Messaggio di errore

Recursion detected in view santi_beati_venerabili_e_mistici_cristiani display default.

I SETTE ARCANGELI ASSISTENTI

 

I SETTE ANGELI ASSISTENTI

Dopo tutto ciò, che abbiamo esposto fin qui, ci sentiamo indotti a pensare, che l'esistenza de' Sette Angeli Principi appartenesse al novero di quelle verità, che appositamente s'involgeano nel silenzio dell'arcano. Siamo i primi ad asserirlo, ma ci pare, che ponderata la questione in ogni sua parte, ogni animo discreto non potrà disconvenirne (..)" - Sac. Giuseppe Ferrigno “I Sette Angeli Assistenti al Trono di Dio”, Volume 2

 

CHI SONO I SETTE ANGELI?

Come sappiamo tra tutte le confessioni religiose, il cattolicesimo al quale apparteniamo, è l’unica e sola religione che rivendica il diritto, affermato per divina istituzione, di esprimere la pienezza dottrinaria del Verbo di Dio, corpo, sangue, anima e divinità, manifestandone attraverso l’interpretazione autentica del Sacro Testo, il messaggio salvifico al mondo. La vis esegetica ecclesiastica attinge direttamente ad un nucleo interpretativo ineludibile - vero punto di partenza di qualsiasi attività di carattere dogmanico - il Testo Sacro, il lascito principale (c.d. Depositum Fidei) del Nostro Signore Gesù Cristo, nell’attesa della sua seconda venuta. Ed è appunto così , nostri cari lettori che se prendete per le mani il Sacro Testo, e aprite il “Libro di Tobia” al Capitolo 12, versetto 15 troverete  una frase proferita dall’Arcangelo Raffaele, che lascia ogni interprete pieno di domande:Io sono Raffaele uno dei Sette Angeli sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore”. Tale affermazione non rimane isolata nel Testo Sacro, ma ricorre diverse volte anche in altri libri Vetero – Testamentari, come ad esempio nel Libro di Zaccaria: < >Cap. 3,9) Ecco la pietra che io pongo davanti a Giosuè: sette occhi sono su quest’unica pietra; io stesso inciderò la sua iscrizione – oracolo del Signore degli eserciti – e rimuoverò in un solo giorno l’iniquità da questo paese. < >Cap. 4) -L’angelo che mi parlava venne a destarmi, come si desta uno dal sonno, e mi disse: «Che cosa vedi?». Risposi: «Vedo un candelabro tutto d’oro; in cima ha una coppa con sette lucerne e sette beccucci per ognuna delle lucerne.  4Allora domandai all’angelo che mi parlava: «Che cosa significano, mio signore, queste cose?». Egli mi rispose: «Non comprendi dunque il loro significato?». E io: «No, mio signore» 6Egli mi rispose: «Questa è la parola del Signore a Zorobabele: “Non con la potenza né con la forza, ma con il mio spirito”, dice il Signore degli eserciti! Chi sei tu, o grande monte? Davanti a Zorobabele diventa pianura! Egli estrarrà la pietra di vertice, mentre si acclamerà: “Quanto è bella!”. Mi fu rivolta questa parola del Signore: 9Le mani di Zorobabele hanno fondato questa casa: le sue mani la compiranno e voi saprete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. 10Chi oserà disprezzare il giorno di così modesti inizi? Si gioirà vedendo il filo a piombo in mano a Zorobabele. Le sette lucerne rappresentano gli occhi del Signore che scrutano tutta la terra”. o nel Libro di Ezechiele (Cap. 9) .

Come si può notare, nel testo vi è un sacro riferimento ad un gruppo di sette distinte personalità innanzi al Trono del Signore. Ti preghiamo di andare al Nuovo Testamento, e precisamente all’Apocalisse di San Giovanni verso il Capitolo 4, dovre presumibilmente troverai una celebre salutazione: “ grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra”, oppure, leggendo ancora un po, frasi del tipo:“Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio”. Vi starete certamente già facendo delle domande su chi siano questi sette personaggi. Vi preghiamo di pazientare ancora un poco. Dovete sapere che i Padri della Chiesa, parallelamente ai vari nomi degli Ordini Angelici avevano ben presente questo gruppo di Sette Assistenti. Abbiamo spesso ricordato come S. Clemente Alessandrino negli stromati, ricordava che Sette meritatamente sono quelli in cui risiede un sommo potere; sono questi i sette Principi primogeniti degli Angeli, per cui mezzo Iddio presiede a tutti gli uomini e per questo sono chiamati suoi occhi nell’Apocalisse”. S. Andrea Cesariense, uno dei migliori interpreti dell’Apocalisse dice :  “Per questi sette Spiriti si intendono Sette Angeli a cui è affidato il Governo e la Guida della Chiesa..” S. Ireneo li definisce “ I più eccellenti delle celesti squadre, nobilissimi e santissimi spiriti che stanno alla porta della SS. Ma Trinità”. Anche Aretha vescovo di Cesarea testimonia questa divina presenza, precisando che “al Principio Iddio creò sette cieli e altrettanti angeli superiori agli altri”. L’ulluminato Francesco Mairone, inoltre, precisava che la “Madre di Dio abbia sette angeli più nobili che assistono al suo trono, dei quali uno è il glorioso S.Raffaele”. Come vediamo, testo sacro e patristica hanno dunque parlato apertamente di Sette Angeli del trono di Dio.

QUALE È IL CARATTERE DELLA RIVELAZIONE SUI SETTE ANGELI?

La Chiesa cattolica divide le rivelazioni che essa riconosce come ispirate, in due grandi sottogruppi: quelle di carattere pubblico e quelle di carattere privato. Le prime sono quelle che afferiscono direttamente dal Sacro Testo, o che sono state proclamate dall’autorità infallibile del Papa, ovvero sono entrate a far parte della Tradizione Ecclesiastica Certa cui consegue la necessità per il fedele di prestarvi massima fede, pena l’esclusione dal suo corpo mistico. Le seconde, invece, sono ritenute soltanto dei meri aiuti, che però non sono necessarie come le prime per la salvezza dell’anima. In quest’ambito dunque è bene fare opportuno discernimento poiché, quella dei Sette Angeli, È UNA RIVELAZIONE PUBBLICA, in quanto ben descritta nel Sacro Testo, nel libro di Tb al capitolo 12: Sono Raffaele uno dei Sette”, e in Ap 1,4: “Sette Spiriti innanzi al Trono”. Nonostante il carattere straordinario di questa rivelazione, oggi, inopinatamente, essi non sono conosciuti.

QUALE IMPORTANZA HANNO I SETTE ANGELI NEL PANORAMA CATTOLICO?

Non è un caso che due tra le più straordinarie Sante del Cattolicesimo abbiano goduto della protezione salvifica di uno dei Sette Spiriti. Essi sono concessi alle anime più particolari e più Sante, in emulazione a quanto accaduto al giovinetto Tobia.  Uno dei Sette Angeli fu infatti il custode di Santa Faustina Kowalska, la meravigliosa e straordinaria propagatrice della Divina Misericordia, alla quale questo Spirito ebbe a rivelarle:“..Sono uno dei Sette Spiriti (c.f.r. Ap. 1,4)che stanno giorno e notte davanti al trono di Dio e l'adorano senza posa…”[1] Uno dei Sette Angeli fu inoltre il custode di Santa Maria Margherita Alacoque[2], la Beata divulgatrice della devozione al Sacro Cuore di Gesù Cristo, cui il custode rivelò quanto segue: “Voglio dirti chi sono ,cara sorella, affinché tu sappia quanto amore ha per te il tuo Sposo. Sono uno dei Sette Spiriti (c.f.r. Ap. 1,4)  più vicini al trono di Dio e che più partecipano alle fiamme del Sacro Cuore di Gesù Cristo….”. Al Pastore Miguel Sanchez che pascolava le pecore nel paese di Navalagamella vicino Madrid, nel 1455 circa apparve un giorno San Michele il quale gli disse: "Non temere, io sono uno dei sette spiriti (c.f.r. Ap. 1,4) che fanno assistenza alla presenza di Dio, dal quale sonoinviato per dirti che è sua volontà che in questo luogo si costruisca un eremo inonore a san Michele e ai suoi Angeli”. Alla visitandina  suor Maria Amodea Blonè[3] i Sette Angeli apparvero fisicamente dicendole: “Quando voi verrete alla Patria nostra vi ringrazieremo della carità, che ci avete usata. Siate divota de’ Sette Spiriti Beati, che assistono al Trono dell’Agnello Divino & abbiate fiducia in essi, perché non mancheranno di proteggervi in ogni bisogno”. La amorosa manifestazione dei Sette Angeli fu per nostro insegnamento non solo visibile ma anche mirabile e stupenda nella vita di Santa Ludovina. 

Un  giorno fu tratta a contemplare il suo Sposo Divino, che stava tra Sette Angeli più rispettabili di ogni altro, ed era ossequiato da moltissimi altri, il quale dirigendo verso di lei amorosi sguardi e mostrandole le sue ferite divine come sposo del SS. Sangue, le infuse il sentimento doloroso delle sue stesse ferite: sentimento che permase con molta vivacità e che ella serbò come il più segreto sigillo di tanti altri dolori e patimenti. Anche San Sebastiano fu sorretto dalla visione beatifica dei Sette Angeli, che gli infusero la forza per sopportare il martirio. “Per quasi un’ora fu illuminato da una straordinaria luce che veniva dal Cielo. Al di sotto di questo splendore, fu ricoperto da un mantello interamente bianco da Sette Angeli risplendenti. E un giovane apparve al suo fianco dandogli la pace e dicendogli: Sarai sempre con me”.

Testimonianza straordinaria sui Sette Arcangeli ci viene tramandata anche della veggente Maria Valtorta, la quale li contemplò in estasi , sotto la croce, chini sul dolore di Gesù e Maria:  “ L’arcangelo Michele, che voi invocate nel Confiteor, ma secondo la vostra abitudine, con l’anima assente, era presentealla mia morte in Croce. I Sette Grandi Arcangeli che stanno in perenne davanti al Trono di Dio, erano tutti presenti al mio sacrificio (..) Gabriele e i suoi celesti compagni curvi sul dolore di Gesù e di Maria, impossibilitati a sollevarlo, perché era l’ora della Giustizia, ma non assenti da esso, hanno raccolto nel loro intelletto di luce, tutti i particolari di quell’ora, tutti, per illustrarli, quando il tempo non sarà più, alla vista dei risorti: gaudio dei beati e condanna prima dei reprobi, anticipo a questi e a quelli di ciò che sarà dato a Me, Giudice supremo e Re altissimo”.

Ma è Maria D'Agreda ad aver profetizzato il futuro riconoscimento dei Sette Arcangeli.  Nel Capitolo 2, del primo libro Mistica Città di Dio, dal titolo:  Si spiega il modo in cui il Signore manifesta all'anima mia i misteri e la vita della Regina del cielo nello stato in cui sua Maestà mi ha posto, ella infatti preconizza sui sette Arcangeli: Poi venne uno dei sette angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell'Agnello». Conobbi che tale angelo e gli altri sei erano tra i più vicini al trono della Trinità e che era stata data loro la potestà speciale di castigare l'ardire di chi si fosse macchiato dei suddet­ti misfatti dopo che si era manifestato il mistero salvifi­co con le opere, l'insegnamento e il sacrificio di Cristo. Compresi l'eccellenza e l'autorità della Principessa per of­frire aiuto a chi la invoca di tutto cuore. Nel tempo que­sto si sarebbe palesato meglio mediante i miracoli e l'il­luminazione che l'umanità avrebbe avuto, nonché gli esempi dei santi, specialmente dei fondatori degli Ordi­ni religiosi, e di tanti martiri e confessori; perciò, negli ultimi secoli le colpe sarebbero state più gravi e detesta­bili, e dopo tanti benefici l'ingratitudine sarebbe stata più villana e degna di condanne più dure. Conseguentemen­te, i malfattori avrebbero provocato maggiormente l'in­dignazione dell'ira e della giustizia superna! Dunque in futuro - cioè per noi nel presente - l'Eterno avrebbe pu­nito rigorosamente con nuovi flagelli, poiché questi sarebbero stati gli ultimi, dato che ogni giorno si appros­sima sempre più il giudizio finale.

DAL BEATO AMADEO AD ANTONIO LO DUCA

A cavallo tra XIV  e XV secolo, vi furono importanti fenomeni mistici che rimisero al centro della conoscenza dei fedeli, il gruppo dei Sette Divini Assistenti, con propri nomi e attributi iconografici. Essi furono rivelati dall'Arcangelo Gabriele al BEATO AMADEO FRANCESCANO, che riportò eccellenza, prerogative e nomi dei 7 Assistenti, nella sua APOCALYPSIS NOVA. Ecco alcuni passi:

[I Rivelazione dell’Angelo]

Così il Santo Gabriele disse a me che lo ammiravo: “Non meravigliarti! Tutti noi Angeli e voi Uomini, siamo concittadini della stessa patria, sebbene non tutti gli Uomini siano maggiori di ogni Angelo, né tutti gli Angeli siano maggiori di ogni Uomo. Ebbene alcuni del vostro genere sono maggiori di ogni Angelo, come quel Re fatto Uomo e la Regina Sua Madre. Alcuni del vostro genere, dei quali si dice: vidi una grande folla che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue Apocalisse [7:9-10 ],sono minori di ogni Angelo. Altri sono frammisti con noi: “Siamo i Sette Angeli che veneriamo la Genitrice del Nostro Dio. Superiamo tutti gli altri del vostro genere. Poiché ciò, dunque, non è noto presso di voi, comprendilo e scrivilo affinché il pastore che verrà possa promulgarlo su tutta la terra. Allora io dissi, signore: “Chi sono quei Sette Spiriti maggiori di tutti? Rispose: i sei che vedi in alto, se li sommerai a me, saremo sette. E io gli risposi: signore quali sono i vostri nomi? Il primo che vedi qui è Michele, rispetto al quale nessuno né degli uomini né degli Angeli è più degno, lui è lo stesso che lottò con il grande dragone e lo sconfisse e io Gabriele sono il secondo. Raffaele mi segue e Uriele segue Raffaele e altri a lui. Allora io dissi: “Dunque né Giovanni Battista né alcuno di quegli Apostoli è paragonabile a voi? E quegli: “Fu sufficiente e assai più opportuno che il Signore, Padre del nostro genere, si facesse uomo e non prendesse alcuno di noi; fu sufficiente che la Genitrice di quel nostro Re vero Dio e insieme uomo, fosse preferita a tutti quanti gli Angeli , cosa che disse certamente qualcuno di questi che sono presenti qui”,  e indicava il Beato Geronimo. Riguardo a nessuno degli altri Santi è lecito credere che sia innalzato sopra i meriti di ogni Angelo e Arcangelo, non dovendo intendersi con il nome di Arcangelo il secondo Coro che sale verso l’alto ma tutti coloro che sono chiamati Angeli Superiori: tuttavia quella sentenza non fu impressa negli ecclesiastici: Infatti oggi voi continuate a preporre i Santi uomini a tutti noi Angeli. E io dissi: “mio signore, io ho sempre creduto che il mio venerabile padre San Francesco d’Assisi fosse maggiore di tutti gli Angeli. E la contesa fu su chi fosse maggiore, Francesco o Giovanni Battista o Pietro Apostolo!”. Gabriele rispose: “Grande è quell’uomo, volgi l’attenzione al lato destro e lo vedrai”. Mi voltai e tra gli apostoli e moltissimi altri lo vidi. E dissi: “Mio signore, non sono dodici gli Apostoli o sedici includendo Paolo, Barnaba, Marco e Luca?  Io invece vedo tra costoro moltissimi altri”. Rispose: “non hai forse ascoltato nel Vangelo voi che lasciate tutto per seguirmi, siederete su dodici, cento, mille seggi? E tutti sarete così come furono quelli che allora dissero: “Ecco abbiamo lasciato tutte le cose  e ti abbiamo seguito [MT 16,27]”.  Dopo, pertanto, tremante e nello stesso tempo lieto, ho adorato il Re Signore Nostro e la Regina su entrambi i ginocchi, con il più grande rispetto, il che feci in fretta non appena Lo vidi. Allora disse l’Angelo: “Poiché parli con un Angelo, parliamo degli Angeli.  Ascolta la rivelazione sulla nostra creazione”. Allora io “Ascolterò, mio signore, se ti sarà piaciuto parlarne”.

...“Sette fra noi assistono più vicino di chiunque altro, come anche è stato deciso che nel futuro sette assistano al di sopra degli altri. Sebbene tutti, assistono continuamente, perché tutti vegliano senza posa. Non ho enumerato i sette nomi di quelli. Ora apprendili: Michele è il primo, io il secondo, Raffaele mi segue, A Raffaele segue Uriele, Sealtiele poi ad Uriele, allo stesso Geudiele, il Settimo è Barachiele.

Leggendo l’intera opera, ci si accordge di “un nucleo di informazioni unitario” che si ripete ciclicamente da estasi in estasi, intorno al quale sono andate via via concentrandosi e sviluppandosi tutte le successive spiegazioni che l’Amedeo ha ricevuto dall’Arcangelo Gabriele. Questo nucleo unitario, per imprimersi dunque saldamente nella sua anima, viene irraggiato dallo Spirito celeste una e più volte, ad ogni successiva estasi. E da cosa è costituito questo nucleo iniziale di informazioni instillate nel cuore del veggente? Principalmente da questi 7 contenuti, continuamente reiterati:

Innanzi al Trono di Dio vi sono sette Angeli che adorano la Sua potenza.

Questi Sette superano ogni altro Spirito angelico e umano.

Questi Sette sono però inferiori alla SS.ma Vergine Maria.

Questi Sette si distinsero particolarmente durante la celebre battaglia nei cieli durante la quale acquisirono i loro 7 nomi.

Maria Vergine, durante l’Annunciazione, ottenne di sapere esattamente gli sviluppi di questa guerra e ricevette lumi celesti sull’esistenza dei Sette Angeli, dei loro nomi, e dei motivi che portarono all’Incarnazione del Verbo, e poi propalò questi contenuti agli Apostoli.

Non è vero, come disse Dionigi, che gli Arcangeli costituiscono il Coro tra i più infimi nel Cielo, anzi con tale termine, sostiene l’Amedeo, ci si riferisce ai Sette Supremi Principi di tutte le Schiere.

Per tali ragioni, sono pochissimi quegli uomini che possono dirsi superiori agli Angeli, anzi ve ne sono soltanto due, Gesù Cristo, e la sua Santissima Madre, Maria Vergine, gli unici che superano in potenza i Sette.

Appare completamente stravolta la Angelologia di Dionigi Aeropagita. Introdotti dunque i Sette Angeli ecco che il discorso si allarga fino ad anticipare uno dei motivi che troverà ampio svolgimento nel Rapto V°,

ovvero la battaglia celeste di Apocalisse 12  è i motivi del suo verificarsi.

 E qui avviene una importante confessione che forse non tutti i fedeli sono pronti ad accettare: anche gli Angeli hanno potuto peccare, perché, abbagliati dalla propria bellezza e conoscenza rifiutarono di obbedire a Cristo, in una occasione davvero decisiva. Ma cosa accadde? Avvenne che il Signore, per provare la lealtà dei suoi sudditi celesti, si presentò in un dato momento nella forma del futuro uomo che avrebbe assunto una volta accolta la carne umana ordinando loro di adorarlo in quella forma, comunione tra materia e spirito. Ma ciò non fu sufficiente perché rivelò altresì che la donna da cui sarebbe nato, sarebbe divenuta altresì la loro regina e come tale  preposta a ciascuno di loro. Tra tutti gli Spiriti, allora lucifero cominciò a seminare una dottrina corrotta, sostenendo di non voler adempiere all’ordine divino, perché bramava di essere egli stesso Dio e di non riconoscere la superiorità di un essere naturalmente a lui inferiore. San Michele per primo seguito da San Gabriele e da tutti gli altri si opposero a lui e lo vinsero, sicché assieme ai suoi folli seguaci furono  scagliati in un luogo infernale lontano da Dio. Avvenuto ciò Dio ordinò di formare il corpo di Adamo agli Angeli rimasti fedeli. 3 Angeli di ogni Coro e San Raffaele, San Uriele e San Sealtiele, crearono così il corpo di Adamo, e Dio infuse su di lui l’anima vivificante.  Dopo tale narrazione, che occupa la parte centrale della Seconda Estasi, il Beato Amadeo domanda all’Angelo di rivelargli  il nome dei Sette Spiriti Assistenti innanzi al Trono di Dio. Gabriele allora gli rivela che Sette su tutti sono più vicini al Trono, ed ecco che per la prima volta sono rivelati tutti i Santi nomi dei Sette Arcangeli: Michele, Gabriele, Raffaele, Uriele, Sealtiele, Geudiele e Barachiele.  La rivelazione dell’Angelo serve altresì per dirimere un serio dubbio in seno all’Angelologia quattro – cinquecentesca: la preminenza di San Michele o di San Gabriele nel Cielo. Oggi è molto chiaro alla Angelologia, che in Cielo non vi è altro Angelo più potente di San Michele, anche se per meriti Gabriele è di poco a lui inferiore. Se oggi, dunque pare chiara questa differenza, forse un tempo si pensava che i due Angeli avessero la medesima dignità, anzi non mancava qualcuno che preferisse San Gabriele a San Michele Arcangelo. Per tali ragioni, diverse volte nell’opera San Gabriele, pur affermando che non esistono Angeli come lui nel Cielo, ammette che tuttavia egli nelle Celesti Gerarchie occupa il secondo posto dopo San Michele, colui che ha combattuto il diavolo e lo ha vinto.

L’enigma dunque dei Sette Angeli è verità “arcana” di fede non ancora completamente compresa dalla Chiesa Cattolica, e pur tuttavia chiaramente espressa nel Testo Sacro e nella mistica.

Circa 30 anni dopo i fatti di Amadeo i Sette Arcangeli riapparvero in estasi per ben 2 volte al Sacerdote ANTONIO LO DUCA, durante le quali, indicarono allo stesso, un luogo dove edificare una Chiesa loro dedicata, che intorno al 1561 fu dedicata a SANTA MARIA DEGLI ANGELI E DEI MARTIRI. LO DUCA, scoprì a Palermo, assieme al canonico BELLOROSSO, un antico affresco in una Chiesa di antica memoria, in cui comparivano i Sette Arcangeli , già visti da AMADEO, con i Sette nomi, sopra ricordati (tranne qualche piccola variazione) e sette attributi e motti spirituali: MICHELE - VINCITORE, GABRIELE - ANNUNZIATORE, RAFFALELE - MEDICO, URIELE - FORTE COMPAGNO, SEALTIELE - ORATORE, GEUDIELE - REMUNERATORE, BARACHIELE - AIUTANTE.

 

PERCHÉ LA TEORIA DEI CORI ANGELICI NON CONTEMPLA I 7 ARCANGELI?

Sappia il nostro carissimo lettore che prendendo il Testo Sacro per le mani, in nessuna parte di questo si dice che: i cori Angelici sono proprio nove, né che gli stessi nove sono divisi in 3 Gerarchie maggiori.  Tuttavia, nel Testo Sacro è stato possibile attribuire agli Angeli alcuni appellativi che corrisponderebbero a particolari funzioni dagli stessi ricoperti a seconda degli offici loro attribuiti. Così nella Genesi si fa menzione dei Cherubini: “Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via dell’albero della vita” (Gn 3,24).Ugualmente si legge nell’Esodo: “Io ti darò  convegno appunto in quel luogo: parlerò con te da sopra il propriziatorio, in mezzo ai due cherubini che saranno sull’arca della Testimonianza” (Es. 25,22). Il termine Cherubino è utilizzato anche in Ez 10,1-20. Il profeta Isaia parla di serafini quando descrive il trono del Signore, nel modo che segue: “Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali, con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava…” (Is 6,2 e6). Altri nomi di Angeli ricorrono nelle lettere di San Paolo, agli Efesini, ai Colossesi e ai Tessalonicesi, ove si parla di altre categorie angeliche: Principati, potestà, dominazioni, Virtù, Troni, Arcangeli. I Padri della Chiesa hanno ritenuto che questi diversi termini potessero simboleggiare diverse funzioni tra gli Angeli. Origene oltre ad affermare la esistenza di una Gerarchia tra gli Angeli, la faceva derivare da diversità di funzione e di meriti. Metodio, e dopo di lui molti altri, facevano derivare tale Gerarchia da una diversità metafisica di costituzione naturale degli Angeli. S. Cirillo Gerosolimitano faceva menzione di: Angeli, Arcangeli, Troni e Dominazioni. S. Gregorio Nazianzieno faceva menzione di: Angeli, Arcangeli, Virtù, Dominazioni, Principati, Potestà, Troni, Cherubini, Serafini.  Di Arcangeli , Virtù, Dominazioni, Troni, Principati, Potestà, Cherubini, Serafini parlava anche San Giovanni Crisostomo. Come si vede , non era chiara né l’enumerazione ne il ruolo dei vari ordini.

Nel V° – VI°  secolo tuttavia, un autore, per molto tempo creduto discepolo di San Paolo convertito al cristianesimo, il celebre Dionigi o Pseudo Dionigi, sistemò all’inteno di un suo scritto – Le Gerarchie Celesti -  le intelligenze angeliche in 9 Cori, raggruppandoli rispettivamente in 3 Gerarchie: Serafini Cherubini e Troni (1), Dominazioni, Virtù Potestà (2), Principati, Arcangeli e Angeli (3). Questa sistemazione costituisce ancora adesso la base della Angelologia classica, ma nel corso dei secoli questo sistema, ritenuto quasi di fede ha subito degli scossoni. A ben vedere, infatti, all’interprete che si accosti alla lettura dell’opera dionisiaca non potrà sfuggire una evidente aporia dell’opera, relegata verso la fine della Gerarchia Celeste, ove Dionigi, fingendo di essere interpellato sulla completezza del suo sistema celeste, dal suo giovane interlocutore, gli risponde inaspettatamente in questo modo: 

“se tu mi obietti, o Timoteo, che io non ho fatto menzione di tutte le virtù, funzioni e immagini che la Scrittura attribuisce agli Angeli, io risponderò confessandoti il vero, che cioè in certi casi avrei avuto bisogno di una scienza che non perché di questo mondo, e di un iniziatore e di una guida; e ti dirò anche come certe spiegazioni che io ometto siano implicitamente racchiuse in ciò che ho spiegato. Così ho voluto nel tempo stesso  serbare in questi discorsi una giusta misura ed onorare con il mio silenzio le sante profondità che io non posso scandagliare”.

Dunque l’Aeropagita, o chi per esso, tradisce la circostanza che molte delle angeliche Virtù e dei loro interventi ed immagini, sono avvolti nell’arcano, che egli appositamente lascia nel venerando silenzio dei primi secoli. Infatti, abbiamo notato, prendendo per le mani il testo del celebre autore che lo stesso dimentica di inserire, un altro gruppo di Angeli, che questa volta trova nel Testo Sacro diretta menzione: proprio i Sette Angeli Assistenti al trono.

Siamo dunque di fronte ad una situazione paradossale, cioè che, nei secoli, ed almeno fino alla comparsa di Amadeo da Sylva,  la certezza del Testo Sacro sul numero settenario sia stata messa in discussione a vantaggio di costruzioni dogmatiche basate su scritti extra – biblici.

Mentre infatti è pubblicamente tollerata la dottrina dei nove Cori degli Angeli, ed oggi ancora  apertamente professata da larga parte degli Angelologi , sia cattolici che cabalistici, viene nascosto ai fedeli il gruppo dei Sette Assistenti di Tb 12,15.

Sostiene Giovanni Mongelli, celebre autore di “Gli Angeli” delle edizioni Michael, che a causa di questa estrema difficoltà di risalire con esattezza alla corretta individuazione degli scopi, dei ruoli e degli ordini degli Angeli, la teoria Dionisiaco – Tomistica non può che essere accantonata in attesta di una nuova sistemazione. Nel passato tuttavia, la dottrina di Dionigi non mancò di generare una frattura tra i sostenitori dei nove Cori e i sostenitori dei Sette Angeli. I sostenitori della Teoria classica degli Angeli, cioè di Dionigi, preferirono abbandonare il terreno sicuro del Testo Sacro a vantaggio dell’insicurezza generata dalla speculazione dogmatica fino ad allora prodottasi in seno a gran parte della compagine ecclesiastica.

Sempre i sostenitori della classificazione dionisiaca, affermavano che la posizione  degli Arcangeli, fosse relegata a secondo coro, nella Gerarchia più bassa delle Angeliche essenze. Per tali ragioni e in estrema sintesi, essi collocarono San Michele, e conseguentemente San Gabriele e San Raffaele, in questo Coro, così come voleva il Celebre autore ellenico. Cosa convinse i teologi ad attribuire al termine Arcangelo una valenza così bassa all’interno del generale panorama delle fonti, non è chiaro.  Ma chi era in realtà Dionigi, questo singolare personaggio, autore di un’opera sugli Angeli tanto ardita? E soprattutto sulla base di quali argomentazioni adottò questa sublime differenziazione? Il Papa emerito, Benedetto XVI nell’omelia del 14.05.2008, ben descrive la questione: “E’ una figura assai misteriosa: un teologo del sesto secolo, il cui nome è sconosciuto, che ha scritto sotto lo pseudonimo di Dionigi Areopagita(…)”. Data dunque la difficoltà di individuare esattamente l’autore del libro, comunemente si preferisce usare il termine Pseudo – Dionigi, per indicare materialmente l’autore dell’opera sulle Gerarchie Celesti, che quindi è rimasto sconosciuto.  Per Dionigi (o chi per lui) ogni Coro degli Angeli è inserito dunque in una propria Gerarchia che nello stesso tempo è ordine, scienza e azione, conformandosi, per quanto perché possibile, agli attributi divini, e riproducendo, per mezzo dei suoi splendori originali, una espressione delle cose che sono in Dio. La perfezione dei membri della gerarchia consiste nell’accostarsi a Dio per mezzo di una coraggiosa imitazione e, ciò che perché più sublime ancora, nel farsi suoi cooperatori, (Lettera ai Corinzi, I. 3, 9) facendo risplendere in se stessi, secondo il proprio potere, le meraviglie dell’azione divina. Sostiene ancora l’autore che gli Angeli occupano l’ultimo grado della Gerarchia invisibile e al disopra di loro si trova la milizia degli Arcangeli, dei Principati, delle Potenze, delle Virtù e di tutti gli spiriti anche più sublimi che la tradizione ci fa conoscere. In Ogni costituzione gerarchica gli ordini superiori possiedono la luce e la facoltà degli ordini inferiori senza che questi abbiano reciprocamente la perfezione di quelli. Tuttavia, sin da subito, nel cominciare a proporre questa sacra differenziazione, il dotto ateniese precisa che, pur avendo rappresentato in modo così impeccabile e apodittico la verità sulle sublimi essenze, ha riscontrato una evidente difficoltà nel ridurre le angeliche virtù in un sistema unitario e compiuto ( dal CAPITOLO VI Come le nature celesti si dividono in tre ordini principali):

“Qual’ perché il numero, quali sono i poteri dei diversi ordini che formano gli spiriti celesti? Com’ perché iniziata ciascuna gerarchia ai secreti divini?  Ciò non perché conosciuto esattamente se non da Colui che perché l’adorabile principio della loro perfezione (..). Perciò noi non vogliamo affermare nulla di nostro capo, ma bensì esporre, secondo le nostre forze, ciò che i dottori hanno visto per mezzo di una santa intuizione e ciò che hanno insegnato riguardo agli spiriti beati”. 

Dunque per stessa ammissione del Dotto Ateniese, la predetta opera non può che essere intesa soltanto come un sublime compendio, di quelle che erano le tesi riguardanti le strutturazioni interne degli Angeli conosciute all’epoca della sua redazione.   La posizione intellettuale di Dionigi su questo punto è chiara nell’ ammettere “la natura essenzialmente umana della sua  proposta sistematico – interpretativa”.

Infatti, seppur accolta da alcuni Santi cattolici come scrittura ispirata,  rimangono nell’opera in questione diverse carenze teologiche con riferimento principalmente a particolari categorie angeliche non descritte.

Proprio con riguardo agli Arcangeli avviene il problema interpretativo e sistematico più grave, che sarà risolto nelle estasi del Beato Amadeo:

Dionigi, pare accostare, S. Michele e S. Gabriele all’ottavo ordine angelico, ovvero il penultimo più basso, nonostante lo stesso Michele sia da sempre considerato il Capo supremo di tutte le schiere angeliche.

Se i Cori inferiori sono illuminati da quelli superiori, e se ancora la conoscenza filtrata da Spirito a Spirito si fa progressivamente meno pura, mentre discende, allora a Maria Vergine fu inviato per annunciare l’Incarnazione del Verbo un Angelo del Coro più basso del Cielo, il quale portò non il messaggio originario, ma un messaggio filtrato da Spiriti inferiori e perciò meno puro!

Inoltre S. Raffaele non viene mai nemmeno indirettamente nominato, né alcuna menzione specifica è fatta sul libro di Tobia, né sui sette Angeli!

Per rispondere a questa incongruenza si dice che Dio sceglie come crede, e che pertanto anche Spiriti dei Cori più bassi possono essere a capo dei Cori più elevati, ma ciò, come abbiamo visto contraddice ancora una volta il sistema di Dionigi, perché l’autore espressamente afferma che mai Dio può rivolgersi direttamente ai Cori infimi, che non potrebbero efficacemente tollerare l’intensità della manifestazione diretta del suo sguardo, e dunque sarebbe illogico ritenere che tale ordine sia dato meno puro allo Spirito reggente e più puro allo Spirito ad esso sottoposto. Ed è forse per tali ragioni, che Dionigi volutamente non sviluppa il tema degli Arcangeli ma lascia la loro posizione gerarchica occultata in un sistema che tende a nascondere effettivamente ruolo, prerogative e nobiltà di questi Spiriti.

Sul punto osserva il sacerdote Ferrigno:

“Non si trova mai nelle scritture un passo, dove parlando dei Cori degli Angeli si adoperi il numero nove, non si trova mai un passo, dove esponendosi i cori degli Angeli, si riportino di seguito tutti e nove, anche senza determinazione esplicita di numero”
ed ancora
“E’ di fede, che tra gli Angeli sia distinzione di Cori, ma non è parimenti di fede, che questa distinzione debba esser novenaria”.

“Ciò nonostante”, sostiene ancora il teologo palermitano:

“ l’opinione che tiene esser nove i Cori rivelati nelle Scritture è degna d’ogni rispetto per l’autorità che sempre ha avuto ed ha nella Chiesa l’ opera della Celeste Gerarchia e per l’ autorità di San  Gregorio e di tutti gli altri teologi, che la propugnarono. Altro è dire che sia da ammettere la dottrina dei nove Cori nel senso sovra accennato, ed altro è dire che siano da ammettere eziandio tutte le altre teorie onde l’autore della Celeste Gerarchia la contornò. Tutto ciò, ch’egli non può provare evidentemente colle scritture e coll’insegnamento de’ Padri, non ha altro peso, che quello della sua autorità e non esprime che le sue dotte congetture. E’ certo, che oltre ai Cori rivelali nelle scritture, ve ne siano degli altri sconosciuti. Perché Paolo affermò esservi de’ cori, che si nominano, non solo in questo secolo, ma anche nel futuro. Perché moltissimi  Padri interpretarono il testo di Paolo in questo senso, ed espressamente sostennero che svariatissimi Cori ci restano ancora a conoscere. Perché lo stesso autore della Celeste Gerarchia afferma, ch’egli intende soltanto parlare de’ Cori che conosciamodalle scritture e che Dio solo conosce ilvero numero de’ cori, e le loro disposizioni. Non direi coll’autore della Celeste Gerarchia,che tutte le angeliche schiere si dividano in nove Cori , ma piuttosto che tra tutti i Cori degli Angeli nove son quelli che Dio ci ha rivelato nelle scritture.

Alla luce di quanto visto, potrebbero sussistere verosimilmente anche altri “santi raggruppamenti” che al momento in cui Dionigi redasse l’opera sugli Angeli non potevano essere bene individuati, attendendo che la Santa Provvidenza vi provvedesse direttamente e che dunque sono rimasti arcani. E tra questi Cori arcani ben potrebbero esserci i Sette Angeli. A tal fine lasciamo la parola al sacerdote Ferrigno che, contesta tutte le eccezioni formulate dai contro deduttori nei secoli, i quali per giustificare la teoria novenaria, scelsero di sacrificare sull’altare delle loro supposizioni, il significato chiaro del Sacro Testo: 

“ L’argomento degli avversari poggia sopra un doppio equivoco. Suppone primieramente che ciascuno degli Angeli Principi debba presiedere a ciascuno dei Cori. Suppone in secondo luogo che dove essi non fossero compresi nei  nove Cori, ne formerebbero un decimo. Ora  una e l’ altra  supposizione è falsa. E’ falsa la prima, perché ciascun coro (…) ha il suo duce, cioè il più eccelso degli Angeli, che vi si comprendono. Or questi presiede agli Spiriti del suo Coro, ma sottostà alla sua volta per eccellenza e ministero all’ultimo Angelo del Coro, che gli sta immediatamente di sopra. Il primo tra gli Angeli è inferiore all’ultimo degli Arcangeli, il primo tra gli Arcangeli all’ultimo dei Principali, il primo tra’ Principati all’ultimo delle Potestà, e così via via, sino al primo de’ Serafini, il quale ha il comando supremo del suo coro”.   “Or è chiaro”, osserva ancora Ferrigno “che in un esercito composto di nove legioni non bastano i nove duci ,de’ quali ognuno comanda la sua  ma vi abbisogna eziandio un duce supremo, che comandi a tutti, anche a’ duci subalterni, ed un corteggio di altri sommi Principi, che lo accompagnino, lo consiglino, e lo aiutino al comando generale di tutte le schiere. E questo, a nostro modo d’in tendere, come uno stato maggiore. Or chi dirà mai, che il numero de’ personaggi, i quali insieme al sommo capitano formano cotesto stato maggiore, debba esser necessariamente uguale al numero delle legioni, che compongono l’esercito? Chi dirà mai che lo stato maggiore formi un’ altra legione, dimodoché non più nove, ma dieci debbano dirsi le legioni componenti l’esercito? (…) diciamo, che nove sono i Cori degli Angeli, che ciascun di essi è immediatamente comandato dal più eccelso Spirito che vi si trova, che tutti e nove i Cori dipendono da Michele, sommo duce di tutto l’esercito celeste, che Michele è corteggiato a destra ed a sinistra da altri sei sommi duci, i quali sono eziandio superiori a tutte le legioni, e solo da lui dipendono”. Questo sembra  dunque il consiglio supremo degli Angeli, che:  “…con a capo Michele assiste continuamente dinanzi alla Santissima Triade, prende immediatamente gli ordini da Dio, comunica a’ Cori subalterni i divini voleri, dispone, comanda e regge le mosse di tutte le schiere angeliche. Il celeste esercito è composto di tre Gerarchie, ogni Gerarchia di tre Cori, il consiglio supremo di sette Principi. (..).

Qual Contraddizione si ha dunque nel dire che ai nove Cori presiedano i Sette Angeli? Essi non apparterrebbero uno a ciascun Coro, non formerebbero un decimo Coro, ma una schiera settenaria e privilegiata al di sopra di tutti i Cori , ferma ed immediatamente assistente dinanzi al trono di Dio. (..) Ma è poi certo che i cori degli Angeli sieno proprio nove? Anche ammesso, che formino un tal numero quelli che ci son rivelati nelle Scritture, certamente dalle Scritture medesime, come abbiam veduto più sopra, i Padri de’ primi secoli ricavarono esser  grande  il numero de’ Cori angelici ed a noi del tutto sconosciuto. Questa si può credere sentenza comune de’ Padri. Or, posto ciò, anche dato che l’argomento degli avversari fondato sul nove avesse valore, diciamo, che essi solamente allora potrebbero arrecarcelo, quando si sapesse che nove sono, e non più di nove possono essere, i Cori degli angeli. Ma giacché invece si sa, che nove son quelli soltanto che noi conosciamo , ed oltre a questi ve n’ ha degli altri molti, a noi sconosciuti, qual forza possono più fare gli avversari sul loro nove? Non potrebbero esser settanta i Cori degli Angeli? Non settecento? Non settemila? Non potrebbero essere anche di più? A quel modo che non solo le stelle, ma anche i sistemi celesti sfuggono al nostro sguardo, così sopra al nostro intelletto trasvolano gli ordini de beatissimi Spiriti. ….. Rispondiamo: Che esistano Sette Angeli supremi, chiamati per antonomasia gli assistenti al trono di Dio, lo sappiamo certamente dalle Scritture. (..) sette sono gli Angeli eccelsissimi, che al di sopra di tutti i Cori si sollevano, e dinanzi al divin trono d’un modo tutto speciale e più d’ogni altro immediato si beatificano. Essi son pochi, perché hanno un posto di singolarissima grazia, ma nella lor pochezza valgono ben acconciamente a rappresentare dinanzi al divino cospetto tutta la sterminata milizia delle celesti intelligenze, perché il sette è numero di moltitudine, di universalità, di pienissima perfezione. Ma è meglio venire alle strette cogli avversari.  Non è del tutto certo se nelle scritture ci siano rivelati nove cori.

Perché non vi si trova mai un passo dove, parlando deicori , si adoperi il numero Il Perché non vi si trova mai un passo, dove, anche senza dichiarare esplicitamente il numero, sieno riportati di seguito tutti e nove i cori. Perché gli antichi Padri non convennero mai sul novenario dei cori, e v’ ebbe chi un maggior numero ne ammise, e chi un minore. Perché gli stessi teologi moderni, dopo tutto quello che se n ò scritto per tanti secoli, ne parlano con titubanza. Perché la Chiesa non ha voluto mai che si fabbricassero templi, e si celebrassero feste in onore de’ nove cori. Dall’altra parte è certo, che nelle scritture ci siano rivelati i Sette Angeli.

Perché vi si trovano innumerevoli passi, dove, parlando di loro, è adoperato il numero . Il Perché vi si trovano de’ passi, dove non solo è dichiarato esplicitamente il numero, ma son riportati di seguito tutti e sette gli angeli , com’ è nell’Apocalisse al sonar delle trombe ed al riversare delle ampolle.

Perché nessuno degli antichi Padri fu loro contrario, come abbiamo veduto, ed alcuni espressamente li difesero, come vedremo.

Perché i teologi moderni, nella loro maggior parte, sicuramente li difendono.

Perché la Chiesa ha permesso che si erigessero templi e si celebrassero feste ad onor loro, come si fa, per non dire d’altrove, in Sicilia. Or posto ciò, una delle due, o la dottrina dei nove cori può ben conciliarsi con quella dei Sette Angeli, o no. Se sì, e non ci sarà più luogo a discorrere; se no, ed allora è chiaro che deve prevalere la dottrina più certa, e che più chiaramente ci vien manifestata nelle scritture. La verità però si è, che la dottrina de’ nove Cori non è per nulla contraria all’esistenza de’ Sette Angeli. (..).

 

 

 

Dopo tutte le testimonianze riferite, ci sembra che le prove addotte siano sufficienti a suffragare alcune deduzioni sul culto cattolico da prestare ai Sette Arcangeli. Si è  notato come in base alle affermazione degli spiriti angelici, emersi dai resoconti delle loro apparizioni a Santa Margherita Maria Alacoque e Santa Faustina Kowalska, sembrerebbe maggiormente confermata la sacra equivalenza tra i Sette Spiriti di Ap 1,4 e i Sette Angeli di Tb 12,15. Partendo dalla definizione giovannea, nella salutazione dell’Apocalisse:“…Grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, e dai sette Spiriti che son davanti al suo trono…”,l’ostacolo maggiore stava nell’associazione del termine Spiritus ad Angelus, e pertanto i commentatori si sono lasciati trasportare, nei secoli, da ipotesi che legittimassero uno stravolgimento del senso letterale del testo a favore di altre interpretazioni. La testimonianza emersa dalle parole usate dall’Angelo custode della Santa Maria Margherita de Alacoque e dalla Santa Kowalska sembrano ricondurre finalmente l’interprete verso una definitiva e sostanziale equivalenza tra i suddetti termini di Sette Spiriti e Sette Angeli.  Dunque a tenore di quanto emerso, trattasi non di numero ideale, di universalità o di virtù celesti, come sosteneva il dotto Alcazar, ma di Sette Individualità, di Sette Personalità, come anche confermate dalla Santa Alacoque, nel quale si parla sempre di Custode. Il soggetto apparso, dunque, si presenta come emissario di Dio, e dichiara in queste apparizioni di essere uno dei Sette Spiriti (c.f.r. Ap 1,4 ed in equivalenza con Tb 12,15). Parla in nome di Dio, prega ed adora soltanto Dio, custodisce l’anima affidata per ordine di Dio, scaccia il demonio in nome di Dio. Dunque non si tratta di entità ideale, ma di personalità vera e propria.E’ probabile che Cristo abbia affidato ai Sette Arcangeli, diversi protettorati, offici e/o tutele, un pò come la SS. Ma Vergine gode di diversi appellativi. Questi Spiriti angelici, sono detenuti da Cristo medesimo, e li elargisce con somma carità al mondo. Questi sette, sono coloro che:

giorno e notte assistono al Trono di Dio, lodandolo e adorandolo costantemente (c.f.r. F. Kowalska);

più partecipano delle Fiamme del Cuore di Gesù Cristo e le comunicano al mondo, fintanto che sia capace di riceverle (c.f.r. M. Alacoque);

sono sempre pronti ad entrare alla presenza della Maestà per avere determinati incarichi (c.f.r. S. Raffaele);

ardono innanzi al Trono, come le sette lucerne del Candelabro tutto d’oro di Zaccaria 4,1 – 3 e per tali ragioni, sono come li descrive l’Ap 4, 5: “Sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio”.

sono gli occhi del Signore inviati per scrutare tutta la terra” (Zaccaria 4,10-11), perché, come ben specificato nel Vangelo di Matteo 6:22-23: “La lucerna del corpo è l'occhio..” e dunque è facile l’identificazione in Ap 5,6: “…vidi un Agnello che sembrava sgozzato, ma stava ritto in piedi. Egli aveva sette corna, e sette occhi che rappresentavano i Sette Spiriti di Dio che sono stati mandati nel mondo”, preconizzata da Zaccaria 3,9: “Ecco la pietra che io pongo davanti a Giosuè, sette occhi sono su questa unica pietra, io stesso inciderò la sua iscrizione – Oracolo del Signore degli eserciti – e rimuoverò l’iniquità da questo paese”.

Sono presumibilmente quei sette ai quali S. Giovanni chiede la Grazia e la Pace per le sette comunità dell’Asia, e in senso lato, per l’intera umanità (c.fr. Ap 1,4);

Sono quei Sette che alla fine dei tempi, opereranno per volontà dell’Altissimo la suprema divisione del popolo di Dio dal popolo della iniquità, e come avvenne per gli israeliti che suonando le sette trombe, al settimo giorno frantumarono le mura della città nemica, così (c.f.r. Ap 1,6) ai sette Angeli ritti davanti a Dio saranno date le sette trombe con le quali (c.f.r. Ap 15,5 – 5) apriranno nel cielo il tempio che contiene la Tenda della Testimonianza.

1) Si tratta infatti di una vera e propria verità di fede, il primo e solo dogma angelico, che appartiene solo alla religione Cristiana, secondo cui, innanzi la SS. ma Trinità divina, vi sono Sette Angeli continuamente posti, senza posa, alla Sua adorazione, più immersi nelle fiamme del Cuore di Gesù, e pronti ad eseguire in modo più sollecito i Suoi comandi. Riteniamo, che probabilmente la proclamazione di questo “dogma” da parte del Pontefice Romano, sia necessaria al fine di instaurare una corretta conoscenza devozionale e spirituale delle personalità ausiliatrici che sono ordinate da Dio alla nostra Salvezza.

2) Si tratta di una vera e propria verità lasciata alla disciplina d’arcano. Così conclude il sacerdote Giuseppe Ferrigno , in quanto,  i Sette Arcangeli non furono ricompresi nella predicazione ufficiale, ma in quella interna della Chiesa, riservati alla conoscenza di pochi neofiti, che, continuavano a tramandarne il culto il ristrette cerchie. Ciò è tanto vero che la Celeste Gerarchia di Dionigi, si guarda bene da affrontare l’argomento enon parlamai dei Sette Arcangeli, seppur il loro numero sia ben fissato nel Testo Sacro. Ciò è tanto vero che nel Pastore di Erma, essi sono presenti, ma agli occhi del neofita non sono mai ricompresi nel numero di sette, semmai in quello di sei più San Michele, in modo che i meno addentro non potessero risalire a questa conoscenza.

Ecco dunque che la difficoltà nel riconoscimento del culto dei Sette Arcangeli, stava essenzialmente nella non volontà di trasferire la loro conoscenza dalla Disciplina d’Arcano alpubblico Kerygma, apertamente annunciabile.

Tale contrasto emergerà con tutta la sua forza nel 1500, dove sembrerebbe che Dio abbia voluto imprimere una svolta decisiva per il passaggio di questa conoscenza dalla disciplina interna alla pubblica predicazione del Cristianesimo.

 

 

PERCHÉ NON SI SA NULLA DEL LORO CULTO?

Non il culto dei Sette Angeli, ma dei loro nomi, fu oggetto di una serie di spiacevoli accadimenti, a cavallo tra XVI e XVIII secolo. La critica feroce che interessò i nomi degli Angeli, senza peraltro nessun approfondimento sull'origine della loro devozione, avrebbe indirettamente nuociuto anche alla definitiva instaurazione del culto, che invece, terzo per importanza religiosa nel generale panorama cattolico, venne completamente dimenticato. Una inspiegabile persecuzione, dunque, osteggiò i nomi comprovati da numerose e straordinari episodi mistici, mentre fece salve  manifestazioni estatiche, profetiche che al contrario non godettero di altrettanto creditoe si sostanziarono soltanto sulla parola delle loro sante portavoce. All’indomani della morte di Antonio lo Duca, indefesso propagatore del culto nel sec. XVI a Roma, i cardinali Baronio e Ballarmino, secondo alcune fonti, ebbero cura di cancellare i nomi dei Sette Arcangeli dalle sette colonne maggiori della Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a Roma, sorta sulle rovine delle terme di Diocleziano. Nel sec. XVII il Cardinale cesenate Francesco Albizzi si scagliò contro i sette nomi degli Arcangeli, in aperto contrasto con l’altro inquisitore Padre Gastaldi, facendoli cancellare, sulla base di un motu proprio, dal quadro posto da Antonio lo Duca sull’altare maggiore della medesima Chiesa, lasciando tuttavia i loro motti.  Sempre nello stesso secolo, inspiegabilmente sparisce uno degli Angeli al di sotto del Trono del dipinto di Mamma Schiavona, nel Santuario Mariano di Montevergine, lasciandolo monco nel corso dei Secoli. Nel sec. XVIII  padre Francesco Bianchini, determinerà con una sua lettera di protesta la cancellazione dei nomi dei Sette Angeli, dal quadro dell’ altare maggiore di Santa Maria della Pietà a Roma, in Piazza colonna dove si trovava l’ospedale dei poveri pazzerelli.  Nel secolo XIX mons. Mormile, inavvertitamente soppresse le funzioni dei Sette Angeli che si pregavano nell’omonimo monastero Palermitano. Ciò originò una rivolta di popolo e di genti culminata in ben 6 cause postulatorie innanzi a (Leone X 1826  e-1828), Pio VIII (1830), Gregorio VI (1831 – 1832),  e presumibilmente Pio IX perché cpsì se ne parla In Pneumatologie: Question des espirts et de leurs manifestations diverses”, tome deuxieme, di Merville che reca una appendice denominata, “I Sette Spiriti della presenza e la storia del loro culto”, fa cenno alla sesta causa ormai perduta dei Sette Angeli Assitenti.

 

[1]Diario del 15 agosto del 1935; Libredia Editrice Vaticana

[2]lettera alla Madre de Saumaise riportata in Edizioni ADP di Luigi Filosomi

[3]Vita della Venerabil Madre Suor Maria Amodea Blonè” scritta da Monsignor Carlo Augusto di Sales