I SERMONI DEL BEATO AMADEO DA SYLVA : IX° SERMONE DI NOSTRO SIGNORE GESU'

II° GIORNO - ULTIMI SERMONI DEL SIGNORE E NUOVA APPARIZIONE DI GABRIELE

Ma il giorno seguente, mentre stavo pregando ferventemente apparve di nuovo l’ Angelo Gabriele dicendo: “Pace a te, fratello e prossimo commensale assieme a me della casa del Signore, poiché il tempo della tua vita è breve. Prendi una tavoletta affinché tu possa meglio scriverei restanti sermoni del Signore e continuiamo dall’Evangelista Luca che diceva: una volta stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato [Lc 13,10], e le parole del Signore erano le seguenti:


NONO SERMONE

{ Sono trascorsi pochi giorni da quando  il dottore della legge, che sta qui con me, mi interrogò su cosa si deve fare per ereditare la vita eterna [Lc 10,25] e concordando con me, mentre era d’accordo che si dovesse amare il Signore Dio  con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze  e il prossimo come se stesso [Lc 10,28], non mi chiese né di Dio, né dell’amore di Dio. Ma, non sapendo cosa dire, chiese: “Chi è il mio prossimo?” [Lc 10,29], e non chiese invece: “Chi è il mio Dio?”, che era più incerto poiché più impercettibile. Non chiese in che modo può essere amato con tutto il cuore mentre l’uomo ancora si trova nella vita mortale: il quale non può sempre pensare a Dio e deve necessariamente preoccuparsi di sé, della sua casa e della sua patria. Per questo vi dico che proprio a causa della vostra superbia sarà portato via da voi il Regno di Dio mentre voi credete di conoscere il Dio che invece ignorate:  ma io lo conosco! Lo stesso è infatti il Padre Mio e io sono l’Unigenito Figlio Suo! Dio è spirito [Gv 4,24 ] e in spirito si deve amare! Ma chi mi ama sarà amato dal Padre mio [Gv 14,21] e chi odia me, odia anche il Padre mio [Gv 15,23],  perché  Io e il Padre siamo una cosa sola [Gv 10,30]! In che modo dunque amate Dio se odiate me? In verità, in verità vi dico: chi mi odia, odia anche il Padre Mio che voi invocate perché è Dio vostro, e chi Lo ama, ama anche me e se non mi ama non gli giova a nulla l’ amore del Padre Mio! Dio si deve amare con tutto il cuore, affinché nessun odio verso Dio non si nasconda nel cuore, né sia pensato nella mente, o sia provato o esista nel discernimento, e le forze non perseguano nulla di contrario alla Sua volontà. Viene perfettamente amato, allorquando non si trovi nulla di contrario nella volontà (che è per così dire il cuore) alle sue leggi e ai suoi comandamenti, né nel pensiero della mente o della ragione, né nella sollecitazione dei sensi, né nella sensazione delle forze del corpo, e affidato il cuore o la volontà a Dio, gli si da anche ciò che resta, ma ciò che resta viene cavato fuori acciocché non soltanto la volontà non voglia non amare, ma neanche brami che qualsiasi pensiero o senso o sensazione delle forze inferiori divenga contraria all’amore di Dio. Il prossimo, invece, non si deve amare come si ama Dio, il cui amore non si rivolge ad altri, ma così come vuoi per te cose buone offrendole a Dio, se rettamente ti ami  allo stesso modo devi desiderare il bene per il prossimo tuo  così come per te stesso, poiché non stando fermo in te stesso o nel prossimo, alla fine ti volgi a Dio: la Cui grazia rende piacevole ogni male. Ma voi sbagliate non comprendendo che le Scritture col termine di prossimo (indica) “coloro che vi sono vicini”,  e dico a quelli tra di voi che sono ritenuti intelligenti che talvolta, il Samaritano, che tanto trattate con odio, è più prossimo del Levita, del sacerdote o di qualsiasi altro della vostra tribù. Ogni uomo è prossimo a voi! Chiunque può essere chiamato figlio del Padre Mio o esserlo, costui è vostro fratello! Se infatti voi pensate che siano in qualche modo figli di Dio, ciascuno di quelli che lo siano o possano esserLo, (allora) questi e i vostri fratelli sono in qualche modo figli dello stesso Padre! E inoltre ogni fratello è prossimo al fratello suo! Non dovete pertanto ritenere che solo i Giudei o gli Israeliti siano figli di Dio! In verità, in verità vi dico: ecco vedo una moltitudine immensa [Ap 7,9] di giusti e di Israeliti, da oriente e da occidente, da Nord a Sud, che già vi precede nel Regno di Dio. E' forse la mano del Signore troppo corta [Is 50,2]? Forse si è così tanto incatenato che non attribuirà la sua eredità ad altri come a voi? Non dovete crederlo per il fatto che Dio abbandonò tutti gli altri tranne voi! Voi vi chiamate Giudei e non lo siete, altri non sono chiamati così ma lo sono! Vi denominate Israeliti e non lo siete, altri non si denominano così e lo sono! Ricordate i miei sermoni! Per alcuni di voi che ancora mi vedono si compirà infatti quella profezia: chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo e mia diletta quella che non era la diletta [Os 1,6-8 ; Rom 9,25]  e molti verranno da oriente a occidente e si siederanno a tavola con i vostri padri, i figli del regno invece saranno scacciati e saranno privati del Regno dei loro padri. In verità, in verità vi dico, che Dio può far sorgere figli di Abramo e Israele da queste pietre [Mt 3,9 ; Lc 3,8] . Vi dico di nuovo, se non avrete creduto  in Colui che il Padre santificò e inviò nel mondo, perirete tutti! Molti che sembrano dover perire, non perirono così come quei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici [Lc 13,1] e così come gli altri sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise [Lc 13,4]. Così molti vivono e tuttavia sono morti: infatti molti che sono morti vivono, mentre molti che vivono tuttavia sono morti! I morti, talvolta trasportano al sepolcro i vivi e li seppelliscono! In verità, in verità vi dico, chi non crede in Me è già morto e, chi crede in Me, anche se muore, vivrà  [Gv 11,25]!  Se dunque volete vivere, dovete credere che Io sono Quello che fui promesso da Dio ai vostri padri e che ora sono stato inviato per la salvezza del mondo. Chiunque  infatti vive e crede in Me, non morrà in eterno [Gv 11,26]!  Credete dunque, affinché abbiate la vita eterna!}

 

C'era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo [Lc 13,11]. Il Signore la vide, la chiamò a sé e le disse:  «Donna, sei libera dalla tua infermità», e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, si indignò  perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, [Lc 13,13 – 14] e avvennero altre cose che puoi leggere nel suddetto Evangelista.

 

E dopo aver aspramente ripreso i Giudei sulla loro superstizione del Giorno del Sabato, il Signore disse due similitudini del Regno di Dio, cioè della Chiesa Militante cui si unisce quella che trionfa nei Cieli, e accomuna  il Regno di Dio ad un granello di senapa [Lc 13,18 e ss] che è il più piccolo di tutti nella quantità, ma il più grande nella resistenza ed è necessario che venga seminato così piccolo, ma che poi però crebbe divenendo una grande pianta simile ad un arbusto e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami [Lc13,19]. I vostri parlano bene di queste cose:  non esitare, se non ti interrogo, purchè tu presti attenzione al modo in cui  la fede in Cristo al suo tempo, si trovava in questa vita mortale simile ad un grano di senapa che una volta morto o posto nel campo e poi resuscitato, crebbe e divenne un grande arbusto e una grande montagna, cosicché i principi e i filosofi che sono gli uccelli del cielo riposassero  tra i suoi rami. Cristo è il tronco d’albero, i rami sono i discepoli e i loro successori. E allo stesso modo paragonava il Regno di Dio al lievito [Lc 13,20] , che nonostante il pane sia più grande, ne altera la massa, cioè lo rende fermentato [Lc 13,21] e questo non avviene se non sia prima che lo stesso venga nascosto, poiché se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto! [Gv 12,24].Passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme [Lc 13,22] e una volta arrivato dapprima a Cafarnao , essendo li giunte le folle che gli dicevano: I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, [Gv 6,31] come sta scritto nel vangelo di Giovanni capitolo sei, egli, diceva loro il sermone: In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero  [Gv 6,32], che puoi leggere in quel medesimo capitolo fino alla sua fine.

 

Il CORPO NATURALE E IL CORPO MISTICO DI CRISTO

 

E di questo Sacramento ti insegnai e tu ne scrivesti parecchio in uno delle tue estasi[1].Ora sappi e poni attenzione sul fatto che una cosa sia la Carne naturale di Cristo, come quella che ottenne dalla Vergine, la quale realmente si trova contenuta sotto le specie del pane ( poiché si trova veramente li dove sono realmente le apparenze[2] del pane), altra cosa è la Carne mistica di Cristo, che è la Chiesa e l’unità dei fedeli  ovvero i fedeli uniti reciprocamente nella fede, nella speranza e nella carità. E il pane nelle sue apparenze indica ciascuna carne o entrambi i Corpi di Cristo cioè : il corpo naturale e il corpo mistico;  sebbene contiene solo il corpo naturale, ma non contiene né ha con sé il Corpo Mistico. Inoltre la Carne naturale di Cristo esprime la Carne mistica di Cristo che non è altro che l’ esser uniti nella carità agli altri fedeli ed essere membra di quel medesimo Corpo Mistico, e chi non è unito alla Chiesa nella Fede e nella Carità,  non mangia della Carne di Cristo,  poiché non si alimenta né si nutre dei doni celesti, né ottiene l’influenza del capo. Dunque non vive, ma è come un membro imputridito e amputato che non mangia della carne di Cristo, cioè non ottiene i doni dello Spirito, poiché non è unito alla Carne di Cristo e per questo non può conseguire la salvezza della Chiesa, né che sia grande o piccolo, giovane o adulto. Difatti “mangiare della Carne di Cristo” significa essere unito al Corpo della Chiesa e “ottenere influenza dal capo” significa mangiare della Carne di Cristo. Se non avrete mangiato della Carne di Cristo sarete come morti, né avrete in voi la vita. Questo cibarsi è  necessario pertanto a tutti voi:  come senza fede e carità è impossibile piacere a Dio, così senza questo cibarsi non potrete piacere a Dio, sia che siate piccoli o grandi. Per questo il Signore disse nel suo sermone: E' lo Spirito che dà la vita la carne non giova a nulla [Gv 6,64] , cioè l’intelligenza mistica e spirituale da la vita mentre la carne, ovvero,  la distrazione carnale, come dicono le parole, non giova a nulla , anzi nuoce parecchio, poiché conduce alla morte, da cui segue: le parole che vi ho dette, [Gv 6,63]quando dissi: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita [Gv6,53] sono spirito e vita [Gv 6,63], poiché intese misticamente, assicurano  la vita. Tuttavia le parole del Signore indicavano anche questo cibarsi ovvero  l’ assunzione della sua carne nel Sacramento ed allo stesso modo l’assunzione del Suo sangue per come il sangue si trova sotto le specie del pane e del vino. Per cui parlando della carne, di quando in quando contiene anche il Sangue affinché riteniate  che la Carne Mistica non sia da sola  sufficiente alla salvezza, in quanto talvolta, è necessario assumere sia la carne naturale che il suo sangue nel Sacramento. Per questo, all’inizio del Sermone chiamò se stesso soltanto “Pane della Vita [Gv 6,48]” cosicché chi ne mangiasse, vivrebbe  in eterno. E poi ai Giudei che mormoravano : “Come può costui darci la sua carne da mangiare“ [Gv  6,52], il Signore aggiunse cose ancor più difficili , come se dicesse: {litigate poiché dissi che il pane che io darò è la mia carne!}; infatti dapprima aveva chiamato se stesso “pane” grazie al quale chi avesse mangiato non sarebbe morto ma avrebbe vissuto in eterno, e successivamente  mostrò  loro che quel pane era proprio la sua carne. Diceva dunque ai Giudei:

{Litigate su ciò  poiché dissi che il pane che io darò per la vita del mondo è la mia carne. Dirò cose ancora maggiori di queste. In verità, in verità vi dico, che se anche avrete mangiato soltanto la Carne Mistica e  non la Carne naturale del Figlio dell’Uomo , e  anche se non avrete bevuto il suo sangue non avrete in voi la vita [Gv 6,53] , ma morirete}.

 

Quindi è necessario che tutti mangino sempre della Carne Mistica, mentre gli adulti soltanto la carne naturale e per quanto quel cibarsi è necessario, questo è invece per onestà, amore ed opportunità, ma per necessità soltanto a seconda del tempo e del luogo: avvenga infatti soltanto per la commemorazione e il ricordo di quel grandissimo amore che il Figlio di Dio e di Maria ebbero per il genere umano, al quale non deve essere anteposto nessuno amore. Credi ciò e tieni per certo che Dio ami la creatura in modo infinitamente maggiore, di quanto dalla stessa sia o possa essere amato. Credi fermamente che Cristo, in quanto uomo, vi abbia amato di più di quanto Mosè  o  Paolo  o chiunque altro, abbia potuto amare la sua nazione e il suo popolo, e tuttavia mentre uno di loro diceva : se tu perdonassi il loro peccato. E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto! [Es 32,31], un altro desiderava che ci fosse un anatema sui suoi fratelli. Per questo motivo, quando Dio punisce, e quell’uomo assunto si adira con voi, si adira in modo più dolce di qualsiasi padre vostro, sebbene il disprezzo continuo e l’ostinazione perpetua fanno si che vi abbandoni del tutto così come ai nostri che lo disprezzavano fece continui inviti alla salvezza. Non indurite il cuore [Salmo 95,8] mentre ancora siete in vita! Non disprezzatelo, poiché il disprezzo dispiace sommamente al Nostro Dio. In che modo infatti,  Dio si deve amare su tutto, se viene così disprezzato dalla sua creatura? Dalla quella stessa, cioè, che ottenne ed ha da Lui ogni bene ?  Forse che una così grande dolcezza di Dio non si tramuterà nella massima durezza nei confronti di coloro che lo disprezzano e che induriscono di propria volontà i propri cuori? Dice il Signore: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo [ Gv 6,51], “vivo”, cioè, perché Egli ha la vita in Se Stesso, così come è scritto: in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini, la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta [Gv 1,5];  “vivo” perché vivifica attraverso la fede e la carità; “vivo” perché vivifica resuscitando nell'ultimo giorno [Gv 6,39]; “vivo” perché dona la vita eterna. Dunque è anche “pane” per il fatto che mantiene in vita ed è anche “cibo” perché nutre e rafforza. Ed è per questo che nacque a Betlemme cioè nella “Casa Del Pane”. Betlemme, infatti, significa “Casa del Pane”[3]. E questo pane vivo discende dal Cielo non secondo l’umanità, ma secondo la divinità, la cui principale natura vivifica e nutre. Perciò i Giudei dicevano: Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre [Gv 6,42]. Così si deve scrivere ripetendo le parole: Non è forse costui che fu abbandonato da voi? Io infatti ascoltai tutte quelle parole che dicevano i Giudei e vidi Giovanni che le scriveva e altri che dicevano: “Non è costui il figlio del fabbro?”. Altri invece: “Non è costui un fabbro  per il fatto che è figlio di un fabbro?” . Infatti un figlio, anche se non proseguiva il lavoro del padre veniva chiamato in base al lavoro che quello aveva svolto: difatti, Cristo svolse quel mestiere di tanto in tanto per aiutare Giuseppe  soprattutto quando era giovane, caricando o scaricando la legna, ovvero mentre Giuseppe voleva levigarla la trovava già levigata e faceva anche molte cose gradite e decorose e così Maria, sua Madre trovava le opere che a malapena erano iniziate, completate del tutto e in modo perfetto, e il suo spirito ne esultava assieme allo spirito di Giuseppe a motivo di un figlio di tal genere!)ed anche poiché il Signore, in seguito spiegò in modo più chiaro in che modo egli fosse “pane”, dicendo: il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo [Gv 6,51]come se dicesse : “il pane di cui parlo è la mia carne!”. Ma se dunque è carne, in che modo discende dal Cielo? Ti dico che quella carne discende dal cielo per virtù divina: cioè quella carne fu formata per opera della Santissima Trinità senza ricorrere a seme d’uomo e  discende dal Cielo poiché il Verbo a sé unito discese dal Cielo quando divenne carne. Quella carne è “pane” e “cibo” a causa dello spirito a divino a lui unito, che da la vita.  La carne, da sola,  non giova a nulla [Gv 6,64] . Senza la divinità, infatti, non è cibo capace di fortificare,  nutrire o dare la vita, e in qualsiasi modo siano dette quelle parole del Signore che dicono: è lo Spirito che dà la vita la carne non giova a nulla [Gv 6,64], si devono intendere in questo stesso modo cioè che è stato ora riferito e nell’altro che esponemmo più sopra. Poiché dunque l’uomo è reso Dio, e Dio uomo, qualsiasi cosa si dice di lui, si dice con riguardo a Dio. Da ciò,  poiché Dio è impassibile e creatore, anche l’uomo si dice creatore e impassibile e poiché l’uomo è passibile e mortale, Dio si dice anche passibile e mortale. Infatti Dio Verbo  assunse l’uomo nell’unità della Persona sebbene Dio non è umanità, né l’uomo divinità, poiché tale locuzione non può essere vera, a meno che la divinità e l’umanità non siano una e una sola cosa completamente, così come la divinità e la sapienza di Dio, e neanche si può dire che l’uomo assunse l’umanità o la divinità, allo stesso modo di come si dice che Dio o il Verbo avesse assunto l’umanità. Parimenti non può dirsi che l’uomo si sia incarnato, così come si è incarnato Dio o il Verbo e così solo “il Verbo si è fatto Carne”, non invece l’uomo si è fatto carne. Quelle cose che infatti si dicono del Verbo in quanto unito all’uomo, non si dicono invece solo dell’uomo: difatti, l’uomo soltanto è stato assunto, non invece è stato assunto il Verbo. L’assumere infatti, non significa soltanto “esser unito”, ma anche compiere e indirizzare la medesima unione verso di sé per la ragione che, seppur la Trinità avesse fatto quella unione, non tuttavia la fece verso se stessa, per cui non si dice “aver assunto” qualcosa. Poiché invece il Verbo fece quell’unione, e lo stesso fu unito, per tali ragioni si dice “aver assunto” qualcosa e sebbene l’uomo sia unito a Dio, non fu tuttavia causa di quell’unione. Per questo l’uomo non assunse il Verbo, né Dio, o la divinità! Fatta dunque da Dio,  l’unione di Dio con l’uomo, tanto che Dio  assunse l’uomo, e l’assunse il Verbo : non l’assunse invece la Trinità, nè fu l’uomo ad assumerla. Fatta dunque l’unione intellettiva di Dio e dell’uomo, le proprietà delle due nature, divina ed umana, appartengono reciprocamente a ciascuna, per il fatto che  sussistono in una identica Persona. Così quell’uomo e quella carne discese dal cielo, poiché quella Persona, in quanto tratteneva l’umanità, discese dal cielo, non per cambiamento di luogo (come anche i vostri sanno bene) poiché Dio è ovunque, ma mediante uno speciale effetto,  poiché discese per i voti e i desideri degli uomini. Hai compreso , o carissimo, che fu detto questo sermone proprio per il Corpo Mistico e Naturale di Cristo e in che modo è necessario continuamente assumere questo corpo Mistico sia stando vigili che inoperosi e in ogni età e momento della vita. Invece, il Corpo Naturale di Cristo,  nel modo in cui esiste in quel grande Sacramento, si deve assumere talvolta sia per ottenere il frutto della Redenzione che nel rinnovare il ricordo della Passione ed affinché ciò vi conduca al premio della visione divina ,che è come nutrimento ed ambrosia e della fruizione del Dio “Visto”, che è in un certo qual modo, come una determinata bevanda e nettare. Cristo, pertanto,  è come dicemmo,  pane vivo  e pane vero, e vero cibo, poiché nutre e sazia realmente, ed è anche vera nettare dello stesso sangue così come della vera vite. Infatti non assume se stesso da una vite finta o selvatica, ma da una vite vera che produce uva vera e non lambrusche [c.f.r. Is. 5,2] . Inoltre assimila se stesso, non da qualsiasi cibo, o da qualsiasi pane, ma da un pane vero prodotto da un perfetto tritico, poiché quel pane nutre veramente. Ma in questo sermone il Signore inserì qualcosa che voi siete soliti molto ingarbugliare. Dice infatti: nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato [Gv 6,44]. E dopo molte altre cose, alla fine del sermone aggiunge:nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio [Gv 6,65].Quelle parole del Signore possiedono assieme due speciali significati per i Giudei dottori della legge e i Farisei e in modo comune anche per tutti gli altri, poiché i Giudei avevano ottenuto la legge attraverso segni e prodigi per mezzo dell’uomo dal grande nome e dalle grandi virtù: Mosè, che fu paragonabile a qualsiasi Santo del Nuovo Testamento e ritenevano che quella legge fosse eterna e che alla stessa non ne sarebbe seguita un’altra, così come ora anche  voi ritenere lo stesso con riguardo alla vostra legge nuova ed’amore. Per questo, essi non credevano al Signore che parlava loro di cose nuove, se non con grandissima difficoltà, cosicché coloro che credevano sembravano più trascinati (a farlo), che persuasi. Per cui, quel Saulo, che spirava minacce e omicidi, fu condotto a credere da un grande miracolo, così come gli altri venivano spinti da grandi segni e prodigi. E poiché il Signore, proferendo questo sermone, e rivelando di essere il pane disceso dal cielo , non confermava le sue parole con i miracoli , per questo motivo disse:nessuno può venire, attraverso l’unione della fede e della carità se non lo attira il Padre, ed io assieme allo Spirito Santo comune a entrambi, attraverso un segno miracoloso, e chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me [Gv6,45]cioè chiunque viene a me, vide prodigi e miracoli, poiché se non vedessero i segni, non crederebbero. Sebbene neanche tutti quelli che vedevano i segni credevano. Così , dunque questa legge viene custodita da tutti coloro che vengono a me, cioè credono in me. Credono per la ragione che hanno udito il Padre e hanno imparato da lui , non soltanto attraverso una ispirazione interna o per espressione delle Sacre Scritture, ma anche mediante un segno miracoloso! Non potevano dunque venire a Lui, cioè credere in Lui, se ciò non fosse stato loro concesso dal Padre mediante la manifestazione dei miracoli e l’ispirazione delle masse e delle scritture che ne erano una sua manifestazione sensibile. Da cui, come hai saputo in qualche tua estasi, quando il Signore disputò nel tempio, molti dottori e sacerdoti, che Egli stesso rafforzava sulla via di Dio e sul sentiero dei suoi mandati, venendo a Gerusalemme e prima che iniziasse la predicazione pubblica, credevano in Lui mentre apriva loro i segreti della Sua Nuova Legge, non volendo però che essi, allora lo seguissero pubblicamente. Allora dunque, aveva molti discepoli nascosti, ed alcuni addirittura miglior di quelli che erano dichiarati , così come oggi ha molti fedeli segreti e sconosciuti che sono migliori di quelli noti e consacrati dai vostri segni sacramentali!Ho riferito le parole del Signore che avevano verso i Giudei un senso spirituale, ma il senso comune a tutte le parole del Signore è invece il seguente: nessuno può venire a me credendo in me, conoscendomi mediante una visione beatificante se non sarà stato dapprima attirato, ovvero, eletto per grazia divina, o infusione di carità. Nessuno può venire a me se non avrà ottenuto la grazia senza la quale nessuna azione è di per sé stessa meritoria della vita eterna. Così infatti stabilì Dio che non voglia rendere salvo nessuno o accettare qualche sua opera per la vita eterna, senza l’ abito[4] della carità e della grazia,la quale grazia concesse sia a tutti quelli che la chiesero che anche a tutti coloro che vollero ottenere il battesimo.  La grazia infatti e la carità furono un unico dono e non due (come pensasti  altrove) che Dio pone nella volontà creata, né è mai tale senza la speranza nella stessa volontà creata o nella stessa volontà che esiste. Tuttavia  la speranza può  stare anche senza la carità, ma la carità non si trova mai nella volontà senza la fede, sebbene talvolta nell’intelletto si trova senza di essa. Né si devono incrementare i miracoli, i portenti e le condotte senza una necessità evidente. Tutti i vostri lo riconoscono come vero (perché lo è) ma non lo osservano, poiché credono di osservarlo, né si deve seguire quel filosofo laddove la fede non impone di farlo. Nessun abito si deve collocare nell’essenza dell’anima, nel modo in cui l’essenza è, ma soltanto nella potenza e nell’essenza nel modo in cui la potenza è. Gli abiti sono dove gli atti aiutano quella potenza ad operare poiché la spingono a farlo  e assieme producono le azioni. Infatti è vero che gli abiti sono attribuiti per aiutare le potenze non nel suscitarle,  poiché sono già sommamente disposte a farlo,  ma nell’agire. In questo infatti, le potenze deficitano e necessitano di aiuto. Ecco, puoi dunque sapere a quale opinione devi fare riferimento, poiché presso di voi si dicono molte cose di vario genere.

 

GLI STUPORI DI AMADEO DA SYLVA

 

Allora io dissi: “ Ascoltai, o Angelo, le tue santissime parole. Tuttavia parlasti anche di molte cose, di cui io mi stupisco. 

In primo luogo mi stupisco per quale motivo hai presentato il testo di San Giovanni Evangelista , dicendo: “Nello Stesso Verbo era la vita [c.f.r. Gv 1,4]”, poiché i nostri così scrivono che “fatto di tutto ciò che
esiste: In lui era la vita [Gv 1,4].
In secondo luogo mi stupisco in che modo Dio è ovunque e in ogni cosa, poiché sebbene anche i nostri lo affermano, io tuttavia non lo comprendo.
In terzo luogo mi stupisco in che modo questa locuzione possa essere vera  - Dio si fece uomo  -   e  - il Verbo si fece carne [Gv 1,14] -  e se si possa perciò affermare- Dio è una creatura - , così come si dice – l’uomo è Creatore  - e se Dio avesse assunto l’uomo o l’umanità.
In quarto luogo, mi stupisco in che modo hai potuto paragonare Mosè agli Apostoli, nei quali furono collocate le primizie dello Spirito , mentre invece viene anche scritto:non c'era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato [Gv 7,39].
In quinto luogo  mi stupisco per quale ragione i Giudei pur credendo nella sua legge eterna, lo tradirono e se la Sinagoga errava in questo e anche se noi possiamo tradirlo credendo nella nostra legge.
In sesto luogo mi stupisco  per quale motivo, quei fedeli nascosti che il Signore ora possiede sarebbero migliori di quelli dichiarati, dei battezzati  e di quelli che pubblicamente confessano Cristo.
In settimo luogo aggiungo, poiché lo ignoro,  se Dio possa creare delle cose meglio di come sono o renderle migliori con riguardo a ciò di cui parlasti prima ma io non capii.

Queste sono le cose che ho notato nelle tue parole, e che non compresi, di cui desidero ricevere risposta. Rispose l’Angelo: “ Fui inviato proprio per insegnarti ogni verità, fatta eccezione di quelle che si lasciano in quel secolo  futuro, e queste cose saranno rivelate proprio durante quel secolo del Figlio di Dio il cui Regno non avrà fine”(Lc 1,33).

Ed io subito aggiunsi: “Prima che tu mi riveli le cose che ti chiesi, o Angelo di Dio, rispondi  a ciò che dicesti or ora: in che modo, cioè il Regno di Cristo non avrà fine”(Lc 1,33), nonostante vi sarà un giudizio e dunque la fine dei Secoli, e allora Cristo consegnerà il regno a Dio Padre [1Cor 15,24]?

 

LE RISPOSTE DELL’ANGELO GABRIELE AI QUESITI DEL VEGGENTE

 

1.Rispose l’Angelo: “ Il Regno di Cristo non avrà fine, in modo che,  prima della consumazione dei secoli succederà al medesimo un altro Regno o un’altra legge, allo stesso modo di come, alla legge di Mosè, succedette quella di Cristo, cosa di cui parlammo in altri momenti. Tuttavia, la legge di Cristo, con il giungere della consumazione dei secoli, terminerà, poiché avranno termine tutti i vostri sacramenti e le vostre cerimonie e così egli consegnerà il regno a Dio Padre [1Cor 15,24], poiché cesseranno i sacramenti, e non daranno più a nessuno, per la forza concessa alla Passione del Signore, il rimedio di Cristo, né sarà comunicata più oltre la grazia o la virtù divina, per alcun merito di Cristo, perché Dio sarà tutto in tutti [1Cor 15,28] , poiché i Beati fruiranno di Dio e saranno beati in quel Dio che è Tre Persone in una Unica Essenza, ( ma quella beatitudine starà nel Verbo, per come il Verbo è non invece per come è Persona, né per come è Cristo ma per come è Dio), e così vi sarà allora il Regno di Dio, dove ora vi è il Regno di Dio e di Cristo  cioè del Verbo dell’uomo. Ora infatti, siete governati per i meriti dell’uomo Cristo. Allora sarete beatificati da Dio soltanto. Tuttavia anche allora regnerà l’uomo Cristo,  poiché tutti gli uomini gli riconosceranno di aver ottenuto quella beatitudine soltanto per i Suoi meriti e noi Angeli saremo sottomessi per sempre a Lui, poiché Lui fu, in qualche modo, la causa della nostra gloria, per il fatto che se non lo avessimo riconosciuto, non avremmo potuto salvarci, così come, parimenti,  la Madre Vostra cooperò in qualche modo sia alla vostra redenzione che anche alla nostra salvezza, poiché se il comando era stato soprattutto quello  di sottoporci a Cristo, proprio a causa di quel precetto era necessario sottometterci in qualche modo anche alla Madre Sua. Per tale ragione, vi sarà sempre un obbligo perpetuo di ogni uomo beato e di ogni Angelo Santo verso Cristo e Sua Madre, ed in questo modo, Cristo , anche come uomo, e la Madre Sua, regneranno sempre e regneranno su tutti. Dunque hai compreso per quale motivo Cristo consegnerà il regno, e in che modo regnerà in eterno.

2. Ora sulla prima delle cose che mi hai domandato ti rispondo: che quell’Evangelo è pieno e ricolmo di svariati e grandi misteri e significati nelle sue stesse parole e pertanto presenta al suo interno molte esposizioni sia dei dottori latini che di quelli greci, e lo Spirito Santo, ognuna di tali cose le elargiva all’amato discepolo del Signore: Giovanni. Quando dunque disse: In principio era il Verbo [Gv 1,1],volle rivelare con una unica frase molte cose. In primo luogo:  il Verbo ovvero la causa, la ragione o la misura di ogni cosa, e cioè che il Figlio di Dio -  In principio -  esiste, vale a dire “esiste” nel Padre da cui viene generato, sulla base di quelle parole: io sono nel Padre e il Padre è in me [Gv 14,10], poiché nulla è uno senza l’altro. Giovanni, invece, così come gli altri Evangelisti (tranne Matteo) scrisse in greco, e disse : In Principio era il Logos, cioè il Verbo (che è) causa, misura e ragione di tutte le cose creabili e fattibili, e con il nome di Logos intese ricomprendere in esso tutte quelle cose, poiché tutte quelle cose convengono nel Figlio di Dio Padre e Logos,  era in Principio, cioè (era) nel Padre, poiché Ogni Persona Divina è ovunque. Infatti è essenza divina ogni cosa che è nel Padre, ed è natura divina, ogni cosa che è nel Figlio, ed è medesima divinità ogni cosa che è nello Spirito Santo . Non vi è niente  in ciascuna Persona che non sia Dio o la divinità. Riporta in mente quella regola che ti ho dato precedentemente[5]: ogni qual volta una cosa equivale perfettamente a molte ,  tante cose sono in quell’unica cosa, quante ce ne sono in quelle molte; e poiché la divinità equivale a tutte quelle cose che sono nel Padre, a tutte quelle cose che sono nel Figlio e a tutte quelle cose che sono nello Spirito Santo, non vi è nulla che sia in una Persona che non sia anche nell’altra. Pertanto il Verbo è nel Padre, e il Padre è nel Verbo, sebbene solo il Verbo è “dal” Padre e non il contrario .  Poi - In principio -  cioè  anche prima di ogni cosa prodotta,in ogni modo possibile, dalla mente divina c’era già il Verbo Increato, (…) ed infine - In principio  delle Vie -, cioè delle divine produzioni, vi Era il Verbo Prodotto, il quale, cioè, fu prodotto all’inizio delle vie di Dio, come ascoltasti altrove (Infatti “La Prima Via o produzione” fu dal solo Padre: l’uscita del Verbo dal Padre, la seconda via fu l’uscita dello Spirito Santo da entrambi,  la terza via,  - proveniente - da tutte e tre le Persone, fu la produzione delle creature in una propria “esistenza conosciuta”, poiché tutte furono conosciute in tal modo da Dio, e come poi tutte furono volute con un certo gradimento  ed infine volute e prodotte efficacemente, nei loro tempi e nel loro proprio “essere” specifico). Il LOGOS dunque era nel Padre, ed era, prima di ogni cosa creata,  nell’inizio delle vie di Dio. E questo Verbo era giusto che fosse in Dio Padre, sebbene non era Dio Padre, ma era presso Dio Padre, poiché era uscito dal Padre, ed era distinto come Persona da Suo Padre, non per luogo o essenza, e sebbene il Verbo fosse in questo modo presso il Padre, è giusto che , tuttavia, il Verbo non fosse il Padre, sebbene era lo stesso Dio che è il Padre e non altro Dio, ma era proprio quello poiché non c’è se non un solo Dio. Questo Verbo era presso Dio Padre [Gv 1,2]  in quel  principio, quando Dio creò il cielo e la terra [Gn 1,1],poiché il Cielo Empireo e la natura angelica e la materia prima, furono creati per molti secoli prima del mondo visibile. E prima di tutte quelle cose c’era il Verbo , e non solo prima di tutte quelle opere di quei sei giorni, quando Dio disse: «Sia la luce!» E la luce fu [Gn 1,3]  ,come è stato scritto, ma anche prima della natura angelica e della materia prima chefurono create in funzione dello stesso Verbo.Dunque, per una espressione più completa (l’Evangelista) aggiunse: e senza di lui niente è stato fatto [Gv 1,3], cioè nessuna di quelle cose che furono fatte, o durante o prima dei sei giorni, o in seguito, fu fatta senza di Lui, infatti tutto è stato fatto per mezzo di lui [Gv1,3]: dunque non Lo Stesso (Verbo) fu fatto allora, perché altrimenti avrebbe fatto Se Stesso, in quanto, Nello stesso Verbo,era la vita  [c.f.r. Gv 1,4]della divinità, ola divinità che è vita per Essenza, che è la luce degli uomini [Gv 1,4]  ed anche quella degli Angeli. Poiché una creatura intellettuale non può comprendere perfettamente nulla se non chiaramente e limpidamente attraverso la luce intellettiva della divinità, ed ogni altra conoscenza risulta tenebrosa rispetto a questa conoscenza Divina,per questo la stessa conoscenza di ogni altra cosa che si ottiene dal Dio “Visto”, si paragona alle altre conoscenze allo stesso modo di come la luce si contrappone alle tenebre e pertanto, rispetto a quella luce che perfettamente risplende e illumina ogni cosa, le altre conoscenze non sono nient’altro che tenebre. La luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l'hanno accolta [Gv 1,5]poiché le altre conoscenze ottenebrano e sono invischiate alle tenebre. Illumina senza essere mischiata all’ignoranza, e per questo, così come le tenebre non accolgono la luce, nè sono simili ad essa, anzi le sono avverse, così le altre conoscenze non sono simili a quella conoscenza, né , tantomeno, la raggiungono, ma distano lungamente da essa. L’Evangelista indicò un altro vero significato dicendo tutto è stato fatto per mezzo di lui [Gv1,3]: cioè sia le opere dei sei giorni, sia le opere precedenti a quei sei giorni, che quelle successive, e senza di lui, Verbo o Logos, niente è stato mai fatto di tutto ciò che esiste  [Gv 1,3] , sebbene cominciò ad esistere sia in una natura propria che in sé specifico. Tuttavia nel medesimo Verbo creante, cioè nel medesimo Dio intelligente e creante, era la vita [Gv 1,4]. Egli aveva vissuto in eterno, poiché sebbene sia recente e nuovo nel suo essere proprio, è tuttavia eterno nel modello e nella conoscenza divina, così come ti dissi altrove. E questa vita, attraverso la quale vivevano tutte le cose fatte e create è la stessa divinità che contiene ogni cosa, in modo sommo, esemplare e virtuoso. La quale divinità è la luce degli uomini [Gv 1,4] come già dicemmo. Ma c’è li un altro senso, che sebbene sia meno essenziale nondimeno è vero e intenso e cioè: e senza lo Stesso Verbo  niente è stato fatto di tutto ciò che è  peccato. Difatti è completamente vero che Dio non sia causa dei peccato, poiché Lo Stesso, cui nessuna legge può essere imposta, non può agire contro la legge, mentre i peccati si interpretano con il – niente -  poiché non sono che privazioni o mancanze, e in un certo senso tenebre. Quando dunque leggete: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste [Gv 1,3], non fermatevi li, ma  invece,  il seguito - In lui era la vita - fino a li in modo inclusivo, lo unirete alla precedente orazione in modo da sembrare di aver bene inteso questi significati da queste cose, così come hai fatto altre volte. Così puoi concludere che l’essere delle cose e la loro essenza sia identica, così come il colore e il colorato e che l’essenza e l’esistenza sia completamente la medesima cosa e che differisca soltanto nel modo di comprenderla: così come l’essere nella causa, nell’intelletto e in modo sommo nella divina essenza e l’essere fuori dalle stesse. Questa è la versa sentenza. Non ne devi cercare un’altra. Ogni cosa che infatti è una cosa esistente, veniva tutta immaginata ancor prima che esistesse e la medesima cosa era tutta nella sua causa e tutta eminentemente in Dio, e non si aggiunge quando è in sé, se non la nuova considerazione del prodotto e di colui che lo produce.

3.Al secondo tuo stupore vogliamo poi, comunicare qualcosa di nuovo. In primo luogo, tuttavia, lasciamo pure come vere le cose che dicono i vostri, e cioè che Dio sia al di sopra di ogni cosa, dentro ogni cosa, dal lato destro e dal lato sinistro,  davanti o dietro a tutte. Nè , tuttavia, come lo intendo io,  si dice che Dio sia ovunque sul presupposto che sia vicino ovvero sopra o in basso a qualcosa; ma per la circostanza che sta“sotto a qualcosa”, in quanto ogni cosa che si dice essere in un luogo, deve intendersi o mediante una sua delimitazione in quanto corpo, o  mediante una sua definizione come per l’Angelo, o mediante la sola presenza come per Dio. Deve intendersi essere in un luogo per il fatto che, in qualche modo,  si trova tra i lati di ciò che lo contiene, o come circondato da questi lati come per i corpi, o come definito li e non altrove come l’Angelo, o ponendo quei modi e non solo quelli, ma anche altri, come Dio. In che modo, tuttavia Dio è presente in ogni luogo, i vostri lo spiegano bene! Non è infatti presente, poiché la relazione di presenza verso le cose create sia in Dio stesso, ma poiché c’è una relazione di presenza verso Dio Stesso nelle medesime creature, la quale relazione trova termine  in Dio medesimo.  Ed è per questa ragione che Lo Stesso, per come viene chiamato Signore, è così presente proprio grazie a tale terminazione. Sappi  infatti che Dio è presente in ogni cosa in potenza e forza, poiché  non vi è nulla che non dipendi da Lui. Dunque lo Stesso è termine , esecutore e  modello di ogni cosa. Lo stesso conserva  ogni cosa facendo terminare tali relazioni di ogni cosa verso Se Stesso. Invece, la causa che serve come modello di perfezionamento  deve ridursi, affinché non si collochino più di 4 generi di cause. Sappi, al contrario, che Dio possa essere presente a tutte le cose secondo l’essenza, se avrà voluto porre un termine alle essenze di tutti verso Se Stesso.  Quando dunque i vostri dicono che Dio sia presente a tutte le cose secondo l’essenza, si deve intendere soltanto nella possibilità e non invece realmente. Infatti non è presente realmente a tutti, bensì nei Cieli, e soprattutto nel Cielo empireo ed agli Angeli buoni, alle anime dei giusti e ai corpi dei beati e soprattutto a quell’uomo che ha assunto nella carne e dopo di Lui alla Sua Genitrice Maria. Dunque si dice e si ripete spesso – padre che sei nei Cieli – non soltanto per un effetto massimo, ma anche mediante una presenza essenziale. È vero pertanto che non può correttamente intendersi che Dio disti(realmente) da un qualche luogo o da una qualche cosa poiché allora porrebbe termine a quella relazione di distanza, verso di Sé. Invece non è presente a tutti attraverso l’ Essenza, poiché la Sua Essenza non pone termine alla presenza di ogni cosa. Così come, dunque Dio è presente , perché non dista da quell’Intelletto, né da alcun intelletto: non ponendo termine alla conoscenza o alla visione di qualsiasi intelletto, sebbene qualora voglia  farlo  se ne mostra capace, mentre se non vuole farlo, non se ne mostra capace, dunque non è presente, secondo la sua Essenza, ai dannati e all’inferno, né a quegli altri turpi e sordidi, come principalmente sono i peccatori ostinati, poiché la sua essenza non pone termine alla presenza degli stessi, né tale relazione può per loro avvenire, a meno che non lo voglia Dio; infatti, così come è in suo potere essere o non essere visto, così è altrettanto in suo potere l’ essere presente mediante la Sua Essenza o non esserlo. Difatti è perfettamente comprensibile che ciò non possa avvenire per le cose affermate, in quanto verrebbero comunque mantenute dallo Stesso e colui che, come perfezionatore, pone termine alla relazione delle medesime cose, in quanto effetto e causa delle stesse, può tuttavia non porre termine  alla relazione di presenza mediante la Sua Essenza, poiché può impedire tale relazione, in quanto che le cose possono esistere anche senza tale relazione o terminazione, così come l’intelletto creato , senza ciò che è l’essenza, pone termine  alla sua conoscenza o alla sua visione e così come stabilì il grande dottore latino, che seppur non vengono da Dio le cattive azioni, esse tuttavia esistono lo stesso senza che Dio, ponga termine o perfezioni il loro essere. Dunque non senza ragione Cristo rispondeva così tante volte:  – Padre che sei nei cieli – e non invece  - Padre che sei ovunque -. Poiché se sia ovunque per vicinanza, ovvero sia ovunque per virtù e potenza, se vuole può esserlo, anche per essenza e presenza, sebbene non sia  tuttavia ovunque, cioè presente a tutti, secondo l’essenza.

4.Al terzo tuo stupore così rispondiamo specificandolo: sebbene Dio non possa assolutamente essere creato o cominciare semplicemente ad essere, può tuttavia divenire uomo o qualcosa di simile, e può incominciare ad essere uomo, poiché si può unire all’umanità e a qualunque altro che sia capace di tale unione, né ciò costituirà una novità in Dio, ma soltanto nella cosa che a Dio si unisce. Quella cosa, infatti, si unisce realmente a Dio, e il Suo Verbo pone termine,  realmente, alla stessa unione. Pertanto -  il Verbo è unito all’umanità-  e  - l’umanità è unita al Verbo – ed è per questo che si dice che – Dio si è fatto uomo – e – il Verbo si è fatto carne – ed ha iniziato ad essere uomo. Ma per il fatto che anche l’uomo si è unito alla divinità, non si dirà forse che- l’uomo si è fatto Dio -? Di ciò si dubita presso di voi, ed ancora maggiormente si dubiterà in futuro, ma alla fine la verità sarà chiara, cosicché, infatti, - l’ esser unito a qualcuno - si dica di Colui che prima non era unito a nessuno. Neppure si diceva – lo stesso è divenuto quell’altro -, poiché non può iniziare ad esserlo senza qualche associazione. Se dunque  - l’umanità ora è unita alla divinità – e prima non lo era, ed è così unita che, - l’uomo è Dio – allora si può dire, dunque, che  - l’uomo si è fatto Dio -.

Ma alcuni dei vostri credono che quella locuzione - l’uomo si è fatto Dio -  non sia vera poiché quella umanità che gli è unita, dapprima non lo fu. Dicono infatti che quelle cose iniziano ad essere o a divenire le medesime cose sulle quali hanno mantenuto un controllo e siccome quest’uomo o questa umanità non mantiene alcun controllo per questo non inizia ad essere Dio.  Ma tu devi ritenere questa regola falsa, poiché anche ciò che non controlla nulla può dirsi “iniziare ad essere”questo o quello, così come se ora viene creato un Angelo e ora inizi, ora intenda o voglia qualcosa, può dirsi  realmente iniziare a intendere o a volere così come noi Angeli, nel primo momento della nostra creazione iniziammo a intendere e l’anima di Cristo Signore iniziò a vedere Dio e ad aderire al suo amore beatifico e se ora anche venisse creata una rana saltatrice o un capretto ambulante può veramente dirsi che la rana inizi a saltare e questo capretto a camminare.

b) Altri dei vostri credono che sia falsa anche questa espressione: - l’uomo si è fatto Dio -poiché l’uomo si prende al posto della - Persona del Verbo -, e non è stata quella Persona a farsi Dio, per cui, quando si dice: - quest’uomo è stato assunto dal Verbo – o -quest’ uomosi è unito al Verbo – o- quest’uomo è il Verbo – ovvero – quest’uomo si è fatto Verbo –  con la parola “uomo” non si intende la - Persona del Verbo - , ma la- singola natura umana -. Ed allora, con la parola uomo , s’intende l’umanità sublimata nel suo individuo singolarmente esistente,  non la - Persona del Verbo - e così, in primo luogo, si intende - questo uomo - più che - questa Persona -.Se dunque- questo uomo -  stesse al posto della - Persona del Verbo - e non per  - individuo della natura umana -, allora ciò giustamente negherebbe questa argomentazione – l’uomo si è fatto Dio –. Sebbene infatti, la Persona del Verbo, stando sotto la natura umana, iniziasse ad essere Dio, non inizierebbe ad esserLo in modo assoluto, ma come sostenendo la natura umana, la cui origine non è propria. Si dice pertanto che – l’uomo è fatto Dio –  prendendo l’uomo come - individuo della natura umana -e non invece come - persona del Verbo -. Nota questo ordine di argomentazione. In primo luogo - la natura umana indivisa si è unita al Verbo - ,  cosicché, da principio e prima di ogni altra cosa, il Verbo pose termine verso Se stesso all’unione che insorgeva con la natura umana, dal quale termine di relazione, immediatamente in secondo luogo, si rese vera questa argomentazione - il verbo è uomo – e in terzo luogo  - Dio è uomo -  e in quarto luogo – l’uomo è il Verbo – e in quinto luogo – l’uomo è Dio - . E poiché - il Verbo prima non era uomo - , dunque, in sesto luogo, si rese vera questa argomentazione – il Verbo iniziò ad essere uomo – e – il Verbo è fatto uomo-  ed inoltre -  Dio inizia ed essere uomo -  e  - Dio è fatto uomo - . Infine, poiché  - l’uomo è il Verbo – e  - l’uomo è Dio -  e prima non lo era , fu vera questa argomentazione  - l’uomo iniziò a essere il verbo -e – l’uomo si è fatto Dio. Non si deve detestare  quel sermone di cui si servo noi vostri santi:  soprattutto quello che i Latini pongono al di sopra di tutti, cioè il celebre ipponense il quale così afferma[6]: Infatti, nell’ordine delle cose che traggono origine dal tempo, non vi fu maggior grazia che Dio fosse fatto uomo, e l’uomo Dio [Ag. De Trinit. 24,13]. Vedi, dunque, che (S.Agostino) dice proprio – Dio si è fatto uomo -e - l’uomo si è fatto Dio -;  e di nuovo torna a dire: tale era quella unione, quell’accoglienza, quell’assunzione, che aveva reso Dio uomo,  e l’uomo Dio. Ecco, di nuovo dice che – Dio si è fatto uomo - e - l’uomo si è fatto Dio - , non che una di quelle espressioni sia stata invertita, mentre la invertiva l’altra (come per parlare logicamente) . Infatti questa espressione – Dio si è fatto uomo -  si capovolgerebbe in- ciò che si è fatto è uomo - o – la cosa che si è fatta -  è uomo -o - è o fu Dio -, mentre quella espressione  - l’uomo si è fatto Dio - così si capovolgerebbe  in - la cosa che si fatta è Dio -o - fu uomo -. Vedi che anche noi conosciamo la logica. Tu scrivi come ti dico, poiché comprenderà certamente colui al quale queste cose sono dirette. Tutte e due queste espressioni sono vere:  – Dio si è fatto uomo - e - l’uomo si è fatto Dio -  poiché, invero, quando in qualche modo due cose si uniscono così, mentre prima non lo erano e si uniscono in modo che l’una sia l’altra, una di quelle comincia ad essere l’altra. E poiché una di quelle non può iniziare ad essere l’altra, senza l’altra parte  , dunque uno di loro si fa l’altra. Da cui, sebbene il corpo sia unito all’anima e l’anima lo sia al corpo, non tuttavia ciascuno di loro è reso l’altro,  poiché a causa di tale unione uno di quelli non diviene l’altro. Pertanto Dio assunse l’uomo nell’unità della Persona, non nell’ unità della  natura. In Cristo, infatti, due sono le nature ma una è la Persona. La Persona del Verbo si asservì alla natura umana, la quale Persona è Dio, poiché sussiste nella natura della divinità naturalmente ed è anche uomo, poiché sussiste nella natura umana , grazie ad un grande prodigio  di quel Grande Vignaiolo  di cui parlava il Signore: il Padre mio è il vignaiolo [Gv 15,1]. Presso di voi non vi è alcuna similitudine che rispecchi maggiormente questa unione, che l’inserimento del tralcio nel tronco di un altro albero, come se venga inserito un ramo  di melagrana [Cantico 6,7]nel tronco di una pianta di pomodoro. È così sarebbe corretto affermare : questo tronco sostiene sia i rami di melograno che i rami del pomodoro. E questo albero produce melograni e pomodori ed è sia quest’albero che quello, e questa affermazione è uguale a quella e viceversa. Non è così buona la similitudine della Sostanza e dell’Accidente (apparenza) cioè che la natura umana sia paragonata al Verbo allo stesso  modo di come l’ accidente (apparenza) viene paragonato alla sostanza. In tal modo, infatti, non si mostrano due nature in qualcosa di terzo ad esse, ma una natura che domina l’altra e non in modo equo.  Se la natura umana sia innestata in una Persona di un’ altra natura, come adesso nella Persona del Verbo, allora sussiste nel Verbo,se invece non viene inserita ma viene lasciata in se stessa, allora invece sussiste da sola, come se qualche nome aggettivo sia lasciato da solo, e diviene sostantivo di se stesso , come (la frase)“sembra bianco”. Se invece viene aggiunto un sostantivo allora la sua dipendenza viene sorretta da quel sostantivo, come se si dicesse: “ l’animale sembra bianco”.  Non è dunque qualche entità positiva in ragione della Persona verso le creature, ma allora l’uomo si dice persona in sé, quando non viene sorretto da un atto altrui, né ha un’attitudine naturale ad essere sorretto così da un altro , ma lo è soltanto in potenza affinché venga sorretto da un altro, poiché non gli ripugna essere così sorretto da un altro. Quando invece uno viene sorretto da un altro, allora non è persona in sé. Quando , invero, non viene sorretto da nessuno,  non è immediatamente persona in sé, poiché l’anima non viene sorretta da nessuno una volta separata dal corpo,  né tuttavia è persona in sé per il fatto che l’anima è capace naturalmente di essere sorretta da un altro. Pertanto, giustamente alcuni dei vostri dicono, che affinché qualcosa sia in se stessa una persona sono necessarie due cose:in primo luogo che non venga sorretta o  dipenda da un atto altrui, in secondo luogo che non ci sia in lei alcuna naturale attitudine o inclinazione a che venga necessariamente sorretta da un altro, o dipenda da esso, e poiché l’anima, una volta separata, naturalmente è incline a stare in un altro, cioè nel suo intero, e brami essere sorretta in esso e da esso, dunque rimanendo separata non è persona. Se dunque il Verbo di Dio abbandonasse quell’uomo speciale che assunse, non accadrebbe nulla di nuovo per lui, in quanto questo non sarebbe soltanto sorretto dal Verbo,  e si sorreggerebbe da se stesso e così Dio finirebbe di essere uomo  e l’uomo cesserebbe di essere Dio, cosicché non sarebbe più oltre Dio, cosa che i nostri malvagi fratelli, lucifero e belzebù desidererebbero molto, ed ostinati ancor oggi inutilmente pensano che se Dio lasciasse e abbandonasse spontaneamente quell’uomo si umilierebbero a Lui, e in ciò molto si dilaniano poiché comprendono che essi non possano liberamente disporre dei propri desideri e tuttavia quella perversa e turpe umiltà non giova loro nulla.  Ora tuttavia, per non cadere in molti errori a causa delle curiosità degli uomini, scrivi quello che ti dico. Se viene abbandonato quell’uomo, (cosa che non avverrà mai, poiché Dio così decise) allora quell’uomo rimane  un uomo puro e non sarebbe né figlio di Dio  né Dio per l’evidente circostanza che, quando anche ora dite - quest’uomo -esso non sta più per figlio di Dio, ma per uomo singolare che si separa dal suo supposito. È lecito infatti che - uomo e individuo –possano indicare assieme sia un supposito proprio che altrui. Ma quando è proprio , tuttavia, indica l’individuo appartenente a quella natura umana, ed in questo modo - Figlio di Dio -significherebbe univocamente - uomo così come gli altri uomini -la cui natura è formata sia da corpo che da anima intellettiva -, che sta in questo individuo separandosi da ogni sussistente sia proprio che altrui. Così, infatti, se il Verbo avesse assunto un uomo individuale, tale rimarrebbe  se lo abbandonasse, e tuttavia, una volta abbandonato questo individuo,  resterebbe Persona, non essendoGli  stata aggiunta nessun’altra cosa. Né è vero che – qualche uomo - indichi  l’umanità - poiché né Pietro né Paolo rappresentano l’umanità[7].  È vero dunque, universalmente  che nessun uomo è umanità, poiché è qualcosa che si concepisce diverso dall’umanità:  una cosa è Paolo, altra cosa Pietro. E sia questo che quello non sono umanità. Solo la natura divina è indivisa e singolare, allo stesso tempo, con riguardo a sé. Pertanto è semplicemente vero che:   - Il Figlio di Dio assunse l’uomo -  e che inoltre se abbandonasse quest’uomo, sarebbe vera l’affermazione secondo cui - il Figlio di Dio lasciò quest’uomo -. Se invece - quest’uomo - viene inteso al posto dello stesso- Figlio di Dio -come ultimo connotato,  allora il Figlio di Dio non avrebbe assunto - quest’uomo -( intendo per - quest’uomo - - il Figlio di Dio ), poiché non potrebbe assumere Se Stesso e allo stesso modo, abbandonando l’umanità, non abbandonerebbe anche - quest’uomo -,poiché non abbandonerebbe- il Figlio di Dio - . Inoltre assumendo pertanto l’uomo, non è ancora vera questa affermazione,   - quest’uomo è uomo – così come non è vera questa – il figlio di Dio è uomo – o – il Verbo è uomo -  e in questo modo tutte le cose che si dicono di Dio si dicono anche dell’uomo,  senza alcuna aggiunta. Per grazia del Verbo, allora,-  questo uomo in principio creò i cieli e la terra [Gn1] -  ed  - è immortale  ed eterno -. Al contrario, invece, le cose che invece si dicono della natura umana non devono dirsi di Dio, se non soggiungendo o sottintendendo, per grazia di Dio,  - Dio è passibile e mortale -  secondo la natura umana, sebbene di quella Persona che sussiste in due nature,  sia le une che le altre cose si dicono in modo assoluto,essendo Egli contemporaneamente - assolutamente Dio  e assolutamente uomo - . Se invece quest’uomo viene inteso come singolo individuo della natura umana sostanziato nella Persona del Verbo, allora questa affermazione -  questo uomo in principio creò i cieli e la terra [Gn1]– diviene vera, così come quest’altra- Dio è passibile e mortale - .Il verbo è invece assolutamente ciascuna di queste cose.  Scrivi anche, che quando si dice: - la forma di Dio accolse la forma di servo [S. Agostino De Trinitate 17,14] – e  - la natura divina accolse la natura umana  -  ed ancora – la sostanza  assunse la sostanza – questa cosa non fu propriamente vera, ma il senso è:  - il Verbo che è forma di Dio e natura di Dio  e sostanza di Dio, assunse la natura umana  -  e allo stesso modo – la natura di Dio si è incarnata – poiché – il Verbo che è natura di Dio si è incarnato – e così – la divinità si è fatta uomo-. Aggiungi a queste cose che la similitudine di Atanasio,  uomo  molto gradito a Dio è  buona se viene bene interpretata così: Dio e uomo sono un solo Cristo[Simbolo di Atanasio], poiché  il senso è il seguente: così come non risulta incompatibile la dualità d’anima, non risulta incompatibile che la dualità di anima e corpo siano unite a quest’uomo. Pertanto non risulta incompatibile la dualità di divinità  e umanità , né  che Cristo sia uno solo. Ritorniamo alle cose già iniziate. Se il Verbo abbandonasse quell’uomo assunto, questo rimarrebbe un puro uomo, ma se si possa dire – quest’uomo fu Dio – rispondono di no, per il fatto che, questa persona non fu mai Dio. Ma poiché  questo uomo sta al posto della singolare natura umana, risulta vera questa espressione – quest’uomo fu Dio – e lo è ancor di più , poiché ora, una volta abbandonato quest’uomo, nulla aggiunge a lui se non soltanto espressioni negative,  per il fatto che, cioè, “non dipende da nessun’altro”e “neanche è incline ad esserlo”. Sarebbe dunque vero affermare – quest’uomo fu Dio  - poiché fu unito alla divinità nella Persona del Verbo, e se  infatti ogni supposito che fu Dio, sempre lo è  sempre lo sarà,  e non può non esserlo, tuttavia, qualche natura o qualcosa di singolare di qualche altra natura, potrebbe esser stato Dio mediante unione e in seguito, non esserlo più e poi di nuovo,  esserlo nuovamente. Abbandonato quell’uomo non risulta vera, invece, l’espressione – quest’uomo è Cristo – né il contrario, poiché Cristo è la Persona del Verbo che sussiste nella natura sia divina che umana. Del pari  – quest’uomo abbandonato non fu Cristo – poiché non fu il Verbo che sussiste nelle due nature.  Si può tuttavia concedere questa affermazione  - Cristo fu quest’uomo – così come ora concediamo quest’altra – Cristo è quest’uomo – poiché Verbo che sussiste in questa umanità. Allo stesso modo,  si può dire - quest’uomo lasciato fu sorretto dal Verbo - , così come viene sorretto ora, sebbene non fu una Persona assieme al Verbo, e neppure  dal Verbo fu trasformato in una Persona, in modo che, sarebbe vera questa frase – quest’uomo abbandonato fu crocifisso – poiché le sue mani furono slogate e i suoi piedi inchiodati. Dove stai attento che questa espressione – nessuno uomo, tranne Cristo fu crocifisso per la salvezza del mondo – è vera nel senso che l’uomo viene preso al posto della  Persona del Verbo che sussiste nelle due nature, sebbene - fu crocifisso qualche uomo che non è Cristo, né fu Cristo - , intendendo quell’uomo, una volta abbandonato dal Verbo, al posto della singolare natura umana. Così, abbandonato l’uomo assunto, diverrebbero vere queste frasi – il Verbo non è uomo, ma fu uomo – ed inoltre – fu quest’uomo – intendendolo nella singolare natura umana e  di poi, al contrario: -  quest’uomo fu il Verbo e Dio – e – il Verbo non fu altro uomo – prendendolo  per individuo, ma opportunamente intendendo al posto della Persona un uomo diverso. Così, lasciato quest’uomo sarebbe vera questa espressione – Cristo fu uomo con questa umanità - e - quest’uomo che non è Cristo, né lo fu -  è uomo e fu uomo con questa umanità e fu sempre il medesimo concreto(o il)connotato di questa umanità. In primo luogo, cioè: quest’uomo singolare, ma non remoto  cioè la persona o il supposito, per la ragione che si connota mentre viene unito alla persona del Verbo,privato della persona propria cioè  del proprio singolare che sussiste in se stesso. Così, abbandonato l’uomo assunto, sarebbe vera questa frase: – Il Verbo o il Figlio di Dio e Dio non è più oltre figlio della Vergine sebbene era stato figlio suo – ed egualmente, non sarebbe valida questa espressione che segue – Dio è nato dalla Vergine  - e – un tempo fu davvero suo figlio, lo è e lo fu - , per questo le è Figlio. Parimenti, sebbene Dio cominciò ad essere figlio di Maria tre volte, quando cioè il Verbo si fece carne [ Gv 1,14]  , quando risorse dai morti e quando la stessa fu resuscitata, tuttavia non è nato tre volte da lei , ma una volta sola e così, tutti gli uomini dopo la resurrezione, ricominceranno ad essere figli dei loro genitori, non tuttavia rinascendo da essi. Pertanto,  abbandonato l’uomo assunto, questa espressione sarebbe vera: – quest’uomo è figlio di Maria e fu concepito nel suo grembo , nacque da essa e lei lo partorì - ,dalle quali cose risulta evidente che la filiazione non si fonda nella  - Persona del Verbo verso la madre -, ma “nel medesimo uomo assunto”per il motivo che realizzandosi quell’unione, è divenuto realmente figlio. Avvenuta invece  la dissociazione (dalla natura umana n.d.a.) , il Verbo non è più figlio della madre, nonostante lo sia quest’uomo.

 

Pertanto in Cristo Signore vi sono due filiazioni: una eterna verso il Padre , una temporale verso la madre, poiché il padre lo generò attribuendogli un essere divino,  la Madre lo generò  invece, attribuendogli un essere umano. Lasciato  quest’uomo, risulta vera questa espressione – l’uomo fu figlio della Vergine ed ora è suo figlio -  e in questa separazione non iniziò ad essere suo figlio, ma iniziò ad esserlo già da prima quando lo concepì, prendendo l’uomo per natura singolare, e se invece venga preso al posto di quella Persona (del Verbo) allora non resta altro che una  natura indivisa rimasta in sé .Risulta dunque falso che – fu quest’uomo prima che fosse figlio della vergine e prima di essere uomo – poiché da quell’ abbandono non iniziò ad essere uomo  né figlio della vergine. Risulta falsa anche quell’altra opinione che recita:  - quest’uomo, che allora non era uomo è nato dalla vergine -  poiché se non fu lasciato a sé, tuttavia rimaneva uomo  e Cristo non era un uomo diverso da questo e da questa umanità. L’uomo unito e poi abbandonato non è un uomo diverso: ma è lo stesso,sia quando viene sostanziato dal Verbo e mentre questo lo denomina in qualche modo, sia quando viene abbandonato a sé, mentre il Verbo non lo denomina più . È lecito - quest’uomo è reso figlio - , ma non invece – questa umanità è resa  figlio  o figlia, né è nata principalmente a causa della stessa, poiché -  da ciò che si separa in modo sommo  non si predica nulla - , soprattutto formalmente e in modo aggettivato: non si chiama madre per il fatto che generò soltanto, ma perché concepì  e generò, attribuendo un tale essere a un tale singolo e a una tale persona,  ed allora - iniziò ad essere madre di quest’uomo -, quando - iniziò ad essere madre di Dio,  e madre di Cristo -  con una relazione di filiazione che si fondava ,senza mediazione alcuna, nella stessa umanità e quest’uomo era chiamato figlio proprio a causa di quella filiazione, e poiché quell’uomo era innestato nel Verbo, il Verbo in modo secondario si chiamava figlio, poiché: -il Verbo è lo stesso Dio - e -Dio era figlio - e poiché - Cristo è la persona del Verbo  che sussiste in due nature -, essendo anche Cristo, - Cristo divenne figlio di Maria -.Vedi, dunque, che a quest’uomo in primo luogo spettava essere figlio a causa dell’unione del Verbo di Dio con Cristo, che era invece proprio quest’uomo. Per questo motivo, abbandonato quest’uomo , non è più ampiamente Cristo, e se non lo è, non è neanche figlio , Verbo vero e Dio, poiché  viene chiamato figlio a causa di quell’unione di Maria, così come quell’uomo,mentre è unito a Dio, viene chiamato  Figlio di Dio. Dunque, abbandonato quell’uomo non è più ampiamente  Figlio di Dio, così come non è più Figlio di Maria,  e così come Dio è Figlio per mezzo di un’ unione,  così quest’uomo, a causa dell’unione è chiamato figlio, per cui, perduta l’unione, il Verbo resta figlio di Dio e non di Maria  e quest’uomo rimane invece figlio di Maria e non di Dio, e questa è la ragione per la quale - Dio e quest’uomo non sono due figli -né -Cristo e quest’uomo sono due figli -, così come nè l’occhio che vede , nè l’uomo che vede, sono due cose che vedono, dato che il vedere compete soltanto all’uomo  precisamente attraverso l’occhio che osserva. Molte cose dello stesso tipo si possono dire. Da cui se l’occhio che vede fosse visto dall’uomo,  non a causa di ciò, non sarebbe lo stesso  che vede, o non incomincerebbe ad essere quello che vede, nonostante cessasse di vedere. Annota queste cose, poiché mediante ciò  trovano soluzione molte cosa inopportune e inutili  degli uomini. Poni attenzione, tuttavia, che se il Verbo avesse assunto quell’uomo figlio di Maria già adulto, il Verbo o Dio,  non avrebbe potuto propriamente chiamarsi Figlio di Maria, poiché per essere tale, non è sufficiente la sola unione, ma è necessario che quest’unione avvenga durante il concepimento in modo che Maria avesse dato quell’umanità al Verbo o a Dio. In quel caso infatti, Dio sarebbe figlio di Maria,  non così come è ora,  ma per via della reciproca comunicazione delle proprietà: così come sarebbe passibile e mortale, e così come ora il Figlio dell’uomo è Figlio di Dio. Evita coloro che dicono che, - Dio si è fatto uomo - , senza aggiungere nulla di nuovo nell’umanità poiché ciò avvenne  non senza una reale unione e se venisse abbandonata quell’umanità,  immediatamente verrebbe meno quella unione reale.  Se il Verbo avesse assunto tutti, sarebbe possibile che ciascuno  divenga quella Persona, cosicché tutti noi Angeli e tutti gli uomini  potrebbero essere una Persona, ma è impossibile che la stessa Persona generi e sia generata, sia padre figlio , nipote, pronipote, sorella, fratello, madre e altre cose di tal genere. E sarebbe possibile che la sessa persona dorma o stia sveglia, sieda o corra,  muoia o viva e resti sana e salva. Voglio che tu scriva ogni cosa affinché sappiate cosa sia da tenere come vero ed anche cosa rispondere agli ostinati e i vari casi che si devono porre e affinché conosciate  coloro che rispondono correttamente a quei casi e coloro che rispondono male, o meno bene, o addirittura in modo del tutto illogico. Se il Verbo avesse assunto più uomini individuali o più umanità forse sarebbe ritenuto “un uno singolo” ovvero più uomini assieme?  Ti rispondo su questo, poiché i vostri si turbano di ciò e rispondono varie cose. Dunque stai attento:  se ciò viene preso al posto della Persona del Verbo, nella quale stanno  inserite tutte quante queste umanità, rimane un uomo, poiché tutte quelle umanità sussistono in una sola Persona! Se invece l’uomo viene preso al posto della singolare natura umana,  allora il Verbo diviene più uomini,  poiché avendo più umanità, avrebbe sia questa che quella,  e diverrebbe  sia questo che quell’uomo! Né giova contro tale opinione questa similitudine delle molteplicità delle scienze e di una sola scienza,  né quella delle molteplicità delle albedini  e di una sola albedine, poiché la scienza si attanaglia all’uomo: non è né uomo,  né anima, né intelletto. E allo stesso modo l’albedine  per il fatto che viene sorretta dalla sostanza,  non si chiama sostanza.  Ma l’uomo per il fatto che viene sostanziato dal Verbo diviene dunque il Verbo,  e -  il Verbo è uomo -   e se anche più uomini siano inseriti nel Verbo , il Verbo diviene tanti uomini, quanto Egli abbia assunto.  Stai attendo a quella parola  - uomo  - .  Se infatti viene preso al posto di Persona ,  il Verbo allora sarebbe un solo uomo, se  viene preso al posto della singola natura assunta allora  è più uomini. Si dubita presso di voi se la divinità  stessa possa assumere l’umanità così come l’assunse il Verbo. Ti rispondo di no! Non solo perché non è incomunicabilmente sussistente, ma poiché è necessario che soltanto in questo modo due nature si uniscano in un solo supposito e non una natura rispetto all’altra, senza avere un termine in cui siano e sussistano. I vostri dibattono pure se più persone possano assumere  la stessa umanità, contemporaneamente al Figlio che la tiene con sè e la sostiene;  e se ciò possa il Figlio, allora nella natura umana ci sarebbero tre Persone,  e vi sarebbe una sola natura umana in Tre Persone. Ma se avrai considerato correttamente la condizione di questa unione troverai che ciò sia impossibile.  Se il Verbo,  infatti pone fine alla dipendenza di quella umanità, completamente e totalmente ,  in che modo vi porrà fine anche un’altra Persona? Una medesima cosa non può essere sorretta contemporaneamente e totalmente da più cose. Quella ragione è buona, tieni pertanto quella. Né è vero altresì che una albedine possa essere totalmente sostentata da più sostanze e così come giunge già una volta l’alba non può tornare nuovamente rimanendo ciò che è , così (l’uomo) una volta supposto e personificato, non può essere sostentato e reso persona nuovamente. Ciò che infatti è tale, non diviene tale restando tale. Ogni cosa che invece può divenire  un supposito, può essere assunta in questo  modo. In Cristo ci sono dunque due esistenze, sebbene è giusto che Cristo non sia una delle due, poiché non è se non un Persona di natura ed esistenza neutra, e non è creatura in base al primo essere, ma inizia ad essere: la sua anima conosce tutte le cose che conosce il Verbo, non solo quelle passate presenti o future, ma anche quelle possibili, poiché quelle cose non sono infinite e poiché Dio potrebbe porre un limite a quell’intelletto anche verso le cose infinite. Ma ho parlato troppo a lungo del terzo tuo stupore.

5.Difatti, è tempo già che io risponda qualcosa sul tuo quarto stupore. Molti di voi credono che gli apostoli  avessero posseduto  una grazia molto maggiore di quella di Giovanni Battista e di ciascuno  dei vostri padri del Vecchio Testamento, per la circostanza che gli stessi ottennero le primizie dello Spirito e poiché è scritto: non c'era ancora lo Spirito [Gv 7,37]  ed ancora perché  la Passione di Cristo “avvenuta”, arreca più grazie di quanto la stessa solamente prevista.  Ma quella sentenza:  non c'era ancora lo Spirito [Gv 7,37] , non va intesa con riferimento alla dazione  di ciò che era invisibile, ma di ciò che era visibile sotto forma di  lingue di fuoco e gli Apostoli ottennero le primizie dello Spirito in tale modo,  mediante un segno tangibile,così come Dio, (non aveva fatto) per nessuna creatura pura. Poiché così come  l’uomo unito a Dio può dirsi creatore, così Dio unito all’uomo può dirsi creatura e Cristo, davvero può dirsi sia creatore che creatura, poiché è Dio e uomo. I vostri sottilizzano quanto vogliono del primo essere di Cristo e del secondo. Cristo è creatore e creatura. Per non temere Ario[8], non dite infatti: è creatura, ma in primo luogo creatore poiché Dio vero ma anche vera creatura:  difatti è creatura in quanto uomo, creatore invece, in quanto Dio. Fu dunque in quanto uomo del tutto una creatura. Questa opinione è vera in quanto che l’uomo sta per natura umana indivisa come spesso dicemmo, non invece come Persona del Verbo, perché in tal modo sarebbe completamente falsa. È vera invece secondo ciò: poiché il Verbo, per come sussiste nella natura umana e per come è figlio della vergine è di natura temporale, così è creatura. Dunque si possono anche ammettere altre cose che si negavano al tempo degli eretici. Ma ritorniamo a noi. Così come Dio, a nessuna creatura pura e neanche agli Angeli  conferì una grazia e uno spirito così grande rispetto a quanto non abbia fatto alla madre sua, e ciò prima di essere glorificato e prima che fu mostrata la Sua Passione, poiché durante il tempo della Incarnazione del Figlio di Dio Ella fu piena di grazia, così si deve anche credere di Giuseppe, sposo di Maria, così di Giovanni Battista, così di Abramo, di Mosè e di molti altri. Invece, lo spirito beatificante,  non fu dato ad alcuno, prima che Gesù fosse glorificato,  cioè prima che da trionfatore avesse spogliato l’inferno. Nessuno tra gli uomini, infatti, fu beato prima che Gesù fosse morto e per questa ragione, la passione esibita fu più accetta e maggiore di quella soltanto prevista, sebbene a causa della esibita Passione furono più beati quelli che furono trovati  in una grazia maggiore rispetto a quelli che furono trovati in una grazia minore e così molti del Vecchio Testamento divennero più beati di quelli del Testamento Nuovo. Se dunque, per spirito vuoi intendere in modo assoluto lo spirito beatificante, risulta vero che a nessuno fosse stato dato tale spirito prima che Cristo avesse trionfato attraverso il legno della croce. Se invece vuoi intendere lo Spirito Gratificante, molti furono in una grazia maggiore o uguale prima e dopo la glorificazione di Gesù Cristo. Grande fu presso Dio quel placidissimo  Mosè che parlava con Dio faccia a faccia,  così come un amico con un suo amico,  e grande fu Abramo padre della vostra fede che meritò di essere chiamato amico di Dio e grandi furono anche altri profeti con i quali  Dio conversò e a cui Dio rivelò i suoi segreti.

6.Sul quinto tuo stupore, ora ti rispondo che i profeti di quel popolo (illustre) avevano conosciuto che quella legge fosse eterna, non però nei cerimoniali o in materia giudiziaria, ma nella materia morale, e in un suo simbolo, non nella struttura:  essa infatti passa ma la verità rimane. C’erano tuttavia molti che non capivano le parole della legge: in che modo cioè la legge si diceva eterna ed eterno il patto o il vincolo: per questo motivo domandavano segni. Ma voi oggi non potete comprendere varie cose sulla durata della vostra legge, poiché fu rivelato che alla vostra legge non ne sarebbe seguita un’altra, in quanto  il regno di Cristo, di cui abbiamo diffusamente parlato, non avrà più fine.

7.Al sesto tuo stupore ti rispondo che ci sono moltissimi cristiani nascosti, conosciuti soltanto da Dio e da noi, i quali non sono stati battezzati con l’acqua del fiume ma con lo Spirito Santo senza ricorso all’ acqua, a causa di un precedente buono impulso del loro cuore, nei confronti dello Stesso. Quelli che Lo conoscono come causa di ogni cosa e Giusto rimuneratore dei giusti, seguono la legge naturale e si sottomettono  alla Sua volontà per divino beneplacito, ai quali, inoltre, Dio infuse, senza il battesimo dell’acqua, la fede, la speranza e la carità , e così li battezza in Spirito Santo , e molti di questi,  sono più graditi a Lui dei battezzati con acqua. Difatti,  l’ignoranza invincibile li scusa in tutto in quanto  nessuno è tenuto a cose impossibili. Il Signore non preclude a nessuno la via della salvezza e un moto di buona volontà merita giustamente la grazia di Dio. Ci sono poi alcuni cristiani che non pensarono mai a Cristo. Nessuno di questi che voi ritenente credenti, sono fedeli! Anche coloro che tuttavia, non dicono il contrario, ma che  ritengono i vostri discorsi del tutto indifferenti, non sanno se siano veri o falsi. Ma ti dirò cose ancora maggiori. Se anche affermassero il contrario non conoscendo le rivelazioni divine, né i motivi che spingono a credere, non si dannerebbero a causa di ciò. Furono salvati infatti molti dei vostri che credettero che le anime di tutti gli uomini fossero state create assieme a quelle degli Angeli che conoscevano le rivelazioni di Dio. Affermare il contrario è invece condannabile soltanto per coloro che conoscono le rivelazioni divine e i decreti della chiesa. Maggiori, di voi, allo stesso modo, tennero come vere e credettero molte cose che se anche voi ora le credeste, potreste perdere la fede infusa che loro non perdevano. Annota queste cose e contrassegnale e scrivile bene affinché tutto il mondo ascolti la bontà e la clemenza di Dio. L’ignoranza che non può essere esclusa mediante le sole forze di coloro che ignorano  non nuoce loro, invece la superbia e l’ignoranza ostinata e ottusa nuoce molto ed è causa di male. Voi non ritenente come eretici coloro che sentono in modo contrario alla fede, ed anche coloro che sentono con protervia ed animo ostinato. Quanti sono , o santissimo vecchietto, le donne e gli uomini grati a Dio che credono cose contrarie alla fede, immaginando infatti la Trinità delle Persone  in modo contrario come padre Gioacchino, e ritengono le apparenze del pane essere  realmente Corpo di Cristo,  e le apparenze del vino  essere veramente sangue di Cristo  e molti sempliciotti adorano  immagini dei Santi non distinguendo tra l’immagine e la cosa a cui appartiene l’immagine? Se dunque tali persone non sono incolpate del crimine di eresia, perché dovrebbero dannarsi quei cristiani nascosti che non conoscono Cristo e compiono buone opere, se anche credessero per ingenuità, qualcosa di contrario alla fede? Non conoscono nulla, infatti delle rivelazioni divine, né della autorità e della determinazione della Chiesa  : e poiché nacquero in una opinione famosa e celebrata presso di loro,  aderiscono a quella, e talvolta si dice di loro, che Dio ordini che così credano, e talvolta addirittura che a Dio piaccia che credano cose false, che tuttavia, non sanno che sono false, sebbene ascoltino  presso altri  che ci sia una diversa opinione o credenza sebbene  i maggiori di loro dicano: la nostra opinione è vera, non dubitare, se avrai dubitato sarai dannato, tu credi invece che ciò che non offende Dio e non sarai  dannato!Allora io dissi: “Mio signore, quando dicevi quelle cose sottili di Cristo non ti domandai nulla, poiché a stento capii. Ora ti chiedo se quelli di cui parlasti ascoltassero ciò che i cristiani tengono di contrario alle loro opinioni, in che modo si salverebbero se non credessero ad esse?”. Rispose l’Angelo: “ Forse tu non li ascolti tenere opinioni diverse dalla tua fede? Per quale ragione dunque non credi loro? O non domandi quale opinione sia vera?”.  Ed io dissi: “Non devo chiedere la loro opinione, né cercare che gli stessi credano. Poiché io sono nella verità, loro nella falsità”. Rispose l’Angelo: “ Anche loro credono di essere nella verità, non senza pericolo del corpo e dell’anima. Nel modo in cui credono possono cercare se il contrario sia vero: siete pari  se non per il fatto che voi lo credete e così è , mentre loro credono ciò ma così non è, e se voi predicaste loro,  tali cose senza  segni e miracoli non sarebbero obbligati a credervi. Molti sono cristiani nascosi, ed è vero che sono nascosti e occulti.

8.A quello che domandavi in settimo luogo  aggiungendo  se Dio possa fare qualcosa di meglio o rendere migliori le cose, ti rispondo che, sebbene ci siano parecchi modi di fare, Dio tuttavia, utilizza per beneplacito della sua volontà e della sua bontà, modi corrispondenti alla medesima totalità delle cose esistenti, cosicché si serva pure di tutti i modi in modo che  nell’universo ci sia ogni possibile combinazione ed in modo che siano trovate le cose che sono migliori o peggiori per le cose temporanee , nonché ogni possibile ordine universale. Le essenze delle cose non possono essere migliori, ma una cosa può essere migliore di un’altra. Infatti, l’umanità di Cristo e di Maria è più perfetta di quella di tutti gli altri  uomini, come Michele è il più perfetto di tutte le creature. Perciò,  anche nelle cose di natura vi è dunque una cosa migliore e più perfetta di un’altra, sebbene, tutte,  inserite nella perfezione dell’universo, che è costituito di varietà e molteplicità, creano davvero una bella armonia.

 

SPIEGAZIONE DI ALCUNE PARABOLE DEL SIGNORE GESÙ

 

Mentre il Signore camminava verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno [Lc 13,23-24].In questa risposta del Signore si pongono due cose difficili:-la prima è la risposta non chiara alla domanda che gli era stata posta; - la seconda è che, (dal tenore della risposta) molti cercheranno di entrare ma non potranno, quando invece (in un altro passo) aveva detto chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto [Lc 11,9]. In primo luogo, qui risponde alla domanda con un piccolo velo. Non dice infatti pochi si salvano, né molti si salvano. Ma dice invece: Sforzatevi di entrare per la porta stretta, dove indica che la porta che conduce alla vita è difficile: e quella porta, è invero, la virtù, che consta di cose difficili, la quale consiste nell’osservanza dei comandamenti di Dio, sulla base di quel detto: Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti [MT 19,17], e poiché gli uomini fuggono le cose più difficili ed ardue, come la maggior parte di loro, è per questa ragione che il Signore pare dire che pochi si salvano, poiché pochi entrano per la porta stretta. Da cui nel settimo capitolo di Matteo si dice apertamente: Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano! [Mt 7,13]. Il Signore dunque non dice espressamente - pochi si salvano - , ma dice:  - trovano la strada - , perché, pochi sono quelli che percorrono la via stretta che conduce alla vita eterna, cui segue che pochi otterranno la vita eterna, come se avesse detto:  la via della salvezza è  virtù e osservanza dei precetti. Osserva dunque se in questa via ci camminano molti o pochi, e immediatamente saprai quanti si salvano: se  pochi o molti! Giustamente, pertanto, i vostri dicono che quelli che si dannano sono di gran lunga di più di quelli  che si salvano! Difatti se sono pochi quelli che corrono sulla strada dei precetti in che modo potrà accadere che si salvino in molti, se sono salvi soltanto coloro che corrono sulla via dei comandamenti? Considerando infatti la vita degli uomini, ne sono condannati incomparabilmente molti di più di quanti si salvano . Tuttavia: della sua misericordia è piena la terra [Salmo 35,5]! Egli infatti non esamina né la vita degli uomini né la via, bensì la conclusione e tiene molti cristiani nascosti e fedeli:supplendo loro con i sacramenti,  inviò il Figlio come intercessore e salvatore affinché pochi si salvassero per i propri meriti a meno che le opere del figlio di Dio non supplissero a quelle degli uomini, e la misericordia di Dio non ne sopravvalutasse il giudizio. Molti infatti chiamò sulla via della virtù, anzi proprio tutti, ma soltanto pochi sono eletti sulla via della virtù , soltanto pochi rimangono perfetti. Gli uomini invece credono che la via della virtù sia concessa alla moltitudine, ma così non è! Da cui,  i tuoi fratelli possono ripetere  il detto del profeta: hai moltiplicato la gente, ma non hai aumentato la letizia [Is 9,2][9], né la tua congregazione, che portando lo zelo alla regola  sembra seguire l’obbedienza, avrà tutti fratelli perfetti. Ed infatti,  soltanto molto dopo i tuoi tempi, sarà trovato qualcuno dotato di vita esemplare, poiché ci saranno per molti anni vite solamente comuni fino a quando il Signore illuminerà qualcuno. Molti saranno troppo occupati in dissensi e vani giudizi, ma avvenuta l’unione della Chiesa sarà concessa anche l’unione delle religioni , ma torniamo a noi. Pochi, tra gli uomini sono i buoni conosciuti, pochi i fedeli, pochi coloro che camminano sulla via della salvezza, ma molti e davvero tanti sono noti a Dio. È di diverso significato, invece il detto del Signore quando disse: perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Qui non parla di voi pellegrini nel mondo, perché voi infatti cercando troverete, ma parla dopo questa vita, quando non vi sarà più il tempo di pentirsi e di meritare. E da ciò ne segue il detto: Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici [Lc13,25].Qui, parla dunque di coloro che, dopo la morte, desidereranno aver operato bene ed aver seguito la via della salvezza, ma allora la penitenza non gioverà loro nulla così come altrove è scritto in relazione alle cinque vergini stolte [c.f.r. Mt 25], poiché quando potevano avere l’olio per le lampade, non vollero comprarlo e finirono per domandarlo soltanto quando non poterono più averlo, per cui, quelle vergini non cercarono l’olio prima della morte ma dopo la morte, cioè  prima del giudizio universale. Per questo si dice, mentre  lo sposo faceva ritardo, e giungeva a  diversificare il giudizio: si assopirono tutte! Sia le buone che le malvagie dormirono ma giungendo lo sposo, le stolte che in vita non vollero fare penitenza, implorarono l’olio della misericordia e della grazia, ma furono derise ed  inviate ad andare dai venditori in modo irrisorio. Altre volte ti è stato detto che tutte le cose che si dicono per abolire non si applicano al caso  così come avviene per il figlio maggiore che si adirava [c.f.r. Lc 15,11-31Parabola del Padre Misericordioso] , e per quelli che mormoravano nella vigna [ c.f.r. Mt 20,1-16Parabola dei Vignaioli dell’ultima ora]. Per tale ragione qui viene detto così: mentre quelle andavano per comprare l'olio [Lc 25,10].Infatti, non si deve intendere  che andarono per comprare ma viene detto loro che avrebbero dovuto comprare e acquistare quest’olio per il tempo opportuno, e le stesse lo sapevano poiché così era necessario fare. Arrivò lo sposo e tutte le vergini, cioè tutti gli uomini buoni  - che erano pronte -, cioè avevano con sé l’olio della grazia,  entrarono con lui alle nozze e la porta fu chiusa [Lc 25,10]  e le stolte rimaste fuori si torturavano , mordendole il verme della colpa, poiché non si erano preparate a questo. Perciò soggiunse il Signore: Vegliate dunque! Cioè fate penitenza in questa vita e cercate l’olio della grazia e fatelo prima dell’ora della morte, che vi è sconosciuta. I vostri allargano molto quella parabola, sia sul motivo per il quale sono chiamate vergini che sul perché abbiano le lampade o siano proprio cinque e aggiungono molte cose raffinate, ma il senso è  semplice: in quel passo sono introdotte  - cinque vergini buone e cinque cattive - ,  per significare gli uni e gli altri cioè: la moltitudine dei buoni e quella dei malvagi, entrambe le quali possiedono le lampade che rappresenta il loro  libero arbitrio. Ma alcune hanno l’olio della grazia di Dio , altre no , come se intendesse  il Regno dei Cieli con dieci vergini , poiché  nella chiesa vi è una moltitudine di fanciulle o di figlie cioè di anime dove cinque delle quali, cioè alcune di quelle anime, sono prudenti, mentre altre cinque di loro sono stolte, non perché ci siano tanti buoni quanti cattivi, ma, così come ti dissi altrove -  A uno diede cinque talenti -, e altrove,-  un certo uomo aveva due figli – poiché tutte loro avevano lampade, che rappresentano il libero arbitrio e la fede, ma alcune erano con l’olio, altre senza l’olio della grazia, e senza una fede formata. Il senso è che nella Chiesa ci sono i buoni e i malvagi, nonostante tutti hanno la fede e il libero arbitrio , ma i buoni fanno opere buone e meritorie con l’olio della grazia, i cattivi invece non operano o compiono cose morte attraverso una fede morta e così senza merito, passano via da questa vostra vita e poi si dolgono della vita precedentemente condotta e chiedono penitenza e la chiedono per il dispiacere di aver perduto la vita eterna e beata, a causa di una momentanea letizia, sebbene tutti andarono incontro allo sposo, poiché tutte crederono in Cristo e alla sua sposa, cioè alla Santa Chiesa Cattolica. Altre due parabole, cioè quella del grano di senapa[Mt 13,21] e del frumento impastato con tre misure di farina [Mt 13,33] sono spiegate bene dai vostri poiché gli stessi si riferiscono alla piccolezza e all’umiltà della Chiesa delle origini  e poi al suo grande e successivo sviluppo, e alla forza della sua fragranza e agli uccelli del cielo, cioè agli uomini dotati di grandissimo ingegno e ai primi principi che si annidano fra i suoi rami [Mt 13,32]. L’altra parabola mostra qualcos’altro oltre quello  che i vostri dicono. Dice infatti che dopo che la Chiesa sarà stata scelta e si sarà accresciuta,il che è il frumento impastato con tre misure di farina [Mt 13,33], cioè le tre parti del mondo ( infatti la fede rimase in pochi che siano fedeli evidenti sia in Asia che in Africa,  mentre in Europa ci sono  molti infedeli nascosti) il frumento tuttavia non si estinguerà, ma presto  fermenterà in tutto il mondo poiché preparerà manifestamente la legge di Cristo, e vivranno con la fede informata dalla carità per molti secoli come ti è stato mostrato altrove[10]. Ed in seguito disse : Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo » [Lc 14,27]. Poi aggiunse: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? [Lc 14,28]. Vedi nell’Evangelista della Madre di Dio, il capitolo 14 continua invece: “quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? [Lc 14,31].Il senso di queste parabole non è quello che comunemente i vostri affermano, che cioè sia necessario oltre all’osservanza dei dieci comandamenti, lasciare ogni cosa e ottenere lo stato di perfezione, ma il senso è più particolare, sebbene quello indicato prima non sia del tutto diverso, cioè che chi vuole e desidera la via della perfezione, deve stare con animo quieto, determinare e vedere quanta grazia abbia e quanto ne abbia ottenuto dal Padre, poiché la via della perfezione non è concessa a tutti, ma solamente a pochi, in modo che dopo averla intrapresa non si venga irrisi da coloro che dicono: “Quest’uomo comincia adesso ad essere religioso e dedito alla vita contemplativa e subito ritorna al vomito”, poiché di tanto in tanto, anche coloro che sono fratelli del tuo ordine, si allontanano pure dai precetti comuni a tutti i cristiani, il quali, vanitosi della foga dell’osservanza diventano poi peggiori dei cristiani che esistono in questo secolo. Se non credi a ciò, guarda quanti cattivi fratelli si spargono attraverso la Roma Santa, così piena del Sangue dei Santi, la maggior parte dei quali appartiene a coloro che professano una vita strettamente religiosa. Anche i tuoi fratelli che ora riunisci, saranno imperfetti per i loro tempi e cadranno, ma il Signore, per amore tuo, poiché ama te e la tua semplicità, li custodirà fino a che non vi sarà un solo ovile. Col medesimo significato deve essere intesa anche l’altra parabola: quello che brama la via della perfezione, restando con animo tranquillo, deve vedere se sia adatto a venire incontro a Dio con l’osservanza dei dieci comandamenti,  se gli sia necessario ottenere anche consigli e qualora non sia stato capace di ascoltarli, deve chiedere a Dio che almeno lo preservi nello stato dei comuni cristiani. Infatti se iniziasse lo stato di perfezione e tornasse indietro, le ultime cose compiute sarebbero peggiori delle precedenti. Quanti sono quelli che mentre erano nel secolo desideravano  ferventissimamente  lo stato di perfezione e, ottenutolo, vennero meno non solo a quello stato ma anche allo stato di buoni cristiani? Per questo dice dunque: quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? [Lc 14,31][11]. Cioè se egli vedesse di non poter venire incontro al Suo Dio, mentre ancora è lontano da compiere la via della perfezione, cioè mentre ancora non si vincola alla stessa, deve cercare le cose che appartengono alla pace, cioè  deve chiedere che Dio lo mantenga nello stato pacifico di buon cristiano. Infine conclude, se dunque ognuno di voi, che non avrà rinunciato a tutte le cose che possiede, che ama in questa vita, cioè a suo padre, a sua madre, e perfino alla propria vita non può essere mio discepolo [Lc 14,27], dalla quale conclusione sembra seguire che il Signore esorta ciascuno sulla via della perfezione. Pertanto non basterebbe lo stato comune. Ma ciò non è vero, pertanto concludi così: ciascuno di voi che non abbia rinunciato a quelle cose con discrezione, e conosciuta la sua idoneità e adoperata la perseveranza, non può essere mio discepolo se non avrà iniziato a perseverare in modo idoneo. Meditate, dunque, su quello stato che precede l’assalto della via della perfezione, poiché proprio a causa dell’aggressione compiuta non sarete perfetti, né sarete miei discepoli, se non avrete potuto vincere il nemico, cioè perseverare in tale nuovo stato. Vedi quanto difficili sono quelle parabole, per applicarle al proposito intrapreso. Quante parabole invece hanno il senso di cui parlammo, sembra chiaro dalle parole successive del Vangelo. Disse infatti: Il sale è buono [Lc 14,34], cioè la prudenza e la perspicacia o la discrezione , come spiegano alcuni dei vostri, poiché , egli allora, sarà stato così capace di valutare sia le sue forze che la grazia concessa, e non iniziare a costruire ciò che non potrà terminare. Qualora infatti - il sale perdesse il sapore - cioè se sarà mancato tale retto giudizio, allora non conoscerà le cose che sono necessarie, e quante di esse e per quanto tempo e dunque, con che cosa si salerà? Con niente. Verrà gettato via , poiché non serve né per la terra né per il concime [Lc 14,35], ma per essere calpestato da tutti, in quanto inutile. Il sale infatti perde sapore, quando senza discrezione, si perde la via già intrapresa, e rende chi  lo perse disprezzabile da tutti. Chi ha orecchi per intendere, intenda  [Lc 14,35], e capisca bene, affinché non intraprenda qualcosa in modo indiscreto. Lascio molte delle cose che pongono gli Evangelisti ed anche i vostri dichiarano bene. Sappi questo! il Signore mentre si avvicinava a Gerico [Lc 18,35] illuminò un cieco in strada, e poi entrato in Gerico [Lc 19,1] e passeggiando per Gerico vide Zaccheo e volle fermarsi a casa sua [Lc 19,5]. In alcuni dei vostri libri è scritto -  uscito Gesù per Gerico - , ma è scritto male! Infatti si deve scrivere -  entrato - , illuminò il cieco sulla via e giustificò Zaccheo dentro Gerico.Presso di voi c’è il dubbio se Zaccheo sia stato ebreo o gentile, e su questo i vostri dibattono. Pertanto ti dico che fu ebreo, ed io seppi che fu così, e mi devi credere, in quanto anche l’Evangelista Luca sostiene ciò come risulta dalle parole del Signore: Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo [Lc 19,9], non solo per imitazione di fede, bensì da sangue. Per cui segue: il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto [Lc 19,10] , come disse altre volte: Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele [Mt 15,24]. Anche i Giudei infatti potevano essere pubblicani  e capi dei pubblicani, così  come il grande Evangelista Matteo, tuttavia, poiché anche molti gentili esercitavano proprio il medesimo officio, anche Zaccheo pareva gentile e così veniva ritenuto, mentre  i Giudei, cioè i Farisei  li tenevano in odio e li condannavano come pagani e gentili. Allora io interrogai l’Angelo di Dio dicendo: “ Nostro Signore in una qualche parabola dei lavoratori per la sua vigna [Mt 20], dove lo stesso compenso era stato dato tanto agli ultimi quanto ai primi, soggiunse : Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi [Mt 20,16]. Molti infatti sono i chiamati, pochi gli eletti [Mt 22,14]. Dove dubito, in primo luogo,  in che modo i primi diventano gli ultimi, per la circostanza che si attribuisce loro tanto ai primi quanto agli ultimi. Sarebbe meglio dire, dunque - così gli ultimi saranno uguali ai primi - , sebbene non saranno primi e  - i primi saranno uguali agli ultimi -, sebbene non diverranno invece ultimi, così come, nella stessa circostanza si dice:  Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo [Mt 20,12]. In secondo luogo ignoro, in che modo, quelle parole provochino anche quelle che seguono  molti infatti sono i chiamati, pochi gli eletti [Mt 22,14]. Desidero che mi spieghi queste due cose. Rispose l’Angelo: “Con piacere te le spiegherò cosicché  tu possa scriverle. Il Signore Gesù, prima di esporre quella parabola  dei lavoratori per la sua vigna [Mt 20], aveva già dichiarato quella sentenza:molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi [Mt 19,30] che va intesa proprio così. Vi aveva detto infatti: In verità vi dico: voi che mi avete seguito, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele [Mt 19,28] e chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna [Mt 19,29], e aggiunse subito: molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi [Mt 19,30]! Successivamente aggiunse : Molti infatti sono i chiamati, pochi gli eletti [Mt 22,14]. Questa sentenza così va intesa. Infatti avendo il Signore promesso, che chiunque avesse lasciato ogni cosa, come fecero gli Apostoli, avrebbe posseduto la vita eterna, aggiunse: : molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi e affinché dichiarasse quella sentenza, aggiunse la parabola che avete nel 20° capitolo di Matteo, del padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna e che consegnò il compenso agli operai, agli ultimi così come ai primi, e spiegata la parabola, aggiunse dicendo così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi [Mt 20,16].Il senso è che:  così come il padrone di casa diede agli ultimi chiamati una così grande ricompensa quanto ai primi, così farà lo stesso Dio, che se dapprima aveva chiamato gli ebrei piuttosto che i gentili, tuttavia renderà alcuni dei gentili uguali agli ebrei, e alcuni addirittura maggiori, allo stesso modo di come rese ultimissimi alcuni del vecchio testamento, e primi alcuni del nuovo testamento. Molti primi dunque, cioè molti dei primi padri, saranno ultimi, cioè uguali e simili agli ultimi, cioè a quelli che sono del Testamento Nuovo, e molti ultimi, cioè del Testamento Nuovo saranno primi, cioè simili e uguali a loro, in quanto, a motivo del salario furono radunati e in quanto meritarono di più, saranno maggiori di quelli.  Dunque non tutti i Santi del testamento precedente sono maggiori,  o uguali a quelli che sono del testamento nuovo,  né tutti i Santi del testamento nuovo sono uguali o maggiori di quelli che sono del testamento vecchio.  Molti , dunque, dei primi saranno ultimi, non tutti,e molti ultimi, non tutti, saranno primi, in modo da ricevere la medesima grazia e misericordia, ed in modo che i maggiori riceveranno maggiore grazia e misericordia. Da quella parabola non si deduce espressamente che i primi siano ultimi, o maggiori di altri, per la circostanza che tutti ottengono un solo denaro, ma che siano resi uguali agli ultimi così come gli ultimi uguali ai primi. Indicò che alcuni degli ultimi siano maggiori di alcuni dei primi. Il signore Gesù diceva anche la stessa cosa che  alcuni dei vostri evidenziano,  con riguardo a quelli che sono chiamati sia durante la fanciullezza che durante la gioventù e la vecchiaia, poiché molti, convertitisi nella vecchiaia saranno uguali o anche maggiori di quelli che furono convertiti durante la fanciullezza o la pubertà . Intendeva anche, come io so, per “ ultimi” coloro che verranno in quel tempo che si attende con gioia con l’avvento di quel pastore durante i giorni in cui vi sarà un solo ovile e regnerà l’Agnello per mille anni,  e quando vi sarà quella tribolazione grande, quale mai avvenne dall'inizio del mondo fino a ora, né mai più ci sarà [Mt 24,21]. Allora vi saranno uomini perfetti e martiri illustrissimi uguali a quei primi e maggiori di loro. Aggiunse invece il Signore : Molti infatti sono i chiamati, pochi gli eletti [Mt 22,14]. Questa aggiunta non segue da quella parabola nella quale si pone quella paga uguale per tutti, ma da quelle cose dette più sopra, quando il Signore disse a quel giovane che aveva sempre osservato tutta la legge dalla sua giovinezza: Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi [Mt 19,21]. Poi disse: voi che avete lasciato tutto e chiunque avrà lasciato riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna [Mt 19,27-29]. Poi soggiunse: molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi [Mt 19,30] e su queste parole disse la parabola, e detta quella parabola, ripeté quelle parole. Successivamente, per mostrare  che molti siano chiamati all’osservanza dei comandamenti, ma pochi restino perfetti ed eletti, aggiunse questa sentenza proprio per quel giovane che se ne andò triste [Mt 19,22] e disse: “Molti infatti sono i chiamati alle virtù, ma pochi sono perfetti nelle virtù”, come ti dissi altrove. Allora io dissi all’Angelo: “Mio signore, Marco e Luca dicono che coloro che lasceranno tutto per Cristo ora in questo tempo riceveranno cento volte tanto e nel secolo futuro otterranno la vita eterna. Non vedo in che modo coloro che lasciano proprietà e parenti otterranno cento volte tanto in questo secolo, poiché il mio padre Francesco, è stato poverissimo come i Santi Apostoli, mentre nell’altro secolo certamente non ci mancheranno case e campi!”. Rispose l’Angelo: “ Non è forse scritto : quanto è grande la casa di Dio, quanto è vasto il luogo del suo dominio! [Baruch 3,24] . Nel secolo futuro, dunque possiederete quella casa, cioè, il Cielo Empireo, di cui ti ho parlato diffusamente altre volte e se gli Apostoli Santi e tuo Padre Francesco erano ricchissimi in questo secolo,  poiché incommensurabilmente maggiore è il ristoro della mente che quello del ventre, il senso dunque è che gli uomini perfetti percepiscono una gioia maggiore internamente, provano una letizia più intensa di coloro i quali si impossessano delle lusinghe del mondo e che possiedono abbondantemente le ricchezze e i piaceri dell’universo,  poiché disprezzano a causa di Cristo, le cose temporali. Sono più felici, cento volte  di più ed in modo incomparabile maggiore rispetto a quelli che fanno uso e godono dei beni temporali. Anche i vostri sostengono correttamente che chi disprezza le cose temporali,  ottiene anche nella vita presente i beni dello spirito, che, paragonati ai beni temporali, li superano enormemente, così come il numero cento supera di gran lunga l’unità. Ma tu annota le cose che ora ti dissi.

 

[1] Dell’Eucarestia, che occupa la Sesta Estasi, abbiamo parlato nel nostro quarto volume, cui rimandiamo il lettore

[2] Abbiamo tradotto nel nostro quarto volume i termini Accidentia con quello di apparenze, e così faremo anche qui.

[3] [dall’ebraico Beit Lehem – casa del pane n.d.a.]

[4] Concetto Tomistico, che rappresenta una buona o una cattiva qualità

[5] Si faccia riferimento alla settima estasi

[6] S. Agostino , De Trinitate, liber XIII,24

[7](intera , ma singoli uomini n.d.a.)

[8] L'arianesimo è il nome con cui è conosciuta una dottrina trinitaria elaborata dal vescovo, monaco e teologo cristiano Ario (256-336)[1], condannata al primo concilio di Nicea (325). Sosteneva che la natura divina del Figlio fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio e che, pertanto, vi fu un tempo in cui il Verbo di Dio non era esistito e che dunque esso fosse stato soltanto creato in seguito.

[9] Alcune versioni di questo testo sono inaspettatamente diverse

[10] A causa di una lacuna delle nostre copie, abbiamo inserito una parte evangelica corrispondente al testo originario del discorso dell’Angelo, che dovrebbe corrispondere al brano richiamato .  Poi il Signore un sabato era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare. Uno dei commensali, avendo udito ciò, gli disse: «Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!». Gesù rispose:  Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All'ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, è pronto. Ma tutti, all'unanimità, cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego, considerami giustificato. Un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego, considerami giustificato. Un altro disse: Ho preso moglie e perciò non posso venire. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al padrone. Allora il padrone di casa, irritato, disse al servo: Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi. Il servo disse: Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c'è ancora posto. Il padrone allora disse al servo: Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si riempia. Perché vi dico: Nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena» [Lc 14, 17-24]

[11] Anche in questo punto vi è una piccola lacuna.