SECONDA ESTASI DEL BEATO AMADEO DA SYLVA

PARAGRAFO 2,1 -LA BATTAGLIA DEI CIELI

[III Rivelazione dell’Angelo]

Fui rapito in estasi un altro giorno e mi trovai nella ruota dei Santi che in schiere stanno davanti a Dio e l’Angelo Gabriele mi si avvicinò e mi disse: “Non temere, infatti, hai trovato la grazia di Dio, e tutti questi ti amano. Hai fatto bene a scrivere quelle cose che già ti avevo detto. Ma dimmi se qualche cosa ti è di dubbio nella Scrittura e ti darò spiegazioni, poiché avverrà che tutte le genti sappiano ciò”. Io gli dissi: “ Su che cosa posso dubitare io che non so nulla? Tuttavia tantissime volte pensai tra me in che maniera alcuni di voi peccarono: come  poterono  ribellarsi a Dio, da dove, una così grande presunzione, si sia introdotta”. L’Angelo disse: “ Anche questo è ignoto agli uomini. Voi, dite, gli Angeli peccarono e dite il vero: ma ignorate perché e in che modo. Te lo dirò io, scrivilo e conserva questi scritti, affinché il pastore sappia che cosà dovrà insegnare al suo popolo. Noi Angeli  non fummo tutti messaggeri in piccoli e brevi periodi, come voi credete, ma in tempi molto lunghi. Conoscevamo Dio con distinta conoscenza, mediante una immagine impressa dentro di noi dello Stesso dall’inizio, sebbene non Lo vedevamo: beati eravamo conoscendolo in quella (prima) immagine di Lui. Infatti non lo conoscevamo in Se Stesso, ma con una identica cognizione, e,  attraverso di Lui, conoscevamo ogni altra cosa. Non dunque, come pensano gli uomini, avevamo immagini delle cose, più numerose o più scarse, ma di tutte le cose in una sola immagine di Dio e, così, comprendevamo lo Stesso e tutte le altre cose. Eravamo tutti nella Sua grazia e Lo servivamo. Dio Nostro Creatore, dunque, per metterci alla prova e per indicarci agli altri “così già esaminati”, affinché esaltasse gli umili e umiliasse i superbi, -  ascolta una cosa tanto meravigliosa!  -  ci apparve nella forma di un tale uomo che poi avrebbe assunto a sé, e noi intuimmo la forma in cui ci appariva ma sapevamo che quella non fosse la sua forma. Allora ci disse: “Prestatemi ascolto, miei Angeli, e ascoltate le cose che vi dico. Forse conoscete chi sono Io? Forse conoscete la mia forma e la natura nella quale vi appaio?”. Noi dicemmo: “Sappiamo che tu sei Dio, Nostro Creatore! Sappiamo anche che quella forma era la forma dell’uomo che non è ancora stato creato, e ci meravigliamo di una così meravigliosa congiunzione e di una così ammirabile associazione, ma non comprendiamo cosa questa manifestazione voglia (dire) in sé. Disse allora Dio: “ Affinché sappiate e comprendiate che io ho deciso e con grande decisione ho confermato, di volere assumere la natura dell’uomo, e voglio che quest’ uomo sia concepito nel grembo di una donna e che nasca da lei. E aprì la nostra mente affinché ci anticipasse quelle cose che diceva, ma ci domandavamo perché volesse fare ciò. Aggiunse: “Io sarò uomo e l’uomo sarà Dio, e se sarà Dio, allora sarà dunque anche vostro Signore, vostro Re e vostro Principe e voi tutti vi sottometterete alla Sua potestà!  Lo venererete e lo adorerete come me , perché Lo Stesso ed Io saremo una sola Persona, saremo adorati da voi con una sola adorazione. Anteporrò a tutti voi anche quella Donna, che ho scelto come Madre: sarà la vostra Regina, La onorerete e La venererete come Genitrice di Dio e del Vostro Signore. Questo Voglio, Questo Comando, Questo vi Ordino. A coloro che abbiano fatto queste cose e abbiano desiderato obbedire mostrerò il Mio volto e si rallegreranno innanzi al mio aspetto nel quale è in eterno il bene di ogni bene. Coloro che però non abbiano voluto obbedire a questo decreto, precipiteranno da questo luogo verso un luogo di tenebre, nelle nebbie e nelle caligini. E non otterranno quei doni dei quali godranno ulteriormente quelli di voi (che obbediranno), ma saranno privati della Mia Grazia e saranno precipitati in un luogo nel quale non vorranno rimanere, anzi nel fondo dove sono ora aneleranno sempre alla grazia, la brameranno senza poterla avere mai. Dette queste cose quella visione disparve. C’erano allora con noi molti nobilissimi Spiriti tra i quali ve ne era uno maggiore, che voi chiamate lucifero, e, questo per primo, cominciò a parlare agli altri dicendo così: “Che cosa vi sembra, fratelli miei? Forse che non siano giusti gli ordini di Dio Nostro? Sapete che cosa sia l’uomo e che cosa sia la donna. Non siamo noi di gran lunga più degni di quelli? Forse la nostra stirpe non supera di gran lunga quella del genere umano?  Poiché volle assoggettare tutti noi a un uomo piuttosto che ad uno dei nostri? Ecco che voi vedete quanto è grande Michele, quanto è grande Gabriele ed anche quanto sono degno io. Non volle assumere nessuno di noi, non volle concedere ad alcuno di noi questa somma dignità. Io la vorrei. Io bramo di essere Dio, sono infatti molto più grande di un uomo. Voglio che un uomo mi adori, non che io adori un uomo! Non consentirò mai a ciò, non adorerò mai, non riterrò mai giusto un tale comando, né amerò mai alcuno di quelli che pensano diversamente da me. Questa è la mia sentenza, questo il mio parere, questo il mio decreto. Allora Michele per primo, poi io e moltissimi altri così gli rispondiamo: “ Sei degno o lucifero, sei grande e sei anche ricco e potente. Ma Dio senza il quale non esisteremmo, è però molto più degno, molto più grande, molto più ricco, molto più potente di te e di tutti noi! Non è lecito pronunciare un decreto contro il Suo decreto, né una decisione contro la Sua decisione, né una sentenza contro la Sua sentenza. Si sforza di compiere cose impossibili chiunque tenta qualcosa contro di Lui. È Dio, è il Signore. Il suo volere è giustissimo e rettissimo e l’Onnipotente non può errare, può fare qualunque cosa vuole. Giudicare e discernere i decreti di Lui è vano e superfluo. Umiliamoci, sottomettiamoci a Lui, non solo all’uomo, ma anche al legno e alla pietra se Lui stesso ce lo abbia comandato, se Lui stesso lo abbia voluto. Sono infatti da stimarsi giuste tutte le cose che a Lui stesso aggradano. Quell’opera che Lui vuole è dunque pia e buona. Non potremmo esistere se lui non volesse. Che cosa mi toglie, se non mi arreca nulla, che peraltro,  non mi arreca alcun obbligo? Che cosa possediamo che non sia dato e concesso da Lui Stesso? Invidiare è non poter tollerare il bene altrui. Cosa potremmo avere se Lui non volesse? Sono certo che in Lui non possa incorrere né un errore, né un’ingiustizia, qualunque cosa faccia è bene. Dolersi del bene è cosa iniqua. Calmati o lucifero, umiliati, sii sottomesso al tuo Dio. Ma lucifero, pieno di livore, di invidia, di odio e di presunzione cominciò a replicare alle cose da lui dette, cose simili a queste, ovvero- che Dio fosse ingiusto e iniquo -, mentre protestava, non volendo acconsentire ai nostri consigli, ed si sforzò di diffondere l’odio e la sua ira anche contro di noi. Fatta dunque anche una indagine sul perché Dio volle tanto esaltare un uomo, molti fra gli Angeli seguirono lucifero ed aderirono al suo parere ma, tuttavia, più numerosi persistettero con noi, sicché alcuni propendevano per una ragione ed altri per un’altra e la confutavano. Noi, irremovibili nell’amore e nell’obbedienza , dicevamo: “A noi è sufficiente conoscere che Lui Stesso voglia ciò e non possa volere se non cose buone e giuste. Adoriamo il Dio fatto uomo, veneriamo la Sua Genitrice!. Sorse dunque fra gli abitanti del Cielo una violenta tempesta, e un assiduo conflitto, uno scontro prolungato;  durò non per un breve tempo e tuttavia ancora il tempo non esisteva. Moltissimi tra essi dicevano: “Dove sono le nebbie? Dove l’oscurità? Dove è quel luogo nel quale Dio minaccia di rinchiuderci? Dio invece esortava in molti punti lucifero affinché desistesse dalla cattiva impresa, attese la sua conversione, infatti ben poteva prima della caduta pentirsi, ma non lo volle, quantunque sapesse che Dio non possa sbagliarsi o agire ingiustamente. Tuttavia a tal punto arse nella presunzione di sé e nell’odio e nell’invidia contro l’uomo che, pur vedendo che quelle cose fossero buone e giuste,  volle invece seguire le cose malvage. Bramò di essere come Dio  nello stesso modo nel quale ora l’uomo  è Dio, vedeva ciò possibile e quasi più razionale poiché si riteneva più degno dell’uomo ed anche più degno per natura. Non gli piacque che Dio anteponesse l’uomo a sé e lo elevasse a tal punto da rendere lui stesso il Signore. Questa è quella invidia per mezzo della quale la morte entrò nel genere umano e nel mondo. Ma Dio, avendo veduto che una così grande perversione e malvagità si trovassero tra i Suoi Angeli, parlò a noi dicendo: “Riunitevi tutti in un solo amore, in una sola obbedienza e in una sola sottomissione. Sarete tutti miei figli se non avrete disprezzato i miei comandi. Ho atteso la conversione di quelli che ora mi sono contrari. Non resta ora se non la sentenza di Dio e cioè il premio eterno per gli obbedienti e il supplizio perpetuo e certo per i trasgressori. Ecco ormai ho deciso di creare l’uomo e a beneficio della vita dello stesso, ho intenzione di creare molte altre cose, e ci disse: “ Interrogate lucifero e i suoi compagni. Se vogliono ritornare a me li accoglierò, ma al contrario, una volta creato il mondo li respingerò da me definitivamente  e li caccerò nei luoghi delle caligini e delle tenebre!”. Allora Michele e io parlammo con quelli, ma a nulla valse la nostra persuasione. Si destò una grande battaglia tra noi e loro. E Dio disse: “Sia fatta la luce, cioè il sole come già ti abbiamo detto, e fu creato il sole e i Cieli , tanto a te già nominati, e la terra e gli elementi. Nello medesimo giorno, in cui furono divisi il giorno e la notte, anche noi fummo divisi, infatti quelli (i disobbedienti) furono scagliati via in questa atmosfera densa di caligine, da Michele e da ciascuno di noi che li combattevamo, mentre Dio ci favoriva. Questa fu la presunzione, questa l’invidia, questo il disprezzo degli ordini di Dio, e dunque gli spiriti furono divisi: i buoni da quelli maligni come la luce fu divisa dalle tenebre. I Buoni furono fatti per il giorno e luce perpetua, i malvagi per la notte e le tenebre e le nebbie eterne non perché avessero mutato natura, ma perché, colmi di cattive, tetre e disgustose opere,  furono immersi in una dimensione di tenebre. Create dunque tutte le altre cose a cagione dell’uomo, da noi Angeli che restammo assistenti e astanti, Dio Padre nel rivolgersi a Suo Figlio che è il Suo Verbo e la Sua Immagine ed anche allo Spirito Santo, ci disse: “Le Nostre opere sono tali che uno solo senza l’altro in nessun modo possa operare. Noi Tre siamo infatti Uno e abbiamo fatto tutte le cose necessarie a questo mondo. Creiamo dunque l’uomo a immagine e somiglianza Nostra, che sia a capo di tutti gli esseri a lui inferiori, del quale, o Angeli Miei, ormai vi ho mostrato il modello, perché questo Figlio Mio assumerà nel tempo preordinato una tale natura, ma voglio anche che voi facciate alcuni benefici verso questo vostro fratello affinché lui stesso vi ami come suoi benefattori e voi amiate lui stesso come steste amando la medesima opera tratta dalle vostre mani. Modellate il suo corpo e qualunque cosa voi potete fare, fatelo. Quelle cose che voi non potrete fare, le porteremo  a termine con la Nostra immensa potenza. Allora noi tutti, dal maggiore fino al più piccolo gioimmo, desiderando l’ umana amicizia e tutti concordemente volevamo obbedire agli ordini di Dio e chiunque anelava essere primo. Michele che è prima di me e che combatté con il drago lucifero, sebbene anche tutti noi avevamo combattuto, pregava affinché Dio inviasse lui stesso per portare a termine questa opera, similmente anche io e altri di noi, ciascuno si offriva per eseguire i suoi comandi. E Dio disse: “ Tre escano da ciascun Coro che facciano questo a nome di tutti voi. Pertanto dal Nostro Coro uscirono Raffaele, Sealtiele e Uriele e così da ciascun Coro inferiore ne uscirono tre nel nome di tutti e modellarono quel corpo dal fango della terra con l’aiuto di Dio dove veniva meno la capacità della creatura. Questo corpo fu creato e plasmato molto bello e ben ordinato sia negli organi che in tutte le membra e ben disposto nella composizione. Solo la Carne del Verbo e della Madre Sua fu più eccellente di quel corpo così formato, perché la carne di uno di essi è carne dell’altro: e a tutti quegli organi formati con l’aiuto di Dio e il concorso di seconde cause, Dio aggiunse solo il soffio vitale poiché nessuna creatura poteva giovargli a ciò in tal senso: perciò allora creò un'anima molto nobile e istruita di ogni conoscenza e l’unì a quel corpo già fatto da noi. Non devi credere dunque che quell’anima sia stata creata contemporaneamente a noi, o contemporaneamente con il sole e la luna, bensì soltanto dopo la creazione del corpo e non appena fu infusa l’anima, fu subito decorata di ogni conoscenza. Lo stesso Adamo si presentò sin da subito come uomo di perfetta età, non fu opera di nessun altro maestro se non di Dio, subito conobbe Dio, e gli rendeva grazie e conosceva ogni cosa creata secondo la sua propria specie, e venivano perfettamente presso di lui tutte le bestie e gli animali e come potevano lo eleggevano come loro signore . Allora Adamo conoscendo che da lui sarebbero progredite tutte le genti e considerando che all’uomo la parola fosse molto necessaria, a tutte le cose che sono nei Cieli e negli elementi,  impose nomi sia agli stessi cieli che ai medesimi elementi e stabilì il modo con cui ciascuno potesse esprimere all’altro le cose a lui note. Infine, dopo qualche tempo, come fu assicurata l’obbedienza di tutti gli animali, Dio comandò che conducessimo lo stesso uomo fino al paradiso del piacere, laddove, creata la donna come ci è noto dalla Sacra Scrittura, essa uscisse da Adamo. Lui stesso vedendo la giovane quasi della sua  stessa età e del medesimo aspetto disse: Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne [Genesi 2,22-23], e poiché l’ anima di lei era stata creata contemporaneamente con ogni intelligenza così come la sua, Adamo comprese subito il significato di quelle parole e di tutte le altre in un tempo piccolo e quasi minimo e parlavano vicendevolmente con un discorso non così naturale come ritengono la maggior parte degli uomini rozzi, ma con un discorso ben compreso dallo stesso uomo, talvolta con l’ingresso di qualche altro ragionamento talvolta solo per il mero diletto, essendo stato lo stesso Adamo molto tempo il solo a parlare sulla terra.


PARAGRAFO 2,2  - I NOMI DEI SETTE ANGELI

Una volta comprese queste cose assai mirabili, dissi io: “ Mio signore, ho udito la tua voce veramente ammirevole,  ma  mi si presentano certe cose ambigue , se ti fa piacere di spiegarmele, dal che invero ti ringrazierò”. Allora quello: “Tu hai meritato di trascrivere e conservare queste cose, affinché siano note al pastore scelto da Dio, al quale siano note anche in altro modo”. Allora io: “ Se dunque anche in altro modo gli saranno note, perché è necessario che io le scriva?”. Rispose a queste parole: “ Affinché di nascosto, si diffonda per prima cosa la fama del libro ai molti, fin quando, infatti, non venga colui che già viene nel mondo e appaia più degno . Ma tu puoi conoscere le cose di cui dubiti”. Dissi: “Queste sono, o mitissimo Angelo di Dio, le cose che voglio sapere:

Mi hai detto prima che solo sette fra voi assistono Dio così come ne hai nominato soltanto tre o  quattro di loro; non hai però rivelato i nomi degli altri. Oh se si possano conoscere in modo manifesto per mia spirituale consolazione! Sembra infatti che tutti assistano Dio, mentre prima avevi detto che solo sette Lo assistono.
Ti chiedo cosa significhi quella espressione che recita: Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza [Gn 1,26], piuttosto infatti avrebbe dovuto dire : “Facciamo l’uomo a immagine vostra piuttosto che a immagine nostra!”
In terzo luogo vorrei sapere se qualche altro essere sia stato creato con tutte le scienze e le abilità della conoscenza, come nel caso di Adamo ed Eva.

Gabriele parlò dicendo: “Sette fra noi assistono più vicino di chiunque altro, come anche è stato deciso che nel futuro sette assistano al di sopra degli altri. Sebbene tutti, assistono continuamente, perché tutti vegliano senza posa. Non ho enumerato i sette nomi di quelli. Ora apprendili: Michele è il primo, io il secondo, Raffaele mi segue, A Raffaele segue Uriele, Sealtiele poi ad Uriele, allo stesso Geudiele, il Settimo è Barachiele.


PARAGRAFO 2,3 - CREAZIONE DI EVA E CONDIZIONE DEI PRIMI PROGENITORI

Quando mi chiedi quale significato si faccia di codesto discorso “facciamo l’uomo a nostra immagine” tralasciate tutte le esposizioni superflue dei vostri (dottori), ricevi questo significato: “facciamo l’uomo che sia immagine nostra e somiglianza nostra”. A un’altra cosa sulla quale infine dubiti dico che ci furono tre anime che furono create, ognuna delle tre con la loro perfezione, quelle famose due (Adamo ed Eva) e l’anima della Regina dei Cieli e Signora degli Angeli.  Allora io : “E quella di Cristo?”. Rispose: “ Dell’anima di Quello non diciamo nulla qui, poiché forse se avrà avuto un’anima diversa al suo posto, dalla divinità, ciò apparirà contro molti che attualmente sbagliano. Allora io: “Prosegui, o ottimo Angelo, le parole che hai iniziate, e non guardare alla mia rozzezza e alla avventatezza”. Ed egli: “ Non ti dico ogni cosa perché, non è necessario. Leggi la Bibbia e rivolgi su di essa le cose che non ti sono state spiegate! Ti dico che dopo che fu creata la donna così  bella, Adamo la amò del suo stesso amore sia perché era stata tratta da lui, sia perché era l’unica a essere simile a lui, ed anche perché era un aiuto a procreare esseri simili a lui, alle quali erano spinti dalla loro stessa natura”. Allora io: “Mio signore, molti dei nostri dicono che tra di loro non vi fosse alcun amore sensuale, né alcun godimento se si fossero congiunti”. Al che egli: “È da stolti supporre così. Così come, infatti, l’uomo provava piacere del gusto, allo scopo di conservare se stesso, parimenti avrebbe tratto godimento dai  piaceri sessuali a motivo di conservare il genere umano.

Ti dico, o uomo di Dio, che ciò forse risuona come turpe presso di voi proprio a causa della cattiva volontà degli uomini e dei vari vizi in cui vi siete imbattuti, poiché nello stato di natura istituito da Dio, sia il cibo sia la procreazione dei discendenti erano di gran lunga più soavi di quelli che sono ora presso di voi, non perché allora la detta libidine fosse resa di una tale soavità, né così la concupiscenza, lo stimolo o la legge delle membra, ma perché invece era resa di una piacevolezza genuina senza alcuna perturbazione della ragione. Infatti sarebbe di non poco sostegno. per la medesima ragione


PARAGRAFO 2,4 - SATANA TENTA LA DONNA CON ASTUTI DISCORSI

Eva dunque, vostra madre, era molto amata dal suo uomo che anche  lei stessa amava. Allora lucifero, vedendo che a entrambi era proibito che mangiassero da un certo albero che, dopo l’infelice accadimento, fu chiamato albero della conoscenza del bene e del male, e si nutrissero invece liberamente di tutti gli altri, si avvicinò, sotto le sembianze di un serpente in quel Paradiso di delizie. Esaminava dai segni esteriori i loro cuori e diceva tra sé: “Se riuscirò a vincere uno di loro nuocerò a entrambi, infatti si amano molto”, e meditava: “Da quale di quelli incomincerò?”. E concluse che sperava piuttosto di vincere la donna che realmente avrebbe vinto più facilmente dell’uomo.  La donna infatti non amava nulla più dell’ l’uomo, e la stessa fu così amata dall’uomo quanto Eva amò Adamo e lo stesso Adamo amava Eva, eccetto solo quell’amore insuperabile che fu tra Cristo Signore e Maria Vostra e Nostra Regina.  Sebbene, quando dissi nostra, era inteso di entrambi, poiché noi Angeli e voi uomini, siamo cittadini e compatrioti nonché ordinati ad un medesimo fine.  Pertanto la prima tentazione fatta alla donna fu interiore e occulta, mediante la quale il serpente la allettò affinché la donna si insuperbisse nel suo cuore e presumesse di se stessa di essere così bella e piena di decoro e in questo modo si ingannasse poiché tale era, ma l’istinto dell’antico serpente era di indurla all’amore di se stessa, poiché in quel modo anche lui aveva iniziato a peccare. Pertanto più volte per qualche giorno studiò come pervertire la sua mente, ma non riusciva del tutto. Infine, riuscì in questo intento poiché la donna nel suo cuore divenne superba e presuntuosa. Allora il diavolo, se ne rallegrò e vedendo che la stessa già peccava e così poteva errare, tentò di indurla in errore ed in stoltezza che è la pena del peccato e della ribellione a Dio. E in uno di quei giorni le apparve in modo palese vicino a quell’ albero proibito, il cui frutto la donna osservava ed esaminava e le disse: “Perché non soddisfi i tuoi desideri? Perché non mangi di quel frutto così tenero? Di che cosa ti affliggi? Mangia, cosa temi?”. E quella: “ Non mi è lecito mangiare. Dio infatti ci ha ordinato di non mangiarne in alcun modo da quello; possiamo  nutrirci di tutti gli altri alberi che qui vedi, soltanto da quello non ci è lecito prendere”. Allora quello: “Se tu sapessi veramente perché Dio vi abbia ordinato così ne mangereste subito e bene sarebbe per voi!” E la donna: “ Dimmelo, ti chiedo il motivo di quest’ordine!”. Ed egli: “Il Signore non ha nulla di più eccellente della sua conoscenza, che ama a tal punto e nell’amore di quella tanto arde che non vuole in alcun modo che anche altri abbiano la medesima, poiché sa bene che tutti sono capaci di intelletto e chiunque egli abbia creato capace di conoscenza. Poiché non è comprensibile ciò che l’intelletto non possa concepire, lo stesso, desiderando di tenere questa eccellenza solo per sé, la impedì a ogni altro, in modo che l’ intelletto non potesse conoscere ogni cosa ma soltanto pochissime cose. E poiché il nutrirsi da quell’albero molto conferisce alla conoscenza, dunque coloro che da quello mangiassero in breve temo diverrebbero dotti in ogni cosa”. La donna ammirata gli disse: “ Dimmi che cosa tu sai e in che modo conosci queste cose!”. Lucifero disse: “ Sono quello che sorgeva al mattino, che fui nelle delizie di un altro Paradiso lungamente migliore e la mia eccellenza può essere riconosciuta dallo stesso nome che mi è rimasto. Sono Lucifero che, per questo motivo non volli sottomettermi a Dio, poiché mi allontanava dalla conoscenza di molte cose così come ora fa con voi. Credimi, se mangiaste da quell’ albero tu e il tuo compagno sarete come Dio, nel conoscere le cose buone e malvage, utili e nocive, e vivrete in eterno, cosa che Egli non vuole, così come a causa della grazia della conoscenza e della vita sempiterna Dio proibì a noi di mangiare da quell’albero, affinché poco sappiate e ancor meno viviate”. Allora la donna: “Non farei mai questo senza prima consultare il mio uomo!”. E quello: “Mangia prima tu, e proverai che sono vere in te le cose che ti dico, dopo ne darai al tuo uomo”. La donna non acconsentì, ma riportò ogni parola al suo uomo, il quale disse: “O donna, tieniti lontano da costui. Poiché così come egli ha perduto il Cielo, così noi possiamo perdere questo paradiso”. Tornando lucifero di nuovo a scrutare la donna mentre, ancora osservava da sola quell’albero, disse: “Perché non ne mangi? Cosa te lo impedisce? Mangia, mangia, non aver paura!”. Allora la donna: “Tu fosti disobbediente a Dio e ambisti al Cielo. Se io non osservo i Suoi comandi non perderò questo luogo e forse anche la vita? Così infatti ci disse Dio: “in quell’ora in cui mangerete, morirete di morte certa”.  E il diavolo a quella: “ Non morirete affatto, infatti siete creati sotto un tale oroscopo e una tale visione delle stelle, secondo cui vivrete per lunghi secoli” e mostrava loro per influenza delle stelle le cose che aveva detto. E sembrava il motivo bene predisposto. Ma non si erano resi conto, né la stessa, né l’uomo, della morte con la quale sarebbero potuti morire, nel disobbedire ai comandi divini. Per cui avvenne che tanto la stessa quanto il suo uomo conobbero, che essi per allora non sarebbero morti, a causa delle ragioni rese da Lucifero, che erano (sicuramente) vere. Ma non tenevano conto che Dio possa aumentare e diminuire i giorni dell’uomo mediante la sua potenza, né riflettevano della natura e della condizione della morte. Infatti quella morte era l’esilio sia dalla grazia del Signore che la privazione del luogo concesso; e da allora curarono meno l’ordine (di Dio) vedendo che non sarebbero incorsi in quella pena che dispiacque a Dio su ogni altra. Allora io dissi: “O Angelo di Dio, in che modo vi fu l’errore prima del peccato? Infatti i nostri (dottori) ritengono che l’errore,  l’effetto e la pena procedono dal peccato”.  E quello rispose: “Non erravano in questo; poiché ritenevano che essi non sarebbero incorsi nella morte,  poiché era vero che non si sarebbero incorsi in essa ma non comprendevano in relazione alla morte,  della privazione della grazia o  della giustizia né della necessità di dover morire. Ti dico di più, che la donna aveva già peccato di superbia e che il suo uomo non era del tutto sincero, e che dunque successivamente avrebbero errato. Non è strano poiché la donna errò in molte cose, ma non addirittura prima che fosse estratta dall’uomo, né Adamo prima che concepisse nel suo cuore di compiacere la moglie che lo invitava a cibarsi dell’albero. Immediatamente, come infatti volle udire meticolosamente e con una certa brama le parole di lei e comprendere le ragioni di lucifero, peccò, sebbene non avesse ancora acconsentito a cibarsi di quel frutto poiché il peccato non è solo fare le cose proibite ma anche ascoltare meticolosamente chi cerca di convincere di tali cose e volerne comprendere le ragioni e tanto di più se di quell’ordine meno ci si curi a causa di qualcuno che potrebbe allontanare quel pericolo senza danno.

Dunque la donna, così come fu tratta fuori molto tempo prima dell’uomo peccò ed errò prima di lui e fu sedotta quando ancora l’uomo rimaneva retto e sedotto nel minimo. E la donna fu sedotta in molte cose, l’uomo in poche perciò poteva essere detto non sottoposto a seduzione. La donna fu sedotta nella prima tentazione esteriore poiché era stata precedentemente resa superba mediante suggestione interiore. L’uomo non nella prima o nella seconda ma successivamente nella quinta e nella sesta (tentazione).

Più spesse volte infatti la donna ripeteva le parole di Lucifero e se ne convinceva mentre l’uomo rimaneva costante, finché volendo compiacere la donna, volle conoscere e chiese e bramò le ragioni del serpente con riferimento all’immortalità e ad altre cose. Era stato dapprima impassibile. Né voleva ascoltare con piacere la stessa. Infatti la rimproverava che dicesse cose di tal genere. Poi cominciò ad ascoltarla attentamente, alla quinta volta e alla sesta acconsentì pienamente. Non fu dunque sedotto subito né peccò immediatamente”.  Allora io di nuovo gli domandai: “Angelo mio, mi pare che al principio, quando ebbero quell’ordine, ambedue errarono. Infatti Dio, dicendo, in qualunque ora mangerete di morte morrete, non intendeva della morte del corpo allora da venire, ma dell’obbligo verso di lui e della morte dell’anima che avviene per privazione della grazia o della giustizia originale e tuttavia gli stessi sembravano intendere della morte del corpo, dunque erravano dall’istante in cui avvenne la trasgressione”. Risponde l’Angelo: “ Ascolta questo, uomo di Dio e scrivi in modo semplice. Non è errare ciò ma piuttosto dubitare, quando un uomo ignora o reputa che qualcosa possa essere ottenuto in molti modi, quantunque egli lo ignori a causa di ciò che deve essere compreso in questo modo o in quello. Ma sbaglia colui che dice e reputa qualcosa che certamente sia vera quando è falsa o certamente falsa quando è vera. Prima del peccato, dunque, molte cose potevano essere ignorate ed erano state nascoste, ovvero essere incerte o messe in dubbio. Ma nulla che fosse falso era ritenuto certamente vero, né nulla che fosse vero era ritenuto falso. Quelli dunque conoscevano quella minaccia in generale ma ignoravano assolutamente il modo di quella morte o che sarebbero morti forse subito o dopo, ma non stimavano per certo un solo modo e dunque non erravano ma ignoravano e dubitavano. Nonostante infatti né noi Angeli, né i beati, conosciamo ogni cosa, non abbiamo tuttavia mai peccato. Per molte tentazioni fu presa per prima la donna e poi lo stesso uomo, senza che volessero acconsentire in atto a quel nutrirsi del frutto. Tuttavia acconsentirono a Lucifero che li istigava e la donna per prima mangiò (il frutto) e successivamente lo porse al suo uomo che né mangiò più per compiacere quella che per mangiare il cibo, infatti lo inghiottì come se il cibo non gli fosse gradito.


PARAGRAFO 2,5- PERDITA DEI DONI DI DIO E RITORNO ALLO STATO NATURALE

E ciascuno di loro fu reso di un corpo mortale e di animo separato così da Dio. Persero tutti i doni che erano stati loro promessi, l’immortalità e l’obbedienza delle fiere e la soggezione di tutte le creature. Nulla avrebbe potuto nuocere loro prima”. Allora io: “ Se l’uomo prima del peccato era mortale in che modo fu reso immediatamente mortale! E vorrei sapere e ti domando se ti degnerai di dirmelo se era stato tramutato da una natura all’altra!”. E quello: “È assai evidente che tu sia un uomo puro poiché credi che la natura dell’uomo non fosse mai stata immortale. L’uomo ed ogni cosa composta da più cose è dissolubile. Ma attraverso un dono di Dio era concesso all’uomo che se avesse obbedito ai suoi comandi avrebbe potuto essere immortale, dunque continuare ad essere non perché ciò fosse tale per sua natura ma poiché Dio custodisse la sua obbedienza e la preservasse in eterno. Ma ti dico altre cose che molti di voi non capiscono: cioè che nulla, persino l’Angelo sia così immortale che in realtà dopo che fu creato non possa avere termine quanto più voi che avete case abiette e avete edifici terreni.  L’uomo dunque era fatto immortale per grazia, non per natura, nel peccare, invero, Dio non gli diede una nuova natura, ma lo lasciò in quella che per condizione naturale doveva mantenere. Allora io: “Mio signore, dimmi, se ti fa piacere, che differenza ci sia tra la vostra immortalità e quella del primo uomo? L’Angelo risponde : “Queste cose non sono segreti che devono essere rivelati al futuro pastore, infatti tali cose possono essere comprese anche da altri. Attraverso  questa rivelazione, rimaniamo, o uomo di Dio, in quelle cose che non sono state ancora rivelate alla Chiesa. Tuttavia devi sapere che la cosa incorporea e immateriale è ancora più esposta alla morte e alla rovina che quella corporea, materiale e animata. Quelle cose infatti che da se stesse o da altre cose non sono Dio, possono essere distrutte. Noi tuttavia siamo immortali, e, nulla tranne il Signore Dio Nostro può distruggerci. Voi avete invece cose che possono essere distrutte sia dentro che fuori. Ma siano pure lasciate queste cose affinché giunga a cose più segrete.  Ascolta dunque subito, o uomo di Dio, cosa avvenne ai vostri primi parenti, che cosa pensarono allora, che opere eseguivano, come furono aperti i loro occhi e come conobbero di essere nudi e si nascosero al volto di Dio. Allora io: “ Io mi domando molto in che modo furono aperti i loro occhi dopo il peccato. Furono infatti più chiusi poiché ebbero una minore conoscenza? Se infatti i loro occhi furono aperti pare abbia detto il vero quel maledetto serpente: avrete la conoscenza del bene e del male. Mi domando anche perché prima che conoscessero ogni altra cosa , non compresero di essere nudi e successivamente che peccarono, acquisirono tale conoscenza!”. Gabriele, Fortezza di Dio, così risponde: “O uomo di Dio, ascoltami, furono aperti i loro occhi non affinché conoscessero più dopo il peccato che prima, ma poiché dopo i peccati interiori erano resi inclini a molti errori, e una volta consumato il peccato, ( indizio divino affinché la coscienza propria sia il giudice di ciascuno ), avvenne che conoscessero tutti i tradimenti, le insidie, le macchinazioni e loro vani pensieri e i pessimi accordi. E conobbero così di essere nudi, poiché spogliati della giustizia e privati della benedizione divina, e cercavano di nascondersi dalla faccia di Dio poiché mentre vedevano tutte queste cose che erano da venire sopra di loro, escogitavano quanto può esser fatto per non ammettere quelle cose come se non avessero peccato o ne fossero contaminati. Conoscevano il male ma non volevano riconoscerlo, dunque bramavano di occultarlo e nasconderlo dalla faccia di Dio. Per questo motivo apparve Dio, alla brezza del giorno, poiché alla luce del giorno erano evidenti le loro opere, proprio in quell’ora, affinché sapessero che ogni cosa era nota e gli stessi non potessero nascondersi dal Suo volto .Dunque venne mentre lo precedeva il suono della brezza, e quello era il segno del Suo avvento.  Al cui segno, gli stessi erano soliti, se si fossero trovati in qualche luogo, mostrarsi e farlo palesemente e per quanto gli stessi non volessero riconoscere il primo peccato, tuttavia dunque cominciarono a piangere e a gemere del proprio peccato ed allora venne Dio, non chiamando Eva ma Adamo come il maggiore e il capostipite, il quale accetta i doni non solo per sé ma anche per tutti quanti e il quale avrebbe dovuto governare sé e sua moglie, esclamando: “ Adamo, dove sei tu? Credi di essere in Cielo e invece sei all’inferno, credi di esserti fatto Dio e invece sei un uomo inferiore più di quanto non fossi mai stato, infatti sei paragonato alle bestie insensate e sei fatto simile a quelle”. Allora quello, come bene dissero i vostri interpreti, volle ritorcere il suo peccato verso Dio  (dicendogli) che avesse concesso a  lui quella donna traditrice, e alla donna il serpente lucifero. E così congiuntamente tutti siete in questo veri figli di Adamo, vostro padre e di Eva vostra madre, perché tutti per la maggior parte ritorcete verso gli altri i vostri moltissimi peccati. E vi sforzate di nascondere i medesimi a voi stessi del resto, poiché non volete comprendere i vostri errori proprio a causa della vostra superbia e della vostra presunzione che tanto dispiace al sommo Dio nostro, poiché ama di più il peccatore umile che il superbo giusto”.  Allora io subito aggiunsi: “In che modo il superbo può essere giusto? Risponde: “Gli uomini, come moltissimi, credono di essere immuni dal peccato se non seguiranno i vizi della carne mentre non valutano esattamente che  la superbia, la vanagloria e la presunzione siano peccati e così si ritengono giusti, e coloro che meno peccano sono stimati, presso di voi, i maggiori peccatori e i superbi che più peccano poiché si astengono dai desideri carnali sono visti presso di voi come giusti, poiché voi curate le cose minori più di quelle maggiori né comprendete che il peccato di noi che un tempo eravamo compagni di lucifero non fu nient’altro  che la presunzione e la cupidigia di dominare, ma ritorniamo a noi. Quei vostri parenti non furono immediatamente morti nel corpo sebbene  incorsero nell’ obbligo di dover morire e furono privati di ogni dono, e retrocessi alla propria natura. Solo per grazia, infatti, non per natura era stato concesso ad essi che non potessero morire, e l’inclinazione più bassa (sessuale), era sottoposta alla ragione dalla grazia, per dono di Dio e non invece per sua natura. Dunque commesso il peccato, l’uomo fece ritorno a quelle cose che erano di sua natura, circondato da moltissime tribolazioni che sono espresse mediante quelle parole “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane [Gen 3,19]” e “con dolore partorirai figli [Gen 3,16]” . D’altra parte Dio non appariva loro in forma di divinità ma nella forma che anche a noi era apparsa quando ci comunicò l’ordine di adorare il Figlio Suo così come Uomo. Appariva dunque loro come un uomo. Allora dunque Dio iratosi non tanto contro la giustificazione del padre e della madre vostri, ma con il peccato in se stesso, comandò a noi tutti che conducessimo loro in un luogo, affinché espellessimo lui assieme con la donna, che non era mai stati fuori dal paradiso, poiché fu creata nel paradiso, e custodissimo quel luogo, cosa che eseguimmo, gioendo assieme della volontà divina e allo stesso tempo, nell’altro modo dolendoci dell’uomo nostro compagno e nostro concittadino. Eva implorava, Adamo piangeva non senza lacrime. Vedi dunque quale atto fosse stato compiuto dai nostri nel Paradiso nostro, e dai vostri nel Paradiso vostro: ma i vostri meritarono la liberazione dai peccati. Poiché ebbero concesso un tempo di penitenza fuori dal Paradiso e furono attesi fino alla morte, i nostri invece, poiché non potevano morire ereditarono la caduta al posto della morte”. Io ero stato a lungo nell’ incertezza, se forse il diavolo avesse potuto tentare la donna dall’interno, ma subito, nell’ascoltare nuove cose meravigliose e appreso quelle cose piacevoli non avevo potuto domandare. Tuttavia dissi così esclamando: “Ti domando un dubbio a lungo trattenuto che tu voglia spiegarmi”. Allora quello: “ Credi forse che non abbia visto la tua riflessione e il tuo desiderio? L’ ho visto e l’ ho compreso e ti dico: lucifero tentò l’uomo prima che peccasse con una tentazione interiore, non scuotendo lo stesso più internamente le sue forze regolarissime ma mostrando esternamente ai suoi sensi alcune cose con le quali lo spingesse alla superbia e alla presunzione di sé. Cosicché lavorava piuttosto sulle cose sensibili affinché modificasse i sensi e la mente della stessa Eva in quel modo con cui il medesimo lucifero desiderava tanto quanto che suggestionasse la sua la fantasia o il suo l’intelletto. Ecco ho risposto alla tua riflessione”. Dette e ascoltate queste cose, fui ricondotto in quel luogo mio dai Santi Angeli che mi esortavano a ritornare dai miei compagni e ad assumere cibo per il corpo e così feci.