Avvertenze preliminari ai lettori per un corretto discernimento e chiarimenti

AVVERTENZE PRELIMINARI

Prima di procedere alla lettura delle documentazioni contenute in questo sito è d'obbligo rendere al lettore queste informazioni di base:

a) Cristo è il Signore degli Angeli, la nostra adorazione è portata esclusivamente verso la sua Persona e la SS. ma Trinità. Egli Solo è la Nostra Salvezza e Speranza.

b) Gli Angeli sono emissari di Cristo; nei loro confronti portiamo un culto detto di "dulia" per indicare l'onore reso ad un Santo, distinto dal culto di "latria" riservato a Dio - l'unico ad essere oggetto di adorazione.

c) Gli Angeli sono un mezzo per arrivare a Dio, e/o per adorare meglio Dio, e così lo sono i Sette Divini Assistenti, che secondo il Testo Sacro, sono sempre pronti a entrare alla Sua presenza (Tb 12,15).

d) Dunque, il lettore non deve sovradimensionare la devozione agli Angeli, ma lasciare che gli stessi operino affinchè possa facilmente entrare in comunicazione con il Signore.

e) La Chiesa Cattolica riconosce attualmente, all'interno della propria liturgia il culto di "dulia" soltanto a 3 Angeli con il proprio nome: Michele, Gabriele Raffaele visto il Sinodo Romano II del 745 (di cui però non restano che commenti che sono stati contestati).

f) Non ci sono al momento nè preghiere che la Chiesa dedichi espressamente agli altri 4 Angeli, nè orazioni pubbliche, litanie esercizi, che siano dedicati ai Sette Divini Assistenti (benchè vi sono nel culto privato di alcuni Santi).

g) La possibilità di invocare in aiuto i restanti nomi di questi Sette Spiriti, finache il nome di S. Uriele, non potrà avvenire se non dopo il giusto riconoscimento delle autorità ecclesiastiche, per il quale stiamo lavorando e sensibilizzando quanti più sacerdoti possibile

h) Nel frattempo, i "nomi" di questi Angeli non possono essere invocati o pregati, e chi lo fa assume su di sè il rischio di anticipare giudizi che spettano soltanto al Magistero Ecclesiastico.

i) Il devoto dei Sette Arcangeli, per chiarezza, può dunque pregare quello che non è espressamente vietato, dal Megistero Ecclesiastico. 

f) alla luce delle riflessioni predette, il lettore dovrà concedere a questi scritti soltanto un valore scientifico - storico - archeologico, e non invece religioso.

In sostanza , mancando la conferma del Magistero Ecclesiastico, siamo ancora di fronte, soltanto a mere ricerche ed ipotesi, che anccorchè siano particolareggiate, devono essere confermate dal Magistero Ecclesiastico


CITARE LA FONTE DEL SITO:

Il materiale presente su questo sito non è liberamente utilizzabile e pubblicabile  da ogni usufruitore, senza citare la fonte da cui e' stato tratto.   Citare delle notizie, senza possedere la fonte diretta da cui sono state attinte, espone l'autore a possibili contestazioni; di terzi -  anzi invece di favorire il culto, costui finirà per veicolare informazioni potenzialmente controproducenti , provocando un inevitabile danno. per questo, si prega di chiedere l'autorizzazione preventiva dell'autore Carmine Alvino, prima di pubblicare. L'autore del sito, sin d'ora  si dissocia da qualsiasi affermazione capziosa contenuta in altri siti /blog omologhi , che nel riportare le conoscenze qui acquisite,  presuma di attribuire allo stesso, direttamente o indirettamente,  connotati o caratteristiche, orientamenti e giudizi del tutto infondati e inesistenti.


IMPORTANTI CHIARIMENTI:

(MAGISTERO ECCLESIASTICO)

Secondo il CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, il Magistero Ecclesiastico è l'ufficio di  interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa , affidata ai VESCOVI IN COMUNIONE CON IL PAPA.  Questo MAGISTERO, per quanto autorevole, sconta un limite invalicabile che è la PAROLA DI DIO, ovvero, il DEPOSITO SCRITTO E ORALE, che non può essere asservito , ma che deve essere inteso come fonte inesauribile di salvezza e conoscenza. Pertanto, l'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio è stato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Romano Pontefice e ai Vescovi in comunione con lui. Tuttavia, il SENSO SOPRANNATURALE DELLA FEDE, puo' crescere anche grazie ai fedeli, benchè, tale senso, risulti poi confermato dai VESCOVI.  È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime ».  Con riferimnto all' ARCANGELO URIELE, considerato che in tutti i secoli, VESCOVI,  DOTTORI DELLA CHIESA, SANTI E TEOLOGI,  HANNO RICONOSCIUTO, AMMESSO, TALVOLTA PREGATO L'ARCANGELO URIELE CON PROCLAMAZIONI DOGMATICHE MEDIANTE LORO OPERE SPECIFICHE, SI E' COMUNQUE CREATO UN VULNUS DI MAGISTERO, CHE LE NORME DEL CATECHISMO NON PAIONO ATTENUARE. La situazione fu ben inquadrata dal Il celebre inquisitore p. Tommaso Gastaldi, nel suo “De Potestate Angelica”, al Tomo I, al capitolo “se altri Angeli abbiano nomi propri e quali ?”, a pag. 593, dell’Edizione Romana del 1650,nel riconoscere i nomi dei Sette Arcangeli, afferma che: “Si conferma in secondo luogo, che Santo Ambrogio, Isidoro, Bonaventura ed Alberto, nonché la Messa degli Etiopi utilizzassero il nome di URIELE, riferendo tale circostanza il Serario come dalla 14^ questione. Si risponde che noi non neghiamo che la repubblica Cristiana possa imporre nuovi nomi d’Angeli particolari dai loro particolari ministeri: diciamo anche che il nome di URIELE non è proibito, ma soltanto non viene recepito universalmente da tutta la Chiesa, dunque non se ne può fare uso in preghiere pubbliche…Dunque il Concilio non ritenne che il nome di URIELE non fosse di un Angelo Santo, ma soltanto disse nel merito che Adalberto poteva esser giudicato di aver invocato con qui nomi dei demoni e non degli Angeli…”[16].

ECCO LE NORME DEL CATECHISMO

III. L'interpretazione del deposito della fede

Il deposito della fede affidato alla totalità della Chiesa

84 Il deposito della fede (« depositum fidei »), contenuto nella sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è stato affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. « Aderendo ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera costantemente nell'insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si crei una singolare unità di spirito tra Vescovi e fedeli ».98

Il Magistero della Chiesa

85 « L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo »,99 e cioè ai Vescovi in comunione con il Successore di Pietro, il Vescovo di Roma.

86 Questo « Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio ». 100

87 I fedeli, memori della parola di Cristo ai suoi Apostoli: « Chi ascolta voi, ascolta me » (Lc 10,16), 101 accolgono con docilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varie forme, dai Pastori.

 

(INTELLIGENZA DELLA FEDE)

Secondo il CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, grazie all'assistenza dello Spirito Santo, l'intelligenza tanto delle realtà quanto delle parole del deposito della fede può progredire nella vita della Chiesa. Ciò perchè tutti i fedeli partecipano della comprensione e della trasmissione della verità rivelata. Hanno ricevuto l'unzione dello Spirito Santo che insegna loro ogni cosa  e li guida « alla verità tutta intera. Per tali ragioni, ciascuno può, con la divina assistenza, individuare delle verità espresse nel SACRO TESTO sotto la forma della PRESUPPOSIZIONE ovvero dei DOGMI SIA DIRETTI CHE CONNESSI CON LA RIVELAZIONE UFFICIALE. Tali caratteristiche sono espresse nel CATECHISMO ai seguenti articoli:

 

PARTE PRIMA  LA PROFESSIONE DELLA FEDE SEZIONE PRIMA  «IO CREDO» - «NOI CREDIAMO» CAPITOLO SECONDO  DIO VIENE INCONTRO ALL'UOMO ARTICOLO 2  LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA

(...)

I dogmi della fede

88 Il Magistero della Chiesa si avvale in pienezza dell'autorità che gli viene da Cristo quando definisce qualche dogma, cioè quando, in una forma che obbliga il popolo cristiano ad un'irrevocabile adesione di fede, propone verità contenute nella rivelazione divina, o anche quando propone in modo definitivo verità che hanno con quelle una necessaria connessione.

89 Tra i dogmi e la nostra vita spirituale c'è un legame organico. I dogmi sono luci sul cammino della nostra fede, lo rischiarano e lo rendono sicuro. Inversamente, se la nostra vita è retta, la nostra intelligenza e il nostro cuore saranno aperti ad accogliere la luce dei dogmi della fede. 102

90 I mutui legami e la coerenza dei dogmi si possono trovare nel complesso della rivelazione del mistero di Cristo. 103 « Esiste un ordine o "gerarchia" nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana ». 104

 

Il senso soprannaturale della fede

91 Tutti i fedeli partecipano della comprensione e della trasmissione della verità rivelata. Hanno ricevuto l'unzione dello Spirito Santo che insegna loro ogni cosa 105 e li guida « alla verità tutta intera » (Gv 16,13).

92 « La totalità dei fedeli [...] non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo quando "dai Vescovi fino agli ultimi fedeli laici" esprime l'universale suo consenso in materia di fede e di costumi ». 106

93 «Infatti, per quel senso della fede, che è suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, il popolo di Dio, sotto la guida del sacro Magistero, [...] aderisce indefettibilmente alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi, con retto giudizio penetra in essa più a fondo e più pienamente l'applica nella vita». 107

 

La crescita nell'intelligenza della fede

94 Grazie all'assistenza dello Spirito Santo, l'intelligenza tanto delle realtà quanto delle parole del deposito della fede può progredire nella vita della Chiesa:

— « con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro »; 108 in particolare « la ricerca teologica [...] prosegue nella conoscenza profonda della verità rivelata »;

— « con la profonda intelligenza che [i credenti] provano delle cose spirituali »; 110 « divina eloquia cum legente crescunt – le parole divine crescono insieme con chi le legge »;

— « con la predicazione di coloro i quali, con la successione episcopale, hanno ricevuto un carisma certo di verità ».

99 Tutto il popolo di Dio, in virtù del suo senso soprannaturale della fede, non cessa di accogliere il dono della rivelazione divina, di penetrarlo sempre più profondamente e di viverlo più pienamente.

 

(DEPOSITO DELLA FEDE)

Secondo il CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, il c.d. DEPOSITUM FIDEI, non è la fonte scritta, o meglio non è solo quella, come molti potrebbero pensare, ma è la combinata presenza di FONTE SCRITTA E TRADIZIONE ORALE. Ambedue questi canali concorrono a generare il RICONOSCIMENTO ECCLESIASTICO di un SANTO PERSONAGGIO. Difatti, proprio in virtù del secondo canale - tradizione orale - sono state santificate le figure dei Santi Gioacchino ed Anna. Le norme di riferimento sono le seguenti.

CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

PARTE PRIMA  LA PROFESSIONE DELLA FEDE

SEZIONE PRIMA  «IO CREDO» - «NOI CREDIAMO»

CAPITOLO SECONDO  DIO VIENE INCONTRO ALL'UOMO

ARTICOLO 2 
LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA

74 Dio « vuole che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità » (1 Tm 2,4), cioè di Gesù Cristo.85 È necessario perciò che il Cristo sia annunciato a tutti i popoli e a tutti gli uomini e che in tal modo la Rivelazione arrivi fino ai confini del mondo:

« Dio, con la stessa somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni ».86

I. La Tradizione apostolica

75 « Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la rivelazione del sommo Dio, ordinò agli Apostoli, comunicando loro i doni divini, di predicare a tutti il Vangelo che, promesso prima per mezzo dei profeti, egli aveva adempiuto e promulgato con la sua parola, come fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale ».87

La predicazione apostolica...

76 La trasmissione del Vangelo, secondo il comando del Signore, è stata fatta in due modi:

— Oralmente, « dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, negli esempi e nelle istituzioni trasmisero ciò che o avevano ricevuto dalla bocca, dalla vita in comune e dalle opere di Cristo, o avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo »;

— Per iscritto, « da quegli Apostoli e uomini della loro cerchia, i quali, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l'annunzio della salvezza ».88

...continuata attraverso la successione apostolica

77 « Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i Vescovi, ad essi "affidando il loro proprio compito di magistero" ».89 Infatti, « la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla fine dei tempi ».90

78 Questa trasmissione viva, compiuta nello Spirito Santo, è chiamata Tradizione, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene sia ad essa strettamente legata. Per suo tramite « la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede ».91 « Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega ».

 

 

III. L'interpretazione del deposito della fede

Il deposito della fede affidato alla totalità della Chiesa

84 Il deposito97 della fede (« depositum fidei »), contenuto nella sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è stato affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. « Aderendo ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera costantemente nell'insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si crei una singolare unità di spirito tra Vescovi e fedeli ».

 

Il Magistero non è altro che - abbiamo tratto quanto segue dal sito http://www.libertaepersona.org/wordpress/2011/12/che-cosa-e-il-magistero... -  il collegio dei vescovi, successori degli Apostoli, uniti al Papa, successore di Pietro, in quanto maestri della fede ossia concordi annunciatori della Parola della salvezza, assistiti dallo Spirito della verità. Il collegio apostolico in questo senso annuncia infallibilmente la verità salvifica, che in se stessa resta sempre la stessa col medesimo significato. Tuttavia la Chiesa e i singoli fedeli nel corso del tempo, sempre con l’assistenza dello Spirito Santo, conoscono sempre meglio il divino deposito della Rivelazione, per cui si verifica un progresso, un’evoluzione omogenea e nella continuità della medesima Parola di Dio. Da qui nasce il progresso dogmatico ed un continuo aumento e perfezionamento della conoscenza di fede.  Se dunque, si pone un problema di rinnovamento o di riforma o di progresso, il Magistero gode di un carisma di sicuro discernimento nel dirci che  cosa va conservato  e cosa può essere abbandonato perché superato, anacronistico o addirittura sbagliato e qual è il vero progressodistinguendolo dal tradimento, dall’infedeltà e dalla distruzione.  Le verità rivelate tradizionali, accertate, sicure, evidenti, comunemente note nella predicazione o catechesi corrente, raccolte nel Simbolo della Fede o espresse formalmente ed esplicitamente da Nostro Signore Gesù Cristo, semplicemente insegnate, ripetute e trasmesse oralmente o per iscritto, sono l’oggetto del Magistero ordinario, ossia dell’insegnamento del collegio episcopale unito al Papa. Il Magistero straordinario si ha invece, come dice la parola stessa, in modo insolito, eccezionale, speciale, per motivi particolarmente gravi o importanti. Esso è impartito in circostanze e modalità speciali, per insegnare un approfondimento o un chiarimento della dottrina rivelata. Potremmo dire una nuova dottrina, non però nel senso di un’aggiunta al dato rivelato consegnato da Cristo agli apostoli, ma nel senso di una nostra migliore conoscenza del medesimo dato rivelato. Gli organismi di questo insegnamento straordinario sono il Sommo Pontefice da solo oppure il Concilio ecumenico. Sul grado di infallibità , si deve attingere al DIRITTO CANONICO, che presenta norme di sicuro interesse:

CODICE DI DIRITTO CANONICO LIBRO III LA FUNZIONE D' INSEGNARE DELLA CHIESA

Can. 747 - §1. La Chiesa, alla quale Cristo Signore affidò il deposito della fede affinché essa stessa, con l'assistenza dello Spirito Santo, custodisse santamente, scrutasse più intimamente, annunziasse ed esponesse fedelmente la verità rivelata, ha il dovere e il diritto nativo, anche con l'uso di propri strumenti di comunicazione sociale, indipendente da qualsiasi umana potestà, di predicare il Vangelo a tutte le genti.

§2. È compito della Chiesa annunciare sempre e dovunque i princìpi morali anche circa l'ordine sociale, e così pure pronunciare il giudizio su qualsiasi realtà umana, in quanto lo esigono i diritti fondamentali della persona umana o la salvezza delle anime.

Can. 748 - §1. Tutti gli uomini sono tenuti a ricercare la verità nelle cose, che riguardano Dio e la sua Chiesa, e, conosciutala, sono vincolati in forza della legge divina e godono del diritto di abbracciarla e di osservarla.

§2. Non è mai lecito ad alcuno indurre gli uomini con la costrizione ad abbracciare la fede cattolica contro la loro coscienza.

Can. 749 - §1. Il Sommo Pontefice, in forza del suo ufficio, gode dell'infallibilità nel magistero quando, come Pastore e Dottore supremo di tutti i fedeli, che ha il compito di confermare i suoi fratelli nella fede, con atto definitivo proclama da tenersi una dottrina sulla fede o sui costumi.

§2. Anche il Collegio dei Vescovi gode dell'infallibilità nel magistero quando i Vescovi radunati nel Concilio Ecumenico esercitano il magistero, come dottori e giudici della fede e dei costumi, nel dichiarare per tutta la Chiesa da tenersi definitivamente una dottrina sulla fede o sui costumi; oppure quando dispersi per il mondo, conservando il legame di comunione fra di loro e con il successore di Pietro, convergono in un'unica sentenza da tenersi come definitiva nell'insegnare autenticamente insieme con il medesimo Romano Pontefice una verità che riguarda la fede o i costumi.

§3. Nessuna dottrina si intende infallibilmente definita, se ciò non consta manifestamente.

Can. 750n - §1. Per fede divina e cattolica sono da credere tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o tramandata, vale a dire nell'unico deposito della fede affidato alla Chiesa, e che insieme sono proposte come divinamente rivelate, sia dal magistero solenne della Chiesa, sia dal suo magistero ordinario e universale, ossia quello che è manifestato dalla comune adesione dei fedeli sotto la guida del sacro magistero; di conseguenza tutti sono tenuti a evitare qualsiasi dottrina ad esse contraria.

§2. Si devono pure fermamente accogliere e ritenere anche tutte e singole le cose che vengono proposte definitivamente dal magistero della Chiesa circa la dottrina della fede e dei costumi, quelle cioè che sono richieste per custodire santamente ed esporre fedelmente lo stesso deposito della fede; si oppone dunque alla dottrina della Chiesa cattolica chi rifiuta le medesime proposizioni da tenersi definitivamente.

Can. 751 - Vien detta eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti.

 

NEL CASO DELL'ARCANGELO URIELE

1) IL SINODO ROMANO II SOTTO ZACCARIA NON E' SINODO ECUMENICO

2) IL SINODO ROMANO II SOTTO ZACCARIA HA PRONUNCIATO SOLAMENTE SULLA CONDANNA DI ADALBERTO

3) IL SINODO ROMANO II SOTTO ZACCARIA NON E' INFALLIBILE

4) NON CONSTA MANIFESTAMENTE CHE URIELE NON SIA UN ANGELO SANTO

5) PRIMA , DURANTE E DOPO IL CONCILIO VESCOVI, DOTTORI DELLA CHIESA , SANTI E TEOLOGI, ANCHE EX CATHEDRA, AFFERMARONO CHE URIELE FOSSE UN ANGELO SANTO, PREGANDOLO TALVOLTA DIRETTAMENTE. TALE TRADIZIONE SI E' CONSERVATA FINO AL XX SECOLO ED OLTRE - SI VEDA ANNIBALE MARIA DI FRANCIA, BARTOLO LONGO E DON DOLINDO RUOTOLO.

ADERENDO A DUE ARTICOLI TESTE' ENUNCIATI

§2. Anche il Collegio dei Vescovi gode dell'infallibilità nel magistero quando i Vescovi radunati nel Concilio Ecumenico esercitano il magistero, come dottori e giudici della fede e dei costumi, nel dichiarare per tutta la Chiesa da tenersi definitivamente una dottrina sulla fede o sui costumi; oppure quando dispersi per il mondo, conservando il legame di comunione fra di loro e con il successore di Pietro, convergono in un'unica sentenza da tenersi come definitiva nell'insegnare autenticamente insieme con il medesimo Romano Pontefice una verità che riguarda la fede o i costumi.

§3. Nessuna dottrina si intende infallibilmente definita, se ciò non consta manifestamente.

 

(LIBERTA' DI INDAGINE DEI FEDELI)

Secondo il CODICE DEL DIRITTO CANONICO :  TITOLO I OBBLIGHI E DIRITTI DI TUTTI I FEDELI (Cann. 208 – 223) LIBRO II - IL POPOLO DI DIO 

PARTE I - I FEDELI CRISTIANI; TITOLO I ; OBBLIGHI E DIRITTI DI TUTTI I FEDELI (Cann. 208 – 223)

 

Can. 208 - Fra tutti i fedeli, in forza della loro rigenerazione in Cristo, sussiste una vera uguaglianza nella dignità e nell'agire, e per tale uguaglianza tutti cooperano all'edificazione del Corpo di Cristo, secondo la condizione e i cómpiti propri di ciascuno.

Can. 211 - Tutti i fedeli hanno il dovere e il diritto di impegnarsi perché l'annuncio divino della salvezza si diffonda sempre più fra gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo.

Can. 212 - §1. I fedeli, consapevoli della propria responsabilità, sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori, in quanto rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa.

§2. I fedeli sono liberi di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità, soprattutto spirituali, e i propri desideri.

§3. In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l'integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità delle persone.

Can. 213 - I fedeli hanno il diritto di ricevere dai sacri Pastori gli aiuti derivanti dai beni spirituali della Chiesa, soprattutto dalla parola di Dio e dai sacramenti.

Can. 214 - I fedeli hanno il diritto di rendere culto a Dio secondo le disposizioni del proprio rito approvato dai legittimi Pastori della Chiesa e di seguire un proprio metodo di vita spirituale, che sia però conforme alla dottrina della Chiesa.

Can. 215 - I fedeli sono liberi di fondare e di dirigere liberamente associazioni che si propongano un fine di carità o di pietà, oppure associazioni che si propongano l'incremento della vocazione cristiana nel mondo; sono anche liberi di tenere riunioni per il raggiungimento comune di tali finalità.

Can. 216 - Tutti i fedeli, in quanto partecipano alla missione della Chiesa, hanno il diritto di promuovere o di sostenere l'attività apostolica anche con proprie iniziative, secondo lo stato e la condizione di ciascuno ; tuttavia nessuna iniziativa rivendichi per se stessa il nome di cattolica, senza il consenso dell'autorità ecclesiastica competente.

Can. 218 - Coloro che si dedicano alle scienze sacre godono della giusta libertà di investigare e di manifestare con prudenza il loro pensiero su ciò di cui sono esperti, conservando il dovuto ossequio nei confronti del magistero della Chiesa.

Can. 222 - §1. I fedeli sono tenuti all'obbligo di sovvenire alle necessità della Chiesa, affinché essa possa disporre di quanto è necessario per il culto divino, per le opere di apostolato e di carità e per l'onesto sostentamento dei ministri.

§2. Sono anche tenuti all'obbligo di promuovere la giustizia sociale, come pure, memori del comandamento del Signore, di soccorrere i poveri coi propri redditi.

Can. 223 - §1. Nell'esercizio dei propri diritti i fedeli, sia come singoli sia riuniti in associazioni, devono tener conto del bene comune della Chiesa, dei diritti altrui e dei propri doveri nei confronti degli altri.

§2. Spetta all'autorità ecclesiastica, in vista del bene comune, regolare l'esercizio dei diritti che sono propri dei fedeli.