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il MALACK PANIM (Angeli del Volto)

MALACK PANIM

Costoro erano i Sette Angeli del Volto (o della presenza) , manifestazione sensibile della presenza di Dio , ai profeti. Trovavano presenza scritturistica in ISAIA 63,9 o perlomeno sembrerebbe così,  perché il testo italiano recita stranamente: “in tutte le angosce. Non un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati”  ed  essi non ci sono.   Senonchè  l’  «ANGELO DELLA PRESENZA»  era collocato e nominato proprio in questo passo , ma poi è scomparso sostituito dalla parola «Signore»  ,  per via  di un classico contrasto tra «QERE E KETIV  MASORETICO».  I contrasti del c.d. Qere-Ketiv, non sono altro che differenze fra la pronuncia e la forma scritta della lingua ebraica, la quale non avendo le vocali, può dare luogo a oscillazioni etimologiche diversificate e a volte addirittura vertiginose a seguito dei vari vocalizzi cui è sottoposta. Nel caso di specie, Il QERE MASORETICO E LA DIVISIONE DEL VERSO SONO IN DISACCORSO  sia con il KETIV MASORETICO CHE CON LA VERSIONE DELLE LXX.  Il «QERE MASORETICO»  di Isaia 63,9 interpreta il passo come la Versione della Bibbia inglese «King James» mentre il «KETIV MASORETICO»  si trova vocalizzato come la versione della Bibbia delle LXX in greco. Per capirci meglio, il lettore abbia come riferimento le parole MALACK (Angelo) e PANIM (volto)  nella Tanakh in  Isaiah Capitolo 63,9 dove il verso viene vocalizzato come segue: … lō’ lwō ṣār ûmalə’aḵə pānāyw hwōšî‘ām bə’ahăḇāṯwō ûḇəḥeməlāṯwō hû’ ḡə’ālām …seguito a ruota dalla King James Version di Isaia 63,9, che traduce correttamente: “…In all their affliction he was afflicted, and the angel  of his presence saved them…”. [Fu afflitto in tutte le loro afflizioni, ma l’ Angelo della Presenza li ha salvati]. Ciò mentre il «KETIV MASORETICO»  delle  XLL recita :οὐδὲ (oude /  e non )  ἄγγελος (Aggelos / l’ Angelo )  ἀλλ᾽ (alla /  ma )  αὐτὸς ( autos / il medesimo )  κύριος  (Kurios / Signore)  ; come potrà notare facilmente, nelle LXX  non è l’Angelo ma è Dio a salvare.   Invece, nell’originale di Isaia  63,9  si trovava menzione proprio della parola: Angelo/ Malack  della faccia/ Panim  vocalizzato:    ÛMALƏ’AḴƏ   P ĀNĀYW. L’ Angelo del volto, trovava dunque menzione scritturistica nel passo, ma è stato tradotto nella Volgata latina con il termine “Signore”, aderendo alla versione greca delle LXX, che seguivano il «KETIV MASORETICO»  e non il «QERE MASORETICO»  ,  per cui in seguito, è sparito il suo riferimento in italiano. La frase esatta del testo è dunque «…in tutte le angosce fu afflitto, e l’  ANGELO DELLA SUA  PRESENZA li ha salvati…» [Isa 63,9 Qere Masoretico] Insomma l’ Angelo della presenza” è scomparso per via di un contrasto tra fonti.  

Questa difficoltà, fu acuita dall’ingresso nel panorama liturgico dell’opera - DE COELESTI HIERARCHIA-  dello Pseudo – Dionigi.  L’opera, nel dividere il mondo angelico in 9 Cori e 3 Gerarchie, stravolgeva però l’assetto delle fonti, abbassando gli Arcangeli, dal vertice celeste in cui si trovavano al penultimo grado spirituale, sopra i semplici custodi. Pure S. Tommaso, nella sua Summa Theologica, T. 1, q. 112, sulla scorta di tale opera, che riteneva divinamente ispirata, fu indotto ad abbassare  il grado angelico di San Raffaele portandolo tra gli Angeli infimi, e conseguentemente analogizzò il gruppo dei sette divini assistenti, interpretandolo come un’allegoria della moltitudine dell’esercito celeste. Nel 745 il Sinodo Romano II sotto Zaccaria, a causa dell’abbassamento degli Arcangeli, e della ripartizione dei Cori sul modello trinitario, lasciò passare un “obiter dictum” secondo cui  Uriele fosse un Angelo – Demone, e dovesse essere scartato dalle fonti ecclesiastiche (nonostante i Santi lo invocassero in preghiera e più di 20 apparizioni cattolico-cristiane).

Tale condotta portò ad un cambiamento dell’esegesi dei testi di DANIELE, TOBIA, ZACCARIA, LUCA E APOCALISSE, e all’uscita dal panorama delle fonti canoniche del IV LIBRO DI ESDRA, da cui fu tratta la preghiera dell’ ETERNO RIPOSO, ed in cui è nominato URIELE.  Conseguentemente il “missus a Deo” di San Gabriele in Luca  divenne “missus ab alio Angelo”, perché Gabriele fu ritenuto di Gerarchia infima. Michele, venne considerato Angelo di basso livello salito in potenza, in contrasto con la frase “uno dei primi principi “ di Daniele . San Raffaele fu ritenuto un semplice custode e i Sette Spiriti identificati con le 7 virtù di Isaia o con lo Spirito Santo settiforme.  Nel 1471 giunse a Roma il Beato Amadeo da Sylva, che nella sua Apocalypsis Nova, ottenne in estasi  dall’Arcangelo Gabriele,  la esegesi corretta: «Siamo i Sette Angeli che veneriamo la Genitrice del Nostro Dio. Superiamo tutti gli altri del vostro genere… Il primo che vedi qui è Michele, rispetto al quale nessuno né degli uomini né degli Angeli è più degno, lui è lo stesso che lottò con il grande dragone e lo sconfisse e io Gabriele sono il secondo. Raffaele mi segue e Uriele segue Raffaele e altri a lui. Riguardo a nessuno degli altri Santi è lecito credere che sia innalzato sopra i meriti di ogni Angelo e Arcangelo, non dovendo intendersi con il nome di Arcangelo il secondo Coro che sale verso l’alto ma tutti coloro che sono chiamati Angeli Superiori: tuttavia quella sentenza non fu impressa negli ecclesiastici: Infatti oggi voi continuate a preporre i Santi uomini a tutti noi Angeli”, ma ormai il danno era compiuto e il solco segnato per sempre.