella Camera , il Padre di S. Vito infedele per nome Hyla , vedendo per l' aperture dalle porti questi Santi Angeli disse, se Deos igneos vidasse, quorum vultum serre non poterat , e per averli visti ne restò Cieco , ma per le prieghiere di S. Vito fu risanato . Al fine priega Pio IV. che voglia con autorità Apostolica approvare la Messa deli sette e il loro Offizio, e perché il Maestro del Sacro Palazzo era impedito, lo supplicava commetterla al P. Maestro Gabriele Domenicano uomo dot o , e sbrigato , e Penitenziero di S. Pietro . Antonio contento d'aver visto in piedi quel la Chiesa tanto desiderata, e procurata, dedicata in onor della Regina de Martiri , ed Angeli con la cotediana oblazine del Sacrosanto Sacrifizio della Messa ; E Michel Angelo Bonarota contento d aver dato il disegno , ambedue sollecitavano l'opera , e ridotta in quel termine d' officarsi, Michel Angelo , ed Antonio dopo tre anni morirono tutti due contentissimi , ed il primo, che fu sepellito in detta Chiesa fu Antonio Duca, la sepoltura del quale è a piedi del primi gradini dell' Altare Maggiore , dove è scritto in una lastra di traversino questo Epitaffio, il quale anche referisce Pompeo Ugonio nella sopradetta Stazione 25. Antonio de Duca Siculi Presh. Cephaludensis , qui has Diocletiani Thermas ante annos fere 27  Virginis Angelorum , ut extat Templum fere divinitus praevidie bic ossa quiescunt . Vixit Annos 73 Mens 4. Dies I5 , obiit 30 Octobris 1564. Iacobus de Duca Pronepos ex testamento ha res posuit . Appresso morì Papa Pio IV., e la fabbrica si dismise, e la Chiesa non restò dell'intutto finita, quantunque come stà adesso sia una bella , allegra, e devota Chiesa. Nella quale detto Papa Pio IV. lasciò d' essere sepellito, e proprio avanti l' Altar Maggiore, dove il suo Corpo stà riposto sotto un bellissimo pavimento, e conciossiaché Sisto V. avesse avuta intenzione di voler finire la Chiesa , e porla in modo , che potessero i Monaci far li Cori , secondo la regola loro , mutando la forma di Pio IV. , ma essendo Sisto V passato a miglior vita, questi disegni restarono imperfetti, fintanto , che Dio spira ad alcun Papa - che finirà così celebre , ed antica Chiesa dedicata a Maria Vergine , e agli Angeli , e a quelli SS. Martiri , che con li loro sudori la fabbricarono , e con il proprio sangue la consacrarono. E perché tutti possono sapere l'Orazioni , e Mesa de sette Angeli, che lui fece stampar, ho voluto al fine di quest'opera ponerle, mutate alcune paroline , coll' Epistole dedicatorie, ed altre cose, che lui fece stampare col nome dello Stampatore , ed anno , che furono stampate, ed approbazione all'ora fatta ; se bene l' imagini per la difficoltà dell' intaglio non si pongono ; e perché queste in questo ultimo periodo l'Autore promette di dare sotto , come la Messa , e orazioni non vi si ci trovano. Finisco a gloria di Dio, degli Angeli, e della sua benedetta Santa Madre Maria. Amen .

 

 

[1] Riferisce Gioacchino di Marzo nella sua opera “Delle belle arte in Sicilia dai Normanni sino alla fine del secolo XIV” sulla datazione della Chiesa che: “Sorgeva .. dietro la tribuna del nostro duomo” e che : “ … la stimarono alcuni dedicata al carmelita sant'Angelo, …altri però affermavano, che venuto in Palermo nel 1220 sant'Angelo carmelitano, abbia in onor dei sette Angeli assistenti al trono dell' Eterno ordinato e disposto il soggetto del vetusto dipinto che le loro glorie esprimeva, essendo la sua mente versatissima ad intendere i celesti misteri. Che che ne sia di ciò, ei vi ha certezza che la chiesuola era in piedi nel 1248 , trovandosene memoria nel testamento di una cotai Cristodula moglie di Matico Visconte in Palermo, rogato da notar Matteo De Angelis in febbraio del 1248”.

[2] Si tratta del Libretto: Septem principum angelorum orationes cum antiquis imaginibus, libro edito in varie edizioni. Sostiene il prof. Federico Martino, nel suo “Storia degli autografi di Tommaso Bellorosso”, che fu il protonotaro Apostolico, e non il Lo Duca, a redigere questo libretto, in quanto una prima copia fu personalmente consegnata dal Bellorosso a Carlo V che transitava in Palermo. In realtà possiamo immaginare che i due personaggi abbiano voluto condovidere un lavoro comune teso a fa riemergere il culto dei Sette Assistenti.