PREGARE IL ROSARIO CON GLI ARCANGELI - UN AIUTO ALLA PREGHIERA IN QUESTI TEMPI DIFFICILI

AVV. Carmine Alvino

  PREGHIAMO IL ROSARIO CON GLI ARCANGELI 

   MICHELE - GABRIELE - RAFFAELE - E URIELE

(quanto segue vuole solamente essere un aiuto dell'autore alla preghiera del Rosario. Essa si dirige esclusivamente al Padre e a Gesù Cristo suo Figlio, grazie, come si spera, all'aiuto dei diretti ambasciatori dell' Altissimo, i Santi Arcangeli - cui non si dirige alcuna forma liturgica.  Per maggiore cautela, vale la pena sempre farsi autorizzare da un proprio ministro di fiducia, che potrà elargire i consigli necessari ad una corretta esecuzione). Grazie


 Dopo molte preghiere, e un’approfondita meditazione dei succitati misteri del rosario, ci siamo accorti che parrebbe sussistere una singolare relazione tra ciascuno dei 4 misteri (Gaudiosi Gloriosi Dolorosi e Luminosi) e i 4 Arcangeli Maggiori della Tradizione Cattolica, ovvero S. Michele, S. Gabriele, S. Raffaele, e seppur privo di una devozione e liturgia specifica, S. Uriele. I nomi degli Arcangeli sono proprio i nomi dei loro Offici, in quanto sono gli ambasciatori dello Spirito.  Gli Angeli Michele, Gabriele, Raffaele, ed Uriele, si nominano così per via dei compiti che svolgono, poiché ci somministrano diversi doni divini; ed è questa la ragione per cui i loro nomi terminano in “el”  che significa Dio.  


Michele, che significa “Chi come Dio” è descritto nell’Apocalisse come vincitore di lucifero e delle potenze del male. Egli è lo Spirito della Gloria di Dio, quello che accompagna le vittorie del Signore e di Maria sua Madre, che ha accolto in Cielo, con la sua Ascensione, e che ha iper - venerato con la sua incoronazione.  


Gabriele, che significa “Fortezza Di Dio”, è descritto nel Testo Sacro come grande annunciatore delle battaglie di Dio. Egli è lo Spirito dell’Annuncio gioioso e gaudioso di nascite straordinarie. Custode di Maria in vita e suo servo ora in Cielo.


Raffaele, che significa “Medicina di Dio”, è descritto nel libro di Tobia, come spirito assegnato alle sanazioni delle anime e dei corpi. Egli interviene per guarire, ma la guarigione è dapprima dolorosa, perché la medicina della salvezza è amara. Solo dopo un percorso di dolore e sofferenza, si svela il piano di Dio a beneficio della salute umana.


Uriele, che significa “Luce di Dio”, è descritto nel libro di Esdra, come l’Angelo dell’illuminazione di Dio, e portatore dell’Eterno Riposo. Egli giunge dunque per illuminare il sentiero dei credenti, con la luce dell’amore di Dio, e la chiarezza della sua parola.


Sulla scorta di queste deduzioni abbiamo associato ai 4 Misteri del Rosario , i 4 Arcangeli Maggiori, come segue:

 

Michele - Misteri Gloriosi

Gabriele - Misteri Gaudiosi

Raffaele - Misteri Dolorosi

Uriele - Misteri Luminosi


 

PREGARE I MISTERI  GLORIOSI CON SAN MICHELE (MERCOLDI E DOMENICA)

 

Michele, significa “Chi è come Dio” è rappresenta le grandi vittorie ottenute da Cristo e da Maria, a beneficio dell’umanità. La tradizione cattolica gli riconosce diversi titoli, tra cui:  Capo della Milizia celeste,  Debellatore degli Spiriti maligni,  Gran Principe,  Arcistratega di Dio,  Arcangelo per eccellenza. Accoglitore delle anime dei defunti.  È dunque l’ Angelo della Gloria di Dio, e primo difensore della nobiltà della Madre celeste.  Non vi fu intercessione più grande, a beneficio nostro che quella di San Michele, che indefessamente combatte per scacciare via il nemico. Nel capitolo 12° dell’ Apocalisse, Giovanni descrisse 2 immagini salvifiche che nel racconto sacro si succedono una dopo l’altra in poche righe e le due visioni estatiche di San Giovanni non possono essere scisse, senza  perdere il senso mistico della guerra che nei Cieli si svolse per la nostra salvezza.  Secondo il racconto della Apocalisse contenuta nel capitolo 12:

1^immagine: “…Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni...”.
2^ immagine: “…Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli…”.

Nella prima, vediamo una donna eccelsa, portare in grembo e partorire Cristo Signore.  Il demonio proferisce verso di lei parole indegne, e poi si avventa sulla stessa per divorarla e nuocere anche al Bambino. Il Bambino sta a significare la Divina Maternità di Maria che non viene mai meno. La Sua maternità è inseparabilmente legata alla costituzione ontologica di Maria, la quale in ogni momento continua ad essere Madre dell’unico Figlio di Dio.  Insieme al Bambino, l’immagine riflette la futura Incarnazione di Colui che sarà destinato a governare tutte le nazioni. Di colui che sarà Re.  Dunque si prefigura e rimane presupposta in tale visione anche l’ incarnazione del Verbo e del Figlio di Dio.   Difatti, sebbene il Verbo era in principio presso Dio, ha poi deciso di nascere da una donna. Ma siccome in Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini, come dice San Giovanni nel suo Evangelo, la battaglia di San Michele è stata fatta anche per l’umanità, per permettere alla luce di entrare mondo. E per entrare nel mondo la luce è dovuta passare per una piccola porta, e questa porta era Maria. La Corona delle 12 Stelle, simboleggia le 12 porte della Gerusalemme Celeste, e i 12 Apostoli.  In tal senso Maria è anche immagine della nascente e futura Chiesa.  Da ciò si evince  si evince che S. Michele abbia obbedito a Dio, rispettando non uno ma ben 2 comandi che, Nostro Signore decise di elargire ai Santi Angeli:

Sottomissione all’autorità del Cristo, unione imprescindibile di umanità e divinità;
Sottomissione alla autorità della sua Santissima Madre , futura immagine della Sua Chiesa, dove il Suo Santo Corpo, viene costantemente partorito e dato in sacrificio per noi.

L’Apocalisse lo designa quale protettore in Cielo della Vergine e del Bambino Reale, contro il rifiuto opposto da satana di sottomettersi a loro. Si trattava dunque di un doppio comando ben esplicitato nell’Apocalisse, e correttamente riassunto dal Beato Amadeo nelle sua Apocalittica, alla seconda estasi: “…Io sarò uomo e l’uomo sarà Dio, e se sarà Dio, allora sarà dunque anche vostro Signore, vostro Re e vostro Principe e voi tutti vi sottometterete alla Sua potestà!  Lo venererete e lo adorerete come me , perché Lo Stesso ed Io saremo una sola Persona, saremo adorati da voi con una sola adorazione. Anteporrò a tutti voi anche quella Donna, che ho scelto come Madre: sarà la vostra Regina, La onorerete e La venererete come Genitrice di Dio e del Vostro Signore. Questo Voglio, Questo Comando, Questo vi Ordino. A coloro che abbiano fatto queste cose e abbiano desiderato obbedire mostrerò il Mio volto e si rallegreranno innanzi al mio aspetto nel quale è in eterno il bene di ogni bene. Coloro che però non abbiano voluto obbedire a questo decreto, precipiteranno da questo luogo verso un luogo di tenebre, nelle nebbie e nelle caligini. E non otterranno quei doni dei quali godranno ulteriormente quelli di voi (che obbediranno), ma saranno privati della Mia Grazia e saranno precipitati in un luogo nel quale non vorranno rimanere, anzi nel fondo dove sono ora aneleranno sempre alla grazia, la brameranno senza poterla avere mai” e lo stesso fu rivelato alla Serva di Dio Luisa Piccarreta, in perfetta adesione con la visione amadeita:  “… molto più crebbe quest’ira quando gli balenò dinanzi la immagine della mia futura Umanità e della Madre mia che furono date a vedere e comprendere a tutti gli Angeli come segno e prova della loro ubbidienza alla nostra Volontà, che era quella che avessero dovuto riconoscere, onorare e rispettare la nostra Divina Padronanza siccome nostre creature tratte dal nulla,  e a questa soggiacere, e che avrebbero dovuto riconoscermi fatto Uomo siccome loro Re e Signore, e la Madre mia santissima siccome loro regina e Signora …”[1]. Sicché Michele, è celeste difensore sia della dignità regale di Cristo che della Sua Santissima Madre.  Come all’inizio dei secoli era sorto Michele, per abbattere la protervia dell’ oppositore, così, alla fine del mondo, Michele tornerà nuovamente e la vittoria si ripeterà questa volta in modo completo. Questa è la visione di Daniele:  “ …Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c'era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre…” [Dn 12].  In questo tempo, Cristo si servirà proprio di San Michele per svelare il sipario della storia dell’uomo:  “…Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'Arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell'aria, e così saremo sempre con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole…”.  Michele è dunque l’Angelo escatologico per eccellenza, lo spirito dell’ alfa e dell’omega, che giungerà nuovamente alla fine dei tempi per ordine di Cristo. Non è fuori luogo congetturare dunque che l’azione di San Michele trovi un sicuro parallelismo nei Misteri gloriosi o misteri delle Vittorie di Cristo e di Maria sulla morte e sul male. E l’ultimo mistero glorioso, che individua l’incoronazione della Vergine vista nell’Apocalisse, termina dunque, adombrando l’azione di Michele, che al versetto 7 del capitolo 12°, lottò contro il drago per stabilire la sua divina regalità e maternità come regola ineluttabile degli Angeli e degli uomini, e la sottomissione degli Angeli buoni all’autorità materna. In ciò si mostra  l’azione misteriosa di Michele “il vittorioso”, che sconfigge le orde del male, e preconizza il futuro trionfo del Figlio di Dio.

 

San Michele è nominato nel Testo Sacro direttamente 6 volte (cinque con il proprio nome  ed una con l’indicazione del suo ruolo celeste)

Ap. 12, 7-8: “Scoppiò quindi una guerra in cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo” .

Gd. 9: “L’arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole ingiuriose” .

Dn. 10, 13: “Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni: però Michele, uno dei primi principi, mi è venuto in aiuto ed io l’ho lasciato là presso il principe del Re di Persia”.

Dn. 10, 20-22: “Sai tu perché io sono venuto da te? Ora tornerò di nuovo a lottare con il principe di Persia, poi uscirò ed ecco verrà il principe di Grecia. Io ti dichiarerò ciò che è scritto nel libro delle verità. Nessuno mi aiuta in questo se non Michele, il vostro principe, ed io nell’anno primo di Dario, mi tenni presso di lui per dargli rinforzo e sostegno”.

Dn. 12, 1 : “Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe che vigila sui figli del tuo popolo” .

Gs 5, 13-15: “ Or avvenne, come Giosuè era presso a Gerico, ch’egli alzò gli occhi, guardò, ed ecco un uomo che gli stava ritto davanti, con in mano la spada snudata. Giosuè andò verso di lui, e gli disse: "Sei tu dei nostri, o dei nostri nemici?"  E quello rispose: "No, io sono il capo dell’esercito dell’Eterno;  arrivo adesso". Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò, e gli disse: "Che cosa vuol dire il mio signore al suo servo?" E il capo dell’esercito dell’Eterno disse a Giosuè: "Lèvati i calzari dai piedi; perché il luogo dove stai è santo". E Giosuè fece così.

Michele che  secondo S. Basilio, fu  “anteposto, per dignità e per onori a tutti gli altri spiriti supremi”, è uno “dei primi principi” degli Angeli come rivelato dall’Arcangelo Gabriele al profeta Daniele , ed ancor meglio, come lo stesso Arcangelo ebbe a riferire sia a S. Enrico lo Zoppo che al pastore Miguel Sanchez di Navalagamella, a Madrid ” uno dei sette spiriti, Assistenti al Trono di Dio” scorti da San Giovanni nella sua Apocalisse.  Egli è proprio quello “…rispetto al quale nessuno né degli uomini né degli Angeli è più degno” perché secondo quanto rivelò il B. Amadeo nella sua Apocalissi “lui è lo stesso che lottò con il grande dragone e lo sconfisse…” . Antonio lo Duca, celebre fondatore della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei martiri gli assegna il motto “vittorioso” data il suo potere nello sconfiggere i demoni e  San Pantaleone , nel suo encomio sugli Spiriti Beati scrive che : “S. Michele Arcangelo sia la prima, la più grande e la più bella Stella Angelica, la più luminosa nel Cielo del Paradiso”.   Michele, gode poi di una  straordinaria intercessione presso Dio. La Venerabile suora Filomena di Santa Colomba, Monaca Claustrale del II° Ordine dei Minimi, rivelò che Nostro Signore, ritiene San Michele nientemeno che uno dei “due movimenti del mio cuore, in eterna memoria della bontà di questo cuore che ama tanto gli uomini”. Per questo il potere  in favore di coloro che sono suoi devoti è senza limiti .

I 5 misteri gloriosi, esaminati con attenzione, non dimostrano nient’altro che la vittoria di Cristo ottenuto sulla morte e sulle potenze del male, con il riscatto dell’umanità, e la vittoria di Maria Sua Madre, eletta a divenire la Regina dei Cieli  e ciò in perfetta adesione con l’azione di Michele, vincitore glorioso del demonio e dei suoi satelliti in nome di Cristo e Maria :

NEL PRIMO MISTERO - RESURREZIONE - Cristo risorge, vincendo sulla morte. Infatti, nascondendo  la sua fortezza nella infermità della croce, perdendo vinse, e morendo sconfisse la morte. E così la liturgia delle ore celebra questo mistero:  O mistero insondabile dell'umana redenzione: morendo sopra il patibolo Cristo sconfigge la morte. Giorno di grandi prodigi! La colpa cerca il perdono, l'amore vince il timore, la morte dona la vita. Irradia sulla tua Chiesa la gioia pasquale, o Signore, unisci alla tua vittoria i rinati nel battesimo. Sia lode e onore a Cristo, vincitore della morte, al Padre e al Santo Spirito ora e nei secoli eterni.

NEL SECONDO MISTERO – ASCENSIONE -  Cristo ascende al Cielo cosicchè l’umanità rinnovata in Cristo possa vincere  sul peccato di Adamo. Così rivela l’Apocalisse che più volte annuncia: Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra - Ap 1,4 … Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell'Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire. 

NEL TERZO MISTERO – PENTECOSTE - lo Spirito Santo dimostra la sua azione vittoriosa e salvifica nel mondo, profondendo i suoi doni celesti su Maria e sugli apostoli e le donne presenti, vincendo sulla debolezza , sulla paura e sulla titubanza di costoro, colmandoli di forza e santità : “Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.

NEL QUARTO MISTERO – ASSUNZIONE - Maria vincitrice in vita, segue la vittoria del Figlio celeste, giungendo in Cielo in Corpo e Anima, e vincendo così sulla corruzione del corpo e della carne, ottenebrata dal primo peccato. Apparendo al veggente Bruno Cornacchiola alle tre Fontane, a Roma  la Stessa Madre di Dio Rivelò: “Sono Colei che sono nella Trinità divina. Sono la Vergine della Rivelazione Il mio Corpo non marci, né poteva marcire. Mio Figlio e gli Angeli mi vennero a prendere al momento del mio trapasso (...). Si preghi assai e si reciti il Rosario quotidiano per la conversione dei peccatori, degli increduli e per l'unita dei Cristiani. Recitate il Rosario! …Io sono la calamìta della Trinità Divina, che attira le anime alla salvezza."

NEL QUINTO MISTERO  INCORONAZIONE - Maria Vincitrice è incoronata Regina degli Uomini e degli Angeli, e proclamata Mediatrice, Corredentrice e Avvocata del Genere Umano. Ciò è comprovato dall’immagine della donna vestita di sole ornata dalla corona regale delle 12 stelle dell’Apocalisse, e dal Cantico dei Cantici che declama: “Vieni, o senza Macchia, Sarai Incoronata”. Questa è la vittoria finale di Maria, cui segue, al versetto 7 del capitolo dodici dell’Apocalisse, la Battaglia proprio di Michele, e la sua vittoriosa azione sulla potenza dei demoni.  Scrive padre Giustino Micoviense: Un sospiro della Beata Maria può ottenere più delle preghiere di tutti i Santi insieme". Tutto ciò che ella chiede al figlio l’ottiene, perché il figlio si è volontariamente voluto sottoporre alla madre.  A Kibeho, Maria ha dichiarato – la mia grazia è onnipotente, perché ella, nella richiesta, nella preghiera è l’ Onnipotente per grazia, e solo lei può aiutarci.


PREGARE I MISTERI GAUDIOSI CON SAN GABRIELE (LUNEDI’  E SABATO)

Con davvero pochissima difficoltà potrà il lettore verosimilmente immaginarsi l’azione di San Gabriele corrisposta misticamente dei misteri della Gioia, tanto è vero che gli stessi iniziano proprio con la sua Annunciazione.Tutti e cinque i misteri gaudiosi, infatti, celebrano un annuncio speciale all’umanità, e simbolizzano l’Officio dell’Angelo, nuncio celeste e ambasciatore di Dio. Comunemente si ritiene che la radice del nome Gabriele sia da mettere in relazione con la parola “Forza” e dunque, etimologicamente, il nome Gabriele, significherebbe “Fortezza di Dio” o “Dio è la mia forza”, e così sovente viene interpretato il suo nome – officio . Ciò in quanto è suo ministero annunciare le forti battaglie di Dio ai suoi eletti, e specialmente alla Vergine Madre, donna forte per eccellenza.  Egli annuncia sovente la nascita di uomini poderosi in grado di cambiare le sorti delle guerre.  Per questo è l’istitutore del sacramento del Nazir, che accomuna coloro che si consacrano a Dio, facendo voto di astenersi dal bere sostanze inebrianti, o dal contaminarsi con elementi impuri. Difatti il Libro dei Giudici, al Capitolo 13, accenna alla nascita di Sansone, altro “forte di Dio”, annunciata dall’Angelo, che assolve in tutto e per tutto all’azione di Gabriele:  “L'angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: "Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d'immondo…perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei", così come il Vangelo narra che S. Gabriele rivelò a S. Zaccaria e a S. Elisabetta nel Testo Sacro la nascita di un altro fortissimo pargolo, in questo modo: “Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l'angelo gli disse. Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio”. Il Vangelo di Luca lo vede annunciare  poi  la Nascita del Verbo di Dio, Nostro Signore Gesù Cristo, confermando a Maria  l’avveramento della profezia delle Settanta Settimane che il Celeste Paraninfo aveva già predetto al Profeta Daniele, nei secoli passati, confermando proprio che  il Messia “desiderato” sarebbe giunto durante occupazione straniera, prima della posizione di un idolo pagano nel Tempio e dell’abolizione del Sacrificio. 

SAN GABRIELE, è nominato innanzi tutto nel Testo Sacro direttamente 4 volte. Egli è il grande consolatore e il fortificatore nei momenti difficili e decisivi, nonché l’ambasciatore per eccellenza dei proclami di Dio, e annunciatore di importanti nascite:

Dn. 8, 15- 16:  "Mentre io, Daniele, consideravo la visione e cercavo di comprenderla, ecco davanti a me uno in piedi, dall'aspetto d'uomo; intesi la voce di un uomo in mezzo all'Ulai, che gridava e diceva: "Gabriele, spiega a lui la visione".

Dn. 9, 20-21:  "Mentre io stavo ancora parlando e pregavo e confessavo il mio peccato e quello del mio popolo Israele e presentavo la supplica al Signore Dio mio per il monte santo del mio Dio, mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l'ora dell'offerta della sera".

Lc. 1, 15:    "Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti il lieto annuncio ".

Lc. 1, 26-27:  “L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria”.

"…Alla Vergine Maria” – dice S. Gregorio Magno  -  “non viene inviato un angelo qualsiasi, ma l'arcangelo Gabriele. Era ben giusto, infatti, che per questa missione fosse inviato un angelo tra i maggiori, per recare il più grande degli annunzi. A Maria è mandato Gabriele, che è chiamato fortezza di Dio; egli veniva ad annunciare colui che si degnò di apparire nell'umiltà, per debellare la potenza maligna dell'aria. Doveva dunque essere annunciato da "Fortezza di Dio" colui che veniva quale "Signore degli eserciti e forte guerriero..". Ed è per questo che,  “...L’Evangelista dice dunque “l’Angelo Gabriele fu mandato da Dio” – aggiunge San Bernardo, perché  – “ non penso che questo Angelo sia tra quelli minori, che hanno per loro compito abituale di eseguire frequenti ambascerie verso la terra per un motivo qualsiasi; lo si capisce con certezza proprio dal suo nome, che tradotto significa “Forza di Dio”, e anche perché  non si dice che sia mandato da qualche altro spirito più importante di lui, come di solito accade, ma da Dio stesso.  Per questo dunque si è qui posto “da Dio]”; e per ciò si è detto “da Dio” , affinché non si pensi che Dio abbia rivelato il suo progetto,  prima che alla Vergine, a qualcuno sia pure degli altri spiriti beati,  se non solo all’Arcangelo  Gabriele. Egli solo dunque tra gli Angeli fu trovato di tanta eccellenza da essere degno di tale nome e di tale messaggio. E il nome non è in disaccordo con il messaggio A chi infatti più conveniva annunciare “Cristo potenza di Dio”, se non a chi è onorato da un nome simile? Cos’altro è infatti la fortezza, se non la potenza?”.  Difatti, sostiene Santa Gemma Galgani  che, “…Appena dal Divin Padre fu decretata l’imbasciata grandissima da inviarsi all’umile Maria, doveva decretarsi ancora il portatore di tanto annunzio. E per questo ne fu scelto uno che stava più vicino al trono dell’Altissimo, e questo fu l’Arcangelo Gabriele (che significa Fortezza di Dio)…”. Così per San Francesco Saverio Bianchi, Gabriele : “E’ uno dei sette che assistono davanti al trono di Dio “,  i quali, come rivelato da Nostro Signore Gesù Cristo a Maria Valtorta sono  “in perenne davanti al Trono di Dio”  e  “ tutti presenti al mio sacrificio...Gabriele e i suoi celesti compagni curvi sul dolore di Gesù e di Maria, impossibilitati a sollevarlo, perché era l’ora della Giustizia, ma non assenti da esso, hanno raccolto nel loro intelletto di luce, tutti i particolari di quell’ora, tutti, per illustrarli, quando il tempo non sarà più, alla vista dei risorti: gaudio dei beati e condanna prima dei reprobi, anticipo a questi e a quelli di ciò che sarà dato a Me, Giudice supremo e Re altissimo…” . Lo disse lo stesso Arcangelo a Santa Restituta da Sora: “Io sono l'Arcangelo Gabriele, uno dei Sette che assistiamo sempre innanzi al Signore, e il Signore mi ha inviato ad aiutarti e confortarti affinché il diavolo invidioso non possa vincerti». Lo ha ribadito pure Nostro Signore Gesù Cristo a Suor Maria Lataste: «Quando giunse l’ora, nel mezzo dei tempi, mandò il suo angelo, uno dei sette che rimangono sempre in adorazione davanti a lui e ai quali affida l’esecuzione dei suoi ordini, quello chiamato Gabriele, cioè potenza di Dio, oppure Dio e l’uomo. E non è senza motivo che egli porta il nome, Forza di Dio, perché doveva essere l’erore che annunciava la grande manifestazione della forza e del potere che risiedono in Dio; Dio e uomo, perché doveva annunciare la grande meraviglia di un Dio fatto uomo. Egli è un angelo, e uno dei più potenti della corte di mio Padre, ed egli viene nella stanzetta di Maria, colei che mio Padre aveva scelta per darmi alla luce sulla terra. È il cielo che comunica questa grande notizia alla terra; è un angelo che la comunica a una vergine; è il più bello degli angeli che parla alla più santa delle creature; è l’angelo di Dio che parla alla madre di Dio ».

  E proprio per questo S. Gabriele ebbe a rivelare al Beato Amadeo da Sylva  che:  “Sette Angeli siamo che veneriamo la Madre del Nostro Dio e precediamo tutti gli altri (..) il primo di quelli di noi è Michele che non trova nessuno né tra gli uomini né tra gli angeli che gli sia più degno; è lui che ha combattuto con il grande drago Lucifero e lo ha sconfitto, e poi io Gabriele sono il secondo, mi segue Raffaele, e Uriele segue Raffaele, ed altri a noi”.

I MISTERI GAUDIOSI, POSSIAMO AFFIANCARLI , CON MOLTA TRANQUILLITA ALLA CELESTE FIGURA DI SAN GABRIELE. SI TRATTA DI CINQUE MERAVIGLIOSI  ANNUNCI DI SALVEZZA :

NEL PRIMO MISTERO - ANNUNCIAZIONE, è lo stesso San Gabriele ad annunciare a Maria, la futura Incarnazione del Verbo : Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te… Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine  Lc 1,28-33 .

NEL  SECONDO MISTERO – VISITAZIONE , è Sant’Elisabetta, ad annunciare  e proclamare la divina Maternità di Maria: A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?  Lc 1,42-45.

TERZO MISTERO – NASCITA DI GESU’   , vi è il terzo annuncio  degli Angeli ai pastori: vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore!” Lc 2,11

NEL QUARTO MISTERO – PRESENTAZIONE AL TEMPIO , si assiste  poi anche ad un quarto annuncio, che è quello del sacerdote Simeone, il quale prendendo tra le mani il Pargolo Divino esclamò : è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima” Lc 2,34-35.

 QUINTO MISTERO – RITROVAMENTO DI GESU’ DODICENNTE NEL TEMPIO , infine, si nasconde l’ultimo annuncio di questi arcani gaudiosi, che è proprio quello di Nostro Signore ancor dodicenne, ai suoi genitori, venuti a cercarlo, tutti preoccupati: Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio Lc 2,49.


PREGARE I MISTERI DOLOROSI CON SAN RAFFAELE (MARTEDI’ E VENERDI’)

 

Raffaele significa “Medicina Di Dio”, e per questa ragione viene accostato al  ministero di sanazione.   Difatti, tale Angelo, ha la funzione di proteggere gli uomini, di custodirli e di guarire le infermità fisiche e psicologiche.  È grazie all’ intercessione di Raffaele, che Dio apre la sua misericordia alla famiglia cristiana, primo nucleo di santità e pilastro di salvezza.  Compare soltanto nel libro di Tobia, anche se ne è il grande protagonista seppur inizialmente celato sotto le spoglie del parente di questi, Azaria figlio di Anania, presentandosi come modello dell’ Angelo custode dell’uomo.  Verso la fine del Libro, Raffaele si congeda agli esterrefatti interlocutori, con alcune frasi enigmatiche , che hanno lasciato molte perplessità negli interpreti: 1) sono uno dei sette angeli – e -  2) è bene tener nascosto il segreto del re, ma è cosa gloriosa rivelare e manifestare le opere di Dio . Il Re  infatti che si deve nascondere è Gesù Cristo, il quale diverrà Re dei Re, una volta assunta la natura umana nel ventre di Maria, come fu promesso agli Angeli all’alba dei secoli. Raffaele, infatti, stava affermando che non era ancora tempo per far conoscere che il Re si sarebbe incarnato, nel ventre della loro Regina, nonostante fosse comunque necessario far conoscere che Egli operasse in tal senso. Affermava poi di essere uno dei Sette Angeli che lo tiene nascosto perché dopo la battaglia celeste, come fu rivelato al Beato Amadeo, in sette difesero la nobiltà del Re e della Sua Regina Maria ed ancora in Sette, decisero di sottomettersi alla Sua autorità e di seguirlo nel suo peregrinare triennale nel mondo. L’Arcangelo Raffaele è il felice anticipatore dell’azione di Cristo in terra. Come Gesù , infatti, egli conduce il pellegrino sano e salvo verso la dimora del Padre, cura la cecità degli occhi del cieco, scaccia il crudele diavolo che ottenebra gli uomini, riscuote i talenti, promuove la santità del matrimonio coniugale, offre santi ammaestramenti di salvezza

 

San Raffaele è nominato solo nel libro di Tobia, in diverse pari, e specialmente nel Capitolo 3) -   In quel medesimo momento la preghiera di tutti e due fu accolta davanti alla gloria di Dio e fu mandato Raffaele a guarire i due: a togliere le macchie bianche dagli occhi di Tobi, perché con gli occhi vedesse la luce di Dio; a dare Sara, figlia di Raguele, in sposa a Tobia, figlio di Tobi, e a liberarla dal cattivo demonio Asmodeo -  al Capitolo 6)  - Raffaele disse al ragazzo: «Fratello Tobia!». Gli rispose: «Eccomi». Riprese: «Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara  e all'infuori di Sara nessun altro figlio o figlia. Tu, come il parente più stretto, hai diritto di sposarla più di qualunque altro uomo e di avere in eredità i beni di suo padre -  al Capitolo 8) - L'odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell'alto Egitto. Raffaele vi si recò all'istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi -  al Capitolo 11) - Poi Raffaele gli disse: «Prendi in mano il fiele» … «Io so che i suoi occhi si apriranno.  Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce»...-  ed infine al Capitolo 12) -  “….io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del signore…”

Nel libro di Tobia, si racconta che Raffaele, fu commosso ad aiutare questa sfortunata famiglia israelita in seguito ad un particolare atto di pietà. Egli rivelò infatti al giovane ebreo: “…Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a curare la sepoltura di quel morto, allora io sono stato inviato per provare la tua fede, ma Dio mi ha inviato nel medesimo tempo per guarire te e Sara tua nuora…” Tb 12,12-14 . È stato dunque, più di tutti gli altri, questo solo atto di misericordia, a favorire la venuta di S. Raffaele. Egli, come medicina di Dio, simboleggia la potestà curativa di Cristo, che è amara appena somministrata, ma dopo poco, porta alla salvezza. La terapia di recupero non è facile, e la potestà curativa è delle volte più lenta ad operare mediante i nostri peccati. Eh si la medicina è  amara, ma indispensabile per la salvezza! Senza di essa siamo morti. Senza la Medicina – Cristo, confezionata da San Raffaele, il Santo Farmacista del Cielo, non potremo guarire.  Come Raffaele, anche Cristo è venuto per guarire e dare la salute eterna. Nei misteri del dolore, Cristo si fa esso stesso medicina, venuto a curare i mali del mondo, mediante l’offerta di un nuovo farmaco, costituito dal suo offrirsi Sangue, Corpo Anima e divinità, per salvare l’umanità peregrina. Mediante il nuovo Farmaco favorito dalla sua Passione Morte. Ecco che , in tal senso l’azione di Raffaele pare simbolizzare quella dei misteri del dolore, dove la Nuova Medicina di Dio, è somministrata con amarezza e sofferenza, prima della guarigione totale in Cristo Gesù Nostro Signore.

I 5 MISTERI  DOLOROSI  ESAMINATI CON ATTENZIONE, SUL MODELLO DELL’ANGELO RAFFAELE, SIMBOLIZZANO LA POTESTA CURATIVA DI CRISTO :

NEL PRIMO MISTERO – AGONIA DI GESU SUL GETSEMANI -  Gesù soffrendo nell’orto del Getsemani, e sudando sangue si offre come rimedio e cura nelle tentazioni della vita  e guarigione dai tormenti psichici, soprattutto di depressione ,ansia e mestizia.

NEL SECONDO MISTERO – FLAGELLAZIONE , Gesù sopportando placidamente la dura flagellazione, si offre come rimedio e cura  dei mali prettamente fisici, come malattie, infermità, handicap e amputazioni o dei mali prodotti a terzi dalla malvagità umana.

NEL TERZO MISTERO – INCORONAZIONE DI SPINE  Gesù mentre viene coronato di spine, si offre come rimedio e cura dei mali morali e delle umiliazioni perpetrate dai malvagi verso gli innocenti; contro le torture, le crudeltà e i supplizi che i perversi sadicamente infliggono a coloro che confessano il suo nome

NEL QUARTO MISTERO SALITA DI GESU’ SUL CALVARIO, Gesù salendo sul calvario, trasportando la pesantissima croce, si offre come rimedio e cura per le condanne ingiuste, e per i tormentati dalle questioni di giustizia.

Nel quinto mistero doloroso – CROCIFISSIONE , Gesù morendo sulla croce si offre come rimedio e cura di tutti i peccati presenti, passati e futuri.


PREGARE I MISTERI LUMINOSI  CON SANT’ URIELE (GIOVEDI)

 “Dio è la mia luce": questo è il nome del quarto Arcangelo che ci deriva non dal  Testo Sacro, ma per  Sacra Tradizione orale,  per virtù mistica, estatica, profetica e per vis dogmatica teologica e dottrinaria. Questa è peraltro l’esegesi di Sant’Annibale Maria di Francia, celebre fondatore delle Sante Rogazioni: “S. Uriele Arcangelo” … abbiatelo assai caro. È il quarto dei sette che stanno alla Divina Presenza. La parola Uriele viene da “uror” - brucio - perché quest’Arcangelo è tra i serafini e brucia di un fuoco tutto particolare di Divino Amore”. Uriele avvampa di fuoco, alla luce del Tabernacolo ardente del Cuore divino, vuole dire Sant' Annibale. Il suo nome appariva inequivocabilmente nei cicli di Enoch e nel IV° apocrifo di Esdra – testo liturgico ampiamente utilizzato dalla Chiesa - come l’Angelo mandato da Dio per rispondere a tutte le domande di quel profeta: “Mi rispose un angelo che mi era stato inviato, e che si chiamava Uriele e mi disse: "Con l'animo così turbato per questo mondo, vorresti comprendere i disegni dell'Altissimo?" [IV Esdra 1]. Il senso del passo è il seguente. Le vie di Dio sono insondabili a chiunque, a meno che Egli non voglia illuminare qualcuno direttamente e in quel caso invia l’Angelo Uriele a farlo.   Per questo l’officio di Uriele -  Luce di Dio - viene a corrispondere al significato proprio dei cinque ultimi misteri proclamati dal compianto San Giovanni Paolo II.

S. Uriele , era conosciuto e  venerato dalla tradizione della Chiesa dei primi secoli, come Angelo Santo custode di Santi. Lo conoscevano peraltro anche gli Apostoli, come risulta dalle epistole di S. Giuda e di S. Pietro, in cui sono riportati in modo pedissequo  interi passi dei cicli di Enoc – etiopico, dove Uriele è uno degli Angeli della presenza .  Ciò perché, i Patres Ecclesiae tenevano di conto , come scrittura ispirata anche il IV libro di Esdra, in cui quest’Angelo appariva parlando a nome di Dio.  Sant’Isidoro vescovo e dottore della Chiesa Cattolica, lo recensiva  nel settimo libro delle sue “Etimologie o Origini” dicendo: “Uriele si interpreta Fuoco di Dio, così come leggiamo di quel fuoco apparso nel roveto ardente” e tale definizione veniva seguita da San Rabano Mauro . San Bonaventura da Bagnoregio, cardinale, filosofo e teologo ,  parlava di Uriele nella terza parte del suo “Centiloquio”, al capitolo 18 dicendo: “Uriele … si interpreta che risplende a Dio, o che è visibile a Dio, o Fuoco di Dio o Incendio di Dio. Questa … interpretazione indica che per il suo ministero siamo illuminati dalla verità e siamo infiammati dalla carità. Infatti gli Angeli  sono inviati a illuminare il nostro intelletto e infiammare il nostro affetto … di questo nome Uriele si legge nel terzo di Esdra, poichè questo Angelo è inviato alla consolazione del popolo di Dio, che era afflitto dagli stranieri“   con quasi le identiche parole  di  San Bernardino nel II, Sermone “in che modo gli Angeli ci ispirano buoni pensieri”. Lo riconosceva Sant’Ambrogio, vescovo cattolico, nel trattato “della Fede all’Imperatore Graziano”, parte terza, capo III: “ Né  l’Angelo è immortale per natura, la sua immortalità è nella volontà del Creatore. Né che tu tragga a precedente che non muore Gabriele, non muore Raffaele, non muore Uriele, e negli stessi infatti la capacità di natura è assoggettabile al peccato, e soggetta a giudizio”. Addirittura alcuni Santi arrivarono addirittura a pregarlo, nonostante il divieto imposto dalla Chiesa Romana, dal 745 in poi. Sant’ Alberto Magno, il celebre dottore della Chiesa lo pregava nelle sue litanie: “S. Uriele prega per noi. Padre, degnati di mandare dal cielo anche S. Uriele, che ci infiamma sempre col fuoco del Tuo amore e ci rende memori e grati di tutti i beni che a noi provengono dalla Tua celeste paternità ; e nei mali che nascono per i nostri peccati, per tua ripartizione, rendici o cauti nel trarci in salvo per mezzo tuo o pazienti nel sostenerli; per Cristo Gesù amen” e così anche il Venerabile San Beda, nella sua Colletta: “Gabriele sii la mia armatura, Michele la mia spada,  Raffaele il mio scudo; Uriele la mia guardia (..)”.  Papa Leone X nel 1513 approvò il nome di Uriele concedendo all’ordine di San Francesco la possibilità di invocarlo  nella sequenza della Messa di San Gabriele del 24 marzo di ogni anno (Vecchia Liturgia): “ …Gli impuri sono mondati, e i mondati sono infiammati da Uriele ardente…”. Concesse l’uso del nome Uriele anche nel relativo officio liturgico dove veniva pregato nell’antifona del Benedetto: “Uriele rischiari la via perduta”  e nel III° Notturno, alla VIII^ lezione : “la sua medicina reca Raffaele, che Uriele dona al gregge sacerdotale” .   Sant’Isidoro di Siviglia, inoltre, pregava Uriele in un inno rinvenuto nel suo Breviario Ispano - Gotico, per la festa del 29 settembre in onore di San Michele, in tal modo: “ Tu, San Michele, perennemente copri il volto e i piedi del Sommo Dio , salutandolo in alterna unione con gli Angeli  Uriele, Gabriele e Raffaele”.

Negli Atti dei Santi (Acta Sanctorum) - principale opera agiografica della Cristianità -  composta dal Giovanni Bollando e dai suoi discepoli, Uriele è nominato addirittura due volte nelle narrazioni della vita di Santa Martina contro i demoni satana ed exigone: “O Forte Vergine Martina, ancella del grande Dio che è nei Cieli, che custodisci i suoi precetti e mi hai spogliato del mio abitacolo e mi hai mostrato deforme (..)Tu invece mi hai scacciato, rivelandomi, perseguitandomi e assegnandomi al Fuoco dell’Inferno. Non trovo luogo verso il quale andarmene.Mi hai consegnato al Grande Angelo Uriele, che ha completamente bruciato ogni mia via di uscita“ e di San Lactino, Abate irlandese  di Freshford : “ Era infatti l’angelo Uriele sempre da Dio assegnato alla sua custodia, e suo inseparabile compagno di ogni tragitto…“. L’acquisizione del nome di Uriele, avvenne come nel caso di San Michele, grazie alla risposta che egli diede a lucifero, che rifiutava di rispettare gli ordini di Dio.  Tale rivelazione ci viene dal Beato Amadeo da Sylva che, parla di Uriele nella sua Apocalittica: “ Il primo che vedi qui è Michele, rispetto al quale nessuno né degli uomini né degli Angeli è più degno, lui è lo stesso che lottò con il grande dragone e lo sconfisse e io Gabriele sono il secondo. Raffaele mi segue e Uriele segue Raffaele e altri a lui (..) Benedetto sia il principe Michele, primo tra tutte le creature, che con il fortissimo Gabriele scagliò nell’inferno tutti i nostri avversari. E benedetto sia lo stesso Gabriele con Raffaele e Uriele , che continuamente non cessano di procurare la nostra salvezza (..)Anche Uriele, nostro fratello disse: “Risplenda la luce di Dio in te; in che modo l’oro si è oscurato, come è potuto accadere che il Sole sia stato avvolto dalle tenebre? Come è potuto venir meno Colui che  sorgeva al mattino? Chiedi venia, o misero, umiliati e ritornerà la tua luce! …”. Fu poi nei secoli proprio Nostro Signore Gesù Cristo a rivelare a venerabili anime, nascoste nel segreto del chiostro claustrale, di aver loro affidato S. Uriele, come loro solerte protettore e indefesso difensore contro il demonio. Alla serafica suora Maria di San Francesco di Placensia, Cristo sotto le apparenze del Santissimo Sacramento, disse: “Sta qui Uriele, che ti difende!”. A Suor Giovanna Maria Della Presentazione (al secolo Giovanna de Cambry) le fece conoscere il nome dell' Angelo Custode del direttore spirituale che era Uriele, cioè la “Chiarezza di Dio”. A Suor Bianca Di Gesù del Monastero dell’Olleria di Valensia  “…il Signore le mostrò  l’Angelo Uriele, dicendole anche che era uno di quelli che assistevano la Santa Madre Teresa di Gesù e che proprio a quello l’aveva assegnata per la sua custodia e protezione..”. Al Servo di Dio, Sac. Giovan Vincenzo Ferreri, nobile palermitano,  sempre nostro Signore disse: “ Intendimi o Giovan Vincenzo, tu sei eletto da Gesù Cristo, quando era in croce e disse Sitio. E sei una colonna di S. Chiesa, ed un ornamento di lei per gli meriti della sua Santissima Passione:  umiliati per ricevere l’Angelo Uriel”.  Nostro Signore Gesù gli disse anche che questo era l’Angelo  di S. Maria Maddalena, che significava Carità di Dio, e che aveva come compito quello di scaldare il petto, e dare ispirazioni e aiuti per convertire le genti. E così parimenti Uriele fu affidato alla Beata Marianna di Gesù di Madrid, e alle sorelle Anna di San Giuseppe di Segovia , Marianna di Santa Chiara di Villa de Mula della diocesi di Caratgena, e Antonia de la Madre di Dio, di Tlaxcala in Messico.  Fu soprattutto il Ven. Antonio Margil di Gesù  a giovarsi della grande protezione di S. Uriele, cosicchè fu capace di convertire al Cristianesimo, quasi tutte le popolazioni sudamericane, dal Texas fino al Nicaragua. Egli rivelò ad una sua figlia spirituale: “Sai figlia chi è il mio Angelo Custode? S. Uriel, fuoco di Dio, che lo invia il Signore a soffiare il fuoco dell’amore divino, sul mio cuore”. Grande protezione ottenne da Uriele anche la Venerabile Maria Antonia de Jesus Tirado, in odore di beatificazione, la quale parlò di Uriele diverse volte nel suo diario: “… Così come tornai a casa mia, un Angelo venne a sedersi accanto a me emi disse: “Guardami se sono bello!”. Gli domandai come si chiamava e mi disse che si chiamava Uriele e che lo pregassi e sempre sarebbe stato in mia compagnia e difesa e che era gradimento di Dio che divenissi sua devota. Io gettai il rosario contro di lui ed egli si mise a ridere e mi disse: “Non sono il diavolo, non temere, che ciò è vero!”… Durante la notte, quando mi misi a pregare, il diavolo stava tutto impegnato a non darmi un attimo di respiro, perché aveva deciso di stare nel letto assieme a me, in modo che trascorressi gran parte della notte in sua compagnia.  Io presi da li il rosario e come mi mettevo a pregare, mi dava degli strattoni che mi facevano cadere,  fino a quando venne l’Angelo di cui ho parlato, San Uriele, e scacciò via tutti e rimase li finchè non terminò la preghiera…. Durante la sera sentii una voce che mi diceva: “ Antonia perché non scrivi? Vai a scrivere perché non verrà da te il diavolo, perché sto io in tua difesa!”. Io gli domandai chi fosse , e rispose: “ Sono Uriele, vuoi vedermi?”.  Io gli risposi di si, che lo volevo vedere, perché è molto bello. Io lo vidi e lui mi disse: “ Non sono bello, amica?” Io gli dissi di si. Poi rispose “Addio, perchè vado a fare visita ad un’altra amica che tengo sotto la mia protezione!” e così sparì lasciando il mio spirito così tanto allegro che non possono misurarlo”. Il sacerdote Antonio Lo Duca, ottenne poi da S. Uriele di conoscere che Dio gli aveva concesso l’assenso per costruire la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri alle terme di Dioclezioano:  “…buona nova già è stato decretato dalla ss. trinità consacrata; donde uscivano era di cornice di fuoco, quadrata, come la porta di concistoro di palazzo, l’angelo più appresso era l’arcangelo Uriele, io lo conobbi perché si rassomigliava a uno che io avea fatto dipingere di forma rossa li tempi passati”.

Ciò posto, i 5 misteri di luce si intersecano misteriosamente con la figura di s. Uriele, luce di dio. Essi, come uriele, non furono inizialmente rivelati dalla madonna, ma lasciati ai secoli successivi, quando la loro comprensione si fosse resa necessaria e possibile.  Ecco quali sono:

NEL PRIMO MISTERO – BATTESIMO DI GESU’ NEL GIORDANO   Giovanni viene illuminato sulla identità di Cristo , e vede scendere lo Spirito Santo su di lui a confermarlo, sentendo proferire la celebra frase: “questo è il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”.
NEL SECONDO MISTERO - NOZZE DI CANAA , gli apostoli sono illuminati dal primo miracolo di Gesù sull’inizio della sua predicazione credendo in Lui e nelle opere che avrebbe compiuto.
NEL TERZO MISTERO – PROCLAMAZIONE DEL REGNO  tutte le genti vengono illuminate da Cristo, sulla venuta del Regno di Dio nel mondo, che poi era Lui Stesso: unione imprescindibile e santa di umanità e divinità.
NEL QUARTO MISTERO – TRASFIGURAZIONE , Pietro, Giacomo e Giovanni, sono illuminati dal corpo trasfigurato di Cristo che manifestava loro la Sua divinità e la rinascita futura nel corpo glorioso.
NEL QUINTO MISTERO – ISTITUZIONE DELL’EUCARESTIA  gli apostoli sono illuminati dall’ istituzione del Sacramento Eucaristico, segno di protezione contro i peccati e alimento ineluttabile di salvezza.


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