I SERMONI DEL BEATO AMADEO DA SYLVA : X° SERMONE DI NOSTRO SIGNORE GESU'

DECIMO  SERMONE

Ma veniamo alle parole del Signore, quando Luca dice ogni giorno insegnava nel tempio [Lc 19,47] e di nuovo un giorno, mentre istruiva il popolo nel tempio e annunziava la parola di Dio [Lc 20,1],ma dapprima come scrive Giovanni nel suo capitolo 8 che Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava [Gv 8,1-2],dove noti che talvolta insegnava mentre sedeva anche al popolo e non solo agli apostoli o ai discepoli . Diceva invece:

{L’ Unto con olio di esultanza, più di tutti [Ebrei1,9], aveva esteso l’unzione ai suoi compagni sul monte dell’unzione, e ora discende da quel monte e sale verso il monte della osservazione, in cui sarà dato, al seme dello stesso Unto, un nuovo comandamento, nel quale l’autorità  della Somma Potenza presto apparirà nella conversione del pane nella carne e del vino nel sangue. E poiché l’ Unto giunge dal monte degli ulivi al monte Syon, lo edificherà sul vertice degli altri monti della Giudea e di Israele, non in una regione terrestre  ma con la potenza dei cieli! Ecco il Tutto Unto, l ‘Unto da ogni parte siede sulla cima e governa il suo popolo, e ciascuno viene unto grazie al contatto del Dio unto. In verità, in verità vi dico: se non sarete stati unti dall’Unto, morirete tutti. Ungetevi! Non dovete essere secchi, aridi e duri! Allontanate da voi i cuori freddi di roccia e di pietra! Ricevete i cuori di carne, i cuori unti! Se avrete toccato l’Unto di Dio, toccando lo stesso con perfetta fede, diverrete veramente unti e otterrete la pace, la verità  assieme alla misericordia! Così è infatti colui che Dio unse con l’olio di letizia, a preferenza di tutti [Salmo 45,8 – Ebrei1,9], cioè a preferenza di tutte le creature beate. Dio è infatti beato, ma è beato da Se Stesso, ed Egli Stesso è la sua medesima beatitudine. Dunque così come non divide se stesso ma è tutto se stesso, ed è se stesso nell’essenza, così non divide la sua beatitudine, poiché la sua beatitudine è per mezzo della sua essenza. Ma l’uomo assunto che è stato unto con tutti i doni e le grazie ottenne l’unzione a preferenza di tutti gli altri. Ottenne, infatti, non solo l’olio per sé per esserne unto ma anche per tutti quanti voi! Per questo le giovinette lo amarono poiché profumo olezzante è il suo nome, [Cantico 1,3]. Effuse infatti il Suo Spirito in tutti. Egli è pieno di grazia e tutti ricevono della sua pienezza. Ricevono infatti grazia per grazia poiché  a nessuno dei figli di Adamo è stata concessa la grazia, se non a causa della grazia che fu conferita dall’Unto di Dio. Tutti, dunque che ricevono la grazia per i meriti del Mediatore, ricevono la sua medesima grazia. Mosè diede loro la legge, ma non fu egli quel mediatore promesso nella legge , né altri ottennero grazia dalla sua pienezza. La grazia defluì in tutti dalla pienezza della grazia di colui che Dio unse a preferenza di tutti. Mosè vi diede un’ immagine dei beni futuri: la verità invece si è fatta attraverso il medesimo Unto di Dio! Venne prima l’immagine, poi giunse la verità! Le ombre passarono, la verità stessa giunse. Chi è unto, è anche umile, mansueto e misurato.  Coloro che sono gonfiati, superbi, vili, che sono consumati dal rossore dell’invidia, che hanno in odio il proprio fratello, non sono unti. I pii sono unti, i benigni sono unti, coloro che temono Dio e amano il prossimo,  sono unti. L’unzione è per i crudeli l’opposto. Le Vergini stolte non hanno l’olio nelle lampade [c.f.r. Mt 25], non hanno il liquido santo, non hanno l’unzione che allieta, rafforza e ristora. Non siate crudeli in voi stessi e nella vostra carne. Tuo fratello è la tua carne [San Bern. Sermone in natività della Beata Vergine]! Il Prossimo Tuo sei tu stesso! Chi è crudele è empio in se stesso. È spietato avere in odio la propria carne. Si devono odiare i peccati, non gli uomini. Si devono sradicare le iniquità con le quali si offende Dio, si devono cancellare i vizi del prossimo, non i fratelli! Restate sul monte della osservazione, sul monte della volontà divina, sul monte dello stesso seme unto. Chi infatti fa del bene, è un seme di Dio, è un seme dell’Unto. Dirigetevi presso il Monte degli Ulivi, li sarete ricolmati di pietà, misericordia, bontà, dolcezza, carità, e osservazione e contemplazione divina. Ecco, voi avete due monti, questo dove ora ci troviamo cioè il Monte Syon, l’altro qui vicino viaggiando di Sabato, il Monte degli Ulivi: si deve rimanere in entrambi, non si deve abbandonare l’uno per l’altro, ma continuamente ungetevi nella osservazione e contemplazione divina. Trai due monti vi è la valle del Giudizio. Il Giudizio è necessario a colui che contempla, il discernimento è necessario per le opere di pietà. Il sale è quello delle buone opere. Ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? [Mt 5,13] Passate dunque di monte in monte attraverso questa valle del Giudizio e del Discernimento. Chi discerne e giudica è signore delle proprie opere. Appartiene al Signore giudicare! Unite la considerazione alla pietà e la pietà alla considerazione , a vicenda contemplate il discernimento e riconoscete l’unzione! Siate misericordiosi, siate gioiosi, perdonate i vostri fratelli, fate del bene a tutti!}

Mentre il Signore diceva queste parole nel tempio – scrivi -   allora gli scribi e i farisei ordinano che sia condotta una donna sorpresa in adulterio [c.f.r. Gv 8] , e viene chiesto il Suo giudizio. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo nel suo discorso e nella pronuncia della sua sentenza. Se infatti il Signore avesse detto – lapidatela! – sarebbe stato accusato di crudeltà contro ciò che predicava. Se invece avesse detto – non lapidatela! – sarebbe stato proclamato come trasgressore della Legge, e così dicevano tra loro: ora sicuramente lo trarremo in inganno, perché è necessario che risponda se si deve lapidarla o meno! Infatti tra le due cose non c’è una via di mezzo. Ma il Signore, sapientissimo, conosceva bene le loro malignità, e non si sottrasse alla misericordia, né dalla giustizia, ma fu misericordiosamente giusto, e giustamente misericordioso, e in primo luogo scrisse la sentenza poi la pronunciò quando disse: { Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei [Gv 8,7]! } Poi cominciò a scrivere i loro peccati con dei caratteri tali che la loro medesima coscienza fu aperta a tutti e ciascuno credeva che tutti vedessero i propri peccati. Dunque, confusi, se ne andarono dal tempio.  Ma il Signore pietosissimo, non volle altro che ciascuno vedesse i propri peccati, non invece quelli degli altri. Il Signore rimase da solo senza alcun accusatore, alla presenza del popolo e dei discepoli, con la donna la in mezzo, la cui travolgente contrizione fu tale che bruciò immediatamente tutti i suoi peccati, sia grandi che piccoli. Ed è per questo che le disse: { Neanch' io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più». [Gv 8,11], e da allora quella tenne una condotta santa, ed ora ha ottenuto il premio della beatitudine eterna assieme a noi! Le altre cose di cui il Signore parlò in altri giorni nello stesso tempio, sono scritte da Giovanni, così come quel passo: Di nuovo Gesù parlò loro: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».[Gv 8,12], e quell’altro: di nuovo Gesù disse loro: «Io vado [Gv 8,21], e ancora quello:Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui [Gv 8,31].

In seguito, terminati i sermoni, mentre i giudei volevano lapidarlo nel tempio, egli sospese le immagini dei colori sul suo corpo, affinché così non si moltiplicassero e non si riversassero verso gli occhi degli stessi nemici giudei e camminando così tra di loro, uscì dal tempio, e quando fu fuori dal tempio, lasciò passare i colori della sua figura e apparve visibile a tutti. Infatti le immagini dei colori si moltiplicavano sempre ma non pervenivano alle pupille dei nemici che lo volevano lapidare. Dopo che fu uscito dal tempio, passando vide un uomo cieco dalla nascita [Gv 9,1], che illuminò come scrisse Giovanni, il quale poi lo seguì e divenne uno dei 72 discepoli del cui numero furono anche gli Evangelisti Luca e Matteo, i quali (72 discepoli) per compiti e meriti furono pari agli apostoli. Poi in quel luogo dove trovò il cieco e dove lo convertì disse molte cose ai farisei, come anche scrive Giovanni dicendo: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante [Gv 10,1]. Il Signore invece, aveva detto al cieco illuminato:Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi [GV 9,39].Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane»,le quali parole del Signore hanno il seguente significato: venni a illuminare coloro che sono inesperti della luce divina, poiché  coloro che ignorano facilmente qualche cosa in modo che non la conoscano né ne abbiano una opinione contraria siano facilmente istruiti, mentre quelli che sono insudiciati da errori e da false opinioni e non ne vogliono sapere di fare bene, non siano facilmente illuminati, poiché è difficile espellere l’errore dalla loro mente e soprattutto poiché così vogliono essi stessi. Per questo soggiunse: siccome dite: noi vediamo -, cioè, coloro che si ritengono sapienti restano nella loro cecità, soprattutto perché non vogliono imparare come fare bene. Erano pertanto ciechi, poiché non ignoravano che era male ciò che facevano. Ed è per questo che disse loro: se foste ciechi -, in cecità ed ignoranza, che l’attività umana e l’ingegno non possono vincere - non avreste alcun peccato - , ma siccome dite: noi vediamo, e per giunta , pur conoscendo, con le opere non comprovate il vostro sapere, pertanto desiderate distruggere in voi il vostro sapere, dunque vedete e siete ciechi! Quando in seguito disse: Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati [Gv 10,8],da queste parole sembra che Mosè ed altri capi e profeti del popolo di Dio fossero stati tutti ladri e briganti, sebbene altrove raccomanda Mosè e i profeti, ma tu sappi che il Signore avesse proferito quelle parole a mo’ di paragone e con veemenza. Così come infatti, la creatura, paragonata all’essenza di Dio, si dice non essere, e la vita mortale paragonata alla vita eterna, non si chiama vita, ma piuttosto morte e annientamento, così tutti gli altri profeti e pastori, paragonati a Cristo Signore vero pastore  sono tutti ladri e briganti. Ciò che di buono c’era in loro proveniva da Lui, e qualsiasi cosa arrecarono al popolo di Dio, lo fecero grazie ai previsti meriti e virtù dello Stesso. Da se stessi non servirono a nulla, inoltre essendo uomini, erano bugiardi, erano peccatori, erano malvagi. Soltanto il Signore era il vero pastore, a cui appartengono pecore adatte, tutti gli altri erano di proprio ladri e da se stessi erano briganti. Tutti assieme hanno traviato infatti, sono tutti corrotti [Salmo 14,1 - 3,],più nessuno fa il bene dunque, neppure uno, se non il solo Dio, e quello che Egli stesso inviò:  Gesù Cristo. Così come dunque,tutti assieme hanno traviato e più nessuno fa il bene, e così come tutti gli uomini sono bugiardi [Salmo116,11], così  tutti i profeti furono ladroni e briganti in quanto erano uomini ed in quanto,  si parlava di conoscenza - ma le pecore non li hanno ascoltati [Gv 10,8], - per come essi erano, né furono salvate da loro come essi erano, ma come parlavano  e operavano essendo pastori di virtù. Poiché nessuno è mai stato salvato da Mosè, da Isaia o da Geremia, nessuno trovò ristoro se non attraverso Gesù Cristo. Chiunque di suo dissipa, ammazza e ruba, ma con la potenza del Mediatore e non invece con la sua, diede la vita ed offrì la salvezza. Cristo Soltanto con la propria virtù da la vita alle pecore. Per questa ragione  dice:  io sono venuto perché abbiano la vita [Gv,10,10] , per i miei meriti una vita di grazia e di gloria,e perché l'abbiano in abbondanza[Gv,10,10]:questa vita di grazia e di gloria , cioè davvero in modo copioso, in quanto oltre i loro meriti e lungamente sopra di essi.


RESURREZIONE DI LAZZARO

 Ti dichiaro un'altra cosa  affinché tu conosca la nostra teologia, e dove i vostri sembrano zoppicare e non conobbero la soluzione del nodo si pone infine quella mirabile resurrezione di Lazzaro [Gv capitolo 11], la quale viene scritta solo da Giovanni, mentre gli altri Evangelisti non scrissero nulla. Quella Resurrezione era infatti talmente evidente, che non sembrava necessario scriverla, poiché Lazzaro era ancora vivo e quotidianamente proclamava questo miracolo, così come faceva quel cieco dalla nascita. Ma poiché Giovanni scrisse molto tempo dopo gli altri il suo Vangelo,  in Asia, dove non c’era più Lazzaro, né il cieco nato, e già cominciavano a scomparire dalle menti degli uomini quegli evidenti miracoli, per questa ragione Giovanni parlò di tutti e due. La Divina Provvidenza  stabilì che da Giovanni dovessero essere scritti i Miracoli che maggiormente palesavano la divinità di Cristo perché, così come lo stesso, su tutti gli altri, istruì sulla divinità di Cristo, allo stesso modo riportasse i miracoli che denotavano maggiormente la medesima  divinità. E quando si dice Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli [Gv 11,2],non si deve intendere che avesse fatto ciò prima della morte di Lazzaro, come pensarono i vostri grandi dottori, mentre ancora era in strada, ma perché aveva unto il Signore sei giorni prima della Pasqua [Gv 12,1]. Aveva certamente asciugato i piedi come ricorda Giovanni e il capo come narrano Matteo e Marco, ma poiché il Vangelo è stato scritto molto tempo dopo, per questo motivo Giovanni disse: Maria sorella di Lazzaro, era quella donna che unse il Signore,  non prima della morte di Lazzaro, ma prima che il Vangelo fosse stato scritto. Una cosa simile a questa la puoi vedere quando gli Evangelisti descrivono i nomi degli Apostoli quasi all’inizio del Vangelo dove narrano in che modo il Signore avesse inviato gli stessi dodici a predicare, ed infine dicono - Giuda Iscariota, che doveva poi tradirlo o lo tradì  [Gv 12,4 ] .Non lo tradì prima che fosse inviato a predicare, ma in seguito, sebbene avesse tradito prima che fosse scritto il Vangelo. Dunque si scrive che egli l’avesse tradito. Poi i sommi sacerdoti e i farisei tennero consiglio  dove si colloca il vaticinio di Caifa, che, senza saperlo, predisse la verità, muovendo Dio la sua lingua, quando disse: non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera [Gv 11,50],dove sembra che i Giudei, i Pagani, i Pontefici, gli Scribi, i Farisei, i Sommi sacerdoti, i leviti e la plebe,  avessero deciso di mettere a morte il Signore,affinché venisse ucciso da tutti quello che moriva per tutti loro. Invece Gesù giunse a Betania sei giorni prima della Pasqua, dove è scritto che il Signore faceva depositare del denaro negli scrigni in cui Giuda prendeva quello che vi mettevano dentro [Gv 12,6]. In ciò, tra i vostri fratelli e i vostri compagni c’è una disputa, se la povertà volontaria, con la quale si lasciano tutte le cose, attenga o meno alla perfezione,  atteso che vi può essere la massima perfezione anche con la massima ricchezza, come avvenne per Abramo. D’altra parte si legge che Cristo avesse detto a quel giovane Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri [Mt 19,21] e che nudo segua il Cristo nudo [1] [Adagio Ascetico]. Ma ciò lo dichiara bene il vostro Beato Bonaventura la cui canonizzazione sta graditissima a Dio. Credi a lui. Il giorno seguente, invece, il Signore venne a Gerusalemme [c.f.r. Gv 12,12] e lo accolsero con il massimo onore. Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere [Mt 21,12],e predicò ed insegnò tutte le cose  che scrivono Luca e Giovanni. Da cui lo interrogarono dicci con quale autorità fai queste cose [Gv 20,2],ai quali rispose con molte parabole come anche Matteo scrive e predisse molte cose sul Giudizio futuro e sul Suo Secondo Avvento. E poiché presso di voi si dubita, in quale ora apparirà in quel giudizio, se durante la mezzanotte, giusto quel detto: A mezzanotte si levò un grido, Ecco lo sposo, andategli incontro! [Mt 25,6]e quell’altro: come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore [1 Tess. 5,2]!, sebbene ogni ora sia un’ora qualsiasi poiché per diversi aspetti rispetto  al Regno dei Cieli è sempre notte ed è sempre giorno, ed è sempre mattina e sera, sempre l’ora terza, sesta e nona, tuttavia in quella regione celeste sarà all’incirca l’ora nona, e quel giudizio durerà per tre ore e vi sarà la separazione di tutti i buoni da tutti i malvagi, tutti i malvagi saranno assieme e tutti i buoni staranno assieme. E non soltanto così come salì discenderà, ma anche simile ad ora e così come salì alto nel cielo verso quel medesimo luogo dal quale discese, dopo il giudizio, invece, non vi saranno altre creature che gli uomini, ed essi saranno divisi in tre schiere: una sarà quella dei beati, l’altra quella dei dannati, la terza invece quella di coloro che saranno deceduti nel solo stato di peccato originale, e questi abiteranno dove ora voi abitate. Dunque l’acqua non coprirà interamente tutta la terra, né l’acqua è il luogo naturale della terra, poiché l’acqua così come l’aria è un corpo rotondo, cioè le sue parti, tendono naturalmente verso il suo mezzo, e così la stessa si gonfia. Non è dunque un miracolo che la terra sia arida, e coperta in modo minimo dalle acque. Infatti l’acqua quando avanza dalla sua riva, viene sollecitata nel momento in cui tende verso il mezzo della sua massa d’acqua, ed allora naturalmente si muove. Quando invece si dice che Dio, avesse scoperto la terra a beneficio della vita di tutti gli esseri viventi, si deve intendere che Dio diede alle acque la natura necessaria proprio per mostrare la terra ed apparire asciutta. E ciò si intuisce anche li dove si dice: le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto [Gn 1,9],cioè, Dio conferì una tale natura alle acque, affinché si riunissero da ogni parte verso il loro centro, e proprio per tale ragione la terra doveva sembrare asciutta, così come si dice anche che Dio avesse creato la terra e l’avesse consolidata sopra le acque giusto quel detto:Hai fondato la terra sulle sue basi, mai potrà vacillare [Salmo 104,5], non dice ciò come se la terra dovesse inclinarsi, discendere o muoversi naturalmente dal suo luogo , se Dio non la mantenesse stabile per mezzo di un miracolo affinchè non cada o non si inclini, ma il senso è :  Dio diede alla terra una tale natura che tutte le sue parti tendano verso il centro del mondo,  o del cielo,  e così dove li naturalmente trova quiete, per questa ragione è naturale per la stessa non inclinarsi, né muoversi dal quel luogo, poiché se si muovesse allora ne sarebbe scossa. È cosa naturale per la terra, tuttavia, non coprire l’acqua, ma piuttosto esserne coperta da essa, ed è naturale per la terra e l’acqua essere coperte dall’aria, cioè è naturale che cose più pesanti tendano verso il centro del mondo delle cose meno pesanti ed è naturale che le cose più leggere siano più vicine alla circonferenza del cielo delle cose meno leggere. Tuttavia l’aria penetra e s’insinua nell’acque e nelle terre e riempie ogni cosa affinché non sia lasciata vuota. Così come l’acqua s’insinua nelle terre e si genera nelle loro profondità, sempre tuttavia, desidera una via d’uscita ed unire le masse d’acqua, così  come , naturalmente, i fiumi e le fonti desiderano gettarsi in mare ed unirsi al loro tutto. Il mare, tuttavia, non rifluisce a sua volta, cioè non trasmette le sue onde al di fuori dei suoi confini  affinchè coprano le terre né rifluisce così come se oltrepassasse la proporzione che deve stare dentro gli elementi. Le acque infatti, quotidianamente, si generano e si esauriscono, e così conservano la loro specifica qualità. Da cui sappi che non c’è nulla di quelle acque che è stata creato per primo ma esse sono tutte nuove, e continuamente le sue parti si generano ed altre si esauriscono. Dal luogo da cui escono ritornano sotto forma di fiumi, affinchè fluiscano di nuovo, ma non tornano nuovamente al luogo dove escono attraverso qualche canale sotterraneo, come alcuni opinano, ma ritornano in questo modo: poiché dalle acque si forma il vapore, dal vapore si formano le nubi,  dalle nubi si forma la pioggia o l’acqua che di nuovo fluisce verso il mare, il circolo così è completo. Dall’aria viene l’acqua, dall’acqua viene l’aria e di nuovo dall’aria l’acqua. A tale ciclo volle accennare Salomone nel libro pubblicato dopo che si pentì dei mali che aveva compiuto. E sebbene non avesse distrutto alcun santuario o tempio di idoli, che aveva edificato volendo compiacere alle proprie mogli, sebbene non credesse agli stessi, tuttavia non aveva perseverato nel male. Lo stesso infatti ordinò poi di distruggere tutti quei luoghi e credette che quelli fossero stati distrutti, ma le regine, corruppero con i soldi i suoi messi a sua insaputa, e così non furono distrutti,  sebbene gli avessero annunciato di averli distrutti. Così dunque, quella sentenza di Salomone, in quel libro pubblicato da lui sul disprezzo della vita mortale si deve tenere, e in modo identico la spiegherà a voi quel pastore eletto, poiché non ancora bene era stata esposta dallo Spirito Santo alla mente di Salomone. Il vostro genere umano resterà dunque all’interno di queste tre moltitudini. Di queste, invero, in riferimento a coloro che muoiono nel solo stato di peccato originale, ti rivelai già molte altre cose e il modo in cui si allieteranno e gioiranno con ogni gaudio spirituale che potranno avere della visione divina. Il Signore invece sospenderà ogni tristezza e asciugherà ogni lacrima dagli occhi dei santi, cosicché sebbene si ricordassero dei peccati passati tuttavia non se ne rattristeranno,  ma si allieteranno poiché essi furono liberati mediante un dono divino, ed inoltre canteranno in eterno la misericordia del Signore. Nessuno ci penserà né se ne ricorderà [Gedeone 3,16]cioè il Signore non si ricorderà per punire, né voi vi ricorderete per dolervi, ma per ringraziare bene Dio ed apprezzare i suoi doni. Non è necessario che vi dogliate perpetuamente del crimine di offesa a Dio. È sufficiente dolersi di quell’offesa nella vita mortale, anzi nella vita mortale è sufficiente pentirsi talvolta, è invece necessario non godere dell’offesa, per come la stessa è, sebbene l’uomo può farlo in quanto grazie alla misericordia divina è reso libero, nonostante la stessa coopera sempre in qualcosa di buono, sulla base di quel detto:  tutto concorre al bene di coloro che amano Dio [Rom 8,28],ed in quanto Dio da ogni male suscita sempre qualcosa di buono. Allo stesso modo, i piccoli e gli altri morti nel solo stato di peccato originale,  non si rattristano della privazione della visione divina, ma saranno contenti del loro stato , da cui avranno un danno, ma non la sua pena, poiché saranno privati di quella visione, sebbene non si rattristeranno di ciò, ma essi, a modo loro, canteranno in eterno le misericordie del Signore e renderanno grazie poiché non furono irretiti in peccati nuovi  meritando così la morte. La moltitudine dei beati rimarrà nel Meraviglioso Cielo Empireo e saranno come colonne, non perché non si muoveranno con un movimento che non avverrà  dal corpo, infatti le loro anime muoveranno  i loro corpi con un movimento regolare, come la freccia scoccata porta qualcosa a sé legata, né saranno distesi o siederanno,  o si metteranno sdraiati o si coricheranno, ma resteranno eretti, poiché quella posizione appare nobilissima e nel frattempo, i santi giungeranno a questi luoghi inferiori e da una circonferenza celeste transiteranno all’altra attraverso gli elementi e vedranno la folla che rimane sulla terra e la consoleranno e vedranno anche i dannati e i dannati vedranno loro, e loderanno Dio che li portò via da tali afflizioni. I Cieli non saranno più oltre mossi, ma staranno fermi come ora li vedi, perché niente muoverà più nulla, non soltanto perché Dio non coopererà più ,ma a causa dal reciproco aspetto delle stelle che saranno ordinate di ostacolarsi vicendevolmente mentre il cielo rimarrà fermo, saranno gli uomini a muoverle, poiché non ogni movimento deriva dal quel movimento necessario, da quel momento in poi. Dico questo, dunque, poiché anche quel movimento degli uomini che allora avverrà, si produrrà in qualche modo dal moto celeste, ma non da quello che vi sarà allora,poiché allora cesserà il movimento dei cieli, ma da quel movimento che avvenne quando in origine quegli uomini furono generati, grazie alla virtù di quei corpi celesti condotti a loro volta. Tuttavia non cesserà il movimento celeste in modo che nulla si generi o sia mosso, poiché i corpi celesti anche se restassero fermi nella regione verso la quale si avvicinassero e sulla quale si muovessero potrebbero generare, e così anche i corpi dai quali si allontanassero e viceversa, affinché così come con l’avvicinamento avvenga la generazione con l’allontanamento si produca invece la corruzione. Se la generazione di uno, così come dicono i vostri filosofi sia la corruzione dell’altro, e con l’avvicinamento avvenisse la corruzione e la generazione ,attraverso la medesima regola dei vostri filosofi, i cieli non rimarranno immobili a causa ciò, per il seguente motivo: poiché allora resteranno immobili,  e così sarà stabilito il loro status che uno e più tra loro si ostacoleranno a vicenda nell’agire tra loro e così nessuno potrà fare nient’altro. Invero quella sentenza del filosofo che dice la generazione di uno è la corruzione dell’altro è comunemente vera, se non quando si introducono in una cosa più forme, una dopo l’altra: come se dopo la forma del corpo misto organico sia introdotta l’anima ed allo stesso modo , quando l’anima viene tratta fuori e rimane soltanto il medesimo corpo misto. La corruzione, invece, anticipa questa generazione, come ad esempio quando il sangue si è già corrotto mentre con la carne già fatta. E similmente quando muore la creatura opera la corruzione, poiché poco dopo, quando la maggior parte di quella carne si corrompe ritorna nella polvere. Dunque nell’inferno non ci saranno né vermi né scorpioni né alcuna creatura vivente tranne l’uomo. Quando si dice che il verme sia li,  non si intende il verme come creatura, ma lo stimolo della coscienza di colui che si affligge, come anche i vostri espongono bene. Infatti chiederanno perdono in eterno, dolendosi per l’angustia dello spirito  e la tristezza di un tale danno sarà per loro una pena grande come quella in cui incorsero e questo a causa di un diletto momentaneo e saranno tormentati da questo fuoco, ma non si tratta di un fuoco corporale. Difatti lo spirito, senza il suo corpo non può patire in modo che si infiammi, si purifichi, sia stretto, sia dissolto o prenda fuoco; mentre soffrire con i corpi assunti,  non è soffrire poiché i corpi assunti non sono informati dall’anima: l’anima invece, soffre dentro il corpo perchè lo informa e non invece  il contrario, né si può attribuire ad essa qualche qualità attraverso la quale , la medesima anima  possa ritornare passibile o soggetta ad essere avvolta dalle fiamme. Sono nel carcere e si rattristano per la pena del danno e sono angustiati dal morso della coscienza. E questo è quel fuoco di cui parla il Signore in quei  suoi sermoni: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno [Mt 25,41] . Difatti così come promise ai buoni: ricevete in eredità il regno  [Mt 25,34], allo stesso modo disse ai malvagi: via nel fuoco eterno [Mt 25,41]. Poi mostrò cosa intendeva per “ricevere in eredità il regno” ed allo stesso modo mostrò cosa intendeva per “fuoco eterno”. Per cui disse gridando:  se ne andranno al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna [Mt 25,46]. Non è dunque opera di fuoco corporale, di cui si è dubitato molto presso i vostri, ma è sufficiente che essi sia scagliati nel fuoco del eterno supplizio, dell’ eterno dolore,  dell’ eterne tristezza, dell’ eterna penitenza, e del’ eterno lamento. Non è necessario dunque che i corpi dei dannati sia bruciati  o arsi, né che vengano dissolti, o annientati e che i supplizi si moltiplichino. Né è ugualmente necessario il fuoco corporale, ma è sufficiente che vi sia un “fuoco” di tristezza eterna, cosicché, allo stesso modo in cui tutti gli uomini e gli Angeli peccarono mediante la propria libera volontà, così ugualmente gli stessi soffrano tormenti e pene nella volontà, e, poiché gli uomini peccarono anche con il senso, allo stesso modo i loro sensi resteranno nella tristezza senza alcun sollievo. Con il gusto assaporeranno infatti cose amare, con l’olfatto odoreranno cose fetide, con l’udito ascolteranno cose orribili, con la vista vedranno cose tetre, con il tatto sentiranno cose dure e pungenti. Poiché anche con la volontà emotiva peccarono volgendosi al male , non andranno incontro né si imbatteranno in cose belle, ma resteranno dentro cose oscure e spiacevoli,  e saranno sbattuti da un dispiacere a un altro. Grandi sono quei tormenti sebbene inferiori ai peccati commessi. Dio infatti non punisce mai quanto meritano le nostre colpe [ S.Tomm  in IV Sententiarum Dis.46 Qu.2 Art.2] , per questo hai udito altrove che, se quei tormenti siano ritenuti maggiori di quanto siano meritati, o se non siano inferiori rispetto alle colpe, non verrebbero applicati affatto ovvero non proverrebbero da Dio,che è giudice davvero pietoso. I Buoni, invece,  godranno sia con lo spirito che con ogni senso e con la propria volontà emotiva, e per essi ogni cosa sarà gioiosa, come per i malvagi sarà triste. Ogni cosa sarà per loro piacevole, così come per i malvagi ogni cosa sarà fastidiosa,  ed è vero che i reprobi desidereranno non essere mai nati, e brameranno e vorranno l’annientamento piuttosto che la vita. Tuttavia quel desiderio non è ragionevole, poichè se fosse assolutamente meglio non esistere che trovarsi in quelle pene, li avrebbe annientati direttamente Dio, che fa sempre ciò che è assolutamente più giusto, ovvero conseguentemente Egli avrebbe già alleviato loro quelle pene, o le toglierebbe del tutto riducendole a nulla. Non sono neanche certi del tutto che quelle pene siano eterne o che lo siano loro stessi,poiché pensano di esistere e di trovarsi in quelle pene temporaneamente, e sanno che possono non essere nelle pene, ovvero non esservi per sempre. Ti dico inoltre che non lo conosciamo neanche noi. Infatti vediamo che Dio possa volere che essi non esistano, e possa volere che non si trovino in alcuna pena. Ignoriamo anche se ci conserverà nella gioia o in questo nostro essere, sebbene vediamo che voglia così e tuttavia siamo più  certi della nostra beatitudine che della dannazione eterna di quelli, poiché sappiamo che Dio è più incline al perdono che alla punizione, poiché è molto più incline alla misericordia ed all’indulgenza e d’altra parte per esperienza vediamo che lo stesso non abbia liberato nessuno dall’Inferno, ma neanche abbia mai scacciato nessuno dal Paradiso. Può accettare anche quella pena in remissione e pagamento dei peccati,  ma non può imputare la visione e la fruizione divina al peccato e alla dannazione. Allora io dissi: “O Angelo, ottimo dottore. Molti dei nostri credono e sembra ragionevole ritenere, che Dio quando vuole qualcosa lo vuole in modo deciso e irrevocabile. Può essere anche esposta la ragione di questo modo di dire, poiché nel volere qualcosa,  nulla ignora e in nulla erra. Se ha pronunciato dunque una sentenza, per quale ragione dovrebbe modificarla? È invece noto che una volta pronunciata la Sua sentenza, questa sarà in eterno!|”. Rispose l’Angelo: “ Hai ascoltato spesso molte cose, tuttavia ora ascolta ciò che ti dirò! Dio non può errare né può ignorare qualcosa. È vero tuttavia che la sua volontà non si conforma necessariamente a questa o a quella ragione, come si è detto altre volte, ma può fare o così o diversamente, e dopo che volle, tenendo ferma quella volizione, può non volere più quella medesima cosa, o né volerla né non volerla. Né a causa di ciò in Lui vi sono molte volizioni, ma molte volizioni verso le cose dello Stesso,  delle quali vide tutte le terminazioni , dall’eternità e con il suo occhio divino. Non è dunque necessario che voglia qualcosa di diverso dopo che volle una cosa, ma vuole ciò che vuole in modo contingente e non in modo immutabile intendendo ciò come non fosse mai desideroso di qualcosa di contrario, ma più correttamente vuole in modo immutabile, necessariamente mutare qualcosa, può cambiarla. Ma neanche può volere ora qualcosa di diverso in modo che, volendolo, inizi a passare su un soggetto sul quale non era mai transitato, ma dall’eterno volle ciò per un tale tempo e per un altro tempo non lo volle, o il contrario e ciascun passaggio è eterno ma non in eterno. Stabilì dunque dall’eterno, per diversi tempi diverse cose come gli piacque. Dunque non è vero che quando vuole qualcosa dall’eterno lo vuole per tutta l’eternità, ma talvolta cambia, non mediante un nuovo cambiamento, ma con un cambiamento eterno, non tuttavia per l’eternità, e a coloro cui Dio rivela tutte le sue volizioni e non volizioni,  che dall’eterno vuole per l’eternità e che dall’eternità non vuole però in eterno, costoro conoscono pertanto tutte le cose passate e future, poiché saranno per sempre beati, poiché per tutto il tempo futuro scrutano la sua volontà, e così sono saldi in essa.  I Dannati invece non vedono queste cose e dunque non sono completamente certi della loro dannazione eterna, così come i Beati lo sono della loro eterna beatitudine. Sappi e stai attento che quando Dio giura e promette che Lui farà qualcosa, a causa di ciò non lega in eterno la sua potenza,o la sua autorità. In realtà  può fare il contrario, poiché non può mutare la natura della sua volontà, né legare se stesso a volere sempre ciò che vuole, né può obbligarsi a qualche creatura. Le promesse e i giuramenti di Dio, dunque, non legato in eterno la sua potenza, né lo obbligano ad eseguirli, ma sono segni della sua volontà, che per un dato tempo la grazia del verbo trovi termine verso tali oggetti ed inoltre vuole più oltre un’altra cosa: che , ciò che egli vuole ora per allora, giura ora che lo farà. Non perché si leghi o si obblighi, come se divenisse ingiusto facendo diversamente, ma poiché vede se stesso per quel tempo che così  vorrà e dunque giura che farà in tal modo, poiché vuole così per allora. Parla dunque in modo umano a quegli uomini che se volesse potrebbe illudere, ma ciò non sarebbe peccato. Ti dico infatti che Egli possa anche illudere, poiché potrebbe fare diversamente da come dice che avrebbe fatto, ed anche  da come promette e giura, poiché il suo promettere e il giurare non pone in Dio, che resta fermo nel suo patto, una maggiore saldezza, poiché alla sua saldezza non può aggiungersi nulla di ulteriore . La sua volontà non è infatti più salda rispetto ad un qualsiasi giuramento di quanto non lo sia rispetto ad una semplice volizione, ad un semplice beneplacito. Le cose che tuttavia promette  e giura, le promette e giura a causa del male che è in voi, poiché siete increduli e menzogneri, e sospettate anche che Dio vi menta se non giurasse. Poiché il giuramento è un segno da adempiere per suo beneplacito,  e non pone in Dio Stesso alcuna costrizione così come, quando Dio dice: sono pentito d’aver fatto l’uomo [Gn 2,7], non dice infatti come se non avesse voluto farlo, ma era un segno della sua volizione, che voleva disperdere il genere umano, in cui includeva se stesso per mezzo di quell’ uomo, che si dispiacque dei loro peccati e di altre cose simili come ti è stato detto altrove. Hai potuto dunque comprendere in che modo i beati sono dunque sicuri della loro beatitudine. Nei secoli dei secoli, dunque, loderanno il nome del Signore ed abiteranno negli atri suoi [Salmo 92, 14].Infatti, ogni cosa, tranne gli Angeli e gli uomini, i cieli e gli elementi che si trovano stabili per naturale disposizione senza il ricorso alla reciproca generazione e corruzione o di altri per mezzo loro, verrà consumata, e ciascuna cosa sarà restituita nella purezza della sua natura, attraverso quella conflagrazione. La terra tuttavia non diverrà come cristallo, perché questo non è naturale per essa. Diverrà tuttavia purissima in se stessa e nella sua natura né al suo interno ci sarà più alcun fuoco, ma rimarrà soltanto nella sua orbita né sarà in nessun luogo fuori di essa. Quella conflagrazione  purgherà la terrà e la renderà lucente e pura senza mescolanza alcuna di fuoco e acqua. L’aria tuttavia scorrerà tra i pori della terra poiché non potrà divenire così tanto densa ché non si insinui in essa. Tuttavia la stessa terra non avrà più né caverne né monti, ma ogni parte sarà attaccata all’altra come possibile, poiché quella continuità è un bene per essa . Dunque i dannati non saranno nella viscere della terra, come se fossero nelle sue grotte o nelle sue caverne, che allora ci saranno a migliaia , ma non come sono ora. Per questo quando diciamo che i dannati sono sotto terra, intendiamo adesso, non dopo quella conflagrazione, e sono e rimarranno al di sotto della terra che viene abitata ora dagli uomini ed allora sarà anche abitata da coloro che sono morti nel solo stato di peccato originale. Verrà purgata e  l’acqua sarà riportata alla sua purezza d’origine così come l’aria, né ci saranno ancora venti o uragani, tempeste, neve o piaggia, rugiada o brina, grandine e altre cose dello stesso tipo.  Invece questa conflagrazione sarà una intromissione nei nuovi pori degli elementi  cioè della terra, dell’acqua e dell’aria, non dell’intero, ma soltanto della regione mediana e inferiore, che furono contaminate e ritorneranno nella purezza della loro natura. Dunque si accenderanno i vapori , i fumi e le altre cose dello stesso genere,  e si convertiranno in aria pulita, in acqua pura, in terra vergine, e ciò  avverrà per divina potenza attraverso un fuoco specificamente adibito a questo, affinché tutto sia restituito alla natura propria. Ed è per questo necessario che anche i vostri corpi siano cremati e purificati mediante quel fuoco. Non è dunque vera quella opinione che si tiene presso di voi, che qualcuno, con l’avvento del Giudice Supremo sarà trovato vivo e non morirà , in quanto il decreto è uno solo e cioè che una volta per tutte ogni uomo muoia e che una volta per tutta a causa della comune legge poiché in quel tempo di quella ultimissima resurrezione di Dio, non si morirà più oltre e neppure qualcuno allora vivo morirà e resusciterà, poiché la conflagrazione precederà la resurrezione dei morti, poiché conflagreranno tutti i corpi, anche quelli dei santi saranno cremati, e ogni cosa superflua sarà tagliata e buttata via e rimarrà quella materia come quella carne che fu più viva, migliore e più perfetta, poiché non tutta la carne che aveste in vita risorgerà in voi, in quanto la vostra statura diverrebbe deforme. E poiché molti muoiono  da fanciullini e da piccoli, supplirà Dio mediante quelle cose che sono superflue per gli altri quanto sarà stato opportuno, cosicché tutta la carne umana risorgerà in quest’uomo, o in quello, ma non tutta quella di Pietro in Pietro, o quella di Paolo in Paolo, e in ognuno risorgerà la carne mondata e purificata nelle cose naturali, eliminate tutte le cose accidentali e superflue. Dio supplirà dunque a coloro che non ebbero carne sufficiente con la carne superflua di quegli altri, e toglierà da uno e la aggiungerà all’altro la carne di coloro che saranno stati loro più prossimi. Dio porrà dunque rimedio alle carni superflue di coloro che non ebbero una carne utile per loro e gliela toglierà aggiungendovi la carne di coloro che gli saranno stati più vicini secondo la carne, e la darà ai loro congiunti, ai consanguinei, agli affini, agli amici, e specialmente darà ai Santi Fanciulli ed anche a quelli che furono morti nello stato di solo peccato originale quelle carni che appartennero ai Santi,ed invece a coloro che sono nell’Inferno e nelle pene, né le carni dei dannati saranno in quelle dei santi né quelle dei Santi saranno nelle carni dei dannati, ma quelle dei santi nei santi o nei piccoli non battezzati, i quali sono quasi -  santi , poiché non sono stati macchiati da un peccato proprio,mentre le carni dei dannati saranno distribuite soltanto tra i dannati, e se qualcosa resterà in più sarà convertita in elementi. Nessuno, dunque, risorgerà muto, sordo, zoppo, cieco o affetto da qualche vizio poiché saranno tutti purificati col fuoco, e sarà tolta ogni imperfezione, perché la carne, i nervi e le ossa saranno riportati alla propria natura, così come non ci sarà più alcun che sarà demente o folle, o indebolito da qualche malattia, ma l’anima non sarà impedita nelle sue facoltà naturali, a meno che la tristezza o la mestizia eterna non sia sulle loro teste, così come la letizia e la gioia saranno sulle teste dei beati. Con l’avvento del Giudice nessuno sarà dunque trovato vivo poiché tutti saranno stati cremati  e tutti assieme resuscitati, senza che uno divenga vivo prima di un altro,  ma tutti saranno resuscitati a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio [1 Tess.4,16],quando  Michele con voce percepibile griderà: Alzatevi o morti,  venite al Giudizio!Ma prima sarà preparata la materia  necessaria a ciascuno, da noi Angeli, e posizionata in luoghi vicini alla valle di Giosafat, e li tutti assieme saranno chiamati, e risorgeranno. Quando dunque l’Apostolo Paolo dice: E prima risorgeranno i morti in Cristo; [17] quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell'aria, e così saremo sempre con il Signore [1Tess 17], non dice che qualcuno attenderà  vivo l’ora dell’avvento, cosicché sarà rapito dalla sua via senza essere morto o che in quel rapimento morirà e subito verrà resuscitato, poiché allora, durante quella conflagrazione i loro corpi non verrebbero cremati, in modo che resusciterebbero  con così tanta carne,  quando  alcuni tra così tanti uomini,  non ne saranno così privi di una così grande quantità mentre altri lo saranno, anzi addirittura di una quantità ancora maggiore. Infatti vi saranno tra loro molti piccoli e fanciulli, ed anche alcuni di loro saranno privi, allora, di una carne più perfetta di quanto lo sia quella,  che avranno allora e che trassero dai loro parenti. È necessario dunque che, attraverso il fuoco, le cose superflue siano portate via, siano rimosse le parti imperfette, e siano aggiunte quelle più perfette attraverso il nostro operato. E ciò non potrà avvenire se tutti non saranno stati non solo morti, ma anche cremati, e di poi, costoro, non saranno già stati resuscitati. In primo luogo, dunque, moriranno tutti gli uomini, poi tutti saranno cremati, e infine,  tutti assieme verranno chiamati e assieme risorgeranno. Ed infine per tutti i resuscitati il Giudice giungerà al giudizio, mentre tutti guarderanno e ammireranno la sua grandezza e maestà. In quel passo, dunque , l’apostolo va inteso così:  noi che viviamo, cioè prima della conflagrazione, saremo trovati vivi e non supereremo nel Giudizio coloro che già dormono da tempo. Dopo che  lo Stesso Signore a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio [1 Tess.4,16],discenderà dal cielo .Noi, in ultimo, non precederemo da vivi, durante l’avvento del Signore coloro che da tempo dormono, come se coloro che vivono più rapidamente giungessero al giudizio dei morti e la ragione è che, dapprima che il Signore venga a giudizio, verrà la chiamata di tutti dal sepolcro cosicché  tutti saranno trovati morti, e tutti saranno chiamati, e questo vuol dire dunque la frase: “venire al suono della Tromba di Dio “, cioè mentre precede il giudizio il suono della tromba che chiama a tornare in vita, e così presuppone che prima che quella tromba avrà suonato, tutti gli uomini saranno morti. Ed il detto E prima risorgeranno i morti in Cristo i morti in Cristo” [1Tess 4,17], così si deve intendere, cioè come principali amici di Cristo, i quali dimostrarono  la propria vita per Lui, e dimostrandola furono pronti e risorgeranno per primi, cioè tra i primi, poiché saranno primi, e verranno prima degli altri nella resurrezione,Quindi noi,non molto dopo di quelli, ma in dignità, che siamo come plebe, che ci giovammo delle opere di misericordia, senza seguire la via della perfezione e che rimaniamo nello stato di imperfezione e dei pusillanimi, o dei neofiti , saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, cioè , per andare incontro al Signore nell'aria. Dove, sappi, che i perfetti dall’inizio della resurrezione stanno nell’aria davanti a Cristo, fino alla fine del giudizio. Essi saranno rapiti tra le nuvole verso Cristo che li chiama dicendo loro: venite o benedetti dal Padre Mio! Allora infatti, Cristo, per sua benevolenza, si muoverà un poco verso di loro dicendo: venite! Per questo si dicono rapiti verso Cristo, poiché saranno trascinati, con un diverso movimento dell’anima, non di origine organica verso Cristo. - Poi anche noi - cioè ottenuto il giudizio, saliremo tra le nuvole, e per il fatto (essi) che erano perfetti  dal principio della resurrezione, così per sempre noi  e gli stessi, saremo in eterno con il Signore. L’apostolo, per la sua umiltà, si era reso contato assieme ai meno beati. Quando infatti il Signore dice come è scritto in Matteo 24: come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo [Matt 24,37] . Luca invece aggiunge al capitolo 17° dicendo: Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti. Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si rivelerà [Lc 17,28]. Con queste parole l’Evangelista Luca sembrerebbe suggerire che fino all’ora dell’avvento del Signore al Giudizio si troveranno uomini vivi, così come accadde un’ istante prima del diluvio, e della distruzione di Sodoma e ciò si pone in contrasto con quanto detto prima. Per questo, sappi e poni attenzione che a causa delle molte sofferenze  causate da tanti e terribili segni che precederanno il Giorno del Giudizio, moriranno molti animali e moltissimi uomini, come quel detto gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra [Lc 21,25]  - sebbene alcuni uomini vivranno fino all’ultima conflagrazione - e allora tutti gli esseri viventi saranno consumati. E subito, a causa della paura dei buoni e dell’attesa delle cose che devono avvenire nel mondo, e prima che tutti sia consumato e siano radunate le polveri e le ceneri dei buoni in luoghi appositi cioè per compito di noi buoni Angeli, e le ceneri dei malvagi, cioè ad appannaggio degli Angeli cattivi. Michele suonerà la tromba: Alzatevi o morti, venite al giudizio! Chiamo qui i buoni, non solo i beati, ma anche quelli che a causa del solo crimine originale, sono privati della visione di Dio. Quelli infatti loderanno in eterno il nome del Signore, e meglio dei vili viandanti, avranno lodato e conosceranno Dio distintamente per specie e similitudini infuse, così come lo conoscemmo noi Angeli in visione chiara prima che fossimo stati beati. Saranno, pertanto, molto più beati dei viandanti ma molto meno beati di noi che  vediamo l’Essenza Divina. Così come dunque, nei giorni di Noè e di Lot,  la morte giunse in modo repentino, mentre Noè la prediceva e Lot faceva altrettanto, ma non vollero credere loro,  così, parimenti, l’avvento del Giudizio sarà profetizzato e mostrato attraverso segni,  sebbene non tutti crederanno, ma preferiranno affannarsi in cose del mondo, fin quando non giungerà il giorno della conflagrazione, che può chiamarsi anche Giorno dell’Avvento del Giudizio, perché precederà il Giudice, giusto quel detto Davanti a lui cammina il fuoco [Salmo 97,3], ed è segno di un improvviso  ed inatteso avvento. Gli uomini, dunque, non mangeranno e berranno fino all’ora dell’avvento,  ma fino all’ora della conflagrazione, che si può dire avvento, poiché Segno dello stesso, poiché quando avverrà la conflagrazione veramente potrà dirsi : Ecco giunge il Giudice! Così come quando vengono quelli che precedono il principe e si dice che sta giungendo il principe. Il Giudizio, invece, non sarà solamente mentale, ma anche vocale e più lungo nel tempo, e Cristo apparirà a tutti in forma umana sebbene giudicherà principalmente come Dio,  e pronuncerà la sentenza, ma giudicherà parimenti anche come uomo, per via della sublime connessione. Poiché Colui che commette e  quello cui si commette si chiamano ciascuno alla stessa maniera, e sono una persona sola che è Dio e uomo. Gli Apostoli assisteranno il Giudice lodandone il Giudizio e la Sentenza. Cristo, dunque, in forma umana giudicherà, e cioè apparirà con il giudizio, ma non giudicherà principalmente secondo la forma umana,  poiché tale potestà non compete alla natura umana, se non a causa di quella eccellentissima connessione . E si dice che saranno giudicati sia dalla Regina del sud  che da quelli di Ninive [c.f.r. Mt 12,41-42] si leverà a giudicare poiché sarà rimproverato ai Giudei di esser stati peggiori di quelli di Ninive perché essi si convertirono alla predicazione di Giona e quella credette a Salomone mentre i Giudei non credettero a Cristo Signore,  che è lungamente maggiore sia di Iona che di Salomone,  che predicava e faceva così grandi segni.

I vostri dubitano sulla resurrezione di questo:

Se resuscitando questo corpo, sia necessario che due corpi stiano assieme, o che ne sia dato uno vuoto, o che il movimento sia istantaneo. Difatti se il corpo resuscitato dalla polvere, fosse fatto più rarefatto [dilatato], per tale ragione sarà maggiore, poiché viene formato e resuscitato in un istante e ne segue che quel corpo occuperà in quell’istante un luogo maggiore del precedente, e così avverrà un movimento locale, istantaneamente,  per espansione. Contemporaneamente, infatti,  l’aria che lo circonda cederà spazio al corpo formato in quell’istante, e se dicessi che quel corpo non è maggiore della polvere, sebbene ciò sia comunemente falso, tuttavia poiché il corpo resuscitato avrà un  aspetto diverso da quella delle ceneri, dunque il movimento locale avverrà nel medesimo istante. Se invece il corpo da poco informato sia ritenuto avere  un minor numero di polveri ed essere più denso (e dunque meno rarefatto) del precedente,  il movimento avverrà ancora istantaneamente,  poiché l’aria circostante, nell’ istante seguirebbe il movimento delle ceneri comprimendo così i suoi lati ovvero il corpo rimarrebbe vuoto per un piccolissimo lasso di tempo. Ma tu ascolta invece ciò che ti dico: li non sarà vuoto, ne può esserlo. Infatti se un ente può essere completamente distrutto, dunque non vi può esser una distanza tra due enti che sia vuota, poiché al contrario ci sarebbe sia un ente che un non ente, poiché la distanza sarebbe un ente e pertanto se la grande distanza tra gli estremi fosse un ente di conseguenza, non vi sarebbe nulla tra di essi e neppure una distanza che sia come un mezzo tra gli estremi. Dunque si possono annientare gli estremi  e i mezzi,  ma non possono annientarsi i mezzi, rimanendo gli estremi, poiché essi disterebbero tra di loro e per conseguenza, avrebbero un mezzo tra di loro. E noi parliamo di tale distanza, non invece di quella che esiste tra ente e non ente. E poiché il mezzo è annientato, dunque i due enti contemporaneamente avrebbero sia un ente che non l’avrebbero

Giustamente e in modo acuto  il vostro filosofo parlò di ciò contro coloro che pongono invece il vuoto. Non può avvenire dunque un movimento in tale spazio vuoto,  poiché tale spazio vuoto tra i lati di ciò che contiene, non può esser posto , non potendo né essere contenuto, né essere mezzo trai lati. Invece non è incompatibile con il movimento locale accadere in un istante. Dunque per virtù divina, quell’aria verrà mossa, allontanandosi dal corpo già formato, e allo stesso modo avvicinandosi ad esso ,  e quel corpo sarà dilatato in quel medesimo istante. Eppure quell’ avvicinamento o quell’allontanamento e quella dilatazione non si chiameranno propriamente movimento, ma si dice che avvenga nel tempo e si chiama successivo, mentre esso, se avviene nell’istante non si chiamerà successivo. Dio può anche riformare i corpi vostri in poco tempo. Ciò che infatti fece in un istante lo può rifare in una misura corrispondente al medesimo, e per questo dunque, poiché agisce volontariamente, può velocizzare o ritardare quell’azione e produzione, ed allora non sarà necessario a nessuno di quei due corpi esistere contemporaneamente , né che quel movimento locale avvenga in un medesimo istante, né che sia posto il vuoto. Per cui l’apostolo disse: - nel momento – a un ordine , quelle cose saranno ricreate, poiché ciò avverrà in un tempo brevissimo e quasi impercettibile, ma vi è anche un’altra ambiguità presso di voi. Infatti poiché a quell’ istante non ne segue un altro, se la Resurrezione avverrà nell’istante, e anche le cose che rimangono possedessero un ultimo essere proprio, dunque quelle polveri avranno anche un ultimo istante in cui essere. Se dunque quella Resurrezione avverrà in quell’istante ci saranno due istanti senza un tempo mediano e pertanto o è necessario chiamarli così ovvero che le polveri non avranno un ultimo loro essere ma sono nel tempo o nell’istante di tempo corrispondente al tempo ovvero che la resurrezione avverrà nel tempo ( e non in un istante). Ti è stato tuttavia detto, in qualche estasi, che nel medesimo istante di tempo un corpo si corrompe o finisce di essere e li si genera ed inizia ad esservi l’altro, seppure ciò avvenga in diversi istanti di natura, e così in un tempo simile questo(di cui parliamo) produce e si corrompe l’altro, ma non la natura allo stesso tempo, e ciò è sufficiente ad evitare una contraddizione, affinché non si dica  contemporaneamente che lo stesso esista e non esista. La resurrezione, invece, (…) non può essere provata dagli uomini con una speciale ragione che presso di voi sia evidente, poiché se l’anima fosse forma del corpo (cosa che non sostengono i vostri filosofi, e che tenne in modo speciale il vostro filosofo Aristotele), ed è vero, non può tuttavia ne essere dimostrato né spiegato perché l’anima può essere detta da voi immortale  e il vostro filosofo tenne che l’anima fosse immortale, solo per una certa sua sensazione e non invece lo stabilì  a causa di una evidente ragione, né ciò è noto per ragione naturale, che all’anima spetti naturalmente riunirsi al corpo, poiché può dubitarsi , se sia meglio per la stessa essere nel corpo o fuori dal corpo. Queste cose possono essere in dubbio presso di voi, ma non presso di noi,  che le conosciamo chiaramente. Tuttavia è certo che alcune cose ritornino identiche nella sostanza indivisa, ovvero che possano ritornare per forza naturale  e in quel modo il mondo possa perpetuarsi in eterno, per la retroversione di quelle medesime cose:  poiché da se stesse esse non sono infinite, ed il mondo non può conservarsi in modo perpetuo senza la reiterazione delle medesime. Invece Dio può conservare il mondo e le generazioni delle cose in modo perpetuo.  Da cui potevano dire quelli che ritennero che una unica forma in un ente composito sia composito, che il Corpo di Cristo era della stessa qualità sia da vivo che da morto e tuttavia quando era vivo non aveva altra forma che l’anima, poiché l’anima suppliva al posto di ogni forma precedente, poiché le contiene tutte per equivalente. Dunque quando l’anima viene infusa alla forma mista si corrompe, e tuttavia, ottenuta un’anima aggiunta,  venendo meno essa, anche la forma mista torna indietro. E così la stessa carne,  era prima della infusione, durante il tempo in cui l’anima appena infusa la informava ed anche dopo che l’anima fu separata,  poiché l’anima non è la forma della carne o delle viscere, in quanto sensitiva, intellettiva o vegetativa, ma in quanto equivalente alla forma mista . Essere informata per questa forma o per un'altra equivalente non altera la natura delle cose o la sua unità. È necessario dunque, o dire così o porre più forme, poiché negare che lo stesso corpo di Cristo vivo e morto,non sia  lo stesso, non è permesso al cristiano. Durante quel giudizio, invece, saranno chiare tutte le cose segrete dei cuori poiché è scritto  non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato [Matt. 10,26]ed altre cose. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio [1 Cor 4,5] ma voi dubitate in che modo ciò possa avvenire : se cioè in un istante o nel tempo. Ti dico che ciò avverrà nel tempo, e se in un tempo breve, ti dico che avverrà in un tempo breve,  poiché in uno spazio di circa sei ore e i meriti dei singoli saranno noti a tutti, ma ogni cosa propria si mostrerà a ciascuno mediante speciale virtù divina, e in modo generale a tutti gli altri, non certamente percependo una qualsiasi persona in modo speciale, ma soltanto in generale, poiché secondo i luoghi dove esse saranno, si sapranno le loro approvazioni e le loro condanne. Infatti quelli che saranno in terra sotto i piedi del giudice, i cui piedi poggiano in alto sopra il monte degli olivi saranno ritenuti infedeli, non credenti e disperati poiché già sono stati giudicati. Coloro che invece stanno a destra sono quelli cui computerà le esibite opere di misericordia, coloro che invece saranno a sinistra saranno quelli che sebbene avevano creduto, tuttavia morirono nuovamente ostinati nel peccato, che sono incolpati delle opere di misericordia non esibite, cioè dei mali perpetrati ostinatamente, sebbene non fossero né infedeli né completamente increduli. Coloro che invece si troveranno nell’alto dell’aria a destra e a sinistra saranno i grandi e perfetti santi del vecchio e del nuovo testamento. Coloro che invece staranno innanzi alla faccia del giudice sono i piccoli salvati con il solo battesimo e i meriti di Cristo.  Dunque gli stanno innanzi proprio dinanzi agli occhi, come ringraziando la sua bontà e i suoi meriti.  Coloro che invece staranno dietro, come dietro alle spalle del Giudice,  sono quelli che morirono nel solo stato di peccato originale, e staranno dietro dichiarando che i meriti di Cristo non li trascurarono.  Maria, tuttavia  starà anche ancor più in alto nel cielo,  davanti alla faccia di suo Figlio, così come stava quando la condusse in Cielo. Noi Sette Angeli la seguiremo, ed altri staranno assieme ai Santi uomini in base al loro grado. Tuttavia quel giudizio non avviene propriamente per noi, ma specialmente per voi. Così dunque ciascuno sarà percepito da ciascun altro come è, e così a ciascuno sarà chiara la sua coscienza anche in modo speciale, ed in modo generale sarà invece chiara quella degli altri, tuttavia dei mali e dei peccati cancellati attraverso la penitenza non sarà mostrato o causato nulla nella conoscenza degli altri, poiché quelli non generano castigo. Saranno evidenti soltanto quelle cose per i quali quelli si dannano e gli altri sono approvati. Sappi anche che negli uomini non soltanto ci sarà la carne che ottennero dai propri parenti ma anche la carne aggiunta mediante quel nutrimento, di cui, non aggiungo nulla, poiché i vostri bene contraddicono quella opinione e la dichiarano - Soprattutto , quello che chiamate “dottor sottile” - e sebbene quel grande dottore dica che non è necessario che, durante la resurrezione la carne che fu nella testa si riformi nella testa e la carne che fu nei piedi si riformi nei piedi, ponendo il celebre esempio della statua liquefatta, e poi nuovamente rifusa con lo stesso bronzo, tu scrivi tuttavia, che la mano sarà riparata dalla medesima carne e dal medesimo osso, e dal medesimo nervo, e così il cuore e il cervello, il fegato e le altre membra poiché tutto lo stesso di integro numero richiede nel numero le medesime parti integre (per parti intendendo tutto un composito, non soltanto una porzione di materia,  così come il tutto essenziale richiede le medesime parti essenziali). Invece la statua fusa due volte non è composta dal medesimo numero di parti. Ma ti dico di più: ma anche quelle parti senza le quali potrebbe essere lo stesso nel numero, come sono i capelli, le unghie e gli altri umori, se saranno riparati , saranno riparati dalla stessa materia nel numero , e non i capelli dalla materia delle unghie né le unghie dalla materia dei capelli, ma i capelli non da tutta la materia dei capelli che fu in vita, né ogni unghia, né ogni capello, ma tanti capelli e tante unghie secondo la provvidenza della superna maestria che le cura affinché non vi sia niente di indecoroso. Sappi tuttavia che quel fianco da cui fu plasmata Eva,  risorgerà in quella,  e non in Adamo, poiché è più intima in Eva che in Adamo. Infatti Dio sopperì a quella di Adamo, togliendo una costola e immettendone un’altra (sappi anche che Dio non abbia mai permesso o permetterà che lo stesso accada regolarmente nella verità della natura della maggior parte degli uomini, né che il seme sia in più persone o gli stessi misteri nel numero dai quali si formano più uomini). Dunque risorgerà in chiunque qualsiasi cosa abbiano dato i parenti, non perché ciò sia sempre purissimo, ma soprattutto poiché fu nell’intenzione della natura in quell’uomo, e allo stesso modo anche le altre parti aggiunte a causa di quel santo nutrimento risorgeranno in giusta quantità. Ma per la stessa ragione Dio arrecherà  ai fanciulli la materia necessaria, senza che gli stessi a causa di questa aggiunta divengano persone diverse, o altri individui,  ed è possibile che qualche uomo nella vita mortale non abbia la stessa materia a causa della continua dissolutezza delle parti, ma l’una e l’altra,  e da ciò sembra che sia vera quella opinione che la materia sia la stessa in quest’uomo per equivalenza poiché la porzione di materia prima di ciascuno è conveniente ad ognuno, poiché in quel modo qualsiasi cosa viene da ciascuno,  ma allora gli compete soltanto nel modo in cui si trova sotto forma di quel corpo misto, poiché così sia deciso per decreto, ed in questo modo ciò  è di questa forma o anima, ed è informata da quella seconda materia, cioè da questa forma mista e non da altro. Da cui  la stessa forma mista informa  nei piccoli una piccola materia e negli adulti e nei provetti una materia lungamente maggiore,  e poco alla volta tutta quanta può divenire nuova sotto la forma della medesima corporeità. Si vedrà se invece questa forma sia anima in modo che equivale alla forma del misto  o se sia equivalente ad una altra forma che l’anima perfezioni,  così come una forma aggiunta:  o è o non è altra o  dopo la separazione dell’anima quella stessa torna nel numero, affinché sia lo stesso corpo e se questo ritorno non piace, piacerà che si confessi una pluralità di forme ( così vedi che la materia viene richiesta per l’identità naturale perché seconda e non prima), non che furono più pure, ma che furono concesse maggiormente  per intenzione di natura affinché aumentassero quell’uomo, più che lo restaurassero.  Dove vedi che Pietro, resuscitato,  non avrà la stessa carne nel numero che possedette in vita per qualche determinato tempo. Quando dunque diciamo che si deve ricreare la carne più pura, per “più pura” si deve intendere quella che fu d’intenzione naturale, non che fu più pura, sebbene nella sua nuova creazione sarà più pura di ogni carne avuta in vita. Dio può infatti ricreare non solo ogni cosa che fu corrotta, ma anche che fu completamente annientata, da cui il dottore che chiamate Angelico,  non negò in ciò la divina potenza ma mostrò che era più facile far risorgere un uomo che l’altra cosa, per il fatto che l’anima o la forma, dopo la corruzione resta, così come la medesima materia, e così non avviene nelle altre cose.  Per cui fu facilissimo per Cristo risorgere poiché la carne era rimasta la stessa, ed anche l’anima. Risulta più difficile, invece, riparare il corpo di quello che non è più lo stesso,  e l’anima si è corrotta o finisce di essere. Tuttavia per Dio non vi è nulla di difficile o di ancor più difficile. La resurrezione invece non è naturale, ma soprannaturale, poiché avverrà a causa di un agente soprannaturale. Sarà tuttavia naturale,  poiché non violenta, e il passaggio di tale forma avverrà naturalmente. Tutti saranno visti della stessa età, ma non della stessa statura, quantità, come dicono i vostri.  Sebbene nella quantità non vi sarà una così grande distanza, poiché tolti gli impedimenti a crescere uno non sarà più così tanto maggiore dell’altro. Ci saranno tuttavia in ogni situazione cose molto simili,  ed infine i corpi di tutti saranno immortali, poiché non potranno morire più, né sopportare passioni corruttive o distruttive, ma ciò non avverrà per tutti in base ad un conferimento, cosa di cui parla bene il vostro dottore Escoto. I corpi dei beati saranno splendidi per divina virtù, e colorati di magnifici colori, ma non propriamente saranno limpidi o trasparenti. Tuttavia gli occhi dei beati saranno più limpidi di quanto lo fossero nella vita mortale, e dunque più visibili anche per essere visti dall’interno, e sarà veduta l’armonia dei corpi mediante similitudini degli occhi, ma le cose che non sono colorate, né lucide non saranno viste. Sarà firmato altresì un patto,  che quando il beato avrà voluto che sia occultato la sua luce o il suo colore,  Dio lo occulterà, e ciò non avverrà grazie alla virtù dell’anima, ma di Dio. La luce del corpo glorioso  può essere vista anche dall’occhio mortale, così come si vedono le medesime cose con qualche riverbero del sole, e per questo è stato detto in che modo un corpo può essere assieme ad un altro. Né i beati gioiranno delle pene dei dannati in sé, anzi le disprezzeranno ancora di più, se piacesse a Dio, e glielo ordinasse che così vogliano. Dunque non peccano non volendole, ma si allietano invece della giustizia divina e della sua misericordia che non li abbandonò nelle pene, ma né permise di meno di quanto avrebbero meritato.  Il giusto godrà nel vedere la vendetta [Salmo 58,11] , cioè, si rallegrerà della giustizia con la misericordia del vendicatore, e laverà i piedi nel sangue degli empi [Salmo 58,11], cioè avranno le loro mani nude e immacolate durante tale punizione dei peccati, poiché non ci si allieta del male e delle pene degli stessi peccatori, ma soltanto della giustizia e della misericordia di colui che vendica, e dell’umanità di colui che punisce. Inoltre ti dico che lo stesso Dio seppur anche vuole quelle pene, difatto non le brama; desidera piuttosto, che essi non fossero degni di quelle pene, e allevia le stesse quanto lo permette la sua giustizia (…) sebbene anche qualora non le volesse comunque non sarebbe per questo ingiusto, nonostante , giustissimamente, le voglia. Quel Giudice apparirà in quel giudizio in forma umana, non divina,  sebbene non nasconderà ai beati la sua Essenza. Altri , tuttavia, allora non la vedranno, a meno che non siano quelli che già dapprima lo vedevano. I reprobi, i morti nel solo stato di peccato originale e coloro che non sono beatificati, non la vedranno fino a quando durerà il giudizio, ma coloro che devono essere beatificati vedranno allora Dio, quando Cristo dirà: , benedetti del Padre mio, [Matt 25, 34]. Gli altri dunque non lo vedranno o per non gioirne o per non vederlo senza gioia, ovvero perché il bene più grande è la gioia della visione di Dio. Questo è infatti il sommo bene!  Ma affinché il sommo bene non sia concesso ai malvagi, non vedranno la luce della divinità e poiché quel giudizio è pronunciato da Cristo Signore, dunque nessuno, a causa di tale giudizio vedrà la divinità ma l’umanità di Cristo mentre la sua maestà sarà veduta innanzi a tutti gli Angeli e a tutti gli uomini. Giustamente i buoni come anche i malvagi vedranno la sua maestà, ma i malvagi e i dannati se ne rattristeranno, , considerando quanto bene perdettero,  e quanto offesero una così grande maestà. Coloro che morirono soltanto nello stato di peccato originale,  godranno dell’aspetto di Cristo, in quanto che potranno vederlo, poiché nessuna tristezza sarà in loro, bensì ogni gioia che potrà aversi nella visione della divinità. Da allora ogni cosa sarà perpetua, non vi sarà nessuna corruzione, nessuna generazione nessun moto locale. I beati e i piccoli non battezzati cammineranno e cambieranno luogo, (…) poiché allora saranno su, ora giù, ora davanti ora dietro. Anche la vista e l’udito saranno rinnovati ed allo stesso modo i pensieri e i desideri saranno nuovi. Ma non ci sarà nessuna nuova sostanza, né la vecchia verrà distrutta,  né vi potrà essere un eterno scorrere delle nuove sostanze,per il fatto che gli individui non sono infiniti. Sebbene la generazione possa perpetrarsi con la reiterazione degli individui, i quali, durante il loro ritornare,potrebbero ottenere altri e diverse apparenze [accidenti], o altri stati e condizioni,  e non solo lo stesso stato e la stessa condizione, come riteneva Platone. Non ci si deve dunque meravigliare se Dio creò il mondo dall’eternità, (…). È possibile tuttavia concepire senza contraddizione che il mondo fosse sempre esistito nonostante sia stato creato da Dio, cosa in cui  i vostri dibattono in modo acceso, ma dovrete immaginarlo così procedendo da questo tempo verso i tempi passati, perché Dio aveva potere già diecimila anni  prima di creare il mondo, o ventimila,  o centomila e mille migliaia ancora prima e così ancor prima all’infinito e dunque, così come viene collocata la volontà divina in tali tempi così remoti potrebbe esserlo anche questo e così ulteriormente all’infinito. Non si deve dunque porre un primo istante in cui qualche creatura esista dall’ eternità, poiché è contraddizione dell’eternità immaginare un primo istante. Quando dunque i vostri collocano segni  nell’eternità, parlando di primo istante odi secondo istante, non si intende l’inizio dell’eternità o dell’eterno,  ma la presupposizione, poiché nell’eternità si intendono pre intesi l’uno e l’altro e si presuppone l’uno dopo l’altro così come la luce del sole se fosse eterna, presupporrebbe il sole, o l’effetto eterno ed una causa eterna. Dunque si dice in primo istante intendendo il sole, e in un secondo istante la luce,  cosa di cui hai già ascoltato altrove.  Per questo, quel famoso dottore che chiamate solenne, non correttamente negò l’effetto eterno come possibile! Ecco ti ho dichiarato quelle cose del Giudizio Futuro e della Resurrezione dei Morti  in cui siete soliti dubitare. Fuggi dall’errore di coloro che affermano che il giudizio viene egualmente atteso sia dai giusti che dai malvagi in modo in cui né i buoni gioiscano della beatitudine eterna né i malvagi si dolgano  delle pene, prima di quel Giudizio Universale, poiché ciò è falso!Infatti con la morte ciascuno sarà giudicato, ed allora vi sarà una separazione generale. Fuggi anche l’errore di quelli che negano che dopo la morte l’anima di qualcuno venga purgata, prima di meritare di avere la beatitudine, ma è vero invece, che nel Purgatorio non vi è una pena così grande come nell’Inferno, poiché li c’è la speranza e la gioia e speranza di beatitudine, né si deve dire che coloro che si purgano, non sappiano dove siano, se all’Inferno o nel Purgatorio, come il confessore della Beata Brigida, ferventissima sposa di Cristo, scrisse male, allo stesso modo di qualche altra vergine. Non le fu rivelato infatti così, che l’anima che si purga non sappia se sia all’infero o in Purgatorio , ma le fu rivelato che sia grande la pena e che sia simile alle pene dell’inferno in ragione della detenzione in un luogo così infimo e così come, infatti ,dove sono vedono la carità  o la grazia, in se stessi si affliggono della medesima attesa così come quelli che attendono grandi delizie e una grande gioia, desiderano infatti la somma beatitudine e conoscono quanto bene sia in essa e ne sono impediti dal conseguirla, e dunque tale attesta è per loro molesta. Infatti la speranza che si arreca loro  affligge l’anima. Quelle anime sono anche detenute in qualche luogo, e la detenzione le affligge , ma non tanto e propriamente quanta affligga i dannati, poiché questi pazientemente sopportano, e sopportano quella tristezza affinché appaghino il loro Dio che amano, e si dolgano di aver peccato  e di aver offeso Dio e di essere stati durante la vita mortale, negligenti a pentirsi .Da quell’attesa e da quella detenzione , in luoghi vili, come la terra, il ghiaccio, o qualche dimora o altra cosa corporea e tetra e elementale,  che sono vili per coloro che desiderano le dimore eterne,si rattristano. Allo stesso modo il ricordo delle passate grandezze e negligenze,  e pigrizie,  aumentano non poco la tristezza, e per chiedere perdono, vogliono e maggiormente desiderano tali ansie e in questo si fanno simili ai pellegrini penitenti e che domandano la misericordia. Ma non meriteranno nulla di più che meritarono, e soltanto chiedono perdono e senza meritare ulteriormente. E così sono diversi e simili a quei pellegrini che chiedono perdono senza meritare e quando cadono prima della dovuta giustificazione, diminuiscono l’aggiunta penitenza.


FINE DEI SERMONI

Ecco ascoltasti i molti Sermoni e le affermazioni del Signore e molti altri te ne saranno rivelati. Queste cose sono state scritte affinché sappiate a quale opinione dei vostri dovete aderire e se in qualche modo non furono bene comprese, lo siano così come sono state esposte. Il Signore, invece fece l’ultima cena durante quella luna di marzo, che voi calcolate come quattordicesima, che fu il primo giorno degli azzimi,  e poteva dirsi prima del giorno festivo, sia perché quell’ultima parte di quel giorno era festivo che per il fatto che tutti gli altri giorni restanti non erano festivi. Correttamente opinano così i latini contro alcuni Greci, che vogliono fingere che Cristo avesse consacrato il pane fermentato. Cristo non proibì la consacrazione del pane fermentato in altri giorni o periodi. Egli tuttavia in quel momento consacrò il pane che allora si mangiava. Durante quella cena, inoltre, il Signore fece un ultimo sermone pieno di carità e di amore che quel devoto Bernardo, ed altri dei vostri esposero non in modo sconveniente . Non è necessario scrivere cose nuove, riguardo alle quali avete già i vostri dottori. Vedesti, invece, che toccai soltanto quelle cose che i vostri non dicono o se ne parlano non sanno se sia proprio così e  manifestai le cose su cui i vostri aspramente dibattono,in relazione a cosa si debba tenere per giusto e quale opinione da voi debba seguirsi. Pertanto ti manifestai con le mie rivelazioni non soltanto le cose che hai veduto nelle estasi in quella ruota celeste, ma anche quelle dei Sermoni di Giovanni Battista e dei Sermoni del Signore. Scrivi tutto attentamente e metti da parte gli scritti affinché in quel tempo siano utili al pastore e al suo gregge, poiché allora ci sarà di tutti gli uomini  un solo ovile ed è giusto anche che ci sia una sola fede, una sola dottrina,  una sola credenza di tutti gli uomini nelle cose di Dio , e siano eliminate così tante e diverse opinioni. Né, tuttavia, da me sono state eliminate tutte le opinioni divergenti o dichiarata ogni cosa. Molte cose infatti sono riservate al Pastore Eletto per quel felicissimo secolo. Tu presto riposerai con i tuoi padri e ti aggiungerai al tuo popolo. I tuoi figli saranno perseguitati in molti modi , sia da loro stessi che da altri, poiché la bellezza non può essere perfetta. Pochi sono gli eletti, pochi i perfetti,  tuttavia, grazie a te , conserverò loro ed altri, affinché divengano più forti di Adamo (ed infine eliminate le impudicizie, anche egli sarà come Cristo), e pertanto vi sarà un solo ovile dei francescani, dei domenicani e di altri. Cesseranno le divisioni, l’unità passata sarà restituita, e tutte le membra si troveranno sotto il medesimo capo e tutti i singoli ovili saranno parte di un unico ovile di Cristo e così come quattro sono gli Evangelisti, così quattro saranno le regole di vita a e non se ne istituiranno altre e se lo saranno, sarà necessario eliminarle in quel tempo (felice) ed ogni religioso militerà sotto la regola di Basilio,  di Agostino, di Francesco o di Domenico. Chiudi il libro scritto e riponilo in un luogo sicuro,  fino a quando Dio permetterà che lo stesso venga aperto,  e che a poco a poco giunga nella stima degli uomini, e chi avrà voluto avere il libro, già noto in parte, non lo potrà avere se non sarà stato ultimato ed ordinato per esercitare il suo compito, che non solo sarà compreso dal Pastore ma anche da coloro che con tutto quanto l’animo, vedo che lo seguiranno, la maggior parte dei quali si troverà nella città di Firenze, come capitale della religione, e non per autorità, poiché Roma è la capitale per diritto; ma per sostegno nessuna città sarà più aderente alle cose di Cristo di essa. E la stessa sarà conservata come altrove ti ho detto,  per la liberazione dell’Italia intera dagli stranieri e sarà necessario che avvenga o con ogni sorta di concordia, o con una perfetta unione, prima che ci sia un solo ovile. A te frattanto, fino a quando non ti parlerò nuovamente nella tua sola anima, nella quale ti vedrò fino al termine del generale giudizio futuro, e poi anche ti vedrò nel corpo glorioso, ti dico addio, poiché non ti sarà rivelato altro! Addio, scrivi e metti da parte quanto detto !

E così la visione scomparve, ne l’Angelo venne da me ulteriormente ad istruirmi ed io compilai il libro, lo ultimai, lo chiusi e lo siglai , finché Dio non invierà quello che lo aprirà e dapprima in segreto e poi pubblicamente annuncerà le cose che sono contenute in esso.

Vieni Signore Gesù!

Mandaci il Pastore Promesso

Che la grazia del Signore Nostro Gesù Cristo sia con tutti coloro che lo attendono … Amen.

 

 

 

 

 

 

 

[1] L’antico adagio ascetico era “ nudus nudum Christum sequi ” – nudo vorrebbe seguire il Cristo nudo. Espressione che ricorre già in S. Girolamo [Epist. 125 n. 20]. Nel XIII secolo  ottiene nuova pregnanza e la riportano altri autori come M. Bernards e Mens.