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CONCILIO ROMANO II SOTTO ZACCARIA DEL 745, un caso dubbio!

Come promesso, qui di seguito presento un primo resoconto (in aggiornamento) delle prove a sostegno del nome di Uriele, con gran parte delle documentazioni e allegazioni dei link diretti alle opere dei teologi cui si fa riferimento. Con tali allegazioni, che sono precedute da un nostro commento, riteniamo dimostrata l'infondatezza e/o erroneita' parziale del Sinodo Romano II sotto Zaccaria.

PREMESSA GENERALE DELLA VICENDA

(La presenza degli Angeli nella Bibbia è reale)

Dopo Maria, augusta regina del Cielo, una grande venerazione deve essere resa ai Santi Angeli. Essi, gli Angeli, hanno il doppio ministero di eseguire gli ordini dell'Altissimo e di difendere la sua divina maestà, nonchè di custodire gli uomini, e sovrintendere  alle loro operazioni. Tra i molti elementi che provano il primo ufficio degli Angeli, si guardi specialmente alle parole del Redentore nel Vangelo di S. Matteo. « Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?» .  [Mt 26,53-54]  . Quanto al secondo ufficio, lo si può ricavare sia dal testo della Genesi . « Il Signore, alla cui presenza io cammino, manderà con te il suo angelo e darà felice esito al tuo viaggio, così che tu possa prendere una moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e dalla casa di mio padre » [Gn 24,40]  , che da quello dell'Esodo : « Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l'avversario dei tuoi avversari. » [Gn 22,20-22] , che ancora  del salmista: “Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede “. [Salmo 91,11-12] .

Sappiamo peraltro, che se innumerabili sono gli Angeli beati vi è tra di loro una gerarchia di cori, e inoltre ci sono alcuni spiriti più eletti, che assistono in ordinata corona al trono di Dio.

(Anche l’esistenza di Sette Angeli Principi è dichiarata nella Bibbia: si tratta di una presenza reale)

Tra questi, la Sacra Scrittura, ce ne enumera sette elettissimi da noi chiamati Arcangeli, cioè superiori agli Angeli, che sono sempre vigili dinanzi al Signore, e ciò si ricava dal libro di Tobia : « Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore” [Tb 12,15], e dall’apocalisse di San Giovanni: “…grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra…”.Oltrechè dal Testo Sacro questa eccellenza emerge anche da alcune singolari apparizioni. Non è un caso, infatti, che due tra le più straordinarie Sante del Cattolicesimo abbiano goduto della protezione salvifica di uno dei Sette Spiriti. Essi sono concessi alle anime più particolari e più Sante, in emulazione a quanto accaduto al giovinetto Tobia.  Uno dei Sette Angeli fu infatti il custode di Santa Faustina Kowalska, la meravigliosa e straordinaria propagatrice della Divina Misericordia, alla quale questo Spirito ebbe a rivelarle: “...Sono uno dei Sette Spiriti (c.f.r. Ap. 1,4)che stanno giorno e notte davanti al trono di Dio e l'adorano senza posa…”[Diario del 15 agosto del 1935]. Uno dei Sette Angeli fu inoltre il custode di Santa Maria Margherita Alacoque[2], la Beata divulgatrice della devozione al Sacro Cuore di Gesù Cristo, cui il custode rivelò quanto segue: “Voglio dirti chi sono ,cara sorella, affinché tu sappia quanto amore ha per te il tuo Sposo. Sono uno dei Sette Spiriti (c.f.r. Ap. 1,4)  più vicini al trono di Dio e che più partecipano alle fiamme del Sacro Cuore di Gesù Cristo….” [lettera alla Madre de Saumaise riportata in Edizioni ADP di Luigi Filosomi]. Al Pastore Miguel Sanchez che pascolava le pecore nel paese di Navalagamella vicino Madrid, nel 1455 circa apparve un giorno San Michele il quale gli disse: “…Non temere, iosono uno dei sette spiriti (c.f.r. Ap. 1,4) che fanno assistenza alla presenza di Dio, dal quale sonoinviato per dirti che è sua volontà che in questo luogo si costruisca un eremo inonore a san Michele e ai suoi Angeli…”. Alla visitandina  suor Maria Amodea Blonè i Sette Angeli apparvero fisicamente dicendole: “Quando voi verrete alla Patria nostra vi ringrazieremo della carità, che ci avete usata. Siate divota de’ Sette Spiriti Beati, che assistono al Trono dell’Agnello Divino & abbiate fiducia in essi, perché non mancheranno di proteggervi in ogni bisogno” [Vita della Venerabil Madre Suor Maria Amodea Blonè” scritta da Monsignor Carlo Augusto di Sales]. La amorosa manifestazione dei Sette Angeli fu per nostro insegnamento non solo visibile ma anche mirabile e stupenda nella vita di Santa Ludovina.  Un  giorno fu tratta a contemplare il suo Sposo Divino, che stava tra Sette Angeli più rispettabili di ogni altro, ed era ossequiato da moltissimi altri, il quale dirigendo verso di lei amorosi sguardi e mostrandole le sue ferite divine come sposo del SS. Sangue, le infuse il sentimento doloroso delle sue stesse ferite: sentimento che permase con molta vivacità e che ella serbò come il più segreto sigillo di tanti altri dolori e patimenti. Anche San Sebastiano fu sorretto dalla visione beatifica dei Sette Angeli, che gli infusero la forza per sopportare il martirio. “Per quasi un’ora fu illuminato da una straordinaria luce che veniva dal Cielo. Al di sotto di questo splendore, fu ricoperto da un mantello interamente bianco da Sette Angeli risplendenti. E un giovane apparve al suo fianco dandogli la pace e dicendogli: Sarai sempre con me”. Peraltro Maria Valtorta, straordinaria e controversa mistica di caserta,  contemplò in estasi i Sette Arcangeli, sotto la croce, chini sul dolore di Gesù e Maria, lasciando questa testimonianza:  “ L’arcangelo Michele, che voi invocate nel Confiteor, ma secondo la vostra abitudine, con l’anima assente, era presente alla mia morte in Croce. I Sette Grandi Arcangeli che stanno in perenne davanti al Trono di Dio, erano tutti presenti al mio sacrificio (..) Gabriele e i suoi celesti compagni curvi sul dolore di Gesù e di Maria, impossibilitati a sollevarlo, perché era l’ora della Giustizia, ma non assenti da esso, hanno raccolto nel loro intelletto di luce, tutti i particolari di quell’ora, tutti, per illustrarli, quando il tempo non sarà più, alla vista dei risorti: gaudio dei beati e condanna prima dei reprobi, anticipo a questi e a quelli di ciò che sarà dato a Me, Giudice supremo e Re altissimo”.  Infine, fu al Beato Amadeo, che la rivelazione sui Sette Arcangeli trovò specifico compimento. Nella prima estasi della sua Apocalittica, gli sarà rivelato infatti dall’Arcangelo San Gabriele quanto segue: “...Siamo i Sette Angeli che veneriamo la Genitrice del Nostro Dio. Superiamo tutti gli altri del vostro genere. Poiché ciò, dunque, non è noto presso di voi, comprendilo e scrivilo affinchè il pastore che verrà possa promulgarlo su tutta la terra”. Sembra, che Dio abbia delegato questi Arcangeli per eseguire speciali commissioni. L'espulsione degli Angeli perversi fu commessa a Michele, quale sappiamo eletto per principe degli Angeli. L'operazione di prosperare, e premiare la famiglia di Tobia fu commessa a RAFFAELE. E la dignitosa ambasciata dell'Incarnazione divina, con la manifestazione degli arcani supremi, fu commessa a GABRIELE.

(Anche l’ esistenza dell’ Angelo Uriele è reale, ma il suo culto viene offuscato e non riconosciuto)

nell'anno 745 furono condannati dal Pontefice i vescovi e che col pretesto di venerare gliAngeli tramite il loro nome, facevano una esecranda preghiera, in cui meschiavano vari nomi di Demoni, la qual preghiera appena letta al Concilio fu condannata e conseguentemente il numero e il nome degli Arcangeli fu ridotto soltanto ai 3 menzionati nelle Sacre Scturrure . Tale sentenza fu confermataanche dal Concilio di dai Capitolari di , dai Capitolari di e dal .

In tempi più recenti, nelle rivelazioni del B. Amadeo riformatore dell'osservanza di S. Francesco; si appreseroi nomi di tutti gli Arcangeli colla loro interpretazione cioè « Michael quis est Deus? Gabriel fortitudo Dei, Raphael medicina Dei, Uriel Luac Bei, Barachiel Benedictio Dei, Sa lathiel Petitio Dei, Jehudiel Laus, et confessio Dei ».

Nell’anno 1513, Papa Leone X, permetteva di invocare Uriele nell’officio liturgico e nella messa di San Gabriele Arcangelo, per il 24 marzo di ogni anno (tali antifone sono ancora in vigore);

Conseguentemente, nell'anno 1516. nell'antica Chiesa di S. Angelo Carmelitano in Palermo si scoprirono quasi a caso, sette immagini di Angeli con gli stessi nomi del B. Amadeo, ma con diverse epigrafi, cioè « Michael Victoriosus, Gabriel Nuncius, Raphael Medicus, Uriel fortis socius, Jehudiel remunerator, Barachiel adjutor, Salatiel Orator». Questa Chiesa fu allora convertita in onore di questi sette Arcangeli, e nobilmente dotata con la protezione di Carlo V.Un pio sacerdote, Antonio Lo Duca, ch'era il rettore, venne a Roma infiammato di quest'angelico culto, e qui giunse ad ottenere il gran recinto delle 'Terme Diocleziane a Roma, ed in sette colonne fece incidere il nome dei sudetti sette Angeli. Dopo altre vicende fu quel gran recinto consacrato nell'odierna Chiesa dedicata a S. Maria degli Angeli, come voluto da Pio IV.

Dopo di lui, però alcuni cardinali , Baronio, Bellarmino e soprattutto il celebre Card. Albizio, s'interessaro di far togliere tali nomenclature dal dipinto, e sotto il Pontefice Clemente XI furono richiamati in vigore gli antichi concili, e definito il culto per i tre Angeli rivelati, facendosi cancellare gli altri nomi anche in altre Chiese e luoghi della Città, come si apprende dagli opuscoli di Francesco Bianchini.

Nel 1800 6 cause apostoliche non riuscirono a restaurare il culto dei Sette Arcangeli così come richiesto da tutto l’Orbe Cristiano, per motivi che non furono mai chiariti. Tuttavia nella quarta causa, si apprendeva del semi – riconoscimento di Uriele, cui mancava poco per una canonizzazione.

(Dubbi sul reale responso del Sinodo)

Senonchè , accanto alla storia dottrinaria dei Sette Arcangeli, si situano i dubbi storico – devozionali ed esegetici di grandissime personalità della Chiesa. Difatti, pur nel rispetto delle prescrizioni e dei veti del Magistero ecclesiastico, che impone di invocare col proprio nome soltanto i 3 Angeli menzionati nel Testo Sacto e cioè :Michele Gabriele Raffaele  si è potuto tuttavia constatare con viva sorpresa, la sopravvivenza di una certa pietà popolare e di un certo interesse nei confronti dell’Angelo Uriele, e dunque, per tali ragioni, si è cominciatoa scavare nella storia mistico – devozionale di questo Spirito Celeste, alla ricerca  di documenti precisi, atti a verificare se l’Angelo -  Luce di Dio, fosse o meno Angelo degno di culto. Mai ci saremmo aspettati, che il numero di documenti che attestano della presenza dell’Angelo Uriele nelle fonti cattoliche fosse tale, da  eguagliare e per certi versi superare, le  celesti manifestazionidi due Angeli canonici, come S. Gabriele e S. Raffaele, mentre vagliando in modo sistematico e complessivo l’insieme delle documentazioni rinvenute su Uriele, l’importanza dottrinaria di questo Spirito risulta inferiore soltanto a San Michele Arcangelo!

 

(È  presente in tutte le tradizioni pseudoepigrafiche vetero e neo testamentarie)

Uriel (il cui nome interpreta la Luce e/o il Fuoco di Dio – dal latino Lux vel Ignis Dei) era già conosciuto infatti, dalle tradizioni ebraiche, perché il suo nome appariva inequivocabilmente nei cicli di Enoch e nel IV° apocrifo di Esdra come l’Angelo mandato da Dio per rispondere a tutte le domande di quel profeta: “

Uriele Arcangelo inoltre è identificato nei vari scritti apocrifi come uno dei cherubini posti a controllo del paradiso terrestre (Gen 3,24), oppure con l’angelo che lotta contro Giacobbe (Gen 24), o ancora colui che controlla le porte degli israeliti in Egitto nella strage degli figli primogeniti (Es 12,13). Sono tutti casi nei quali si è voluto identificare in qualche modo l’iniziativa di Dio dando un nome significativo all’angelo preposto inviato o che "rappresenta" il Signore stesso.

 

(E’ presente nel culto dei Santi)

S. Uriele , era conosciuto (San Isidoro di Siviglia, Sant’Ambrogio, San Bonaventura, San Bernardino da Siena, Santa Martina ed altri)  ed altresì venerato e pregato (San Beda e San Alberto Magno) già dalla tradizione della Chiesa dei primi secoli, come Angelo Santo custode di Santi.

al III° secolo, lo si ritrova come custode di Santa Martina, nobile romana che subì il martirio durante l'impero di Alessandro Severo, nel resoconto degli atti dei Santi dei frati bollandisti, Tomo I di Gennaio.

dal 302 al 304 Uriele Arcangelo viene descritto nei resoconti dei martiri dei cristiani copti sotto Diocleziano imperatore. L’abate Agostino Giorni,negli Atti Del Santo Diacono Panesvin “De miraculis Sancti Coluthi et reliquiis actorum Sancti Panesniv martyrum Thebaica fragmenta duo, alterum auctius, alterum nunc primum editum praeit dissertatio eminentissimi Stephani Card. Borgiae De cultu S. Coluthi M. Accedunt fragmenta varia notis inserta omnia ex Museo Borgiano Veliterno deprompta et illustrata opera, Rome, Antonium Fulgonium, 1793. “, soprattutto nella prefazione, fa riferimento all’ intervento di Uriele accanto agli arcangeli Michele e Raffaele in aiuto dei martiri copti e del giovane Anub di Tebe. Ricordiamo che anche altri autori come Henri Hyvernat in Les Actes des martyrs de l'Égypte, narra gli interventi di Uriele a beneficio di vari santi martiri, tra i quali: Sant’Eusebio

Nel V° secolo Uriele Arcangelo fu rinvenuto nel sepolcro di Maria moglie dell’imperatore Onorio, in uno scavo archeologico in Vaticano riporta sul punto Giovanni Battista de Rossi, nel “Bullettino di Archeologia Cristiana”, a pag. 54. La medesima scoperta è ampiamente narrata dal Cancellieri nel suo “De Secretariis Basilicae Vaticanae”, il quale precisa che: “…il sepolcro, nel quale era chiuso un sì ricco mondo muliebre, fosse di Maria figliuola di Stilicone e di Serena, sorella di Termanzia e di Eucherio e moglie di Onorio imperatore si conobbe dalle lettere scritte in alcuni di cotesti preziosi monili. Oltre i nomi degli angeli MICHAEL, GABRIEL . RAPHAEL, VRIEL graffiti in una laminetta d'oro, nell' ago discriminale da un lato era scritto: Domina Nostra Maria , dall'altro Domino Nostro Honorio, o piuttosto DOMINVS NOSTER HONORIVS, come il confronto delle due relazioni di Lucio Fauno, l'una Ialina l'altra italiana, mi suggerisce”.

nel 672° d.c. Uriele è l’Angelo custode di San Lactino (o lactali) abbate, ( Lachtin of Achad úr (Freshford) in Kilkenny), 19 marzo, sotto la regola di San Molua (a cui apparve lo stesso Uriele profetizzandogli la venuta di un santo giovinetto dopo 15 anni) e San Comgallo, il quale lo condusse dalla città natia di Cork fino a Freshford per estendere la religione di Gesù Cristo.

Nel 722 a Covadonga ebbe luogo la celebre battaglia tra Don Pelagio delle Asturie e i mori e segnò l’inizio della reconquista. La vicenda s’intreccia con alcune credenze religiose , come il poema “el Pelayo” di Alfonso Pinciano, fedelmente riportato nelle cronache di Juan de la Portilla e di Andra Serrano, che sono tutti concordi nell’individuare il Uriele il custode del celebre condottiero cristiano.

A cavallo tra il X e XI secolo Uriele Arcangelo risulta venerato da San Enrico II (973 - Bamberga, Germania, 13 luglio 1024) come riferisce lo storico Beato Renano perché Il nome diUriele Arcangelo fu rinvenuto  negli scavi nel tempio basilense reastaurato da s. Enrico lo zoppo imperatore di Baviera.  Anche S. Enrico e S. Cunegonda avevano fatto incidere, nel tempio da loro magnificamente restaurato in Germania, una lamina con i nomi di Michele, Raffaele e Uriele. Ecco la testimonianza dello storico:  “Eminet lamina illa aurea, lignae tabulae adherens, septem millibus florenorum aestimata, qua ipse privatim in Larario suo, quum viveret, unus est. Unde et tutelares Divos refert, quos ille praecipue coluit, nempe quattuor Angelos Michaelem, Raphaelem, Urielem, et Benedictum, ac in horum medio stantem Christum, cujus pedibus  ipse cum uxore Cunigunda advolvitur”.

Più recentemente, nel 1471, al frate francescano Amadeo da Sylva, apparvero i 7 Angeli del Trono, tra cui anche S. Uriele, il quale , come descritto nella sua Apocalittica, assieme a Michele, Gabriele e Raffaele, non cessa di procurare la Salvezza.

Nel 1513Leone X approva il nome di Uriele nella messa e nell’ Officio a san Gabriele Arcangelo: “…Sequenza della Messa: Il tempo felice ha enumerato che la sua gente ha visitato, il Dio dall’alto oriente.Questo a Maria ha annunciato,  e con la sua voce ha allietato, Gabriele giungente. Il cui ventre ha depurato e di virtute lo ha adombrato, lo Spirito dell’Eminente. Come virtù insigne ha innalzato e dagli assaltic’ha preservato, del nemico potente. Come i nostri peccati ha lavato, e i doni Cristo ha esteso, di virtù del Dio vivente. E la verità ci ha svelato e sulla via ci ha indirizzato , della evangelica pace. Nella quale noi abbiamo accompagnato e sono stati elargiti ai nostri compagni, virtù angeliche. Infatti gli invalidi sono stati sanati, e confortati con vigore, per mezzo di Raffaele splendente. Gli impuri sono mondati, e i mondati sono  infiammati da Uriele ardente. Infine a Dio sono presentati, e con Cristo già beati da Michele esaminante. Rendici ti prego  arricchiti, e rinforzati contro i nemici, prostrati e consacrati a Dio per Gabriele favorente. Per l’Officio di Gabriele, pluri - approvato e pubblicato fino alla fine del sec XVIII dai successori di Pietro, presentiamo solo una delle due invocazioni  a Uriele, che abbiamo tradotto solo per vostra conoscenza:Dall’Ottava Lezione - (..) Ecco quell’uomo Gabriele in forma corporale, come lo vede Daniele, sotto una folgore profetale. Cui sopraggiunge Michele, con un evento celestiale. E la sua medicina reca Raffaele, che Uriele dona al gregge sacerdotale.

nel 1516, il sacerdote siciliano Antonio lo Duca,  rinverrà a Palermo una antichissima icona con i nomi degli Angeli del Trono, tra cui Uriele (con motto “Fortiis Socius”), nella vetusta Chiesa di Sant’Angelo al Cassero, un tempo esistente vicino la nota cattedrale. Pervenuto a Roma nell’intento di edificare un tempio dedicato ai Sette divini Assistenti, sarà tratto in estasi mistica proprio da S. Uriele, che gli comunicherà il divino assenso alla futura edificazione della basilica di Santa Maria degi Angeli e dei Martiri, in P.zza Esedra (qui poi venerato con il motto “Flammescat Igne Caritas”.

A cavallo tra 1500 e 1600 Uriele Arcangelo sarà il custode del confessore della suora di Clausura Giovanna di Cambry (Ienne Maria de la presentacion),  e tale circostanza le sarà rivelata da Dio medesimo in colloquio mistico

A cavallo tra 1500 e 1600, Uriele Arcangelo sarà il custode della Beata Marianna di Gesù Navarro, come ne attesta direttamente il Santoral Espanolo, e indirettamente alcune biografie che invece si limitavano ad affermare la superiorità di quell’angelo custode affidatole, tutto di fuoco

A cavallo tra 1600 e 1700 S. Uriele, sarà il custode di un alto numero di Venerabili Madri spagnole, offerto in più di una occasione dal S.S. Signore Sacramentatoo dal Signore in Persona per proteggere quella pia anima:

Maria di San Francesco (Stigm.) della Diocesi di Placensia (Spagna)

Anna di San Giuseppe – una delle figlie spirituale di Santa Teresa (Segovia)

Suor Maria Antonia di Jesus Tirado

Marianna di Santa Chiara del Monastero dell’Incarnazione di Murcia (Cartagena)

Sac. Giovan Vincenzo Ferreri di Palermo

Bianca di Gesù del Monastero dell’Olleria di Valensia

Santa Teresa d’Avila? – N.B. In una particolare occasione, alla madre suor Bianca di Gesù, del monastero dell’Olleria di Valcensia, S. Uriele fu concesso da Gesù Cristo in Persona, quale custode, dichiarandole altresì che proprio Uriele era stato uno degli Angeli custodi di S. Teresa d’Avila.

Verso la fine del secolo, “uno dei sette angeli” fu offerto in custodia dal Signore alla Santa Margherita Maria de Alacoque, che le disse: “sono uno dei sette spiriti più vicini al trono di Dio e che più partecipano delle fiamme del Sacro Cuore di Gesù” – posizione, dichiarazione e officio di questo spirito conducono alla sua identificazione nel medesimo Angelo apparso ad Amedeo da Sylva e ad Antonio Lo Duca ovvero Uriel Ignis vel Lux Dei.

Nel 1770 Uriele Arcangelo sarà l’Angelo custode del Ven. Antonio Margil di Gesù, missionario apostolico nelle indie orientali, che lo descrive come “fuoco di Dio, che lo invia il Signore a soffiare il fuoco dell’amore di Dio sul mio cuore”.

Verso la fine del 1800, S. Uriele sarà legittimato dai lavori del Beato Bartolo Longo, il quale lo individua quale quarto Arcangelo dei Sette innanzi al Trono di Dio nel suo libretto “San Michele Arcangelo egli altri Spiriti Assistenti al Trono di Maria”.

1912 in una lettera data a Messina, 6/3/1912 Sant’Annibale Maria di Francia, riconosce Uriele e ne prescrive il culto ad una delle sue sorelle: . “Uriele Arcangelo”, che avete sorteggiato, abbiatelo assai caro. È il quarto dei sette che stanno alla Divina Presenza”. Prescrive inoltre ai rogazionisti specifiche novene dedicate a ciascuno dei Sette tra le quali una da effettuarsi in favore di Uriele Arcangelo.

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LINK MIO COMMENTO

https://youtu.be/CUtOdr5NVrg

 

Cari lettori, come vi avevo anticipato, a seguito soprattutto di alcune contestazioni ricevute sulla “mail” del sito settearcangeli.it, passo qui a indicarvi, quella che è la storia devozionale del nome dell’Arcangelo Uriele, con particolare riferimento al Sinodo Romano II, del 745, sotto Zaccaria. 

Tutti gli oppositori del nome di Uriele, precisano che questo sarebbe stato dichiarato nome di demone a seguito del detto Concilio. Nel 745 d.c., infatti, durante il Sinodo Romano II° presieduto da Papa Zaccaria, il collegio dei Vescovi decise di ridurre il culto degli Angeli “nominati”  soltanto a quelli espressamente indicati nel Sacro Testo, e durante lo stesso sarebbe stata letta una certa orazione dell’ eresiarca Adalberto , il quale  aveva ammaliato il popolo con riti e formule ritenute di natura magica, in cui erano presenti alcune invocazioni ad Angeli non canonicamente conosciuti, assieme a Michele e Uriele :  supplico vos Angeli Vriel , Angelo Roguel , Angelo Michael Angelo Adimis, Angelo Tubuas , Angelo Sabaoth, Angelo Simiel.   

 I Padri del Concilio, interpellati dal Papa Zaccaria, lo condannarono perché, come si legge nello stesso decreto:   “Otto nomi di Angeli, che Adalberto ha invocato nella sua orazione, non sono Angeli, tranne Michele, ma sono più che altro nomi di demoni, che ha invocato per ottennerne l’aiuto. Noi invece, come sappiamo dal vostro Santo Apostolato, e come ci tramanda l’autorità divina, non conosciamo più di tre nomi di Angeli: Michele, Gabriele e Raffaele[1]”.

In realtà, cari lettori, la formulazione della seguente frase -  Noi invece, come sappiamo dal vostro Santo Apostolato, e come ci tramanda l’autorità divina, non conosciamo più di tre nomi di Angeli: Michele, Gabriele e Raffaele – risulta quantomeno imprecisa.

Difatti, vi era già una significativa tradizione ecclesiastica, all’interno della Chiesa Cattolica Romana, che invocava l’Angelo Uriele riconoscendolo come perfettamente canonico.

Sant’ Ambrogio (339/340 – 397), vescovo cattolico, scrittore e santo romano, nel trattato della “De Fide ad Gratianum Imperatorem”, alla parte terza, capo III° affermando che la natura angelica, seppur non comparabile a quella divina, in Dio diviene anch’essa immortale, dunque non muore, asseriva[2]: “…Non Muore Gabriele, Non Muore Raffaele e non Muore Uriele”.

https://books.google.it/books?id=aTiUjLDEETsC&pg=PA633&dq=non+moritur+Raphael++non+moritur+Uriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwizrcXdhs_UAhUJuhQKHYmgApU4ChDoAQhEMAU#v=onepage&q=non%20moritur%20Raphael%20%20non%20moritur%20Uriel&f=false  

 

Ambrogio in particolare, riconosceva come facente parte della scrittura Canonica ispirata il IV libro di Esdra. Nel parlava diffusamente nel suo Libro “Il Bene della morte – De Bono Mortis”, ove non solo presentava quest’opera come “canonica”, ma aggiungeva addirittura alcuni passi di questo libro per mostrare ai pagani che quanto essi hanno di buono lo hanno ricavato dai “nostri libri”, cioè tra i testi di divina ispirazione, tra cui ricomprendeva, indubbiamente,  anche questo testo. Egli diceva ad esempio: 

“…così come leggiamo nel libro di Esdra: poiché quando sarà giunto il giorno del Giudizio la terra restituirà coloro che ora dormono in essa, la polvere coloro che vi abitano in silenzio, i depositi le anime che sono state loro affidate e si rivelerà l'Altissimo sul trono del giudizio (IV Esdra, VII, 52). Queste sono quelle abitazioni delle quali dice il Signore:  Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto (Giovanni 14,2). Ma mi servo degli scritti di Esdra, affinchè i gentili conoscano che, quelle cose che ammirano nei loro libri di filosofia, le hanno tradotte invece dai nostri…”[3]  [De Bono Mortis X,45] ;

e poi ancora continuava , allegandolo come Scrittura Sacra, un’altra volta :

< >Per questo Socrate dice (allo stesso modo) di  aver fretta di raggiungere quei suoi dei, e quei suoi uomini famosi. Pertanto le cose che si leggono nelle lettere dei filososi sono nostre,  ed egli non fa altro che presentare quelle cose di cui non aveva un proprio testimone: noi invece abbiamo l’autorità dei precetti divini…” [De Bono Mortis XI,51] [4]  ;< > Se anche si legge il seguente passo: Ecco colui che forma i monti e crea lo spirito che manifesta all' uomo qual è il suo pensiero, che fa l'alba e le tenebre e cammina sulle alture della terra, Signore, Dio degli eserciti è il suo nome (Amos 4,13) . Se anche fanno questioni sul fatto che si dice  che lo spirito sia creato, Esdra non insegna che lo spirito venga creato, quando dice nel quarto libro: “Il secondo giorno creasti ancora lo spirito del firmamento…” (IV Esdr VI,41)” [5] [De Spiritu De Spiritu Sancto, liber secundus cap. 6,49];

“ …Sostenuto dunque da tali virtù, eretto sopra i pericoli, piangerò più per desiderio che per perdita. Mi invita la stessa opportunità della morte, affinchè decidiamo di andare avanti maggiormente con la grazia, piuttosto che addolorarci; difatti è scritto  che il dolore proprio deve spandersi nel dolore comune (IV Esdr. X, 11 et seq.)…”[6] ;

“…Ripeto dunque: la Sacra Scrittura è la tua consolazione; giova infatti soffermarsi sui tuoi precetti e sulle tue sentenze. E' più facile che abbiano fine il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge (Lc 16,17)! Ma già ascoltiamo le cose che sono scritte: Ora, perciò, tieni per te il tuo dolore, e sopporta con coraggio la disgrazia che ti è capitata,  perché, se accoglierai come giusto il giudizio di Dio, riceverai in tempo tuo figlio, e sarai lodata fra le donne(IV Esdr. X, 15, 16)[7] ";

“…ma ecco che ascolto ciò che dice la scrittura: Non fare di questi discorsi, ma lasciati persuadere di quale sia la sciagura di Sion, e consolare dal dolore di Gerusalemme.Tu vedi, infatti, come il nostro santuario sia stato reso deserto, il nostro altare demolito, il nostro tempio distrutto;il nostro salterio annientato, i nostri inni ridotti al silenzio, la nostra esultanza dissolta; la luce del nostro candelabro estinta, l'arca della nostra alleanza spogliata; le nostre cose sacre contaminate, e il nome che è invocato sopra di noi profanato; i nostri (uomini) liberi oltraggiati, i nostri sacerdoti arsi, i nostri leviti andati via prigionieri; le nostre vergini svergognate, le nostre mogli violentate; i nostri giusti rapiti; i nostri piccoli consegnati, i nostri giovani resi schiavi, i nostri forti resi deboli.Ma quel che è più di tutto, vedi come il sigillo di Sion sia ora annullato della sua gloria, e consegnato nelle mani di coloro che ci odiano.Tu, perciò, scuoti la tua grande tristezza, deponi da te (questi) tanti dolori, in modo che il Forte possa riconciliarsi con te, e ti conceda requie l'Altissimo, riposo dalle tue fatiche!".(Esdra X,20 et seguenti.). [De excessu fratris sui Satyri, cap 64-68, 69] [8]

e anche nella “lettera ad Oronziano” (che non citiamo)  dove  consiglia la lettura d’Esdra, per provare che le anime sono d’una sostanza più sublime che non il corpo.  In sostanza, come il lettore può notare, allega più di una volta questo testo, presentandolo e citandolo come scrittura canonica.

 

S. Isidoro di Siviglia (560 circa. –636) vescovo e dottore della Chiesa Cattolica, riconosceva Uriele, come quarto Arcangelo, nel settimo libro delle  “Etimologie”, parlandone con riferimento al celebre episodio dell’Esodo, quando a Mosè prostrato sul sacro monte, appare un emissario del Signore, un Angelo tutto di fuoco, in un roveto ardente:“…Uriele si interpreta Fuoco di Dio, perché lo leggiamo che apparve come fuoco nel roveto. Leggiamo anche che il fuoco fu inviato dall’alto a ricoprire ciò che era stato comandato…”[9].

https://books.google.it/books?id=03fQV0Be9a0C&pg=RA1-PA116&dq=Vriel+interpretatur+ignis+Dei+sicut+legimus+apparuisse+ignem+in+rubo&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiqp9nsh8_UAhUHtBQKHTFcDXsQ6AEIKzAB#v=onepage&q=Vriel%20interpretatur%20ignis%20Dei%20sicut%20legimus%20apparuisse%20ignem%20in%20rubo&f=false

 

Peraltro, solo recentemente abbiamo potuto constatare che lo stesso Isidoro pregasse Uriele in proprio offici liturgici.  È datato infatti -  Madrid 1775- il c.d. “Breviario Gotico di S. Isidoro”  pubblicato su ordine del Cardinale Francisco Jimenez de Cisneros e di poi del cardinale Francisco Antonio Lorenzana. Il brevario contiene, per la festa del 29 settembre un inno a San Michele, in cui viene invocato anche l’Arcangelo Uriele: “Tu perennis Dei summi Vultum, pedesque tegis:  Invicem tribusque illis Innuens adspectibus URIELI, Gabrieli, Raphaeli socius”.

 

Prendendo a piene mani l’ intera espressione isidoriana, il benedettino San Rabano Mauro (784 - 856) , enciclopedista, organizzatore e divulgatore di cultura tra i più importanti dell'alto Medioevo, nel “De Universo”, Libro XXII°, al Capitolo V del capitolo rubricato “De Angelis” ritenendo Uriele, per divina scrittura pari agli altri 3 Angeli, continuava a parlare di lui in tal modo:“Uriele si interpreta Fuoco di Dio, così come leggiamo il fuoco essere apparso nel roveto. …”.

http://www.dfists.ua.es/~gil/de-universo-rabano-mauro.pdf

 

Nello stesso periodo risulta liturgicamente approvato da San Beda il Venerabile (672 ca. – 735) che professò apertamente il culto dell’Arcangelo Uriele, assieme agli altri Angeli Maggiori nella sua preghiera di Colletta, facilmente rintracciabile in rete : “Gabriele sii la mia armatura; Michele sii la mia spada; Raffaele sii il mio scudo; Uriel il mio protettore”

https://books.google.it/books?id=AgKhPvRMp3UC&pg=PA561&dq=Uriel+esto+mihi+protector&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwi9nOu0iM_UAhWIchQKHWFQBYUQ6AEIPDAF#v=onepage&q=Uriel%20esto%20mihi%20protector&f=false

 

Queste testimonianze , fanno comprendere come, ben prima dell’arresto sinodale, il nome di Uriele, e il Iv Libro di Esdra fossero presi enormemente in consiuderazione. Tralaltro,  anche S. CLEMENTE ALESSANDRINO (150 –215 )   tenne Esdra come canonico, tanto da parlarne nei suoi “Stromati o Stracci”  in diverse parti, come scrittura canonica, e precisamente:

“… Disse invece Geremia: “Maledetto il giorno in cui nacqui” e “non sia mai benedetto” (Ger-20,14), non intendendo in modo assoluto come maledetta la generazione, ma i peccati del popolo che conducono dolorosamente alla disobbedienza. Per questo aggiunge: “  Perché mai sono uscito dal seno materno per vedere tormenti e dolore e per finire i miei giorni nella vergogna?” (Ger. 20,18). Che anzi  tutti quelli che predicavano la verità, proprio a causa di quelli ascoltavano la disobbedienza, erano condotti verso le pene e giungevano al pericolo. Dice il profeta Esdra: “  perché il seno di mia madre non produsse per me un sepolcro affinchè non assistessi alla fatica di Giacobbe e  alla spossatezza della progenie di Israele?” (IV Esdra 5,35) .[10]   [Caput XVI.—Jer. xx. 14; Job xiv. 3; Ps. l. 5; 1 Cor. ix. 27, Exponit.] .

 

Quando dunque I padre sinodali, per come si racconta nel resoconto, affermano che si conoscono solo 3 nomi di Angeli, nel mentre alcuni Santi , già pregavano san Uriele, commettono un evidente “errore” OPPURE MENTONO SAPENDO DI MENTIRE.

Circostanza questa aggravata dal fatto che, stando alla stretta letteralità della forma delle invocazioni di Adalberto il nome di Uriele non veniva mai comunicato (il nome dell'angelo era ORIEL).

Infatti le ORAZIONI DELL’ERESIARCA ADALBERTO sono state integralmente tramandate in:

1) “Storia Letteraria di Italia sotto la protezione del serenissimo Francesco III”, Volume XIV, edito in Modena nel 1759, Lib. I Cap. VII e scritto da Franscescantonio Zaccaria, dove l’autore dice di aver rinvenuto “tre orazioni o siano esorcismi composti o che vengano certamente almeno dalla fonte del celebre eresiarca Adalberto di Francia già condannato per questo da replicati Concili nell’anno 745” e

2) “Le biblioteche di Verona alla fine del Settecento nella beschreibung verschiedener bibliotheken in Europa di Adalbert Bulmenschein” di G. OSTI ove il medesimo autore riferisce a pag. 51 di aver trovato nella Biblioteca di Verona del Capitolo dei Canonici: “... tre stranissime preghiere o meglio, formule di scongiuro, dovute forse alla penna di Adalberto di Francia, che nel 745 risulta essere stato ripetutamente dichiarato eretico dai Consigli Ecclesiastici. Questi scongiuri copiati fedelmente dagli originali suonano così...”.

http://www.agiati.it/UploadDocs/5232_Art_02_osti.pdf

 

 

Ed ancora in : 

3) Zeitschrift fur Deutdches Alterthum und Deutsche Litteratur, 1879, Pag . 261

4) Charmes et priáeres apotropaèiques Edina Bozóky Brepols, 2003 , PAG. 42/43

5) Archivio veneto - Edizione 139 - Pagina 38

 Riportiamo dunque il testo delle stranissime orazioni di Adalberto, identiche nelle fonti citate. Il lettore si soffermi sulla seconda soprattutto, ORACTIO AD PUNCTE :

 

Incipit Orationem ad Matrem dolorum.

In Nomine Domini. Noticia matrice qui pendet per centum sexaginta O quinque radices, rugis quomodo Lea. Salit quomodo cerva. Latrat quomodo Canis. Notat quomodo piscis. Mordit quomodo Lupus. Volat quomodo Dracus. Torquet quomodo Serpens, & tenet totum corpus mulieris. Adjuro te per Angeli, & Arcangelis; per Cherubim & Seraphim, per Troni & Daminationes; per omnium Sanctorum justorum, & per illum Redemptorem filium Dei, qui manum suam fanctam in Cruce suspendere dignatus est, per ipsius vel per suprascriptorum nomina de adjuro qui adquiescat & in loco suo revertas, sicut antea fuisti quando de alis mater existi, ut amplius famula tua (die nome» quale volueris) ista dolor non generet, nisi per crucem DNI RNI. Salvatoris, in loco tuo revertas , ut ipse abfringat, qui in coelestibus regnat, a famula tua illa, vel cui fuerit. Alleluja. Alleluja. Alleluja. Amen. Deo gratias. Mentem Santiam fpontaneam honorem Dei & Pat. . . . ationem. In nomine Patris & filli & Spiritus Santci,

ORATIO AD PUNCTE

Deus in nomine tuo salvum me fac. Deus exaudi orationem. Conjuro te Puncte per Deum vivum, per Deum omnipotentem. Conjuro te per Patrém & Filium & Spiritum Sanctum. CONJURO TE PER SANCTUM ORIEL, & PER SANCTO RAFAEL & PER SANCTO GABRIEL, & SANCTO MICHAEL, exi de osso in pulpa, de pulpa in pelle, de pelle in pilo, de pilo in terra. Terra matre suscipe, quia te, illa. sufferre non potest. Pater noster tertia vice.

Oratio ad frigulas

Super petras Helena sedebat, frigulas penas patebat. Sic fupervenit Sancta Maria. Quid tibi est Lena Domina? jam patior penas. Adjuro vos frigulos per Patrem & Filium & Spiritum Sanctum, per quatuor Evangelistas, & per XXX. PROPHETAS ET PER ORDINEM .... MUNDET ADELBERTVS DIACONVS FAMVLO DEI. nullam injuriam feceris nec laborem, nec dolorem, Agius. Agius. Sanctus + Sanctus + Sanctus + - Amen - Amen - Amen

 

SI OSSERVA ANCORA IN MERITO ALL’ARRESTO DEL SINODO ROMANO II  SOTTO PAPA  ZACCARIA DEL  745 D.C. , CHE LO STESSO RISULTA CONTESTATO NELLA PARTE IN CUI SI CONDANNAVA LA DEVOZIONE ALL’ANGELO URIELE,  DA DIVERSI TEOLOGI E STUDIOSI ANCHE RINOMATI

 

A questo punto risulta necessario tornare brevemente sull’abiura che secondo le cronache avrebbe toccato URIELE, all’esito del ricordato Sinodo Romano del 745, cui seguirono altri pronunciamenti, dal carattere non meno controverso,per dimostrare ora l’infondatezza completa di questi resoconti,

< >

Tale pronunciamento del 745, dunque, usando le parole dip. CORNELIO  A LAPIDE È DA  PRENDERE CON MOLTA CAUTELA, perché diversi autori, non ben informati sui fatti conclusero per una abiura dell’ angelo URIELE, quando in effetti, NON VI FU NESSUNA ABIURA DI URIELE oalmeno dell’ URIELE ARCANGELO che fu mandato adEsdra e di cui si legge in quel libro.

Ad esempio, padre p. DONATO CALVI, nel suo “Propinomio Evangelico”, a pag. 153 e ss,da una versione diversa del Concilio sotto la risoluzione n. XXXVIII, riportando la fatidica sentenza “, “So parimente, come nel Romano Concilio sotto Papa Zaccaria dannati fossero gl' errori d'Adalberto, e Clemete eresiarchi Germani, letta nel Concilio del predetto Adalberto un oratione, che vari nomi d'Angeli conteneva di questo tenore: “, , , esprimendo detto Concilio per una delle cause della dannazione d' Adalberto,haver riferito otto nomi d'Angeli , mentre due soli , cioè Michiele  & Vriele eran d'Angeli veri nomi, e gli tutti di Demoni: “, quos ad praestandum sibi auxilium ivuocavit(Concil. Roman. Apud Maiol. n.d.a indicato dallo stesso Calvi n.d.a.) …dobbiam affettivamente affermare,che quattro fra tanti siano li veri , e legitimi nomi, , dalle sagre scritture addotti e allegati,cioè Michele, Gabriele, Raffaele e URIELE, e se bene d’URIELE  solo nel quarto Libro di Esdra venghi fatta mentione , ove leggiamo nel capitolo quarto: respondit ad me Angelus , qui missus est ad me,cui nomen URIEL, ne sii questo libro, così come il terzo,da Santa Chiesa posto nel Canone delle Divine scritture & in consequenza siifragl’ apocrifi annoverato,non però dobbiamo come falsa rigettarne l’autorità,mentre lo troviamo da molti Santi Padri ricevuto, e d' avantaggio si legge impresso nel volume delle sagre Bibie communemente nel fine dopo la ferie de libri canonici , & in molte al proprio luogo dopo il primo, e fecondo d'Esdra” .

https://books.google.it/books?id=7iSaW3NEfcMC&pg=PA141&dq=cio%C3%A8+Michiele++%26+Vriele+eran+d'Angeli+veri+nomi&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwibs_-muM_UAhWDuBQKHW89CuQQ6AEIKTAA#v=onepage&q=cio%C3%A8%20Michiele%20%20%26%20Vriele%20eran%20d'Angeli%20veri%20nomi&f=false

 

 

Dello stesso avviso anche l’esimio p. SIMONE MAIOLO, che, nei suoi “Giorni Caniculari”, al Tomo Settimo, colloquio quarantesimo, presso il discorso sul Libero Arbitrio degli Angeli, al riguardo sostiene:“…è inoltre evidente dalla sanzione del Concilio Romano, che fu riunito a Roma , sotto il Pontefice Zaccaria, per la condanna degli errori di Adalberto e Clemente, eretici dei popoli della Germania, dove tra le altre cose,letta una preghiera di Adalberto, in cui erano contenuti queste parole: i Vescovi in modo che esprimessero la loro sentenza su queste cose ed essi stabilirono di condannare Adalberto come eretico, mentre la causa della condanna esprime il medesimo decreto dell’assemblea con queste parole: infatti otto nomi di angeli, che Adalberto invocava ella sua preghiera, non sono nomi d’Angelo, tranne quelli di Michele e URIELE, ma nomi di demoni, verso i quali, cercava il loro aiuto…”.[11]

https://books.google.it/books?id=ELlQAAAAcAAJ&pg=PA948&dq=De+Dies+Canicularium++Michael+%26+Uriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiPrpb6-vbUAhUDOxQKHf0cDUkQ6AEIJTAA#v=onepage&q=Uriel&f=false

 

 

Registra la medesima sentenza il famoso GIOVANNI PIETRO CASAMIA, nell’opera “Il Tesoro  Nascosto  ossia il contemplatore delle quarantotto immagini del cielo stellato”, in due tomi, (Faenza, 1775) dove conferma che: “Mentre è di già noto e si sà , come nel Romano Concilio sotto Papa Zaccaria dannati fossero gli errori d' Adalberto e Clemente Eresiarchi Germani, letta nel Concilio del predetto Adalberto un' orazione, che vari nomi d' Angeli conteneva di questo tenore: , esprimendo detto Concilio per una delle Cause della perdizione l' aver riferito otto nomi d' Angeli, mentre due soli, cioè Michele e URIELE stan d'Angeli veri nomi, e gli altri tutti di Demoni…”.

https://books.google.it/books?id=Lz4GSZAR7CYC&pg=RA2-PA420&dq=Michaelis+%26+Uriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwir6YDdus_UAhXD0RQKHYQ3DJsQ6AEIJjAA#v=onepage&q=Michaelis%20%26%20Uriel&f=false

 

 

Pesano sul punto anche le parole del venerabile e illustre p. LUDOVICO ALCAZAR nel suo “Vestigatio Arcani Sensus in Apocalypsi” al capitolo 1, verso 4, not. 4 “de loco Tobiae” nym 15,a pag.189, dell’edizione del 1614, per i tipi di Giovanni Kerberio,dove dice espressamente, riferendosi al più volte citato concilio Romano II:“ Èvero tuttaviache ciò che viene addotto dal responso di quel Concilio Romano, va inteso solo adoperando una certa quale prudenza, affinchè non siano ammessi nomi di Angeli che non siano sostenuti da qualche storia della Scrittura Sacra. Né è infatti discordante chiamare con il nome di URIELE, colui che apparve nel fuoco a Mosè, in Esodo 3.2. [Rif. S. Isidoro Origini]. URIELE infatti significa la medesima cosa che “fuoco di Dio” e il nome di URIELE lo ammettono,Ambrogio nel capitolo 3 del “De Fide a Gratianum”, capitolo2, Isidoro nel Libro 7 delle Etimologie , capitolo 5, la Messa Etiopica (che traiamo dal tomo 4 della Biblioteca dei Santi Padri), e così pure Alberto Magno e San Bonaventura e può confermarsi mediante non poche preghiere preghiere dei Greco – latini , che riferisce Nicola Serario in Tobia 12, questione 14, ed altre cui puoi aggiungi Durantenel suo “De ritibus Ecclesiae”Capitolo 1, sezione 10, Andrea Cesariense nel capitolo 22 dei Commentari che scrisse sull’Apocalisse, Girolamo Prado in Ezechiele al capitolo1 , sezione 10, Valuerdo nell’”Alfabeto di Salomone” foglio 64, Sisto Senese nel libro 2 del “Verbo di Giuseppe”. Vedi anche la storia di Surio, nell’anno 1544, al mese di Febbraio,dove si parla del sepolcro di Maria, figlia di Stilicone. Proprio per queste ragioni sembra non doversi respingere il nome di URIELE, in modo che tuttavia, a quell’Angelo che sia certo esser apparso nel fuoco come descritto nelle Scritture Canoniche, si attribuisca quell’URIELE , infatti,di cui fa menzione Esdra ai capitoli 4,1 , 5.20 e 10.20 seppur siano apocrifi…” [12].

https://books.google.it/books?id=53IFGh5816wC&pg=PA189&dq=quod+ex+Concilio+illo+romano+adducitur+adhibita&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjsmMTyus_UAhWMWhQKHUOyA0gQ6AEIKzAB#v=onepage&q=quod%20ex%20Concilio%20illo%20romano%20adducitur%20adhibita&f=false

 

 

Lo recensiscono come quarto Arcangelo pure:

p. JOHANNES EUSEBII NIEREMBERG, in “De origine sacrae scripturae” libro V capitolo IX, dove tiene addirittura una “Digressio opportuna circa nome Urielis Angeli” e passa in rassegna gran parte delle testimonianze che anche noi abbiamo riferite, approndando ad un risultato controverso.

https://books.google.it/books?id=nEFEAAAAcAAJ&pg=PA126&dq=De+origine+sacrae+scripturae+Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjvgLbDivnUAhXBcRQKHUEDDJwQ6AEIIzAA#v=onepage&q=De%20origine%20sacrae%20scripturae%20Vriel&f=false

ORIGENE che ne fa menzione nel capitolo secondo della sua Filocalia ,

https://books.google.it/books?id=yLBDJmpDIqoC&pg=RA1-PA211&dq=Origene+Philocalia+Uriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwixsKyAi_nUAhXLPxQKHVPdDLEQ6AEIKjAA#v=onepage&q=Origene%20Philocalia%20Uriel&f=false

 

GUGLIELMO DURANTE in  Tomo II cap. II de Rit. Eccl. Cath c. XXXI scrisse in che: “…URIELE si interpreta Fuoco di Dio, perché lo leggiamo esser apparso come fuoco nel roveto. Leggiamo anche che il fuoco fu inviato dall’alto a ricoprire ciò che era stato comandato. Questi sono i nomi personali degli Angeli, che non sono loro imposti né da loro stessi, né da Dio, ma dagli uomini, né si ritrovano nella scrittura altri nomi personali” [13],

https://books.google.it/books?id=rZdTg9X9_KQC&pg=PA11-IA15&dq=Guillelmus+Durandus+Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiFytq-i_nUAhUOnRQKHdWJDhsQ6AEIUTAI#v=onepage&q=Guillelmus%20Durandus%20Vriel&f=false

 

GERONIMO PRADO che nel  de “Prima Visione Ezechielis”  chiama i quattro Angeli tutelari della Chiesa, Michele, Gabriele, Raffaele URIELE;

 

E indirettamente pure p. NICOLA SERARIO, gesuita ed esegeta biblico, che, nel discorso sopra il Libro di Tobia - In sacros diuinorum bibliorum libros, Tobiam, Iudith, Esther, Machabaeos commentarius-cap. 12 verso 15, nella quaestincula XIV (Positne Urielis nomen aliquo modo retineri?) seppur non si distende fino ad accoglierne il culto, pone effettivamente il problema o meno di un riconoscimento del nostro arcangelo, approdando ad un risultato controverso: “…Chiaramente, come dissi, questo pone il quarto di Esdra capitoli 4 e 6. Ed è vero che lo stesso è un libro aprocrifo, come ho dimostrato all’inzio di Esdra, e poco prima dichiarò Psello. Poiché tuttavia le cose che si leggono negli apocrifi, è chiaro che non abbiano autorità, talora, tuttavia, non sono malvagi, per questa ragione non pochi approvano il nome di URIELE. Infatti Sant’Ambrogio nel Libro 3 del De Fide a Graziano, al capitolo 2, dice: non muore Gabriele, non muore Raffaele e non muore URIELE. S. Isidoro, nel libro 7 delle Origini al capitolo 5, riconosce questo quarto Angelo, e ne viene interpretato il nome. Allo stesso modo, dotti uomini, che fiorirono al tempo dell’imperatore S. Enrico, o privatamente o pubblicamente mostrarono lo stesso. Ed è vero che in un tempio di San Basilio, che restaurò San Enrico e lo decorò di molti doni, il Beato Renano nel 3 libro delle “Rerum Germanicarum” dice che si distingue una lamina d’oro, che aderisce ad una tavola di legno (…) dove egli specialmente venerava, i quattro Angeli Michele, Raffaele, URIELE, (Gabriele) e San Benedetto, stando nel loro mezzo Gesù Cristo…Nella Messa o nel Canone Universale degli etiopi, che si legge nella biblioteca dei SS Padri al Tono 4, il foglio 120 contiene questa piccola preghiera: Custodisci, Signore, il tuo popolo, mediante le preghiere dei maggiori Angeli splendenti, Michele, Gabriele, Raffaele e URIELE…dei quali Alberto Magno nei suoi esercizi che chiamano vicelliani, non prega forse URIELE? E non fa lo stesso San Bonaventura nella terza parte, sezione 18 del suo Centiloquio? Notiamo anche che ad alcuni cristiani viene imposto il nome URIELE, il che non potrebbe avvenire nel Santo Battesimo o nella Cresima, se fosse davvero il nome di undemone….”[14].

 

https://books.google.it/books?id=8del2inheTcC&printsec=frontcover&dq=In+sacros+diuinorum+bibliorum+libros,+Tobiam,+Iudith,+Esther,+Machabaeos+commentarius&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwin85fv-_bUAhUExRQKHQBFDEUQ6AEIKTAA#v=onepage&q=Vriel&f=false

 

Particolare attenzione meritano sul punto dottrinario le opinioni dei due inquisitori CESARE CARENA E TOMMASO GASTALDI

Aggiunte infattil’inquisitore p. CESARE CARENA, nel suo “Tractatus de officio sanctissimae Inquisitionis”, al titolo dodicesimo , della seconda parte , “De sortilegis” sulla circostanza che URIELE:  “..sia nome di un Angelo è provato dal 3 e 4 di Esdra dove spesso ricorre menzione di URIELE, e sebbene quei libri non siano nei canonici, tuttavia non può negarsi che siano permessi dalla Chiesa. Dico in secondo luogo che dell’Angelo URIELE spesso fanno menzione i Padri segnalati da Cornelio a Lapide, dove aggiunge che a Palermo ci fosse un antico tempio dedicato ai sette Angeli…”[15] mentre

https://books.google.it/books?id=HDWLD8MhSgwC&printsec=frontcover&dq=Tractatus+de+officio+sanctissimae+Inquisitionis+Uriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjH5Omk_PbUAhUG0xQKHbjiAnwQ6AEIIzAA#v=onepage&q=Vriel&f=false

 

 

 

Il celebre inquisitore p. Tommaso Gastaldi, nel suo “De Potestate Angelica”, al Tomo I, al capitolo “se altri Angeli abbiano nomi propri e quali ?”, a pag. 593, dell’Edizione Romana del 1650,nel riconoscere i nomi dei Sette Arcangeli, afferma che: “Si conferma in secondo luogo, che Santo Ambrogio, Isidoro, Bonaventura ed Alberto, nonché la Messa degli Etiopi utilizzassero il nome di URIELE, riferendo tale circostanza il Serario come dalla 14^ questione. Si risponde che noi non neghiamo che la repubblica Cristiana possa imporre nuovi nomi d’Angeli particolari dai loro particolari ministeri: diciamo anche che il nome di URIELE non è proibito, ma soltanto non viene recepito universalmente da tutta la Chiesa, dunque non se ne può fare uso in preghiere pubbliche…Dunque il Concilio non ritenne che il nome di URIELE non fosse di un Angelo Santo, ma soltanto disse nel merito che Adalberto poteva esser giudicato di aver invocato con qui nomi dei demoni e non degli Angeli…”[16].

https://books.google.it/books?id=0LyrsGIOxdEC&pg=PP9&dq=Gastaldus+De+Potestate+Angelica&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiUkuja_PbUAhWG1hQKHdg3D1QQ6AEIOTAE#v=onepage&q=Vriel&f=false

 

Questi autori, unitamente ad altri che seguirono il medesimo orientamento,  ritennero dunque opportuno presentare una diversa conclusione del Concilio, in quanto:

< >

“l’arresto sinodale deve prendersi con molta cautela”

“il nome di URIELE non è proibito”.

Infatti il dotto teologo e conferenziere polacco dell’ 800, p. GIUSTINO MIECHOW, detto anche il Miecoviense,  in “Conferences sur les litanies de la tres-Saint Vierge”, che traiamo dalla edizione francese per l’abate Antoine Ricard, del 1868, proprio alla conferenza n. 380° denominata “Gli omaggi e i servizi resi dagli Spiriti celesti alla Beata Vergine Maria, provano così che Ella è la regina degli Angeli” sostiene riguardo ai restanti nomi degli Arcangeli che: “Gli altri quattro sembrerebbero essere stati condannati da Papa Zaccaria in un Concilio di Roma. Serario riporta questa condanna, ma il fatto deve intendersi con molta riserva, perché il Papa Zaccaria ha voluto riprovare solamente quei nomi magici e supposti che l’eretico Adalberto immaginava di dare agli Angeli e mediante i quali invocava invece i demoni[17]”

https://books.google.it/books?id=NDCBYSrg6woC&pg=PA448&dq=Conferences+sur+les+litanies+de+la+tres-Saint+Vierge++Uriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwj49c2O_fbUAhWEbhQKHfE0AV0Q6AEIKTAA#v=onepage&q=Conferences%20sur%20les%20litanies%20de%20la%20tres-Saint%20Vierge%20%20Uriel&f=false

 

 

Appare altresì opportuno richiamareil parere dell’illustre teologo p. CORNELIO A LAPIDE, che, al I° Capitolo dei Suoi celebri  “Commentari all’Apocalisse di San Giovanni”, che traiamo da “Commentaria in Scriptura Sacra”, Tomus Vigesimus Primus in Apocalypsi  S. Joannis, apud Ludovicum Vives, Bibliopolam Editore - 1891 a pag. 21 osservò quanto segue, in relazione al nome di URIELE e al succitato Concilio Romano: “…Infatti in qualche modo il nome di URIELE lo ammette San Ambrogio, nel libro III° De Fide ad Gratianum, Cap. II, S. Isidoro, nel libro VII, Cap. V, e lo stesso si legge nella Messa dei Mezarabi, che sta al Tomo IV della Biblioteca dei Santi Padri, Andrea Cesariense nel Cap. XXII dell’Apoc., Alberto Magno, S. Bonaventura, Prado, Sisto Senese, ed altri che cita Alcazar. Zaccaria dunque condanna soltanto i nomi magici e finti di Angeli, che dall’eretico e, come sembra, mago Adalberto erano stati prodotti in quel Concilio. Da cui S. Bonifacio esclamò in quello, che fossero nomi di demoni e non di Angeli…”.

https://books.google.it/books?id=J0_1s8JgZuAC&pg=PA21&dq=Cornelius+Commentaria+in+Scripturam+Sacram+++Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiSg_CwjfnUAhULQBQKHRXHC-UQ6AEIKTAA#v=onepage&q=Cornelius%20Commentaria%20in%20Scripturam%20Sacram%20%20%20Vriel&f=false

 

 

Tale circostanza, d’altra parte è riportata anche nella PRIMA CAUSA per la Restaurazione del Culto dei Sette Angeli, con relatore Cardinale Zurla, ed istanti: l’eminentissimo Arcivescovo di Palermo e il dotto Pedro Maria Heredia del Rio del 1826, dall’epigrafe: Panormitana Corduben. Et Oxomen. Indulti riassumendi recitationem Offici et Missae propr. in honorem Septem Angelorum, quae Panormi er alibi reicitabantur; cum additione historica ad VI lec. Et pro extensione ad Urbem et Orbem; sin minus pro Civitate, et Diocesis Panormitana, et Sacellis Patronatus Oratoris in Oppidis Cabra, er Aguilar Dioecesis Cordubensis, et in Oppido Seron Oxomensis Dioecesis; Romae MDCCCXXVI.   In questa causa si apprende addirittura che, a pag. 52del Sommario addizionale, citando il dotto Hurtado:  “..concilium Romanum citatu; quod de illo URIELE, quod ponebat Adalbertus, dixit esse nomen Daemonis, non vero de alio URIELE, quod est in Esdra, et venerantus Patres...”, e  cioè  che I VENERABILI PADRI CONCILIARI AVREBBERO FATTO DISTINZIONE TRA 2 URIELE!

https://books.google.it/books?id=J75FAAAAcAAJ&pg=PA52&dq=concilium+Romanum+citatum+quod+de+illo+URIELE&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwi9iMLUuc_UAhWDvhQKHUPwCOMQ6AEIIzAA#v=onepage&q=concilium%20Romanum%20citatum%20quod%20de%20illo%20URIELE&f=false

Il primo, ovvero il demone, invocato dall’ eresiarca Adalberto, e il secondo, ovvero l’angelo, celeste custode del profeta Esdra.

I medesimo postulatori sostengono addirittura che: “Quel Concilio Romano, (dicono Martino del Rio e Nicola Serario nella nota sulla vita di San Bonifacio) non si trova riportato tra i Concili editi, né in Germania, né in Italia: né il suo autografo (si trova) in una qualche Biblioteca. Da cui oscilla un poco l’autorità di quel documento. E qualcuno aveva detto, (aggiunse Martino del Rio) che in quel Concilio fosse stata approvata da Papa Zaccaria solo la decisione e più precisamente la dichiarazione dell’eresia di Adalberto e la cremazione dei suoi scritti, non invece che fosse stato condannato dai Santi Padri del Concilio per una addotta ragione. Difatti è lecito che la decisione dei Concili sia di fede, non invece che lo siano le ragioni addotte per la decisione”.

Dello stesso avviso anche il francescano  Andres de Guadalupe  p. Mystica theologia supernaturalis infusa”, del 1664 ove a pag., 88 asserisce: “…Quando il citato concilio romano condanna il nome di URIELE, che invocava Adalberto, dicendo essere il nome di un demone, non faceva riferimento dell’ URIELE di Esdra!”

https://books.google.it/books?id=fOEsoE6znjQC&pg=PA88&dq=p.+Mystica+theologia+supernaturalis+infusa+Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiHk7_Y_vbUAhUqLMAKHTXBAw4Q6AEIIzAA#v=onepage&q=p.%20Mystica%20theologia%20supernaturalis%20infusa%20Vriel&f=false

 

e l’illustre p. CLAUDIO LE PETIT, nel suo lavoro denominato “De spiritibus creatis”, trattato I “Qui est de Angelis”, capo X, Sezione IV, pag. 153, dopo aver richiamato il responso del Concilio Romano II, sotto Zaccaria del 745 precisa : “…Difatti molti sono i santi padri che ammettono il nome di URIELE come Sant’Ambrogio, Alberto Magno, S. Bonaventura, Girolamo Prado, Sisto Senese e altri che cita Alcazar, così anche Gerson nel “Super Magnificat” dice: nel libro di Esdra vi è menzione dell’Angelo URIELE la cui interpretazione significa Fuoco di Dio. Pertanto quegli Angeli che invoca sopra il detto Adalberto, fatta eccezione di Michele e URIELE, sono più che altro dei demoni…”.

https://books.google.it/books?id=RqeNKNIOR08C&pg=PA153&dq=De+spiritibus+creatis++Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwick8DWjfnUAhXCvRQKHUc3BrEQ6AEIKjAA#v=onepage&q=De%20spiritibus%20creatis%20%20Vriel&f=false

 

Proprio per queste ragioni l’autore J. E. DE MERVILLE nel suo famoso libro “Des Esprites” al tomo decimo , edito a Parigi nel 1863,- “manifestazioni storiche di antichità profana e sacra”, che ospita al suo interno una appendice “D” su “Le sept Esprits de la presence, et l’histoire de leur culte”,in riferimento al caso Adalberto sostiene: “..verso la metà del secolo VIII, un vescovo illegittimo, grande esiarca chiamato Adalberto, aveva cercato di coprire le sue infamie con la protezione dei Sette Spiriti, e tra i nomi che diede loro solo due soltano erano conosciuti dalla Chiesa Romana: cioè quelli di Michele e URIELE;gli altri non avevano invece alcun rapporto con quelli che noi invochiamo ogni ora. Adalberto fu condannato dal Concilio Romano Secondo, presieduto dal Papa Zaccaria, e i suoi sette spiriti lo furono con lui. Tuttavia il Concilio aggiunse che non si doveva confondere  lo Spirito URIELE, invocato da questo mago, con l’altro URIELE di cui si parla in Esdra e che tutti i Padri venerano”.

https://books.google.it/books?id=vpNYBoJRR6AC&pg=PA354&dq=Des+Esprites+Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjIqpP2jfnUAhULtxQKHS68BwEQ6AEIKTAA#v=onepage&q=Des%20Esprites%20Vriel&f=false

 

C’è da dire che anche il BEATO BARTOLO LONGO, nel suo scritto sui Sette Angeli, San Michele Arcangelo e gli altri Spiriti Assistenti al Trono di Maria-  Valle di Pompei 1903,  ha ben affrontato l’argomento del concilio Romano sotto Zaccaria , chiarendo che “…I nomi di Michele, Gabriele e Raffaele spesso si trovano mentovati nelle Scritture. Il nome di URIELE trovasi distintamente scritto in Esdra, Lib. 4, Cap. 4-6. Traggono alcuni dala Genesi cap. 16, il nome di Schealtiele; dall’Esodo Cap. 23 il sesto di Ieudiele; e dalla Genesi 18, il settimo di Barachiele. Alcuni, poco versati nelle Sacre scritture, osservando che la Chiesa non prescrive se non il culto a tre soli di essi, cioè a S. Michele, a S. Gabriele  e a S. Raffaele; han dedotto che i nomi degli altri sette spiriti sono ignoti. Altri, poco dotti nella Storia Ecclesiastica, han creduto che il culto agli ultimi quattro degli spiriti Assistenti al Trono sia proibito dalla Chiesa. Essi sono stati tratti assai leggermente in inganno dal seguente fatto. Il Papa Zaccaria condannò nel Concilio Romano l’eretico Adalberto, il quale invocava l’aiuto dei demonii e degli spiriti, chiamandoli con vari nomi, ed anche con quei di ariel, Uriel, Barachiel, etc. E cotesta condanna registra il Serario. Ma questa condanna, osserva il dotto e profondo domenicano,  P. Miechoviense, deve intendersi con cauta prudenza. Imperciocchè il Papa Zaccaria non condannò il culto ai veri Angeli  che hanno nome URIEL,  Barachie etc, ma sì condannò solamente quei nomi superstiziosi e finti di Angeli, che l’eretico Adalberto immaginò, e coi quali invocava l’aiuto dei demonii; non altrimenti che usano gli Spiritisti moderni, i quali nelle invocazioni degli Spiriti, chiamano a loro Assistente o Angelo Tutelare, ora Uriel, ora Ariel, ora Barachiel, ed ardiscono finanche evocare lo stesso Michael, cioè il finto Michele che è il vero Satana o Lucifer, sotto il mentito nome di Michele. Non altrimenti come chi dicesse oggi – Guardate, che è proibito l’evocare lo Spirito Michael, pei giuochi e nelle adunanze spiritistiche. Qualche ignorante potrebbe dedurre: - Dunque è proibito dalla Chiesa l’invocazione di S. Michele! Non è il S. Michele che è proibito, ma il falso Michele, che sotto quelle mentite spoglie si presenta l’eterno nemico di Michele e della Donna Immacolata, che congiura sempre ai danni dell’uomo, e che è vietato agli uomini invocare a loro soccorso. Oltre a ciò, innanzi abbiam detto che i sette annoverati nomi di Angeli, oltre che si ricavano dalle Sacre Scritture, furono divinamente rivelati al B. Amedeo.Infine i Sette Angeli ricevono pubblico culto da tempi remoti e ne è celebre la memoria in Roma, in Napoli, in Venezia, ed in altri luoghi d’Italia e di Germania la cui invocazione ha fugato i demonii dagli ossessi, come scrive Cornelio a Lapide, commentando l’Apocalisse al Cp. 1, vers. 4.”.

 

Per non parlare di Sant’Annibale Maria di Francia che aveva una devozione fortissima per i Sette Assistenti divini, ma in modo specifico per URIELE, tanto che, come emerso  da un documento n. 0712, in una lettera datata  6/3/1912 risponde ad una sua discepola  segue: “… “S. URIELE Arcangelo”, che avete sorteggiato, abbiatelo assai caro. È il quarto dei sette che stanno alla Divina Presenza. La parola URIELE viene da “uror” - brucio - perché quest’Arcangelo è tra i serafini e brucia di un fuoco tutto particolare di Divino Amore. Sarà forse l’Angelo che strappò il cuore alla vostra Santa. Domandategli l’ardente amore a Gesù Sommo Bene, prendetelo in compagnia nella S. Comunione…”. Volume 59 - DiFrancia.Net  - www.difrancia.net/risorse/category/7-scritti?download=159%3Avolume-59&start...

 

Prende sempre più corpo l’ipotesi, anche ben suffragata dalle testimonianze di Donato Calvi, Maiolo, Bartolo Longo e tanti altri, che il Concilio Romano II, sotto Zaccaria avesse in effetti, SCIENTEMENTE FATTO DISTINZIONE TRA DUE URIELE, l’uno invocato da Adalberto e pertanto respinto, e l’altro, il vero e proprio arcangelo nominato nel IV° di Esdra,  venerato e invocato dai Santi come ad esempio San Beda, San Alberto Magno, San Isidoro di Siviglia, Sant’Ambrogio, San Bernardino, e San Bonaventura. 

Come può notare il lettore, non solo non risulta coerente con il dispositivo dell’arresto sinodale l’eventuale presenza di angeli Tabuas, Similel ecc, ma l’Angelo “Uriele” non viene mai nominato. Se queste erano dunque le risultanze del Sinodo, possiamo altresì precisare che, questo non fu seguito da diversi Santi.

 

Sant’Alberto Magno, (1206 –1280) detto “Doctor Universalis”, conosciuto anche come Alberto il Grande o Alberto di Colonia, che pregava direttamente Uriele in magnifici esercizi spirituali accanto al nome degli altri 3 Arcangeli, nella liturgia rivenuta all’interno del corpus di esercizi del teologo e biblista Giorgio Vicellio, c.d. “Exercitamenta Syncerae Pietatis Multo Saluberrima”, del 1555e solo così è stato possibile risalire a questo pio esercizio chiamato da tutti gli autori passaticon il titolo di “litania vicelliana” di Sant’Alberto. Riportiamo dunque il titolo e l’invocazione ai soli quattro Arcangeli di Alberto Magno, vescovo di Ratisbona: “S. Uriele prega per noi. Padre, degnati di mandare dal cielo anche S. Uriele, che ci infiamma sempre col fuoco del Tuo amore e ci rende memori e grati di tutti i beni che a noi provengono dalla celeste paternità,; e nei mali che nascono per i nostri peccati, per tua ripartizione, ci renda o cauti nel trarci in salvo per mezzo tuo o pazienti nel sostenerli; per Nostro Signore. Amen” [18].

https://books.google.it/books?id=3UvNc25fxuEC&printsec=frontcover&dq=Exe...

 

 

San Bonaventura (1217/1221 circa – 1274) cardinale, filosofo e teologoitaliano parla di S. Uriele in questi termini nella terza parte del suo  “Centiloquio”,alcapitolo 18, seguendo la versione degli interpreti nel Libro IV°  di Esdra “..Uriele che si interpreta splendente a Dio o visibile a Dio o Fuoco di Dio, o incendio di Dio.  Questa (..) interpretazione accenna alla circostanza che per il suo ministero siamo illuminati nella verità e infiammati nella carità. Gli Angeli infatti sono inviati per illuminare il nostro intelletto, e infiammare il nostro affetto, e se non in pratica, almeno in teoria. Di questo nome Uriele si legge nel Terzo Libro di Esdra, dove si dice che questo Angelo è inviato per consolare il popolo di Dio, che era oppresso dagli stranieri”[19].

https://books.google.it/books?id=3IHmAAAAMAAJ&pg=PA389&dq=item+Uriel+qui+interpretatur++lucens+deo+sive+apparens+deo&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwi5qduHjM_UAhVHWhQKHcJLBWAQ6AEIMTAC#v=onepage&q=item%20Uriel%20qui%20interpretatur%20%20lucens%20deo%20sive%20apparens%20deo&f=false

 

La stessa espressione di San Bonaventura su S. Uriele viene altresì utilizzata anche da  San Bernardino da Siena (1380 –1444), che nel Sermone:“Quibus modis Angeli sancti in animas bonas cognitiones inspirent”afferma – Sermo I – De Inspirationum Varietate  :  “…Quarto è Uriele , il quale si interpreta che risplende a Dio, o che è visibile a Dio, o Fuoco di Dio o Incendio di Dio. Questa duplice duplicata interpretazione indica che per il suo ministero siamo illuminati dalla verità e siamo infiammati dalla carità. Infatti gli Angeli sono inviati a illuminare il nostro intelletto e infiammare il nostro affetto e se non nel pratico almeno nella disposizione. Di questo nome Uriele si legge nel terzo di Esdra, poiché questo Angelo è inviato alla consolazione del popolo di Dio, che era afflitto dagli stranieri…”[20].

https://books.google.it/books?id=9PKYpISpBVUC&pg=PA121&dq=Quibus+modis+A...

 

Uriele viene riconosciuto poi da Jean Charlier da Gerson (1363 –1429)[21] , il c.d. dottore cristianissimo, teologo e filosofo francese, che ne parla nel Tractatus VIII°, super Magnificat dove illustra i compiti di S. Uriele chiamandolo “Fulgor Dei”:“…nel Libro di Esdra è fatta menzione dell’Angelo Uriele, la cui interpretazione significa Fuoco di Dio, è consentito a qualsiasi Angelo, al singolo viaggiatore, chiamare in aiuto Uriele il cui compito è bruciare soavemente le reni, consumare il nostro cuore, feccia di vizi, infiammare tutto quanto il cuore alle virtù, sacrificare l’Olocausto della pietà,  che innalza un soavissimo profumo a Dio. Questo Uriele riduce quelli che infiamma in cenere per mezzo del timore  e dell’umiltà di spirito, addolcisce per mezzo della pietà e della mitezza la durezza lapidea del cuore, conforta nel dolore per mezzo della medesima conoscenza della fragilità umana, rafforza il cuore per mezzo della bollitura e dello sciolgimento dell’umore fluido, donde viene presso l’anima una congrua fame e sete, lo rende docile al consiglio e alla misericordia; raffina e purifica il cuore a comprendere realmente il gusto e causa l’interna pace per mezzo del rinnovamento della gioventù…”[22]

https://books.google.it/books?id=GBBzQsY0zewC&pg=PA385&dq=Super+Magnificat+Gerson+Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwix2f-Dt8_UAhVJRhQKHVlZCZAQ6AEIYzAJ#v=onepage&q=Uriel&f=false

 

Nel XV secolo, il celebre ed eminentissimo  Cardinale Nicola Cusano, o Niccolò da Cusa, teologo, filosofo e scienziato (1400 o 1401 - 1464) nella sua “Opera in quibus Theologiae mysteria plurima, sine spiritu Dei inaccessa..” , Libro VIII°, dal sermone : Michael e Angeli eius  - a pag. 603/604 parla di Uriele Arcangelo in questo modo ancora ricomprendendolo assieme agli altri suoi compagni: “...Quanto ai nomi degli Angeli dico che sono proprio i nomi dei loro Offici, in quanto sono gli ambasciatori dello Spirito. Così rammentiamo la candela ardente, come lume: poiché dalla medesima riceviamo illuminazione.  Allo stesso modo sono così nominati gli Angeli, uno Michele, l’altro Gabriele, il terzo Raffaele, il quarto Uriele, dai loro compiti, poiché ci somministrano diversi doni divini; pertanto i nomi degli Angeli terminano in “el”  אל, che significa Dio è, poiché sono ufficiali del re di Giustizia, in quanto אל (el)  è detto anche  אֱלוֹהִים  (elohim)…”[23].

 

S. Uriele Arcangelo veniva pregato da  San Francesco Borgia (Gandia, 28 ottobre 1510 – Roma, 30 settembre 1572), nel giorno 22 come risulta dal suo diario spirituale del quinquennio 1564 – 1570 oggi trascritto dall’autore Manuel Ruiz Jurado, nella sua Edizione Critica, per l’editore Mensajero – Sal Terrae: “…come solito aggiungi all’ora 9. Cristo, Maria e i Serafini 10. Cristo, Maria e i Cherubini 11. Cristo, Giovanni e i Troni  12. Cristo, Pietro e le Dominazioni. 13. Cristo, Paolo e le Virtù  14. Cristo, Giacomo e le Potestà  15. Cristo, Andrea e i Principati 16. Cristo, Filippo e gli Arcangeli  17. Cristo, Giacomo e gli Angeli 18. Cristo, Bartolomeo e San Michele  19.  Cristo, Simone e San Gabriele 20. Cristo, Taddeo e San Raffaele 21 Cristo, Matteo e San Uriele…”[24].

https://books.google.it/books?id=lx9Us5GQdZEC&pg=PA170&dq=francisco+de+borja+Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiPhoOPj_nUAhVC6RQKHdwHCi8Q6AEIIzAA#v=onepage&q=francisco%20de%20borja%20Vriel&f=false

 

 

Risulta  poi riconosciuto da frà  Geronimo Graziano  (1545 - 1614) carmelitano scalzo confessore e  fiamma spirituale di S. Teresa d’Avila, come dall’ opera "Obras del P. Jerónimo Gracián de la Madre de Dios" v.2, pubblicato dalla Biblioteca Mistica Carmelitana, Burgos 1932 dove parla in modo approfondito di San Uriele,:“…Uriele fuoco di Dio è giudice maggiore dell’ Onnipotente Re, colui che infiamma il cuore dei tiepidi, patrono nelle battaglie contro le tentazioni. Presiede a tutti gli Angeli che castigano . Favorisce  gli uomini affinchè non siano puniti, amino Dio, vincano le tentazioni e ottengano la carità, lo zelo e la rettitudine. Il suo appellativo è:  “ignitus socius” cioè  Compagno Ardente.  Si dipinge vestito di colore rosso, con nella destra una spada di fuoco. Di lui si fa menzione nel quarto libro si Esdra, capitolo quarto. Questi è colui che scacciò da Paradiso Adamo ed Eva,  che impugnata la spada sguainata, si oppose a Balaam, quando si affrettò a maledire il popolo di Dio e che uccise centottantacinque assiri…”[25].

https://books.google.it/books?id=lx9Us5GQdZEC&pg=PA170&dq=francisco+de+borja+Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiPhoOPj_nUAhVC6RQKHdwHCi8Q6AEIIzAA#v=onepage&q=francisco%20de%20borja%20Vriel&f=false

 

 

 

Per non parlare di Sant’Annibale Maria di Francia che aveva una devozione fortissima per i Sette Assistenti divini, ma in modo specifico per Uriele, tanto che, come emerso  da un documenton. 0712, in una lettera datata  6/3/1912 rispoende ad una sua discepola  segue: “… “S. Uriele Arcangelo”, che avete sorteggiato, abbiatelo assai caro. È il quarto dei sette che stanno alla Divina Presenza. La parola Uriele viene da “uror” - brucio - perché quest’Arcangelo è tra i serafini e brucia di un fuoco tutto particolare di Divino Amore. Sarà forse l’Angelo che strappò il cuore alla vostra Santa. Domandategli l’ardente amore a Gesù Sommo Bene, prendetelo in compagnia nella S. Comunione…”.

 

 POSIZIONE E DECRETO DELLA SACRA CONGREGAZIONE DEI RITI

Tralatro abbiamo trovato dei documenti proprio della sacra Congregazione dei Riti, che portano su un Uriele un responso diverso da quello del Sinodo Romano II, secondo cui, Uriele sarebbe stato respinto come demone. Ebbene nel testo:  In Authentica Sacrae Rituum Congregationis Decreta commentariorum, tomus primus in tres partes distributes…., pars secunda del reverendo padre barnabita  Giovanni Maria Cavalieri di Bergamo,  Brixie 1745.  Il capo 29°, rubricato “sui Santi Angeli”, rivela inaspettatamente quella che è la reale posizione dottrinaria di Uriele sotto il “Decretum I Capitis, in Ordine  CCXL”:“…Urielis Nomen non est omnino despiciendum, utpote cujus meminit Esdras lib. 4. cap.4. & 5., qui liber etsi inter canonicos non numeretur , a multis Sanctis Patribus recipitur , & post libros canonicos in volumine ipso Sacræ Bibliæ reperitur impressus…”

 

ALTRI AUTORI

 

Recentemente il padre Don Michele del Giudice nell’opera Descrizione del Real Tempio, e Monasterio Di Santa Maria Nuova, di Morreale, edita su istanza dell’allora Arcivescovo  Giovanni Ruano, disse di Uriele:
“S. Uriele: il quarto dei Sette Santi Angeli che assistono  avanti al trono di Dio. Significa il suo nome: Fortiis Socius, e solo è notato nel lib. 3 e 4 di Esdra, che vanno tra gli apocrifi. Non è apocrifo però il culto di singolar venerazione che si dona dalla Chiesa a questi Santissimi Principi. Il nome del Santo Arcangelo Uriele fu riconosciuto, assai prima dei nostri mosaici da Sant’Ambrogio l. 3 del De Fide ad Gratian., c. 2, da S. Isidoro Orig. l. 7 c. 5, da Andrea Cretense in Apoc. C. 28, . Si legge nella messa dei Mozarabi  Tom. 4 bibl. P.P. e più modernamenti da altri citati dal p. Cornelio a Lapide in cap. 1 Apoc. V. 4 è dipinto vestito alla reale in dalmatica  azzurra con larghe fasce d’oro, e rosse, e sopra la dalmatica ha una lacerna di colore scuro, tiene scettro in mano”.

https://books.google.it/books?id=ZMMvidIT3d8C&printsec=frontcover&dq=Descrizione+del+Real+Tempio,+e+Monasterio+Di+Santa+Maria+Nuova,+di+Morreale&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiL2oarq_nUAhUCrRoKHYAuDFAQ6AEIKTAA#v=onepage&q=uriele&f=false

Sisto Senese parlò di Uriele in  Bibliotheca sancta ,  ma solo come reminiscenza sacra dall'apocrifo Preghiera di Giuseppe

https://books.google.it/books?id=u9ZJAAAAcAAJ&printsec=frontcover&dq=sisxtus+senesis+Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiIlY_eq_nUAhWDDxoKHckBC04Q6AEIMDAB#v=onepage&q=Vriel&f=false

 

P. Girolamo de Prado, nel  de “Prima Visione Ezechielis” dice che i quattro Cherubini di Ezechiello sono i quattro Santi Angeli Michele, Gabriele , Raffaele , Uriele.  

 

Antonio Escobar y Mendoza, in In evangelia sanctorum commentarii panegyricis moralibus illustrati

https://books.google.it/books?id=G79fAAAAcAAJ&pg=RA3-PR2&dq=Prima+Visione+Ezechielis++++Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiotYXCrPnUAhWJOxoKHeiIDLU4ChDoAQg_MAQ#v=onepage&q=Prima%20Visione%20Ezechielis%20%20%20%20Vriel&f=false

 

Il dotto Dacherio, ci ha lasciato questa testimonianza:
“Quoties ex officii mei ratione, statas quasdam super infirmis orationes, seu litanias, ut appellant, effundere necesse habeo, ita scriptum invenio. S. Uriel ora pro eo, vel pro ea”.
 
Lorenzo Surio , teologo e filosofo, narrò della scoperta in Vaticano del Corpo di Maria moglie dell’imperatore Onorio, ornata di molti orpelli tra cui una laminetta d’oro la quale aveva iscritti:  “.. hac nomina, Michale, Gabriel, Raphael, Uriel”. 

p. De La Cerda, fa una riflessione a parte sul nome di Uriele nel suo: "De excellentia coelestium spirituum":

https://books.google.it/books?id=R7M7AAAAcAAJ&pg=PA37&dq=Michael+gabriel+Raphael+Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiGz-fprfnUAhVCWBoKHXURB9g4PBDoAQhQMAY#v=onepage&q=Michael%20gabriel%20Raphael%20Vriel&f=false

Come Angelo, lo descrive anche: Giovanni Maria Tarsia  in Trattato della natura de gl'angeli; nel quale tutte le cose attenenti à essa  ...

https://books.google.it/books?id=xIejCLSu4rAC&pg=PA117&dq=Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjDvNu2rvnUAhWBWhoKHX2IDEoQ6AEIWjAJ#v=onepage&q=Vriel&f=false


 

p. Francisco de Blasco La Nuza, che ne loda la potenza esorcistica nel suo Patrocinio de angeles y combate de demonios ,

https://books.google.it/books?id=zz1RAAAAcAAJ&pg=PA330&dq=Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiQh7rxrvnUAhXGAxoKHV_mCNo4FBDoAQg5MAM#v=onepage&q=Vriel&f=false

 

p. Andrea Vittorelli, nel suo  Dei ministerii et operationi angeliche, dove ne parla assieme agli altri 6 Arcangeli:

https://books.google.it/books?id=gVU9AAAAcAAJ&pg=PA270&dq=Vriel&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjF3KWWr_nUAhWInRoKHY6EAaw4HhDoAQgvMAI#v=onepage&q=Vriel&f=false

 

 

 

 

Guglielmo Durante, canonico francese e scrittore liturgico, sui nomi degli arcangeli, Michael, Gabriel, Raphael, Uriel scrisse in L. II cap. II de rit. Eccl. Cath c. XXXI :
“Sunt et alii praeter Michelem Archangeli, quorum nomina, seu potius agnominal ad nos pervenerunt, Gabriel, Raphael, Uriel” e che “…haec sunt nomina personalia Angelorum, qua nec a scripsis, nec a Deo imposita sunt, sed ab hominibus, & nescitur a quibus, nec alia personalia inveniuntur in scriptura..”.

https://books.google.it/books?id=q8bNDs8WwI0C&pg=PP10&dq=De+ritibus+Ecclesiae&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiTs-f_r_nUAhXCrxoKHcPECv0Q6AEILjAB#v=onepage&q=Vriel&f=false

 

 

 

[1]Octo nomina Angelorum, quae in sua oratione Adalbertus invocavit, non angelorum , praeterquam Michaelis, sed magis daemones nomina sunt quae ad prestandum auxilium invocavit. Nos autem, ut a vostro Sancto Apostolatu edocemur, & Divina tridit auctoritas, non plusquam trium Angelorum nomina agnoscimus, idest Michael, Gabriel Raphael

[2]Nam et anima moritur: Anima enim quae peccat, ipsa morietur [Ezech. 18, 20]; nec Angelus immortalis est naturaliter, cuius immortalitas in voluntate est Creatoris. Neque ad praeiudicium trahas, quod non moritur Gabriel, non moritur Raphael,  non moritur Uriel; et in ipsis enim naturae capacitas vitio obnoxia, sed non obnoxia disciplinae

[3] Siquidem et in Esdræ libris legimus : Quia cum venerit judicii dies, reddet terra defunctorum corpora, et pulvis reddet eas quæ in tumulis requiescunt, reliquias mortuorum. Et habitacula, inquit, reddent animas quæ his commendata sunt, et revelabitur Altissimus super sedem judicii (IV Esdræ, VII, 52). Hæ sunt habitationes de quibus dicit Dominus, multas mansiones esse apud Patrem suum, quas suis, pergens ad Patrem, discipulis præpararet (Joan. XIV, 2). Sed Esdræ usus sum scriptis, ut cognoscant gentiles, ea quæ in Philosophiæ libris mirantur, translata de nostris. [De Bono Mortis X,45]

[4] Quis utique prior, Esdras, an Plato ? Nam Paulus Esdræ, non Platonis secutus est dicta. Esdras revelavit secundum collatam in se revelationem justos cum Christo futuros, futuros cum sanctis. Hinc et Socrates ille festinare se dicit, b ad illos suos deos , ad illos optimos viros. Nostra sunt itaque quæ in pihilosophorum litteris præstant : el ille posuit ea quorum propriuim testimoniuin non habebat : nos divini præcepti habemus auctoritatem, Moyses et Elias cum Christo apparuerunt (Malth. XVII, 5); Abraham duos alios cum Deo suo suscepit hospitio ( Gen. XVIII, 2); Jacob Dei castra conspexit (Gen. XXXII, 2); Daniel justos sicut solem et stellas fulgere in coelo, revelante sibi Spiritu sancto, declaravit (Dan. XII, 5) [De Bono Mortis XI,51],

[5] Sic enim habes: Ecce ego firmans tonitruum, et creans spiritum, et nuntians in homines Christum suum, faciens lucem et nebulam, et ascendens super excelsa, Dominus Deus omnipotens nomen est ei (Amos. IV, 13). 49. Si hinc faciunt quaestionem, quod creatum Spiritum dixit, quia creatur Spiritus Esdras nos docuit, dicens in quarto libro: Et in die secundo iterum creasti spiritum firmamenti (IV Esdr. VI, 41) ; tamen ut propositis inhaereamus, his videlicet quae Amos dixit, nonne evidenter dictorum testificatur series de istius creatura mundi locutum prophetam? 

[6] Talibus igitur perfunctum virtutibus, ereptum periculis desiderio magis quam amissione flebo. Suadet enim ipsa opportunitas mortis, ut prosequendum magis gratia, quam dolendum putemus; scriptum est enim in communi dolore proprium vacare debere (IV Esdr. X, 11 et seq.). Neque enim prophetico sermone uni illi mulieri, quae figuratur, sed singulis dicitur, cum Ecclesiae dictum videtur (…) 

[7] Repeto ergo, sacra Scriptura, solatia tua; juvat enim tuis praeceptis, tuis sententiis immorari. Quam facilius est coelum et terram praeterire, quam de Lege unum apicem cadere (Luc. XVI, 17)! Sed jam audiamus quae scripta sunt: Nunc, inquit, retine apud temet ipsam dolorem tuum, et 1132 fortiter fer, qui tibi contigerunt, casus. Si enim justificaveris terminum Dei, et filium tuum recipies in tempore, et in mulieribus collaudaberis (IV Esdr. X, 15, 16). Si hoc ad mulierem, quanto magis ad sacerdotem? Si de filio, non utique absurdum etiam de fratrum amissione talia posse memorari; quamquam si mihi fuisset filius, numquam eum amplius dilexissem. Nam sicut in obitu liberorum effusi labores, suscepti frustra dolores moerorem videntur augere; ita etiam in fratribus consuetudinis usus atque collegii acerbitatem doloris accendunt. (…)

[8] Sed ecce dicentem Scripturam audio: Noli facere hunc sermonem, sed consenti persuaderi. Qui enim casus Sion? Consolare propter dolorem Hierusalem. Vides enim quia sancta nostra contaminata sunt, et nomen quod nominatum est super nos, pene profanatum est, et illi nostri contumeliam passi sunt, et sacerdotes nostri succensi sunt, et levitae nostri in captivitate fuerunt, et mulieres nostrae contaminatae sunt, et virgines nostrae vim passae, et justi nostri rapti, et parvuli nostri proditi sunt, et juvenes nostri servierunt, et fortes nostri invalilidi facti sunt. Et quod omnium majus, signaculum Sion quoniam resignata est de gloria sua, nunc et tradita est in manibus eorum, qui nos oderunt. Tu ergo excute tuam multam tristitiam, et depone abs te multitudinem dolorum; ut tibi repropitietur fortis, et requiem faciat tibi Altissimus requietione dolorum (Ibid., 20 et seq.). [De excessu fratris sui Satyri, cap 64-68, 69]

[9] “…Quidam autem archangelorum priuatis nominibus appellantur, ut per uocabula ipsa in opere, quid ualeant, designentur. Gabriel ebraice, in lingua nostra uertitur fortitudo Dei. Ubi enim potentia diuinaaut fortitudo manifestatur Gabriel mittitur. Vnde eo tempore quo erat Dominus nasciturus et triumphaturus de mundo, Gabriel uenit ad Mariam, ut illum adnuntiaret, qui ad debellandas aerias potestates, humilis uenire dignatus est. Michael interpretatur : quis ut Deus. Quando enim aliquid in mundo mire uirtutis fit, hic archangelus mittitur, et ex ipso opere nomen est eius, quia nemo ualet facere quod facere potest Deus. Raphael interprętatur curatio, uel medicina Dei. Vbicumque enim curandi et medendi opus necessarium est, archangelus a Deo mittitur, et inde medicina Dei uocatur. Vnde et ad Thobiam idem archangelus missus, oculis eius curationem adibuit, et cęcitate detersa, uisum restituit. Nominis enim interpretatione et angeli, offitium designatur. Vriel interprętatur ignis Dei, sicut legimus apparuisse ignem in rubo. Legimus aetiam ignem missum desuper et implesse quod preceptum est…”.

[10] “Exsecranda” autem “dies in qua natus sum, et ut non sit optanda,” inquit Jeremias: non absolute exsecrandam dicens generationem, sed populi peccata ægre ferens et inobedientiam. Subjungit itaque: “Cur enim natus sum ut viderem labores et dolores, et in perpetuo probro fuerunt dies mei?” Quin etiam omnes, qui prædicabant veritatem, propter eorum, qui audiebant, inobedientiam, quærebantur ad poenam, et veniebant in periculum. “Cur enim non fuit uterus matris meæ sepulcrum, ne viderem affiictionem Jacob et laborera generis Isræl?” ait Esdras propheta.  [ CAPUT XVI — JER. XX. 14; JOB XIV. 3; PS. L. 5; 1 COR. IX. 27, EXPONIT] .

[11]“…Zacharias Papa interrogavit Episcopes sententiam de his suam proferrent: illi damnandum Adalbertum pronuntiarunt, ut haereticum, causa vero subtiru & ipsum Decretum, consilii his verbis: Octo enim nomina Angelorum, quae in sua oratione Adalbertus invocavit, non angelorum , praeterquam Michaelis & Uriel, sed magis daemones nomina sunt quae ad prestandum auxilium invocavit

[12] “..Verum est tamen, quod ex Concilio illo romano adducitur, adhibita aliqua moderatione videri intelligendum esse,  ne recipiantur Angelorum nomina, quae certa aliqua Scriptura historia non nituntur. Neque enim dissonum est Urielem appellare eum, qui in igne Moisy apparuit, Exodo 3,2. Urielem enim sonat idem, quod ignis Dei:  & Urielis nomen  recipiunt Ambrosius 3 de Fide ad Gratianum, c.2 Isidorus lib. 7 Etymol. C.5.  Missa Aethipica sanctorum partum necnon Albertus Magnus & Sanctus Bonaventura…”.

[13] Sunt et alii praeter Michelem Archangeli, quorum nomina, seu potius agnominal ad nos pervenerunt, Gabriel, Raphael, Uriel” e che “…haec sunt nomina personalia Angelorum, qua nec a scripsis, nec a Deo imposita sunt, sed ab hominibus, & nescitur a quibus, nec alia personalia inveniuntur in scriptura..”.

[14]Disertim ut dixi  hoc ponit liber quartus Esdrae  c.4 e 6 . Verum is liber apocryfhus es ut Esdra initio monstravi , & paulo ante significavit Psellus. Quia tamen quae in apocryfis leguntur, authoritatem licet non habeant ; interdum tamen mala non sunt; ideo Urielis nomen approbarunt non omnino nulli. Nam D. Ambrosius Lib 3 , de fide ad Gratianum , cap. 2 non, ait, moritur, Gabriel, non moritur Raphael, non moritur Uriel. S. Isidorus  Lib. 7, Orig.cap. 5 quartum hunc Angelum agnoscit, eiusque nomen interpretatur. Similiter,& docti viri,qui S. Henrici imperatoris aevo floruerunt, qumque, vel privatim,vel publice, in scholis et templis, docuerunt. In templo  siquidem Basilensi, quod Augustus ille Henricus  magnifice restauravit, donisque plurimis condecoravit; Eminet, inquit  liber. 3 rerum  Germanicorum fol. 140 Beatus Rhenanus lamina illa aurea, lignae tabulae adherens, septem millibus florenorum aestimata, qua ipse privatim in Larario suo, quum viveret, unus est. Unde et tutelares Divos refert, quos ille praecipue coluit, nempe quattuor Angelos Michaelem, Raphaelem, Urielem, et Benedictum, ac in horum medio stantem Christum, cujus pedibus  ipse cum uxore Cunigunda advolvitur. Unde vero haec imperatori eiusque coniugi  religio & sententia, nisi ad iis quos divinarum tum rerum intepretes audiebant? In Missa seu universalis Canon Aethiopum, quae in SS. Patrum Bibliothecae tomo 4 legitur, hanc fol. 120, habet precatiunculam: Custodi, Domine,   Populum tuum per preces majorum Angelorum splendentium, Michaelis, Gabrielis, ac Raphaelis, et Urielis, et quatuor animalium sine carne. De quibus scilicet Apocalyp. C.4.5. Albertus Magnus in sua, quam Wiceliana proferunt Exercitamenta; Litania Urielem nonne praecantur? Quid S. Bonaventura centiloquii  parte 3 sect. 18?Videmus etiam Christianis  quibusdam Urielis nomen imponi. Quod, sacro in Baptismo  vel Confirmatione, numquam fieret, si daemonis tantum nomer foret. Hoc in ipso saeculo in ipsa Archiepiscopali  S. Bonifaci sede Muguntina, primo quidem Decanus, deinde Archiepiscopus fuit Uriel a Gemmigen, qui, anno 1514, è viuis excessit prout eis, in principe Moguntinae aede, monumentum ostendi….”

[15]notandum quinto, posse esse aliquam controversiam de nomine Uriele, nam inter nomina damnata ab illis patribus est etiam nome Urielis,sed in contrarium, quod sit nome Angeli probatur ex 3 E 4 Esdrae ubi saepe sit mentio Vriel, e quamvis libris illis non sint ex canonicis attamen, negari nequit quind ab Ecclesia permittantur.

[16]Confirmatur secundo. Nomine Vrielis utitur Sanctus Ambrosius, Sanctus Isidorus, Sanctus Bonaventura, B. Albertus & Missale AEthiopum referente Serario ubi supra quaesti 14. Ergo. Respondetur, nos non negasse in conclusionibus, posse Raepublicam Christianam nova nomina  imponere angelis peculiaribus, iuxta illorum peculiaria ministeria: diximus etiam non esse prohibitumnomen Urielis; non tamen esse universaliter ab Ecclesia receptum, ideo non debere illo uti in publicis  invocationibus, sicut nec aliis….Non ergo Concilium intendit nome Vrielis non esse nomen Angeli sancti, sed tantum ait, merito iudicari posse Adalbertum praedictis nominibus non Angelos, sed daemones invocare.

[17] Dice anche in riferimento a Uriele: “..Horum autem septem Spirituu sunt haec nomina Michael, Gabriel, Raphael Uriel..” ed inoltre che:“..Uriel”, significa, “Lumen Dei, quia homines Dei cognitione illuminat & amore inflammat..”.

[18]litania Christo et ecclesia multo degnissima, per d. Albertum magnum praesulem olim  ratisbonensem, nuper repurgata … SANCTE URIEL Ora pro nobis Mitte etiam digneris amantiss.  De coelis pater,  sactum Urielem, qui nos igne charitatis tuae sempre incendat, & omnium honorum, quae nobis a coelesti paterni tate proveniunt  memors ac gratos  efficiat, E in malis quae pro peccatis nostris  tuae dispensatione suboriuntur, aut cautos in evadendo per te reddat,  aut patientes in sustinendo, per eundem dominum nostrum, Amen

[19]item Uriel, qui interpretatur  lucens deo, sive apparens deo, vel ignis dei, out incendium dei: quae duplex interpretatio innuit, quod per eius ministerium illustramur in veritate, et inflammamur in charitate. mittuntur enim angeli, ad illuminandum nostrum intellectum, et inflammandum nostrum affectum, et si non effective, saltem dispositive. de hoc nomine uriel legitur in tertio esdrae, quia missus est iste angelus, ad consolationem populi dei, qui ab alinigenis premebatur

[20]“Quartus Est Uriel Qui Interpretatur Lucens Deo, Seu Apariens Deo, Velignis Dei, Out Incendium Dei. haec duplex duplicata interpretatio innuit,  quod per eius mysterium illustramur veritate et inflammatur charitate. mittuntur enim angeli ad illuminandum nostrum  intellectum & ad inflammandum  nostrum affectum , ut ex praecedentibus patet. de hoc nomine habetur esdrae 4 quod missus est angelus iste ad consolationem populi dei, qui ab alienigenis premebatur”

[21] Que meditandi rationem et mysticam theologiam in se complectitur, tertia pars: super magnificat, LXXXVIII

[22]“.. In libris  Esdrae fit mentio de Uriele Angelo, cuius interpretatio sonat, ignis Dei. Benedictissime Deus, licet nobis, cuis ignis est in Sion, caminus in Hierusalem, in cuius dextera est ignea lux, cuius eloquium ignitum vehementer, imo qui totus ignis consumens es, cuius denique vox est: Ignem veni mittere in terram, quid volo, nisi ut ardeat? Liceat Angelum Tuum, o Patre, licet quemlibet aliorum singulis viatoribus deputatum, Uriel appellare, cuius officium est suaviter renes urere, cor nostrum, consumere sordes vitiorum, succendere totum cor ad virtutes, sacrificare pietatis holocaustum, quod est in odore Dominus suavissimus.  Uriel iste redigit  quos inflammat in cinerem, per timorem, & humilitatem spiritus; mollit per pietatem , & mititatem  contra cordis duritiem  lapideam, resoluit in luctum  per propriae fragilitatis scientiam, corrobor  at per decoctionem  & humoris fluidire solutionem, unde venit apud animam  fames & sitis congrua; tractabilem  reddit ad consilium , & misaricordiam,  subtilisat  & purificar cor ad intelligendum. Demum saporem et internam pacem  efficit  per renovationem iuventutis, sicut aquilae, sicut cervorum, sicut accipitris, sicut seprentis. Nota sunt ista similitudines, , quales per metaphoram  operatur in nobis Uriel noster,  si non obstiterit ipse animus noster”.

[23]“ Hoc dico quantum ad nomina angelorum sunt nomina officiorum, in quantu sunt admninistratorij spiritus. Sicut nominamus candelam ardentem, lumen: quia ab ipsa recipimus illuminationem. Sic nominatur angeli, unus Michael, alius Gabriel, tertius Raphael, quartus Uriel ex officios quia nobis alia divina dona ministrant;  ita nomina angelorum,  in el terminatur אל, enim Deus est ,quia sunt officiales regis iustitiae, quia אל seu אֱלוֹהִים  dicitur”

[24]“..Ut solet. Adde T. hora 9 Xto. Maria Seraphines 10 Xto. Maria, Cherubines. 11 Xpo  Joan Thronos. 12 Xpo  Pedro Dominationes. 13 Xpo. Paulo Virtudes. 14 Xpo Jacopo Potestades. 15 X° Andres Principados 16. X   Philipe Arcangeles. 17 X° Jacobo Angeles 18 X° Bartolomè San Miguel. 19  X° Simon Gabriel. 20 X° Tadeo Rafael. 21 X° Matheo, Uriel…”.

[25]Uriel, fuego de Dios, es justicia mayor del Rey omnipotente,   abrasador de corazones tibios, padrino en las batallas contra las  tentaciones. Preside sobre todos los ángeles que castigan. Favorece  a los hombres para que no sean castigados y para que amen a Dios,  venzan las tentaciones y alcancen caridad, celo y rectitud. Su título  es ignitus socius, compañero encendido. Píntase vestido de colorado  con una espada de fuego en la mano derecha. Léese de él en el  libro cuarto de Esdras, capítulo cuarto; y es el que ech-ó a Adán  y Eva del paraíso terrenal y se puso con la espada desnuda a re-  sistir a Balaám cuando iba a maldecir al pueblo de Dios, Números,  cap. XXII, y mató los ciento y ochenta y cinco mil asiríos.

[26]Quando Concilium Romanum citatum condemnat nomen Uriel, quod ponebat Adalbertus, dicens: Conciliu esse nomen Daemonis, non intelligitur de Uriele Esdrae, quomodo accipiunt  PP quia sicut plures Angeli bonii possunt habere idem nome propter  similitudinem sui ministeri & officii, ut de Gabriele dicit Abulens q. 34 in c. 7, ita Angelus bonus,  & malus eodem  nomine nominari queunt, nam opera faciunt sanctum , non nomen..”

[27]“..Deinde multi sunt Patres qui Urielis nomen admittunt ut Sanctus  Ambrosius, Albertus Magnus, S. Bonaventura, Prado, Sixtus Senensis, & alii quos citat Alcazar, ita quoque Gerson super Magnigicat, in libru Esdra, inquit, mentio sit de Uriel Angelo, cuius interpretatio sonat ignis Dei. Quoad illos igitur Angelos quos invocat supra dictus Adelbertus, exceptis Michaele, & Uriele, si postremus ille sit, de quo habetur loco citato Esdrae, potius Demones sunt, quam boni Angeli, ut idem Romanum Concilium declaravit, & Sanctus Bonifacius exclamavit..”

 

[29] “..Vers le milieu du VIII° siecle, un eveque illegitime, heresiarque insigne, nommè Adalbert, avait cherchè a couvrir ses infamies de la protection des sept esprits, et parmi les nomes qu’il leur donnait deux seulement etaient connus de l’Eglise romaine: c’ètait Mikael et Uriel; les autres n’avaient meme aucun rapport avec ceux que nous pronouncons tout a l’heure. Adalbert fut condamnè dans le deuxieme concile romain, presidè par le pape Zacharie, et ses sept esprits le furent avec lui. Toutfois, le concile ajoutat qu’il ne fallait pas confondre l’esprit Uriel, invoquè par ce magicien, avec cet autre Uriel dont il est parlè dans Esdra, et que tous les Peres reverent

[30]Confirmatur secundo. Nomine Vrielis utitur Sanctus Ambrosius, Sanctus Isidorus, Sanctus Bonaventura, B. Albertus & Missale AEthiopum referente Serario ubi supra quaesti 14. Ergo. Respondetur, nos non negasse in conclusionibus, posse Raepublicam Christianam nova nomina  imponere angelis peculiaribus, iuxta illorum peculiaria ministeria: diximus etiam non esse prohibitumnomen Urielis; non tamen esse universaliter ab Ecclesia receptum, ideo non debere illo uti in publicis  invocationibus, sicut nec aliis….Non ergo Concilium intendit nome Vrielis non esse nomen Angeli sancti, sed tantum ait, merito iudicari posse Adalbertum praedictis nominibus non Angelos, sed daemones invocare.