Avvertenze preliminari ai lettori per un corretto discernimento e chiarimenti

AVVERTENZE PRELIMINARI

1) LE IDEE E LE TEORIE PRESENTI IN QUESTO SITO,   (più specificamente nell’ intera collana arcangelologia) possono scioccare e sconvolgere il  fedele più  sensibile d’animo. A lui il nostro invito allora a desistere dalla presente lettura e a rivolgersi a lavori  più  ortodossi.

2) IL NOME DEI DEMONI, nel sito e nelle pubblicazioni dell'autore,  è il più delle volte presentato con l’iniziale minuscola, come se si trattasse di un nome comune. Ciò  avviene perchè secondo l’insegnamento gesuita, il diavolo una volta pervertito e’ divenuto inferiore agli esseri inanimati.

3) IL TITOLO DELL’ ARCANGELO URIELE, viene talvolta espresso con   “San” anziche’ con “Sant’”  come sarebbe stato piu’ corretto per 2 ragioni.  La 1a per venire incontro ai lettori di madrelingua latina e dunque con un intento prettamente ecumenico, perché essi così lo invocano: San Uriel! La 2a,  perche’ foneticamente Sant’ Uriele, viene percepito come “San Turiele” sicchè  il nome ci appare ampiamente deformato e l’etimologia modificata.

4) CRISTO È IL SIGNORE DEGLI ANGELI, la nostra adorazione è portata esclusivamente verso la sua Persona e la SS. ma Trinità. Gli Angeli sono emissari di Cristo; nei loro confronti portiamo un culto detto di "dulia" per indicare l'onore reso ad un Santo, distinto dal culto di "latria" riservato a Dio: l'unico ad essere oggetto di adorazione. Gli Angeli sono un mezzo per arrivare a Dio, e/o per adorare meglio Dio, e così lo sono i Sette Divini Assistenti, che secondo il Testo Sacro, sono sempre pronti a entrare alla Sua presenza (Tb 12,15).

5) LA CHIESA CATTOLICA riconosce attualmente, all'interno della propria liturgia il culto di "dulia" solo  a 3 Angeli con il proprio nome: Michele, Gabriele Raffaele visto il Sinodo Romano II del 745 (di cui però non restano che commenti che sono stati contestati). Sembra tollerare  senza Dulia specifica e senza devozione, seppur in modo non generalizzato, il nome “Uriele”, come riferito ad un  quarto Angelo (che promanerebbe da Tradizione Orale, sul modello dei genitori di Maria Anna e Gioacchino).  Il Vescovo di Avellino, mons. Arturo Aiello, durante un convegno, si è mostrato aperto ad un allargamento, poichè non si perda mai di vista il centro della nostra fede Gesù Cristo, e non si abbiano a porre in luce aspetti della fede,  secondari rispetto all'unico nostro oggetto di adorazione. Di altri Spiriti la Chiesa non ammette culto alcuno e devozione; non ha predisposto per essi alcuna liturgia. Per prudenza, il fedele cattolico, deve pertanto astenersi da invocare nomi di Angeli che non siano quelli di Michele, Gabriele e Raffaele.

6) SUL CULTO DEI SETTE ARCANGELI La Chiesa Cattolica  non proibisce una preghiera generica, personale, al gruppo dei Sette Assistenti (Tb 12,15 - Ap 1,4 - Ap 1,8) , purchè il lettore sappia che non ha formalizzato su di essi nè riflessioni, nè dottrina e nè fonti di magistero . Essa non si esprime su questo culto. Allo stato quello dei sette Arcangeli può definirsi come culto "meta - cristiano".  Poichè su di essi,  non si è raggiunta una conoscenza uniforme, la secolare prudenza del Papato sul punto,  non consente al momento di definire con certezza questa verità. Sappia il lettore che, nello stato attuale della conoscenza dottrinaria e magisteriale :

  • LA CHIESA CATTOLICA  NON HA APPROVATO NE' CONFERMATO  LA POSIZIONE DI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE, ritenuti generalmente Angeli del penultimo Coro Angelico - collocati nella Gerarchia detta Ipofania, cioè di bassa rivelazione, sulla scorta della dottrina dionisiano - tomistica;
  • LA CHIESA CATTOLICA NON HA APPROVATO NE' CONFERMATO CHE I SETTE ARCANGELI DI TOBIA 12,15 SIANO I SETTE ARCANGELI O SPIRITI ASSISTENTI DELL'APOCALISSE ;
  • LA CHIESA CATTOLICA NON HA APPROVATO NE' CONFERMATO  CHE  SAN GIOVANNI ABBIA EFFETTIVAMENTE SCORTO IN ESTASI SETTE ARCANGELI.
  • LA CHIESA CATTOLICA   NON HA APPROVATO NE' CONFERMATO L'ESISTENZA DEL GRUPPO DEI SETTE ARCANGELI. ESSI PERTANTO NON SONO UFFICIALMENTE RICONOSCIUTI , MA SE NE CONSENTE UFFICIOSAMENTE IL DIALOGO O LA RICERCA; PARE TOLLERATO - MA ANCHE SU QUESTO NON C' E' UNIFORMITA' DI VEDUTE - UN GENERICO RIFERIMENTO LITURGICO INDIVIDUALE ALL'INTERO GRUPPO SENZA I NOMI;
  • ALCUNI RAPPRESENTANTI , NON TUTTI, FANNO DISTINGUO  DELL' ARCANGELO URIELE, UFFICIOSAMENTE RITENUTO IL QUARTO ANGELO. SUL SUO RICONOSCIMENTO PESA PERO'  IL RESPONSO DEL SINODO ROMANO II° DEL 745 D.C. SOTTO PAPA ZACCARIA CHE HA RIDOTTO IL NUMERO DEGLI ANGELI A 3, BENCHE' NON SIA CHIARO QUALE FU ALL'EPOCA IL RESPONSO CERTO DEL SINODO  ATTESO CHE ESSO SI ESPLICITO' UNICAMENTE NELLA   CONDANNA DI ADALBERTO DI MAGDEBURGO COME ERETICO.  NON SI TIENE CONTO DELL'APPROVAZIONE DEL NOME URIELE DA PARTE DI PAPA LEONE X, NEL 1515 (O 1513) NELLA MESSA E OFFICIO A SAN GABRIELE. IL NOME ENTRATO DUNQUE NELLA LITURGIA FRANCESCANA, HA NATURA ESSENZIALMENTE LITURGICA. LA CONGREGAZIONE DEI RITI, ALL'EPOCA RITENNE DI NON GENERALIZZARE TALE APPROVAZIONE A TUTTO L'ORBE CRISTIANO: EPPURE ESSA RIMANE ANCORA VALIDA!   VI E' DA DIRE CHE SULLA SCORTA DI QUANTO RIFERITO DA PADRE GASTALDI - DE POTESTATE ANGELICA - IL CULTO DELL'ARCANGELO URIELE NON E' PROIBITO, MA NON SE NE PUO' FARE USO PUBBLICO E PRIVATO, TENENDO CONTO CHE NON E' RICNOSCIUTO DA TUTTA LA CHIESA: ERGO ALCUNI SACERDOTI, VESCOVI E CARDINALI NE SONO A FAVORE, ALTRI NE SONO APERTAMENTE CONTRARI.
  • LA CHIESA CATTOLICA   NON HA APPROVATO NE' CONFERMATO  LA CIRCOSTANZA CHE MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE FACCIANO PARTE DEI SETTE ARCANGELI;
  • LA CHIESA CATTOLICA   NON HA APPROVATO NE' CONFERMATO  LA LITURGIA CHE INQUADRA QUESTI SPIRITI COME AFFERENTI AL GRUPPO DEI SETTE; SE SUSSISTENTE ESSA HA CARATTERE PRIVATO.

7) SECONDO IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, grazie all'assistenza dello Spirito Santo, l'intelligenza tanto delle realtà quanto delle parole del deposito della fede può progredire nella vita della Chiesa. Ciò perchè tutti i fedeli partecipano della comprensione e della trasmissione della verità rivelata. Hanno ricevuto l'unzione dello Spirito Santo che insegna loro ogni cosa  e li guida alla verità tutta intera.

8) SECONDO IL CODICE DI DIRITTO CANONICO i fedeli sono liberi di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità, soprattutto spirituali, e i propri desideri. In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l'integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità delle persone. Coloro che si dedicano alle scienze sacre godono della giusta libertà di investigare e di manifestare con prudenza il loro pensiero su ciò di cui sono esperti, conservando il dovuto ossequio nei confronti del magistero della Chiesa.

 

Vi ringrazio                                                                                 Avellino 02/11/2018

 

 


 

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IMPORTANTI CHIARIMENTI:

(MAGISTERO ECCLESIASTICO)

Secondo il CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, il Magistero Ecclesiastico è l'ufficio di  interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa , affidata ai VESCOVI IN COMUNIONE CON IL PAPA.  Questo MAGISTERO, per quanto autorevole, sconta un limite invalicabile che è la PAROLA DI DIO, ovvero, il DEPOSITO SCRITTO E ORALE, che non può essere asservito , ma che deve essere inteso come fonte inesauribile di salvezza e conoscenza. Pertanto, l'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio è stato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Romano Pontefice e ai Vescovi in comunione con lui. Tuttavia, il SENSO SOPRANNATURALE DELLA FEDE, puo' crescere anche grazie ai fedeli, benchè, tale senso, risulti poi confermato dai VESCOVI.  È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime ».  Con riferimnto all' ARCANGELO URIELE, considerato che in tutti i secoli, VESCOVI,  DOTTORI DELLA CHIESA, SANTI E TEOLOGI,  HANNO RICONOSCIUTO, AMMESSO, TALVOLTA PREGATO L'ARCANGELO URIELE CON PROCLAMAZIONI DOGMATICHE MEDIANTE LORO OPERE SPECIFICHE, SI E' COMUNQUE CREATO UN VULNUS DI MAGISTERO, CHE LE NORME DEL CATECHISMO NON PAIONO ATTENUARE. La situazione fu ben inquadrata dal Il celebre inquisitore p. Tommaso Gastaldi, nel suo “De Potestate Angelica”, al Tomo I, al capitolo “se altri Angeli abbiano nomi propri e quali ?”, a pag. 593, dell’Edizione Romana del 1650,nel riconoscere i nomi dei Sette Arcangeli, afferma che: “Si conferma in secondo luogo, che Santo Ambrogio, Isidoro, Bonaventura ed Alberto, nonché la Messa degli Etiopi utilizzassero il nome di URIELE, riferendo tale circostanza il Serario come dalla 14^ questione. Si risponde che noi non neghiamo che la repubblica Cristiana possa imporre nuovi nomi d’Angeli particolari dai loro particolari ministeri: diciamo anche che il nome di URIELE non è proibito, ma soltanto non viene recepito universalmente da tutta la Chiesa, dunque non se ne può fare uso in preghiere pubbliche…Dunque il Concilio non ritenne che il nome di URIELE non fosse di un Angelo Santo, ma soltanto disse nel merito che Adalberto poteva esser giudicato di aver invocato con qui nomi dei demoni e non degli Angeli…”.