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CHE COSA E' IL MAGISTERO ECCLESIASTICO?

Secondo il CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, il Magistero Ecclesiastico è l'ufficio di  interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa , affidata ai VESCOVI IN COMUNIONE CON IL PAPA.  Questo MAGISTERO, per quanto autorevole, sconta un limite invalicabile che è la PAROLA DI DIO, ovvero, il DEPOSITO SCRITTO E ORALE, che non può essere asservito , ma che deve essere inteso come fonte inesauribile di salvezza e conoscenza. Pertanto, l'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio è stato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Romano Pontefice e ai Vescovi in comunione con lui. Tuttavia, il SENSO SOPRANNATURALE DELLA FEDE, puo' crescere anche grazie ai fedeli, benchè, tale senso, risulti poi confermato dai VESCOVI.  È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime ».  Con riferimnto all' ARCANGELO URIELE, considerato che in tutti i secoli, VESCOVI,  DOTTORI DELLA CHIESA, SANTI E TEOLOGI,  HANNO RICONOSCIUTO, AMMESSO, TALVOLTA PREGATO L'ARCANGELO URIELE CON PROCLAMAZIONI DOGMATICHE MEDIANTE LORO OPERE SPECIFICHE, SI E' COMUNQUE CREATO UN VULNUS DI MAGISTERO, CHE LE NORME DEL CATECHISMO NON PAIONO ATTENUARE. La situazione fu ben inquadrata dal Il celebre inquisitore p. Tommaso Gastaldi, nel suo “De Potestate Angelica”, al Tomo I, al capitolo “se altri Angeli abbiano nomi propri e quali ?”, a pag. 593, dell’Edizione Romana del 1650,nel riconoscere i nomi dei Sette Arcangeli, afferma che: “Si conferma in secondo luogo, che Santo Ambrogio, Isidoro, Bonaventura ed Alberto, nonché la Messa degli Etiopi utilizzassero il nome di URIELE, riferendo tale circostanza il Serario come dalla 14^ questione. Si risponde che noi non neghiamo che la repubblica Cristiana possa imporre nuovi nomi d’Angeli particolari dai loro particolari ministeri: diciamo anche che il nome di URIELE non è proibito, ma soltanto non viene recepito universalmente da tutta la Chiesa, dunque non se ne può fare uso in preghiere pubbliche…Dunque il Concilio non ritenne che il nome di URIELE non fosse di un Angelo Santo, ma soltanto disse nel merito che Adalberto poteva esser giudicato di aver invocato con qui nomi dei demoni e non degli Angeli…”[16].

ECCO LE NORME DEL CATECHISMO

III. L'interpretazione del deposito della fede

Il deposito della fede affidato alla totalità della Chiesa

84 Il deposito della fede (« depositum fidei »), contenuto nella sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è stato affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. « Aderendo ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera costantemente nell'insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si crei una singolare unità di spirito tra Vescovi e fedeli ».98

Il Magistero della Chiesa

85 « L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo »,99 e cioè ai Vescovi in comunione con il Successore di Pietro, il Vescovo di Roma.

86 Questo « Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio ». 100

87 I fedeli, memori della parola di Cristo ai suoi Apostoli: « Chi ascolta voi, ascolta me » (Lc 10,16), 101 accolgono con docilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varie forme, dai Pastori.