Il p. domenicano Giustino da Miechow, detto il Miecoviense e i Sette Arcangeli (o Sette Spiriti Assistenti)

Carmine Alvino

Giustino Zapartowicz, nato a Miechow (Cracovia) nel 1591, secondo il testo di Angelo Amato,Stefano De Fiores,Luigi Gambero, Testi mariani del secondo millennio, Volume 5, pag. 642, entra nell'ordine domenicano nel 1610.  Dal 1616 al 1622  studia teologia a Bologna. Ritornato in patria a seguito di un lungo viaggio a piedi, viene liberao per due volte dalla peste per intercessione della Madonna. In Polonia svolge gli incarichi di predicatore e maestro di studi, ricevendo nel 1635 il titolo di maestro in Teologia. Difende a Lublino 127 tesi contro le infiltrazioni luterane. Muore  a Cracovia nel 1649. E' divenuto un grande mariologo, per aver scritto il testo «Discursus praedicabiles super litanias lauretanas beatissimae Virginis Mariae (1642), dove in 421 discorsi commenta le 56 invocazioni dirette alla Madonna delle litanie lauretane che definisce: «una preghiera ordinata a Dio mediante la Vergine». Si tratta di un'opera colossale, dove riunisce le testimonianze mariane della Bibbia, del magistero, della liturgia e della pietà cristiana.  Noto conferenziere  Giustino Miecoviense,  in “Conferences sur les litanies de la tres-saint vierge”, che traiamo dalla edizione francese per l’Abate Antoine Ricard, 1868  alla confernenza n. 380° denominata “Gli omaggi e i servizi resi dagli Spiriti celesti alla Beata Vergine Maria, provano così che Ella è la regina degli Angeli”, introduce la sua immortale dottrina sui Sette Arcangeli (vedere specialmente la terza parte):

“GLI OMAGGI E I SERVIZI RESI DAGLI SPIRITI CELESTESI ALLA BEATA VERGINE SPOSA, PROVANO ANCHE CHE LEI È LA REGINA DEGLI ANGELI

Sommario

1. Premura degli Angeli intorno a Maria fin dalla sua nascita.

2. Durante la sua vita è custodita, nutrita, servita e guidata da loro.

3. Dopo la sua morte, gli Angeli la portano in trionfo ed ora la circondano nel cielo dei più rispettosi omaggi

I.— Gli Angeli, fino ad allora, non avevano trattato mai gli uomini con molto onore né con familiarità; e agivano così perché la loro natura è ben superiore alla nostra, essendo Spiriti puri: “Qui facis Angelos tuos spiritus”, dice il Salmista:  Degli Spiriti fai i tuoi messaggeri”, cioè ancora perché sono i servitori familiari di Dio: “ Milioni di Angeli”, dice Daniele, “Lo circondavano e Lo servirvano”, e ciò finalmente, perché la Grazia inonda loro di una più grande luce che brilla di un più perfetto bagliore.

Non vi era dunque nessun sottile favore quando permettevano a qualcuno di avvicinarsi a loro, o quando tolleravano che una semplice persona mortale offrisse loro i suoi omaggi.

Ma quando questa Beata Vergine Maria, unico ornamento dei Cieli e rifugio sicuro dell’ intero universo, viene al mondo, ecco che appena i medesimi principi della corte celeste si inchinano dall'altezza del loro trono davanti a questa piccola infante, la salutano con i loro scettri e discendono in folla vicino alla sua culla, la  circondano con rispetto, la venerano profondamente e depongono ai suoi piedi i loro omaggi e i loro servizi. Già avevano annunciato la nascita di questa Gloriosa Vergine a San Gioacchino e a Sant’Anna, i suoi Beati genitori. Il giorno della dedicazione, Gioacchino era andato a Gerusalemme per adorare il Signore. Ma come si avvicinò all'altare supplicando per fare la sua offerta, fu violentemente respinto dal sacerdote Issacar, che gli rimproverò il disonore di non aver messo al mondo un figlio. Vivamente rattristato da questo affronto, e non potendo sostenere senza arrossire la vista dei suoi concittadini, Gioacchino si ritirò nei campi con i pastori dei suoi greggi. La, faceva assiduamente salire a Dio ferventi preghiere e Gli chiedeva con insistenza di liberarsi finalmente dell'ignominia che pesava su di lui.  Ma un giorno che era in preghiera, un Angelo tutti risplendente di luce gli apparve e gli annunciò che il Signore aveva esaudito le sue preghiere e che sarebbe divenuto il padre di una figlia che, per il suo misterioso destino, avrebbe superato in grandezza sia le figlie di Sara che di Rachele. Tutto rallegrato da questa felice notizia, ritornò alla sua dimora, carico di esultanza, quando incontrò Anna, la sua sposa, alla quale era anche apparso un Angelo e le aveva annunciato, come a lui, la nascita della Beata Vergine. Santo Geronimo, nel suo libro sulla natività della SS. ma Vergine, riporta che immediatamente dopo la sua nascita, sarebbero stati proprio gli Angeli a donare per primi il nome di Maria: “la vostra sposa”;  rivela il celeste messaggero a Gioacchino, darà alla luce una figlia che chiamerete con il nome di Maria”. Lei sarà fin dalla sua infanzia consacrata al Signore, e fin dal seno di sua Madre, lo Spirito Santo la colmerà dei Suoi doni.” È anche questo ciò che insegnano molto altri Santi di cui abbiamo citato già le testimonianze, spiegando l'invocazione Santa Maria.

II - Appena la Beata Vergine Maria fu messa al mondo, l'Arcangelo Gabriele, uno dei Sette Principi della corte celeste che stanno inannzi al Trono di Dio, fu delegato per essere il suo custode. Questo è  il sentimento di molto di Santi Padri e dei più illustri, come Santo Ildefonso, Sant’ Eusebio di Emissa, San Pietro Damiano, e infine, San Bernardo.

Tostat, spiegando il Vangelo di San Matteo, pretende che l'Angelo Gabriele non fu preposto alla guardia di Maria che dal giorno del concepimento del Cristo, fino al giorno in cui questo divino Redentore morí per noi sulla croce. Ma la sua opinione non riposa su alcuno fondamento serio, perché tutti gli altri Padri affermano semplicemente che l'Angelo Gabriele fu il custode della Santa Vergine, senza eccettuare nè indicare espressamente  alcuna epoca della sua vita. Era infatti, più che conveniente che a questa Gloriosa Vergine, che doveva essere la Madre di Dio, non fosse affidata, durante il corso della sua vita, alla custodia di un Angelo normale, ma alle cure assidue di uno del Sette Principali, di uno di quelli che superano tutti gli altro nel mezzo della corte celeste. È così che il Nostro Signore Gesù Cristo la affidò Egli Stesso dall'altezza della croce ad uno dei suoi principali discepoli, a quello che Egli amava di più. Nel lavoro che abbiamo già citato, San Geronimo dice ancora che  la Santa Vergine, appena abbe compiuti tre anni, si era rifugiata nel Tempio, dove fu nutrita dagli Angeli per tutto il tempo in cui ci rimase. E ciò che ancor più colpisce, è che un gran numero di Padri e tutti della più rispettabile autorità, come San Geronimo, S. Andrea Cretense, San Germano, San Gregorio di Nicomedia, Giorgio Cedrem, Sant’Anselmo, San Bonaventura e San Bernardo,  in diversi luoghi, ci mostrano che durante tutto il corso della sua vita, gli Angeli hanno servito la Beata Vergine e le hanno portato da mangiare tutti i giorni. Ciò, d'altronde, non deve stupire nessuno, perché leggiamo che gli Spiriti celesti hanno agito con speciale considerazione di diversi Santi. Così, avvenne per l’ Angelo che portava il nutrimento al profeta Elia. Il santo abate Apollo, che si dedicava alla preghiera con un'assiduità tanto che cento volte al giorno e cento volte la notte pregava in ginocchio, fu anch’egli nutrito da un Angelo che, assiduamente gli portava da mangiare. È Pallade che lo racconta, ed aggiunge che un altro Santo abate, chiamato Arnulfo, godeva dello stesso favore, e riceveva ogni giorno della mano degli Angeli celesti alimenti.   

A maggior ragione, conviene dunque che gli Angeli dovessero rendere lo stesso servizio alla Madre di Dio, la Regina del Cielo e la loro Augusta Sovrana! Gli Angeli annunciarono alla Beata Vergine Maria l'Incarnazione del Figlio di Dio. Nella 335° conferenza, abbiamo parlato lungamente di questa missione che loro compiono vicino a lei. Qualche tempo dopo, fecero cessare i dubbi e le inquietudini di San Giuseppe a proposito della gravidanza di Maria e non lasciarono mancare a questa gloriosa Vergine né la cura né la pena di spiegarle i misteri che il Signore aveva operati in Lei:  gli dissero “Giuseppe figlio di Davide, non temete di prendere Maria, la vostra sposa, perché ciò che è formato in lei è opera dello Spirito Santo”. Furono gli Angeli che consigliarono a questo Santo patriarca, padre adottivo di Gesù , di fuggire in Egitto con il Santo Pargolo e la sua Divina Madre: “Alzatevi”, dice un Angelo a San Giuseppe, “prendete il Bambino e Sua Madre e fuggite in Egitto, e non fate ritorno qui finchè non ve lo dirò io”. Quando Erode morì  e i nemici di Cristo furono come lui discesi nelle loro tombe, questi celesti messaggeri ne portarono la notizia alla Santa Famiglia e divennero le loro guide per far ritorno nella terra di Israele. Un Angelo apparve ancora a San Giuseppe e gli disse: “ Alzatevi, prendete il Bambino e Sua Madre, e tornate presto nella terra d’Israele, perché quelli che non volevano in vita il Bambino sono morti”.

 

III - Quando la Santa Vergine lasciò questa vita per involarsi al cielo, gli Angeli vennero incontro a lei con Nostro Signore e la accolsero nel mezzo delle più brillanti ovazioni. Noi abbiamo parlato più sopra con molti particolari di questo glorioso trionfo. Ed ora che l'augusta Maria regna nei cieli, gli Angeli la circondano di ogni sorta di onori, di un più profondo rispetto e della più grande venerazione.  I testimoni indefettibili di questo omaggio che la corte celeste rende alla Madre di Dio, sono i Sette Angeli di cui parla l'apostolo San Giovanni nella sua Apocalisse: “Dal Trono di Dio,  dice, uscivano dei lampi, dei tuoni e delle voci eclatanti. E c'erano davanti sette lampade illuminate, ardenti, che sono i Sette Spiriti di Dio”. Ora per questo Trono davanti a quale gli Spiriti celesti si tengono con rispetto, bisogna intendere la Beata Vergine Maria, che loro venerano profondamente. Questo è il sentimento di Amedeo, dell’Ordine di San francesco, uomo illustre per la santità della sua vita, per il dono dei miracoli e il dono delle profezie. Gli annali del suo ordine, parlando delle rivelazioni che ebbe questo Santo religioso, riportano che, rapito in Dio una prima volta, ebbe la fortuna di contemplare la corte celeste e sentí l'angelo Gabriele che diceva: “Siamo sette Angeli che veneriamo la Madre del Nostro Dio”. Ecco i nomi di questi gloriosi spiriti: Michele, Gabriele, Raffaele, Uriele, Sealtiele[1], Geudiele et Barachiele.

Il nome di Michele significa “Chi è simile a Dio " questo Angelo è così invocato perché combatté per Dio contro l'orgoglioso Lucifero: “

Gabriele vuole dire " Forza di dio ". Èil nome di quello che annunciò a Daniele ed alla Santa Vergine i combattimenti del Signore e le sue gloriose prodezze.

Raffaele vuol dire: “Medicina di Dio”, perché l'Angelo che porta questo nome rese la vista al vecchio Tobia.

Uriele significa “Luce di Dio”, perché questo Angelo illumina gli uomini di una celeste luce, facendo conoscere il vero Dio, ed infiamma i loro cuori del fuoco del suo Santo Amore.

Sealtiele vuol dire: “Preghiera di Dio”, perché questo Angelo che si chiama così prega senza tregua per gli uomini e li invita alla preghiera.

Geudiele “Confessione o Lode di Dio”, perché è il nome dell' Angelo che ci esorta a proclamare e a lodare il Signore.

Infine, Barachiele vuol dire: “Benedizione di Dio”perché l'Angelo che porta questo nome ci procura celesti favori con i quali miglioriamo nel benedire il Signore e nel renderGli le azioni di ringraziamento.

I nomi di Michele, Gabriele e Raffaele si incontrano sovente nelle Sante Scritture.

Quello di Uriele è scritto a chiare lettere nel IV Libro di Esdra, capitolo I e capitolo IV.

Qualche autore cristiano trae quelli di Sealtiele nel capitolo XVI della Genesi; quello di Geudiele nel capitolo XXIII dell’Esodo e quello di Barachiele nel capitolo XVIII della Genesi.

Ma di tutti questi nomi la chiesa non riconosce e non venera che i primi tre. Gli altri quattro sembrerebbero essere stati condannati da Papa Zaccaria in un Concilio di Roma[2]. Serario riporta questa condanna, ma il fatto deve intendersi con molta riserva, perché il Papa Zaccaria ha voluto riprovare solamente quei nomi magici e supposti che l’eretico Adalberto immaginava di dare agli Angeli e mediante i quali invocava invece i demoni.

Per quanto riguarda quei nomi di cui abbiamo parlato più sopra, furono, come noi abbiamo detto, svelati divinamente al Beato Amedeo. Questi Sette Angeli sono in grande venerazione nella Sicilia, a Napoli, a Venezia, a Roma e in molto altre città dell'ltalia e della Germania. Cornelio a Lapide, nei Commentari all’Apocalisse I, racconta che l’invocazione dei loro nomi fu utilizzata talvolta per scacciare i demoni del corpo di quelli che loro assillavano.

Questi Sette Principi della corte celeste e con loro tutti gli Angeli dei cieli sono dunque agli ordini dell'augusta Madre di Dio e le rendono rispettosi omaggi.  Francesco Mairone, questo dottore illuminato di sublimi luci, trattando questo argomento nella sua predica sulla creazione dell'anima di Maria, si è espresso così: “ La Madre del Signore ha sette Angeli dei più gloriosi che si tengono presso il suo Trono”.  La stessa cosa, lo abbiamo già detto, era stato svelata al Beato Amedeo. Questo sentimento trova un'ammirevole conferma in certe immagini molto antiche che si possono vedere ancora a Palermo, a Napoli, a Venezia, a Roma ad Anversa e a Colonia. Rappresentano la Beata Vergine fatta sedere su un trono e circondata da sette angeli, come  insegnano Serario, Cornelio a Lapide, costoro i più importanti, e Antonio Spinelli nel suo lavoro intitolato Trono della Madre di Dio. Questa maniera di rappresentare Maria è perfettamente conforme alla verità, San Giovanni Damasceno ce lo mostra bene nel suo Discorso(..) , dove dice chiaramente che sette angeli, colmi di rispetto, si tengono davanti a lei come davanti al Trono di Dio. Si esprime così: “Voi siete, o gloriosa Vergine, questo Trono reale davanti al quale gli Angeli si tengono prosternati, questo Trono su quale siede il Signore, l’Onnipotente che adorano”. Del resto, e di una maniera generale, tutti gli Angeli, nel mezzo dei quali, reggono la prima fila i Sette di cui abbiamo già parlato, ci insegnano a venerare la Madre di Dio con il più profondo rispetto.  È l'insegnamento di molto  Santi Padri, di cui Antonio Spinelli, fa nel lavoro che noi abbiamo citato, una lunga enumerazione. Alla loro testimonianza si trova ben conforme una visione che ebbe Santa Gertrude e che leggiamo al libro IV° delle sue Rivelazioni. Rapita in Dio, vedeva gli Angeli tenersi con rispetto davanti alla Regina del Cielo. Costoro portavano vicino a Lei quelli che si erano preparati alla festa dell’Assunzione e li difendevano dagli attacchi degli Spiriti maligni. E dopo avere raccontato così la sua visione, Santa Gertrude aggiunse: “su un cenno della Madre di Dio, una moltitudine di Angeli accorre da tutte le parti per proteggere tutti coloro che invocano l’aiuto di questa Gloriosa Vergine”. Voi sapete ciò che accadde  sotto il pontificato di San Gregorio, quando una spaventosa epidemia ed una spaventosa mortalità desolavano la città di Roma. Questo illustre Pontefice fece fare nelle strade della città una processione solenne alla quale portò egli stesso, al canto di litanie, l’immagine venerata della Madre di Dio. Questa cerimonia era appena finita che si scorse sul monte Adriano, dove si può vedere ancora la statua che lo rappresenta, un’Angelo che rimetteva nel fodero la spada con cui aveva fino ad allora colpito gli abitanti e l’atmosfera che fino ad allora era stata lorda, appestata e come piena di un fetore insopportabile, si purificò interamente e riprese all’istante tutta la sua freschezza e limpidezza. Abbiamo accennato, più che altro, solo ai dettagli dell’avvenimento; questo è riportato nelle storie di Baronio, all’anno 590. E perché questo Angelo sterminatore, alla vista dell'immagine della Santa Vergine, rimise nel fodero il suo gladio insanguinato? Volle così rendere un omaggio pubblico di venerazione profonda alla maestà della sua Augusta Sovrana, che, già per le sue preghiere, aveva reso il Signore propizio ai Romani. Cio ci porta a concludere che tutti gli Angeli che compongono il Coro celeste obbediscono umilmente alla Beata Vergine Maria come loro Gloriosa Regina e le serbano il più profondo rispetto….”

 

 

 

 

[1] Il miecoviense lo chiama schealtiel, che si legge scealtiel, a questo punto Bartolo Longo traduce Scaltiele

[2] Tale informazione del miecoviense è errata, i nomi dei Sette Angeli non furono mai condannati nel Concilio Romano del 745, semmai, la condanna avrebbe potuto riferirsi solo a Uriele, ma su questo argomernto abbiamo ampiamento chiarito in altre parti dei nostri lavori.

 

 

Vedi altro su: