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SAN (T') URIELE (LUCE O FUOCO DI DIO)

SAN URIELE ARCANGELO Il Compagno ardente - Risplenda la luce di Dio in te!  - Dalla Quinta estasi del Beato Amodeo

RITRATTO MISTICO DI SAN URIELE ARCANGELO

Uriele è il quarto dei Sette Spiriti Assistenti, come ci dice Sant’Annibale Maria di Francia, ed è lo spirito del nascondimento, della pazienza e della perseveranza, elargito da Gesù in determinati momenti difficili, rimasti perlopiù sconosciuti alla memoria dei fedeli.  È invocato nella resistenza, protezione e difesa contro le vessazioni diaboliche e sovente per chiedere lumi e aiuti celesti S. Uriele interpreta  inoltre  l’officio di infiammare il cuore degli uomini con la fiamma del divino amore, che proviene direttamente dal cuore ardente di Nostro Signore Gesù Cristo.  Ma lo fa in silenzio, nel nascondimento, tra le mura di una stanzetta o le grate di un monastero. Il suo è un ministero quieto e pacifico che arde in segreto di una fiamma che si alimenta davanti al tabernacolo ardente del Cuore di Gesù.  Abbiamo pertanto voluto raffigurare Uriele, aderendo alle nostre scoperte devozionali, sull’Angelo, ritraendolo con i seguenti elementi:

La Torcia Accesa, che indica che Uriele si immerge nella fiamma salvifica del Sacro Cuore di Gesù Cristo, come l’Angelo Custode di Santa Maria Margherita Alacoque ebbe a rivelarle: “sono uno dei sette spiriti che stanno più vicini al trono di Dio e che più partecipano alle fiamme del Sacro Cuore di Gesù Cristo e il mio intento è quello di comunicartele per quanto tu sia capace di riceverle”.

Lo Sguardo Incantato , non dalla propria beltà ma dalla Santità della Fiamma, che promana dalla Divina Essenza della Trinità divina. Il fuoco infatti, non solamente risplende, ma purifica anche. Ed Uriele rappresenta proprio questa molteplice capacità del fuoco, di accendere, riscaldare, illuminare e bruciare. Il Fuoco pulisce dalle scorie e sublima l’essenza verso un destino di perfezione. E’ il mezzo infatti con cui un metallo grezzo viene plasmato fino a divenire strumento nelle mani di Dio.

Il Santo Rosario, a simbolizzare i misteri della Luce, introdotti dal Santa Padre Giovanni Paolo II.

URIELE NEL SANTO DEPOSITO? PROBABILMENTE SI!

Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica - PARTE PRIMA  LA PROFESSIONE DELLA FEDE SEZIONE PRIMA  «IO CREDO» - «NOI CREDIAMO» CAPITOLO SECONDO  DIO VIENE INCONTRO ALL'UOMO  ARTICOLO 2  LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA –

75 « Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la rivelazione del sommo Dio, ordinò agli Apostoli, comunicando loro i doni divini, di predicare a tutti il Vangelo che, promesso prima per mezzo dei profeti, egli aveva adempiuto e promulgato con la sua parola, come fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale ».
76 La trasmissione del Vangelo, secondo il comando del Signore, è stata fatta in due modi: — Oralmente, « dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, negli esempi e nelle istituzioni trasmisero ciò che o avevano ricevuto dalla bocca, dalla vita in comune e dalle opere di Cristo, o avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo »; — Per iscritto, « da quegli Apostoli e uomini della loro cerchia, i quali, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l'annunzio della salvezza »
77 « Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i Vescovi, ad essi "affidando il loro proprio compito di magistero" ».89 Infatti, « la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla fine dei tempi ».90
78 Questa trasmissione viva, compiuta nello Spirito Santo, è chiamata Tradizione, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene sia ad essa strettamente legata. Per suo tramite « la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede ».91 « Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega ».
79 In tal modo la comunicazione, che il Padre ha fatto di sé mediante il suo Verbo nello Spirito Santo, rimane presente e operante nella Chiesa: « Dio, il quale ha parlato in passato, non cessa di parlare con la Sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce del Vangelo risuona nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti a tutta intera la verità e fa risiedere in essi abbondantemente la parola di Cristo ».
80 « La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine ».94 L'una e l'altra rendono presente e fecondo nella Chiesa il mistero di Cristo, il quale ha promesso di rimanere con i suoi « tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20).
81 « La Sacra Scrittura è la parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito divino ».« La sacra Tradizione poi trasmette integralmente la parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli, ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano ».
82 Accade così che la Chiesa, alla quale è affidata la trasmissione e l'interpretazione della Rivelazione, « attinga la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l'una e l'altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto ».
84 Il deposito della fede (« depositum fidei »), contenuto nella sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è stato affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. « Aderendo ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera costantemente nell'insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si crei una singolare unità di spirito tra Vescovi e fedeli ».

Il DEPOSITO DELLA FEDE E’ DUNQUE SCRITTO ED ORALE.

SI TRATTA DI UNA CONOSCENZA IMPORTANTE, PERCHE’ MOLTI NON BENE INFORMATI SULL’ARGOMENTO, DIMENTICANO CHE LA LIMITAZIONE AL SOLO DATO SCRITTO IMPEDIREBBE A DUE SANTI COME GIOACCHINO ED ANNA DI ENTRARE A FAR PARTE DELLA CANONICITA’. La teoria del doppio canale di riconoscimento ecclesiastico  (Santo Deposito e Tradizione Orale millenaria) confermata dal Catechismo della Chiesa Cattolica è stata validata  per  quanto riguarda i Santi Gioacchino ed Anna non presenti scritturisticamente, nel Santo Lascito , ma non invece  per l’ Arcangelo Uriele, nominato in «testi liturgici» pseudo - epigrafi utilizzati dalla Chiesa, e presente in tutte le tradizioni ebraiche. Risulta controverso, anche il responso sinodale, relativo alla “presunta” riduzione degli Arcangeli ai soli 3 di Canone, perche’ molti Santi fecero uso e menzione del nome di S. Uriele prima, durante e dopo questo arresto.

(GRANDE PRESENZA NELLE FONTI APOCRIFE E PSEUDOEPIGRAFE)

Frattanto le tradizioni apocrife e pseudopigrafe trattavano ampiamente della sua esistenza. Nella Vita di Adamo ed Eva (I° secolo D.c.)   S. Uriele si accompagnava agli altri Arcangeli durante la creazione del corpo  Adamo: «...Si deve sapere che Dio fece e plasmò Adamo nello stesso luogo in cui nacque Gesù, cioè nella città di Betlemme che si trova al centro del mondo: e là il corpo di Adamo fu fatto con il fango che gli Angeli, cioè Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele portavano dai quattro angoli della terra… Al comando di Dio, il grande Uriel infonderà loro l'anima e lo spirito: è lui, infatti, che fu preposto da Dio per la risurrezione dei morti, nel giorno del giudizio.  … Ed ancora nel medesimo giorno : “Gli eletti che hanno compiuto il bene, verranno verso di me: nessuno di essi vedrà né la morte né il fuoco divoratore. Ma gli iniqui, i peccatori e gli ipocriti staranno in mezzo agli abissi delle tenebre che non passeranno mai: il loro supplizio sarà il fuoco inestinguibile; angeli faranno venire i loro peccati e prepareranno loro un luogo ove saranno puniti per sempre, ognuno secondo i suoi peccati. L'angelo del Signore, Uriele, farà venire le anime dei peccatori che perirono con il diluvio, tutte quelle che abitano negli idoli di ogni genere, nelle statue fuse, nei simboli lascivi, nelle pitture, le anime di quanti dimorano sulle colline, in pietre e lungo le strade, che gli uomini chiamano dei: saranno bruciate con essi nel fuoco eterno. Quando tutti costoro saranno distrutti con le loro abitazioni, inizierà la punizione eterna”,  che sarà come “ un fiume di fuoco nel quale cadranno tutti quanti sono giudicati. E' Uriele che li porrà là;  e appresterà ruote di fuoco alle quali uomini e donne resteranno appesi in forza del turbinio della rotazione, mentre quanti saranno nella fossa bruceranno. Sono i maghi e le streghe. Di tali ruote di fuoco ve ne sarà in ogni punizione per mezzo del fuoco: saranno innumerevoli». 

Nel Vangelo di Bartolomeo (III°-IV° secolo) quando l’apostolo chiese a Satana di spiegargli l’origine del suo peccato, il Diavolo gli rispose: «…Io sono stato il primo ad esserecreato. Poi fu creatoMichele che il Signoreritennedegno di ogni virtù e, avendo obbedito, restò fedele ai comandamenti divini. Il terzo ad essere creato fu Raffaele, il quarto Gabriele, il quinto Uriele…»

La Lettera degli Apostoli (in latino: Epistula Apostolorum), (130/170) presentava ancora una volta S. Uriele come uno dei quattro Arcangeli maggiori, che accompagnarono Cristo fino al quinto firmamento, durante la sua discesa:«…Ero in Paradiso, e passai  vicino agli arcangeli e agli angeli nella loro immagine, come se fossi stato uno di loro, tra i principati e le potestà. Passai attraverso di loro perché possedevo la saggezza di colui che mi ha mandato. Ora il comandante in capo degli Angeli Michele, Gabriele, Uriele e Raffaele mi seguirono fino al quinto firmamento, perchè credevano nel loro cuore che io fossi uno di loro; tale potere mi è stato dato da mio Padre. E in quel giorno adornerò gli arcangeli con una voce meravigliosa, così essi si recheranno sull’altare del Padre per adempiere il ministero fino a che io non faccia ritorno a Lui…».

Discorso ancora a parte va fatto per gli apocrifi di Esdra IV e Enoc,  in cui S. Uriele era ancora ampiamente nominato!

Nel Libro di Enoc Etiopico (I secolo a.c.)  ad esempio si parla di Uriele, uno dei Sette Angeli che assistono l’Eterno, in vari passi: «Allora Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele guardarono dal cielo e videro il molto sangue che scorreva sulla terra e tutta l'iniquità che si faceva sulla terra. E si dissero fra loro: ―la terra, nuda, ha gridato la voce dei loro clamori fino alla porta del cielo..” E Uriele mi disse: ―Qui stanno gli spiriti degli Angeli che si sono uniti con le donne e che, assumendo molti aspetti, hanno reso impuri gli uomini e li inducono in errore sì che essi offrano sacrifici ai demoni come agli dèi; (staranno qui) fino al giorno del grande giudizio nel quale saranno, fino al loro compimento (= definitivamente?), condannati.

(URIELE E ILLIBRO DI ESDRA)

Per il quarto libro di Esdra, la circostanza della conoscenza Sacra dell’Angelo Uriele, ivi nominato, costrinse alcuni Santi a citare direttamente tale Angelo nelle loro opere. Tale orientamento è continuato fino ad oggi. Il IV LIBRO DI ESDRA (90 d.c. circa) ,è  il più importante testo pseudoepigrafo CRISTIANO e da testimonianza diretta dell’ Angelo Uriele, propalatore dei segreti di Dio, in almeno due occasioni rendendolo il grande protagonista del racconto: DALLA PRIMA VISIONE: Mi rispose un Angelo che mi era stato inviato, e che si chiamava Uriele, e mi disse: "Con l'animo così turbato per questo mondo, vorresti comprendere i disegni dell'Altissimo?". Dissi: "Sì, mio signore". Mi rispose e disse: "Sono stato inviato ad indicarti tre vie, ed a proporti tre parabole;  se mi spiegherai una di queste, anch'io ti mostrerò le vie che desiderivedere, e ti insegnerò il motivo per cui esiste il cuore maligno". [IV ESDRA 4,1]. DALLA SECONDA VISIONE Io digiunai, gemendo e piangendo come mi aveva comandato l'Angelo Uriele. Dopo il settimo giorno, accadde che i pensieri del mio cuore si fossero fatti davvero oppressivi, ma la mia anima riacquistò lo spirito di intelligenza, e presi di nuovo a rivolgere parole all'Altissimo  [IV ESDRA 5,20]

Ciò comportava che l’ Arcangelo Uriele avesse già all’epoca dell’adozione dell’arresto sinodale, e ancor meglio rispetto ai Santi  Anna e Gioacchino, una pseudo  - presenza scritturistica, tale da consentirgli l’ingresso diretto nel Deposito Ecclesiastico ed anche una Tradizione Orale ben codificata, per via della circostanza che molti padri ne fecero menzione, e riconobbero come Santo Uriele.  

Molti padri fecero menzione del IV di Esdra comedi scrittura ispirata:

S. BARNABA  apostolo  (? – 61 d.c.) ad esempio, tradizionalmente considerato il primo vescovo di Milano, in una sua epistola cita direttamente il IV° libro d’Esdra, parlando dell’autore come di un uomo inspirato: «Ugualmente riparla della croce attraverso un altro profeta: “E quando tali cose si compiranno?”. Dice il Signore: “Quando il legno sarà steso a terra e poi risollevato, e quando dal legno il sangue stillerà».  [S. Barnaba Epist. C. XIII]  passo che viene attinto diretttamente  dal IV° Esdra, capitolo 5, che così  recita: «Se allora l’Altissimo ti avrà concesso di vivere, vedrai dopo il terzo castigo, e il sole subito risplenderà di notte e la luna nel giorno e dal legno stillerà sangue…» [1]  [4 Esdra 5,5].  Stiamo parlando di un apostolo di Cristo, il quale riconosceva dunque sia l’Arcangelo Uriele che  il Libro dove era nominato. Pare che anche  S. CIPRIANO (200 – 258), vescovo di Cartagine e martire, abbia citato, senza fare riferimento esplicito ad  alcuni passi di Esdra, all’ inizio del suo “A Demetriano” per dimostrare la decadenza del mondo causato dalla vecchiaia dell’esistere, in cui gli animali, le piante, gli elementi perdono la loro forza.

È certo, invece che  S. CLEMENTE ALESSANDRINO  tenne Esdra come canonico, tanto da parlarne nella sua “Miscellanea o  Stromateis”  in diverse parti, come scrittura canonica, e precisamente: «… Disse invece Geremia: “Maledetto il giorno in cui nacqui” e “non sia mai benedetto” (Ger-20,14), non intendendo in modo assoluto come maledetta la generazione, ma i peccati del popolo che conducono dolorosamente alla disobbedienza. Per questo aggiunge: “  Perché mai sono uscito dal seno materno per vedere tormenti e dolore e per finire i miei giorni nella vergogna?” (Ger. 20,18). Che anzi  tutti quelli che predicavano la verità, proprio a causa di quelli ascoltavano la disobbedienza, erano condotti verso le pene e giungevano al pericolo. Dice il profeta Esdra: “  perché il seno di mia madre non produsse per me un sepolcro affinchè non assistessi alla fatica di Giacobbe e  alla spossatezza della progenie di Israele?» (IV Esdra 5,35) .[2]   [Caput XVI.—Jer. Xx. 14; Job xiv. 3; Ps. L. 5; 1 Cor. Ix. 27, Exponit.] .

Ma similmente a San Barnaba, anche SANT’ AMBROGIO (337 – 397)  - DOTTORE DELLA CHIESA -   vescovo, teologo e santo romano, una delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo, fu  quello che ebbe di  Esdra i sentimenti più favorevoli, e che teneva come canonico l’Arcangelo Uriele. Di Esdra parlava diffusamente nel suo Libro “Il Bene della morte – De Bono Mortis”, ove non solo presentava quest’opera come “canonica”, ma aggiungeva addirittura alcuni passi di questo libro per mostrare ai pagani che quanto essi hanno di buono lo hanno ricavato dai “nostri libri”, cioè tra i testi di divina ispirazione, tra cui ricomprendeva, indubbiamente,  anche questo testo. Egli diceva ad esempio:  «…così come leggiamo nel libro di Esdra: poiché quando sarà giunto il giorno del Giudizio la terra restituirà coloro che ora dormono in essa, la polvere coloro che vi abitano in silenzio, i depositi le anime che sono state loro affidate e si rivelerà l’Altissimo sul trono del giudizio (IV Esdra, VII, 52). Queste sono quelle abitazioni delle quali dice il Signore:  Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto (Giovanni 14,2). Ma mi servo degli scritti di Esdra, affinchè i gentili conoscano che, quelle cose che ammirano nei loro libri di filosofia, le hanno tradotte invece dai nostri…» [3]  [De Bono Mortis X,45] ;e poi ancora continuava , allegandolo come Scrittura Sacra, un’altra volta : «…Chi è maggiore dei due, Esdra o Platone? Infatti Paolo segue gli scritti di Esdra e non quelli di Platone. Esdra rivelò secondo quella rivelazione in sé recata, che i giusti staranno con Cristo, staranno con i Santi. Per questo Socrate dice (allo stesso modo) di  aver fretta di raggiungere quei suoi dei, e quei suoi uomini famosi. Pertanto le cose che si leggono nelle lettere dei filososi sono nostre,  ed egli non fa altro che presentare quelle cose di cui non aveva un proprio testimone: noi invece abbiamo l’autorità dei precetti divini…» [De Bono Mortis XI,51] [4]  ; rivelando ai suoi lettori che l’Esdra del IV°  libro , parlò inspirato dal Divino Spirito, ed è per questo che deve innalzarsi al di sopra dei filosofi.  S’ esprime con la stessa forza nel secondo libro del “Trattato sullo Spirito Santo” : « Se anche si legge il seguente passo: Ecco colui che forma i monti e crea lo spirito che manifesta all’ uomo qual è il suo pensiero, che fa l’alba e le tenebre e cammina sulle alture della terra, Signore, Dio degli eserciti è il suo nome (Amos 4,13) . Se anche fanno questioni sul fatto che si dice  che lo spirito sia creato, Esdra non insegna che lo spirito venga creato, quando dice nel quarto libro: “Il secondo giorno creasti ancora lo spirito del firmamento…» (IV Esdr VI,41)” [5] [De Spiritu De Spiritu Sancto, liber secundus cap. 6,49]; e nel discorso “sulla morte del fratello Satiro” , suo fratello , come ad esempio nel capitolo 64, 68 e 69 del primo libro: «…Sostenuto dunque da tali virtù, eretto sopra i pericoli, piangerò più per desiderio che per perdita. Mi invita la stessa opportunità della morte, affinchè decidiamo di andare avanti maggiormente con la grazia, piuttosto che addolorarci; difatti è scritto  che il dolore proprio deve spandersi nel dolore comune (IV Esdr. X, 11 et seq.)…»[6] ; «…Ripeto dunque: la Sacra Scrittura è la tua consolazione; giova infatti soffermarsi sui tuoi precetti e sulle tue sentenze. E’ più facile che abbiano fine il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge (Lc 16,17)! Ma già ascoltiamo le cose che sono scritte: Ora, perciò, tieni per te il tuo dolore, e sopporta con coraggio la disgrazia che ti è capitata,  perché, se accoglierai come giusto il giudizio di Dio, riceverai in tempo tuo figlio, e sarai lodata fra le donne …(IV Esdr. X, 15, 16)[7] »; «…ma ecco che ascolto ciò che dice la scrittura: Non fare di questi discorsi, ma lasciati persuadere di quale sia la sciagura di Sion, e consolare dal dolore di Gerusalemme.  Tu vedi, infatti, come il nostro santuario sia stato reso deserto, il nostro altare demolito, il nostro tempio distrutto;  il nostro salterio annientato, i nostri inni ridotti al silenzio, la nostra esultanza dissolta; la luce del nostro candelabro estinta, l’arca della nostra alleanza spogliata; le nostre cose sacre contaminate, e il nome che è invocato sopra di noi profanato; i nostri (uomini) liberi oltraggiati, i nostri sacerdoti arsi, i nostri leviti andati via prigionieri; le nostre vergini svergognate, le nostre mogli violentate; i nostri giusti rapiti; i nostri piccoli consegnati, i nostri giovani resi schiavi, i nostri forti resi deboli.  Ma quel che è più di tutto, vedi come il sigillo di Sion sia ora annullato della sua gloria, e consegnato nelle mani di coloro che ci odiano.  Tu, perciò, scuoti la tua grande tristezza, deponi da te (questi) tanti dolori, in modo che il Forte possa riconciliarsi con te, e ti conceda requie l’Altissimo, riposo dalle tue fatiche!”.(Esdra X,20 et seguenti.)»  [De excessu fratris sui Satyri, cap 64-68, 69] [8] e anche nella “lettera ad Oronziano” (che non citiamo)  dove  consiglia la lettura d’Esdra, per provare che le anime sono d’una sostanza più sublime che non il corpo.  In sostanza, come il lettore può notare, allega più di una volta questo testo, presentandolo e citandolo come scrittura canonica. Sant’Ambriogio, a conferma del culto apprestato ad Uriele, citava l’Arcangelo ne nel trattato della “De Fide ad Gratianum Imperatorem”, alla parte terza, capo III° affermando che la natura angelica, seppur non comparabile a quella divina, in Dio diviene anch’essa immortale, dunque non muore, asseriva: «Neque a prejudicium trahas quod non moritur Gabriel, non moritur Raphael, non moritur Uriel ovvero: “tu non tragga a pregiudizio che non Muore Gabriele, Non Muore Raffaele e non Muore Uriele».

Ma costoro non furono gli unici Santi a sostenere l’autenticità e l’ispirazione di Esdra, ma vi furono diverse e importantissime personalità dela Chiesa, in aperto accoglimento del testo.

In primo luogo  SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO, DOCTOR RERAPHICUS (1221 – 1274)  - DOTTORE DELLA CHIESA -. cardinale, filosofo e teologo italiano, soprannominato “Doctor Seraphicus”, che insegnò alla Sorbona di Parigi e fu amico di San Tommaso d'Aquino, nella terza parte del suo “Centiloquio”, al capitolo 18 , nella sezione XVIII “de custodia hominum per Angelos”, affermava che Uriele è nome di Santo Angelo perché riportato all’interno del IV° Esdra, che è Scrittura Canonica: «…così Uriele, che si interpreta, colui che risplende a Dio, o che appare a Dio, o fuoco di Dio o incendio di Dio: la quale doppia interpretazione significa che per mezzo del suo ministero siamo  illuminati nella verità, e infiammati nella carità. Gli Angeli, infatti, sono inviati perilluminare il nostro intelletto e infiammare il nostro affetto,  e se non in senso pratico , almeno dispositivamente  . Di questo nome Uriele si legge nel terzo di Esdra, poiché questo Angelo viene inviato per consolare il popolo di Dio, che  veniva oppresso dagli stranieri…» [9].

Anche SAN BERNARDINO DA SIENA , (1380 – 1444) al secolo Bernardino degli Albizzeschi,  religioso e teologo italiano, appartenente all'Ordine dei Frati Minori, che nel suo “Adventuale De Inspirationibus” alla “ De Inspirationum Varietate ”, al Capo II:  “Quibus modis Angeli  sancti in animas bonas cognitiones inspirent” disse di lui: «…Il quarto (angelo) è Uriele, che si interpreta risplendente a Dio, o che appare a Dio, o fuoco di Dio o incendio di Dio  . Questa doppia interpretazione duplicata significa che per mezzo de suo ministero siamo illuminati nella verità e infiammati nella carità. Gli Angeli, infatti, sono inviati ad illuminare il nostro intelletto e ad infiammare il nostro affetto, come risulta chiaro dalle cose dette prima . Di questo nome si tratta il 4 Esdra questo Angelo viene inviato per consolare il popolo di Dio, che  veniva oppresso dagli stranieri …»[10].

Uriele viene riconosciuto poi da JEAN CHARLIER DA GERSON (1363 –1429)[21] , il c.d. dottore cristianissimo, teologo e filosofo francese, che ne parla nel Tractatus VIII°, super Magnificat dove illustra i compiti di S. Uriele chiamandolo “Fulgor Dei”: «…nel Libro di Esdra è fatta menzione dell’Angelo Uriele, la cui interpretazione significa Fuoco di Dio, è consentito a qualsiasi Angelo, al singolo viaggiatore, chiamare in aiuto Uriele il cui compito è bruciare soavemente le reni, consumare il nostro cuore, feccia di vizi, infiammare tutto quanto il cuore alle virtù, sacrificare l’Olocausto della pietà,  che innalza un soavissimo profumo a Dio. Questo Uriele riduce quelli che infiamma in cenere per mezzo del timore  e dell’umiltà di spirito, addolcisce per mezzo della pietà e della mitezza la durezza lapidea del cuore, conforta nel dolore per mezzo della medesima conoscenza della fragilità umana, rafforza il cuore per mezzo della bollitura e dello sciolgimento dell’umore fluido, donde viene presso l’anima una congrua fame e sete, lo rende docile al consiglio e alla misericordia; raffina e purifica il cuore a comprendere realmente il gusto e causa l’interna pace per mezzo del rinnovamento della gioventù…» [22].

Sant’Alberto Magno, - DOTTORE DELLA CHIESA -  (1206 –1280) detto “Doctor Universalis”, conosciuto anche come Alberto il Grande o Alberto di Colonia, pregava direttamente Uriele in magnifici esercizi spirituali accanto al nome degli altri 3 Arcangeli, nella liturgia rivenuta all’interno del corpus di esercizi del teologo e biblista Giorgio Vicellio, c.d. “Exercitamenta Syncerae Pietatis Multo Saluberrima”, del 1555 e solo così è stato possibile risalire a questo pio esercizio chiamato da tutti gli autori passaticon il titolo di “litania vicelliana” di Sant’Alberto. Riportiamo dunque il titolo e l’invocazione ai soli quattro Arcangeli di Alberto Magno, vescovo di Ratisbona: «S. Uriele prega per noi. Padre, degnati di mandare dal cielo anche S. Uriele, che ci infiamma sempre col fuoco del Tuo amore e ci rende memori e grati di tutti i beni che a noi provengono dalla celeste paternità,; e nei mali che nascono per i nostri peccati, per tua ripartizione, ci renda o cauti nel trarci in salvo per mezzo tuo o pazienti nel sostenerli; per Nostro Signore. Amen» .

Risulta liturgicamente approvato e pregato da SAN BEDA IL VENERABILE (672 ca. – 735) - DOTTORE DELLA CHIESA -  che professò apertamente il culto dell’Arcangelo Uriele, assieme agli altri Angeli Maggiori nella sua preghiera di Colletta, facilmente rintracciabile in rete : «Gabriele sii la mia armatura; Michele sii la mia spada; Raffaele sii il mio scudo; Uriel il mio protettore».

S. Uriele Arcangelo veniva pregato da  SAN FRANCESCO BORGIA (Gandia, 28 ottobre 1510 – Roma, 30 settembre 1572), nel giorno 22 come risulta dal suo diario spirituale del quinquennio 1564 – 1570 oggi trascritto dall’autore Manuel Ruiz Jurado, nella sua Edizione Critica, per l’editore Mensajero – Sal Terrae: «…come solito aggiungi all’ora 9. Cristo, Maria e i Serafini 10. Cristo, Maria e i Cherubini 11. Cristo, Giovanni e i Troni  12. Cristo, Pietro e le Dominazioni. 13. Cristo, Paolo e le Virtù  14. Cristo, Giacomo e le Potestà  15. Cristo, Andrea e i Principati 16. Cristo, Filippo e gli Arcangeli  17. Cristo, Giacomo e gli Angeli 18. Cristo, Bartolomeo e San Michele  19.  Cristo, Simone e San Gabriele 20. Cristo, Taddeo e San Raffaele 21 Cristo, Matteo e San Uriele…» .

Per non parlare di SANT'ANNIBALE MARIA DI FRANCIA, FONDATORE DELL'ORDINE DEI ROGAZIONISTI E DELLE APOSTOLE DELLO ZELO DIVINO, che aveva una devozione fortissima per i Sette Assistenti divini, ma in modo specifico per URIELE, tanto che, come emerso  da un documento n. 0712, in una lettera datata  6/3/1912 risponde ad una sua discepola  segue: “… S. URIELE Arcangelo”, che avete sorteggiato, abbiatelo assai caro. È il quarto dei sette che stanno alla Divina Presenza. La parola URIELE viene da “uror” - brucio - perché quest’Arcangelo è tra i serafini e brucia di un fuoco tutto particolare di Divino Amore. Sarà forse l’Angelo che strappò il cuore alla vostra Santa. Domandategli l’ardente amore a Gesù Sommo Bene, prendetelo in compagnia nella S. Comunione…”. Volume 59 - DiFrancia.Net  -

S.  ISIDORO DI SIVIGLIA -  DOTTORE DELLA CHIESA -  (560 circa. –636) vescovo della Chiesa Cattolica, instancabile compilatore di opere enciclopediche in cui raccolse e tramandò tutto il sapere dell'epoca, partendo da fonti classiche e cristiane. Fra le sue moltissime opere, occorre citare le Etymologiae, che attingono a fonti svariatissime (scrittori classici e della tarda romanità, autori ecclesiastici ecc.). Importante anche la sua attività episcopale, della quale si ricordano soprattutto la convocazione dei concili di Siviglia (619, 625) e del 4º Concilio nazionale di Toledo (633).  Il Santo riconosceva Uriele, come quarto Arcangelo, nel settimo libro delle  “Etimologie”, parlandone con riferimento al celebre episodio dell’Esodo, quando a Mosè prostrato sul sacro monte, appare un emissario del Signore, un Angelo tutto di fuoco, in un roveto ardente: «…Uriele si interpreta Fuoco di Dio, perché lo leggiamo che apparve come fuoco nel roveto. Leggiamo anche che il fuoco fu inviato dall’alto a ricoprire ciò che era stato comandato…». Peraltro, solo recentemente abbiamo potuto constatare che lo stesso Isidoro pregasse Uriele in proprio offici liturgici.  È datato infatti -  Madrid 1775- il c.d. «Breviario Gotico di S. Isidoro»  pubblicato su ordine del Cardinale Francisco Jimenez de Cisneros e di poi del cardinale Francisco Antonio Lorenzana. Il brevario contiene, per la festa del 29 settembre un inno a San Michele, in cui viene invocato anche l’Arcangelo Uriele: «Tu perennis Dei summi Vultum, pedesque tegis:  Invicem tribusque illis Innuens adspectibus URIELI, Gabrieli, Raphaeli socius».

Prendendo a piene mani l’ intera espressione isidoriana, il benedettino SAN RABANO MAURO (784 - 856) , enciclopedista, organizzatore e divulgatore di cultura tra i più importanti dell'alto Medioevo. Ricordato spesso come “praeceptor Germaniae”, Rabano Mauro fu di una fecondità straordinaria. Nel “De Universo”, Libro XXII°, al Capitolo V del capitolo rubricato “De Angelis” ritenendo Uriele, per divina scrittura pari agli altri 3 Angeli, continuava a parlare di lui in tal modo:«Uriele si interpreta Fuoco di Dio, così come leggiamo il fuoco essere apparso nel roveto…». Il monaco Rabano Mauro, insieme a uomini quali Isidoro di Siviglia, Beda il Venerabile, Ambrogio Autperto, seppe durante i secoli del cosiddetto Alto Medioevo mantenere il contatto con la grande cultura degli antichi sapienti e dei Padri cristiani.  Con la sua capacità lavorativa assolutamente eccezionale contribuì forse più di tutti a tener viva quella cultura teologica, esegetica e spirituale alla quale avrebbero attinto i secoli successivi.  A lui si rifanno sia grandi personaggi appartenenti al mondo dei monaci come Pier Damiani, Pietro il Venerabile e Bernardo di Chiaravalle, come anche un numero sempre più consistente di “clerici” del clero secolare, che nel corso del XII e XIII secolo dettero vita ad una delle fioriture più belle e feconde del pensiero umano.

Anche PAPA LEONE X nel 1515  approvò il nome di Uriele concedendo all’ordine di San Francesco la possibilità di invocarlo nella Messa e nell’ Officio di San Gabriele del 24 marzo di ogni anno (Vecchia Liturgia). Riportiamo in italiano la sequenza della messa tradotta da noi: - Il tempo felice ha enumerato che la sua gente ha visitato, il Dio dall’alto oriente. Questo a Maria ha annunciato, e con la sua voce ha allietato, Gabriele giungente. Il cui ventre ha depurato e di virtute lo ha adombrato, lo Spirito dell’Eminente. Come virtù insigne ha innalzato e dagli assalti c’ha preservato, del nemico potente. Come i nostri peccati ha lavato, e i doni Cristo ha esteso, di virtù del Dio vivente. E la verità ci ha svelato e sulla via ci ha indirizzato, della evangelica pace. Nella quale noi abbiamo accompagnato e sono stati elargiti ai nostri compagni, virtù angeliche. Infatti  gli invalidi sono stati sanati, e confortati con vigore, per mezzo di Raffaele splendente. Gli impuri sono mondati, e i mondati sono infiammati da Uriele ardente. Infine a Dio sono presentati, e con Cristo già beati da Michele esaminante. Rendici ti prego arricchiti, e rinforzati contro i nemici, prostrati e consacrati a Dio per Gabriele favorente - Per l’ OFFICIO DI GABRIELE, pluri - approvato e pubblicato fino alla fine del sec XVIII dai successori di Pietro, presentiamo solo le invocazioni a Uriele dall’Antifona del Benedictus - Sale già il crepuscolo, perciò inizia a splendere la luce del sole: e Gabriele ottempera ai comandi di donare la pace. Allora il cuore, i sensi e il corpo della Vergine si intimoriscono, mentre ancora si svela il segreto secondo cui partorirà  l’Emanuele, che illumini coloro che giungono nelle tenebre e conduca il sentiero della pace e Uriele rischiari la via perduta - e dall’ Ottava Lezione del III° Notturno : - Ecco quell’uomo Gabriele in forma corporale, come lo vede Daniele, sotto una folgore profetale. Cui sopraggiunge Michele, con un evento celestiale. E la sua medicina reca Raffaele, che Uriele dona al gregge sacerdotale

BEATO BARTOLO LONGO , fondatore del Santuario mariano di Pompei, che nel libro “San Michele Arcangelo e gli altri Spiriti Assistenti al trono di Maria”, dice:  “Uriele significa “Fuoco di Dio”, o “Lume di Dio”: - Ignis Dei – perché è l’Angelo che illumina la mente degli uomini, comunicando loro la cognizione di Dio, e ne infiamma i cuori muovendoli all’amore di Lui”.

SAN LEONARDO MURIALDO , il quale in un suo scritto relativo alla festività del giorno 29 settembre, festa dei Santi Arcangeli, dice: “7 sono i principali Arcangeli, di cui vedi in Tobia c. XII, 15 e Cornelio a Lapide, Commentarium in Apocalipsem, c. 1º, v. 4º, - e Commentarium in Epistolam Judæ Apostoli] v. 9. S. Clemente Alessandrino scrive: Septem sunt quorum maxima est potentia, primogeniti Angelorum principes - primi presso il trono di Dio - Tobiæ XII 15. (..) Uriele: Luce o Fuoco di Dio = poiché illumina gli uomini con la conoscenza di Dio e l’amore (..)”.

ALTRI:

Nel XV secolo, il celebre ed eminentissimo  CARDINALE NICOLA CUSANO, o Niccolò da Cusa, teologo, filosofo e scienziato (1400 o 1401 - 1464) nella sua «Opera in quibus Theologiae mysteria plurima, sine spiritu Dei inaccessa…» , Libro VIII°, dal sermone : Michael e Angeli eius  - a pag. 603/604 parla di Uriele Arcangelo in questo modo ancora ricomprendendolo assieme agli altri suoi compagni: «...Quanto ai nomi degli Angeli dico che sono proprio i nomi dei loro Offici, in quanto sono gli ambasciatori dello Spirito. Così rammentiamo la candela ardente, come lume: poiché dalla medesima riceviamo illuminazione.  Allo stesso modo sono così nominati gli Angeli, uno Michele, l’altro Gabriele, il terzo Raffaele, il quarto Uriele, dai loro compiti, poiché ci somministrano diversi doni divini; pertanto i nomi degli Angeli terminano in “el”  אל, che significa Dio è, poiché sono ufficiali del re di Giustizia, in quanto אל (el)  è detto anche  אֱלוֹהִים  (elohim)…».

Risulta  poi riconosciuto dal mistico  frà  GERONIMO GRAZIANO  (1545 - 1614) carmelitano scalzo confessore e  fiamma spirituale di S. Teresa d’Avila, come dall’ opera "Obras del P. Jerónimo Gracián de la Madre de Dios" v.2, pubblicato dalla Biblioteca Mistica Carmelitana, Burgos 1932 dove parla in modo approfondito di San Uriele: «…Uriele fuoco di Dio è giudice maggiore dell’ Onnipotente Re, colui che infiamma il cuore dei tiepidi, patrono nelle battaglie contro le tentazioni. Presiede a tutti gli Angeli che castigano . Favorisce  gli uomini affinchè non siano puniti, amino Dio, vincano le tentazioni e ottengano la carità, lo zelo e la rettitudine. Il suo appellativo è:  “ignitus socius” cioè  Compagno Ardente.  Si dipinge vestito di colore rosso, con nella destra una spada di fuoco. Di lui si fa menzione nel quarto libro si Esdra, capitolo quarto. Questi è colui che scacciò da Paradiso Adamo ed Eva,  che impugnata la spada sguainata, si oppose a Balaam, quando si affrettò a maledire il popolo di Dio e che uccise centottantacinque assiri…».

Per questo,  molti santi padri,  ritennero che ESDRA IV fosse ispirato dallo spirito santo.

Peraltro,  sicuramente il nostro lettore stenterà a credere che la preghiera dedicata ai morti E" TERNO RIPOSO ” chiamata in latino “Requiem Aeternam” è stata tratta proprio da questo IV° Libro di Esdra. Essa è stata ricavata infatti  direttamente dal capitolo II°, versetti 33-48.  Va ricordato, dunque, che la preghiera “L’ Eterno Riposo” , caso più unico che raro, nasce da un apocrifo! Ma anche altri passi del testo sono stati utilizzati dalla liturgia ecclesiastica. Ad esempio l’antifona dell’ufficio dei martiri al tempo pasquale, nel rito romano:< >Comm. Plurimorum Martyrum TP] «parati estote ad praemia regni, quia lux perpetua lucebit vobis per aeternitatem temporis» [IV Esdra 2,37] . Deve dirsi la stessa cosa dell’ introito del martedì della settimana di Pentecoste: < >[11] < >grátias agéntes Deo,  qui vos ad cæléstia regna vocávit»  [4 Esd 2,36-37 ]. < >[12] < > «Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis», attinto dal IV libro d’Esdra, ove si legge: «Requiem reternitatis dabit uobis. .. lux perpetua lucebit uobis ». Questa invocazione, opportunamente adattata al plurale, entrò nel Graduale Romano in epoca gregoriana (VI secolo) come canto d’introito per la messa funebre, e di lì passò nella prassi della preghiera popolare con l’aggiunta del “requiescant in pace”.  

 

Pertanto RISULTA DIMOSTRATO PER TABULAS CHE:  sia prima,  che dopo il fatidico Concilio Romano II, sotto Zaccaria, di cui abbiamo parlato in tante nostre pubblicazioni, altrettanti Santi, Beati Teologi e Mistici della Chiesa, con e/o senza riferimento alcuno al libro di Esdra , tennero Uriele per Santo Angelo, sulla scorta proprio della Tradizione Apostolica Orale di cui abbiamo riferito all’inizio del nostro paragrafo.

Giova infatti precisar  - con assoluta e incotrovertibile certezza – che, all’interno della Chiesa Cattolica Romana, proprio intorno all’Angelo Uriele si era già sedimentata dunque una significativa TRADIZIONE ECCLESIASTICA, che invocava l’Angelo Uriele riconoscendolo come perfettamente canonico.

ELENCO DELLE APPARIZIONI RINVENUTE DALL’AUTORE CARMINE ALVINO SU SAN URIELE ARCANGELO

Come ci dice Sant’Annibale Maria di Francia, Uriele è il quarto dei Sette Spiriti Assistenti, ed è lo spirito del nascondimento, della pazienza e della perseveranza, elargito da Gesù in determinati momenti difficili, rimasti perlopiù sconosciuti alla memoria dei fedeli. È invocato nella resistenza, protezione e difesa contro le vessazioni diaboliche e sovente per chiedere lumi e aiuti celestiS. Uriele interpreta  inoltre  l’officio di infiammare il cuore degli uomini con la fiamma del divino amore, che proviene direttamente dal cuore ardente di Nostro Signore Gesù Cristo. Ma lo fa in silenzio, nel nascondimento, tra le mura di una stanzetta o le grate di un monastero. Il suo è un ministero quieto e pacifico che arde in segreto di una fiamma che si alimenta davanti al tabernacolo ardente del Cuore di Gesù.

SANTA MARTINA [13]:  “O Forte Vergine Martina, ancella del grandeDioche è neiCieli, checustodisci i suoiprecetti e mi haispogliato del mioabitacolo e mi hai mostrato deforme (…)Tu invece mi haiscacciato, rivelandomi, perseguitandomi e assegnandomi al Fuoco dell’ Inferno. Non trovo luogo verso il quale andarmene.  Mi hai consegnato al Grande Angelo Uriele, che ha completamente bruciato ogni mia via di uscita.

< SAN LACTINO >[14] :“Queste sono le opere di San Lactino per le quali risplendette la sua Infanzia. Quindi al quindicesimo anno della sua età, San Lactino esortato dall’Angelo, si diresse per imparare da Comgallo abate della città di Bangor al tempo del quale era cresciuta la buona fama della religione per tutta l’ Irlanda. Era infatti l’angelo Uriele sempre da Dio assegnato alla sua custodia e suo inseparabile compagno di ogni tragitto, sul cui consiglio regolava i suoi costumi:

BEATA MARIANNA DI GESU' [15]: “L’Altissimo aveva eletta Marianna affinchè abitasse nel Tabernacolo ardente della sua sovrana protezione, affidandole per la sua tutela e custodia, l’Arcangelo Uriele come le fu subito rivelato durante i suoi numerosi colloqui con il Signore…”.

BEATO AMADEO DA SYLVA [16]: “Il primo che vedi qui è Michele, rispetto al quale nessuno né degli uomini né degli Angeli è più degno, lui è lo stesso che lottò con il grande dragone e lo sconfisse e io Gabriele sono il secondo. Raffaele mi segue e  Uriele segue Raffaele e altri a lui (..) Benedetto sia il principe Michele, primo tra tutte le creature, che con il fortissimo Gabriele scagliò nell’inferno tutti i nostri avversari. E benedetto sia lo stesso Gabriele con Raffaele e Uriele, che continuamente non cessano di procurare la nostra salvezza (..)  Anche Uriele,  nostro fratello disse:  “Risplenda la luce di Dio in te; in che modo l’oro si è oscurato, come è potuto accadere che il Sole sia stato avvolto dalle tenebre? Come è potuto venir meno Colui che  sorgeva al mattino? Chiedi venia, o misero, umiliati e ritornerà la tua luce! (...)  E dunque dove è il Padre, è il Figlio e lo Spirito Santo. Ma due Serafini erano nella circonferenza del Trono ed erano sei ali ad uno e sei ali all’altro: fluttuavano a due sul capo, a due sui piedi e ne avevano due estese sulle tibie come se volassero e con voce potente gridavano: “Santo Santo Santo, Il Signore Dio Sabaoth”. Ed erano quei due Serafini, Uriele e Barachiele (…) Trasportarono perciò, con inni e cantici, il corpo di Maria  nella valle di Giosafat, mescolati assieme ai Giudei increduli, mentre noi discepoli del Signore, e noi Angeli esultavamo e mentre  essi ugualmente accompagnavamo, io mai la lasciai, scortato dal grande esercito degli Angeli. Tuttavia io protessi l’anima, Uriele mio fratello il corpo, nel sepolcro, e con la stessa anima, una volta spogliato il Purgatorio (di anime purganti) all’alba della stessa notte, feci ritorno nella valle di Giosafat, e da quell’anima sette volte più splendente del sole nell’ultimo suo splendore.

VENERABILE MARIA ANTONIA DE JESUS TIRADO [17]:  "Così come tornai a casa mia, un Angelo venne a sedersi accanto a me emi disse: “Guardami se sono bello!”. Gli domandai come si chiamava e mi disse che si chiamava Uriele e che lo pregassi e sempre sarebbe stato in mia compagnia e difesa e che era gradimento di Dio che divenissi sua devota. Io gettai il rosario contro di lui ed egli si mise a ridere e mi disse: “Non sono il diavolo, non temere, che ciò è vero”…Durante la notte, quando mi misi a pregare, il diavolo stava tutto impegnato a non darmi un attimo di respiro, perché aveva deciso di stare nel letto assieme a me, in modo che trascorressi gran parte della notte in sua compagnia.  Io presi da li il rosario e come mi mettevo a pregare, mi dava degli strattoni che mi facevano cadere,  fino a quando venne l’Angelo di cui ho parlato, San Uriele, e scacciò via tutti e rimase li finchè non terminò la preghiera… Quando andai a mangiare vidi l’Angelo San Uriele,  che è molto bello e tiene sei ali, e mi disse: “ Guarda che bello sono! Non vuoi  essere mia devota? Non mi vuoi,  figlia mia?  Vengo a stare accanto a te mentre mangi, perché il diavolo adesso vuole lottare molto con te!”. E mentre io mangio, i nemici fanno forza per venire dove io stavo mangiando, ma l’Angelo li scacciò  via tutti, e rimase li fin quando non finii di mangiare, arrabbiato perché non lo prego...".

VENERABILE ANTONIO MARGIL DE JESUS  [18]: “Sai figlia chi è il mio Angelo Custode? S. Uriel, fuoco di Dio, che lo invia il Signore a soffiare il fuoco dell’amore divino, sul mio cuore

SERVO DI DIO GIOVAN VINCENZO FERRERI -  CAUSA ANCORA FERMA DAL 1600 [19]: "Giunta la mezzanotte e stanco Fra Vincenzo dell’Orazione, ma più da contrasti avuti, , udì la voce amica, e tutta celeste che gli disse:  Intendimi o Giovan Vincenzo, tu sei eletto da Gesù Cristo, quando era in croce e disse  Sitio. E sei una colonna di S. chiesa, ed un ornamento di lei per gli meriti della sua Santissima Passione, ed umiliati per ricevere l’Angelo Uriel. Gli disse anco che questo era l’Angelo  di S. Maria Maddalena, che era Carità di Dio, che solea scaldare il petto, e dar’ispirazioni e aiuti, per convertire le genti".

SUOR MARIA DI SAN FRANCESCO - PLACENSIA -  [20]: “..senti come se uscisse  dal Santissimo Sacramento questa voce: Sta qui Uriele, che ti difenda".

SUOR BIANCA DI GESU' - VALENSIA -  [21]: “… il Signore le mostrò  l’Angelo Uriele, dicendole anche che era uno di quelli che assistevano la Santa Madre Teresa di Gesù e che proprio a quello l’aveva assegnata per la sua custodia e protezione..”..

SUOR GIOVANNA MARIA DELLA PRESENTAZIONE - SUORA DI CLAUSURA, MISTICA E STIGMATIZZATA - TOURNAY E LILLE -  [22]: dopo aver ricevuto la Santa Ostia dalla mano del suo pastore Dio fece conoscere il nome dell' Angelo Custode del Direttore che era Uriele, cioè la «Chiarezza di Dio».

 SUOR ANNA DI SAN JOSE' -  - [23]: “ Gli venne il desiderio di conoscere il nome del suo Angelo Custode, e il Signore glielo volle rivelare, dicendole che si chiamava Uriele”.

SUOR MARIANNA DI SANTA CHIARA - VILLA DE MULA - PRIORA E FONDATRICE DEL MONASTERO DELL'ENCARNACION [24] : “il Santo Custode Uriele durante un colloquio mistico:“espandi il tuo cuore, che il Divino Amore ti inspirerà. Ricerca le opere di san Giovanni della Croce, e leggi il trattato che dice: Fiamma viva d’Amore: dove troverai i termini, e le metafore per spiegare quello che opera il Signore nella tua anima”.

SUOR ANTONIA DE LA MADRE DE DIOS - OAXACA  [25]: “…Stando un giorno strettissimamente unita a Dio nella preghiera, si ridestarono in lei con un maggiore fervore che prima i medesimi desideri, e restando passivamente, sentì nello stesso tempo, che parlando il Suo Amato nel suo inerteriore le disse: “Uriele” facendole comprendere , che la sua protezione era tenuta in conto di questo Angelo…”.

SACERDOTE ANTONIO LO DUCA - FONDATORE DELLA BASILICA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI E DEI MARTIRI, MORTO IN CONCETTO DI SANTITA'  [26]: “…buona nova già è stato decretato dalla ss. trinità consacrata; donde uscivano era di cornice di fuoco, quadrata, come la porta di concistoro di palazzo, l’angelo più appresso era l’arcangelo Uriele, io lo conobbi perché si rassomigliava a uno che io avea fatto dipingere di forma rossa li tempi passati…”.

ANUB DI TEBE, SANTO MARTIRE COPTO  [27]: “… Un grande prodigio proveniente dal Cielo si fece per lui. Gli Arcangeli, Michele, Uriele e Raffaele giunti dal Cielo presero le membra del giovinetto, le unirono perfettamente bene l’una all’altra ed infine gli soffiarono sul viso un afflato vivificante e quello alzandosi rimase incolume senza alcuna lesione …”.

EUSEBIO, SANTO MARTIRE COPTO [28]:  “… Il malvagio cominciò a variare i tormenti. A un certo punto Eusebio venne tagliato a pezzi, ma il Messia discese con i Sette Grandi Arcangeli, e comandò ad Uriele di raccogliere i pezzi e lo resuscitò…”.

EUFROSINA , SANTA MARTIRE COPTA [29]: “… In questo supplizio, Eufrosina aveva perduto la vista. S. Uriele discese da lei, le rese nuovamente la vista e la fece sembrare più bella del giorno prima …”.

TAKLA HAYMANOT SANTO ETIOPE [30]: “… Ho sentito che tu sei il prediletto della Vergine Maria, (e sei) il padre dei santi monaci dei monasteri di tutto il paese di Awah, che l’Arcangelo Uriel aveva consacrato con il sangue di Cristo…”.

GABRA MANFRA QEDDUS, SANTO ETIOPE  [31]: “… E discesero i Sette Arcangeli, nella geenna infuocata, luogo dei peccatori ed in quel momento, venne Abdemalkos, l’Angelo della Gehenna, che è preposto alle pene dei peccatori e fece uscire la gente di Gabotà. Il numero delle anime che furono sottratte alla dannazione era di 30.000. Fecero tornare quelle anime guidandole gli Arcangeli Michele e Gabriele, ciascuno secondo i suoi ordini, Raffaele e Uriele, ciascuno secondo la sua tribù…”.

< GIORGYS DE SAGLA, SANTO ETIOPE - AUTORE DEL LIBRO MISTICO PORTA DELLA LUCE  >[32]: “… Mentre egli ripeteva queste parole tutto iltempo, la Nostra Signora Maria venne da lui un giorno, e gli disse in sogno: “Oh mio prediletto Giyorgis, mio servo, mantieniti questa settimana nella purezza della carne, perché Mio Figlio ti concederà, attraverso la grazia della sua generosità, lo spirito di comporre libri perché l’Arcangelo Uriele ha chiesto per il tuoamore da Mio Figlio di concederti di bere dalla coppa della conoscenza come Esdra…”.

DERSANE URAEL - OMELIA ETIOPE DI S. URIELE ARCANGELO [33] : “… Ascoltate dunque questo, cristiani d’Etiopia: non c’è nulla di tutto il dominio della Chiesa d’Etiopia che l’Arcangelo Uriele non abbia santificato con il sangue vivificante di Nostro Signore Gesù Cristo…”.

 

PRINCIPALI APPARIZIONI INDIRETTE DI URIELE:

- SANTA TERESA D’AVILA (come rivelato alla suora Bianca di Gesù)

- SANTA MARIA MADDALENA (come rivelato al Servo di Dio Giovan Vincenzo Ferrei)

- SANTA MARIA MARGHERITA ALACOQUE  (nome dissimulato nell’officio mistico):

 “…Io sono uno dei sette spiriti che stanno più vicini al trono di Dio e che più partecipano alle fiamme del Sacro Cuore di Gesù Cristo e il mio intento è quello di comunicartele per quanto tu sia capace di riceverle

- SAN GIOVANNI EVANGELISTA (Nel libro della Grazia Speciale, capitolo VI – San Giovanni Apostolo ed Evangelista, il suo custode è un Angelo fiamma)

Nella festa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista, mentre si suonava il Mattutino, parve a quella vergine che il Signor Gesù sotto l'aspetto di un fanciullo di dodici anni circa, con gioia svegliasse le suore. San Giovanni compariva pure nel dormitorio vicino al letto di una suora che a lui era molto divota.Davanti al santo Apostolo un angelo di grande bellezza e maestà, dell'ordine dei Serafini, portava un lume, mentre una moltitudine di altri angeli, venuti ad onorare il santo Evangelista, con le loro lampade scortavano pure le suore fino al coro.Le suore che ispirate dall'amore, si alzavano con allegrezza, ricevevano una gloria molto maggiore di altre che erano mosse solo dal timore. Ma il primo angelo che specialmente rendeva omaggio a san Giovanni perché questo apostolo quaggiù aveva amato il Signore di un amore serafico, aveva di più il potere di mantenere l'amore nel cuore di tutti quelli che amano questo Santo, in considerazione della tenerezza particolare di Cristo verso di lui. Per altro, lo Spirito di Dio eccita Lui stesso questo amore negli uomini.

 

URIELE NEL SANTO ROSARIO

ll Santo Padre, Papa Giovanni Paolo II, il 16 ottobre 2003, all'inizio del XXV anniversario del suo pontificato, scrisse una Lettera Apostolica per rilanciare il Rosario, aggiungendo ed ha indetto un "Anno del Rosario" dall'ottobre del 2002 all'ottobre del 2003 nella stessa occasione che: Per l'esigente, ma straordinariamente ricco compito di contemplare il volto di Cristo insieme con Maria, vi è forse strumento migliore della preghiera del Rosario? Dobbiamo però riscoprire la profondità mistica racchiusa nella semplicità di questa preghiera, cara alla tradizione popolare. Questa preghiera mariana nella sua struttura è in effetti soprattutto meditazione dei misteri della vita e dell'opera di Cristo. Ripetendo l'invocazione dell'"Ave Maria", possiamo approfondire gli eventi essenziali della missione del Figlio di Dio sulla terra, che ci sono stati trasmessi dal Vangelo e dalla Tradizione. Perché tale sintesi del Vangelo sia più completa e offra una maggiore ispirazione, nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae ho proposto di aggiungere altri cinque misteri a quelli attualmente contemplati nel Rosario, e li ho chiamati "misteri della luce". Essi comprendono la vita pubblica del Salvatore, dal Battesimo nel Giordano fino all'inizio della Passione. Questo suggerimento ha lo scopo di ampliare l'orizzonte del Rosario, affinché sia possibile a chi lo recita con devozione e non meccanicamente penetrare ancor più a fondo nel contenuto della Buona Novella e conformare sempre più la propria esistenza a quella di Cristo. Neanche a farlo a posta Uriele, significa Luce di Dio, e viene a corrispondere al significato proprio dei cinque ultimi misteri proclamati dal compianto San Giovanni Paolo II, quella di illuminare la via della coscienza a Cristo Gesù. Parallelamente, i misteri di luce, come Uriele, non furono inizialmente rivelati dalla Madonna, ma lasciati ai secoli successivi, quando la loro comprensione si fosse stata necessaria e possibile. Ecco quali sono:

1) Il Battesimo nel Giordano - Giovanni viene illuminato sulla identità di Cristo , che attendeva

2) Le Nozze di Cana - Gli apostoli sono illuminati dal primo miracolo di Gesù sull’inizio della sua predicazione.

3) L'annuncio del Regno di Dio - Tutte le genti sono illuminati da Cristo sulla presenza del Regno di Dio nel mondo, grazie a lui vero dio e uomo.

4) La Trasfigurazione - Pietro, Giacomo e Giovanni, sono illuminati dal corpo radioso di Cristo sulla manifestazione della sua divinità e prossima vittoria sulla morte.

5) L'Eucaristia - Gli apostoli sono illuminati dall’istitutizione del Sacramento Eucaristico, segno di salvezza contro i peccati.

 

 

 

[1] si autem tibi dederit Altissimus vivere, et videbis post tertiam turbatam , et relucescet subito sol noctu et luna interdie. et de ligno sanguis stillabit

[2] “Exsecranda” autem “dies in qua natus sum, et ut non sit optanda,” inquit Jeremias: non absolute exsecrandam dicens generationem, sed populi peccata ægre ferens et inobedientiam. Subjungit itaque: “Cur enim natus sum ut viderem labores et dolores, et in perpetuo probro fuerunt dies mei?” Quin etiam omnes, qui prædicabant veritatem, propter eorum, qui audiebant, inobedientiam, quærebantur ad poenam, et veniebant in periculum. “Cur enim non fuit uterus matris meæ sepulcrum, ne viderem affiictionem Jacob et laborera generis Isræl?” ait Esdras propheta.  [ CAPUT XVI — JER. XX. 14; JOB XIV. 3; PS. L. 5; 1 COR. IX. 27, EXPONIT] .

[3] Siquidem et in Esdræ libris legimus : Quia cum venerit judicii dies, reddet terra defunctorum corpora, et pulvis reddet eas quæ in tumulis requiescunt, reliquias mortuorum. Et habitacula, inquit, reddent animas quæ his commendata sunt, et revelabitur Altissimus super sedem judicii (IV Esdræ, VII, 52). Hæ sunt habitationes de quibus dicit Dominus, multas mansiones esse apud Patrem suum, quas suis, pergens ad Patrem, discipulis præpararet (Joan. XIV, 2). Sed Esdræ usus sum scriptis, ut cognoscant gentiles, ea quæ in Philosophiæ libris mirantur, translata de nostris. [De Bono Mortis X,45]

[4] Quis utique prior, Esdras, an Plato ? Nam Paulus Esdræ, non Platonis secutus est dicta. Esdras revelavit secundum collatam in se revelationem justos cum Christo futuros, futuros cum sanctis. Hinc et Socrates ille festinare se dicit, b ad illos suos deos , ad illos optimos viros. Nostra sunt itaque quæ in pihilosophorum litteris præstant : el ille posuit ea quorum propriuim testimoniuin non habebat : nos divini præcepti habemus auctoritatem, Moyses et Elias cum Christo apparuerunt (Malth. XVII, 5); Abraham duos alios cum Deo suo suscepit hospitio ( Gen. XVIII, 2); Jacob Dei castra conspexit (Gen. XXXII, 2); Daniel justos sicut solem et stellas fulgere in coelo, revelante sibi Spiritu sancto, declaravit (Dan. XII, 5) [De Bono Mortis XI,51],

[5] Sic enim habes: Ecce ego firmans tonitruum, et creans spiritum, et nuntians in homines Christum suum, faciens lucem et nebulam, et ascendens super excelsa, Dominus Deus omnipotens nomen est ei (Amos. IV, 13). 49. Si hinc faciunt quaestionem, quod creatum Spiritum dixit, quia creatur Spiritus Esdras nos docuit, dicens in quarto libro: Et in die secundo iterum creasti spiritum firmamenti (IV Esdr. VI, 41) ; tamen ut propositis inhaereamus, his videlicet quae Amos dixit, nonne evidenter dictorum testificatur series de istius creatura mundi locutum prophetam? 

[6] Talibus igitur perfunctum virtutibus, ereptum periculis desiderio magis quam amissione flebo. Suadet enim ipsa opportunitas mortis, ut prosequendum magis gratia, quam dolendum putemus; scriptum est enim in communi dolore proprium vacare debere (IV Esdr. X, 11 et seq.). Neque enim prophetico sermone uni illi mulieri, quae figuratur, sed singulis dicitur, cum Ecclesiae dictum videtur (…)  

[7] Repeto ergo, sacra Scriptura, solatia tua; juvat enim tuis praeceptis, tuis sententiis immorari. Quam facilius est coelum et terram praeterire, quam de Lege unum apicem cadere (Luc. XVI, 17)! Sed jam audiamus quae scripta sunt: Nunc, inquit, retine apud temet ipsam dolorem tuum, et 1132 fortiter fer, qui tibi contigerunt, casus. Si enim justificaveris terminum Dei, et filium tuum recipies in tempore, et in mulieribus collaudaberis (IV Esdr. X, 15, 16). Si hoc ad mulierem, quanto magis ad sacerdotem? Si de filio, non utique absurdum etiam de fratrum amissione talia posse memorari; quamquam si mihi fuisset filius, numquam eum amplius dilexissem. Nam sicut in obitu liberorum effusi labores, suscepti frustra dolores moerorem videntur augere; ita etiam in fratribus consuetudinis usus atque collegii acerbitatem doloris accendunt. (…)

[8] Sed ecce dicentem Scripturam audio: Noli facere hunc sermonem, sed consenti persuaderi. Qui enim casus Sion? Consolare propter dolorem Hierusalem. Vides enim quia sancta nostra contaminata sunt, et nomen quod nominatum est super nos, pene profanatum est, et illi nostri contumeliam passi sunt, et sacerdotes nostri succensi sunt, et levitae nostri in captivitate fuerunt, et mulieres nostrae contaminatae sunt, et virgines nostrae vim passae, et justi nostri rapti, et parvuli nostri proditi sunt, et juvenes nostri servierunt, et fortes nostri invalilidi facti sunt. Et quod omnium majus, signaculum Sion quoniam resignata est de gloria sua, nunc et tradita est in manibus eorum, qui nos oderunt. Tu ergo excute tuam multam tristitiam, et depone abs te multitudinem dolorum; ut tibi repropitietur fortis, et requiem faciat tibi Altissimus requietione dolorum (Ibid., 20 et seq.). [De excessu fratris sui Satyri, cap 64-68, 69]

[9] “…item Uriel, qui interpretatur  lucens Deo, sive apparens Deo, vel ignis Dei, out incendium Dei: quae duplex interpretatio innuit, quod per eius ministerium illustramur in veritate, et inflammamur in charitate. Mittuntur enim Angeli, ad illuminandum nostrum intellectum, et inflammandum nostrum affectum, et si non effective, saltem dispositive. De hoc nomine Uriel legitur in tertio Esdrae, quia missus est iste Angelus, ad consolationem Populi Dei, qui ab alinigenis premebatur…”

[10] “…Quartus est Uriel qui interpretatur lucens Deo, seu apariens Deo, vel ignis Dei, out incendium Dei. Haec duplex duplicata interpretatio innuit,  quod per eius mysterium illustramur veritate et inflammatur charitate. Mittuntur enim Angeli ad illuminandum nostrum  intellectum & ad inflammandum  nostrum affectum , ut ex praecedentibus patet. De hoc nomine habetur Esdrae 4 quod missus est Angelus iste ad consolationem populi Dei, qui ab alienigenis premebatur

[11] Domenica dell'Ottava di Pasqua Anno C  Antifona d'Ingresso  1 Pt 2,2 Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso la salvezza. Alleluia. Quasi modo géniti infántes,  rationábile, sine dolo lac concupíscite,  ut in eo crescátis in salútem, allelúia. Oppure:   4 Esd 2,36-37 Entrate nella gioia e nella gloriae rendete grazie a Dio, che vi ha chiamato al regno dei cieli.  Alleluia. Accípite iucunditátem glóriæ vestræ,  grátias agéntes Deo,  qui vos ad cæléstia regna vocávit, allelúia.

[12] [Tratta da Pergamena di Acquaputida del secolo 12; della invenzione del corpo di S.Prisco, di Raimondo Guarini, Lectio II , ma anche da Vlg. Brev.  Comm. Apost. Resp. Lect. VII   Ps. Beda Hom. Subd 71  PL 94, 454]

 

[13]  Acta Sanctorum di Bollandus, Tomus I°, Ianuarii /De Sancta Martina Virgine Romana Martire pag. 11 e ss. 

[14] Acta Sanctorum di Bollandus, Tomo III°  Martii /De S.Lactino Abate In Hibernia, XIX Martii pag. 31 e ss caput. 6

 

[15] Santoral español: Colección de biografias de todoslos Santos nacidos en Espana….di Eustaquio de Nenclares , pag. 457 e ss, Madrid 1864

[16] Amedeus Apocalypsis nova, Estasi (Brani) Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Latin 9587, 1501-1600

 

[17] José Luis Repetto Betes, Biografia y escritos de Maria Antonia de Jesus Tirado fundadora del Beaterio Jerezano del Santisimo Sacramento (1740-1810) publicacion del Centro de Estudios Históricos Jerezanos, Jerez de la Frontera 1980 . Vida parte tercera GG. 3);4);6).

[18] Sacra Rituum Congregatione – Emo et Rmo Domino Card. Pignatello Relatore / Mexicana Beatificationis et Canonizationsi Ven. Servi Dei Antonii Margil a Jesu, Missionarii Apostolici Ordinis Minonorum S. Francisci de Observantia / Romae 1796 , par. 173/174;   b) El peregrino septenrional Atlante atlante:  Delineado en la exemplarissima vida del venerable padre F. Antonio Margil de Jesus, pag. 426/427 - 

[19] P.M. F.  Domenico Maria Pasini, Vita e virtù del venerabile servo di Dio p.f. Gioan Vincenzo Ferreri nobile palermitano, , religioso del terz’ordine di San Francesco, Palermo, 1699, capo decimosecondo, pagg. 245 e ss

 

[20] - Vita della Venerabile Serva di Dio Maria de San Francisco llamada comunemente la Rozas, professa en la ordentercera de N.P.S. San Francisco - pag. 388 e ss. della vita narrata dal suo confessore Rev. P.  Fr. Juan Alvin – anno 1682 (Madrid) - Biblioteca dell'Abbazia di Montserrat

[21] Historia della Corona de Aragon,  de la sagrata orden de los ermitanos,  de nuestro gran padre sant’augustin, compuesta de quatro reynos, Valencia, Aragon, Catalunnya y Menorca,  di fr.  Fayme Jorda , 1712, pag. 666 e ss – Cap XVII:  Vita della Madre Bianca di Gesù, Priora del convento dell’ Olleria, Valencia

[22] P. de CambryLicentiè’es Loix, Prestre, Chanoine de l’Eglise Collegiale de S. Hermes a Renaix, Abbregè de la vie de Dame Ienne de Cambry , Premierement Religeouse  de l’Ordre de S. Sugustin a Tournay, e & depuis Soeur  Ienne Marie de la Presentation recluse lez Lille, .  Anvers

[23] Reforma de los descalços de N. Senora del Carmen de la primitiva observancia Di Francisco de Santa María, tomo sexto  vol. XXIII  - Empieza la vida de la extatica madre Ana de San Joseph, hasta professar en Segovia, pagg. 119 e ss

[24] Cronaca del religioso osservantissimo real monastero di Maria Santissima della Incarnazione, religiose franscescane scalze della prima regola della nostra Serafica Madre Santa Chiara,, fondato nella illustre, nobile e antica, Villa de Mula, diocesi di Cartagena,Regno di Murcia, di Di Angel de Molina y Castro, Tomo II con permesso dei Superiori. (Di Uriele si parla in tutto il libro – e specialmente nel Capitolo XXIV Cordiale Devozione della Madre fondatrice al suo Angelo Custode…)-

[25] Joseph Sánchez de Castro “Vida de la V.M. Sor Antonia de la Madre de Dios, religiosa agustina recoleta y fundadora del colegio de Santa Mónica de la Puebla de los Angeles y después en el de Nta. Sra. de la Soledad en la ciudad de Antequera, valle de Oaxaca. Mexico” , Imprenta de J. B.de Hogal, 1747, cap. 26°“Del amor, y devocion que tuvo á fuSanto Angel de Guarda, y de los beneficios que recibió por miniferio de los Epiritus Angelicos”

[26] Matteo Catalani, Historia della Chiesa di S. Maria degli Angeli causata dagli scritti originali di Antonio Duca di Cefalù sacerdote siciliano, per Mattheo Catalano siciliano di Palazzolo prete S. V. D. ad utilità delle devote persone fedelmente composta,

[27] . Agostino Antonio Giorgi - Stefano Borgia, De miraculis Sancti Coluthi et reliquiis actorum Sancti Panesniv martyrum Thebaica fragmenta duo, alterum auctius, alterum nunc primum editum praeit dissertatio eminentissimi Stephani Card. Borgiae De cultu S. Coluthi M. Accedunt fragmenta varia notis inserta omnia ex Museo Borgiano Veliterno deprompta et illustrata opera, Rome, Antonium Fulgonium, 1793.

Giornale de' letterati, a Sua Altezza Reale Ferdinando III Gran Duca di Toscana Tomo XCVII, 1795, Articolo VII pag. 153 e ss

[28] Sir Montague Fowler, Christian Egypt, Past, Present, And Future, Church Newspaper Company, Limited, 1901, Pag. 184, Dove Vi È L’unica Traccia – Eusebius was taken by the Archangel Suriel to heaven, where he remained seven years .

Violet Mac Dermot, The Cult Of The Seer In The Ancient Middle East, University Of California Press,  Berkeley And Los Angeles,  1971, Pagg. 541 E 745. Qui vi sono alcuni brani in lingua inglese dedicati a questa protezione  - as he was saying this thing , beholds the good saviour appeared  to him  in the form of a youth, with michael and gabriel,  and the rest of the seven Archangels. He commanded  the Angel Suriel to bring to him  the limbs of eusebius,  the holy an glorious martyr. Then Suriel the archangel, gathered the limbs of the body of the blessed men..”.

E. Amelïneau, Les Actes Des Martyrs  De L'église Copte Étude Critique Par  Paris 1890

Henri Hyvernat, Actes des Martyres d'Egypte tirés des manuscrits coptes de la Bibliothèque Vaticane et du musée Borgia

[29] Émile Amélineau, Actes des Martyres d'Egypte tirés des manuscrits coptes de la Bibliothèque Vaticane et du musée Borgia.

[30] Taddesse Tamrat http://www.dacb.org/stories/ethiopia/takla2_haymanot.html (per la vita).

Https://st-takla.org/  , St. Takla Haymanout Coptic Orthodox Website

[31] Paolo Marassini, vita", "omilia", "miracoli" del santo gabra manfas qeddus.

[32] Getatchew Haile, A Miracle of the Archangel Uriel Worked for Abba Giyorgis of Gasecca, in Proceedings of the 16th International Conference of Ethiopian Studies, Volume 1 Edited by Svein Ege, Harald Aspen, Birhanu Teferra and Shiferaw Bekele, Department of Social Anthropology, Norwegian University of Science and Technology, Trondheim, 2009, p.23

[33] Caquot  André, L'homélie en l'honneur de l'archange Ouriel (Dersāna Urā'ēl). In: Annales d'Ethiopie. Volume 1, année 1955. pp. 61-88