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CORONA ANGELICA DI ANTONIA D'ASTONACO: RITROVATO FORSE IL PIO ESERCIZIO ORIGINARIO?

 

LA CORONA ANGELICA DI ANTONIA D’ASTONACO

RINVENUTA FORSE IL VERO PIO ESERCIZIO COMPLETO: E’ DI PAOLO DI BARRY

 

di Carmine Alvino

 

ATTIVITÀ ESPLETATA DALL’AUTORE PER CONOSCERE NOTIZIE SU ANTONIA D’ASTONACO, MEDIANTE INOLTRO DI NOTE A MEZZO P.E. E A MEZZO RACC.

Documento 1) risposta dell’Archivio Segreto Vaticano:

“In merito alla Sua email del 25 u.s. La informo che da una verifica dei nostri inventari del fondo Congr. Riti, Processu non è risultato alcun riferimento alla Serva di Dio di Suo interesse: La invito a rivolgersi direttamente alla Congregazione delle Cause dei Santi con la speranza di un esito ben più proficuo”.

 

Documento 2) Lettera Racc. inoltrata alla Congregazione Cause dei Santi e risposta della medesima congregazione.

“... La informo che tra la documentazione conservata nell’Archivio di questo Dicastero, non vi è nessun riferimento alla menzionata persona...”.

 

DOCUMENTO 3)

Risposta informale ricevuta cortesemente delle suore carmelitane del monastero di Vetralla e concesse gentilmente all’autore http://www.carmelitanevetralla.it/. Domanda su chi fosse Antonia d’Astonaco e se ci fossero notizie su di lei nel monastero. “Molte persone ci rivolgono i medesimi quesiti, ma a tutte dobbiamo dare la stessa risposta: innanzitutto non ci consta con certezza che l’Antonia d’Astonaco fosse religiosa carmelitana. Di lei sappiamo quanto è possibile reperire da fonti comuni ma nulla di più. La devozione a San Michele Arcangelo sussiste da secoli nel nostro monastero, ma ciò è dovuto principalmente a una nostra monaca che in passato ottenne dal papa (tramite un familiare che lavorava presso la S. Sede) l’indulgenza per la recita della corona angelica”.

 

RESOCONTO DELLE INFORMAZIONI PRESENTI IN RETE E SUI TESTI LETTERARI DA CIRCA 200 ANNI[1]

Dalle fonti testé citate si apprende inopinatamente che:

1) Antonia d’Astonaco è portoghese

2) Antonia d’Astonaco ha ricevuto la corona in Portogallo

3) Antonia d’Astonaco era una carmelitana portoghese

4) Antonia d’Astonaco era una venerabile carmelitana del Monastero di Vetralla diocesi di Viterbo.

5) Antonia d’Astonaco era serva di Dio

6) Antonia d’Astonaco era beata

7) Antonia d’Astonaco si chiamava in realtà Maria

8) Antonia d’Astonaco è morta nel 1715

9) Antonia d’Astonaco è morta nel 1751

 

Dalle fonti testé citate si apprende CHE esisterebbe un libro della vita di Antonia d’Astonaco, dove l’apparizione è narrata

1) libro II, capitolo 74.

2) libro III capitolo 74

 

EBBENE TUTTE LE INFORMAZIONI, TESTÉ CITATE NON SEMBRANO, ALMENO AL MOMENTO,  CORRISPONDERE AL VERO O AL PIU’ A FONTI DOCUMENTALMENTE FONDATE!

         DIFATTI:

1) ANTONIA D’ASTONACO NON ERA CARMELITANA

2) ANTONIA D’ASTONACO NON ERA PORTOGHESE

3) ANTONIA D’ASTONACO NON È MORTA DEL 1715

4) ANTONIA D’ASTONACO NON È MORTA NEL 1751

5) ANTONIA D’ASTONACO NON È MAI APPARTENUTA AL MONASTERO DI VETRALLA

6) ANTONIA D’ASTONACO NON ERA SERVA DI DIO, NON ERA BEATA, NON ERA VENERABILE E NON ERA DEVOTA DI SAN MICHELE

7) NON ESISTE ALCUN LIBRO DELLA VITA DI ANTONIA D’ASTONACO, MA SOLO UNA PAGINA MANOSCRITTA.

 

CHE COSA È LA CORONA ANGELICA

La tradizione devozionale legata al culto di San Michele Arcangelo conosce da diversi secoli uno straordinario strumento per lucrare numerose indulgenze al Gran Principe, la c.d. “Corona Angelica”.

Si tratta di un piccolo Rosario formato da nove poste, ciascuna delle quali composta da tre grani per le Ave Maria, preceduti da un grano per il Padre Nostro. Quattro grani finali, che precedono la medaglia con l’effigie di San Michele Arcangelo, richiedono la recita di quattro Padre Nostro in onore dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e del Santo Angelo custode.

Le salutazioni sono le seguenti:

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

S. Michele Arcangelo, difendici nella lotta, per essere salvati nell’estremo giudizio

 

1a Invocazione

Ad intercessione di S. Michele e del celeste coro dei Serafini, ci renda il Signore degni della fiamma di perfetta carità. Pater, tre Ave al 1° Coro Angelico.

2a invocazione

Ad intercessione di S. Michele Arcangelo e del Coro celeste dei Cherubini, voglia il Signore darci la grazia di abbandonare la vita del peccato e correre in quella della cristiana perfezione. Pater, tre Ave al 2° Coro Angelico.

3a invocazione

Ad intercessione di S. Michele Arcangelo e del sacro Coro dei Troni, infonda il Signore nei nostri cuori lo spirito di vera e sincera umiltà. Pater, tre Ave al 3° Coro Angelico.

4a invocazione

Ad intercessione di S. Michele Arcangelo e del coro celeste delle Dominazioni, ci dia grazia il Signore di dominare i nostri sensi e correggere le corrotte passioni. Pater, tre Ave al 4° Coro Angelico.

5a invocazione

Ad intercessione di S. Michele e del celeste Coro delle Potestà, il Signore si degni di proteggere le anime nostre dalle insidie e tentazioni del demonio. Pater, tre Ave al 5° Coro Angelico.

6a invocazione

Ad intercessione di S. Michele e del Coro delle ammirabili Virtù celesti, non permetta il Signore che cadiamo nelle tentazioni, ma ci liberi dal male. Pater, tre Ave al 6° Coro Angelico.

7a invocazione

Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste dei Principati, riempia Dio le anime nostre dello spirito di vera e sincera obbedienza. Pater, tre Ave al 7° Coro Angelico.

8a invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste degli Arcangeli, ci conceda il Signore il dono della perseveranza nella fede e nelle opere buone. Pater, tre Ave al 8° Coro Angelico.

9a invocazione

Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste di tutti gli Angeli, si degni il Signore concederci di essere da essi custoditi nella vita presente e poi introdotti nella gloria dei cieli. Pater, tre Ave al 9° Coro Angelico.

Un Padre nostro a San Michele.

Un Padre nostro a San Gabriele.

Un Padre nostro a San Raffaele.

Un Padre nostro all’Angelo Custode.

Preghiamo

Onnipotente, sempiterno Dio, che con prodigio di bontà e misericordia, per la salvezza degli uomini hai eletto a Principe della tua Chiesa il glorioso San Michele, concedici, mediante la sua benefica protezione, di essere liberi da tutti i nostri spirituali nemici. Nell’ora della nostra morte non ci molesti l’antico avversario, ma sia il tuo Arcangelo Michele a condurci alla presenza della tua divina Maestà. Amen.

Questo pio esercizio, oggi molto noto, ha origini antichissime che sembrano perdersi nei meandri dei secoli.

Si narra che sia stato donato, in passato, ad Antonia d’Astonaco, religiosa portoghese, per molti appartenente all’ordine del Carmelo, da San Michele in persona, e poi che sia giunto fino a noi, attraverso vie non ben precisate.

Tuttavia, ogni fedele che abbia inteso conoscere qualcosa in più su questa suora, saprà certamente di trovarsi di fronte ad un dilemma storico-religioso davvero singolare.

Risulta difatti impossibile risalire concretamente anche alla più piccola informazione che possa riguardare questa devota, la cui nascita, rivelazioni miracolistiche e apparizioni appaiono del tutto smarriti.

 

LA STORIA

Come il lettore potrà vedere, non esiste una storia della Corona Angelica, bensì la storia “delle Corone Angeliche”.

Difatti, sono almeno 4 le variazioni di questo esercizio che emerge nel corso dei secoli.   Abbiamo cercato di raccogliere tutte le principali documentazioni su questa corona, in modo da chiarire al lettore una volta per tutte quale sia la tradizione devozionale su questo esercizio.

Ma andiamo con ordine:

 

1) 1550 - 1590 LA PROTO – CORONA ANGELICA DI P. SERAFINO RAZZI NATA A LUCCA

La proto-storia della corona angelica avviene, sorge in ambiente domenicano.

Infatti la prima notizia che si è potuta riscontrare di questa devozione risale agli ultimi decenni del 1500, quando padre Serafino Razzi, teologo di gran fama, citato nella biblioteca Treccani, appartenente all’ordine dei predicatori, scrive un’opera in 5 Libri denominata “Della Corona Angelica” Lucca 1599 presso Busdraghi.

Tale opera risulta essere, come è in effetti, citata dal padre Vittorio Pascucci nella scheda bibliografica allegata ad un lavoro su San Giovanni Leonardi, presente in quel di Lucca.

Traccia di questo esercizio viene infine inserito dallo stesso p.Serafino Razzi in un’altra opera chiamata: “Sermoni predicabili dalla prima domenica dell’Avvento, fino all’ottava di Pasqua di resurrezione” 1590, al Sermone Secondo: “Salutate Mariam” in cui dice:

“si dee nel terzo luogo salutare frequentemente (Maria n.d.a.): onde alcuni la salutano con la corona degli Angeli di nove Ave Marie con le sue nove benedizioni”.

Una recitazione di nove ave Maria, dunque, per i nove cori degli Angeli: devozione questa molto diversa da quella Corona Angelica che noi conosciamo, perché essa si recitava per la Vergine Maria.

 

 

2) 1655 LA PRIMA “CORONA ANGELICA” DI VINCENZO CESTARI E DEI PADRI DOMENICANI DETTA ANCHE “CORONA DEGLI ANGELI”.

La Corona Angelica riappare, nelle forme in cui la conosciamo, per la prima volta, almeno dai documenti rinvenuti, nel 1655, per opera dei padri domenicani Hyacinthe Serrao e Vincenzo Cestari

Siamo venuti in possesso di uno stralcio, forse l’unico esistente, della pagina originale del famoso cap. 74 del secondo libro della vita ed è il primo documento in cui appare il nome di Antonia d’Astonaco.

Il brano è presente nel “Direttorio e prontuario utilissimo per l’essercitio della santa missione” di Hyacinthe Serrao, edito nell’anno 1688, a pag. 170.

In questo capitolo, che si dice “estratto direttamente dalla vita della suora”, questa corona è chiamata “Corona degli Angeli” e la fonte recita come segue:

“Corona degli Angeli, rivelata dal Gloriosissimo Principe S. Michele alla Beata Antonia di Astonaco, come leggesi nella sua vita al cap. 74 inserita in questo Direttorio, ad istanza del Dottor fisico Vincenzo Cestari di Montesano, al presente habitante nella Sagra Certosa di S. Lorenzo della Padula.

Questa Corona è di nove poste, corrispondente alli nove Chori degl’Angeli, ogni posta un Pater Noster tre Ave Maria; mercé che l’esercito Angelico sta diviso in tre Gerarchie , al fine si dicono quattro Pater Noster. II primo in honor di S. Michele. Il secondo in honor di S. Gabriele, il terzo in honor di S. Raffaele, & il quarto in honor dell’Angelo della Pietà. Chi reciterà la detta Corona avanti la Communione, sarà alla Communione accompagnato da nove Angeli da ciascuno Choro Angelico e dal pretiosissimo Sangue del dolcissimo Christo, li sarà lavata la faccia dell’anima, per degnamente communicarsi. Chi reciterà la detta Corona ogni dì, sarà in morte aggiutato, e consolato dal medesimo numero degl’Angeli, quali con la loro efficace protezione l’otteneranno la liberatione dalle pene dell’Inferno; e del Purgatorio. In oltre, se alcuno la reciterà ogni dì, tutti li suoi parenti, quali si trovano in Purgatorio, saranno nove volte il giorno visitati dagl’Angeli, e consolati. Stampata in Trani da Lorenzo Valerii 1655. con licenza de Superiori; e di nuovo ristampata in Trani nel 1664”.

 

 

3) 1671 – LA CORONA ANGELICA DI SUOR MARIA FELICE SPINELLI FONDATRICE E PRIMA ABADESSA DEL CONVENTO DELLE CAPPUCCINE DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI NELL’ISOLA DELLE GRAZIE DI VENEZIA.

Qualche anno più tardi, notizia della corona angelica si rinviene nella biografia di Suor Maria Felice Spinelli (1621 1682) francescana cappuccina.

Traiamo dalla Biografia “Vita della Serva di Dio Suor Maria Felice Spinelli – fondatrice e badessa del Monastero delle suore Cappuccine di Santa Maria degli Angeli (detta anche delle Grazie) a Venezia scritta da Tommaso Baldassini, Venezia 1752”, un’ulteriore circostanza che, nel secolo XVII° molti monasteri usavano far circolare dei foglietti, promuovendo questo pio esercizio all’attenzione dei fedeli. A pag. 112 del testo si dice che:

“… Verso i Santi Angeli era tanto ossequiosa, che bramando efficacemente distenderla agli altri si applicò al pio costume introdotto in altri monasteri della Serafica Religione, di distribuire le Coronette degli Angioli” la quale corona fu rivelata da San Michele Arcangiolo alla beata Antonia d’Astonaco, conforme nella sua vita apparisce. E perché vedeva il frutto notabile che se ne ritraeva stabilì alcune sorelle per la coltura di certi grani, che a questo fine facea piantare nell’orto, il che ancora si continua…”.

Siccome Suor Maria Felice fondò il Monastero delle Grazie nel 1668, su concessione del S. Pontefice Pio IX, e lo stesso fu abitato nel 1671 quando furono ivi introdotte le prime 10 Vergini e Suor Maria Felice fu chiamata per prendere incarico di Badessa. 1

 

 

4) 1675 - LA CORONA ANGELICA DICHIARATA FALSA E INVENTATA DAL CARDINALE CARACCIOLO (RIF. MANOSCRITTO N. 109 DE la SERIE II° DELL’ c.d. A.G.O.P. (ARCHIVIO GENERALIZIO DELL’ORDINE DEI PREDICATORI, DEI FRATI DOMENICANI)

La Corona ricompare a Napoli nei primi anni del secolo XVII°, tale circostanza è riportata in un seminario di Studi dei Padri domenicani chiamato:

Praedicatores, Inquisitores II, Los Dominicos y la Inquisición en el mundo ibérico e hispanoamercano. Actas del 2º Seminario internacional sobre los Dominicos y la Inquisición, Sevilla, 3-6 de Marzo de 2004 di Arturo BERNAL PALACIOS OP, Roma 2006,

ma solo per essere dichiarata un clamoroso falso storico religioso e devozionale dai padri inquisitori, come risulta dalla nota a pag. 463.

Infatti, all’interno del seminario trova spazio una relazione di p. Lázaro Sastre Varas OP, chiamata: “De jueces a reos. Dominicos procesados por la Inquisición (1527-1621) según el Ms 109 de la Serie II del A.G.O.P.”, 439-468 – da giudici a rei. Padri Domenicani processati dall’Inquisizione.

A Roma, presso l’Archivio Generale dell’Ordine dei Predicatori sarebbe conservato un manoscritto, il c.d. n. 109, così descritto (445-447), e datato 1672, d’origine italiana , che contiene l’elenco dei frati domenicani che erano stati accusati innanzi al Tribunale dell’Inquisizione.

Tra i frati accusati, ve ne erano alcuni napoletani, che avrebbero  originato la falsa devozione alla Corona Angelica.

Ecco cosa dice la fonte:

“… Il 24 di ottobre[1], il Cardinale Caracciolo, Arcivescovo di Napoli si imbatté in tale scritto:

in una nuova Devozione Chiamata Corona dell’Angelo, rivelata dall’Arcangelo San Michele alla “Beata” Antonia di Astonaco, propagata per mezzo di un foglio che prometteva una pioggia innumerevole di tutte le grazie che assicurava.

Erano promotori di questa devozione alcuni frati domenicani napoletani. Esaminata la devozione e le grazie che assicurava, si preferì consultare il Santo Offizio che la contestò il 7 dicembre 1675.

Il cardinale pubblica uno scritto nel quale condanna con le pene inquisitoriali tutti coloro che recitino in privato o in pubblico una simile devozione, a colui che pubblichi il detto foglio o promuova la inventata devozione…”.

 

 

5) 1700 la “VERA” CORONA ANGELICA O CORONA DI SUOR MARIA COLOMBA LEONARDI

Come abbiamo visto, secondo la nota testé riferita, dunque, questa preghiera fu proibita dal Cardinale Caracciolo il quale aveva condannato un foglietto che riportava il c.d. Capitolo II della Vita di Antonia d’Astonaco, quello dove l’Arcangelo Michele avrebbe concesso le grazie alla corona, se recitata.

Mezzo secolo dopo pare ritornare questa preghiera a Vetralla, diocesi di Viterbo, nel monastero carmelitano della città, perché promossa questa volta da una pia suora in odore di santità, Suor Maria Colomba Leonardi.

La descrizione della storia di questo nuovo Rosario degli Angeli, che chiameremo “Corona di Maria Colomba Leonardi”, per distinguerla dalla precedente, è ben descritta dal dotto studioso Gaetano Moroni nel suo “Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni” secondo cui:

“In Vetralla nella piazza della Rocca sorge la chiesa e la maestosa fabbrica del monastero delle monache carmelitane di s. Maria Maddalena, che rendono onore alla città per la fama dell’osservanza religiosa in cui vivono. Fiorirono tra di esse molte religiose segnalate in virtù dalla fondazione del monastero a oggi, tra cui meritano ricordo suor M. Colomba, per la quale custodita e tramandata a noi si propagò nella Chiesa la Corona Angelica di s. Michele Arcangelo, approvata e arricchita di molte indulgenze dal Papa Pio IX; e suor M. Minima di Gesù, morta in odore di santità di 66 anni alla presenza del b. Paolo della Croce che volle pure assistere allo sua tumulazione”.

p. Stefano Possanzini, poi, nel libro “Il monastero Monte Carmelo di Vetralla” 1982, dice con riguardo a questo pio esercizio:  “Fin dai primi tempi fu coltivata nel monastero una particolare devozione all’arcangelo San Michele, praticata per mezzo della recita della Corona angelica: è costituita da nove salutazioni, corrispondenti ai novi cori angelici, intercalate da un Pater e tre Ave; alla fine si aggiungono quattro Pater in onore di ciascuno dei tre arcangeli e del proprio angelo custode. Tale forma di devozione viene dal Portogallo. Si dice che San Michele l’abbia rivelata alla sua devota Antonia d’Astonac, a cui promise che, chi l’avesse recitata avanti la comunione eucaristica, avrebbe avuto per compagno in questo atto un angelo di ogni coro angelico.

Inoltre chi la recita quotidianamente otterrà in vita l’assistenza di San Michele e dei santi angeli; e dopo morte, la liberazione dell’anima sua e dei suoi parenti dalle pene del purgatorio. Non si sa come questa devozione sia arrivata al monastero, ma è sempre stata molto praticata; e il monastero stesso se n’è fatto propagatore.

 

6) 1851 LA CORONA “INDULGENZIATA” DI SUOR MARIA FELICE

Nel 1851 le monache la fecero indulgenziare dal papa Pio IX: una religiosa, di nome sr M. Felice, chiese l’aiuto del proprio fratello, impiegato presso il Governo Superiore[2].

Superate varie difficoltà, il Sostituto della Sacra Congregazione dei Riti, Mons. Domenico Gigli, in data 6 agosto 1851 risponde a suor Marianna Felice, il cui fratello aveva fatto istanza, che Sua Santità si riservava di osservare e conoscere il modello della Corona… e ha rimesso la revisione, approvazione e le annesse indulgenze alla Sacra Congregazione dei Riti per sua espressa volontà.

L’8 agosto il card. Luigi Lambruschini, prefetto della Congregazione, firma il decreto di approvazione, in cui sono specificate le indulgenze sia parziali che plenarie. Lo stesso 8 agosto il Segretario della Congregazione, Gasparo Fatati, scrive in via privata alla suora, dandole la bella notizia che il papa aveva concesso tutte le indulgenze richieste, dopo una prima decisione di concederne soltanto in parte; ed egli stesso aveva visto il decreto firmato dal cardinale Prefetto.

Anzi, le anticipa la conoscenza dello stesso decreto, traducendoglielo per esteso dal latino.

Inoltre per sua soddisfazione le invia il libretto, contenente la storia, la forma della devozione approvata e le indulgenze annesse, perché lo possa vedere subito; e aggiunge che lui stesso passerà fra giorni al monastero per ritirarlo e presentarlo quanto prima al Maestro dei Sacri Palazzi per la necessaria approvazione prima che sia dato alle stampe. Successivamente le monache chiedono al Santo Padre che le indulgenze, già concesse, siano applicabili ai defunti; e il card. F. Arquini, Prefetto della Sacra Congregazione delle Indulgenze, l’ottiene vivae vocis oraculo nell’udienza del 24 settembre 1851. L’8 settembre dell’anno seguente la Sacra Congregazione dei Riti comunica alle monache che il papa ha accolto la loro richiesta di far lucrare le medesime indulgenze a quei fedeli che, non sapendo leggere le salutazioni, recitano i Pater e le Ave. Infine, il 3 settembre 1868, Pio IX concede l’indulgenza plenaria – alle solite condizioni – anche a chi visita la chiesa delle Carmelitane di Vetralla nella festa di San Michele arcangelo o in uno dei giorni immediatamente precedenti o seguenti; anche questa indulgenza è applicabile ai defunti[3]”.

 

  

7) SEC. XIX SUOR MARIA DELLA CROCE E IL MANOSCRITTO DEL PURGATORIO

Nel 1800, la Corona Angelica viene ancora una volta nominata in un manoscritto, mistico profetico, segnalatoci da un gentilissimo lettore.

Il manoscritto, rimesso alla Direzione del “Bulletin de Notre-Dame de la Bonne Mort” (Tinchebray - Orne - Francia) , da un Sacerdote missionario, concerne le relazioni d’una Religiosa con un’anima del Purgatorio.  Confidente di tale anima  è Suor Maria della Croce, al secolo Elisa Sofia Clementina Hébert ( 1840 – 1917), della diocesi di Coutances .

Suor Maria della Croce parla della forza della Corona Angelica nel suo Manoscritto come segue.

Alla domanda “Le promesse fatte a coloro che recitano la corona di San Michele sono vere?”

Così risponde: “Le promesse son reali; solamente non bisogna credere che le persone, che la recitano meccanicamente e senza curarsi della loro perfezione, vengano immantinente liberate dal Purgatorio. Sarebbe falso. San Michele fa anche più di quanto prometta, ma non porta via sì presto dal luogo d’espiazione coloro che devon scontare la pena d’un lungo Purgatorio. Certo è che in ricordo della loro devozione al santo Arcangelo le loro pene sono abbreviate; ma quanto ad esser rimessi in piena libertà, questo poi no! Io che la recitavo, posso servirvi d’esempio. La liberazione immediata ha luogo solo per le persone che hanno lavorato con coraggio alla loro perfezione e che han poco da espiare nel Purgatorioi...”.

 

8) 1894 LA NUOVA CORONA ANGELICA DEL BEATO BARTOLO LONGO DEDICATA AI SETTE ARCANGELI.

Senonché nel 1894 fu pubblicato un libricino per propagarne la pratica dall’avv. Bartolo Longo, che vi aggiunse altre preghiere per devozione all’arcangelo San Michele che, in quegli anni, era stato proclamato Patrono e Difensore del Santuario del Rosario e della Nuova Pompei.

Il testo del libretto è: “La corona angelica in ossequio di San Michele Arcangelo custode del santuario di Pompei con nove invocazioni in apparecchio delle sue feste”.

La Corona del Beato Bartolo Longo è davvero singolare, perché è dedicata a tutti i Sette Santi  Arcangeli.  Il pio propugnatore del SS. Rosario, devotissimo a tutti e Sette gli Assistenti divini, propone una variante della preghiera, aggiungendo alle 4 canoniche recite dei Pater in onore di S. Michele, S. Gabriele e S. Raffaele e dell’Angelo custode anche altri 4 Gloria Patri in onore dei restanti altri quattro Spiriti innanzi al Trono di Dio.

Ecco come dunque motivava questa scelta[4]:

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CORONA IN OSSEQUIO DI S. MICHELE ARCANGELO

Il presente divoto esercizio venne rivelato dallo stesso Principe degli Angeli, S. Michele, apparendo egli stesso alla gran serva di Dio, Antonia d’Astonaco in Portogallo. Le disse voler Egli esser venerato con nove salutazioni, corrispondenti ai Nove Cori degli Angeli, le quali consistessero nella recita di un Pater e di tre Ave in onore delle tre Angeliche Gerarchie; e si conchiudessero infine con quattro Pater: il primo ad onore suo, il secondo diretto a S. Gabriele, il terzo a S. Raffaele e il quarto all’Angelo nostro Custode. Promise ancora a chi lo venerasse in tal modo avanti la santa Comunione, d’impetrare da Dio che fosse assegnato un Angelo di ciascuno dei nove Cori, che accompagnasse il divoto nella Comunione. E a chi recitasse queste nove salutazioni ogni giorno, promise l’assistenza continua sua e degli Angeli santi in vita, e nel Purgatorio dopo morto. Così si riferisce nella vita della detta Serva di Dio al Libro III, cap. 74. Le quali cose si possono pienamente sperare, non però come appoggiate a rivelazioni approvate dalla S. Chiesa. Questo santo e salutare esercizio fu arricchito dal S. P.Pio IX dalle Indulgenze che poniamo alla fine.

 

Forma della Corona

La Corona materiale che serve a recitare il Rosario Angelico è composta di 9 poste, ed ogni posta di tre globetti preceduti da un corallo più grosso indicante il Pater Noster. I 4 granuli che seguono immediatamente la Medaglia, la quale porta effigiato S. Michele e i 9 Cori degli Angeli, ricordano i 4 Pater che si debbono recitare in onore dei SS. Sette Spiriti assistenti al Trono di Dio.

Prima Salutazione …

…Si recitino infine quattro Pater: il primo ad onore di San Michele; il secondo a San Gabriele; il terzo a San Raffaele; il quarto all’Angelo nostro Custode.

Quindi si aggiungano quattro Gloria in onore degli altri quattro Santi Spiriti che assistono al Trono di Dio.

 

9) 1900 LA CORONA ANGELICA DELLA SERVA DI DIO GIUSEPPINA BERRETTONI

Vi è da dire che in questa forma particolare, la Corona Angelica fu venerata da un’altra Serva di Dio, in odore di santità, Giuseppina Berrettoni (1825 – 1927).  

riferisce Pio Antico, nella terza parte (p. 114 e ss.) e nell’appendice del suo libro “Vita di Giuseppina Berettoni” che (riportiamo un sunto dell’autore degli elementi più importanti):

“S. Michele indica a Giuseppina la Corona Angelica quale preghiera da recitare onde Iddio conceda a quel Pontefice il lume necessario pel quale veda e comprenda lo scopo dell’Opera di cui lo stesso Arcangelo le aveva parlato così chiaramente”.

A proposito della Corona Angelica, pratica devota gradita a S. Michele Arcangelo, il Principe della Chiesa, dopo avere ordinato a Giuseppina, quel giorno 17 settembre 1909, di fare la novena in preparazione della sua festa (il 29 di settembre), così proseguì:

- Tu devi recitare ogni giorno tale Corona che hai trascurata.

Tu devi curare ch’essa sia recitata da quante persone ti sarà possibile, specialmente da persone consacrate a Dio; e ciò al fine che Iddio conceda al Sommo Pontefice lume per conoscere lo scopo dell’Opera di cui t’ho parlato.

- Ma io - gli fece notare Giuseppina - sono povera per poter sostenere la spesa delle Corone Angeliche da distribuire.

Per risolvere tale difficoltà l’Arcangelo le consigliò di andare da Matilde Mariani, sua devota. Come infatti avvenne. - Essa - le assicurò - ti darà molti di quei libretti.
Circa la preghiera ‘Ti saluto’:

- Della stessa - le ordinò l’Arcangelo - dovrai far stampare dodicimila copie, perché c’è un nesso tra l’Opera di cui t’ho parlato e le tante persone - cioè moltissime - che dovranno iscriversi a quest’Opera.

- Ma - obiettò Giuseppina - il tempo di due giorni per incominciare la novena è breve.

- Il tempo è per voi - rispose S. Michele, che verso la fine del colloquio le promise:

- Benché in avvenire la mia presenza non ti sarà sensibile, tuttavia la mia spada sarà sempre con te! Giuseppina ne ebbe una sicurezza tale che nulla più ella temeva. Terminata la novena, Giuseppina venne a sapere che per le preghiere distribuite e la stessa novena si era indebolita la forza del demonio mentre quella dell’Arcangelo si era moltiplicata. Questi aveva 115 ottenuto molte vittorie e più persone consacrate avevano ceduto alla grazia, talmente che la novena di preghiere doveva essere fatta di nuovo dalle stesse persone. - Preghiera! - era l’invito che le veniva ripetuto - Preghiera! Preghiera!

                                                                    ******

La Corona Angelica è un devoto esercizio di preghiera che lo stesso Principe degli Angeli rivelò apparendo alla gran Serva di Dio, Antonia d’Astonaco in Portogallo. Si tratta di nove salutazioni corrispondenti ai nove Cori degli Angeli, consistenti, ognuna, di un Pater e di tre Ave in onore delle tre Angeliche Gerarchie; si concludono con quattro Pater: il primo ad onore di S. Michele; il secondo di S. Gabriele; il terzo di S. Raffaele; e il quarto dell’Angelo nostro Custode.

La Corona materiale per la recita di quella Angelica è composta di 9 poste: ogni posta di tre globetti - Ave Marie - preceduti da un corallo più grosso, indicante il Pater Noster; 4 granuli che seguono immediatamente la Medaglia, coll’effige di S. Michele e i nove Cori degli Angeli, ricordano i 4 Pater che si debbono recitare ad onore dell’Arcangelo, ecc.; altri 4 grani ricordano i 4 Pater da recitare in onore dei Santi Sette Spiriti assistenti al Trono di Dio; concludono 4 grani per la recita di quattro Gloria in onore degli altri quattro Santi Spiriti che assistono al Trono di Dio..”..

 

 

Abbiamo dunque notato, che , all’epoca in cui tale devozione veniva introdotta da francescani e domenicani nei loro monasteri non si chiamava Corona Angelica o di San Michele, ma semplicemente “Corona degli Angeli”. Orbene, dopo molte fatiche e studi, siamo riusciti a rinvenire, probabilmente, alla vera Corona Angelica, quella che costituisce il prototipo più complesso della odierna Corona, la quale non è nient’altro che una versione semplificata della prima.

Riassumendo dunque la questione, è giusto specificare che, diversamente da quanto riportato dalle fonti largamente presenti su internet o su alcune pubblicazioni letterarie, anche antiche, a morire nel 1751 (e non ancor più erroneamente nel 1715) non fu Antonia d’Astonaco, bensì la pia Suor Maria Angela Colomba Leonardi, che lasciò in eredità la corona angelica di consorella in consorella fino a giungere a Suor Maria Felice, la quale riuscirà a far pervenire la sacra devozione al Papa, Pio IX e a farla indulgenziare.

Fu dunque la Maria Angela Leonardi la vera propugnatrice della Corona Angelica .

La suora aveva pregato a lungo, che cento anni dopo la sua morte si supplicasse il Sommo Pontefice a voler pubblicare nella Chiesa l’orazione della Corona Angelica, poiché così pregato il s. Arcangelo, avrebbe difeso la Chiesa nei suoi bisogni.

Difatti nel 1851 vi riuscì proprio la suddetta Suor Maria Felice che operò affinché si portasse alla cognizione del Papa regnante, tramite l’illustre concittadino sacerdote d. Gio. Battista Fratejacci, questo sacro esercizio.

In conseguenza fu stampato il libretto: La Corona Angelica in onore del glorioso s. Michele Arcangelo, Roma pel Puccinelli 1852. D’allora in poi si contano ormai da 50 a 60 edizioni.

 

 

10) LA VERA CORONA ANGELICA DEL REVERENDO P. PAUL DE BARRY

 

Essa si trova formulata all’interno del testo edito nell’anno 1648  “La Philosophie des Anges, contenant l'art de se rendre les Bons Esprits” dell’autore francese Lazare Meyssonnier , il quale la riporta a pagg. 306 e ss.

Il Pio esercizio, si chiama semplicemente, come d’altra parte veniva tramandato anche nella devozione della Antonia d’Astonaco – CHAPELET DES ANGES – ovvero Corona degli Angeli, e questo sì,  ha un’origine profetica e mistica che risale a Santa Metilde di Helfta (1240 – 1298).

[Risultati immagini per Santa Matilde di helfta] La grande Santa, per come ci racconta il predetto autore, pregando in modo fervoroso Gesù Cristo, gli chiese come correttamente venerare i Santi Angeli. Nostro Signore allora le apparve rivelandole che , per onorarli, avrebbe dovuto recitare 9 PATER in onore dei 9 Cori dei Santi Angeli, come erano stati così individuati dalla dottrina Cattolica.

È questo il motivo per il quale, anche la odierna Corona Angelica, prevede i canonici 9 PATER NOSTER sui grani maggiori – questa è l’eredità mistica di Santa Metilde!

 

Ciò posto, a diffondere e recitare egli stesso la “vera” e “completa” Corona Angelica ci pensò non Antonia d’Astonaco, ma il Reverendo Padre gesuita, R. P. PAUL DE BARRY (1585-1661).

Egli amava recitare, un giorno alla settimana, la cosidetta « Corona degli Angeli  », un esercizio molto complesso, che traiamo, dall’opera di Lazare Meyssonnier, il quale riporta finalmente il pio esercizio come era davvero.

Eccolo di seguito:

 

…è una delle devozioni che il r. p. de Barry  consiglia di avere per il suo angelo custode, recitando l'ufficio; La litania, e la Corona degli Angeli, (Chapelet des anges in francese n.d.a.)  di cui abbiamo detto poche cose, a cui noi aggiungiamo ancora il modo di recitarla,  che è  uguale  al  modo in cui si dice  sulla Croce,  il Pater  (1), l'Ave (2), il Credo (3), l' Angelo di Dio (4),  e poi  sui grani grossi il “Gloria Patri” ecc,   e sui grani piccoli  l “Angelo di Dio”.

In tal modo, si può così avere un rosario di “nove  poste ( o decine)” e,  sulla  Croce , dopo aver detto il  “Credo”  , dire  “NOVE  PATER” come fu insegnato a Santa Metilde sui nove grani,

e sulla prima decina (o posta)  dei piccoli, dire  a ciascuno :

 

Sancti  Seraphim, igne caelesti purgate nos,  &  ad divinum amorem inflammate.

Sulla seconda decina:

Sancti  Cherubim, docete nos Sanctorum scientiam & in terram rectam deducite nos .

sulla terza;

Sancti Throni, elevate nos ad Deum nostrum & orationes nostras ei offerendascoram eo sublimes excipite.

Sulla quarta:

Sanctae Dominationes asserite nos a servitute peccati , utfoti Deo Nostro pura mente serviamus.

Sulla quinta:

Sanctae Virtutes confirmate nos, ne usquam a constanti in Deum fide corruamus.

Sulla sesta:

Sanctae Potestates coercete & repellite a nobis malignos Spiritus, ut tranquilli Domino Nostro benedicamus.

Sulla settima:

Sancti Principatus fit estote nostri duces in hoc itinere mundi, ut eodem ductu ad caelestem gloriam perducamur.

Sulla ottava:

Sancti Archangeli Principes Christianos omnes custodites & in firma pace Conciliate.

Sulla nona:

Sancti Angeli adeste nobis comites & custodes perpetui, tu per auxilium vestrum ab omnibus adversis protecti prospera omnia semper & ubique sint nobis.

e perché dopo la croce , deve essere  immediatamente intervallato qualche grano, si dovrà dire un “PATER” soprannumerario , che farà DIECI, a rappresentare i dieci nomi e gli attributi di Dio,  che è occupazione e soggetto di contemplazione degli Angeli,  aggiungendo altri cinque  piccoli  grani , in memoria delle cinque piaghe del figlio di Dio,  sui primi dei quali si dirà :

l “AVE MARIA”, aggiungendo alla fine, subito dopo “FRUCTUS VENTRI TUOI IESUS” , “SANCTA MARIA MATER DEI, REGINA ANGELORUM, ORA PRO NOBIS”,

e in seguito sui quattro grani  restanti:

al primo:

Sancte Michael defensor populi Dei,& Diaboli domitor ora, & exere potestatem tuam pro nobis.

Al secondo:

Sancte Gabriel Doctor Danielis, annutiator Christi, & Praecursoris eius , fac gaudio, laetitia & arcanorum divinorum cognitionepro salute nostra tuis orationibus & favoribus repleamur.

Al terzo:

Sancte Raphael medice infirmorum, dux peregrinantium,prostigator daemoniorum, sanos & incolumes in viam pacis & prosperitatis tutos ab omnibus inimicis visibilibus & invisibilibus nos dirige,orationibus & operibus nostrismelioribus per ministeriumtuum sanctumad eum oblatis qui vivit & regnat per omnia saecula saeculorum.

Al quarto

Sancti septem angelici spiritus qui adstatiscoram Deoomnipotente optimo maximoofferte meas humiles ad ipsumorationes &mihi sanctam vestram caeterorumque beatorum spirituum custodiamp rotectione & benedictione obtinete in domo, extra domum , in itinere & in omni loco, tempore & actionibus nostris, ut omnia diriganturad gloriam eius, ac vobiscum tandem felices concinamus ad eum Sanctus , Sanctus, Sanctus, Dominus DeusSabaoth ; quod etiam mortalibus labiis qualicumque hicmodulamine personamus. Pater Noster

E sui grossi grani e sugli altri continuare come si è prima detto…”

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Come i nostri lettori potranno costatare, soprattutto dalle invocazioni finali siamo di fronte alla versione completa della Corona Angelica, e ad un vero e proprio rosario degli Angeli, dal punto di vista devozionale molto più potente della prima che ne è la versione semplificata (o sarebbe meglio dire “molto” semplificata).

Si noti che, per meglio chiarire il pio esercizio testè trovato , si tratta di 9 poste di Rosario, precedute dal canonico CREDO, AVE, e da 9 PATER NOSTER in ricordo della devozione di Santa Metilde, per le quali,  sui grani grossi si deve dire il GLORIA PATRI, e sui piccoli poi per 10 volte, l’invocazione al Coro Angelico di riferimento.

Alla fine, la Corona Angelica termina con un Padre soprannumerario, che si unisce ai nove Padre Nostro detti in precedenza per onorare Dio oggetto e contemplazione dei 9 Cori angelici, più un Ave Maria invocando la Madonna Regina degli Angeli, e 4 invocazioni a S.Michele, S.Gabriele a S. Raffaele (queste presenti nella Corona Angelica che conosciamo) e ai Sette Spiriti Assistenti (e non invece all’Angelo della pietà).

Avevamo ragione dunque!

Alla fine c’era proprio l’invocazione ai Sette Arcangeli, che nella versione semplificata della Corona che noi oggi conosciamo, fu sostituita con quella dell’Angelo della pietà!

E di tale circostanza se ne era accorto perfino Bartolo Longo, che introdusse quattro invocazioni finali loro dedicate!

È chiaro dunque, che molte altre indagini dovranno essere svolte per appurare definitivamente la sostanziale identità dell’originario esercizio con la sua forma semplificata di Antonia d’Astonaco.

C’è peraltro da dire che questo nome compare in tutti i documenti antichi solo dalla seconda metà del 1600 in poi, e dunque prima, di tale sorella non v’è traccia.

Pensiamo dunque di aver fornito, con il primo articolo e con questo ,  un ulteriore spunto di riflessione, per giungere alla conoscenza approfondita di questa devozione misteriosa.

Siamo vicini a scoprire il mistero che porterà alla definitiva individuazione di Antonia d’Astonaco, che continuiamo a pensare trattasi di “pseudonimo” di un’altra consorella che non voleva farsi riconoscere (Ciò comunque salvo il vero, e in attesa che non riusciamo davvero a rinvenire tracce della sua vita).

Vi rimandiamo dunque , speriamo, atta terza parte dell’articolo, che sarà seguito, se Dio vorrà, dal libro, che pubblicheremo con il nostro amato editore Segno, sul “Mistero della Corona Angelica” speriamo tra qualche anno.

Carmine Alvino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] riferisce Pio Antico, nella terza parte (p. 114 e ss.) e nell’appendice del suo libro “Vita di Giuseppina Berettoni” che (riportiamo un sunto dell’autore degli elementi più importanti): “S. Michele indica a Giuseppina la Corona Angelica quale preghiera da recitare onde Iddio conceda a quel Pontefice il lume necessario pel quale veda e comprenda lo scopo dell’Opera di cui lo stesso Arcangelo le aveva parlato così chiaramente”. A proposito della Corona Angelica, pratica devota gradita a S. Michele Arcangelo, il Principe della Chiesa, dopo avere ordinato a Giuseppina, quel giorno 17 settembre 1909, di fare la novena in preparazione della sua festa (il 29 di settembre), così proseguì: - Tu devi recitare ogni giorno tale Corona che hai trascurata. Tu devi curare ch’essa sia recitata da quante persone ti sarà possibile, specialmente da persone consacrate a Dio; e ciò al fine che Iddio conceda al Sommo Pontefice lume per conoscere lo scopo dell’Opera di cui t’ho parlato. - Ma io - gli fece notare Giuseppina - sono povera per poter sostenere la spesa delle Corone Angeliche da distribuire. Per risolvere tale difficoltà l’Arcangelo le consigliò di andare da Matilde Mariani, sua devota. Come infatti avvenne. - Essa - le assicurò - ti darà molti di quei libretti. Circa la preghiera ‘Ti saluto’: - Della stessa - le ordinò l’Arcangelo - dovrai far stampare dodicimila copie, perché c’è un nesso tra l’Opera di cui t’ho parlato e le tante persone - cioè moltissime - che dovranno iscriversi a quest’Opera. - Ma - obiettò Giuseppina - il tempo di due giorni per incominciare la novena è breve. - Il tempo è per voi - rispose S. Michele, che verso la fine del colloquio le promise: - Benché in avvenire la mia presenza non ti sarà sensibile, tuttavia la mia spada sarà sempre con te! Giuseppina ne ebbe una sicurezza tale che nulla più ella temeva. Terminata la novena, Giuseppina venne a sapere che per le preghiere distribuite e la stessa novena si era indebolita la forza del demonio mentre quella dell’Arcangelo si era moltiplicata. Questi aveva 115 ottenuto molte vittorie e più persone consacrate avevano ceduto alla grazia, talmente che la novena di preghiere doveva essere fatta di nuovo dalle stesse persone. - Preghiera! - era l’invito che le veniva ripetuto - Preghiera! Preghiera!     ***** La Corona Angelica è un devoto esercizio di preghiera che lo stesso Principe degli Angeli rivelò apparendo alla gran Serva di Dio, Antonia d’Astonaco in Portogallo. Si tratta di nove salutazioni corrispondenti ai nove Cori degli Angeli, consistenti, ognuna, di un Pater e di tre Ave in onore delle tre Angeliche Gerarchie; si concludono con quattro Pater: il primo ad onore di S. Michele; il secondo di S. Gabriele; il terzo di S. Raffaele; e il quarto dell’Angelo nostro Custode. La Corona materiale per la recita di quella Angelica è composta di 9 poste: ogni posta di tre globetti - Ave Marie - preceduti da un corallo più grosso, indicante il Pater Noster; 4 granuli che seguono immediatamente la Medaglia, coll’effige di S. Michele e i nove Cori degli Angeli, ricordano i 4 Pater che si debbono recitare ad onore dell’Arcangelo, ecc.; altri 4 grani ricordano i 4 Pater da recitare in onore dei Santi Sette Spiriti assistenti al Trono di Dio; concludono 4 grani per la recita di quattro Gloria in onore degli altri quattro Santi Spiriti che assistono al Trono di Dio..”..

 

 

 

[1]             “… el 24 de octubre el Cardenal Caracciolo, arzobispo de Nápoles se encontrò con una nueva devocion llamada Corona del Angel revelada por el arcangel San Miguel a la “Beata” Antonia de Astonaco, propagada por medio de un folio que prometia lluvia innumerable de todas gracias a quien la siguiera. Eran sus promotores algunos dominicos napolitanos. Examinada la devocion y gracias que se aseguraban, se preferiò consultar al Santo Oficio, que contestò el 7 de diciembre de 1675. El cardenal publica un escrito en el que condena con las penas inquisitoriales a todos los que reciten en privado o en público semejante devoción, a quien publique el dicho folio o promueva la inventada devoción”. Teniendo este ambiente en cuenta no parece extraño que los acusados y profesados fueran abundantísimos. Es evidente que, en principio, no todo procesado era condenado; pero no era fácil salir absolutamente indemne de un proceso inquisitorial. Si las normas era tantas y recias y el ambiente tan estrecho y encogido, nada tiene de particular que cualquier índice de procesados fuera amplio en la geografía y abundante en los reos, como se ha visto en el Ms 109 de la Serie II del AGOP Roma: Istituto storico domenicano

[2]             A.M.V., Memorie della nostra sorella suor Maria Angela Colomba del Cuore SS. di Gesù, II 20, f. 17.

[3]             A.M.V., Corona angelica, III Y 9.

[4]             documento tratto dai suoi scritti

 

 

[1] ELENCO SINTETICO di alcune delle principali e più diffuse affermazioni inerenti la promotrice della corona angelica, c.d. Antonia d’Astonaco, largamente presenti in rete e su “TUTTI” i testi religiosi e dottrinali, da circa 200 anni.

Tutte le documentazioni che seguono, non avendo riferimento alla fonte diretta della prefata devozione angelica, sono da ritenersi pertanto “acefale”. Ci limitiamo a citare la fonte con la menzione diretta del trafiletto su Antonia d’Astonaco contenuto al loro interno.

1. 2013 IL SEGNO DELL’ESORCISTA, PAOLO RODARI, GABRIELE AMORTH – PIEMME  E san Michele continuò, e continua sempre, la sua missione, apparendo di tanto intanto, o di qua, o di là, in Italia... in Francia, al vescovo d’Avranches, a santa Giovanna d’Arco... in Portogallo, ad Antonia d’Astonaco

2. PREGHIERE A SAN MICHELE ARCANGELO WWW.PREGHIEREAGESUEMARIA.IT: Michele, Principe della Milizia Celeste, durante un’apparizione alla serva di Dio Antonia d’Astonaco, in Portogallo

3.WWW.PREGATE.FEDELI.COM.BR/ORAZIONI_E_NOVENE/CORONA_ANGELICA.HTML: Questo pio esercizio venne rivelato dallo stesso S. Michele, Principe della Milizia Celeste, in un’apparizione alla serva di Dio Antonia d’Astonaco in Portogallo. Le disse voler essere venerato con Nove salutazioni corrispondenti ai nove Cori degli Angeli, seguite ognuna da un Pater e da tre Ave, concluse infine con quattro Pater: il primo ad onore suo, il secondo a S. Gabriele, il terzo a S. Raffaele e il quarto al nostro Angelo Custode.

4. hTTP://JESUSMARIE.FREE.FR/ANTONIA_D_ASTONAC.HTML Vénérable Antonia d’Astonac carmélite du monastère de Vetralla, diocèse de Viterbe (Italie) morte en odeur de sainteté en 1715: La vénérable Antonia d’Astonac (Antonia d'Astonaco) a reçu dans une apparition la révélation du chapelet de saint Michel et des grâces associées à sa récitation. cf. Curicque, Voix Prophétiques, Tome I, page 323-324.

5. HTTP://WWW.SANTIEBEATI.IT/DETTAGLIO/21600, DI ANTONIO BORRELLI: Apparendo ad una devota portoghese Antonia de Astonac, l’arcangelo promise la sua continua assistenza, sia in vita che in purgatorio e inoltre l’accompagnamento alla S. Comunione da parte di un angelo di ciascuno dei nove cori celesti, se avessero recitato prima della Messa la corona angelica che gli rivelò. I cori sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù, Principati, Arcangeli ed Angeli.

6. HTTP://WWW.CASASANTAMARIA.IT/CSM/ARALDO/CORONA%20ANGELICA.PDF: La preghiera della “Corona angelica” trae origine dall’apparizione dell’arcangelo Michele, nel 1751, alla suora portoghese Antonia de Astonac. San Michele le promise continua assistenza a chi lo avesse onorato recitando quotidianamente la sequenza che egli stesso rivelò

7. 2013 - IL MONDO SEGRETO DEGLI ARCANGELI CINZIA DI CIANNI – OSCAR MONDADORI: Nel 1751, invece, Michele era apparso alla serva di Dio Antonia d’Astonac, una carmelitana portoghese, alla quale aveva ... Nel 1851, la rivelazione e la speciale preghiera comunicata ad Antonia furono approvate senza indugio da papa Pio IX

8. 2008 PRESEPE PIEMONTESE: I PERSONAGGI DELLA TRADIZIONE: STORIA, CURIOSITÀ, COSTUMI, FEDE, ATTIVITÀ, USANZE, LEGGENDE E SUPERSTIZIONI DELLE GENTI DEL PIEMONTE, GUIDO MORO, PRIULI & VERLUCCA: Comparendo egli alla gran Serva di Dio, e sua divota Antonia d’Astonaco in Portogallo, le disse voler egli esser venerato con nove Salutazioni, corrispondenti all’i nove Cori degli Angeli

9. 2003 ENCYCLOPEDIA OF CATHOLIC DEVOTIONS AND PRACTICES, ANN BALL: MICHAEL - A chaplet in honor of the Archangel Michael and the angels based on private revelations to Antonia d’Astonac, a Portuguese Carmelite, in 1751.

10. 1993 A LITANY OF SAINTS ANN BALL – OUR SUNDAY VISITOR PUB: This chaplet originated in 1751 when St. Michael appeared to a devout Portuguese Carmelite, Antonia d’Astonac.
11. 1938 LES ANNALES DU MONT ST-MICHEL: Une pieuse personne, nommée Antonia d’Astonac eut une apparition Au glorieux archange: «Je veux, lui dit Saint Michel, que tu répètes, neuf foi» en mon honneur un PATER et trois AVEj en union avec chacua les neuf choeurs des Anges.

12. 1913 SIXIÈME CONGRÈS MARIAL INTERNATIONAL DE TRÈVES: Une tradition pieuse rapporte que, apparaissant un jour à une grandeseryante de Dieu, Antonia d’Astonac, en Portugal, saint Michel lui dit qu’il voulait être révéré par neuf salutations correspondant aux neuf choeurs des ange

13. 1896 NOUVEAU MANUEL DES PELERINS AU MONT-SAINT-MICHEL: RECUEIL DE CANTIQUES ET DE PRIERES AU SAINT ARCHANGE - LES RR. PP. MISSIONNAIRES (MONT-SAINT-MICHEL (MANCHE) - : PROMESSES DU SAINT ARCHANGE DANS une apparition à une illustre servante de Dieu, toute dévouée au culte du glorieux saint Michel Antonia d’Astonac, en Portugal, ce sainl Archange lu 1 déclara qu’il voulait que l’on composât en son honneur neuf salutations correspondant aux neuf choeurs  des Anges

14. 1891 L’ÂME SAINTE EMBRASÉE D’UN ARDENT AMOUR POUR JÉSUS GABRIEL – MARIE FULCONIS, FOUROT – De plus, il promit à qui réciterait chaque jour ces neuf salutations, son assistance continuelle et celle des saints anges pendant la vie, et, pour eux ... (Vie de la servante de Dieu A. dAstonac, liv. III, ch. LXXIV). Indulgences accordées à ceux qui récitent la couronne angélique

15. 1885 - LA CROIX (PARIS) - Periodico: Donc, suivant l’historien de la bienheureuse Maria d’Astonac, saint Michel lui dit Je veux que tu récites en mon honneur un Pater et trois AVE, que tu répéteras neuf fois en union avec chacun des neuf choeurs des Anges

16. 1880 POLYBIBLION: REVUE BIBLIOGRAPHIQUE UNIVERSELLE HENRI STEIN –AUX BUREAUX DE LA REVUE B. R. Antonia d’Astonac. La bienheureuse Antonia d’Astonac, morte vers 1750 était carmélite au monastère de Vetrolle, diocèse de Literbe. Sa vie a été récits. On demande quand, par qui et quel éditeur?

17. 1876 circa LES PETITS BOLLANDISTES: VIES DES SAINTS (7E ÉDITION REVUE ET CORRIGÉE ET CONSIDÉRABLEMENT AUGMENTÉE - CHAPELET ANGÉLIQUE EN L'HONNEUR DE SAINT MICHEL ARCHAN & E. D’après une pieuse tradition, l’archange saint Michel déclara à une personne relieuse qu’il verrait avec plaisir mettre en usage une prière particulière en son honneur et en celui de tons les anges du ciel, et qu’il récompenserait ceux qui pratiqueront cette dévotion, de faveurs spéciales dans les besoins publics, surtout de l’Eglise catholique puistère de Vetralla, au diocèse de Viterbe, morte en odeur de sa.uteté fan n 5t, fit ses délices de cette forme de prière, appelée vulgairement Chapelet angélique. A la demande des religieuses de ce monastère, Sa Sainteté Pie IX, par

18. 1872 SIGNES ET APPARITIONS PROPHÉTIQUES J. M. CURICQUE - : Apparaissantun jour, lisons-nous dans la Notice de cette dévotion, imprimée en 1860, à Lorette, avec permission de l'Ordinaire, apparaissant à la grande servante de Dieu, Antonia d’Astonaco en Portugal, qui lui était très-dévouée, il lui dit il lui dit qu’il voulait être révéré par neuf salutations correspondant aux neuf choeurs des Anges, salutations qui consisteraient dans la récitation d’un Pater et de trois Ave en l’honneur des trois hiérarchies angéliques, et qui se termineraient à la dernière des neuf salutations, par quatre Pater, le premier en son honneur, le deuxième en l’honneur de saint Gabriel, le troisième à saint Raphaël, et le quatrième à l’Ange Gardien - C’est là ce qui est rapporté dans la vie de la vénérable Antonia d’Astonapo, livre II, chapitre 74.

19. 1859 ANALECTA ECCLESIASTICA VOL. 30, ROMA Ce culte spécial envers S. Michel et les saints anges fut révélè, dit-on, à une religieuse portugaise, nommée Antonia d’Astonac, qui reçut en même temps la promesse que tous ceux qui embrasseraient cette pieuse pratique seraient secourus