I SETTE ARCANGELI O SETTE SPIRITI ASSISTENTI

I SETTE ANGELI NEL PANORAMA CATTOLICO

  • Nel capitolo 12 del Libro di Tobia, l'Angelo Raffaele rivelandosi al giovane protagonista del racconto e al di lui padre, così disse:  «Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono al servizio di Dio e hanno accesso alla maestà del Signore» [Nuova Edizione San Paolo 2014] .

  • Molti autori e ancor più numerosi Santi ritengono che di questi Sette, vi sia menzione specifica in diverse parti dell’ Apocalisse di San Giovanni, specialmente al capitolo 1 allorché si dice: “Grazie a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, e dai Sette Spiriti che stanno innanzi al suo Trono”.
  • Ma è soprattutto nell' 8 capitolo che, il testo greco dell' Apocalisse recita:« εἶδον τοὺς ἑπτὰ ἀγγέλους οἳ ἐνώπιον τοῦ θεοῦ ἑστήκασιν» cioè a dire: « ho visto i Sette Angeli che sono ritti davanti a Dio»; ciò a indicare che, San Giovanni allude ad un gruppo reale di Spiriti Celesti, dotati di grande dignità innanzi all' Eterno, che lo assistono particolarmente, e non sono soliti, se non in qualche rara circostanza, essere da Dio inviati per opere e ministeri esteriori (diremmo anche minori). 

  • Non è un caso che a Maria Vergine sia stato inviato proprio uno di questi, come tramandatoci dall’Evangelista Luca: “Sono Gabriele che sto al cospetto di Dio”.
  • Tale sentimento trovasi presente nel libro di Daniele Dn 10,13  ove si fa cenno a "primi principi", che vengono in soccorso dell'umanità, tra i quali Michele è il Principe Massimo Dn 12,1.

  • Non è un caso altresì che, due tra le più straordinarie Sante del Cattolicesimo, abbiano goduto della protezione salvifica di uno dei Sette Spiriti.

  • Uno dei Sette Angeli fu infatti il custode di Santa Faustina Kowalska, la meravigliosa e straordinaria propagatrice della Divina Misericordia, alla quale questo Spirito ebbe a rivelarle: “Sono uno dei Sette Spiriti (c.f.r. Ap. 1,4) che stanno giorno e notte davanti al Trono di Dio e l'adorano senza posa…” .


  • Uno dei Sette Angeli fu inoltre il custode di Santa Maria Margherita Alacoque, la Beata divulgatrice della devozione al Sacro Cuore di Gesù Cristo, cui il custode rivelò quanto segue:  “Voglio dirti chi sono ,cara sorella, affinché tu sappia quanto amore ha per te il tuo Sposo. Sono uno dei sette spiriti (c.f.r. Ap. 1,4)  più vicini al trono di Dio e che più partecipano alle fiamme del Sacro Cuore di Gesù Cristo….” .

 


  • Alla visitandina  suor Maria Amodea Blonè i Sette Angeli apparvero fisicamente dicendole: “Quando voi verrete alla Patria nostra vi ringrazieremo della carità, che ci avete usata. Siate divota de’ Sette Spiriti Beati, che assistono al Trono dell’Agnello Divino & abbiate fiducia in essi, perché non mancheranno di proteggervi in ogni bisogno”.


  • Alla Suora Maria Geltrude del Monastero di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, di Firenze, maestra di Novizie, uno dei Sette apparve fisicamente inducendola ad abbracciare la mistica Croce che le indicava Cristo: « Dai chi fosse; ed Essa : e: non temere: non ti è concesso saperlo: molte cose Ti mancano: abbassa la fronte: più obbedienza» Allora io che ne avevo l'obbedienza, le dimandaiSe fosse o no uno Spirito Celeste, ed Essa rispose: non è ancor tempo di saperlo, non Lo meriti ancora. Nuovamente mi fu imposto di ripetere questa domanda alla opportunità in nome Sacerdotale. In breve tornei di fatto' a vederla avente in mano unaCroce, ed io ripetei nel modo prescrittomi la domanda; allora udii dirmi : « Io sono uno degli Assistenti al Trono di Dio: guarda questa Croce: qui consiste tutto: volgi la mente a questa: conserva la parità del cuore: rassegnati ai Divini voleri. Passai molti giorni in gravissimo abbattimento per la forza delle gravissime tentazioni sopra indicate, così che mi credeva cadere nell' Inferno. Avvenne intanto che nel solito smarrimento de' sensi (mi sembra di poter dire) veddi la solita Persona (la quale or si dirà uno de' sette beati Spiriti, che assistono al trono di Dio) con molte Croci in mano; mi diè la più grande dicendomi non temere del peso= qui sta collocata la tua sal vezza: non rigettarla: prendila con prontezza: ne sentirai ogni conforto: è volere di Dio: no non temere: non  resistere».


  • A Suor Maria Lataste proprio Nostro Signore fece vedere in estasi: « nove gradoni o nove gradinate sovrapposte...Al di sopra di queste gradinate… un magnifico trono, fatto dell’oro più fine e più brillante...Attorno al trono…  prosternati in ginocchio, sette giovani, più brillanti rispetto a quelli delle gradinate, perché erano più vicini al trono di luce» rivelandole che  «… i sette giovani uomini intorno al trono, i sette angeli che sono sempre davanti al Padre mio… che rimangono sempre in adorazione davanti a lui e ai quali affida l’esecuzione dei suoi ordini …».


  • Clamorosa l’apparizione di uno dei Sette Angeli a suor Angela Teodora Parra y Carvajal, venerabile Madre, della Villa de Aunon, dell’Arcivescovato di Toledo. Si racconta,  in un capitolo della  sua vita, della presenza dell’Angelo Custodeche  le trapassò il cuore con una saetta con la punta infiammata. Questo Angelo le si rivelò in un momento di particlare difficoltà: «Quando questa serva di Dio sopportava queste tribolazioni, o molte altre volte senza tenerle, erasolita tenere consolazione dal Santo Angelo che la confortava e l’aiutava,apparendole in vista interiore, consolandola e animandola a soffrire per l’onore e la Gloria di Gesù Cristo. Le disse che era di Gerarchia Superiore: uno dei Sette Arcangeli, che la Scrittura riferisce assistere al Trono di Dio».


  • La amorosa manifestazione dei Sette Angeli fu per nostro insegnamento non solo visibile ma anche mirabile e stupenda nella vita di Santa Ludovina.  “Un  giorno fu tratta a contemplare il suo Sposo Divino, che stava tra Sette Angeli più rispettabili di ogni altro, ed era ossequiato da moltissimi altri, il quale dirigendo verso di lei amorosi sguardi e mostrandole le sue ferite divine come sposo del SS. Sangue, le infuse il sentimento doloroso delle sue stesse ferite” - (in La divozione ai Santi Angeli Custodi, del P- Pasquale de Mattei della Compagnia di Gesù).


  • Sette Angeli si manifestarono per come raccontano alcuni biografi a Santa Caterina da Bologna,  a circondare la Vergine dei dolori


  • Maria Valtorta, la straordinaria veggente di Caserta, contemplò  in estasi i Sette Arcangeli, - QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 119 / 13 settembre 1943 sotto la croce, chini sul dolore di Gesù e Maria, e fra essi intravide S.Michele e S. Gabriele:  “ L’arcangelo Michele, che voi invocate nel Confiteor, ma secondo la vostra abitudine, con l’anima assente, era presentealla mia morte in Croce. I Sette Grandi Arcangeli che stanno in perenne davanti al Trono di Dio, erano tutti presenti al mio sacrificio (..) Gabriele e i suoi celesti compagni curvi sul dolore di Gesù e di Maria, impossibilitati a sollevarlo, perché era l’ora della Giustizia, ma non assenti da esso, hanno raccolto nel loro intelletto di luce, tutti i particolari di quell’ora, tutti, per illustrarli, quando il tempo non sarà più, alla vista dei risorti: gaudio dei beati e condanna prima dei reprobi, anticipo a questi e a quelli di ciò che sarà dato a Me, Giudice supremo e Re altissimo”.


  • Ma è la Venerabile Maria D' Agreda ad aver profetizzato il futuro riconoscimento dei Sette Arcangeli. Tra le varie informazioni rese su di loro,  nel Capitolo 2, del primo settimo Mistica Città di Dio, dal titolo:  Si spiega il modo in cui il Signore manifesta all'anima mia i misteri e la vita della Regina del cielo nello stato in cui sua Maestà mi ha posto, ella dice: «Poi venne uno dei sette angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell'Agnello». Conobbi che tale angelo e gli altri sei erano tra i più vicini al trono della Trinità e che era stata data loro la potestà speciale di castigare l'ardire di chi si fosse macchiato dei suddet­ti misfatti dopo che si era manifestato il mistero salvifi­co con le opere, l'insegnamento e il sacrificio di Cristo»


  • Tuttavia i nomi dei Sette Angeli furono rivelati , tutti per intero, soltanto nella seconda metà del ‘400 al Beato Amadeo da Sylva, frate francescano, confessore di Papa Sisto IV, affinché tale conoscenza, un giorno, fosse definitivamente celebrata nella cristianità, quando un nuovo pastore, un secondo Pietro, avrebbe rifondato la Chiesa, e unito le confessioni cattoliche, eliminando errori dottrinali e false credenze. Condotto in estasi dall’Arcangelo Gabriele, Amedeo apprende finalmente per bocca del medesimo Santo Nuncio diverse verità rimaste misconosciute: - “Sette Angeli siamo, che veneriamo la Genitrice del nostro Dio, superiamo tutti gli altri del vostro genere” --  “non indico con il nome di Arcangelo il secondo Coro che sale verso l’alto ma tutti quegli Spiriti che sono chiamati Angeli Superiori: tuttavia questa sentenza non fu impressa negli ecclesiastici: infatti oggi voi continuate a preporre i Santi uomini a tutti noi Angeli” – “Non ho enumerato i sette nomi di costoro, imparali ora: Michele è il primo, io sono il secondo, Raffaele mi segue, a lui, in vero, segue Uriele, tuttavia ad Uriele segue Sealtiele, allo stesso Geudiele, il settimo è Barachiele” .

  • In seguito, un sacerdote siciliano, Antonio lo Duca, tornato a Palermo per insegnare canto liturgico, scoprirà in una chiesetta situata a pochi passi dalla cattedrale, sotto cumuli di polvere e cianfrusaglie, antichi affreschi, nei quali si notavano raffigurati i Sette Angeli dell’Amodeo, con nomi e motti identificativi. Da qui riuscirà a promuovere, anche mediante eventi straordinari la costruzione di una Chiesa loro dedicata nel centro della Cristianità: la odierna Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, dopo che i Sette Angeli lo trassero in estasi,  rivelandogli il luogo esatto ove costruire il tempio.


Più recentemente il Beato Bartolo Longo, il Beato Giustino Maria Russolillo, il Servo di Dio Don Dolindo Ruotolo, e i Santi Annibale Maria di Francia e San Leonardo Murialdo, ripresero la tradizione dei Sette Arcangeli, finanche quella onomastica, adoperandola per l'accrescimento della Chiesa; dando vita pure a importanti ordini religiosi. 


ps. DUCA (Antonius). SEPTEM PRINCIPUM Angelorum Orationes cum missa 2 eorum antiquis imaginibus Anno Dñi 1543 . Sopra questa rarissima edizione l'egregio sacerdote Giuseppe Ferrigno in  ha comunicato preziose notizie, che chiariscono il luogo ov'essa la prima volta fu stampata e ne enumerano le successive ripublicazioni finora conosciute. La prima edizione dell'operetta di Antonio Duca vide la luce nel 1543. Fu ripubblicata in Roma nel 1555, e quindi in Napoli nel 1594 co' tipi di Giacomo Carlino e di Antonio Pace; nel 1604 ad istanza di Mariano Fiamengo; nel 1614 dal sudetto Carlino; e finalmente nel 1623 da Domenico Montanaro. Il titolo su per giù è lo stesso che nella prima edizione: Septem Principum Angelorum orationes cum antiquis imaginibus, opera Antonii Ducae presbyteri cephaloedensis, olim editae cum licentia superiorum. Il Ferrigno ricorda d'averne inoltre veduto un esemplare nella Biblioteca del Collegio romano, ed un altro nella Vaticana, ma non ne prese nota. In quanto al luogo ove fu impressa la prima edizione del 1543, dal Narbone ritenuta com'edizione romana, e da noi come palermitana (n.o sop. cit.) il lodato Ferrigno ci scrive aver trovato in Roma un manoscritto inedito preziosissimo, dal quale si desume che l'edizione anzichè palermitana o romana, è veneta. Questo Ms. ha per titolo: Istoria dell'orazione della Chiesa di Santa Maria degli Angioli nelle Terme Diocleziane, cavata dagli scritti originali di Antonio Duca di Cefalù, sacerdote siciliano, per Matteo Catalani, siciliano prete e dottor di leggi, ad utilità delle devote persone fedelmente composta. Quest'autore, che fu confidente e compagno di Antonio Duca, ricorda in due luoghi diversi della sua Storia l'edizione in controversia. Nel primo, scrivendo d'una visione veduta dal Duca, così si esprime: E di questa visione sebbene a lungo ragguagliò a diversi, nondimeno con giuramento la pubblicò più succintamente in latino nel libretto delle orazioni e messa delli Sett'Angeli, stampato in Venezia nel 1543, e ristampato in Roma nel 1555. Nel secondo luogo scrive: In quest'anno 1543 Antonio in Venezia per consiglio di M. Girolamo Boccaurata, che fu poi vescovo di Aveniones, fece stampare la messa con le immagini et orationi delli sette Angeli, e questa messa uscì alla luce colla concessione di Fabio Mignaniello, vescovo Lucerino, in quel tempo Legato apostolico in Venezia, che poi fu fatto cardinale da Giulio II, nel dicembre del 1551.