I SERMONI DEL BEATO AMADEO DA SYLVA : VIII° SERMONE DI NOSTRO SIGNORE GESU'

OTTAVO SERMONE

Il Giorno seguente dopo la Trasfigurazione, mentre scendevano dal monte [c.f.r. Mc 99] , furono circondati da molta folla [c.f.r. Mc 9,14] e uno della folla portò suo figlio, posseduto da uno spirito muto [Mc 9,17] come è scritto nel Vangelo, curato il quale, interrogato in segreto dagli Apostoli sulla varietà e potenza dei demoni e sul motivo per il quale essi non avevano potuto scacciarlo [c.f.r. Mt 9, 28] ,egli disse loro queste parole, spiegando perché alcuni erano detti sordi ed altri muti:

{Dio è spirito [Gv 4,24 ], che racchiude dentro di sé sia le cose spirituali che quelle corporee in modo di gran lunga più perfetto di quanto non siano in se stesse e può creare ogni cosa, e tiene in Sé ogni cosa come modello di tutto, in quanto ha conosciuto ogni cosa, discerne ogni cosa, e niente è in Lui ignoto, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi [Ebr 4,13] e sempre esse furono in Lui in molte maniere diverse. In primo luogo, tuttavia, prima di ogni cosa creò spiriti perfetti non congiunti a un corpo. Tuttavia non creò solo lo spirito, ma anche un grande corpo, che è il luogo gradevolissimo sia per gli spiriti che per gli uomini e immensamente sereno per quegli spiriti che i vostri perfidi sadducei negano[1]. All’inizio furono stabiliti i comandamenti che, se li avessero osservati, ne avrebbero tratto beneficio, se invece li avessero disprezzati sarebbero stati rinchiusi in un carcere eterno e Dio minacciò di portare loro via la conoscenza che avevano di Lui, non vedendolo, ma conoscendolo con quella più perfetta conoscenza, che si può avere senza la Sua visione, tolta la quale, sarebbero stati obbligati ad ottenere la conoscenza dalle creature. Disprezzando dunque i comandamenti di Dio, dovevano essere privati dell’eccelsa dimora celeste, introdotti a forza nell’abisso, privati dalla massima conoscenza, e resi desiderosi di avere la vile conoscenza dei più vili. Tanto grande fu la loro superbia da rifiutare non solo di rispettare i comandamenti di Dio ma anche da disapprovarli completamente. Il Diavolo principe di questo mondo, volle salire al Cielo fino al settentrione [c.f.r. Is. 14,13]: non volendo Dio, volle esser reso egli stesso Dio e non volle adorare quell’uomo che Dio volle rendere tale , ma disprezzò Lui e Sua Madre e tutta la Sua progenie. Si consumò d’invidia e arse d’ira! Credendosi il primo bramò di essere superiore a tutti gli altri e disprezzò Dio che lo creò. Non volle accogliere i moniti della sua salvezza, ma incoraggiava piuttosto gli altri spiriti che lo seguissero nei suoi malvagi propositi ed esortazioni. Trascinò con sé molti spiriti di ogni ordine, ma Michele Principe del popolo di Dio, combatté contro di lui e i suoi Angeli [c.f.r. Ap 12,7]. Non vollero convertirsi né lui, né i suoi, sebbene lo volesse Dio che li aveva creati e non vollero seguire i moniti del pietosissimo e paziente Padre. Infine furono privati del modo perfettissimo di conoscere Dio, sia al di la della conoscenza dei beati, che del modo con cui conoscevano facilissimamente altre cose. Si trovano abbattuti all’interno dell’oscurità di queste tenebre e, una volta rimosse quelle conoscenze, che erano state loro infuse, furono abbandonati nella loro pura conoscenza naturale. Pertanto possiedono quella conoscenza di Dio e di altre cose che il loro intelletto può avere senza alcun dono infuso, la quale conoscenza non eccede quella delle anime, che sono senza corpo, ed è un po’più grande di quella degli uomini mortali. Né essi conoscono tutti allo stesso modo ( inoltre tra di loro vi sono spiriti rozzi, che sono in un certo senso come ottusi in confronto agli altri), poiché nonostante abbiano la medesima natura simile a quella che possedevano priva che peccassero, non tuttavia possiedono i medesimi doni ed erano molto più belli quando erano ornati di quei doni, cosicché ora sembrano bruttissimi rispetto a quella precedente bellezza. E così come quel dono di conoscere Dio, e gli altri doni attraverso il medesimo “Dio conosciuto”,  non era uguale per tutti, bensì maggiore e più intenso per gli spiriti maggiori, mentre di natura inferiore e più semplice negli spiriti inferiori, così, perduto quel dono, rimase nei maggiori una inclinazione maggiore a conoscere. Infatti coloro che avevano veduto in modo più acuto ricordavano per mezzo di quelle cose che avevano veduto ancor più chiaramente che con i propri occhi , mentre quelli che avevano veduto in modo più limitato ricordavano in modo più debole. A causa di tali circostanze,  molti di loro cominciarono ad avere una conoscenza ancor più inferiore, e sebbene si istruissero per così tanto tempo, sempre tuttavia restano inferiori, né attingono ad intelletti superiori. Quindi, tra di loro c’è come un regno ed una gerarchia, perché gli spiriti inferiori sono istruiti da quelli maggiori, ma non ne sono illuminati, anzi piuttosto ottenebrati , poiché insegnano loro cose malvagie e oscure ed essi le imparano. Alcuni sono così tanto rozzi, da non riuscire a muovere la lingua di coloro che forzano a parlare e per questo sono chiamati spiriti muti; altri non comprendono alcun discorso e sono chiamati spiriti sordi e questi torturano maggiormente quelli che possiedono per divina permissione, poiché si indignano e si adirano desiderando vendetta per il fatto che vorrebbero produrre e sentire qualunque suono e non possono. Esasperati, straziano i corpi ossessi, e non comprendendo  perfettamente le voci degli esorcisti si arrabbiano ancora di più, poiché  vengono costretti a uscire dalle parole e dalla fede di quelli, e non comprendendo perfettamente la forza delle parole, si vedono espulsi e non chiaramente comprendono cosa li spinga ad uscire. Alcuni  più astuti, parlano con il dono delle lingue e comprendono le cose che altri dicono e nocciono di meno agli ossessi, sebbene siano soliti mentire alle anime umane. Dicono molte cose, per quanto siano vere, solo per ingannare in modo più sottile (d’altra parte, il Padre Mio Celeste permette queste cose o a causa dei vostri peccati, o per intimorirvi o per manifestare la gloria di Dio) e quando essi invocano per loro le anime dei defunti e chiedono orazioni ed elemosine lo fanno malvolentieri. Alcuni fingono amicizia nelle vostre case, ma non dovete fidarvi né credere loro: non vi amano, ma vi perseguitano con odio atroce. Si confondono a noi con straordinaria prudenza anche secondo la carne, seppur non nella sua propria natura, come se fosse stata in qualche modo assunta, né tuttavia vi odiano tutti allo stesso modo, ma alcuni di loro vi odiano di meno perché pensano di meno a voi e alla vostra felicità. Gli uomini chiedono oracoli ad alcuni di loro, i quali, talvolta, volendo ingannarli, parlano in modo ambiguo e spesso mentono, altre volte pur non conoscendo cosa dica il futuro, stabiliscono e determinano affinché non sembrino ignorarlo ed inoltre, non conoscendo neanche tutte le cose presenti o passate, rispondono comunque a tutto e dicono cose false, o da sole o miste a qualche cosa di vero e cercano, secondo le proprie forze di ingannare il genere umano. Il popolo conosce gli esorcismi di Salomone affinché essi siano scacciati con la forza concessa da Dio. Voi invece scaccerete tutti i demoni nel mio nome, e non vi servirete più della forza dell’esorcismo di Salomone. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo [form. Esorc.] scaccerete qualunque spirito; e nel nome di Cristo Vostro Maestro direte: Spirito immondo, muto e sordo, spirito maligno io te l'ordino, esci da lui e non vi rientrare più[Mc 9,25] }

- E subito (il demone) uscì fuori –

{Essi sono tutti spiriti immondi , perché tutti prevaricatori e pieni di invidia, tuttavia, alcuni di loro, sono chiamati in modo speciale Spiriti immondi perché si dirigono e vagano in cerca di cose immonde e di sozzure. Sono tutti maligni poiché hanno tutti un cattivo proposito verso gli uomini, tuttavia alcuni di loro, sono chiamati in modo speciale spiriti maligni (perché) si adoperano con speciali malignità, inganni, insidie e astuzie. Sono tutti sordi, poiché non vogliono saperne di agire rettamente, ma alcuni sono più ottusi, e per questo si chiamano sordi, sebbene sordi siano quelli che impediscono i discorsi degli uomini, e che non perfettamente li comprendono. Sono tutti muti poiché non sanno conversare e parlar bene: sebbene alcuni, in modo speciale,  chiudano le lingue degli uomini e impediscano loro di parlare bene. Inoltre molti di loro non sanno come spingere le lingue degli uomini  per parlare e per questo sono detti muti. Così come si chiamano “eloquenti” quelli che parlano come vogliono e in ogni lingua, parlano (anche) molti dei medesimi, sebbene non in modo giusto; infatti non sono demoni dotati di un intelletto così elevato come invece pensano gli uomini. E così come malvolentieri vengono scacciati dai corpi ossessi, così molti di loro sono spesso tenuti assieme ,costretti e malvolentieri , ed in ciò potete notare la loro stoltezza in cui non sarebbero incorsi se non avessero perduto Quell’ Illustre (Creatore) e quel dono di conoscenza. Quell’immagine, infatti, per mezzo della quale Dio viene conosciuto separatamente per come è, li rendeva espertissimi e solertissimi indagatori di ogni cosa, possedendo la quale non sarebbero potuti essere ingannati e tanto più quella immagine era più perfetta, tanto fu straordinaria quella avversione verso il Creatore così chiaramente conosciuto. Ma la loro presunzione fu tale da non accorgersi della privazione di un bene così grande! Non potevano sopportare di vedere che un bene così grande per gli uomini era per loro orribile, e come allora essi conoscevano in modo più chiaro, amavano in modo più dolce e si rallegravano maggiormente, così dopo che furono scagliati via e spogliati dei loro doni, quelli che maggiormente conoscono, (ora) soffrono e si rattristano maggiormente, e maggiormente odiano quelle pene. Li affligge la prigionia forzata, la più vile considerazione che sopportano mal volentieri affinché si avveri quel detto: ma i potenti saranno esaminati con rigore [Sap 6,6]. La natura dello Spirito è da se stessa chiara e limpida, ma ornata di quel dono di conoscenza e d’amore o circondata da una veste di carità, brilla e risplende! Così come la medesima natura senza quegli ornamenti appare oscura, allo stesso modo presso gli uomini il corpo nudo appare essere molto indecente, ma se viene invece coperto di bisso e di porpora è ritenuto illustre e dignitoso. Se vedeste lo Spirito Buono ovvero l’Angelo Santo da una parte, e l’Angelo maligno dall’altra, immaginereste il primo ornato di pietre preziose e perle, l’altro imbrattato di fango ed escrementi, poiché colmo d’odio e malvagità e sprovvisto di qualunque ornamento. A voi , rozzi, che non siete ancora purificati, dico queste cose: sarete purgati quando il chicco di grano caduto in terra sarà morto, allora produrrà molto frutto [Gv 12,24]. Allora voi vivrete! Prima tuttavia è necessario che io predichi a voi, non secondo quella grazia che vi darò, dopo che vi avrò mandato il Paraclito, ma secondo la vostra attuale capacità. Infatti vi trasmetterò allora quell’autorità che, un giorno o l’altro, tutti coloro che crederanno possiederanno attraverso di voi. Allora, infatti, tutti i credenti, all’inizio di quella conversione del mondo, nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno [Mc 16,17 ]. Voi ora farete queste stesse cose e ne farete di più grandi [Gv 14,12] quando anche i vostri discepoli potranno fare cose dello stesso genere. Perché dico farete loro le cose che ora fa il figlio dell’uomo, di più grandi  e non solo per loro ma anche per tutti? Quando infatti, il chicco di grano muore, allora porta molto frutto. Ed infatti io e voi faremo quelle cose e ne farete di più grandi [Gv 14,12], tuttavia non voi , ma Io invocato da voi! E neppure Io da solo, ma assieme a Me, anche il Padre Mio unitamente allo Spirito che da Lui procede,  faremo assieme tali cose per voi! Qualsiasi cosa il Figlio avrà visto fare dal Padre Suo; anche il Figlio le fa [Gv 5,19] e anche lo Spirito di Entrambi non può non fare le cose che fanno ciascuno di Loro, dai quali il medesimo Spirito procede. Vi è una unica volontà in Tre Persone! Inoltre vi è in uno qualcosa di comune a tre: che  è certamente la volontà. Inoltre il Signore è in Tre Persone ciascuna delle quali ha la medesima conoscenza e la medesima volontà, che è conoscenza e volontà di Dio, e volendolo Dio, lo vogliamo anche Noi Tre, perché non siamo altro che Dio, né Dio è altro da Noi. Nessuno di noi può servirsi di altra volontà, intelletto o potenza, diversa da Dio che è tutto in Noi Tre, stessa volontà che si serve dello stesso intelletto e della stessa potenza. Appartiene a Dio conoscere ogni cosa, potere ogni cosa, volere ogni cosa vuole. In verità , Io e il Padre Mio assieme allo Spirito Santo siamo lo stesso Dio, e pertanto non ci accordiamo volendo qualcosa, poiché la volontà non è diversa, ma è la medesima volontà di Dio! Per questo motivo,  nessuno di Noi può servirsi di una volontà senza l’altro , poiché sebbene siamo Tre che vogliamo, non tuttavia vogliamo per la ragione che siamo tre, ma per la ragione che siamo uno, che siamo Dio; ma ora non potete comprendere queste cose. Tuttavia ricordatevi delle mie parole: quando accoglierete lo Spirito Consolatore! Interrogai il padre da quanto tempo il Demonio opprimesse il figlio  [c.f.r. MC 9,21] non perché non lo sapessi, ma affinché tutti ascoltassero la ferocia di uno spirito maligno, e conoscessero la potenza di Dio: quanto infatti la malattia è più durevole, la guarigione è ancor più straordinaria! Ma voi non poteste scacciarlo, poiché io non  permisi che lo faceste, in quanto avevo riservato per me questo miracolo innanzi a quella folla né questa specie di demoni si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera e il digiuno [Mc 9,29 Mt 17,21]. Infatti sono immondi e disprezzano le cose pure. Ecco, il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini, sarà flagellato [Mt 20,19] e coperto di sputi e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà [Mc 9,31 – Mt 17,23] }

Queste parole il Signore Gesù disse ai suoi discepoli.  Essi però allora capivano poco, ma poi si ricordarono e compresero ogni cosa. E a  Giovanni che gli diceva: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri» [9,38] ,

Gesù gli rispose:

{ Non glielo proibite Chi non è contro di voi è per voi [Mc 9,40}.Sembra aver detto altre volte il contrario: { Chi non è con me è contro di me e chi non raccoglie con me, disperde [Mt 12,34; Lc 11,23]}.

Vedi, o uomo di Dio, che una cosa è non essere con Dio, altra cosa è non essere con l’uomo. Chi non è con Dio è contro di Lui! Chi non è amico di Dio è per decreto stabilito suo nemico, né vi può essere una via di mezzo, come cioè quello che non sia né amico né nemico. Chi dunque non raccoglie, disperde . Chi non compie ciò che è utile fa già qualcosa che non è necessario. Non obbedire ai comandamenti, significa agire contro di essi, ma chi non è contro il prossimo è per lui! Chi infatti non odia il suo fratello, lo ama. Chi non disprezza, stima e chi non danneggia, aiuta. Tuttavia, chi non aiuta quando serve, danneggia e chi non ama quando serve odia; chi non impedisce coopera e chi non assiste quando serve,impedisce. Chi non è contro di voi è per voi e  chi non è per voi quando serve è contro di voi. Da queste cose potrai cogliere un duplice senso di quel detto Chi non è con me è contro di me affinché sia inteso con riguardo a Dio, chi non è con il Quale, per l’unione della grazia è contro di Lui, e se volessi che sia inteso con riguardo all’uomo, è necessario aggiungere così:  Chi non è con me quando mi serve è contro di me. Infatti se con il Suo aiuto, sarei rimasto in piedi, non aiutandomi invece caddi. L’aiutare infatti, sarebbe stato motivo di salvezza, il non aiutareinvece, fu causa di rovina. Chi dunque non è contro qualcuno o per luiquando è necessario, è contro di lui e pertanto quelle due frasi  non sono tra loro in contraddizione. Ma queste e altre cose le dichiarerà il pastore, al quale Dio concederà discernimento e sapienza.

- SULLA PREDESTINAZIONE IN DIO [2]

(dialogo intorno a Mt 11,20)

1.Ascolta ora ciò che nel seguente capitolo disse il Signore: { Se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra [Mt 11,20]}.I vostri si meravigliano e non senza ragione, per quale motivo il Signore avesse compiuto miracoli laddove sapeva che gli uomini non gli avrebbero creduto e dove invece sapeva che gli avrebbero creduto come a  Tiro e a Sidone non volle compiere quei miracoli! Tanti miracoli fece infatti sia a Betsaida che a Corazim e a Cafarnao ma nessuno gli credette. Se infatti sapeva che non gli avrebbero creduto a quale scopo fece così tanti miracoli? E poiché fece tanti miracoli, pare aver atteso invano la loro conversione, come se ignorasse o dubitasse se si sarebbero convertiti o meno! Gli uomini si lamentano della seguente cose: perché Dio creò coloro che sapeva sarebbero divenuti malvagi? E allo stesso modo, perché assegnò comandamenti a coloro che sapeva non li avrebbero rispettati? Queste cose affliggono molto gli animi umani, ma se tu prestasti bene attenzione alle cose che ti dissi durante una delle tue estasi[3], potresti  ben risolvere queste difficoltà! I vostri credono,  riflettono  e si lasciano turbare dal pensiero seguente: che Dio dapprima seppe e poi volle e fece, cosicché conoscesse coloro che sarebbero divenuti malvagi e trasgressori, e soltanto dopo volesse crearli e dispose di dare loro la sua legge o i suoi comandamenti. Dapprima conobbe coloro che non avrebbero creduto, e immediatamente dopo volle compiere miracoli e li fece, e sempre prima,  conobbe anche che altri avrebbero creduto ma non volle compiere miracoli per loro. Se così fosse, quello che è completamente straordinario diverrebbe assurdo,perché  farebbe miracoli ben sapendo che non ci sia futuro a causa  dei medesimi, agendo così in modo vano, senza ottenere né raggiungere, pertanto,lo scopo della sua azione. Ma tu non devi pensare così ma rifletti invece nel modo seguente. Dio, un primo luogo, parlando secondo il vostro modo di pensare, volle che ci fossero gli uomini e dispose di dare loro i suoi comandamenti, cosicchè se li avessero osservati si sarebbero salvati e se, al contrario, li avessero trascurati sarebbe morti. Successivamente conobbe coloro che sarebbero divenuti trasgressori e non si sarebbero risollevati e se anche si fossero risollevati sarebbero caduti senza speranza di risorgere. Non li creò tuttavia come per vederli divenire malvagi , o non li volle creare per dannarsi:ma volle soltanto dare loro i suoi comandamenti , e per un tale tempo li vide, ma soltanto alla fine esser divenuti malvagi o dannarsi. Perciò  per nessun ulteriore attimo li vide malvagi, se non effettivamente per il tempo in cui realmente furono malvagi e pertanto dannati, o per il quale si danneranno o si dannano. Dunque non è vero che li vide dapprima malvagi e poi li volle creare, ma per un certo tempo li volle creare e per un altro li vide effettivamente malvagi! Non prestare attenzione a quella deprecabile opinione  che sostiene che Dio in modo assoluto abbia voluto salvare qualcuno, per manifestare la sua misericordia, mentre abbia voluto sempre in modo assoluto condannare qualcun’altro , per far risplendere in eterno la sua giustizia e successivamente volle salvare il primo, senza aver voluto o predestinato in modo particolare qualcun altro  e condannare il secondo. Non devi ritenere questa opinione valida perché è pericolosa, né devi ritenere valida anche l’ opinione di quell’altro dottore, che chiamate “sottile” [4] secondo cui in un primo momento furono predestinati Pietro e Giuda, e che  per Pietro abbia voluto la salvezza mentre la dannazione per Giuda, che in un secondo momento nuovamente abbia voluto la grazia per Pietro e non per Giuda, e infine, in un terzo momento, Pietro e Giuda cadono , ma a Pietro aveva preparato il rimedio, mentre a Giuda no: e così salva Pietro e danna Giuda a causa dei peccati commessi. Ciò sostennero quelli; così come quello che innalzate su tutti gli altri disse in modo anche molto più crudo che: Dio predestinò in modo assoluto taluni alla pena ed altri alla gioia, e quell’altro  che raccoglie le sentenze lo imitò; ma queste cose sottili, presso di voi si fanno ancor più sottili, ma presso Dio sono davvero stupide. Il celebre ipponense[5] è origine presso di voi di una opinione giusta, che il maestro delle sentenze[6] segue alla lettera. Sebbene il celebre africano aveva spesso opinato il contrario, cioè che tuttavia Paolo , vaso di elezione,che voi ritenete acutissimo, avesse precluso a tutti il modo di indagare questo mistero , poiché lo stesso infatti esclama: “O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? [Rom 11,33], ed anche perché  lo stesso lasciò tutto alla volontà di Dio quando disse: Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell'uomo, ma da Dio che usa misericordia [Rom 9,16]e Dio quindi usa misericordia con chi vuole e indurisce chi vuole [Rom 9,18]. Pertanto, (a tenore di queste sentenze) tutte le vostre questioni o risoluzioni in questa materia, sarebbero per così dire incomprensibili, ovvero lasciate nella divina volontà, poiché così piacque a Lui e così volle, e li vi fermate e dite che Dio abbia fatto questo o quello, perché così Gli piacque. Ma stai attento, fratello mio, alle mie parole. Paolo  fu vero vaso d’elezione , né ignorò questa cosa, ma in quel tempo in cui così tante nuove cose difficili pullulavano quotidianamente nella Chiesa di Cristo, come ad esempio il Sacramento dell’Incarnazione, la Resurrezione, l’Ascensione e il Massimo Sacramento dell’Eucarestia, non volle parlare di quelle cose che sono comuni a ogni legge e ad ogni stato, tutto occupato a dover dichiarare quelle cose che erano le più difficili, che riguardavano la Nuova Legge di cui era stato reso Apostolo e poiché la questione e il dibattito sulla prescienza e sulla predestinazione di Dio non toccava specialmente la fede in Cristo, ma era una questione comune tanto alla legge antica quanto ai filosofi, Paolo dedito a proprie cose e ad altre,  non si curò di spiegare le cose comuni a tutti, ma a quelli che gliele domandavano, rispose con il motto del profeta Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? [1Cor. 2,16 Rom 11,34], e Dio quindi usa misericordia con chi vuole e indurisce chi vuole [Rom 9,18]poiché Dio aveva detto a Mosè:farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia [Es. 33,19] cosicché (Paolo) scagliava nuovamente dardi verso i Giudei , dai quali gli erano stati scagliati a loro volta, e non si curava di dichiarare cose comuni, essendo intento a cose speciali. Il suo lavoro era mostrare che Cristo fosse il Figlio di Dio vero e consustanziale, così concepito, così nato, così morto, così tuttavia vivo in perpetuo. Non si curava allora delle lamentele antiche e comuni a tutti, perché la mancata conoscenza delle medesime non era  utile allo scopo della fede cristiana e affinché non pensaste che Dio abbia una tendenza acciocché agisca rettamente , mancando  giustamente di un progetto, di un giudizio o di una ragione , mentre decide le cose da fare per sé .Per questo  disse così- , mentre introduceva l’esempio del vasaio [7][Rom 9,19-24] . Ti rivelerò ogni cosa se in Dio vi sia qualche ragione o qualche disegno con riguardo alle cose che compie e se la sua volontà si conformi a tale disegno o a tale ragione. Infatti se li non vi fosse alcuna ragione, o progetto in che modo sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie? Se infatti le cose avvengono perché così Gli piace, è facile capire  per quale ragione questo sia così e quello no. In che modo i giudizi di Dio sono come il grande abisso? [Salmo 36,7] E se ragione e progetto precedono quelle cose che esistono e che Dio vuole creare, in che modo può dirsi che la volontà di Dio è la prima causa di tutte le cose che esistono  e che di Dio avvenga questo: poiché così  vuole?  Dunque non c’è nulla da dover aggiungere, né una ragione ulteriore da cercare e così questo nodo, presso di voi non è ben sciolto. Ti dico invece che è necessario ammettere che in Dio vi sia una ragione di tutte le cose che sono, poiché questo ve lo tramandano i profeti e gli apostoli ed anche lo Spirito Santo, e non parlo della ragione che voi chiamate idea, ma la ragione per la quale Dio fa così. Perché fa così?

Ti dico in primo luogo che Dio conosce ogni cosa non solo prima che esista, ma prima ancora che voglia crearla e conosce le stesse cose in modo chiaro e limpido.
Ti dico in secondo luogo che conosce tutte le proprietà e le caratteristiche di tutte le cose creabili.
Ti dico poi, in terzo luogo, che conosce tutti i modi in cui quelle cose possono esistere.
Ti dico in quarto luogo che conosce un modo migliore di creare quelle cose e che quella cosa, sarebbe meglio  se così venga creata e qualora fosse creata così, sarebbe meglio. Conosce anche un altro modo peggiore  e meno buono e che la cosa sarebbe peggiore se ci fosse quel modo e se essa, fosse fatta così, sarebbe peggiore. Conosce altri modi o egualmente buoni o quasi egualmente buoni.
Ti dico in quinto luogo che conosce quelle cose che possono esser fatte prima che siano con un esistenza così remota e se possano essere fatte in tempi successivi rispetto a quelli in cui esistono o che possano mai esserlo.
Ti dico in sesto luogo che Dio conosce cosa c’è di buono se quelle cose esistano ed anche per quelle di essere proprio così o per una ragione o per l’altra e se fosse buono che le stesse allora esistano, o siano proprio così a causa di una o dell’altra ragione; se,per questa e per quella ragione, siano in modo diverso, o siano diverse dalle cose che esistono o da altre cose ovvero ancora da tutto l’universo oppure se quelle cose non esistessero  sarebbe meglio o per se stesse o per altre cose , proprio per una ragione o per l’altra.
Ti dico in settimo luogo che Dio conosce che questa cosa possa esser fatta con tali apparenze[8] o senza le medesime , sia con altre che siano migliori o peggiori e in modi più differenti o vari.
Ti dico che in ottavo luogo Dio sa che, né l’essere delle cose creabili, né i loro modi di essere, né il loro non essere o il loro modo di non essere possa giovare o nuocere allo stesso Dio in qualsiasi modo.
Ti dico che, in nono luogo Dio conosce cosa sia buono e possa giovare a una cosa o ad altre, che al contrario non giovi a qualche altra.
Ti dico in decimo luogo che Dio non conosce nulla che nelle cose creabili sia puramente malvagio o inutile, ma che sia invece migliore o peggiore, o più buono o meno buono, non soltanto appartenenti alle creature.
Ti dico in undicesimo luogo con riguardo a ciò che presso di voi produce molte conteste, che Dio sa che non possono essere salvati tutti gli uomini per il fatto che, come voi comunemente credete, quelli siano infiniti mentre infiniti non possono esserlo tutti assieme e,  dunque, che non possono essere salvati tutti, poiché non sono salvati se non quelli che sono o possono stare uniti assieme. Infatti, come i vostri filosofi correttamente opinano, l’infinito non può esistere né in una quantità di  dimensioni né in una molteplicità, né in qualcosa che si divide da essi.
Ti dico in dodicesimo luogo, che il Signore conosce contrariamente a voi edalla vostra opinione, che gli uomini non possano essere creati se non in una quantità precisa. È impossibile infatti  che quelle cose che sono massime  siano per se stesse infinite, poiché la natura umana non può dividersi in cose infinite così come la pasta dalla quale si forma il pane non può dividersi in infiniti pani, né gli uomini differiscono mediante le sole apparenze, ed anche se differissero attraverso le apparenze non potrebbero essere date infinite combinazioni, e se anche fossero date infinite combinazioni, allora non esisterebbero da se stesse, ma bensì, per qualche cosa composta da molte altre. Infatti è vera quella opinione che questo uomo e quell’uomo sono cose diverse per se stessi, e non una qualche cosa unica aggregata, e non è vero che tali cose siano infinite, né ciò è conforme alla ragione. Eppure si dicono infinite, poiché innumerevoli rispetto a voi, sino a quando non sarà dichiarato più chiaramente a voi da quel pastore.
Ti dico in tredicesimo luogo, che Dio sa che è buono che tutti gli uomini che possano esistere vengano creati: dico buono, cioè, congruo e utile per loro,
Ti dico in quattordicesimo luogo che Dio sa che tutti gli uomini potrebbero essere salvati e divenire beati, se egli, in modo assoluto li volesse salvare e beatificare.
Ti dico in quindicesimo luogo che Dio sa anche che sia buono e congruo non salvarli se non lo volessero in qualche modo e cooperassero essi stessi in qualche modo, e che pertanto si salvino con quella condizione e da adulti facciano uso del libero arbitrio.
Ti dico in sedicesimo luogo, che Dio sa che sia buono ed opportuno che alcuni uomini fossero preservati in modo assoluto, cosicché vivessero assieme e stessero bene, o vivessero assieme e rimanessero in stato di grazia, e che tutti o venissero così scelti, (sebbene in ciò amministrassero e fossero d’accordo) ovvero altri per loro preparassero dei rimedi, come per il caso del  battesimo per i neonati.
Ti dico in diciassettesimo luogo che Dio seppe che poteva rendere beati tutti gli uomini senza alcun merito, o alcuni di loro o nessuno e che poteva rendere beati gli uomini ricorrendo ai propri precedenti meriti e non senza di quelli.
Ti dico in diciottesimo luogo che Dio seppe che poteva salvare gli uomini senza l’Incarnazione del Verbo ovvero con l’Incarnazione del Verbo, sia con la mediazione di Cristo che senza la Sua mediazione.
Ti dico in diciannovesimo luogo che Dio seppe che anche senza la crocifissione, Dio poteva perdonare gli uomini con la sola volontà di Cristo,  e seppe anche che poteva redimere il genere umano mediante la morte di croce.
Ti dico in ventesimo luogo che Dio conobbe che fosse buono e giusto che qualcosa esistesse in modo migliore, e che tuttavia non sia naturalmente buono o giusto che ogni cosa esista nel modo migliore che può essere stabilito.

Molte altre cose posso aggiungere, che ora tralascio! Che ti sembra non sono forse grandi i piani di Dio? Non ascoltasti forse ragioni insondabili e imperscrutabili? Certamente indecifrabili perché è vero infatti che i giudizi di Dio sono come il grande abisso [Salmo 36,7]! Si deve ammettere dunque che nell’intelletto divino vi siano ragioni incomprensibili ad ogni intelletto creato, e giustamente disse l’apostolo: O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! [Rom 11,33] , e cioè (sono tali) le ragioni con le quali Egli giudica che questo sia fatto e fatto in tal modo, o che al contrari un altro  non sia fatto o  fatto in tal modo; o non per un tale tempo o un tale luogo,  e lo stesso avviene per molte altre cose e le vie del suo procedere verso le creature, cioè le Sue conoscenze e le Sue nozioni delle creature,  sono inconoscibili. Ed infatti sebbene in Dio stesso non vi sia  altro che una unica e sola conoscenza,  si dice tuttavia  che ve ne sono molte,  in quanto si estendono verso tante cose. Poiché pertanto crea tutte le creature dall’eternità affinché abbiano un essere adatto, noto o conosciuto a ciascun altro, conosce cosa sia buono e giusto, e cosa sia invece meno buono e meno giusto per noi che siamo creature, e il profeta giustamente chiamò queste cose inconoscibili:  Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? [Rom 11,34]. Il pensiero del Signore  è il Suo giudizio, con il quale vede e giudica che ciò sia  buono sia che sia fatto così sia che non lo sia. Ti dico, o servo di Dio, che la volontà di Dio è la prima causa di tutte le cose che esistono,  e che non abbia una causa a sé precedente: cioè se in qualche modo la conoscenza e il giudizio di Dio sulle cose da fare preceda il volere divino , perché Dio conosce prima di volere!Giustamente dici infatti che la volontà non viene condotta  se non soltanto attraverso le cose che dapprima conosce,e così anche quella divina, poiché la volontà che per sua natura presuppone l’intelletto, sia nel creare che nell’operare, se non fosse Spirito Santo non procederebbe dal Figlio, ma soltanto dal Padre. Ora invece,  poiché con la  volontà non può creare  nulla, se non sia già conosciuto qualcosa creato dall’intelletto, essa dunque procede da entrambi, come già ti ho detto altre volte. Dunque la conoscenza della cosa creabile e di tutti i modi mediante i quali può esistere, viene pensata prima che Dio la voglia e che la voglia in quel modo. Quella cosa , tuttavia, non è la causa della volizione divina, non soltanto in se stessa, perché Essa è priva di causa essendo divinità, ma non è neanche causa affinchè la Sua volizione trovi termine in essa  nel mentre la vuole o la vuole in un tale modo;  ma la stessa volizione transita liberamente tra tale cosa e tale modo. Dunque la stessa è la sola causa soltanto affinché qualcosa sia in un tale modo.  Ti dico in più che non solo la conoscenza della stessa creatura  è causa della sua volizione, ma quella conoscenza non dirige la volontà imponendola a sé , (cioè se tu vuoi qualcosa e non qualcos’altro, devi volere in questo modo e non in quello), ma mostra soltanto cosa ella può volere o non volere o al contrario né volere, né non volere similmente a che può volere in tal modo od anche in un tale modo non volere ma nell’altro - e che è lecito che quel modo sia migliore e più giusto per quella cosa che per un’altra. La stessa, tuttavia, può non volere quel modo e volerne invece qualche altro modo meno buono e meno giusto , poiché può liberamente volere qualsiasi cosa oltre sé o non volerla. Non si evidenzia nessun dover essere né nessun “non essere”, cosicché possa essere ingiusta e confutata nel fare o nel non fare. A quella volontà non viene dato alcun precetto , non le viene imposta  alcuna proibizione; essa non viene vinta o costretta da alcuna legge, ma così come vuole e aveva ordinato, così sarà giusta qualsiasi cosa voglia e in qualunque modo la voglia:(le cose che conosce sono in qualunque modo le vuole e sono conosciuti anche quei modi), ma non viene coartata  da nessuna ragione per la quale debba volere quella cosa o volerla in un tal modo. Per quale ragione dunque, fa queste cose è per quale ragione le fa in quel modo? Giustamente si risponde perché così gli piace e così vuole, e non invece che sia costretto al volere da una ragione precedente, che non eviterebbe le cose ingiuste, se non le facesse o le facesse in tal modo. Non si deve cercare dunque la sua causa, non perché  la conoscenza non sia stata prevista:  ma poiché poteva o volere o non volere quella cosa e ciò senza possibilità di censura o rimprovero. Alcuni di voi dicono che non si debba cercare quella causa, poiché è eterna e non viene giustapposta da nessuno; infatti non cercano la causa della Sua volontà in se stessa, ma la ragione: per quale ragione avrà voluto queste cose e in un modo simile?Dunque questa conoscenza è Dio, che la volontà deve desiderare in modo sommo: Vero Principio che la volontà deve amare in modo sommo, il cui contrario essa non può volere, né può in altro modo essere mostrata che alla medesima. Ecco dunque che la volontà eterna talvolta si conforma alla retta ragione non nello scegliere l’atto che è divinità,ma nel voler trovare termine nella sua essenza: il cui pensiero e rettitudine sono preconosciuti dalla stessa volizione, ma le ragioni che si rivolgono alla creatura non sono così tanto rette in modo chela volontà segua le stesse o tali “principi”, perché anche se mostrassero per quale ragione fossero così buone e così migliori o così peggiori, quella rettitudine non è tuttavia necessaria (in sé), ma per la utilità della creatura. La volontà dunque non si conforma necessariamente a tale ragione, ma accoglie così come le è gradita qualsiasi parte mostrata. È tuttavia vero che spesso fa e vuole le cose che sono naturalmente migliori , sebbene possa rendere qualche cosa ancora meglio, a meno che ciò, in realtà non giovasse di più al resto. Giustamente dunque,   alcuni dei vostri apostoli espongono che nelle sue parole volle colpire la protervia di qualcuno, quando disse: Dio quindi usa misericordia con chi vuole e indurisce chi vuole [Rom 9,18], come se dicesse: “La sua volontà non richiede ragione, né è vincolata da alcuna legge, ma fa tutto  ciò che gli aggrada”. Per questo disse: Oserà forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasmò: «Perché mi hai fatto così? [Rom 9,19], così per lo stesso motivo non è costretto a salvare o a condannare qualcuno, ma salva solo perché vuole farlo, non tuttavia vuole ciò senza i meriti della legge comune e indurisce, cioè  priva della grazia,  chi vuole: sebbene non vuole fare questo in modo assoluto ma a causa dei peccati e della impenitenza finale. Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell'uomo, ma da Dio che usa misericordia [Rom 9,16].Interpreta pertanto quelle parole così:  Dio non è obbligato da nessuna precedente ragione o volontà dello stesso che si conforma a ciò che vuole, e che attribuisce la vita eterna non solamente a chi  vuole od anche a chi si sforza e si affatica con le buone opere e che percorre la via dei comandamenti, ma la attribuisce soltanto per suo beneplacito.  Cioè, affinchè tu comprendi chiaramente le cose che presso di voi sono oscure: non basterebbe all’uomo che lo voglia  o si sforzi per ottenerlo, se Dio non fosse stato misericordioso, se Dio non lo volesse e non accettasse il suo sforzarsi e ogni volta che voi lo volete e vi sforzate, non ottenere quanto ottiene Dio , se non in virtù di una grazia prevista per voi. Quando infatti, avete ottenuto lo splendore di quella grazia, fate qualcosa, mentre la stessa vi spinge; e tuttavia fate ciò per grazia di Dio. Molti, ostinati nel peccato fanno qualcosa volendo ed osservando i comandamenti di Dio, ma , senza la Divina Misericordia cioè per grazia divina,  non giova loro nulla ad ottenere il premio eterno, dove annota che le parole date a Mosè furono le seguenti: Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia [Es 33,19] e quel vaso di elezione (Paolo) , come hai ascoltato, ha ripetuto quelle parole che non sono bene da voi comprese.  Ecco ora ti ho spiegato quelle cose. Dio non nega a nessuno di voi che siate salvi, infatti considera tutti:  non vuole in modo assoluto salvare quelli e non questi, ma vuole tutti indistintamente, sebbene con quella condizione che se viene rispettata sono già da ritenersi salvati. Senza la misericordia di Dio, infatti, che toglie la vostra miseria,  non vi potete salvare né in tutto né in parte. Senza la grazia di Dio, non potevate essere salvati qualunque bene o precetto avreste rispettato, e sebbene il Signore darà cose buone o il proprio spirito a quelli che gliele domandano [c.f.r. Mt 7,11, ]: non lo condiziona nessuna precedente ragione. Dio vi salva sia che operiate bene sia che rispettiate i suoi comandamenti, ma è mosso a ciò dalla Sua sola clemenza, ovvero“ dalla sua sola volontà”, mediante la quale così ha deciso e promesso. È  vero, dunque che la beatitudine non è per coloro che la vogliono o che si sforzano,  in quanto quelle cose non sono da sole sufficienti, ma soltanto (si ottiene) per divina misericordia, per grazia divina, per divino favore, “vera” ragione di tutte le cose che sono in Dio, sebbene essa non costringa  né regoli la volontà, quasi che non possa fare o possa farlo in un altro modo,come nell’esempio del vasaio, introdotto dall’apostolo. Non devi pensare che (Paolo) avesse voluto qui dire che Dio, voglia in modo assoluto salvare quelli e condannare assolutamente  gli altri in modo espresso o tacito, così come il vasaio fa alcuni vasi per abbellire ed altri per schernire, ma tutto concentrato sui misteri della fede, (si servì di tale esempio per respingere)la protervia di non poche persone. Infatti (Paolo) rispose a coloro che gli domandavano per quale ragione Dio vuole alcuni ed altri no, in un doppio modo:

- NEL PRIMO MODO, perché i giudizi di Dio sono per voi incomprensibili, e dunque il vostro dito deve chiudervi bocca

- NEL SECONDO MODO perché la sua volontà, in quelle cose che fa alle creature, non viene regolata né da alcuna legge, che da alcuna regola, e per questo non può essere ingiusta, poiché la volontà può essere non retta o ingiusta soltanto infatti quando possiede una sua regola di comportamento e non si conforma ad essa e ciò avviene per ogni volontà creata. E dunque ogni volontà creata, poiché si lega stretta  a certe regole o leggi, può essere giusta o ingiusta. Solo la volontà increata non può essere ingiusta.

Presupponendo dunque che la volontà di Dio non può essere ingiusta, o iniqua allora in modo assoluto deve seguire che qualunque cosa voglia è giusta edè giusto in qualunque modo lo voglia, e da queste ragioni dell’apostolo non segue che Dio, così come un vasaio, vuole in modo assoluto per quelli la salvezza e la gloria e per gli altri invece la dannazione e l’ignominia, ma soltanto che la sua volontà nel volere non erra in alcun modo così come non erra la volontà del vasaio nel fare i vasi, e non peccherebbe neanche se volesse condannare tutti o allo stesso modo salvare tutti, ovvero questi o quelli, o se non volesse tuttavia  di fatto condannare qualcuno, o volesse salvare qualcuno con una condizione. E come ti dissi, non volle salvare alcuni in modo assoluto, né condannare alcuni in modo assoluto, così come non condannò mai nessuno che era stato salvato, mentre al contrario alcuni che erano già stati condannati li salvò. Dunque , dalla frase dell’apostolo, non dovevate essere spinti ad interpretare in quel modo come poi faceste, ma ciò non vi trattenne per questo dall’aggiungere così anche ciò che lo stesso apostolo aveva pretermesso dicendo:quando essi ancora non eran nati (cioè Esaù e Giacobbe) e nulla avevano fatto di bene o di male - perché rimanesse fermo il disegno divino fondato sull'elezione non in base alle opere, ma alla volontà di colui che chiama le fu dichiarato: Il maggiore sarà sottomesso al minore, come sta scritto: Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù. [Rom 9,11-12]  ma anche quelle cose che seguono le parole dell’apostolo saranno dichiarate in modo che le esponiamo noi, delle quali questa è la ragione dell’amore di Dio:  quando Egli cioè ama una creatura non lo fa per qualche ragione o per qualche regola (e così per l’odio) a cui  la volontà divina è tenuta a conformarsi, affinché sia giusta o retta.  Infatti senza opere o meriti previsti,può attribuire  il premio o infliggere il supplizio,  non infatti mediante le opere, ma attraverso la Sua scelta volontaria come è avvenuto per Giacobbe ed Esaù per i quali,  prima ancora che nascessero e non avessero compiuto nessuna opera, affinchè rimanesse fermo il disegno divino fondato sull'elezione non in base alle opere, fu dichiarato: Il maggiore sarà sottomesso al minore, come sta scritto: Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù. [Rom 9,11-12]. Ma sappi che Dio avesse già stabilito, in modo assoluto, che il Figlio Suo avrebbe assunto la carne dal seme di Abramo, attraverso Giacobbe e non invece Esaù, e che benedicesse Giacobbe principalmente  dal Padre e che avrebbe dominato sui suoi fratelli e quello è l’odio di Dio verso Esaù, perché non volle assumere la carne attraverso la sua linea di parentela, né volle che lui dominasse su Giacobbe , ma il contrario, e non governò per nessuna ragione di quell’ira, ma poiché così piacque a Dio! Ma Egli non condanna né getta in carcere nessuno in modo assoluto, e neppure scaccia via nessuno in modo assoluto, non poiché non possa farlo, ma poiché non vuole così, né fa così:poiché non solo vuole le cose giuste e le vuole giustamente, ma anche perché non vuole o fa quelle cose dalle quali voi possiate sospettare che lo stesso sia ingiusto. Per questo motivo comunemente ciò che concorda ed è consono alla ragione e sarebbe giusto fare così in principio, Egli la fa . Da cui è vero quel detto: qualsiasi cosa dovessi fare per una giusta ragione, riterrai che Dio l’abbia fatto, lo faccia o lo farà, non perché la sua volontà sia regolata da tale ragione, ma poiché vuole così di sua spontanea volontà e così gli piace. Ma molte cose abbiamo già detto volendo dichiarare perché Dio voleva fare miracoli laddove sapeva che non gli avrebbero creduto.

- In PRIMO LUOGO infatti, secondo il vostro modo di intendere, volle predicare inizialmente a quelli dal cui sangue decise di discendere secondo la carne, poiché ad essi era stato inviato secondo la promessa, e quello era il suo gregge principale e il popolo particolare, per cui  disse alla donna cananea che veniva dalle parti di quella regione e da Sidone: Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini enon sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele [Mt 15, 24-26]; sebbene intendesse  in seguito  promulgare la legge per tutte le genti e manifestare fra di loro miracoli e prodigi, affinché chiunque credesse e ottenesse il battesimo venisse salvato , mentre fosse condannato soltanto chi alla fine sarebbe  rimasto incredulo (aveva stabilito inoltre ciò con la sua mente eterna  219/A circa), e subito dopo aver preso tale decisione, previde coloro che gli avrebbero creduto e quelli che non gli avrebbero creduto;  coloro che avrebbero creduto più facilmente e quelli che invece avrebbero creduto con più difficoltà, e previde che se avesse compiuto per prima tra quelle genti quei miracoli, che compì trai i Galilei e i Giudei,  più rapidamente e più facilmente avrebbero creduto e sarebbero stati più pronti al pentimento, per cui , mediante i suoi apostoli, compì miracoli molto maggiori tra quelle genti. Ma tale modo di parlare produce in sé sia una cosa facile che una difficoltà: se infatti avrai stabilito il seguente ordine di ragionamento secondo cui, se Dio in un primo istante conosce che quelli non gli avrebbero creduto e in un secondo istante non vuole compiere miracoli tra di loro e induce miracoli soltanto da coloro che seppe gli avrebbero creduto, di conseguenza se in un primo istante avesse previsto che essi sarebbero divenuti malvagi avrebbe successivamente voluto crearli lo stesso; se invece avrai posto tale ordine nel modo in cui  in un primo istante  egli abbia voluto compiere miracoli affinché di poi credessero se avessero voluto, e solo in secondo istante vide che non avrebbero creduto o non avrebbero creduto così prontamente come altri, non proverai alcuna difficoltà. Egli non compie infatti prodigi per il tempo in cui sa che essi gli avrebbero creduto e poiché volle in modo assoluto compiere  miracoli, dapprima presso il suo popolo e solo dopo , compiute quelle cose e quanto era in Dio presso tutte le genti, avrebbe voluto che credessero tutti, ma vide che non gli avrebbero tutti creduto per loro malvagità  e non per la sua ispirazione. Di conseguenza non compì invano miracoli presso i non credenti, ma se invano fu , avvenne invece da parte loro e in questo modo,  Dio fa molte cose invano,  poiché a molti da la grazia per ottenere la vita eterna, che tuttavia essi non  conseguono, non perché egli non voglia che essi l’ottengano, ma poiché sono loro stessi a non volerla! Pertanto, in modo assoluto volle creare tutti gli uomini che sono stati creati e lo saranno né di più di quelli e volle crearli  affinché conseguissero il bene supremo  se avessero osservato i suoi comandi o lo ottenessero con i mezzi all’uopo adibiti come il battesimo o qualche altro mezzo equivalente. Sebbene dunque allora non facesse alcun miracolo presso Tiro e a Sidone  tuttavia, li fece subito dopo ed essi credettero più facilmente anche dei  Galilei che appartenevano al popolo eletto.

2.Allora io dissi: “ Per non avere conosciuto le lettere, entrerò nelle grazie del Signore [ Salmo 71 ,15[9]] grazie a te che mi guidi o Angelo di Dio! Mi è difficile comprendere ciò che i nostri dicono, cioè che Dio avesse voluto in modo assoluto la Passione e la morte di Cristo per la salvezza del genere umano e che tuttavia non avrebbe voluto che i giudei o qualcun altro lo uccidessero, poiché allora sarebbe stato l’autore dei loro peccati! Non comprendo come queste due cose possano stare assieme: Dio vuole che Cristo sia ucciso e contemporaneamente non vuole che qualcuno lo uccida!Se infatti non vuole che qualcuno lo uccida, Cristo non verrebbe ucciso e se vuole invece che qualcuno l’uccida allora verrebbe ucciso, non a causa di se stesso dunque, poiché non può volere ciò, ma a causa di un altro, ed allora, vuole pertanto che qualcun’ altro lo uccida!L’Angelo sorrise e disse: “ Sei entrato nelle grazie del Signore [Salmo 71 ,15], Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce [Gv 3,8] , cioè comprendi le cose che ti sussurra ma non sai di dove viene e dove va [Gv 3,8], poiché quando giunge a te un tale pensiero, non sai da dove viene né dove va e per quale ragione non resta dentro di te più a lungo!

Ti dico, fratello mio, che in primo luogo Dio volle che il Suo Verbo assumesse la carne da una tale madre e che divenisse uomo, non per redimere gli uomini o liberarli dal peccato, ma per glorificarvi ed esaltarvi, cosa della quale ti parlai già molte altre volte. Successivamente, vide che l’uomo avrebbe peccato e tutta la sua discendenza privata della vita eterna ed allora previde un rimedio e volle che il Verbo, che prima sarebbe dovuto giungere nella carne immortale (della quale hai udito altrove)  apparisse invece nella carne mortale e passibile, e volle che una volta assunta quell’umanità patisse fatiche e dolori a causa del peccato e dell’ignoranza degli uomini e che predicasse loro la penitenza e la remissione dei peccati e istituisse i sacramenti e adibisse dei rimedi opportuni e si lasciasse esporre a tutti i tormenti e si lasciasse colpire anche dalla ignobilissima pena della morte e della passione  che è cioè quella della Croce. Poi subito presagì l’invidia che sarebbe insorta contro di lui a causa dei pubblici rimproveri che scagliava contro gli scribi e i farisei, i principi, i signori e i sacerdoti dei giudei e  immediatamente dopo vide con l’eterno occhio della sua mente che gli stessi lo avrebbero condannato alla morte ignobile della crocifissione e così anche vide la prevista passione e morte accolta per la salvezza del genere umano e volle anche che lo stesso Verbo divenisse, sia mediante la passione che la morte e non con la semplice volontà di morire, Salvatore e Redentore: cioè che Dio avesse stabilito che il genere umano fosse redento soltanto mediante la morte violenta di Cristo, poiché stabilì che la morte che promise e presentì a venire, sarebbe stata la salvezza e la redenzione del genere umano. Considera quest’ordine e verrai liberato da ogni disagio. Invero sono sciocche quelle cose che alcuni tra di voi dicono, che se i Giudei o qualche altro che aveva una volontà malvagia non lo avessero ucciso, allora lo avrebbe ucciso qualcuno dei discepoli o la madre medesima, in modo che il genere umano venisse redento e che sebbene si addolorassero di quell’omicidio, se ne sarebbero rallegrati nella redenzione. Queste affermazioni non solo sono puerili ma prive di razionalità. Infatti la più piccola ferita di quella Persona, come disse qualche dottore – e indicava S. Anselmo – fu peggiore di quanto non lo sia invece il peccato di tutti gli uomini[10] e per tale ragione Dio dovrebbe volere piuttosto tutti i peccati. Dio non aveva ordinato a nessuno di ucciderlo, aveva invece ordinato che non uccidessero colui che era giusto e innocente. Per cui se ti fosse chiaro che Dio volesse che qualcuno morisse o venisse ucciso ad una tale ora, tuttavia deve esser ucciso da te, cosicché tu non dovresti uccidere perché nel farlo non ti verrebbe ordinato. E Dio accettò la Passione preveduta e voluta con la condizione che venisse inflitta per la salvezza del genere umano  e volle che valesse per tutti e per quelli che la accolgono e che la seguivano (stai qui attento all’ordine della volizione  e della prescienza divina in ognuna di tali cose: poiché è molto utile collocare questo in primo grado e quello nel secondo).Ecco a motivo di quelle parole dell’Evangelista  sono state dette molte: Se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra [Mt 11,20]. Quelli che infatti che assistendo ai miracoli e alle opere divine non credono, peccano in modo più grave, a causa di quel detto: Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato [Gv 15,22] .

3. Allora io: “ Tutti sembrano dire che Dio non solo permise ma anche volle la Morte e la Passione di Cristo così come è scritto: Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi [Rom. 8,32] e altrove Si è offerto, perché lo ha voluto [cfr Is 53,7].Rispose:“Non ti dissi già in che modo volle ciò, poiché dapprima permise ciò e poi, poiché accettò la morte così prevista, la dispose alla vostra salvezza. Dunque fu necessario  che il genere umano venisse redento mediante la Passione di Cristo, non in modo assoluto come se Dio avesse voluto sin dal principio quella morte, ma una volta prevista la stessa, attraverso la prescienza di Dio su una morte di tal genere, la sua accettazione e la sua disposizione, subito dopo tale previsione e non prima, tale rimedio fu l’unico e necessario alla vostra redenzione. In ognuna di queste cose devi osservare l’ordine della volizione divina, poiché se si traviasse l’ordine del volere, cambierebbe anche la sentenza, e il pensiero ne sarebbe turbato. Ora ti offro un esempio del modo in cui Dio volle la Passione di Cristo. Ecco , tutti i vostri dottori dicono che Dio non voglia che avvengano i mali o i peccati. Essi tuttavia ci sono  e prevenendo ciò, volle e stabilì che qualcosa di buono sorga da quelle cose o di altri od anche di coloro che li commisero affinché si umilino e così vedano e sperimentino la fragilità umana e compatiscano gli altri e così conoscano le virtù attraverso il paragone dei vizi. Queste cose e molte altre Dio ricavò dai mali, da cui, sebbene non vuole assolutamente i peccati; tuttavia, dopo che previde gli stessi, stabilisce e vuole che dagli loro sorgano e ne vengano delle cose buone. Volge così al bene quelle stesse cose che non volle fare ma le permise; così non volle la morte di Cristo ma la permise e la previde e trasformò un tale male in un bene  così grande e dal male e dal peccato dei giudici, dei giudei e dei gentili, volle far sorgere la salvezza di tutti. Quella morte , infatti, non era buona per sua natura, né per coloro che la inflissero né per chi la patì, tuttavia divenne per tutti buona mediante divina ordinazione, poiché (Dio) accettò la stessa per la salvezza di tutti coloro che volessero unirsi ad essa. Infine preveduti tutti quelli che dovevano esservi uniti per grazia, accettò quella morte di fatto a loro beneficio, e a colui che doveva patirla  ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome [Fil. 2,8]. Per cui anche Cristo Signore in quanto Dio,  aveva previsto quella morte, né essa fu ignota alla sua anima ( alla quale furono rivelati tutti i segreti celesti). Quell’anima, infatti sapeva di dover venire afflitta da quella morte, né che Dio la volesse se non per sua permissione, poiché “ucciderlo” costituiva peccato, mentre Dio non vuole i peccati. Dunque neanche l’uomo Cristo voleva quella morte in modo assoluto, poiché per sua natura non era buona per Lui e non poteva essere inflitta senza i peccati di quelli che dovevano infliggerla, poiché non fu stabilito alcun comandamento di infliggerla,  né fu concesso alcun permesso. E non è strano se non soffriva solo nella carne,  ma anche nell’anima. Tuttavia si offrì  poiché lo volle, cioè, poiché non impedì che accadesse: ma permise ciò come Dio, seppur neanche come uomo fuggì alla stessa, ma ininterrottamente attese sia il traditore sia che lo acciuffassero. Volle anche offrire a Dio la morte non voluta per Sè,   per la salvezza e la redenzione degli uomini e supplicò che la Trinità accettasse quella Passione che aveva già accolto, ma non senza la previsione della propria offerta volontaria e attraverso una idonea preghiera, e  per quanto non voleva la morte, essendo un male per sua natura,  supplicava il Padre che non allontanasse da lui il calice della Passione, in quanto voleva presentarla in offerta, poiché prevedeva che si sarebbe dovuta offrire a ciò  e supplicava che il Padre la accettasse per la salvezza degli uomini. Quando dunque diceva non sia fatta la mia volontà, devi interpretare la frase “non la mia volontà” come segue :  in quanto non voglio la morte a guisa di male mio e in quanto sia peccato di coloro che la infliggono;  e la frase  ma la tua volontà [Lc 22,42]così:  in quanto non la vuoi come Dio, ma se la vuoi,  che la morte mi sia data: infatti né Dio Padre voleva quella morte in se stessa, né Cristo fatto uomo, ma Dio la permetteva e l’uomo Cristo pazientemente era disposto a sopportare l’offerta. E Dio voleva la stessa accettandola e ordinandola per la salvezza umana  e allo stesso modo l’uomo Cristo voleva la stessa offrendola e pregando per la sua accettazione. In quel modo l’Uomo Cristo sembrava volere una cosa e Dio un’altra, ma già ti spiegato  in che modo devono essere intese quelle parole, e molti fatti si offrono per vostri esempi: così come, quando Cristo fuggì affinché il Popolo non lo rendesse un re,  in modo che voi fuggiste l’ambizione e quando si tratteneva in orazione, in modo che voi imparaste a trattenervi (come lui), e disse in quella circostanza: non sia fatta la mia ma la tua volontà [Lc 22,42] per insegnarvi  pazientemente a sopportare sia quelle cose che non soltanto vuole in modo assoluto, ma anche quelle che sono ( ed è per questo che vi insegnò a pregare sia fatta la tua volontà)non soltanto il suo beneplacito (a cui nessuno può opporsi), ma anche sono dell’insegnamento e della permissione, in quanto permette che voi siate tormentati  e molestati dai mali e dai peccatori. Sia fatta – disse - la tua volontà, poiché se vuoi il peccato di un omicidio così atroce, folle e detestabile , non sia fatta la mia volontà, poiché non la vorrei, in quanto male per me e peccato di chi me la infligge, e sebbene anche Tuo, o Padre Mio, non la vuoi come mio male, o peccato di quegli stessi, tu, nondimeno la permetti e dunque la vuoi non impedendola. Io non la permetto come uomo, poiché non posso impedirla. Per questa ragione la vuoi tu questa passione, che è un male, laddove io non la voglio, poiché tu la lasci avvenire, ed io no. Tu puoi impedirla e non vuoi, mentre io non posso impedirla neanche se volessi, ma è difficile per voi comprendere in che modo potrà anche essere rattristata quell’anima che era beatissima e gioiva enormemente; ma i vostri dicono che sia possibile gioire e rattristarsi allo stesso tempo,  di cose diverse. Ciò è vero, ma il gioire enormemente e il rattristarsi enormemente di cose diverse non appare possibile ed inoltre il rattristarsi in alcun modo tocca quello che sommamente gioisce poiché la somma gioia espelle da sé ogni tristezza e la massima tristezza,  esclude da sé ogni gioia. Difatti colui che gode di qualcosa non può dirsi enormemente rattristato e tanto più accade sommamente rallegrandosi, come è evidente. Sarebbe necessario che voi diciate che Dio Cristo non fosse rattristato nell’anima intellettiva ma soltanto in quella sensitiva, poiché gli appetiti sensitivi si rattristano, ma non la volontà, in cui vi era la somma gioia creabile, o che quell’anima era beata, poiché vedeva e fruiva con la massima visione creabile della stessa divinità cioè, rimaneva attaccata con il massimo amore e la massiva volizione alla stessa divinità , ma Dio miracolosamente sospendeva la gioia e l’amore, che sarebbero scaturiti da questa visione e da questa fruizione, poiché la gioia e l’amore è cosa diversa dall’atto intellettivo  o della volontà: è la passione che segue l’atto, ed è una cosa assoluta, non relativa, più potente dell’atto, ed è vero che soltanto Dio può fare ciò, affinché sia visto ed amato , sospendendo completamente la gioia, o sospendendola in parte, come gli piace di più.  

Ed è vero che nessuno diviene beato senza la gioia che segue la beatitudine. Tuttavia è possibile essere beato, in un modo che la beatitudine consiste in un ottimo atto che si riferisce ad un oggetto altrettanto ottimo senza alcuna gioia  o con una gioia molto piccola, ed anzi addirittura con la tristezza, tristezza anche grande e molto veemente, e che (nonostante ciò ) tale beato goda di ogni bene, ed anche della gioia in potenza molto vicina e in modo virtuale. Quale inconveniente ci sarebbe dunque, se Cristo mentre ancora restava in vita fosse stato beato senza alcuna gioia, e con la grande tristezza assunta a beneficio di voi uomini? E se possedesse una vera anima anche se, venisse riempita sia nell’appetito sensitivo che nella volontà di cose cattive e di crimini e che ottenesse soltanto dopo la morte la perfetta gioia e siate, per questo, maggiormente obbligati ad essa? È necessario dunque che diciate altre cose oltre queste due cose ma io so in che modo possa accadere ciò!Ecco, ascoltami e scrivi ciò che ti dico. Grandissimo fu l’amore di Cristo Signore per il genere umano! – e mentre diceva queste cose sentii una voce e mi pareva che fosse la voce del Principe Michele che diceva: “Non è ancora il tempo di riferire o di stabilire le cose segrete di questa verità!”.Gabriele subito aggiunse, dicendomi: “ Vedi come molte cose, che si devono ancora comunicare devono essere lasciate ancora al futuro pastore! Stai certo che Cristo abbia sopportato il dolore nella carne e la tristezza nell’appetito sensitivo, il disagio e la paura, ma se anche nella sua volontà ci fu una qualche o nessuna tristezza per il fatto che era beato, sia lasciato per ora sotto il velo del dubbio!Tuttavia ti dissi che è vero cioè non essere stato del tutto incongruo alla beatitudine di Cristo allora peregrino , se la sua volontà fosse stata colmata di tristezza e non avesse goduto allora di alcuna gioia, affinché sopportasse veramente i vostri dolori e abbattimenti, e come se abbandonato da suo Padre fosse stato visto sommamente gioire e sommamente dolersi della compassione, compatendo con il suo appetito sensitivo e vedendo i peccati e le ingratitudini degli uomini o se la sua volontà ancora non godesse e non fosse ancora beata,  o se si rattristasse anche sommamente e non soltanto non gioisse,  sarà dichiarato al suo tempo. Ascoltasti quella voce. Molte cose si lasciano a quello stesso pastore poiché la notizia delle medesime, che già ti ho rivelato,  prima che lo stesso venga eletto, giungano nelle mani di qualcuno, né gli saranno nascoste, e tuttavia non penserà né si riterrà degno delle stesse. Ecco dunque che hai saputo in che modo Dio volle la morte e la croce di Cristo!”.

4. Ed io: “ Mio signore, altrove in qualche mia estasi  mi hai rivelato molte cose della beatitudine, ma non hai specificato se essa consista in questa o in quella, cioè nella visione o nella fruizione. Se ti fa piacere desidero conoscere quale sentenza devo seguire, quella del Beato Tommaso o del Beato Escoto ?”. Rispose: “Altre volte ti parlai di ciò ed è stato scritto, ma è necessario che te ne parti in modo più specifico. Quell’illustre Tommaso che così tanto vi illuminò e disse che - il fine supremo è vedere Dio -cui consegue necessariamente la fruizione e l’amore,parlò bene facendo riferimento alla riflessione di quell’altro filosofo  che onorate su tutti gli altri, il quale  non perisce assieme ai suoi maestri, ma è al sicuro in quel luogo con molti altri filosofi greci e latini. Tommaso parlò bene. Dunque ascolta le mie parole: quando domandi del sommo bene dell’uomo, parli di ciò che è più gradito alla volontà dell’uomo, che la volontà brama in modo sommo, e si unisce a ciò che viene condotto al di sopra di ogni bene e fa uso del massimo amore. Se avesse se stesso presente a sé, non si domanderebbe né dell’amore né della fruizione, ma si domanderebbe del suo oggetto e della cosa fruibile e amabile. Risponde Tommaso: “Dio è il Sommo Amabile e il Sommo Fruibile”, ma poiché non può essere amato sommamente a meno che non sia visto per come realmente è , aggiunge anche che il sommo bene consista nel  Dio visto e nella sua visione, poiché allora  è l’ “oggetto beatificante” prossimo, così come è il Sommo Fruibile e Amabile. Nulla dunque di più gradito, di più amabile, di più degno, di più perfetto, di migliore può essere ottenuto dall’uomo che la visione di Dio ovvero il “Dio visto”.All’uomo si offrono le cose che si offrono solo per sua volontà. Dunque quando si domanda del Sommo Bene dell’uomo, si chiede di ciò che è Sommamente Gradito, Sommamente Desiderato dalla volontà. Per cui rispondere: il Sommo Bene è la fruizione o Dio Amato non è corretto, poiché rispondiamo con riguardo all’oggetto della volontà che può essere chiamata atto. Pertanto il Sommo Bene dell’uomo e della sua volontà consiste  nella contemplazione di quella sostanza o nella visione di Dio, poiché ciò è il sommo bene dell’uomo che è sommamente gradito alla sua volontà ed esso è l’ “oggetto beatificante”. Ma ascolta. L’uomo non si dice beato  se non quando tale sommo oggetto sia collegato all’amore,  quando – cioè – fruisce dello stesso. Per questo Scoto disse che la beatitudine consiste nella fruizione!Formalmente dunque l’uomo è beato,  quando fruisce del “ Dio Visto” e la visione di Dio o il  Dio visto è l’oggetto della fruizione nonché Sommo Bene e Sommo Fruibile  ed è “oggetto beatificante” e “beatitudine oggettiva”.Vedi e considera i due egregi dottori poiché ciascuno parlava correttamente, né tuttavia mentre ancora erano aggravati dal corpo,allora si stimavano, mentre ora invece si apprezzano reciprocamente e si amano, poiché mentre stavano assieme a voi non si combattevano per odio ma a causa di dover indagare la verità. Invece quell’altro che chiamate illuminato[11] , poiché talvolta superò i limiti della carità nell’offendere il dottore Tommaso,  gradito a Dio, venne punito e non è ancora con noi, ma verrà da noi ancora fra pochi anni, ma non pochi dottori di quell’ordine sono puniti da pochi flagelli, poiché avevano usato accusare colui che Dio aveva eletto. A voi conviene molto studiare qualsiasi cosa scrisse, infatti, specialmente sulle Sacre Scritture,  egli non volle presumere di procedere contro ciò che le scritture sembrano affermare, per questo gli è stato detto dal Signore: Tommaso tu hai scritto bene di me[12], poiché parlasti, come realmente le Scritture sembrano meglio dire, umiliando il tuo intelletto nel rispetto delle scritture. Tommaso tendeva maggiormente a quella opinione che il Verbo avrebbe assunto la carne anche se Adamo non avesse peccato, e maggiormente a quella che la Madre di Dio fosse stata immune dal peccato originale, ma tuttavia, poiché le Sacre Scritture sembravano affermare il contrario, temette di seguire quelle opinioni, e farne prigioniero il suo intelletto[13]. Per opinioni di tal genere, perciò, non soltanto fu aspramente criticato anche lo stesso beato Bernardo, come dicono alcuni dei vostri, ma a motivo della fede nelle Scritture furono ambedue ricompensati proprio per il loro zelo. Infine, affinchè tali opinioni non mettessero (subito) radici nella Chiesa di Dio, con le preghiere della Vergine Maria avvenne che Giovanni Scoto, ed altri si opponessero ad esse affinché ciò restasse in dubbio, fino a quando non sarà rivelato dal pastore, ma alcuni fratelli del tuo ordine vanno dicendo a torto che quelli avessero detto che la Vergine Maria fosse stata quella donna impura e peccatrice nella città e molte altre cose che dispiacciono moltissimo a Dio: quella Vergine tuttavia amò quell’ordine con singolare affetto, ed in ciò lo ha scusato, poiché esso è sostenuto da una così grande favore. Alla fine piacerebbe loro che quando vedranno la Chiesa Romana acconsentire dapprima tacitamente, anche gli stessi tacitamente acconsentiranno,  e quando la stessa acconsentirà pubblicamente ed espressamente, allora acconsentiranno pubblicamente anche loro. Sarà affermata infatti una opinione sulla concezione di Maria con l’onore di quell’eccellente dottore e così sarà dichiarata (dapprima) permessa dalle Sacre Scritture e tale opinione apparirà essere seguita anche dai Santi Dottori secondo cui, ciascuno che discendeva da quella propaggine  di cui Davide gemendo, cantò:  Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre. [Salmo 51, 7], conservasse il crimine originale, e Maria Madre di Dio derivata dalla medesima progenie,  (in base a tale opinione) sarà confessata tale dalla medesima chiesa, per cui necessariamente sembrerà seguire la circostanza che anche la stessa avesse contratto il peccato d’origine. Tuttavia poiché piacque alla divina volontà  con molti miracoli e rivelazioni mostrare, come è stato mostrato  che la stessa fosse stata preservata sempre da tale condanna, dunque anche la Chiesa Romana, a poco a poco, da molti anni ha iniziato ad aderire a questa medesima verità. Queste ed altre cose, a causa del medesimo Spirito che ci muove saranno dichiarate e tutti quelli che fino ad allora sostennero il contrario, che sono non meno cattolici e ortodossi degli altri e altre cose di tal natura e  maggiormente sarà invocato ciò che fino ad allora, seguendo i detti dei santi, e le sentenze delle Scritture appariva contrario ed altre cose che seguiranno che stabilirà quello a cui Dio le affida. Ecco, hai ascoltato in che modo Tommaso parlò della beatitudine e in che modo ne parlò Giovanni Scoto. La beatitudine consiste nella fruizione di Dio chiaramente visto, cosicché Dio chiaramente visto divenga sommo bene e oggetto beatificante e beatitudine effettiva e la fruizione dello stesso Dio così visto sia formalmente beatitudine. La beatitudine consiste dunque in Dio veduto effettivamente e nell’amore dello stesso così formalmente visto e così pertanto ciascuno parlò bene. Ti ho detto molte cose, ma torniamo ora ai Sermoni del Signore. Ma per adesso ti saluto o uomo di Dio. Presto infatti tornerò da te”.

E così svanì davanti ai miei occhi.

 

 

[1] I Sadducei, ricordiamo al lettore, negarono qualsiasi resurrezione dei morti (Matteo 22:23; Marco 12:18-27; Atti 23:8).

[2] Il passo evangelico è pretesto per iniziare un lungo discorso sulla predestinazione in Dio. Il testo, molto filosofico, risulta sintatticamente davvero arduo da tradurre in italiano. Offriamo al lettore una nostra interpretazione ben sapendo che il significato originario e le reali manifestazioni del pensiero potrebbero esserci in parte sfuggite

[3] Questo passo che completa l’ottavo Sermone ricalca gran parte della terza estasi dove viene trattato il tema della predestinazione in Dio. Ad esso, tradotto nel nostro volume 2, rimandiamo il lettore per maggiore conoscenza.

[4] Giovanni Duns Scoto, chiamato  “Doctor Subtilis” , filosofo e teologo scozzese (1266 1308) fondò , a Parigi, la famosa Scuola Francescana di teologia. La definizione fu attribuita all' antico filosofo per la sua critica penetrante della dottrina di Aristotele e della filosofia di Tommaso d' Aquino, oltre che per l' eccezionale acume intellettuale che aveva dimostrato fin da giovanissimo nel mondo universitario di Parigi. Duns Sco' to aveva insegnato filosofia anche in Inghilterra, negli atenei di Oxford e Cambridge: celebre il suo commento alle "Sentenze" di Pietro Lombardo. Politicamente si era schierato contro il re Filippo il Bello prendendo le parti di papa Bonifacio VIII. Inviato dai suoi superiori a Colonia per ragioni di sicurezza personale, vi mori' a soli quarantadue anni. Tra le sue opere il "De primo principio", le "Quaestiones in Metaphysicam", l' "Opus oxoniense". Il nome di Duns Sco' to compare nel "Martyrologium Francescano": il processo di canonizzazione e' stato aperto nel 1905. (r.c)

[5] S. Agostino

[6] Pietro Lombardo

[7]Lettera ai Romani 9,19 – 24: O uomo, tu chi sei per disputare con Dio? Oserà forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasmò: «Perché mi hai fatto così?». Forse il vasaio non è padrone dell'argilla, per fare con la medesima pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare? Se pertanto Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza vasi di collera, gia pronti per la perdizione, e questo per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso vasi di misericordia, da lui predisposti alla gloria, cioè verso di noi, che egli ha chiamati non solo tra i Giudei ma anche tra i pagani, che potremmo dire?

[8] Accidenti, che noi traduciamo così per maggiore intellegibilità, come detto nel nostro volume 4

[9] Ma il testo nella nuova traduzione dal Salmo 71 risulta pesantemente modificato ed errato, dunque riportiamo uan traduzione precedente.

[10] Rif.  S. Anselmo: Perché un Dio Uomo - Libro secondo: Dal Par. 12 – XIV LA SUA MORTE SUPERA LA GRANDEZZA E IL NUMERO DI TUTTI I PECCATI

[11]Francesco Mairon, chiamato così perché illuminato dalla dottrina scotista

[12] Tommaso aveva goduto sempre di ottima salute e di un’eccezionale capacità di lavoro; la sua giornata iniziava al mattino presto, si confessava a Reginaldo, celebrava la Messa e poi la serviva al suo collaboratore; il resto della mattinata trascorreva fra le lezioni agli studenti e segretari e il prosieguo dei suoi studi; altrettanto faceva nelle ore pomeridiane dopo il pranzo e la preghiera, di notte continuava a studiare, poi prima dell’alba si recava in chiesa per pregare, avendo l’accortezza di mettersi a letto un po’ prima della sveglia per non farsi notare dai confratelli.  Ma il 6 dicembre 1273 gli accadde un fatto strano, mentre celebrava la Messa, qualcosa lo colpì nel profondo del suo essere, perché da quel giorno la sua vita cambiò ritmo e non volle più scrivere né dettare altro.  Ci furono vari tentativi da parte di padre Reginaldo, di fargli dire o confidare il motivo di tale svolta; solo più tardi Tommaso gli disse: “Reginaldo, non posso, perché tutto quello che ho scritto è come paglia per me, in confronto a ciò che ora mi è stato rivelato”, aggiungendo: “L’unica cosa che ora desidero, è che Dio dopo aver posto fine alla mia opera di scrittore, possa presto porre termine anche alla mia vita”.  Anche il suo fisico risentì di quanto gli era accaduto quel 6 dicembre, non solo smise di scrivere, ma riusciva solo a pregare e a svolgere le attività fisiche più elementari.  La rivelazione interiore che l’aveva trasformato, era stata preceduta, secondo quanto narrano i suoi primi biografi, da un mistico colloquio con Gesù; infatti mentre una notte era in preghiera davanti al Crocifisso (oggi venerato nell’omonima Cappella, della grandiosa Basilica di S. Domenico in Napoli), egli si sentì dire “Tommaso, tu hai scritto bene di me. Che ricompensa vuoi?” e lui rispose: “Nient’altro che te, Signore”.  Ed ecco che quella mattina di dicembre, Gesù Crocifisso lo assimilò a sé, il “bue muto di Sicilia” che fino allora aveva sbalordito il mondo con il muggito della sua intelligenza, si ritrovò come l’ultimo degli uomini, un servo inutile che aveva trascorso la vita ammucchiando paglia, di fronte alla sapienza e grandezza di Dio, di cui aveva avuto sentore.

[13] E’ da notare che Tommaso d’Aquino, uno dei sommi dottori della chiesa romana (su cui è basata molta della sua teologia), era nettamente contrario all’immacolata concezione. Ecco quanto egli dichiarò: ‘Il corpo della Vergine fu concepito nel peccato originale e perciò contrasse quei difetti’ (Tommaso d’Aquino, La Somma Teologica, III, q.14).