SESTA ESTASI DEL BEATO AMADEO DA SYLVA

 

PARAGRAFO 6,1 - TEMI PRINCIPALI DELLA SESTA E SETTIMA ESTASI

Dopo pochi giorni trascorsi, fui di nuovo rapito in estasi all’interno di quell’assemblea celeste, e ascoltai i canti degli Angeli e del nostro ordine dei Santi. Allora mi si avvicinò l’Angelo e mi disse: “Ti è stato già mostrato a sufficienza, in che modo Dio conosca tutte le cose future e come, nonostante ciò, il vostro libero arbitrio non venga mai ostacolato da nessun vincolo. Allo stesso modo, ti rivelammo a sufficienza in che modo il Verbo si fosse unito alla vostra carne. Ora è necessario annunciare due altre cose difficilissime:

a) la presenza del Corpo di Cristo sul vostro altare [sesta estasi] e

b) il mistero della Santissima Trinità [settima estasi]

affinché il pastore futuro sappia  cosa sia necessario credere ed insegnare tra tutte quante le diverse opinioni. Infatti Nostro Signore Gesù Cristo, assieme a Dio Padre e allo Spirito Santo volle decorare di tutti quanti i doni e gli onori, tanto il Suo Corpo assunto, quanto la Sua Anima, ed insignirli di ogni privilegio. Istituì, dunque, questo straordinario Sacramento, colmo di innumerevoli miracoli, da cui seguirono, per voi, moltissimi benefici:

In primo luogo: la manifestazione della Sua Divina Potenza, della Sua Immensità e della Sua Infinita Grandezza, affinché quelle cose che sembravano impossibili da farsi a tutti gli uomini, apparissero loro essere già state fatte e realizzate;

In secondo luogo: un’immensa gloria poi è stata concessa al Corpo di Cristo, affinché venisse ad essere contemporaneamente in così tanti e numerosi luoghi, e venisse racchiuso all’interno di un piccolissimo luogo e contemporaneamente stesse li sotto un diverso corpo[1], e molte altre cose che, se altre volte non le hai esaminate, le considererai ora quando te le rivelerò;

In terzo luogo: pertanto, è sorta a beneficio del vostro genere, una grazia ed una utilità grandissima. Infatti attraverso questo Corpo e questo Sangue otteneste la vita eterna ed acquistaste una grazia anche maggiore. Dio, anzi Cristo, parlò spesso di questo mistero ai suoi discepoli e agli altri suoi fedeli, molti dei quali, proprio a causa delle cose appena dette , si allontanarono da Lui, poiché non riuscirono a capire in che modo gli uomini si cibassero e bevessero della Sua Carne e del Suo Sangue.


PARAGRAFO 6,2- LA CONSACRAZIONE EUCARISTICA

In che modo dunque si crede che il Corpo di Cristo sia li in Presenza Reale[2] e non soltanto sotto la forma di un certo simbolo, ma sia veramente li e così fermamente tu non creda che la limitatezza di quel luogo, possa essere a ciò d’ impedimento?  Difatti, dette quelle parole e cioè  [questo è il mio corpo ] ecc.- sopra il pane di frumento[3], alimento cotto e consolidato con acqua comune e naturale, immediatamente li si fa il Corpo di Cristo; ma non sono sufficienti quelle sole parole, ma se ne devono dire altre, cosicché si possa comprendere che il sacerdote non parli in propria persona, ma in Persona di Cristo, sia come – medita – Cristo Signore prese il pane , lo benedisse e  disse [ questo è il mio corpo] ovvero nell’altro modo con cui, (il sacerdote) si rivolgerebbe al vino estratto dal frutto della vite, di qualsivoglia colore sarà stato, e, dette quelle parole [questo è il mio sangue] o [il calice del mio sangue] immediatamente sarà li presente il Sangue di Cristo.  Ma quelle parole da sole non sono sufficienti, senza che ne siano anteposte altre, per le quali si intenda che il sacerdote  parli in Persona di Cristo. E non è sufficiente l’intenzione, ma è necessario che colui che ascolta possa comprendere che quella indicazione e quei gesti siano eseguiti nel nome di Cristo. E il (sacerdote) “latino” dica quelle parole sul pane azzimo[4], mentre  il “greco” le dica pure sul pane fermentato, affinché, dunque, sia sicuro di non commettere alcun errore nel preparare il Sacramento, perché il Signore, onde si conoscesse che in entrambi i modi, esso può realizzarsi, permise ai greci di confezionare il Sacramento  con il pane fermentato. È vero tuttavia che se il Ministro volesse realizzare questo sacramento senza incorrere in alcun errore , sarà necessario osservare tutte quelle cose che sono contenute nel vostro messale e negli statuti, in quanto si riferiscono e spettano al luogo, al tempo, agli indumenti, all’ acqua, alla  luce, al collaboratore (o congregato), all’altare, al calice e quanto al digiuno e alla disposizione dell’animo dello stesso. Nell’una e nell’altra consacrazione il sacerdote non inserisca nessuna altra parola, né aggiunga altro a quelle cose che sono state scritte dai padri. Qualche cosa  aggiungerà quel famoso pastore ed apporrà  per devozione i nomi di qualcuno dei Santi,  e ciò che non è oggi permesso, allora lo permetterà con un suo decreto. Quelle parole siano anche proferite in modo che possano essere ascoltate da qualcuno che si trova nelle vicinanze, poiché è un sacro segno sensibile. Nessuno invece, quantunque giusto può ordinariamente prepararlo se non sia stato un sacerdote ordinato secondo il rito. Al contrario, qualsiasi sacerdote, nonostante sia malvagio, eretico, scismatico può eseguirlo, purché creda e intenda eseguire con quella identica intenzione, ciò che è stato ordinato da Cristo o ciò che i Cristiani usano. Infatti se il sacerdote non volesse consacrare o intendesse farlo con una diversa intenzione,  non potrebbe compiere nulla. È infatti richiesta una intenzione almeno  implicita a tutti coloro che si dedicano in qualsiasi luogo al sacro, ed è richiesto cioè che egli voglia in quel momento o abbia voluto prima così, e che non interrompa quella volontà così orientata, mediante una decisione contraria. Ma se mentre battezza, egli non intendesse battezzare, ovvero non volesse farlo con l’intenzione con la quale battezzano i cristiani, supplirebbe al suo posto Dio (poiché l’ ignoranza è inoppugnabile all’ uomo battezzato) e dunque scusa il peccato dell’officiante. Sappi infatti e credi fermamente che l’uomo non è mai dannato per il fatto che non fece ciò che non poté fare o non fu in grado di conoscere. Pertanto proferite quelle parole, in quell’istante ( o come dicono i vostri dottori) , al termine dell’ultimo istante in cui sono proferite quelle parole, li è presente il Corpo di Cristo.   Mentre dunque proferisce le parole, li non è ancora presente nulla! Enunciate invece le stesse, immediatamente, la sostanza del pane , ovvero ciò che voi non vedete mai, né toccate, né odorate, né gustate, né ascoltate, né percepite con alcun senso, dette quelle parole, scompare[5] , non è più li . Restano intatte la lunghezza, la larghezza e l’altezza, che prima nell’ “sostanza” del pane erano rimaste senza alcun soggetto. Non è infatti più presente nel pane, né in altra “sostanza” , ma resta, quanto a sé, per divina potenza. E in quella sua “quantità” rimangono anche: l’odore del pane, il sapore, il colore e ogni altra “parte sensibile” del pane, che nel pane abbracciavano la sua “quantità”. La sola “quantità” rimane senza soggetto, le altre “parti sensibili” del pane si trovano in quella “quantità” del pane. Scrivi come ti dico e se non capisci bene , capirà quel pastore.  Scrivi anche che quel dubbio, se forse la “qualità” del colore sia altra cosa rispetto  al colore stesso, o , scrivi così, allo stesso colore, coestese le sue parti, poiché presso di voi alcuni ritengono che la “quantità” sia cosa diversa rispetto alla “sostanza” e alla “quantità”, altri, invero, dicono che la “quantità”  sia la stessa cosa di ciò che significa “quanto grande”,  non voglio rivelarlo ora a te, né quale posizione sia da tenere vera, ma al tempo futuro, sarà concessa a quel  pastore la grazia e la facoltà che comprenda ciò,  e molte altre cose che oggigiorno sono oggetto di dibattito. Poiché dunque, li restano tutte le parti sensibili del pane , voi (ingannandovi) vi fate l’opinione, seguendo solamente i sensi, che pertanto il pane resti li anche dopo la consacrazione, così come restava prima. Invece il pane non è più oltre li, ma contemporaneamente con le altre parti sensibili del pane c’è invece il Corpo di Cristo, assieme ad esse, nello stesso luogo. Ma in che modo ciò possa accadere ti sarà rivelato successivamente.  Pertanto il corpo del Signore, elegante e bello, si trova tutto intero dove, dopo la Consacrazione, osservi quelle parti sensibili del pane. Guardati dal ritenere che quelle parti  sensibili del pane si trovino  nel Corpo di Cristo, ma sappi invece che esistono da se stesse senza soggetto, della quale cosa i vostri filosofi si meravigliano molti. E annota, o dilettissimo, che se il Corpo di Cristo fosse senz’anima e senza sangue, allora proferite le parole della consacrazione li ci sarebbe la sola carne di Cristo senza il sangue e senza l’anima. E se la divinità  non fosse unita alla carne, allora li ci sarebbe la sola carne senza la divinità. E se la divinità non fosse ovunque, sarebbe li almeno in ragione di tale unione, poiché dunque, la divinità è ovunque e non incomincia mai ad essere solamente in parte, ma ad essere interamente propriamente in qualche luogo, niente della stessa ti dirò ora ulteriormente. In primo luogo, in virtù di questa consacrazione e dell’istituzione del Signore li c’è il Corpo di Cristo, al quale, qualora siano stati uniti l’ Anima e il Sangue, questi seguiranno il Corpo, così come ora lo accompagnano e si trovano tutte quante assieme in quel Sacramento. Allo stesso modo avviene per tutte quelle cose si trovano anche nel Calice, sotto le specie del Vino nonostante siano li in modo diverso. Infatti, proferite quelle parole , innanzitutto  si troverà in quel Sacramento, anche il Sangue, [perché se non si ritiene che sia stato li nel corpo, come accadde soltanto durante il tempo della morte, allora sarà stato li senza essere unito al corpo e all’anima. E se realmente il Sangue sarà stato li, in quel calice, come se fosse in un corpo morto, nel Sacramento ci sarebbe parimenti un corpo morto assieme al sangue! Al contrario se sarà veramente stato nel corpo vivo mortale, come durante l’ultima cena, o nel corpo immortale come è ora, lì nel Sacramento, tale Corpo sarà presente li assieme anche al Sangue e all’Anima!]. Pertanto, del pane è li presente in primo luogo il Corpo (sacramentalmente), mentre sono presenti per concomitanza il Sangue e l’Anima di Cristo e le loro parti sensibili e non soltanto sono li per “concomitanza” le parti  sensibili dell’anima o del sangue, ma anche dello stesso corpo perché se il Corpo di Cristo non avesse alcuna parte sensibile sarebbe li senza di esse e cioè senza “qualità” e “quantità” e sebbene ciascuna parte sensibile che giunge nell’ ostia, sia li per “concomitanza” quelle che , tuttavia, sono le parti sensibili dello Stesso Corpo, sono ritenute, giungere prima delle parti sensibili dell’Anima e del Sangue, nella Consacrazione[6].

In primo luogo c’è li il Sangue e di conseguenza il Corpo e l’Anima, per cui sono presenti le parti  sensibili di tutti e tre e tra le parti sensibili di tutti e tre sono presenti per concomitanza prima le parti  sensibili del sangue piuttosto che del corpo e dell’anima. Dunque ora tutto quanto Cristo viene ingerito sotto entrambe le specie delle parti sensibili del pane e del vino. Ma , carissimo, ritorniamo alle cose di prima, perché mi sembri colmo di ammirazione e in questo Sacramento vi sono altre cose mirabili.


PARAGRAFO 6,3- LA TRANSUSTANZIAZIONE

Infatti il pane, spogliato di tutte quante le parti  sensibili, scompare[7], poiché, privato di quel luogo,  e restano soltanto tutti i sui rivestimenti e gli ornamenti. Scompare soltanto il pane.  Annota attentamente, poiché ciò sarà gradito sommamente a Colui, mediante la grazia del Quale, si scrivono queste cose. Scompare[8] invero proprio nell’istante in cui si conclude tutta l’ enunciazione (prolazione) di quelle parole consacratorie, e mentre quello scompare,  nell’ultima separazione del medesimo, cioè quando li il pane non è più, allora nello stesso istante in cui non vi è più il pane è li l’ “essere” del Corpo di Cristo . Ed è questo che, ispirati da Dio ma ignari di ciò che dite, significa la frase: il pane è transustanziato nella Carne di Cristo, non poiché qualcosa  del pane sarà rimasto li o nel Corpo di Cristo, ma poiché il pane scomparve, non attraverso un moto di luogo, ma in quanto, per divina potenza, non è più ampiamente li. Il Corpo di Cristo è li, senza abbandonare un luogo precedente, ma inizia ad essere semplicemente in questo o in quel luogo – guarda che meraviglie!  È sia in Cielo che sull’altare;  senza lasciare il Cielo inizia a essere in un qualsiasi altare, ed anzi in mille altari, e non lasciando tutti quegli altari,  comincia ad essere in un altro: guadagna  nuovi luoghi e a causa di ciò non perde i vecchi. È dunque davvero una transustanziazione del pane nel Corpo (come esattamente avevano detto alcuni dei vostri dottori), un trasferimento di sostanze: e come e dove con quelle parti  sensibili c’ era prima la sostanza del pane , con le stesse, in seguito, sussiste il Corpo di Cristo.


PARAGRAFO 6,4 - NEGAZIONE DELL’ANNICHILIMENTO DEL PANE

Dicono i vostri dottori giustamente che il pane in questa conversione non viene annichilito, tuttavia lo stesso finisce di essere li completamente. In che modo dunque, non viene annichilito,  i vostri dottori rispondono in vario modo e ignorano la soluzione. La otterrai così da me e scriverai come segue. Il pane non si dice annichilito , poiché restano le sue parti  sensibili così come l’aria non si annienta quando si converte in acqua. poiché qualcosa di essa resta comunque - pensa alla sua materia! - Tuttavia è vero che la sostanza del pane scompare, ma non scompaiono tutte le caratteristiche che appartenevano al pane . Ti dirò di più! La sostanza del pane non viene distrutta ma è come se mutasse e desse spazio al Corpo di Cristo. Avvenuto ciò, quella sostanza del pane si estingue, poiché è ormai vuota e spoglia. E dunque la sua natura non poteva durare più a lungo. Cessa dunque di esistere ed è come annichilito soltanto dopo la Transustanziazione.  In primo luogo, infatti, il pane scompare in quell’attimo (come dicemmo) portando l’esempio dei vostri filosofi. Immediatamente, nell’istante in cui termina la scomparsa del pane, si trova subito li il Corpo del Signore e in quel frangente, proprio l’istante successivo, finisce di essere li  la sostanza del pane, pertanto non si annichilisce durante questa conversione, e qualora si annichilisca, non si dica che il pane è stato annientato, ma “transubstanziato” o “traslato in sostanza” e in conseguenza della traslazione, non viene lasciato “annichilito” . Hai compreso dunque in che modo il pane non viene annichilito ed hai inteso in che modo viene transustanziato e che li rimangano le parti  sensibili senza il loro soggetto e che vi siano assieme due corpi:  il Corpo maggiore cioè di Cristo che sta assieme a quello largamente minore cioè assieme con le parti  sensibili del pane .  


PARAGRAFO 6,5 CRISTO PRESENTE NELLA PARTICOLA SENZA LASCIARE IL CIELO E SUOI MIRACOLI IN QUEL LUOGO

Il Corpo di Cristo, dunque non finisce di essere in Cielo e poi inizia a essere in questo luogo per il fatto che inizia ad essere contemporaneamente in più luoghi. Pertanto nella medesima ora della consacrazione, non si aprono i Cieli affinché Cristo giunga, poiché non si allontana mai dal Cielo. Tuttavia i vostri dottori dicono quelle cose metaforicamente e misticamente per mostrare la grande potenza di Dio in questo Sacramento e che Cristo che è nei Cieli, è veramente li (nella particola) né che dunque, la Sua Genitrice o altri santi lo accompagnino , poiché questa (particola) è del solo Cristo, il Quale è cibo vero. In che modo giungono con lui i Santi se Lui Stesso non giunge? Egli stesso, infatti non fa ingresso (nella particola) ma è li ed inizia ad essere li. Tuttavia si può anche dire che con Lui sull’altare vi sia anche la Madre e tutti quanti i Beati, poiché essi sono sempre con Lui: ma non li. Sono insieme con Cristo che è sull’altare ma non sono essi stessi in quell’ostia o in quell’altare. Tuttavia vi è sempre la compresenza degli Angeli. Non che gli stessi discendano dal Cielo con Lui, poiché Egli non discende con un moto corporale, ma solo cominciando ad essere li (nell’ostia), ma poiché gli Angeli continuamente vi guidano e vi custodiscono e governano queste cose inferiori, e quelli, come immediatamente vedono il Signore che è presente qui o li, Lo Adorano e Lo Assistono.  E rimanendo li la Sua Anima, vi vede e noi vediamo Lui che sta nel Cielo, non lo vediamo, stando con voi in terra. Lunga è la differenza e la distanza.  E annota, o dilettissimo, che quell’anima vede tutti voi che state in Chiesa e nella città, né similmente altri ostacoli corporali impediscono la sua visione. Per cui Lui che sta qui in Cielo non vede voi che state qui sulla terra se non nell’Essenza di Dio ma vi vede stando presso di voi nel Sacramento, e (così) vi osserva anche al di fuori dell’Essenza di Dio. Ma i vostri occhi corporei non possono vedere Lui che sta li, poiché Egli è in quell’Ostia in modo miracoloso, non così come voi che occupate e riempite uno stesso luogo, ma è lì così come noi Angeli siamo in un luogo, non riempiendolo né occupandolo, perché non siamo circondati da alcun corpo o oggetto. Né, mentre si trova li, se Dio non avesse aggiunto un miracolo al miracolo, il suo occhio corporeo, vi potrebbe vedere nel medesimo modo ovvero le sue orecchie potrebbero udire così la vostra voce. Il Miracolo è infatti che il Corpo sia in qualche luogo non in modo localizzato , ma solo nella presenza e sotto un altro corpo, molto più piccolo del suo. Tuttavia, posto che, con questo miracolo, Egli  Stesso senza muoversi, non possa muovere quel corpo così esistente , né soffrire, né toccare , né essere toccato, né vedere, né esser visto, poiché tutte queste cose avvengono per mezzo o dell’aria o dell’acqua, e Gli è necessario essere in modo localizzato e circoscritto, mediante cose che gli sono adiacenti in quel mezzo (utilizzato), cosicché per mezzo di esso siano condotte ai sensi le parti  sensibili delle cose,  poiché , stando così chiuso, non potrebbero essere condotte ad esso le immagini delle cose e dunque non le potrebbe percepire, ha aggiunto in modo miracoloso, un altro miracolo alla presenza del Corpo del Signore (nell’ostia), poiché Dio con la sua potenza fece si che quelle specie e immagini delle cose, tocchino le orecchie e agli occhi del Signore. E così, infondendo Egli la Sua divina potenza, stando li dentro vi vede e ascolta la vostra voce, e così vi osserva con entrambi gli occhi della mente e del corpo. Voi invece non potete vederLo, senza un nuovo miracolo che Dio comunemente non compie. Per tali ragioni, quando i vostri videro lì (nell’ostia) il Sangue, la Carne o il Bambinello, quella carne non è la Carne di Cristo,  né quel sangue è il Suo, né quel bambinello è Cristo, ma è il Sacramento di Cristo[9]. Difatti così come non è Cristo ciò che voi vedete, annusate, gustate o toccate e palpate, ma sono le parti  sensibili del pane e del vino,  sotto le quali e nelle quali c’è Cristo, allo stesso modo, quella carne che allora miracolosamente si produce, e perfino il sangue o quel bambinello non sono Cristo, ma Egli è lì , proprio dove c’è quella carne, quel sangue , quel bambinello. Così come, dunque, voi adorate ciò che non vedete e che non sentite, e non invece ciò che vedete e sentite , così si deve fare anche in quel caso miracoloso, affinché non quel bambinello, o quella carne o quel sangue venga adorato, ma Cristo Signore, che si cela sotto di quelle parti  sensibili delle cose. Apparve li o la carne o il sangue per escludere i dubbi di alcuni. Infatti così come videro allora, la carne al posto dell’ostia ed il sangue al posto del vino, dovrebbero credere che quando l’ostia è li, stanno dunque li quelle parti sensibili sotto le quali, è nascosto Cristo, e toccando le stesse, masticandole, inghiottendole e mangiandole, potrete così dire di aver visto, toccato, mangiato e masticato e di afferrare con i denti e inghiottire Gesù Cristo, e allo stesso modo si può dire che il sacerdote, porta, muove ed eleva il Corpo del Signore, che tuttavia non è portato dallo stesso, né è dal medesimo mosso o elevato. Infatti il Signore fece un patto con voi, che ovunque avreste posto e collocato quelle parti  sensibili, Egli  sarebbe stato li, ponendo la Sua propria potenza, per trasferire ivi, Lui Stesso, con la Propria volontà. E talvolta Cristo Signore con la sua propria potenza muove e trasferisce quell’ostia, con quello stesso moto, con cui l’anima muoverà il corpo dopo la sua glorificazione, così come a qualcuno di quelli qui presenti del tuo ordine– e indicava il devotissimo Bonaventura – una volta l’ostia, entrò in bocca mossa dall’altare[10], mentre Cristo Signore spostava la stessa , in quello stesso modo. Se mi domandi che cosa venga realmente spezzato li e cosa venga li rotto dell’ostia, talora anche con rumore, ti rispondo la quantità (del pane e del vino). Infatti è proprio di una quantità essere divisa. Ogni divisione avviene infatti, secondo longitudine, latitudine, o altitudine. E tutte queste tre si trovano nelle parti  sensibili. Dunque , [l’ostia] potrebbe essere divisa e frazionata in tre modi. Inoltre ti dico: che lo stesso pane non possa essere né frazionato o diviso, né che possa avvenire quella divisione, soltanto attraverso la sola quantità . Inutilmente, dunque, si domandano gli uomini che cosa li sia spezzato: non il pane, poiché non è più, non il Corpo di Cristo che è incorruttibile e intangibile stando li (nell’ostia) in quel modo. Cosa dunque viene frazionato li già te lo rivelai! Sono divise soltanto le parti  sensibili del pane e del vino, secondo la longitudine, la latitudine e l’altitudine o la profondità, nel caso in cui quell’ostia fosse più spessa, più alta o se fosse stato consacrato un pane comune grosso e alto. Cosa sia da intendersi, dunque, attraverso il termine di transubstanziazione  già lo comprendesti: poiché intendiamo la “traslazione di due sostanze”. Il pane scompare e finisce di esistere li, e il Corpo di Cristo sopraggiunge o meglio incomincia ad essere li. E in questo modo non vi è alcuna difficoltà di capire come qualcosa si converta in altro che già esisteva ed era presente prima di lui. Inoltre, ogni cosa creata può essere convertita in qualsiasi altra, poiché dove ce ne è una, questa li può cessare e cominciare ad essere qualcos’altro, per grazia del Verbo divino. Dove c’è l’acqua, li può finire di essere e cominciare ad essere il fuoco e così di ogni altra cosa. Ma nulla può tuttavia convertirsi in Dio: poiché Dio non può cominciare ad essere in ogni luogo, poiché Egli è già in ogni luogo, né Dio può convertirsi in altro , poiché non può abbandonare un luogo esistente. Quando infatti una creatura o un luogo cessa di essere, allora Dio non sarebbe in lui o con lui, poiché lo stesso non è e non invece poiché lo stesso scompare. Parimenti qualora ci fosse un nuovo luogo, Dio comincerebbe ad essere in esso e con esso, non poiché Dio ivi giungesse, ma poiché il luogo comincerebbe ad essere. Come ti dissi, questa non è la conversione , ma soltanto la traslazione (o trasferimento).  Per cui non dovete dire: “Il pane è o sarà Corpo di Cristo”, né potete dire “Il pane potrà essere o essere fatto Corpo di Cristo”. Non è infatti pane, né diviene o diverrà Corpo di Cristo, ma potete dire “ Del pane o dal pane è il Corpo di Cristo”, intendendo così “Dal pane”, come “dopo (che fu) il pane”, immediatamente li esiste il Corpo di Cristo, così come dall’inesistente è fatto qualcosa, poiché (viene )“dopo il niente ”. E difatti prima non c’è e dopo c’è, come quando dalla notte viene il giorno, poiché appunto viene dopo la notte. Potete anche dire più correttamente: “il pane si converte, o si transustanzia o cambia nel Corpo di Cristo” , cioè il pane scompare ovvero da “luogo” al Corpo di Cristo. Così potete parlare: tuttavia nessuna delle diverse locuzioni è la vera, sebbene molto si avvicini l’ultima, ovvero che il pane si converte nel Corpo di Cristo . Tuttavia quelle definizioni che ho enunciato sono buone intendendole nel giusto senso, che, o diletto, ti ho già mostrato, e che il Signore ispirerà presto a colui al quale ha stabilito ed ordinato di sovrintendere alla Sua chiesa. Puoi già immaginare quante cose mirabili avvengono in questo degnissimo Sacramento! E tuttavia te ne riferirò ancora altre. Le parti  sensibili delle cose, che discendono da una sostanza, che da loro è stata separata, possono produrre il medesimo effetto che produrrebbero qualora ancora aderissero alla medesima sostanza. E dunque, il colore di quelle attinge la vista, il suono di quelle quando si frantumano, colpisce l’udito, il loro odore agisce nell’olfatto e in esso causa  la sua similitudine; che consiste, cioè nel modificare la percezione, che è l’ apparenza, nella percezione de sensi della sua causa, che voi chiamate col termine di “specie eucaristica”: quel  sapore lambisce anche il gusto e se in quelle parti  sensibili ci sarà stato anche, il colore, il freddo, o il liquido, attingeranno il tatto. Agiscono dunque, così come agivano prima, con un modo simile e agendo in modo naturale, come agisce il fuoco o l’acqua o come quando si trascinano nello stomaco. La virtù nutritiva agisce in quelle parti  sensibili che sono state così separate da ogni sostanza. Si addice dunque ad ogni parte  sensibile sussistere e operare secondo la propria natura e capacità, e non appartenere, per tale ragione, soltanto alla sostanza. L’unica vera difficoltà sta nel modo in cui l’uomo viene nutrito da queste parti  sensibili.  Infatti con la nutrizione viene acquisita una sostanza nuova e la materia di quell’alimento produrre la forma del sangue: li (nell’ostia) invece,  non vi è nessuna materia o forma sostanziale ed è vero ciò che i filosofi dicono: da una “non sostanza” non sorge una sostanza, infatti, non può essere generata una sostanza se non sia guastata l’altra. In quel luogo, invero nessuna sostanza viene deteriorata  e tuttavia si generano la carne e il sangue , come risulta chiaro dagli esempi. Con quel patto, dunque, dalle parti sensibili  del pane e del vino l’uomo viene nutrito, e da quelle si genera il sangue e la carne. Ti dico, ascolta e considera le mie parole.


PARAGRAFO 6,6 - CONSISTENZA E ALTERAZIONE DELLE SPECIE EUCARISTICHE

Per prima cosa ti dirò ampiamente:

per quanto tempo il Corpo di Cristo resta con quelle parti  sensibili, quindi,
in che modo da quelle, può essere generata una nuova sostanza; con la quale, saprai,

IN QUANTO AL PRIMO PUNTO,– sappi che-  il Corpo di Cristo  tanto a lungo resta li quanto a lungo quelle parti sensibili restano nel loro vigore, cioè quanto a lungo rimangono alimento adeguato e utile a nutrire l’uomo. Talvolta, invece, si altereranno a tal punto che già avranno perso completamente, l’odore , il sapore, e tutte le altre cose che rendono il pane cibo adatto all’uomo e allora il Corpo di Cristo finisce di essere li, poiché, tanto a lungo rimane li quel cibo dell’anima, quanto a lungo resta cibo idoneo e conveniente al corpo. Per questo motivo, infatti, istituì il Sacramento su tale tipo di materia: per offrire e mostrare Se Stesso come cibo della vostra anima, affinché il cibo del corpo fosse segno del cibo dell’anima così come l’ abluzione del vostro corpo nel Battesimo, rappresenta il lavaggio dell’anima dalle macchie dei peccati – venendo  meno il segno, invece, non significa più nulla – e  se perde di significato non è più un Sacramento,  e se non sarà  li più oltre il Sacramento, li non ci sarà più oltre neanche Cristo, il quale stabilì di non essere lì se non nel modo del Sacramento. Né tuttavia qualsiasi cibo è Sacramento: ma quello che consiste principalmente e più comunemente nel pane e nel vino. Da cui se il vino si converte in acqua sarebbe una buona bevanda: e se il pane si convertisse in carne cotta sarebbe comunque cibo, ma non quello che si richiede in questo Sacramento. Ciò vale tuttavia soltanto se queste parti  sensibili siano divenute completamente sconvenienti al nutrimento umano. Infatti qualora siano soltanto un poco alterate, e si allontanino da quel cibo più perfetto, non tuttavia totalmente, non cessano di essere li Corpo di Cristo. Da ciò consegue, invece che, se siano divenute così, vecchie, putride o fetide, che il gusto le aborrisca completamente, cosicché vi sia una completa ripugnanza di esse – sappi-  che allora Cristo non è più li, poiché il soavissimo pane che scende dal Cielo non resta con il cibo putrido, fetido e orrido. Chiamo “cibo orrido” non quello che i malvagi o i maldisposti rifiutano comunemente, ma quello che i ben disposti che non sono afflitti da alcun vizio bestiale, comunemente rifiutano. Anche una eccessiva robustezza, che non riesca a essere contenuta, rende il pane inadatto ad essere consumato, il che può accadere più facilmente presso i Greci, che formano un pane lievitato e più gonfio. Allo stesso modo, se il vino si imbevesse di qualche altra cosa, come il legno o la cera, che appunto, non potrebbe mai fluire, non sarebbe più una bevanda idonea. E se inoltre, le parti  sensibili  del pane divenissero così molli che sembrassero essere pura pasta,  cosicché fossero inadatte e sconvenienti ad essere mangiate, cesserebbero egualmente di essere Corpo di Cristo. In poche parole, quante volte perdono la caratteristica di cibo conveniente, tante volte perdono la ragione del Sacramento.  E se li non c’è il Sacramento, li non c’è neanche l’effetto sacramentale[11] , secondo una canonica disposizione. Qualche volta che poi, vedete dei vermicelli nati in queste parti  sensibili, sappiate allora, che il Corpo di Cristo non è più li , a meno che in quell’ostia, ovvero in quella grande offerta a Dio, restasse putrida soltanto una sua parte , mentre nell’altra si mantenesse sana e incorrotta,  cosicché possa essere separata dalla parte putrida, e una volta separata essere consumata senza disgustoso: allora Cristo sarà soltanto in quella sola porzione sana, ma se la stessa non possa essere separata da quella sua parte putrida ed essere mangiata senza di essa, già non resta più cibo adatto al nutrimento e di conseguenza non è più neanche Sacramento. La stessa cosa avviene quando assumete le parti  sensibili del vino , poiché quelle, come immediatamente sono assunte si mischiano ad altri fluidi, pertanto ritornano ad essere in tal modo inadatte ad essere consumate di nuovo come cibo, attraverso la bocca, e immediatamente cessano di essere Sacramento. Al contrario, le parti  sensibili  del pane  non si alterano così immediatamente. Infatti trattengono la ragione del Sacramento più a lungo di quelle del vino. Allora ti dico che qualcosa continua a mantenere la ragione di cibo non solo quando esso è capace di nutrire, ma anche di convertirsi in nutrimento, come ad esempio gli umori che sono nello stomaco possano essere chiamati ancora cibo quando ancora sia conveniente all’uomo assumerli per bocca o trarli nello stomaco dalla gola. Quello che, dunque non è tale come cibo non può divenire Sacramento dell’Eucarestia. E sebbene gli uomini, subito come abbiano del cibo in bocca rifiutino di nuovo di assumerlo, quell’orrore, tuttavia, non impedisce il Sacramento: e così anche se fosse diretto già nello stomaco. Per cui rimanendo le parti  sensibili  nella bocca e transitando attraverso il petto, trattengono ancora il Signore con Sé, ma giungendo successivamente nello stomaco, quasi immediatamente finiscono di essere Sacramento. Hai compreso dunque già quanto tempo quelle parti  sensibili conservano il nome di Sacramento, quanto tempo Cristo rimane con esse.

SECONDO PUNTO - Ora invece comprendi in che maniera da quelle parti sensibili si produca una nuova sostanza. Quelle parti  sensibili  possono essere alterate in due modi:

 nel primo modo, con una alterazione tale che perdano soltanto la forma di cibo conveniente non a chiunque ma soltanto all’uomo, la quale alterazione talvolta potrebbe avvenire mentre ancora non viene corrotta la sostanza del pane, qualora il pane fosse sotto quelle specie.
nel secondo modo, quelle parti  sensibili potrebbero alterarsi con una alterazione così notevole e di una quantità tale, che la sostanza del pane, se si trovasse sotto di esse, certamente si corromperebbe e si distruggerebbe, e da quella sarebbe generato qualcos’altro.

Se dunque - scrivi bene - nel primo modo, quelle parti  sensibili   si alterassero, così da perdere la natura di cibo adatto all’uomo, potrebbero, tuttavia, ancora stare con il pane. Allora Dio, con la sua infinita potenza, fa risplendere la sostanza di quel pane, che era scomparso, o del vino, che si era degenerato e quelle parti  sensibili , di nuovo, influenzeranno la sostanza del pane, e così ci sarà di nuovo il pane, ma non più cibo conveniente all’uomo, e durerà fino a quando non sarà corrotto dall’agente naturale, e sarebbe come se mai fosse svanito da li.  Se invece, le parti  sensibili  si alterassero nel secondo modo, così che se ci fosse stato li il pane sarebbe degenerato in qualcos’altro, in tal caso Dio non riporta ulteriormente indietro la sostanza del pane, che finisce di essere, ma riporta indietro quella sostanza nella quale, allora, il pane si sarebbe naturalmente deteriorato, se fosse stato li, o lo stesso sia come il sangue o la carne, come accade quando venissero appena ingeriti, ovvero sia come il fuoco  qualora le parti sensibili venissero bruciate, o i vermi una volta che le parti  sensibili  andassero in putrefazione. Ma per quale motivo, allora, nel primo modo, quando quelle parti  sensibili non sono così tanto alterate così da far corrompere la sostanza del pane che fosse sotto di esse, essa viene semplicemente riportata indietro, senza che dallo stesso si produca una nuova sostanza (come nel secondo modo) ?  Ti dico che questo avviene proprio poiché Dio una volta stabilì che le parti  sensibili  mai rimangano senza soggetto, se non quando divengano Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo. E poiché quando , nel primo caso cessano di essere cibo adatto all’uomo, cessano di essere Sacramento, pertanto affinché non restino senza il loro soggetto, Dio riporta indietro il loro soggetto. Quando invece le parti  sensibili  sono alterate nel secondo modo, allora non è necessario che il pane venga riconvertito, ma è sufficiente, che sia riportata indietro quella sostanza nella quale si si sarebbe deteriorato il pane, una volta fosse rimasto li. “Vedi dunque e considera in che modo io conosco più cose di tutti i vostri dottori”, disse sorridendo. Allora io: “Ciò è per me sicuro o Santissimo Angelo! Rendo grazie alla Divina Provvidenza che ha avuto misericordia di me e di tutti quanti noi. Io che sono un uomo semplice e ignorante, non avrei mai potuto conoscere cose di questo genere, senza una spiegazione divina!”. Allora l’Angelo cominciò di nuovo a parlare: “Ancora non hai compreso quello che ho voluto dire! Alcuni dei vostri, dei quali uno fu anche Sommo Pontefice, non come Pontefice, ma come dottore disse, che in entrambe le alterazioni che appartengono a quei due modi predetti viene riportata indietro la sostanza del pane che era venuta meno. Altri, invece, tra i quali vi fu un dottore del tuo ordine, che qui è colmo di santità, poiché sguainò per primo la sua spada per la Immacolata Concezione della Vergine Madre e Nostra Regina, - e indicava Giovanni chiamato Scoto[12] – per il quale (dogma) disputano gli Scotisti e gli Angelici (Tomisti) , dicono che in entrambe le alterazioni si toglie una diversa sostanza e che la sostanza del pane, che svanisce, non può mai più ritornare. Io ti dico invece, che talvolta (la sostanza del pane) fa ritorno, come nella prima alterazione, talvolta non fa ritorno, come nella seconda alterazione.  E ciò perché, nella prima alterazione la sostanza del pane viene ricondotta , solo perché quelle parti  sensibili che non sono ancora divenute Sacramento non rimangano prive di soggetto, affinché la loro sostanza non si corrompesse se fosse stata sotto di loro. Meglio è dunque portare indietro la medesima sostanza del pane, che crearne un’altra nuova, soprattutto perché non c’è una ragione per la quale è necessario crearne una nuova piuttosto che ricrearne le vecchia. Dio vuole dunque piuttosto, che faccia preferibilmente ritorno quella. Da ciò è evidente che, non vi è alcun necessità di riportare indietro una sostanza scomparsa, se non per il fatto che Dio non vuole che queste parti sensibili rimangano senza il loro soggetto. Così come, dunque, la scomparsa del pane o del vino, fu motivo che queste parti sensibili divenissero Sacramento, così volle anche che l’ esistenza del pane o del vino fosse motivo che li non ci fosse più oltre il Sacramento. Scrivi , scrivi  ciò per quello che si rallegrerà in queste cose sopra tutte le altre. Scrivi in questo modo. Ti dico, in primo luogo, comprendi che le parti sensibili  assai alterate (o deteriorate) non siano così più oltre cibo idoneo e che questa alterazione avvenga nel tempo.  In secondo luogo, comprendi che nell’ultimo istante di quel tempo che misura la detta alterazione, Dio richiama in essere, riportandola indietro, la sostanza del pane , che era scomparsa. E da quel momento in poi quelle parti sensibili perdono (definitivamente) il nome e la ragione del  Sacramento e così il  Corpo del Signore finisce di essere li. Così anche, quando crea una sostanza nuova, le parti sensibili  sono alterate, in primo luogo, nell’ultimo istante in cui si introduce quella sostanza, ed è vero che quella sostanza è li in quell’ultimo istante e pertanto con la stessa, la negazione del Sacramento. E così il Corpo di Cristo non è più li: infatti nello stesso istante un altro corpo giunge, e il Corpo del Signore termina di essere. Ma successivamente comincia ad essere l’altro corpo, e quello precedente viene meno affinché il Corpo del Signore non sia li,  così come, quando il peccatore fa penitenza dei suoi peccati, nello stesso istante gli è rimessa la colpa e gli è arrecata la grazia, ma sia intesa la colpa rimessa, prima per ordine, rispetto alla grazia ottenuta, intendendo per colpa non solo la privazione della grazia, ma anche qualcosa di attivo, sebbene sia inteso “attivo” in un altro senso, come cioè obbligazione ad una pena . Infatti una “cosa” non può essere intesa nel senso di “ricevere qualcosa”  se non s’intenda che se ne sia dapprima perduta un’altra, che quando poi la si riceve, essa non può stare con quella che si perde o per impossibilità delle cose o per disposizione divina. Sappi, poni attenzione e scrivi diligentemente, affinché le cose che ti dico siano più chiare, che Dio può nello stesso istante in cui la sostanza del pane si intende scomparire, far si che il Corpo del Figlio Suo sia lì; ma prima che la sostanza del pane possa essere intesa non essere più li di quanto possa essere detto stare li, il Corpo di Cristo, non nello stesso istante, ma in un lasso di tempo vicinissimo, parlando come dicono i vostri filosofi, che vogliono che un istante sia vicino all’altro, e  non un punto dopo l’altro -  poiché se ciò sia vero o in che modo sia vero sarà rivelato in un altro tempo a quel pastore, al quale queste cose dovranno essere rivelate - e allo stesso modo anche per quelle parti sensibili così alterate nel tempo o nell’ultimo istante di quel tempo, Dio può riportare indietro la sostanza  del pane o un’altra sostanza e nel medesimo istante, in primo luogo per ordine, finisce di essere il Corpo di Cristo e le parti sensibili  finiscono di essere Sacramento. Dio può anche  ( e fa così come piace a lui) nell’ultimo istante di quel tempo fare sì che quelle parti sensibili finiscano di essere Sacramento e il Corpo del Signore lì cessi di esistere  ed anche in un tempo vicinissimo  – affinché parli del costume dei vostri filosofi  perché io l’opera del vostro Aristotele l’ho letta e l’ho compresa ancor prima che la scrivesse, e dicendo questo sorrise –  potrebbe creare la sostanza del pane o di un’altra cosa, nonostante fosse avvenuta l’alterazione nel primo o nel secondo modo, ed allora per un istante le parti sensibili  rimarranno senza soggetto e senza la presenza del Corpo del Signore. E sarebbe vero dire, in quel caso, che le parti sensibili sono senza soggetto, e non sono Sacramento, relativamente a quell’istante e non per l’intero tempo. Dio può anche nell’ultimo istante dell’alterazione porre li (nell’ostia) la sostanza  del pane o un’altra sostanza, senza tuttavia rimuovere, sul momento il Corpo del Signore,  tuttavia  in un lasso rapido di quell’istante, poiché così come il Corpo del Signore può stare contemporaneamente con la quantità del pane, così può similmente essere assieme con il pane una volta che c’è la Consacrazione, e restare ancora il pane mentre giunge il Corpo del Signore, e poi scomparire. E così per qualche istante sarebbe anche giusto dire che in questo Sacramento le parti sensibili  rimarrebbero nel soggetto. Potrebbe anche Dio conservare lì, o per un tempo o per sempre, il pane con il Corpo di Cristo, ma allora non potrebbe dirsi che il pane venga transustanziato , o che si trasferisca, o che venga convertito nel Corpo di Cristo e che Dio, si serva o di tutti i predetti modi o soltanto di uno di quelli.


PARAGRAFO 6,7 - MATERIA E FORMA DELL’EUCARESTIA

Quando avvenga questo sacramento sarà rivelato in un altro momento, a colui de quale tante volte parlammo, e sarà rivelato allora se avvenga in quel modo o in entrambi, presso di voi e presso altri (che tu ritenga) i greci, gli armeni ecc. Devi crederlo fermamente, poiché è vero ciò che dice la tua Chiesa, cioè che il pane viene convertito e cambia nel corpo di Cristo, cosicché, in primo luogo la natura del pane scompaia, e poi successivamente cominci ad essere li il Corpo del Signore, così in un rapidissimo lasso di tempo, il pane termini di essere e non ne consegua che durante la conversione venga annichilito. Non viene infatti annichilito durante le conversione, ma subito dopo la conversione, sebbene anche dopo la conversione, non sia completamente annichilito, poiché erano rimaste le sue parti sensibili  mediante le quali, lo stesso pane è incline per natura ad essere trasmutato, così come per qualsiasi altra cosa, come l’acqua , la materia cesserebbe di essere, mentre la forma resterebbe. Allora quella materia non sarebbe annichilita (o annientata), poiché rimarrebbe nella forma,  con la quale è nata per essere plasmata,  così come voi, quando l’acqua è guastata,  non dite che la forma dell’acqua si è annichilita, poiché resta nella materia che può completare e plasmare, e agendo nella quale, può indurre la forma, non tuttavia quella che è stata distrutta, ma un’altra simile. Ma vi è differenza, poiché , dopo che è stata distrutta la materia, rimanendo solo la forma, agendo sul creato non può far si che quella forma non plasmi alcuna materia, sebbene può farlo Dio.  E sufficiente dunque, che vi sia nelle parti sensibili, l’attitudine a dare forma alla sostanza del pane e così il pane non viene completamente annichilito, come dicemmo. In qualche modo, comprendesti già, come  da una “non sostanza” mai si genera una sostanza  e come la sostanza del pane, una volta distrutta, sovente viene riportata indietro e spesso li è posta un’altra sostanza,  quella cioè, che allora si genererebbe dal pane così deteriorato,  se il pane fosse stato li, e fu necessario fare così, o carissimo, cioè che il pane o un’altra sostanza si producesse di nuovo,  affinché la materia prima, dalla quale sono formati , non si perda del tutto. Infatti se il mondo durasse in eterno e questo Sacramento fosse ripetuto frequentemente oggi in  tutto il mondo verrebbe distrutta larga parte della materia (esistente), e la maggior parte in dieci anni,  e una parte ancora maggiore in cento e in mille anni e la materia alterata mai verrebbe riportata indietro e neanche ne verrebbe creata altra nuova. La materia di questi che seguono, potrebbe scomparire dunque con lo scorrere del tempo e così essere arrestata la creazione . Il Signore sapientissimo, dunque vide ogni cosa e provvide a tutto, e dunque riportò indietro di nuovo così tanta materia  quanta  ne venisse distrutta”.


PARAGRAFO 6,8  - LE 4 RAGIONI DELLA CONVERSIONE DEL PANE NEL CORPO DI CRISTO

Allora io: “Mio signore, dal momento che il pane potrebbe sussistere in questo Sacramento assieme al Corpo di Cristo, e sarebbe segno più efficace del medesimo Corpo di Cristo; poiché il pane è cibo più efficace delle sole parti sensibili dello stesso (il termine “più efficace” alluderebbe infatti al cibo dell’anima e non richiederebbe che la materia venga distrutta e che una volta distrutta sia riparata) a cosa dunque giova che il pane venga distrutto?”  Rispose (l’Angelo): “ So bene che per voi ciò sia molto difficile e i filosofi lo rigettano, ed è per i pravi, gli ostinati e gli sfrontati occasione di non seguire la fede di Cristo. Ma fu invece abbastanza congruo e utile per i buoni e saggi uomini d’intelletto, affinché le loro intelligenze si affrettassero nella indagine di tutte quante le meravigliose possibilità che si trovano in questo Sacramento ed anche affinché accumulassero per se stessi grandi meriti presso Dio, ingabbiando il proprio intelletto, poiché dunque tutto il mondo credeva che queste cose fossero impossibili: cosa che condusse inganno ed errore. Così come invece, la verità è indice di buon intelletto e di sua assennatezza, così l’errore è indice della sua malvagità e della insensatezza. Affinché dunque Dio vi sottraesse da tanti errori  e vi illuminasse e istruisse, vi rivelò che Lui può fare tutte queste cose, affinché voi credeste e noi Angeli attestassimo con l’esperienza che esso si fosse verificato, un giorno che lo avessimo visto esser avvenuto. Molto ci giovò anche vedere le cose meravigliose che può fare Dio : cioè vedere le medesime avvenire e essere compiute. Per cui assiduamente, quando Dio fa tali cose, e cioè ogni giorno, cantiamo un cantico innanzi al Signore (e quotidianamente assistendo a tanta meraviglia, siamo incendiati, infiammati, magnifichiamo e rendiamo grazie) il quale cantico ti riferirò successivamente, affinché Dio mostrasse la sua potenza, ed affinché liberasse voi uomini da una così grande infermità d’animo e da così tanti errori e a noi Angeli mostrasse ciò nella pratica, e noi  innalzassimo e magnificassimo la Sua infinita potenza. E affinché porgesse a voi occasione di merito, volle in questo ineffabile Sacramento mantenere parti sensibili senza soggetto e affinché sapeste che avesse creato anche la materia prima, dunque in questo Sacramento, distrusse solo questa e la ricondusse al nulla, e talvolta la fa ritornare, talvolta  crea una cosa ad essa equivalente. Gli uomini  non avrebbero mai creduto che queste cose fossero possibili, ora le credono vere, e le tengono per vere e si dichiarano pronti a spargere il proprio sangue per tale verità. Forse, dunque Dio senza convertire il pane, avrebbe potuto porre li il Suo Corpo contemporaneamente al pane. Ma per le predette ragioni, volle con questo miracolo, aggiungere molte altre cose, affinché ogni creatura potesse elevare e sublimare l’infinita potenza di Dio. Coloro, dunque, che ritengono che Dio, senza la conversione del pane, non avrebbe potuto far si che, il Corpo di Cristo stesse li nel Sacramento, seppur preservati da una prima ignoranza, ne trattengono un’altra. Credono infatti che li non vi sia il pane, e lo credono rettamente. Ma poiché il Corpo di Cristo non potrebbe essere li altrimenti, se non con la completa conversione del pane in esso,  ritengono ciò e sono avvolti da un altro errore, perché costoro affermano poter essere fatte soltanto le cose che la fede costringe loro di affermare. Cosa aggiunge la conversione del pane alla presenza del Corpo del Signore , li nel Sacramento? Non si trova forse li, ora,  nella quantità  del pane, così come allora starebbe insieme con lo stesso pane? A tal punto, ripugna infatti, che due sostanze, quanto due quantità, siano contemporaneamente in uno stesso luogo? Inoltre, poiché la condizione di stare in un luogo in modo effettivo è la quantità, tutta l’opposizione affinché due corpi sussistano contemporaneamente nello stesso luogo, proviene perciò dalla quantità. È certo che il pane non resti nel Corpo del Signore, né che neanche qualcosa del pane sia in quel Corpo affinché, con questa conversione, quel corpo né aumenti, né si generi in qualche altra sua parte. Se anche restasse il pane, con il corpo di Cristo, ci sarebbe comunque un miracolo e cioè che due grandezze si trovassero contemporaneamente assieme. Tuttavia, scomparendo  il pane ci sono più miracoli: 

Il Primo: che due quantità  esistono contemporaneamente
Il Secondo: che le parti sensibili rimangono senza soggetto.
Il Terzo: perché il pane scompare,
Il Quarto: anche la materia del pane si converte e svanisce.

Tutte le cose che allora, (nel caso precedente) sarebbero da ammirare non solo lo sono ora, ma sono anche molte di più: le stesse siano rimosse e siano unite tutte assieme in un solo miracolo. È più facilmente comprensibile un solo miracolo piuttosto che molti tra i quali avviene quello stesso. Quando dunque domandavi – se non fosse meglio che il pane rimanesse li, poiché essendo cibo più efficace delle sole parti sensibili, allora sarebbe un segno più efficace del cibo dell’anima - ti rispondo che è vero che il pane nutre meglio delle parti sensibili, e che inoltre le parti sensibili non nutrono, poiché non si convertono in nutrimento - infatti le parti sensibili mostrano meglio a voi uomini, la bontà del nutrimento, e quella sostanza, indica e dimostra la convenienza del nutrimento - tuttavia i Sacramenti non sono concessi agli Angeli ma a voi. Meglio dunque che siano dati attraverso “segni sensibili” e pertanto fu giusto che il Sacramento fosse istituito  mediante quei segni, che indicassero a voi, essenzialmente la bontà dell’alimento: i quali segni non sono che le parti sensibili del pane e del vino .  Quando dicevi dunque - il pane è il nutrimento più efficace - te lo concedemmo, in quanto è il solo nutrimento, sebbene il pane non fosse il segno più efficace di bontà del nutrimento, o meglio nessuno.  Era sufficiente dunque istituire questo Sacramento in quelle cose che indicassero soprattutto la bontà del nutrimento e non che invece principalmente nutrissero. Il pane, pertanto, scompare a causa delle quattro ragioni dette a te poco prima.


PARAGRAFO 6,9 - DISPUTE TEOLOGICHE PRESENZA O MENO DEL CORPO DI CRISTO DURANTE O AL TERMINE DELLA PREGHIERA EUCARISTICA

Allora io: “ O Fortissimo Gabriele, tu dicesti ed io stesso ho appreso dai nostri dottori, che il Corpo del Signore non si trovi sotto quelle parti sensibili, se non alla fine della enunciazione (prolazione) di tutte quante le parole. Quando dunque si prende il pane e lo si benedice dicendo: [questo è il mio corpo] e allo stesso modo si fa così con il vino, recitando  [questo è il calice del mio sangue] ovvero [ qui c’è il mio sangue], cosa significano quelle dichiarazioni “questo è” o “qui c’è” e cosa dimostrano? Ti chiedo se indicano il Corpo di Cristo! Se cioè Esso sia  effettivamente li, alla fine di quella enunciazione (prolazione)  o prima?[13]. Se (invece quelle dichiarazioni “questo è” o “qui c’è” indicassero solamente) il pane allora sarebbe falsa quella enunciazione secondo cui questo pane diviene Corpo di Cristo (alla fine della stessa) ! Spesso dubitai di ciò ! Interrogai anche gli altri filosofi e mi hanno risposto in vario modo ma ora non mi ricordo”. Rispose l’Angelo: “ Ricordo io in che modo parlarono, né lo dimenticai.

Alcuni dei vostri filosofi dicono  che il termine “questo è”, indica e dimostra il Corpo di Cristo, non perché allora sia effettivamente li, ma perché lo sarebbe di li a poco, nel senso che dicendo ciò a questo fine, si abbia per come già disposto. Ed anche quando viene meno, dicono che  nulla appaia venir meno.
Altri invero intendono ciò in altro modo, cioè come: “quanto vedi è il mio corpo”  – perché presto verrà a trovarsi sotto di esso e con esso, ovvero anche intendono come segue “questo sarà il mio corpo”.
Altri ancora, dicono che non significhi ciò del tutto, se non nell’ultimo istante di tutta l’ enunciazione (prolazione). Quando dunque si dice: [questo è il mio corpo] il senso è “in quell’ultimo istante è li il mio corpo” e cioè dunque, quello che “nell’ultimo istante ha nelle sue mani”, non ciò che ha allora quando dice così.  Quando infatti dice [questo è il mio corpo] , quella orazione non sarebbe né vera, né falsa, ma neutra. Soltanto dunque, una volta enunciate tutte quelle parole, quella frase è da intendersi tutta quanta come vera. Se dunque non è vera se non alla fine di tutta l’ enunciazione (prolazione) e non è Preghiera Sacramentale alla fine di tutta quanta la enunciazione (prolazione) , ma prima, cioè mentre viene proferita, a ciò consegue che, in quanto è Preghiera Sacramentale, cioè vera, non può essere falsa. Infatti mentre si proferisce la Preghiera Sacramentale, poiché compie il Sacramento quando viene enunciata, allora è vera, ma , in realtà, non compie il Sacramento, poiché è già realizzato. Allo stesso modo quelle parti sensibili (non sarebbero Sacramento) ma iniziano a divenire Sacramento e quella preghiera è vera perché inizia ad essere vera, sebbene prima (dell’ultima enunciazione) infatti sia solamente una orazione che si intenda come vera.
Altri (infine) dicono che quelle parole, allora, una volta che sono proferite non indicano nulla. Chi infatti recita le parole di un altro non indica se stesso, così come quando si dice nel Vangelo: “ Cristo disse a sua Madre: Donna, ecco il tuo figlio» [Gv 19, 26] si allude soltanto a colui che Cristo allora indicava alla madre, cioè Giovanni. Voi invece non indicate nulla.

Così il Sacerdote dice quello che aveva detto il Signore, soltanto dopo aver preso il pane e averlo già convertito in carne e cioè dicendo [questo è il mio corpo]. Pertanto dicono che quando Cristo prese il pane e lo benedisse, allora il pane  fu convertito nel Corpo di Cristo. Dunque egli disse veramente [questo è il mio corpo] poiché quando lo disse già questo corpo era li, come vedi  i vostri intelletti sono davvero molto sottili. E tutta questa disputa è avvenuta poiché non sapete in che modo Dio consacrò , né in che modo vi istruì e vi donò il modo di consacrare. Gli apostoli infatti non scrissero ogni cosa , e poiché quelle cose erano molto note a loro, non pensarono ai dubbi dei posteri!


PARAGRAFO 6,10 - L’ULTIMA CENA

Ascolta, o servo di Dio, e scrivi le cose che ti dico, poiché io fui presente alla Cena del Signore [14]. Lo Stesso, dopo molte altre cose, prese il pane nelle sue Sante e realmente Venerabili Mani ed elevati gli occhi al Cielo rese grazie a Suo Padre Onnipotente , così come quando resuscitando Lazzaro disse: Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato [Gv 11,41], e così anche fece come in quell’occasione. Quindi, guardando il pane lo benedisse con parole appropriate e immediatamente lo stesso, fu convertito nel Corpo di Cristo e Cristo Signore teneva tutto Se Stesso con le proprie mani. Poi spezzò le parti sensibili del pane , mentre Io (Gabriele) con Michele e gli altri miei compagni contemplavamo e osservavamo, poiché anche per noi quelle cose sono degne di ammirazione e di stupore. Vedevamo Cristo che stava seduto, vedevamo le parti sensibili  del pane, che esistevano in modo separato dal pane , vedevamo il pane scomparire da li, e tutto quanto lo stesso Cristo, che iniziava ad esistere in modo meraviglioso nelle Sue Stesse mani. Nonostante fosse chiuso all’interno di quel luogo e circondato d’aria, teneva li tutto Se Stesso, senza essere racchiuso in nessun luogo, poiché non vi era  una Sua parte, “separata” in un luogo e un’altra Sua parte in un altro luogo, ma stava li tutto quanto insieme: cioè tutte quante le parti del Suo Corpo , tra di loro distintamente rispetto al luogo, stavano in modo indistinto. Qualunque particola infatti corrispondeva allo stesso luogo, e alla stessa parte del luogo ed anzi verso il solo luogo teneva riguardo alla presenza. Lo Stesso passibile, teneva Se Stesso che stava li in modo impassibile. Essendo li, infatti, non poteva essere catturato, né legato, né flagellato o crocifisso. E li ,cioè  nel Sacramento, poteva soltanto esistere e finire di esistere e così nessuno avrebbe potuto, né vederLo, né toccarLo né prenderLo. Colui che non disdegnò di fuggire la morte, poteva stare li tra i nemici né tuttavia essere toccato o poter esser visto da loro. Poteva tuttavia, e in un modo diverso , rendersi invisibile ai nemici così come fece quando si nascose e uscì dal Tempio, poiché andava in mezzo a loro, e  quelli che tenevano in mano le pietre e gli erano vicini non lo vedevano, mentre Egli toccava anche alcuni di loro, ma non riuscirono a scagliargli contro quelle pietre, poiché non sapevano a chi scagliarle, quando non videro più quello che desideravano lapidare. Tuttavia in quel Sacramento è invisibile, sebbene in un modo diverso, poiché in questo luogo non può essere visto da coloro che non sono come Lui in quel luogo, come gli altri corpi.  Quando invece si nascose, si trovava in un luogo, così come lo era prima, per cui camminando con un moto progressivo da un posto ad un altro uscì dal Tempio , ma non veniva veduto, poiché non permetteva che le varietà e le caratteristiche dei colori transitassero verso gli occhi di quelli. [15] Nostro Signore era dunque presente durante l’ultima cena in due modi cioè passibile e impassibile. E Egli stesso sia realmente che nel modo di essere così passibile, stava li passibile trattenendosi dentro Se Stesso ma nel modo impassibile (della particola) poiché non gli poteva essere arrecato danno alcuno da nessuno che fosse al di fuori. Grandi sono le cose che dico e ricolmano d’ammirazione noi Angeli Supremi. Quando dunque,  (per fare ritorno alle cose che avevo iniziato a dire) il Signore spezzò le parti sensibili  del pane sotto le quali Egli stava interamente, allora vedemmo  sotto ogni particola, Egli Stesso esistere più volte completamente integro. Gli Apostoli vedevano il pane e le parti sensibili del pane,  non scorgevano altro. Noi Angeli vedevamo tutto e allora il Signore Gesù Cristo diede a ciascuno dei discepoli una porzione delle parti sensibili  , ma concedeva  a ciascuno di loro,  in modo invisibile,  tutto Se Stesso e allora Lo vedemmo stare,  in modo naturale nel luogo dove si trovava e  sacramentalmente in molti luoghi. Stare sacramentalmente in un luogo non diminuisce la sua reale presenza, ma dimostra un altro modo di essere, che sebbene sia reale, tuttavia è invisibile e insensibile. Disse dunque per prima cosa a tutti:

 

{Prendete, e mangiatene tutti}

 

e poi a ciascuno di loro, cominciando da Pietro diceva:  

 

{Prendete, e mangiatene tutti:  questo è il mio Corpo} .

 

Pertanto dicendo quelle parole, li comunicava, allo stesso modo in cui voi dite, [Il Corpo del Nostro Signore Gesù Cristo mi custodisca per la vita eterna][16]. Completata la comunione disse loro:

 

{Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" [Gv 13,34] affinché ciò che ora ho compiuto lo facciate voi in memoria e commemorazione di me}.

 

Gli disse Pietro: “In che modo potremo fare queste cose?”.

 

Gli rispose Gesù Cristo:

 

{Sappi questo, né voi né i miei Angeli possono farlo}  e si rivolse verso di noi ( gli Apostoli tuttavia allora non ci vedevano). {Io invece, così come ho fatto ora, così sempre potrò fare queste cose}.

 

Disse di nuovo Pietro: “Se noi non possiamo fare queste cose, in che modo, Sapientissimo Maestro , ci ordini di farle?”.

 

Rispose loro Gesù:

 

{Farete quelle cose che potrete. Io farò quelle cose che non potete! Voi farete queste cose: prenderete il pane nelle vostre mani (a voi sacerdoti, infatti, dicendo “ora fate questo!” diedi l’autorità di fare queste cose) e dopo aver preso il pane direte: [La vigilia della sua passione, mentre cenava con loro, prese il pane ed elevati gli occhi al cielo  verso il Padre Suo rese grazie, lo benedisse, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse: Prendete, e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo ] , voi potete fare così, ed Io immediatamente alla fine della enunciazione  (prolazione) di quelle parole, farò che il Mio Corpo sia presente li senza alcuna esitazione}. Non è dunque sufficiente dire queste parole cioè “questo è il mio Corpo” ma è necessario premettere a quelle parole o simili: [Questo sia in memoria di me per sempre sino alla fine dei secoli]. Ricorderete di quest’ultima cena e del mio amore verso il genere umano!}.

 

Vedi o dilettissimo, che il Signore consacrò con altre parole e istituì altri affinché foste consacrati voi. Lo stesso infatti fece uso della propria autorità e voi recitando i suoi gesti e le sue parole fate uso della Sua autorità. Per cui approvo e confermo che voi, consacrando, dovete prendere il pane nelle vostre mani ed elevare dapprima gli occhi al Cielo. Poi rivolgendo l’attenzione allo Stesso sopra il pane, dovete dire le parole restanti o affini fin li: [questo è il mio Corpo] . Utilizzate tuttavia quel modo che i vostri Santi Padri vi hanno lasciato ispirati dallo Spirito Santo.

Il Signore non volle infatti, che si consacrasse con quelle identiche parole con le quali lo stesso preparò il Sacramento: non si addice infatti al Ministro utilizzare le stesse parole di cui fece uso l’ Attore Principale. A Cristo che è Dio, fu conveniente che dicesse: Lazzaro, vieni fuori! [Gv 11, 17-52] e Fanciulla, io ti dico, alzati!» [Mc 5, 21-43], non fu invece conveniente a Giovanni, utilizzare le sue medesime parole quando riportò in vita Drusiana[17]. Ma con queste ti ridesti il Signore Gesù Cristo. E già da Cristo si inizia a ridestare affinché giunga a casa e prepari per loro una dimora. Allora io: “ Con quali parole, o Angelo di Dio, se è volontà di Dio chiederlo, il Signore consacrò?”. Rispose: “ Poiché questo è il miracolo che vale incomparabilmente di più di quello con cui resuscitò Lazzaro, dunque il Signore per mostrare di stare per compiere qualcosa di grande, cui nulla è difficile, prese il pane e elevò gli occhi al Cielo, poi fatta una piccola pausa, disse:

 

{Padre Mio Onnipotente, Ti rendo grazie, perché mi hai esaudito!} , poi guardando il pane disse:

 

{Si converta il pane terrestre in cibo celeste e il cibo del corpo nel cibo dello Spirito}, e così immediatamente fu fatto!

 

Tutte queste parole gli Evangelisti le espressero con quel verbo “benedisse”. Cosa significa benedisse? Significa rendere benedetto il pane con quelle parole, così come era stato rivelato a Maria ed Elisabetta: [Sia Benedetto il frutto del tuo seno Gesù] - infatti Gesù è pane vero e pane vivo, pane celeste e pane benedetto! Questo, invece, che voi mangiate è pane morto e dei moribondi , è il pane terrestre e il pane maledetto, così come infatti è detto per il primo uomo che peccò: Maledetta sia la terra nell' opera tua: nelle tue fatiche mangerai di quello [Gn 3,17].  Questo è ora il frutto benedetto del pane! Rendendo dunque grazie, e proferendo quelle parole, benedisse il pane, cioè lo rese benedetto e lo stesso si convertì in pane benedetto. Poi spezzò, non il pane benedetto né altro che non era più ampiamente li, ma le parti sensibili del pane, sotto le quali, come ti dissi stava nascosto il Figlio di Dio.


PARAGRAFO 6,11 - DISPUTE TEOLOGICHE SUL CORPO E SUL SANGUE DI CRISTO

(SUL CORPO)

- Non è vera quella opinione, che ritiene che li, il pane resti come era prima e che il Verbo di Dio assunse anche quel pane allo stesso modo di come assunse l’umanità, cosicché in forza di tale unione il pane diverrebbe Dio e Dio, sarebbe reso pane e la carne resa pane e viceversa. Infatti se l’uomo fosse Dio e Dio fosse il pane, allora l’uomo sarebbe anche pane e pane sarebbe l’uomo, poiché il Verbo per mezzo della carne avrebbe assunto anche il pane; inoltre poteva sicuramente fare così ma non fu giusto che il pane fosse assunto tante volte.

- Si respinga anche l’opinione secondo cui la Somma Grazia dell’Unione Ipostatica sarebbe stata concessa ad altre creature oltre all’uomo e che ciò che non fu concesso neanche a noi Angeli sarebbe stato concesso a creature prive di ragione. Credi dunque fermamente che a nessuna creatura tranne che all’uomo fosse stato concesso quel dono affinché fosse congiunta l’umanità alla divinità: e alla sua anima e al suo corpo.  

- Molto errano anche coloro che dicono che il Corpo del Signore, vivo e morto, non fosse lo stesso corpo. Se infatti li fosse stato generato un nuovo corpo, seguirebbe che a quel corpo sarebbe stata unita la divinità, e così la divinità verrebbe unita a qualcosa, che non sia, né uomo, né anima o corpo dell’uomo e pertanto la grazia dell’unione, rifiutata agli Angeli , verrebbe concessa a tali creature e tale opinione costituisce un assurdo.  Coloro che dunque affermano, esserci un corpo quando l’anima si allontana da esso, ed esserci un altro e nuovo corpo,  quando l’anima lo rende vivo , negano, il senso, la ragione e la fede, e cioè che il corpo da poco morto, sia quello stesso che era prima vivo, ma subito dopo essere morto, incominci ad alterarsi e a tendere a corrompersi. E prima si corrompe la carne e poi le ossa, che durano più a lungo. Una è la forma della carne, altra delle ossa, altra del cuore, altra della testa, altra del cervello . Parimenti, devi credere fermamente che a nessun’ altra creatura fu concesso di esistere nel Sacramento, in questo modo meraviglioso, se non a quell’uomo così assunto e a quel Corpo e a quel sangue con i quali siete stati redenti.  Nessun altro corpo dunque fu o sarà sotto il Sacramento, se non lo Egli Stesso. E dopo che fu istituito, non vi fu mai giorno in cui questo tale Corpo non fosse sotto il Sacramento. Se pertanto quel corpo morto fosse stato un altro corpo, ne seguirebbe che li, sacramentalmente, lo stesso corpo sarebbe stato un altro corpo e tale sarebbe stato il pane che scende dal Cielo e il Signore cesserebbe di stare sotto le parti sensibili  di quel corpo e li ci sarebbe un altro corpo e sarebbe soltanto cibo per i vostri animali, la qual cosa è assurda e nefanda. Non devi né volere, né pensare queste cose.  Difatti anche il Suo Sangue fu lo stesso sia nella carne che fuori dalla carne,  sia nel corpo che fuori dal corpo e nuovamente nel corpo.

(SUL SANGUE)

- Ed è per questo che i vostri dottori discutono se il sangue di Cristo fosse unito alla divinità.

- Altri addirittura sostengono che fu unito, né rimanendo nel Corpo, né essendo separato dal Corpo.

- Altri sostengono altresì che fu sempre unito al Corpo,

- Altri invece, come alcuni dei vostri dissero che una volta che era nel corpo, solo allora fu unito alla divinità, quando invece fu fuori dal corpo allora non fu unito alla divinità, e che qualcosa di quel sangue rimase in terra.

- Per quegli altri, del Sangue non rimase nulla!

Tu scrivi le mie parole così: non è sconveniente credere (poiché così fu)  in quel corpo esserci stato un pochino di sangue in eccedenza. Era infatti vero uomo e volle patire tutte le miserie dell’uomo, tranne la miseria del peccato, la quale è la vera miseria. Ed a quel sangue un pochino in eccesso, non fu mai unita la divinità e rimase qualcosa dello stesso. Al contrario tutto quel sangue rimase. Al sangue di quell’uomo, fu sempre necessariamente unita la divinità ed Egli lo riassunse tutto quanto e così mai lasciò quel sangue , al quale una volta era unito, persistendo lo stesso. Dio infatti redense con il suo sangue effuso e unito a Sé, e sebbene quelli mai leggessero letto Dio esser stato effuso sulla terra, fu tuttavia effuso Dio in qualche modo, per confusione delle espressioni, quando quel prezioso sangue veniva effuso.  (1) Vero è dunque che il sangue che rimase in terra non fu mai unito alla divinità; (2) Vero è anche che tutto quanto il sangue unito alla divinità fu riassunto;(3) Vero è che il sangue una volta unito alla divinità , non fu mai più separato dalla stessa divinità; (4) Ed è vero che qualche porzione di quel sangue, cioè quella superflua, che non esistette mai in quel corpo, non fosse stata unita alla divinità. Non ogni cosa che esisteva infatti in quell’uomo fu unito alla divinità poiché Essa non fu unita alla saliva, che sputava in terra [Gv 9], non ai capelli, non ai peli, ma soltanto all’anima, al corpo e al sangue, proprio a causa di quest’ultimo poiché è detto essere sede dell’anima e poiché fu lo strumento della vostra redenzione. Infatti foste redenti per l’effusione di quel  Sangue Benedetto. Coloro che erano vuoti di questo sangue oggi ne sono ricolmi, “vuoti”, intendo di ogni verità, ed oggi pieni di ricchezze e di aiuti, conquistati con l’arco e la spada del Signore. Le truppe furono ingrassate mediante il Sangue dell’amato Signore, rimpinguate, ingrassate, dilatate, abbandonarono Dio, loro creatore e si allontanarono da Dio Loro Salvatore. E questo pastore che ora c’è, bevve molto del sangue del Signore e a causa di una confusa disputa che non era nulla di più di quattro di quelle che ti ho riferito, ottenne una grande dignità, ma la devozione che portò alla Regina di tutti noi lo conserva salvo, sicché non perirà[18] . Ti dico, per ritornare alle cose che dicevamo,  che nessun corpo ebbe questa capacità  se non il Corpo di Cristo affinché  fosse, in tale modo, in ogni luogo. E perciò, i vestiti di Cristo e qualunque cosa che circondasse il Suo Corpo non erano nell’Eucarestia, poiché in quel caso le cose inanimate avrebbero avuto dei privilegi che non ha neanche la nostra Regina. Quelle cose che sono dunque unite alla divinità sono li sacramentalmente e ciascuna di quelle cose che sono contigue al corpo, come i capelli, i peli i vestiti non appartengono a questo, poiché non sono né li né lo furono.  

- Allora io: “Mio signore , mi ricordo di una questione che spesso nasce e desidero sapere la verità. Se forse Cristo al tempo della Sua morte, fosse stato uomo, poiché alcuni dissero che l’uomo sia soltanto ciò che possiede un’anima umana e non gli occorre null’altro affinché sia uomo. Colui che dunque possiede un’anima d’uomo, cioè Cristo Signore o meglio il Verbo del Padre, allora aveva la stessa anima che prima era unita a Sé, e così era uomo, per la circostanza che una sola anima fa l’uomo.

- Altri dissero  che l’ anima soltanto, non fa l’uomo, bensì l’anima unita al corpo e poiché dunque il Figlio di Dio aveva entrambe fu vero uomo.

- Altri dicono che quelle due non sono sufficienti a meno che non siano entrambe tra loro congiunte. Poiché (al momento della morte) l’anima era separata dal Corpo e poiché Dio possiede sia il Corpo che l’anima, non fu in quel caso vero uomo”.

Rispose l’Angelo: “Nessun uomo è completo se non abbia un’anima e un corpo animato da un’anima umana. Tutto quanto l’uomo è composto di anima e di corpo.  E l’anima e la migliore parte dell’uomo e la più nobile, il Corpo la parte più vile ed inferiore. Dio tuttavia, in quell’intervallo di tre giorni, fu uomo, per modo di dire, allo stesso modo di come San Pietro è detto stare in cielo, poiché la sua anima è in cielo. Dove dunque si trova la parte più importante  dell’uomo, li c’è l’uomo, così come dove ci sono i cittadini più importanti, li c’è la civiltà. E se avendo soltanto l’anima può essere chiamato uomo , molto di più lo è, possedendo sia l’anima che il corpo, allo stesso modo che possedere pietre e legna e altri requisiti necessari alla casa si dice possedere una casa. Ma se, affinché lo si ritenga esser stato comunque uomo, sia del tutto necessario che avesse avuto anche la stessa carne (in quei tre giorni) , lo dichiarerà solamente quello al quale Dio darà la sapienza e l’intelligenza. Dunque dico ciò, poiché la vostra carne si infiacchisce e si indebolisce e di nuovo si recupera per mezzo del nutrimento. E poiché la stessa anima informa e vivifica, è chiamata la stessa carne, sebbene propriamente non lo sia, poiché non viene informata immediatamente da quella forma con la quale veniva informata la carne decomposta. Infatti la forma propria della carne è diversa dall’anima, quindi anche la carne morta è carne. Ecco, quasi non volendo te l’ho dichiarato, ma torniamo a noi


PARAGRAFO 6,12 - DELLA DUPLICITA’ O UNICITA’ DELLE SPECIE EUCARISTICHE

Non devi sorprenderti per il fatto che questo Sacramento è duplicato, perché Cristo si trova interamente sia sotto le parti sensibili del pane, che interamente sotto le parti sensibili del vino. Ciò è fatto poiché questo Sacramento è alimento delle anime con la cui assunzione esse sono liberate dalle pene temporali e ottengono la remissione dei peccati veniali e parimenti ottengono un incremento delle virtù, sono rinforzate nel bene, e sono difese soprattutto dai nemici invisibili . Quelli più inclini al vizio sono riportati al bene e non ricadono così subito e se anche cadessero più presto e più facilmente risorgerebbero. Poiché, dunque, è alimento delle anime fu giusto accostarlo all’alimento del corpo, che consta del cibo e del bere: così come infatti, il cibo e il bere costituiscono (insieme) un intero e perfetto alimento, nonostante il cibo e il bere non siano uguali, così in proposito, sebbene questo sacramento non sia uguale a quello (del corpo), poiché:

le parti sensibili del pane non sono le parti sensibili del vino e
quelle parti sensibili del pane significano in primo luogo la presenza del Corpo del Signore, in secondo luogo la presenza del Sangue e dell’Anima, sia per concomitanza che per evenienza  ;
poiché accade a quelle parti sensibili del pane di contenerne altre del Corpo di Cristo;
allo stesso modo è proprio delle parti sensibili del vino significare la presenza del Sangue del Signore.

Dunque il Sacramento indica diverse cose, poiché i suoi significati sono uniti così come questi che seguono: infatti, uomo significa natura umana concomitantemente e contemporaneamente anche altre cose, che sono insite nell’uomo, come organismo vivente, o nei quali c’è l’ uomo come Pietro o Giovanni. Benché dunque questo Sacramento non sia ciò, e pertanto appaiano come due Sacramenti, quei due tuttavia, costituiscono un unico e intero alimento, un integro nutrimento, per mezzo del quale l’anima consegue sia la visione di Dio, che è come il cibo, che la fruizione di Dio, che è come il bere, e mediante gli stessi elementi, si forma il perfetto nutrimento. Questa fu dunque la ragione che se ne istituissero due e tuttavia ce ne fosse soltanto uno e che ora, dunque  così sia, che tutte le cose che sono sotto le parti sensibili  del pane, non sono tuttavia dello stesso ordine, né dello stesso significato . E una volta che al tempo della morte del Signore quelle erano unite e divise , in quanto sotto le  parti sensibili del pane non c’era se non il corpo, e sotto le parti sensibili del vino, non c’era se non il sangue, ciò fu l’altra ragione di questa istituzione. Poiché infatti foste redenti con la morte del corpo e l’ effusione di quel preziosissimo sangue, istituì un sacramento col quale fosse indicata da una parte la morte di quel corpo, e dall’altra parte l’effusione di quel sangue. Allora io: “ Da ciò percepisco che sia meglio prendere la Comunione sotto diverse specie (eucaristiche) come fanno i Greci, piuttosto che sotto una soltanto come fanno i latini”. Rispose: “È necessario preparare le specie eucaristiche da entrambe le parti, sia dei greci che dei latini: non è opportuno assumere se non ciò che si prepara sotto entrambe le specie, ma quale delle due istituzioni sia meglio, quello greca o quella latina? La greca è migliore della latina perché da al Cristiano un alimento integro e un integro ricordo della Redenzione. La latina è migliore della greca per un'altra ragione, poiché per un popolo così vasto, il sangue non poteva essere dispensato così tanto spesso, senza pericolo di spreco: fu dunque preferibile farlo prendere soltanto sotto le specie del pane, ai laici, ai chierici (che sacerdoti non erano) ed inoltre ai sacerdoti non esercenti,  soprattutto per il fatto che li ci sia l’anima. Invece è preferibile riprendere quel duplice modo di redenzione adorando Cristo sotto le duplici specie eucaristiche. Coloro che dunque affermano che i latini errano in questo, errano a loro volta: non sbagliano né i greci, né i latini. E certamente il futuro pastore stabilirà che ogni Cristiano assuma questo  alimento sotto entrambe le specie eucaristiche.


PARAGRAFO 6,13 - DEL CORPO MISTICO: APPARENZA E SOSTANZA DELL’ ASSUZIONE DEL SACRAMENTO

LA COMUNIONE AI BAMBINI?

Né è giusto che , i piccoli, i pargoli, e coloro che mancano di ogni ragione, assumano questo cibo sebbene anche non sia un male criminale se per causa della loro devozione questo sia stato loro concesso. Peccano anche quelli che dicono, che i piccoli e i pargoli  debbano essere comunicati. Una cosa è infatti comunicare per devozione, altro per necessità, come se altrimenti non potessero essere salvati. I Greci dunque sono in uno estremo, perché comunicano anche i fanciulli. I Latini nell’altro perché ritardano moltissimo nel dare la comunione, poiché molti aspettano i dodici anni per il sesso femminile e i quattordici anni nel sesso maschile, che è peggio. Immediatamente infatti,  come i ragazzi iniziano a peccare, sono tenuti a confessarsi e parimenti, così come sono tenuti a confessarsi, allo stesso modo sono tenuti a comunicarsi. Meglio è iniziare nell’anno, che dopo un anno assegnare un debito. Il discernimento non avviene in tutti nello stesso anno. (I Latini) accolgono e trattano tale precetto della Comunione troppo rigorosamente.  Poiché disse il Signore: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita [Gv 6,53].

I 3 TIPI DI BATTESIMO

Dicono dunque che nessuno né piccolo, né grande  possa essere salvato senza la comunione, così come senza il Battesimo[19],  ma non sanno che molti assumono Cristo senza il Sacramento, così come infatti il Battesimo è triplice: dell’ Acqua, della Volontà (o Spirito) e del Sangue, e molti che non ottennero mai il Battesimo dell’Acqua, si salvano con il Battesimo di Sangue e di Volontà. E tuttavia è scritto: se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio [Gv 3, 5]. cioè

Chi, può rinascere dall’ acqua, qualora non rinasca dall’acqua non potrebbe salvarsi, in quanto allora sarebbe condannato,
Chi non può rinascere dall’acqua, invece, non è obbligato  a farlo. Coloro che, dunque, ignorano e non possono saperlo, siano battezzati con il battesimo della volontà, infatti (ai fini del Battesimo) mentre l’Acqua senza la Volontà non vale nulla, la Volontà senza l’Acqua vale - e chi non può conoscere ciò che voglia Dio, si sottometta a Dio e secondo le proprie forze, si curi di fare la Sua volontà, e in Lui diriga le sue opere. E si compia quanto la ragione dice loro:  si battezzerà nella sola Volontà senza l’Acqua. Pertanto, così come quelle parole del battesimo dell’Acqua hanno molte eccezioni, così similmente ne ha quel precetto - se non mangerete – che  è dunque da intendere – se non mangerete volendo mangiare nell’ età del discernimento e della ragione – ed anche - se non mangerete spiritualmente  o sacramentalmente  non avrete in voi la vita.

IL CORPO MISTICO?

Da ciò consegue che, qualora i ragazzi più giovani saranno stati battezzati, mangeranno il Corpo di Cristo, poiché sono uniti al suo Corpo Mistico,che è la chiesa. Difatti chiunque abbia la grazia di Dio, egli stesso rimane comunque in Cristo,e assume Cristo. E così come molti assumono il Sacramento e non l’ Essenza del Sacramento, perché non sono uniti a Cristo mediante la grazia,parimenti molti assumono l’Essenza del Sacramento senza il Sacramento. Sappi che le parti sensibili del pane e del vino sono Sacramento poiché sono Sacri Segni della presenza del Corpo e del Sangue del Signore. Invece il Corpo del Signore è il Sacramento naturale del Corpo Mistico. Ed anche le parti sensibili del pane che è prodotto con molti chicchi, e parimenti le parti sensibili del vino che fluisce da molti acini, sono segni non solo de Corpo Naturale e del Sangue di Cristo, ma anche del Corpo Mistico, che consta di molti uomini. Chiunque assume di questo Sacramento, assume  anche l’Essenza di questo Sacramento, ovvero il Corpo e il Sangue sia che sia stato degno sia indegno. Ma se sarà stato degno non assume  altra Essenza cioè altra significazione che non sia il Corpo mistico. Assume, infatti, soltanto il Corpo Mistico, colui il quale, mediante la fede e l’amore è unito al Corpo Mistico di Cristo. Assumere pertanto l’Essenza di questo Sacramento significa essere unito alla Chiesa per mezzo della Grazia e della Carità. Pertanto per questo Corpo Mistico del Signore, è da intendersi, necessariamente quel comando che recita - se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue,  cioè se non sarete uniti al Corpo del Figlio dell’uomo che è la chiesa, -  non avete in voi la vita - ma sarete come membra amputate, che poste al di fuori del tutto non vivono, dove noti che le parti sensibili del vino quanto quelle del pane  indicano il medesimo Corpo Mistico. Quindi nell’indicare questa cosa sono nient’altro che uno.  

La prima cosa di questo Sacramento è il Corpo Naturale di Cristo,  che manifestano le parti sensibili del pane; ed il Sangue di Cristo che manifestano le parti sensibili del vino;
La seconda cosa è il Corpo Mistico che è la Chiesa e ciò  manifestano le parti sensibili del pane e del vino (assieme). Sia il Corpo che il Sangue di Cristo mostrano allo stesso modo questo Corpo Mistico, poiché mangiando le stesse,  aumentano la grazia e la virtù, con le quali  si è ancora di più uniti alla Chiesa e alle membra mistiche di Cristo.

Le persone malvage dunque, assumono il Sacramento e la cosa seguente, ma non la prima cosa, cioè la Carne e il Sangue di Cristo. Pertanto non assumono neanche quella e cioè l’unione alle membra della Chiesa.

Le persone buone, invece assumono il Sacramento ed entrambe le cose del Sacramento, e talvolta assumono soltanto la cosa seguente, non assumendo né la prima cosa cioè la Carne e il Sangue, né il Sacramento. E qualcuno assume più parti sensibili, qualcun altro ne assume di meno, a seconda della quantità delle medesime parti sensibili. Allo stesso modo, qualcuno attinge maggiormente dal Corpo Mistico, qualcun altro ne attinge di meno, poiché, magari, il primo è più unito alla fede e alla grazia, mentre l’altro è unito di meno, in conformità di una precedente disposizione, sebbene qualcuno assume del Corpo e del Sangue del Signore tanto quanto mille persone, nonostante ciascuno assume tutto quanto Cristo, il quale tuttavia non è consumato, sebbene finisce di essere, in un tale modo di stare li, e non finisce mai di essere in modo naturale, cioè in relazione alla qualità e alla quantità delle parti sensibili. Uno dunque, è nutrito di più , l’altro è nutrito meglio. Il Pastore dividerà facilmente queste cose che ho rivelato ,in periodi, questioni e capitoli.


PARAGRAFO 6,14 - I 10 MIRACOLI DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

E poiché i vostri teologi, e soprattutto questo di intelletto sottile – e indicava Giovanni Duns Scoto ornato con il diadema dei beati sulla fronte e con la laurea dei dottori - tentarono esprimere che tutti i miracoli di questo Sacramento, sono per lo meno possibili affinché i filosofi non vi attaccassero, in modo da farveli credere non solo cose false ma impossibili, dichiarano dunque:

come sia possibile che due corpi esistano contemporaneamente;
come sia possibile che  il corpo maggiore sia nello stesso luogo con il minore;
come sia possibile che un corpo sia contemporaneamente in più luoghi;
come sia possibile che qualcosa possa convertirsi in un’altra che già è ed era stata: esiste cioè ancor prima di quella conversione;
come sia possibile che il pane cessi di esistere completamente senza annichilirsi;
come sia possibile che le parti sensibili possano stare senza soggetto;
come sia possibile che si possa portare ed elevare, un corpo tanto grande e tanto facilmente con due sole dita quasi che non ci fosse in lui alcun peso;
come sia possibile che le parti sensibili possano mutare e da una non sostanza divenire sostanza;
come sia possibile che tanto presto e cioè in un brevissimo istante di tempo, possa il Signore discendere dal Cielo e ;
come sia possibile che da quelle si produca nuovamente li carne e Sangue (c.d. Miracolo Eucaristico n.d.a.).

Tutte queste cose i vostri le provano possibili, e sono davvero possibili, poiché è impossibile soltanto quello che ha in sé una contraddizione. Tuttavia discuterò le ragioni degli stessi affinché quel pastore sappia quali siano buone e quali non lo siano. (I Filosofi) si limitano a portare le armi senza però offendere,  sebbene con le stesse difendono le cose in cui credono e tutta la difficoltà consiste in ciò. Poiché i filosofi dicono essere impossibili molte cose che i teologi dicono possibili smontando le ragioni dei filosofi senza però riuscire a mostrare loro che tali verità siano realmente possibili per il fatto che i filosofi non accolgono quei principi dai quali quelle cose conseguono, sebbene siano cose consone alla ragione. I Filosofi infatti negano che Dio possa fare da solo ogni cosa che può fare con altri e negano che Lui possa agire così come vuole e così come liberamente gli piace e molte cose di tal genere, affinché sia necessario che Quello possa tutto ciò, che il limite non impedisce.

 

1° QUESTIONE:  COME DUE CORPI STANNO ASSIEME NEL MEDESIMO LUOGO

Quando dunque al primo miracolo: come è possibile che due corpi siano assieme contemporaneamente? Ti dico, o buon uomo, ricopia come puoi, e scrivi fedelmente perché la circostanza che due corpi siano assieme si può comprendere in due modi.

Con il primo modo: ciascun corpo sta nello stesso luogo completamente, come ad esempio nel luogo dove tu ora sei, e nel mentre tu non esci da li, ci sia li anche un altro uomo uguale a te, e quello stesso luogo, circoscriva e delimiti ciascuno di voi due e, circondando e cingendo  entrambe la vostre superfici, vi tocchi in ognuna delle vostre parti e in quel luogo esistiate in modo sensibile, cosicché ciascuno di voi potrebbe agire ed esistere,  e muovere ed essere mosso.
Con il secondo modo: mentre un corpo si trova in un luogo in modo quantificabile e sensibile, toccando da ogni parte la circonferenza del luogo che lo circonda, un altro corpo stia anch’esso li, ma in modo non quantificabile, senza essere cioè co - esteso alle parti dello stesso contenute li, ma rimanendo li non localmente (o localizzato),  cioè senza occupare materialmente quel luogo, limitandosi ad avere una presenza semplice e tuttavia reale, allo stesso modo  in cui un Angelo abbia tale presenza trovandosi nel medesimo luogo in cui si trova un altro corpo.

E proprio in questo secondo modo sta il Corpo del Signore con le parti sensibili del pane.

Le parti sensibili del pane infatti si trovano all’interno del luogo, avendo le proprie parti estese in esso in modo localizzato: poiché occupano quel luogo e da quel luogo sono circoscritte. Il Corpo del Signore è invece li, senza essere in alcun modo misurabile, poiché non è co - esteso alle sue superfici così come se una sua parte corrispondesse alla corrispondente parte d quel luogo, e un’altra parte corrispondesse all’altra, ma sta senza alcun riferimento al luogo. Non è impossibile che , dunque, più corpi siano nello stesso luogo senza avere alcun riferimento al luogo, ovvero mentre uno ha un riferimento al luogo e l’altro no. Il motivo per il quale tutta questa opposizione sembra avvenire, sta nella circostanza che, occupando uno dei due corpi un luogo e riempiendolo di sé, in tal maniera l’altro, da quel momento in poi, non potrà né occuparlo né riempirlo. Non sussiste alcuna opposizione se invece, nessuno dei due corpi lo occupa oppure se lo occupa uno soltanto e l’altro no.

1°Corollario: come un corpo possa non aver riferimento al luogo

Invece che un corpo possa stare senza alcun riferimento al luogo si prova così. Ogni cosa prima di un’altra e da essa separabile, può essere collocata senza l’altra. Questa regola va annotata poiché molte cose difficili divengono ora chiare: ribadita questa regola, la verità della stessa risulta realmente chiara. Infatti il primo dei due corpi, cioè l’anteriore, non dipende dal corpo seguente, e, se sia da questo separabile e distinto, possedendo una esistenza separata da quello, per quale ragione, anche dalla Prima e Suprema Virtù che è Dio non potrebbe separarsi? Se infatti nessuna virtù si potesse separare da quello, in che modo il primo dei due corpi, cioè quello che precede sarebbe separabile dal corpo seguente? La regola dunque è vera.

2°Corollario: come un corpo esista indipendentemente dal luogo che lo contiene

Ora è da provare che un Corpo esista prima che si trovi in un luogo, e che sia separabile dal luogo medesimo: possedendo una esistenza diversa dall’ esistenza del luogo in cui si trova, il che si prova cosi: se l’esistenza del corpo non fosse diversa da quella del luogo in cui si trova,  seguirebbe che , collocato il corpo, verrebbe anche collocato il luogo che lo contiene, e ciò è falso, poiché per prima c’ è il Corpo celeste, e tuttavia, non esiste alcun luogo che lo contiene e lo cinge, poiché allora non sarebbe più il Corpo principale. Il Corpo e il luogo nel quale esso è contenuto non sono dunque identici, ma due cose diverse, e il corpo è la cosa che viene prima del luogo, cioè viene prima del luogo dove viene collocata. Dunque se il corpo è una cosa diversa dal luogo e viene prima del luogo, dunque risulta separabile dal luogo e così con qualsiasi virtù il Corpo potrà essere posto senza che tuttavia sia posto anche quel ricovero che è “esistenza nel luogo”.

3°Corollario: il Corpo di Cristo

Il Corpo del Signore è dunque li in questo modo senza alcun riferimento al luogo, poiché non è né circondato dal luogo, né si co – estende alle parti del medesimo luogo, né occupa (fisicamente) un luogo o lo riempie. Possiede soltanto un nuovo modo di stare nello stesso, cioè un modo di presenzialità, poiché è realmente presente a quelle parti sensibili. Ogni cosa che venga circoscritta da un luogo e che sia co - estesa al medesimo luogo, ed ogni cosa, altresì che occupa e riempie un luogo, è presente nel luogo: tuttavia non ogni cosa che è presente nel luogo, lo riempie ed è delimitata dal luogo, come è chiaro per quel che riguarda noi Angeli, che siamo presenti a voi nelle cose sensibili,  né tuttavia co - estesi ad essi. Poiché dunque quella presenza viene prima che riempia o sia delimitata del luogo, essa è una cosa diversa come è chiaro dal luogo stesso che la circonda, poiché come dissi, noi siamo presenti senza essere delimitati. Pertanto quella presenza potrebbe essere posta senza alcuna delimitazione e riempimento del luogo nel quale è contenuta. E se si ponesse, (quella presenza) in riferimento a quel Corpo “vicino al Cielo Empireo”, lo stesso sarebbe a sé presente, senza il bisogno che circondi nulla o da nulla sia circondato. E proprio questo compie Dio in questo Sacramento, conferisce una nuova presenza al suo Corpo senza quelle cose che sono abitualmente concomitanti a tale presenza, come la co - estenzione il riempimento e la delimitazione. Questa ragione ne prova  bene la possibilità. Quell’altra invero non prova ciò che afferma: che cioè (Cristo), sta li, con un altro corpo perché quella conversione avviene soltanto nella sostanza del corpo, e non invece nella quantità dello stesso Corpo. Allo stesso modo, invece, il Corpo di Cristo non rifiuta stare con quelle parti sensibili, poiché quella sostanza da sé non occupa, ovvero riempie, alcun luogo. Poiché dunque la quantità del Corpo non sta li per quella conversione, ma soltanto per concomitanza, dunque non Gli ripugnerà stare assieme ad un altro corpo.  Così dicono, ma la ragione viene ottimamente condannata dai vostri, poiché in qualsiasi modo sia li , la quantità del Corpo di Cristo, o in modo mediato o non mediato, starà li una sola volta. In che modo dunque starà li Cristo assieme con un’altra quantità? Sia abbandonata questa ragione e sia tenuta quella precedente  per mezzo della quale è evidente che nello stesso modo, un grande Corpo potrà essere con un corpo più piccolo.

 

2° QUESTIONE COME IL CORPO MAGGIORE SIA NELLO STESSO LUOGO CON IL MINORE

Infatti,  sebbene un corpo grande non possa essere circoscritto da uno piccolo, né a quello essere confrontato, può tuttavia un Corpo grande essere presente assieme al corpo più piccolo: e dunque il Corpo di Cristo è presente a quelle parti sensibili, ma non si estende ovvero non si paragona ad esse. Come cioè la testa di Cristo sia nella punta dell’ostia, e il piede nella parte sottostante, e la mano nel tale lato,  e il petto nel mezzo e nonostante il Corpo del Signore sia presente soltanto sotto quelle parti sensibili, tuttavia è più grande di quelle e alle stesse identico.

- Altri di voi provano che il corpo maggiore possa stare con il minore, in questo modo:  una parte del corpo entra all’interno all’altra. Dunque qualsiasi  minima particella del corpo entra all’interno all’altra, e così dove c’è una, li ci sono tutte le altre. E poiché ad una piccola parte del Corpo del Signore non ripugna essere con quell’ostia, e tutte le altre sue parti saranno all’interno di essa, dunque tutto il Corpo sarà con quell’ostia ovvero con quelle parti sensibili del pane. Ma questa opinione, se voglia significare che una parte del Corpo sia all’interno dell’altra, schiaccia e distrugge la meravigliosa figura del Corpo e non chiarisce in che modo una  parte possa trovarsi nell’altra e la difficoltà del nodo non sarà risolto. Se invece significhi  che le parti del corpo sono distinte e sono una fuori dall’altra, cosicché non sia demolita la figura del Corpo, tuttavia , in tal modo, tutte le parti del corpo, (poste nel luogo dove si trovano) respingeranno tutte insieme contemporaneamente lo stesso luogo, cosicché lo stesso luogo che sia respinto da tutte le altre parti sarà respinto anche da una piccola parte del Corpo del Signore, ed in tal modo le parti da un lato sarebbero (contemporaneamente) tra di loro distinte, ma rispetto al luogo indistinte. E se davvero due corpi possono stare assieme, stando tale stato di cose, domando:  o vogliono che tutte le parti, o due, o tre,  o tutte le parti di quel corpo siano circoscritte in quel luogo e nello stesso luogo esistano in modo sensibile, o vogliono che nessuna di esse sia li in modo sensibile, non attraverso il riempimento del luogo in cui si trovano, ma siano li in modo non estensivo o coestensivo.  E se accolgono questo secondo modo,  allora dicono lo stesso che diciamo noi : il Corpo del Signore è presente tutto quanto li a quelle parti sensibili,  ma non co - esteso ad esse. Se intendono invece nel primo modo,  non dicono bene,  poiché nessuna parte del Corpo del Signore è li in modo sensibile o circoscritto.

1° Corollario: se due corpi possano stare in uno stesso luogo in modo quantitativo.

Ma resta da dichiarare se possa avvenire che due corpi siano entrambi in uno stesso luogo in modo quantitativo, poiché ciascuno co - esteso e circoscritto ed esistente nel luogo, allo stesso modo di come i vostri padri postulano del Corpo Glorioso, e cioè che ciascuno di quei corpi  penetrerà il luogo e renderà se stesso in tutto simile al Corpo Glorioso, che è uguali e non inferiori a se stesso. Ciò tuttavia è possibile sebbene l’aborrisca l’immaginazione la ragione tuttavia lo mostra chiaramente, se avrete voluto riflettere su cosa significa “essere nel luogo”.

L’ “Essere nel luogo” significa infatti, essere circoscritto nel luogo,  ed essere co - esteso al luogo ed alle sue parti, mentre l’“Essere circoscritto” è un certo riferimento che si aggiunge al corpo e, similmente si estende a questo.
Annotate e considerate poi, che un corpo che è circoscritto non è contrario, o non si oppone all’altro, poiché sono della medesima specie e dunque non vi è opposizione  così come accade per il bianco e il nero.
In terzo luogo, riflettete che quando due corpi si dicono esistere contemporaneamente, non si dice che tutti e due siano circoscritti nel corpo, cosicché quei due corpi non si respingano vicendevolmente tra loro, ma soltanto in ragione del soggetto: poiché non possono esistere nel medesimo soggetto, così come due bianchezze[20], non possono stare sulla medesima superficie. Sia rimossa questa difficoltà, poiché non possono esserci due corpi laddove o i due siano circoscritti, o siano co - estesi  in un unico soggetto,  ma una co - estensione è in un corpo, l’altra nell’ altro. Non vi è dunque una contraddizione in queste due co – estensioni o delimitazioni,  né in ragione delle stesse in sè, poiché sono della stessa natura, né in ragione del soggetto,  poiché tutte e due non sono nello stesso soggetto. Cosa rimane dunque?
Considerate in quarto luogo che, dicendo naturalmente che uno che sia circoscritto: sia delimitato all’interno di un luogo che lo circonda, e che uno che sia coesteso sia delimitato  all’interno di un  luogo cui si coestende, e che allo stesso modo, un altro sia circoscritto e che un altro che sia a sua volta  coesteso, sia delimitato da altro luogo che lo delimita e lungo il quale si co  estende; se dunque due possono essere circoscritti o essere identificati come tali, verso uno stesso luogo che li delimita, allora potrebbero due corpi essere delimitati nello stesso che li delimita.

Ma vediamo che cosa significa ciò che diciamo. Il senso è questo: due ricoveri o due delimitazioni che esistono in due corpi, non possono trovare limite in un identico limite, cosa che è in realtà falsa, poiché  due similitudini , che stanno in due bianchezze, e due quantità  che esistono in due quantità, trovano termine in una e una sola bianchezza ed in una e ed una sola  quantità e due sono uguali a qualche terzo cioè a dire che due corpi sono in uno stesso luogo , e ciò vale a dire che due cose circoscritte sono delimitate in una terza cosa circoscritta. Cosa dunque intende e abbraccia quella ragione è dunque quello, e pertanto ciò che era davvero difficile per l’immaginazione dell’uomo, sembra ora facile all’intelletto. Questo ed altro può essere dichiarato, accettata tale regola.

2° Corollario: la superfice vuota è precedente al corpo che contiene

È possibile che il corpo seguente – cosa diversa dal corpo antecedente -venga moltiplicato, mentre il corpo antecedente non sia aumentato, ma rimanga lo stesso. Questa regola è consona alla ragione: per il motivo che come esista una sostanza e una  qualità con molte proprietà, come sapore, odore, colore, allo stesso modo, non è sconveniente, anzi è veramente così ed è possibile , che vi sia una bianchezza con molte similitudini. Infatti la bianchezza viene prima della similitudine ed è una cosa diversa dalla similitudine. Potrebbe accadere dunque che ci siano molte similitudini ed una sola bianchezza, o conoscenza, così come dicono quei filosofi che pongono in una bianchezza  tante similitudini quante sono le bianchezze oltre quella. La regola è chiara, né può essere negata se non da quelli che la pongono: che nessuna delle due parti sensibili della medesima specie, possano esistere contemporaneamente nel medesimo soggetto. La quale opinione è ottimamente dai vostri negata. Allora diciamo: la superficie vuota è precedente al Corpo che circoscrive ed è cosa diversa da questo. Ciò è evidente perché i corpi circoscritti  giungono e recedono mentre resta salda la medesima superficie di qualche contenitore. Se dunque la superficie di qualche contenitore viene prima che contenga e circondi qualche corpo,  ed è una cosa diversa da quello e dalla medesima sua delimitazione, perché non possiamo intendere che ci sia una unica superficie e due delimitazioni stabilite in essa e terminate in due corpi circoscritti, ovvero che due corpi siano contemporaneamente nello stesso luogo, cioè che una sola superficie abbia più delimitazioni verso due corpi delimitati?  Ma se queste ragioni bene provano ciò , mi rimetto al giudizio di quel pastore in quel tempo a lui assegnato. Certo è che se due corpi esistano contemporaneamente, non ci sarebbe altro che due asili all’interno della medesima superficie, come dedusse quella seconda ragione , ovvero sarebbe valida questa ragione, poiché si comprenderebbe facilmente perché due asili o ricoveri , stando in due corpi, trovino termine nella medesima superficie che li contiene.

- Ma vi è un'altra difficoltà che gli stessi fuggono, né vogliono guardare poiché non la sanno risolvere ed è la seguente: tra i lati del ricovero che li contiene, se non ci fosse nulla tra di loro, allora resterebbe vuoto. Dunque il corpo collocato tra i lati, fa distare i lati contigui e li riempie toccandoli da ogni parte, e quel corpo li riempie totalmente, e fa distanziare quei lati. Se dunque nello stesso spazio si pone un altro corpo, esso lo colmerebbe totalmente, e farebbe distare i lati che sono all’interno e ciò è invece impossibile, e include una contraddizione. Infatti se un solo corpo occupa interamente un luogo,  e totalmente lo riempie anche l’ altro corpo, in alcun modo potrà occuparlo, poiché qualora si ponga anche un altro corpo a riempire quel luogo: o dunque totalmente riempirà un luogo, ovvero una sola parte. Se l’avrà occupato totalmente, dunque, quel corpo che lo riempiva totalmente, in nessun modo può riempirlo, e per questo sarà uscito dal medesimo luogo, o se è detto che stia li, allora non lo riempie  in nessun modo  e non ne occupa nessuna parte. Da ciò consegue che, contemporaneamente lo stesso occuperà quel medesimo luogo totalmente e non ne occuperà nessuna parte, e in ciò puoi notare una contraddizione evidente. Se invece, quell’altro corpo viene inteso occupare soltanto una parte di quel luogo, il che, peraltro è già ricolmo di un corpo:  allora vorrà dire che il corpo precedente non lo ricolmava totalmente, e così vi sarà una completa  contraddizione.

- Non può accadere, dunque che, mentre un corpo riempie uno spazio, un altro corpo possa riempirlo contemporaneamente, a meno che uno non ne riempisse una parte, e un altro l’altra. Essere, dunque, nel luogo , in modo localizzato ed in modo quantitativo, significa riempire ed occupare quel luogo,  e fare distanziare i suoi lati, toccando gli stessi da ogni parte.  Pertanto due corpi non possono stare contemporaneamente nello stesso luogo , poiché  ciascuno allora lo riempirebbe totalmente e così nessuno lo riempirebbe, a meno che, ciascun corpo non sia li senza riempirlo e senza essere co - esteso ad esso, per la ragione di non estendere le sue parti alle parti del luogo, ne è sconveniente  anche, se uno sia in un luogo in modo naturale ed quantificabile e l’altro invece in modo non localizzato né è sconveniente che molti altri siano con quello in modo non localizzato. Il Corpo è presente prima che si co - estenda e prima che riempi ed occupi un luogo, e la presenza del corpo è come causa di tale riempimento, di tale commisurazione e di tale occupazione.  Dio può dunque mantenere nel luogo, la presenza del corpo  senza la necessità di riempirlo, così come può mantenere il calore senza aumentare la temperatura – anche alla cosa data riscaldabile e approssimato - così come fece nella fornace ardente dei tre fanciulli [21]. Se dunque il Corpo Glorioso sarà stato con un altro corpo sarà necessario che uno di loro non sia li nel luogo. E ciò avverrà solo per potenza di Dio, non di qualche altra creata qualità, come alcuni sostengono.

- Bene sostennero che il Corpo Glorioso mediante la dote della sottigliezza[22] possa aumentare lo spessore del Corpo così intendendo che al corpo di tale anima, che possiede tali meriti, Dio conceda che quando avrà voluto, possa stare con il corpo non glorioso , senza un modo quantificabile; ma qualcuno che è qui con noi del suo stesso ordine, argomentò contro quello del suo ordine che disse che due sottigliezze aumentano lo spessore dal corpo glorioso, così dicendo: “Dove è il Corpo Glorioso li c’è il Corpo sensibile e dove c’è il Corpo sensibile li c’è un luogo pieno: poiché è vano dire che il luogo dove c’è il corpo sensibile sia vuoto”. Se dunque il luogo è pieno  segue che il Corpo Glorioso riempie il luogo, e ha spessore: poiché diversamente non colmerebbe e occuperebbe il luogo. Noi così rispondiamo: poiché abbiamo speso molti anni nello studio della Teologia -  e dicendo ciò, sorrise. Il Corpo Glorioso è un corpo sensibile, sebbene non sia sempre percepibile per cui quando sta assieme ad un altro corpo in modo non quantitativo allora non viene percepito, altre volte è invece percepito. Ascolta ciò che dico e scrivi: il Corpo Glorioso è un corpo sensibile ,  e quando è nel luogo, in modo riempitivo, allora naturalmente può essere percepito, poiché può trasferire una immagine del suo aspetto, verso i sensi circostanti. Quando invero, è nel Cielo, in modo non riempitivo, allora naturalmente non può essere percepito,  poiché stando in quel luogo non può trasferire le forme della sua immagine, attraverso un mezzo, verso gli occhi circostanti, poiché non si trova in quel mezzo, come nel luogo: cui si estende. Dio tuttavia, può fare si, mediante la sua potenza, che quelle forme transitino in modo concatenato agli occhi dei presenti, perché altrimenti quel corpo non potrebbe essere visto. Ma cosa succede se, nel momento, non sembrassero Corpi Gloriosi, cioè quando, sono con gli altri corpi? Infatti saranno visti nel Cielo Empireo , e saranno in propri luoghi distinti, né saranno assieme con altri corpi, come ti dissi, quanto ti rivelai il Sermone di quel Cielo Empireo. Dunque il Corpo Glorioso non è carente di spessore  in sé,  ma quando sta con un altro corpo utilizza se stesso come mezzo, venendo a perdere di spessore, per cui non riempirà il luogo. Quando dunque Cristo nacque, nel venire fuori dal grembo materno, affinché non aprisse gli stretti margini dell’utero verginale –venne alla luce, infatti, attraverso una porta chiusa – stette assieme con la carne della Vergine Madre ma, mentre era nel grembo fu in quel luogo in modo quantitativo, e venendo fuori fino a quando non giunse  innanzi alla porta verginea,  sempre era in quel luogo così come gli altri pargoli, ed usciva con la stessa virtù, e veniva partorito allo stesso modo degli altri neonati. Ma quando fu unito assieme alla carne della madre, allora la sua anima mosse quel corpo, con quel moto, che non è organico: così come può nel Sacramento esser mosso da se stesso, ed può muovere anche lo stesso Sacramento.  La Madre dunque, lo lasciò uscire fino a quel luogo (claustro verginale) mediante la propria forza quando era nel luogo non localmente. Allora concorrendo la speciale forza di Dio e dell’anima di quel Fanciullo, la Luce Eterna diede al mondo Gesù Cristo Signore Nostro. Sappi anche che Dio concesse al Corpo Glorioso che potesse ridursi di qualsivoglia statura e quantità, che non contrasti troppo con il corpo organico. E questa statura o quantità  non viene originata in quei corpi da qualche eccessivo patimento, affinché diradi a causa di un eccessivo calore, ovvero si condensi a causa di un eccessivo freddo, ma soltanto mediante la Potenza Divina, per cui tali corpi possono passare attraverso luoghi molto stretti, come  i vostri corpi. E ciò può essere fatto in qualsiasi corpo anche non glorioso.

 

3°QUESTIONE COME UNO STESSO CORPO SIA IN PIÙ LUOGHI

Discutiamo ora in che modo un corpo possa essere in più luoghi.

- Un primo motivo si osserva in quelli che affermano che ciò possa avvenire quando in tale corpo qualcosa si converte, e qualcos’altro no. E così in questo Sacramento nel quale il pane si converte nel Corpo del Signore questa ragione non vale,  poiché come ti ho detto,  nulla del pane viene traslato nel corpo del Signore: cosa dunque giova alla potenza del Signore se possa o non possa fare ciò con la conversione? Forse la presenza del pane impedisce la sua potenza, ed invece l’assenza del pane giova o aiuta alla potenza del Signore ? Assolutamente no.  Così come , dunque, il Corpo del Signore comincia ad essere assieme alle parti sensibili del pane per potenza divina, così, può accadere che cominci ad essere , mediante divina potenza, anche con lo stesso pane. Per cui si deve ammettere che per divina potenza un solo corpo possa essere in più luoghi sia in modo quantitativo (misurabile) che in modo non quantitativo (non misurabile). Stando questa verità, risolvi le cose dette più indietro cioè che, la cosa antecedente che sia una cosa diversa da quella seguente, possa mantenersi a se stessa, moltiplicata e plurificata rispetto a quella che segue. Ma è evidente che il corpo è in se stesso una cosa che viene prima della sua presenza nel luogo, o di riempire il luogo, poiché non sarebbe presente, né riempirebbe il luogo se non fosse intesa stare prima rispetto al luogo, ed è nell’altra cosa, è evidente, poiché restando ferma quell’altra cosa in cui viene a trovarsi, la sua presenza e il suo colmarla può abbandonare il luogo. Segue che Dio possa fare si che,  restando il medesimo corpo, si moltiplichi la sua presenza e il suo riempire (il luogo). Quando infatti riempie allora è nel luogo naturalmente e sensibilmente, quando invece è soltanto presente,  come nel Sacramento, allora è nel luogo in modo non localizzato, né in modo sensibile. Né mostra maggiori difficoltà,

a) permettere che il Corpo sia in più luoghi in modo sensibile, rispetto al

b) rendere lo stesso presente in più luoghi in modo impercettibile.

Inoltre questa seconda cosa sembra la più difficile da immaginare e cioè che sia in più luoghi non localmente. Qui infatti ci sono due difficoltà: 

b.1) la prima cioè essere in più luoghi  e

b.2) la seconda essere in un luogo non in modo localizzato.

Nell’altra c’è sola una difficoltà e cioè essere in più luoghi . Non a torto potete domandarvi  in che modo alcuni dotti uomini, ammettono che un corpo possa essere in più luoghi in modo non localizzato, e non possa essere invece in più luoghi in modo non localizzato. E tutte le loro ragioni e tutte gli inconvenienti che compaiono, possono essere facilmente risolte e sono risolte ed al contrario si può concludere contro (l’obiezione del)la pluralità dei luoghi in cui si pone il Corpo del Signore non localmente, se non che esistendo in tale modo, non è nel luogo localmente sebbene, le presenze dello stesso siano moltiplicate, e poiché i vostri dottori discussero bene di questo, lascio perdere, poiché quello per il quale facciamo queste cose, le vedrà scritte sui vostri libri.

 

4° QUESTIONE: COME QUALCOSA PUÒ CONVERTIRSI IN UN’ALTRA COSA

In quanto alla quarta suddetta difficoltà, è sufficiente che mostriamo come avvenga questa conversione, mediante la quale, bene inteso,  non vi è nessuna difficoltà nel comprendere che una cosa che già esiste possa essere convertita in qualcos’altro[23] ma qui c’è una cosa da esaminare, se cioè possa essere provata quell’ opinione, che ammette questa conversione.

Essa dice infatti che Dio possa agire sulla materia prima (grezza), che è precedente ad ogni forma, così come se attinga dalla stessa come se fosse spoglia  E ciò è chiaro. 
Poi dice che la materia così spoglia è ricevuta in se stessa del tutto separata.
In terzo luogo afferma che così come Dio  può di nuovo riportare indietro la medesima materia nella forma distrutta, così può indurre la medesima forma nella materia di qualsiasi cosa, dove causa dell’anima di Cristo, può indurla di proposito nella materia di questo o di quel pane o di qualunque altro pane, senza estrarla fuori dal Suo corpo, e così  l’anima del Signore plasmerà  più materie contemporaneamente.
In quarto luogo afferma che ad una stessa forma segue prontamente la stessa materia subito, cioè, in quelle cose in cui c’è una forma, in quelle  stesse vi è immediatamente una materia, poiché le materie si distinguono mediante le forme. Tuttavia l’anima di Cristo è una forma ed è sia nella materia del Suo Corpo sia nella materia del pane, e quelle due materie sono, dunque, una materia sola.  Dove dunque c’è una materia e una forma li c’è un solo corpo.

Ma questa opinione è giustamente negata dai vostri poiché la materia del pane, anche raccolta grezza o spoglia, è una porzione della materia diversa sia da quella che è nel Corpo di Cristo, sia da quella che sta in un altro pane. Dunque se anche la stessa forma venga indotta nella materia spoglia del pane questa porzione di materia, non coinciderà, a causa di questo, con quell’altra porzione di materia e così questo corpo non sarà in tutto identico a quell’altro corpo. Dunque non è sufficiente che si unisca questa materia all’altra, ma occorrerebbe unire a sé la forma della carne ed anche dell’osso e dei nervi. L’anima infatti, non è una forma che direttamente perfeziona la materia, ma presuppone un’altra forma perfettibile, mediante quella che è la forma del corpo organico che tende alla vita e che non recede dalla vita, poiché naturalmente avviene che, non tendendo mai il corpo organico alla vita (cioè non essendo capace da solo di vita autonoma n.d.a.) , rimane senz’anima per qualche tempo, quando tuttavia recede dalla vita, allora rimane per qualche tempo corpo organico senza anima.

Se anche così resta la materia del pane, in che modo si dica che il pane venga tutto transustanziato, quando qualcosa della sua sostanza invece rimane?
E in che modo (questa) sarà conservata, affinché l’anima di Cristo non venga mutata, la quale inizia ad essere forma di questa materia che prima non plasmava?
E in che modo qualcosa si potrà conservare perché nulla del pane rimase nel Corpo del Signore?
E se si dica che quella materia è completamente la stessa materia del Corpo di Cristo allora nella stessa non verrebbe indotta l’anima di Cristo, poiché sarebbe già presente: in che modo dunque, essendo la stessa già ivi presente da tanto tempo, ora viene nuovamente reintrodotta in ciò in cui già risiede?

Queste cose non sono comprensibili. Osserverai  e scriverai :  che questa transubstanziazione non è altro se non come ti dissi, la traslazione delle sostanze, per potenza divina, affinché li, il Corpo di Cristo divenga cibo dell’anima dove invece vi era il pane, cibo del corpo: poiché il Corpo di Cristo è anche pane, in quanto con il vocabolo di pane viene inteso, in senso lato, ogni cibo. Poiché dunque il Corpo di Cristo è cibo, dunque è anche pane. E poiché è cibo dell’anima,  dunque è anche pane celeste. E poiché è congiunto al Figlio del Padre che è nei Cieli, dunque è anche pane che scende dal Cielo. E poiché è unito a Colui che vive in eterno, e da la vita agli uomini, attraverso la sua assunzione, mediante la grazia e la gloria, dunque è pane vivo così come Lo Stesso disse: Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno [Gv 6,51]. E poiché, non alimenta la vita mortale così come il pane del corpo, ma alimenta la vita immortale e non ingrossa il ventre ma la mente, dunque è anche pane vero.  Ciò che infatti ristora solo al momento, non ristora realmente; ciò che invece sazia in eterno, sazia realmente.

 

5°QUESTIONE COME IL PANE NON VIENE ANNICHILITO DURANTE LA CONVERIONSE

Con riguardo alla quinta questione: cioè, in che modo il pane non venga annichilito, si è già abbondantemente detto,  e si possono presentare tre ragioni:

La Prima è che quando a qualcuno si sostituisce qualcosa di meglio non si dice mica che viene distrutto, così come i vostri filosofi dicono che, quando dall’acqua si forma l’aria, c’è una trasformazione e non una distruzione; quando invece dall’aria si forma la terra o  l’acqua, allora c’è una distruzione, così in proposito se, il pane iniziasse ad essere li dove il Corpo di Cristo cessasse di essere allora il Corpo di Cristo, verrebbe annientato, poiché non gli si sarebbe sostituito qualcosa di meglio, ma di più deteriore.  Per questa ragione, ora, poiché al pane si sostituisce qualcosa di meglio, il pane non viene distrutto, non perché resta qualcosa dello stesso,  ma poiché gli si sostituisce qualcosa di meglio e secondo questo modo di parlare,  affinché qualcosa sia annientata non è sufficiente che non rimanga nulla dello stesso, ma è necessario che allo stesso non si sostituisca nulla di meglio.
La Seconda è che quel pane non è annichilito, poiché restarono le sue parti sensibili con le quali veniva plasmato ed è adatto ad plasmare.
La Terza  è poiché se il pane finisce di essere totalmente cosicché cessino anche di esistere le sue parti sensibili insieme con Lui, non cessa di esistere in ragione della sua conversione come già abbiamo detto.

 

6° QUESTIONE: PARTI SENSIBILI SENZA SOGGETTO

Vediamo ora qualcos’altro di questo mirabile Sacramento: in che modo le apparenze possono stare senza alcun soggetto. Alcuni dei Teologi che con noi fruiscono di Dio credettero che le parti sensibili avessero lo stesso essere che ha il loro soggetto, e non ponderavano  che l’ “essenza” o la natura di qualche cosa, non è altro che il suo “essere” e l’ “essere” della cosa non è altro che la natura della stessa cosa, così in quanto  l’“essere” non aggiunge nulla all’uomo o alla natura umana, se non rispetto alla sua causa, cioè, poiché chiamiamo “essere” soltanto ciò  che è prodotto nella cosa, o meglio, si chiama “essere” quella natura la cui essenza è oltre la causa ed oltre la percezione: per cui l’essere dell’uomo non è altro che l’essere unito un tale corpo a una tale forma, la cui unione sia oltre il pensiero e la causa - una cosa, infatti, viene detta “essere” nella sua causa [così come il figlio nei fianchi di suo padre o nel pensiero attraverso una sua immagine ]  - quando dunque è oltre la mente, la stessa è ritenuta possedere puramente e semplicemente un “essere”. Se dunque l’ “essere”  del soggetto fosse lo stesso “essere” della sostanza e delle parti sensibili, seguirebbe che  sarebbe della stessa essenza e della stessa natura della sostanza e delle parti sensibili, cosa che è falsa. Dicono dunque alcuni che  una volta distrutta la sostanza si distrugge anche l’ “essere” della stessa e che così viene distrutto anche l’ “essere” delle parti sensibili, per cui quell’ “essere” della sostanza intera era in qualche modo “essere” delle parti sensibili.  Poiché  quell’essere della sostanza non si riferisce primariamente alle parti sensibili, ma soltanto conseguentemente, distrutta dunque la sostanza dovrebbero essere distrutte anche le parti sensibili, ma queste non si distruggono  poiché Dio da alla parte sensibile  un nuovo essere per mezzo del quale, in quel momento resta senza sostanza. E poiché un nostro compagno disse queste cose, le quali, ora, possono essere dichiarate anche per il suo onore [quello che le aggiunse, è molto amato dalla nostra Regina, poiché per primo pubblicamente la difese][24], aggiunse soltanto ciò che poteva essere oggetto di critica, non le cose che si possono tranquillamente sostenere. E non senza ragione. Infatti le buone ragioni sono abbandonate così come si riprendono le buone, le cattive e le meno buone, affinché si tralascino. Anche quel dottore, devoto della Vergine, il quale talvolta, parlò a beneficio della stessa, e con vigore sostenne ciò, con il dubbio che i fedeli forse avrebbero contestato ciò che egli non confutava , il quale ora non gode meno della vittoria di Cristo, ed inoltre sempre desiderò quella vittoria , aggiunse altre ragioni con la convenzione  che sia possibile che le parti sensibili possano continuare ad esistere senza la sostanza e la sua ragione è questa:  poiché una seconda causa può fare qualunque cosa, o può farlo una prima causa per mezzo della seconda, la prima causa può farlo da sola, (cosa che se altri filosofi negarono tuttavia è vero, e da molti si ammette, e credimi, da tutti si dovrebbe ammetterlo),  poiché la prima causa non è sprovvista della virtù dell’altra causa, allora infatti Dio non sarebbe in Se Stesso cosa somma e perfettissima,  se fosse privo in sé di altre cose. Se dunque le parti sensibili continuano ad esistere, mentre la sostanza creata non le sostiene, per quale ragione non poterono attendere che soltanto Dio le mantenesse, il quale può da solo ogni cosa, che un altro può o possa con lui? E questa ragione basta nella parte in cui si dice che le parti sensibili sono mantenute o derivano dalla sostanza, in quanto, realmente la sostanza  è soggetto e causa materiale delle parti sensibili. Non vi è dunque alcuna impossibilità che esse rimangano senza sostanza, ciò è chiaro in virtù della presupposta regola detta più sopra. Ogni cosa precedente ad un’altra, se sia diversa da quella, può sussistere senza lo stessa. Ma la parte sensibile, come la bianchezza o la superficie è in se stessa qualcosa che viene prima di aderire al suo soggetto. Infatti non può intendersi che qualcosa aderisca ad un soggetto e, parallelamente non sia preveduto quello cui aderisce: la bianchezza è una cosa diversa dall’ inerenza (rapporto o connessione ), poiché la bianchezza è una qualità,  l’inerenza (rapporto o connessione) è una relazione, dunque è evidente che la bianchezza e la superficie esistano senza che tuttavia, si riferiscano a qualche sostanza e quella Virtù Cui non è impossibile alcuna parola, può che io provassi ciò: che le parti sensibili stiano senza soggetto. Coloro che dicono che Dio concede alle parti sensibili una qualche virtù soprannaturale per mezzo della quale possono stare con sé separatamente,  se si riferiscono a qualche virtù  cioè ad una forma soprannaturale impressa a loro, non parlano bene poiché così come alla sostanza non si può dare alcuna forma, affinché aderisca al soggetto, così non si può concedere alle parti sensibili affinché esistanp per loro stesse, o affinché vi sia la sostanza.  Se invece intendono che alla parte sensibile si concede mediante una virtù soprannaturale di Dio,  che possa esistere senza un soggetto , non che sia la sostanza, ma esistano da loro stesse senza la stessa, è vero e dicono bene .

 

7.COME SIA POSSIBILE PORTARE ED ELEVARE, UN CORPO TANTO GRANDE CON DUESOLE DITA

Del settimo miracolo si è già detto abbastanza, cioè che non siete voi a muovere o sollevare il Corpo del Signore, ma Esso si muove per potenza divina dello Stesso Cristo per mezzo di un patto. Poiché stabilì una legge per voi, affinché ovunque aveste posto quelle parti sensibili li Egli avrebbe reso presente il Suo stesso Corpo e il Suo stesso Sangue. Dunque voi non muovete Dio per mezzo di Se Stesso, né propriamente per mezzo delle parti sensibili, ma molto impropriamente attraverso le parti sensibili, poiché con il solo beneplacito della Volontà Divina Egli sposta da Se Stesso il suo corpo attraverso quel modo.

 

8.COME LE parti sensibili POSSANO MUTARE

Anche con riguardo all’ottavo punto, prima sono state dette molte cose , in modo sufficiente e coloro che dicono altre cose, vengano respinti.

 

9. COME SIA POSSIBILE CHE TANTO PRESTO DISCENDA DAL CIELO E

Riguardo al nono miracolo è evidente che Egli, non giunge attraverso un qualche mezzo, né abbandona il luogo naturale, né ne ottiene un altro “non locale”, similmente restando con le sue parti sensibili comincia ad essere con quelle. La Sua Presenza è plurificata, mentre il Corpo rimane identico.

 

10. IL MIRACOLO EUCARISTICO OVVERO COME SIA POSSIBILE CHE DA QUELLE SI FORMI NUOVAMENTE CARNE E SANGUE

Con riguardo al decimo miracolo , si è già detto che talvolta Dio, per consolare gli uomini, converte quelle parti sensibili in carne, le quali stanno in quel luogo, in modo sensibile, così come stavano le parti sensibili, e talvolta converte le medesime parti sensibili anche in sangue. Tuttavia quella carne non è carne di Cristo,  né quel sangue è sangue di Cristo. In che modo dunque, dalle parti sensibili venga formata la sostanza si è già detto, né si deve dire che li appaia una carne che non sia vera poiché in molti luoghi presso di voi , tale carne e tale sangue restò ed ancora avviene questo miracolo.  Mai invece creò o formò un bambinello che fosse realmente un bambinello come uno della specie umana.


PARAGRAFO 6,13 - SALMO DI SAN MICHELE ARCANGELO

Tutte queste cose che sembrano dunque, degne di ammirazione e lo sono mediante la divina potenza sono  facilissime e possibili. Nulla è difficile né conseguentemente più difficile per Lui. Ci sono molte cose meravigliose in questo Sacramento, che anche noi Angeli ammiriamo, e glorifichiamo Dio potentissimo. Mentre Gabriele mi diceva queste cose, udii subito la voce di molti Angeli che cantavano questo cantico innanzi a Dio, mentre il principe Michele così andava iniziando:

 

Chi è come Dio Nostro. Chi può essere simile a Te Dio!

Grande a noi ti mostrasti, quando ogni cosa dal nulla creasti.

Immensa fu quella potenza, con cui si fece carne il Verbo della Divina Essenza .

Grande è, Signore, la tua potenza, infinita la tua sapienza.

Ti lodiamo e ti esaltiamo, ti confessiamo e ti magnifichiamo.

Beati noi che ti amammo, e i moniti di lucifero disprezzammo .

Nei secoli Ti adoriamo, in eterno Ti glorifichiamo .

 

Chi è come Dio Nostro. Chi può essere simile a Te Dio!

Che per l’uomo l’umanità assumesti, e sempre per lo stesso la lasciasti.

Che i tuoi sempre amasti ed un amore senza fine lor mostrasti.

Che una cena abbondantissima preparasti, e cose meravigliose ci mostrasti.

Con Lui e con gli apostoli partecipammo, e la Tua potenza osservammo.

Cose stupende e segrete vedemmo, e alla Tua potenza assistemmo.

E continuamente Ti lodiamo, in eterno Ti glorifichiamo.

 

Chi è come Dio Nostro. Chi può essere simile a Te Dio!

Con i suoi discepoli sedeva, e con le venerande mani il pane teneva.

Gli occhi al cielo alzava, e grazie al Padre Onnipotente manifestava.

Quindi il pane osservò, e a chiara voce pronunciò:

il Pane terrestre in pane celeste si converta, il cibo del corpo in cibo dello spirito, si verta.

Il Pane della fatica e della maledizione, si muta nel pane della quiete e della benedizione.

Lo stesso ordinò e le cose furono create, allora parlò e furono eseguite.

 

Chi è come Dio Nostro. Chi può essere simile a Te Dio!

Quelle parole pronunciate, con le nostre menti queste cose vedemmo realizzate.

Da lì il pane cominciare a svanire e il Corpo del Signore, li dentro, senza movimento, venire.

Il pane cessare di essere, e tutte le parti sensibili rimanere integre.

Viene sciolta l’ingente collazione, è aperta una meravigliosa unione

Tutto quanto Cristo vedemmo, sotto le parti sensibili allo stesso tempo.

Il Re illustre vestito sedeva, e se stesso senza vesti teneva.

 

Chi è come Dio Nostro. Chi può essere simile a Te Dio!

Sotto quelle parti sensibili rimaneva, né quel luogo lo cingeva.

Il grande assieme al piccolo rimaneva, né in quel luogo coesteso era.

Assistevamo e ci meravigliavamo, ci stupivamo e Lo adoravamo.

Quelle parti sensibili frazionava, sotto qualunque particola tutto quanto stava.

A ciascuno tutto quanto si dava: e Se Stesso con la propria mano porgeva.

Prendi e mangia ad ognuno diceva, questo è il mio corpo lor diceva.

 

Chi è come Dio Nostro. Chi può essere simile a Te Dio!

Il calice di vino acquato prese, e con le venerabili mani lo protese.

In su gli occhi sollevò: e di nuovo il Padre Onnipotente ringraziò.

Immediatamente il calice guardò e con voce chiara dichiarò.

Si trasformi il vino della vita terrestre nel sangue della vita celeste.

La bevanda del cuore allietante in bevanda dell’anima vivificante.

Disse e fu fatto, ordinò e fu trasformato

 

Chi è come Dio Nostro. Chi può essere simile a Te Dio!

Proferite quelle parole: subito giunse tutto quanto il Sangue del Signore.

Il Corpo in cui era spostò in basso , ma l’anima  fu lasciata li al suo posto.

Ma per primo scomparve il vino, e subito entrò il sangue.

Il vino cessò di essere, la sua parte sensibile integra rimase .

Tutto quanto Cristo li era, né la parte sensibile del vino svaniva

Le parti sensibili del vino, li erano, ne le lor sostanze ad alcuno aderivano.

 

Chi è come Dio Nostro. Chi può essere simile a Te Dio!

Per quanto uno più dell’altro delle parti sensibili mangiava, tutto Cristo dentro di sé allor trascinava.

A ciascuno il calice porgeva, ad ognuno così diceva:

Prendete e bevete, è il calice del mio sangue questo che vedete;

Ora nel calice resta col corpo prontamente, per voi lo versa;

La remissione dei peccati ottenete, e in ogni virtù crescete;

Vi rinvigorì e voi non cadrete: e cadendo più velocemente vi alzerete.

 

Chi è come Dio Nostro. Chi può essere simile a Te Dio!

Col grasso del frumento gli uomini cibasti, per loro il pane degli Angeli associasti.

I discepoli come sacerdoti ordinasti, ed una volta loro così parlasti:

ciò che ora feci, in memoria di me lo farete!

Ascoltammo Pietro dire queste cose: gli uomini, fare, non lo possono!

Al quale tu rispondesti:  nessuna creatura potrebbe mai! Dicesti.

Soltanto Dio, queste cose meravigliose volle fare , nessuna creature le poté mai realizzare.

 

Chi è come Dio Nostro. Chi può essere simile a Te Dio!

Pietro innanzi a tutti istruisti, ma prima la sua domanda attendesti

Se noi queste cose non possiamo farle, pertanto, ordina, o Maestro Sapientissimo di realizzarle!

Farete le cose, ci rispondesti, che potrete: Io completerò le cose che non potrete , ci dicesti.

Il pane nelle vostre mani prenderete e una volta preso quel pane  così direte:

Il Signore, prima che patisse , prese il pane e gli occhi al cielo, trasse!

Rese grazie al Padre! Direte e qualsiasi cosa io abbia detto o fatto, la farete.

 

Chi è come Dio Nostro. Chi può essere simile a Te Dio!

Vedevamo tutto quanto Cristo Figlio di Dio, nel petto di ogni persona.

Quelle parti sensibili essersi alterate, notavamo e che il sangue da esse si generava guardavamo.

Il Suo Stesso Sangue vedemmo e il suo corpo morto sotto quelle parti sensibili scrutammo

Di nuovo vedemmo il sangue esser congiunto, ed al corpo glorioso essere giunto

Il corpo nuovamente dell’anima ornato, lo vedemmo di ogni gloria e onore decorato

Queste cose sono degne di ammirazione e da descrivere con ogni venerazione

 

Chi è come Dio Nostro. Chi può essere simile a Te Dio!

Una cosa stupenda e sconosciuta, noi Vediamo e te Dio nostro, Magnifichiamo

Ti Lodiamo e Ti esaltiamo, ti confessiamo e glorifichiamo

Beati noi che ti amammo e le lusinghe di lucifero disprezzammo,

Beati noi che ti obbedimmo poiché sempre nella felicità saremo

Te, Dio Onnipotente, ti Adoriamo nei secoli, ti glorifichiamo in eterno

Noi ci sottomettiamo a te come servi, ti affidiamo l’uomo, nostro compagno


PARAGRAFO 6,21 - I GRANDI MISTERI DELLA RELIGIONE CRISTIANA

Riempite le mie orecchie di questo soavissimo canto, Gabriele di nuovo si avvicinò a me - infatti cantavano questo salmo lui, assieme a Michele ed a altri – e mi disse: “Tu hai ascoltato questo meraviglioso cantico nel quale sono stati posti i misteri maggiori e più grandi di questo Sacramento, e sebbene nessuna delle nostri lodi aggiunga nulla a Dio, poiché lo stesso è bene sufficiente a Se Stesso, tuttavia aggiunge qualcosa a noi, che abbiamo bisogno di Lui in ogni cosa. Lodiamo Dio senza posa, declamando e manifestando le sue opere più meravigliose e cantando come da vostri usi. Quelle cose infatti portano alla nostra letizia. Ma quella letizia che procede dalla Sua visione e dalla Sua fruizione,  non è  paragonabile minimamente ad alcuna letizia. Quando glorifichiamo Dio, ad Egli aggrada, non perché lo stesso si gonfi d’orgoglio, o si insuperbisca o si esalti, ma affinché noi cresciamo nelle virtù, aumentiamo nei suoi doni e ci esaltiamo nei  nostri doveri. (Non dico questo, o carissimo ) E se vi fossero altre virtù, doni, beatitudini e altri sentimenti in noi - come alcuni  degli uomini, anche quelli che sono qui con noi beati, ritennero-  tuttavia poiché il medesimo sentimento, in un così grande grado è soltanto virtù in un dono più ampio e in una più ampia beatitudine o frutto dello Spirito, sempre tuttavia, quel sentimento, ottenuto in qualsiasi grado, non resta che virtù. Tutti dunque i sentimenti sono sentimenti di virtù, così anche noi, per ogni cosa meravigliosa che fece Dio, Lo glorifichiamo e Lo magnifichiamo. E a te queste cose sono rivelate affinché le scrivi onde tutti gli uomini magnifichino Dio Nostro con i medesimi salmi, inni e cantici con i quali anche noi Angeli lo magnifichiamo e Lo esaltiamo in eterno. Ma sono molto più piacevoli nella nostra lingua che nella vostra. Ed anche nella vostra saranno molto più piacevoli in quel tempo felice quando apparirà quel buon pastore: che tutti questi canti dividerà in Salmi ed Inni e stabilirà quando dovranno essere cantati. Giungeranno infatti le nozze dell’Agnello, nelle quali  esulterete con una letizia inenarrabile. Ecco hai udito le cose meravigliose che Dio ha compiuto in questo Santissimo Sacramento, che è il più eccellente, senza paragone rispetto ad ogni altro,

il primo e il massimo mistero è l’Incarnazione,
il secondo mistero è questo, ovvero la Transustanziazione, e veramente in esso avvengono così tante cose meravigliose che appaiono pari a quelle dell’Incarnazione. Giustamente si è provveduto, che solennemente si celebri  questa festa alla quinta feria dopo l’ottava di Pentecoste, poiché a causa della Passione del Signore, non si sarebbe potuta celebrarla solennemente nel giorno ad essa deputato.
Il terzo mistero fu la Resurrezione del Signore:  allora infatti l’anima e il sangue furono uniti al corpo congiunto e la divinità fu congiunta all’umanità. In quel giorno, Dio si fa nuovamente uomo, penetra il sepolcro e decora il suo corpo con le doti della beatitudine.
Il quarto posto tra i misteri della Fede Cristiane lo tiene l’Ascensione del Signore. In quel giorno , infatti, si elevò su tutti i cieli e condusse la sua umanità verso una regione lontanissima. La quale regione, come già ti dissi un’altra volta, è il luogo più confacente al vostro corpo (glorioso). Così infatti ha deciso  il Dio Eccelso e Benedetto nei secoli.
Quinto posto tiene il mistero della Natività del Signore, di cui dicemmo altre volte. Ma voi celebrate questo stesso mistero con una venerazione anche maggiore, poiché nel medesimo giorno di questo mistero riconducete alla vostra mente anche l’Incarnazione del Figlio di Dio. Soltanto le cose manifeste cadono sotto la vostra conoscenza e non anche invece quelle occulte. Per voi infatti, l’Incarnazione fu occulta, la Natività manifesta. Dunque, ricomprendete all’interno di questa seconda natività manifesta anche la prima natività (ovvero l’incarnazione).  Ma a noi Angeli fu manifestata sia l’Incarnazione che  la Natività.

Onorate questi misteri, rendete in Cristo una commemorazione di tutte queste cose meravigliose. Nessuno poteva donarvi qualcosa che fosse maggiore di se stesso, Egli stesso è infatti donatore e dono. Rendete grazie al Dio Trino e Unico che tano amò il vostro genere, tanto diligentemente curò la vostra salvezza, tanto straordinariamente vi rese degni e vi esaltò. Ora tu farai ritorno al luogo dove sei stato tratto in estasi e assumerai il cibo del corpo poiché non è giunto ancora il tempo della tua morte. Tuttavia, a causa di tutte le cose che Dio ti ordinò di scrivere, compilate e racchiuse da te nel libro, la tua polvere ritornerà alla sua terra mentre il tuo spirito farà ritorno a Dio che lo creò. Adora Dio e la sua Genitrice. Presta riverenza a tutta questa assemblea, poiché tutti ti amano e ti augurano ogni bene. Stammi bene, uomo di Dio!”. Mentre io ero in adorazione, non vidi più l’Angelo e immediatamente compresi di essere nuovamente nella mia cella e caverna. Aprii la porta, e comparvero i miei fratelli, poiché era il giorno della Resurrezione del Signore, e mi invitarono come al solito nel refettorio a prendere del cibo, e ancora come fossi attonito e tratto in estasi, mi accompagnarono li.

 

 

 

 

 

 

 

[1] Ovvero le specie eucaristiche.

[2] La dottrina della presenza reale afferma che Gesù è realmente presente, e rimane sotto le apparenze del pane e del vino durante la celebrazione della Messa.

[3] Gli elementi necessari per fare in modo che vi sia l’Eucaristia sono il pane e il vino, la Chiesa fedele all’esempio di Cristo ha sempre usato pane e vino. Ma quali qualità devono avere il pane e vino affinché siano validamente consacrati? Secondo la tradizione della Chiesa, il pane deve essere di frumento puro e secondo la tradizione propria della Chiesa latina, azzimo, ovvero non fermentato. Pertanto è materia invalida il pane di altre specie di cereali come l’orzo, l’avena, il miglio, il riso, il mais, etc. Si considera, invece, materia valida il pane delle diverse tipologia di grano: grano duro, grano siciliano, etc. Il vino deve essere frutto della vite, quindi naturale e genuino, non mischiato a sostanza estranee; il vino deve essere spremuto dalle uve mature affinché la materia sia valida. Il vino di mele, l’aceto, il succo di frutta, il succo di uva non matura rendono la materia invalida (tratto da Luca Terragno, La Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia.doc).

[4] Il pane azzimo o azimo (dal greco ἀζύμη = senza lievito) è un tipo di pane preparato con farina di cereali e acqua, come tutti gli altri pani, senza tuttavia aver subito il processo di fermentazione e senza aggiunta di lievito. L'uso del pane azzimo nella religione cristiana suscitò una accesa disputa sorta tra il 1052 e il 1053 ad opera del patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario contro la Chiesa latina accusata di utilizzare per l'eucarestia il pane azzimo, e non quello fermentato come si usava nelle Chiese orientali antiche. L'uso del pane azzimo nelle Chiese latine veniva spiegato con il fatto che Gesù istituì il sacramento dell'eucaristia nella settimana pasquale durante la quale, secondo la prescrizione delle leggi ebraiche, ci si serviva soltanto di pane azzimo. La Chiesa bizantina, invece, utilizzava per l'eucarestia del pane fermentato. La controversia venne discussa con passione da ambo le parti, ma i testi utilizzati non furono dirimenti perché troppo vaghi o apocrifi.[4] Solo più tardi, nel II concilio di Lione (1274) e in quello di Firenze (1439) la Chiesa latina dichiarò, che per la consacrazione eucaristica, sono ugualmente validi sia il pane azzimo che quello fermentato e che i sacerdoti delle due Chiese, la Latina e l'Orientale, dovevano seguire l'uso invalso presso la propria Chiesa, ma senza pregiudizio ( tratto da Giuseppe Alberigo, La chiesa conciliare. Identità e significato del conciliarismo. Brescia : Paideia, 1981)

 

[5] Nel corso della Transustanziazione le forme accidentali del pane permangono, mentre la sua forma sostanziale scompare e viene sostituita da quella del Cristo. Dopo la Consacrazione l’Ostia è il Corpo di Cristo, malgrado tutte le apparenze o le forme accidentali del pane.

[6] Somma Teologica III, q. 76 Il modo in cui Cristo è presente in questo sacramento Veniamo ora a considerare il modo in cui Cristo è presente in questo sacramento.  In proposito si pongono otto quesiti: 1. Se Cristo sia per intero in questo sacramento; 2. Se Cristo sia tutto intero in ambedue le specie del sacramento; 3. Se Cristo sia per intero in tutte le parti delle specie; 4. Se le dimensioni del corpo di Cristo siano rispettate in questo sacramento; 5. Se il corpo di Cristo sia in questo sacramento localmente; 6. Se il corpo di Cristo venga mosso al muoversi dell'ostia o del calice dopo la consacrazione; 7. Se il corpo di Cristo sia percepibile dagli occhi in questo sacramento; 8. Se il vero corpo di Cristo rimanga in questo sacramento, quando miracolosamente appare sotto le sembianze di bambino o di carne.

[7] Il verbo latino RĔCĒDO, presenta vari significati etimologici, tra i quali, quelli maggiormente attinenti al caso di specie sono:  scompare, svanisce, recede, si ritira, si dilegua, se ne va. Abbiamo scelto scompare, perché più efficace anche se non siamo sicuri che descriva bene l’accadimento, almeno in toto

[8] Il verbo latino DISCĒDO , presenta molti dei significati etimologici di recedo, e viene qui utilizzato con riferimento alla stessa sostanza del pane che viene meno. Trale altre etimologie: svanire, dileguarsi, andarsene. Abbiamo preferito non cambiare verbo, in modo da non ingenerare l’idea che, si stesse producendo un fenomeno parzialmente diverso.

[9] IL MIRACOLO EUCARISTICO: Il Corpo e il Sangue che appaiono dopo il Miracolo Eucaristico sono dovuti alla trasformazione delle specie eucaristiche, cioè degli accidenti, e non toccano la vera sostanza del Corpo e Sangue di Gesù. Cioè le specie del pane e del vino vengono trasmutate miracolosamente in specie di carne e sangue, ma il vero Corpo e il vero Sangue di Gesù non sono quelli che appaiono, bensì quelli che, anche prima del Miracolo, erano nascosti sotto le specie del pane e del vino, e che continuano a esistere nascostamente sotto le specie della carne e del sangue.

[10] SAN BONAVENTURA E IL MIRACOLO EUCARISTICO: Questo miracolo eucaristico è descritto in Meditazioni per le Feste di Cristo Nostro Signore, della Sua SS. ma Madre e De’ Santi composte dal Padre Ranieri  Carsughi della Compagnia di Gesù, Tomo Secondo, Roma 1709. Racconta il Padre a Pagina 194 , in riferimento a San Bonaventura che: di fatti,  (Cristo) lo dimostrò  al medesimo S. Bonaventura, con un isnigne miracolo, metre ascoltando egli la Santa Messa, perché non ardiva di celebrarla, , una parte dell’ostia Sacrosanta si spiccò dalle mani del sacerdote celebrante, e volando verso San Bonaventura, gl’entrò in bocca”. Tale racconto è narrato anche dal reverendo Padre Ribadeneira nel suo Flos Sanctorum , Volume 1: Stando S. Bonaventura in orazione dinanzi all'Altarc, e dubitando se sidoveflè Comunicare, o no, fi divise una Particola dell’ Ostia , e gli andò illa bocca . Ed il medesimo avvenne a S. Ca— terina da Siena andando per Comunicarsi , e dicendo Mcssa‘F. Raimondo suo Cont'essore; la qual Santa ricevendo il SS‘. Sacramento , ed ancora solamente mirandolo, o vedendo alcun Sacerdote, che quel giorno avesse toccatoil Corpo del Signore , perdeva totalmente l'appetito del cibo corporale. ~

[11] La Res Sacramenti è la rigenerazione Sacramentale ovvero l'effetto: che chiama “Res Sacramenti”, cioè la “Rigenerazione”, la quale può essere perduta. Fra il segno esterno e la grazia del sacramento, Tommaso introduce un elemento intermedio, che chiama Res et Sacramentum

[12] Beato Giovanni Duns Scoto -  Dal sito di SantieBeati.it, traiamo questa breve biografia di Escoto, di Lauriola Giovanni: “Nacque tra il 23 dicembre 1265 e il 17 marzo 1266, in Scozia da cui il soprannome «Scoto». La città natale, Duns portava lo stesso nome della sua famiglia. Sin da bambino entrò in contatto con i francescani, di cui tredicenne iniziò a frequentare gli studi conventuali di Haddington, nella contea di Berwich. Terminati gli studi in teologia si dedicò all'insegnamento prima a Oxford, poi a Parigi e Colonia. Qui, su incarico del generale della sua Congregazione doveva fronteggiare le dottrine eretiche, ma riuscì a dedicarsi per breve tempo all'impresa. Morì infatti pochi mesi dopo il suo arrivo, l'8 novembre 1308. Giovanni Duns è considerato uno dei più grandi maestri della teologia cristiana, nonché precursore della dottrina dell'Immacolata Concezione. Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 20 marzo 1993 definendolo «cantore del Verbo incarnato e difensore dell'Immacolato concepimento di Maria”. Le sue spoglie mortali sono custodite nella chiesa dei frati minori di Colonia”. Invece nel Martirologio Romano è così descritto: “A Colonia in Lotaringia, ora in Germania, beato Giovanni Duns Scoto, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che, di origine scozzese, maestro insigne per sottigliezza di ingegno e mirabile pietà, insegnò filosofia e teologia nelle scuole di Canterbury, Oxford, Parigi e Colonia”.

[13] Il periodo è un po’ scomposto, abbiamo tentato di ricostruirlo. Il Dilemma di Amadeo, è essenzialmente il seguente:  se è vero che il corpo di Cristo è li alla fine della prolazione delle parole, quando il sacerdote dice – questo è il mio corpo – andrebbe in realtà ad indicare non il Corpo di Cristo, ma il semplice pane in attesa di divenirllo. Ciò vuol dire, che avrebbe fatto meglio a enunciare “questo sarà il mio Corpo”, arguendo il mistico, che così si tratterebbe di una dichiarazione falsa.

[14] La funzione degli Angeli, e soprattutto dei Sette Angeli, è quella di registrare ogni momento della passione di Cristo, per evitare che vada perduto, e poi ritrasmetterlo agli uomini. In tal senso anche Maria Valtorta che nei suoi Quaderni, il giorno 13 settembre  del 1943, scrive così del ruolo dei Sette Arcangeli: “L’arcangelo Michele, che voi invocate nel Confiteor, ma secondo la vostra abitudine, con l’anima assente, era presente alla mia morte in Croce. I Sette Grandi Arcangeli che stanno in perenne davanti al Trono di Dio, erano tutti presenti al mio sacrificio…Gabriele e i suoi celesti compagni curvi sul dolore di Gesù e di Maria, impossibilitati a sollevarlo, perché era l’ora della Giustizia, ma non assenti da esso, hanno raccolto nel loro intelletto di luce, tutti i particolari di quell’ora, tutti, per illustrarli, quando il tempo non sarà più, alla vista dei risorti: gaudio dei beati e condanna prima dei reprobi, anticipo a questi e a quelli di ciò che sarà dato a Me, Giudice supremo e Re altissimo” .

[15] INVISIBILITA’ DI NOSTRO SIGNORE: Viene espresso qui un concetto fisico, sul perché un oggetto visibile diviene invisibile. Secondo la scienza, infatti, gli oggetti diventano 'visibili' quando la luce (ma anche onde sonore, raggi X o microonde) rimbalzano sulla loro superficie verso i nostri occhi e questi ultimi elaborano le informazioni. Quando le onde (luminose e non) non riescono a 'rimbalzare' dall'oggetto, l'oggetto diventa essenzialmente invisibile.  Il Signore si rendeva invisibile ed addirittura viene spiegato con la deviazione dei fasci delle onde elettromagnetiche che deviavano dal Suo Corpo.

[16] Nel rito di Comunione il Sacerdote si comunica con il Corpo e il Sangue del Signore e dice sottovoce: Il Corpo di Cristo mi custodisca per la vita eterna. Il Sangue di Cristo mi custodisca per la vita eterna.

[17] Episodio narrato nell’Apocrifo “Storie Apostolica di Abdia” nel Libro V - Gesta di San Giovanni evangelista , episodio , talaltro fedelmente ritratto in tante opere pittoriche celebrative collocate in diverse chiese e cattedrali italiane (che riportiamo nell’appendice)

[18] Sisto IV, dotato di grandi doti intellettuali, già nel maggio 1434 all’età appena di diciannove anni, fu invitato a tenere una disputa intellettuale. Quella che qui è richiamata è invece la disputa del Natale del 1462 al cospetto di Pio II fra Francescani e Domenicani sul sangue di Cristo. Frutto di questa polemica fu un suo scritto teologico, il De sanguine Christi. cui difende l'idea di Giacomo della Marca secondo cui il sangue di Cristo versato prima della Passione non avrebbe alcun valore salvifico. L'opera del teologo Della Rovere, però, tenta nel contempo di conciliare l'idea di Della Marca con quella dei Domenicani, i quali sostenevano che il sangue del Redentore poteva avere valore salvifico (Giuseppe Lombardi, Sisto IV nell'Enciclopedia dei Papi.) .

[19] FLUMINE, FLAMINE,SANGUINE: Secondo il Catechismo della Chiesa cattolica ci sono tre sorte di Battesimo, cioè d’ Acqua, di spirito o di volontà, e di sangue. Per Battesimo d’ acqua si intende il Battesimo ordinario, che si fa ordinariamente con l’ acqua , e colle parole : io ti battezzo ecc.-2. Per Battesimo di volontà, o di spirito si intende il desiderio ardente di ricevere il Battesimo , quando non si possa riceverlo effettivamente. Un Uomo che muore con questo desiderio senza aver potuto effettuarlo , se pure è sincero , ed è accompagnato da amore , si salva come se avesse ricevuto il Battesimo. Così la Chiesa ha sempre creduto, ed insegnato. Per Battesimo di sangue si intende infine il Battesimo per Eccellenza ovvero il Martirio , cioè la morte sofferta per Gesù' Cristo.

[20] La prima definizione di albedine nel dizionario è colore bianchiccio; bianchezza. Altra definizione di albedine è parte più interna della buccia degli agrumi, bianca e spugnosa. Albedine è anche rapporto tra la quantità di luce riflessa in ogni direzione da una superficie sferica e quella di un fascio di luce incidente

[21] Episodio narrato in Daniele 3, 16 - 21: “Ma Sadràch, Mesàch e Abdènego risposero al re Nabucodonosor: "Re, noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace con il fuoco acceso e dalla tua mano, o re. Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dei e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto. » (Daniele 3, 16-18) « Allora Nabucodonosor, acceso d'ira e con aspetto minaccioso contro Sadràch, Mesàch e Abdènego, ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace sette volte più del solito. Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadràch, Mesàch e Abdènego e gettarli nella fornace con il fuoco acceso. Furono infatti legati, vestiti come erano, con i mantelli, calzari, turbanti e tutti i loro abiti e gettati in mezzo alla fornace con il fuoco acceso. » (Daniele 3, 19-21)”.

[22] SOTTIGLIEZZA, ATTRIBUTO DEL CORPO GLORIOSO: Secondo San Tommaso il termine sottigliezza deriva dalla “penetrabilità”, infatti Aristotele [De Gen. Et corr. 2,2] ha scritto che sottile è “quanto è penetrabile nelle sue parti mediante le parti”.  Egli attribuisce anche al Corpo Glorioso la “sottigliezza”, come sostiene S. Gregorio secondo cui il “corpo glorioso è denominato sottile per l’efficacia della virtù dello Spirito. Con la sottigliezza, un corpo glorioso  potrà occupare contemporaneamente un corpo già occupato da un corpo non glorioso. In generale. Il nostro corpo nella resurrezione verrà trasformato per essere in grado di vivere eternamente senza più guai, ma sempre glorioso e ricolmo di ogni felicità. Prima di inoltrarci nella descrizione delle doti del corpo risorto, facciamo una breve introduzione sintetica. San Paolo riassume le future proprietà dei corpi risorti in quattro doti: impassibilità, sottigliezza o spiritualità, agilità e chiarezza. La sottigliezza appartiene al Corpo Glorioso non nel senso che il corpo risorto si trasformerà in spirito (come l’Angelo), o che diventi così sottile da assumere aspetto aeriforme (come il fantasma), ma nel senso che il corpo risorto acquisterà una dote che lo sottrarrà alla limitazione dell’impenetrabilità della materia. L’anima avrà un dominio completo sul corpo, in quanto sua forma sostanziale.

[23] Abbiamo ricomposto il periodo che invertiva soggetto e complemento oggetto

[24] Si tratta del Beato Duns Scoto