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Il Beato Amadeo da Sylva

Carmine Alvino

Il presbitero Beato Amadeo de Silva y Meneses(1420-1482), nasce a Ceuta (attuale territorio spagnolo), una volta territorio portoghese.

Figlio del sindaco di Campomayor y Uguela, Ruiz Gómez de Silva, e di Isabella de Meneses, fu battezzato con il nome di Giovanni.  Fratello di santa Beatrice de Silva (17 de agosto), riceve una ottima educazione tanto civile come religiosa.  Alcuni dei suoi biografi stabiliscono che prima di unirsi ai francescani, comincia a vivere come eremita. Nel  1438 entra nel monastero di Jerónimo de la Puebla de Guadalupe e qui resta più di vent’anni. Allo scopo di raggiungere l’Arabia, per convertire quanti più infedeli possibile, si trasferisce a Granada, dove si imbarca per l’Africa; ma una tempesta lo costringe a fare ritorno sulle coste spagnole.  Nel 1452 fa istanza di essere trasferito ad Assisi, in Italia, allo scopo di andare alla ricerca delle reliquie di San Francesco, dove nell’attraversare la Spagna e la Francia, opera diversi miracoli, tra cui la trasformazione dell’acqua in vino.  In questo luogo incontra finalmente la pace che tanto cercava e ridefinisce la sua vocazione, accettando i disegni divini, tra cui l’idea di divenire un missionario. Era allora generale dei minori Giacomo Bassolini  che lo trasferisce a Milano nel convento di San Francesco per porre fine ad alcuni dissidi tra confratelli.  Ma qui Amadeo, spirito contemplativo, chiese ben presto di essere allontanato dalla capitale lombarda perché le continue visite di coloro che a lui si raccomandavano affinché intercedesse con le sue preghiere presso Dio, lo distraevano dal suo officio[1].   Lasciata Milano, Amadeo è inviato a Meriano (Co) e quindi a Oreno dove nel 1459 celebra la prima messa (viene ordinato sacerdote all’età di 39 anni). Intanto la sua fama di santità si diffonde enormemente, tanto che molti frati chiedono di seguirlo. Ben presto cominciano a formarsi interi conventi  alcuni dei quali vengono donati all’ Amadeo, mentre altri sono da lui fondati direttamente.  Egli inoltre realizza una modifica della regola francescana, che dall’origine fu chiamata  “riforma amadeita”, (per di più cambiando anche l’abito tradizionale dal colore bruno a quello bianco) che si distingueva per un rigore morale estremo rispetto della regola del fondatore.

Continua a reggere tutti questi conventi con il titolo di custode e tale è chiamato nella bolla pontificia Piis Fidelium Votis  del 3 novembre 1968  da Paolo II,  nomina talaltro che , come lo stesso papa definì con bolla del 22 aprile 1469 , “Inter Cetera Desiderabilia”, sarebbe diventata elettiva dopo la morte del beato,  e avrebbe dovuto comunque,  essere confermata dal Capitolo  provinciale di Milano.

Salito a Roma al soglio pontificio Sisto IV  (1471-1484), francescano e fervido ammiratore di Amadeo,  la Congregazione ottiene un importante riconoscimento: con la bolla “Pastoris Aeterni” del 24 marzo 1472, Sisto stabilisce che ad Amodeo sia affidata  la direzione dei conventi con tutte le prerogative concesse ai superiori dell’ordine e la facoltà di fondare altri conventi. 

Nello stesso anno, inoltre,  lo chiama a Roma, nominandolo segretario particolare e suo confessore e gli dona,  con la bolla del 18 maggio 1472, la Chiesa di San Pietro a Montorio, con il monastero attiguo che, un tempo abitato da suore francescane,  si trovava ancora in uno stato di abbandono.

Amadeo si trasferisce quindi sul Gianicolo dove rimane  fino al 1482  nella contemplazione e nell’esercizio della carità, non tralasciando di seguire i suoi conventi in  Lombardia.

 In tale anno  infatti parte per visitare i suoi frati in Lombardia , ma essendosi ammalato gravemente, sale al Cielo il 10 agosto del 1482  a Milano nel Convento di Santa Maria della Pace, dove ancora oggi si trovano le sue spoglie.

Negli anni romani, tra 1471 circa e 1482, riceve in estasi da San Gabriele una serie di visioni, che, tramite un suo scrivano, trascrive e racchiude in un libro dal nome di Apocalypsis Nova.

Esso, consta di 8 Rapti o Estasi mistiche, e di u’appendice che contiene numerosi sermoni.

Il nucleo profetico portante è costituito dei primi 5 Rapti e dal rapto 8, dove sono narrati i nomi dei Sette Angeli e altri segreti celesti che dovranno essere promulgati in un prossimo futuro da un “pastor” scelto da Dio allo scopo.

Leggendo l’intera opera, si nota poi “un nucleo di informazioni unitario” che si ripete ciclicamente da estasi in estasi, intorno al quale sono andate via via concentrandosi e sviluppandosi tutte le successive spiegazioni che l’Amedeo ha ricevuto dall’Arcangelo Gabriele.

Questo nucleo unitario, per imprimersi dunque saldamente nella sua anima, viene irraggiato dallo Spirito celeste una e più volte, ad ogni successiva estasi.

E da cosa è costituito questo nucleo iniziale di informazioni instillate nel cuore del veggente? Principalmente da questi 7 contenuti, continuamente reiterati:

1) Innanzi al Trono di Dio vi sono sette Angeli che adorano la Sua potenza.

2) Questi Sette superano ogni altro Spirito angelico e umano.

3) Questi Sette sono però inferiori alla SS.ma Vergine Maria.

4) Questi Sette si distinsero particolarmente durante la celebre battaglia nei cieli durante la quale acquisirono i loro 7 nomi.

5) Maria Vergine, durante l’Annunciazione, ottenne di sapere esattamente gli sviluppi di questa guerra e ricevette lumi celesti sull’esistenza dei Sette Angeli, dei loro nomi, e dei motivi che portarono all’Incarnazione del Verbo, e poi propalò questi contenuti agli Apostoli.

6) Non è vero, come disse Dionigi, che gli Arcangeli costituiscono il Coro tra i più infimi nel Cielo, anzi con tale termine, sostiene l’Amadeo, ci si riferisce ai Sette Supremi Principi di tutte le Schiere.

7) Per tali ragioni, sono pochissimi quegli uomini che possono dirsi superiori agli Angeli, anzi ve ne sono soltanto due, Gesù Cristo, e la sua Santissima Madre, Maria Vergine, gli unici che superano in potenza i Sette.

Appare completamente stravolta la Angelologia di Dionigi Aeropagita.

Introdotti dunque i Sette Angeli ecco che il discorso si allarga fino ad anticipare uno dei motivi che troverà ampio svolgimento nel Rapto V°,  ovvero la battaglia celeste di Apocalisse 12  è i motivi del suo verificarsi.

 E qui avviene una importante confessione che forse non tutti i fedeli sono pronti ad accettare: anche gli Angeli hanno potuto peccare, perché, abbagliati dalla propria bellezza e conoscenza rifiutarono di obbedire a Cristo, in una occasione davvero decisiva.

Ma cosa accadde? Avvenne che il Signore, per provare la lealtà dei suoi sudditi celesti, si presentò in un dato momento nella forma del futuro uomo che avrebbe assunto una volta accolta la carne umana ordinando loro di adorarlo in quella forma, comunione tra materia e spirito.

Ma ciò non fu sufficiente perché rivelò altresì che la donna da cui sarebbe nato, sarebbe divenuta altresì la loro regina e come tale  preposta a ciascuno di loro.

Tra tutti gli Spiriti, allora lucifero cominciò a seminare una dottrina corrotta, sostenendo di non voler adempiere all’ordine divino, perché bramava di essere egli stesso Dio e di non riconoscere la superiorità di un essere naturalmente a lui inferiore.

San Michele per primo seguito da San Gabriele e da tutti gli altri si opposero a lui e lo vinsero, sicché assieme ai suoi folli seguaci furono  scagliati in un luogo infernale lontano da Dio.

 Avvenuto ciò Dio ordinò di formare il corpo di Adamo agli Angeli rimasti fedeli.

3 Angeli di ogni Coro e San Raffaele, San Uriele e San Sealtiele, crearono così il corpo di Adamo, e Dio infuse su di lui l’anima vivificante. 

Dopo tale narrazione, che occupa la parte centrale della Seconda Estasi, il Beato Amadeo domanda all’Angelo di rivelargli  il nome dei Sette Spiriti Assistenti innanzi al Trono di Dio.

Gabriele allora gli rivela che Sette su tutti sono più vicini al Trono, ed ecco che per la prima volta sono rivelati tutti i Santi nomi dei Sette Arcangeli: Michele, Gabriele, Raffaele, Uriele, Sealtiele, Geudiele e Barachiele.

La rivelazione dell’Angelo serve altresì per dirimere un serio dubbio in seno all’Angelologia quattro – cinquecentesca: la preminenza di San Michele o di San Gabriele nel Cielo.

Oggi è molto chiaro alla Angelologia, che in Cielo non vi è altro Angelo più potente di San Michele, anche se per meriti Gabriele è di poco a lui inferiore.

Se oggi, dunque pare chiara questa differenza, forse un tempo si pensava che i due Angeli avessero la medesima dignità, anzi non mancava qualcuno che preferisse San Gabriele a San Michele Arcangelo.

Per tali ragioni, diverse volte nell’opera San Gabriele, pur affermando che non esistono Angeli come lui nel Cielo, ammette che tuttavia egli nelle Celesti Gerarchie occupa il secondo posto dopo San Michele, colui che ha combattuto il diavolo e lo ha vinto.

Ma veniamo all’Apocalypsis Nova:

 

Nella Prima Estasi, il veggente viene rapito dal Gianicolo, e trasportato innanzi ad una grande ruota celeste in cui è presente, Cristo Signore, Maria Vergine, e l’assemblea degli Angeli e dei Santi.

Qui, un Angelo lo guida, e gli rivela il suo nome:

 

At ille: Ego sum Gabriel ille qui semper ad reuelandum mysteria Verbi Dei fui missus, cui tu oratione quotidiana te commendas. Ille sum qui Mariam Verbi Dei matrem  salutaui, conturbaui et confortaui. Nunc ergo quia Dominus noster uult iterum misereri generi humano et uult mundum purgare cunctis erroribus et ad unum gremium ueritatis reducere omnes homines, et Ecclesiae suae preficere pastorem quem ipse elegit ut pascat oues suas et nutriat populum suum in iustitia et ueritate uultque haec secreta sua communicare  tibi ut futura quae tu non uidebis in carne mortali constitutus nunc uideas et consolationem propter tot labores tuos et desideria tua sentias, et ut omnia diligenter aduertas et in armario tui cordis reponas et conscribas conscriptaque serues et custodias nullique patefacias quousque Deus miserit uirum illum qui librum a te conscriptum aperiet in tempore suo, quando Deo placuerit. Et quia uoluntas Dei est ut multa uana et superflua de fide sua resecentur et ea quae sunt credenda pure et simpliciter credantur, me misit ut de singulis fidei mysteriis te doceam et tu ea conscribi facias

Io Sono Gabriele, che sempre fui inviato per rivelare i misteri del Verbo di Dio, a cui ti affidi nella preghiera quotidiana. Sono quello che ha salutato Maria, Madre del Verbo di Dio, l’ho scossa e consolata.  Ed ora, poiché il Nostro Dio vuole di nuovo avere pietà del genere umano e, vuole purificare il mondo da tutti gli errori e ricondurre tutti gli uomini nell’unico grembo della verità e mettere a capo un solo pastore che lui stesso avrà eletto affinché conduca al pascolo le sue pecore e dia nutrimento al suo popolo in giustizia e verità, vuole comunicarti questi suoi segreti. E ha stabilito che quelle cose future che tu, costituito in carne mortale non vedrai, le veda ora in spirito e provi conforto a causa delle tue tante fatiche e dei tuoi desideri, ed anche affinché: possa annotare diligentemente tutte le cose e riporle nella custodia del tuo cuore; possa scriverle e conservarle e custodire gli scritti senza rivelarli a nessuno fino al momento in cui Dio, abbia mandato quell’uomo che rivelerà il libro scritto da te nel suo tempo, quando allora sarà  piaciuto a Dio. E poiché è volontà di Dio che siano eliminate molte idee vane e superflue sulla Sua fede e siano credute quelle idee che si devono credere con purezza e semplicità, ha mandato me affinché ti dia insegnamenti sui singoli misteri della fede e tu possa trascriverli

Ben presto, il contenuto della prima rivelazione, viene elargito all’Amadeo, in quanto, sono immediatamente da mettere in chiaro dei punti, che hanno condotto a molte interpretazioni errate.

I Sette Angeli di Tobia, 12,15, sono proprio i Sette Spiriti di Apocalisse 1,4, e dunque, tutti coloro che hanno visto in essi, virtù, doni, o finanche lo stesso Spirito Santo hanno di molto errato.

Come grave errore è quello di aver collocato gli Arcangeli all’interno del secondo coro, più basso, ed aver non solo svalutato la loro forza salvifica, ma addirittura cancellato uno di questi, S. Uriele, il quale, per Sacra Tradizione, appartiene ai Santi Angeli del cattolicesimo:

 

Sic enim meae admirationi sanctus Gabriel dixit: Noli mirari. Omnes nos, angeli et homines, conciues sumus eiusdem patriae. Non tamen omnes homines maiores sunt omnibus angelis neque omnes angeli maiores sunt omnibus hominibus. Sed aliqui de genere uestro maiores sunt omnibus angelis, ut ille Rex Homo et sua mater Regina. Aliqui uestri generis minores sunt omnibus angelis, de quibus dicitur: “Vidi turbam magnam quam dinumerare nemo poterat”. Alii sunt nobiscum mixti. Septem angeli sumus qui Genitricem Dei nostri ueneramur, alios omnes uestri generis transcendimus51. Hoc ergo, quia non est notum apud uos, intellige illud et scribe, ut pastor uenturus ea possit in orbem terrarum promulgare. Dixi ego: Domine mi, qui sunt illi septem spiritus omnibus maiores? Respondit: Sex sursum uides. Si me connumeraueris, septem erimus. Et ego: Domine  mi, quae sunt nomina uestra? Respondit: Primus quem ibi cernis Michael est, quo nullus neque hominum neque angelorum dignior. Ipse est qui cum magno dracone Lucifero conflixit illumque superauit. Et ego Gabriel secundus sum. Raphael me sequitur et Vriel  Raphaelem et alii eum.Tunc ego: Ergo neque Ioannes Baptista neque ullus apostolorum aequabitur uobis?Et ille: Satis fuit et ualde satis generi uestro quod Dominus noster se fecerithominem et non apprehenderit aliquem ex nobis. Satis est uobis ut Genitrixillius Regis nostri, ueri Dei et ueri hominis, sit praelata omnibus angelis. Quod quidem, ut quidam de hic assistentibus dixit (et ostendebat beatum Ieronimum),de nullo aliorum sanctorum fas est credere ut scilicet sit sublimatus supra merita omnium angelorum et archangelorum, nomine archangeli non intelligendo chorum secundum ascendendo, sed omnes qui dicuntur superiores angeli.

Così il Santo Gabriele disse a me che lo ammiravo: “Non meravigliarti! Tutti noi Angeli e voi Uomini, siamo concittadini della stessa patria, sebbene non tutti gli Uomini siano maggiori di ogni Angelo, né tutti gli Angeli siano maggiori di ogni Uomo. Ebbene alcuni del vostro genere sono maggiori di ogni Angelo, come quel Re fatto Uomo e la Regina Sua Madre. Alcuni del vostro genere, dei quali si dice:vidi una grande folla che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue Apocalisse [7:9-10 ],sono minori di ogni Angelo. Altri sono frammisti con noi: “Siamo i Sette Angeli che veneriamo la Genitrice del Nostro Dio. Superiamo tutti gli altri del vostro genere. Poiché ciò, dunque, non è noto presso di voi, comprendilo e scrivilo affinché il pastore che verrà possa promulgarlo su tutta la terra. Allora io dissi, signore: “Chi sono quei Sette Spiriti maggiori di tutti? Rispose: i sei che vedi in alto, se li sommerai a me, saremo sette. E io gli risposi: signore quali sono i vostri nomi? Il primo che vedi qui è Michele, rispetto al quale nessuno né degli uomini né degli Angeli è più degno, lui è lo stesso che lottò con il grande dragone e lo sconfisse e io Gabriele sono il secondo. Raffaele mi segue e Uriele segue Raffaele e altri a lui. Allora io dissi: “Dunque né Giovanni Battista né alcuno di quegli Apostoli è paragonabile a voi? E quegli: “Fu sufficiente e assai più opportuno che il Signore, Padre del nostro genere, si facesse uomo e non prendesse alcuno di noi; fu sufficiente che la Genitrice di quel nostro Re vero Dio e insieme uomo, fosse preferita a tutti quanti gli Angeli , cosa che disse certamente qualcuno di questi che sono presenti qui”,  e indicava il Beato Geronimo. Riguardo a nessuno degli altri Santi è lecito credere che sia innalzato sopra i meriti di ogni Angelo e Arcangelo, non dovendo intendersi con il nome di Arcangelo il secondo Coro che sale verso l’alto ma tutti coloro che sono chiamati Angeli Superiori: tuttavia quella sentenza non fu impressa negli ecclesiastici: Infatti oggi voi continuate a preporre i Santi uomini a tutti noi Angeli

 

La SECONDA ESTASI si apre con la menzione della guerra celeste, sinteticamente descritta in Apocalisse 12.

Secondo il testo sacro Ap 12,7 - Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, [8]ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. –

L’immagine è preceduta da quella della donna “amicta Solis”con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle, qui identificata senza alcuna difficoltà in Maria Vergine.

Il racconto prosegue descrivendo le vere ragioni di questo conflitto teologico, più che fisico, mentre lascia alla quinta estasi la menzione del nome e del ruolo dei Sette Divini Assistenti, e in che modo i loro nomi furono propalati nel cristianesimo

 

 

Angelus dixit: Hoc hominibus etiam ignotum est. Vos dicitis: “Angeli peccauerunt”, et uerum dicitis. Sed cur et qualiter ignoratis. Dicam tibi. Scribe et conscripta haec custodi, ut pastor sciat quid sit docturus populum suum. Nos angeli omnes non in paruis et breuibus morulis, ut uos creditis, sed multis temporibus uiatores fuimus. Cognoscebamus Deum distincta cognitione per impressam nobis a principio ipsius similitudinem. Tamen non uidebamus eum. Cognitione illius in similitudine beati eramus, non in se. Ipsum enim cognoscebamus et, ipso agnito, per ipsum omnia alia cognoscebamus. Non ergo, ut homines putant, singulas rerum similitudines habebamus neque plures aut pauciores, sed omnes una Dei similitudine et ipsum et omnia alia intelligebamus, omnes in gratia ipsius eramus et illi seruiebamus. Deus igitur conditor noster, ut nos probaret et probatos aliis declararet, ut humiles exaltaret et superbos humiliaret (audi rem mirabilem), apparuit nobis in forma talis hominis qualem postea assumpsit. Et nos agnouimus formam in qua nobis apparebat et sciebamus illam non esse formam suam. Tunc dixit nobis: Audite me, angeli mei, audite et percipite quae loquor ad uos. Nunquid cognoscitis quis ego sum? Numquid nostis formam et naturam in qua uobis appareo? Nos diximus: Nouimus te esse Deum conditorem nostrum, nouimus et formam illam esse formam hominis qui nondum creatus est et miramur de tam stupendo commercio, de tamque admirando consortio neque intelligimus quid sibi uelit ista apparitio. Dixit Deus: Vt sciatis et agnoscatis me decreuisse et magno consilio firmasse hominis naturam assumere uelle. Voloque homo esse et in utero unius mulieris concipi et ex ea nasci. Et aperuitnobis mentem ita quod percepimus quae nobis dicebat. Sed mirabamur quare id facere uellet. Subdidit: Ero homo ego et homo erit Deus. Et si Deus ergo et uester dominus, uester rex, uester princeps. Et uos omnes subiciemini potestati eius, coletis eum et adorabitis sicut me. Quia ipse et ego una persona erimus, unica adoratione adorabimur a uobis. Illam quoque mulierem quam in matrem elegi praeponam omnibus uobis. Erit Regina uestra, honorabitis et coletis eam tamquam Genitricem Dei et Domini uestri. Hoc uolo, hoc mando, hoc uobis iubeo. Qui haec fecerint et facere uoluerint, ostendam eis faciem meam et gaudebunt in aspectu meo inquo est bonum omnis boni in sempiternum. Qui uero noluerint oboedire huic decreto cadent a loco isto ad locum tenebrarum et nebularum et caliginum neque donis quibus uestiui uos ulterius potientur, sed gratia mea priuabuntur et in locum detrudentur in quo manere nollent, immo abhorrebunt, et semper amoenitatem in qua nunc sunt cupient et nunquam habebunt. His dictis, uisio illa disparuit. Erant tunc nobiscum multi nobilissimi spiritus, inter quos unus praecipuus erat quem uos Luciferum appellatis. Hic primus incoepit28 alios alloqui, dicens:Quid uobis uidetur, fratres mei? Iusta ne sunt mandata Dei nostri? Scitis quid sit homo et quid mulier? Nonne nos longe digniores sumus illis? Nonne genus nostrum superat genus humanum? Quae iustitia, quae pietas mouit Deum ut homo esse uoluerit et non angelus? Cur homini omnes nos subicere uoluit potius quam uni nostrum? Ecce Michael magnus est. Ecce Gabriel. Et ego quam dignussim uos uidetis. Noluit unum ex nobis assumere, noluit hanc sumam dignitatem alicui nostrum concedere. Ego eam uellem, ego Deus esse cupio. Valde maiorsum homine, uolo ut homo me adoret, non ego hominem. Nunquam consentiam,nunquam adorabo, nunquam tale mandatum iustum putabo, nunquam aliquemeorum qui oppositum sentiunt amabo. Haec sententia mea est, hoc consilium, hoc decretum.Tunc Michael primum, deinde et ego et plurimi36 alii ita sibi respondimus: Dignus es, Lucifer, et magnus es, diues et potens es. Sed Deus, qui nos, cum non essemus, creauit, multo dignior, multo maior, multo ditior, multo potentior te est et omnibus nobis. Non licet contra decretum eius decretum facere nec contra consilium consilium facere neque contra sententiam sententiam. Conatur ad impossibilia quicumque contra ipsum quicquam temptat. Deus est, Dominus est, uoluntas eius iustissima est et rectissima et omnipotens, errare non potest. Quicquid uult facere potest. Iudicare et discernere decreta eius uanum et superfluum est. Humiliemus nos sibi, subiciamur non solum homini, sed ligno et lapidi si ipse iusserit, si ipse uoluerit. Illa iusta existimanda sunt quae sibi placent. Illud opus pium et bonum quod ipse uult. Esse non possemus, ipso nolente. Quid mihi aufert si mihi non confert quod conferre nulla obligatione tenetur? Quid habemus nisi ab ipso datum et concessum? Inuidere est bonum alienum uidere non posse. Quid habere poterimus boni si ipse noluerit? Certus sum in ipso nec errorem cadere posse nec iniustitiam. Quicquid agit bonum est. Dolere de bono iniquum est. Mitiga te, Lucifer, humilia te, subditus esto Deo tuo. Sed Lucifer liuore inuidiae et odii et praesumptionis plenus similia dictis eius replicare coepit, iniustum Deum et iniquum esse protestans neque suasionibus nostris assentiens. In nos quoque odium et iram suam effundere conatus est. Quem multi ex angelis secuti sunt eiusque sententiae adhaeserunt. Plures tamen nobiscu perstiterunt. Facta quoque est inuestigatio cur Deus uoluit hominem tantum exaltare, et quidam afferebant unam rationem et quidam aliam et contutabant eas. Nos, solidi in dilectione et oboedientia, dicebamus: Satis est nobis nosse ipsum id uelle, et uelle nisi bonum et rectum non posse51. Adoramus Deum Hominem, ueneramur eius Genitricem. Orta ergo est inter caelicolas tempestas ualida et conflictus assiduous….

L’Angelo disse: “ Anche questo è ignoto agli uomini. Voi, dite, gli Angeli peccarono e dite il vero: ma ignorate perché e in che modo. Te lo dirò io, scrivilo e conserva questi scritti, affinché il pastore sappia che cosà dovrà insegnare al suo popolo. Noi Angeli  non fummo tutti messaggeri in piccoli e brevi periodi, come voi credete, ma in tempi molto lunghi. Conoscevamo Dio con distinta conoscenza, mediante una immagine impressa dentro di noi dello Stesso dall’inizio, sebbene non Lo vedevamo: beati eravamo conoscendolo in quella (prima) immagine di Lui. Infatti non lo conoscevamo in Se Stesso, ma con una identica cognizione, e,  attraverso di Lui, conoscevamo ogni altra cosa. Non dunque, come pensano gli uomini, avevamo immagini delle cose, più numerose o più scarse, ma di tutte le cose in una sola immagine di Dio e, così, comprendevamo lo Stesso e tutte le altre cose. Eravamo tutti nella Sua grazia e Lo servivamo. Dio Nostro Creatore, dunque, per metterci alla prova e per indicarci agli altri “così già esaminati”, affinché esaltasse gli umili e umiliasse i superbi, -  ascolta una cosa tanto meravigliosa!  -  ci apparve nella forma di un tale uomo che poi avrebbe assunto a sé, e noi intuimmo la forma in cui ci appariva ma sapevamo che quella non fosse la sua forma. Allora ci disse: “Prestatemi ascolto, miei Angeli, e ascoltate le cose che vi dico. Forse conoscete chi sono Io? Forse conoscete la mia forma e la natura nella quale vi appaio?”. Noi dicemmo: “Sappiamo che tu sei Dio, Nostro Creatore! Sappiamo anche che quella forma era la forma dell’uomo che non è ancora stato creato, e ci meravigliamo di una così meravigliosa congiunzione e di una così ammirabile associazione, ma non comprendiamo cosa questa manifestazione voglia (dire) in sé. Disse allora Dio: “ Affinché sappiate e comprendiate che io ho deciso e con grande decisione ho confermato, di volere assumere la natura dell’uomo, e voglio che quest’ uomo sia concepito nel grembo di una donna e che nasca da lei. E aprì la nostra mente affinché ci anticipasse quelle cose che diceva, ma ci domandavamo perché volesse fare ciò. Aggiunse: “Io sarò uomo e l’uomo sarà Dio, e se sarà Dio, allora sarà dunque anche vostro Signore, vostro Re e vostro Principe e voi tutti vi sottometterete alla Sua potestà!  Lo venererete e lo adorerete come me , perché Lo Stesso ed Io saremo una sola Persona, saremo adorati da voi con una sola adorazione. Anteporrò a tutti voi anche quella Donna, che ho scelto come Madre: sarà la vostra Regina, La onorerete e La venererete come Genitrice di Dio e del Vostro Signore. Questo Voglio, Questo Comando, Questo vi Ordino. A coloro che abbiano fatto queste cose e abbiano desiderato obbedire mostrerò il Mio volto e si rallegreranno innanzi al mio aspetto nel quale è in eterno il bene di ogni bene. Coloro che però non abbiano voluto obbedire a questo decreto, precipiteranno da questo luogo verso un luogo di tenebre, nelle nebbie e nelle caligini. E non otterranno quei doni dei quali godranno ulteriormente quelli di voi (che obbediranno), ma saranno privati della Mia Grazia e saranno precipitati in un luogo nel quale non vorranno rimanere, anzi nel fondo dove sono ora aneleranno sempre alla grazia, la brameranno senza poterla avere mai. Dette queste cose quella visione disparve. C’erano allora con noi molti nobilissimi Spiriti tra i quali ve ne era uno maggiore, che voi chiamate lucifero, e, questo per primo, cominciò a parlare agli altri dicendo così: “Che cosa vi sembra, fratelli miei? Forse che non siano giusti gli ordini di Dio Nostro? Sapete che cosa sia l’uomo e che cosa sia la donna. Non siamo noi di gran lunga più degni di quelli? Forse la nostra stirpe non supera di gran lunga quella del genere umano?  Poiché volle assoggettare tutti noi a un uomo piuttosto che ad uno dei nostri? Ecco che voi vedete quanto è grande Michele, quanto è grande Gabriele ed anche quanto sono degno io. Non volle assumere nessuno di noi, non volle concedere ad alcuno di noi questa somma dignità. Io la vorrei. Io bramo di essere Dio, sono infatti molto più grande di un uomo. Voglio che un uomo mi adori, non che io adori un uomo! Non consentirò mai a ciò, non adorerò mai, non riterrò mai giusto un tale comando, né amerò mai alcuno di quelli che pensano diversamente da me. Questa è la mia sentenza, questo il mio parere, questo il mio decreto. Allora Michele per primo, poi io e moltissimi altri così gli rispondiamo: “ Sei degno o lucifero, sei grande e sei anche ricco e potente. Ma Dio senza il quale non esisteremmo, è però molto più degno, molto più grande, molto più ricco, molto più potente di te e di tutti noi! Non è lecito pronunciare un decreto contro il Suo decreto, né una decisione contro la Sua decisione, né una sentenza contro la Sua sentenza. Si sforza di compiere cose impossibili chiunque tenta qualcosa contro di Lui. È Dio, è il Signore. Il suo volere è giustissimo e rettissimo e l’Onnipotente non può errare, può fare qualunque cosa vuole. Giudicare e discernere i decreti di Lui è vano e superfluo. Umiliamoci, sottomettiamoci a Lui, non solo all’uomo, ma anche al legno e alla pietra se Lui stesso ce lo abbia comandato, se Lui stesso lo abbia voluto. Sono infatti da stimarsi giuste tutte le cose che a Lui stesso aggradano. Quell’opera che Lui vuole è dunque pia e buona. Non potremmo esistere se lui non volesse. Che cosa mi toglie, se non mi arreca nulla, che peraltro,  non mi arreca alcun obbligo? Che cosa possediamo che non sia dato e concesso da Lui Stesso? Invidiare è non poter tollerare il bene altrui. Cosa potremmo avere se Lui non volesse? Sono certo che in Lui non possa incorrere né un errore, né un’ingiustizia, qualunque cosa faccia è bene. Dolersi del bene è cosa iniqua. Calmati o lucifero, umiliati, sii sottomesso al tuo Dio. Ma lucifero, pieno di livore, di invidia, di odio e di presunzione cominciò a replicare alle cose da lui dette, cose simili a queste, ovvero- che Dio fosse ingiusto e iniquo -, mentre protestava, non volendo acconsentire ai nostri consigli, ed si sforzò di diffondere l’odio e la sua ira anche contro di noi. Fatta dunque anche una indagine sul perché Dio volle tanto esaltare un uomo, molti fra gli Angeli seguirono lucifero ed aderirono al suo parere ma, tuttavia, più numerosi persistettero con noi, sicché alcuni propendevano per una ragione ed altri per un’altra e la confutavano. Noi, irremovibili nell’amore e nell’obbedienza , dicevamo: “A noi è sufficiente conoscere che Lui Stesso voglia ciò e non possa volere se non cose buone e giuste. Adoriamo il Dio fatto uomo, veneriamo la Sua Genitrice!. Sorse dunque fra gli abitanti del Cielo una violenta tempesta, e un assiduo conflitto, uno scontro prolungato…;

 

Dopo la battaglia che si rivolve con la vittoria delle milizie capeggiate da Michele, ecco che il veggente chiede all’Angelo di risolvere un dilemma rimasto in sospeso:

 

Dixi: Haec sunt, mitissime angele Dei, quae propono: Dixisti mihi antea septem ex uobis tantum assistere Deo et tres uel quattuor nominasti, nomina aliorum non propalasti. Si possent sciri, manifesta ea pro mei spiritual consolatione. Deinde uideris dicere omnes assistere Deo et antea dixeras septem tantum assistentes.

Queste sono, o mitissimo Angelo di Dio, le cose che voglio sapere: Mi hai detto prima che solo sette fra voi assistono Dio così come ne hai nominato soltanto tre o  quattro di loro; non hai però rivelato i nomi degli altri. Oh se si possano conoscere in modo manifesto per mia spirituale consolazione! Sembra infatti che tutti assistano Dio, mentre prima avevi detto che solo sette Lo assistono.

 

La risposta dell’Angelo non si fa attendere, e così per la prima volta nella storia dell’angelologia cristiana viene rivelata la gerarchia dei primi Sette Spiriti innanzi a Dio.

Il Significato dei loro nomi, tuttavia, verrà elargito soltanto nella quinta estasi

 

.Gabriel locutus est dicens: Septem ex nobis uicinius aliis quibuscumque assistunt sicut et futuro electo septem super alios assistent. Omnes tamen assistant iugiter, quia omnes assidue cernunt. Illorum septem nomina non enumeraui. Nunc ea cognosce: Michael est primus, ego secundus, Raphael me sequitur, ipsumuero Vriel. Vrielem autem Salthiel et ipsum Euchudiel, septimus estBarchiel.

Gabriele parlò dicendo: “Sette fra noi assistono più vicino di chiunque altro, come anche è stato deciso che nel futuro sette assistano al di sopra degli altri. Sebbene tutti, assistono continuamente, perché tutti vegliano senza posa. Non ho enumerato i sette nomi di quelli. Ora apprendili: Michele è il primo, io il secondo, Raffaele mi segue, A Raffaele segue Uriele, Sealtiele poi ad Uriele, allo stesso Geudiele, il Settimo è Barachiele

 

Questi sono soltanto alcuni dei segreti, che l’Arcangelo Gabriele rivela al beato Amadeo, in relazione agli Angeli.

Preconizza inoltre l’avvento di un “futuro pastore”, che unirà le chiese, e porrà tutto il mondo sotto il vessillo dell’unica fede.

 Costui è un vero e proprio secondo Pietro, che sarà destinatario di una nuova ed ultima elargizione sacra, con la quale confermerà al mondo l’Apocalittica di Amadeo.

Tracciamo brevi stralci su questo personaggio, che speriamo anche noi giunga a beneficio del popolo cristiano,  il quale si trova descritto nella TERZA ESTASI

 

Eliget sibi Deus uirum secundum cor suum et ponet eum pascere gregem populi sui, qui etiam magna auctoritate sibi a Deo tradita librum istum aperietet omnia mysteria in eo conscripta omnibus populis aperiet et manifestabitet docebit omnes gentes uoluntatem Dei sui, quem toto corde amabit. Interim tu istum librum praeparabis et claudes usque ad tempus huius pastoris iam a Deo electi. Liber hic scriptus est intus, quia de intimis secretis docet  et tractat, et foris, quia etiam multa nota omnibus in ipso ponuntur. Quandoapparebit ille Dei electus pastor, tunc me Gabrielem qui tecum loquor mittet Deus ad confirmandum et propalandum omnia secreta libri huius. Necesse enim est ut multa quae non sunt in fide uestra manifesta, per ipsum manifestentur. Et, ne ullus habeat excusationem, ego primus17 in signis et prodigiis apparebo et haec omnia in rotulis conscripta18 ei portabo. Eligetur cum admiratione ac stupore omnium. Cuncti reges uenient ad eum et adorabunt eum et laetabuntur de tam sancta electione et de pastore tanto tempore a bonis desiderato. Eruntqui ei aduersabuntur et inimicabuntur. Sed Deus confringet20 capita inimicorumsuorum et prosternet eos, ut sciant hii qui ab Oriente et hii qui ab Occidentequia magnus Dominus fecit haec. Omnes gentes infidelium ad fidem ueramconuertentur et ei sicut patri oboedient. Et reget omnes gentes23 in timore Deiipse et sucessores eius temporibus multis. Erit omnium hominum unum ouile et unus pastor. Canones et antiquas24 patrum consuetudines obseruabit. Omnes prauas leges et consuetudines extirpabit, bonas inseret et plantabit. Curam

habebit magis animarum et spiritualium negotiorum quam temporalium. Nec ad thesauros intendet nisi prout Ecclesiae expediens fuerit et orphanis et uiduis et aliis pauperibus.

Dio sceglierà per sé l’uomo conforme al suo spirito  e lo porrà a pascere il gregge del Suo popolo, il quale, anche con la grande autorità trasmessagli da Dio, aprirà  il senso di questo libro e svelerà e chiarirà i misteri scritti in esso a tutti i popoli  e insegnerà  a tutte le genti la volontà del Signore Dio Suo che amerà con tutto il cuore. Per ora tu preparerai questo libro e lo terrai chiuso fino al tempo di questo pastore da Dio già scelto. Questo libro è scritto dentro perché insegna dei segreti più intimi e li tratta, è scritto anche fuori, perché nello stesso sono poste anche molte cose note. Quando apparirà quel Pastore eletto da Dio, allora Dio manderà me, Gabriele, che sto parlando con te,  per confermare e propalare tutti i segreti di questo libro. Infatti è necessario che molte cose, che non sono manifeste nella vostra fede, si rivelino per mezzo dello stesso e affinché nessuno abbia giustificazione, io apparirò dapprima in segni e prodigi e gli porterò tutte queste cose redatte in rotoli. Sarà eletto con ammirazione e stupore di tutti. Tutti i re verranno a lui e lo onoreranno e si allieteranno di una così santa elezione e di un pastore, per così gran tempo, desiderato dai buoni. Vi saranno quelli che gli si opporranno e gli saranno nemici, ma il Signore spezzerà le teste dei suoi nemici e li abbatterà, affinché sappiano quelli che vengono da oriente, e quelli che vengono da occidente, che fu la mano di Dio a fare queste cose. Tutti i popoli degli infedeli si convertiranno alla vera fede e obbediranno a lui come a un padre e governerà lui stesso e i suoi successori per molti periodi, tutte le genti nel timore di Dio.  Ci sarà, di tutti gli uomini, un solo ovile e un solo pastore.  Osserverà i canoni e le antiche consuetudini dei padri, eliminerà tutte le leggi e le consuetudini corrotte, introdurrà cose buone e le renderà stabili. Avrà più cura delle anime e delle attività spirituali che delle cose temporali, e non tenderà ai tesori se non in quanto sarà stato utile alla Chiesa e agli orfani, alle vedove e agli altri poveri.

 

e nella QUARTA ESTASI e ripresa in diverse copie manoscritte anche alla fine dell’ottava, la quale riportiamo direttamente in italiano, stante la difficoltà di avere un testo unitario sul punto:

 

…Il Pastore che Dio ha eletto e ama, quando verrà, entrerà nel tempio e vi getterà fuori i corruttori i venditori e capovolgerà le mense dei cambiavalute e santificherà il Tempio, purificherà e riformerà la Chiesa e tutti lo ammireranno e si stupiranno. Sarà benedetto con la benedizione di Giacobbe, poiché sarà il primogenito figlio della Chiesa e il legittimo e vero Vicario di Cristo. Imiterà infatti Lui con la parole e gli esempi. Purificherà il mondo da tutti gli errori, insegnerà a tutti le cose che sono ancora nascoste…..Verrà allora a compiersi quella frase dell’Apocalisse: Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal Cielo, da Dio  [Ap 21,2]. Questa “Nuova Gerusalemme”, è la stessa Roma cui Dio ha trasferito il Regno suo e il Suo Sacerdozio, che in questi giorni sarà rinnovata e governerà su tutto il mondo e questo “Pastore” sarà reso somigliante al Re Davide, poiché come lo stesso, rinnovò la medesima Gerusalemme e rese quella la sua roccaforte e la Sua Città così costui formerà la Nuova Gerusalemme, che è Roma e la Chiesa, e come Davide fu nutrito in quella antica Gerusalemme, così avverrà per lui in questa Nuova Gerusalemme e sarà vero Figlio e Pastore della Chiesa accolto da tutti, da Dio e dagli uomini. Dio gli conferirà grazia e prudenza e scioglierà i vincoli delle sue labbra e della lingua e parlerà apertamente dei miracoli di Dio e tutti, senza eccezione ascolteranno la sua voce. Congiungerà la Chiesa Occidentale in un’unione perpetua alla Chiesa Orientale. Nominerà dieci Cardinali agli Orientali e due Grandi Patriarcati in Occidente, tra tutti lo assisteranno Sette Uomini, vescovi onoratissimi, così come i Sette Angeli assistono innanzi a Dio.  Invierà delegati per tutta la terra affinché abbiano cura del gregge di Dio. Lo stesso divagherà sulle cose divine e costituirà uno dei Cardinali affinché abbia cura delle cose temporali. Ritornerà la pace universale e vi sarà una riforma dei costumi.  A lui si uniranno  i veneti (o veneziani) e tutta Italia, lo aiuteranno a portare ordine e, prepareranno una armata (o flotta). Dopo aver pacificato il mondo, insegnerà a tutti la volontà di Dio ed essi vivranno nella purezza della fede e nel timore di Dio in quei tempi. I fiorentini ameranno il Pastore Eletto e lo sosterranno, e osserveranno i suoi ammonimenti e i suoi precetti, e gli saranno di aiuto in ogni suo buon proposito. E lo aiuteranno nella conversione degli infedeli e rinunceranno a molti peccati in cui a lungo vissero si rallegreranno per la fede  di tutti gli infedeli poiché la fede del Signore si troverà in tutto il mondo.  Ma essi, cioè i fiorentini, prima di queste cose e presto, poiché ai tuoi  giorni , con molte elemosine e opere buone sono stati nascosti gravissimi peccati, avranno molti disordini e a propria volta prepareranno insidie. E non passerà molto tempo che il loro tradimento che si leva contro i  loro maggiori cittadini, sarà manifestato tuttavia con danno di entrambe le parti e a causa di ciò avranno grandi e potenti contro di loro e sopporteranno e supereranno innumerevoli perdite e vinceranno. Prima che giungano quei tempi felici  anche i veneti si confedereranno, temeranno, sospetteranno, e non senza inganno, avranno amici: ma si muoveranno prudentemente e si risparmieranno per la futura liberazione. E otterranno e perderanno. Ed infine otterranno le cose lungamente desiderate e immaginate. ..”.

 

La quarta estasi, inoltre, da spunto all’Arcangelo per dirimere una strana ed annosa questione.

In passato, larga parte della Angelologia, nel commentare il testo del Libro di Tobia, aveva storto il naso d’avanti alla possibilità che un Angelo, di grande importanza, come Raffaele, si degnasse di accompagnare Tobia, nel suo pericoloso viaggio verso la salvezza propria e della di lui famiglia.

Infatti seppur è vero che  ad ogni uomo è affidato un Angelo custode, appartenente all’ultimo dei nove Cori celesti, sembrava allora davvero improbabile che un Angelo dei Cori più elevati e nel caso specifico, addirittura uno dei Sette Principi, potesse svolgere le funzioni di un qualunque Angelo custode di una anima comune, come potrebbe essere quella di ciascuno di noi.

Tale apparente incongruenza, spingeva i teologi ad affermare così che, S. Raffaele fosse il capo del Coro degli Angeli custodi.

Si aggiunge infatti che, secondo l'opinione di San Tommaso, nella distin. 10, nel secondo libro delle Sentenze, San Raffaele non sarebbe del supremo Coro proprio per via dell’ assistenza che apprestò a Tobia, al modo degli Angioli custodi, per i quali si crede che gli stessi non possano essere presi dai Cori supremi per questo ufficio di custodia particolare.

La questione è mirabilmente risolta da San Gabriele, che con una formulazione teleologicamente impegnativa chiarisce in che modo  i grandi Angeli intervengono nelle cose dei singoli uomini:

 

Potest namque homo etiam in corpore glorificato comedere si uult. Nam et ChristusDominus post suam resurrectionem uere comedit et non solum apparenter uelutiille socius meus (et ostendebat angelum Raphaelem qui non ipse in persona sedin nuntio suo comitatus est Thobiam filium Thobiae) ostendebat se comedere cum non comederet. Non enim Raphael ille in persona ad Thobiam iuit, sed unum angelum de ultimo choro nomine suo destinauit. Sicut et ille angelus qui nomine Michaelis in monte Gargano et alias apparuit se Michaelem, quia nuntius eius erat, appellabat. Michael ipse in persona non mittitur nisi pro totius populi auxilio et salute. Ipse enim est primus omnium nostrum. Ego sequor. Nos neque natura neque choro aut ierarchia diuidimur. Secundus Seraphim sum ego. Ille primus, qui adeo est nobilis ut nobilior fieri non posset.eiusdem speciei. Ideo maximus a uobis dicitur, quia de maxima specie quae a

Deo nostro creari possit fuit, de quo alias audisti Michael igitur non fuit ex choro inferiori princeps omnium factus, ut quidam ex uestris homines fatui putant, sed natura est primus, quia in prima specie quae fieri potest primum indiuiduum illius fuit creatus. Nam in speciebus, ut nonnulli uestrum opinantur, nonest processus in infinitum. Prima species quae creari potest creata est. Et primus angelus creatus est. Maior illa creari non potest. Vestri ergo doctores qui dicunt: “quocumque bono finito dato potest dari maius”, non bene dicunt, quia potest imaginari quis maius facere uel dare non potest4

E infatti Cristo Signore, dopo la sua resurrezione mangiò veramente e non solo in apparenza, come quel mio compagno” e indicava l’Angelo Raffaele “il quale non lui in persona, ma mediante un suo nuncio, accompagnò Tobiolo, figlio di Tobia”, e mostrava se stesso magiare del cibo, sebbene non mangiasse in realtà. Non infatti quel Raffaele si recò da Tobia, ma destinò un Angelo dell’ultimo Coro, in sua vece, allo stesso modo di quell’Angelo, che, con il nome di Michele (poiché era del suo gruppo) apparve sul monte Gargano e in altri luoghi, e chiamava se stesso Michele. Lo stesso Michele, in persona, non viene inviato se non per l’aiuto e la salvezza di tutto il popolo. Egli infatti, è il primo di tutti noi, io lo seguo, noi non siamo separati né per natura, né per Coro o secondo Gerarchia. Io sono il secondo Serafino, lui è il primo che è a tal punto nobile che non può essere più nobile di quanto è. Lucifero fu della nostra medesima specie, per questo motivo da voi è detto “supremo”, poiché fu della suprema specie che possa esser creata dal nostro Dio di cui hai udito altrove.  Michele, di conseguenza, non fu reso Principe di tutti gli Angeli da un Coro inferiore, come alcuni sciocchi tra i vostri uomini ritengono, ma per natura è il primo, poiché nella prima specie, che può essere creata fu creato primo individuo di quella. Infatti nelle specie (suddivise), come non pochi di voi opinano, non vi è un procedere all’infinito. La prima specie che può essere creata, è creata e il primo Angelo è creato. Quella non può essere creata maggiore. I vostri dottori dunque, i quali dicono che a qualunque bene dato per finito può esser dato di più, non dicono bene, poiché (non) può essere immaginato di più di ciò che non si può fare o dare.

 

La spiegazione è dunque completa, e specifica quanto detto nella prima estasi.  Alcuni degli Angeli sono più beati di alcuni uomini e alcuni uomini lo sono più di ogni Angelo, come il Verbo fatto Uomo e la Sua Genitrice. Dopo c’è Michele, poi Io con gli Altri Angeli Principi che Lo Assistono, dopo i Sette, ci sono tutti gli altri Santi.

Il discorso è pronto dunque per giungere al suo momento apicale che nella quinta estasi trova sfogo nella completa elargizione della dottrina sui Santi Angeli e nella spiegazione del perché alcune delle verità qui espresse non trovarono posto nei Vangeli.

 

Tunc ego: Euangelistae alii nil de hoc nobis tradiderunt, solus Lucas parum tetigit. Potiora obmisit. Tunc angelus, accersito Luca, dixit: Dicito, carissime, huic homini simplici cur praetermisisti pulchriora de incarnatione Filii Dei. Respondit Lucas: Tu ipse causam nosti. Genitrix Dei nostri omnia mihi dixerat, et ego ea scripseram. Sed Regi nostro non placuit ut ea tum reuellarentur omnibus quoniam multa perfidia erat in mundo. Reseruata sunt cito uenturae aetati, quando etiam Apocalypsis Ioannis intelligetur quae clausa est sigillis septem. Addiditque: Tempore illo haec interserentur a pastore meo Euangelio, stillo Euangelii quo ego utor, et addentur omnia praecipua alio ordine quam hic a te sint conscripta. Et cantabuntur in Ecclesia publice sub titulo Euangelii mei. Scripseram et de conceptione atque natiuitate Virginis et ipsius praesentatione in Templo et desponsatione breuius quam tibi nunc reuelatum est et a teconscriptum et stillo alio. Scripseram  de Virginis obitu et assumptione ea quae tibi reuelabuntur. Omnia haec pastor futurus Euangelio meo addet et in festis eiusdem Virginis decantabuntur. Noluit Deus omnia simul palam facere, sed tantum ea quae necessaria erant ad salutem, spectantia ad humanitatem et diuinitatem Christi Domini. Sed ecce Gabriel hic est, cui haec sunt commissa. Audi ipsum.

 

Allora io “Gli altri Evangelisti non  ci tramandarono nulla di ciò, solo Luca un poco lo riportò, ma omise le cose più importanti”. Allora l’Angelo, chiamato S. Luca disse: “O Carissimo, rivelerai a quest’uomo semplice perché hai pretermesso le cose più straordinarie della Incarnazione del Figlio di Dio!”.  Rispose S. Luca: “Tu stesso conosci la causa. La Genitrice del Nostro Dio mi rivelò ogni cosa e io l’avevo scritta ma allora non piacque al Nostro Re che le stesse cose fossero rivelate a tutti poiché c’era molta perfidia nel mondo - e aggiunse – certamente sono riservate per l’età ventura quando anche sarà compresa l’Apocalisse di Giovanni che è chiusa da sette sigilli. In quel tempo queste cose saranno integrate nel mio Vangelo da un “pastore”,  sullo stile del Vangelo che io utilizzo, e saranno aggiunte tutte  quelle cose principali con un altro ordine (che siano qui scritte da te), e saranno cantate pubblicamente dalla Chiesa sotto il titolo di “Mio Vangelo”. Io avevo scritto della Concezione, della Natività della Vergine, della Presentazione della medesima al tempio e dello Sposalizio,  meno di quanto ora ti è stato rivelato e prima hai scritto  e poco altro, e avevo  scritto della Vergine, della Morte e dell’Assunzione, quelle cose che ti saranno rivelate. Ognuna di queste cose, questo “Pastore” futuro aggiungerà al mio Vangelo e saranno decantate nella stessa festa della Vergine. Non volle Dio fare tutto pubblicamente: ma soltanto quelle cose che erano necessarie alla salvezza, di spettanza all’umanità e alla divinità di Cristo Nostro Signore[2].  Ma Ecco è qui Gabriele al quale sono state affidate queste cose: ascoltalo!”.

 

Quello che possiamo dire è che sicuramente viene prospettata la necessità di un integrazione del Depositum con i segreti celesti, che non sono extra – depositum, ma solamente non propalati, cioè lasciati li a stare ufficiosamente, e ad essere confermati al momento opportuno.

Tra questi segreti, vi è il nome dei Sette Angeli, e il racconto più lungo del celebre episodio evangelico dell’Annunciazione, che l’Apostolo Luca riportò in modo molto stringato.

Secondo il Sacro Teso, infatti, Lc 1,26:  Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei. “.

S. Alberto Magno, sopra ilMissus Estdella sua Postilla in Lucam, ha sostenuto l’idea secondo cui, ancorchè l’Evangelista Luca non faccia menzione di più di un Angelo durante la celebre notte dell’Annunciazione, in questa ambasciata è cosa verosimile, che venissero con lui molti altri ad accompagnarlo.

Anche il padre gesuitaIldefonso  Flores, ritiene infatti nel suo “Commentarius Litteralis, Panegyricus, Moralis”, che diversi spiriti celesti accompagnarono San Gabriele durante il celebre annuncio:

“Gabriel Archangelus, praecipuum fuisse Dominicae Incarnationis legatum, fide este certum Luc.1. Multis ipsius coelestibus spiritibus advenisse comitatum, ut in Regiis legationes fieri solet, docuimusi supra 1, p. sec. 10 ex Alberto Magno in Lucam,  & nostri Salmeron. Tom. 3 Tract. 5 & Canisio liber. 4 cap. 2”. [

 L’Arcangelo Gabriele, è certo per fede esser stato il principale ambasciatore dell’incarnazione del Signore e che giungesse accompagnato da molti celesti spiriti, come si fa durante le ambasciate rege. In tal Senso Alberto Magno in Luca e il Nostro Salmerone..]

Anche un altro suo assiduo commentatore, padre Gaspar Lopez, nell’opera  “Discursos para todos los evangelios que canta la Iglesia en los domingos”, ebbe a sostenere stranamente che:

“Alberto Magno postilla in Luca dize, que otros dos angeles vinieron oy acompanando à Gabriel”

[Alberto magno, nella sua postilla in Luca, dice che altri due Angeli venirono ad accompagnare Gabriele]

Pure  la mistica noterà più spiriti la notte dell’Annunciazione.

Santa Gemma Galgani, scrutando con la sua anima di purezza il giorno dell’Annunciazione ebbe a dire quanto segue:

“..Maria SS. se ne stava sola nella sua camera: pregava, era tutta rapita in Dio. All’improvviso si fa una gran luce in quella misera stanza e l’Arcangelo prendendo umane sembianze, e circondato da un numero infinito di Angeli, va vicino a Maria, riverente e insieme maestoso…”.

Similmente anche Maria d’Agreda, che quale nella Mistica città di Dio disse“…Perché l’Altissimo compisse questo mistero, il santo arcangelo Gabriele entrò nella stanza in cui stava pregando Maria santissima, accompagnato da innumerevoli Angeli in forma umana visibile, tutti rifulgenti di bellezza incomparabile.

Così anche Santa Metilde, come ci narra il libro “Della Grazia Speciale che:

“Mentre nella messa si leggeva il vangelo, Missus est, Metilde vide l'Arcangelo Gabriele che sollecito scendeva in Nazaret verso la Beatissima Vergine, portando il vessillo regio coperto di lettere d'oro. Una innumerabile moltitudine di angeli lo seguiva e tutti ordinatamente si fermarono intorno alla casa dove stava la gloriosa Vergine. Dopo gli Angeli, venivano gli Arcangeli, poi le Virtù e così tutti i cori angelici, disposti in modo che ciascun ordine formava come un muro dalla terra al cielo intorno a quella casa benedetta.

Senza dilungarci oltre, sappia il lettore che questa rivelazione arcana è completamente esplicitata nella quinta estasi del Beato Amadeo.

L’Arcangelo Gabriele, rivela dunque ad Amadeo, chi giunse con lui la notte in cui il Verbo assunse la carne e il motivo per cui Luca non disse nulla.

Il passo, che rappresenta uno dei rari episodi di teologia enucleata, permette in modo straordinario di chiariere uno degli eventi cardine della salvezza umana.

 

Et ego Gabriel missus a Deo cum Euchudiele et Barchiele et multis angelis de quolibet choro, sed treseramus de septem astantibus. Ego enim qui fortitudo Dei interpretor ueniebam quasi nuntius Dei Patris; Euchudiel qui bonum consilium interpretatur erat quasi nuntius Filii Dei, qui sapientia et consilium Dei Patris dici solet; Barchiel uenit quasi nuntius Spiritus Sancti, quia benedictio illi personae attribuitur. Quiatamen indiuidua et inseparabilis est actio et operatio illorum, omnes fuimus totius Trinitatis nuntii. Et quia ego principalis et primus eram inter omnes, immo sum primus absolute post Michaelem ideo et euagelista Lucas de me solum facit mentionem, ego itaque cum illis duobus praecipuis et magna multitudinecaelestis exercitus accessi, missus a Deo, in ciuitatem Nazareth, ad uirginemdesponsatam uiro cui nomen erat Ioseph, de domo Dauid, sicut et Maria erat, et Eleazar et Heli atque Ioachim, ex parte Mariae, quia Ioseph erat de domo Eleazar et alterius Heli, secundum legem, et Iacob, secundum generationem, et uirginis nomen erat Maria. Ingressi sumus ad eam quasi nouissima diei hora sicut et in nouissimis diebus haec incarnatio fieri debebat. Et nos tres primo apparuimus in effigie humana pulchri et splendidi, praecedente Spiritu Vehementi. Et lumen repleuit totam domunculam illam. Et ego humana uoce dixi ad Mariam: Aue,gratia plena, Dominus tecum, benedicta tu in mulieribus

 

Ed Io, Gabriele, fui mandato da Dio con Geudiele e Barachiele e molti Angeli di ogni Coro, ma eravamo solo tre dei Sette Astanti. Io infatti, che interpreto "La Fortezza Di Dio", venivo come nunzio di Dio Padre; Geudiele che significa "Buon Consiglio", come  nunzio del Figlio di Dio che si è soliti chiamare Sapienza e Consiglio di Dio Padre; Barachiele veniva come nunzio dello Spirito Santo perché a lui si attribuisce la benedizione di quella Persona. Poiché tuttavia indivisa e inseparabile è l’azione e l’opera di tutte quelle Persone, tutti fummo nunzi di tutta la Trinità. E poiché io ero il più importante ed il primo tra tutti coloro che furono inviati, - o meglio sono assolutamente il primo dopo Michele - per questo motivo l’Evangelista Luca solo di me fece menzioneIo pertanto con quegli altri due Principi e la grande moltitudine del sopraggiunto esercito celeste, fui mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, alla vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe  [Lc 1,26-27] -  che era della casa di Davide così come lo era sia Maria, sia Eleazaro, Eli e Gioacchino dalla parte di Maria, poiché Giuseppe era dalla casa di Eleazaro (da una parte) e di Eli dall’altra, secondo la legge e di Giacobbe secondo nascita  - e il nome della vergine era Maria. Entrammo da lei quasi alla ultima ora del giorno così come negli ultimi giorni doveva avvenire l’Incarnazione e dapprima noi tre apparimmo a lei in una forma umana meravigliosa e splendidi mentre ci precedeva lo Spirito impetuoso e la luce riempì tutta quella stanzetta e io, con voce umana, dissi a Maria: Ave, piena di grazia, il Signore è con te, Tu sei benedetta tra le donne [Lc 1,28].

 

A questa nuova rivelazione, segue poi la definitiva menzione dello scontro celeste avvenuto nei Cieli, che riprende l’estasi seconda, e viene chiarito in che modo i Sette Arcangeli ottennero il loro nome.

Riportiamo dunque la celebre battaglia della quinta estasi tradotta in lingua italiana, seppur indegnamente dal latino:

 

“…Dalle tue parole, o Angelo di Dio, ho compreso che io concepirò e partorirò il Figlio Unigenito di Dio Padre e ho ben saputo che ciò sarà in questi tempi, ma molto mi meraviglio per quali meriti Dio mi abbia scelta! Ma allontano da me questa medesima meraviglia, perché so che sebbene nessuna donna sia degna di un così grande onore, Dio può rendere degna qualunque fanciulla. Egli Stesso infatti, in primo luogo, rende degno, quindi esalta e in cambio dei meriti che Lui Stesso rende tali, conferisce anche le ricompense. Ma ti prego perchè tu mi dica, se voi Angeli avete conosciuto questo mistero proprio ora o prima, e (siccome so) che tu l’hai saputo prima, vorrei conoscere quanto tempo prima e se tutti o solo alcuni di voi l’ hanno conosciuto”. Allora io le ho manifestato come Dio fin dal principio ci aveva rivelato di voler assumere la natura umana nel ventre della stessa e per di più aveva ordinato a tutti noi che adorassimo quel Dio fatto uomo e a Lui ci sottomettessimo, e non solo a Lui, ma anche alla sua Genitrice, che – le dissi: “Presto tu stai per divenire. Da cui, subito come avrai concepito, noi tutti che siamo qui e altri che verranno ti adoreremo e ti venereremo come nostra Regina. Sarai infatti per sempre Regina degli Spiriti Celesti e Signora di tutti gli Angeli. Tutti abbiamo ricevuto da Dio questo ordine con il patto che se lo avessimo voluto rispettare, saremmo stati confermati nella grazia e saremmo stati beati in eterno, se lo avessimo trascurato, invece, da allora in eterno saremmo stati dannati. Lucifero, vedendo una così grande dignità nell’uomo, lo invidiò perché divenne troppo presuntuoso, amando tanto se stesso e volendo sottomettere a sé le altre cose, donde persuadeva tutti aggiungendo a pretesto che tale regola non dovesse essere osservata poiché non era  giusta. Peccò subito, come apunto ebbe amato se stesso disordinatamente, e cominciò già ad errare stimando ingiusto il precetto di Dio, e a ciascuno di quelli che ritennero valida la sua opinione, e che amarono se stessi piuttosto che Dio, apparve loro egualmente ingiusto quell’ordine, ed in seguito egli volle perfino pervertire anche noi.

 

Ma io, con questi miei fratelli, sotto ilcomando di MICHELE ci siamo opposti a lui e abbiamo cominciato ad accusarlo di presunzione, affermando come giusto, santo e buono tutto ciò che piace alla volontà di Nostro Signore che non può né errare, né ignorare, né volere in modo malvagio: “Se al Nostro Creatore piace, o lucifero, che diventi uomo e non Angelo, deve piacere anche a noi , soprattutto perché Lui Stesso ci comanda che anche noi vogliamo così”.Luciferoe belzebù e altri seguaci rispondevano invece: “Ciascuno deve desiderare un bene per sé piuttosto che per un altro e maggiormente, dunque, deve pretendere un bene sommo. Siccome questo dono è il più eccellente e il più nobile, lo dobbiamo rivendicare più per noi che per l’uomo! Si devono infatti attribuire le cose più degne a coloro che sono più degni, e siccome noi siamo più degni di ogni uomo, quel dono oltremodo degno deve dunque essere conferito a noi piuttosto che all’uomo. Non ordinò forse Dio noi Angeli in tal modo, affinché i più degni siano tali per natura, per meriti e per ricompense? Dunque, appare aver ordinato ciò con giustizia, affinché  siano date a coloro che sono più degni, cose più degne. (Se così stanno le cose) Perché dunque attribuì cose più degne ad un uomo così più indegno di noi? Se fa ciò giustamente, allora significa che ha ordinato in modo ingiusto anche noi ai quali, per nascita, concesse cose gratuite, mentre se dispose così ciò con giustizia si deve concludere che sia dunque ingiusto che renda maggiore di noi per grazia chi di gran lunga è minore a noi per natura! Ciò non sta bene, Michele[3]! Non è giusto, Gabriele[4]! Non è retto, o voi altri Angeli, che resistete alle mie ottime ragioni secondo le quali Dio voglia anteporre a noi tutti l’uomo.  In ciò non gli si deve obbedire! Non sarebbe forse ingiusto se rendesse primo l’ultimo Coro e l’ultimo il primo? E quanto di più se colui che è il minore dall’ultimo Coro lo anteponesse al supremo, come fa ora! I ragionamenti sono così evidenti che non hanno bisogno di nessuna prova. Cosa rispondete?”.

 

Al quale Michele e noi altri, che siamo qui, così gli rispondiamo: “Sembra o lucifero, che i tuoi ragionamenti abbiano una qualche apparenza di verità ma molto ci meravigliamo che sembri negare ciò che è notissimo ad ogni intelletto. Ciò che infatti deve trovare d’accordo ogni intelletto è che cioè, il primo e Sommo Intelletto non possa errare e che la Prima, Somma, e Ottima Volontà non possa volere male e in modo disordinato, perché come la negazione ammette l’affermazione e l’odio l’amore e l’imperfetto il perfetto, così l’ignoranza e l’errore presuppongono per lo meno il sapere in un altro. Se dunque, Dio ignorasse qualche cosa o errasse in qualcosa o volesse qualcosa sregolatamente, presupporrebbe il sapere e la conoscenza  in un altro e vorrebbe il bene in qualcuno più degno di Sé e così l’ Eccellentissimo avrebbe qualcuno più eccellente di Lui e l’Oltremodo Degno uno più degno, cosicché l’Immutabile potrebbe mutarsi (in altro) e il Perfettissimo esser reso ancor più perfetto. Deve essere sicuro ed evidente per chiunque che l’Ottimo non possa volere male né che sia sottoposto a legge alcuna, e poiché Egli per natura è buono e necessario a Se Stesso, sempre per sua natura non può divenire cattivo e ingiusto. Cosa dunque supponi a fare? Perché Lo ritieni ingiusto se vuole rendere l’uomo più eccelso di noi? Anche se ciò ti sembra ingiusto, ingiusto tuttavia non può essere,  a meno che tu non possa credere ambiguo ciò che è invece chiarissimo[5]. Or dunque, ciascuno deve desiderare piuttosto per sé un tale bene, soprattutto soltanto se una tale possibilità sarà stata nella sua disponibilità, tuttavia se Dio comanda che quel bene spetti ad altri, e non a noi medesimu, si deve obbedire a Dio, perché Lui stesso deve essere amato al di sopra di ogni cosa e un bene adatto a me, anche piccolo, posso desiderarlo di più di un bene grande per un altro, e tuttavia quello stesso bene devo volerlo per Lui e non per me, e anche per il fatto che  “Colui che non è debitore di nessuno” vuole ciò per sé e non per me. Anche gli uomini non ci sono inferiori nelle facoltà, infatti il nostro intelletto e il loro intelletto, la nostra volontà e  la loro volontà non vengono cambiati nella loro natura; i soggetti, gli atti e le facoltà sono della stessa causa. La natura nostra è più nobile della loro; non tuttavia quelle facoltà sono tutte così più degne. Da dove abbiamo ricevuto questa dignità se non da Dio? E con quale diritto o con quale patto? Col solo beneplacito della Sua volontà! Lo stesso non conferisce infatti le cose più degne ai più indegni! Nessuno, infatti, presso Dio è degno, se non colui che lo stesso rende degno! Con lo stesso atto di attribuire dunque le cose più degne, rende più degni coloro alle quali le conferisce e se pertanto, siamo per natura più degni rispetto agli uomini, non lo siamo tuttavia per tale compito. Perciò, dunque, affinché siano attribuite, senza ingiustizia, cosa più degne ai coloro che sono più degni è necessario che costoro siano davvero più degni a riceverle e che, d’altra parte, colui che le concede e le fornisce,  sia tenuto a farlo secondo legge, il diritto o secondo ragione, ad attribuire  a questo piuttosto che a quello. Colui che ci attribuì cose gratuite, secondo le nostre maggiori o minori capacità , fece ciò spontaneamente e volontariamente, e se avesse agito in altra maniera, per questo non sarebbe stato ingiusto. Né antepose a noi, semplicemente un semplice uomo, ma un uomo – Dio”.

 

Allora il principe belzebù[6] disse: “Sappiamo bene che ci debba essere preferito un uomo Dio, ma la cosa di cui ci dogliamo è che assuma un uomo alla divinità e nessuno di noi! Ma c’è un’altra cosa che sopportiamo mal volentieri; cioè che sta per preferire a tutti noi anche una certa donna che non sarà Dio e renderà anche molti altri uomini, talora eguali ad alcuni di noi, talora addirittura maggiori di noi. Queste cose, sia che siano giuste sia ingiuste non ci piacciono in nessun modo! Così come, infatti, sono cose giuste, come voi le volete, se ce le avesse attribuite forse non le avrebbe attribuite giustamente? Se dunque vuole qualunque cosa e vuole giustamente, perché non ha voluto ciò che era più giusto?”.

 

SAN RAFFAELE

Allora Raffaele[7]soggiunge: “ Non (sembri) più parlare rettamente! Forse Dio deve qualcosa a te piuttosto che a un uomo? O ignori che non è debitore di nessuno?[8] Forse il tuo Lucifero è più degno dell’uomo? Ammetto che sia più nobile: nego invece che sia più degno per questo compito. Quando infatti non nessuno è degno, parimenti non può essere altresì reso ancora più degno. Vuole anteporre quella Donna a tutti gli altri, perché sarà la Madre di Dio! Renderà alcuni uguali, altri superiori agli Angeli a seconda che saranno stati più o meno legati a quell’uomo Dio. Cosa ti sottrae di quanto è tuo se ha concesso quel dono all’uomo? E se l’uomo non fosse stato creato cosa sareste stati allora se non ciò che siete? Cosa avreste ricevuto se non ciò che vi fu promesso? È ingiusto rammaricarsi del dono altrui, soprattutto se non perdiamo nulla.

 

SAN GEUDIELE

Geudiele[9] che si interpreta Consiglio di Dio ed è qui accanto a  me, aggiunse: “Grande è il nostro Dio, della cui sapienza non c’è limite, il cui giudizio e consiglio nessun altro conosce da se stesso, se non colui al quale Egli l’abbia rivelato. Ditemi voi che vaneggiate  volendo conoscere queste cose! Non attiene forse alla perfezione dell’Universo, che sia trovato in esso ogni possibile unione? Questo non lo potete negare!Sono infatti tre: Dio, sostanza e apparenze. La sostanza invero, una incorporea, spirituale e pura come siamo noi Angeli, l’altra corporea e pura come le pietre e la legna. E poiché poteva esserci una sostanza in parte corporea, in parte incorporea, come l’uomo, se Dio non avesse creato questa sostanza forse che non sarebbe mancato al mondo un così grande completamento? E non era sufficiente che ci fossero state, tanto la sostanza corporea quanto quella incorporea, separatamente considerate,ma fu necessario che creasse quella che fosse contemporaneamente corporea e incorporea. Fu così conveniente, da ciò che può essere fatto, che si faccia una cosa sola o che Dio fosse sia sostanza corporea che incorporea e tutte le cose si unissero e si congiungessero in una sola.Infatti nell’uomo erano congiunti l’elemento corporeo con quello incorporeo e le apparenze corporee unite con quelle incorporee e immateriali.  Restava soltanto questo nell’uomo, che l’uomo si unisse a Dio e le caratteristiche di Dio si adattassero all’uomo e così in una sola cosa avvenisse l’unione di tutte le cose, e per altra via, ogni cosa fosse chiamata Dio, poiché chiamando Lui uomo, nel quale vi è essere, vivere e comprendere, nel quale vi sono entrambe le sostanze e le apparenze, Lo chiameremo anche “ogni cosa”. E perché anche l’uomo sarà Dio, in cui  tutte le cose vi sono comprese, in qualche modo tutte le cose diverranno Dio, tutte saranno ripiene di Dio e Dio ricolmo di tutte e sebbene sia già colmo di tutte le cose, perché tutte le cose sono contenute e vivono in Lui stesso ed esistono in modo più nobile che in sè considerate, non saranno tuttavia come ora sono tutte le cose in Lui, in un modo diverso,  ovvero come medesime cose che siano in Lui a seconda della loro (singola) esistenza, ma invece come saranno allora quando assumerà l’umanità dentro di Sé. Non ti meravigliare dunque, se assuma la natura umana piuttosto che la nostra. Infatti accogliendo la natura umana; accoglie anche noi, perché l’anima dell’uomo è simile alla nostra. Se infatti avesse assunto uno di noi, a causa di ciò  non avrebbe assunto altre creature differenti per specie, se non come adesso assumendo l’umanità. Non vi meravigliate, dunque, e non vi rattristate. Obbedite a Dio![10] Obbedite all’uomo Dio, sottomettetevi alla Sua volontà!”.

 

Lucifero di nuovo cominciò a parlare con arroganza: “Che mi giova se ciò sia più congruente? Mi sarebbe bastato che avesse potuto assumere me e che così io fossi divenuto Dio e ciò per me sarebbe stato meglio, più eccellente. Rifiuto di adorare un uomo. Sia Dio pure un uomo, ma non mi obblighi ad adorare un uomo o a venerarlo!”. 

 

SAN MICHELE

A lui Michele: “Se quell’uomo è Dio, non adorerai sia Dio che l’ uomo[11]? Risponde lucifero: “Io discernerò bene tra la natura divina e la natura umana; adorerò quella, rifiuterò questa”. Michele di nuovo: “Sei certamente troppo superbo. Vuoi davvero respingere quell’uomo che è realmente Dio?  Rifletti, o miserabile, riconosci il tuo Creatore!”.

 

SAN URIELE

Anche Uriele[12], nostro fratello disse: “Risplenda la luce di Dio in te! Come mai si oscurò quella lucentezza, e la luce si avvolse nelle tenebre?Come mai cadde colui che sorgeva al mattino? Chiedi perdono, o miserabile, umiliati e ritornerà la tua luce!”.

 

A queste parole uno di essi rispose: “Siete voi nelle tenebre, perché, dimentichi dalla vostra nobilissima natura, rendete Dio un semplice uomo e proponete di sottomettervi a uno più ignobile di voi. Grande è la vostra demenza, perché volete abbassare voi che siete elevati e innalzare quelli che sono posti in basso!”.

 

Anche un altro dalla parte di lucifero aggiunse, volendo mettere loro d’accordo, e disse: “Ascoltate tutti il mio parere e siate appagati di quello. Poiché piacque a Dio assumere la natura dell’uomo, l’assuma pure e siate appagati di ciò; ma assuma anche la nostra natura e non sarà fatta ingiustizia a nessuno”.

 

Lucifero soggiunse: “Non mi piace ciò che dici, perché non posso sopportare che un uomo sia uguale a me”.

 

E quello: “ Si deve scegliere il male minore! Una  volta che è stato deciso che Dio divenga uomo, se anche un Angelo sarà stato Dio, sarà (per noi) un male minore”.

 

Una gran parte degli Angeli cattivi acconsentirono a questa sentenza, ma altri resistevano e non volevano neanche questo. Alcuni di quelli dicevano anche: “Dio sia fatto uomo, sia fatto anche Angelo: ma che gli Angeli e gli uomini adorino un Dio Angelo e gli uomini solo un Dio Uomo; così che gli Angeli in nessun modo si sottomettano a un uomo e se gli uomini non vogliano essere sottomessi a un Dio Angelo, non c’importa; ci basta solo che noi non ci sottomettiamo a quello”.

 

Altri dicevano fra loro: “ Sottomettiamoci noi al Dio uomo, e quelli si sottomettano al Dio Angelo” ma tutti sostenevano: “ Non vogliamo adorare se non quell’unico uomo, non la Madre di Lui, né alcun altro”. 

 

E così, o Maria, Vergine Santissima, hai compreso questa nostra contesa.  Infine hai udito ed inteso in quale modo ci furono dispute  sul Figlio Tuo che stai presto per concepire, ma ti respinsero tutti  e non vollero, coloro che erano ingiusti,  che regnassi su di loro!

 

Maria disse: “Odo cose inaudite! Un ampio conflitto fu questo! A Dio resisteva la sua creatura e sia a causa mia che del Figlio che mi annunci,  sorse  questa violenta tempesta! Narra il resto  di questa grande battaglia, dall’ istante in cui , dunque, hai sospeso . Molto volentieri infatti ascolto queste cose segrete.

 

SAN SEALTIELE

O Maria, avendo noi visto quelli divisi tra loro, discordi e erranti in diversi modi, alloraSealtiele[13]  uno dei nostri compagni,  disse su esortazione di Michele : “ Tutti o infelici errate o siete lontani da Dio, e nessuno di voi parla correttamente e nemmeno tu, infatti, che hai voluto indurre la concordia parli correttamente: vuoi portare una legge alla volontà di Dio, la quale è al di sopra di ogni legge? Similmente , anche voi altri sembra che vogliate obbedire a Dio sotto condizione. Non si deve ricercare la ragione della Sua volontà: un uomo sarà fatto Dio, non un Angelo! Gli Angeli adoreranno quell’uomo e venereranno la Madre dello stesso! Egli non vuole che gli uomini adorino un Angelo!”. 

 

Queste e simili cose i nostri esponevano contro quelli. Tu, servo di Dio, ascolta le cose che qui ho esposto e uniscile a  quelle che già altrove ti narrai su questo conflitto[14], perché sia quelle, sia tutte queste medesime,  rivelai quella notte alla Vergine Maria insieme alle parole di Michele, che allora ti ho riferito, ed anche  come Dio attese la conversione di quelli, i quali, non volendo convertirsi,  furono gettati dal cielo, nelle oscurità e nelle tenebre.

 

SAN BARACHIELE

Tutte queste cose allora dissi a Maria, Regina nostra Santissima e aggiunsi ciò che Barachiele[15] allora aveva detto, che stava li accanto a me, come nunzio dello Spirito Santo:

“Ed essendo stato fatto un più lungo scontro fra noi e loro, o Maria, allora Barachiele, fratello mio, il quale è qui ad assistere, disse: “Convertitevi o miseri, convertitevi; ecco Dio nostro benedetto vi attende e benignamente vi aspetta, altrimenti, precipiterete nell’abisso e scenderete negli inferi. Benedite il Signore, magnificate il vostro Creatore nel quale c’è somma giustizia e nessuna iniquità”.

 

“Ma essi tra loro dicevano: dov’è quell’Abisso? Dove sono gli Inferi? Infine poiché non volevano obbedire, immediatamente il Padre Onnipotente creò il Sole con i Cieli inferiori e gli elementi”, come ti dissi quell’altra volta, servo di Dio[16].  Così allora manifestai ogni cosa a Maria: “E avendo gli stessi respinto le salvifiche  ammonizioni del  fratello nostro  Barachiele, furono gettati e chiusi in quelle tenebre! 

 

 

 

[1] Francescanesimo E Civiltà Siciliana Nel Quattrocento

[2] Siamo di fronte ad un riferimento alla c.d. Rivelazione Progressiva, riporteremo questo brano nel nostro quinto volume che si pccuperà di questo argomento, perché sarà trattato compiutamente nell’ultima ed ottava estasi dell’Apocalypsis Nova

[3] È giusto inserire in questo contesto l’esatta etimologia dei nomi dei Sette Angeli.  Michele significa “Chi come Dio”, o in latino “Quis ut Deus”. È lui che secondo la teologia cattolica ha sfidato satana per primo e lo ha sconfitto. Qui la battaglia divine scontro verbale più che fisico, volto a legittimare i decreti e le sentenze di Dio. Nel 12° capitolo dell’Apocalisse è riportata in sintesi la battaglia che qui si sta compiendo: Ap, 12,7: “Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli”.

[4] Gabriele ha un nome più complesso di Michele, ma che viene ricondotta a “Fortezza di Dio”, o Fortitudo Dei, in quanto lo stesso annuncia le forti battaglie e decisioni di Dio. Annuncia il Verbo Incarnato a Maria , donna forte per eccellenza che si contrappone alla debole Eva.

[5] Ovvero obliquo, ciò che è rettissimo, seguendo il senso letterale del testo

[6] Baal: Visto in estasi anche da Santa Francesca Romana, si tratta di un principe demone, venerato dalle popolazioni cananee, il cui significato è Dio delle mosche. Si occupa dell’idolatria, e dei malefici. È nominato anche nel Vangelo, quando gli scribi e farisei accusavano Gesù di invocarlo per scacciare i demoni.

[7] L’Angelo, Raffaele, è il celebre protagonista del libro di Tobia, e accompagnatore del giovane Tobi. Comunemente il suo nome viene interpretato con Medicina di Dio, ovvero “medicina Dei”. Prima del ritorno da Babilonia, gli Ebrei non seppero mai il nome di quei Celesti Personaggi inviati ai loro Patriarchi e  ai Profeti da Dio, ma si  limitivano a chiamarli Angeli o Messi.  Senonchè  in questo Libro di Tobia si fa la conoscenza del nome dell’ Angelo “Raphael”. Nel Testo Sacro si incontra nel I° Libro dei Paralipomeni un uomo con questo nome, e “Raphaim” era una valle, un monte, una pianura, un deserto e furono così chiamate con il termine di “Giganti” alcuni cananei, i “Raphaim” appunto. Raffaele è il primo Angelo di cui si sappia il nome e che dunque corrisponde all’etimologia di medico, e Dio non lo manifestò che a Tobia  perché sebbene nell’Esodo per mezzo di Mosè, il Signore facesse sapere al suo popolo che Egli era il : Sanator Tuus, e il Parafraste Caldeo, e la Versione Siriaca legga: Medicus tuus, pure non si ha espressamente questo nome “Raphael” associato a questo ministero di sanazione.

[8] Vi è una variante in un’altra edizione  che dice: o forse ignori che non ti è debitore di nulla?

[9] Indicato dall’Amadeo come Eucudiel, in realtà il nome esatto è Jehudiel o Egoudiel, secondo Antonio lo Duca significa Lode, o Confessione di Dio. Apparirà con questo nome alle Venerabili Madri del Monastero delle Signore Reali Scalze di Madrid e a Bernardina Floriani, ovvero la Venerabile Maria Giovanna della Croce di Rovereto.

[10]SAN GEUDIELE E I SETTE ARCANGELI: “Parete Deo”, ecco che si manifesta il secondo e più occulto officio  di Geudiele- obbedienza e/o sottomissione a Dio. In tal senso egli assume , come si vedrà nelle scoperte iconografiche del lo duca, l’officio della penitenza che si fa nel sacramento della Confessione, da cui il suo secondo Officio (Confessio Dei).

[11]MICHELE PRENDE IL SUO NOME: La teologia cattolica immagina che il grido “quis ut Deus!” sia stato scagliato da Michele, contro la negazione della sua adorazione perpetua da parte del diavolo. Nell’apocalypsis nova, ciò viene meglio chiarito, perché il grido trae spunto dalla domanda: “si homo ille deus est” cioè se quell’uomo è Dio, non lo adorerai forse tu, o satana? E il discorso continua con la frase fatidica “quis ut deus?”, che dopo la risposta negativa di lucifero , è la seguente come riportata nell’estasi di Amadeo: “Vis respuere  Illum hominem qui vere Deus est?” vuoi tu respingere quell’uomo che è vero Dio?

[12]URIELE ACQUISISCE IL SUO NOME: Similmente agli altri suoi fratelli, anche Uriele acquisisce il proprio nome dalla risposta che da alle orde di satana. La contestazione: “Risplenda la luce di Dio in te!”, ne designerà di li in avanti l’officio di “Luce di Dio”.La frase di Uriele è abbastanza ambigua grammaticalmente ma non oscura nel senso. Satana, da stella del vespro è divenuto tenebra. Uriele richiama alla memoria il verso di Isaia 14:12e lo riadatta a lucifero: Come mai sei caduto dal cielo, o astro mattutino, figliuol dell’aurora?! Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni?! Tu dicevi in cuor tuo: "Io salirò in cielo, eleverò il mio trono al disopra delle stelle di Dio; io m’assiderò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del settentrione; 14 salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all’Altissimo". 15 Invece t’han fatto discendere nel soggiorno de’ morti, nelle profondità della fossa!

[13]SAN SEALTIELE E I SETTE ARCANGELI: Saltiel, traducibile in Sealtiele o Salatiel: Secondo l’etimologia dovrebbe significare “Parola o preghiera di Dio”. Forse il primo significato si avvicina al suo discorso che mette in evidenza il verbo loquor/loquere : parlare.

[14] Sta parlando della seconda estasi, e dunque, indica ad Amadeo che, quella parte, della terza rivelazione e questa dovranno essere poi inserite assieme nello stesso capitolo della futura Apocalypsis nova

[15] Barchiel, traducibile in Barachiele (et. Benedizione di Dio), l’ultimo Angelo, dopo il quale viene il giudizio. Qui l’etimologia concorda perfettamente con le scoperte iconografiche di Lo Duca, ed infiatti, s’intravede che lo stesso abbia acquisito il nome dalla parola Benedictio - Benedizione

[16] Si riferisce alla prima estasi, dove Gabriele parlò della creazione degli Angeli

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