OTTAVA ESTASI DEL BEATO AMADEO DA SYLVA

PARAGRAFO 8,1 - LA RIVELAZIONE PROGRESSIVA SU MARIA VERGINE MADRE DI DIO

L’ultima estasi, trascorsa la quale, mi sarei presto addormentato in Dio, secondo quello che l’Angelo Santo  mi aveva rivelato, avvenne tre giorni prima dell’Ascensione del Signore, all’alba del giorno di Lunedì. Pertanto, mentre stavo pregando, come al solito, con slancio, fui di nuovo rapito, attraverso un’estasi della mia mente, in quella ruota celeste e vidi Dio con la Regina e la solita assemblea perfino più ampia di prima, e tutti sembravano, mentre adoravano, sorridermi come se dicessero, “Benvenuto, poiché presto verrai in questo luogo e non ne uscirai mai più!”. Gli Angeli, invero, cantavano e, innanzi a Maria, Madre di Dio ,cantavano delle lodi assai più numerose del solito, mentre La adoravano e La glorificavano e tutti i Santi facevano lo stesso, e poiché nessuno di loro mi rivolgeva la parola, e quei cantici e quell’adorazione durava a lungo, ed anche io mi meravigliavo moltissimo e mi domandavo per quale ragione stessero adorando Maria Vergine tanto a lungo, immediatamente mi si avvicinò Gabriele, e mi confortò, rivolgendomi queste parole: “Di Maria, gli Evangelisti non scrissero quasi nulla, perché allora era sufficiente aver promulgato soltanto quelle cose che riguardavano il Redentore Suo Figlio, Cristo Signore, affinché non sembrassero parlare in eccesso, nonché in un certo modo, celebrare e glorificare la donna, quando il genere femminile allora appariva agli uomini vile e abietto!

Poiché dunque la salvezza degli uomini si collocava unicamente in Gesù Cristo, sembrò loro sufficiente annunciare Cristo agli uomini, ma una volta diffusasi la fede in tutto il mondo e sparsa la buona fragranza di Cristo, il Signore volle che i Suoi Santi si dedicassero alle lodi della Madre e che si occupassero delle cose di Lei. E in quel modo, a poco a poco, si fece conoscere agli uomini in che modo, di tutto quanto il corpo che è la Chiesa, il cui capo è Cristo, Maria ne sia il collo, cosicché, nessun dono, nessun bene, nessuna grazia e neppure alcun privilegio discende dal capo verso quel corpo, se non per mezzo di questo meraviglioso collo, che è la Vergine Maria, Madre di Dio. Si è resa nota la Sua Immacolata Concezione, si è resa nota la Sua Sapienza mentre viveva piccina in questa vita e dimorava nel grembo di Sua Madre. Ora poiché il Signore, in breve, con le preghiere della medesima Sua Genitrice, ha intenzione di riportare tutto il mondo al suo culto e di sottomettere i colli di tutti sotto il giogo della fede , vuole che si facciano conoscere la purezza, la santità, la grazia e la magnificenza di questa Vergine. Per questo motivo, o dilettissimo, ha voluto qui avvicinarsi a te, affinché quelle cose che  io ti avrò rivelato, tu le narri a tutti gli uomini e vengano manifestate al Pastore che vive  ma non ancora regna e tuttavia regnerà: come a te sarà mostrato prima che ti addormenti in Dio. E poiché di questa medesima Vergine sono state scritte molte cose a sproposito che non sono vere e molte di quelle cose che sono vere sono state pretermesse, tu ora annotale di nuovo e fai attenzione alle cose che dico di Lei. Per questo motivo, dunque, tutti noi ora la adoriamo: perché  Dio vuole concedere apertamente la Sua Gloria a tutti gli uomini affinché attraverso i meriti e le preghiere della stessa, tutti ricevano la Salvezza e la vita Eterna. Ora,  in parte ti ripeterò le cose che ti dissi già l’altra volta e in parte ti mostrerò anche alcune cose nuove riguardanti principalmente la Sua Assunzione in Cielo, escludendo molti ormai diffusi errori.


PARAGRAFO 8,2 - IL SANTO RIEPILOGO DELLE VIRTU’ DI MARIA VERGINE MADRE DI DIO E DELLE ALTRE VERITA’ CELESTI FIN QUI ANNUNCIATE

Si deve credere fermamente:

- che colei che Dio elesse in grazia e gloria al di sopra di tutti quanti ed anche degli Angeli e che volle che fosse la prima dopo di Lui nel Suo Regno,  per la quale stabilì che ogni bene e ogni dono fossero concessi agli uomini e che elesse come Madre Sua, mai fosse stata Figlia dell’ira;  mai fosse stata macchiata da alcun peccato e né mentre ancora esisteva, né prima che esistesse o che fosse preveduta nella mente divina in concetto,  fu considerata così (da Dio) come una nemica e per questo privata della grazia in modo che, solo per grazia di Dio, non le dovesse essere concessa solo per il tempo in cui fosse vissuta. Ogni volta che Dio la vide, dunque, (d’altra parte la vide sempre) mai tenne la stessa, in nessun istante, come sua nemica, cosa che non si deve credere di nessun’altro dei figli di Adamo e nonostante alcuni siano stati concepiti come Suoi amici, e siano stati mondati poco prima di essere concepiti, come abbiamo detto di Giovanni Battista, non esiste nessuno, tuttavia tra i figli di Adamo, che Dio per qualche attimo non avesse visto come suo nemico. Alcuni, dunque prima che nascessero erano nemici già nel grembo ma come nacquero e dopo che furono nati,  non lo furono più . Altri invero, prima della nascita durante la nascita e anche dopo, sempre rimasero nemici di Dio: poiché non furono mai mondati dal peccato originale; altri invece non solo rimasero nemici a causa della prima inimicizia, ma a causa delle proprie azioni, furono resi nemici aggiungendo inimicizia all’inimicizia. Altri similmente furono mondati dalla prima inimicizia, ma rimasero in essa precipitandovi di nuovo. Altri furono purificati dalla prima e dalla seconda inimicizia e così, da amici di Dio, se ne andarono da questa vostra vita. La sola Madre di Dio non fu mai, in alcun tempo nemica, ma sempre amica di Dio. Non volendo Dio mai adirarsi con lei e volendo sempre la sua grazia e la sua gloria, nonostante che la stessa, in quanto figlia di un tale padre (Adamo),  sarebbe stata sicuramente attinta dall’ira così come per gli altri suoi figli.

- che l’anima della Vergine Maria fosse stata creata con ogni conoscenza e immagine delle cose e che sin dal principio della sua nascita avesse conosciuto ed amato Dio così come noi Angeli, ma non per mezzo di una conoscenza intuitiva o di una visione: poiché questo è il modo proprio dei beati. La stessa tuttavia, mentre viveva, vide lo stesso Dio, o di quando in quando o di frequente, e sebbene non fu costante in tale visione, ebbe una conoscenza dal principio  grande tanto quanto la avemmo noi Angeli, e la ebbe ancor più chiara, in quanto Dio la amava più di quanto non amasse noi Angeli.

- che Maria conoscesse la produzione letteraria di tutti quanti i popoli così come le arti liberali e le arti manuali e similmente le scienze speculative e pratiche, tanto attive che passive.

- che Maria fosse ornata di una grazia maggiore rispetto a qualunque Angelo o uomo e che apparisse ornata di ogni virtù al di sopra di tutti, solo dopo il Figlio: ed inoltre ebbe anche maggiori virtù di suo Figlio: ebbe infatti la fede e la speranza, delle quali Cristo, essendo beato dall’inizio, non ebbe bisogno.

- che il Corpo di Maria fosse stato di ottima costituzione cosicché se Dio non avesse voluto glorificarla ponendo termine al suo corpo materiale, avrebbe vissuto molto di più di quanto realmente visse. Tutte le membra della stessa, che sono comuni all’uomo e alla donna, erano somigliantissime alle membra di Cristo, cosicché la carne dell’uno sembrava essere la carne dell’altro. Fu la più bella delle donne e resa capace, sin da subito, in ogni genere di cose[17]. È stato già detto in che modo fu presentata al tempio del Signore compiuti i tre anni; in che modo visse li; in che modo fu condotta in matrimonio; in che maniera fu salutata dall’Angelo, cioè da me Gabriele con le parole: “concepirai il Verbo di Dio” in che modo fece visita a Elisabetta ed infine diede alla luce Gesù; in che modo lo educò e lo trovò  assieme con il suo sposo Giuseppe che disputava nel tempio con i dottori, e in che modo con Giuseppe, successivamente, visse per qualche tempo. Sopportò in se stessa tutte le condizioni umane: fu infatti fanciulla nubile , fu poi sposata, fu in seguito  vedova, fu vergine e fu anche madre. Dopo che Gesù, nel dodicesimo anno della sua vita, disputò con i dottori nel tempio, alcuni dissero che Giuseppe spirò  e che Maria fosse entrata nel Tempio del Signore al posto della profetessa Anna, che Gesù in realtà fosse asceso al Cielo e con il Padre e lo Spirito Santo vi rimanesse fino al quindicesimo anno prima dell’imperatore Tiberio e avesse costruito la città dei beati, per il fatto che lo stesso disse: nessuno è salito al cielo se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo [Gv 3,1-13] e così credono che Cristo Signore sia asceso al Cielo due volte.

Ma si deve credere fermamente:

- che Cristo Signore non fosse mai asceso in Cielo nel corpo se non quaranta giorni dopo la Sua Resurrezione. Si dice tuttavia che Lo Stesso sia disceso dal Cielo poiché la divinità è ovunque, e specialmente in Cielo, poiché li si mostra agli uomini per la Sua gloria. Conseguentemente si dice che discese, poiché avendo  assunto la carne  umiliò e abbassò Se Stesso.  Ascese, dunque, poiché trasferì immediatamente il Suo Corpo lassù in gloria, da cui consegue la frase: “fuorché il figlio dell’uomo che è sempre in Cielo [Gv1-13], infatti era sempre in cielo. Proprio quello che non passa da un luogo ad un altro fu lo stesso che discese poiché si fece uomo e poi ascese nel corpo assunto a sé. Nondimeno il Signore Gesù in quel tempo , restò misticamente in Cielo poiché per voi lavorava e acquisiva meriti solamente presso il Padre,  e le Sue opere e i Suoi meriti non erano conosciuti presso gli uomini, così come furono conosciuti in seguito, nel momento in cui predicava pubblicamente, faceva miracoli e confessava Se Stesso Dio.  Lo stesso, infatti, sempre edificava per voi uomini la città superna per mezzo dei suoi meriti luminosissimi e Maria sua madre, era con Lui come la maggior parte delle volte. Non è vero che la profetessa Anna fosse vissuta fino a quel tempo,  né che Giuseppe allora fosse già morto, ma custodì Maria fino al battesimo di Cristo e alla conversione e alla familiarità di Maria Maddalena e di Marta Sua Sorella, alle quali il Signore affidò Sua Madre, che era già divenuta vedova poiché, quello nel frattempo era venuto subito a mancare[18]. Ed in quello stato fu privata del Figlio Suo rimanendo contemporaneamente senza marito e senza Figlio, mentre in passato era stata sotto tutela e orfana. Giuseppe dunque morì all’età di circa settantasei anni e, pieno di santità e di giustizia e di ogni virtù e grazia fu aggiunto al novero dei suoi padri ai quali annunciò in che modo,  si era realizzata  la parola del Signore su Giovanni figlio di Zaccaria nel deserto , il quale predicava il Battesimo della penitenza per la remissione dei peccati,  e in che modo Cristo Signore volle essere battezzato da lui e lui stesso iniziò  anche a predicare e già riuniva molti suoi discepoli e compiva molti miracoli. Ed allora tutti i santi padri e le sante madri esultarono e si allietarono molto in Dio vivo. E diedero posto allo stesso Giuseppe, sia come custode del Signore che marito e  custode della Madre di Dio e lo veneravano non solo Adamo, Abele, (Seth) e Noè, ma anche Abramo, Mosè e Davide. Grande è Giuseppe presso Dio, Signore Nostro. Tutta la curia celeste lo onora, lo celebra e lo venera come custode e ministro fedelissimo del tesoro che è Cristo Signore ed è necessario che anche voi lo onoriate e recitiate e  celebriate solennemente il suo officio (liturgico).  E questo pontefice che c’è ora comincerà a farlo, ma quello che poi siederà, e ora semplicemente cammina tra di voi, senza essere conosciuto lo perfezionerà e lo completerà[19]. Giuseppe dunque fu portato via in quel tempo per questa ragione, affinché Maria Vergine restasse vedova e recasse frutto non solo al trentesimo ma anche al sessantesimo anno e così meritasse di essere a capo di tutta la Chiesa, e onorasse ogni condizione, quella verginale, matrimoniale e vedovile, e divenisse così unica speranza e rifugio delle vergini, delle mogli e delle vedove. Ma prima della scomparsa del Santissimo Giuseppe, ogni anno e in ogni santa ricorrenza, Maria con Gesù, e Giuseppe che li accompagnava, salivano a Gerusalemme, per confortare ed esortare i sacerdoti e i dottori che credevano. Né voleva il Signore Gesù predicare apertamente così come poi fece,  poiché faceva e eseguiva ogni cosa secondo la disposizione della provvidenza divina e gli oracoli e le testimonianze dei profeti e soltanto all’età adatta, affinché fosse anche d’esempio per i posteri. Maria dunque partecipò alle nozze dell’Evangelista Giovanni [Gv 2,1-12 ] e in seguito stava assieme assiduamente con la sorella di Lazzaro, una volta morto Giuseppe e li restava per la maggior parte del tempo in Betania, e sempre si dolse della futura Passione di Cristo, che prevedeva, ma si doleva tanto di più quanto poi la vedeva avvicinarsi. E quando vide e presentì i Suoi dolori, cioè  quelli dell’Unigenito Suo Figlio, e le oscenità e le infamie, si rattristava ancora di più della sofferenza del Figlio e della grande ingratitudine, dell’empietà e della crudeltà degli uomini e della dannazione dei medesimi. Molte cose, inoltre, aumentavano il suo dolore così come al Figlio Suo, nonostante bramasse e desiderasse molto la salvezza del genere umano , ma ciò non diminuiva il dolore quando meditava anche, che senza tale Passione il genere umano non potesse essere redento: infatti vedeva esser sufficiente alla stessa, la pronta volontà del Figlio Suo che offriva Se Stesso, senza alcuna (necessaria) esecuzione. Vedeva anche che quelli , con maligna intenzione arrecavano dolore al Figlio Suo. Pertanto soffrì  assai, della così tanto atroce, ignominiosa e iniqua Passione del Figlio Suo, e tuttavia nella Sua Resurrezione esultò su tutti i dolori ed anche su tutte queste cose.

Ed infatti fermamente si deve tenere:

- che Cristo Signore prima di ogni altro fosse apparso a Sua Madre e avesse confortata la stessa, ed anche ricolmata con grande gioia ed esultanza e che prima che ascendesse al Cielo, si scusò con la stessa che non la portasse con sé, in quanto era necessario che ella restasse nella vita mortale e rivelasse e manifestasse i segreti della sua Concezione e della sua Natività a Paolo, Luca, Dionigi, Ignazio,  e a molti altri  e confortasse i pavidi e ammonisse i discepoli e gli altri credenti e indicasse il sentiero di Dio.


PARAGRAFO 8,3 - L’ASCENSIONE DI GESU’

Disse il Signore a sua Madre quando voleva ascendere al Cielo:

{ Ecco Madre Mia Dolcissima, vedi il Figlio Tuo Gesù,  fuori da ogni dolore, fuori da ogni miseria e disgrazia. Ecco Lo vedi,  molto lieto e molto felice e vivo di una vita immortale, impassibile e gloriosa. È dato a me, Genitrice Mia, ogni potere sul Cielo e sulla Terra. Sono fatto Signore di tutto. Tutti gli Angeli, gli Arcangeli, i Principati, le Potestà, le Virtù, le Dominazioni, i Troni, i Cherubini e i Serafini sono a me sottomessi, e tu sarai innanzi a tutti, vicino a Me e vicino al Trono della Santissima Trinità, così come, quando mi concepisti e partoristi , mia dolcissima Madre,  e mi vedesti, mi ascoltasti e mi toccasti. E a Me Tuo Figlio,  mi sarebbe sommamente gradito che in questo nostro regno entrassimo assieme, lo possedessimo assieme, e su di esso assieme regnassimo, ma a causa  degli apostoli e degli altri discepoli presenti e futuri, la Divina Provvidenza ha deciso che tu rimani ancora in questa vita per la  consolazione dei fedeli: verrà alla fede Paolo, verrà Dionigi l’ Aeropagita, verranno moltissimi altri che tu conforterai e rafforzerai. E a Luca, a Ignazio e ad altri, come si renderà necessario, rivelerai  le cose che di Me hai conosciuto e accumulerai molti meriti per i fedeli tiepidi. Io, con la mia divinità, non ti abbandonerò mai, ma resterò con te assiduamente in questo Sacramento del pane e del vino e offrirò e mostrerò  li il Mio corpo e tutto Me Stesso,  agli occhi della tua mente,  spessissimo e ogni volta che ti sarà piaciuto e sarà stato necessario. Vedrai Me, Tuo Figlio , presente a te anche nel corpo e mai abbandonarti. Ti affido i miei fratelli apostoli e a Maddalena e li unisco a te. Ecco, io salgo al Padre Mio e al Padre Vostro, Dio Mio e Dio Vostro [Gv 20,17]. Giovanni avvicinati qui, Maddalena avvicinati a me. Vi consegno la Madre Mia, vi affido la Mia Carissima Genitrice. Abbiatene cura e portatele il dovuto rispetto. Infatti essa Mi ha servito per tanto tempo, Mi ha educato con tanto amore e tanta cura, Mi ha scortato in Egitto e fuori dall’Egitto, e Mi ha accompagnato quasi in ogni viaggio. Molte cose ha sopportato per Me. Vogliate anche voi sopportarle per lei, a causa della Mia amicizia e del suo amore. Abbiate cura della stessa, come la stessa la ebbe di Me. Veneratela e onoratela! Ella è la Madre del Vostro Signore e Salvatore; Genitrice di Dio e Creatore di tutto}

e abbracciandola con le Sue venerabili braccia, alla presenza di tutti, e posando le Sue sante labbra sul viso della stessa, disse a tutti coloro che erano presenti, mentre versavano lacrime di gioia e di adorazione:

{ Rallegrati, sei  Regina dei Cieli e Signora degli Angeli e di tutti gli uomini. Io infatti sono Gesù, quel tuo Figlio che concepisti e portasti nel tuo santo grembo, che educasti tanto dolcemente e diligentemente, e amasti sempre al di sopra di tutti; che vedesti afflitto e sfigurato dagli sputi e dal Suo stesso sangue, che vedesti  straziato dai flagelli, coronato dalle spine, e trafitto dai chiodi: questa è carne tua, queste sono ossa tue,  questo è sangue tuo! Sii forte Madre Mia santissima e pietosissima! }.

Allora Maria disse: “Il mio cuore e la mia carne esultarono nel Dio Vivente [Salmo 83]! L'anima mia magnifica il Signore ed il mio spirito esulta e si rallegra in Te, Dio mio Salvatore [Lc 1,46], oltre ogni limite!

Ed io, Carissimo Figlio, desidero costantemente vivere, conversare e dimorare con Te  e vedere lo splendore senza limiti, nella Gloria Celeste.

Tuttavia non rinuncio a nessuna fatica, sia fatta la Tua volontà! Resterò qui e  cercherò di avere cura di tutti, insegnerò a chi si rivelerà opportuno, rivelerò i tuoi segreti a quanti, quando e quanto sarà stato necessario. Accoglierò Giovanni come Figlio, Maddalena come sorella. Non trascurerò i Tuoi comandi. Custodirò ogni cosa e la porterò a termine.

Pregherò a beneficio di tutto il popolo di Dio e reciterò le lodi per tutti.

Consolerò gli apostoli presenti, Pietro, il tuo Vicario, tutti gli altri e , similmente anche quelli che in seguito dovranno giungere. Ti rendo grazie poiché non mi abbandoni, attraverso la Tua presenza corporale, e infatti Ti vedrò nel Sacramento , dove resti in modo invisibile agli occhi del corpo, ma chiaro e visibile agli occhi della mente. Ti allontanerai da me senza tuttavia separarti da me. Andrai al Padre e tuttavia resterai continuamente con me. Entrerai nei Cieli dei Cieli e abiterai con me questo globo terreno. Benedicimi Dio Mio, Benedicimi Signore Mio,  Benedicimi dolcissimo Figlio mio!”.

Alla quale il Signore rispose:

{È da molto che il Padre Mio assieme al Verbo Suo e allo Spirito Paraclito ti ha benedetto. Sempre infatti fosti benedetta né mai restasti soggetta ad alcuna maledizione . Possedesti ogni grazia che si conviene avere alla Madre di Dio. Nient’ altro ti può essere conferito dalla beatitudine eterna e dalla immortalità del corpo con le altre doti. Benedetta sei con ogni benedizione in quanto sei Mia madre. Ma benedici tu invece me, Tuo Figlio, Genitrice mia dolcissima!}.

Maria disse: “ Tu sei Dio, per cui spetta solamente a Te benedire; tuttavia in quanto sei Mio Figlio, in qualche modo sei inferiore a me. Perciò essendo, in qualche modo maggiore di Te, Ti  benedico, Figlio mio, cioè Ti proclamo benedetto per tutti e annuncio la Tua benedizione a tutti i viventi, presenti e futuri, poiché non può esservi benedizione alcuna senza di Te, Salvatore e Redentore di tutti gli uomini, e di me specialmente. Nessuno infatti maggiormente salvasti e redimesti quanto me. Ti benedico dunque come Mio Dio, Mio Redentore e Mio Salvatore e Ti glorifico in eterno”.

Allora fatto chiamare Pietro, disse il Signore Gesù a Pietro:

{“È da molto tempo che ti ho promesso di consegnarti le chiavi del Regno dei Cieli. Esse sono due, non una. Da non molto tempo te le ho date entrambe. Di nuovo, entrambe, te le conferisco, davanti a questi miei discepoli e a questi miei fratelli, affinché tu possa sapere, conoscere, esaminare, pronunciare sentenza, decidere e proclamare. Sii il signore dei tuoi fratelli e si prostrino davanti a te i figli di tua madre [Gn 27:29]. Ti affido il tuo gregge. Ti do le mie pecore e raccomando che siano tue. Sarai il loro signore. Pasci tutti i miei agnelli [Gv 21,15] per mezzo degli altri, cioè delle mie pecorelle; Pasci tutti i miei agnelli [Gv 21,16] senza mediazione. Pasci anche le mie pecorelle [Gv 21,17]; le pecore sono infatti, i dottori, i predicatori, i prelati e tutti i vescovi, e i Re e i Principi i quali con il latte della scienza e con il latte di una vita esemplare, pascono e nutrono gli agnelli. Gli Agnelli sono soltanto quelli cui si insegna e che sono nutriti, e tu pertanto pasci gli agnelli per mezzo delle tue pecorelle, che istituirai  per pascere il gregge: pasci nondimeno i tuoi agnelli senza alcun intermediario, perché qualsiasi cosa infatti, le medesime pecore possono fare, potrai farlo anche tu. Infine pasci le stesse pecorelle,  poiché sei non solo pastore ma sei inoltre anche re: reggere gli uomini non significa altro che pascerli, e pascere è reggere.  Il pastore è dunque re e il re è pastore, e i veri re non sono nient’altro che pastori.  Tu dunque non solo sarai il signore delle tue proprie pecore, ma anche sarai Re poiché Tutto ciò che avrai legato e sciolto sulla terra sarà legato e sciolto nei cieli, [Mt. 16:19]. Chi avrai benedetto sarà benedetto. Chi avrai maledetto sarà maledetto. Consacrerai, benedirai, santificherai, istituirai e ordinerai sotto di te quelli che faranno queste cose. Per questo motivo sarai Sommo Sacerdote e  Supremo Pontefice. A te Pietro,  affido i peccatori, per convertire i quali, santificarli e salvarli ho sofferto molte cose. Ricordati Pietro, siccome anche tu hai peccato molte volte, abbi compassione e così il peccatore del peccatore, l’uomo dell’uomo, la cenere della cenere, la polvere della polvere. Non escluderai nessuno dalla penitenza! Non precluderai a nessuno la via della riconciliazione! Sii mansueto, misurato e mite per i peccatori. Non disprezzare nessuno, non odiare nessuno, non abbandonare nessuno.  Ti istituisco pastore di tutti e come anche il più saldo, il più solido, il più  fervente ed il più umano ed anche come colui che potrà aver compassione dei deboli, poiché tu stesso lo fosti. Governerai con discrezione e circospezione ogni cosa: conforterai, ammonirai, esorterai, affermerai, rimprovererai, accuserai e castigherai. Esaminerai le virtù  e i meriti  delle tue pecorelle  e dei tuoi agnelli e con equa bilancia li soppeserai. Altre cose te le insegnerà lo Spirito Santo che presto sta per venire. Ugualmente con ognuno di loro}.

E dicendo queste cose, dopo avere abbracciato e baciato Pietro, genuflesso davanti a sé, chiamò Giovanni e gli affidò nuovamente la Madre. Allo stesso modo esortò sia Andrea che Giacomo, con Tommaso, Simone, Taddeo, Filippo, Matteo e Bartolomeo e annunciò loro le cose che dovevano presto avvenire su di essi. Convocò poi gli altri discepoli, soprattutto: Luca, Marco e Barnaba, il quale, assieme a Paolo, stava per eleggere all’apostolato. A tutti annunciò le cose future che sarebbero dovute accadere loro e comunicò quali cose si sarebbero dovute fare o sopportare. Abbracciò e baciò tutti singolarmente mentre benediceva tutti. Erano lì molte donne che lo avevano seguito: ma specialmente  Maria di Salomè e Maria di Alfeo, dal nome del marito (detta anche) Maria di Giacomo dal nome del figlio. Infatti Maria Salomè fu moglie di Zebedeo, e non viene mai chiamata con il nome del marito ma soltanto con il nome del padre. Maria di Alfeo è chiamata così , invece, dal nome del marito, ma è anche chiamata Maria di Giacomo cioè di Giacomo il minore, che fu suo figlio. Inoltre è anche chiamata Maria di Cleofa per via del nome del Padre. Tutte queste donne e molte altre erano li, tra le quali vi erano le due Marie, entrambe Maddalene, le quali unsero entrambe il Signore Gesù: ma una era stata la peccatrice nella città, l’altra quella ossessa dai Sette Spiriti maligni[20]. Il Signore amava entrambe, ma su tutti quella che era sorella di Lazzaro. Era infatti una appassionatissima “innamorata” di Cristo Signore e di tutte le sue opere. E lei assieme a sua sorella Marta, servivano più di tutti gli altri con le loro sostanze Cristo Signore, la Madre Sua e tutti i discepoli. Benedicendo dunque tutti, anche le donne, chiamò queste due Marie,  sue untrici,  e rivelò loro in che modo, per lungo tempo , a causa loro , ci sarebbe stata una lunga lotta nella Chiesa di Cristo: se non fossero cioè due donne o una sola. E soltanto in quel tempo felice, del felicissimo Pastore, sarà ammessa questa verità e sarà finalmente dichiarato che furono due e che una fosse la peccatrice nella città e l’altra la ossessa dai demoni, senza esser stata , peraltro, soggetta ad alcun considerevole vizio. Di questa, altrove ti dissi molte cose.

Pertanto Cristo Signore chiamò le due Maddalene e le benedisse entrambe e ad entrambe diede conforto. Ed affidò a Maria, Sorella di Lazzaro, Sua Madre, così come la affidò anche a Marta e a Lazzaro: non perché avesse bisogno del loro aiuto, ma affinché gli stessi, che Lo servivano e Gli obbedivano,  accumulassero meriti, e stando vicino alla stessa, seguissero i suoi esempi. Oh quanto giovò allo stesso Giuseppe, suo marito, la vicinanza di Maria! Per quanto  infatti fosse giusto e buono,  tuttavia proprio  a causa della presenza di Maria fu reso perfetto ed eccellente in ogni virtù. Maria infatti era per tutti coloro che le stavano vicino, come una sorta di fuoco avvampato  che penetrando con il divino amore i cuori di ciascuno, li infiamma , li incendia, li purifica, li deterge e li illumina, consumando ogni male, e volgendo, in qualche modo, ogni cosa in Dio. Oh quanto giovò (Maria) a Maddalena, a Marta e a Lazzaro, a Luca, a Ignazio e al Beato Dionigi e a tutti quelli che vivevano con lei: la sua parola  sembrava un fuoco violento. Un idioma prezioso  era nella sua bocca: si mostrava per tutti degna di imitazione. Era come uno specchio nitido nel quale tutti vi guardavano dentro. La sua voce dolce più del miele e del favo. I suoi passi solenni , e del tutto misurato il suo portamento ed opportuno ogni suo gesto.  Non c’era nulla di reprensibile, ogni cosa era divina. Dunque il Signore affidò a costoro sua Madre affinché andassero dietro alle sue orme e seguissero i suoi esempi, e dando poco, ne ricevessero in contraccambio molto. 

Infine furono riuniti sul Monte degli Olivi, il quarantesimo giorno dopo la Resurrezione del Signore, assieme a Maria Sua genitrice,  tutti gli apostoli, i discepoli e le sante donne:  quasi alla sesta ora. Era giovedì (giorno di Giove) come voi dite, e il quinto giorno del mese di maggio.

E allora il Signore Gesù, prima di ascendere al Cielo,  disse innanzi a loro tali cose:

{ Dio ebbe sempre per gli uomini una così grande cura! Potrebbe ritenersi quasi che non si sia mai curato d’altro. Il Padre infatti volle che io, Suo Verbo, fossi fatto uomo e assumessi la natura umana e che Dio fosse uomo e l’uomo Dio.  In seguito volle glorificare quell’uomo, che Io sono ed anche la Madre di Lui, che è Maria Vergine qui presente e che sta innanzi a voi, al di sopra di ogni Angelo; a causa dei quali un grande numero di Angeli, cadde con Lucifero dal Cielo dei Cieli , avendo odiato una così grande obbedienza, una così grande sottomissione e credendo  di essere liberi furono resi schiavi. Decretò invece di render voi altri amici, se fino alla fine avrete perseverato, cittadini della Gerusalemme Celeste, assieme agli Angeli, figli incolpevoli che mai peccarono. Inviò tutti i Patriarchi, tutti i Profeti e tutti i dottori affinché custodissero il genere umano e lo indirizzassero sulla via della salvezza e aiutassero gli Angeli custodi. Da ultimo,  ha inviato me , Suo  Figlio e, sia Mia Madre e sia voi, potete essere testimoni delle cose che ha dovuto soffrire. Ecco già risorsi ed apparvi per primo alla Mia Genitrice e poi a questa appassionatissima Maddalena e alle altre Marie qui presenti, le cui parole vi sembravano tanto dei vaneggiamenti. Apparvi a Pietro, a Cleofa, a Luca. Apparvi nello stesso tempo a tutti e foste sempre tardi di cuore nel credere [Lc 25,25]. Vi fu  in voi un eccesso di durezza del cuore; foste molto increduli: in voi ci sono cuori di sasso e duri come il corno. Ma, ascendendo Io al Cielo e giungendo su di voi lo Spirito Consolatore, saranno ammorbiditi più della cera e vi saranno dati cuori molli e di carne e sarete istruiti su ogni verità. Rimarrete tutti, unanimemente, in orazione nel Cenacolo della città di Gerusalemme con la Mia Genitrice e con queste sante donne, finché  non siate rivestiti di potenza dall'alto [Lc 24,49]. Rivestiti di Quello, voglio che, iniziando dapprima da Gerusalemme, dal gregge giudeo che è andato in rovina,  annunciate le mie parole e le mie opere ed ogni cosa che feci e compii nel popolo dei Giudei e predichiate agli stessi ogni cosa che ho insegnato a voi e ad altri. E in seguito , andando per tutto il mondo,  predicate l'Evangelo a ogni creatura [Mc 15,15]: annunciate la pace a tutte le genti. Venni per tutti, nonostante sia venuto per i soli giudei, così come fui promesso loro, e nacqui dai loro padri. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato [ Mt 28,20] così come precedentemente insegnai a voi . Chi crederà, accoglierà la dottrina del Vangelo,  e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà, alle cose che predicate,  sarà condannato [MC 16,16].  E a quelli che, non sarebbero mossi a credere senza i segni che nessun altro tranne Dio può fare, farete anche voi le opere che io faccio e ne farete anzi di più grandi [Gv 14, 12]  e affinché non credano che voi facciate questi segni per mezzo di qualche altra arte  voglio che anch’essi facciano i medesimi segni. E allora sapranno che quelle cose non vengono fatte per mezzo di una qualche abilità,  bensì mediante la sola Divina Potenza e questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno  [MC16,17-18] , e loro potranno fare ogni altra cosa che io feci,  ne faranno anzi di più grandi [Gv 14, 12]  senza aver utilizzato alcuna arte, ma solo avendo invocato il nome Mio, o il nome della Trinità, che è Dio. Rimanete in città finché non venga a voi lo Spirito Consolatore. Io ascenderò ora al Cielo con tutti costoro}

Erano inoltre con lui, Adamo ed Eva, Abele il giusto, e Seth suo fratello, con molti altri fratelli e sorelle dei quali, presso di voi non si fa alcuna menzione: poiché non fu necessario scrivere ogni cosa ma, soltanto, attraverso la  genealogia giungere al Santo dei Santi. Era ivi Noè con i giusti di entrambi i sessi della sua stirpe. Era Tare[21], Eber e Abramo quel grande uomo innanzi a Dio , con tutti i giusti della sua stirpe, e vi era quell’eccellente vertice dell’Antico Testamento, Mosè con Aronne e il resto della sua stirpe. Vi era Davide, il più nobile di tutti i profeti, con Salomone, e tutti i giusti della sua stirpe. Vi erano altri profeti, e i Maccabei. Vi erano con loro innumerevoli anime di giusti ed anche di altre genti, non solo dello stesso Giobbe uomo famosissimo,  ma anche di numerosi filosofi (le cui opere tenete in grande considerazione) Egizi, Greci, Caldei e Latini, i quali veneravano un unico Dio dei Cieli  e in esso speravano , considerandolo il Remuneratore di ogni bene.[22]E dunque con Cristo, vi era ogni anima che aveva liberato, o dal Limbo o dal Purgatorio.[23] Liberò, poi, tutti quelli che furono trovati al tempo della sua Discesa Agli Inferi. Ciò infatti si addiceva ad un Tale Invitto e Nobile Trionfatore, affinché per mezzo di quel prezioso sangue, di recente effuso, tutti gli amici venissero aiutati, e conveniva che tutti gli amici fossero consolati de un così tanto glorioso trionfo. Come avrebbe potuto infatti, un Principe così tanto clemente e pio, giungendo trinfalmente, abbandonare i suoi amici così afflitti nei tormenti? Era giusto che si aprissero le carceri degli inferi, che gli amici fossero rifocillati, e trasformare una lunga pena in una più breve.

{Io salirò al Cielo con tutti questi}

E tutti noi Angeli eravamo presenti. E esortò gli stessi a continuare a spezzare il pane benedetto dicendo:

{Ascendo al Padre Mio e al Padre Vostro,  al Dio Mio e al Dio Vostro [Gv 20,17]  E ancora, ecco, Io sono con voi in questo Sacramento e sarò con voi (miei fedeli)  tutti i giorni, fino alla fine del mondo [Mc 28,20] }

E dicendo “Stammi bene!” a Sua Madre, agli Apostoli, a Maddalena, e a tutti gli altri, il Signore Gesù, dopo aver detto le cose che ti ho rivelato, cominciò a poco a poco, a statura eretta e con le mani alzate,  ad essere allontanato da terra e ad andare verso il Cielo e nel suo cerchio vi erano tutte le anime dei giusti, il cui numero  era quasi infinito e tutta la regione del cielo era piena di loro: tutti i quali, prima di allontanarsi, mostrarono reverenza alla Regina e Signora dei Cieli. E vicinissimi a Cristo erano Giovanni Battista, Abramo, Giuseppe sposo di Maria madre del Signore e Mosè e Davide, Isaia e Geremia, che sembravano avvicinarsi uniformemente e allo stesso modo seguivano loro altri profeti, Anna, Simone il giusto e Anna la profetessa, Eva, Adamo ed altri, secondo il proprio ordine. Avresti visto li Adamo ed Eva, Abramo e tutti i Patriarchi e i Profeti Anna, Sara e Rachele, Rut ed Ester e Giuditta, benedire e adorare, uno per uno, Maria Genitrice del Nostro Dio e tutti , davanti a lei, a modo suo procedere e dire: “Ascenda prima di noi la nostra Regina, ci preceda la Nostra Signora. Non è degno, non è equo, che noi prima di Lei saliamo al Cielo”, ma conosciuta la causa della posticipazione, tutti sottomisero i loro desideri alla divina volontà. Così mediante la potenza divina (ed inoltre con la potenza dell’anima gloriosa che il Signore Gesù aveva ottenuto da Dio), a poco a poco il suo corpo veniva condotto fino al Cielo, mentre la madre, gli Apostoli e molti altri, riuniti su quel monte, con gioia, esultanza ed ammirazione lo guardavano andare via, accompagnato da tutti gli Angeli e da innumerevoli giusti. E noi Angeli cantavamo da una parte e le anime dei giusti dall’altra, come se un coro rispondesse all’altro coro , e talvolta una parte degli Angeli con una parte dei giusti formavano un coro, e un’altra parte degli Angeli con un’altra parte dei giusti rispondeva loro come un altro coro, e il salmo invero era questo:

 

Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba [Salmo 47,6].

Ascende il Dio Nostro che è uno, non avremo altro Dio all’infuori di lui [Es. 20,2-17].

Discese per noi dai Cieli e ora si parte dai nostri terreni.

Ascende Dio Nostro con giubilazione, poiché come si eleva gli Angeli cantano con la mente appena.

Ascende anche con voce di tromba poiché sale su in alto,  mentre anche le anime cantano per mezzo degli organi del corpo.

Noi Angeli cantiamo con la mente appena, e talvolta formiamo voci,  nell’aria a noi aliena.

Noi Anime che possiamo dar forma a dei corpi  utilizziamo quei corpi come strumenti nostri.

Ascende dunque il Signore mentre gli Angeli giubilano e i giusti, come strumenti, cantano.

Applaudite, popoli tutti, acclamate Dio con voci di gioia [Salmo 47,2]

Cantate inni a Dio, cantate inni; cantate inni al nostro re, cantate inni [Salmo 47,7]

Perché Dio è re di tutta la terra, cantate inni con arte. [Salmo 47,8]

Perché tu sei, Signore, l'Altissimo su tutta la terra, tu sei eccelso sopra tutti gli dei [Salmo 97,9]

Cantate inni al Signore con l'arpa, con l'arpa e con suono melodioso; con la tromba e al suono del corno acclamate davanti al re, il Signore [Salmo 98 5-6]

Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi. [Salmo 98,1]

Grande è il Signore in Sion, eccelso sopra tutti i popoli. [Salmo 99,1]

Il Signore ha stabilito nel cielo il Suo trono e il Suo regno abbraccia l'universo. [Salmo 103,19]

Cantate al Signore, benedite il Suo nome, annunziate di giorno in giorno la Sua salvezza [Salmo 96,2]

Ascendendo in cielo ha portato con Sé prigionieri,
ha distribuito doni agli uomini [Salmo 68,19 – Ef 4,8]

Colui che ora ascende, per primo discese quaggiù sulla terra [Ef 4,9]

Fu la morte della morte dell’uomo, fu la morte dello stesso Inferno

Spogliò l’Inferno, e tolse da esso coloro che attendevano da lungo tempo

Fece uscire il Suo popolo con esultanza, i Suoi eletti con canti di gioia. [Salmo 105,43]

Estrasse  essi dal pozzo senz'acqua. , e li trasportò  nel Suo Regno [Zc 9,11]

Altri estrasse dalla tribolazione e abbreviò le pene di molti

Tutti gli amici che erano morti, li ha condotti con Sè alla Gloria Eterna

Affidò la sua Chiesa a Pietro e mentre saliva benedì tutti

Lasciò Sua Madre nel mondo  e la lasciò come ancora della sua fede

Poco alla volta, alzate le mani, mentre li benediceva, (il corpo) fu portato (dall’anima) verso il cielo [Lc 24,50-51]

Non era quello un moto progressivo, ma altro, del quale, allora,  si servirà l’anima.

Tutti i Suoi Santi lo circondavano e gli Angeli lo benedicevano.

“Chi è costui che viene da Edom, da Botsrah, con le vesti tinte di scarlatto” cantavano [Is 63,1]

Non lo dicevano  perché lo ignoravano, ma magnificavano la Maestà con una così grande meraviglia.

Il Signore forte e potente, il Signore potente in battaglia [Salmo 24,8]

Chi è questo Re della gloria? Il Signore degli eserciti è il re della gloria [Salmo 24,10]

Bellissimo avanza, rivestito della stola di maestà.

Prima che il Signore ascese, disse a tutti con voce chiara:

“Perseverate nella frazione del pane benedetto, ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo [Mt 28,20]

La Mia Madre eccellentissima mi vedrà in quel Sacramento, così come in altri luoghi

Altri mi contempleranno mediante la propria fede, da cui ne trarranno non poca consolazione

Ascese al Padre Suo , dal cui seno  mai discese

E tuttavia discese dal cielo poiché congiunse a se stesso l’umanità

Rimase con la Madre e con i suoi, e tuttavia lasciando loro, salì al Cielo

Discese in un modo, cioè per virtù divina, ascese invece, attraverso un modo diverso, cioè mediante il corpo assunto

Colui il quale discese e ascese, Quello, tuttavia, rimase sempre nel Cielo

A poco a poco svaniva dai loro occhi e si avvicinava alla volta dei Cieli

Quando nessuno di loro poté più vederlo, allora ascese al Cielo più velocemente

La Genitrice, dopo di tutti gli altri, continuò a vederlo nel Cielo, e dopo essere stata da Lui benedetta,  Lo adorò

Infatti coloro i quali erano tra di loro più degni, lo guardavano più oltre

Per cui,  a chiunque il Signore, alla fine della visione rivolse lo sguardo, ciascuno di loro benedisse

E non vendendolo già più, restavano come stupiti, e dirigevano gli occhi verso il Cielo

Finché  due Angeli dissero loro, che ritornassero verso Gerusalemme, alle proprie case

Poiché il Signore era salito verso tutti i Cieli per rendere quello Spirito che aveva loro promesso

Così che credessero che sarebbe disceso così come Lo videro ascendere.

Benediciamo, dalla parola del Signore furono fatti i cieli [Salmo 33,6]

Benediciamo, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera [Salmo 33,7]

Benediciamo, l’Ingenito il Genito con il Grande Spirito Paraclito [JOHANNIS PECHAMI (1230 – 1292) De Sanctissima Trinitate] Amen

Allora l’Angelo disse: “Scrivi, scrivi questo salmo, affinché il Pastore della Chiesa, tragga dallo stesso, (altri) salmi e inni. Infatti con l’autorità che possiederà, potrà aggiungere molte cose sia a questo mistero dell’Ascensione che (a quello) della Resurrezione e ad altri misteri, affinché siano celebrati tutti i particolari di ciascun mistero e nella vostra bocca ci sia sempre la lode di Dio. Il Signore dunque  ascese al Cielo e quell’Uomo siede nella potenza e maestà massima che può immaginarsi dopo Dio e ciò significa che lui siede alla destra di Dio. Certamente tutti gli eletti stanno a destra, nel modo che la destra si distingue dalla sinistra, ma non nel modo in cui con “destra” si intende una tale eccellenza: in questo modo infatti siede solo quell’uomo alla destra di Dio. Cristo in quanto uomo non ottenne, per effetto del raggiungimento di quel luogo, un gaudio mediocre. Maria in vero perseverava con tutti quelli nella preghiera e confortava tutti e li sosteneva affinché si preparassero diligentemente a ricevere lo Spirito Santo, che ricevettero dieci giorni dopo l’Ascensione di Suo Figlio.


PARAGRAFO 8,4 - TRANSITO E ASSUNZIONE DI MARIA – COME VISSE MARIA GLI ULTIMI ANNI

Ed ecco che, volendo parlare della morte e dell’ Assunzione al Cielo della Genitrice di Dio, per mostrare da una parte tutta la sua vita, inserimmo l’Ascensione di Cristo Signore. Maria, stando nel cenacolo con gli altri apostoli e discepoli, perseverava nella frazione del pane benedetto e la stessa, riconosceva, anche nell’umanità, il Signore Cristo Suo Figlio con l’occhio della sua mente. E gli altri credevano appena come credono i viandanti, e intanto un po’ più fortemente, in quanto lo avevano già visto confermato mediante molti miracoli. E dopo l’avvento dello Spirito Santo Maria non restava mai nella sua dimora senza questo Sacramento e così poteva vedere il Figlio Suo ogni volta che Lo desiderava, e Lo Vedeva e gli parlava in  lingua angelica e da Egli riceveva le risposte nella stessa lingua. Non Lo toccava solamente. Tuttavia vedeva più spesso anche la Sua Divinità. Di quando in quando era presente a lei anche non sacramentalmente, e allora Lo abbracciava e Lo vedeva con occhi corporei. Assumeva le parti sensibili[24] del pane e da quelli si generava la carne e il sangue, non perché la carne di Maria, avesse le parti sensibili della persona come forma, come ritennero non pochi di quelli che sono qui, per di più santi sebbene molto elementari su questo punto. 

È necessario infatti che o ritorni la sostanza del pane o sia creata una sostanza nuova per mezzo di un miracolo antico. Così infatti stabilì Dio dal principio. Se infatti la sostanza non ritornasse, e non ne fosse creata una nuova, in che modo lo stesso si comporrebbe? In che modo l’ “elemento sensibile”  starebbe sotto la “sostanza”? In che modo la materia prima, a poco a poco non verrebbe a mancare del tutto? In che modo la carne o l’animale potrebbe così essere composto? La forma sostanziale ripugna la sua materia, la materia ripugna dare forma, ed all’elemento sensibile ripugna essere materia della forma sostanziale. Quella opinione è dunque ridicola e racchiude una contraddizione.  

Maria conosceva ottimamente queste cose e mentre gli apostoli predicavano, la stessa pregava in casa, leggeva, insegnava, e meditava assiduamente sulla legge del Signore. Le faceva assistenza Maddalena sorella di Lazzaro, Maria Salomè madre dei figli di Zebedeo, Maria madre di Giuseppe il giusto e degli apostoli Giacomo il minore, Simone e Taddeo, quella medesima che si chiama Maria di Cleofa dal padre e Maria d’Alfeo dal marito. E quelle Marie , cioè  Cleofa e Salomè furono sorelle della Vergine Maria, sebbene non fossero anche figlie di Anna,  come si dice oggi presso di voi. Si dice, infatti, che Anna avesse concepito tre Marie, ma ciò non è vero. Anna non ebbe se non una figlia, e ciò soltanto per dono di Dio, poiché , per sua natura,  era sterile e una volta nata  quella grande figlia e madre di Dio, rimase sterile. Ella non ebbe se non una figlia e la Vergine Maria un unico Figlio. Questa rimase sempre Vergine, quella, sia prima che dopo, sempre sterile. Non si addiceva certamente che una volta nata la Madre di Dio, Anna si sposasse per procreare altri figli: in modo che, immaginano anche che, nata la Vergine Maria, immediatamente morisse anche Gioacchino. Ma anche qualora fosse morto subito, certamente Anna santissima non avrebbe presto sposato un altro uomo, né con gioia avrebbe fatto seconde nozze, rimanendo il lutto del precedente matrimonio, la quale condizione non appartiene ad una buona e santa matrona. Poi, anche qualora avesse celebrato sfrenatamente  seconde nozze ancora per un anno avrebbe atteso la nascita di una seconda figlia, nata la quale, immediatamente il padre di questa seconda sarebbe dovuto morire, come il primo. Sarebbe stato allora ancor più turpe celebrare terze nozze e scacciare subito con gioia il lutto del secondo marito e che quella santa donna non avesse alcuna vergogna, né  tenesse una vita morale e civile. Si tratta dunque di una falsità, che nata la prima figlia, subito fosse morto il padre. É una falsità che morto il primo marito subito si sposasse al secondo. Allo stesso modo è falso che nata la seconda figlia, subito fosse morto quel padre e che morto quello, subito Anna sposasse un terzo uomo. Insomma anche ammettendo queste falsità  che sminuiscono la santità di Anna e la dignità della Madre di Dio , in quanto sarebbe nata da una Madre così incontinente,  non si addiceva poi, ad un tal grembo, che dopo la Regina di tutti, desse alla luce altre femminucce. Tuttavia sarebbe stato necessario che quando nacque la terza Maria, la Vergine Maria allora avesse almeno quattro anni o circa e fosse già stata presentata al tempio e più oltre la stessa si sposasse per prima quattro o tre anni prima delle sue sorelle  e la stessa durante il primo anno del suo matrimonio generasse il Salvatore. Forse la seconda e la terza non avrebbero così concepito nel primo anno del matrimonio, poiché ciò è raro. Senonché, ammesso pure che tutte e tre avessero concepito durante il primo anno, tuttavia la seconda Maria ebbe quattro figli: Giacomo il minore, Simone, Taddeo e Giuseppe il giusto, e ne partorì almeno uno con un intervallo di un anno dall’altro. Dunque il Signore li avrebbe chiamati con sé assai giovani e la sua casa sarebbe stata piena di fanciulli. Pertanto né Cleofa, né Salome furono mariti di Anna, ma furono fratelli suoi e di Ismeria, madre di Elisabetta che generò Giovanni Battista. Dunque Gioacchino ed Anna diedero in moglie Maria Vergine, al vergine Giuseppe, inducendoli a ciò il miracolo.  Cleofa diede sua figlia ad Alfeo e Salomè la sua a Zebedeo, e Ismeria la sua Zaccaria, e poiché Anna fu sterile, Elisabetta nacque molti più anni prima della Vergine Maria. Allo stesso modo prima nacquero Maria di Cleofa e Maria di Salomè e si sposarono prima di Maria madre di Dio. E nacquero prima del Signore Cristo, Simone, Taddeo ed ambedue i Giacomo,  ma Giovanni Evangelista era più giovane di tredici anni rispetto a Cristo. Ismeria era la primogenita, il fratello Salomè la segue, Anna segue lui, e Cleofa a lei. A sedici anni Ismeria generò Elisabetta, mentre Anna allora compiva il decimo anno e quando partorì la Madre del Signore aveva quarantacinque anni.  Elisabetta dunque fu sorella di Maria poiché nata dalla sorella della Madre, ma Elisabetta nacque subito da Ismeria che era feconda mentre Maria nacque da Anna che era sterile, soltanto venticinque anni dopo di quella.  A quel tempo Elisabetta era già sposata a Zaccaria. Dalla feconda Ismeria nacque Elisabetta sterile, e dalla sterile Anna, nacque Maria che era molto feconda, la quale partorì il Vostro Salvatore e Re di tutti.  Pertanto, morta Elisabetta molto tempo prima, Maria di Cleofa e Maria Salomè, servivano e accompagnavano Maria  genitrice di Dio e dimoravano , per la maggior parte, nella casa di Maddalena e Marta. Quella Vergine nobilissima, con le sue parole e le sue lettere,  confortava gli apostoli e gli altri credenti, la quale, come vide  Paolo, fatto discepolo di Cristo e suo vaso di elezione, gli mandò Luca. Il quale Paolo,  prima di partire per l'Arabia Saudita, volle incontrare la madre di Dio, che quando ascoltò proclamare con grande sapienza, i misteri di Suo Figlio e la vide sciogliere i nodi di tutti i dubbi del Vecchio Testamento, prostrato a terra adorò Cristo Signore e la Madre Sua e disse: “Fino ad ora, dal giorno della mia conversione, ho creduto a Cristo Figlio di Dio , ora ho conosciuto in modo chiaro dalla divinità della Madre, la natura divina del Figlio. Benedetto sia il Signore Gesù Cristo, che illuminò me che gli espiravo minacce e che a Sè attirò il mio cuore distante. Benedetta sii Tu, Madre del Signore Mio Dio e Re di tutti, poiché in te vedo ogni tesoro recondito di sapienza e di scienza di Dio”. Istruito dunque da lei su ogni segreto, si diresse per l’Arabia tutto ardente della fiamma del divino amore e tutto infiammato accendeva tutti. E da solo portò più frutti con le sue fatiche alla chiesa di Cristo, di qualsiasi altro apostolo. Ed è proprio per questo che egli disse di Sé:  anzi ho faticato più di tutti loro [1Cor 10] non certamente rispetto a tutti sommati assieme, ma più di chiunque altro preso singolarmente, e mentre convertiva l’egregio filosofo Dionigi e a lui, che già bene credeva, riferiva i segreti che aveva ascoltato dalla Madre di Cristo, Dionigi, mosso dal desiderio di vederla, ottenuto il permesso da Paolo, infine giunse da Lei  e subito come vide il suo viso, si alterò e si rallegrò il suo cuore, e pieno di gioia ed esultanza proruppe in queste parole: “O Maria sei Veramente la Genitrice di Dio, poiché sei tutta piena di divinità. Se vederti è realmente così tanto bello è così tanto piacevole, che sarà vedere il medesimo Dio bene di ogni bene?”.  E prostrato in terra disse: “ Il Dio Uno e Trino di cui Paolo mi parlò, io Lo adoro in te o Vergine Purissima e ti venero come Genitrice di Dio”. Allora Maria disse: “Prima che Paolo predicasse a te , ti vidi e ascoltai la tua voce quando,  eclissatosi il sole in modo difforme dal suo naturale corso[25], dicesti: O ll Dio della Natura patisce, o tutta la macchina del Mondo si dissolve [Dionigi Aeropagita – lettera a Policarpo], -  e vidi l’altare per voi costruito al Dio ignoto, e tuttavia non fui in Grecia con il corpo”. E gli parlò fluentemente in lingua greca al punto che era riempito di ammirazione e stupore senza limiti. E dopo averlo a lungo istruito sia sulla Santissima Trinità, che sull’Incarnazione del Figlio Suo e sugli altri misteri, lo rimandò a Paolo, perfetto nella fede, e perfetto non solo nella sapienza umana ( che già aveva in parte avuto prima della conversione) ma anche in quella divina. Anche Ignazio, ferventissimo osservante della legge Evangelica e principale discepolo di Giovanni Evangelista, fu acceso da un ardente desiderio di vedere la Genitrice di Dio, Maria alla quale scrisse molte cose e ricevette da lei moltissime lettere, che si devono leggere con grande devozione, in quanto in esse si trova l’opera della divina virtù. Giovanni frequentemente veniva da lei, e Ignazio lo accompagnava, poiché non poteva pensare ad altro che a Gesù Figlio di Dio e a Maria, tanto che nel suo cuore fu trovato impresso il Nome di Gesù Cristo.  Era un uomo santissimo e graditissimo a Maria Madre di Dio. Famosissimo dottore e scrittore della popolo di Dio, il quale meritò, attraverso una morte gloriosa di essere divenuto martire e testimone della ineffabile verità. Alla Vergine, Genitrice di Dio, giungevano dunque spesso gli apostoli e i loro discepoli e dalla stessa venivano istruiti sulle cose ignote e sui dubbi, ed erano resi certi nei dubbi, e riconosciuti più fermi, solidi e certi nelle cose sicure. Molto dunque giovò agli apostoli e agli altri credenti la vita più lunga di Maria, Madre di Dio, e giovò molto al merito di tutta la Chiesa. Teneva inoltre  il Sacramento del Corpo di Suo Figlio con massima venerazione e talora Lo vedeva li con l’occhio della mente, e di quando in quando , mentre la divina virtù trasmetteva agli occhi di Maria le immagini del suo stesso Corpo, lo vedeva con occhio corporeo. Rimaneva a Betania nella casa di Marta, rimaneva a Magdalo nella casa della Maddalena ma più raramente, rimaneva più spesso nella casa di Lazzaro, vicino al monte Syon, e visitava talvolta tutti i luoghi di Suo Figlio, specialmente i più noti : come il posto dove avevano trascorso la cena ed aveva istituito il Sacramento maggiore, dove aveva pregato e aveva sudato gocce scure e rosse di sudore a tal punto che il sangue sembrava cadere goccia dopo goccia in terra; dove era stato catturato, legato, deriso, fatto oggetto di sputi, flagellato e coronato di spine, dove lo aveva incontrato ed aveva avuto uno malore, dove era stato crocifisso sulla croce, dove era stato sepolto, e dove, infine apparve a tutti e ascese al Cielo.  Maria visse inoltre circa quindici anni dopo la Passione del Signore, e quindici prima che fosse nato suo Figlio, che aveva concepito nel quattordicesimo anno, i quali sommati assieme sono trenta, e visse assieme al Figlio, una volta nato, trentatré anni e così rimase in vita fino ai sessantatré anni, e tuttavia, visse con Cristo prima che nascesse, portandolo in grembo abbondantemente nove mesi, e dopo esser nato, visse con lui trentatré anni e circa tre mesi, quanto cioè misura l’intervallo tra il venticinque di dicembre e il venticinque di marzo, che furono ottantanove giorni: i quali tre mesi, uniti a quei nove, formano dodici mesi e così dalla concezione di Cristo fino alla Passione passarono trentaquattro anni. Il Signore fu concepito e morì nello stesso giorno, sebbene fu concepito a mezzanotte e morì a mezzogiorno. Maria pertanto  concepì Cristo al settimo mese del quattordicesimo anno, aveva infatti allora centonovantanove giorni e quattro anni sopra i dieci che cioè corrisponde all’ottavo giorno di settembre fino al giorno ventiquattro di Marzo includendo gli ultimi. Con Lui nel grembo e con lui fuori dal grembo materno visse trentaquattro anni e dopo di Lui visse quattordici anni e circa cinque mesi, che  tutti uniti assieme formano sessantatré anni, sebbene non compiuti. Non mancavano infatti che pochi giorni che però non impediscono che realmente si possa dire aver vissuto tutti quegli anni. Ma perché dico aver vissuto? Piuttosto essere morta: allora infatti moriva costantemente, ma da quel momento invece cominciò a vivere:

“Ecco vedi la vita mortale della Madre di Dio e della Nostra Regina”. 


PARAGRAFO 8,5 - TRANSITO E ASSUNZIONE DI MARIA – LA SECONDA ANNUNCIAZIONE

Prima che dunque andasse via da voi, Io Gabriele portai dal Paradiso di Dio il ramo di una palma con foglie verdi, come segno della sua vittoria[26]; palma che doveva essere portata davanti al suo feretro. Ed allora la salutai dicendole che si rallegrasse,  perché stava per essere portata verso la gioia infinita, cosa che la stessa conosceva bene.

Ma ciò che si legge presso di voi, cioè che Maria avesse domandato all’Angelo che le rivelasse il suo nome è falso e finto. La stessa infatti mi conosceva benissimo,  nè ignorava gli altri Angeli. Ed anche quello che si legge presso di voi che la stessa mi avesse chiesto, durante il suo transito, di non vedere nessuno spirito terribile è falso e sminuisce una così grande maestà. La stessa infatti non temeva minimamente  gli spiriti immondi, sui quali aveva ricevuto potere e nell’ uscire (dal mondo) ne otteneva ancor di più.  Di queste tre cose è vero soltanto che Maria,  colma di una così grande gioia, mi disse, non sollecitandomi come se io lo chiedessi, poiché era più potente di ogni Angelo, ma parlando direttamente a Cristo:

“ Oh Gesù Figlio Mio, desidererei  che giungessero tutti i tuoi apostoli che sono sopravvissuti e l’anima di Giacomo, fratello mio (nel senso di mio parente), da poco decapitato da Erode, affinché sia vista dagli Apostoli e soprattutto da Giovanni suo fratello. Questo chiedo, che siano presenti anche gli altri discepoli che sono ancora in vita, e non solo che vengano gli apostoli che furono con te nella vita mortale ma anche quelli che, per mezzo dello Spirito Santo,  poi hai eletto e selezionato, cioè: Paolo e Barnaba, ai quali ho insegnato tutti i tuoi segreti!”. Gli Apostoli, a quel tempo, non si erano allontanati totalmente dalla Giudea; anzi spesso si riunivano a Gerusalemme. Infatti fecero moltissimi sinodi e moltissimi concili in quella città , e Giovanni spessissimo veniva dalla Genitrice di Dio con Ignazio e,  altri la visitavano di quando in quando: tuttavia allora Giovanni fui il primo ad arrivare. E arrivarono coloro i quali si trovavano a Gerusalemme, mentre  coloro che erano più lontani giunsero trasportati dagli Angeli, cosicché in un giorno e in un’ora tutti insieme si trovarono li e assistettero al felicissimo transito della Genitrice del Signore. Giunse assieme a Paolo anche Dionigi, ed era presente una grande moltitudine di Angeli[27].


PARAGRAFO 8,6 - TRANSITO E ASSUNZIONE DI MARIA – IL COMMIATO DEGLI APOSTOLI

Pertanto PIETRO, prendendo la parola davanti a tutti, cominciò a proclamare le sue lodi alla Vergine, in questo modo: “So fratelli miei, come sia noto presso di voi quanta dignità abbia questa Vergine che davanti a noi vediamo e, sebbene in lei siano collocate tutte le virtù e riuniti tutti i doni, tuttavia nella stessa brillarono su ogni cosa l’ardore dell’onore divino e lo zelo della divina venerazione. Poiché se realmente nulla sia, o possa essere maggiore di Dio, tuttavia anche gli uomini santi, abituati a qualche familiarità con Dio, Lo considerano come un qualche amico o un familiare e non Lo stimano tanto quanto realmente è. Ma costei, sebbene abbia avuto sempre presso di sé la grazia di Dio e abbia visto Dio stesso, e sia stata da Dio Stesso esaltata sopra tutti gli altri, sempre tuttavia, per via di una certa ineffabile umiltà, si stimava quotidianamente minore, e Dio invero, quanto più si avvicinava a lei, tanto lei si stimava lontana da Lui. E dico “lontana” poiché sempre Lo considerava più degno. Costei è quella che mentre veniva eletta in  madre di Dio, disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto [Lc 1,38]”; e che dopo esser stata eletta in madre, avendo già concepito il Figlio diceva: “Dio ha guardato l'umiltà della sua serva [Lc 1,48]”. Perciò quanto più cresceva, tanto più si stimava inferiore a Lui, e quanto più si riteneva inferiore ai suoi occhi, tanto più si innalzava innanzi a Dio.  E agì rettamente , poiché ogni bene a lei concesso fu un dono di Dio e non aveva nulla che non le fosse stato concesso. Ogni cosa in lei è degna di lode, ma io non vi devo narrare ogni cosa , lasciando a voi, fratelli miei,  il resto. E poiché Cristo, il Nostro Maestro, disse: “Chi si umilia sarà esaltato e chi si sarà umiliato [Lc 14,11], sarà il più grande nel regno dei cieli [Mt 18,4]”;  poiché dunque, nessuno fu più umile della Nostra Signora, Genitrice di Dio, è giusto che nel Regno dei Cieli nessuno sia maggiore o più sublime di lei. Noi dunque, fratelli carissimi, seguiamo l’umiltà di Maria; imitiamo, per quanto possiamo, i suoi passi, affinché Quello che l’ha innalzata al di sopra di tutti renda partecipi anche noi di tanta gloria e di tanta maestà, il Quale con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli amen.

 

Dopo di lui GIOVANNI così cominciò a parlare: “ Cosa potrò dire io, o padri e fratelli miei, di una così grande maestà; io che sono inferiore a tutti quanti voi sia per età che per conoscenza? Dal momento che, tuttavia, assieme a Pietro e a  Giacomo, il fratello mio che fu decapitato, la cui anima ecco è qui (e allora la videro tutti) , al quale, nel mentre già vive nell’altra vita, non si addice parlare in lingua mortale, il Signore mi elesse allo splendore della sua fede, e dato che voi, in cui ora, non c‘è più alcuna invidia, poiché foste confermati in grazia e gioite sia del mio bene che del bene comune, mi concedeste questo spazio, non mi esimerò dal tessere le lodi di questa Vergine. Ella è infatti degnissima di lode, e sebbene ogni cosa sia degna di lode, splendida, bella e decorosa in lei, tuttavia per adesso, lasciando a voi tutto il resto, esalterò in lei questo, cioè che sia stata degna di essere la Madre di Dio e di essere chiamata Genitrice del Verbo Divino. Ritengo importantissimo essere chiamato servo di Dio. Chi infatti serve Dio, regna. Ma di più, lo è,  essere chiamato amico di Dio, ed ancor di più essere chiamato figlio. Ma tutte queste cose non sono nulla rispetto a quella cosa che si chiama madre di Dio e lo è anche. Certamente Giuseppe è chiamato padre di Dio, ma non lo fu se non in modo putativo. Costei, invece, è veramente la Madre di Dio; davvero infatti concepì Dio, davvero lo diede alla luce, ma è divenuta madre durante lo stesso concepimento poiché non solo generò un uomo puro come le altre madri , ma generò Dio unito alla carne umana. Ma in primo luogo concepì, e sebbene lo stesso concepimento sia generazione,  formata quella carne e distinte tutte quante le membra, nel medesimo “istante”[28], l’anima fu creata e infusa e la divinità unita all’umanità, cioè a quella cosa che si dice uomo, e che non è solo anima o corpo, bensì ciò che proviene da entrambe. Tu, o Genitrice di Dio Nostro, conoscesti meglio queste cose che dico ai miei fratelli apostoli, discepoli e a queste sante donne che sono qui; conoscesti che tu, avevi fornito, come le altre madri al tuo unico Figlio, Signore e Salvatore Nostro, tutta la materia dalla quale si sarebbe formata quella carne preziosa e di aver compiuto ogni sforzo che qualsiasi madre fa verso i propri figli. E conoscesti che mentre tu operavi e mentre lo Spirito Santo  giungeva su di te prima che quella umanità esistesse in Sé, fu assunta dal Verbo di Dio e dal Figlio generato dal Padre prima di tutti i secoli, affinché non esistesse in se stessa, ma nello Stesso Verbo e da Questo fosse sostentata. Perciò puoi essere veramente chiamata, considerata e proclamata, per tutto il mondo: Genitrice di Dio Nostro e non madre di un semplice uomo. Molti si meravigliano in che modo Dio, che sempre esiste, ed esiste dall’eternità, poté esser concepito e non considerano in che modo un uomo può essere detto figlio di un altro, o essere un uomo generato da un altro. La ragione della meraviglia sarà simile. Infatti, l’uomo è tale per mezzo dell’anima; il corpo fa qualcosa per far essere l’uomo, ma l’anima conferisce l’essere completo. Tuttavia, poiché quell’anima creata da Dio, viene infusa nel corpo in quello stesso istante, in cui il corpo è plasmato dai genitori, per questo, gli stessi sono detti aver generato interamente l’uomo, non solo la carne, e così tu, o degnissima Genitrice di Dio, mentre lo Spirito Santo ti infondeva la potenza,  che anche tu avevi, ma non affinché potessi da sola, e concorreva con te e ti apprestava il mezzo affinché potessi manifestare tali cose, poiché attribuisti a Dio non solo l’essere carne, ma anche l’essere umano, veramente concepisti Dio, e veramente Lo generasti.  Poiché il nome e la realtà del nome ti rendono molto degna,  o Signora e Regina Nostra.  Degnati o Regina e Signora di tutti i Cieli e di tutti gli Angeli di aiutare e salvare noi e tutti coloro che ci seguono in questa confessione ed anche me, che accettasti come figlio a causa della voce venuta giù dalla croce, e che anch’io similmente per la potenza delle parole di Cristo Signore da allora ti accolsi come madre. Non abbandonarmi, ma custodiscimi in tutte  le avversità come tuo indegno figlio, che maggiormente, (per questa ragione) devo essere considerato servo della tua grandezza e ti prego che tutti gli altri che sono qui presenti e che sono al tuo seguito, che credono anch’essi nella tua maternità, tu li tenga almeno come figli adottivi.  O Madre di Dio, o Madre di Dio, taccio e faccio silenzio, non oso parlare, o Madre Mia, perché se già ti ho accolto come mia madre, temo, tuttavia di dire “mia” perché renderei me stesso fratello del Signore Gesù, Figlio tuo, e del tutto fratello dello stesso Dio. E tuttavia sei anche mia madre in un modo particolare. Non tuttavia in quel modo con cui sei Madre del Figlio di Dio, né in quel modo con cui sei Madre di tutti gli uomini, ma in un certo modo intermedio.  Sono infatti figlio tuo più degli altri, ma di molto , molto meno di Colui che noi tutti onoriamo, veneriamo ed adoriamo”.

 

Dopo di questo, si avvicinò l’Apostolo ANDREA e cominciò a declamare le lodi della gloriosa Vergine in questo modo: “Bella sei e davvero incantevole, o Madre del nostro vero Dio, ed ammirano la tua bellezza il Sole, la Luna ed ogni stella ed anche tutte le Virtù celesti. Fu giusto e ragionevole che la Madre di Dio splendesse di una così grande purezza e rifulgesse di una così grande bellezza, e che subito dopo la bellezza di Dio Nostro, non si potrebbe immaginare nulla di maggiore né in Cielo né in terra. Tutta bella tu sei,  in te nessuna macchia [Cantico dei Cantici 4,7], in te non vi è nulla di sordido, nulla di tetro, tutto risplende, tutto brilla, tutto riluce. Poiché, dunque, Giovanni mio fratello e figlio tuo, anche se  molto inferiore a quel tuo Primogenito, come figlio addusse molte cose meravigliose sulla tua maternità e Pietro, il nuovo Pastore delle pecore, come il più umile di noi tutti, promosse la tua umanità nel modo in cui fu molto gradita a Dio, io, loro fratello, che porto un nome di onore[29], avrò cura di dire qualcosa dinanzi a questi miei fratelli sul tuo onore, sulla tua grazia, sulla tua armoniosità, sulla tua bellezza. Soprattutto perché, tu fosti la sola ad essere così tanto eletta, che mai la tua salvezza, beatitudine e felicità  fu posta in dubbio, neanche quando agli Angeli erano conferiti degli ordini con la condizione che se li avessero rispettati , avrebbero ottenuto  la beatitudine eterna. Quando il genere umano era tutto condannato, era tutto perduto, era stato privato di tutta l’eredità, tu soltanto sei stata preservata  dalla dannazione universale di tutti . Eri stata scelta, infatti, come Genitrice di Dio e Regina di tutti, affinché se l’uomo non avesse peccato, tu saresti stata , tra tutti, dopo il Figlio Tuo, la prima nel Regno di Dio; peccando invece l’uomo, era già stato predisposto un rimedio, cioè: le fatiche e i dolori di Gesù Cristo Figlio Tuo e Signore Nostro. E così era stato ratificato per decreto eterno, che la Sua Passione avrebbe giovato a te su tutti quanti, sebbene non fosse stata ancora rivelata a colei che tenne tanto valore, quanto fu resa accetta a Dio. Tu, dunque, non fosti morta in Adamo, sebbene lo saresti stata in ragione della tua discendenza, poiché così come gli altri, nascesti da entrambi i genitori, nonostante ciascuno di quei genitori fosse stato santissimo. Tu sei l’unica colomba senza malvagità, l’unica immacolata. Ti distanziasti dal peccato, nessuno poté distanziare così tanto il peccato da sé. Di te parlò rettamente il profeta in questo modo: Uscirà una verga dalla radice di Iesse [Is 11, 1]., tutta semplice e onesta, dritta e non storta, senza nodo e senza corteccia: Oh Maria, Genitrice di Dio sempre Vergine! Giustamente cantasti: D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata [Lc 1,48]!, Alla fine, tutti  loderanno e riconosceranno gli encomi della tua purezza. Molti dubiteranno della tua verginità e ti crederanno di aver avuto altri figli, come Nostro Signore Gesù Cristo! Altri dubiteranno della tua maternità, e ti crederanno essere madre di un qualsiasi uomo ma non di un Dio, e se anche ti riterranno madre di un Dio, non anche di un vero Dio! Altri, invero, ti riterranno Madre di Dio, ma non lo distingueranno dal Padre Suo, ma crederanno invece che il Padre sia lo stesso che è il Figlio. A causa di ciò, spesso pregai che l’Altissimo non permettesse tali cose e mi fu risposto: “Ti basti ciò che ti è stato concesso; non voler essere più sapiente di Dio! Ma sappi che, allontanate a causa della tua purezza alcune false opinioni, alla fine, anche queste falsità  saranno escluse dalla Chiesa . Oh Signora Nostra! Desidero parlare della tua bellezza e del tuo grande decoro, perché toccai soltanto l’inizio della tua grazia, che non è altro che dono di Dio. E della natura della tua bellezza e dello splendore di tutte quante le tue virtù, diranno altre cose, e in modo diverso, Tommaso, Filippo, Giacomo, Matteo e gli altri che sono qui. Noi tutti siamo e fummo peccatori. Tu O Vergine, che concepisti e desti alla luce il Redentore di tutti i peccatori, (e che) fosti sempre immacolata, raccomandaci a te e al Tuo unico Figlio, affinché tu, che fosti sempre senza peccato, ti degni di custodire noi e i futuri peccatori con la tua carità e il tuo amore e, anche nel caso in cui sia stato oltremodo prolisso, perché i vecchi quando incominciano, sono soliti parlare a lungo, perdonami o Signora, perdonami o Regina , perdonami o Madre Soavissima di Dio Nostro.

Dopo di questo, fatto chiamare da Simon Pietro l’ apostolo SIMONE, affinché aggiungesse qualche parola, egli cominciò a parlare in questo modo: “ Sebbene siano tantissime le cose già dette sui meriti della Regina del Cielo, nulla tuttavia, è degno di una così grande maestà. Infatti, in lei ogni cosa è bella, ogni cosa è grande, ogni cosa è eccelsa! Come infatti il Salvatore Nostro Gesù Cristo  facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce, per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, e infatti ogni lingua lo proclamerà [Fl 2,6-11] perché gli fu concesso il potere in Cielo e sulla terra, così certamente, poiché la sua Genitrice Maria, signora nostra, fu obbediente, essa stessa fino alla morte, anche alla morte di croce, che soffrì nel suo spirito unendosi alla croce del Figlio Suo per la redenzione del genere umano, ebbe così compimento in lei la profezia di Simone quando le disse: E anche a te una spada trafiggerà l'anima [Lc 2,35]. Morto il Figlio, morì assieme a Lui anche la Madre, e nella misura in cui riuscì a cooperare alla redenzione nostra, ottenne la gloria del martirio. Fece ritorno alla vita, nell’attimo in cui la lancia del soldato trafisse il costato del Signore affinché restando ancora con noi, giovasse a noi e a tutta la Chiesa, così come certamente ci favorì, come tutti noi abbiamo visto e sperimentato. Ella dunque, morì con un dolore violento e si associò a Cristo Signore nei dolori. Ora invece, non le si addice di essere perturbata da alcun dolore, ma invece conviene che sia separata la sua anima dal corpo con gioia e letizia. Poiché è necessario che onorasse pubblicamente la legge stabilita sia per tutti che per sé, dalla quale, infatti,  non ne fu estromessa,  poiché non era opportuno che ne fosse esclusa. Allora infatti, morì per noi e per la gloria del martirio. Ora , invece, sta per sciogliersi dal debito comune, e il corpo rimarrà senz’anima per breve tempo e a causa della sua perfetta obbedienza che contiene in sé tutte le virtù, sarà esalata sopra tutti i Cori degli Angeli, su ogni Potestà e Virtù, per la qual cosa, gli stessi Angeli, molti dei quali sono qui con noi, soprattutto quel famoso Gabriele, Uno dei Sette, e Secondo tra i Primi Sette,  gioiscono e rendono grazie a Dio. Pertanto, noi fratelli, sottomettiamo i nostri colli sotto il giogo dell’obbedienza, seguendo con cuore puro i passi  del Signore e della Madre Sua, affinché dopo la Nostra Regina,  anche noi, suoi servi possiamo salire verso quel luogo presso il quale la stessa si approssima, cosa che sarà facile per noi, intercedendo la stessa a nostro beneficio, alla quale, noi e tutto il genere umano umilmente ci affidiamo.

 

Dopo costui venne chiamato l’Apostolo TOMMASO, affinché celebrasse le glorie della Vergine per la consolazione di tutti i presenti. Egli così pertanto cominciò a parlare: Un abisso chiama l'abisso [Salmo 42,8]! Pietro, il nostro principe, esaltato a causa della sua umiltà, parlò molto riguardo all’umiltà, Giovanni, suo figlio, parlò della maternità. Il “virile” Andrea, proclamò la virtù divina che preservò Maria, Nostra Regina da ogni macchia di peccato e, tessendone le lodi  mostrò il suo splendore , secondo solo dopo quello di Dio. Simone, invece, così come dall’interpretazione del suo nome, addusse molte cose sulla obbedienza, sulla croce, sulla morte e sulla compassione. Anche io dunque, farò riferimento al mio nome e, siccome mi chiamate abisso ,  dunque riferirò qualcosa innanzi a voi, dell’abisso della divina predestinazione, mediante la quale elesse e prescelse la sua genitrice su tutti gli altri.  Gli uomini si domandano e ancora si domanderanno per quale ragione Dio, scelse come Madre la stessa Maria, con preferenza su qualsiasi altra donna o creatura predestinandola ad una così grande beatitudine , ma non pensano che se avesse eletto in madre un’altra figlia di Adamo, ci sarebbe stata, anche in relazione alla stessa , la medesima ammirazione.  Era necessario che fosse una! Quel compito spettava ad una soltanto e conveniva che ella fosse perfettissima sia nell’anima che nel corpo ed ottimamente dotata tanto delle virtù principali quanto di quelle secondarie.  Era inoltre giusto che così come l’uomo che Dio assunse, fu, è e sarà pieno di grazia e di verità in eterno e pertanto venisse collocato  al di sopra di tutte le creature, così dopo di Lui la sua Genitrice superasse tutti in grazia e beatitudine.  Al dono della maternità seguì, dunque, il dono della beatitudine. E se volle, in modo assoluto, dapprima per sé e per il Suo Unico Figlio, Nostro Signore, la beatitudine e poi di conseguenza i meriti che sono i mezzi,  non volle tuttavia una così grande beatitudine, per entrambi, senza però l’assunzione dell’umanità da una tale Vergine. Volle ciò, dall’eternità e all’inizio del suo percorso terreno, poiché la Generazione del Figlio dal Padre è una eterna via, per mezzo della quale Dio uscì da Dio Padre, ed è altresì eterna da entrambi, la processione dello Spirito Santo che tuttavia il Figlio ottenne dal Padre.  Ed anche quella processione è una eterna via verso un eterno termine ed Eterna è la conoscenza di tutte le creature, la quale è anche una specie di via. Difatti esistendo una conoscenza identica nelle tre Persone, cioè nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, essa trova termine in tutte le creature.  Ed inoltre, esistendo una volontà unica nelle medesime Tre, già dall’inizio essa ha trovato termine nei medesimi due, cioè nel Figlio e nella Madre.  Desiderò inoltre, prima ancora di creare ogni cosa, sia quell’uomo fatto Dio che la Madre in cui la sua umanità si sarebbe unita alla divinità. Dio pertanto, all’inizio delle sue opere, prima ancora di fare ogni cosa, o di decidere di compierla (parlando in un certo qual modo poiché sebbene tutte queste cose sono eterne, tuttavia in sé mantengono un certo ordine logico), volle assumere un’ umanità piena di grazia e piena di beatitudine, così da rendere la stessa , allo stesso tempo, sia congiunta a sé che beata, e dare altresì la massima grazia subito dopo di quella a sé (come uomo) concessa, alla sua Genitrice. O Maria quanto felice e quanto fortunata sei tu, che, fosti eletta da Lui, dall’inizio e prima ancora della nascita dei secoli, ed altresì, previsto già il peccato di Adamo,  sin dall’inizio delle opere di Dio, non fosti condannata assieme a tutti gli altri, ma Dio volle che i meriti del Figlio Tuo, ti giovassero prima di tutti. Non ti volle per nemica neanche per un piccolissimo istante, ma sempre ti volle come sua amica carissima. Volle rendere gli altri beati ma sotto condizione, che cioè rispettassero i suoi comandi. È anche vero, tuttavia, che elesse molti, prima ancora che facessero qualcosa di bene o male, li incaricò e li santificò. Ma poiché mai allora non aveva santificato tutti nello stesso modo? Questa è la vetta,  la profondità e l’abisso della conoscenza e della sapienza di Dio! Così, infatti, aveva predestinato e completamente santificato coloro che non voleva in alcun modo condannare, mentre lasciò altri, nel potere della sua decisione fino all’ultimo giorno della loro vita e quelli che in principio vide, li giudicò in tal maniera, in eterno. Non vi è nessuno tuttavia, tra i figli di Adamo, che non abbia riconosciuto almeno una volta, come Suo nemico, tranne te, o Maria. Lo Stesso, non punisce nessuno se non in forza dei peccati compiuti e molti  rende degni del premio, tuttavia Egli non è debitore di nessuno; potrebbe così punire anche senza alcun crimine precedente. Tuttavia non punisce mai la creatura senza un crimine proprio, né solamente, a causa del peccato di Adamo, condanna qualcuno a qualche supplizio o qualche pena nell’altra vita, né punisce conseguentemente con dolori e tristezze, ma si limita soltanto a privare della beatitudine soprannaturale, cosicché tuttavia se questi pure ne ricevono un danno, non si rattristano mai di tale danno, ma sono per loro fortuna contenti, ignorando che sia avvenuta per loro tale privazione, né dolendosi pertanto della stessa. Grande è Dio Nostro e i suoi giudizi sono un abisso sconfinato [Salmo 36,7]. Con il tuo aiuto e recando il tuo patrocinio, o Maria, moltissimi saranno salvati. Saranno condannati coloro che si ostinano nel male e nel commettere peccato, la pena dei quali è eterna poiché è eterna anche la vita. Di questo abisso potrei dire più cose, poiché realmente un abisso chiama l'abisso e una difficoltà chiama l’altra, ma è sufficiente aver parlato della speciale elezione di Maria signora nostra, precedente a tutte le altre creature, e della bontà di Dio , poiché concesse alla creatura un bene tanto grande e immenso soltanto per sua bontà, non sperando di ricevere nulla in cambio poiché non aveva bisogno dei nostri beni.  Egli è infatti in Se Stesso un bene oltremodo sufficiente. È sufficiente aver mostrato che non compie nessuna ingiustizia poiché egli non è debitore di nessuno e non condannò mai nessuno in eterno a causa del peccato di un altro e non trascurò neanche di beatificare qualcuno in base al proprio merito e che, soltanto coloro che si ostinano nel peccato si dannano. È necessario, pertanto,  confidare in Dio e affidare a Lui tutte le nostre cose, cosa che, tu O Maria, Genitrice di Dio, ci insegnasti a fare. Dunque ci sarai d’aiuto e ci affiderai a Tuo Figlio, affinché noi, dopo di te, possiamo correre verso la fragranza dei suoi profumi.

 

Poco dopo, fu chiamato FILIPPO[30] affinché anche lo stesso potesse parlare di quelle cose che gli sembrava giusto aggiungere. Così dunque esordì: “ I greci che inventano i nomi,  riferiscono che molti siano i cavalli mediante i quali viene trainato questo sole corporeo che è il più prezioso dei corpi celesti,  ma da tutte le loro molte falsità deve essere desunta una verità. Noi infatti, non seguiremo le rozze favole, ma esprimiamo per quanto possiamo la verità. Il Sole è Cristo Signore Nostro. Ecco, vedete qui Maria,  la stella dalla quale uscì quel Sole, e tuttavia, anche la stessa è un sole che non cessa mai di muoversi, ma che sempre è in moto, e mai s’arresta, né per sé né per gli altri, portando senza sosta come fosse un fuoco inestinguibile l’amore sull’altare del suo cuore. Ed il sole non è soltanto la medesima Regina nostra che diede alla luce il nostro Re, ma ogni anima celeste che anela alla beatitudine e ama con tutto il cuore il suo Dio e il prossimo come se stesso. Il sole possiede i cavalli dai quali è trainato che non sono nient’altro che le virtù infuse ed acquisite; dapprima quelle soprannaturali e poi quelle naturali: le intellettuali e quelle che consistono dell’ appetito (desiderio). Il primo vigorosissimo e fortissimo cavallo è la carità mediante la quale si viene mossi verso l'amore di Dio e del prossimo, e di noi in Dio Stesso: essa osserva soltanto Dio in sé e riconduce tutte le altre cose a Lui, non desidera nulla per se stessa, ma desidera ogni cosa per Dio senza attendere alcuna retribuzione, alcun beneficio, ma saziandosi completamente del Sommo Bene. Il secondo cavallo è la stessa speranza con la quale desideriamo Dio per noi, e lo bramiamo come fosse un bene nostro. Il terzo cavallo è più forte del secondo , ma più debole del primo, ed è la fede, nella quale crediamo, la quale è la sostanza e il fondamento di questa Chiesa che Pietro presiede, stando al posto di Cristo, al quale succederanno infiniti pastori e vicari di Cristo, non in questa città, ma in un’ altra che consacreranno con il loro martirio. Dove ora regnano gli uomini, li regnerà l’agnello. Sembrerà soccombere, ma riceverà forze infinite e si terrà saldo. Molti altri cavalli ci sono nella mente degli uomini. Tra gli altri c’è la prudenza che è la norma delle virtù morali come la giustizia, la fortezza e la temperanza, sotto le quali si collocano le restanti virtù. Ed ognuna di quelle costituisce per l’uomo una specie di cavallo da corsa, procurandogli le forze necessarie per conquistare il premio celeste [c.f.r. Philipp. 3, 14]. Colui che ama questi cavalli, è un uomo buono ed è amato da Dio, e chi viene condotto dagli stessi non potrà mai cadere, restando  perennemente stabile e rimanendo saldo grazie all’aiuto di quelle quattro virtù. I reggitori di questo mondo, hanno dei cavalli nei quali confidano, che sono come animali selvaggi e dissennati. Noi invece utilizziamo quei cavalli, siamo condotti e trainati dagli stessi ed in nessun modo potremo perire. Vedete, dunque, o miei fratelli Apostoli, osservate o discepoli del Signore, considerate o voi sante carissime donne , quanto sia potentissima e fortissima la nostra Regina. In lei si trovano tutte le virtù perfette e virtù ancor più perfette presero il posto delle imperfezioni. Non spera oltre, ma tiene, non desidera ma ama, non attende ma possiede, non immagina ma vede, e vedendo tiene e ne fruisce, e fruendo se ne rallegra e gioisce in Dio suo Salvatore nel quale anche noi gioiamo. Sarà necessario, tuttavia, che dapprima noi ci rattristiamo, ma questa tristezza si convertirà presto in una immensa gioia quando dopo le tenebre saremo condotti verso la luce inaccessibile alle forze umane, che tuttavia può essere compresa, se Dio vuole, dalle nostre menti, e che facilmente raggiungeremo grazie ai meriti e alle preghiere della Nostra Regina, la cui grazia e il cui nome si propaga tra tutte le genti.

Dopo di lui venne chiamato Giacomo il minore che riferì le parole seguenti: “Noi, non potremo mai essere abbattuti dai nostri nemici in quanto siamo provvisti dell’aiuto di Maria, genitrice del nostro Dio e maestro. La stessa infatti schiacciò la testa del serpente velenoso, la stessa vinse il mondo e la sua vittoria fu tale che distrusse tutte le eresie. Costei è quel monte , da cui si staccò una pietra ma non per mano di uomo [Da 2,34] che riempì con la sua grandezza tutta quanta la terra, che presto sarà predicata in tutto il mondo. Ma sorgerà la bestia, la cui voce seduce tutta la terra [Ap 12,9],  e durerà finché non sarà compiuta la volontà dell’Altissimo. Ed allora la fede, quasi sommersa, riemergerà e l’Agnello regnerà in tutta la terra. E ciò avverrà per le preghiere e le assidue intercessioni di questa gloriosa Vergine, che tutti noi, con la testa abbassata, veneriamo. Ella soppiantò e vinse il diavolo, vinse lucifero, cacciò fuori il principe di questo mondo e di nuovo e continuamente viene cacciato via ed in quel tempo sarà definitivamente scacciato colui il quale scacciò a sua volta i nostri progenitori dal Paradiso della gioia. Quello che , allora, soppiantò loro , sarà soppiantato a sua volta dai loro figli, ma soprattutto da questa figlia santa, immacolata e perfetta, e colma di ogni bontà, verità e sincerità, nella quale sono racchiusi tutti i tesori della sapienza e della conoscenza di Dio. Allora cadrà lucifero il quale, così come una volta scalzò Eva per mezzo dell’albero, e attraverso Eva anche Adamo, così lo stesso (diavolo) sarà scalzato via per mezzo di un altro albero, cioè del legno della croce di Maria, che portava internamente , e proprio quello che superò la madre scalzandola via e vincendola, sarà a sua volta superato, scacciato e vinto da una figlia di quella madre. Certamente molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, ma tu, Maria, le hai superate tutte [Proverbi 31,29].  Costei  è  proprio quella donna forte della quale sta scritto: Chi troverà una donna forte? Essa è preziosa come le cose portate di lontano e dalle estremità della terra! [Proverbi 31,10]. O più bella e più forte di tutte le donne! O più santa di tutte le creature, o più salda di tutti gli uomini! Rendi anche noi dei veri “scalzatori” dei nostri nemici, vere guide, veri vincitori, affinché vinciamo il diavolo, superiamo il mondo e vinciamo gli appetiti propri che insorgono contro la ragione. Ecco che siamo in una continua battaglia, gli avversari non ci abbandonano mai,  i nostri nemici sono tra noi! Se non ci fosse una battaglia, non ci sarebbe neanche la vittoria. Buona è la battaglia, quando da essa consegue la vittoria. Buono è il male che si verte nel bene. Buono è il dolore cui succede la gioia, buona l’infermità quando da essa consegue una salute perpetua. Del resto tutto concorre al bene di coloro che amano Dio [Rm 8,28] . Da ogni cosa infatti, sia buona che cattiva, deriva il bene per i giusti, e così come tutto è puro per i puri [Ti 1,15] così dunque, tutto è bene per i giusti. Difatti i beni esteriori si dirigono verso i beni del corpo, e i beni del corpo verso i beni dello spirito e quelli, a loro volta verso la massima beatitudine e Dio Stesso. Pertanto sono attribuiti all’uomo, in questa vita, una lotta, una battaglia ed una continua militanza, affinché attraverso quelle, risulti provato il bene, come avviene per l’oro nella fornace, mentre la stoppa, il fieno e la paglia e il legno siano completamente bruciati e coloro che amano (Dio) siano come il sole, quando sorge con tutto lo splendore [Giudici 5,31] e risplendano come pietre preziose.  Tu, dunque o Madre di Dio, e Regina Nostra, soccorrici, vienici in aiuto, sii la nostra difesa, sii per noi torre salda davanti all'avversario [Sl 61,4] per superare lo stesso e scacciarlo lontano da noi e possiamo così associarsi a Dio Nostro con meriti ancora più abbondanti.

Dopo di questo venne chiamato l’Apostolo ed Evangelista Matteo[31] il cui discorso fu il seguente: “Per dono di Cristo Signore, o Regina degli Angeli e degli uomini, fui improvvisamente chiamato , nonostante fossi pubblicano ed invischiato negli affanni e nelle inquietudini  di questa vita. Da quel momento fui al seguito dell’Elargitore della proposta evangelica, il Quale successivamente, mi scelse anche come apostolo, e scrissi e predicai il Vangelo alla mia gente, nella mia lingua, ma quelli, essendo come al solito di dura cervice, disapprovarono me e il Sacro Evangelo che tu, o Signora nostra conosci, ed anche questi miei fratelli maggiori non ignorano. Andiamo e di nuovo andremo tra le genti come annunciatori degli immensi doni attribuiti a te, o Maria, dall’Elargitore di ogni cosa. Leggemmo di Eva e ascoltammo come la stessa fosse stata plasmata , dignitosissima e delicatissima dalla costola di Adamo, dotata di una ottima conformazione e molto somigliante allo stesso uomo dal quale era stata tratta, ma anche che Dio ti plasmò nel grembo della felicissima Anna incomparabilmente più sublime e perfetta in tutte le membra, i fluidi e le parti corporee e ti rese in tutto identica al corpo del Figlio Tuo che, ( per dono dello Spirito Santo, compartecipando anche tu come madre) fu plasmato eccellente e perfettissimo in ogni cosa. Lo stesso è il più bello tra i figli dell'uomo [Salmo 45,3] e tu, lo sei similmente dopo di Lui, e tuttavia non così distante dallo stesso. Sei la più bella fra le donne [Cantico dei Cantici 7,4] e su tutte bella e graziosa. Certamente era giusto che la Madre delle grazie, della verità e della misericordia, e genitrice di Dio fosse di conformazione più degna della madre carnale di tutti i viventi! Era certamente giusto che quella dal cui purissimo umore sanguineo si doveva formare il degnissimo Corpo del Redentore di tutti,  fosse più degna anche nel corpo, rispetto a tutti gli altri. Proclameremo, altresì o Maria, le gloriosissime virtù della tua anima. Essa non era priva di alcuna scienza o di alcuna conoscenza. Tu conosci sia le cose eterne , che quelle temporali, quelle mortali e quelle immortali, quelle corporee e quelle incorporee, quelle che sono fuori di noi e quelle che sono in noi, che hanno fatto  Dio, o hanno prodotto la natura o l’intelligenza. Niente ti manca o fugge dalla tua comprensione. Dio non ti nascose nulla, e ti mostrò Se Stesso apertamente. E dopo che fosti morta assieme a Cristo, nella carne ancora mortale, conducesti così come ancora conduci, una vita beata. Beata sei: questa breve morte non potrà derubarti della beatitudine. Subito resuscitata, otterrai un corpo glorioso in eterno. Tutte le virtù sono presenti in te, sebbene non credi, né speri, poiché vedi e possiedi. O Maria Immacolata, hai il candore della neve. Sei un giunco senza nodo. Sebbene tu, sopportasti in parte, le pene del corpo generate per via del peccato dei primi progenitori nei posteri, in quanto raggiunta da carne corruttibile, non avesti invece le pene dell’anima che nuocciono e non sono utili. Non fosti soggetta, dunque, ad alcun tipo di ignoranza, ed eccellesti sempre nell’ingegno, nello zelo , nella virtù e nella bontà. Rimanesti sempre integra. Magnifici i tuoi doni, grandissimi i tuoi favori, che lingua umana non può esprimere, ed a stento possono essere compresi o immaginati con la mente. Ma non c’è da meravigliarsi. Infatti lo Spirito Santo che è dono eterno ti santificò, ti preservò, ti purificò, ti illuminò e ti ornò con singolari privilegi. Questi doni non saranno subito comunicati a tutti, non saranno manifestati a tutti immediatamente, ma saranno rivelati in diversi tempi così come ordinò l’Elargitore del Grande Consiglio, fin quando,  dopo che sarà avvenuto un grande dissenso, che durerà per molti secoli ed alla fine sarà finito e si saranno uniti coloro che si erano divisi, il Signore avrà misericordia del suo popolo e manderà un nuovo Agnello il quale insegnerà i segreti della fede a tutte le genti e diffonderà, metterà per iscritto e  proclamerà i tuoi doni in tutto il mondo. Le tue solennità si moltiplicheranno, le tue feste si accresceranno, e saranno celebrati il tuo martirio , la tua compartecipata sofferenza,  i tuoi dolori, e la tua morte segreta, quando moristi assieme con Cristo; dei quali ci si meraviglierà in quei secoli come se queste fossero cose ignote o che non furono nel conoscimento degli uomini fino a che non giunsero a quei tempi felici. Tutte queste cose, invece, le farà Gesù Cristo, Figlio Tuo e Signore Nostro, per i tuoi meriti e le tue intercessioni,  Il Quale  , lo preghiamo tutti noi qui riuniti ed io per me,  supplice e piegato sui ginocchi,  ti prego  o Avvocata Nostra, affinché tu ti degni di  supplicarlo per noi e soprattutto per me che sono peccatore e pubblichiamo.

 

Dopo che Matteo ebbe terminato di dire le cose precedentemente affermate, con grande gratitudine di tutti, venne chiamato l’Apostolo Bartolomeo[32] , il quale così iniziò a parlare: “Seppure io sono chiamato “Figlio di Colui che sostiene le Acque [Isidoro Etim. VII 9,16]”, parlo innanzi a quelli che conobbero le cose di cui parlo meglio di me. Ecco, davanti ai nostri occhi ammiriamo la Genitrice di Dio, la quale, dopo che fu morta assieme al Figlio, già da allora vede continuamente il Signore; nella cui visione vede ogni cosa e vede con i suoi occhi anche noi stessi che siamo presenti qui. Non solo conosce le cose che sto per dire, ma vede la mia stessa mente e il mio stesso pensiero, ed inoltre percepisce completamente tutte le cose che io penso, ma addirittura prima ancora che le abbia pensate  o che mi accinga a farlo. Conosce infatti ogni cosa passata e futura. Delle cose presenti non dico nulla poiché sono più evidenti. Cosa sono le acque sostenute? Sono quelle che si trovano (sopra i Cieli), sopra il firmamento! Non quelle che sono sotto il cielo! Chi le sostiene se non Colui che divise le acque dalle acque? E chi è costui? È Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. E lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. [Gn 1,2] da cui furono formate queste e quelle acque. E lo stesso, senza dubbio aleggiava in modo speciale, poiché vi aleggiava la Volontà Divina, una in tre. Voleva infatti produrre da quelle acque tutti i corpi tranne il primo corpo che sarebbe stato chiamato Cielo Empireo: soltanto quel corpo è semplice, gli altri sono tutti composti. E difatti i medesimi elementi composti sono corporei sebbene siano più semplici rispetto a quelli che sono chiamati “misti”. Tuttavia, io non sono figlio di colui che sostiene e conserva quelle acque nello stesso modo di come, presso di noi, i figli sono chiamati naturali, e queste acque, sono chiamate acque per via di una certa similitudine: sono infatti chiare e fluide non perché scorrono, ma poiché sono mosse con una massima e sublime velocità, e trascinano con sé i corpi inferiori così come l’acqua corrente trascina con il suo corso gli altri corpi che si trovano immersi in essa. Tuttavia quel Cielo Acqueo non trascina quei corpi con la forza, ma un Angelo, muovendo lo stesso, muove contemporaneamente tutti i Cieli inferiori, e cioè tutti i circoli celesti, che gli altri Angeli singolarmente, muovono in senso contrario o con un diverso movimento. Quel cielo ha molte cose simile all’ acqua e per questo motivo è chiamato acqueo. Non sono chiamato quindi, figlio di Colui che separa le acque dalle acque, per natura, ma solamente per grazia di adozione. Ma stimo che  anche noi tutti, allo stesso modo, siamo figli di “colui che sostiene le acque” sebbene quel nome, rispetto al quale mi ritengo insegno sia stato imposto unicamente a me tra tutti quelli che sono qui. Infine, le molte acque, sono i molti popoli, che Dio sostiene affinché non cadano. Se infatti lo stesso non preservasse le sue creature, queste crollerebbero immediatamente e tornerebbero nel nulla, non soltanto in polvere o in cenere, ma non possiederebbero l’esistenza in alcun modo. Non sarebbero nulla così come erano prima che qualsiasi cosa fosse stata fatta. I popoli sono le acque a motivo della loro volubilità e freddezza. Inoltre, ogni creatura è da sé fredda poiché è segno, negli esseri viventi di morte e distruzione. Da se stessa non possiede l’esistenza, né la potrebbe mai avere, se non gli fosse data. E dopo averla avuta, non potrebbe mantenerla, rischierebbe sempre rovina e caduta, se Dio non la conservasse e la sostenesse; cosa che, accadrebbe anche agli stessi Angeli e alle virtù celesti quotidianamente e assiduamente. Quando infatti Dio non sostiene e conserva, la cosa crolla, o tutta o in parte, a seconda che Dio non la conservi. Il raggio del sole è ogni creatura. Dunque per le acque si intendono tutte le tribolazioni e le ansie come è scritto: Le acque ci avrebbero travolti; un torrente ci avrebbe sommersi, ci avrebbero travolti acque impetuose [Salmo 123,5]. Dio le sostiene, poiché le rende tollerabili, le diminuisce, le elimina totalmente. Infatti, per sua misericordia, sospende le pene dei suoi nemici e i tormenti dei dannati, sebbene siano eterni, e punisce più lievemente di quanto lo si meriterebbe. Salvò già alcuni di quelli e non pochi li salverà ancora (da queste pene), strappandoli letteralmente al giudizio universale. E senza dubbio potrebbe salvare tutti, ma esiste, tuttavia,  la Sua legge , il Suo decreto che non è stato posto da nessuno superiore a Lui, secondo cui, dopo il giudizio, i malvagi vadano verso il supplizio eterno, mentre i giusti verso la vita eterna, che speriamo che il Signore Nostro e il Tuo Figlio Unico  e Primogenito, o Maria,  concederà anche a noi che lasciammo tutto e lo seguimmo”.

Questo sermone, così come gli altri, piacque ai presenti. Venne poi chiamato Taddeo che, dopo aver prestato i dovuti ossequi, secondo l’uso, a Pietro come Vicario e a Maria, che a causa del suo corpo non ancora glorificato era ancora in cammino, e per questo poteva dirsi “sottoposta a Pietro”, così parlò: “Strinsi fortemente e non lo lascerò [Cantico dei Cantici 3,4] , confessai, lodai e glorificai, il Principe di tutte le creature, Cristo Signore: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste [Gv 1,3] come se Lo portassi nel cuore, poiché Lo seguii sia con la volontà, con la quale si identifica il cuore, che con l’amore. Ed infatti, così come dal cuore, in quanto principio e fonte di vita, scaturisce la vita per  tutti gli altri arti, organi e membra del corpo, così dalla volontà sgorga: sia il bene che il male di tutte le altre capacità che sono degne o di lode o di infamia . La volontà è la prima ragione di lode e la prima ragione di infamia delle altre capacità, nella misura in cui ne conseguono decisioni buone o malvage. Alla medesima appartiene il fuggire o il proseguire, il volere e il non volere e non evita nulla a meno che non ami qualcosa. Ama, inoltre a causa di qualcosa, ed ama anche senza la causa di qualcosa, ma poiché la stessa è tale per sua natura, o per suo beneplacito , è amata per causa di se stessa. (L’amore è la prima buona azione e la stessa  è similmente la prima cattiva azione). Rifiutare e non volere, così come non è la prima azione, non è neanche la prima buona azione o la prima cattiva azione. Anche l’amore per causa di qualcosa, presuppone l’amore per causa di se stesso. Pertanto la prima buona azione e la prima cattiva azione è l’amore per causa di sé. Se amiamo Dio a causa di Lui , l’amore è per sua natura: ottimo, perfettissimo e buono. Se invece sia ama una cosa diversa da Lui, soltanto in ragione di se stessa, senza riferirsi a Lui, allora l’amore è distorto e malvagio. Se , infine, Dio è amato per causa della creatura, cosicché la creatura sia il fine e Dio sia rivolto verso quel fine, confidando nella creatura, ciò costituisce una pessima opera. Ed in ogni caso è un amore pessimo amare Dio per causa di un'altra cosa confidando in quell’altra cosa. Parlo perciò ai sapienti e parlo a coloro che conoscono tutte le cose in un modo più perfetto rispetto a me, che confidano in quest’altra cosa. Infatti, se qualcuno amasse Dio per la ricompensa [Summ. Theol. P.I Trat. III, Cap.I] , in quanto bene di se stesso, cioè di colui che ama, e tuttavia non fermasse li l’amore, ma più oltre tendesse l’amore verso Dio, senza attendere alcuna retribuzione e senza conseguire alcun compenso, amerebbe ancora lo stesso come Massimo Bene, degno del massimo amore e tale amore di Dio sarebbe buono così come lo sarebbe di un bene proprio. Da cui, tranne la fede, sono in noi altre due virtù concesse a noi da Dio: la speranza, con la quale amiamo Dio, così come un bene nostro, e la carità, con la quale Lo amiamo in Se Stesso e a motivo di Se Stesso. La Carità è un dono concesso agli uomini ed infuso da Dio, rispetto alla quale niente vi è di più degno: per questo, infatti, Dio, Carità Increata e Spirito Santo, cui è specialmente attribuita la carità, abita nei nostri cuori. Per mezzo di quella, siamo templi di Dio, per mezzo di quella ritorniamo grati e accetti a Dio, ed ancora attraverso la medesima carità,  le nostre opere sono gradite ed accette a Dio: difatti qualsiasi cosa viene fatta su Sua ispirazione, Dio la giudica degna del premio eterno. Nessuna azione nostra è degna della vita eterna se non sarà stata frutto della volontà e non sia stata indotta dalla stessa carità infusa ed accettata da Dio come degna della vita eterna. Invero Dio stesso, decretò che ogni azione di tal genere sarebbe stata accettata in questo modo. Nella misura in cui, dunque, l’accetta, così tanto vale la medesima opera e intanto conferisce il premio a colui che la compie, nella misura in cui ebbe ad accettare la sua opera, né più, né meno. È pertanto vero che l’altissimo Dio, non concede un premio maggiore di quanto lo meriterebbe per sua natura la medesima opera che promana dalla volontà, dalla grazia e dalla carità, ma non maggiore di quanto la accetterebbe. Difatti, né la volontà, né la carità o la grazia, obbligano Dio ad accettare le nostre opere per la vita eterna. Ma soltanto in virtù della sua stessa clemenza, dispose di accettare, così e sempre,  tali opere fatte o ottenute in tal modo: e così come lo dispose volontariamente, così volontariamente le accetta. Questa virtù è sola e  non compartecipa con nessuna colpa. Viene infusa affinché qualcuno si santifichi e così venga giustificato. È rimossa tutte le volte che qualcuno volontariamente disobbedisce alla legge di Dio e ritorna tutte le volte che si ritorna a Dio. Questa fa si che le buone opere rinascano. La Regina Nostra e degli Angeli regna specialmente con questa virtù, rispetto a tutte le altre. Questa viene da Dio ed è Dio. Le altre certamente vengono da Dio, ma non sono Dio: soltanto questa, invece è Dio ed è concessa agli uomini e agli Angeli. Nessuna altra virtù rende degne le proprie azioni del premio eterno. Solamente questa rende degne del premio supremo sia l’opera che da essa si origina che le azioni che si producono dalle altre virtù. Ma ciò non avviene per effetto di alcuna necessità di natura, ma solamente per la benevolentissima pietà di Dio Nostro. Che Dio aumenti in noi questa virtù, il cui culmine, tu possiedi dopo Tuo Figlio: o Maria, Mia Signora e sorella della madre mia. Tu, infatti, nascesti da Anna , mentre Simone, Giacomo, Giuseppe il giusto ed io, nascemmo da Maria di Cleofa, sorella della felicissima sterile Anna. Tu chiederai ed impetrerai che tutti, dopo di te, corriamo verso il profumo delle tue essenze.

 

Venne poi chiamato l’Apostolo Mattia[33], le cui parole furono le seguenti: “ Io che sono stato “donato al Signore”, sono ora obbligato a lodare e dare prestigio ai Suoi doni nella Genitrice di Dio e Salvatore Nostro. Ma da una parte penso: cosa potrò o oserò aggiungere io, che sono l’ultimo dei dodici apostoli e che non fui eletto dal Signore come apostolo, se non al posto di colui che decadde dal suo apostolato (il cui episcopato accettai da voi che tirate le sorti della volontà del Signore)? Cosa potrò o oserò aggiungere io alle cose che il Vicario di Cristo, il Nostro Pietro, umilmente proferì sull’umiltà, che Giovanni disse sulla dignità della maternità, e gli altri miei fratelli su altre innumerevoli cose, come Andrea, colui che per primo fu chiamato dal Signore, come Simone con Giacomo e Taddeo, fratelli del Signore, come Tommaso, gemello del Salvatore se non per nascita almeno per somiglianza, Filippo che amava tutte le sue virtù, Matteo il cui nome è quasi simile al mio, e tuttavia è maggiore nel compito affidatogli, e Bartolomeo, così tanto da ammirare per spirito e discendenza? Ma poiché, tuttavia,  fui elevato ad Apostolo  per volontà e dono del Signore, officio che ho iniziato solo ora ad esercitare, oserò dunque celebrare e lodare i doni della Genitrice del Nostro Dio, che tutti veneriamo come  Signora e Regina Nostra, sebbene con un linguaggio indegno. Le lodi portate a lei sono infatti onori del Signore. Ed infatti, nessuno possiede nulla che non abbia dapprima ricevuto, e certamente è cosi, poiché ella, da se stessa, non possiede assolutamente nulla. Ed è per questo che lodando lei, glorifichiamo i doni , le grazie ed i favori divini, concessi spontaneamente dal divino Elargitore. Né credo sia giusto elogiare alcuna creatura, a meno che la stessa non abbia qualcosa di buono da se stessa. Ma se nella medesima creatura deve essere realmente innalzata la divina clemenza, si devono dunque glorificare i doni divini. Ed io dico a voi ancora una cosa, parlo a voi che già conoscete tutti i misteri divini. Nessuno sembra meno degno di lode di quell’uomo assunto dalla divinità, e dopo di lui, nessuno sembra meno degno di stima di questa Maria, Genitrice dello stesso Signore Nostro. Egli infatti, privo di qualsiasi merito che dallo stesso procedesse e unito ipostaticamente alla divinità fu fornito di quella suprema beatitudine rispetto alla quale niente può esser creato di maggiore.  Senza che lo stesso facesse nulla, o cooperasse a farlo, fu reso Dio, e ottenne la pienezza di tutte le grazie, di tutti i doni, di tutte le virtù, e la pienezza delle proprie beatitudini. Altri come i Santi Angeli e le anime Beate, cooperarono, furono messi alla prova, furono tentati e potettero disubbidire. Non erano così confermati nella grazia da non poter peccare. La Vergine, dunque, per mezzo di quali precedenti meriti o sopraggiungenti opere fu preservata da ogni peccato? Nessuna, in quanto prima che esistesse, non solo la stessa, ma anche il cielo, la terra e la medesima natura angelica erano già stati scelti; se già altri fossero caduti, nell’unico padre fu previsto un rimedio per liberare gli altri, e per tenere indenne la medesima, per dono di Dio e attraverso  la passione del suo unico Figlio. Proprio per questo, fu ordinato che per dono ed accettazione divina, la prevista Sua passione giovasse maggiormente a lei, di quanto avrebbe giovato  ad altri, per i previsti meriti del Quale, ella non fu concepita in alcun modo nel peccato. Fu anzi ricolmata  di ogni grazia e di ogni conoscenza ed arte; né le fu rifiutato alcun dono conveniente alla creatura. Dunque, nelle lodi della stessa, Dio Nostro è maggiormente glorificato che nelle lodi degli altri. Infatti soltanto in lei Dio viene glorificato. Noi infatti non siamo lodati, propriamente in ciò che riceviamo, ma per quello che facciamo ed operiamo, ed infatti non si deve dubitare minimamente che Maria,  Signora Nostra, avesse cooperato con tali doni. Così come altri cooperarono con i loro doni, tanto quanto il Figlio Suo cooperò come uomo. Ma per dono di Dio, furono concessi e prestabiliti per loro doni di tale genere senza nessuna opera, senza nessuna richiesta, senza che giungesse alcun impulso o alcun desiderio , mediante i quali  avrebbero cooperato, se non fossero stati precedentemente prestabiliti. Pertanto non sono degni di una lode minore coloro che ottennero doni maggiori, senza nessuna cooperazione o nessun previo atto di volontà, in modo che seppur non fossero stati prevenuti dal peccato, avrebbero potuto collaborare. Dio volle invece così distinguere, esaltare e sublimare alcuni, che in loro assolutamente nulla , tranne che la grazia, la misericordia e la clemenza di Dio, rifulgesse. Lodiamo, dunque, magnifichiamo ed inoltre glorifichiamo  il Signore Dio Nostro, in tutte le sue vie, in tutte le sue opere, in tutti i suoi doni ed in tutti gli onori della sua Genitrice, elargiti, esibiti e  spontaneamente concessi  e preghiamo , supplichevoli che grazie ai suoi meriti ed alle sue preghiere, conservi ed aumenti in noi i nostri doni”.

 

Terminate le lodi , a te precedentemente mostrate, l’Apostolo Pietro disse, dopo averci riuniti tutti innanzi alla Genitrice di Dio Nostro: “ Confratelli, è noto a voi tutti in che modo, escluso l’empio Giuda dal nostro gruppo, al suo posto aggiungemmo tra di noi, costui, che parlò per ultimo: Mattia. Poi, per ordine dello Spirito Santo, furono eletti all’apostolato Paolo, che sta qui e Barnaba, che tanto si mostrarono utili alla nostra fede e alla chiesa. E a ragione, questo Paolo, fu nominato da Cristo Signore, Suo Vaso d’ Elezione! Siamo tutti qui davanti alla Regina e Signora Nostra. Considero dunque giusto e conveniente che sia fatto posto tra noi anche per lui, ed un posto degno. Infatti, egli stesso è reso degno ed eccellente in scienza ed eloquenza e la grazia di Dio è in lui ed è colmo dei doni dello Spirito Santo. Ora dunque considerate quale posto meriterebbe tra noi, e gli sia attribuito per decisione comune di voi tutti, affinché, così come fu da Dio eletto, non sia neanche da noi tenuto per negletto .

Allora l’apostolo Andrea disse: “Il Signore Nostro ci istruì dicendo: Il più grande tra voi sia vostro servo [Mt 23,11] poiché la vostra grandezza è l’incarico e il servizio. Noi siamo di nuovo undici. Giacomo infatti, la cui anima come vedete è qui presente, fu decapitato dalla spada di Erode. Paolo sarà uno dei dodici , e non mi pare che prenda il posto di nessuno di noi, ma soltanto di quello che è vicino ai suoi padri. Gli sia attribuito , dunque, il posto di Giacomo , fratello di Giovanni, cosicché, così come il Signore teneva come più intimi, Pietro, Giacomo e Giovanni , così dopo Pietro, il vicario, Paolo e Giovanni siano i più degni tra di noi. E siano i primi nel proporre, rispondere e decidere. Questo mi sembra giusto , se non dispiace alla nostra regina e questi miei fratelli ne siano contenti”.

 

La Vergine Madre apprezzò il pensiero dell’Apostolo Andrea che piacque molto anche a tutti. Pietro, dunque, ottenuto il permesso dalla Madre di Dio chiamò a sé Paolo ordinandogli di sedere assieme a Giovanni, vicino a lui. A tutti infatti piacque unanimemente il parere e il giudizio dell’Apostolo Andrea . Inoltre fu aggiunto Barnaba affinché divenisse, dopo Mattia il tredicesimo apostolo. Dopo di lui Luca e Marco che hanno lode nel Vangelo.

 

Fatto ciò Pietro disse: “Fratello Paolo, Apostolo degnissimo, dirai anche tu qualcosa attinente all’argomento, istruendoti a ciò la grazia di Dio. Poi parleranno anche Barnaba, Luca e Marco, ciascuno secondo la grazia loro concessa da Dio”.

 

Paolo, pertanto, nel mezzo dei suoi fratelli, proferì queste parole: “ Io, o illustre Genitrice di Dio, e tu o Pietro, cui ti furono date in modo speciale le chiavi del Regno dei Cieli, e voi o Apostoli degnissimi di Nostro Signore Gesù Cristo, non salirei mai in questo luogo se non mi avessero mosso le parole del saldissimo e sapientissimo Apostolo Andrea ed inoltre le parole della medesima Sapienza di Cristo Nostro Signore, che disse: “Il più grande tra voi sia, (il minore e) il vostro servo [Mt 23,11 -  MC 10,43-44] . Tra di noi non dovrà essere come nelle assemblee e nelle dimore dei Re di questo secolo. Pertanto, facendomi più grande di voi, mi avete reso anche più piccolo. Dunque, mi sforzerò di essere in tutto tanto più umile, quanto più grande mi avete reso, poiché questa grandezza non è che il servizio di Gesù Cristo. Senz’altro risulta essere maggiore quello che maggiormente umilia se stesso innanzi a Dio. È più degno infatti, chi reputa se stesso tanto più indegno ed è tanto più santo chi si ritiene tanto più ingiusto. Di ciò ne abbiamo l’esempio: ecco davanti a noi abbiamo l’umilissima Maria Vergine la cui umiltà Dio trovò al di sopra di tutti. Sebbene infatti, lei sia bella nella mente e nel corpo, e non le manchi alcuna virtù, tuttavia l’Altissimo, che siede nell'alto e si china a guardare nei cieli e sulla terra [Salmo 113, 6] chi è umile, pare aver prestato attenzione alla umiltà di lei. Scagliò giù dai Cieli nell’abisso il superbo lucifero, e sollevò l’umilissima ancella al di sopra di tutti i Cori degli Angeli, della cui ingente gloria ed inenarrabile gioia, che perdurerà in eterno, e dell’ assetto della corte celeste, io, il più piccolo degli Apostoli,  dirò alcune cose innanzi a voi, come colui che fu rapito fino al terzo cielo [2 Co 12,2]. Cieli, verso i quali ora si affretta Maria, come gli occhi della mia mente hanno visto chiaramente. Essi sono sette, ciascuno dei quali porta con se una luce soltanto. Certamente il primo è la Luna, il secondo Mercurio, il terzo Venere, il quarto il Sole, il quinto Marte, il sesto Giove, il settimo Saturno[34], poi c’è l’ottavo cielo in cui si trovano tutte le altre stelle che vediamo e che sono talmente tante che non possiamo scorgerle tutte. Tutte, inoltre, si trovano in quel Cielo  nel quale ci sono anche i dodici segni zodiacali : Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno,  Acquario e Pesci. Al di sopra dello stessi c’è il nono cielo, nel quale non vi è alcuna stella, ma lo stesso si muove ininterrottamente, con un movimento costante[35], il cui moto è unico e velocissimo e in modo meraviglioso con sé trascina tutti gli altri cieli inferiori , i quali, si muovono anche in un altro modo e di moto contrario, ed infatti, seppur essi si muovono velocissimamente da oriente ad occidente, tuttavia, mischiandosi e con una proporzione ammirabile, si muovono più lentamente da occidente verso oriente. Infatti, in ogni minuto o istante, una grande parte del cielo inferiore si muove da oriente a occidente. E mentre quella grande parte si sposta , una piccola e quasi impercettibile porzione della stessa, torna indietro. Questo movimento di ritorno, la Luna lo esegue molto velocemente,  Mercurio, Venere e il Sole quasi nel medesimo tempo - il corso del Sole sotto il cerchio dello Zodiaco è conosciuto infatti a tutti -  Marte in sei anni , Giove in tredici, Saturno in trenta, il Cielo Stellato con movimento unico in cento anni. Al di sopra di tutti questi Cieli mobili, vi è un Cielo immobile, laddove, così come fossero dentro un luogo fisico, tutti i corpi sono mossi, mentre questo medesimo luogo rimane immobile. Per questo, poiché lo stesso contiene tutto, come contiene il suo contenuto;  lo contiene proprio perché rimane immobile proprio per contenerlo. Perciò tutti coloro che trattarono di questo luogo lo chiamarono proprio “immobile” ed è vero, poiché qualora anche il contenuto fluisca velocissimamente come l’acqua o l’aria, l’ultimo ente che lo contiene, tuttavia,  non fluisce ed è per questa ragione di rigidità e immobilità che questo luogo viene chiamato immobile. E la cosa, che ora si trova in un contenitore vicino, ora in un altro, non si dice cha ha cambiato luogo, poiché il secondo contenitore possiede la medesima cosa del primo. Se quel cielo non esistesse, non si avrebbe alcun luogo vicino. Quel luogo, è invece creato con un arte così straordinaria che è l’abitazione più confacente e gradita sia per gli spiriti che  per i corpi umani. Li in primo luogo dopo Dio, vi sarà l’anima di Cristo Signore, Tuo Figlio, o dolcissima Maria, che è purgata, illuminata e perfezionata dalla stessa Trinità. Tu stessa, sarai purgata, illuminata e perfezionata dalla Medesima, Michele da te, Gabriele da Michele e così per ordine, come il mio Dionigi che si trova qui iniziò già a scrivere. So, o Maria, che nulla di ciò di cui oggi ti parlo di sfugge. Tuttavia parlo lo stesso, affinché tu approvi queste mie parole innanzi ai miei fratelli. La tua ricompensa, come tu stessa sai, è straordinariamente grande e supera certamente la beatitudine e la ricompensa di tutti. Siamo tutti tuoi devoti, siamo tutti suoi servi. Ricordati di noi, o Madre del Supremo Re, affinché, completando i nostri voti, ci rendiamo degni delle promesse di Cristo, con il Quale, ecco,  ti avvii a vivere e regnare felicemente; il Quale vive e regna con il Padre e lo Spirito Santo per infiniti secoli dei secoli. Amen”.

Barnaba, ottenuto il permesso dopo Paolo, così cominciò a parlare: “Dice il profeta, le tue consolazioni rallegrarono l’anima mia[36] [Salmo 94,19]. Sono Barnaba[37] e il mio nome significa “figlio della consolazione”. Dolce suona per te, al di sopra di tutte le madri, o altissima  Maria, il nome “figlio”. Infatti quel nome non è che il nome proprio del Verbo di Dio e Figlio Tuo. Tu certamente sei Madre di Colui che dall’eternità fu Figlio, e questo Figlio Eterno cominciò nel tempo ad essere figlio tuo. Perché il nome, se come si dice, ponga qualcosa nell’uomo cui si appone, allora una volta eliminata l’umanità, si elimina anche la filiazione e la maternità e così al tempo della morte di Cristo, perdesti la maternità, e perciò te ne dolesti molto. Ma ora, vedo che a te, che  ti affretti verso le gioie eterne, non può accadere niente di male o di sfavorevole , se non questo soltanto, cioè che sopraggiungendo la morte, di nuovo stai per perdere la tua maternità. Cosa che se sia vera è difficile da conoscere, e sarà rivelata, come ascolto, soltanto negli ultimi giorni. Se non fosse stato deciso una volta che gli uomini provassero la morte, sarebbe cosa buona che Dio ti trasferisse da questa vita a quella, affinché un titolo di così grande dignità non si estinguesse in te , in tal modo. Poiché tuttavia, anche se di fatto non sarai più madre di Dio, lo sarai nella sua mente e nella nostra, e lo recupererai rapidissimamente nel risorgere , per tali ragioni, quel titolo è qualcosa che si interromperà per poco tempo e sarà come se non si sia mai interrotto, e dunque si deve ritenere continuo. Pertanto Maria, consolati in tuo Figlio, consolati nel titolo di madre. Sperimenterai prestissimo le massime consolazioni. Ti congiungerai a Dio in unione perpetua, sarai stretta con abbracci indissolubili al Figlio Tuo, mentre affluiranno a te tutti i beni, e nulla ti mancherà mai. Assisterai vicino al Figlio della Santissima Trinità, il tuo seggio sarà vicino al Dio Uno e Trino. Affidaci a Lui. Partendoti da noi, non abbandonarci. Soccorrici in questa vita mortale e prega che anche noi possiamo raggiungere quelle gioie”.

Dopo di lui, ottenuta la licenza, cominciò a parlare Luca : “ Moltissime cose, in memoria tua,  sono state riferite da questi Padri. Mi pare, tralasciando il resto, che si debba celebrare, con degnissima lode e con tutti gli elogi, la tua verginità. Tu sola infatti, rimanesti, vergine, prima, durante e dopo il parto, tu sola restasti gravida senza corruzione, feconda senza essere violata , madre senza vergogna. La verginità è una virtù eroica che Dio dona a coloro i quali, scelgono di restare assolutamente puri nello spirito. È  divino infatti vivere nella carne senza sentirne gli stimoli, ed è , del pari, angelico possedere i sensi e vivere fuori di essi. La verginità non è una virtù del popolo, ma del singolo, non è una virtù comune , ma è rara. Infatti deve crescere e portare frutto, ed il popolo che serve Dio deve accrescersi in modo naturale e non soprannaturale, affinché non vengano smorzate le loro azioni, da pretesti creati. Non compete a ciascuno divenire vergine. Difatti è cosa degna la procreazione di figli secondo Dio, per la qual cosa si devono osservare le leggi della natura. In alcuni, invece, fu conveniente collocare la verginità, ma non lo fu per tutti.  Ma tu soltanto, o Madre di Dio Nostro, sperimentasti l’una e l’altra condizione, sia la verginità che la maternità, e soltanto tu, osservasti entrambi i precetti di Dio , cioè quello dell’accrescimento e del voto di verginità. Eccelso dono, sublime corona, altissima virtù, poiché la medesima verginità è concessa più per onore che per necessità di salvezza. Ed è per questo che è preferibile  la continenza coniugale in molti piuttosto che la verginità in alcuni. Perciò, lo Stesso Cristo Signore volle renderti Sua madre mediate un santissimo sposalizio e volle altresì che tutti i suoi progenitori e le sue progenitrici nascessero da rapporto coniugale. Solamente in te mostrò la grandezza della sua potenza, affinché concepissi senza intervento di alcun uomo, e così come l’uomo era stato creato dal nulla e la donna solamente dall’uomo, e tutti gli altri  da un uomo e da una donna, così egli sarebbe sorto da una donna senza intervento d’uomo. Buono è dunque il matrimonio, cosa degna la generazione di figli naturali, straordinario il concepimento del Figlio di Dio da una Vergine! Così infatti era necessario, così era giusto che colei che dominerebbe su tutti gli Angeli, non fosse sottomessa a nessuno uomo, non dico con il matrimonio, ma con congiungimento carnale. Ciò infatti non si addiceva a te Madre di Dio, Regina degli Angeli che sei stata liberata dal peccato originale. Ad Eva infatti, fu detto come castigo questo: Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà [Gn 3,16] . Poiché dunque , per grazia di Dio, non fosti assoggettata a quel peccato, era giusto che non ti assoggettassi al dominio di alcun uomo, poiché quella condizione è vile ed disonorevole presso gli uomini. Il Figlio tuo, che ti creò perfetta in ogni cosa,  non volle privarti di alcun onore, di alcuna venerazione né di alcuna dignità. Facendo ora ritorno nuovamente a Lui, da quel momento rimarrai perennemente con Lui. Abbi misericordia di noi, degnati di impetrare il nostro perdono, affinché, con le tue stesse preghiere, otteniamo di conseguire la visione di Dio Uno e Trino”.

L’Evangelista Marco, conciso nel parlare così come nello scrivere disse: “ Noi tutti onoriamo la Madre del Signore che sta per allontanarsi da noi, con la presenza del corpo, e sta per entrare nel talamo eterno. Tutti voi avete grandemente onorato la osannatissima Vergine e senza dubbio prendeste congedo con la sua lode. Se infatti, ogni granello della spiaggia del mare, ogni foglia d’erba e degli alberi, ogni goccia del mare, ogni stella del cielo, ogni giglio, rosa o altro fiore, ogni animale con i suoi arti ed ogni sua parte, ogni esercito degli Angeli ed ogni altra cosa possa essere immaginata, si tramutasse in lingua e parlasse per mille anni, non potrebbe esprimere, come e quanto sia grande questa Vergine che lodiamo. Lodammo non quanto dovemmo, poiché ciò è impossibile, ma quanto potemmo. Anche tu, o piissima Genitrice di Dio, ci affiderai al Figlio Tuo, se non quanto puoi, almeno più di quello che meriteremmo affinché otteniamo di possedere, assieme a te e nel tempo opportuno , le gioie eterne, ottenendoci ciò con l’aiuto delle tue preghiere, dal Padre , al Figlio e allo Spirito Santo, unico Dio, a cui sia onore e gloria nei secoli dei secoli, amen”.

Dionigi e Ignazio e molti degli altri discepoli, con un breve discorso, lodarono la Vergine e a  lei affidarono il gruppo dei discepoli e tutto quanto il genere umano. Dopo queste cose lo spirito di Maria esultò di gioia, e la stessa,  elevati gli occhi al cielo e spalancate le mani, declamò il suo meraviglioso cantico, che aveva già declamato altre volte nella casa di Zaccaria e aggiunse questi versetti:

 

A te vengo. Ecco Dio Mio a te giungo, Figlio, Padre e Dio;

Ascendo al Mio Signore e Mio Dio, al Figlio Mio e al Creatore Mio;

Da Genitrice al Genitore, mi dirigo, oggi da voi figli miei a lasciarvi mi accingo;

Vi lascio ora con il corpo, ma non vi abbandono con il cuore e lo spirito;

Ugualmente il santo pane spezziamo, ed assieme, la carne del Figlio Mio assumiamo;

Tu Pietro, delle pecore pastore, per primo benedici il cibo del Signore;

Rendiamo tutti grazie a Dio Trino, benediciamo tutti l’unico Dio.

 

Ciò detto Pietro prese il pane e lo benedisse, facendo lo stesso con il calice. Non era lecito infatti preparare un sacramento senza l’altro e il celebrante doveva dapprima assumere il primo.  E avendo preso una particola e volendola dare a Maria , quella, con voce un poco elevata e nel fervore del suo spirito disse: “

 

Ecco vedo il Figlio Mio, ecco contemplo il Dio Mio;

Opportunamente giunga il Mio Dio,  opportunamente venga Dio, il Salvatore Mio;

Perché io giunga più velocemente a Te, sei Tu che vieni da me, poiché mai ti allontani dai beati;

Avvicinati, affinché io mi parta, né da te mi allontani mai più.

 

Allora disse a Pietro: “Riprendi questa particola. Darai questa comunione dapprima a tutti questi. Io mangerò per ultima e porterò con me il viatico integro”. Perciò ricevuto da tutti il sangue e il corpo di Cristo, Maria cominciò così a parlare: “ Ecco avete ricevuto il cibo della vita, non soffrirete né la fame, né la sete, finché non mi seppellirete e mi vedrete salire in Cielo. Nella mia casa non prenderete, né vorrete altri alimenti” . E tutti erano confortati e sostenuti da quella comunione, come se avessero assunto dei cibi deliziosissimi. Allora Maria disse: “Restate saldi e forti poiché è necessario che sopportiate molte persecuzioni a causa del nome di Gesù e finalmente, liberi nel corpo, otterrete la gloria del Paradiso.


PARAGRAFO 8,7 - DELL’ ASCESA AL CIELO DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA E SUO FUTURO RITORNO

Tu Pietro, assieme a tutti costoro, seguirai Cristo attraverso molte sofferenze. È per questo che, il Figlio Mio Gesù Cristo disse a te: “Seguimi attraverso morte e sofferenza”. E tu voltatoti vedesti Giovanni e domandasti:  “Signore, e lui? ”Ed egli:  “Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi [GV 21,22]” e questi che sono intorno credettero che Giovanni non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga finché io venga (al Giudizio), che importa a te? [GV 21,23] Ebbene lo stesso morirà, ma più tardi.  Vivrà infatti come Enoch ed Elia, invisibilmente trasportato dagli Angeli nel Paradiso Terrestre. E di nuovo tornerà nel mondo a dare testimonianza della Verità. Conviene infatti che la fede nella Trinità sia di nuovo sostenuta dalla testimonianza di tre persone: e ci sia un testimone di verità di qualsiasi periodo”.  Disse dunque il Signore:  “Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi [GV 21,22]”. Sia inteso dunque: “Se voglio è perché lo voglio!”.


PARAGRAFO 8,8: -  LA DORMIZIONE DI MARIA 1 - DOGMA DELLA PRESENZA REALE E MIRACOLOSA DI MARIA IN IMMAGINI DIPINTE E SCOLPITE

Mio Figlio , separandosi da voi, lasciò Se Stesso in questo Sacramento fino alla fine dei secoli, cosa che non si addice a nessun altro corpo :solo Lui è il pane e cibo, vino e bevanda delle anime. “Vi rendo noto, o figlioli miei” -  e quando diceva  “figlioli” si rivolgeva ai più giovani, quando invece diceva  “padri” si rivolgeva ai più anziani, specialmente  a Pietro; quando diceva “fratelli” si rivolgeva indifferentemente a tutti  -  “ Vi rendo noto che per grazia del Mio Signore,  Gesù Cristo, anch’ io, sarò corporalmente con voi fino alla fine dei secoli, non certamente nel sacramento , poiché li è impossibile, ma in immagini dipinte e scolpite! E allora saprete, che io sono presente: quando in quel luogo vedrete accadere miracoli!.


PARAGRAFO 8,9: LA DORMIZIONE DI MARIA 2 – LE ULTIME PAROLE DELLA VERGINE

Quindi disse: “Il precetto e il comando del Signore è unico , che vi amiate gli uni gli altri [Gv 13,34] per Lui : e che rivolgiate a Lui il vostro amore. Seppellite il mio corpo nel mezzo della valle di Giosafat, dove c’è una roccia ed un sepolcro vuoto di pietra, in cui non è stato posto ancora nessuno, dopodiché allontanatevi fino a che l’anima mia  non sia unita di nuovo al corpo!”. Esortò anche che le sorelle, Maddalena e Marta e le altre sante donne,  che erano li, perseverassero sulla strada dei comandi del Signore, e ricordassero, soprattutto Maddalena e Marta, le parole del Signore Gesù: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere! [Att. 20,35]. Le stesse infatti avevano dato molto: ma cose ancora maggiori e molto più importanti erano state date loro, altrimenti, stando alle parole del Signore, non sarebbero state tanto più beate.

Disse dunque Maria: “Sorelle Mie: molti benefici mi avete arrecato, ma con il mio intervento ne otterrete cento volte e mille per uno. Vi Benedica tutti  Dio Padre, Vi Benedica Dio Figlio, Vi Benedica lo Spirito Santo.

Stammi bene Pietro[38], che sei anche il mio pastore, poiché io sono una pecorella di Cristo Signore!

Stammi bene Paolo, vaso di elezione, porta il nome del Signore  innanzi alle genti, ai re e ai figli di Israele!

Stammi bene Giovanni, figlio e fratello mio, annunzia la divinità di Cristo e profetizza   prima e dopo la traslazione!

Stammi bene Andrea che per primo e innanzi a tutti seguisti Gesù, perché nel premio non sarai secondo.

Stammi bene Filippo , incendiato dalla fiamma dei Cieli, predica Cristo agli abitanti della Scizia[39].

Stammi bene Simone Zelota che sei zelante  nell’amore di Dio , insieme a Taddeo e a Giacomo, tuoi e miei fratelli e Giuseppe il giusto, che sebbene non sia un apostolo nel nome,  lo è  tuttavia nei meriti!

Stammi bene Matteo, pubblicano che una volta eri noto per il tuo infamante mestiere , ed ora invece sei  pubblico testimone  delle parole e delle opere del Figlio dei Dio Vivo!

Stammi bene Tommaso, santo e prudente Didimo; prendi la mia cinta che ti darò salendo al Cielo e  battezza con l’acqua e il fuoco i popoli di entrambe le Indie!

Stammi bene Bartolomeo, attendi il termine delle tue tribolazioni e tieni sempre in Dio l’elevazione della tua mente!

Stammi bene Mattia, il donato, conserva i doni di Dio!

Stammi bene Barnaba, e tenendo in conto la consolazione futura, non temere le continue  fatiche!

Stammi bene mio carissimo Luca, trasmetti  agli altri, per iscritto,  i segreti che ti rivelai, e tieni a parte le cose che, invece, si devono serbare per i secoli futuri e come cominciasti persevera nel bene!

Stammi bene Marco, carissimo discepolo del nostro pastore. Diffondi le parole del tuo Vangelo in lungo e in largo!

Stammi bene o eruditissimo Dionigi, e diligentemente conserva per iscritto, le cose che hai ricevuto da Paolo.

Stammi bene o ferventissimo Ignazio e che tu mantenga scolpito nel tuo cuore il nome del figlio mio Gesù!” - ed, a quelle parole,  immediatamente fu scolpito e in tutti rimase un mirabile amore e fervore-

Statemi bene o voi tutti, discepoli del Signore e obbedite ai maggiori di voi e procedete sulla via dei loro precetti.

Statemi bene o mie sorelle , secondo la carne,  Cleofa e Salome,  ed anche voi,  sorelle mie secondo lo spirito, Maddalena e Marta. Dio vi ricompensi per tutti quanti i vostri benefici!

Statemi bene, Voi Sante Donne, statemi bene tutti! E sappiate che, certamente Maria, che è oltremodo indulgente nei vostri confronti, non dimenticherà mai, nè voi, né la vostra stirpe!

Ecco, dopo aver preso il Corpo di Mio Figlio, la mia anima uscirà fuori dal mio corpo, ed il Signore Gesù resterà sacramentalmente con me tanto a lungo,  quanto resta naturalmente visibile. Ecco che qui tra di voi c’è l’anima di mio fratello Giacomo di Zebedeo, che non parlò poiché la consuetudine che è li nei Cieli è diversa da quella che c’è qui in terra: difatti è proibito  scambiare quella con questa. Pietro, pastore degli agnelli di Gesù, dammi la particola che hi conservato dove resta e si trova li interamente Cristo , il Mio diletto Figlio!”.


PARAGRAFO 8,10: -  IL FELICE TRANSITO DI MARIA 1 – L’ANIMA DI MARIA VIENE SEPARATA DAL CORPO E VISITA I REGNI ULTRATERRENI

Allora Pietro prendendo quella particola la porse con timore e reverenza alla santissima bocca di Maria e la stessa ricevette devotissimamente il viatico. E dopo averlo ricevuto, proruppe immediatamente in queste parole: “Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore. Voglio cantare, a te voglio inneggiare [Salmo 57,8] la mia gloria. E così recitò il salmo fino alla fine. Ed il Signore, restando corporalmente presente nel Sacramento, separò così l’anima dal corpo di Maria, in modo meraviglioso senza alcun dolore o fatica, mentre era presente li la moltitudine degli Angeli e giungeva il grande esercito delle anime sante. Separata dunque l’anima di Maria dal corpo, per grazia del Figlio Suo, discese, assieme all’anima di Giovanni Battista, Giuseppe, Anna, Gioacchino, Giacomo, Abramo e degli altri patriarchi e profeti, al Purgatorio , e trasse via da li, in nome della sua vittoria e del Nuovo (erigendo) Regno, tutte le anime dei suoi devoti e le condusse con sé alla valle di Giosafat dove era sepolto il suo corpo: quando infatti l’anima fu separata dal corpo era circa la terza ora della notte. E trascorse  con quelle anime, tre ore intere stando sia li in quel luogo, sia vicino al luogo del Purgatorio, dopodiché si recò al Paradiso Terrestre per dare conforto a Elia ed Enoch e narrar loro in che modo, in quel luogo sarebbe giunto un terzo testimone: Giovanni di Zebedeo. Tornata infine, quell’anima presso la valle di Giosafat, all’alba, in quell’istante, Cristo Signore in modo naturale e visibile discese li con tutti gli Angeli, lasciando la sua dimora celeste. Ma presta attenzione perché, uscita quell’anima felicissima dal corpo, tutti gli apostoli, i discepoli e le sante donne che erano li, la contemplarono bellissima e meravigliosa . Ed il suo corpo non fu purificato, poiché in esso non vi era alcuna impurità. Ma lo trasportarono con quei riti che presso di voi sono descritti e non è neanche necessario riportare quei prodigi che si scrivono con riguardo alla temerarietà dei Giudei. E in primo luogo cantarono: Quando Israele uscì dall'Egitto, la casa di Giacobbe da un popolo barbaro [ Salmo 114,1] così come è scritto dal Salmista. Poi, come quasi raccontandolo, iniziarono a cantare in tal modo:

 

Quando coloro che vedono Dio escono dalle tenebre; quando la casa del Signore esce dalle nazioni barbare;

Nel lodare Dio, si fanno il Suo santuario, nel vedere Dio il Suo dominio [ c.f.r. Salmo 114,2];

Ogni amarezza è fuggita, i fiumi del Giudizio si sono volti indietro [c.f.r. Salmo 114,5]

Ecco, gli Angeli saltellano come arieti, i Santi esultano come agnelli di un gregge [c.f.r. Salmo 114,6]

Che hai tu, mare, per fuggire, e tu, Giordano, perché torni indietro? [Salmo 114];

Perché per coloro cha dall’ Egitto entrano nella Terra Promessa, è fatto obbligo di abbandonare ogni amarezza;

E chi per umiltà discende, per bontà di Dio, poi ascende;

Ecco, gli Angeli saltellano come arieti, i Santi esultano come agnelli di un gregge [c.f.r. Salmo 114,6]

Trema, o terra vergine, davanti al Signore [c.f.r. Salmo 114,7], davanti a Dio che il diavolo ha abbattuto ;

Che, con le sue virtù, muta la rupe in lago di grazie , i deserti in sorgenti d'acqua [c.f.r. Salmo 114,8]

Non a noi, Signore, non a noi viene qualcosa di buono, ma al tuo nome dà gloria ogni dono, [c.f.r. Salmo 115,1]

Noi infatti siamo, da noi stessi, tutti secchi ed aridi, l’irrigare si attribuisce invece a Dio;

Su questo Corpo della Tua Misericordia e della Tua Verità, ora, o Dio, poni il tuo sguardo;

Perché i perfidi dovrebbero dir loro, illusi! Dov'è il Dio dei Cristiani? [c.f.r. Salmo 115,2];

Il nostro Dio è alto e sublime,  così come Egli opera tutto ciò che vuole, farà anche questo [c.f.r. Salmo 115,3];

Queste cose non sono gli idoli delle genti, né opere delle mani dell'uomo. [c.f.r. Salmo 115,4];

Costui crea infatti cose d’oro e d’argento, Dio di sola virtù!;

Queste nostre cose, senza bocca, parlano, senza occhi ottimamente  vedono [c.f.r. Salmo 115,5];

Senza orecchi, odono, senza narici odorano [c.f.r. Salmo 115,6];

Senza mani, palpano, senza piedi camminano, emettono suoni senza gola [c.f.r. Salmo 115,7];

Infatti, i loro idoli, hanno strumenti, senza atti;

Siano come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida [c.f.r. Salmo 115,8];

Questa casa che vede Dio, confida nel Signore. Egli è suo  aiuto e suo scudo [c.f.r. Salmo 115,9];

Questa casa di fortezza confida nel Signore. Egli è suo  aiuto e suo scudo ;

Il Signore si ricorda di noi, e sempre ci benedice [c.f.r. Salmo 115,12];

Il Signore benedica questa casa che Lo vede, il Signore benedica la sua casa di fortezza;

Il Signore benedica noi che temiamo il Signore, discepoli e tutti gli Apostoli;

Il Signore accresca la benedizione su coloro che credono in Lui e sui Suoi Apostoli;

Siate benedetti , voi oggi, dal Signore che ha fatto cielo e terra. [c.f.r. Salmo 115,15];

I cieli sono i cieli del Signore degli Spiriti, ma ha dato la terra ai corpi dei figli dell'uomo [c.f.r. Salmo 115,16];

Non i morti lodano il Signore [c.f.r. Salmo 115,17], né coloro che seguono le cose del mondo;

Ma coloro che vivono nella grazia di Dio, anche se non vivono, benedicono il Signora ora e sempre [c.f.r. Salmo 115,26],


PARAGRAFO 8,11: -  IL FELICE TRANSITO DI MARIA 2 – URIELE E GABRIELE TRASPORTANO IL CORPO E L’ANIMA DELLA MADRE DI DIO

Trasportarono perciò, con inni e cantici, il corpo di Maria  nella valle di Giosafat [40], mentre gli increduli giudei rimanevano confusi al loro passaggio, e noi tutti , discepoli ed Angeli del Signore, gridavamo di gioia e li accompagnavamo durante il tragitto. Io, scortato da un grande esercito di Angeli, non la lasciai mai: ma mentre io accompagnai l’anima, Uriele mio fratello nel sepolcro il corpo. Ed una volta spogliato il Purgatorio, feci ritorno con la medesima anima, all’alba della stessa notte, nella valle di Giosafat. Ed allora tutti gli Angeli[41] videro quella beata anima sette volte più brillante del sole al culmine del suo splendore. Subito infatti come uscì dal corpo, cominciò a vedere Dio, con una visione che non si doveva mai più interrompere. Durante il percorso vedeva Cristo fatto uomo nel viatico, che ammirava custodito nel sacrario del suo petto, come una specie di pisside. Quando poi giunse nel Purgatorio e nel Paradiso Terreste vedeva Cristo ovunque, ma non l’umanità di Cristo. Una volta fatta ritorno la sua anima nel corpo, vide ancora una volta nel petto del suo corpo, Cristo stare li intatto. Così, quell’anima beata, era accompagnata da me e da un esercito di Angeli e dalle anime di molti Santi (e aveva condotto, dietro di sé,  una grande moltitudine di anime che aveva liberato dal Purgatorio), perciò in quel luogo c’erano molti cori di Angeli, di Anime Sante, di Anime liberate dal Purgatorio e di Apostoli e di altri discepoli che ancora vivevano in questa vita mortale. Né prima di resuscitare l’anima di Maria salì in Cielo, ma come dissi, ritornò da vincitrice nella valle di Giosafat e li per lungo tempo, esortò gli Apostoli e le Sante Donne, che,  mentre stavano li accanto a lei, mentre Pietro, celebrava una messa secondo l’uso di quel tempo, furono tutti comunicati con il corpo e il sangue del Signore Gesù Cristo. Né, in quei giorni, fecero uso di altro cibo; era per loro sufficiente il nutrimento di quel pane vivo. Pertanto, il corpo di Maria rimase nel sepolcro dieci ore, e restò morto quindici ore.


PARAGRAFO 8,12: -  IL FELICE TRANSITO DI MARIA 2 – NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO GIUNGE A PRENDERE IL CORPO E L’ANIMA DI MARIA

Poi, verso mezzogiorno del giorno medesimo, il Signore Gesù Cristo, avendo lasciato il Cielo Empireo e la sua celeste dimora, discese dal Cielo accompagnato dal Principe Michele con tutti gli Angeli e con tutti quanti stavano nella patria celeste, con inni e cantici. E tutti videro il Signore  Cristo, che nel giungere, disse ai presenti:

{La pace sia con tutti voi!}

e rivoltosi all’anima della Vergine, con viso felicissimo disse:

{Per te è meglio stare senza corpo o forse preferisci di più stare nel corpo?}

Rispose quella nobile anima con la lingua degli Angeli, mentre Cristo l’aveva interrogata in lingua umana, dicendo così: “ Per Tua grazia stetti sempre bene e mai male, ma ora, poiché fruisco assiduamente della Tua Divinità, ho ottenuto la parte migliore e nulla fu meglio per me, che questo. Poiché tuttavia, la parte che sta al di fuori del suo tutto, non ha consolazione completa, volentieri mi completerei, se è tua volontà, e vivendo così, con maggiore piacerei fruirei della Tua Divinità. Non poiché la fruizione sarebbe più intensa ma poiché è meglio e desiderabile fruire dentro una natura perfetta.

Allora disse il Signore

{Io ti ornai con tutti i doni e non omisi alcuna di quelle cose che si sarebbe potuto fare sia a te che al tuo corpo tranne il fatto che sei separata dal corpo. Potevo certamente glorificarti senza che intervenisse morte alcuna, ma non volli ciò poiché la decisione è irrevocabile, e soprattutto perché questi miei fratelli non temessero la morte od altri dubitassero della Resurrezione. Tuttavia, sei stata separata dal corpo in un modo tale, che non te ne sarà sembrato esserlo}

e voltatosi verso i discepoli  disse di nuovo:

{ La pace sia con voi!}

Ed essi risposero: “Sei benvenuto Nostro Signore e Nostro Maestro!” e tutti,  soprattutto Pietro,  cominciarono a piangere di gioia. Dicevano dunque : “Ti rendiamo grazie, Maestro e Signore, che fai da solo così tante e tali meraviglie!”. Allora Pietro disse: “Ecco siamo di nuovo tutti riuniti, né alcuno manca tranne il figlio della perdizione e Giacomo di Zebedeo è presente in spirito. Noi altri siamo tutti mortali come prima, ma confermati nella tua grazia. Ecco che giungono molti che allora non c’erano. Ecco Paolo che hai chiamato dal Cielo e lo hai eletto a vaso d’elezione. Ecco Barnaba che hai scelto per mezzo dello Spirito Santo. Ecco Ignazio che sempre ti porta nel suo cuore. Ecco Dionigi che hai eletto come teologo del secolo futuro. Ed ecco molti altri che tu meglio conosci. Li conoscevi come erano in te, non come erano in sé, né come sono ora. “Tu sei il Nostro Re, Tu il nostro Maestro, Tu il nostro Principe, concedi a noi la forza contro i tuoi nemici. Fa che noi ti possiamo lodare in eterno”.

Gesù allora disse loro:

{ Conosco tutto ciò che avete sofferto per causa Mia e soffrirete cose ancora maggiori. Ma, proprio a causa di queste grandi tribolazioni, otterrete anche maggiori premi. Nessuna di esse vi spaventerà se, avrete guardato alla ricompensa inenarrabile delle vostre fatiche. Voi siete miei fratelli e sarete eredi del Regno del Padre Mio. Resistete e perseverate fino alla fine! Riconoscete Pietro come il Mio Vicario e ciascuno di voi coraggiosamente operi nel luogo che è stato scelto per lui e lo amministri con umiltà. Sempre vi insegnai, sempre vi dissi “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore [Mt 11,29]”. Sono benevolo, siate benevoli anche voi, perché “un servo non è più grande del suo padrone” [Gv15,20], né un discepolo maggiore del suo maestro, finché ancora è il suo maestro. Chi sarà stato, più mite, più benigno e più umile, a questo punto,  governerà un giorno tutta la Chiesa. Infatti convertirete a me tutto il mondo. In seguito giungerà da Oriente il Figlio dell’Iniquità e la Bestia vorace, il cui ruggito si propagherà fino alle genti puniche e strapperà via una grande parte del Mio Regno, ma a poco a poco, non subito,  a causa dei peccati del popolo. Il Mio Regno si allargherà e una volta respinti gli Iberi[42] e convertitili, una volta associato il loro regno, convertiranno a me anche altri ed elimineranno ogni dissolutezza e allontaneranno l’abominazione che si troverà nel Luogo Santo. E di nuovo, il Vangelo sarà predicato in tutto il mondo. Ed invierò  un Vicario umile, mite e benigno che riformerà ogni cosa. E allora si vedrà il frutto delle vostre fatiche}

Allora chiamò Paolo e gli disse:

{Quando come un toro, soffiavi minacce dalle tue narici e portavi  la spada sguainata contro di me, che cosa pensavi?  Eri il massimo imitatore delle tradizioni dei tuoi padri e credevi, agendo contro di Me, di agire per Me. Per questo hai agito senza saperlo, per questo, fosti meritevole di indulgenza, ed ancora per questo, verso mezzogiorno ti chiamai dal Cielo e ti elessi come Apostolo. Ecco vedi, Stefano glorioso, che esigesti che fosse lapidato tanto violentemente, le cui preghiere alleviarono il peccato della tua ignoranza. Sii costante Paolo come hai cominciato a fare! Ti ho riservato infatti la corona di giustizia che come Giudice Giusto ti darò. E tu Barnaba, che fosti già con me prima, ma che ti elessi all’Apostolato, tra i miei discepoli,  dopo la mia Ascensione, insegnerai e annuncerai ai tuoi popoli e a  tutti gli altri. Prima ti vidi come discepolo, ora ti guardo come mio degno Apostolo. E tu Ignazio vieni vicino a me. Io infatti sono proprio il Tuo Amore: che una volta fui crocifisso, ma ora regnerò in eterno e tu vivrai nei secoli con il Tuo Amore. E tu Dionigi, ala del Cielo scriverai cose celesti ed infine ascenderai al Cielo da Me con la palma del martirio}.

Allo stesso modo disse a tutti dolcissime parole e aggiunse:

{ Che cosa pensate di quell’anima felice che, questa notte, fu separata dal suo corpo?}

Risposero tutti: “Resuscitasti tu, o Signore! Resusciti l’Arca della Tua Santificazione! Non meritava la morte, perché immune da ogni peccato! E non è neppure giusto, che quella carne, che è la tua, si converta in un’altra natura!”.

Allora disse il Signore a Me e Michele

{Accompagnate, con questi altri, quest’anima finché non si sarà unita al suo corpo!}

E subito, Lo Stesso, aggiunse:

{ L’anima innocente sia riunita al corpo innocente e la Mia dolcissima Madre viva in eterno!}

E subito, per virtù di Dio, l’anima fu unita al corpo , e il corpo fu decorato dalle virtù della grazia e uscì dal sepolcro,  per virtù di Dio. E noi aprimmo quel mausoleo che apparve a tutti vuoto. Maria stette così  vicino a Cristo Signore tutta gloriosa e luminosa, vestita della stola della carità  e della immortalità eterna. E non appena all’anima fu inito il corpo, il Signore esclamò:

{ Vieni da Me, Madre Mia eletta, vieni al Figlio Tuo, Genitrice prediletta, vieni sarai incoronata! [c.f.r. Cant 4,8]}.

E allora Michele con me, e con tutti gli altri Angeli , adorammo la Madre di Dio, e ad Ella, come Nostra Regina, giurammo perpetua obbedienza, mentre così Michele per tutti noi diceva:

Ciò che prima del mondo sensibile a Dio promettemmo, oggi a te o Maria, ripetiamo;

Ciò che presentammo a Dio, al tempo del concepimento, ora nuovamente te lo ratifichiamo;

O Maria, te, come Nostra Regina accettiamo, e alla Tua Maestà ci sottomettiamo;

Chiamiamo te, Regina dei Cieli;  e Regina degli Angeli, incessantemente noi Ti riconosciamo;

A te gli Angeli e gli Arcangeli si sottomettono, tutte le Virtù e le Potestà si flettono;

I Principati e le Dominazioni ti serviranno e infinita obbedienza ti appresteranno;

Ed anche i Troni, i Cherubini e i Serafini, con voce umile, ti proclameranno;

Tutti, superiore a noi, ti riconosciamo, e come Genitrice del nostro Dio Ti adoriamo

 

Dall’altro lato, i Padri del Vecchio Testamento, annuendo Abramo, Mosè e Davide, iniziarono così a proclamare:

 

Tu, o Gloria di Gerusalemme, Tu, Letizia di Israele, Tu,  onore del nostro popolo [Preghiera Tota Pulchra ex Maria – Gdt 15,10]

Beati noi, che meritammo di avere una tale figlia, Che Dio scelse come madre;

Felici noi, e molto fortunati, che in Maria Nostra ci vediamo così esaltati;

Come un giglio fra i cardi, così (Maria) tra le (nostre) fanciulle [c.f.r. Cant. 2,2]

Come un melo tra gli alberi del bosco, (così Gesù) fra i figli degli uomini [c.f.r. Cant. 2,3]

Tu sei il più bello tra i figli dell'uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia,[Salmo 45,3]

Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e dolce è il suo frutto al mio palato. [c.f.r. Cant. 2,3]

 

Giovanni Battista, con il decapitato Giacomo, Giuseppe sposo di Maria, Anna e Gioacchino, Simeone e la profetessa Anna, Stefano protomartire e i Santi Fanciulli Innocenti ed altri che morirono dopo la nascita del signore, con Zaccaria ed Elisabetta dicevano:

 

Ecco la stirpe e la carne nostra, ecco la Signora e Regina Nostra;

Ecco si innalza nel Cielo e regnerà in eterno [c.f.r. Introitus «Gaudeamus» Mit Tropus «Agmina Celsa Colunt];

La stessa è la nostra gloria, l’onore della nostra città;

Salutiamola con le lodi, accompagniamola con dolci canti;

Belle sono le tue guance fra i pendenti, il tuo collo fra i vezzi di perle ;

Faremo per te pendenti d'oro, con grani d'argento [Cant. 1,10];

Come sei bella, Maria I tuoi occhi sono colombe [c.f.r. Cant. 1,15];

Dopo parlò Pietro per tutti i mortali:

 

Profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano [Cant 2,1];

Introduca, il re, Maria nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo per te,[Cant 1,4];

Oggi ha trovato l’amato del suo cuore, lo stringe fortemente e non lo lascerà più ;

Infatti lo condusse in casa della madre, nella stanza della genitrice [Cant 3,4];

Guardate Cristo Re  con la corona che gli pose Sua Madre [c.f.r. Cant. 3,11]

Sosteniamola con fiori, rinfranchiamola con pomi, perché è malata d’amore per il Figlio [c.f.r. Cant 2,5]

Attiraci dietro a te, o Maria, dopo di te corriamo nella fragranza dei tuoi profumi [c.f.r. Cant 1,3-4]

 

Pertanto tutti gli Apostoli, i discepoli, i fedeli, le Sante donne e le Vergini scelte per onorare la Madre di Dio, vedendo Maria in una gloria e maestà così grande, adorarono la Stessa, mentre Suo Figlio ed Essa stessa benedicevano tutti. Ed in ogni cuore regnava una grandissima letizia e la gioia aumentava ovunque.

 

Allora Gesù, volendo che tutti salissero al monte degli ulivi, come andando avanti a mostrare il cammino a Sua Madre, così le cominciò a parlare:

 

Vieni con me dal Libano, o sposa, con me dal Libano, vieni! [Cantico 4,8]

Alzati, affrettati! Mia amica, Mia colomba, sbrigati Perfetta Mia e vieni! [c.f.r. Cantico 5,2  - Cantico 2.10];

Perché, ecco, l'inverno è passato, è cessata la pioggia, se n'è andata [Cantico 2,11];

I fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato [Cantico 2,12];

Alzati! Affrettati! Mia amica, Affrettati! Mia colomba graziosa e vieni!

Mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave alle mie orecchie [Cantico 2,14];

Molte sono le regine, molte le altre spose, le fanciulle senza numero [Cantico 6,8];

Ma unica sei tu Mia colomba, Mia perfetta, unica Genitrice della Trinità, prescelta [Cantico 6,9];

Ti vedono le figlie di Sion e t'hanno detta beata, tutte ti hanno intessuto le lodi ovunque. [Cantico 6,9]

Ed il Signore diresse verso sua Madre quasi tutto il Settimo Capitolo del Cantico dei Cantici


PARAGRAFO 8,13: -  ASSUNZIONE DI MARIA VERGINE IN CIELO

Infatti re Salomone, aveva previsto in spirito e aveva poi scritto quel libro non solo per la comunione dell’anima Santa con Dio, né soltanto per la congiunzione del vertice, ovvero Cristo, con la sua Chiesa, ma anche più di questo, e specialmente per l’unione del Figlio di Dio con Maria, la sua dolcissima Genitrice, che aveva previsto avvenire soprattutto in questo giorno dell’Assunzione. Per questo, il Signore, intese dirigere a Maria, parlando,  molte cose del Libro del Cantico de Cantici, ed anche la stessa, utilizzò il medesimo libro, rispondendogli quelle cose che possono essere facilmente trovate da voi e le troverà anche quel Pastore e scriverà inni, salmi e nuovi cantici. Procedeva, pertanto, il Signore attraverso il cielo, ed anche Maria procedeva appoggiata accanto al suo diletto Figlio. Noi Angeli, invece, li accompagnavamo girando loro attorno secondo il nostro Grado, la nostra Gerarchia e il nostro Coro. Le anime dei Santi e dei Giusti, allo stesso modo seguivano attraverso il cielo il Re e la Regina. Anche gli apostoli ancora in vita e gli altri avanzavano in modo umano, ma senza alcuno sforzo. E durante il percorso, ora noi Angeli, ora le anime dei Beati, ora gli Apostoli, utilizzando le medesime parole del Libro del Cantico dei Cantici, dicevano: “Chi è questa che sale per il deserto?  [c.f.r. Cant. 3,6] poiché venne dalla valle di Josafat verso il Monte degli Olivi e quindi non saliva ancora in Cielo. Perciò, dopo essere salita al cielo dicevano: Chi è questa che sale dal deserto e dalla vita mortale, come una colonna di fumo, esalando profumo di mirra e d'incenso e d'ogni polvere aromatica? [c.f.r. Cant. 3,6]. Altri le dicevano: “Ecco, la lettiga di Salomone [Cant. 3,7],  - cioè (Maria madre del vero Salomone e cioè) di Cristo - sessanta prodi [Cant. 3,7],  - cioè forti in modo eccellente, poiché li il dieci che è un numero primo perfetto, come molti scrivono  è  moltiplicato dal senario-  Sessanta prodi dunque, stanno intorno alla lettiga di Salomone, tra i più valorosi d'Israele [Cant. 3,7], poiché noi siamo i primi e i più valorosi di tutte le creature, ed eravamo presenti per difendere la Vergine sia durante la vita , che durante la morte e mentre veniva anche condotta al sepolcro. Tutti sanno maneggiare la spada, sono esperti nella guerra [Cant. 3,8] poiché, infatti, combattemmo contro lucifero da principio e contro i demoni e i cattivi uomini spessissime volte. Ognuno porta la spada al fianco  [Cant. 3,8], poiché a ciascuno di noi è concessa potenza e forza, in modo maggiore o minore secondo la diversità della nostra natura, contro i pericoli della notte  [Cant. 3,8], cioè per respingere dagli amici di Dio e dai Figli della luce i timori, che sono provocati dalle notti ovvero dai principi delle tenebre. Altri dicevano: “Chi è costei che sorge come l'aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati? [Cant. 6,10]”. Altri dicevano: Uscite figlie di Sion, guardate il re Salomone con la corona che gli pose sua madre, [Cant. 3,11]”.

Tra gli altri, Tommaso, non più ancora incredulo, ma credente, si rivolse alla Signora dicendo: “ Tu o madre, che ti incammini verso i regni felici lascia qualcosa ai tuoi fedeli come segno d’amore!”.

Maria disse: “ Lasciai a Maddalena[43] per devozione dei fedeli, il mio anello con cui Giuseppe, mio marito , mi sposò con tutti i miei vestiti e con alcuni dei miei capelli. Maddalena, presso di sè conserva anche il latte con cui nutrii Dio, il sangue di Mio Figlio , che raccogliemmo assieme, ed il prepuzio, ovvero la porzione di pelle circoncisa e la placenta in cui Mio Figlio nacque. Tu, o Tommaso, ricevi la cintola della mia vita. Ecco la portai con me con cura, affinché tu che eri chiamato incredulo, credendo nel Signore più di tutti,  allarghi e accresca la sua fede, fino all’India superiore.

E dopo esser egli giunto al Monte degli Ulivi, Maria con le sue proprie mani porse la cintola a Tommaso lasciandolo colmo di gioia e gratitudini. Pertanto, il Signore Gesù, stando sollevato in cielo, ma non lontano da terra, con sua madre Maria nel mezzo dei Santi Angeli e delle Anime Beate, confortò a Pietro e ciascuno degli Apostoli così come nel giorno della sua Ascensione e Maria fece lo stesso. E dicendo “Addio” a tutti i viventi, a poco a poco saliva al cielo, mentre gli Apostoli, le vergini, i discepoli e le Sante donne, lo osservavano con gioia e piangevano e lacrimavano per quella straordinaria felicità e noi Angeli  invece salmodiavamo e cantavamo. E dopo essere avanzati lentamente, ci dirigemmo velocemente verso la parte più alta del Cielo oltre la quale non potevamo più esser visti dagli Apostoli. Poi attraversammo tutti i Cieli e raggiungemmo il Cielo Empireo dove Cristo Signore con la sua Genitrice Maria vive e regna su tutte le creature per infiniti secoli dei secoli. Amen.  

Ora o dilettissimo, potrai comprendere, esaminare e scrivere dell’Assunzione della Madre di Dio ed evitare errori.  Non volle il Signore ritardare la Resurrezione di Maria così come la Sua  al terzo giorno, poiché non era necessario provare la verità della sua morte né della Resurrezione, né del compimento della profezia di Giona.


PARAGRAFO 8,14 : -  ALCUNI ERRORI SULL’ASSUNZIONE DI MARIA E ALTRI CHIARIMENTI

Per questo, il suo corpo rimase nel sepolcro per dieci ore ma il corpo restò morto in realtà quindici ore, che alcuni computano per giorni come voi avete nelle devotissime rivelazioni della Beata Brigida.  Sappi che allo stesso modo , ciò le fu rivelato,  ma quello che trascrisse pensò tra sé che sarebbe resuscitata  più presto di Cristo e perciò disse: “ Devono essere quindici giorni, non quindici ore”,  e aggiunse la ragione. Sia corretta dunque la rivelazione  della Santissima Sposa di Cristo Brigida in quel punto! Non fu lei la causa dell’errore, ma il suo confessore che volle sapere più di quanto fosse necessario, credendo che lei avesse inteso male. Allo stesso modo sia corretta la rivelazione dell’altra devotissima vedova, Santa Elisabetta del terzo ordine di Tuo Padre, il cui confessore credendo pietosamente che la stessa avesse inteso male il numero dei giorni, sbagliò anche lui. La stessa infatti disse: “Maria risorse all’ora quattordicesima e mezza in più”, mentre quello disse, in base al suo pensiero che furono quaranta giorni”. Ebbene questi confessori non furono condannati ma furono in qualche modo puniti.  Né prima della sua resurrezione l’anima beata della vergine Maria ascese al Cielo, ma nello stesso giorno in cui fu separata dal corpo, fu anche unita al corpo. Ciò che scrisse anche il confessore della Beata Elisabetta che Maria sopravvisse un anno intero e tanti giorni quanti passarono dall’Ascensione del Signore fino alla sua Assunzione, è scritto in modo errato poiché a lei fu rivelato allo stesso modo (che visse) per anni interi e tanti giorni dei quali già ti parlai.

Gli Apostoli, invece, pieni di gioia e letizia, fecero ritorno a Gerusalemme, con le sante donne, ma non con Maria Madre di Gesù e ed iniziarono a provare fame e per questo cenarono tutti assieme a Gerusalemme, nella casa di Lazzaro e perseveravano nella parola del Signore. E concluso un ultimo sinodo,  risolte molte questioni sul rito dei gentili, sulle cerimonie e sugli oneri legali, e chiarito che la gente non si dovesse sottomettere a questi pesi della legge e dopo essersi divisi per tutto il mondo, ispirati dallo Spirito Santo , dichiararono e promulgarono , che da quel momento, a nessun uomo, né Giudeo , né Greco, fosse più permesso essere circonciso e obbedire ai precetti di legge, poiché operavano le strutture  della nuova legge e quelle oscurità del passato dovevano dissiparsi con l’arrivo della verità di ogni cosa.

Si deve credere fermamente e in alcun modo dubitare

che la pratica di circoncisione e le altre cerimonie giudaiche fossero nocive per tutti gli uomini, tanto per i giudei quanto  per i greci. Tuttavia, in principio, per i convertiti tra i giudei, ciò non fu illecito né proibito, ma in seguito, con l’impulso dello Spirito Santo, anche per i Giudei quella pratica fu totalmente vietata. E infatti agli Apostoli, in quanto Giudei, appariva illecito abbandonare le proprie pratiche religiose, ma successivamente, istruiti dallo Spirito Santo, durante l’ultima loro  separazione, tutti gli Apostoli, decisero assieme e determinarono che da allora a nessuno fosse permesso essere circonciso o osservare sotto precetto la legge dei riti o porre alcuna speranza nei precetti dell’Antica Legge. Subito dopo,  gli Apostoli si divisero per tutte le Province del mondo.

E ciascuno morì nella sua Provincia, ad eccezione di Giovanni che da Efeso fu traslato  in Paradiso e, Pietro e Paolo, che furono uccisi assieme a Roma, e Pietro, per di più, proprio in questo luogo, dove tu ora preghi. Qui vicino, infatti,  come è noto,  fu crocifisso,  appeso a testa in giù. Paolo invece, fu decapitato nello stesso giorno, in quel luogo che voi oggi chiamate “Tre Fontane”  ed è vero  che il suo capo decollato,  fece tre salti chiamando Gesù, così come scrivono i vostri. Abbiate quel luogo in grande elezione e devozione. Paolo infatti è vaso di elezione divina e luce della fede cristiana, e  le tre fonti appunto, sono il vero indizio nel segno dei tre salti e delle tre esclamazioni.

Allora io, che avevo taciuto a lungo dissi: “Mio signore, che cantico cantava Maria mentre saliva al Cielo  assieme al Suo diletto Figlio?”. E quello rispose: “ Scrivilo e tienilo conservato! Fu questo!”.

 

Un germoglio spuntò dal tronco di Iesse, un virgulto germogliò dalle sue radici [c.f.r. Is 11,2]

Ecco che la stessa di nuovo avanza come una colonna di fumo, esalando profumo di mirra e d'incenso [Cant. 3,6];

Costei è Maria, piena di ogni profumo,  la sola sempre benedetta;

Costei è l’unica Madre del Verbo di Dio, Genitrice del Creatore di ogni cosa;

Costei rimase in terra dopo il Figlio , ed aumentò con i meriti i suoi meriti;

Essa da sola meritò più di tutti; e più di tutti giovò al suo popolo;

Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, ma tu le hai superate tutte! [Prov. 31,29]

Ecco, ciascun Coro degli Angeli porta mille migliaia di otri

Il tesoro è grande ed incomparabile , immenso e inesauribile;

Lo conobbe Sion e ne gioì, esultarono le città di Giuda [Salmo 97,8];

Dopo aver infine acquistato innumerevoli meriti, si approssimò l’ora della sua morte;

Si riunirono tutti gli Apostoli, ed io Gabriele portai la palma del Paradiso;

Tutti si affidavano a lei, e singolarmente declamavano le sue virtù;

Paolo fu posto al posto di Giacomo, la cui anima, tuttavia era presente li;

Ringraziò tutti , a ciascuno di loro disse addio;

La stessa, felice, si elevò dal suo letto, e per virtù di Dio l’anima si separò dal corpo;

Non solo fu esente da dolore, ma esultò anche di gioia;

In Paradiso fece visita ad Enoch ed Elia, e liberò coloro che si trovavano immersi nelle pene;

Gli Apostoli assieme agli Angeli trasportavano il suo corpo con inni e cantici;

Gente perfida li attacca  temerariamente, ed è schiacciata a terra come cera;

I credenti vivono di comunione solamente, non provano fame né soffrono la sete;

Il Corpo è avvolto nel lino,  ed è deposto in un sepolcro nuovo;

All’alba, l’anima felice fa ritorno, accompagnata dagli Angeli e da coloro che erano già prigionieri;

Il Verbo fatto uomo discende dal Cielo, conduce con se tutti i beati;

Conforta la Santa Anima, di nuovo da la pace consueta;

Tutti esultano alla vista del Signore, gioiscono in Dio loro Salvatore;

Era giaciuta già per dieci ore, l’anima era stata senza corpo quindici ore;

Entra il Signore con gli Angeli nel (funebre) monumento ed immediatamente viene fatto un gran portento;

Quell’anima felice è congiunta la corpo, ed il corpo glorificato tosto;

Esce lieta dal sepolcro, Maria viene vista da tutti immortale;

La adorino tutti gli Angeli di Dio, la venerino tutti gli Apostoli [c.f.r. Ebr. 1,6];

Dalla Valle è condotta verso il Monte, procede con allegria senza pari;

Il Signore procedeva attraverso il cielo, Maria seguitava appoggiata a Lui;

Noi Angeli eravamo presenti, e osservavamo ogni cosa;

Prostrati, demmo obbedienza a Maria, e promettemmo di servirLa in eterno;

Ecco, ora , saliamo giubilando, lasciamo gli Apostoli in terra;

Tutti guardano verso di noi, tutti osservano il cielo;

Benediciamo il Padre e il Figlio, Benediciamo lo Spirito Santo;

Lodiamo Dio Uno e Trino, glorifichiamoLo in eterno.


PARAGRAFO 8,15 : - ECCELLENZA DI MARIA E SUA POSIZIONE NEI CIELI

Disse l’Angelo:  “Quotidiane e instancabili sono le nostre voci e i nostri canti.  Maria è la gloria del genere umano e il grande decoro degli Angeli e onore e splendore di ogni creatura”. Allora io: “Mio signore, che posto ricopre la Madre e da quale parte si trova rispetto al Figlio Suo?  Risponde l’Angelo: “ Maria non sta propriamente né a destra né a sinistra di Suo Figlio, ma davanti a Lui cosicché sempre si guardano reciprocamente e la testa del Signore sta un po’ più in alto della testa di Maria e così scendevano dalla valle verso il monte e dal monte al Cielo e così procedevano  per il Cielo Empireo di modo che, mai il Signore distoglie il suo volto dal volto della Madre”. 


PARAGRAFO 8,16 :  - LA PARTE MANCANTE DEL VANGELO DI LUCA (abbiamo cercato di riadattare il testo già precedentemente tradotto con l’attuale stile del Vangelo di Luca n.d.a.)

Io allora dissi di nuovo: “ Una volta hai  promesso a Luca che mi avresti rivelato un Vangelo sopra questa Assunzione”. Risponde: “Dici bene, allora fu scritto,  ma non fu ancora il tempo di annunciare la gloria della Madre quando a stento poteva essere predicata la gloria del Figlio.  In vero il Vangelo secondo Luca è il seguente:

 

Quando venne il tempo per Maria di transitare da questo mondo al Figlio Suo Unigenito, l'Angelo Gabriele fu mandato (da Dio) a lei [Lc 1,26] con la palma da portare in segno di vittoria [c.f.r. Gen 8,11] davanti al suo feretro. Alle parole dell’Angelo - a lei non ignote né tantomeno sgradite - ella non ne rimase turbata. Desiderava infatti lasciare questo mondo e stare sempre accanto al Suo Figlio Unigenito. Giunse poi quel discepolo che Gesù amava [c.f.r. Gv 19,26 – 21,7 ecc..], quello al quale aveva detto dalla croce “Ecco tua madre [Gv 19,27]”, e giunse anche Pietro con tutti gli Apostoli e i discepoli più importanti. C’erano anche li Maria di Magdala, Maria di Giacomo e la madre dei figli di Zebedeo. C’ erano anche molte vergini e sante donne [c.f.r. Lc 24,10]. E ciascuno disse alcune parole di commiato in lode della Vergine Madre. E Maria umilmente rispose a tutti e ugualmente li benedisse. E dal letto, alla presenza di tutti, la sua anima  si staccò da loro e fu portata verso il cielo [c.f.r. Lc 24,50] e con immensa gioia si separò dal corpo. Discese agli Inferi e nel giungere in Paradiso liberò quanti aveva visto in sofferenza. Il corpo fu trasportato nella valle di Giosafat e, avvolto in una lenzuolo pulito, fu deposto in una tomba nuova, nella quale nessuno era stato ancora deposto [ Lc 23,53]. All’alba l’anima fece ritorno dagli Apostoli. Allora venne il Signore Gesù con una moltitudine dell'esercito celeste [ Lc 2,13] e con potenza e gloria grande [Lc 21,27] apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi! [ Lc 24,36]. Al vedere il Signore desiderato, i discepoli si rallegrarono moltissimo. Salutò quell’anima felice e benedisse tutti i discepoli. Ordinò poi che l’anima fosse congiunta di nuovo al corpo. Maria risorse veramente, e venne fuori dal sepolcro, con onori davvero straordinari;  avanzò con il Signore attraverso il cielo fino al Monte degli Ulivi,  accompagnata dagli Angeli e delle anime dei Giusti. Lasciò la sua cintola a Tommaso, e mentre tutti la osservavano, fu assunta verso il cielo davanti al Volto del Figlio Suo e siede nella gloria della Maestà di Dio. Gli Apostoli con i discepoli  e le Sante Donne tornarono a Gerusalemme, ringraziando per tutto quanto avevano veduto e udito e annunciando le grandezze di Dio a tutti i popoli. AMEN

FINE


PARAGRAFO 8,16:  – FINE DELL’APOCALYPSIS NOVA E PROFEZIE FUTURE

Ecco ascoltasti e vedesti  i grandi misteri della fede cristiana,  che con l’avvento del nuovo Pastore, sarà rinnovata nuovamente come l’ aquila e così rivivrà e sarà rinnovata proprio con l’avvento di quel Pastore del quale spesso ti ho parlato.


NUOVA PROFEZIA SULL’ITALIA – EVENTI PROSSIMI

[C.F.R. quarta estasi] 

Verrà allora a compiersi quella frase dell’Apocalisse: Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal Cielo, da Dio  [Ap 21,2]. Questa “Nuova Gerusalemme”, è la stessa Roma cui Dio ha trasferito il Regno suo e il Suo Sacerdozio, che in questi giorni sarà rinnovata e governerà su tutto il mondo e questo “Pastore” sarà reso somigliante al Re Davide, poiché come lo stesso, rinnovò la medesima Gerusalemme e rese quella la sua roccaforte e la Sua Città, così costui formerà la Nuova Gerusalemme, che è Roma e la Chiesa, e come Davide fu nutrito in quella antica Gerusalemme, così avverrà per lui in questa Nuova Gerusalemme e sarà vero Figlio e Pastore della Chiesa accolto da tutti, da Dio e dagli uomini. Dio gli conferirà grazia e prudenza e scioglierà i vincoli delle sue labbra e della lingua e parlerà apertamente dei miracoli di Dio e tutti, senza eccezione, ascolteranno la sua voce. Congiungerà la Chiesa Occidentale in un’unione perpetua alla Chiesa Orientale. Nominerà dieci Cardinali agli Orientali e due Grandi Patriarcati in Occidente, tra tutti lo assisteranno Sette Uomini, vescovi onoratissimi, così come i Sette Angeli assistono innanzi a Dio.  Invierà delegati per tutta la terra affinché abbiano cura del gregge di Dio. Lo stesso divagherà sulle cose divine e costituirà uno dei Cardinali affinché abbia cura delle cose temporali. Ritornerà la pace universale e vi sarà una riforma dei costumi.  A lui si uniranno  i veneti (o veneziani) e tutta Italia, lo aiuteranno a portare ordine e, prepareranno una armata (o flotta). Dopo aver pacificato il mondo, insegnerà a tutti la volontà di Dio ed essi vivranno nella purezza della fede e nel timore di Dio in quei tempi. I fiorentini ameranno il Pastore Eletto e lo sosterranno, e osserveranno i suoi ammonimenti e i suoi precetti, e gli saranno di aiuto in ogni suo buon proposito. E lo aiuteranno nella conversione degli infedeli e rinunceranno a molti peccati in cui a lungo vissero;  si rallegreranno per la fede  di tutti gli infedeli poiché la fede del Signore si troverà in tutto il mondo.  Ma essi, cioè i fiorentini, prima di queste cose e presto, poiché ai tuoi  giorni , con molte elemosine e opere buone sono stati nascosti gravissimi peccati, avranno molti disordini e a propria volta prepareranno insidie. E non passerà molto tempo che il loro tradimento che si leva contro i  loro maggiori cittadini, sarà manifestato tuttavia con danno di entrambe le parti e a causa di ciò avranno grandi e potenti contro di loro e sopporteranno e supereranno innumerevoli perdite e vinceranno. Prima che giungano quei tempi felici  anche i veneti si confedereranno, temeranno, sospetteranno, e non senza inganno, avranno amici: ma si muoveranno prudentemente e si risparmieranno per la futura liberazione. E otterranno e perderanno. Ed infine otterranno le cose lungamente desiderate e immaginate.


ULTIME PROFEZIE SULL’EUROPA – EVENTI FUTURI

L’Inghilterra è posta in un grande angolo di terra, potrà essere lesa e spesso sarà minacciata da se stessa.
La Scozia rivaleggerà con la stessa, ma prima o poi tornerà tremante offrendo la pace, ma con le parole non con il cuore, fino a quei tempi felici.
L’Italia {qui chiamata Esperia } dai molti regni si riunirà in uno solo   {L’unità d’Italia avviene 400 anni più tardi nel 1861}  la donna cingerà l'uomo! [Ger. 31,22].  Sottometteranno nuova gente al Signore, romperanno patti, combatteranno e lotteranno. I Re a lungo tempo nemici, andranno d’accordo.
Nuovi Farisei { La Chiesa  n.d.a. } si daranno da fare per insinuare una nuova divisione ma non vi riusciranno, poiché non vi è né sapienza, né consiglio contro il Signore. Prima dell’avvento del Pastore non vi sarà una vera sconfitta degli infedeli.
Non dovete neanche porre fiducia nè verso la Pannonia {odierna Ungheria, est Austria, Croazia e Slovenia} né nei regni ad essa confinanti, poiché verranno governati da altri.
La disobbedienza della Germania, e l’inettitudine e la dissolutezza dei suoi principi, prolungheranno l’arrivo di quei tempi felici.


ULTIMA PROFEZIA SUL PASTORE FUTURO E SULLA VENUTA DEL GRANDE SOVRANO O MONARCA

Con il Grande Pastore sorgerà il Grande Re, e la volontà di Dio sarà compiuta.
Questi segreti non si devono dire a tutti, ma li pubblicherà quel benedetto Pastore eletto, che Dio, come hai ascoltato, deve inviare per la consolazione dei fedeli e la conversione degli infedeli.
Infatti, una volta da lui iniziata la pubblicazione  del  libro, attraverso di lui, Dio realizzerà tutte le cose che ti dissi.


PROFEZIA SULLA MORTE DI AMADEO

Tu invece ti recherai in un’altra città { Milano } , e li con la grazia di Dio chiuderai i tuoi occhi e ti allieterai in Dio Tuo Salvatore, e così scomparve la visione.

 

Queste cose siano ad onore e gloria del Signore Nostro Gesù Cristo , Figlio Unigenito di Maria Vergine Amen.

 

 

[1]« Non omittam ipsius etiam conversationis haereticae descriptionem , quam futilis, quam terrena, quam humana sit, sine gravitate, sine authoritate, sino disciplina, ut Iudei suae congruens. In primis, quis cathecumenus, quis fidelis, incertum est. Pariter adeunt, pariter audiunt, pariter orant: etiam ethnici si supervenerint. Sanctum canibus et porcis margaritas,licet non veras, iactabunt. »

[2]« Quod veroquaedam insunt, quae non annuntiantur quibusvis,id non solius doctrinae christianae proprium est, verumetiam philosophicae. Nam et illi exteriorem, etpenitiorem doctrinam babebant; et alii Pithagoram audiebantcontenti ipsius auctoritate; alii scerete discobantrationes non evulgandas in profanos, nondumquepurgatos.”

[3]In aures imprudentis noli quidquam dicere, ne quando audierit irrideat sensatos sermones suos et sanctum quoque iubeamur intra conscientiam nostram tenere, nec inculcandum porcis, et canibus exponere, loquente Domino et dicente : Ne dederitis sanctum canibus, neque miseritis margaritas ante porcos, ne. conculcent eas pedibus, et conversi elidant vos. »

[4]« Quid quod illius sacrificami publicum est, tuum secretimi? Illius a quovis libere tractari potest, tuum etiam a christianis minime consecrates sine sacrilegio videri non potest ».

[5]« Id principio nobis incredibile videbatur, nisi ex ipsis actorum monumentis demonstratum fuisset. Certe nobis magnae admirationi fuit, ut etiam num vobis esse puto. Atqui ne presbyteris quidem adesse permittitur in mysteriis, cum tamen ipsi quoque sacrorum administri sint. Nam quis non execretur sub externo judice praesentibus catechumenis, et, quod peius est, ethnicis et iudaeis christianismum blasphemantibus, quaestionem de Sanguine et Corpore Christi haberi?”

[6]Me tui pudet, quod cum consenueris, adhuc ejiciariscum catechumenis, tanquam insipiens puellus, et qui arcana non potest celare, cum dicendum sit mysterium. Unire populo mystico, et arcanos disce sermones. Eloquere nobiscum illa quae sex alas habentia seraphim, cum perfectis Christianis dicunt hymnos canentia. Desidera cibum qui confirmat animam, gusta potum qui cor exhilarat, ama mysterium quod eo modo qui non cadit sub aspectum, veteres transmittit ad juventutem." Gregorii Nyss. Opera, Paris. 1615. tom. i. p. 957

[7]Quoniam ne ad exteros  quidem magna nostrorum mysteriorum  pars offerenda est

[8]Dogmata quae in ecclesia praedicantur, quaedam habemus ex doctrina scripta prodita, quaedam rursus ex apostolorum traditione in mysterio, id est, in occulto tradita recepimus, quorum utraque parem vim habent adpietatem, nec in his quisquam contradicit,  quisquis sane vel tenitur expertus est.

[9][Invocationis verba, cum ostenditur panis Eucharistiae, et poculum benedictionis, quis sanctorum in scripto nobis reliquit? Nec enim his contenti sumus , quae commemorat Apostolus, aut Evangelium: veruni alia quoque et ante et post dicimus, tanquam multimi habentia momenti ad mysterium, quae ex traditione citra scriptum accepifinis. Consecrainus autein aquam Baptismatis, et oleum unclionis, praeterea ipsum, qui Baptismum accipit: ex quibus scriptis? nonne a tacita secretaque traditione? Ipsam porro olei unctionem quis sermo proditus docuit? Iam ter immergi hominem, unde ex scriptum haustum? Reliqua item, quae flunt in Baptismo, volute renuntiare Satanae et angelis eius: ex qua scriptura habemus? Nonne ex minime publicata et arcana hac traditione? Nonne ex doctrina, quam Patres nostri silentio quieto, minimeque curioso, servarunt? Pulchre quidem illi;- nimirum docti arcanorum venerationem silentio conservari. Nam quae nec intueri las est non initiatis, (fili conveniebat, horum doctrinam publicitus circumferri scripto? San Basilio De Spir. Sanc. Cap. 25] »

[10]: Oportet autem et traditione uti: non enim omnia a divina scriptura possunt accipi. Quapropter  aliqua in  Scripturis, aliqua in Traditione Sancti Apostoli  tradiderunt

[11][Non enim gentili cuidam de Patre, et Filio, et Spiritu Sancto arcana mysteria declaramus; neque palam apud catechumenos de mysteriis verba facimus: sed multa saepe loquimur occulti, ut fìdeles, qui rem tenent, intelligant, et qui non tenent, non laedantur. S. Cirillo Gerosol. Catech lib. VI , n° 20]

 

[12]: Patet quod non omnia per epistolam tradiderint apostoli, sed multa sine literis; eadem vero fide digna sunt tam ista, quam illa6.

[13] Il ritmo trinitario della verità: la teologia di Ireneo di Lione  Edizioni Città Nuova, alle pagg. 213 e ss

[14] Espiridualidad de San Ireneo,  Roma 1989  pp 125 – 150

[15] :  Sacru Rituum Congregatione sive Ementiss. & Reverendiss. D. Card. Gabriello , ponente Tridentina Beatificationis  Canonizationis, Ven. Servae Dei Sor. Ioannae Mariae a Cruce, Monialis Professae in Monasterio S. Caroli de Roboreto § Positio super introductione Causae ex signatura Commissionis , Romae , M.DCC.V, pag 77]

[16] Da un interessante artico  di Cristina Siccardi - Assunzione della Beata Vergine Maria per il noto sito cattolico Santiebeati.it

[17] In altri testi, questa parte termina – ottimamente costituita in tutto

[18] Anche in questo passo vi sono differenze. Infatti la frase “Ille statim sibi deficiebat”, diviene in altre edizioni “ille status sibi deficiebat”, cioè quello stato di vedovanza le mancava – dovendo perciò sopportarlo come corredentrice.

[19]La Festa di San Giuseppe è stata fissata nel Calendario Liturgico il giorno 19 Marzo. I primi a celebrarla furono i monaci benedettini nel 1030, seguiti dai Servi di Maria nel 1324 e dai Francescani nel 1399. Venne infine promossa dagli interventi dei papi Sisto IV, amico di Amedeo da Sylva, il quale era colui che al tempo di Amedeo sedeva sul soglio Pontificio.

[20] LE DUE MADDALENE: Si ricordi sul punto quanto era stato rivelato nella IV Estasi, presente nel nostro secondo volume – da cui citiamo: “… dopo noi Sette, c’è Giovanni Battista, Pietro con Giovanni Evangelista, Paolo, Andrea, con gli altri Apostoli e quella Maddalena, amata discepola di Cristo, che non fu priva del merito degli Apostoli, la cui festa così come quella di ogni Apostolo si deve solennemente celebrare per tutti, e nella sua festa si deve fare speciale menzione dell’altra Maddalena, che fu la peccatrice in quella città, che nella casa del fariseo, ungendo i piedi del Signore, meritò di sentirsi dire:[Sono perdonati i tuoi molti peccati ] e [Colui a cui poco è perdonato, poco ama - Lc 7,47  ], e poiché quella molto amò le furono, per questo,  perdonati molti peccati. Tutte e due  unsero i piedi del Signore, ma la sorella di Lazzaro, gli unse il capo e i piedi sei giorni prima della Pasqua dei Giudei, in Betania, nella casa di Marta, che era solita esser chiamata casa di Simone, un certo lebbroso, poi purificato dal Signore. Vi sia dunque un solo officio unito di entrambe…”.

[21] di Nachor e padre di Abramo, i cui discendenti presero da lui il nome di Teraiti. Residente dapprima in Ur dei Caldei, si trasferì poi con la famiglia di Abramo a Ḥarrān, dove chiuse la vita da idolatra, mentre il figlio proseguiva il viaggio verso la Terra promessa di Canaan (da Treccani.it)

[22] Ricordi il lettore sul punto i grandi filosofi greci, come Platone e Aristotele, i quali teorizzarono, soprattutto il secondo un primo motore immobile, e dunque con l’intelletto, non sostenuti dalla fede, riuscirono comunque ad arrivare alla verità di un unico e solo Dio.

[23] È la cosiddetta discesa agli inferi, con cui Cristo, liberò le anime dei giusti del passato, che si trovavano in un luogo di transizione in attesta della sua venuta. Troppo giusti per essere condannati, ma ancora in attesa di colui che avrebbe potuti riscattarli

[24] Abbiamo tradotto nel IV° volume accidenti con parti sensibili, per rendere il termine più chiaro al lettore. Rimandiamo li per ogni spiegazione su questo punto.

[25] ECLISSI SOLARE: S. Dionigi Areopagita nella sua lettera a S. Policarpo, parla a lungo di questo oscuramento e lo dice avvenuto in modo soprannaturale, quando egli dimorava in Eliopoli, città di Egitto. lo stesso S. Dionigi vedendo un'eclisse in tempo, in cui non poteva naturalmente avvenire, ebbe ad esclamare: Aut Deus naturae patitur aut mundi machina dissolvitur:

[26] Sulla SECONDA ANNUNCIAZIONE concordano:

1)  Ven. Maria d’Agreda  LIBRO VIII CAPITOLO 17 (Mistica Città di Dio)  “si narra come l'arcangelo Gabriele rivelò a Maria che le rimanevano tre anni di vita, e quello che a questo annuncio accadde a San Giovanni e a tutte le creature”: (..)La Vergine pervenne all'età di sessantasette anni senza avere mai interrotto il corso dei suoi meriti né trattenuto il volo né mitigato l'incendio del suo ardore, dalla sua immacolata concezione, ed anzi avendo accresciuto tutto questo in ogni istante (…).L'Onnipotente determinò di consolarla e confortarla avvisandola con precisione di quanto le restava, affinché, assicurata del giorno e dell'ora del sospirato evento, lo attendesse nella letizia. A tale scopo, Gabriele fu mandato con molti altri ministri superni a notificarle quando e come si sarebbe compiuta la sua esistenza peritura ed ella sarebbe salita a quella intramontabile. Si introdussero nell'oratorio presso la casa del cenacolo e la Principessa , che era stesa a forma di croce a invocare clemenza per i peccatori, all'udire le loro armonie si pose in ginocchio per ascoltare e guardare il messaggero e i suoi compagni, i quali, tutti con vesti bianche e fulgide, la circondarono con mirabile decoro e riverenza. Avevano in mano palme e corone, ciascuna differente ma ugualmente rappresentante con inestimabile pregio una sua prerogativa. L'arcangelo la salutò con l'Ave Maria» e proseguì: «Nostra sovrana, il Santo dei santi ci invia dalla sua corte perché vi annunciamo da parte sua la felicissima conclusione del vostro esilio. Verrà presto il momento da voi ambito in cui, per mezzo della morte, otterrete il possesso indefettibile della vita senza termine alla destra del vostro Unigenito. Fra tre anni esatti sarete accolta nel gaudio perpetuo dell'empireo, dove tutti già vi aspettano». Ella provò immenso giubilo nel suo animo candido e acceso e, abbassandosi di nuovo al suolo, rispose come all'incarnazione del Verbo: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». Invitò, poi, i serafini e gli altri a darle appoggio nel magnificare l'Altissimo per un beneficio così grande, e intonò un cantico del quale alternò i versetti con loro per due ore continue (..)..

2) Ven. Maria Giovanna Della Croce Di Rovereto VITA PARTE III , CAPITOLO XXXXV (PAG. 471 E SS)

“La domenica delle palme dell’anno 1657, in cui cadeva parimente l’incarnazione del Verbo eterno, vide quell’anima  in Dio molti misteri e ebbe diverse intelligenze, nelle quali vedeva accoppiarsi la passione di Cristo con la sua Incarnazione e l’Annunciazione della Santissima Vergine fatta dall’Arcangelo Gabriele, col giglio simboleggiante la divinità del Verbo, in cui era circondato il bottone giallo delle foglie candide: cos’ nell’Incarnazione fu circondata la divinità dell’umanità santissima e vestita di carne umana nell’utero verginale. Gran cose intese l’anima simboleggiante sotto questo giglio, ma per avere ella trattato altrove dell’Incarnazione e toccato alcuna cosa, in questo particolare lo tralascia e passa ad altro. Le disse l’Arcangelo Gabriele, se lei sapeva la ragione per la quale la santissima Vergine Maria fu nell’incarnazione del Verbo con giglio annunciata ed al suo transito con palma di ulivo. Supplicava l’anima, il medesimo arcangelo che glielo dichiarasse. Ed egli, lasciando l’esplicazione del giglio per averla altrove dichiarata all’anima disse: “L’oliva fu sempre mai simbolo di pace e di misericordia. E perciò, in segno che era cessato il diluvio, al tempo di Noè venne la colomba portando la verdeggiante palma d’olivo. Così nel transito di Maria per notificare che erano cessati i diluvi di sangue e di travagli per la passione del suo e del mio Signore, e ora e sempre per amor suo sarebbero mitigati i furori della divina giustizia. Nell’uscir suo gli portai la palma di misericordia con dinotarle ch’andando al cielo doveva avvocare per i poveri peccatori e mitigare i giusti sdegni della divina giustizia”.

[27]  Comincia ora un lungo discorso celebrativo e di commiato degli apostoli per salutare ed esaltare la ss. Ma madre di Dio. Dopo San Pietro prendono la parola rispettivamente Giovanni, Andrea, Simone, Tommaso, Filippo, Giacomo, Matteo, Bartolomeo, Giuda Taddeo, Mattia, Paolo, Barnaba ed infine Luca e Marco.

 

[28] Il testo dice “ictu oculi” cioè nel medesimo colpo d’occhio

[29] Andrea proviene dal nome greco Ἀνδρέας (Andréas), derivato da ἀνήρ (anḗr), genitivo ἀνδρός (andrós), che indica l'uomo con riferimento alla sua mascolinità

[30] Il nome significa – amante dei cavalli -  e dunque il discorso inizia proprio dal suo nome

[31] Il nome Matteo Deriva dal nome ebraico Matithya, composto da matag, 'dono, regalo', e da Yah, abbreviazione di yahweh, che significa 'dono di Dio'. In greco fu Maththaios e in latino Mattheus e Matthias. L'apostolo Matteo Evangelista, fu autore del primo fra i quattro Vangeli: scritto nel 42 fu tradotto in greco e utilizzato come strumento di predicazione.

[32] Sant’Isidoro di Siviglia, nelle sue Etimologie (o Origini)  VII: 9, 16 scrive che il nome Bartolomeo significa “figlio di colui che sostiene le acque”, ovvero, “figlio di colui che mi sostiene”», e aggiunge: «è nome siriano, non ebraico» [Bartholomaeus filius suspendentis aquas, vel filius suspendentis me: Syrum est, non Hebraeum]. Isidorus ha ragione sul fatto che il nome sia siriano, derivando da un aramaico bar-Talmay («figlio di Talmay», versione medio-orientale del nome Ptolemaîos)

[33] Deriva dal greco biblico Ματθιας (Matthias), una variante di Ματθαιος (Matthaios), a sua volta dall'ebraico מַתִּתְיָהוּ (Mattityahu, Mattithyahu), che significa "dono di YHWH, "dono del Signore" . Tale nome fu adattato in latino in due forme diverse: la principale, Mattheus o Matthaeus, da cui l'odierno nome italiano Matteo, e Matthias o Mathias, da cui Mattia, che appare nel Nuovo Testamento portata dall'apostolo Mattia, colui che sostituì Giuda Iscariota.

[34] Nell'antichità, come rivela l'etimologia del termine pianeta (in greco antico πλάνητες ἀστέρες plànētes astéres, stelle vagabonde), venivano considerati tali tutti gli astri che si spostavano nel cielo notturno rispetto allo sfondo delle stelle fisse, ovvero la Luna, il Sole, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno,[4] escluse le comete, che venivano considerate fenomeni atmosferici Nel XVI secolo, con l'affermarsi del sistema eliocentrico, divenne chiaro che Luna e Sole non condividevano in realtà la natura fisica e le caratteristiche orbitali proprie degli altri pianeti, e che anche la Terra doveva essere inclusa nel novero dei pianeti. È chiaro dunque che Paolo, mantiene la conoscenza dell’uomo del suo tempo, e l’Angelo ne ritrasmette  il discorso così come fu prodotto allora

[35] Secondo il sistema cosmologico aristotelico-tomistico: i primi sette  cieli infatti corrispondono ciascuno a un pianeta del Sistema solare. Si noti che la sede propria dei beati è in realtà l'Empireo, ma a essi la Grazia divina ha concesso di spartirsi nel cieli inferiori per manifestarsi a Dante a seconda del loro operare terreno e delle loro inclinazioni

[36] Oggi la traduzione del Salmo è cambiata, mentre in latino rimane identica

[37] Barnaba (figlio della Consolazione), cipriota, diede agli Apostoli ciò che ricavò dalla vendita del suo campo: "Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba "figlio dell'esortazione", un levita originario di Cipro, che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l'importo ai piedi degli apostoli e uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. Accreditò Paolo di fronte alla Chiesa, fu suo compagno nel primo viaggio missionario e nel primo Concilio di Gerusalemme. (Mess. Rom.) Etimologia: Barnaba = figlio di consolazione, dall'arameo

[38] Il termine Vale, latino può anche esser tradotto come “Addio”

[39] La Scizia corrisponde all'area euro-asiatica che in antichità, tra l'VIII secolo a.C. e il II secolo d.C., fu abitata dalla popolazione degli Sciti

[40] Il meraviglioso episodio qui narrato da Amadeo, trova una eco incredibile ne lla stigmatizzata Teresa Neumann che descriverà lo stesso non riuscendo però a comunicare il nomedell’Angelo Uriele, che non conosceva, ma soltanto la sua presenza accanto a quella di San Gabriele. Ecco cosa ci dice il biografo al rigurado su quest’episodio della nota stigmatizzata: “Teresa viene trasportata nella visione davanti alla tomba di Maria. E' domenica mattina presto, intorno non c e nessuno. All'improvviso appare in alto una luce: due angeli scendono dal cielo con l'anima di Maria. Teresa riconosce l'angelo che aveva dato l'annuncio a Maria (l'arcangelo Gabriele), l'altro non lo conosce: nello stato di quiete disse però che si trattava dell'angelo custode di Maria. Le tre figure luminose entrano nel sepolcro senza che la porta chiusa impedisca loro il passaggio. Subito dopo riappaiono, ma Maria non è più una figura luminosa trasparente, bensì un corpo vivente trasfigurato, luminoso, rivestito di una veste di luce”.

TRANSITO DI MARIA E DISCESA DELLA MADONNA IN PURGATORIO: Sulla fase successiva interviene Arcangela Panigarola, priora del Monastero di Santa Marta a Milano, la quale ci descrive cosa accadde con la salita in Cielo di Maria. In una prima visione che si legge a pag. 316/317, della Vita scritta di propria mano da Arcangela, si apprende che : “…fu invitata dall’Angelo fino alla festa dell’Assunzione di essa, e fu portata in spirito al sepolcro di Lei attorniato da ogni parte da Spiriti Celesti. Quivi udì un Angelo ricercare dolcemente una viola e cantar insieme quello della Genesi: “Tenebra erant super faciem abyssi”. Spiegò poi l’Angelo all’anima predetta , come Adamo ed Eva avevano sparse le tenebre del peccato sopra la terra, e il Sig. Dio fece la Luce, che è Maria, la quale dividendo le tenebre, cioè i peccatori dagli Eletti, illuminò questi e lasciò perire quelli. In questo mentre udì a sonare alto una Tromba, e proferirsi queste parole : “Omnia gentes servient Ei”, in quel dire apparve il Figlio di Dio vestito di sole, che tutti adorarono col volto a terra. Incominciò di poi S. Michele sopra la tomba di Maria a recitare le sue laudi, e dopo di lui S. Gabriele, e per ultimo Cristo medesimo, al cui parlar divino tutti quegli spiriti, che erano presenti con gli apostoli e i discepoli rimasero estatici. Finito il parlar di Cristo, il sepolcro di Maria risplendette di un chiarore così grande, che ne svanì la vista di esso. E ritornò l’anima ai propri sensi. Accostatasi di poi ella all’Angelico Comizio si ritrasse in cella ad orare, ed in quello fu portato il suo spirito in Cielo ove vide la Vergine Maria , adorata da tutti i Celesti, essere collocata alla destra di Cristo in Trono di Maestà. Giunse intanto fino al Cielo il grido delle anime trattenute in Purgatorio, risuonando l’Ora pro nobis. E la Vergine supplicò il suo benedetto Figliuolo per la liberazione di quelle che a Lei erano state più devote. E fu tosto mandato al Purgatorio S. Michele con una folta schiera di Angeli ai quali era stata commessa la cura di quelle anime essendo in vita, e ne condussero alla felicità del Paradiso una quantità grande. Furono nel medesimo tempo inviati i Sette Angeli assistenti al Trono di Dio ai Dannati per accrescere la loro maledizione, la loro pena, in castigo dei sette peccati mortali…”.

[41] ( o gli Apostoli secondo altre fonti n. d. a. )

[42] Taluni ritenevano fossero originari dell'Africa settentrionale. Con ogni probabilità infatti, i popoli iberici sono in massima parte di origine autoctona e il loro sviluppo culturale e politico si deve al contatto con gruppi etnici, portatori di civiltà più avanzate, presenti nella penisola. Ricordiamo, a questo proposito, i Fenici e i Greci, stanziati con proprie colonie in terra ispanica fin dall'VIII secolo a.C. Qui sta a significare gli occupanti di quelle regioni, e dell’attuale Tunisia, Algeria e Marocco.

[43] Non è chiaro se sia stato lasciato tutto a Maddalena. Sicuramente le è stato affidato ciò che si descrive nella seconda parte.