OPERA DIVINA E SCONOSCIUTA DEI SETTE SPIRITI CHE ASSISTONO INNANZI AL TRONO DI DIO DI TOMMASO BELLOROSSO - APERTURA

TOMMASO BELLOROSSO

Opera divina e sconosciuta dei Sette Spiriti che assistono innanzi al Trono di Dio

RINVENUTA DA GIUSEPPE FERRIGNO

 

apertura

 

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- Iniziamo l’ ardua ed inaudita opera sulle celesti e altissime Sostanze,  la cui conoscenza supera di molto le labili forze dell’intelletto umano e sebbene il divino dottore Aeropagita abbia composto quel famoso volume angelico denominato : «Della Gerarchia Celeste», nondimeno egli candidamente riconobbe che lo stesso fosse stato spiegato sotto ogni aspetto, soltanto in minima parte, e ciò grazie (solo) all’abilità del suo intelletto ed a quanto poté cavar fuori dalle Sacre Lettere; cosa che dichiarò nel capitolo primo della «Gerarchia Ecclesiastica», mentre in calce all’ultimo capitolo della «Della Gerarchia Celeste», scrisse queste cose:

«Che se tu mi obietti, o Timoteo, che io non ho fatto menzione di tutte le virtù, funzioni e immagini che la Scrittura attribuisce agli Angeli, io risponderò confessandoti il vero, che cioè in certi casi avrei avuto bisogno di una scienza che non é di questo mondo, e di un iniziatore e di una guida; e ti dirò anche come certe spiegazioni che io ometto siano implicitamente racchiuse in ciò che ho spiegato. Così ho voluto nel tempo stesso e serbare in questi discorsi una giusta misura ed onorare con il mio silenzio le sante profondità che io non posso scandagliare».

Da queste parole del divino padre deduciamo che,  non poche cose riguardanti quei segreti celesti,  fossero state volontariamente avvolte nel silenzio. Ciò infatti era proibito per comandamento divino, affinché qualcuno non indagasse quelle cose che sono sopra di noi o che di gran lunga superassero  i nostri meriti, così come lo stesso divino dottore insegnò in modo ancor più perfetto, alla fine del terzo capitolo dei «Nomi Divini» in modo più perfetto e, nel Capitolo Secondo della Gerarchia Celeste, al pio Timoeo, concesse questi ammaestramenti, affinché non rivelasse a tutti le cose che sono sante e arcane, dicendo:

« Come dicono i sacri oracoli, non bisogna gettare ai porci lo splendore così puro e la bellezza così splendida delle perle spirituali».

E questo comando, lo apprese dalle medesime parole di Cristo, nel capitolo VIII di Matteo, che spesso scuoteva lo spirito del divino padre,  come anche  richiamò spesso alla mente del medesimo Timoteo, lo stesso comando della Gerarchia Ecclesiastica, dei Nomi Divini e della Teologia Mistica, all’inizio di ciascun libro, affinché le cose della divina filosofia e della dottrina sopracceleste che sono nascoste non le comunicasse a chicchessia, a destra e a manca e senza discernimento, e se le avesse rese pubbliche, comunicasse oralmente, e non invece per iscritto, solo a quelli perfetti. Così come peraltro era già praticato dagli apostoli, soprattutto con riguardo a quelle altissime e celesti sostanze, come il divino Aeropagita afferma nel primo capitolo della sua Gerarchia Ecclesiastica, e lo insegna apertamente dicendo:

«Noi diciamo che siffatti oracoli, quanti sono stati tramandati dai nostri divini iniziatori, sono molto venerabili e altri oracoli furono misticamente tramandati dagli stessi santi dottori mediante un'iniziazione più immateriale e in certo qual modo già vicina alla gerarchia celeste da intelligenza a intelligenza mediante parole, sensibili sì, ma tuttavia più immateriali perché fuori di ogni scritto. Ma neppure questi oracoli i nostri vescovi ispirati da Dio non li hanno tramandati alla comunità dei fedeli con pensieri scoperti, ma sotto forma di sacri simboli; infatti non tutti sono santi, dice la Scrittura, né è di tutti la possibilità di intendere».

Ecco come, mentre questa straordinaria testimonianza del divino padre, discepolo e dell’allievo degli apostoli scuote tutte le assurdità e le follie degli eretici polacchi  e dei più vili e putridi seguaci dell’eretico Martino sui sacri misteri e sulle cerimonie dei sacrosanti sette sacramenti della Chiesa; le cose che sono contenute nel libro della Gerarchia Ecclesiastica, dal momento che promanano dalla dottrina e dai libri teologici di detti apostoli, dai quali il divino Aeropagita dichiara di essere stato istruito,  rappresentano al contrario la sacra scrittura che promana dalla dottrina del sommo e primo dottore, che è Cristo. Ma ritorniamo alle cose da cui siamo partiti. Siccome , dunque,  questa conoscenza di quelle primarie Sette Virtù  che assistono innanzi al Trono di Dio  era  rimasta ignota fino ai giorni nostri, ciò costituisce per noi segno inequivocabile che il divino padre (Aeropagita), abbia ossequiosamente sottaciuto, riguardo a ciò che fosse rimasto arcano, nascosto ed oscuro delle cose divine; ma se questa sacra conoscenza sia da venire – infine -  alla luce proprio in questo secolo, essa arriverà presso tutto il mondo, grazie al soffio del Divino Fattore, come speriamo. Né deve stupire gli uomini dotti che questo Arcano Consesso e Sacrosanto Senato di quelle Eminentissime Virtù e del loro numero che assiste innanzi a Dio sia stato celato  da ogni parte in modo così nascosto ed oscuro , dal momento che, non senza divina disposizione, sembra esser stato nascosto fino a questo tempo, per Ordine divino: così dimostreremo più chiaramente in questo libro. Sebbene tutto il libro della Gerarchia Celeste sia rifornito di documenti e di manifestazioni delle altissime Virtù che si trovano innanzi all’ingresso  del Trono di Dio e sebbene fino a questo punto nessuno sia riuscito a penetrare o ad innalzarsi fino alla vera conoscenza di quelle medesime cose, certo non voglio arrivare ad asserire che, in modo del tutto sconveniente, non essendo stato percepito questo eminentissimo e ancor più Sacro Ordine degli Eccelsi Spiriti che sovrastano su ogni Gerarchia, l’opera gerarchica del divino Dionigi non sia mai stata perfettamente compresa  se per di più  il predetto Ordine, più sublime e più sacro di tutti, è davvero l’apice delle Sostanze Celesti. Né risulta discordante se il mio piccolo ingegno venga innalzato a tale altissima conoscenza, dal momento che svolgemmo con impegno almeno  tre lustri di lavoro su questa desiderata indagine dei Primi Principi del cielo,  alla conoscenza dei quali giungemmo, tuttavia, grazie al nostro affetto verso l’autore di quelle predette cose celesti e verso i medesimi divini Principi Assistenti, così come lo stesso angelico dottore [Dionigi]  , in modo meraviglioso, confidò e confessò nel primo capitolo della Gerarchia Ecclesiastica, dicendo:

« Ad ogni sacra funzione vi è un fine comune: l'amore continuo di Dio e delle cose divine che si esplica santamente sotto l'ispirazione divina ».

Inoltre le vie del Signore per mezzo delle quali egli provvede a manifestare le sue ineffabili opere, sono inaccessibili, così come l’Apostolo (Paolo) insegna ai Romani.  E di questo io stesso posso raccontare moltissimi esempi , dal momento che, da  giovane, lasciata  la mia patria siciliana con l’intenzione di impegnarmi negli studi, giunsi a Roma nella cui scuola ho trascorso parecchi anni. Di poi, essendo divenuto lo scrivano privato del Cardinale Pietro Reghini, fui controvoglia condotto nella bassa Ungheria dal medesimo Cardinale, inviato li come legato del Pontefice Massimo Alessandro sesto, per la guerra contro i Turchi, i quali reclamavano per sé, con la forza delle armi, Lepanto Modone e Corone, città del Peloponneso , dal dominio dei Veneti. Trascorsi tre anni, poiché il delegato volle andare via da quel luogo, mi costituì , sebbene non per mia volontà,  suo vicario e rettore della insigne Chiesa di Veszprém , dove il principale tempio è dedicato al divino Michele ed io restaurai e adornai lo stesso , per quanto mi fu possibile, eleggendo quale mio difensore il patrono del detto tempio. Infine, forzato a stare li per dieci lunghi anni, tornai a Roma e li, passato un bienni, malvolentieri ritornai indietro sul suolo palermitano, dove al di là di ogni  aspettativa trovai un inestimabile tesoro celeste! Difatti, nelle vicinanze della casa dove sono nato, esiste un vecchio tempio dedicato al divino principe Michele presso il quale, da bambino, ero solito entrare, ma né io, né nessun altro, aveva trovato in quel tempietto qualcosa degno di memoria, se non quando giunse il tempo predisposto da Dio.  Infatti, mentre facevo le veci dell’Arcivescovo di Palermo, Cardinale Francesco Sorrentino, e avendo assegnato, ad uno dei lati di detto tempio, abbandonato oramai da tutti, un maestro  di musica per insegnare ai giovani chierici imperiti, un giorno, accompagnato da due persone, uno canonico l’altro invece perito di diritto divino  e umano, entrai nel tempio, colmo di putredine e umidità e straordinariamente tetro, per questo forse da circa vent’anni, mentre reggeva la Chiesa Romana Leone X, dove, avendo spinto avanti i miei compagni, scoprii una storia certamente vecchissima e arcana, scaturente da un’ ambiente  di segretissima teologia e  dipinta li da circa duecento anni , di Sette Primi Principi che stanno  innanzi al Trono di Dio che  ritengo, fino a quel momento non si fosse mai veduta in tutto il mondo cristiano, e né neanche mai da me scorta o esaminata in precedenza. Mi sentii pertanto infiammato da un certo divino ardore per iniziare a rendere manifesto al popolo,  siffatto Sacrosanto Consesso di Sette Eminentissimi Angeli di Dio,  e diedi ordine affinché detto tempio ottenesse un aspetto migliore, e dalle sacre lettere ricavai esistere molti segreti celesti in lode degli stessi, aiutandomi in tali cose i medesimi Angeli, e subito dopo Dio un’ ammirabile lode di somma maestà dei medesimi e mi affaticai per quindici anni sulla difficilissima lezione del divo Dionigi con riferimento  ai celesti Cori dei Santissimi Spiriti al fine di verificare se si potesse ricavare questo settiforme principato tra quelle potenze celesti ed infine, aiutato dalla forza divina, non tanto vi cavai fuori  il suddetto santissimo  ed eminentissimo consesso angelico , ma imparai invece che tutta quanta quell’opera gerarchica era stata per la maggior parte diffusa per rendere manifesti i suddetti sette sommi Angeli di Dio e i loro offici e le loro eccellenze al di sopra di ogni Gerarchia. Per questa ragione nessun teologo contestò apertamente la divina opera della Gerarchia Celeste del beato Dionigi fino a quando non fosse stato correttamente compresa, anzi  le cose ignote superano quelle conosciute. Ma qualcuno potrebbe domandarsi: a che scopo è servita quella narrazione delle mie peregrinazioni ed infine dei miei rimpatri in patria dopo ventun’ anni: mentre la mia volontà sempre si opponeva?  Da questa parte, senza dubbio, ho raccontato affinché il lettore percepisca che le vie del Signore sono insondabili e che io fossi stato ovunque protetto  dai medesimi Santi Angeli, mentre rimanevo o in Pannonia o  nella Città Santa, quasi che dovessi scegliere, oltre a numerosi pericoli superati per volontà divina, se sarei stato privato della vita per mano dei Turchi che stavano per conquistare il Regno della Pannonia, ovvero che non scampassi ai micidiali crociati di quel germanico furore che aveva depredato l’ Urbe, ma ignaro di tali pericoli e protetto dalle insidie di questi nemici, sostenuto da angelica assistenza, ne venni fuori sano e salvo al fine di vedermi conservato intatto questo tesoro celeste, in modo da così procurare vantaggi incommensurabili  per  tutta la Chiesa universale cristiana. E benché non si debba dubitare che, nella mente divina fosse stato prestabilito il tempo esatto di questa celeste ed arcana conoscenza dei Sette Governatori del genere umano, allorquando queste santissime potenze, rimaste ignote, dovevano venire alla luce, dal momento che tutte le cose che sorgono in modo imprevisto, in determinati secoli, sono state previste in quell’ eternità del Sommo Creatore, nondimeno, un certo uomo timorato, chiamato Bartolomeo, nobile pisano, che pregava volentieri in quel tempietto, interrogato da me sul motivo per il quale ardeva di una così grande devozione verso questi Sette Angeli, mi rispose di avere, non so che grande profezia sul  tempo e sulla futura cerimonia  di celebrazione in onore dei Sette Principi degli Angeli , ma non mi ha svelato l’oracolo da dove provenisse, ma aggiunse:

« Fino ad oggi ciò mi è stato nascosto ed oscuro, ora invece mi è chiaro, dal momento che esso recitava che questi sette Angeli che stanno innanzi al Trono di Dio si sarebbero dovuti rivelare  in quel tempo in cui la mitra guarderà attraverso un vetro, e la prima, cioè la mitra appartiene al Sommo Pontefice

– ora infatti governa la Chiesa romana, Leone X, che non poteva nulla senza l’ausilio di un vetro oculare –

e in questo tempo sono iniziate ad esser fatte pubbliche solennità».

Audacemente affermava già fosse giunto il tempo prescritto della somma venerazione di questi sette Angeli e dichiarava  di esserne così tanto certo quanto li vedeva essere effigiati ,in modo durevole, con le insegne dei più arcani misteri.

Ho voluto prenarrare queste cose all’inizio di quest’opera, e premettere questa medesima affrescata storia angelica, affinché quando dovrò fare menzione della stessa,  non sia necessario nuovamente rammentarla. Ma,   proprio a causa del fatto che gli  stessi si trovino in modo speciale innanzi alla Divina Maestà, ispirarono tutta la cittadinanza poiché  rimasero celati in quel tempio segreto e dimesso, vera e propria spelonca di ladri,  per circa duecento anni, e da lì,  iniziarono ad essere conosciuti e venerati , e poco a poco favorirono e mossero verso il loro tempio l’animo dell’illustrissimo Signore Ettore Pignatelli, duca di Monteleone, viceré del regno siciliano, per la sua venerazione verso i suddetti santissimi Principi, affinché riedificasse ed adornasse per la maggior parte il detto tempio, e lo fornisse anche di una dote da attribuirsi per il loro divino culto quotidiano. Poi, una certa nobile vergine chiamata Elisabetta, infiammata da un entusiasmo dirompente verso i medesimi principi, fece edificare un insigne monastero di monache dell’ordine di San Francesco di Paola, comunemente dell’ordine dei minimi, di vita rigorosissima, dove a tutt’oggi diciotto monache svolgono vita angelica. E questa è prova evidente della potenza e della enorme autorità dei predetti Sette Angeli che stanno innanzi al Creatore del mondo. In realtà, poiché questo grande incarico cui stiamo per dare inizio si rivolge (solamente) alla vera e sicura conoscenza dei Sette Santissimi Spiriti che stanno innanzi al trono di Dio, non sarà contraddittorio avvolgere in  un degno silenzio, in quanto molto note e spesso rammentate, quelle cose che i divini dottori tramandarono con riguardo alle testimonianze dalle Sacra Scrittura, sulle tre Gerarchie e sui nove Cori dei Celesti Spiriti e/o sulle  loro proprietà e perciò , sorvolando su tutte le cose predette, l’animo deve innalzarsi verso tutte quelle sublimi e altissime sostanze celesti, dell’ordine più sacro e distaccato, collocato al di sopra della prima Gerarchia di quell’antica ripartizione, sebbene esista una dottrina comune soltanto per le tre Gerarchie e per i nove Cori degli Spiriti Celesti. Senonchè , poiché questa divina opera non viene scritta per la mia inutile gloria, per ricercare un guadagno fugace o per procacciarmi onori, ma in lode immortale della divina Sapienza per la manifestazione di un così grande e imperscrutabile  comando sia delle cose umane che di quelle divine mediante principalmente il ministero di procurare la salvezza del genere umano di questi sette Principi degli Angeli Assistenti, non imploro la protezione umana contro lo scherno dei malvagi o i taglienti censori, poiché a noi è oltremodo bastevole  la nostra devozione verso i medesimi Santi Principi i quali, facilmente, rintuzzeranno ogni freccia avvelenata dei malvagi,  ne annienteranno i tormenti [violenti gravios] -  dei quali quest’opera ne è radicalmente priva - , infiammeranno tutti i fedeli di Cristo alla conoscenza di questo incomparabile lavoro angelico, che viene diviso in quattro libri:

il primo , sull’ ampiezza dell’ attesa e sotto quali tipologie del numero e dei nomi (stanno) i predetti  nel Testamento [periodo incerto*] e sulla suprema dignità presso Dio nonché  del principale ministero ef autorità di questi Sette Principi Assistenti;
il secondo libro contiene invece lo svisceramento dei segreti celesti  dell’antico e ammirabile dipinto, ma
il terzo codice discorre e declama di quell’inaudita e memorabile battaglia degli Spiriti Celesti e la caduta degli apostati nonché del loro orrendo concilio contro il genere umano e del loro odio mortale contro Cristo e la sua Madre Immacolata, con la difesa del suo glorioso concepimento
Nel quarto , infine, viene svelato il segreto disegno di Cristo di assicurare la salvifica amicizia di questi Santi Angeli Assistenti, affinchè ci riaccolgano  nelle dimore celesti qualora ci allontanassimo , cosa che si degni di concedere a noi tutti il Nostro Dio, Uno e Trino grazie alla sua ineffabile misericordia.