I SERMONI DEL BEATO AMADEO DA SYLVA : IV° SERMONE DI NOSTRO SIGNORE GESU'

QUARTO SERMONE

{Gli uomini per il fatto che sono composti dall’anima che appartiene allo Spirito e dal corpo che appartiene alla terra ed è animato, sembrano contenere in sé  due vite: la vita dell’anima che è dello spirito e la vita del corpo che è della creatura vivente. Per questo motivo sono privi di un doppio cibo spirituale che è cioè: il Verbo di Dio. Infatti è scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio [ Mt 4,4]. Pertanto hanno bisogno del cibo corporale per ciò che attiene  alla vita del corpo e del cibo spirituale per ciò che attiene alla vita dello spirito. Così come l’uomo, dunque vive per mezzo di questi due modi, così a causa di essi, si affatica e si consuma. Una è l’infermità del corpo, l’altra quella dell’anima: esse costituiscono peccati ed iniquità che separano Dio dall’uomo. Le infermità del corpo vi sono conosciute, ed infatti preparaste e procuraste per voi dei medici affinché estirpassero da voi i mali del corpo e vi lasciassero e mantenessero sani e salvi. Non si conoscono invece le infermità dell’anima, né sono preparati, procacciati o cercati medici che le curino. Infatti gli uomini si ritengono sani, soltanto se non siano afflitti da febbri o oppressi da malattie, se non abbiano dolori; ovvero se il cibo sia di loro gusto, se il bere sia per loro piacevole, se il riposo sia per loro dolce, se ricerchino cose visibili, se gli stimoli li appaghino, se l’erba e i fiori li inebrino con i loro profumi e non sanno che il male che non vogliono né vedere né conoscere, le cui vessazioni non percepiscono od il cui peso e la cui pericolosità non considerano adeguatamente, si annida dentro di loro. Alcuni furono accecati dalla loro malizia: il fuoco (della malvagità) cadde sopra di loro, ed essi non vedono più il sole. Sono fatti simili alla notte, poiché non vedono ciò che risplende nel modo più eccelso, non vedono la luce del giorno e camminano non come durante il giorno, procedendo (cioè) in modo cauto e morigerato, ma come durante la notte: nudi di ogni onestà e pieni di ignominia, non possedendo indumenti adatti alle buone opere , ma rivestendo se stessi di vesti luride e sporche, con le quali si appesantiscono di gozzoviglie, essi, sono resi simili alle bestie e così marciscono nel loro medesimo fetore e sterco. Sono resi simili al cavallo e al mulo  privi di intelligenza, la fierezza dei quali si piega con morso e briglie [c.f.r. salmo 32,9]. Molti sono i castighi dei peccati, ma niente è maggiore o peggiore del medesimo peccato, con il quale quei miseri vengono trattenuti. Quel peccato, infatti, mancando di una buona ragione è male per loro e sebbene possa essere buono per altre ragioni, in sé non contiene alcun bene: contengono e possiedono (dunque) solo castighi. Ma se il peccato è un castigo,  nel modo in cui è castigo è anche un bene. Il Padre Mio ha deciso così, né lo ha deciso senza di me, o senza quel modo. Colui che inviò me ad evangelizzare i poveri, con me e con quel modo, lo decise. Ciò che decise fu questo: che il peccato sia per gli stessi che peccano la prima pena. L’uomo era dunque lasciato in mano alle proprie scelte. Il fuoco e l’acqua sono posti innanzi a lui: cioè sia dalla parte del castigo che del premio; del bene o del male. Premio in quanto bene, e castigo in quanto male, o ad anche: buona azione o cattiva azione. Facendo del bene (l’uomo) conseguirebbe dunque il premio, compiendo il male, invece, il castigo. E poiché la prima ricompensa della buona azione sarebbe lo stesso bene, la stessa iniquità che compiva per mezzo della sua volontà, diverrebbe il suo primo castigo. Da Dio deriva che i vostri peccati divengano anche i vostri tormenti e castighi. Non viene da Dio che facciate peccati. Egli non è l’autore dei vostri peccati. Ma lo stesso tuttavia acconsente a che se avrete peccato , gli stessi peccati diventino per voi le vostre pene, i vostri castighi, i vostri tormenti, le vostre tenebre, i vostri accecamenti, e quei medesimi mali , in quanto pene della vostra cattiva volontà, sono anche veri beni, che, tuttavia, sono anche mali, in quanto sono contro la legge di Dio, sono prevaricazioni , che oltrepassano il sentiero dei comandamenti di Dio, volgendo a destra o a sinistra, (la quale destra allora è da intendersi come sinistra). Ma ne Io faccio quelle cose, né il Padre Mio. Dio è castigo, vendica Se Stesso dei suoi nemici facendo ricorso ai suoi nemici. Voi volete i mali! Il Padre Mio, non vuole che ci siano mali nel mondo, a meno che quei medesimi mali non abbiamo tenuto , al loro interno, una bontà conveniente. E dunque non vi  è nulla di male, che non sia anche bene. Nulla è peggiore del peccato! Ma se lo stesso è buono, cosa ci sarà di non buono? Difatti tutti i peccati sono anche buoni. I peccati non sono buoni in quanto mancano di rettitudine, ma sono buoni invece nel modo in cui giustamente puniscono e affliggono con nuovissimi tormenti i prevaricatori dei comandamenti di Dio. Questi peccati sono infermità delle vostre anime che non conoscete, né volete conoscere. Dunque siete ciechi. Guardatevi attentamente o uomini che dite di vedere, ma che invece siete nelle tenebre e in voi non c’è più luce! Riconoscete le vostre infermità, che (ora) non sentite né considerate,  perché invischiati dal vino e dalla sbornia delle cose di questo mondo e ottenebrati dal sonno dei vostri sensi. Svegliatevi, vigilate, alzatevi, cacciate via dai vostri occhi il sonno cattivo, espellete il vino e digerite la cicerchia, abbandonate il lutto, pulite gli sterchi, cercate il Signore, mentre si fa trovare [Is 55,6]! Giunge infatti il tempo in cui cercherete e non troverete [c.f.r. Gv 7,34] ! Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre [Gv 12,35]! E per quale ragione cercando non troverete? Perché avrete cercato tardi! Perché cercate tanto pigramente e cercate proprio quell’uomo che partì per un paese lontano [Lc 19,12]?  Cercate invece il Signore, mentre si fa trovare [Is 55,6]! Mentre ancora è tempo di misericordia, di clemenza di bontà e di grazia, cercate mentre siete in questa vita! Perciò avete avuto questa vita affinché cercaste in questa vita! Il Signore è vicino, il Signore è vicino a voi, il Signore è presso di voi, il Signore è tra di voi. Cercatelo mentre ancora è vicino, mentre ancora potete prenderlo , bloccarlo e trattenerlo e potete obbligarlo a rimanere. Chi è vicino  può essere facilmente trovato, facilmente preso, facilmente afferrato, facilmente condotto nella camera della madre. Cercatelo, dunque, prima che se ne vada, prima che sparisca, prima che sia allontani, prima che giunga la notte, prima che le tenebre vi sorprendano, prima che giunga il tempo della giustizia, prima che sia proclamata la sentenza definitiva! Allora, non vi sarà più pace per gli empi, non ci sarà più tempo per la penitenza, né gioverà la penitenza se e dove sia avvenuta: se un albero cade a sud o a nord, là dove cade rimane [Qoelet 11,3]. Allora le medicine non serviranno a nulla, i medici non saranno cercati, e se anche si cercassero non potranno essere trovati, poiché la porta rimarrà chiusa: non verrà aperta [Ez 44,2]. Così infatti sono state stabilite queste cose, così ordinate, così firmate per decreto del Padre Mio che è nei Cieli. Così è scritto: Mia sarà la vendetta e io ripagherò al momento opportuno[Deut. 32,35]. Dio è sia Signore di misericordie, che di vendette. Ora è tempo di misericordia, allora sarà tempo di punizione e vendetta. Convertitevi al Signore Dio Vostro, e lo Stesso condurrà i suoi a Se. Cercate mentre è vicino e troverete [Mt 7,7 - Lc 9,9]. Ma in primo luogo e prima di tutto, riconoscete il peccato. Esaminate i medesimi peccati, riportateli in mente, meditateli nuovamente  affinché siate creature monde: valutate il peso degli stessi, pensate diligentemente a chi avete offeso, riflettete chi e quanto è quello verso cui peccaste? È il vostro Creatore e Dio vostro!  È il Signore Vostro, è il Sommo Benefattore! È lui che vi liberò dalla prigionia degli egiziani, che spogliò l’Egitto per arricchirvi, che vi liberò dalle mani del Faraone attraverso segni e prodigi così grandi, che scaraventò le piaghe sugli egiziani per sanare le vostre, che in maniera così crudele afflisse gli egiziani, per consolarvi, che li percosse per esaltarvi, che li sommerse nel Mar Rosso, per rendervi la vita, che vi sfamò per quarant’anni nel deserto, che per tanto tempo vi procurò vesti e sandali, che vi saziò con il pane degli Angeli, che innanzi a voi compì così tanti e straordinari miracoli, che vi condusse  nella terra del latte e del miele fluente , nella quale ancora oggi siete, che mandò a voi uomini, così tanti profeti e tanti uomini santi, che negli ultimi giorni inviò a voi il Suo Figlio Unigenito, se avrete creduto nel quale, avrete la vita. Il Padre ha la vita in Se Stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in Se Stesso [Gv 5,26], e chi crede in Lui avrà la vita eterna [Gv 11,25-26]. Riconoscete i vostri peccati, riconoscete quale grande benefattore offendete, riconoscete tutte le pene, tutti i tormenti e tutti i  supplizi, poiché a causa dei vostri peccati andaste incontro alla Geenna infuocata. Riconoscete quali e quanti beni, favori e doni , quante grazie, quanti privilegi avete perduto a  causa dei vostri peccati. Pentitevi! Operate degni frutti di penitenza, affinché non vi inghiotta l’ira prossima! Guardate quanto siano atroci le infermità dei vostri peccati. Cercate il medico delle vostre anime: non siate preoccupati soltanto delle infermità dei vostri corpi, così da dimenticare le infermità dell’anima che sono molto più  atroci : cercate il Medico e correte da Lui, credete in Lui, e vi saranno rimessi i vostri peccati! Egli vi guarirà e vi darà la vita, e vi riconcilierà al Padre Suo, che voi dite “vostro”, poiché  è Dio Vostro}.

Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui [Lc 5,18]  (vedi il Vangelo di Luca , 5° capitolo),  ed allora Gesù , per prima cosa gli rimise i peccati, e sanò lo stesso dalle infermità dell’anima e successivamente da quella del corpo, per mostrare loro, che in primo luogo si dovesse cercare la salute dell’anima e poi quella del corpo e che fosse più facile esser liberati dalla paralisi del corpo  che da quella dell’anima, che a causa dei peccati è come ottenebrata nelle sue forze e nelle sue virtù. Ed il Signore, dopo aver sanato il paralitico, proseguì il suo sermone dicendo:

{Il peccato è la paralisi dell’anima, per mezzo del quale essa viene distrutta! Difatti, sebbene il peccato non sottragga beni materiali, poiché essi continuarono a restare anche negli Angeli che peccarono, tuttavia, l’uomo prima del peccato era nell’onore, mentre dopo il peccato si trovò accomunato alle bestie prive di ragione e reso del tutto simile a loro. Ed una volta seguito il peccato fu reso incapace alle buone opere: infatti si rese incline alle cattive opere ed incapace alle buone azioni e cadde nella paralisi, poiché, in realtà, la paralisi non è nient’altro che la dissoluzione delle forze delle membra. Quella potenza che da impulso alle membra, non ubbidisce più allo spirito od alla volontà ( la buona ragione, infatti, mostra ed in sé dirige la volontà). La volontà, per compiacere il senso ribelle, non si oppone ovvero lo fa solo di quanto in quando, ma si ritrae subito dal suo proposito a causa di una abitudine incitata al male mentre i sensi e la potenza attiva e motiva obbediscono con difficoltà. Questa cattiva paralisi l’avete ricevuta , originariamente, dal vostro primo padre e poi, in seguito, ciascuno l’ha prodotta attraverso i suoi medesimi peccati, e alla paralisi che era innata si aggiunse così anche la paralisi ottenuta dalle proprie (cattive) azioni, e avvenuto ciò, sorse una grande e molteplice difficoltà di far bene. Pertanto colui che non fa il bene che l’uomo vorrebbe, ed invece fa quello che non vorrebbe è reso infelice e misero, e desidera esser liberato dal corpo di una tale morte e dannazione,  poiché la paralisi del corpo proviene dalla paralisi dell’anima e dunque dello spirito. Per questa ragione, non dovete meravigliarvi che Io, prima di dire al paralitico “Ti dico alzati!”, dapprima ancora dissi: Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi [Lc 5,17 e ss], e che i peccati degli Angeli non furono rimessi. Quelli infatti, non peccarono o se peccarono , nel tempo in cui avrebbero potuto ritornare non lo fecero: gli uomini invece ritornano . Per questo dissi: Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi! Gli uomini infatti, dopo che hanno compiuto dei crimini, sono soliti tornare indietro, gli Angeli invece non tornarono sui loro passi, sebbene avrebbero potuto farlo, e coloro che non peccarono rimasero nell’Amore di Dio e furono per sempre costanti nel bene. Appartiene all’uomo peccare e desistere dal peccato, allontanarsi da Dio e fare ritorno a Lui. Per questo, dapprima volli, come buon medico delle anime, recidere le cause dell’infermità, rimettendo i peccati, e poi indurre nuovamente la salute nel corpo dicendo:  io ti dico alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua [Lc 5,17 e ss], ma voi, avete creduto che avessi bestemmiato Dio poiché dissi all’uomo: i tuoi peccati ti sono rimessi, perché soltanto Dio infatti, rimette i peccati! Ma se il Signore rimette i peccati, perché non posso farlo anche Io che sono l’Unigenito del Padre Mio e che rimango sempre nel Suo seno? In verità, in verità vi dico: poiché i miei discepoli rimettono i peccati, e quelli che gli stessi assolveranno, saranno rimessi, poiché all’imposizione delle loro mani, li rimetteremo Io e il Padre Mio; essi rimetteranno come Ministri, Io e il Padre Mio, soprattutto come Dio, sebbene i peccati non saranno rimessi senza di Me come ora sono uomo. Soltanto Dio rimette i peccati, poiché solo Lui concede la grazia al peccatore che si pente, e poiché Io e lo Spirito della Sua Bocca siamo Uno, Noi con una medesima e sola azione rimettiamo contemporaneamente i peccati. Anche il peccatore offende Dio, ma con una offesa di superiore entità. L’inferiore non la può rimettere, ma questa remissione avviene per previdente merito del Figlio dell’uomo, e poiché dai più si attende che qualcuno compia una qualche azione in  modo che circoncidendo ,detergendo e assolvendo esternamente costui,  Dio circoncida, cancelli e abolisca le pene per rimettere i peccati, perdonando ed avendo misericordia. Una cosa è essere ministro, un’altra cosa è esserne signore e origine. In verità vi dico, che il figlio dell’uomo ha il potere di rimettere i peccati, tanto quanto Signore e Creatore, per mezzo del quale sono e furono create tutte le cose. Siete voi o farisei piuttosto, i paralitici. Oh se ciascuno di voi mostrasse al Figlio dell’uomo tanta fede quanta fu offerta da questo paralitico, che curai da entrambe le paralisi, certamente sareste già degni del Regno di Dio e le vostre anime dissolute sarebbero già rafforzate! Se avrete creduto - Poiché Io sono - saranno rimessi i vostri peccati, senza di voi. Non potete essere curati se non avrete creduto che Io sono venuto da Dio e non potrete esser sanati, se non avrete accettato il mio Vangelo! Chiunque trasgredisce la legge di Dio, viene costituito nemico di Dio e incorre nella pena eterna. Ma se invece il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero [Gv 8,36]! Il peccato che è una sorta di trasgressione, non può essere rimesso. Il peccato, infatti, si propagò perché è una obbligazione ad una pena eterna. Potrà essere cancellato soltanto se il peccatore sarà stato nobile: poiché infatti il peccato è l’inimicizia di Dio e la privazione della sua grazia, viene rimesso soltanto quando il peccatore umilia se stesso a Dio. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio: un cuore affranto e umiliato Dio non lo disprezza [Salmo 51,19]. Ed inoltre lo esamina e lo considera dolcemente e talvolta, a chi ha un cuore affranto e umiliato rimette tutti i peccati e cioè tutte le obbligazioni alla pena temporale. Umiliatevi, dunque, figli d’Israele, riconoscete Dio Vostro e il Suo Figlio Unigenito che vi mandò come intercessore e salvatore delle vostre anime. Credete pure che io non dica cose blasfeme! Una è infatti la potenza di Dio Padre e la Mia, poiché Io e il Padre Mio siamo una cosa sola [Gv 5,30], e lo stesso rimane in me ed io in Lui}

Queste parole disse Gesù dopo aver sanato quel paralitico. Dopo ciò egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi [Lc 5,27],cioè il grande evangelista Matteo , che chiamato dal Signore, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Tuttavia, prima di distribuire ogni cosa ai poveri , gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla di pubblicani e d'altra gente seduta con loro a tavola [Lc 5,29]che erano ritenuti peccatori dai farisei. Proprio per questo ai farisei che mormoravano, il Signore disse:

{Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi [Lc 5,31]}.

Queste poche cose riferiscono gli Evangelisti, ma il Signore invece durante quel banchetto  disse innanzi ai farisei e ai pubblicani questo sermone.