QUARTA ESTASI DEL BEATO AMADEO DA SYLVA

PARAGRAFO 4,1 - I CAPITOLI DEL PASTORE FUTURO 2): LA PROFEZIA DEI PAPI

Poi, al tempo stabilito, fui nuovamente rapito in estasi in quella ruota e dopo aver fatto tutte le mie adorazioni, innanzi a me che chiedevo di quel nuovo pastore, del suo tempo e del suo avvento, e che pregavo dal profondo del cuore, apparve davanti a tutti l’Angelo Gabriele, dicendo: “Lo dirò già a te, poiché hai meritato ciò per via di tante tue preghiere. Chi sia il futuro pastore che il Signore ha scelto? Ora è a Roma, giovane, povero e nascosto, ma il Signore lo conosce e a poco a poco lo solleva e lo irrora. E in lui, quando sarà divenuto ormai vecchio, mostrerà la virtù della sua potenza. Il quale saprà come rialzare da terra il bisognoso e sollevare il povero dallo sterco della viltà e dei peccati. Infatti Cristo lo innalzerà e lo esalterà e lo sottrarrà ai peccati e lo purificherà, poiché non così tanto fissò  la mente nei peccati, quello che avrà avuto l’onore di Dio avanti agli occhi e sempre intenderà con l’ intelletto la Sua Genitrice e soavissima Madre, porterà sempre nel cuore  il ricordo di lei come se tenesse sempre in bocca il saluto che io le diedi quando le annunziai il Figlio di Dio e resi feconda la sua cognata”. Allora io, reso contento, esclamai: “ Domando dunque quando avvengano queste cose, o Angelo di Dio, dal momento in cui costui nacque e crebbe”. Rispose l’Angelo: “ Quando chiedevi ciò, ho sorriso, e non volli dirtelo affinché tu, divenuto più anelante, investigassi ed ottenessi i doni di Dio. Ora te lo rivelo apertamente, celato solo da un piccolo velo:

Ti dico che ora c’è quel pastore che conosci, con il quale hai parlato abbastanza di frequente, autore di molte cose buone e cattive, ma le sue cose buone e le sue devozioni vincono la malizia[1]
Verrà dopo, quello che egli stesso eleggerà, (e che non sarà) né caldo nel bene né freddo nel male, né tuttavia così tiepido da meritare che gli si vomiti in volto. Sarà un semplice uomo e accetterà le cose umane e così vivrà, tuttavia non farà qualcosa  né sopra gli uomini né contro gli uomini. Dunque Dio non lo abbandonerà[2]
Verrà dopo di lui il bue dalle corna e il Toro che non è un bue, il Simon Mago, che stabilirà nel tempio di Dio i corruttori e i venditori e i tavoli dei cambiavalute nel quale ben pochi potranno riporre fiducia. Durante il suo periodo l’Italia sopporterà nuovo giogo. Cadrà, e a stento ritornerà la nuova dimora dei Visconti. Né colui il quale gli succederà durerà tanto a lungo: quello porterà tutta l’Italia alla rovina. Verrà in quel tempo il regno dei nuovi Aragonesi. I Fiorentini con l’avvento di un certo famosissimo loro principe, perderanno parte del loro status. Avverranno tra loro risse e sospetti e molti timori, cosicché molti tra i maggiori e più ricchi cittadini si daranno alla fuga e di nuovo desidereranno ritornare e spesso ci proveranno ma non potranno prima di essere del tutto uccisi e perderanno tutte le cose che possiedono. Ma avanzando gli stessi, a poco a poco, riavranno ogni cosa e ne otterranno di maggiori di quelle che avevano posseduto. Il Re dei gigli, passerà come folgore e ci sarà una grande vittoria. Farà ritorno a fatica e fuggirà via, condotto da quello dal quale è sedotto, mediterà vendetta ma non potrà ottenerla. Sorgerà dalle prigioni un re al suo posto, ma costretto dalla prudenza, prometterà molto e farà poco, esigerà di più, nella cui speranza molti periranno. I genovesi cambieranno molti padroni, ma sempre saranno sotto un signore[3].
Al Toro (Bue) succederà un raffinato agnello che sarà messo in suo paragone e sarà come se non fosse stato[4] .
Farà ritorno colui che è ora sotto un altro nome e che non dirà il falso.
le cose fatte da questo le accrescerà con un maggiore favore , colui che con un ruggito successivo preparerà la via a tempi felici.[5] .

e questo è (ora) posto sotto il velo – non ti dico infatti ogni cosa:

Dopo questo giungerà il mite colui che non sarà sgradito
Seguirà l’ardente,  ma più al male.
A lui seguirà un agnello, come se non segua un agnello,
Invece la voce del seguente, con un successivo ruggito, sarà ascoltata in ogni parte, e in lungo e in largo, e con una suprema compassione, l’ uomo mite di quegli anni felici, scaccerà l’oscurità e le nubi tetre e nere
Darà  Dio a Simon Mago la benedizione di Esaù[6], mentre al suo pastore veramente eletto la benedizione di Giacobbe: e come la benedizione di Esaù fu tra la rugiada del cielo e il grasso della terra, così avverrà per quello. Sarà infatti forte nel carattere, sano nel corpo e di ingegno vivace e gli sarà dato ciò che desidererà affinché sazi il suo appetito di mondano splendore che è proprio quella benedizione della rugiada celeste. Sarà anche possessore di molti tesori che sono la benedizione del grasso della Terra. Penserà cose terrene e le realizzerà in quelle  cose in cui tenderà con la sua mente.  Distribuirà ai suoi parenti da lui stesso nominati ed eletti i beni della Chiesa che a lui non mancheranno mai. Appesantirà i suoi sudditi di un peso insopportabile. Infine a causa di tante esecrabili abominazioni, iniquità, delitti e peccati, con l’avvento in Italia dei re (capi) sarà precipitato dalla sua sede, poiché la voce del sangue grida contro di lui e le sue mani sono lordate dal sangue. Tuttavia dei tesori della Chiesa si impossesserà e godrà lo stesso, così come quelli che gli seguiranno , simili  in questo a lui


PARAGRAFO 4,2 - I CAPITOLI DEL PASTORE FUTURO 3): L’UNIONE DI TUTTE LE CHIESE

Il Pastore che Dio ha eletto e ama, quando verrà, entrerà nel tempio e vi getterà fuori i corruttori i venditori e capovolgerà le mense dei cambiavalute e santificherà il Tempio, purificherà e riformerà la Chiesa e tutti lo ammireranno e si stupiranno. Sarà benedetto con la benedizione di Giacobbe, poiché sarà il primogenito figlio della Chiesa e il legittimo e vero Vicario di Cristo. Imiterà infatti Lui con la parole e gli esempi. Purificherà il mondo da tutti gli errori, insegnerà a tutti le cose che sono ancora nascoste:

della creazione e del cammino degli Angeli e di quanto tempo trascorse dalla loro creazione fino alla beatitudine e alla caduta;  [prima,  seconda e quinta estasi]
 in quale giorno e su quale collina o luogo Adamo  fosse stato formato, e in quale giorno accompagnato in Paradiso, [terza e quarta estasi]
quando e dove e in che modo fosse stata creata la donna; quanto spesso tentata dal serpente e quante volte ella tentò lo stesso uomo; [seconda e terza estasi]
dell’Incarnazione del Verbo e della vera divinità e umanità di Cristo, [quinta estasi]
della gloria del Paradiso e della bellissima regione del Cielo Empireo, [prima estasi]
della Concezione della meravigliosa Maria, Madre di Dio, [quarta estasi]
delle cose che fece Cristo dal dodicesimo anno di età fino al tredicesimo, [quinta estasi]
dell’Assunzione della stessa Vergine e (della circostanza) che nessuno tranne Cristo e Maria Sua Madre si trova lì nel corpo, [ottava estasi]
dei sermoni detti ai farisei e alla plebe del Signore nel tempio e nelle sinagoghe , [rivelazioni spirituali o sermoni]
del Sermone di Giovanni Battista e di quelle cose che proferì e dichiarò in carcere a Erode, [rivelazioni spirituali o sermoni]
di quella unica Trinità e [settima estasi]
del Sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, [sesta estasi]

e molte altre cose scritte in questo libro e da me ancora da manifestare.

Verrà allora a compiersi quella frase dell’Apocalisse: Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal Cielo, da Dio  [Ap 21,2]. Questa “Nuova Gerusalemme”, è la stessa Roma cui Dio ha trasferito il Regno suo e dei suoi sacerdoti, che in questi giorni sarà rinnovata e governerà su tutto il mondo e questo “Pastore” sarà reso somigliante al Re Davide, poiché come lo stesso, rinnovò la medesima Gerusalemme e in quella fece l’Arca e la Sua Città così costui formerà la Nuova Gerusalemme, che è Roma e la Chiesa, e come Davide fu nutrito in quella antica Gerusalemme, così avverrà per lui in questa Nuova Gerusalemme e sarà vero Figlio e Pastore della Chiesa accolto da tutti, da Dio e dagli uomini. Dio gli conferirà grazia e prudenza e scioglierà i vincoli delle sue labbra e della lingua e parlerà apertamente dei miracoli di Dio e tutti, senza eccezione ascolteranno la sua voce. Congiungerà la Chiesa Occidentale in un’unione perpetua alla Chiesa Orientale. Nominerà dieci Cardinali agli Orientali e due Grandi Patriarcati in Occidente, tra tutti lo assisteranno Sette Uomini, vescovi onoratissimi, così come i Sette Angeli assistono innanzi a Dio.  Invierà delegati per tutta la terra affinché abbiano cura del gregge di Dio. Lo stesso divagherà sulle cose divine e costituirà uno dei Cardinali affinché abbia cura delle cose temporali. Ritornerà la pace universale e (vi sarà) una riforma (dei costumi). A lui aderiranno  i veneti e tutta Italia e aiuteranno a portare ordine e, dopo aver pacificato il mondo, promulgherà a tutti la volontà di Dio ed essi vivranno nella verità, nella purezza della fede e nel timore di Dio per tutti i secoli. Ed io, ascoltate tutte queste cose meravigliose e pensando che già fosse nato ed istruito, e da Dio protetto per lungo tempo, prima di essere ingaggiato da lui, fui molto felice e come se sperassi quasi di vederlo durante i miei giorni dissi: “Mio signore, vedrò, come spero, questo eletto di Dio? D’altra parte non sono così vecchio, che non possa vederlo!”. Rispose l’Angelo: “Già hai visto eppure non hai compreso, quello non si occulta, né è nascosto come te nelle caverne! Né lo stesso ha intenzione di fare ciò. Dio pensa per lui e quanto ti sembrerà lontano allora sarà prossimo, quando ti sembrerà vicino allora sarà lontano, quando lontano, allora sarà vicino. È necessario accontentarsi delle cose che dico, non perché le dico, ma perché Dio così vuole, così infatti ha decretato, statuito e confermato.


PARAGRAFO 4,3 - I CAPITOLI DEL PASTORE FUTURO 4): LA SUA IMMAGINE

Allora io: “Quel monticello dove Adamo fu creato, dov’è o cosa significa? E quello rispose: “Non mi hai mai interrogato in modo tanto acuto, poiché hai domandato due cose poste nel dubbio:

primo  dov’è quel monticello, se debba cioè considerarsi per esso un qualche monte terreno; 
secondo, se quel monticello non sia in realtà qualcosa di terreno, cosa dunque significa?  

Questo tu chiedi, questo brami di sapere. A ciò ti dico, che quel monticello è veramente un monte terreno nel quale e dal quale noi abbiamo formato con le polveri il corpo del vostro progenitore, mentre Dio sopperiva laddove la nostra virtù veniva meno. E quello è chiamato monticello in considerazione di quel monte verginale dal quale è stata strappata una pietra senza il concorso di mano alcuna che divenne una grande montagna  [2 DN 31], e la grande montagna è il Cielo che voi chiamate Empireo, nel quale i buoni seguiranno l’Agnello ovunque sarà andato. Sul monte il Signore fu trasfigurato, sul monte saziò da cinque pani una così grande moltitudine, sul monte fu concepito, sul monte pregò, sul monte fece la cena, sul monte fu catturato, sul monte fu crocifisso, sul monte fu assunto in Cielo, sopra il monte, quando verrà per il giudizio, poggeranno i suoi piedi. Sul monte, vostro padre Francesco è nato, sul monte è stato insignito delle stigmate con i chiodi nelle mani e nei piedi e ha rinnovato in modo ammirabile la Passione di Nostro Signore il Salvatore, il che fu il dono più importante, unico e inaudito. Sul monte nasce  il futuro pastore, che il Signore eleggerà per Sé,  il quale erigerà il monte Syon cioè la Chiesa di Cristo sulla cima dei monti, e la illuminerà,  in tal modo elevata  dalle nubi e dalla caligine delle tenebre, lo splendore della quale, da quel momento, sarà perpetuo: beati voi, che vedrete queste cose! Tu però ne vedrai ora soltanto l’ immagine, altri lo vedranno con la vista”. Allora io: “O, se fossi degno di vedere questo poverello e sconosciuto per il quale Dio ha intenzione di fare così tante e tali cose!”.  Disse l’Angelo: “Già lo hai visto ma non in quella maestà, è infatti ora come il grano del frumento nella terra dei morti, della  quale nessuno potrebbe intendere tali cose fino a quel tempo nel quale repentinamente sarà innalzato. Ma, affinché soddisfi le tue preghiere (ti dico che) quello che più volte  hai veduto a Roma, e che ora non è li, te lo mostrerò  attraverso una immagine”. E me lo mostrò  giovinetto, e mi sembrò che fosse impossibile che tutte queste cose avvengano per mezzo di lui, se non avessi creduto fermamente al sermone dell’Angelo che ne parlava, e non mi fossi ricordato di quel certo detto della Scrittura che dice: Potente è il Signore poiché  può far sorgere figli di Abramo da queste pietre  [Matteo 3, 1-12]. E dissi: “Non sono gli uomini che fanno tali cose, ma tu o Dio fai tutto. Noi siamo solamente degli strumenti molto polverosi”. Disse invero l’Angelo: “Ecco ti ho mostrato il suo volto, osservalo e custodiscilo, prima che lo stesso ritorni a Roma. Tu tornerai a Milano e li terminerai i tuoi ultimi giorni. Lascia questa immagine con il libro a Roma, e su incarico di Dio ponilo sotto pena di morte affinché nessuno apra il libro fino a quando non piaccia al Signore, affinché a poco a poco vengano alla luce le cose occulte e arcane di Dio. Se qualcuno invero, prima del tempo, oserà aprire il libro, darai le opportune pene.  Nell’intimo, invero, sarà già stato giudicato secondo ciò che sarà stato trovato nel suo cuore.


PARAGRAFO 4,4 - I CAPITOLI DEL PECCATO ORIGINALE 8):

Poi, poiché aveva  fatto menzione del Cielo Empireo così come della futura dimora degli uomini e già molte cose erano state dette del peccato originale, di nuovo io cominciai a chiedere: “Mio signore, hai detto molte cose del peccato originale che non capisco bene e  ti domando di scogliere quella controversia che oggi genera molti scandali:

se la Madre di Nostro Signore Gesù Cristo avesse avuto e avesse mai contratto quel peccato, e poi
in che modo quel Cielo Empireo fu davvero una dimora giusta e  conveniente agli uomini.
In che modo poterono vivere li gli animali terreni nonostante la mancanza d’aria e di altri elementi?”.

Rispose l’Angelo e disse: “Del peccato originale, i vostri dottori dissero varie cose. Alcuni credettero che quello fosse solo un delitto di diseredazione o privazione della patria superna ovvero della vita eterna e niente altro. Altri in vero, una malsana qualità o ribellione della carne o della legge delle membra o un eccitamento, (e in vario modo e con diversi vocaboli, affermavano la medesima cosa). Altri dissero che esso fosse una certa concupiscenza, seminata in modo bramoso in tutti. Altri infine che investigarono in modo più acuto, dissero che esso fosse la privazione della giustizia originale con il peso di doverla riottenere. Ma affinché i credenti non vengano scossi da tutte quante queste opinioni, ti dissi molte altre cose ma non tutto: ascolta dunque ora,  le cose che ti dico e scrivi le differenze. Infatti quelle cose che ti ho detto altre volte, le hai scritte confusamente e sovente le hai ripetute. Ascoltale ora e imprimile nella tua mente affinché tu le scriva, (questa volta) correttamente e non tralasci nulla delle cose dette e scritte. Ciò che da voi è detto peccato originale, in Adamo fu un peccato attuale. Lo stesso infatti mangiò e trasgredì il comando di Dio. Avvenne la trasgressione del comando e si produsse la congiunzione carnale e (quella trasgressione) non può essere più revocata, ma in occasione di tale trasgressione Adamo incorse nel reato, poiché fu obbligato all’eterno castigo e privato dell’eredità ovvero della beatitudine (eterna). Fu altresì privato dell’immortalità e dell’impassibilità di quei tempi e privato della tranquillità di cui godeva in Paradiso nel dominio sulle forze inferiori e sull’obbedienza delle creature, reso soggetto a molti errori, incline al male e reso ancora di più propenso a questo. Ma nulla di ciò costituì la “colpa”, ma piuttosto il reato e la pena successivi a tale reato e tale pena. Adamo stesso proprio a causa di quel cibarsi, fu privato della duplice qualità esistente nell’anima, quella cioè che fosse unito e congiunto a Dio, e l’altra con cui tranquillamente governava sulle forze inferiori, per mezzo della quale, perduta la qualità congiungente a Dio, di nuovo avrebbe potuto recuperare la stessa, se non con l’aggiunta di un altro rimedio. Questi furono i mali nei quali cadde Adamo, vostro Padre. Nota dunque, che intendendo il peccato come quella “violazione” del comando:  soltanto lo stesso con sua moglie Eva trasgredì e nessuno avrebbe commesso quel peccato. Interpretando invece il peccato come quella “pena del supplizio eterno” a causa della trasgressione che non obbligherebbe alcuno dei suoi figli,  in virtù di quel pasto, sarebbe vincolato soltanto quello ovvero i due medesimi vostri parenti. Se tuttavia aveste chiamato “peccato”, quella privazione della beatitudine, della immortalità, dell’imperturbabilità, della tranquillità, e della soggezione agli errori e alle altre pene in cui a causa di quel cibarsi voi siete incorsi: che non sarebbe forse transitato questo medesimo peccato anche in tutti i futuri generati, nella concupiscenza a causa della sentenza divina? E può essere detto originale: quello che avendo tale origine sia inflitto, proprio a causa di quella trasgressione del primo che la originò. E questa non costituisce proprio una colpa, per quanto possa esser anche detta colpa o macchia. Ma la colpa, propriamente, che rimane nell’anima per effetto dell’ingresso dell’azione peccaminosa, è un allontanamento da Dio, che non è nient’altro che la privazione della grazia di Dio o della qualità di essere in relazione con Dio e di essere gradito a Dio. E quella è la macchia, è il fetore spirituale, quella è la contaminazione, il morbo, la debolezza . E sebbene Adamo ed Eva prima di quel cibarsi  per scelta interiore e per consenso espresso persero tale qualità, tuttavia con quel cibarsi persero anche quella che avevano perduto. Poiché se l’avessero avuta, sarebbero stati degni di perderla e l’avrebbero perduta. E in questo modo, dopo che fu perpetrato il crimine la grazia fu perduta. E La persero anche per i crimini che seguirono. Quando infatti uno è degno di perdere ciò che perse, sembra perderlo di nuovo. La colpa dunque è la macchia e la perdita della grazia, allontanamento da Dio, è una dissimiglianza da Dio e questa macchia rimase in ogni figlio di Adamo dalla sua diffusione nei nati, per comune legge e decreto. Adamo prima di cibarsi ebbe quella macchia che, i figli non avrebbero avuto se non fosse avvenuto prima quel pasto. Ma dopo che egli ebbe mangiato, il decreto fu firmato, affinché tutti foste stati figli dell’ira e resi nemici, e non più invece amici, disuniti e non invece uniti, a meno che non fosse stato predisposto un rimedio. D’altra parte sono noti i rimedi con cui sareste stati di nuovo congiunti a Dio: i meriti di Cristo e un moto di volontà in Dio e il sostegno del sacramento ovvero l’uno e l’atro dei quali  parlammo in altro luogo. Invece la privazione della seconda qualità con la quale l’uomo avrebbe vissuto tranquillamente e fatto ritorno a Dio, non è così propriamente colpa o peccato originale , poiché per mezzo di quel cibarsi precipitaste in tale privazione, e così comprendi le cose che già ti ho rivelato altrove e tu hai scritto troppo confusamente. Coloro che dunque ritengono il peccato originale soltanto un reato, con il quale, sotto pena di sottomissione sia di quell’anima che di quel corpo furono resi gli uomini, non discernono correttamente tra il reato, la colpa o la macchia, ma ritengono essere il reato la medesima colpa o macchia. Coloro che, invero, chiamano quel peccato legge della carne o schiavitù delle membra, non sembrano differire dai primi se non poiché i primi sembrano chiamare reato quello peccato originale in cui sarebbe caduto l’uomo a causa di quel cibarsi. Altri lo chiamano solamente legge della carne o eccitamento, in modo che  l’eccitamento è una certa pena  in cui siete incorsi, proprio a causa di quel cibarsi. Infatti perdeste quella tranquillità e cadeste dalla ripugnanza della carne verso lo spirito di desiderio, per la quale ragione la ripugnanza della carne o dei sensi è più pena , che colpa o reato. Quelli invece che dicono che quel peccato sia la concupiscenza, se intendono per essa una inclinazione della carne in ragione di chi resiste  al castigo, allora non differiscono dai secondi. Se invece (sarà) l’inclinazione della medesima anima alla seduzione dei sensi: in modo che tale inclinazione sia nella volontà e  non nel senso: essa sarà anche pena che raggiunge la singola volontà, per mezzo di quella seconda qualità della quale abbiamo parlato spesso. Coloro che invece intendono che quel peccato sia la privazione della giustizia originale, si avvicinano moltissimo alla ragione della colpa intendendo per giustizia originale la prima qualità di essere uniti a Dio,  della quale se Adamo, prima del cibarsi, ne fosse stato privato,  non tuttavia lo sarebbero stati i figli, se non fosse avvenuto quel nutrirsi. Se invece intendessero per giustizia originale quella seconda qualità, con la quale vivere tranquillamente, facilmente avrebbero potuto ritornare a Dio, allora anche il peccato originale sarebbe più pena che colpa ovvero macchia o allontanamento, le quali sono la medesima cosa.


PARAGRAFO 4,5 - Il DOGMA DELL’ IMMACOLATA CONCEZIONE 1): DIMENSIONE UNIVERSALE DEL CONCEPIMENTO IMMACOLATO

Dette queste cose del peccato originale ora ti mostrerò la verità sul modo in cui, Maria Madre del Nostro Dio, fu concepita senza alcuna macchia, la quale cosa presso di voi è posta in dubbio. Ti dico che Dio, come sua  prima intenzione, abbia voluto che il Suo Verbo assumesse la carne da una tale Vergine e che la stessa sarebbe stata sempre immacolata, senza condizione alcuna, e con il beneplacito assoluto della sua volontà, la elesse e la scelse: cosa che non può esser detta di nessun altro  né di noi Angeli né di voi uomini. Affinché dunque Dio  stesso procedesse da Lei, creò il mondo sensibile e i primi vostri parenti perché venisse alla luce quel virgulto e il fiore della verginità venisse celebrato. E voleva che anche i suoi futuri fedeli chiunque essi fossero, divenissero (suoi) amici con la condizione che ottemperassero agli ordini: solo lei non volle esporre a condizione alcuna né assoggettarla alle trasgressioni altrui. Vide la trasgressione dei primi parenti, condannò tutti i discendenti, tutti i figli se non si fossero giovati dei meriti di quell’ Uomo Dio, e volle che, in modo assoluto, gli stessi si appoggiassero ai meriti del Cristo. Ad altri, invero impose un’ altra condizione, cioè che gli stessi, o i parenti, o anche altri,  aggiungessero qualcosa, oltre i meriti di quel Dio Uomo. E dunque, tutti gli altri li predestinò in modo assoluto, una volta che li avesse confermati nella grazia e cioè: o nell’istante della morte, o prima.  Comprendi dunque che nella sua prima intenzione a nessun uomo volle concedere la beatitudine senza alcuna condizione, così, dopo aver veduta la prima trasgressione dell’uomo,  non volle che la stessa fosse concessa a nessuno se non, cioè, sotto condizione che ciascuno fosse assoggettato a opportuni rimedi. Ma da questa Vergine, tuttavia, mai distolse la mente o lo spirito, ma stabilì che godesse in modo assoluto ( e senza condizioni alcune) di quei rimedi, cioè dei meriti del Figlio che sarebbe venuto fuori da Lei. A motivo di ciò – aggiungi - la Regina è eternamente presente alla sua destra, ornata da un vestito di diverse tonalità d’oro poiché decorato di vari doni. Accogli e tieni ciò che ti dico.  Non vi è nessuno tra i figli di Adamo verso cui il Signore non si fosse adirato, cioè che non volesse che fosse beato se non ponendolo sotto una condizione, così come non c’è nessuno che è, o che fu, o che sarà, che non volle che fosse beato neppure con quella condizione. E non c’è nessuno che per qualche tempo nella sua eternità, Dio non abbia scorto come un esule e come un suo nemico, tranne questa della quale parliamo, Signora di tutti quanti noi, che non solo da quell’attimo nel quale cominciò ad esistere ma al cospetto dell’immensità dell’eternità divina, innanzi al Suo Volto sempre stette gradita e accolta. Tutti gli altri per qualche tempo furono per lui come cancellati,  come nemici o esuli, essendo stato preveduto il peccato di Adamo. Molti sono i tipi d’uomo, alcuni dei quali non sarebbero mai stati graditi a Dio se non per la circostanza che non avessero mai ricevuto il rimedio alla colpa d’origine. Altri invece talvolta piacquero, talvolta dispiacquero come quelli che, avuto il rimedio, caddero di nuovo in errore, e chi in modo più raro o chi in modo più frequente. Altri invece, una volta ottenuto il rimedio rimasero sempre costanti, altri invece una volta che avevano errato ritornarono a farlo. Altri sette volte. Altri  in vero tornarono a essere peccatori settanta volte sette. Altri prima ancora che fossero nati, furono curati dal veleno di quel peccato. Altri furono  liberati da quel peccato mentre venivano concepiti o prima dei meriti non del solo Cristo ma anche per i meriti dei parenti e di altri giusti, le cui lacrime o pii desideri, preveduti come meritori da Dio, li purificarono. E così mentre Dio accoglieva le loro discendenze, ciò avveniva in quanto fossero nella conoscenza di Dio liberati da quel peccato, allo stesso modo di come il padrone di casa possa liberare dalla schiavitù il figlio del servo prima che nasca o mentre anche sia concepito. E molto di più può Dio che distintamente conosce e vuole le cose che non sono tanto quanto le cose che sono.


PARAGRAFO 4,6 - Il DOGMA DELL’ IMMACOLATA CONCEZIONE 2): ALTRI IMMACOLATI PER VOLONTA’ NON ASSOLUTA MA SUCCESSIVA O ORDINATA DI DIO

 Per tali ragioni ciascuno di quelli che Dio avesse preannunciato nel mondo tanto come suoi messi, suoi grandi (profeti) venturi e dunque tanto quanto suoi amici, Egli già li aveva assolti  dal crimine paterno , per i meriti di Dio vero e perfetto uomo. Invece, non ha mai dovuto liberare questa Vergine né prima che nascesse, né nel concepimento, né prima del concepimento, né la previde mai come sua nemica o non gradita a Sé, ma in modo assoluto, per i meriti di Suo Figlio volle non solo non mondarla dal alcun inesistente peccato , né giammai La dovette liberare dal peccato previsto in quella mente divina. Ma se Dio avesse visto La stessa anche solo per qualche attimo in tale stato di peccato, così come vide tutti gli altri figli discesi da Adamo, molti dunque che in seguito  furono concepiti potevano divenire amici di Dio, e lo furono, seppur durante solo qualche attimo innanzi alla prescienza di Dio. Dio erigeva innanzi a sé, così come monti, i Santi della Chiesa nonostante tutti essi, fossero stati concepiti nel peccato poiché tutti meritarono l’ira e l’ inimicizia essendo nati dal medesimo  concepimento. Ma ti dico anche di più: anche la Nostra Regina, che non fu mai vista come nemica, né prima del concepimento né dopo, può essere intesa, per via della severità del concepimento, come fosse stata ancora concepita nel peccato, poiché chiunque che così sia nato meritò l’ira e non la misericordia in ragione della sua medesima propagazione. E in questo modo è vero che nessuno sia mai reso libero né dal reato, né dalla colpa, ma tutti sono concepiti, nascono e vivono nel peccato, sebbene non tutti vivono nel peccato, né vi nacquero né furono concepiti. Tutti dunque provenite dalla propagazione del peccato, della morte e dell’ira, ma per la grazia del Salvatore, alcuni sono detti essere stati salvati e liberati dal peccato,  dopo molti corsi o dopo pochi, alcuni invece dopo uno soltanto dal quale sono stati concepiti ovvero prima ancora di essere stati concepiti[7], alcuni invece dopo nessuno totalmente, né nella circostanza di fatto, né nella conoscenza di Dio, i quali tuttavia  sarebbero stati intesi come figli perpetuatisi dal medesimo Adamo, come di fatto sarebbero stati valutati, se Dio, previsti i meriti del Figlio Suo,  non li avesse preservati, in modo assoluto. Ho detto “questi” intendendo il plurale per il singolare, poiché non vi fu nessun altro così grande rispetto a questa Vergine Madre di Dio.


PARAGRAFO 4,7 - Il DOGMA DELL’ IMMACOLATA CONCEZIONE 3): NESSUNO FU PIU’ SALVATO DI MARIA

Tuttavia correttamente può dirsi “aver peccato ed esserne stata liberata”, poiché sarebbe stata costretta a nascere oppressa dal peso del peccato e così venne al mondo. Infatti ti dico anche che nessuno fu mai più liberato, più salvato e più redento di quella, nessuno restò più obbligato della stessa al Salvatore. Non solo dunque è salvata ma non poteva essere salvata maggiormente e maggiormente redenta. Ella, infatti,  non è mai stata contaminata da alcuna macchia o da alcun sudiciume né che lo fosse o che sarebbe stata ritenuta così in eterno da Dio. Per questo, per i meriti del Salvatore previsti da Dio , non potè essere redenta di più. Con il merito più piccolo di Cristo, infatti coloro che peccano sono maggiormente salvati di quanto sarebbero salvati peccando di meno, altrimenti in nessun modo coloro che peccano sommamente, potrebbero dirsi essere stati salvati. Dio ha stabilito ciò affinché il nuovo pastore lo promulghi su tutta la terra. A chiunque dica il contrario sia anatema, ma è cosa strana che i vostri dottori non valutano esattamente ciò. Se infatti nessuno fosse redento o salvato, nessun peccatore esisterebbe più. In che modo non vedono ciò che era necessario dire. È (forse) meno redento ed anche meno salvato, colui che sarà stato meno peccatore, e colui che avrà meno indignato il Salvatore sarebbe per questo meno obbligato al Salvatore? Le quali cose sono tutte dimostrazioni per  assurdo. Se dunque la Vergine Regina fosse stata meno salvata di tutti , sarebbe stata anche meno obbligata al Salvatore- cose queste che sono assenti nelle menti dei fedeli : nessun’altro  è stato salvato più di lei, nessuno è più obbligato a Dio e poiché, per questo, non ebbe altro merito che non i meriti del Figlio Suo, rettamente è obbligata al Suo Salvatore sopra tutti,  avendo meritato al di sopra di tutti gli altri, i meriti del Salvatore. E Quindi la stessa ha titolo di chiamarLo, il Suo Salvatore, con preferenza rispetto a tutti gli altri, quella volta che disse cantando: il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore [Lc 1, 39-48].


PARAGRAFO 4,8 - Il DOGMA DELL’ IMMACOLATA CONCEZIONE 4): CONSEGUENZE DEL PECCATO D’ORIGINE (mortalità e passibilità)  SU MARIA E SUO FIGLIO

Sappi tuttavia e fai attenzione, che se è inteso il peccato originale come il solo reato  e il solo obbligo alle pene di questa vita e come perdita dell’immortalità e della tranquillità, la stessa Vergine incorse (purtroppo) in tale peccato ma esso non è il peccato originale, perché non viene rimesso neanche per mezzo del battesimo. Nella stessa, infatti, rimasero le altre reliquie del peccato originale, non il peccato originale medesimo. Infatti, se Adamo non avesse peccato, né la Stessa, né  il Figlio Suo sarebbero venuti in questo mondo mortali e passibili, e dunque a entrambi quel peccato nocque in altro modo. Poiché una volta posto quel nocumento, seppur fosse avvenuta la caduta di Adamo, fu utile a voi, poiché così foste redenti per mezzo del sangue e della morte del Signore. E il nocumento della stessa madre, fu per ella stessa cumulo di meriti, e giovò perfino a voi. E così come non è stata tolta la pena del momento, nonostante sia stato estinto il peccato originale, così anche, seppur preservati da quel peccato, non furono  tuttavia, anche preservati dalle pene che da esso venivano. E perfino  Cristo Signore che non era stato sottomesso a quel peccato poiché non fu di quella discendenza, né fu procreato mediante atto sessuale come tutti gli altri, non fu tuttavia preservato da quelle pene, che tuttavia non erano pene afferenti alla natura (dell’uomo), cioè pene a se stesso affibbiate, così come se Dio avesse creato un uomo in uno stato puramente naturale che  resterebbe mortale e passibile. In tal caso, infatti,  la morte e la passibilità non sarebbero per lui conseguenze del peccato, ma condizione di natura. Tuttavia per altra via il peccato di Adamo fu occasione della Morte di Cristo. Se infatti quello non avesse peccato, Cristo Signore non sarebbe morto, né avrebbe assunto carne mortale, ma sarebbe stato come in origine. Quando dunque viene detto nelle Scritture che lo stesso fosse venuto per l’espiazione dei peccati, è sempre da doversi completare così: che cioè venisse mortale e passibile. Dio infatti, come prima intenzione,  non stabilì di inviare il Figlio Suo nel mondo in carne mortale, ma solo in carne umana, ma vedendo il peccato di Adamo stabilì che assumesse la carne mortale e passibile. Dunque è detto che lo avesse inviato a motivo dei vostri peccati, non con prima intenzione  ma con una seconda intenzione - e tuttavia entrambe le intenzioni erano eterne -, della cui Incarnazione vi sarà  in altri luoghi un sermone. Per ora proseguiamo ciò che abbiamo iniziato. La morte e la sofferenza per la Vergine Madre fu pena del peccato, poiché,  per via della natura della sua nascita,  sarebbe incorsa  nella macchia di peccato se Dio non l’avesse preservata in modo assoluto, per i previsti meriti della Passione del Figlio. Pertanto dista di molto la dignità della Madre dalla dignità del Figlio. Egli infatti né ebbe il peccato ne avrebbe mai potuto averlo, poiché non fu mai nato da rapporto carnale. La stessa non ebbe alcun peccato, ma poteva averlo e certamente l’avrebbe avuto se Dio affinché Lei non ne avesse, non l’avesse preservata. Ma sono davvero rozzi presso di voi coloro che dicono che se quella non fosse stata concepita nel peccato, Dio sarebbe stato ingiusto se avesse permesso che lei morisse. Poiché come Dio non è iniquo quando rimuove via il peccato e non la pena di esso,  così non è parimenti iniquo quando preserva dal peccato e non dalla pena. Se infatti toglie o preserva, con misericordia toglie o preserva dal peccato: e per un’altra convincente ragione non preserva invece dalla pena, poiché la stessa rimane nell’ esercizio e nel merito. Tuttavia Dio, dopo aver dato quel comando ai primi vostri parenti, poiché lo stesso non fu rispettato, ristabilì la natura umana nella condizione propria e poiché quella era mortale e passibile così rimase in ogni cosa. Né volle adibire alcun rimedio per la cancellazione della pena, allo stesso modo di come invece lo predispose per la abolizione della colpa. In modo assoluto infatti tolse quella, e più a nessuno l’avrebbe accordata in quel modo, ma la grazia al contrario non in modo assoluto (l’avrebbe negata), volendo che potesse essere recuperata e stabilì dei rimedi. Il peccato e la morte non sono dunque cose connesse tra loro ma separate. Non vi è dunque da meravigliarsi se, non essendo unita la colpa, sia la morte sia la sofferenza siano unite assieme, poiché sono condizioni naturali: mentre soltanto in misura minima sono peccato. Ti dico di più. Se Cristo fosse venuto in carne umana, solo come uomo e non anche come Redentore sarebbe morto comunque, poiché quello fu un patto assoluto che avvenuta quella prevaricazione del comando di Dio, la natura umana si allontanasse da Lui in ogni uomo senza alcun rimedio. Anzi, ti dico se fosse stata promessa l’immortalità solo ad Adamo e ai suoi figli che nascono da atto sessuale, allora Cristo, per via di quel patto, non avrebbe avuta l’immortalità, ma poiché aveva assunto quella carne, come l’aveva originariamente immaginata, così Adamo, peccando non portò via a Cristo la propria immortalità,  poiché non l’aveva accolta per quello, ma la tolse a Maria in vero, poiché l’aveva accettata per lei. Tuttavia tolse l’immortalità, indirettamente anche a Cristo, poiché (Adamo) portandola via a tutti quanti i suoi figli, dai quali secondo la Carne, Cristo sarebbe dovuto provenire, tolse la medesima immortalità a Cristo, poiché Egli aveva intenzione di assumere quella carne tale e quale l’avesse trovata. La morte e la sofferenza dunque non comportano di necessariamente unire la colpa originale ai figli di Adamo: ma o di aver fissato  o di aver potuto fissare, sebbene, stabiliscono per certo di aver unito la colpa ad Adamo stesso. Per altro, Dio anche stabilì in modo assoluto che nessuno entrasse in alcun regno celeste, per quanto rifulgesse di santità prima di Cristo Salvatore di tutti. Inutilmente, dunque, si domanda tra voi: se Maria fosse morta prima della morte del Figlio e se fosse ascesa al Cielo. Ti dico di no, perché era scritto che lo stesso fosse il primogenito dei morti e il principe dei re della terra [Ap 1,5], cioè primogenito di tutti gli uomini Santi e che nessun uomo vivesse una vita beata prima che il Dio fatto Uomo non fosse morto. Ma ritorniamo alle parole esposte prima. Se voi chiamaste il peccato originale questo reato che è la soggezione alla morte, allora Maria Vergine sarebbe stata concepita nel peccato originale: ed è dunque evidente che il peccato originale non si cancellerebbe con il battesimo e ciò è un assurdo poiché  sussisterebbero assieme: grazia e peccato originale.


PARAGRAFO 4,9: - Il DOGMA DELL’ IMMACOLATA CONCEZIONE 5): IN MARIA VI E’ ASSENZA DI QUALSIASI INCLINAZIONE AI SENSI

 Se invero il peccato originale fosse quella malsana qualità, o eccitamento o legge della carne o delle membra, non potrebbe essere chiamato così, poiché la legge della carne rimane tale negli uomini anche dopo il battesimo e sta assieme alla grazia, poiché è condizione della natura umana avere un’altra legge che ripugna alla legge dello spirito, così come la mortalità, e una volta compiuto il peccato, la natura umana è a ciò riposta nelle sue proprietà e restituita nelle sue condizioni. Da ciò la natura fu destituita (dei privilegi) e restituita deserta, e infatti, fu privata dei doni soprannaturali e fu restituita ai doni di natura. Anche quella legge del corpo non è nella mente o nella ragione ovvero nella volontà, ma piuttosto nella parte dei sensi: nella quale è assurdo porre il peccato. Fai attenzione, tuttavia, che quell’ eccitamento non fosse in quella Vergine Gloriosa cui Dio aveva concesso tanta grazia che fosse in ella una tranquillità non solo eguale ma addirittura maggiore di quella che vi fosse stata nei primi vostri parenti prima del peccato e mi meraviglio di alcuni vostri dottori che ritengono mai alcun uomo aver desiderato la stessa nonostante fosse la più bella tra le donne: in ciò non li condanno, ma mi domando perché pongono poi anche in lei esservi stato un tale stimolo, che poi si è assopito o estinto? Se Dio infatti non volle che altri potessero desiderarla a che scopo dunque avrebbe lasciato tale stimolo anche in lei affinché illecitamente potesse desiderarli?  Dio infatti mantenne la stessa[8] nella medesima condizione di Adamo prima del peccato, quando ancora era molto lontano e non prossimo allo stesso, poiché (in seguito) ebbe una natura che, a causa dei sensi, conobbe il modo di contrastare e resistere alla ragione. Dunque tale torbida qualità che fingono impressa dalla volontà della carne- cosa che non è vera se non come condizione di natura[9] -  non è peccato o se anche vuoi che sia peccato non fu nella Vergine così come non fu in Adamo prima che avesse peccato. Se veramente identificassi il peccato originale nella concupiscenza: cioè quella stessa voluttà  dei sensi, con la quale si desiderano cose contrarie alla ragione, ti dico, buon uomo, che né tale concupiscenza, né tale inclinazione è peccato in sé: poiché il peccato sussunto in sé, risiede nella sola volontà, non nella forza dei sensi se non in quanto procedono dalla volontà. Che se vuoi che quella inclinazione sia peccato, essa non fu nella Vergine Madre, che né mai concupì né ebbe mai neanche l’inclinazione alla concupiscenza nei suoi sensi. Poiché allora avrebbe avuto come proprio padrone la legge della carne. Ma dimmi: “La concupiscenza la quale sta nella volontà seducente e gaudente dei sensi e compiacente della stessa; è il peccato originale? Io ti dico invece che essa è in voi proprio a causa del peccato originale. Se infatti vostro padre non avesse peccato, la vostra volontà non avrebbe accolto illeciti piaceri, infatti quelli non avrebbero prevenuto e preso il controllo della ragione mediante i sensi.  Se anche tale concupiscenza del piacere illecito fosse il peccato, o l’inclinazione a godere in tal modo, ancora quella non fu nella Madre di Dio, mai infatti compiaciuta di tale prava suggestione dei sensi, la quale si tenne lontano dalla suggestione, né fu mai pronta a questo compiacimento.


PARAGRAFO 4,10: - Il DOGMA DELL’ IMMACOLATA CONCEZIONE 6): IN MARIA VI FU PRESERVAZIONE DAL PECCATO D’ORIGINE SENZA RESTITUZIONE DELLA GIUSTIZIA D’ORIGINE (seconda qualità) MA CON ATTRIBUZIONE DI UNA GIUSTIZIA MAGGIORE DI QUELLA (DUNQUE E’ COME SE NON LA PERSE MAI)

Se infine dicessi che il peccato originale è la privazione di quella qualità, cioè la volontà e la propensione tanto quanto un certo freno che, come i vostri dottori dicono,  trattiene i desideri illeciti, la quale qualità , in altre parti abbiamo chiamato, seconda qualità e giustizia originale, che era come un vero e proprio freno, o rimedio all’altro peccato dell’essersi cibati del frutto mortale, di poter far ritorno a Dio, dopo che l’uomo avesse peccato, se chiamaste la privazione di tale (seconda) qualità, peccato originale, come dicono moltissimi di voi, che sono chiamati autori stimati, allora quella Vergine sembrerà aver contratto il peccato originale poiché tale giustizia non fu mai più restituita alla stessa, dunque di tale giustizia fu privata, per il fatto che come il primo padre l’aveva accettata anche per lei stessa con quel patto, la perse (conseguentemente) anche per lei non avendo rispettato quel patto. Ed infatti, come i vostri in modo raffinato dicono, il peccato originale è la privazione della giustizia originale causata da Adamo, poiché dal primo padre accettata a beneficio dei figli e perduta sempre a scapito dei medesimi. Poiché quando Adamo l’accolse per sé e la perse, peccò non attraverso un peccato d’origine ma un peccato attuale e così fu debitore di quella (giustizia). Ti dico dunque che così come altri sono mondati mediante tale ripulitura senza la restituzione di tale giustizia così Ella potè essere conservata senza la restituzione di tale giustizia. Se infatti si ristabilisce al posto di prima ciò che equivale  o forse anche di più : la privazione è cancellata. Così come se al sacerdozio sottratto venisse restituito l’episcopato e a colui che sia privato di dieci si restituiscano tutti e dieci o cento altri, in modo che non è più oltre privato. Dio, certamente, concesse alla Sua Genitrice nella sua mente, dall’eterno e dal tempo in sé, qualcosa di equivalente a quella giustizia: forse addirittura qualcosa di meglio  e di maggiore. Dunque mai fu privata di tale giustizia né nella Sua Mente, né in fatto. Ti dico di più che la privazione di tale giustizia non è propriamente un peccato: se l’uomo fosse infatti reso gradito a Dio non per mezzo di quella ma di un'altra cosa, come già dicemmo altrove, coloro che invece dicono che il peccato è il reato e la privazione di qualsiasi dono possono chiamare anche quella privazione (della giustizia) “peccato”, e ciò soprattutto poiché Adamo aveva perduto la grazia e aveva commesso il peccato, prima di aver  mangiato e per mezzo di questo nutrimento era incorso nella morte per mezzo della quale sarebbe stato privato della grazia. E se allora quella fosse stata presente fu spogliato della seconda qualità che ancora lo univa, per tale ragione, mangiando, spogliò se stesso  e i suoi figli di entrambe le qualità così come entrambe aveva accettato per sé e per loro. Ma fu adibito un rimedio affinché potesse recuperare per sé e per loro la qualità precedente, e ben poco quella successiva: però una volta recuperata quella per prima, l’altra perdita, non è più imputata oltre alla colpa, ma resta semplicemente come una certa pena e come condizione di natura. La natura umana, infatti, fu retrocessa a se stessa, proprio a causa del peccato, e tuttavia la Madre del Nostro Signore non provò mai quella legge  e agitazione della carne, la quale fu sempre piena di grazia, e mai nella stessa ci fu alcuna colpa o macchia, perché Dio la prescelse eternamente come sue genitrice”.   Allora io: “ Chiare e credibili sono, o Angelo di Dio, le tue testimonianze, ma vorrei che mi rispondessi e mi spiegassi: se Adamo accolse la giustizia originale a beneficio di tutti i suoi figli che sarebbero stati procreati da rapporto sessuale ed anche per la Madre di Dio, in che modo potè perderla per tutti ma non per Lei?   Rispose: “Già ti dissi come Dio, nella sua prima intenzione,  volle assumere la carne da tale Vergine, volle glorificare quella stessa Vergine per i meriti di Suo Figlio. A causa di ciò volle creare il mondo e l’uomo, al quale, non appena fu creato, concesse la giustizia per sé e per tutti, affinché quella giustizia fosse conservata in tutti e specialmente in Maria Sua Madre che specialmente in vista di lei, concesse al primo uomo. Dio ebbe sempre una speciale cura per la stessa. Diede all’uomo un comando e fece un patto che se avesse rispettato lo stesso,  avrebbe conservato non solo in modo assoluto per sé e per i suoi la giustizia, ma anche nel caso in cui qualunque figlio avesse vinto qualche tentazione, sia che fosse appena nato sia da adulto - solo per Maria volle preservare quella (giustizia originale) in modo assoluto - se tuttavia, non avesse rispettato quel comando,  avrebbe perso la giustizia e la grazia per sé e per i posteri: che  tuttavia, lo stesso e gli altri avrebbero potuto recuperare, in sé almeno la grazia, mediante l’adozione di un certo rimedio,  mentre l’altra qualità sarebbe stata recuperata con l’aumento della grazia in qualcosa di equivalente, con cui, dopo il peccato, si sarebbe potuto rimediare nei confronti di Dio ed da questo patto escluse la sola Maria.  Non volle infatti che, mentre Adamo peccava, togliesse la grazia alla Sua Genitrice, né, rendesse la stessa figlia dell’ira e della maledizione, mediante uno speciale privilegio: che tuttavia, così come per gli altri avrebbe meritato.


PARAGRAFO 4,11: - Il DOGMA DELL’ IMMACOLATA CONCEZIONE 7): CONFUTAZIONE DEI PARERI CONTRARI ALL’IMMACOLATA

Dunque avrebbe potuto esser detta figlia dell’ira e figlia della maledizione dalla discendenza e questo intendevano tutti i vostri Santi dottori, che dissero che la stessa sarebbe stata concepita “nel peccato”. Per cui non errarono poiché, in realtà, proprio a causa della sua nascita fu concepita “dentro il peccato”, ma errano quelli che dicono che la stessa non ne fosse stata preservata. Una cosa è infatti dire che lo sarebbe stata  da se stessa, altro che fu così. Dunque la Bontà di Dio fece eccezione di Lei, affinché la stessa, che già con la sua prima intenzione elesse in Madre, mai tenesse come sua nemica. Dio disse dunque all’uomo: “Qualora non rispettassi il mio comando, perderai irrecuperabilmente la grazia sia tu che i tuoi figli che devono venire da te, se non avrete predisposto un rimedio per riacquistarla che darò a voi. Faccio eccezione tuttavia dell’unica e diletta Madre che non voglio che soggiaccia a questa sentenza originale, poiché l’ho eletta in Madre, e ho stabilito di avere una Genitrice: vi solleverà per i previsti meriti di Mio Figlio, adibito all’uopo il rimedio o di un proprio movimento verso di me o mediante l’ accoglimento del Sacramento, sottraendo assolutamente la mia Genitrice, poiché non voglio vedere in lei alcuna macchia, e rifiuto di considerarla maledetta e nemica. Dio osservava dunque dal tempo eterno Adamo mentre mangiava e lo stesso e tutti i suoi figli procreati nell’atto sessuale come figli della maledizione e dell’ira, e li guardava come suoi nemici, i quali dal tempo eterno da cui Adamo fu creato, già prima della creazione di Adamo li considerava amici con condizione poiché nulla ancora voleva da loro, e né come amici, né come nemici li vedeva. Non guardò mai, tuttavia, la Sua Genitrice con occhio torvo, mai la detestò, mai la disprezzò, mai l’abbandonò in eterno.


PARAGRAFO 4,12: - ALTRI IMMACOLATI  EX VOLUNTATE ORDINATA : SAN GIOVANNI BATTISTA

Infine, per quanto riguarda Giovanni Battista, al  tempo in cui io apparvi a suo padre che offriva l’incenso nel tempio e dissi: ti nascerà un figlio per speciale privilegio [Lc 1,13] Dio non lo volle assoggettare al peccato originale, ma lo assolse da quello nell’istante  prima che fosse concepito così come assolse molti altri, nonostante tutti sono detti esser stati concepiti in peccato originale, poiché tutti furono condannati quando Adamo peccò e privati della grazia, nonché ritenuti nemici e soggetti alla maledizione, tranne la Nostra Signora e Regina. Ma eccoti una similitudine: vi è un grande principe che ha un suo servo per nascita, tuttavia a cagione della sua benevolenza, il padrone non vuole averlo per servo ma per figlio, con un patto che se facesse qualcosa che gli avesse comandato, promettendo che rispettasse il patto, avrebbe tenuto lo stesso non per servo ma per figlio e come lui tutti quelli da lui generati. Se non l’avesse rispettato, invece, non solo l’avrebbe considerato come servo, ma anche come suo nemico con una unica eccezione: quel servo di nascita, tuttavia non rispettò gli ordini del Suo Signore. Il Signore ordinò che fosse servo e nemico, e così per sempre, sia lo stesso che tutti i suoi posteri, facendo eccezione  per sua grazia, di uno dei posteri. Allora tutti, in ogni tempo in cui fossero nati da quello, furono tenuti per nemici, chiunque esistesse e nascesse: sebbene potesse quel Signore aver pietà di alcuno dei posteri dopo che nacquero, prima che fossero nati, e perfino prima che fossero concepiti e così possano dire ai parenti che esistevano e riconciliati a Lui, “voglio che il figlio che si deve  generare da voi sia libero e amico”, nonostante nella sua mente, per i tempi passati avesse avuto per nemico.


PARAGRAFO 4,13 - VITA DELLA MADONNA 1): CREAZIONE DEL CORPO DI MARIA IN 6 ORE E SUA PERFEZIONE

Comprendi e osserva o amico di Dio, me Gabriele e i moltissimi miei compagni essere giunti quella notte durante la quale fu concepita la Genitrice del Nostro Signore ed essere stati collaboratori in modo meraviglioso e ineffabile della causa del concepimento di quella purissima (vergine). Il loro atto[10] fu casto, santo e immacolato. Voi giudicate queste cose immonde,  eppure sapete bene che quelle cose che Dio prescrive non possono essere immonde e che quelle cose che fossero in Paradiso e nello stato di innocenza non possono essere dette immonde e che tutto è puro per i puri. E facemmo molto di quello che potemmo nella (perfetta) collocazione di quel seme, di quel sangue e di quel corpicino, purificando, detergendo, eliminando, attribuendo, benedicendo e santificando quanto potevamo, e la nostra quanto piccola virtù si protendeva verso di lei. Volle infatti il Signore  - Dio guardava anche alle lacrime dei Santi- che  noi fossimo suoi aiutanti in questo, per nostra norma, affinché  maggiore amicizia ci fosse tra noi e voi.  Molto più venerabile e molto più grazioso fu il corpo di quella Vergine Genitrice rispetto a quello di Eva, madre di tutti i viventi. La sua carne, le sue membra e tutte le parti del suo corpo furono perfettamente disposte così come se nulla differisse dalla costituzione del corpo di Cristo se non poiché questa era di sesso femminile, quello maschile. Avevano  quasi le medesime mani, piedi, dita, volto e quelle ed altre membra e non differivano se non in quegli elementi che fossero incompatibili con la donna. La carne dell’uno era la carne dell’altro, ma molte cose si addicono al maschio che non si adattano alla femmina e molte convengono alla femmina che non convengono al maschio: o che sia turpe avere.  Ti dico di più, che Dio volle che il corpo della Madre fosse di armonia e di conforto e fosse formato perfetto e più perfetto del corpo di Eva e dello stesso Adamo e che fosse di uguale perfezione al Corpo di Cristo fin dove non ostava la convenienza dei sessi. Fu tutta bella nel corpo senza macchia. D’altra parte il suo corpo non fu formato e animato  in un battito di ciglia così come il corpo di Suo Figlio che fu subito unito e conformato alla divinità, né tuttavia aspettò tanto tempo così come il corpo di tutti gli altri, ma in brevi tempi, mentre noi collaboravamo, quel mondissimo seme di Gioacchino fu trasmesso nel grembo di Anna, e così fu disposta e completamente purificata quella cellula, e quel sangue e il sangue della medesima Anna, reso più perfetto e più puro mediante il nostro intervento, fu messo da parte, purificato e riposto nella medesima cellula e il seme di Gioacchino fu unito a quel sangue. Oltre alla dolcissima influenza dei Cieli, noi così collocando qua e là, molte cose aggiungemmo nel modo che di gran lunga e in modo incomparabilmente più veloce fossero plasmate quella carne, le vene e i nervi con le ossa e tutte quelle cose che in altri si perfezionano in molti giorni, con l’assenso di Dio e con noi che aiutavamo, furono fatte  in sei ore circa.  Allora il Signore Nostro grande e potente Dio creò un’ anima perfetta che possedeva ogni dono, ogni conoscenza, ogni attitudine e rappresentazioni di ogni cosa così come noi, accogliemmo una sola similitudine divina ovvero siamo detti aver avuto in una sola immagine ogni cosa della natura. Infatti prima che ci avesse creato e dopo Adamo ed Eva e tutti coloro che sono pieni di scienza, non fu rifiutato nessun carattere della conoscenza alla Madre di Dio, nessuna immagine delle cose naturali. Infatti e se proprio a causa del peccato di Adamo, ricevette la mortalità e la passibilità: le quali cose potessero giovare a lei,  poiché giovano alla natura umana quelle cose che era necessario si lasciassero per mezzo di un patto in tutti quanti gli uomini,  non tuttavia ricevette l’errore o l’ignoranza di quelle cose che sarebbe stato utile conoscere e pericoloso ignorare e che Adamo ed Eva, in principio ricevettero ed anche i loro figli avrebbero ottenuto se non fosse avvenuto il peccato.  Dunque tutti devono sapere che Maria  Regina Nostra conoscesse, sin dal principio della sua creazione, ogni cosa così come anche Adamo e noi Angeli la conoscevamo: la Grammatica, la Dialettica, la Retorica, la Poesia, la Matematica, anche connesse tra loro, tanto le arti superiori, quanto le inferiori. Conosceva la Fisica e la Metafisica e ogni cosa fosse sotto queste conoscenze. Conosceva ottimamente la Teologia.  Dunque sin dall’inizio conservava ogni opera e parola di Cristo, e vedeva quando quelle cose sarebbero avvenute, e raccoglieva nel suo cuore la conoscenza sperimentale, che chiamate anche intuitiva,  assieme a quella conoscenza infusa, che chiamate  astratta. Conosceva anche tutte quelle arti che chiamate meccaniche, conosceva ogni singolo governo, casa e cittadinanza o regno, regole e leggi: nulla difettava a quell’anima santa. Conosceva Dio Santo in visione e similitudine concreate, così come noi Angeli distintamente lo conoscevamo[11]. Né tuttavia,  Lo vedeva se non di tanto in tanto per uno speciale privilegio. Quella visione non era permanente ma sotto forma di estasi. Tutte le virtù  appetitive così come quelle intellettive erano in lei, niente che fosse buono le mancava, la mente era sana e perfetta, in un corpo perfetto e sano, ed era  tutta nobile e tutta bella, tutta immacolata e tutta perfetta, ricolma di ogni ricchezza. In lei non vi era alcun vincolo del peccato originale, né  vi fu neanche la scorza di alcuna colpa veniale. Questo Pontefice che ora regna,  accetterà l’Officio di questa Immacolata Concezione[12] della Madre di Dio e lo confermerà ed esorterà affinché sia celebrato da tutti. Penserà di delineare e fare un decreto sull’Immacolata Concezione, ma non lo farà né lo completerà con l’opera, poiché queste cose saranno custodite dal Pastore Eletto della Chiesa, guida di tutti[13]. Nulla di splendore o di volontà certamente mancava alla Signora Nostra Regina che lodano gli astri del mattino, la cui bellezza abbaglia ogni altra cosa bellissima. E chi non esulta non è figlio di Dio! A quanti però hanno accolto ciò, ha dato potere di diventare figli di Dio [Gv 1,12] Nella mente divina, in ogni tempo, fu dunque Immacolata. Innanzi ad  Adamo che peccava, avrebbe dovuto essere macchiata, ma fu concepita senza macchia. Tuttavia è rimasta gradita  colei che nella mente di Dio era stata gradita dall’ inizio.


PARAGRAFO 4,14 - VITA DELLA MADONNA 2): PRESENTAZIONE AL TEMPIO

Resa immacolata, rimase immacolata anche nel grembo, e quasi senza dolore uscì fuori dal grembo della madre. Da neonata vagiva, immacolata tra tutti i nati; immacolata cominciò a fare i primi passi, immacolata fu offerta e presentata al tempio di Dio e con grande rapidità del corpo e santità d’animo salì i gradini del tempio. Dove non solo ci fu il miracolo della salita corporale ma anche della conoscenza del tempio e dei livelli sia delle loro virtù che dei loro vizi. Ogni cosa allora era in Lei manifesta in modo evidente. Infatti sia coloro che erano presenti li e sia ministri del tempio conobbero allora che in lei ci fosse il dono della sapienza, della scienza e dell’intelletto, della  pietà, del consiglio e della fortezza e il timore di Dio. Allora infatti indirizzò la sua parola ai sacerdoti e ai parenti e agli altri presenti, cosicché tutti conobbero la grazia che era stata concessa dal Signore ad una così piccola fanciulla. Non appena infatti il Sommo Sacerdote ebbe accolto colei che gli era stata affidata, disse: “ O che bella fanciulla ci avete offerto, Dio ti benedica o Figlia!”. Allora Maria cominciò a dire e ad esprimere innanzi a tutti apertamente e con voce chiara: “ Fallace è la gratitudine e vana la bellezza, sia lodata la donna che teme Dio. Non lodare dunque, o padre della mia anima, la mia bellezza, che sembra essere nel mio tenue corpicino. La bellezza del corpo, non ha infatti alcun valore presso Dio vero e vivo, autore e creatore di tutte le cose, senza la bellezza della mente. Quando tuttavia buoni e decorosi  sono i costumi, la bellezza del corpo accresce il decoro: se non è necessario il molto non è tuttavia neanche da respingersi. Il timore di Dio, è origine della sapienza. L’umiltà è il fondamento delle virtù. Colui che teme Dio è più degno e farà cose buone. Chi è umile, a lui l’Eccelso Signore volge lo sguardo, gli darà la Sua grazia poiché la grazia e il favore del mondo è fallace, e conduce al poco. Chi sarà umile, Dio lo esalterà e lo solleverà: al Quale i superbi sono sommamente odiosi, e gli umili sommamente accetti. Venni a voi padri della mia anima, affinché insegnaste a me il timore di Dio e inculcaste l’umiltà e affinché possa dunque servire il mio Dio e essere nella Sua grazia e rimanere e perseverare assiduamente nella Sua obbedienza. Disprezzo il regno e ogni ornamento di questo mondo e tutte le ricchezze e le delizie per amore del mio Dio re di tutti e Creatore dell’universo. A Lui dedico la mia vita, il mio corpo, la mia anima, la mia verginità, e ogni cosa che Lo Stesso mi ha concesso, ogni cosa allo Stesso dono, ogni cosa allo Stesso dedico: la mia volontà pongo nelle Sue mani, nel suo arbitrio, rinnovo la verginità perpetuamente innanzi a te padre, con tutti questi testimoni che sono qui. Entrerò nella casa del Signore per non uscire mai più alle lusinghe del mondo, farò ingresso negli atrii del Dio Mio, dove un giorno ne vale più di mille. Ho scelto di essere la più abietta nella casa di Dio , piuttosto che abitare, come la più eccelsa , tra i tabernacoli dei peccatori. Alla casa del mio Dio infatti si addice la santità nei secoli dei secoli. Questo il mio riposo in eterno, qui abiterò; infatti ho eletto quella come casa: la quale è saldamente  edificata su solida roccia. So, o degnissimi padri, che voi siete soliti tenere in custodia le fanciulle, quale io sono, e poi condurre le stesse al matrimonio secondo la legge di Dio, una volta giunto il momento di essere in età da marito. Io non biasimo ciò né lo ritengo sbagliato ma mi esorta internamente l’animo, mi esorta il pensiero mosso così da Dio, che non conosca mai uomo, che non sperimenti mai le opere della carne.

Sebbene quella esperienza, anche se non sia un male di per sé, è stata approntata da Dio, che non può errare, per l’accrescimento del genere umano, sono certa tuttavia di non volermi congiungere con alcun uomo, di non voler mai violare la verginità con alcun atto”.  Dette queste cose fu ricondotta ai parenti e gli altri prossimi e consanguinei. E così parlò loro: “Stai bene mio carissimo padre, stai bene mia dolcissima genitrice, state bene tutti voi miei consanguinei e parenti. Vi lascio con il corpo, non vi lascio con l’animo. Vi lascio nella vista frequente, non nella meditazione assidua. Vi lascio per Dio, affinché non lasci Dio a causa vostra. Molto ti devo, padre mio, e non meno devo a te, mia dolce madre, infatti moltissime preghiere ed elemosine mi otteneste da Dio, affinché ordinasse che io nascessi. Per causa mia avete intrapreso moltissimi lavori. Vi ricompenso, per quanto posso con grandi ringraziamenti. Mai vi lascerò con il pensiero, mai vi allontanerò dal mio cuore. Infatti servendo Dio che è causa del nascere e del vivere di tutti quanti noi, servirò anche voi. Sono la sua ancella, mi affido a Lui con tutto il mio cuore. A voi chiedo che non vogliate impedire che io rinnovi la mia verginità nel mio voto ma vogliate piuttosto aiutarmi. Non vogliate ricercare da  me il frutto della mortalità. Io ho deciso di rimanere vergine in perpetuo: ringrazio tutti coloro che mi avete associato e voi che siete venuti fino a questo luogo affinché mi offrissi a Dio nel suo tempio e chiedo che offriate una preghiera per me, indegna serva del Dio, che vive nei secoli dei secoli. Dico a tutti : “Statemi bene”. E mentre stava avvicinandosi al padre e alla madre per dare loro un bacio, il Sommo Sacerdote si avvicinò e la prese per un braccio dicendo: “ O fanciulla, da dove ti viene tanta sapienza? Da dove tanta conoscenza nelle Nostre Scritture? Un anziano non parlò mai così, come hai fatto tu. Da dove ti viene tanta grazia? Da dove un così grande dono?”. E tutti insieme dicevano che non si fosse mai udito, nei secoli dei secoli che una fanciulla di tre anni avesse tanta autorità: che sapesse parlare con perfetto discernimento di cose mai trattate in precedenza[14]. Costei infatti parlava come se fosse esperta in ogni genere di scienza. Altri dicevano che fossero stati Giacchino ed Anna ad averle insegnato seppur in un tempo così piccolo e breve. Altri dicevano: “Viva Dio d’Israele poiché né Gioacchino, né Anna conoscono così tante cose. In che modo dunque avrebbero potuto insegnarle quelle cose che loro stessi ignorano? Infatti sappiano che nessuno può insegnare ciò che non conosce”. Altri dicevano che quella fosse stata istruita con qualche altro tipo di arte o umana o demoniaca. La fanciulla Maria, invero diceva: “Non dovete meravigliarvi, o miei carissimi padri, che mi siete vicini e mi assistete, se io, piccola fanciulla ho parlato in questo modo, ma piuttosto meravigliatevi del perché tutti i vostri fanciulli e fanciulle non parlano anche loro così! È noto a voi come Dio Nostro creò l’uomo retto, ma lo stesso  a causa del suo peccato si intromise in molte questioni e cadde in molte inettitudini e pessimi errori, nocivi per  tutti quanti noi. Se dunque quello spirito che sarebbe stato elargito a tutti, apparteneva ai fanciulli e alle fanciulle, non a me appartiene per i miei meriti: ma per Sua grazia e per Suo mirabile dono, come oggi, si vede al vostro cospetto. Dio ha operato ciò. Non dovete sorprendervi. Vi dico infatti che mi ricordo del tempo in cui, la mia anima fu unita al corpo e cosa allora pensavo. Ricordo tutti quanti gli attimi in cui stetti nel grembo di mia madre, quando sono nata e ho emesso il primo vagito da bimba nella culla. Ebbene, questo dono che una tempo era stato comune a tutti, Dio me lo concesse, il Quale perennemente vive e regna e ogni cosa governa da Se Stesso per mezzo di un Reggitore uguale a Se Stesso, attraverso un altro Reggitore uguale a Entrambi, per tutti i secoli dei secoli”. E così parlava del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo ma gli stessi non la compresero . Il Verbo infatti era ancora celato loro. Allora il Sommo Sacerdote disse a tutti: “Abbiamo assistito oggi a cose straordinarie in questa fanciulla, la quale ha superato uomini sapienti e dottissimi; questo è il dito di Dio. Questa è opera di Dio ed è meravigliosa agli occhi nostri”. Altri sacerdoti dicevano: “Padre, non abbiamo mai ascoltato cose del genere, non siamo degni che questa fanciulla risieda presso di noi, poiché ad essa non possiamo insegnare né le Sacre Lettere né i costumi, infatti è molto più dotta e migliore di noi”. Altri dicevano: “Se non sarà istruita da noi, almeno insegnerà a sua volta, se alla stessa non gioverà il nostro esempio, saremo noi ed altri a giovarci dello stesso esempio della fanciulla. Entri dunque al cospetto del Signore, nell’esultanza”. Il Sommo Sacerdote disse: “ Io assieme a voi, mi meraviglio e mi stupisco di questa fanciulla, meravigliosa nell’animo e nel corpo e assai desidero che rimanga qui con noi affinché siamo eruditi più di quanto potremo insegnare, e miglioriamo nei suoi costumi più che lei nei nostri. Tuttavia, poiché ha emesso un voto di verginità , inconsueto per la nostra nazione e per il popolo di Dio, mi sembra sia stato fatto contro la legge di Dio, il quale ha maledetto gli infecondi, e ciò ha anche colpito suo padre e sua madre. Non cacciammo forse suo padre dal tempio? Non disprezzammo il suo sacrifico? Non ci sembrava indegno , allora, colui che fosse infecondo  nonostante avesse una moglie? Allora Maria rispose: “Dio ha istituito il matrimonio, e ci comandò dicendo – crescete e moltiplicatevi – Anche io consacro la verginità alla Sua Volontà: non è ancora venuto per me il tempo di sposarmi, io entrerò nella casa del Signore, lieta, quando verrà il tempo di sposarmi portatemi da un uomo se Dio così avrà voluto, e a colui che Egli avrà scelto, mi sposerò. Perciò non mi escludete dal tempio del Signore né dai suoi Santi Atri!”.


PARAGRAFO 4,15 - VITA DELLA MADONNA 3): INGRESSIO E PERMANENZA DI MARIA NEL TEMPIO

Ecco che allora, con un dolcissimo bacio al Padre e alla Madre e esibita loro una umile riverenza, fece ingresso lieta di ogni cosa e con gioia, devozione e umiltà, nelle stanze del Signore e li, notte e giorno, era intenta a santissime preghiere e meditazioni. E lavorava anche con le sue mani e insegnava a lavorare anche alle altre fanciulle che progredivano con il suo esempio, i suoi costumi, nella conoscenza di Dio e in ogni cosa e arte. Leggeva i profeti, spiegava e dichiarava con grandissima ammirazione di ciascuno, che il Messia e Redentore di tutti sarebbe presto venuto, secondo le profezie di Daniele su quella statua vista nel sogno, dei settanta nomi divini e di Aggeo e degli altri profeti. Leggeva Geremia e diceva: il Signore crea una cosa nuova sulla terra: la donna cingerà l'uomo! [Gr 31,22], cioè nel suo grembo lo partorirà perfetto Dio e Uomo, e quello di Isaia: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele [Is 7, 13-14] e mentre sospirava diceva: “Oh voglia il Cielo che i miei occhi vedessero il mio Salvatore! Voglia il Cielo che veda quella felicissima Madre, e che magari possa essere una ancella delle sue ancelle!”. Ascoltando ciò i sacerdoti si meravigliavano e consideravano queste cose mentre dicevano nel loro cuore: “Può darsi che questa sia proprio quella Vergine, che sarà la Madre del Nostro Messia?” e tra loro dicevano segretamente: “Certamente è questa. Nessuna è più dotta, nessuna più bella”. Altri dicevano: “ Io ignoro se Dio possa rendere una più pura, più santa e più dotta”. Una delle fanciulle  una volta le domandò: “ Maria dimmi: ti chiedo, carissima mia sorella, quale fanciulla ritieni la futura Madre del Nostro Redentore?”, cui ella rispose: “ Non conosco nessuna così degna, ma appartiene a Dio rendere degna colei che è indegna, la Sua Volontà è la nostra legge!”. Immediatamente quella fanciulla replicò: “O Beata tu, Maria, poiché tutti questi sacerdoti e le sante fanciulle che sono qui, e che hanno riconosciuto la grazia di Dio che ti è stata data, dicono che tu sei la futura made di quel Grande Profeta!”. In quell’ora , Maria versò lacrime di pre - gaudio, mentre diceva: “ È ardimento di ogni fanciulla desiderare un dono tanto grande; avere esso è la somma dignità. Nessuna è degna: solo Dio Stesso può rendere degna la madre per Lui , ma volesse il Cielo che si degni di rendere me una delle minori ancelle della sua Genitrice!”. Dunque queste cose erano compiute nella piccola stanzetta di Maria. Il Sommo Sacerdote, vedendo li una così grande maestà in questa Vergine, la osservava giorno e notte, e in questa ora la trovò a colloquio con questa fanciulla e ascoltò tutte le parole di entrambe. E avendo visto entrambe piangere, bussò con riguardo alla porta della cella e stando presente l’ altro sacerdote anziano come lui, anzi addirittura più vecchio  ed altresì  tutto devoto a Dio,  il cui nome era Elia, ed aperta la porta, disse: “Fino ad ora Maria, ti ho considerato  come una semplice fanciulla custodita nel tempio del Signore. Ora ti adoro[15]  tanto quanto la Regina del nostro genere e imperatrice, tu sei certamente la Madre del Nostro Messia! Tu sei la Genitrice del Salvatore di tutto il genere umano. Tu sarai la stella o la scala, tu sarai la via di tutti per il nostro Dio, compatirai noi miseri peccatori!”. Allora Maria umilissima serva di Dio, si genuflesse immediatamente al cospetto di quei padri, dicendo: “ O padri miei, adorate (invece) Dio assieme a me, io adoro come vostra figlia spirituale mentre voi con una adorazione del vostro rango che si deve ai ministri della sinagoga di Dio. Le cose che dite di me sono grandi, sebbene queste cose nessuno può rendere grandi se non Colui che è potente e il Cui Nome è Santo. Io mi ritengo indegna di tante maestà, né giudico degna alcuna. E Lui che rende degna colei che è indegna e che rende giusta colei che è peccatrice. Solo Dio è Signore di Tutto. Mi sarebbe sufficiente, se riuscirò a vivere così tanto, di essere un’ancella delle ancelle di quella Santissima Sua Madre, e voi, miei cari padri, intercedete per me”. Allora quel sacerdote anziano di nome Elia, disse: “Sei davvero umile, o Vergine. Dio che sempre esalta gli umili, esalterà anche te, e quanto più umile sei tanto più nobile sarai. So senza alcun dubbio che Dio abbia ordinato che tu sia la Madre del Messia o la di Lui compagna. Ma dove sarà mai quella madre, se non sei tu quella? Tra di noi non vi è nessuna che meriti per mille migliaia di gradi che sia, di esserlo quanto te. Se Dio non tiene quella madre nei cieli, di quelle che sono in terra, nessuna è più degna, nessuna è più santa di te”. Maria disse: “ Dio rende degno rapidamente quando vuole, mi affido alle vostre preghiere affinché almeno meritiamo di vedere quella della quale parliamo, poiché veramente saranno beati in nostri occhi se la vedremo e più lungamente beati se meriteremo di ammirare Quel Figlio Meraviglio fatto uomo nella forma di suo Figlio”.


PARAGRAFO 4,16 - VITA DELLA MADONNA 4): MARIA CONTINUAMENTE ASSISTITA DAGLI ANGELI RIMANE FINO AD 11 ANNI NEL TEMPIO

Maria era continuamente associata alla moltitudine degli Angeli, poiché sin dal principio Dio aveva ordinato a noi Angeli che tenessimo La Stessa come Nostra Regina. Nessuno di noi fu così tanto potente e nobile che non desiderasse vederla. Infatti quelli maggiori tra di noi sono umili allo stesso modo dei più piccoli. A causa di ciò giungevamo e alternativamente ci allontanavamo da lei, tutti ammiravamo una così tanta grazia e un dono così tanto ampio in quella fanciulla così meravigliosa, così erudita, così umile e innalzavamo numerose grazie a Dio che ci aveva assoggettato a una così eccellente Vergine. Lo Stesso Dio Trino spessissimo appariva a Maria e colloquiava con lei come una amico con un suo amico, e Lei stessa sapeva che Quei Tre fossero Uno, conosceva anche Colui che era il Figlio dell’Eterno Padre e che voleva diventare Figlio per un certo tempo della Madre terrena e meditava sullo straordinario amore di Dio e sulla eccezionale felicità di quella madre. Dunque Maria restò nel tempio del Signore per circa undici anni, in santità e giustizia, colma di virtù e grazia, mentre attendeva la Somma Grazia di Cristo, e cioè Suo Figlio. E nessuno meditando su di lei o esaminando la sua vita in Dio non potrà non commuoversi verso Dio. Tutti la proclamavano Santa, tutti dilettissima a Dio. A tutti insegnava, più umile di tutti, più eccelsa nelle virtù, ma inferiore nella stima di sé rispetto agli altri. Dio santificava continuamente il suo Tabernacolo, non mediante la espulsione di colpe che mai furono in lei, ma con l’aumento delle grazie e degli altri doni. Quanto Santa e quanto immacolata fosse questa Vergine per cui  Dio l’aveva preordinata ad essere la Sua Genitrice, la lingua degli uomini e degli Angeli non potrebbe spiegarlo. La Stessa è infatti la sola e la prescelta, mentre voi, abusivamente, dite così di qualsiasi Santa, e di mille altre. Nessuno infatti, al contrario, fu nello stesso modo prescelta o prescelto. Solo lei è esaltata al di sopra di tutti i Cori degli Angeli. Tutti noi La onoriamo, la veneriamo e la adoriamo[16]. Voi che siete di natura inferiore rispetto a noi e più simili alla stessa nella natura, molto di più dovete magnificare in lei,  il Dio del Cielo e della Terra e di tutte le cose visibili e invisibili, poiché Egli è la Gloria, la Letizia e l’ Onorificenza del vostro popolo. Lasciamo la Nostra Regina nella casa del Signore. Infatti, non abbiamo ancora parlato:

del suo sposalizio né, {quinta estasi}
della ammirabile concezione del Verbo di Dio nel suo grembo, di cui diremo altrove {quinta estasi} .


PARAGRAFO 4,17 - VITA NEL CIELO EMPIREO

Per ora parliamo di quell’altra questione che sopra ho proposto, del Cielo Empireo, del Paradiso Celeste e della sua gloria”. Allora io, come ritornando in me -  ero infatti come bloccato dalla gran quantità di dolcezza delle parole dell’Angelo e da una così grande lode della Vergine Maria - dissi: “ Se per mille anni, o Angelo di Dio, parlassi delle lodi della Madre di Cristo, mai mi daresti noia, se tuttavia ti piace passare ad un altro argomento, fa che io possa recuperare le forze per ascoltare, e le cose che ascolterò, provvederò ad annotarle”. Allora l’Angelo Gabriele cominciò di nuovo a parlare, dicendo: “Ascoltate o Cieli, le cose di cui parlo per il futuro pastore. Ascolta o terra, ogni parola della mia bocca!  Dio , dall’eternità volle assumere la carne umana e dunque preparò una dimora grande ed eccelsa per Lui Stesso fatto uomo, per la Madre Sua e per altri dei vostri che si devono beatificare. Da cui uno di quelli che sono qui scrisse giustamente Israele, quanto è grande la casa di Dio, quanto è esteso il luogo del suo dominio! È grande e non ha fine, è alto e non ha misura [Baruc 24] poiché in Lui così come “ultimo”, tutti i corpi del mondo trovano termine. Per questo motivo tale luogo è detto eccelso e immenso, poiché contiene e circonda ogni cosa  e lo stesso da nessuno è misurato o cinto e poiché Dio aveva osservato la condizione della natura umana, creò quel Luogo con ogni condizione più conveniente ad essa, infatti venne in soccorso con tutte le cose che possono giovare alla natura dell’uomo, o attirandole o conservandole in quel luogo e nello stesso tempo raccolse le cose che in quei vostri luoghi mortali si trovano in modo sparso. Il Paradiso Terreste è luogo della divinità di molto minore bellezza, adeguatezza, e allegrezza, nel quale aveste bisogno di cibo e di bevande corporali: questo luogo può essere detto dei cieli, poiché secondo le vostre lingue, nasconde e ricopre: può anche esser detto terra poiché convenientissima abitazione all’uomo terreno,  questa infatti è quella terra della quale uno di costoro che stanno in questo cerchio del Signore disse, mentre parlava a Dio: Tu sei la mia Speranza, la mia sorte nella terra dei viventi [Sal 141, 6.]. Quella è dunque l’abitazione più confacente all’uomo rispetto a questa vostra terra e all’atmosfera in cui siete. Dio infatti, il massimo artefice, rese lo stesso immobile, al di fuori di tutti quanti i cieli mobili. Gli diede la quiete e una luminosità conforme: affinché fosse il luogo di tutti. Da cui, alcuni degli uomini che sicuramente non sapevano di cosa parlassero, dissero che In principio e prima di ogni cosa Dio aveva creato  un luogo nel quale  collocare ogni cosa [Gen 1] e (sempre) costoro che parlano a vanvera, chiamarono questo medesimo luogo “terra”, dicendo che in principio fu creato un terreno larghissimo. Esso può essere chiamato “Terra” poiché creato infatti per i corpi terreni e poiché ha le proprietà più eccellenti del suolo e dell’atmosfera. Altri di voi chiamarono quello Cielo Igneo non solo a causa dello splendore, ma poiché è sopra tutti i corpi così come il fuoco è al di sopra di tutti gli elementi. Straordinaria è la sua struttura , li ci sono tutte le cose con le quali si può allietare la vista umana; li il vostro udito, l’olfatto, il gusto, il tatto, provano ogni compiacenza, senza alcuna corruzione, senza fastidio o fatica, o dolore; lì gli uomini non mangeranno, sebbene avranno il gusto, l’olfatto, l’udito, il tatto e totalmente tutti i sensi pieni di soavità. In tal modo Dio predispose quella regione affinché ci si muovesse in essa senza alcuna fatica e si potesse respirare nel modo che conviene ai corpi gloriosi, e non ci fosse congrua abitazione per voi in altri Cieli inferiori, che sono mossi, come in questo.   La parte inferiore di quel Cielo Empireo, che nella Scrittura si dice che tange il Cielo Cristallino o Acqueo, è solida e resistente perché su di essa camminerete tranquillamente. Esso è anche chiamato Cielo Cristallino, poiché fa trasparire tutto e nessuna sua parte è più densa, più superiore di qualsiasi parte di quel Cielo Empireo, è solida tanto quanto quel fulgentissimo tetto costruito da pietre preziose della casa di Dio. Nel mezzo, in vero, ha alcune parti flessibili in qualche modo, e tiene atmosfere simili alle vostre le quali potrete attirare e respirare, li vi sarà ogni bellezza in modo molto maggiore e incomparabilmente maggiore di quelle che sono poste in quel Paradiso di delizie (terrestre), formato dal principio.


PARAGRAFO 4,18 - VISIONE E FRUIZIONE DI DIO 1): ELEMENTI IMPRESCINDIBILI DELLA BEATITUDINE ETERNA

Tuttavia di molte cose ha necessità il corpo mortale, senza le quali il corpo immortale potrebbe vivere e vivere bene. Voi bramate il cibo di tutti quanti gli animali e riponete in esso grandi appagamenti. Ma credimi, nulla di così turpe ha fatto l’uomo di quello che fece quando trasse a sé la carne morta degli animali e la toccò con i denti, le cinse con la bocca, le lambì con la lingua, e le fece fermentare nello stomaco, le quali marciscono in esso, così come in qualsiasi sepolcro e si imputridiscono,  per quanto a causa di tale cosa  l’uomo conservi dentro di sé  diverse scorie fetidissime di sterco. Per cui è più turpe mangiare cibo fetido e trattenerlo che mandarlo fuori ed è  così più turpe mangiare che purgare il ventre. Ma questa volgarità non è tenuta in considerazione a causa della impellente necessità e del grande diletto, che è concesso nel cibo e nel bere soprattutto agli uomini, per grande provvidenza di Dio, affinché considerando la bassezza di quella cosa si astengano dal cibo e prontamente si allontanino da quella strada: similmente è posta negli organi genitali una così grande voluttà che anche ai più sapienti risulta difficile astenersi. In quel luogo non mangerete, né berrete, ne vi sposerete, ma sarete come noi Angeli siamo, mangeremo lo stesso cibo a voi comune, berremo la stessa bevanda, come dalla promessa fatta a voi dal Salvatore durante l’ultima sua cena: sederete infatti nel suo Regno poiché rimarrete senza alcuna fatica e affanno e al suo tavolo mangerete, assieme a noi  il Pane del Vostro e Nostro Dio come figli, e non invece mangerete le briciole sotto il tavolo come cagnolini [Mt 15, 21-28]. La mensa di Cristo infatti è la divinità, è la Stessa Divina Essenza, sulla quale mangiano quelli che La contemplano faccia a faccia. La visione della divinità è infatti, in primo luogo, cibo dello stesso Dio, cioè della Santissima Trinità e quindi degli uomini e degli Angeli. Solo quelli, dunque che mangiano alla mensa di Cristo Signore, sono rianimati dalla visione di quella divinità. Quelli, invece, che si uniscono all’amore perfetto e di quelle cose fruiscono , bevono sulla mensa di Cristo. Infatti, la visione di Quello è il cibo, la fruizione è il bere: le due cose perfezionano e completano la condizione di tutto quanto il nutrimento del Beato. La sola visione non è alimento perfetto, né lo è la sola fruizione, ma invece lo sono entrambe unite insieme nello stesso tempo. Da cui il Salvatore, volendo lasciarvi un segno di quell’alimento stabilì che si desse il Suo Corpo sotto le specie del pane e  il suo sangue sotto le specie del vino[17]. Inutilmente discutono i vostri dottori, i quali dicono che  la beatitudine di Dio consista (solo) nella visione, mentre altri (solo) nella fruizione. L’alimento è uno: la beatitudine, che è un  elemento complesso, perché è il nutrimento perfetto che discende da quei due. Inutilmente dunque discettano su cosa sia più nobile: vedere o fruire, poiché uno senza l’altro non rende nessuno Beato. Pertanto,  se Dio in qualcuno avesse generato una “visione” di Sé senza la “fruizione”: costui non potrebbe essere Beato.  Né può aversi  una “fruizione” di qualcosa non visto o non conosciuto , e qualora sia posta, affinché tuttavia la fruizione sia veramente beatifica è necessario che sia apertamente visione di Dio e non invece che sia nota in qualsiasi modo. La ragione della fruizione da Dio è un po’ più chiara della visione così come la volontà rispetto all’intelletto: affinché così appaia a voi che intuite a fatica. Non è molto utile, tuttavia, passare del tempo a parlare di ciò né gettarsi in altre contese.


PARAGRAFO 4,19 - VISIONE E FRUIZIONE DI DIO 3): LA VISIONE E LA FRUIZIONE IMPERFETTA DI DIO, IN QUESTO TRAGITTO TERRENO.

Dunque mangeremo e berremo insieme alla mensa di Cristo, nel Suo Regno, poiché questo alimento, Egli lo meritò per voi uomini, non propriamente per noi Angeli. Perciò disse: [nel mio Regno]. Tuttavia noi, proprio per mezzo di lui siamo beati, per effetto di quella pronta obbedienza, con la quale, sin dal principio Lo accettammo come nostro Sovrano e Principe. Egli è il Principe e Signore di noi tutti: ma per voi è il Salvatore e il Redentore. Per ora siete solo sulla via, mentre camminate con la fede, la speranza e la carità. Non mangiate ancora il pane alla mensa dei figli, ma le briciole che cadono sotto la mensa dei figli, e come cagnolini vi riunite, poiché non avete la visione ma una cognizione di Dio, labile e enigmatica, né attingete lo Stesso in Sé.  Ciò che di Lui pensate, non è Lui nella sua chiara visione ma qualcosa relativo a Lui. Mangiate il cibo sotto la mensa, bevete sotto la mensa, poiché la vostra fruizione termina nel tanto di quel Dio che potete conoscere, poiché non vedete Lui così come è. Perciò bevete sotto la mensa poiché non fruite Dio quale è in Sé, né vi unite al Lui nell’amore. Oh come è bello essere uniti a Dio! Nel quale sono tutte le delizie, tutti i tesori e tutti i beni, qualsiasi buon pensiero possa essere escogitato, ognuno di questi è in Dio. Il Quale possedendo solo Se Stesso, possiede ogni bene, poiché Lui stesso è ogni bene. Gli uomini si domandano in che modo la Visione di Dio e la Fruizione possano essere tanto buone quanto si dice, e molti più desiderarono mangiare e bere, affaticarsi nell’attività della carne, pescare, cacciare, dormire, scherzare e giocare, piuttosto che vedere Dio, né percepiscono cosa sia quella visione che può essere più piacevole delle opere della carne e delle lusinghe dei corpi.


PARAGRAFO 4,20 - VISIONE E FRUIZIONE DI DIO 4): POSSEDERE DIO, SIGNIFICA POSSEDERE OGNI COSA

Ma noi conosciamo ciò, lo comprendiamo apertamente, infatti tutte le vostre gioie sono ricomprese nelle nostre, così come ogni vostra conoscenza, e ogni vostro amore è racchiuso nella nostra conoscenza, nel nostro amore. Noi conosciamo così tutti questi sapori, odori e colori mediante il nostro unico intelletto e con una volontà propria così come fate voi per tutti i sensi e gli appetiti. E poiché la gioia che proviene dalla visione e dalla fruizione di Dio è immensa e inestimabile, da ciò potrete riflettere - poiché è certo che nessuno, se non uno stolto o ignorante può negare - che il Signore Dio Nostro sia beatissimo e felicissimo e fonte di ogni bene, cosicché non manca allo Stesso  nessun piacere, diletto o gioia o qualsivoglia felicità, e che altresì goda di un sommo e infinito gaudio, per cui non vi è minimamente necessità di pescare, cacciare, mangiare o di servirsi di opere della carne, né ha bisogno di divertirsi o scherzare (come fate voi), poiché Dio Nostro è felice e beato, non in quei beni che da voi sono visti come cose buone, ma nella sua sola visione e fruizione. Ed il Signore vedendo e fruendo di Se Stesso , possiede ogni bene poiché nello Stesso sono compresi tutti i beni in modo incomparabilmente perfetto che in qualsiasi auro numero comune, o nella vostra anima,  nell’anima degli animali selvaggi, nelle piante o nelle erbe. Così come, in modo straordinario, nell’uomo si colloca ogni genere di vita, così in Dio  esiste veramente, ogni genere e ogni specie di bene e meglio di quanto non sia in Se Stesso. Comprendi da un medesimo termine che, tutte le cose, sono contenute in un solo bene, in un immenso bene, in un infinito ed eterno bene, qualunque cosa esse possano essere ovvero siano, siano state o saranno nel futuro. Se tu, come erede, possedessi e avessi ogni bene, non saresti per questo ritenuto beato e felice? Se neghi ciò, non conosci assolutamente nulla. Certamente una vecchietta farneticante,  un vecchietto rivolto ad un bambino e un fanciullo che inizia a conoscere, te lo confermerebbe e non lo potrebbe negare in alcun modo. Se dunque, possedessi tutti i beni, che fossero come separati in sé, ma in te riuniti, saresti in ogni caso Beato, da ciò dunque (ricavi che) Dio è il bene infinito, e ogni cosa è in lui. Possedendo Dio, possiederai ogni cosa e tanto di più poiché possiederai quelle cose non soltanto riunite  in te, come se le avessi possedute dapprima separate, ma poiché riunite tutte in un medesimo e unico bene, in una sola cosa che possiederai. In vero uno di questi che sono qui dal lato degli antichi padri e un altro giudice dalla parte dei ministri della nuova legge disse quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d'uomo" ma che "Dio ha preparato per coloro che lo amano" [1 Corinzi, 2, 9-10; cfr. Isaia, 64, 3], da cui trai questo significato: E’ così tanto buono ciò che è preparato da Dio per i beati, che nessuno dei mortali che si sia servito principalmente della sua conoscenza,  per mezzo della sua visione, ha potuto indagare quanto sia, e che nessuno dei mortali abbia mai udito con le proprie orecchie, poiché nessun dottore, poté insegnare quanto grande fosse ad alcuno dei suoi discepoli e così nessuno dei discepoli poté mai apprenderlo, poiché infatti non potrà mai né essere detto né ascoltato da nessuno, come già ti ho detto, né nessuno dei mortali, con il cuore cioè con il suo senso interiore o piuttosto con l’intelletto può comprendere, percepire o immaginare cosa sia. Al contrario, tale bene non risale mai attraverso il suo cuore o la sua volontà. La volontà infatti non è sollecitata se non attraverso un bene che ha già conosciuto o in sé o in qualcosa ad esso simile. Poiché dunque tale bene, non fu mai conosciuto né mediante i sensi, né mediante l’intelletto, tale bene non risale mai attraverso il cuore e la volontà dell’uomo: difatti quello stesso bene non fu mai bramato come tale, né tantomeno desiderato o amato. Così come infatti dalla terra si risale verso l’acqua o verso gli altri elementi, così per altra via, dalla conoscenza si giunge al desiderio – principalmente quando esso sarà stato l’ultimo e il principale di tutte le facoltà, sia di quelle che conoscono, che di quelle che desiderano. Così è la volontà, nella quale ogni cosa si rivolge, e che essendo così poco diversa dall’intelletto (infatti è la stessa cosa) è termine e  fine di tutte le facoltà. Dunque le cose che vogliamo, risalgono attraverso il nostro cuore, poiché si offrono in ultimo alla volontà, né più oltre possono progredire. La volontà non poté mai desiderare un bene così grande e eccelso così come l’aveva preparato Dio, poiché l’intelletto non conosce mai il bene come è precisamente in se stesso, ma attraverso lo specchio (deformante) dell’allegoria.


PARAGRAFO 4,21 - VISIONE E FRUIZIONE DI DIO 5): DIFFERENZE TRA VISIONE E FRUIZIONE NEGLI ANGELI E NEGLI UOMINI

Entrando , noi Angeli troviamo i pascoli della beatitudine, poiché vedendo quell’Infinita Essenza, e distinguendo in Essa ogni cosa,  non usciamo mai ad una conoscenza ulteriore o di altre cose. Voi invece, entrate con la mente e l’intelletto, e poi ne uscite conoscendo con il senso e intuendo le cose corporali e sensibili, come vedeste quel famosissimo luogo (del Paradiso) non soltanto nella estensione,  ma anche in tutte le delizie e le bellezze e distinguendo su tutte, quella natura umana unita a Dio, piena di grazia, gioia, pace e verità. Ma noi Angeli, sebbene voi uomini entrate e uscite dai pascoli della consolazione, non siamo nutriti di meno di voi, proprio per questo, perché,  così come quello che vede ogni cosa in immagine, rispetto ad un altro che vede sia nell’ immagine che nelle cose reali, non vede meno di quest’ultimo, ma in modi meravigliosi[18]. Dunque anche non vedendo quelle cose in realtà, ma vedendo quelle stesse cose in Dio, non vediamo cose diverse da voi: ma vediamo in un altro modo, e così anche voi; ma in ciò ci differenziamo poiché voi potete vedere le stesse cose in tre modi, noi Angeli in soli due modi.

{La Visione degli Angeli}

Noi infatti, con il nostro intelletto, vediamo l’umanità di Cristo in immagine, cioè nella stessa essenza divina, così come in un perfettissimo specchio che mostra in modo perfettissimo tutto ciò che può essere compreso.
Vediamo la stessa umanità di Cristo con il nostro stesso intelletto ( direttamente) in se stessa.

{La Visione degli Uomini}

Voi avete quei due modi di vedere e aggiungete a quello un terzo modo, poiché:

percepite la medesima umanità con i sensi;

ma i vostri tre modi di vedere non rendono la visione più perfetta così come i nostri due modi non rendono la visione nostra più perfetta di quell’ unica visione che Dio ha. Dio infatti conosce ogni cosa in un unico e solo modo e cioè attraverso la sua (infinita) Essenza e non conosce nulla in modo diverso,  che non tramite la Sua Essenza. Inoltre, poiché  quel modo di vedere è oltremodo eccellente, trattiene in Sé ogni (precedente) modo di vedere , allontanando, nel contempo,  tutte le imperfezioni. Voi uomini, aggiungete un terzo modo poiché conoscente anche mediante i sensi.

Il senso, d’altra parte, appartiene all’uomo e non alla sola anima o al solo corpo, e tale modo di conoscere compete solo all’uomo, per come l’uomo è.
All’anima per come l’anima è, competono ancora quei due modi di conoscere, che spettano solamente a noi Angeli, e non quel terzo modo.
Ma l’anima (dell’uomo) che sarà in quel corpo glorioso , potrà servirsi anche degli altri due modi. (Non tuttavia l’uomo e cioè tutto ciò che è composto di corpo e anima). Egli, tuttavia possiede anche l’altra conoscenza oltre quella dei sensi perché, nonostante la conoscenza intellettiva sia situata soltanto nell’anima, che essendo la forma del corpo non consente  che quella forma di conoscenza sia normalmente accolta in esso, neanche in tutto la sua composizione  - così come l’accidente non si trova nel proprio ricovero, ma nella sola anima -, poiché tuttavia l’anima risiede nel corpo, e tale conoscenza [intellettiva] è posta nell’anima, conseguentemente si può dire che quella conoscenza sia anche nel corpo, ovvero nel deposito dell’anima che la riceve[19]. La gioia eterna che non può essere narrata sarà sulle vostre teste, e avrete sempre felicità ed esultanza. E tutte queste cose saranno per voi di grande ricompensa: condurre danze, ascoltare soavi canti e melodie, odorare con le narici i fiori e i profumi delle piante, accarezzare con le mani oggetti tenui e teneri, gustare con la lingua i sapori dolci e propizi della natura. Tutte queste cose sono preparate per voi in quel Cielo dove esulterete di  una letizia inenarrabile e tutti i vostri sensi saranno in proprio godimento e se avrete voluto mangiare un  qualsiasi cibo adatto alla virtù di Dio, le troverete tutte preparate a volontà. L’uomo glorificato anche nel corpo, può infatti mangiare se vuole.


PARAGRAFO 4,22 - SAN MICHELE, SAN GABRIELE E SAN RAFFAELE APPARTENGONO ALLA PRIMA SPECIE ANGELICA

E infatti Cristo Signore, dopo la sua resurrezione mangiò veramente e non solo in apparenza, come quel mio compagno” e indicava l’Angelo Raffaele “il quale non lui in persona, ma mediante un suo nuncio, accompagnò Tobiolo, figlio di Tobia”, e mostrava se stesso magiare del cibo, sebbene non mangiasse in realtà. Non infatti quel Raffaele si recò da Tobia, ma destinò un Angelo dell’ultimo Coro[20], in sua vece, allo stesso modo di quell’Angelo, che, con il nome di Michele (poiché era del suo gruppo) apparve sul monte Gargano e in altri luoghi, e chiamava se stesso Michele. Lo stesso Michele, in persona, non viene inviato se non per l’aiuto e la salvezza di tutto il popolo. Egli infatti, è il primo di tutti noi, io lo seguo, noi non siamo separati né per natura, né per Coro o secondo Gerarchia. Io sono il secondo Serafino, lui è il primo che è a tal punto nobile che non può essere più nobile di quanto è. Lucifero fu della nostra medesima specie, per questo motivo da voi è detto “supremo”, poiché fu della suprema specie che possa esser creata dal nostro Dio di cui hai udito altrove.  Michele, di conseguenza, non fu reso Principe di tutti gli Angeli da un Coro inferiore, come alcuni sciocchi tra i vostri uomini ritengono, ma per natura è il primo, poiché nella prima specie, che può essere creata fu creato primo individuo[21] di quella[22]. Infatti nelle specie (suddivise), come non pochi di voi opinano, non vi è un procedere all’infinito. La prima specie che può essere creata, è creata e il primo Angelo è creato. Quella non può essere creata maggiore. I vostri dottori dunque, i quali dicono che a qualunque bene dato per finito può esser dato di più, non dicono bene, poiché (non) può essere immaginato di più di ciò che non si può fare o dare. Ma torniamo nuovamente alla nostre cose.


PARAGRAFO 4,23  VISIONE E FRUIZIONE DI DIO 6): IN DIO VI SONO TUTTE LE COSE

Cristo Signore, dopo la sua resurrezione mangiò realmente, non solo traendo il cibo nelle membra, ma digerendo realmente e tramutando in sé la parte più piccola di quello. Il poco di carne infatti che entrava, poteva dirsi che non fosse entrata affatto. In vero la parte restante che stava intorno ad essa veniva dissolta. Se dunque, allora, vorrete mangiare, potrete farlo, ma credimi, che mai lo vorreste, poiché è una pratica molto turpe. E Cristo Signore, non poiché digerisse il cibo, ma affinché vi confermasse, tormentò il suo stesso corpo immortale. Attingerete dunque l’acqua e ogni vostro bene, ogni refrigerio, dalla fonte del Salvatore. Per primo, certamente, da quella fonte inesauribile dell’Essenza Divina della Sua Divinità, nella quale tutti i beni sono posseduti e tenuti in modo migliore e perfetto di quanto non siano tenuti in se stessi e in base alla propria  natura: in quel bene, la fragranza e il profumo si trovano infinitamente maggiori che nelle rose, nei gigli, nei mirtilli e in tutti i tipi di fiori nei banchi dei venditori di profumi. In lui vi sono in modo incomparabilmente più ampio il gusto e la soavità di tutte quante le sostanze e i sapori . In quel luogo (vi sono) una armonia e una melodia dei suoni che non si possono immaginare più degni. In quel luogo c’è una varietà e bellezza di luce (e di piante) di tutti quanti i colori, che allietano la vista di chiunque[23]. In quello vi è un piacere senza fine che eccede ogni vostro piacere, ogni vostro bacio, e ogni cosa che il vostro tatto possa toccare. Se avrò detto una cosa le ho dette tutte. Dio è ogni bene e infinito, maggiore di ogni bene creato. Pensa dentro di te, ogni bene del corpo: bellezza, gioia, potenza o fortezza, soavità, diletto dei sensi, tutti questi sono in Dio di gran lunga più nobili. Pensa ora i beni esteriori: ricchezze e risorse, onore, venerazione, comando e tutte le dignità, offici, fama, gloria, ogni cosa questo ha che anche Dio ha e lo ha in modo incomparabilmente migliore come se egli stesso avesse quei beni in Se Stesso. Pensa ai beni dello spirito: le scienze e ciascuna di quelle materie senza oggetti, senza concetti, senza voci, senza dover agire, senza dover fare, senza speculazioni.  Pensa alle virtù morali, pensa anche a tutte le virtù che chiamate teologali, pensa a tutti i desideri della mente, pensa la pace e la tranquillità della mente, la quiete del corpo e dell’animo: tutte queste cose, senza paragone meglio le avrete possedendo Dio, vedendo Dio, amando Dio, fruendo Dio Stesso e partecipando in Lui mediante il suo amore. Dio non è beato in altri se non in Se Stesso, Dio è Beato a tal punto che non possa essere più Beato, e non in un altro se non in Se Stesso. Questo è il segno: che in Lui si colloca ogni ragione di bene. Volle comunicare a noi e a voi questa beatitudine: e tuttavia nel fare ciò descrive Se Stesso; poiché con atto di visione e di fruizione che infinitamente esiste in potenza infinita, vede e ama un oggetto infinito, ogni cosa infinita a Se Stesso:  ha comunicato a noi l’infinito oggetto di Se Stesso, ma la fruizione e la visione nostra così come il nostro intelletto e volontà sono tutte quante limitate. Cosicché , né l’intelletto, né la volontà, né la visione, né la fruizione si adeguano a quella Somma Verità  che vedono e fruiscono”. Allora io dissi: “Mio signore, da ciò  che mi hai rivelato  Dio è una Somma Entità, in alcun modo divisa in parti: in che modo dunque, si dice che uno possa vedere di più che un altro, che uno possa fruire meglio di un altro e (in che modo) voi Angeli siete più beati degli uomini?”. Rispose l’Angelo: “Chi vede Dio, Lo vede tutto intero; ma poiché Lo Stesso è interamente una sola essenza può non vedere ogni cosa, che Dio vede in Sé  tanto quanto quelle diverse da Sé. Lo Stesso infatti può far sì, che la mia visione sia condotta  sopra più cose note a lui, ovvero su altre concesse dallo stesso, diversamente da una persona all’altra[24]  e che in esse vi siano rivelazioni dalle superiori alle inferiori.  Non c’è nulla in Dio che Dio sia detto, che non vedano tutti gli Angeli e gli uomini Beati. Tutti vedono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Tutti vedono la Verità, la Bontà, la Sapienza e tutte le perfezioni e le opere di Dio poiché tutte quelle cose sono una unica cosa. E tuttavia che Dio possa fare sì che quella unica cosa sia vista in quanto è Essenza, e non come si è già detto altrove, qualcos’altro di cui già parlammo. Tutti vedono dunque Dio infinito, nulla  è  come Lo Stesso, né alcuna cosa è infinita (rispetto a Lui).


PARAGRAFO 4,24 - VISIONE E FRUIZIONE DI DIO 7): LA GERARCHIA CELESTE (C.F.R. INCIPIT DELLA TERZA RIVELAZIONE) 

Chi dunque vede Dio, vede la Sua infinitezza, sebbene la visione e la fruizione di uno sia più intensa e maggiore di quella dell’ altro. Alcuni degli Angeli sono più beati di alcuni uomini e alcuni uomini (lo sono più di ogni Angelo, come il Verbo fatto Uomo e la Sua Genitrice. Dopo c’è Michele, poi Io con gli Altri Angeli Principi che Lo Assistono, dopo noi Sette[25], c’è Giovanni Battista, Pietro con Giovanni Evangelista, Paolo, Andrea, con gli altri Apostoli


PARAGRAFO 4,25 - IL MISTERO DELLE DUE MADDALENE

e quella Maddalena, amata discepola di Cristo, che non fu priva del merito degli Apostoli, la cui festa così come quella di ogni Apostolo si deve solennemente celebrare per tutti, e nella sua festa si deve fare speciale menzione dell’altra Maddalena, che fu la peccatrice in quella città, che nella casa del fariseo, ungendo i piedi del Signore, meritò di sentirsi dire: Sono perdonati i tuoi molti peccati ]e[Colui a cui poco è perdonato, poco ama  [Lc 7,47  ], e poiché quella molto amò, le furono per questo  perdonati molti peccati. Tutte e due  unsero i piedi del Signore, ma la sorella di Lazzaro, gli unse il capo e i piedi sei giorni prima della Pasqua dei Giudei, in Betania, nella casa di Marta, che era solita esser chiamata casa di Simone, un certo lebbroso, poi purificato dal Signore. Vi sia dunque un solo officio unito di entrambe, cosicché si dica la preghiera che ora si recita e si accolgano i canti liturgici. Similmente avvenga della festa della Resurrezione del Signore nella quale sia fatta menzione della Maddalena. Parimenti avvenga per le Antifone alle lodi, per la liturgia delle ore, per il mattutino, per il Benedetto e il Vangelo, il primo giorno di festa sia questo: Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva [Gv 20,11-18]. Dopo l’ottavo giorno, sia l’officio di queste riunito così come quello degli Apostoli Pietro e Paolo. E nell’ottavo giorno si reciti il Vangelo Mentr' egli parlava, un fariseo lo invitò a pranzo da lui [Lc 11,37-54]. Ambedue furono infatti donne Santissime: per quanto una fosse una pubblica peccatrice, e l’altra fosse stata vessata atrocemente dagli Spiriti maligni, ma poiché tutte e due furono curate dal Signore, una dai suoi peccati, e l’altra dalla vessazione dei demoni, nonché tutte e due unsero il Signore in diversi momenti, per questo motivo è più giusto che tutte e due siano venerate assieme, come infatti Dio è anche adorato  allo stesso tempo, nella conversione di ciascuna di quelle. Ambedue erano del Castello che viene chiamato Magdalo, ambedue si chiamavano Maria. Per questa ragione, furono confusi i loro nomi. Giovanni, tuttavia, commemora solo Maria sorella di Lazzaro che aveva unto il Signore, episodio di cui scrivono anche gli altri Evangelisti, cioè:  di quella unzione fatta nella casa di Simone il Fariseo, della quale il solo Luca parla: e che invece avvenne nella casa di Simone il notabile lebbroso, e subito dopo questo passo (si dice che) questo Vangelo era stato annunciato  in tutto il mondo e che fece ciò in memoria di Lui . In conseguenza di ciò, dal momento di quella celebre unzione, i discepoli del Signore chiamarono anche questa, Maria l’untrice, così come appellarono Tommaso  didimo e Giuda, il traditore. Dopo l’ottavo giorno, invero vi sia l’Officio di sua sorella Marta, ospite di Cristo assieme alla commemorazione di Lazzaro loro fratello.


PARAGRAFO 4,27 MERITOCRAZIA CELESTE 1) – RIFLESSIONE SULLE PARABOLE DEL FIGLIO PRODIGO E DEI VIGNAIOLI DELL’ULTIMA ORA

Allora io: “E Vorrei sapere, se ti aggrada rivelarlo, di quali meriti gode mio padre S. Francesco!”. Rispose l’Angelo: “Anche lui fu degno, con molti altri, del gruppo degli Apostoli, come ti ho detto altrove. Infatti, quattro dei vostri dottori e quattro di quelli greci, con molti altri maestri e vergini, come Agnese, Cristina, Caterina, Barbara, Apollonia, Lucia, Agata e Tecla, e moltissimi altri, meritarono i medesimi premi degli Apostoli. Ciò non ti cagioni alcuna invidia ma , reciproci carità e amore e una comune gioia. Ciascuno si allieti del bene altrui affinché vi sia invero un solo premio uguale per tutti. Le diverse mansioni e i vari gradi dei meriti e dei premi si riducono ad un solo pagamento; che è dato a tutti nel vigneto del Signore Sabaoth. Dio infatti dà a ciascuno le sue giuste opere e i suoi meriti e in seguito, la Carità e l’Amore fa in modo che i singoli godano del bene di tutti, e tutti del bene del singolo. Tutti vedono nient’altro che Dio medesimo, tutti Ne fruiscono. Dio rivela ai superiori, le medesime cose che questi rivelano agli inferiori, affinché a quegli altri non manchi nulla se non per il fatto che la visione dell’uno è più intensa della visione dell’altro, e la fruizione di uno è più intensa della fruizione dell’altro. Tuttavia, i minori godono una beatitudine maggiore degli altri, solo per il fatto che vi è un solo gaudio e una medesima gloria per tutti. Per il solo merito di essere stati salvati dal Divin Pargolo, Cristo Signore Nostro mantengono li una grande quantità di gioia poiché sebbene gli stessi non meritarono nulla, sono comunque contenti e beati nello stesso Dio godono e si allietano della beatitudine di tutti quegli altri, perché niente o poco meritarono, né coloro i quali meritarono molto si rattristano, infatti si allietano e conoscono che gli stessi non avrebbero meritato così tante cose, se non fosse venuto Dio, e che gli stessi avrebbero commesso altrettanti peccati, se non fossero stati aiutati dalla grazia di Dio. Li dunque, il fratello maggiore non si rattrista del premio del fratello minore che aveva dissipato tutti i suoi beni vivendo licenziosamente [Luca 15,1-3.11-32.].

anzi si allietano  maggiormente per il fatto che il Padre preparò per lui un vitello ingrassato. Li, quelli che vennero a lavorare la prima ora nella vigna del Signore, non si lamentano contro il padre di famiglia; che aveva reso gli altri pari a loro essendo venuti a lavorare nella vigna del Signore all’ora tarda [MT  20,1-16]. A  causa della parabola di Nostro Signore Gesù Cristo  sono da accettare nel medesimo posto non poiché ciò sia così ma perché  è consueto presso gli uomini che sovente si indignino della dignità degli indegni e affinché mostrasse il dono della sua grazia esser stato che quelli meritassero più di loro. Dunque non avrebbero potuto giustamente indignarsi verso costoro. Di conseguenza ciò che è confrontabile e vero in quelle parabole è che Dio converta e beatifichi i grandi peccatori, e parimenti attribuisca anche coloro che non hanno meritato che poco o nulla  il premio eterno nella visione e nella fruizione della Sua Essenza. Non si paragona invece quello che invero si afferma del malcontento e dell’indignazione, ma ciò è affermato affinché quelli apparissero giustamente indignarsi e potessero mormorare, poiché dalla decisione del padre si comprenda che loro non possano indignarsi giustamente contro Dio, poiché tutti i beni che possiedono, li hanno ricevuti da lui. Che infatti hanno ciò che non ottennero. Dicendo infatti figlio mio tu sei sempre con me [Lc 15,11-32] li favorì con la grazia della penitenza, e li preservò con protezione continua, e ogni cosa di suo padre appartiene a loro, poiché tutti i beni che aveva il figlio giusto, li aveva ottenuti dal padre. Perciò dice [e tutto ciò che è mio è tuo], cioè tutti i beni che ho realizzato sono tuoi, ma siccome ti sono attribuiti da me, e dunque principalmente sono miei, ora sono tuoi poiché sono stati concessi da me, e all’altro disse: Amico, io non ti faccio torto [Matteo 20,1-16], prendi ciò che è tuo poiché ti è stato dato per mia volontà e benevolenza, e cioè che “ tu sei mio amico e rivestito della mia grazia”, altrimenti infatti non potresti raccogliere nulla: né ciò sarebbe tuo, e bada, sii contento e rinuncia a questa ingiusta opinione, non poiché i più beati si indignino a causa di un bene infinito ed eterno degli inferiori, ma poiché: chi mai avrebbe potuto riflettere che costoro avrebbero potuto giustamente indignarsi di quella umana consuetudine se la ricompensa non fosse stata concessa per mezzo della grazia, ma per mezzo dei meriti? Dunque non possono indignarsi giustamente poiché qualunque cosa sia non viene se non per Grazia di Dio. Per cui disse:  io non ti faccio torto [Mt 20,1-16] poiché per mia volontà ti ricompenso, non ti ricompenso meno di quanto ti ho promesso; ed è dunque seguito da Non hai forse convenuto con me per un denaro [Mt 20,1-16], cioè ti ho promesso la beatitudine eterna, ti ricompenso con la beatitudine eterna in visione e fruizione della Mia Essenza, Oppure tu sei invidioso perché io sono buono  [Mt 20,1-16] , cioè come se apertamente dicesse: non è giusto che non sia rimossa l’invidia di non poter vedere i beni altrui. Poiché ciò proviene dalla mia bontà, che attribuisca la medesima beatitudine anche a coloro che la meritarono o un poco o per niente. Rifletti sulla bontà e sulla clemenza di Dio che a coloro che si convertono nell’ultimo istante, e che agli sciocchi che non hanno alcun merito, conferisce la medesima beatitudine di coloro che, durante tutto il tempo della loro vita, bene operando e bene vivendo, hanno meritato la stessa. Ma ciò non è  meraviglioso? Poiché coloro che la meritarono con fatiche tanto grandi, l’avevano meritata solo per grazia di Dio.


PARAGRAFO 4,28 - MERITOCRAZIA CELESTE 2) – NESSUNO E’ DEGNO DELLA SALVEZZA SENZA LA GRAZIA  CONCESSA DA DIO

Allora io: “Non capisco, o Angelo di Dio, in che modo si concede la beatitudine per mezzo della grazia, e tuttavia non senza il ricorso dei meriti. Se infatti  viene concessa la beatitudine a causa dei meriti in che modo si ottiene dalla grazia e se viene concessa per mezzo della grazia in che modo si concede anche per mezzo dei meriti? Rispose l’Angelo: “Nessuno sforzo, nessuna buona opera della creatura, in sé considerata, è degna di quel premio eterno e divino; anche se lavorasse per mille migliaia di anni, e si affaticasse e compisse qualunque bene che a voi o a noi possa essere fatto, per questo, per sua natura nulla è degno. Dio stesso, tuttavia, per sua benevolenza e per sua grazia fece e stabilì che queste cose che non sono degne fossero degne. Non salva Dio  comunemente senza i meriti propri. Tuttavia quei meriti non sono tali per sua natura ma per divina disposizione. Ti do una similitudine: c’è un re grande che ha un proprio e ricchissimo regno, il quale pose una legge che chiunque avesse detto solamente un “ave” sarebbe stato effigiato del titolo di erede di tutto il suo regno. È certo che un tale piccolo ossequio non era sufficiente ad ottenere un così grande premio, tuttavia, colui che fece ciò che la legge comandava, sarebbe stato  degno dell’eredità non poiché fosse degno per se stesso di quel premio, ma poiché al Re piacque che fosse degno, il quale, dunque una volta ottenutolo, meritò il Regno poiché aveva compiuto quello che aveva detto il re, e tuttavia lo meritò per grazia del Re, il quale lo istituì per il merito conseguito. Dio Nostro non è obbligato a nessuna legge, ogni cosa che vuole è giusta, la nostra opera vale tanto quanto Egli la stima. Può stimare una piccola opera per grande e una grande opera , presso di voi, per poco o nulla. Presso di Lui tante sono le nostre opere, quanto il denaro presso i Re o i Principi. Così come, infatti, voi attribuite una stima ai vostri tributi monetari, così Dio fa per le opere e le azioni nostre e vostre.


PARAGRAFO 4,29 - PROCLAMAZIONE DEL DOGMA DELLA RESURREZIONE DELLA CARNE E CHIUSURA DELL’ESTASI QUARTA

Oltre alla visione e alla fruizione, possiederete la gloria nei vostri corpi dopo che quelle vostre anime risorgeranno. Esse saranno, a causa della costante protezione divina e innanzi alla legge allora da tenere, impassibili, e immortali e non ledibili in alcun modo dall’interno o al contrario dall’esterno. Dio infatti sarà loro vicino mediante un patto eterno. Saranno chiare e brillanti, poiché saranno dotate di un ottimo calore e di adattabilissimo aspetto, dotate e fornite di luce appropriate, la quale luce sarò lungamente più soave della luce del sole e delle stelle e di qualsiasi cosa visibile. E ovunque vorrete andare, vi andrete rapidamente poiché senza alcuna fatica camminerete, procederete, volerete, non come gli uccelli con fatica ma con la vostra anima eserciterete il movimento, che è ora anomalo presso di voi. La vostra anima, infatti, muoverà tutto il vostro corpo assieme, non da parte a parte, ma tutto quanto, allo stesso tempo, transiterà come una freccia scoccata. Sarà la propensione e la volontà di ciascuno a scoccarla. Così quella, mossa invero da sè medesima, concorrendo o facendo piuttosto uso della potenza di Dio, muoverà questo corpo fin dove ovunque avrà voluto, così come se, qualcosa sia stato fissato alla saetta scoccata, che mediante il suo moto si muova unitamente a lei. Ecco, ti ho detto tutto, ma non per te, ma per quel pastore che Dio ha scelto, che queste cose, subito designerà, comprenderà, molte delle quali sono contrarie a quelle che ora opinano anche gli uomini dotti. E avrete corpi sottili poiché penetrerete qualsiasi corpo, né alcun corpo sarà reso da Dio così spesso o denso che non potrete penetrarlo. Molte cose sono qui addotte dai vostri e molti credono alcune cose che ti ho detto come impossibili, le quali tuttavia saranno così e così si terranno e quello conoscerà a chi si indirizzano”. Allora io: “Mio signore, ho ascoltato appena poche cose così grandi che se un altro me le avesse dette, non ne avrei capito il significato, tuttavia le tue parole mi chiariscono il senso e ho ormai compreso il concetto che li vi è ogni bene e il fine di ogni desiderio, nella cui natura si avranno tutte le cose, e lo stesso è lo stato perfetto dell’unione di ogni bene,  ogni cosa infatti è buona da Se Stesso, e per mezzo dello Stesso e nello Stesso, cui è onore e gloria nei Secoli dei Secoli, amen”. E dette queste cose, la visione disparve e io cominciai ad essere affamato e assetato in modo veemente, ritrovandomi nella mia cella o caverna sotterranea.

 

 

 

 

 

[1] [sicuramente Papa Sisto IV pontificato 1471 -  1484, n.d.a. ]

[2] [Papa Innocenzo VIII, è il primo Papa per la cui elezione è documentato l'utilizzo della formula Habemus Papam, in tal senso potrebbe significare che lo stesso si è autoproclamato  ; pontificato 1484 1492 n.d.a.]

[3] È sicuramente Alessandro VI, Papa avido e dissoluto, che nel suo emblema ha raffigurato un toro;  pontificato 1492  - 1503.

[4] Pio III in carica dal 22 settembre al 18 ottobre 1503, il suo pontificato è come se non fosse mai avvenuto data la brevità della reggenza.

[5] Si tratta forse di Leone X, in tal senso la profezia giocherebbe sul nome assunto dal Pontefice; pontificato 1513 1521.

[6] L’AVVENTO DELL’ANTIPAPA: Costui è l’antipapa, ma non l’anticristo. Si tratta di un uomo dedito alle cose umane e che ragionerà come ragiona il mondo, scambiando il regno di Dio per un piatto di lenticchie. Costui porterà Mammona all’interno del Sacro Tempio di Dio, ovvero il c.d. Abisso della Desolazione, e così faranno i suoi successori continuando la sua opera nefasta. Durante questo periodo la fede in Cristo, sarà in sicura crisi.

[7] Il passo in esame presenta notevoli differenze e modifiche tra un testo e l’altro, propendiamo per questa traduzione traendo un significato unitario.

[8] Vi sono due differenti versioni, propendiamo per questa che ci sembra la più chiara pag. 34 pdf

[9] per il senso e il motivo di donare

[10] Parla dei genitori di Maria, San Gioacchino e Sant’Anna

[11] c.f.r.  terza rivelazione dell’Angelo  – estasi II

[12] Sisto IV istituì l’8 dicembre, la festa dell'Immacolata concezione della Vergine Maria

[13] Come abbiamo detto nella prima parte, la Proclamazione del Dogma dell’Immacolata ha esaurito soltanto un aspetto di questa verità, andando ad incidere soltanto sulla teoria del Peccato Originale, che si riferisce alla Seconda Intenzione di Dio, e non invece alla Prima Intenzione, ovvero il voler nascere Dio da Maria, con volontà assoluta. Al Pastore futuro sarà data l’intelligenza per dirimere questo fraintendimento ,e proclamare il dogma completo!

[14] In latino “communia dicere o loqui”: la bibliografia abbonda di lavori sul significato di tale circonlocuzione , eppure l’adeguata intelligenza di quest’espressione in rapporto al suo contesto rimane controversa. Vi sono almeno 3 significati:  1) communia sono argomenti di opere già esistenti e quindi ‘a disposizione di tutti 2) sono argomenti mai trattati e quindi (ma in senso ben diverso) ‘a disposizione di tutti’ 3) o sono situazioni drammatiche e caratteri intesi ‘in senso generale e astratto’. Abbiamo tradotto adducendo al secondo significato, riducendolo per maggiore intellegibilità al lettore in “cose mai trattate da altri”.

[15] Amadeo usa proprio questo verbo “adoro/are” per spiegare la meraviglia del Sommo Sacerdote. Ben sapendo che questo verbo contiene anche i significati di ossequio, venero ecc. , c’è da dire che , in altri luoghi egli inserisce il verbo colo/ere che ben può significare “venero”. Nel caso di specie abbiam preferito lasciare il significato più immediato anche per via della frase che segue della Madonna.

[16] Ancora una volta il testo Amadeita utilizza, tre verbi, “colo, veneror e adoro”, con riguardo alla Vergine, e infine il terzo verbo “adoro/are”, adombra la sua onnipotenza per grazia, di cui parlammo nell’antefatto di questa collana.

[17] Parleremo di queste “Accidentia”, nel quarto volume di questa collana che conterrà la sesta estasi (transustanziazione del pane nel Corpo di Cristo e del Vino nel Sangue di Cristo).

[18] Il concetto è molti difficile da tradurre, abbiamo cercato di esprimerlo in parole semplici anche se non perfettamente pedisseque al testo. Il passo vorrebbe dire che non vede di meno colui che vede tutto in immagine interiore.

[19] Abbiamo largamente riformulato a beneficio del lettore il periodo molto complesso e teologicamente articolato, in modo da renderlo più fruibile, altrimenti sarebbe rimasto di difficile intellegibilità.

[20] Si tratta dell’Angelo Azaria, (ovvero Aiuto di Dio), che guarda caso sarà l’Angelo custode anche della controversa mistica Maria Valtorta, a conferma che si trattasse effettivamente di un nuncio di San Raffaele e dunque di uno Spirito celeste diverso dal primo e suo servitore.

[21] Come tradurre “individuus”, cioè indivisibile?  Si tratta sicuramente ad un rimando alle teorie tomistiche, ma per quel che ci riguarda, la traduzione filosofica, non solo rischierebbe di offuscare il senso della frase ma la caricherebbe di significati che allo stato non siamo in grado di poter offrire al lettore. Per questo, non ce ne voglia, ma abbiamo tradotto il termine, con il suo significato volgare e non letterale, sperando e/o auspicando che tale fosse nel sentimento dell’uomo del 400.

[22] I DODICI ANGELI PRIMI CREATI: La mistica cattolica, nei secoli, compenetrandosi negli abissi a noi imperscrutabili della Essenza Divina, si è spinta fino a scrutare un gruppo originario di 12 Angeli tutelari, primi creati, di cui Michele faceva parte. Una parte di questi, con a capo lucifero cadde, dando vita ai demoni.  In tal senso Teresa Neumann, mistica e stigmatizzata che un giorno raccontò, per il tramite del biografo: Oggi, festa dell'arcangelo San Michele, Teresa contempla il mondo angelico (luminose figure di adolescenti, vestiti di ampie vesti di luce d'un bianco scintillante), dispiegandosi in diversi ordini, CON 12 ARCANGELI AL VERTICE. All'inizio, gli angeli sono ancora tutti belli e buoni, e cantano. Poi sorge una lotta in gesti, parole e movimenti, durante la quale circa un terzo degli spiriti angelici si oscura ed anche quattro tra di essi. Allora gli angeli rimasti luce e gli angeli diventati oscurità si dispongono in due eserciti pronti al combattimento, gli angeli scuri sotto la guida del più potente degli arcangeli, ed i buoni sotto il comando di colui che viene subito dopo di lui in dignità e che li riunisce al grido di Michaël ! La lotta prosegue fino al momento in cui gli angeli buoni respingono i cattivi nelle profondità. E gli spiriti vittoriosi intonano con allegrezza: "Kadosch, Kadosch, Kadosch". Senza scomodare altri veggenti, già Clemente di Alessandria, con San Cipriano, Areta Vescovo di Cesarea, parlavano di Sette Angeli primi creati, e reggitori della Chiesa.

[23] In un’altra versione del testo, l’amenità e la varietà si riferisce agli alberi e non alle luci. Abbiamo cercato di inserire tutti i riferimenti.

[24] 45 PDF Essendo molto arduo il costrutto, abbiamo cercato di tradurre così.

[25] Verso la fine della quarta estasi Amadeo chiarisce definitivamente il senso della frase contenuta nell’incipit della prima rivelazione (nel nostro volume 1) secondo cui: “Tutti noi Angeli e voi Uomini, siamo concittadini della stessa patria, sebbene non tutti gli Uomini siano maggiori di ogni Angelo, né tutti gli Angeli siano maggiori di ogni Uomo. Ebbene alcuni del vostro genere sono maggiori di ogni Angelo, come quel Re fatto Uomo e la Regina Sua Madre. Alcuni del vostro genere, dei quali si dice: vidi una grande folla che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue Apocalisse [7:9-10 ],sono minori di ogni Angelo. Altri sono frammisti con noi: “Siamo i Sette Angeli che veneriamo la Genitrice del Nostro Dio. Superiamo tutti gli altri del vostro genere”. Questa gerarchia di Beatitudine è dunque da ascrivere alla fruizione e visione di Dio, che con privilegio spetta a Maria, e ai Sette Arcangeli. Subito sotto di loro lo stuolo degli apostoli e degli altri Santi. Da notare che trova compimento la frase di Gesù su Giovanni Battista. Non vi è infatti, tra i nati di donna, qualcuno più grande di lui; ciò posto, egli è il più alto nel cielo subito dopo Maria Vergine e i Sette Angeli.