SETTIMA ESTASI DEL BEATO AMADEO DA SYLVA

PARAGRAFO 7,1 - URIELE E BARACHIELE INNANZI ALLA TRINITA’ DIVINA

L’Ottava della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, mentre pregavo ferventemente il Mio Signore nella mia grotta, fui rapito nuovamente in spirito e vidi il Signore che sedeva sopra un Trono eccelso ed elevato e vedevo nel medesimo luogo tre Persone, cioè il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, in modo che il Padre non teneva il Figlio al centro o in grembo, né a destra, nè a sinistra, ma dove c’era il Padre, lì c’era anche il Figlio e lo Spirito Santo: essi stavano li contemporaneamente. Ciò che può essere percepito da noi, non può essere né immaginato, né dipinto. Eppure noi dipingiamo le Stesse Persone separate localmente, le Quali invece, sebbene in alcun luogo siano in modo circoscritto, tuttavia sono in ogni luogo mediante la Loro presenza. E dunque dove c’è il Padre, c’è il Figlio e lo Spirito Santo. Ed inoltre, due Serafini erano nel cerchio del Trono ed avevano sei ali l’uno e sei ali l’altro: esse svolazzavano a due sul capo , a due sui piedi e le tibie, e altre due erano come distese per volare e con voce potente gridavano: “Santo  Santo  Santo, il Signore Dio degli Eserciti”. Ed erano quei due Serafini, Uriele e Barachiele. Mi trovavo pertanto sbalordito, provando tuttavia non poca consolazione nella mia anima. Allora si avvicinò a me l’Angelo Gabriele e mi disse: “ Questa visione ti viene mostrata affinché tu renda noto con il tuo scritto, il mistero ignoto della Santissima Trinità, affinché il futuro pastore sappia decidere cosa e in che maniera si debba tenere e credere e quale delle vostre opinioni sia vera e quale falsa al fine di allontanare da voi litigi, scismi e opinioni diverse.


PARAGRAFO 7,2 - ESISTENZA E VERITA’ DEL C.D. “COMMA GIOVANNEO” O PSEUDO 1GV5

E Dio ti ha voluto rivelare ciò, in questo giorno , in cui si legge nella messa presso di voi : - sono tre che rendono testimonianza in cielo: il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo: e questi tre sono una sola cosa [c.d Comma Giovanneo o pseudo 1Gv.5:7, 8][1]. Pertanto fermamente si deve credere e in alcun modo dubitare, così come hai visto, che Dio è in tutto unico, e, nella Sua divinità in nessun modo è diviso o plurificato[2]. Tuttavia questa somma unità della divinità sussiste ed inoltre, è necessariamente congiunta ad una Trinità di Persone. Tre sono le Persone e del tutto unica la divinità. È poiché che Dio esiste è abbastanza noto presso di voi, e in ciò non vi è alcuna disputa, non aggiungo nulla su questo. Dirò invece quello in cui i vostri studiosi dibattono moltissimo e lottano sulla unità della divinità. Poi ti rivelerò il grande mistero della Trinità.


PARAGRAFO 7,3 - 3 TESI ERRATE  SULLA DEFINIZIONE DI DIO

Ti dico che c’è una grande disputa tra i vostri teologi: in che modo Dio sia del tutto un identico in Sé e tuttavia si pongano in lui i concetti di verità, bontà, sapienza, eternità, immensità e molte cose di tal sorta. In che modo cioè,tutti questi concetti, queste tante e tali cose che si dicono di Dio, possano essere una stessa cosa, in tutto unica e in tutto indistinta.

Alcuni dei vostri uomini dissero che quei molti nomi abbiano lo stesso significato così come presso i latini è identica la parola “nascosto, occultato e celato”, la cui opinione è falsa, poiché tenendo ferma tale opinione seguirebbe che quando si dice Dio è “buono, sapiente, eterno, immenso”, non si direbbe nient’altro che “Dio è Dio”, cosa che è assurda poiché allora non sarebbe stata fatta una così grande indagine sulle cose che si attribuiscono o meno a Dio, poiché ogni nome può essere imposto a Dio, per parlare di Lui e a Lui alludere, ma non può avvenire che ogni cosa venga detta con riguardo a Dio. Se dunque quei nomi fossero imposti soltanto per esprimere lo stesso significato che si attribuisce a questo nome “Dio”, allora potrebbe benissimo essere imposto a Dio anche il nome di “pietra”, di “ferro”, e di “formica” e così anche di tutti gli altri nomi. Dunque, quelli non sono solamente nomi appartenenti del tutto alla medesima cosa, perché allora non vi sarebbe alcuna ragione che quei nomi si riferissero maggiormente a Dio più che ad altri nomi, a meno che qualcuno ritenesse soltanto alcuni nomi esser imposti a Dio, mentre altri no. Dire questo, tuttavia, risulta completamente falso, poiché allora, non si distinguerebbe meglio (il concetto di) “Sapienza” con riguardo a Dio, da quello di “pietra”. Se dunque volessi imporre quel nome a Dio, e come ho detto sopra, fosse identico dire “Dio è sapiente” e “Dio è una pietra”, il che è dire “Dio è Dio” ,  e dicendo “è sapiente” nient’altro si direbbe se non che “Dio è Dio”, invano sarebbero stati redatti tutti quanti i libri sugli attributi di Dio e seguirebbe un assurdo, poiché allora sarebbe identico  dire “Dio vuole” e “Dio pensa”,  e “Dio crea” e “Dio può” e “Dio genera” e “Dio spira[3] ciò che spira”, che è dire “Dio è Dio”. Quella opinione è dunque da abbandonare, la quale tuttavia, in seguito, sarà dichiarato in che modo potrebbe essere vera.

2°Errore

Altri dissero, che tutte quelle cose siano in tutto una identica cosa  ma che tra loro differiscano per ragione, e quei vocaboli sono detti essere dei sinonimi ovvero avere medesimi significati, poiché una è la ragione della divinità, l’altra della bontà, della sapienza, un’altra dell’immensità, e dell’eternità. Ma, dicono, che queste ragioni risiedono, o nel vostro intelletto che le considera (come tali), o in quello divino. Ma anche questa opinione è falsa ed ottimamente rifiutata dai vostri. Difatti tenendo ferma questa opinione seguirebbe che la “bontà” e la “sapienza”, non sarebbero qualcosa in Dio, ma soltanto nella mente di Dio o nella mente dell’Angelo o dell’uomo, così come i logici dicono che gli enti di ragione[4] si hanno come tali solo ed esclusivamente in riferimento alle cose conosciute e in quanto possiedono, non un “essere” reale, bensì un “essere” solamente conosciuto . Da cui, sostengono ed anche ottimamente che, quando si dice “l’uomo è sapiente”, ciò non sia vero, in realtà, in quanto “l’uomo” è quella tale cosa che esiste nei suoi singolari (o individuali)[5]. Inoltre quando si dice “Platone è un uomo”, allora l’uomo non sarebbe una specie, né l’animale il suo genere. L’animale, invece, in particolar modo per come è conosciuto e considerato, è il genere, e l’uomo per come è considerato, costituisce la specie. Ma , in questo modo, se a Dio si attribuisse la sapienza, l’intelletto e la volontà, soltanto in base alla considerazione, allora quando si dice “Dio è sapiente” oppure “Dio è padre”, a Dio non corrisponderebbe, la sapienza, o la bontà, o l’intelligenza, o la volontà, poiché gli enti di ragione, non corrispondono a cose assunte secondo un “essere” reale , ma secondo un “essere” soltanto considerato come tale nella memoria di colui che lo immagina e così Dio, per l’appunto, non sarebbe sapiente, né intelligente, né osservatore, né propizio, né fruitore ma tale, soltanto in base ad una considerazione, e così, una volta allontanata quella considerazione, non sarebbe né “sapiente”, né “propizio” ecc., e se lo fosse, allora come sosteneva la precedente opinione quelli sarebbero o sinonimi o in tutto identici nel significato. Una ragione particolare esiste contro coloro che dicono che l’Intelletto Divino crei questi enti di ragione e che questa distinzione della ragione avviene per mezzo del divino intelletto. Infatti, ti chiedo, o questa pluralità di ragioni e distinzioni è nella natura divina oppure non lo è, ma è invece nell’intelletto divino. Se questa pluralità è nella natura divina, allora non è secondo la considerazione, ma secondo una cosa che è contraria al supporre, se invece questa pluralità è nello stesso Intelletto che la considera, e non dunque nella realtà, seguirebbe che l’intelletto viene inteso come separato dalla sua natura, dal fatto che lo stesso crea questa pluralità, mentre la natura non lo fa, se la si intenda stare li prima della considerazione. Infatti se in quell’istante prima della considerazione, vi è già li l’intelletto, ed è provato - infatti questa pluralità di ragioni e distinzioni presuppone sempre una considerazione, e la considerazione presupporrebbe l’intelletto - dunque l’intelletto già sarebbe li distinto dalla natura, da cui seguirebbe che non sarebbe li per mezzo della sola considerazione. Se invece prima della considerazione non ci sia li in alcun modo l’intelletto, ma soltanto la sua natura, allora la natura sarà quella cosa responsabile di queste distinzioni e plurificazioni . Se dunque la pluralità di enti di ragione, sia li soltanto mediante la sola considerazione dell’intelletto e non a causa della natura, conseguirebbe che li ci sarebbe già una pluralità, ancor prima del considerarla, e così ci sarebbe anche una contraddizione, dovendo dire: in Dio c’è una pluralità  a causa della sola considerazione, in quanto se prima della considerazione è già li, seguirebbe dunque che la pluralità è li prima di considerarla come tale.

3°Errore

Altri dicono che la “sapienza” è qualcosa che in Dio che viene prima di ogni considerazione di ciascun intelletto  cosicché, in pratica, la “sapienza” sarebbe una entità diversa rispetto alla natura, e l’intelletto ne sarebbe un’altra, e la volontà un’altra ancora, ma tutte queste cose sono completamente una sola cosa. Infatti la natura divina unisce e congiunge perfettamente a Sé tutte quelle cose, cosicché non potrebbe esistere senza di esse e, dunque, sono in tutto una cosa unica, ma non tutte una sola entità, o  formalità o realtà, per usare le loro parole, né ciascuna di quelle perfeziona l’altra, né è perfezionata, né informa né è informata, né da ciascuna di quelle qualcosa si costituisce e si forma e perciò così si dichiara: “La sapienza nelle creature perfeziona la natura e aderisce ad essa così come aderirebbe ad un qualsiasi soggetto , ed è dalla stessa soltanto perfezionata e plasmata e da tutte quelle distinzioni vi è un solo aggregato a seconda della circostanza, come “l’uomo sapiente” (altre cose dello stesso tipo) e la “sapienza” definisce l’uomo o l’Angelo quando si dice “L’Angelo è sapiente “ o “l’uomo è sapiente”. Dicono dunque e correttamente : ogni cosa che si attribuisce a Dio, eliminate tutte le imperfezioni, deve essere posta in Lui. E poiché aderire, plasmare e perfezionare denotano un’imperfezione (nel soggetto), similmente all’esser perfezionato, plasmato o aggregato o composto, nello stesso modo, il denominare e al contrario l’ essere denominato, non determinano alcuna imperfezione. Siano rimosse dunque dalla sapienza e dalle altre cose che si dicono con riguardo a Dio quelle cose che denotano imperfezione, rimangano invece quelle che denotano perfezione. La sapienza sarà in Dio soltanto nel denominare, non invece formare o perfezionare. Dicono dunque, questi, che la sapienza di Dio e la Natura non sono in tutto identiche dalla parte della cosa, ma tra di loro vi è una piccola distinzione e differenza, tuttavia questa opinione si oppone  alla semplicità di Dio, e dalla stessa seguirebbe anche che nessuna entità in Dio sia formalmente perfettissima ma solamente che tutte unite assieme completino una cosa perfettissima e così la natura divina non sarà per mezzo di se stessa ritenuta oceano di perfezioni infinite. Né sarebbe  necessario dire che la stessa, in quanto si distingua dagli attribuiti, contenga in modo eminente tutti quanti quegli attributi, poiché allora non sarebbe necessario che la stessa li contenga formalmente. Chi infatti già  possiede qualcosa già  in modo eccelso, non necessita che la possieda anche formalmente, ed è dunque inutile, che la stessa cosa sia posseduta in altro modo, quando invece già possiederebbe la stessa in modo virtuale.  Dunque non sarebbe sconveniente possedere una cosa solo in modo formale, (così come un peso in moto verso il basso: dapprima cioè virtualmente, poi formalmente). Una cosa è infatti possedere formalmente, altro virtualmente. Chi infatti possiede qualcosa virtualmente, può produrla e può talvolta che la stessa, di quando in quando sia formalmente perfezionata. Chi, per di più, possiede in modo eccelso, possiede la stessa nel modo più eccellente possibile che se la possedesse solo formalmente, ed è meglio possederla in questo modo che così, poiché , se la cosa formalmente assunta sia anche infinita, la stessa non potrà essere contenuta in modo eccelso più in un altro, poiché allora sarebbe nell’altro in un modo più nobile che in se stessa. E così non sarebbe infinita in se stessa per il fatto che viene superata ed è in modo più eccellente in un altro”.


PARAGRAFO 7,4 - I TEOREMI DIVINI DI SAN TOMMASO E DEL BEATO DUNS SCOTO

1° -  DIO È UNA SEMPLICISSIMA ENTITÀ

Allora io: “ Mio signore, mai ascoltai né imparai la Teologia. Tuttavia compresi tutte le cose che, di quel massimo ed eccellentissimo Sacramento rivelasti, poiché vengo istruito contemporaneamente dentro e fuori ed anche ora comprendo le cose che dici. Ma mi domando cosa vuoi finalmente dire. Se infatti in Dio non c’è tanto una pluralità di nomi ma di significati, e dunque quei significati in qualche modo si distinguono, ma non realmente, cosicché è ugualmente falso dire che corrispondano a più enti esistenti, e nessuno mai disse nulla del genere, dunque devono per forza distinguersi o per la considerazione operata dell’intelletto o per una ragione quantitativa e formale[6], ma tu hai respinto entrambe le opinioni ed altro non può essere detto, mi sembra. Non resta nessun altro modo di dire!” . L’Angelo sorridendo disse: “ Ed io imparai tutta la Teologia, e conosco benissimo un altro modo di dire. Apprendilo ora, uomo di Dio e drizza le orecchie! Infatti, l’intelletto di Dio, la volontà, la sapienza e tutte  le altre cose che si dicono di Dio e che i vostri dottori chiamano attributi sono in tutto una stessa cosa, una stessa realtà, una stessa formalità , una stessa entità, una semplicissima entità. Noi vediamo Dio e nessuna pluralità (se non consideriamo quella delle Persone) e ciò è vero. Non devi dunque pensare a più entità , come se siano  connesse assieme, e collegate tutte in Dio, ma  come se siano tutte quante una stessa entità. Quando dunque dite: “divinità , sapienza, volontà e intelletto di Dio”, parlate del tutto della medesima entità, non di una o di un’altra.

2° - DIO È UNA ENTITÀ UNICA, SEMPLICISSIMA CHE NE EQUIVALE A MOLTE

Sappi e poni attenzione che una entità possa equivalere a molte”,  e dicendo queste cose chiamò Tommaso D’Aquino  e Giovanni Scoto, che stettero innanzi a me assieme con l’Angelo che stava posto in mezzo a loro.  L’Angelo ripeté le sue parole dicendo: “Sappi che una unica entità può equivalerne a molte, cosa che voi avete dimostrato!”  – disse a loro – “Infatti ciascuno di voi pose che tutti gli elementi siano formalmente nel “corpo misto” , ma che la forma del “corpo misto” sia equivalente alle forme degli elementi[7]. Tuttavia ora voi sapete ciò, allora non conoscevate questa verità, infatti le forme degli elementi sono formalmente nel “corpo misto  (e indifferenziato) ”, cosa che insegnano i sensi e l’esperienza. Infatti i corpi misti si scompongono negli elementi e pertanto, quella loro unione è meravigliosa, ancor più ammirevole di quella che voi fate nei vostri elettuari. È sufficiente come esempio questo: che  cioè  una cosa unica può equivalere a molte cose e che invece gli elementi restino in qualche modo secondo la propria natura. Pietro Aureolo[8], tra gli altri, lo prova apertamente: consideri il pastore le sue ragioni, poiché alcune di quelle manifestano apertamente questa tesi. Parimenti ciascuno di voi collocò nell’uomo un’unica anima , tuttavia equivalente a tre (funzioni)[9] o ad altre due e cioè la potenza vegetativa, sensitiva  e intellettiva (ovvero locomotiva). Ecco che una cosa ne equivale a molte: e se anche sia vera questa cosa, cioè se nel corpo umano vi sia una unica anima, lo discuterà solo il pastore in quel suo tempo. Non tutte le cose devono essere manifestate affinché in quel tempo possano godere di proprie rivelazioni. Insomma l’intelletto che è in noi Angeli ed anche nell’anima vostra è unico,  ma equivale ad ognuno dei sensi. Noi infatti nell’intelletto vediamo i colori, nell’intelletto ascoltiamo i suoni, nell’intelletto annusiamo gli odori, nell’intelletto gustiamo i sapori, nell’intelletto tocchiamo specifiche proprietà . Ecco un'unica cosa equivale a molte cose e il nostro intelletto vale tanto per noi quanto per voi vale ogni senso contemporaneamente al vostro intelletto avviluppato in questa vita di tenebre.  Non è forse vero che una moneta d’oro equivale a molte monete comuni? Ed è così tanto buono possedere quell’unica moneta d’oro quanto possederne molte di quelle comuni ed è inoltre meglio possedere quella che tutte quante queste monete? La divinità è una cosa di tal genere che equivale a tutte quante le perfezioni ed è inoltre, assai incomparabilmente migliore quell’unica cosa che se si mettessero uniti assieme tutti gli altri beni e tutte quante le perfezioni. Quella divinità equivale all’ intelletto, equivale alla volontà, equivale alla sapienza, alla scienza, all’arte, alla prudenza all’immensità e ad ogni cosa di tal genere. Dio può con quella unica cosa tanto, quanto le creature possono con tutte quelle molte cose, ed inoltre in modo molto più ampio, per cui,  voi dite che le cose che sono sparse nei corpi inferiori sono unite in quelli superiori. Impara tale regola , che mai abbandoni il tuo cuore! Quando qualcosa di completamente identico a Se Stesso, equivale a molte cose, quell’unico può tanto quanto possono quelle molte, ed inoltre ancor di più e meglio. (Aggiungi che questa regola non può essere negata, poiché se non può tanto quanto quelle molte, dunque non equivale perfettamente a quelle tante), ed inoltre equivale anche di più e meglio, perché la virtù unita è più perfetta che se sia essa stessa disunita. Narrate di Dio ciò che io insegno: scrivete questo, predicate questo ed anche ciascuno di voi due, Tommaso ed Escoto, disse e volle dire questo, ma allora non seppe esprimerlo. Tu infatti, Tommaso, dicesti che Dio sia in tutto una unica e semplicissima cosa, e se una qualche distinzione ci sia in quella, quella sarà per considerazione, non in realtà, poiché in quella cosa non esiste alcuna molteplicità di enti, ma dovesti dire , tuttavia, che quella cosa in sé, prima di ogni altrui considerazione, è un intelletto equivalente a tutte quelle cose che realmente si dicono a Suo riguardo. Anche tu, Giovanni (Escoto) dicesti lo stesso, cioè, che quella cosa sia in tutto unica, e che quelle molte cose non siano identiche né per natura della cosa, né siano la stessa formalmente[10], ma non spiegasti, (al contrario) cosa si dovesse intendere per quella espressione “più cose sono di quella stessa natura della cosa o sono in Dio formalmente”. Non si deve intendere infatti che li, in quella cosa ci siano più entità in sé distinte, come connesse reciprocamente o collegate, ma che quell’unica cosa sia completamente equivalente a quelle molte. Difatti l’equivalenza è duplice: una volontaria, l’altra naturale. L’esempio di prima -  l’oro vale tante  monete comuni, è stabilito, infatti, per volontà del legislatore. L’esempio successivo - l’intelletto angelico equivale a tutte le capacità cognitive che sono naturalmente nell’uomo, - non è fissato, né per volontà, né per statuto o decreto di qualcuno. Dunque volesti dire che, quella cosa è più cose per sua natura, cioè che quell’unica cosa equivalesse a più cose,  non per volontà o decreto di qualcuno, ma per natura della cosa, cioè naturalmente. Pertanto, esclusa la considerazione di qualsiasi intelletto, così è in realtà,  poiché quella cosa vale tali e tante cose, e l’intelletto nell’ analizzarla, non può distinguere quella cosa dalle altre, per cui la stessa vale quanto quelle molte cose. Dunque chiarito ciò, risulterà vero affermare: “ Questa Cosa è sia Sapienza, che Bontà, Immensità, e Paternità”. Si può dire, allo stesso modo: “Questa Sapienza è questa Bontà e questa Paternità”, ed inoltre questa cosa: “ La Paternità è la stessa cosa che è la Filiazione”[11] , e questa cosa è la prima persona , la seconda e la terza. Similmente coloro che affermarono che tutti quei nomi siano sinonimi, si potranno bene capire,  poiché tutte quelle cose significano lo stesso, ora equivalente ad uno ora all’altro, sebbene in che modo il Padre non sia il Figlio lo dichiareremo presto nel momento in cui diremo in che modo Dio nostro è una cosa unica e in tutto semplice.

3° - DIO È UNA ENTITÀ UNICA, IN 3 PERSONE DISTINTE

Ora vediamo in che modo con in una così grande unità possa sussistere ed esser compresa una reale distinzione delle Persone: se infatti tutte le cose che sono nel Padre, sono in tutto una cosa sola, anzi sono quella unica cosa che si chiama Dio e nessun’altra, similmente se tutte le cose che sono nel Figlio e che sono nello Spirito Santo sono completamente quella natura divina, e non sono nient’altro che quella divinità, in che modo quelle Tre Persone si possono realmente distinguere? Infatti è impossibile riunirsi completamente nello stesso e nello stesso differenziarsi completamente. Affinché dunque tu possa comprendere perfettamente queste cose , stai attento a quelle cose che ti rivelo chiaramente, per quanto sia possibile.

- Poniamo, o dilettissimo,  che la divinità o la natura divina,  sia una unica cosa, o una unica realtà distinta da tutte le altre realtà, che con riguardo alla stessa si dicono.

- Poniamo poi che un’altra cosa, o un’altra realtà, sia aggiunga a quella, così come se fosse una qualche elemento distintivo che la delimita: in tal modo quella (unica cosa) si direbbe costituita  da quelle due cose o realità così come l’uomo è costituito di anima e corpo ovvero di animalità e razionalità ed allora non vi sarebbe nessuna difficoltà nel comprendere che una persona si distingua realmente dall’altra, poiché la Prima Persona sarebbe costituita dalla divinità e da un’altra cosa che la limita e la Seconda Persona sarebbe parimenti costituita della divinità e da un’altra realtà che di nuovo la limita. Parimenti la Terza Persona anche sarebbe costituita dalla divinità e da una terza cosa che la limita così come quest’uomo corrisponde ad un altro uomo, poiché ciascuno è un’ uomo, e, contemporaneamente l’uno differisce dall’altro mediante qualche diversità. Se anche cosi avvenisse tra le Persone Divine allora la vostra mente non patirebbe alcuna fatica per distinguerle. Ma neanche ora sopportate queste penurie. Se tu abbia posto attenzione alle mie parole e le abbia fedelmente riportate, avrai imparato una regola che ti è già stata data - ogni volta che qualcosa perfettamente equivale a molte, qualsiasi cosa possa fare con quelle molte, può farlo anche da se stessa -  Se dunque la divinità, per la natura dell’elemento differenziante, perfettamente rendesse equivalente essa stessa a qualsiasi altro elemento differenziante, e dall’altra parte si riunisse ad altre in modo che equivalga ad un solo ente, in questo modo si riunirebbe in tutto nella medesima cosa e contemporaneamente differirebbe anche dalla stessa in modo da equivalere a due  realtà. Per cui quella  regola è falsa . Impossibile è infatti che una cosa, contemporaneamente si riunisca in se stessa e differisca in tutto da se stessa. Dico che è falsa, in quanto, in questo modo, quell’uno equivarrebbe  perfettamente a due. Ma se entrambi, Dio e la creatura, si riuniscano in un medesimo ente , o in una cosa, per così dire, comune ad entrambi, e non solo per ragione , si vedrà soltanto in quel tempo (del pastore futuro).

4° - PRODUZIONE E PERSONIFICAZIONE DELLE TRE PERSONE

Ora abbandono questo argomento e giungo a dimostrare in che modo le Tre Persone Divine si distinguono realmente e tuttavia in ciascuna delle Tre Persone non c’è altra realtà che la natura divina. Pertanto, nel Padre c’è soltanto una cosa semplice, nel Figlio c’è una cosa e cioè la stessa divinità del tutto semplice, nello Spirito Santo c’è la medesima cosa interamente semplice e non un’altra cosa diversa dalla divinità. Né tuttavia il Padre è il Figlio, né il Figlio è il Padre, e nessuno degli stessi è lo Spirito Santo e  né, ugualmente, lo Spirito Santo è il Padre o il Figlio.

Queste sono cose da ammirare, sono cose da rivelare a voi, ma ciò è così, poiché  quella unica cosa equivale a tre realtà nelle quali sussiste. Infatti la Prima Persona racchiude in sé quella sola cosa che è la divinità, la quale tuttavia equivale ad una entità incomunicabile. E in quanto equivale a quella, come si congiunge alla natura divina,  la fa sussistere in modo incomunicabile e di conseguenza come Persona. Se infatti, la divinità sia perfettamente essenza, e perfettamente equivalga ad una entità incomunicabile, quella persona sussisterà[12] in quella cosa, e sarà incomunicabile anch’essa, e così abbiamo la Prima Persona costituita di una cosa  equivalente a due cose (divinità e Persona n.d.a.). Pensa, più oltre, che questa cosa, che si dice divinità, che sussiste in quella Persona, in modo che equivale ad una entità incomunicabile, possiede in modo equivalente un principio produttivo[13] per mezzo della essenza, e così produce qualcosa per mezzo della essenza, e poiché quel principio produttivo, ha una immensa potenza, produce qualcosa di immenso, non di occasionale, poiché niente è tale in Dio, e neanche può esistere un accidente immenso. Produce dunque una Sostanza Infinita e siccome nessuna sostanza, tranne Dio è infinita, produce dunque Dio e poiché non c’è che un solo Dio, la Persona prodotta sarà lo Dio Stesso e poiché la divinità  equivale a quella entità, poiché il “prodotto” sussiste in questo modo, dunque, quella persona prodotta dalla divinità sussiste come equivale a quella entità, e così come, se sussistesse infatti da una entità diversa, la Prima Persona improdotta e l’ altra Seconda Persona prodotta, sarebbero manifestamente li due sostanze e due persone distinte: così saranno, per la stessa ragione, due cose equivalenti perfettamente a due essenze e a due persone distinte. E poiché questa cosa che esiste in queste due persone, perfettamente equivale al Principio Produttivo mediante un dono[14] e in modo libero, per questo motivo queste due Persone producono liberamente dalla stessa divinità, in modo che qualcosa equivale a tale principio. E poiché creano mediante un principio infinito è necessario che il prodotto sia infinito e poiché nulla è infinito nell’essere se non Dio, producono Dio, e poiché Dio non è che soltanto uno, producono lo Stesso Dio, e il Producente e il Prodotto si distinguono realmente. E dunque una diversa sostanza, e una diversa Persona, sarà prodotta da quelle due producenti è poiché Dio è semplice, non sarà altra cosa distinta dalla divinità, in modo che quella stessa equivalga tanto perfettamente  ad un’altra cosa. Così come dunque, se ci fossero tre cose che distinguessero tre persone, sarebbe chiaro che le tre persone siano tre sostanze distinte, così pertanto, poiché una cosa , qui, equivale perfettamente a tre, sia ritenuta una cosa unica che corrispondesse a tre, diversamente, se non possa essere ritenuto, per quella cosa unica, ciò che corrispondesse a quelle tre, quella cosa unica non equivarrebbe perfettamente a quelle tre. Giustamente, dunque, affermano che, pertanto gni Persona sia una cosa semplice, e così come la divinità è semplice, ogni Persona possiede dunque, quella sola cosa che è la divinità. Ma quella unica persona equivale a qualche cosa, cui  non equivale nell’ altra persona” -  e così dicendo chiamò Agostino e disse a Tommaso e a Scoto :  “Ecco il dottore dal quale maggiormente avete tratto queste cose, e, (nonostante) li vedete anche molti altri come: Ambrogio, Geronimo, Anselmo, Boezio, Riccardo, Ilario, dal lato dei dottori latini ed altri  stanno dall’altro lato” - e indicava Basilio, Gregorio Nazianzeno, Giovanni Crisostomo e altri dottori Greci come: Didimo il Cieco, con Atanasio ecc – “Tuttavia, come dissi, da questo Agostino  avete preso più cose.  Lo stesso, in realtà disse[15], “Non per quello che è, è  Dio, o meglio non per quello che è il Padre, Egli è” – e indicava Dio Padre – “né quello” – e indicava il Figlio  - “per quello che è,  è Dio e Figlio” – “né quello” –  e indicava lo Spirito Santo – “per quello che è,  è Dio e Spirito Santo”, ma per uno è Dio, per l’altro è Persona” – “Questo tuo detto si oppone a quelle cose che ora insegno. Insegnai infatti che dall’unica divinità, ogni cosa si distingue da se stessa”. Rispose Agostino: “ Confesso, o Angelo Santo, di non avere allora compreso queste cose così chiaramente e tuttavia mai intesi che nella persona ci siano due cose, ma tuttavia dissi che in qualche modo siano due poiché altrimenti non avrei potuto capire la distinzione delle Persone, tra le quali non vi sarebbe differenza alcuna. Ora tuttavia la conosco, perché vedo che così è,  che cioè in una Persona non vi è altra cosa se non in tutto la Medesima che è nell’Altra, sebbene, tuttavia, sia l’una e l’altra per equivalenza, dunque può dirsi ché una sia una Persona e l’altra sia una diversa Persona, poiché ciascuno è equivalente all’altro”. “Da queste cose -  disse l’Angelo - sarà a tutti evidente la semplicità della natura divina poiché tutti gli attributi saranno completamente una sola cosa. E sarà anche evidente, infatti, la semplicità delle Persone, poiché in Ognuna vi sarà una sola e identica cosa, e manifesta sarà anche quella sola e identica distinzione, poiché quell’ unica cosa, come equivale ad una costituisce una sola persona e come equivale all’altra cosa costituisce una diversa persona!. Dove noti che qualcosa può essere costituito da uno che ha il posto di due, ovvero che equivale a due, e noti che anche qualcos’altro è costituito in modo così semplice come il costituente, e questo “costituito” può dirsi in tutto semplice, poiché inscindibile in più entità, ma non così  tanto semplice da impedirgli di equivalere a più entità.

a) Se dunque, la separabilità in più cose, viene intesa per equivalenza, allora quanto qualcosa tanto è più perfetta, tanto è più scindibile in più cose,  e quanto qualcosa è tanto più imperfetta, tanto è equivalente meno cose ed è la più semplice, ed in questo modo Dio è contemporaneamente la cosa sommamente scindibile e la materia prima in assoluto più semplice,  e forma degli elementi o ente di ragione.

b) Se invece quella separabilità si intenda in più cose distinte tra loro così come in più enti,  allora Dio è in tutto inscindibile e incomposito, senza alcuna costituzione e parimenti ad esso, lo è qualsiasi Persona Divina -  dove annota anche e scrivi diligentemente che l’ ente perfettissimo è sommamente scindibile, e sommamente costituito per equipollenza, ed inoltre minimamente o in alcun modo da pluralità di enti.

Invero, l’ente imperfetto ( o ciò che sia materia prima  o forma dell’elemento, ovvero qualche elemento accidentale) è inscindibile in più cose in entrambi i modi; inoltre non viene diviso  in più cose per equivalenza, poiché non equivale a nessuno,  né  in più enti distinti  tra di loro.

c) Invece, tutti gli altri enti che sono nel sommo ed infinito ente, sono li , a differenza di quei due modi precedentemente dichiarati, mediante un ulteriore modo di costituzione; infatti o equivalgono a molti, o racchiudono in sé più cose distinte.

Meglio è infatti racchiudere più cose equivalenti tra loro, cioè parlando delle stesse in sé racchiuse, che più cose tra di loro distinte.  Ed è meglio essere costituito  da più cose distinte che non essere costituito in alcun modo, né per equivalenza,  né da più cose. Ed è meglio essere costituito di più parti distinte  che non essere costituito affatto. Queste cose sono troppo raffinate per te, tuttavia scrivi le stesse, affinché quei tempi felici dilettino i buoni animi, poiché sarà abbandonato il piacere della carne e gli uomini saranno nuovamente ammaestrati da Dio.


PARAGRAFO 7,5 - IN DIO NON VI SONO RELAZIONI CHE NON SIANO DIO STESSO

Ascolta ora , uomo di Dio: alcuni dei vostri dottori dissero che le Persone Divine fossero costituite da relazioni, altri da altre cose assolute. E tu dirai e scriverai che

- le Persone Divine sono costituite dalla sola divinità che è una cosa assoluta. Non vi è alcuna relazione in Loro che non sia la Stessa Divinità, non vi è in Loro  alcun attributo che non sia lo stesso Dio; qualunque cosa è in Dio è Dio, in quanto Dio è una cosa che equivale in tutto a molte , sebbene, come equivalga ad uno, non equivale all’altro [16]-

così come la vostra anima intellettiva, la quale equivale alla sensitiva, e non equivale alla vegetativa. Ti dico ciò, poiché se le Divine Persone fossero costituite dalla medesima  essenza nella quale si riuniscono e da quell’altra cosa mediante la quale si distinguono tra loro, quell’altra cosa non potrebbe essere una relazione, come sarà chiaro al tempo del pastore, durante il tempi del quale, ciò sarò dichiarato, poiché Quelle Persone che esistono in modo sommo  e la Cui esistenza è identica,  non possiedono “essere” attraverso delle relazioni, che o non sono diverse dai fondamenti come qualcuno dei vostri disse, o se siano qualcosa di diverso dai fondamenti, assolutamente non formerebbero delle entità, e se forse ogni relazione si trovi  soltanto nella mente (o considerazione) e non nella realtà, sarà chiaro soltanto in quei tempi felici e ciò, con molte altre cose, voglio ora comunicarle e dichiararle. È davvero strana la ragione per la quale, la maggior parte degli uomini che insegnano e che scrivono, tutti dissero che le Persone Divine sussistano mediante delle relazioni, che non sarebbe altro che dire che quelle cose che sussistono nelle Persone Divine non sono nient’altro che degli Elementi Accidentali (dunque non assoluti).


PARAGRAFO 7,6 - LE 16 REGOLE

Impara queste regole [17]:

1) È impossibile che la Perfetta e Somma Sostanza divenga Sostanza attraverso un elemento accidente.

2) Inoltre ti dico che l’Essenza Divina, non costituisce una Persona in quanto equivale ad una relazione; ma in quanto equivale ad una cosa assoluta; da ciò è evidente che, per essenza, in primo luogo deve intendersi,  la medesima natura di Dio in Sé: di conseguenza quella equivale  ad un Ente,  poiché Dio da qualsiasi altro che non sia Dio si distingue , ed anche da qualsiasi altro attributo.

3) In terzo luogo quella Essenza equivale ad un ente che è costituito dalla Prima Persona.

4) In quarto luogo equivale ad un Principio Produttivo per natura o per memoria perfetta.

5) In quinto luogo equivale alla medesima produzione o al medesimo “genito”.

6) In sesto luogo equivale alla stessa produzione o Generazione Attiva (poiché la Prima Persona è detta  generare), e Passiva, (poiché la Seconda Persona è detta essere generata).

7) In settimo luogo equivale a due Relazioni: una di Paternità (che si fonda sulla Prima Persona per il fatto che generò), e l’altra di Filiazione (che si fonda nella Seconda Persona per il fatto che  è generata).

8) In ottavo luogo equivale ad un Principio Produttivo mediante un Dono , e a cui se equivaleva in secondo luogo, poiché  quel principio è volontà che possiede un oggetto che offre a se stesso, per mezzo del quale Dio ama Se Stesso, tuttavia, nell’ottavo significato, lo produce mediante il medesimo principio produttivo, a meno che non si intenda averlo prodotto dalla memoria , così come infatti, la volontà non viene condotta se non in ciò che già conosce né evita o disprezza ciò che conosce, né così lo produce a meno che non si intenda averlo prodotto l’intelletto, tale è infatti l’ordine delle stesse potenze.

9) In nono luogo l’Essenza Divina equivale alla Persona mediante un Dono, sia attraverso una volontà prodotta, sia mediante quella cosa con cui si distingue dal producente.

10) In decimo luogo equivale alla stessa Spirazione Attiva, (in quanto la Prima Persona e la Seconda Persona sono dette spirare), ed alla Spirazione Passiva (in quanto la Terza Persona si dice esser spirata, cioè prodotta dalla volontà).

11) In undicesimo luogo equivale a Due Relazioni presso di voi ignote, per la ragione che: una si fonda su Due Persone (per il fatto che spirarono), e l’altra nella Terza (per il fatto che viene spirata), le quali due relazioni, sia lo spirare che l’ esser spirato differiscono tanto nel loro significato , così come differiscono la Paternità dalla Filiazione o il generare e l’ esser generato e poteste nominarle cosicché quella che risiede in “Coloro che spirano” sia chiamata donazione attiva e quella che si trova nella “Persona Spirata” sia chiamata donazione passiva. Ma è meglio che chiamiate :

a) la medesima produzione col termine di “donazione”, così come

b) chiamate l’altra produzione col termine “generazione” e

c) quelle relazioni che sorgono chiamate “spirazione attiva e passiva”.

Per cui, così come

la Persona Generata si chiama Figlio,

allo stesso modo  

la Persona Donata si chiama Spirito Santo ,

cioè si chiama così dal verbo “Spirato”, e si chiama Spirito Santo, poiché è prodotto da una Volontà  Santa, Casta e Tutta Benigna.

Per cui:

- intendendo la parola Spirito per Persona Spirata, il Padre non è lo Spirito , né il Figlio è lo Spirito, ma la sola Persona Donata è lo Spirito,

- intendendo invece la parola Spirito per la sola   Sostanza Incorporea e Immortale, allora il Padre è Spirito, il Figlio è Spirito, e lo Spirito, cioè la medesima Persona Spirata è Spirito, (semplicemente ) perché Dio è Dio.

- Chiamiamo, invece quella produzione con il termine “donazione” poiché per mezzo della volontà, ogni perfezione è attribuita e comunicata a quella Persona. E poiché quella produzione  è libera e  quella Terza Persona può chiamarsi: o dono o dato o donato, poiché liberamente prodotta liberamente dalla volontà, non poiché concesso o donato dall’Eterno agli uomini, quella Persona dunque è detta Dono ed è donata dall’Eterno,  poiché liberamente prodotta dalla volontà. I vostri non compresero bene questa cosa attribuendo quei nomi alle cose create. È vero infatti, che a voi e noi è dato lo Spirito Santo, ma se mai lo Spirito fosse stato concesso alla creatura, tuttavia sarebbe stato dato e donato dall’Eterno, cioè liberamente prodotto.

12) In dodicesimo luogo l’Essenza Divina equivale a Tre Relazioni fondate nel Padre verso il Figlio, e a Tre Relazioni fondate nel Figlio verso il Padre: il Padre è infatti identico al Figlio nella natura e nella sostanza, Gli è uguale in ogni virtù e perfezione e Gli è simile in ogni qualità, e allo stesso modo il Figlio è identico, uguale e consimile al Padre Suo e ciò poteva collocarsi anche nell’ottavo significato. Qui tuttavia si colloca assieme a questo, poiché, in questo significato equivale all’ [ identità, all’eguaglianza  e alla similitudine], fondate nel Padre verso lo Spirito Santo, e nel Figlio verso lo Spirito Santo, e nello Spirito Santo verso il Padre e nel medesimo Spirito Santo verso il Figlio. Più similitudini invece si intendono trovarsi nella Stessa Persona a seconda che siano rinvenute in essa più cose che si rassomigliano come verità, bontà, sapienza e onore, ed altre cose le quali, invece, si trovano tutte in modo identico in ogni Persona,  poiché la Divina Essenza che è in Qualsiasi Persona equivale a tutte quante quelle e Secondariamente equivale a tutte le similitudini. Parimenti (tutte le Persone) sono uguali in ogni perfezione e virtù essendo equivalenti alla natura divina,  ad ogni perfezione e ad ogni virtù.  L’ identità si dice delle Persone secondo l’ unità della sostanza;  dove annota pure che:

a) nel Padre ci sono Tre Relazioni che chiamate comuni al Figlio, e Tre Relazioni, verso lo Spirito Santo, e così parlando in modo generale, nel Padre si trovano Sei Relazioni. Infatti, in modo speciale, tante sono le Similitudini nel Padre verso il Figlio e verso lo Spirito Santo, quante sono quelle nelle quali è possibile riunirle. Allo stesso modo , ci sono tante eguaglianze, quante sono quelle nelle quali vi può essere  eguaglianza. Similmente,

b) nel Figlio vi sono, (in modo generale) Sei Relazioni in comune, Tre Relazioni verso il Padre , e Tre Relazioni verso lo Spirito Santo, mentre in modo speciale tante verso Entrambe le Persone quante c’erano nel Padre. Similmente 

c) nello Spirito Santo vi sono  Sei Relazioni in comune, Tre Relazioni verso il Padre e Tre Relazioni verso il Figlio e in modo speciale tante quante in ciascuno di essi.

Quante numerose sono queste?  Tuttavia tutte queste sono in tutto una unica cosa. La Persona è dunque simile ed uguale  per mezzo della natura divina, in modo che quella equivale alle perfezioni divine, che sono chiamate quantità come: immensità, eternità, potenza, ed equivale  alle Qualità Divine come :  bontà e sapienza.

 

Pertanto, la Natura Divina nel modo in cui è nel PADRE

In 1° luogo equivale a quella cosa mediante la quale si fonda la distinzione dalle altre Persone.

In 2° luogo equivale al principio produttivo per natura.

In 3° luogo equivale allo stesso generare o alla stessa Generazione Attiva.

In 4° luogo equivale ad una Relazione di Paternità.

In 5° luogo equivale al Principio Produttivo mediante un dono

In 6° luogo equivale alla Donazione Attiva.

In 7° luogo equivale ad una Relazione di Spirazione Attiva che possiede, poiché la donò.

In 8° luogo equivale a Sei Relazioni Comuni in generale.

In 9° luogo equivale a molte relazioni comuni in modo particolare.

 

La Natura Divina, nel modo in cui è nel FIGLIO

1° luogo equivale  a quella cosa mediante la quale si distingue dal Padre e dallo Spirito Santo e si costituisce in un essere personale.

In 2° luogo equivale alla stessa Persona Passiva secondo quanto può dirsi producibile e generabile.

In 3° luogo equivale allo stesso essere generato o alla Generazione Passiva.

In 4° luogo equivale ad una Relazione di Filiazione.

In 5° luogo equivale al Principio Produttivo mediante un dono

In 6° luogo equivale ad una Donazione Attiva che nello stesso è così perfetta così come il Padre, sebbene riceva la stessa dal Padre.

7° luogo equivale ad una Relazione di Spirazione Attiva che possiede dal fatto che donò lo Spirito Santo, cioè che produsse per mezzo di una donazione o libera produzione.

In 8° luogo: equivale a Sei Relazioni Comuni in generale.

In 9° luogo equivale a molte relazioni comuni in modo particolare.

La Natura Divina nel modo in cui è nello SPIRITO SANTO

luogo equivale  a quella cosa mediante la quale si distingue dal Padre e  dal Figlio.

In 2° luogo equivale alla stessa Persona Passiva secondo quello che può dirsi donabile dal Padre.

In 3° luogo equivale alla stessa persona passiva secondo quello che può dirsi donabile dal Figlio.

In 4° luogo equivale allo stesso esser donato dal Padre.

In 5° luogo equivale allo stesso esser donato dal Figlio.

In 6° luogo equivale alla stessa Relazione di Spirazione Passiva come si riferisce alla Prima Persona che la spira.

In 7° luogo equivale alla stessa Relazione di Spirazione Passiva come si riferisce alla Seconda Persona che è il Figlio, sebbene non si riferisca allo Stesso per filiazione, ma mediante altra relazione.

In 8° luogo Alla Essenza Divina come è nello Spirito Santo per Sei Relazioni Comuni in generale.

In 9° luogo equivale Sei Relazioni Comuni in modo particolare.

 

Dove vedi che in una Persona vi sono così tanti Atti Nozionali[18] e proprietà  quante nell’altra, che né Alessandro, né  Bonaventura, né Tommaso, né Scoto, che qui vedi, immaginarono mentre ancora vivevano  nella carne. E nessuno dei dottori posero più di cinque Atti Nozionali contando  l‘ atto ”Ingenito” , del quale non dicemmo ancora nulla e  senza di quello, posero soltanto quattro Atti Nozionali e cioè Generare [Paternità]– Essere Generato [Filiazione], Spirare [Spirazione Attiva] – Essere Spirato [Spirazione Passiva]: omisero tutte gli altri atti restanti.  Come vedi questa è Teologia enucleata. Scrivi ogni cosa come dico, poiché queste cose verranno nelle mani di quelli che le comprenderanno meglio di te. Tu, invero, vedesti in che modo in qualsiasi persona, vi sono 9 Atti Nozionali, che unite assieme completano il numero 27 e nell’ ottavo Atto Nozionale sono contenuti  altri 3 Atti Nozionali[19] , cioè [Identità, Qualità e Similitudine], triplicando i quali saranno 6 (poiché una delle tre fu sottratta), e saranno 30 e oltre [ perché  27 + 3 + 6 ]. In ogni persona ci sono tante similitudini , quante sono le eguaglianze, e vi sono tante eguaglianze quante sono quelle secondo le quali, qualcuno può dirsi eguale aad un altro, le quali cose sono troppo lunghe da enumerare ora. Coloro che dunque provano le Relazioni Divine non parlano di nessuna perfezione, poiché ci sarebbero più perfezioni nel Padre che nello Spirito Santo, e non argomentano bene, perché  come vedesti in ogni persona vi sono 9 [Atti Nozionali] qualora si parlasse correttamente. Se le Relazioni Divine, indicano le perfezioni, dunque ogni Persona manca di qualche perfezione, poiché in ciascuna c’è qualche Atto Nozionale che non c’è nell’altra, di cui si dirà in seguito, ma tutta questa moltitudine è una unica cosa in tutto equivalente a ognuna di queste perfezioni, così come dunque, chi possiede una talento d’oro possiede molte migliaia di monete d’oro. Pertanto chi possiede l’ Essenza Divina, possiede molti enti in modo equipollente. A tutte queste cose (prodotte) per mezzo dell’Intelletto (che si sono dette) in 12 punti, se ne aggiungeranno altre.

13) In tredicesimo luogo, l’ Essenza Divina equivale al Principio Produttivo di cose diverse  da Dio, mediante il Quale all’ essere conosciute. Infatti in questo punto, l’Esistente”,  offre all’intelletto Divino ogni cosa ancora creabile e fattibile. In verità l’ Essenza Divina anche per una sola cosa creabile e fattibile, si riporta al Suo Intelletto, cioè a Se Stesso, in modo da equivalere all’intelletto, come se, fosse li innanzi davanti a se stesso,  lo stesso oggetto creabile e fattibile, ovvero una sua similitudine: l’ Essenza Divina è una similitudine perfetta  di ogni cosa intellegibile e così li ci sono in modo equivalente tante similitudini quante sono le cose comprensibili. Dunque sono compresi, per una ragione il cavallo, per l’altra il bue[20], poiché l’ Essenza Divina è equivalente all’uno e all’altro. Dunque alcuni dissero che tutte le cose (esistenti e non ancora esistenti) si comprendessero tutte con una unica immagine[21] della Divina Essenza, altri con diverse immagini. Entrambi parlavano rettamente  ma non capivano perfettamente. Dio ,infatti, intende ogni cosa con la sua unica Essenza, né è necessario che ci siano in Essa delle relazioni a rendere comprensibili i loro precedenti significati,  ne qualche ragione distinta,  ma è sufficiente la sola Essenza  in quanto equivale alle ragioni di tutte le cose. Non dunque del tutto unica, ma unica in quanto equivalente a molte cose. È certamente vero che l’ Intelletto considerando l’Essenza equivalente a tante e tali cose, sia dentro che fuori, possa nella stessa medesima Essenza, così considerata, produrre molti enti di ragione , come la sapienza e la bontà, (per quanto alle cose interne), e similitudini di cose come la pietra e del ferro, (per quanto alle esterne),  né tuttavia tale considerazione e produzione sarebbe per questo necessaria,  come se , né la bontà, né la sapienza non fossero già in Dio, se Dio o qualche altro non le avesse immaginate ed allo stesso modo tale produzione degli enti di ragione, non è necessaria perché si intenda che  la similitudine o l’idea (ad esempio) della pietra o del legno appartengano a Dio  Le similitudini delle cose, infatti, sono già nell’essenza di Dio, in modo ancor più precedente di quanto si intendano comprese da Dio. Sono, dico equivalenti e non in un certo modo distinte, da una immagine prodotta dall’intelletto. E pertanto, questo dottore acuto” - indicava Scoto - “intese non che non siano in modo equivalente, ma che non appartengano ad immagini diverse, come questo altro dottore” – indicava Tommaso – “sembrava affermare”. Inoltre ti Dico che con un modo ancor più precedente , Dio pensò dapprima la pietra, che aveva prodotto nell’ Essenza Sua , considerata mediante una distinzione delle similitudini, (come segue):

a) In un primo luogo,  infatti l’ Essenza equivale alla similitudine della pietra e del Legno. 

b) In un secondo luogo, pensa la pietra e il legno.

c) In un terzo luogo, può distinguere nella sua essenza la similitudine della pietra e la similitudine del legno.

14) In quattordicesimo luogo, la Divina Essenza equivale alla conoscenza di tutti i “Non Enti” e di tutte le “Cose Impossibili”, nel modo in cui, il “Non -  Ente e la Cosa Impossibile” può essere conosciuto. Il “Non Ente” certamente, non può essere conosciuto  così come una cosa che ne presupponga un’ altra,  poiché allora non sarebbe un “Non Ente”, ma un ente.  Ma può comprendersi  cosa “non è” ,  negando tutti gli altri enti.  Affinché vi sia il senso del “Non Ente” non devo concepire né la sostanza, né l’accidente , né Dio, né la creatura. Tuttavia voi uomini dite che  un “Non Ente” è ciò che non è, né qualche sostanza, né qualche accidente, e sembrate rendere quello quasi un ente, riferendovi a quel “Non Ente”, come se diceste -  fuori dal cielo non c’è nulla - , quasi che ci fosse un luogo oltre il Cielo, e dicendo - fuori dal cielo non c’è nulla - , sembrate porre qualcosa fuori dal cielo: come se fosse un qualche luogo. Infatti dentro e fuori sono differenze di luogo. Tali parole sono da intendersi in modo negativo, non positivo, ovvero è una posizione (intellettiva) soltanto immaginaria - poiché  certamente non è Cielo, né dentro il Cielo. Non è nulla, dunque, quella dizione che sembra porre qualcosa , né altrimenti potete parlare. La vostra immaginazione abbraccia il “Non Ente”, così come abbracciasse l’ente. Dunque parlate del “Non Ente” come fosse un ente, e il “non intellegibile”, come fosse intellegibile. Qualsiasi cosa invece concepite come impossibile, la immaginate costituita di parti che si oppongono, come l” Ircocervo[22]” e il “Minotauro”.

15) In quindicesimo luogo l’ Essenza di Dio equivale all’amore, per mezzo del quale Dio si compiace di ogni cosa, poiché in ogni cosa c’è partecipazione della sua bontà, ed inoltre  ogni cosa costituisce la medesima partecipazione alla bontà divina, affinché non sembriate fare distinzione tra partecipante e partecipato: tutta la creatura infatti è una sorta di partecipazione alla bontà divina, da cui il partecipante e ciò che è partecipato  sono in tutto una cosa identica.  Dio si compiace di Se Stesso in ogni cosa.

16) In sedicesimo luogo l’ Essenza Divina equivale alla volizione di qualche cosa che Dio  non solo ama con un amore semplice ma anche efficace, poiché vuole che le cose esistano per un certo tempo. Equivale alla conoscenza, poiché conosce che quelle cose esistono per quel tempo, e vuole inoltre per alcuni, la gloria e la grazia come già dicemmo altre volte, una giorno che avremmo il sermone della prescienza e predestinazione di Dio, - pretermetto dunque queste cose.

Hai compreso in che modo  non vi è altro in Dio che Dio Stesso, e in che modo equivalgono a Se Stesso così tante e tali cose  e perfezioni che sono sparse nelle cose inferiori, ma sono riunite tutte quante nella natura divina e dalla Stessa sola sono rese ogni cosa,  come se fossero li molte cose realmente distinte.


PARAGRAFO 7,7 - L’ATTO NOZIONALE “INGENITO”

Ora invece, ascolta qualcosa di questa nozione che si colloca nella Prima Persona ed è chiamata “Ingenito” . Quella dizione può denotare quattro cose:

In primo luogo, la “negazione del generato”, e in quel modo molte sono le cose “ingenite”, e cioè tutte quelle cose che “non sono generate”, sono tutte dunque create “ingenite”, e lo Spirito Santo che non è generato, in questo primo modo può esser anche chiamato “ingenito” e così non soltanto il Padre sarebbe “ingenito”.
In un altro modo, può significare la negazione della produzione attuale, cosicché “ingenito “ sarà identico a “non prodotto” e in quel modo le cose create non sarebbero “ingenite”, poiché “vengono prodotte”, né similmente lo sarebbe anche lo Spirito Santo perché viene invece prodotto : e tuttavia anche ciò che non è, non fu e non sarà,  può essere chiamato “ingenito” in quanto non prodotto, qualche rosa che nonostante non fu o sarà prodotta mai, tuttavia è producibile ed in questo modo “l’ingenito” non si addice a Dio Padre, poiché Egli stesso non solo non è prodotto da alcuno ma  è anche improducibile.
In terzo luogo “l’ingenito” può denotare nono solo la negazione della produzione attuale, ma anche dell’attitudine a produrre, cosicché  non sia né prodotto, né producibile in modo assoluto, ed in questo modo, diverrebbero tuttavia “ingenite” come Dio Padre, le cose impossibili come l’ Ircocervo.
In quarto luogo “l’ingenito”, indica la negazione della produzione di ciascuno dei due modi,  sia quello attuale che quello attitudinale, con il concetto che una cosa di tal genere sia un ente, così appunto intendendo l’ingenito, cioè come un ente ovvero un “pensato non prodotto e neanche producibile”, in tale modo si riferirebbe soltanto a Dio Padre, il Quale è il solo, infatti,  che non è prodotto da altri, dove ti dico che,  quella tesi che presuppone che in primo luogo compete a Quella Persona, essere tanto “ingenita” quanto il “generare” è vera, e argomenta ottimamente: infatti se la Prima Persona esistesse per mezzo di un'altra per prima rivolgerebbe l’attenzione a quella persona dalla quale procedesse piuttosto che a quella che da essa proviene, e  da ciò si evince che non proviene da un altro. Dunque in primo luogo Le spetta quella negazione di “non venire da un altro”, più che questa affermazione di “sussistere da Se Stessa”, poiché  in qualsiasi modo si dica  l’affermazione sarebbe vera e anche se non lo fosse in quel modo, sarà vera la negazione se sarà falsa l’affermazione. E quello che, argomentando contro questa tesi, dice che la negazione concorre prima di ogni affermazione, argomenta ottimamente: poiché in primo luogo, ciò in cui il Padre sussiste ed è una Persona, non può essere una negazione. Non bene conclude invece dicendo, che nel Padre vi sia l’atto di generare prima dell’atto “ingenito”, sebbene conclude che al Padre spetta qualcosa di positivo prima ancora di qualcosa di negativo.

E dunque l’ Essenza Divina, non come equivale alla stessa “generazione”, o alla stessa “paternità” costituisce una Persona, ma come equivale ad una “Entità Ipostatica[23]” che è una Entità Assoluta,  non relativa: le Persone Divine sono in se stesse assolute, e si riportano alle relazioni suddette (le 16 relazioni  n.d.a.), né tuttavia sono costituite da due cose o da due entità,  né da “divinità e relazione” cioè da una cosa che viene aggiunta ad un’altra, ma dalla sola e unica divinità che equivale ad ogni cosa. La relazione dunque sopra aggiunta, non è che l’ Essenza Divina che equivale alla relazione ed è pertanto è costituita dalla Persona divina. Molte cose si aggiungono alla Medesima, e tuttavia Essa rimane semplicissima,  né possiede più enti in Sé, ma soltanto quell’ ente che è la divinità.  


PARAGRAFO 7,8 - IL NOME DEL PADRE, DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO

Ritorniamo, noi Angeli, (per parlare del costume umano) a quando ascoltammo voi uomini che dibattevate e dicevate che le Persone Divine  si costituiscono mediante relazioni d’origine e si distinguono mediante le stesse, a seconda che differiscono in ragione della Essenza e che ciò dunque avvenga, sia perché i nomi imposti alle Persone sono relativi, sia perché  Cristo disse: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo [Mt 28,16-20]  e non si accorgono che i nomi sono imposti a causa delle loro proprietà, cosa che gli stessi dicono anche in altre parti,  e poiché è proprio della Prima Persona generare  e dunque  essere padre, il nome gli viene imposto da questa sua proprietà, così come il nome di quella cosa che attinge il piede si chiama pietra: sebbene dunque quel nome venga ottenuto dalla proprietà, è tuttavia imposto anche a quella Persona, così come il nome della pietra non identifica la lesione del piede, ma l’ oggetto, da cui deriva che questo nome Padre è il nome proprio della Prima Persona. Non così è quando chiamate qualsiasi uomo padre. Quando infatti dite, quest’uomo è padre, proferite un nome comune, e in lui il suo elemento esteriore (accidente): quando dite invece, questo è il Padre, intendendo la Prima Persona,  non parlate dunque dell’accidente (o dell’elemento esterno - sensibile) del soggetto, come se diceste: questo è il padre di Giovanni, una volta presentato il Figlio di Zaccaria o di Zebedeo. Si tratta dunque di un nome: sostantivo proprio, che non appartiene a nessun altro, perché una volta nominata o proferita la parola “Padre”, senza alcuna ulteriore aggiunta, si intende esclusivamente la Prima Persona Divina: perché il nome, in quanto indica quella Persona, come ti dissi, è un sostantivo proprio.  Come , invece, dimostra una relazione in concreto, che indica che lo stesso è riferito al Figlio , allora quel nome viene trattato come un aggettivo, poiché mostra quella relazione e riguarda ciò in cui si identifica. Similmente il nome della Seconda Persona è imposto in base alla Sua natura che consiste nell’ “Esser Generato”, ed in base alla relazione di Filiazione che consegue da tale generazione ed è il nome proprio della Seconda Persona.  Per questo, quando il Profeta dice un figlio ci è stato dato [Is 9:5] la parola figlio, in quella frase,  indica la Seconda Persona che assunse la carne, dunque il suo nome sarà chiamato sempre Dio, come se si dicesse “il Figlio che ci è dato è Dio”. Figlio, dunque, è il nome proprio della Seconda Persona ed è un sostantivo proprio. Quando invece indica quella relazione con la quale quella Persona si riferisce al Padre, allora è inteso come un nome comune aggettivato come in quella frase dei Proverbi:  Come si chiama? Qual è il nome di suo figlio, se lo sai? [Pro. 30,4]  E se forse indicasse il nome del Figlio di Dio?: Se lo hai capito allora, anche ora lo saprai : troverai infatti, che non sia altro che questo nome di Figlio. Da cui, dicendo il Figlio è Figlio, può intendersi sia nel soggetto come nome proprio al posto della Seconda Persona, sia nel predicato, come nome comune, al posto del Figlio.  Così come si direbbe “Giovanni è figlio”,  così anche dicendo “il padre è padre” può intendersi così:  la Prima Persona è il Padre poiché generò e, in altro modo,  la Prima Persona è la Prima Persona. Da cui Cristo disse: Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra [Mt 11,25]   - lo chiamò con un nome comune,  come se dicesse “ Rendo lode a te che mi generasti  e che sei mio padre, invero signore di tutti”, e poi soggiunse  “ Signore dei Cieli e della Terra, e di tutte le cose che sono in esse”. Quando, invece, poi disse: nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo [Mt 11,27], allora utilizza il nome di Figlio e di Padre, in modo sostantivato e non aggettivato, poiché allora è nome comune e sta indifferentemente, per questo padre, o per quello, e per questo figlio o per quello. Li invece nelle parole del Signore vi è il seguente senso: “Nessuno conosce la Seconda Persona, se non la Prima, la stessa Seconda e lo Spirito Santo che è Dio, né alcuno conosce la Prima Persona, se non il Figlio, la Medesima Prima Persona  e lo Spirito Santo”. Non escludeva dunque le Persone da una tale conoscenza, ma tutte le creature, che non sono in grado di conoscere Dio, se Lui non volesse, per cui segue: “a colui al quale il Figlio voglia rivelarlo” cioè “Chi tuttavia non rivela mai ciò, se non per mezzo del Padre e dello Spirito Santo”. Parimenti il nome Spirito Santo è imposto alla Terza Persona dalla sua propria natura, che è esser spirata o esser prodotta dalla volontà, che è una volontà Benigna e Santa, e dunque il nome di quella persona è giustamente chiamato Spirito Santo, al quale si attribuiscono tutti i doni e tutte le grazie. Non vi è nulla nello stesso mondo, di più dolce, di più soave, né tuttavia più soave del Padre e del Figlio, poiché la soavità è identica in tutti è tre. Vedesti dunque, in che modo, quella parola “padre”, ora significa un “supposito divino”, ora una “sua proprietà”  e talora si prende in senso ambiguo come “creatore”, e tutte e tre le Persone sono un unico padre di tutte le creature, e inoltre talvolta è preso per “Santificatore”, e così in modo speciale è inteso anche “Padre degli Angeli” e “tutta la Trinità” (padre) degli uomini.  Questi tre nomi sono pertanto di grande virtù, ognuno identifica quella Persona Divina  sotto la propria ragione. Colui che tuttavia, disse: andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo [Mt 28, 16-20] conosceva bene quelle Persone sotto la propria ragione, ne è lecito dire “nel nome dell’ ingenito o del Verbo  o dell’Amore spirato”, né “nel nome del genitore o di entrambi coloro che spirano”, poiché quegli altri termini non identificano le Persone sotto la propria ragione. Da cui, sebbene le proprietà del Verbo e del Figlio non siano due proprietà, ma una soltanto e differiscono solo per la ragione, tuttavia, battezzando ed anche invocando la SS Trinità,  non si dice giustamente,  “nel nome del Padre e del Verbo”. Invece è chiamato anche Verbo in quanto è prodotto dalla memoria del Padre, e si chiama anche Figlio in quanto generato da una sostanza generante nella natura intellettuale. Come dicemmo pertanto nel primo modo la Prima Persona si intende costituita dalla divinità in quanto alla sua natura e  dalla divinità in quanto equivalente a una cosa assoluta, poiché la persona si costituisce e si distingue. Nel secondo modo si intende come “generare”, mentre nel terzo modo, come “Padre” come dicemmo. Se tuttavia l’aver generato indichi una relazione di paternità o la preceda,  lo dichiarerà al suo tempo, quello che è scelto a questo compito affinché alcuni di voi non credano  che il padre non sia altro che questo “aver generato”, e che il Figlio, non sia altro che l’ “essere generato”, e poiché a Quello che Lo generò è impossibile non “aver generato” allo stesso modo è impossibile a colui che è stato generato, non “essere generato”. Dunque Colui che una volta è stato padre, lo è per sempre e Colui che una volta è stato figlio lo è per sempre. E così  Maria non finisce di essere Madre di Dio, e in questo modo non vi sarebbe nel Padre una divinità equivalente alla generazione in modo separato, come dicemmo sopra, né sarebbe diverso, similmente, che la divinità equivalga all’essere generato o al genito di quanto equivalere alla filiazione, né nello Spirito Santo sarebbe una la ragione dell’ “esser donato”,  o del “liberamente prodotto”, ed un’altra invece la  relazione che chiamammo sopra di spirazione passiva, né similmente sarebbero diverso il nome del Padre, dal termine “colui che genera o genitore”, che significherebbero completamente lo stesso, e così anche accadrebbe per il nome di “genito” e di “figlio”,  che se ciò sia vero lo discuterà quel pastore . Per il momento seguirete quello che ti ho precedentemente insegnato,  cioè che una sia la ragione della generazione attiva e passiva, e l’altra di paternità e filiazione. Allora io gli domandai:

in che modo una persona non sia maggiore dell’altra e
per quale ragione una persona non manchi di qualche perfezione, poiché in ciascuna vi sono caratteristiche proprie rispetto alle altre e
per quale ragione non ci sono li più produzioni di quelle due sole.

 

1.IN CHE MODO UNA PERSONA DIVINA NON È MAGGIORE DELL’ALTRA

[A. in senso numerico] Così, mentre io domandavo ciò , l’Angelo iniziò a parlare: “ C’è ormai da vedere in che modo, una persona non è maggiore dell’altra, ma fai attenzione, così come in due monete nelle quali vi è  un identico valore di unità, non si dice che una sia maggiore dell’altra, nonostante in una rispetto all’altro vi siano unità diverse, così come le cinque dita della mano destra non sono maggiori della sinistra, per questo, come è legittimo che nella destra e nella sinistra vi siano dita diverse, così, poiché nelle Persone Divine, vi sono tante proprietà in una, quanto ve ne sono nell’ altra, come dicemmo sopra, è lecito che in una non vi siano le stesse proprietà che sono nell’altra e per la medesima ragione una non è maggiore dell’altra.

[B. in senso sostanziale] Ma prendendo per “il maggiore”, “ quello che è il più degno ed il più nobile”, potreste meravigliarvi in che modo il Padre non sia maggiore del Figlio, nonostante il fatto che è più degno. Infatti generare, cioè avere da sé ogni cosa, è più degno che “esser generato”  e ottenere ogni cosa da un altro e parimenti perché, è più beato  e maggiormente eccellente “il dare” piuttosto che il ricevere. Ma il Padre genera tutte queste cose da Se Stesso e il Figlio tutte queste cose elargisce[24]. Poiché invece, il Figlio è generato e possiede ogni cosa da un altro, e ogni cosa l’ottiene dal Padre, per tale ragione, dunque, sembrerebbe  più degno il Padre del Figlio ed ambedue più degni dello Spirito Santo. Dal momento che non può negarsi che sia più degno dare che ricevere, secondo la sua ragione, dunque per la medesima ragione, non è sconveniente ritenere più degno non quello che è più degno nella dignità, ma quello che lo è nella generosità della divinità. Da ciò, alcuni dei vostri dottori chiamarono questo, concetto di “autorità”, sostenendo che nel Padre c’è l’autorità, mentre nel Figlio una sotto – autorità,  e da ciò, i logici dissero che il Padre sia una relazione di subordinazione e una filiazione di subordinazione. Dunque, possiede quell’autorità, ma non è per questo maggiore, se non molto impropriamente, intendendo per maggiore Lo Stesso che è più degno o che ha autorità. Da cui, qualcuno di quelli che stanno qui disse – e indicò S. Ilario di Poitiers - il Padre è maggiore del Figlio, tuttavia,  il Figlio non è minore del Padre, la quale espressione è da intendersi così: “il Padre in quanto a ciò è maggiore del Figlio, sebbene il Figlio , semplicemente parlando, non è minore del Padre. Se tuttavia, il Padre, in qualche modo fosse maggiore del Figlio semplicemente, il Figlio semplicemente non sarebbe inferiore al Padre. Ma né il Padre è maggiore del Figlio semplicemente, né il Figlio è inferiore al Padre semplicemente. Aggiungi che il Padre non è maggiore del Figlio, poiché sia “il generare” che “il concedere” costituiscono la divinità allo stesso modo che “l’essere generato” e “l’esser concesso”. Se dunque una cosa fosse “il generare” ed un’ altra “l’ esser generato”, il Padre potrebbe dirsi in qualche modo,  più degno del Figlio, ma poiché la divinità è tanto “il generare” quanto l’ “esser generato”, ed è sia nel Padre che nel Figlio, ne segue che poiché la stessa cosa è nell’uno come nell’altro,  uno non può dirsi più nobile dell’altro. Sebbene, dunque,  la divinità, per come è nel Figlio, non equivalga al “generare”, la stessa tuttavia è nel Figlio, infatti il Figlio è quella cosa che è l’ “Esser generato” e il Padre è quella cosa che è “il generare”. Qualsiasi cosa possieda dunque il Padre formalmente, la possiede sia il Figlio che lo Spirito Santo, formalmente o realmente ovvero in modo identico,  e qualsiasi cosa possiede il Figlio formalmente, la possiede sia il Padre che lo Spirito Santo, formalmente, realmente o in modo identico, qualsiasi cosa abbia lo Spirito Santo formalmente, la possiede sia il Padre che il Figlio, formalmente o realmente o in modo identico. Dunque quelle stesse cose si trovano in ogni Persona, ma non le stesse e in identico modo sono in ogni persona. Dunque una Persona non è maggiore dell’altra, poiché tante cose quanto sono nell’una sono nell’altra. Quindi, poiché quelle stesse sono in una come nell’ altra, ma in un diverso modo, Dio è ogni cosa in ciascuno di Loro.

2. IN CHE MODO UNA PERSONA NON MANCHI DI QUALCHE PERFEZIONE RISPETTO ALL’ALTRA – NUOVO RICHIAMO AL COMMA GIOVANNEO

Ora c’è da vedere:

in che modo, tutto ciò che è in una Persona è Dio e tutto ciò che è nell’altra Persona è Dio e la divinità sia una cosa sola.
se possano chiamate  Tre Persone, tre cose

e ti dico , o carissimo, che voi già confessate tre cose e non lo potete negare, poiché costui lo disse -  e indicava Agostino – e lo ammisero i vostri: sebbene tuttavia Esse, non sono propriamente tre cose, ma in tutto una cosa sola. Difatti sono veramente e propriamente tre , ma non propriamente tre cose, ma una unica cosa[25]. Mediante quel passo, si dice: e questi tre sono una sola cosa [Comma Giovanneo o pseudo 1Gv5-7] cioè sono del tutto una sola cosa. Nella stessa cosa, infatti, sia si riuniscono, sia si distinguono, come ti è già stato mostrato. Sono dunque una sola cosa, poiché tutto ciò che si trova in Ogni Persona non è che la divinità. Tuttavia, come richiamo la sentenza di questo – e indicava Agostino – secondo cui, sia vero ciò che avete appreso, così lo dichiaro a voi.  La divinità, nel modo in cui equivale a quelle tre cose o a quelle tre entità, distingue le Persone, dunque possono dirsi tre cose, poiché da una cosa sola sono distinte in tre cose equivalenti. Da cui quello stesso, cioè Agostino soggiunse, [questi tre sono una cosa somma].,  poiché quella cosa somma della divina essenza, è causa di quelle tre cose personali . Una volta che dunque si dice che sono tre, si domandi pure: Quali tre? Cioè, tu che dici che siano tre indica e aggiungi il sostantivo a quell’aggettivo di tre! Cosa sono dunque, tre uomini o 3 dei, o tre, che cosa? Non devi rispondere tre dei, affinché la divinità non appaia distinta in essi , sebbene si possa dire tre dei nel senso di tre che hanno la divinità. Tuttavia se si dice che sono tre dei, quella dizione tre sembra inevitabilmente definire la divinità, e quella definizione, in realtà, da l’idea di una certa moltiplicazione e plurificazione e così sembra che la divinità sia moltiplicata e plurificata. Ma se si plurifica soltanto ciò che concerne quella dizione di Dio, l’orazione - tre persone sono dei - sarebbe vera, cioè (nel senso) sono tre che possiedono la divinità, ed è detto (perciò) in quel modo – in Principio Elohim (Dei o Potenze) creò il Cielo e la terra [Gn 1,1][26] e dicendo che il termine “dei” sta ad indicare le Persone Divine,  la locuzione è meno incongrua che dicendo sono tre dei , poiché questa locuzione è vera assolutamente, questi sono tre dei cioè tre che possiedono la divinità. Ma questa locuzione “questi sono tre dei”, è sospetta,  poiché quella dizione “tre” sembra soffermarsi troppo sul significato di quei sostantivi dei, e non su quello che concernono loro,   cioè su quella espressione che indicano.  Infatti se cadesse su quella,  l’orazione sarebbe vera. Non devi dunque rispondere che sono tre dei,  se non in quel senso,  né risponderai che siano tre cose perché sembreresti ammettere la pluralità di quella cosa per mezzo della quale sono Persone ed esistono. Tuttavia possono dirsi tre cose in quel modo che dichiarammo, ma risponderai “sono tre Persone”, o “tre essenze” o “tre ipostasi”, non “tre sostanze” perché la sostanza è identica all’ usia[27] cioè essenza o natura divina. Se tuttavia con il nome di sostanza si intenda l’ essenza,  o la persona, come per sé unica, allora può dirsi che sono tre sostanze,  così come i greci sono soliti dire quando dicono,  sono tre ipostasi. Ma è meglio chiamare l’ essenza con il nome di ipostasi,  più che col nome di sostanza, difatti esse sono tre cose esistenti , ma non tre esistenze,  poiché la divinità stessa è esistenza,  mediante la quale le stesse tre esistono ,  e annota che quella ragione,  che pose costui – e indicava il Scoto – è buona e cioè che dunque possiamo dire [tre sono quelle che creano e tre sono quelle che esistono] , non invece “tre creatrici”  e “tre esistenze”, poiché dicendo “tre creatrici” sono posti due nomi aggettivati (cioè tre e creatrici n.d.a.) , nessuno dei quali identifica l’altro, così come nessuno dipende dall’ altro,  ma entrambi indicano il sostantivo sottinteso, così come ciascuno di loro dipende dallo stesso. Quel sostantivo, invece, che determina quella dizione, “tre”, non è Dio, come dicemmo  né una cosa propriamente, ma una persona, una essenza, o un’ ipostasi. Il senso è dunque “tre che creano”, o “tre che esistono”,  cioè “tre Persone esistenti,  o creanti”. Dicendo invece “tre creatrici”, quella dizione di tre cade sul medesimo significato di creazione,  e la plurifica, e poiché la “medesima forza creativa” e “la creazione” è una in tre, dicendo tre (creatrici), si plurifica il senso e così quella dizione diviene falsa. Allora domandai : “Mio signore, sebbene non capisca perfettamente ogni cosa, ho tuttavia compreso  che nella Persona Divina,  non vi è nulla che non sia divinità ed anche che la Persona è Dio e Dio è la Persona! In che modo dunque ci sono tre Persone e non tre dei?”. Rispose l’Angelo: “ Agostino, che sta qui,  di ciò dubito assai!”. Ma non appena l’Angelo disse questo, Agostino sospirò, come provasse compassione per gli uomini pellegrini che non sono capaci di comprendere perfettamente questa cosa. E l’Angelo disse: “È necessario che a questo aggettivo “tre”, corrisponda qualche sostantivo, non tuttavia a beneficio degli eretici che chiedono cosa si intenda per tre, ma per amore di verità. Infatti il termine “persona” denota e significa qualcosa che sussiste ed incomunicabile nella natura intellettuale. Occorre dunque che due cose siano nella persona:  la natura intellettuale e un’altra cosa o entità, per mezzo della quale sussista incomunicabilmente,  e si distingua da un'altra cosa che esista in tale natura [v. 1° nozionale del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo]. Se dunque nel Padre ci fosse una tale cosa diversa dall’ essenza, allora sarebbe chiaro da chi assumerebbe la qualità di persona. Ma ora, ammettendo che le persone siano semplici,  e nelle stesse ci sia la sola divinità, essa sarà identica, poiché la divina essenza è la natura intellettuale e perfettamente supplisce al posto di quella cosa,  per mezzo della quale sussiste e si distingue la persona. Il Padre è dunque interamente una persona, ed include così dentro di sé due cose, la natura e quella cosa per mezzo della quale è una persona, tuttavia certamente non così distinte in due cose,  ma include invece, una cosa che equivale perfettamente a quelle due. Poiché tuttavia, la “ragione” della Persona è tratta da quella cosa per mezzo della quale si distingue, poiché per mezzo di quella acquisisce un essere incomunicabile, dunque una è la ragione della natura divina,  altra è quella della persona stessa, non poiché una sola cosa costituisca una persona,  così come la parola “uomo” non indica la sola ragione ma anche il senso, sebbene l’essere dell’uomo è sottomesso alla ragione, al riguardo, tuttavia, quell’altra cosa con la quale la persona si distingue dalle altre,  non è cosa diversa dall’Essenza Divina . Ma l’essenza supplisce al posto di quella cosa perfettamente così come se li si collocasse in modo distinto da quella. Tutto ciò che è nel Padre è Dio, ed infatti così come il Padre è Dio, e così come è una cosa assoluta è la divinità, e così come è una persona , non è una cosa diversa dalla divinità. Così anche la stessa divinità in quanto equivale a tale cosa , supplisce al suo posto. Tre dunque sono le Persone perché sono tre sostanze, tre che esistono per se stesse, tuttavia non sono tre dei, ma tre che hanno ottimamente la divinità. E poiché la distinzione dei tre non avviene per mezzo della divinità, per come è la divinità e l’ essenza, sebbene, anche per mezzo della divinità supplisce al posto di quelle tre cose: dunque plurificando le persone, non plurifichiamo la divinità. Quando dunque una cosa equivale perfettamente ad altre due, non ne consegue  che per la ragione che equivalga ad uno si plurifichi, né dunque che si plurificherà per la ragione che equivalga ad altri. Così come, dunque, nella stessa cosa si congiungono e si differenzino le persone, così, nella stessa si plurificano e si riunificano in modo che quella unica equivale a molte. Da cui non è  contro  il Primo Principio, poiché così come tu fai salvo - disse a Tommaso – che li non c’è contraddizione nonostante la plurificazione degli enti di ragione  e -  disse a Scoto  - per una loro non formale identità, o per la natura della cosa medesima, così io, come terzo teologo che conosco  ambo le parti dei vostri,  manifestando e conciliando entrambi, farò salvo che non ci sia li alcuna contraddizione, a causa della equivalenza della divinità  a più cose. La stessa cosa rimane dunque una e si plurifica, poiché la divinità, rimane una per come è la natura e per come è la divinità, e la stessa si plurifica in modo che equivale a tre cose ipostatiche.  Mentre per una diversa ragione resta un’ altra Persona, e si plurifica in un’altra Persona, in modo che la stessa equivalga ad una ragione di paternità, o alla ragione  per la quale resta questa persona, per la quale differisce da se stessa, e non è la stessa rispetto a sé, ma altra a se stessa, in modo che diviene ragione di un'altra persona, affinché sia dunque quell’altra persona, e in modo che equivalga ad una ragione di filiazione. Da cui, così come la paternità non è la filiazione, così la divinità che  equivale alla paternità  non è la divinità che equivale alla filiazione.  Dunque si dice che la paternità come paragonata all’essenza, transita – come il qui presente Scoto disse – affinché resti paragonata all’opposto, sempre tuttavia resta e sempre transita, come disse lo stesso. La proprietà ipostatica paragonata ad un’ altra sembra restare distinta da lei,  paragonata alla natura, transita in quella. Tuttavia annota che, indicando  la natura divina o la divinità, questa espressione è vera: [questa è la paternità, questa è la filiazione], non tuttavia si deve ammettere che la paternità sia la filiazione. E per questo, dunque, siccome la divinità può essere ben chiamata paternità, poiché equivale a quella, allo stesso modo può chiamarsi filiazione, poiché equivale a quella, ma non può dirsi che la paternità è la filiazione poiché non è in nessun modo lo è, né formalmente, né per equivalenza. La paternità infatti non equivale alla filiazione, né la filiazione equivale alla paternità. Quando due cose si dicono con riguardo ad una terza, cui ciascuno di loro equivale, allora quelle due , non per questo, sono dette così tra loro, se non così:

-  la paternità è quella cosa che è la filiazione,  non perché  la ragione della paternità  sia la ragione della filiazione,  ma poiché quella cosa che è la paternità, è la stessa filiazione. Fai meglio attenzione per quale motivo si ammette questa ragione. La divinità è sapienza, e la divinità è bontà, dunque la bontà è anche sapienza, e tuttavia la divinità equivale alla sapienza e alla bontà, non invece la sapienza equivale alla bontà, né, al contrario. Questa cosa , dunque,  non si ammette in modo assoluto: la divinità è paternità, e la divinità è filiazione; dunque non segue da ciò che la paternità è filiazione. Per quale ragione, dunque questo non segue, e li segue? Ti Dico dunque che ciò sia così, poiché la sapienza e la bontà, si aggiungono alla divinità scambievolmente, poiché sono insieme in ogni persona .  La divinità, infatti,  in qualsiasi persona equivale alla sapienza  e alla bontà. La paternità e la filiazione, invece, e le altre proprietà delle Persone, si danno alla divinità, come riunendosi in essa e come raccolte.

Quando dunque una cosa illimitata fra due cose, equivale a quelle due,  allora , sebbene  ciascuna di quelle, si dica realmente equivalere a quella prima, non tuttavia, per questo, una di quella si dice equivalere per forza all’altra, allo stesso modo di come, due differenze egualmente si dicano di un’animale,  poni ad esempio, i termini razionale e irrazionale,  e non tuttavia,  il razionale è uguale all’irrazionale. Dunque, se l’animale equivalesse al termine “razionale” e all’ “irrazionale”  non segue dall’affermazione di ciascuna di quelle due riferite all’animale, una eguaglianza anche tra di loro . Ciò dunque è il motivo per la quale la paternità non è la filiazione. Poiché ciascuna delle due è la divinità e non quella che avete posto voi– disse –a  Tommaso e Scoto - . Voi infatti rimuoveste dalle ragioni ipostatiche,  ogni perfezione,  e diceste che esse sia astraggono dal finito all’infinito e faceste ciò, poiché, sostenendo diversamente, sarebbe seguito che ci fosse qualche perfezione in una sola persona, di cui ne sarebbe stata priva l’altra,  ma noi già mostrammo,  non ci sia nulla in una Persona, in modo reale e identico che non sia anche nell’altra, poiché la divinità è una cosa unica con quelle,  e ciò è sufficiente, a motivo della somma perfezione della Persona, che in essa ci sia una divinità che equivalga ad ogni perfezione: anche se non equivalga come è in essa, basta  alla persona possedere “ciò che contiene in sé ogni perfezione”.  

Corollario: critica del processo di astrazione scotista

Certamente le relazioni divine, se siano cose ed enti,  non solo saranno un ente in comune, ma anche tale ente,  tale “uno”, tale “vero”,  e tale “buono” [28]. Se infatti esse non si astraggono dalla bontà e dalla verità e non si astraggono dalla perfezione, e se non si astraggono  dalla bontà[29], che secondo te  – disse a Scoto – è successiva rispetto alla quantità della virtù (mezzo utilizzato da Scoto per giungere al concetto di infinito –mediante l’aggiunta progressiva di “quantità” ad un ente finito n.d.a. ), in che modo vuoi che si astraggano dalla stessa quantità? Non è forse la stessa quantità un modo intrinseco[30]?[31] Non è forse il modo intrinseco o relativo alla quantità o vicinissimo alla quantità[32]? Unità, verità, bontà, passioni non sono cose posteriori rispetto alla quantità della virtù divina!  L’ Ente in comune si astrae da ogni livello, per sua natura, mentre l’ente sottostante ad esso (come in questo caso la medesima quantità N.D.A.), non può essere astratto  dal suo livello e non si può astrarlo dall’unità, dalla verità e dalla bontà. Poiché esso include sia le cose successive [unità, verità, bontà n.d.a.] che quelle anteriori [quantità]. Poiché se la quantità della virtù non sia precedente all’unità, (ma sia successiva come tu dici che la utilizzi come strumento di estrazione), allora la divisione per uno e per molti, sarebbe precedente a qualsiasi divisione, sia per quantità che no, si per finito che per infinito, il che sarebbe, secondo Tommaso, qui presente, contro te e i tuoi. Lo stesso va detto con riguardo sia delle proprietà delle Persone Divine , che delle cose essenziali, perché nessuna di loro si oppone alla perfezione[33]  Se infatti a qualcosa, per sua ragione formale e per propria natura, ripugnasse la perfezione,  ripugnerebbe realmente ed eminentemente l’essere unito e congiunto (al concetto perfetto) .Cosa è perfetto ? A chi non ripugna essere una cosa di perfezione infinita , non ripugna neanche la perfezione della sua natura. Se anche la “non quantità”, attraverso se stessa,  fosse inclusa nella natura delle relazioni divine, in nessun modo la quantità potrebbe loro competere, per vostra regola, la quale afferma:  Quando qualcosa coincide ad uno attraverso  sé stesso, il suo opposto,  non può coincidere allo stesso né attraverso sé stesso, né attraverso l’elemento accidentale[34] [Sentenze Libro III, Dist. I, Quaest. V]. La divinità dunque non può supplire al posto di quella cosa cui ripugnasse ogni perfezione: se quella fosse tale. Nulla tuttavia è tale poiché non c’è altra entità, altra divinità ed altra perfezione della sua perfezione infinita, né altra sapienza, né altra perfezione della sapienza, ma la divinità è ogni cosa: non è necessario dunque domandare se la sapienza di Dio sia formalmente infinita, poiché la divinità stessa, equivalendo a tutte quelle cose, diviene oceano di perfezione infinita. Infatti, la stessa soltanto, non è infatti oceano di perfezione, ma diviene oceano di perfezione dalla circostanza che, da unica cosa esistente, equivale ad ogni cosa. Né è necessario dire (come invece sostenne Scoto) che la stessa divinità è oceano di perfezioni poiché è stata astratta da ogni attributo e proprietà. Poiché infatti la Stessa contiene in sé ogni cosa in modo eccelso, non si deve dire così, per la ragione che sarebbe due volte oceano di perfezioni, mediante un doppio modo di contenere le cose:

1)in primo luogo in modo eccellente  e poi

2) in modo formale [modo di Escoto]

Ed allora di nuovo si potrebbe domandare se la stessa divinità sia oceano appena astragga da ogni contenuto, in modo eccelso e formale. Inoltre la divinità non contiene quelle cose formalmente (sempre come disse Scoto) così come se fossero entità distinte, ma è una unica e semplicissima entità in sé equivalente, tuttavia per ragione di questa equivalenza è oceano rispetto a tutte quelle cose. Dunque nessuna di quelle cose alle quali equivale è oceano,  poiché nessune di quelle equivale a tutte.  Infatti quella divinità è ciò che ha un essere suo ed equivale alle essenze di ogni altra. Ecco vedi   cosa si debba intendere delle relazioni divine e delle relazioni ipostatiche e per quale motivo la paternità non sia filiazione , nonostante sia ciò che è la filiazione, e per quale ragione, la sapienza  è la bontà ed anche ciò che è la stessa bontà e qualsiasi cosa è in una persona, in qualche modo è anche nell’altra. Voi in qualche modo foste soliti negare la paternità è la filiazione, mentre ammettere invece che la bontà è uguale alla sapienza; tutte queste cose, tuttavia, sono una e una sola cosa. 

3. PERCHÉ NON VI È UNA ULTERIORE PRODUZIONE DIVINA OLTRE QUELLE DUE PERSONE

Ora invece c’è da considerare per quale ragione né il Padre, né il Figlio possano generare un altro figlio o spirare un altro Spirito Santo,  e per quale ragione lo Spirito Santo non genera, né spira. Riguardo a ciò, tu  – disse a Giovanni Scoto – In modo assai acuto scrivesti, infatti: la generazione di Dio, così come è Dio ed ogni cosa divina, riguardo a sé,  è plurificabile in tutte queste cose, è implurificabile al contrario con riguardo a se stessa singolarmente. Unica dunque è la generazione, unica la spirazione: infatti se potessero essere plurime, potrebbero divenire infinite, e così ci sarebbero di fatto infiniti figli ed infiniti spiriti santi. Infatti, in eterno ogni cosa che può essere, già è, e così già ci sarebbero persone infinite – cosa che rettamente respingesti - e non solo ci sarebbe  una moltitudine infinita di cose finite, ma anche di cose infinite”. Ci si avvicina, dunque alla nostra tesi e al nostro proposito. Poiché il Padre genera con vigore eterno ed infinito, ed il suo “Genito” è eterno ed infinito, e sempre pone termine alla generazione del Padre  (poiché quella generazione non transita attraverso un punto) ponendo termine alla stessa in modo completo ed adeguato, nient’altro può porle termine. Allo stesso modo, lo Spirito Santo, totalmente e adeguatamente, pone sempre termine alla spirazione del Padre e del Figlio e dunque nessuna altra Persona può porre un termine alla stessa, ma la ragione di ciò è maggiormente evidente, poiché la generazione è di per se stessa queste cose ed è unica . Allo stesso modo la spirazione, dunque, non può plurificarsi, poiché ogni cosa che può essere comunicata a più cose,  potrà essere comunicata infinitamente, e ciò che può essere nelle cose divine, già è. Poni attenzione, tuttavia,  che il Principio di Generare cioè,  la memoria e la volontà perfetta, è perfetta in ognuna delle Tre Persone poiché la divinità è equivalente perfettamente a ciascuna di quelle tre.

Ma siccome  nella memoria non può fondarsi che una unica generazione, che già si fonda in essa come è nel Padre , dunque come la memoria esiste in un’altra Persona, non si fonda  in questa, un’altra generazione. Similmente poiché la spirazione, si può unicamente fondare in una perfetta volontà, e quella si fonda già nella medesima, nel modo in cui è nel Padre e nel Figlio, dunque non si fonda in quella, come è nello Spirito Santo  . Da Cui il Figlio e lo Spirito Santo possiedono un principio di generare, cioè quello con cui il Figlio è generato, ed hanno inoltre una memoria feconda,  che è un principio per sua natura,  tuttavia non è un principio di generare, così come lo Spirito Santo  possiede una perfetta volontà,  che è il principio dello spirare, ma non è principio di spirare da lui. La volontà che è in esso spira, ma non spira come in esso è. Chiunque dunque può: può il Padre, può il Figlio e può lo Spirito Santo,  poiché ognuno di loro possiede completamente la stessa potenza, sebbene la produzione si fondi soltanto in uno degli stessi, e verso un altro di loro trovi termine,  e pertanto, la produzione non si fonda in quella Persona in cui termina e, parimenti, quella persona, in cui si fonda la produzione,  non pone termine alla stessa . Da queste cose puoi comprendere il numero delle Persone divine,  e in che modo non possono essere di più. E poiché la causa delle persone è la stessa divinità, in modo che equivale ad una cosa ipostatica e che quasi si raccoglie in sè , così la persona denota qualcosa di reale: può tuttavia essere successivamente paragonata alla natura divina, la quale natura divina o il quale Dio, sembra estendere Se Stesso verso il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo:  così come, ad esempio, il concetto di “uomo”  si estende verso Pietro, Paolo e Giovanni, le cui ipostasi, per il fatto che si situato sotto ciascuno di loro, sono chiamate “Supposizioni e Persone”, (poiché ciascuna di loro è qualcos’altro ed unico di per se stesso), similmente, poiché il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, sembrano, rispetto a Dio, comportarsi allo stesso modo, si dicono “supposte o persone”, per traslazione e in modo metaforico. Non c’è dunque da meravigliarsi se alcuni dissero che le persone in Dio esprimano e siano una “seconda intenzione”,  non perché il “costituito delle persone divine” non sia, in qualche modo, una cosa e cioè l’essenza che equivale ad essa, ma poiché quelle tre possono essere paragonate all’ essenza di Dio, e a quelle può attribuirsi quella medesima intenzione, che assegnammo anche a Pietro, Paolo e Giovanni, con il paragone del termine “uomo”, tuttavia differiscono in ciò: poiché Pietro, Paolo, Giovanni, si devono paragonare alla natura umana,  tanto quanto individuali rispetto ad una natura che non è di numero unico (ma molteplice). In Dio, invece, le Tre Persone sono paragonate a questa natura divina, come queste sono, poiché le Tre Persone Divine sono un solo Dio di numero. Quelli (Pietro, Paolo, Giovanni), al contrario, non sono un unico uomo nel numero,  ma tre uomini. Bene hai compreso, in che modo la Persona è un ente reale, e in che modo, è un ente di ragione, ma resta da dichiarare una cosa, cioè quando diciamo “tre sono le Persone”, ciò che si plurifica non è né l’Essenza, né le proprietà, poiché le proprietà sono uniche e incomunicabili.

O dunque si plurifica la sola seconda intenzione affinché vi sia il concetto di tre persone , cioè tre delle quali ciascuna è per se una unità,

ovvero, si plurifica la “negazione della comunicabilità” affinché vi sia il significato: “tre persone cioè  tre cose incomunicabili”.

Ed è certo che con questi due modi di plurificazione ci siano Tre Persone, e il nome delle persone si astraggano da Quelle Tre, affinché la persona in comune riconosca se stesso unico e incomunicabile, e sotto quel comune concetto intenzionale  o negativo,  sia questa che quella, sia per sé unica,  e sia questa che quella, sia per sé incomunicabile. Ma se dalle tre ragioni personali in realtà possa astrarsi, qualche numero comune reale, cosicché, nel contrassegnare il Padre con la lettera (a) e il Figlio con la (b) e lo Spirito Santo con la (c) -  cioè mediante tre cose concrete, tutte e tre siano una persona per un numero reale comune  ad (a), (b) e (c) (utilizzo queste lettere poiché voi non conoscete i nomi di quelle proprietà), a questo dubbio  si deve così rispondere e così pertanto tu scrivi che quei tre  enti a), b) e c) costituiscano, da ultimo, segni distintivi delle Persone, e che  nulla è reale del tutto agli stessi tre enti neanche mediante una equivalenza reale comune alle cose semplici (quale esse sono), poiché quei tre enti non sono altro che la divinità, che equivale agli stessi tre. E se anche  le stesse fossero una cosa diversa dalla divinità, ancora, tuttavia sarebbero del tutto semplici, e non costituite, poiché sono “realtà ultima dell'ente”[35], e dunque le stesse non si distinguono ulteriormente, cosa che accadrebbe se dalle stesse potesse astrarsi ulteriormente “qualcos’altro di loro comune” in qualche cosa, finendo così per riunirsi in quella cosa e differenziarsi mediante qualche altra, e sarebbe qualcosa di comune alle sole Persone Divine, che si comporterebbero verso di quelle, come le specie verso le cose individuali, cosa che nessuno di voi stabilì -  disse a Tommaso  e ad Scoto – . Ciascuno di voi, infatti, rimosse il genere e la specie dal divino, della quale cosa giudicherà il pastore, se forse voi, o i nominalisti[36], abbiate in ciò meglio detto, e voi già lo sapete e lo conoscete, ma non voglio che tu ora lo scrivi, molte cose infatti  si riservano in quel futuro. Né può essere correttamente detto, che si riunisca nella Persona così come in una proprietà comune, non allo stesso modo di come nella specie  e nel genere.  Infatti le proprietà dell’Essenza Divina,  non si plurificano, e le proprietà personali non si comunicano, né dalle stesse possono essere astratte composite e da ciò sono completamente semplici. Allora io: “Forse che l’essenza, la natura, il supposto e l’ipostasi o la sostanza, siano identiche?”. L’Angelo, sorrise dicendo: “ Voglio insegnarti i vocaboli, certo la faccenda richiede che studi i vocaboli:

CHE COSA E’ LA SOSTANZA[37]

presso i vostri filosofi, la sostanza , in modo identico, rappresenta ogni  natura ed ogni essenza, perché, qualora anche non stia sotto gli elementi accidentali sempre, tuttavia, rimane sotto a qualche cosa, come la natura rispetto alle cose che la circondano. La sostanza di una cosa, dunque, non sono le sue proprietà o le medesime cose che la circondano, ma è la stessa natura della cosa e così appartengono alla sostanza tutte le specie anche degli elementi accidentali, e Dio  è sostanza e in questo modo, anche ciò che è circonda le altre cose,  può dirsi sostanza, non poiché sta intorno a qualcosa, ma per la ragione  che altre cose circondano la medesima. Così come, dicono, sostanza del colore, o della luce,  in quanto luce o colore, sono intese nature che possiedono alcune proprietà, condizioni o elementi accidentali,  in un diverso modo la sostanza si chiama quella essenza che circonda ogni cosa, e la medesima non è circondata da nulla e così nessun elemento accidente è sostanza né alcun attributo di Dio, come la sapienza, la potenza, sono sostanza, e in questo modo i vostri filosofi distinguono  la sostanza dagli elementi accidentali, e qualora la natura non solo sta sotto a qualche cosa che la circonda, ma anche agli elementi accidentali, così da costoro, cioè  Tommaso e Scoto  , è stabilito un diverso predicamento, e si rimuove Dio da tale sostanza, una volta che soltanto la natura sta sotto a quelle cose che la circondano, che sono, una cosa unica con essa, e non agli elementi accidentali: anche allora può anche esser chiamata sostanza, e nello stesso modo, anche Dio è sostanza. La sostanza invero, maggiormente si esprime nel caso di sostanza incomunicabile. Ogni cosa che sussiste, infatti è sostanza, ma non ogni sostanza è sussistente, e quando tale cosa che sussiste è nella natura intellettuale è chiamata persona dai vostri filosofi, poiché i vocaboli sono secondo ciò che raccoglie consenso. Quando invero, tale cosa che sta sotto,  si trova in altre nature, non si suole chiamare persona, ma supposto.  L’ipostasi invece ora  come persona, ora come qualsiasi supposto, o sostanza rispecchia la natura, della quale è il supposto, ed è detto cosa della natura. Ecco ti insegno nella tua lingua, infatti nella mia lingua sono utilizzati altri vocaboli nei quali non vi si trova alcun equivoco, nessuna anfibologia, nessun dubbio, ma di ogni cosa vi sono nomi propri e vocaboli corretti. Ecco hai visto cosa sia da intendersi per nome di persona e che tre sono le persone, e dunque li c’è una trinità di persone cioè un numero ternario, non quaternario, non quinario.


PARAGRAFO 7,9 - L’IMMAGINE DELLA TRINITÀ NELLE CREATURE UMANE E ANGELICHE

Invece questa SS. ma Trinità è un unico Dio , la cui immagine noi Angeli e le vostre anime portano. Per il fatto che:

abbiamo un intelletto con un oggetto, che si dice memoria, ed è produttivo di linguaggio [1° ATTO DEL PENSIERO]
abbiamo una volontà feconda, produttiva d’amore, con cui rappresentiamo Dio Padre che è il principio del Verbo o del Figlio Suo, e dello Spirito Santo,  che si dice amore. [2° ATTO DELLA VOLONTA’]
invero abbiamo un intelletto sotto un atto intellettivo, con cui rappresentiamo Dio Figlio ed abbiamo una volontà d’amore con cui rappresentiamo lo Spirito Santo. [3° ATTO D’AMORE]

Le quali tre cose in noi si distinguono realmente  in ragione degli atti. Uno è infatti l’atto della memoria o della mente cioè dell’intelletto con l’oggetto,  e della perfetta volontà, un’altra cosa è l’intelletto, altra ancora l’amore. E queste medesime tre cose sono in noi come cose consustanziali, in ragione delle potenze, ed infatti l’intelletto e la volontà non sono cosa diversa dall’anima, come disse costui – e indicava il Scoto – e né quest’altro Tommaso, comprese in altro modo[38]. E quando disse che: “le potenze sono cosa diversa dall’anima”, intese che non sono una sola entità dell’anima, ma qualcosa di aggiunta ad essa, che è detta distinguersi realmente dall’anima, non perché una sia l’ esistenza delle potenze,  ed altra quella dell’anima, ma poiché così è nella realtà senza che nessuno considera che  l’anima è una entità, l’altra una potenza, le quali tuttavia costituiscono due entità, sono una sola cosa, poiché una possiede l’esistenza,  e l’una senza l’altra non potrebbe esistere. L’anima non è mai senza l’intelletto e la volontà, né l’intelletto e la volontà possono essere separate dall’anima o dalla vostra sostanza e così come dal Padre  nasce il Figlio, in noi dalla memoria, nasce l’intelletto  e dalla volontà[39],  una volta già sorto l’intelletto procede l’amore, così come dal Padre, una volta generato il Figlio, procede lo Spirito Santo, e prodotto lo Spirito Santo,  è comunicato al Figlio: non così propriamente la produzione dell’amore viene comunicato al nostro intelletto,  ciò tuttavia risulta essere vero poiché la volontà non può produrre l’amore, se non mediante l’intelletto di quella cosa, che mentre procede viene amata,  dunque l’intelletto è in qualche modo causa dell’amore,  e così come il Figlio, naturalmente, e lo Spirito Santo liberamente si producono, così il nostro intelletto nasce naturalmente dalla memoria; l’amore invece si produce dalla libera volontà,  e dunque questa è l’immagine per quanto si voglia piccola di quella trinità in noi. Il Vestigio della Trinità è in ogni creatura.  Ogni cosa infatti viene creata, unica vera e buona. Questi termini indicano 

con l’unità  il Padre che è l’unico principio di ogni cosa, e da cui deriva e procede anche la moltitudine di tutti gli enti,
con la verità il Figlio che è sapienza del Padre,
con la bontà lo Spirito Santo  che è prodotto dalla volontà, al quale, si concede il bene per oggetto.

Anche le cose divine ancor prima di essere create, indicano in sé , l’unità, la specie e l’ ordine: la specie e la bellezza delle cose è la verità  delle medesime che le rendono comprensibili, l’ordine invece denota il bene come ultimo scopo, difatti non vi è alcun bene senza uno scopo e che si orienta verso uno scopo. E così questa nuova assegnazione di vestigio  è simile a quella precedente secondo questa nuova esposizione che risulta migliore di quella  davvero difficile che diede questo nostro fratello che fu erudito in quel tempo -  e indicava  Sant’Agostino – Dio ha disposto ogni cosa secondo Misura, Numero (o calcolo) e Peso [Sp 6,1-11,21][40]. Uno ciascuno aggiunto all’altro fa  il numero. Dunque uno ciascuno equivale ad uno, ed uno ciascuno si misura per aggiunta al primo bene o per sottrazione dallo stesso, che non sia senza cognizione, ed uno ciascuno si inclina verso il bene e verso la sua perfezione. La quale inclinazione è un amore naturale. L’unità, come ponendo il padre, la misura che con ragione significa il Figlio, il peso cioè l’inclinazione o l’amore indica e significa lo Spirito Santo. Queste tre cose si dicono vestigio e non immagine poiché il vestigio è un segno del Padre: così queste cose non indicano se non una parte della Trinità e dell’immagine. L’immagine è infatti la similitudine del tutto, e significa infatti la distinzione delle Persone, la loro consustanzialità  ed origine, significano il solo vero bene. Non ognuna di queste cose, ma una parte delle stesse, denotano, infatti, la consustanzialità, ma non la distinzione né l’origine. Pertanto , mente intelletto e amore, o la memoria, l’intelligenza e la volontà con l’amore è assieme immagine. Poiché li c’è consustanzialità in ragione delle potenze e distinzione in ragione degli atti che sono realmente distinti ed origine poiché l’intelletto si produce dalla memoria, e l’amore dalla perfetta volontà, e in qualche modo dall’ intelletto e questo manca assai dell’immagine dalla perfetta Trinità, con il nome di mente e della memoria si intende ciascuno dei principi produttivi.


PARAGRAFO 7,10 - IL SALMO FINALE DEGLI ANGELI

Ma drizza le orecchie e ascolta in che modo gli Angeli lodano e glorificano incessantemente la Santissima Trinità e ascolta il loro canto a tre, iniziato e poi continuato cioè in lingua latina

 

Michele cominciò in ebraico:

kados kados kados[41]

kados kados kados  Adonay  & Sabaoth[42]

 

Gabriele disse in greco:

Agios, Agios Agios, kyrios , theos ton[43]

 

Raffaele ripeté lo stesso in latino (in italiano per noi n.d.a.):

Santo, Santo, Santo, il Signore Dio degli Eserciti

 

Benediciamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, LodiamoLo e GlorifichiamoLo nei secoli.

 

Poi, ora Michele, ora altri,  proseguivano tutti in latino o a ciò affinché  io meglio capissi , o per mostrare che Dio oggi viene più lodato in lingua latina che nelle altre lingue. Michele, pertanto proseguì, queste cose che seguono, che si congiungano con la precedente sentenza, così come voi – disse l’Angelo –  continuerete questi nostri cantici,  che continuano quelle cose:

 

Nel soglio eccelso ed elevato,  tre del tutto simili ho notato.

Quelli sono in ogni parte uguali, in nulla tra loro diseguali.

Uno non è avanti, l’altro non è indietro, uno non è alzato, o l’altro è steso.

Tra di loro sono veramente distinti, ma quanto al soglio e al luogo del tutto indistinti.

Ciascuno dei tre, è nella stessa sede,  in cui poggiava il piede..

Non è a destra uno, o a sinistra l’altro, ma ciascuno è dappertutto.

Il nome proprio del primo è Padre in quanto, ha generato, Egli soltanto.

Il nome del secondo inoltre è Figlio,  è l’ unigenito del Padre su predetto.

Il nome del terzo è Spirito in quanto, vien spirato Egli soltanto .

Molti sono i loro soprannomi, certamente vari i sinonimi.

Ingenito, Innato, poiché non viene prodotto il Padre, e da nessuno non procede.

Memoria, unità e potenza soltanto a loro han referenza.

Al Figlio, splendore, bellezza verità, misura e sapienza; cosa piena di ogni ragione di esistenza.

Allo Spirito Santo, bontà, ordine, peso e soavità, grazia, benevolenza e carità.

Soltanto il Figlio è il Verbo, poiché prodotto soltanto dalla memoria dell’Eterno  .

Soltanto lo Spirito Santo è amore spirato, il solo che propriamente dono vien chiamato.

Ma ciascuno di quei tre nomi quella Persona identifica, sotto la propria natura mitica.

In costoro si trova il Grande Sacramento, in costoro è nascosta un Grande Portento.

In essi la vita e la salvezza degli uomini si colloca, in stessi ogni grazia ed espiazione dei peccati, si pondera.

Il nome Tetragramma era utile per gli antichi, ma questi nomi sono più utili ai recenti.

Benediciamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, LodiamoLo e GlorifichiamoLo nei secoli.

 

Somigliantissimi in così tante cose Li vediamo, poiché uno dall’altro non Li distinguiamo.

Chiunque di Loro vediamo o osserviamo, in tutto identici Li giudichiamo.

E poiché non vi è nient’altro in Ciascuno di Loro se non Dio, Chiunque vediamo,  vediamo soltanto Dio

Dio è ciò in cui si uniscono, e da cui differiscono, Dio è ogni cosa e in tutti quanti loro da Lui non differiscono.

Dio Nostro è Grandissimo, Onnipotente e Semplicissimo.

Non vi è alcuna bontà, o perfezione che non contenga Il lor Signore.

La natura divina è semplicissima, tuttavia da sola da valore ad ogni cosa amenissima.

La stessa è a Dio Nostro luogo delle potenze, delle opere e di ogni altra cosa che di Lui si pretende .

Quelle che nelle cose create sono sparse e divise,  in uno solo sono collegate ed unite.

Quelle cose che gli uomini mediante molti strumenti producono, mediante una unica cosa in Dio si ultimano.

Quando a molti equivale uno, le cose che accadrebbero a molti, accadrebbero anche a quell’uno.

Ed inoltre in quell’uno starebbero in modo più perfetto, poiché la virtù unita è più potente , in modo manifesto.

Rispetto ciascuno dei medesimi è Semplice , composito invece rispetto ad ogni ente .

In quanto soltanto Dio, Semplice, composito in quanto Dio a molti equivalente.

Colui che è prodotto e per Lui produce, con un prodotto è il Signore e duce.

La Natura non genera né spira,  ne è generata né spirata e così sia.

La stessa tuttavia è generazione, l’essere generata e l’essere spirata è la medesima cagione.

Un certa sublime sostanza è Dio, e di ogni bontà è oceano in se stesso, Iddio.

Benediciamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, LodiamoLo e GlorifichiamoLo nei secoli

 

Notiamo nel Padre una certa forza, per mezzo della natura produttiva, apposta.

E quella forza è Dio, e Dio è quella stessa, forza produttiva , così espressa.

L’intelletto è con la sua Essenza, sola, che si è soliti chiamare anche memoria.

Provenuto dalle cose eterne, nelle quali c’è una forza in tutto perenne.

Poiché l’essere non dista dal potere, necessita di essere ciò che di esser ha dovere.

Qualsiasi cosa è dunque produttiva, e la producente sarà sempre resa attiva.

Ci è chiaro che in Dio l’accidente non possa trovare stanza, ciò che si produce sarà soltanto la sostanza.

La Forza produttiva è infinita, ed è infinito è ciò che si produce, nulla, se non Dio è infinito, il prodotto, dunque sarà il Signore della luce .

Non può essere se non un unico Dio, e Quello stesso che Lo genera anche sarà Iddio.

È impossibile che qualcuno possa se stesso generare, il “genito” un’altra Persona sarà così da nominare.

Dal quale si produce la memoria, e il “prodotto” sarà il Verbo della storia.

Poiché dalla sostanza che genera sorge la natura intellettiva, sarà certamente il Figlio della Virtù creativa.

Poiché essendo, a Chi Lo genera, somigliantissimo, sarà la perfetta immagine dell’Altissimo.

Unica è la generazione, ed il Figlio sarà unico e immutabile.

Benediciamo già il Padre e il Figlio e Quello che da Loro procede, lo Spirito Santo.

 

In che modo, invece procede, noi lo vediamo, e a beneficio di voi uomini noi cantiamo.

Affinché in qualche modo ascoltiate, affinché le cose che nella nostra dimora vedrete, conosciate.

È nel Padre e nel suo Figlio, ed in un’altra forza produttiva attinto.

Non però per mezzo della natura o dell’intelletto,  ma per mezzo del dono e della volontà, perfetto.

Vi è infatti in Dio una perfetta volontà,  vi è anche collocata una infinita bontà.

Qualsiasi cosa invece, in Dio può essere, essa necessita di esistere.

Pertanto si produce e non si genera, poiché dalla volontà la natura non si delega.

Dunque non né Figlio né Verbo è chiamato , in qualche modo immagine può essere appellato.

La sostanza è immensa ed è Dio, e tuttavia diversa da coloro che la producono.

È una Persona, e dagli Stessi diversificato, poiché la mente non comprende come produce qualcosa di separato.

Lo Stesso è vero Dono, ed è realmente amore spirato.

Non dal Padre solo, ma anche dal Figlio , unigenito, così come giustamente i latini celebrano.

Questa forza infatti presuppone quella che la precede,  ed è già nel Figlio quando si produce.

I quali dicono lo Stesso dal Padre procedere e nel Figlio persistere.

Non è certamente nel Figlio così come dalla fonte che lo stesso da sé effonde.

Né è dal Padre e dal Figlio,  così come da due principi, ma come da uno soltanto di loro, usciti.

Procede dal Padre verso il Figlio e nel Figlio tale processo, si assesta.

Il Figlio, accoglie dal Padre, infatti, tale processione né comunica la stessa a qualche altro attore.

Ma poiché del Figlio come del Padre non è minore, da entrambi viene chiamata rettamente processione.

Le parole devono essere condotte al significato,  non il significato al verbo indicato.

Questa è la fatica di tutti i mortali, a noi Angeli i significati di queste cose, sono chiari.

Non vi è alcun equivoco presso di noi, nessuna amfibologia.

Ecco l ”Ingenito” genera, e Lo Stesso anche spira.

Ma il generare segue dall’ingenito, non l’ingenito dal  generare.

Per quel segno non vi è negazione, mancando la quale, vi sarebbe la sua affermazione.

Ma se colui che genera fosse segno ad un altro precedente, sarebbe  colui che dall’altro genererebbe.

Tuttavia sempre necessita una negazione, che si abbandonata qualche affermazione.

E pertanto la Persona generata in esso, a qualcosa di ingenito e al generare giunge appresso.

Poiché dunque generò è Padre e poiché,  il Signore stesso  è identico ed  anche “genito, come uguale a Lui Sé.

E’ identico nell’essenza, ed è uguale in virtù e potenza.

Simile è nella sapienza e nella bontà  ed in ogni altra qualità.

Queste cose , così varie, tuttavia, non sono se non la sua essenza pia.

Spira o meglio dona con il suo Figlio caro, Quello che è amore e dono eterno e raro.

Quel Figlio è il genito, e della sua essenza costituito.

L’entità costitutiva nello Stesso corrisponde all’entità costitutiva del Padre ed è uniforme

Essere da un altro, è all’ “ingenito corrispondente, l’ingenito, corrisponde al generante precedente.

La Filiazione corrisponde alla paternità, l’identità all’identità.

La similitudine alla similitudine, invero l’uguale all’ eguale.

Tante cose sono in uno, quanto nell’altro in comune, ad entrambi infatti la donazione è da due.

Lo Spirito spirato e lo stesso possiedono un esistere  che si costituisce nel suo essere.

Come è evidente è da un altro dato, non generato ma donato

Così come al Padre è la paternità e al figlio la filiazione, questo è a se stesso nient’altro che spirazione.

È identico al Padre ed a Lui uguale, inoltre ogni cosa non gli è in nulla diseguale.

È identico al Figlio ed uguale ad Esso,  e in nulla difforme dallo Stesso.

Tante eguaglianze e similitudini sono astanti, in Uno quanto in Altro stazionanti.

Dio tuttavia è tutto , negli individui tutti.

Benediciamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, LodiamoLo e GlorifichiamoLo nei secoli.

 

La sua immagine è in ogni cosa, la cui luce anche negli uomini, riposa

Mente, intelletto e amore, intelligenza, volontà e sua memoria, eterna.

In essi vi è una consustanzialità grazie alle potenze, e distinzione per mezzo delle opere eterne.

Dalla mente o dalla memoria procede l’intelletto, da entrambi sorge l’Affetto.

La mente, o la memoria entrambe , indicano la medesima forza produttiva amante.

Le quali forze si trovano, entrambe, in una parte , alcune nel Figlio stanno li in disparte .

Ambedue rappresentano il Padre buono, l’intelligenza il Figlio solo.

La Volontà rappresenta lo Spirito Santo, non essa stessa da sola ma con l’amore stando.

Infatti le sole Potenze o solo i loro atti, non sono immagini della Trinità, già fatti.

Le Potenze congiunte agli atti per loro esempio, indicano della Santa Trinità il modello.

La Mente o la memoria, l’intelletto o l’intelligenza, l’amore o la volontà con l’amore, ferma.

Se a Dio Stesso tendano, sono della Trinità perfetto esempio.

Se tendano in se stessi o a cose simili, in ragione  della perfetta immagine si rendon non dissimili.

Se tendano invece alle cose inferiori, in ragione della Trinità Medesima, in Sé ci saran contraddizioni.

E quanto alle imperfezioni ci si tende, tanto più verso il basso si protende.

Alcuni dei mortali dissero, che l’immagine Trinitaria trova specchio nel fisico.

La linea dicono è nel Padre, è superficie il Figlio, l’Altezza è Santo Spirito.

La linea in sé condotta produce la parte superiore, entrambe in sé condotte formano il corpo inferiore.

Tutte le cose sono molto dissimili e da tanta maestà davvero poco simili.

Benediciamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, LodiamoLo e GlorifichiamoLo nei secoli.

 

Il vestigio della Trinità è in tutti, anche gli uomini ne sono resi edotti.

Ogni cosa prodotta, mostra in sé unità, specie e ordine in realtà.

Ogni cosa creata , di numero, peso e misura è ordinata.

Ogni ente è mostrato, unico vero e buono già creato.

L’unità è al Padre assimilata, la speranza, la misura e la verità allo stesso Figlio allacciata. 

All’ ultimo fine con ordine, peso e bontà, si conformano alla prodotta volontà.

In essi non vi è origine  né una reale distinzione, dunque è una soltanto parziale rappresentazione

Non dunque una immagine che, con riguardo al tutto, si dice,  ma poiché si rassomiglia solo in parte, vestigio si traduce.

Un vestigio interamente speciale, rifulgerà in quel pastore particolare.

Lo stesso sarà il vero Trismegisto in quanto massimo per la terza volta visto.

Ogni Cosa lui possiederà e comando su tutti dunque avrà.

Signore dunque diverrà, perché influenza sulle cose come fossero in suo potere, avrà.

Governerà ogni cosa, le reggerà e le pascerà, dunque il massimo re di lor sarà.

Consacrerà, Benedirà e Santificherà, il Pontefice benedetto e santo diverrà.

Il dono del padre con la dignità, da cui derivano tutte le cose otterrà.

È del sapiente reggere con regia dignità, la sapienza del Padre, in lui dimorerà.

Ogni benedizione  e ogni dono è attribuito allo Spirito Santo per decoro istituito.

Il Pastore, a lui dal cielo la sapienza concessa, terrà lontano i lupi con l’autorità dimessa.

Prenderà gli arieti del gregge per le corna, mitigherà le serpi e concilierà la torma.

I conflitti degli stessi molto duri, li rivolgerà contro i draghi e gli scorpioni impuri.

Tutte le belve subito convocherà , ogni animale agli agnelli presto li congiungerà.

L’Agnello che toglie del mondo i peccati, regnerà in eterno nei secoli dei secoli.

Benediciamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, LodiamoLo e GlorifichiamoLo nei secoli.

 

Il Padre non è se non Dio, parimenti il Figlio e il Santo Spirto.

Uno non è l’altro, tuttavia ciò che è uno è anche l’altro, e così sia.

Il secondo sorge dal primo, il terzo esce fuori da ciascuno.

Tuttavia ciascuno dei tre in uno, è costituito anche “essere” di ognuno.

Che Spirano sono due soltanto , non come due spirati stanno.

Che sono Tre che creano  rettamente confessiamo, non tuttavia tre creatori li chiamiamo.

Tre sono in ogni cosa in aggettivo, non tre ma in uno solo , si dicon, sostantivo.

Tutte queste cose ora diciamo, affinché a quest’uomo prontamente le insegniamo.

L’aggettivo non determina l’aggettivo,  ma dichiara entrambi sostantivo.

Due dunque e  tre  non con l’azione, ma indicano le medesime Persone.

Ma noi alle nostre cose ritorniamo e il nostro cantico si’ presto, riesumiamo

kados kados kados  Adonay  & Sabaoth

Agios, Agios Agios, kyrios , theos ton stration

Santo, Santo, Santo, il Signore Dio degli Eserciti

Benediciamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, LodiamoLo e GlorifichiamoLo nei secoli.

Amen


PARAGRAFO 7,11 - PRECONIZZAZIONE DELLA MORTE DI AMADEO E CHIUSURA DELL’ ESTASI

Dette queste cose disse l’Angelo: “Ascoltasti il nostro cantico che ora cantammo innanzi a te nella tua lingua,  affinché degustassi, almeno in parte, ogni cosa ancora segreta della Santissima Trinità  e le comprendessi per abilità del vostro ingegno. Scrivi ciò e il pastore presto venturo , che già viene ma non è ancora pastore, da quei salmi ed inni ,  eleggerà lo stile e trasformerà in altre cose le medesime cose, che si devono decantare.  E con molta autorità , a sé concessa, aggiungerà qualcosa a quelle. Tuttavia dopo pochi mesi, da qui ti allontanerai e andrai a Milano e li dormirai finalmente nel Signore. E ascolterai questo cantico nella nostra lingua e comprenderai e vedrai che  tra questo e quello tanta c’è tanta grande differenza,  quanta passatra il giorno e la notte, tra la luce e la tenebra, tra il corpo e le membra del corpo. La vostra vita è infatti morte. La vostra scienza è ignoranza,  la vostra luce è oscurità. Fai il meglio che puoi finché il tuo animo  manterrà le sue forze. Evita il male e fai il bene, temi Dio e rispetta i suoi ordini, adora il Signore, esibisci reverenza alla sua genitrice, affidati al collegio di tutti costoro che qui assistono ,e ritorna alla tua caverna e conferma nella santa obbedienza i tuoi fratelli. Le quali cose dette,  immediatamente come adorai  ed esibii reverenza e mi affidai loro, feci ritorno nella mia caverna. Fui raccolto  con onore ed amore dai miei fratelli  e stetti molti giorni senza essere tratto in estasi.

 

 

 

 

[1] È il c.d.  “COMMA GIOVANNEO” - 1Gv5 – che contiene una eliminazione di testo, per le ragioni esposte nel commento a questa estasi e che costituisce, il motivo intorno al quale ruota tutto il discorso teologico.

[2] Questo è il termine utilizzato da San Tommaso nella Somma Teologica. In altri luoghi l’Angelo Gabriele distingue tra concetto di plurificazione e moltiplicazione.

[3] Nella Somma Teologica di San Tommaso, (spīro, spīras, spiravi, spiratum, spīrāre), viene tradotto spira, che significa spirare, soffiare, respirare. La nostra traduzione sarà spira, proprio perché questo significato etimologico è il più vicino al termine Spirito.

[4] Il termine ente (4), propriamente parlando, può essere preso in due accezioni: a) l'una per cui esso "si divide nelle dieci categorie", cioè l'ente reale, per cui non si può dire ente se non ciò che pone qualcosa nella realtà; b) l'altra "che significa la verità delle proposizioni", vale a dire l'ente di ragione, per cui si può dire ente tutto ciò su cui è possibile formulare una proposizione affermativa. In questa seconda accezione si può dire che "sono" anche le privazioni e le negazioni

[5] non speciali o di specie, cioè in senso assoluto.

[6] In modo che estendendo i concetti, attraverso un procedimento di astrazione formale, si raggiunge per Scoto un infinito quantitativo, e si verifica una contraddizione che l'intelletto vede necessaria, ma la ragione non può concepire. Questo vedere è un sapere di non sapere, in cui gli opposti o i contraddittori coincidono. E così l’infinito quantitativo diventa simbolo e cifra dell’infinito qualitativo o assoluto o divino, ossia sciolto da ogni quantità, come già aveva detto Duns Scoto con l’attributo Infinito proprio di Dio. Il concetto di “infinito”, quindi, si ricava innanzitutto per contrasto dalla constatazione dell’esistenza di realtà “finite”. La nostra conoscenza, anche quella intuitiva, passa attraverso l’esperienza delle realtà che cadono sotto i nostri sensi; quindi il primo concetto che il nostro intelletto si forma è quello di “finito”, dal quale l’uomo ricava il concetto di “infinito” che è, innanzitutto, quello quantitativo. È ciò che può essere aumentato, aggiungendo sempre una nuova quantità (infinitamente grande), o ciò che può essere frazionato, suddividendolo in parti sempre più piccole (infinitamente piccolo), come già diceva Aristotele.

[7] IL CORPO MISTO: Secondo Duns Scoto i quattro elementi restano virtualmente nel misto materiale (indifferenziato) la cui forma sostanziale li contiene virtualmente tutti. La forma del misto non attua la materia per mezzo della forma dell’elemento ma la attua direttamente. Nel De mixtione elementorum, Tommaso d’Aquino si esprime in favore della presenza delle qualità elementari nel corpo misto soltanto potenzialmente (virtualiter). Questa presenza è spiegata grazie ai due momenti in cui viene distinto il processo di generazione. In una prima fase l’interazione delle forme elementari porta a una variazione nell’intensità delle qualità; nel momento in cui questa variazione si effettua, la materia è predisposta all’accoglimento della forma del misto, la cui generazione comporta la corruzione delle forme elementari. La soluzione tomista fu fatta propria da numerosi pensatori medievali, al punto da essere ritenuta l’opinione comune..

[8] Nome italianizzato di Pierre D'Auriole, latinizzato in Petrus Aureoli (... – Avignone, 1322), è stato un filosofo e teologo francese appartenente all'ordine francescano, noto anche come Doctor facundus

[9] LE C.D. TRE FUNZIONI DELL’ANIMA : È la teoria di San Tommaso che la espresse in diversi passi della sua Summa Teologiae, e specificamente in  Somma Teologica, Parte I, Questione 75: “Quindi il primo studio si occuperà dell’anima. E siccome, secondo Dionigi [De cael. hier. 11, 2], si ritrovano tre cose nelle sostanze spirituali, cioè «l’essenza, le facoltà e le attività », studieremo: primo, quanto riguarda l’essenza dell’anima; secondo, quanto riguarda le sue facoltà o potenze [q. 77]; terzo, quanto ha attinenza con la sua attività [q. 84].”.

[10] Un altro importante concetto, che anticipa in qualche modo la nostra filosofia esistenzialista e la moderna teologia è quello di hecceitas, inventato da Duns Scoto, Contro Tommaso, che riteneva che il principio di individuazione risiedesse nella materia segnata, Duns Scoto sostiene che il principium individuationis risiede nella haecceitas. L'ecceità è appunto la delimitazione della natura comune, cioè della quiddità; l'ecceità consiste nel poter dire di una cosa "è proprio questo", riconoscendola nella sua unità sostanziale (per esempio: questo uomo) al di là della molteplicità dei singoli elementi che la compongono (per esempio: occhi, bocca, sangue, ossa, e cosí via).  Per individuazione o unità numerica o singolarità intendo non certo l'unità indeterminata, secondo cui qualunque cosa entro la specie vien detta numericamente una, ma l'unità determinata come questa (signatam ut hanc), in modo che, come prima si è detto che è impossibile dividere l'individuo in parti sostanziali, cosí dico che l'individuo non può non essere in pari tempo questo individuo contrassegnato da questa determinazione singolare. (Opus oxon. II, d.3,q.2)

[11] Secondo San Tommaso, ma anche Duns Scoto, che non riuscirono bene a spiegarlo, Paternità e Filiazione si scorgono soltanto mediante considerazione umana, ma in realtà sono in Dio identiche, poiché in Dio, Sapienza e Bontà, sono identiche, così come immensità, e allo stesso modo, lo sono anche i concetti di Padre e Figlio.

[12] Abbiamo utilizzato subisto nel senso non etimologico del termine, ma nel senso moderno di sussistere, reggersi.

[13] È il termine che San Tommaso utilizza per la divinità, “2. Sebbene Dio conosca se stesso e le altre cose mediante la sua essenza, tuttavia questa, pur essendo principio produttivo delle altre cose, non lo è certo di lui stesso: quindi essa va concepita come idea [o esemplare] rispetto agli altri esseri, ma non riguardo a Dio stesso.

[14] Dono come termine personale è in Dio un nome proprio dello Spirito Santo. Perché ciò sia chiaro è da notare che, come dice Aristotele [Topic. 4, 4], il dono è un «dare senza resa», cioè un dare senza pensare a una retribuzione: e così indica una donazione gratuita. Ora, il motivo di una donazione gratuita è l‘amore: infatti diamo una cosa gratuitamente a qualcuno perché vogliamo per lui il bene. La prima cosa dunque che gli diamo è l‘amore con il quale vogliamo a lui il bene. Quindi è chiaro che l‘amore ha natura di primo dono, da cui provengono tutti i doni gratuiti. Ora, si è già visto [q. 27, a. 4; q. 37, a. 1] che lo Spirito Santo procede come Amore, quindi procede come primo dono. Per cui S. Agostino [De Trin. 15, 19] dice che «per il Dono che è lo Spirito Santo sono distribuiti molti doni particolari alle membra di Cristo».

[15] Sant’Agostino  nel - De Trinitate - LIBER SEXTUS, afferma tra le altre cose:  Uguaglianza totale del Figlio col Padre per quanto concerne la sostanza  3. 5. Ma allora, in che cosa è più grande il Padre ? Se è più grande, è più grande per la grandezza. Ma perché la sua grandezza è suo Figlio e questo non è certo più grande di colui che lo ha generato, né quest’ultimo più grande della grandezza per la quale è grande, ne consegue che è uguale, ma come uguale se non per quello che è, non distinguendosi in lui l’essere dall’essere grande? (..). Insomma Agostino sembrerebbe distinguere due elementi in una persona, anche se solo superficialmente poiché in effetti non aveva mai inteso duplicare l’essenza di Dio, tra la cosa che è, e la cosa mediante la quale si distingue.

[16] Il discorso in questione riprende in larga parte l’insegnamento di San Tommaso, e la sua Somma Teologica - QUESTIONE 28 LE RELAZIONI DIVINE , da cui traiamo in gran parte i termini con cui addivenire ad una traduzione corretta. Tuttavia lo nega apertamente, opponendosi ad una personificazione delle Persone fondata su relazioni, cioè su qualcosa di occasionale

[17] Inizia ora un lungo periodo in cui l’Angelo insegna ad –Amadeo 16 regole con cui cercare di approcciarsi alla Trinità divina. Abbiamo preferito numerarle, al fine di facilitare l’intellegibilità del passo, molto articolato e disorganico.

[18] ATTI NOZIONALI: Per San Tommaso sono  4 e precisamente le relazioni opposte di Paternità , Filiazione, Spirazione Attiva e Passiva, l’Angelo ne individua invece ben 27!

[19] Il lettore presti attenzione alla circostanza che l’8° nozionale rimanda in ciascuna persona alle 6 relazioni comuni, descritte nella regola n.  12

[20] IL CAVALLO E IL BUE: Si riferisce ad un esempio affrontato da San Tommaso, nella sua Somma Teologica, questione 67 – La permanenza delle virtù dopo questa vita, sotto l’articolo 3 e l’articolo 7, dove afferma: “ La differenza specifica di due cose può essere rilevata da due punti di vista. Primo, della specie completa dell’una e dell’altra,  come il cavallo e il bue differiscono specificamente(..). In sostanza, qui vuole dire che L’essenza Divina è equivalente qui agli opposti e dune alle due ragioni, che sostengono, come negli esempi di San Tommaso, due opposte teorie.

[21] (la preferiamo qui a considerazione e/o a ragione n.d.a.)

[22] Ircocervo deriva dal latino hircocervus, parola composta da hircus ("capro") e cervus ("cervo"), e designa un animale mitologico per metà caprone e per metà cervo.

[23] IPOSTASI: (gr. ὑπόστασις, da ὑπό "sotto" e ἵστημι "sto"). - Dal punto di vista etimologico, questo termine coincide pienamente con substantia, che la tarda latinità coniò per esprimere il concetto della realtà esistente, e indipendente nella sua esistenza individuata. Fu nel corso delle controversie trinitarie e cristologiche che si palesò il bisogno di distinguere il termine d'ipostasi da quelli, considerati tra loro equivalenti, di sostanza ed essenza. Si definirono infatti le tre Persone divine come consustanziali, cioè della medesima essenza (ὁμοούσιος), distinguendo ciascuna di esse come ipostasi, e parlando di "unione ipostatica" della natura divina e umana in Gesù Cristo (tratto da Treccani.it)

[24] In Matteo 10 dice Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”

[25] In Chiusura del Rapto,vi è dunque il ritorno al tema di fondo, ovvero il commento sul Comma Giovanneo, o pseudo 1GV5-7 a conferma che tutta questa estasi non ne è che un commento ed un’attestazione di veridicità.

[26] La frase latina della Genesi, In Principio Dii creavit  Coelum et Terram, ha dato luogo amolte speculazioni, perché la vocalizzazione ebraica Elohim, cioè le Potenze, rimanda ad un Significato Plurale e non singolare, che ancore oggi determina in alcuni possibilità fantascientifiche, in quanto questa parola mal si accordava con il verbo creavit. Ma scoperto il mistero dell’unità dell’essenza e Trinità delle Persone in Dio, , subito si conobbe che il singolare creavit si doveva riferire all’unità dell’essenza, ed il plurale Elohim  si doveva riferire alle persone

[27] L’USIA_  è per Boezio sostanza composta - S. Tommaso spiega cosa intenda esattamente per “natura” alla quinta “distinctio”, nel secondo articolo della prima questione. Il termine natura, che etimologicamente deriva da “nascere” e indica la generazione dei viventi, viene poi esteso a significare il principio attivo di ogni movimento naturale. Risalendo poi all’origine della generazione e del movimento, esso è passato a designare la sostanza in generale. La sostanza però può essere intesa in due modi: o come soggetto particolare (questo qualcosa) che può agire ed essere soggetto ad azione, cioè passibile, oppure come essenza di tale soggetto che viene indicata dalla definizione specifica: “...(sostanza) significa due cose...: o il soggetto stesso che è detto questo qualcosa, e non viene, predicato di altro, come questo uomo; in questo senso la sostanza viene espressa con il termine “ipostasi”, e indica la natura in quanto è ciò che può agire e può ricevere... oppure sostanza che indica che cosa è ciò che esiste, vale a dire l’essenza e la quiddità, che viene espressa dalla definizione di ogni cosa, come viene indicata dal nome “usia” anche in questo senso la sostanza viene chiamata natura, come dice Boezio, perché natura è tutto ciò che informa per mezzo della differenza specifica: per cui è l’ultima differenza che completa la definizione”(tratto dalla tesi di ricerca: Natura e persona in San Tommaso, a proposito della personalità ontologica di Cristo)

[28] Termini utilizzati da Duns Scoto nella sua metafisica: -  (..L'affermazione aliquod ens est infinitum trae la coerenza logica dalla natura della compossibilità dell'ente: se dal punto di vista del soggetto conoscente (“metaphysica nostra”) si possono cogliere le nozioni trascendentali di unum, verum, bonum, “ex ratione entis” è conoscibile l'infinitas, quale trascendentale disgiuntivo...).

[29] DA CONCETTI SEMPLICI SI ARRIVA ALL’INFINITO PER ASTRAZIONE: infinito pertanto è la nozione più perfetta, in quanto include virtualmente la bontà infinita, la verità infinita e tutte le altre perfezioni che sono compatibili con l'infinitezza….L'uomo congiunge l'ente e l'infinità ed arriva a pensare un ente infinito in perfezione e potenza, in quanto infinito è ciò che eccede qualsiasi finito, non solo perché eccede qualsiasi tipo di rapporto determinato, ma perché eccede tutti i tipi di rapporto immaginabili. L'infinito eccede pertanto ogni finito anche in relazione a qualsiasi misura o proporzione definita o definibile: nonostante la sua origine astratta, l'infinitas coincide con il costitutivo formale dell'essenza divina, più che con un suo attributo. Il concetto di “infinito”, quindi, si ricava innanzitutto per contrasto dalla constatazione dell’esistenza di realtà “finite”. La nostra conoscenza, anche quella intuitiva, passa attraverso l’esperienza delle realtà che cadono sotto i nostri sensi; quindi il primo concetto che il nostro intelletto si forma è quello di “finito”, dal quale l’uomo ricava il concetto di “infinito” che è, innanzitutto, quello quantitativo. È ciò che può essere aumentato, aggiungendo sempre una nuova quantità (infinitamente grande), o ciò che può essere frazionato, suddividendolo in parti sempre più piccole (infinitamente piccolo), come già diceva Aristotele.  L'infinito è, per l'intelletto umano, un concetto astratto, al quale si arriva dalla nozione di finito; per astrazione, dalla nozione di “sommo” o di “più alto” e da una sorta di intuizione del dominio della potenza come di un tutto, si arriva al concetto di infinito: «coniungere intentionem summitatis intentionis entis vel boni et sic cognoscere summum ens vel bonum, et sic de infinito».

[30] CRITICA AL PROCESSO ASTRATTIVO DI SCOTO: Basandosi sulla teoria intuita dell’unità del concetto univoco di essere e applicando il procedimento astrattivo del conoscere umano, Duns Scoto assicura di Dio una conoscenza oggettiva che esclude da Dio ogni possibile imperfezione, presente nelle creatura. In un passo famoso per incisività e profondità, scrive: «Ogni ricerca metafisica di Dio procede così: si consideri la ragione formale di una realtà [creata], si tolga da essa tutto ciò che è imperfetto nella creatura, si attribuisca a tale ragione formale la perfezione infinita e così io l’attribuisco a Dio. Ad es., si prenda la ragione formale della sapienza o dell’intelligenza o della volontà, la si consideri in se stessa; e si constata che questa ragione formale non implica formalmente in sé alcuna imperfezione né limitazione, si rimuova da essa ogni forma di imperfezione che l’accompagnano nelle creature, e si attribuisce a Dio questa ragione formale della sapienza, dell’intelligenza e della volontà in tutta la sua perfezione infinita» . Gabriele vuol dire che il mezzo utilizzato da Scoto per astrarre verso un concetto infinito, è insufficiente a provocare questo processo astrattivo, in quanto la “quantità” è un concetto non astrattivo o estrinseco o ancora esterno, ma intrinseco, e dunque conduce non all’infinito ma al finito

[31] Secondo Scoto, come abbiamo visto, è soltanto attraverso il concetto quantitativo che l’uomo giunge dal finito fino all’infinito, potendo esso essere aumentato aggiungendo sempre una nuova quantità. Nel caso di specie, l’Angelo lo fa riflettere, assumendo che la medesima quantità che si pone alla base dello stesso metodo, non è uno strumento di astrazione ma è essa stessa elemento intrinseco al pensiero e come tale non adatto a formare concetti infiniti.

[32] La nozione di infinito non é un attributo particolare di Dio, ma esprime un modo intrinseco del suo essere, il grado massimo della perfezione. Sulla base di esso si può procedere a riferire a Dio i vari attributi: così dire che Dio é bene equivale a dire che infinito é bene e così via. Dalla nozione di essere infinito é possibile ricavare quella dell'unicità di tale essere, dalla sua semplicità e immutabilità: tali attributi sono tra loro distinti formalmente, in quanto sono definibili diversamente l'uno dall'altro, ma non realmente, in quanto nessuno di essi é una entità numericamente distinguibile dagli altri.

[33] secondo il pensiero dell’Angelo Gabriele, procedendo per astrazione, Scoto ha privato di ogni perfezione i concetti di base.

[34] Duns Scoto, Delle Sentenze Libro III , distinzione I, questione 5: “quomodo debet intellegi, si unum  oppositum convenit  alicui per se,  aliud oppositum, nec per sé, nec per accidens sibi convenit”.

[35] Solo con Duns Scoto, il quale formalizzò una "realtà ultima dell'ente" che potesse per questo individuarlo (chiamata dai posteri haecceitas), si ebbe una svolta nell'indagine, uscendo fuori dal circolo ricorrente di materia-forma. Non si riduceva né all'una, né all'altra, ma più che altro caratterizzava entrambe, come "sede di ogni reale individuazione. Nel De ente et essentia Tommaso parla invece di materia signata quantitate

[36] La scuola nominalistica diede molta importanza alla definizione nominale tendendo a escludere dalla logica la definizione reale. Così per Occam una definizione è possibile solo delle cose e le definizioni reali possono essere naturali o metafisiche ma non logiche

[37] In filosofia per sostanza, dal latino substantia, ricalcato dal greco ὑποκείμενον (hypokeimenon), letteralmente traducibile con "ciò che sta sotto", si intende ciò che è nascosto all'interno della cosa sensibile come suo fondamento ontologico. La sostanza è quindi ciò che di un ente non muta mai, ciò che propriamente e primariamente è inteso come elemento ineliminabile, costitutivo di ogni cosa per cui lo si distingue da ciò che è accessorio, contingente, e che Aristotele chiama accidente. Per sostanza, in altre parole, si intende ciò che è causa sui, ovvero ha la causa di sé in se stessa e non in altro.

[38] San Tommaso, non riteneva infatti, al contrario di Sant’Agostino, che tutte le facoltà dell’anima si trovassero in essa, ma alcune fossero separate dalla medesima anima - Somma Teologica, Parte I, Questione 76   Articolo 8  Se l’anima sia tutta intera in ogni parte del corpo: Sembra che l’anima non sia tutta intera in ogni parte del corpo. (..) Soluzione delle difficoltà:  (..). 4. Alcune potenze, come l’intelletto e la volontà, si trovano nell’anima in quanto essa trascende tutte le capacità del corpo: perciò si dice che tali potenze non risiedono in nessuna parte del corpo. Altre potenze invece sono comuni all’anima e al corpo, e per queste non è necessario ammettere che ciascuna sia presente dovunque c’è l’anima, ma solo in quella parte del corpo che è idonea all’operazione di tale potenza (..).

[39] LE TRE FACOLTA’ DELL’ANIMA:  S. Agostino si era soffermato sull’idea di uomo come “immagine di Dio” ed aveva utilizzato la triade “memoria”, “intelletto” e “volontà” per farne una corrispondenza analogica con la SS. Trinità.

[40] MISURA NUMERO E PESO - Sant’Agostino, Genesi Libro 4, : Sap 11, 21: Hai disposto ogni cosa secondo misura, numero e peso. 3. 7. Quando perciò leggiamo che Dio portò a termine tutte le opere [della creazione] in sei giorni e, nel considerare il numero 6, scopriamo ch'esso è un numero perfetto e che l'ordine delle creature fatte si snoda in modo da apparire come la distinzione progressiva degli stessi divisori che compongono questo numero, ci dovrebbe venire in mente anche l'espressione rivolta a Dio in un altro passo delle Scritture: Tu hai disposto ogni cosa con misura, numero e peso . Dovremmo altresì domandarci - e lo possiamo se invocheremo l'aiuto di Dio che ce lo concederà e ce ne infonderà le forze - se queste tre proprietà [delle cose]: misura, numero e peso - secondo le quali la Scrittura afferma che Dio ha disposto ogni cosa

[41] In ebraico significa “Santo –Santo – Santo”.

[42] Adonay Sabaoth significa Signore degli Eserciti

[43] In greco, Santo Santo Santo, il Signore Dio Nostro